Attraverso il racconto generazionale delle storie di un gruppo di ragazzi lo scrittore di Tel Aviv incrocia le difficolt di capirsi e le tensioni tra ebrei e palestinesi.
Una lucida analisi di memorie divise e reciproci sospetti: "Gli arabi pensano che siamo venuti a rubar loro la terra, noi che ce l'ha data Dio e che siamo qui da prima di loro".
Si pu scrivere un romanzo su un intreccio di intense amicizie in un posto del mondo in cui l'inimicizia sembra fattore politico stabile, duraturo e degradante nel tempo? Assaf Gavron, una delle voci "nuove" (ma ormai ben affermate) della narrativa israeliana contemporanea, affronta di petto questa domanda nel suo nuovo romanzo-fiume.
Seguendo le tracce.
(Giuntina, pagine 548, euro 22,00; in libreria da oggi). Una nuova prova narrativa per lo scrittore di Tel Aviv, gi conosciuto per il bellissimo (e drammaticamente attuale).
La collina,.
dedicato ad una vicenda di coloni israeliani, e.
Le diciotto frustrate,.
indagine su un fatto oscuro in salsa militare, romanzo che segna un passo in avanti nel suo percorso artistico.
In.
Seguendo le tracce.
Gavron (che presenter il suo romanzo a Pordenonelegge gioved 17 settembre) sembra allontanarsi dal tipico tema politico (Israele, Palestina, memoria pubblica, convivenza interetnica e possibilit di ricomposizione del conflitto) e inserirsi di pi in una storia intima e famigliare come l'amicizia di un gruppo di ragazzi, poi adulti, di un villaggio poco distante da Gerusalemme.
In realt la narrazione che spazia dall'et infantile dei protagonisti - Kermit, Gherson, Litty, Schneider, Eyal - fino alla loro vita adulta  una lunga galoppata in alcune delle grandi domande della vita: il dolore della perdita degli amici, la fedelt dei legami, le scelte e i rimorsi che scandiscono gli anni di ciascuno.
Questioni e vicende che si intersecano ovviamente con l'attualit storica, di ieri e di oggi: le tensioni tra ebrei e palestinesi, l'alternativa se restare in Israele o emigrare altrove in cer-ca.
di fortuna, il proprio rapporto con queste tensioni che intessono la vita quotidiana del Medio Oriente.
Gavron non mette i suoi personaggi sotto naftalina, bens li confronta con il nervo scoperto di quanto succede quotidianamente tra israeliani e palestinesi, lo scontro tra due diritti possibili e autentici.
L'anziano israeliano Rachavam riassume cos per un interlocutore pi giovane la questione: "Non biasimo gli arabi.
Perch non dovrebbero combattere per la terra che credono sia loro? Dal loro punto di vista, degli stranieri hanno preso possesso della loro terra.
E si sono arrabbiati.
E noi, cosa potevamo fare in risposta, se non difenderci e combattere? Nella lotta, la maggior parte delle persone sospetta delle altre e le vede come un unico blocco.
Per gli arabi, siamo tutti sionisti venuti a rubargli la terra, e quello.
che  successo in Europa  una questione tra noi e gli europei, non dovrebbero essere loro a pagarne le spese.
E noi pensiamo di esser qui da molto prima di loro, perch Dio ci ha dato questa terra, e come possono essere cos malvagi e insensibili alla sofferenza di un popolo sterminato? Ogni parte in guerra onora i propri morti e i propri miti, e cancella le proprie azioni malvagie.
Cos nasce la memoria, cos nasce la storia.
Cos le versioni si allontanano e vengono.
percepite come verit assolute ". Difficile dire meglio.
Difficile radiografare meglio il problema.
Cos come  da rilevare un altro passaggio davvero encomiabile di.
Seguendo le tracce,.
un passaggio "politico" a tutto tondo, dove si affronta l'annosa contraddizione che sorge di fronte alla violenza, se rispondere o conciliare? ""Quando si studia la storia, le guerre sembrano grandi eventi in cui, alla fine, vince l'esercito di un paese e perde quello dell'altro.
Non si capisce che chi fa davvero le guerre sono persone comuni, che restano segnate.
Rechavam  stato sia soldato che civile in diverse guerre, credo". "Perch lo difendete?" si indign Gherson. Sentiva che la rabbia dentro di lui stava per esplodere ma sapeva con certezza che i suoi genitori non avrebbero capito n accettato quella furia.
Prov a calmarsi.
"Ma non lo stiamo difendendo" disse sua madre. "Stiamo solo cercando di capire da dove pu venire un comportamento del genere.
E vogliamo anche dirti che vendicarsi non aiuter e non riporter indietro Elizabeth. Servir solo a continuare il ciclo della violenza.
Non lo difendiamo affatto.
Ha fatto qualcosa di terribile e imperdonabi-le, e siamo tristi per Lizi quanto te.
Ma proviamo tristezza anche per lui.
E' una persona infelice". Provare a capire  il primo passo per non rispondere alla violenza con altra violenza.
Si diceva prima del tratto pi "intimo" di.
Seguendo le tracce.
Intimo nel senso di profondo, di famigliare, di amicale: la vita che segna le persone.
Come, ad esempio, la morte in combattimento, sul confine israelo-libanese, di uno dei ragazzi, Kermit, ucciso da una mina mentre era su un blindato: "Una sera, mentre passeggiavano con Diego per la strada, Eyal raccont a Rona che al funerale, insieme allo shock e al dolore insopportabile, si era sentito incredibilmente vivo.
Come se, nella gerarchia costante tra ci che  essenziale e ci che  superfluo nella vita, il superfluo fosse sparito e l'essenziale fosse emerso chiaramente ". Parole che denotano una profondit interiore da parte di Gavron, caratteristica che lo indica capace di allontanarsi da una narrazione superficiale e incapace di scendere nelle questioni vere dell'esistenza: " La morte mette in ordine le priorit. Fa emergere ci che conta davvero.
E cancella ci che non ha importanza".
Sembra, nelle pagine del romanzo di Gavron, che ci che conta veramente siano le relazioni tra le persone, i legami tra amici, genitori e figli, l'onest e la verit di queste relazioni, pi che il successo, il benessere economico e la fama.
Come si evince da uno degli ultimi colloqui tra i personaggi: ""Scusa" disse Gherson. "Nessuna scusa" replic Schneider. "Come vedi, anche quando sembra che qualcuno abbia un futuro, diventa subito passato". "Esatto!" alz la bottiglia Eyal. "S" disse Gherson "e no.
Perch voi, mentre avevate un futuro, avevate anche una vita". "S" rispose Eyal "ma non proprio.
In realt  una lotta continua". "Esattamente.
La lotta  infinita.
Non fai in tempo a parare un colpo che...". Una lacrima gli scivol dall'angolo dell'occhio.
Non era di tristezza o autocommiserazione.
Era una lacrima di gratitudine per quegli amici che, pur di farlo sentire meno solo, sminuivano se stessi". E' questa amicizia, questi legami raccontati e anche elogiati, che rende.
Seguendo le tracce.
un romanzo da cui molto.
si pu imparare.
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Un ritratto intimo, familiare e insieme politico costellato da giovani vite perdute in battaglia Eventi che fanno capire il valore di relazioni vere
