"L'amore non esiste", le ripeteva continuamente suo padre.
Ma Lia Pipitone, come tanti ragazzi e ragazze della sua et (vent'anni appena) nati con la sola sfortuna di portare un cognome sbagliato, aveva deciso che quel dogma da cosca doveva essere scardinato.
A costo di pagare con la sua stessa vita.
Che tanto, senza amore, sempre "morti" sarebbero stati, lei e Simone.Analoga sorte tocca alla cecena Amira, quindici anni, che non ha pi niente e nessuno.
E per la quale farsi saltare in aria come controffensiva agli aggressori russi, pare l'unico senso conferibile a ci che resta della sua gi lacerata esistenza.
Almeno finch non incontra Yuri, giovane arruolato nel fronte nemico con cui abbraccer l'ipotesi di un finale diverso.
Tragico, tuttavia, pure quello.
Perch la storia di Romeo e Giulietta si conclude cos, e un epilogo altro non  contemplato.
N dalla letteratura, n tantomeno da quella colossale tragedia umana che  - a prescindere dalle armi imbracciate - la guerra.
Del resto, i due innamorati di Verona non si amano per "non morire", ma per dare una pienezza autentica alla propria giovinezza nonch libert.Sono i "Romeo e Giulietta" di Stefano Massini.
Un affresco di racconti in bianco e nero - a sottolineare che in amore e in guerra non esistono vie di mezzo (o si sta di qua o dall'altra parte) - che per la prima nazionale di "Romeo e Giulietta in the War", al Romano, ha tenuto incollati per quasi due ore sugli spalti tantissimi estimatori del drammaturgo toscano.
La cui puntigliosit documentale e intensit evocativa hanno fatto centro, portando alla ribalta non solo un indiscusso artigiano della parola ma anche un appassionato interprete.
La sua voce e gestualit danno corpo, in dialogo con l'Orchestra Multietnica di Arezzo diretta da Enrico Fink, a protagonisti pi o meno conosciuti di diverse cronache di guerra o conflitti tra famiglie (proprio come quella tra Montecchi e Capuleti), sia di ieri che di oggi, che da un lato riflettono la contemporaneit della vicenda shakespeariana, dall'altro lo schema di una hybris dalle antiche radici, che si rinnova in geografia.Le geografie in conflitto di "Romeo e Giulietta in the War" - sold out al Romano - trovano per riconciliazione in partiture che a quel bianco e nero di fondo, grazie alla ricchezza timbrica di strumenti e voci del formidabile ensemble, sanno imprimere il colore di tanti popoli e culture.
Un incontro che trova altres massima e intima espressione proprio negli amori, specie di giovanissimi, nati su fronti avversi.
Amori "di confine", potremmo dire, capaci di superare la cortina di ferro imposta dalle legge dei padri, la cultura delle fazioni, con genuini gesti di coraggio.
Perch ci vuole coraggio per fare come Bosko, serbo ortodosso, e Admira, musulmana, che durante l'assedio di Sarajevo, nel 1993, mentre decidono di fuggire insieme vengono raggiunti da una scarica di proiettili sul ponte Vrbanja.
Bosko morendo sul colpo, lei dopo essersi trascinata fino al cadavere dell'amato per spegnersi abbracciata a lui.E chiss se Dante,  la suggestione finale, avrebbe loro dedicato un Canto altrettanto intriso di commozione (in questo per il Paradiso) come quello su Paolo e Francesca, per Massini - che come regalo al pubblico ha recitato l'intero Canto V dell'Inferno - i Romeo e Giulietta della Commedia. "Un amore diviso, un amore impossibile, un amore che non pu", rimarca.
Ma che nel verso del fiorentino "arriva a noi splendidamente".
