Il settore avicolo veronese rappresenta pi del 20 per cento della produzione di carni bianche in Italia, nonostante sia quello pi penalizzato, in quanto i rimborsi agli allevatori stentano ad arrivare.
E' un dato interessante e allo stesso tempo poco conosciuto.
Poco meno di un chilo su due chili della carne bianca da avicoli (polli, tacchini e faraone) prodotta in Italia arriva dagli allevamenti veneti.
E nel panorama regionale, Verona  la prima provincia per numero di allevamenti del Veneto, oltre 700, e volumi di carne prodotta, che copre da sola oltre il 20 per cento dell'intera produzione nazionale.
Un dato, quest'ultimo, che dimostra come la filiera avicola veronese rivesta un'importanza strategica per l'intero Paese, ma soprattutto rappresenti una fetta importante del prodotto interno lordo agricolo del territorio scaligero.
Un settore fino a qualche anno fa in buona salute, ma che negli ultimi cinque anni sta vivendo una fase molto difficile.
Il motivo  legato alla diffusione dell'influenza aviaria e al suo impatto sugli allevamenti.
Infatti, ogni volta che si verifica un caso di influenza aviaria in un allevamento, scattano due misure sanitarie: il sito direttamente colpito viene svuotato e i capi abbattuti.
E poi viene bloccata l'attivit anche degli allevamenti ricompresi nell'area circostante.
Ci significa, alla luce dell'alta concentrazione di allevamenti presenti sul territorio veronese, il blocco contemporaneo di decine di attivit per ogni singolo caso di influenza aviaria.
Una misura per la tutela della sanit pubblica necessaria, ma che al contempo comporta enormi danni economici per gli allevatori.
Per questo, le normative europee e nazionali, sono molto chiare nel prevedere che, a fronte del blocco delle attivit per contenere il virus, agli allevamenti debba essere corrisposta una somma a titolo di risarcimento. "Gli imprenditori e lavoratori devono essere sostenuti", spiega il consigliere regionale capogruppo della lega Matteo Pressi. "Ma il problema  proprio questo.
Dal 2022, pur essendo accertata la spettanza delle somme a titolo di risarcimento, l'Europa e lo Stato non provvedono al pagamento di quanto spetta agli allevamenti.
Da ormai cinque anni diverse attivit non hanno ricevuto alcun aiuto, pur avendone diritto". Una situazione che ha gi portato alla chiusura di molti allevamenti, arrivando a compromettere la tenuta di quello che era un fiore all'occhiello del settore primario veronese.
Sul punto, Pressi precisa: "Sto lavorando con le associazioni di categoria da mesi, per portare il problema sui tavoli delle istituzioni superiori.
Pur essendo una questione di livello nazionale, infatti, tocca da vicino il Veneto e la nostra provincia.
Ma al Governo non c' la piena consapevolezza della gravit del problema". Da qui la proposta di Pressi, che ha recentemente depositato in Consiglio regionale una risoluzione per chiedere al Ministero dell'Agricoltura e alla Commissione Europea di sbloccare i pagamenti quanto prima. "Il mio obiettivo  quello di far emergere sul piano regionale e nazionale, la grave situazione in cui versano gli allevatori avicoli veronesi, che si  trasformata in una vera emergenza", evidenzia il consigliere regionale.
Il documento sar trattato dal Consiglio regionale gi nelle prime sedute di settembre. "Chieder a tutte le forze politiche, anche di opposizione, di sottoscrivere il mio documento e di sostenere questo sollecito allo Stato e agli organismi comunitari", conclude Pressi. "Non si tratta di una questione politica, ma dell'urgenza di salvare un intero comparto produttivo.
L'importante  che si faccia luce sulla questione al pi presto".
