Dittatore spietato e sanguinario per la storia e il resto del mondo, riabilitato in Patria.
Negli ultimi anni, in Russia la narrazione nei confronti di Iosif Stalin  cambiata.
Non  una negazione di quello che ha fatto, piuttosto una riscrittura.
Tutto quello che il leader d'acciaio, questo significa Stalin in russo, ha fatto, lo ha fatto per il bene del suo Paese.
Difficile buttare sotto il tappeto come la polvere le detenzioni nei gulag, l'Holodomor, ossia il genocidio degli ucraini tramite carestia fra il 1932 e il 1933 e le migliaia di omicidi politici.
Ma il Cremlino ci riesce benissimo anche perch nel Paese i crimini di guerra e contro l'umanit del dittatore non sono mai stati resi davvero noti e appena un terzo sa con relativa precisione che cosa abbia fatto.
Cos, dal 2015 in poi, in diverse regioni russe sono stati reinstallati busti e monumenti, spesso su iniziativa locale o del Partito Comunista della Federazione Russa.
Nella Crimea, annessa da Mosca,  stata inaugurata una statua che lo raffigura insieme a Churchill e Roosevelt: un'operazione simbolica precisa, che lo ricolloca tra i vincitori della Seconda guerra mondiale, isolando la dimensione del potere e cancellando il contesto repressivo.
Analogamente, nella regione di Tver, un busto collocato nei pressi di un memoriale bellico lega direttamente Stalin al mito della vittoria, che  oggi uno dei pilastri dell'identit nazionale russa.Educazione stalinianaIl dittatore  stato riabilitato anche nei libri di scuola.
Nel 2023, con il sostegno del Ministero dell'Istruzione della Federazione Russa,  stato introdotto un manuale scolastico in cui Stalin viene descritto come un leader che ha 'rafforzato lo Stato' e 'modernizzato il Paese'. Le purghe e il Gulag non scompaiono, ma vengono trattati in forma attenuata, quasi come elementi collaterali di un processo di costruzione statale.
Questo non equivale a negazionismo, ma a una gerarchia narrativa: ci che conta  l'efficacia storica, non il costo umano.
Questa impostazione riflette una linea politica pi ampia consolidatasi sotto Vladimir Putin. Il Cremlino ha progressivamente promosso una visione della storia che privilegia la continuit statale e la grandezza nazionale, criticando quella che viene definita una lettura 'unilateralmente colpevolizzante' del passato sovietico.
In questo contesto, Stalin diventa una figura funzionale: non un modello dichiarato, ma un precedente utile a legittimare l'idea di uno Stato forte, centralizzato, capace di imporsi sia all'interno sia all'esterno.L'uomo del popoloIl cambiamento non  solo dall'alto.
I dati del Levada Center mostrano una crescita significativa del giudizio positivo su Stalin, passato da circa un terzo della popolazione nei primi anni 2000 a oltre la met negli ultimi anni.
Ma il dato pi rilevante  qualitativo: molti russi riconoscono le repressioni, ma le considerano giustificate o inevitabili nel contesto dell'industrializzazione forzata e della guerra.
E' una logica che trasforma la violenza da crimine a strumento storico, e che riflette una pi ampia disponibilit a sacrificare diritti individuali in nome della stabilit. Un ulteriore caso concreto  quello della repressione della memoria alternativa.
L'organizzazione Memorial, per anni punto di riferimento nella documentazione dei crimini staliniani,  stata sciolta dalle autorit. Questo passaggio  cruciale: non si limita a promuovere una nuova narrazione, ma riduce attivamente lo spazio di quella precedente.
La riabilitazione di Stalin avviene anche cos, per sottrazione, restringendo i canali attraverso cui il passato pu essere interpretato in chiave critica.
Anche nella cultura popolare si osserva una normalizzazione.
Film, serie e programmi televisivi presentano Stalin come figura complessa, evitando una condanna netta e insistendo sulla sua capacit di leadership. Parallelamente, si diffondono oggetti, poster e simboli che lo raffigurano, segno di una progressiva banalizzazione della sua immagine.
L'ultima riabilitazione  arrivata lo scorso anno, quando nella stazione della metropolitana Taganskaja a Mosca  stata ricollocata una statua ad altezza naturale di Stalin dopo 60 anni dalla sua rimozione.
Segno di un Paese che non va avanti, ma indietro.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
