Una resilienza sorprendente, ma che la Russia  destinata a pagare con gli interessi quando verr il momento.
Dopo una contrazione del Pil di circa -2,1% nel 2022, legata allo shock iniziale delle sanzioni e all'incertezza generata dall'invasione russa dell'Ucraina del 2022, il sistema ha rapidamente invertito la rotta: nel 2023 la crescita  stata del 3,6%, mentre per il 2024 le stime oscillano tra il 2,5% e il 3%. Tuttavia, questi numeri vanno letti con attenzione, perch riflettono una trasformazione profonda e distorsiva della struttura economica.
In rapporto al PIL, la spesa militare ha raggiunto circa il 6-7%, un livello che avvicina la Russia a un'economia di guerra pienamente dispiegata.
Se si includono le voci per sicurezza interna, intelligence e ordine pubblico, la quota supera il 40% della spesa federale totale.
Questo flusso di denaro ha effetti immediati e visibili.
Il tasso di disoccupazione ufficiale  sceso sotto il 3%, uno dei livelli pi bassi nella storia post-sovietica.
In alcuni comparti industriali legati alla difesa - metallurgia, produzione di mezzi corazzati, elettronica militare - i salari sono aumentati a doppia cifra, con incrementi del 10-15% annuo.
Intere regioni industriali stanno vivendo una fase di piena capacit produttiva, trainata da commesse statali.Benessere apparenteNon bisogna per confondere questi numeri con una crescita vera e sostenibile.
Al contrario.
La produzione militare o quella detta "dual use" ossia utilizzabile sia in ambito civile sia in ambito militare, non ha lo stesso effetto strutturale sulla crescita e non impatta su settori fondamentali per uno sviluppo virtuoso di un Paese come infrastrutture, servizi avanzati o nuove tecnologie.
In sintesi, gonfia il Pil, ma sotto c' il vuoto in termini di progresso e di generale benessere dei cittadini.
Per capire quanto sia un fuoco fatuo, basta vedere gli indicatori dell'inflazione.
Il tasso ufficiale nel 2024 per alcune categorie si  mantenuto fra il 7% e l'8%, ben pi alto del 3% che ci si era fissati come obiettivo.
