L'economia russa deve gran parte delle sue fortune all'export di materiale energetico, soprattutto petrolio e gas. Una fortuna che l'ha fatta vivere sostanzialmente di rendita per anni, ma che ha risentito inevitabilmente delle turbolenze internazionali.
Basti pensare che, prima del 2022, quando  iniziata la guerra in Ucraina, il 45% del gas importato dalla Ue arrivava proprio da Mosca.
Nel giro di due anni, il flusso  sceso al 15%, per poi abbassarsi ancora nel 2024. La Russia ha reagito diversificando i propri Paesi di destinazione e potendo contare sull'interesse di India e Cina.
Due super potenze energivore, che per non garantiscono una "sostituzione perfetta", anche per la mancanza di infrastrutture, che richiedono anni per essere costruite.
Mosca lo sa bene, proprio per questo, per la sua sopravvivenza, non punta sull'oro blu ma sull'oro nero.
Le esportazioni di petrolio verso l'India sono esplose: da meno del 2% nel 2021 a oltre il 35% delle importazioni indiane nel 2023. L'India ha acquistato petrolio russo con sconti tra i 15 e i 25 dollari al barile, creando un circuito commerciale indiretto.La "flotta fantasma"Per non perdere l'export petrolifero, che per la Russia significa non solo poter continuare a mantenere la guerra, ma anche la sopravvivenza, Mosca ha dato vita e una vera e propria infrastruttura alternativa.
Si tratta della "flotta fantasma", una vera e propria flotta ombra, che nel 2024  arrivata a contare 600 unit e con la quale il Cremlino ha potuto aggirare il price cap del G7, fissato a 60 dollari al barile.
Secondo diverse stime, oltre il 70% del petrolio russo viene esportato via mare, viaggia fuori da circuiti e meccanismi assicurativi occidentali e viene acquistato da nazioni che non sono interessate a implementare le sanzioni per motivi di loro opportunit. Il risultato  una geografia energetica ribaltata rispetto al passato.
Se nel 2021 oltre il 50% delle esportazioni energetiche russe era diretto verso il Vecchio Continente, nel 2024 la quota asiatica supera il 60%. La Cina  diventata il primo partner commerciale con scambi bilaterali oltre i 240 miliardi di dollari, mentre l'Europa  scesa sotto i 100 miliardi.Salva, ma non prosperaL'essere uscita dall'orbita occidentale e l'essere incappata nelle sanzioni, per, ha avuto per la Russia implicazioni strutturali che hanno intaccato la sua solidit economica.
Mosca  diventata pi dipendente da pochi acquirenti, in particolare Pechino, che pu imporre condizioni pi favorevoli.
In pi, si  venuto a creare un sistema economico parallelo, basato su valute alternative (yuan, rublo), logistica non occidentale e triangolazioni commerciali via Turchia, Emirati e Asia centrale.Questo significa una rete di trasmissione pi costosa e meno trasparente.
A questo si affianca una posizione molto pi fragile rispetto a prima di Mosca nel cartello allargato dell'Opec+. Formalmente partner chiave, nella pratica la Russia si muove con margini ridotti: ha bisogno di vendere, spesso accettando sconti significativi sul proprio greggio rispetto ai benchmark internazionali, e fatica a rispettare pienamente i tagli produttivi concordati.
I grandi produttori del Golfo, a partire dall'Arabia Saudita, hanno maggiore capacit di modulare l'offerta senza mettere a rischio i conti pubblici, mentre il Cremlino deve bilanciare esigenze fiscali immediate e tenuta del settore energetico.
Il risultato  una leadership meno solida dentro l'Opec+, dove l'influenza russa esiste, ma  condizionata da vincoli economici e geopolitici sempre pi stringenti.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
