Nel momento in cui la Russia avrebbe avuto bisogno di un leader illuminato e con una visione, le  toccato in sorte il peggio che le potesse capitare.
E, dopo anni in cui il potere politico era in qualche modo riuscito a tenere a bada quello dei servizi segreti, ha finito per venirne inevitabilmente travolto.
E' il 1990 quando un giovane dirigente del Kgb torna dopo alcuni anni trascorsi a Dresda, nell'ex Germania dell'Est. Da quell'osservatorio particolare ha visto in diretta il collasso dell'Unione Sovietica e della sua sfera di influenza.
Un trauma che lo segner a lungo e che lo influenzer nella sua visione politica.
Ma prima, Vladimir Putin deve cambiare vita.
Il servizio segreto in cui ha lavorato per anni risente della crisi nazionale e lui ha bisogno di una exit strategy.La prima faseGliela offre la sua citt natale, San Pietroburgo, su un piatto d'argento.
Il sindaco, Anatoly Sobchak gli offre un posto nell'amministrazione.
Putin fa il burocrate zelante.
Ha la delega agli affari economici, che gli serve soprattutto per crearsi quel giro di contatti con imprenditori e uomini di apparato che gli saranno necessari quando varcher le soglie del Cremlino.
L'occasione d'oro arriva quando viene chiamato a Mosca da Boris Yeltsin. Da qui, la sua carriera diviene fulminea.
Nel 1998 guida i servizi segreti, che ora si chiamano Fsb, nel 1999 diventa primo ministro.
Il carattere decisionista e la sua esperienza nell'intelligence servono al vecchio leader, dalla salute sempre pi precaria e che deve fare i conti con la seconda guerra in Cecenia e una serie di attentati che scuotono il Paese e per molti, a posteriori, avrebbero parte di una "strategia della tensione", architettata proprio dai servizi segreti.Putin presidenteYeltsin si dimette il 31 dicembre 1999, nominando sostanzialmente Putin suo erede.
Le elezioni del 2000 sono una mera formalit. Fin dal principio il nuovo capo della Federazione Russa si fa notare per il suo pugno duro con tutti.
Deve ristabilire l'autorit dello Stato, limitare il potere degli oligarchi, che negli anni '90 si erano arricchiti immensamente e ricostruire una "gerarchia" del potere che dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica.
Il giovane presidente fu in buona misura fortunato.
L'aumento dei prezzi consent alla Russia di crescere economicamente e recuperare peso a livello internazionale.
Nonostante il suo passato, Putin riusc ad accreditarsi in qualche modo come leader dialogante con l'Occidente, anche grazie a una politica di favore da parte della Germania di Angela Merkel a fini energetici.Il potere accentratoDurante i suoi mandati, Putin ha avviato una trasformazione graduale del sistema politico russo, riducendo l'autonomia delle regioni e facendo somigliare sempre di pi la Russia a una "democrazia gestita", dove l'opposizione in parlamento  presente, ma spesso solo funzionale a una facciata di pluralismo.
Nel frattempo, il presidente lavora per fare riacquistare alla Russia il ruolo che crede gli spetti nel mondo.
La Conferenza di Monaco del 2007 ha rappresentato un avvertimento inascoltato da parte di molti.
In quell'occasione Putin rivendic per Mosca lo status di super potenza.
Purtroppo, non ha tardato a manifestare i suoi propositi, prima con la guerra del 2008 contro la Georgia e poi con l'annessione illegale della Crimea nel 2014.La degenerazioneL'invasione dell'Ucraina rappresenta l'apice della degenerazione del potere putiniano e della sua idea di proiezione estera della Russia.
Le riforme costituzionali del 2020 consentono a Putin di prolungare la propria permanenza al potere.
Parallelamente, cresce il controllo sugli spazi politici e mediatici interni, mentre l'opposizione viene marginalizzata o repressa.La guerra iniziata nel 2022 rappresenta l'esito di una traiettoria lunga.
Le tensioni con l'Ucraina, la questione dell'espansione della Nato, e la visione russa della propria sicurezza convergono in una decisione che segna una nuova fase del conflitto tra Russia e Occidente.
L'operazione militare viene presentata dal Cremlino come necessaria per garantire la sicurezza nazionale, ma produce conseguenze profonde sul piano geopolitico, economico e umano.
Parallelamente si verifica un vero e proprio esodo di intellettuali, dissidenti e un controllo interno sempre pi pressante sulle comunicazioni, anche per la paura di attentati.
