Irresistibili, strampalati, immortali Looney Tunes. Le creature della Warner Bros., nate dal genio di Chuck Jones, sono fra i personaggi pi apprezzarti della storia del cinema animato.
Le uniche, forse, in grado di reggere il confronto con quelle del maestro Walt Disney. Tanto da diventare le controparti manigolde e senza freni di Topolino e soci.
Percorsi paralleli, quelli delle Silly Symphonies da una parte e delle Looney Tunes (originariamente era proprio il nome della serie) e delle Merrie Melodies dall'altra.
Narrazioni che, a partire dagli anni '30, si sono contese il pubblico a suon di gag, battute e caratteri iconici.
E che nel 1988, in una sorta di tributo a decenni di intrattenimento, trovarono un punto di incontro nell'esperimento di Robert Zemeckis, "Chi ha incastrato Roger Rabbit", poi divenuto un classico.Nella storia pi recente  stato "Space Jam" (1996) ad aver dato il via a un nuovo, apprezzatissimo filone narrativo.
L'utilizzo della tecnica mista e la decisione di affiancare sul grande schermo due icone come Michael Jordan e Bugs Bunny ottenne il plauso di critica e pubblico, raggiungendo livelli di successo e apprezzamento difficilmente replicabili.
I successivi "Back in Action" (2003) e "Space Jam: New Legends" (2021), infatti, non stati capaci di scogliere, allo stesso modo, il cuore degli spettatori.Dopo uno sviluppo durato anni e notevoli difficolt tecnico-progettuali, arriva ora nei cinema di tutto il mondo un nuovo tentativo di riportare al vertice del gradimento i favolosi "Lunatici": "Coyote vs. ACME"  pronto a generare scintille, tra esplosioni di risate e la consueta capacit di far riflettere.
Protagonista assoluto della pellicola, Willy il Coyote.
Ma stavolta la sua preda non sar l'irritante e inafferrabile Beep Beep. Come da titolo, l'oggetto delle sue attenzioni legali sar la ACME corporation, l'azienda che, fin dalle origini, gli fornisce le strampalate invenzioni nella sua infinita caccia al pennuto.
Con effetti disastrosi.
Per Willy  arrivato il momento del riscatto con una bella causa in tribunale, come assistito di Kevin Avery, uno squattrinato avvocato di Albuquerque, New Mexico.
Il film prende spunto da un articolo dello scrittore satirico Ian Frazier uscito sul "New Yorker" nel 1990. Il pezzo, sotto forma di arringa giudiziaria, vedeva lo sventurato carnivoro citare in giudizio la compagnia per i danni fisici, economici e psicologici provocati dai prodotti difettosi.
Ora, infine, sapremo chi ne uscir vincitore.Matteo Quaglia.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
