Forza Italia e Lega con voti diversi tra s, no e astenuti, mentre Fratelli d'Italia compatta per il no.
Centrodestra e Lega in ordine sparso, quindi.
L'accordo di parte della maggioranza con il Pd, stavolta non diviso come due anni e mezzo fa quando la veronese Anna Maria Bigon, restando in aula e astenendosi essendo contraria alla legge precedente - in disaccordo con il suo partito, favorevole - contribu a non farla approvare.
Su nove consiglieri regionali veronesi, quattro hanno votato s alla legge regionale sul fine vita approvata ieri - articolo a sinistra - mentre quattro no e uno si  astenuto."La legge approvata  un buon risultato, radicalmente diversa dal testo iniziale". Lo dice Matteo Pressi, della Lega dei presidenti della Regione Alberto Stefani e del Consiglio regionale Luca Zaia.
Pressi  capogruppo della Lista Stefani, in questi mesi impegnato gomito a gomito con Stefani stesso nel gestire la partita. "La nuova legge introduce controlli rigorosi per l'accesso al fine vita, assicurando che possa accedervi solo chi  effettivamente in possesso dei requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale".Lotte intestineC' stata una Lega favorevole, dunque, anche con la consigliera scaligera Elisa De Berti, zaiana, secondo cui "su un tema cos delicato abbiamo dato una risposta concreta alle persone, definendo regole chiare e garantendo che le scelte individuali possano essere esercitate nel rispetto della dignit, della sofferenza e dei principi fissati dalla Corte costituzionale". Ma c' una Lega veronese - "che aveva libert di coscienza", ci dice il segretario provinciale ed eurodeputato Paolo Borchia - che ha espresso anche un voto contrario con Filippo Rigo, che lo motiva cos: "L'aula consiliare della Regione non  la sede idonea per legiferare su una materia cos complessa e delicata.
Inoltre questa legge rischia di creare nei cittadini e nei malati terminali delle forti aspettative che, all'atto pratico, potrebbero non essere esaudite".L'altro fronteNel centrosinistra - all'opposizione - il s del Pd con la Bigon (articolo a lato) e Gianpaolo Trevisi: "Ho sentito spesso parlare nell'aula del Consiglio di Parlamento dei veneti", dice Trevisi, "e posso dire che questo Parlamento veneto ha superato quello nazionale.
E spero che l'esempio della Regione possa essere da stimolo a una legge nazionale".Compatto invece Fratelli d'Italia, che in Consiglio regionale ha le veronesi Claudia Barbera e Anna Leso, quest'ultima in quota a Verona Domani.
Barbera: "La Corte costituzionale non ha riconosciuto un generale diritto a morire, ma una circoscritta area di non punibilit. E prima di parlare di suicidio assistito dobbiamo rafforzare cure palliative, terapia del dolore, assistenza e sostegno alle famiglie". Anche da un caso familiare parte Anna Leso per motivare il suo voto contrario. "Sar sempre per la vita e devo ringraziare chi, come una mia sorella morta a 53 anni dopo anni di malattia, mi ha dato un esempio diverso: amare la vita mettendo a disposizione la propria sofferenza per trovare una cura per non far soffrire altri malati". Da FdI il deputato e coordinatore provinciale Ciro Maschio spiega che "a monte era sbagliato votare una legge su questo tema in Regione, visto che il tema fine vita  nazionale". E per la deputata di FdI Maddalena Morgante "ha perso il Veneto.
La vita non merita compromessi politici".L'affondoUn paladino del no era Stefano Valdegamberi, consigliere regionale ex Lega, passato in Futuro Nazionale, il partito dell'eurodeputato Roberto Vannacci. "Non considero un atto di civilt il riconoscimento, da parte dello Stato, del suicidio assistito come un diritto.
E con questa scelta assistiamo anche alla fine vita della Lega, con l'abbraccio tra Lega, Pd e radicali.
E una volta che il suicidio assistito viene riconosciuto come diritto, poi il perimetro pu progressivamente ampliarsi ad altre condizioni di disagio".Si  astenuto Alberto Bozza, consigliere regionale veronese di Forza Italia, e come lui Mirko Patron, di FI, padovano, mentre il vicentino Jacopo Maltauro ha votato a favore. "Abbiamo dato voto favorevole agli emendamenti su cure palliative e azione dei medici su base volontaria, che abbiamo chiesto di inserire durante il confronto con il presidente Stefani e gli altri partiti di maggioranza", dice Bozza, "ma sul voto finale riguardante la legge nel suo complesso abbiamo lasciato libert di coscienza, come Forza Italia ha sempre fatto sui temi etici". Interpellato, l'eurodeputato e coordinatore regionale di FI Flavio Tosi rimarca che "questa non  una legge regionale, ma una finzione:  un provvedimento organizzativo e bastava una determina di un dirigente".
