MUSEI SCIENTIFICI: INVISIBILE.

Il Museo laboratorio della mente a Roma, di Maddalena Rinaldi.

C un luogo a Roma, nel cuore del parco di Monte Mario, dove il confine tra il "dentro" e il "fuori" si fa sottile come un respiro.  il Padiglione 6 del comprensorio di Santa Maria della Piet, un tempo "manicomio villaggio", oggi scrigno di memorie e riflessioni umane. Qui sorge il Museo laboratorio della mente, unesperienza emotiva e culturale forte e immersiva.

 
Situato all'interno del Padiglione 6 del comprensorio di Santa Maria della Piet - ex ospedale psichiatrico di Roma (1914-1981) - il Museo laboratorio della mente non  una semplice esposizione di reperti, ma un viaggio antropologico e sensoriale nel confine labile tra normalit e devianza. Riaperto al pubblico dopo anni di restauro e ampliamento, la struttura propone una visita singolare, il cui concept  riassunto nel claim "Entrare fuori, uscire dentro".

Il cuore dell'allestimento  curato da Studio Azzurro, un gruppo di ricerca artistica fondato nel 1982 da Fabio Ciricino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi, la cui cifra stilistica si traduce nellesplorare possibilit poetiche ed espressive dei linguaggi tecnologici, attraverso lintegrazione tra il mondo delle immagini elettroniche e il mondo degli oggetti reali. Dai primi video-ambienti degli anni Ottanta, in cui una narrazione su monitor dialoga con oggetti, luce e architettura, Studio Azzurro sperimenta gli ambienti sensibili, delle interfacce naturali in cui elementi reali dello spazio fisico sono resi interattivi al gesto o alla presenza degli spettatori nel momento stesso in cui egli li calpesta o li tocca.  alla fine degli anni 90 che il gruppo di ricerca sperimenta e si dedica anche al formato museale, occasione in cui, come per lallestimento del Museo laboratorio della mente a Roma, il visitatore e le visitatrici sono chiamate a interpellare direttamente delle persone proiettate, non pi i soli oggetti.

Entrando al Museo laboratorio della mente, il visitatore  catapultato immediatamente in una narrazione che lo pone al centro della scena, con indosso i panni del protagonista. Il primo incontro che fa  infatti quello con lo sguardo altrui. La riproposizione degli sguardi - presi dalle immagini segnaletiche dei ricoverati nellospedale al loro arrivo - sono occhi che seguono il visitatore lungo il percorso e che lo osservano trascinandolo in quel disagio emotivo che prova chi viene costantemente messo sotto osservazione. Questo  leffetto che scaturisce dallinstallazione cardine dellallestimento: un lungo muro trasparente che attraversa gli spazi fungendo da barriera, vetrina e supporto di proiezione. Tale elemento simbolico seziona il percorso e induce il visitatore a sperimentare la condizione di chi si trova "al di qua" o "al di l" del limite, trasformando il pubblico in un interprete consapevole degli stadi della follia e dei suoi comportamenti ossessivi.

Museo della mente
Il museo si articola in diverse sezioni che mirano a decostruire lo stigma della malattia mentale attraverso ambienti reali, come quello della sorveglianza esterna, video ambienti, proiezioni e oggetti interattivi. Tutti gli spazi del Museo, riallestiti o lasciati nella loro fattezza reale, sovvertono lordine delle cose e ribaltano lo sguardo, mettendo al centro del racconto il pubblico che, non pi mero spettatore,  chiamato a vivere in prima persona quel senso di reclusione e confusione in cui il confine tra normalit e follia  costantemente sovvertito. Stanza dopo stanza il museo spinge a muoversi, a cambiare prospettiva, a sperimentare la vertigine di chi ha vissuto al di l della norma, con un preciso obiettivo: indurre ad assumere le posture della malattia (Dimore del corpo e modi del sentire) per poi uscirne con una nuova consapevolezza, capace di riconoscere l'apparente normalit della vita quotidiana.

Camminando tra le installazioni, le pareti sembrano parlare. Il pubblico incontra gli sguardi dei "Ritratti e inventori di mondi" dipinti negli anni '30 dallo psichiatra Romolo Righetti e si perde nelle visioni di Gianfranco Baieri e Oreste Fernando Nannetti, i cui graffiti e i cui dipinti aprono finestre su universi paralleli nati dall'internamento. L'emozione si fa tattile nell'installazione "Da vicino nessuno  normale": qui, cinquanta volti aspettano di essere interpellati. Sfiorando ciascuno di essi, infatti, i personaggi si voltano e raccontano un frammento della loro storia: un invito a camminare insieme, mano nella mano con il dolore e la sua speranza.

Il viaggio prosegue laddove la carta si trasforma in luce. Nell'Archivio storico, un archivista olografico emerge dall'ombra per accogliere il pubblico nell'installazione "Ricordare il futuro"; con un solo gesto il pubblico pu interagire con lui evocando tracce di vita e memorie del luogo. Ma il rigore della scienza si apre al dialogo con il visitatore attraverso linstallazione "Voci dagli archivi", un'Intelligenza Artificiale conversazionale che risponde alle domande, rendendo accessibile a tutti l'immenso patrimonio di saperi custodito tra le mura dellex manicomio.

Oltre al percorso espositivo, ospitato nel comprensorio di Santa Maria della Piet Unit operativa del Dipartimento di salute mentale della Asl Roma 1, arricchiscono ledificio anche la Biblioteca scientifica Alberto Cencelli, un patrimonio di 9.600 volumi dedicato alle scienze psichiatriche, e lArchivio storico, un'importante raccolta documentale consultabile sull'ex ospedale psichiatrico.

Tipologia: Museo scientifico e storico-artistico

Indirizzo: Piazza di Santa Maria della Piet, 5, 00135 Roma RM

Sito Web: https://www.museodellamente.it/museo-laboratorio-della-mente/

Credits fotografici: sito web e social del museo