FOCUS: INVISIBILE.

Microbioma: il nostro ecosistema interiore, di Beatrice Rapisarda.

Negli ultimi decenni, la ricerca ha dimostrato che il nostro corpo non  composto soltanto da cellule umane, ma ospita unenorme comunit di microrganismi che svolgono un ruolo essenziale per la salute, influenzando digestione, sistema immunitario e perfino alcune funzioni del cervello. Serena Sanna dellIstituto di ricerca genetica e biomedica del Cnr spiega perch il microbioma  diventato uno dei protagonisti della ricerca biomedica.

Per secoli abbiamo immaginato il corpo umano come un sistema composto esclusivamente da cellule umane. Oggi sappiamo che non  cos. Insieme ai nostri circa 30 mila miliardi di cellule convivono circa 38 mila miliardi di cellule microbiche: batteri, virus, funghi e archea che abitano la pelle, la bocca, l'intestino e altri distretti dell'organismo. L'insieme di questi microrganismi, chiamato microbiota, e del loro patrimonio genetico prende il nome di microbioma umano ed  talmente importante da essere definito il nostro secondo genoma.

La loro presenza  essenziale per il funzionamento del nostro organismo; in natura non esistono animali senza microbioma. Questi microrganismi si trovano in tutto il corpo, ma non in modo uniforme, alcune specie batteriche preferiscono determinate parti del corpo e anche la diversit e la densit cambiano a seconda della zona del corpo. La zona con maggiore variet di specie  il tratto digestivo e in particolare il colon (microbioma intestinale), zona che presenta anche la maggiore densit batterica. Qui l'abbondanza di nutrienti crea le condizioni ideali per la crescita dei batteri, spiega Serena Sanna dellIstituto di ricerca genetica e biomedica (Irgb) del Consiglio nazionale delle ricerche. Nellintestino il microbioma svolge una funzione fondamentale: completa il lavoro del nostro apparato digerente. Molte fibre e carboidrati complessi, infatti, non possono essere degradati dagli enzimi umani, ma vengono trasformati dai batteri intestinali in sostanze preziose, come gli acidi grassi a catena corta, che nutrono le cellule dell'intestino e contribuiscono al corretto funzionamento del metabolismo. Alcuni microrganismi producono inoltre vitamine essenziali, tra cui la vitamina K e diverse vitamine del gruppo B.  una vera simbiosi: noi offriamo loro un ambiente favorevole, loro ampliano le nostre capacit metaboliche.

Il microbioma svolge anche un ruolo centrale nella difesa dell'organismo: fin dalla nascita educa il sistema immunitario a distinguere ci che  innocuo da ci che rappresenta una minaccia, stimola la produzione di cellule immunitarie e mantiene l'equilibrio tra infiammazione e tolleranza. Quando questa comunit  in salute, i microrganismi benefici occupano spazio e consumano risorse, limitando la proliferazione di agenti patogeni. Quando invece questo equilibrio si rompe si parla di disbiosi, una condizione associata a un aumento del rischio di patologie intestinali croniche, obesit, diabete di tipo 2, allergie, malattie autoimmuni e alcuni disturbi dell'umore.


Negli ultimi anni la ricerca ha aperto un capitolo ancora pi affascinante: il dialogo tra intestino e cervello. I batteri intestinali producono molecole simili ai neurotrasmettitori, tra cui serotonina e Gaba, e comunicano con il sistema nervoso anche attraverso il nervo vago, sottolinea la ricercatrice. Questo complesso sistema di segnali, noto come asse intestino-cervello, suggerisce che il microbioma possa contribuire a influenzare umore, risposta allo stress e funzioni cognitive. Gli studi condotti sull'uomo mostrano associazioni tra alterazioni del microbioma e alcune malattie neurologiche e psichiatriche, mentre gli esperimenti sugli animali indicano che modificare la composizione del microbiota pu produrre cambiamenti persistenti nel comportamento. Per questo oggi possiamo considerare il microbioma come un vero e proprio organo diffuso, capace di dialogare continuamente con tutto il corpo, cervello compreso. Il microbioma inizia a formarsi gi alla nascita e la sua composizione dipende dai microrganismi con cui veniamo a contatto durante il parto. Nei primi anni di vita continua a evolversi, plasmato dall'alimentazione, dall'ambiente e persino dalle persone con cui viviamo. Ciascuno di noi sviluppa cos una comunit microbica unica, una sorta di passaporto biologico che racconta la nostra storia, le nostre abitudini e gli ambienti in cui viviamo e abbiamo vissuto. Anche nel corso della vita il microbioma continua a cambiare, influenzato dalla dieta, dall'assunzione di alcuni farmaci, dal fumo e, pi in generale, dallo stile di vita.

Prendersi cura del microbioma significa prendersi cura della propria salute. Le indicazioni della scienza, in fondo, confermano molti consigli di buon senso: seguire una dieta varia e ricca di fibre, limitare zuccheri raffinati e cibi ultra-processati, praticare regolarmente attivit fisica, dormire a sufficienza, non fumare, limitare luso di alcolici e tenere sotto controllo lo stress. Anche l'uso dei farmaci, in particolare degli antibiotici, dovrebbe essere sempre consapevole e limitato ai casi di reale necessit, per preservare l'equilibrio di questa preziosa comunit di microrganismi.

La scienza continua a studiare nuovi strumenti per modulare il microbioma, dai prebiotici ai probiotici, fino alle terapie basate sul trasferimento di batteri intestinali, gi efficaci in alcune patologie molto specifiche, come le infezioni ricorrenti da Clostridium difficile, un batterio che pu causare infezioni intestinali anche gravi. Ma il messaggio pi importante che emerge dalla ricerca  un altro: non esistono scorciatoie. Il modo migliore per prendersi cura del microbioma resta uno stile di vita sano, conclude Sanna.

Fonte: Serena Sanna dellIstituto di ricerca genetica e biomedica, serena.sanna@irgb.cnr.it