FOCUS: INVISIBILE.

Noi siamo la nostra coscienza, di Rita Bugliosi.

Sebbene sia qualcosa di invisibile,  infatti fondamentale, dal momento che  la consapevolezza di noi stessi e dei nostri pensieri, ma anche del mondo esterno. Ed  ci che ci permette di provare emozioni, pensare, ricordare il passato anche per fare scelte. Per conoscere qualcosa di pi su questo processo fisiologico abbiamo parlato con Antonio Cerasa, neuroscienziato dellIstituto di bioimmagini e sistemi biologici complessi del Cnr.


La coscienza  un processo fisiologico complesso,  la capacit della mente di percepire s stessa e lambiente circostante,  la consapevolezza soggettiva di s e del mondo esterno.  la capacit di percepire la propria esistenza, i propri pensieri e le proprie emozioni, rendendoci consapevoli di ci che accade dentro e fuori di noi. Malgrado sia qualcosa di assolutamente invisibile  grazie a essa che possiamo avere unesperienza soggettiva della realt, provare emozioni e riflettere sulle nostre azioni.

Sebbene la diamo per scontata, ancora per molti aspetti cela dei misteri. Ad esempio, come pu un insieme di cellule nervose generare lesperienza soggettiva di un paesaggio suggestivo, di un tramonto poetico o di unemozione intensa? Per lungo tempo, queste domande sono rimaste saldamente ancorate al territorio della filosofia, oggi, invece, le cose stanno cambiando radicalmente. Le neuroscienze hanno iniziato finalmente a tracciare una strada concreta, e tra le guide pi autorevoli di questo affascinante viaggio ci sono due scienziati italiani di fama internazionale: Giulio Tononi e Marcello Massimini. Le loro ricerche hanno proposto un'idea che sfida secoli di tradizione filosofica: la coscienza non  un'entit misteriosa e incorporea separata dal corpo, ma piuttosto una propriet tangibile, che emerge quando il cervello raggiunge una certa organizzazione complessa e integrata, spiega Antonio Ceresa, neuroscienziato dellIstituto di bioimmagini e sistemi biologici complessi (Ibsbc) del Cnr. Immaginiamo il cervello come una grande orchestra, non basta che ci siano strumenti e suoni: per produrre una vera sinfonia servono coordinamento, armonia e relazione tra le parti. Cos anche la coscienza non nasce dal semplice fatto che i neuroni siano attivi, ma dal modo in cui comunicano tra loro. Quando questa comunicazione  ricca, integrata e, al tempo stesso, differenziata, emerge lesperienza cosciente.

Vediamo allora meglio cosa questi studiosi dicono a proposito della coscienza. Tononi al centro nella sua teoria, chiamata Teoria dellinformazione integrata, pone un concetto semplice ma potente: un sistema  cosciente nella misura in cui riesce a integrare informazioni. Non basta accumulare dati, bisogna fonderli in un tutto unico.  questa unit che permette al cervello di generare unesperienza coerente, quella che noi chiamiamo io. Quando perdiamo coscienza - come evidenziano gli esperimenti condotti durante il sonno profondo, nel corso dellanestesia o del coma - il cervello non si spegne del tutto, continua a funzionare, ma cambia il modo in cui funziona: le diverse aree cerebrali smettono di dialogare in maniera globale e si isolano, formando piccole isole di attivit.  come se lorchestra si frammentasse in tanti gruppi che suonano separati, senza pi una regia comune, chiarisce lesperto.

Cervello e musica.
A completare questa teoria sono le ricerche svolte da Massimini, come precisa Cerasa, che riporta quanto sostenuto dallo scienziato: Per capire se una persona  cosciente, non basta osservare se il cervello  attivo, bisogna verificarne la capacit di reagire come un sistema integrato. Negli esperimenti condotti da Massimini una stimolazione esterna viene applicata al cervello e si osserva come lattivit si propaga: in un cervello cosciente, la risposta si diffonde in molte aree in modo complesso e articolato; in uno stato di incoscienza, invece, la risposta resta locale, confinata, povera. Questa differenza rivela qualcosa di profondo: la coscienza non coincide semplicemente con lattivit, ma con la complessit organizzata di quellattivit. Se il cervello  troppo ordinato, come in certe fasi del sonno, non c coscienza, se  troppo caotico, come in una condizione di danno cerebrale, non c coscienza. Serve un equilibrio sottile tra ordine e variabilit, tra stabilit e cambiamento.

La coscienza poi non  qualcosa di uniforme, ma una realt caratterizzata da diversi livelli e diverse forme. Oggi sappiamo che la coscienza non  un fenomeno tutto o niente; si pu essere svegli ma confusi, come in alcune condizioni patologiche, oppure apparentemente incoscienti, ma con tracce di esperienza interna, come accade in alcuni pazienti in coma che, nonostante limmobilit, mostrano segni di attivit mentale. Questa scoperta ha cambiato profondamente anche la medicina, costringendoci a rivedere il modo in cui definiamo la presenza o lassenza della coscienza. Nonostante i progressi, per, il mistero resta aperto. Non sappiamo ancora esattamente perch una certa organizzazione della materia dia origine a unesperienza soggettiva. Sappiamo per qualcosa di nuovo e rivoluzionario: la coscienza non  uneccezione inspiegabile, ma una propriet emergente di sistemi sufficientemente complessi. Forse la vera scoperta  proprio questa. Non siamo semplicemente organismi che reagiscono al mondo, ma sistemi che lo integrano in unesperienza unica. In quel fragile equilibrio tra neuroni, connessioni e dinamiche elettriche nasce qualcosa di straordinario: la capacit di avere un punto di vista sul mondo. In altre parole, la capacit di esserci, conclude Il ricercatore del Cnr-Ibsbc.

Fonte: Antonio Cerasa, Istituto di bioimmagini e sistemi biologici complessi,  antonio.cerasa@cnr.it