L'OMAGGIO.
URBINO Inaugurata a UniUrb la galleria dei rettori nella sede del rettorato.
Nove pannelli, nove volti, nove rettori, gli ultimi che raccontano una storia iniziata nel 1506, un racconto lungo 520 anni di cui si imprimono gli ultimi 130. Fortemente voluta dal rettore in carica Giorgio Calcagnini.
L'idea.
"Una cosa utile, un ricordo, una identit dell'ateneo da ricordare, Bo in primis spiega Calcagnini . Quello che  stato  qualcosa che rimane, ognuno ha lasciato una impronta". "Questa galleria  la messa in forma di un desiderio del rettore Calcagnini spiega Tiziana Mattioli . Un desiderio che ha un profondo senso di civilt e di moralit. Perch raccontare per immagini,  farlo con una immediatezza che nessun altro mezzo sa raggiungere.
Un racconto della storia pi vicina a noi di questa istituzione culturale che negli ultimi 130 anni, quelli che raccontiamo, ha cambiato identit e natura pi volte e ha saputo trasfigurarsi da piccola universit provinciale papalina, in grande campus di studi internazionali e di profilo culturale elevatissimo.
Cos come  stato nel disegno di tutti i rettori che qui sono rappresentati, a partire dal 1895". Naturalmente la figura di Bo  centrale, "in ogni nostro ambito, in ogni palazzo, in ogni pietra, in ogni mattone, si respira proprio quello che  stato il progetto di un nuovo rinascimento, quello di Carlo Bo, in collaborazione con l'architetto de Carlo continua Mattioli . Un'utopia reale: hanno saputo condividere un sogno e a questo sogno hanno saputo mettere gambe, scarpe, energia e forza vitale che si estende fino a noi, dopo 25 anni dalla scomparsa di Carlo Bo".
La figura del Magnifico.
La sua presenza ancora cos saliente, ancora cos pressante e nello stesso tempo accogliente. "In questi 130 anni ci sono state due guerre mondiali, una lunga dittatura e una guerra che non era la guerra delle armi, ma era una guerra batteriologica, il Covid conclude Mattioli -. Quindi la cultura qui ha forse saputo difendere la storia e farla, restituirla e garantirla per il presente e per il futuro".
Beatrice Giannotti.
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