LA SENTENZA.
POTENZA PICENA Ci sono voluti 13 anni e quattro gradi di giudizio, ma alla fine ha vinto la sua lunga battaglia contro l'ospedale di Torrette.
E ha ottenuto un risarcimento per la morte del marito di oltre 500mila euro.
Motivo: un tumore diagnosticato in ritardo.
Tutto  iniziato il 27 febbraio 2010, quando un uomo di 62 anni di Potenza Picena affetto dal morbo e gi in cura al reparto di Gastroenterologia dell'Azienda ospedaliero universitaria di Ancona si sottopone a una colonscopia.
Pochi giorni dopo, il 5 marzo, viene eseguita anche la biopsia e il relativo esame istologico evidenzia una neoplasia intestinale maligno.
La patologia per viene diagnosticata soltanto il primo ottobre 2011, quando il tumore ha raggiunto gi uno stadio ormai avanzato.
L'uomo muore poco pi di un anno dopo, il 23 gennaio 2013. Ed  questo punto che la moglie decide di fare causa all'ospedale e ai medici che avevano in cura suo marito.
Inizia la lunga battaglia giudiziaria.
La contestazione.
La donna, assistita dall'avvocato Claudio Fraticelli, contesta innanzitutto che il referto del primo esame istologico non sarebbe mai stato comunicato n al marito, n a lei.
E poi, che se la neoplasia fosse stata diagnostica in tempo suo marito si sarebbe potuto salvare con probabilit dal 50% all'80%. Torrette, al contrario, ha sempre sostenuto che si fosse trattato solo di una perdita di chance, cio che l'uomo sarebbe morto in ogni caso.
Due tesi opposte.
In primo grado il tribunale di Ancona d ragione alla moglie dell'uomo "accertando il nesso causale tra l'omessa comunicazione del referto" e la morte.
E dispone per la moglie un risarcimento di 248mila euro.
Medici e Torrette fanno appello e nel 2023 la sentenza di secondo grado ribalta tutto.
La tesi.
La Corte sostiene che il ritardo nella scoperta della malattia "avesse determinato non gi" la morte, "bens la perdita di una chance di guarigione o di pi lunga sopravvivenza". In pratica accoglie la tesi dei medici e di Torrette e annulla il risarcimento.
Ma la donna non si arrende e va in Cassazione.
E nel 2025 la Suprema Corte annulla la sentenza d'appello e ordina un nuovo Appello affermando "che la percentuale di sopravvivenza compresa tra il 50% e l'80%, accertata dal consulente tecnico e recepita dal giudice di merito", integra "un giudizio causale idoneo a dimostrare, secondo il criterio del "pi probabile che non", il nesso tra l'omessa comunicazione del referto" e la morte del 62enne.
A luglio di quest'anno l'Appello bis accoglie la tesi della moglie dell'uomo e dispone un risarcimento di 551mila euro, condannando Torrette e i medici a pagare.
Giovanni De Franceschi.
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