I FUNERALI.
ALBA ADRIATICA Ieri mattina, per l'ultimo saluto a Biagino Medori, la chiesa di Sant'Eufemia ad Alba Adriatica era colma di gente.
In silenzio.
C'erano i suoi ragazzi, i portieri che correggeva e guidava.
C'era il Giulianova calcio al completo, societ, staff e giocatori in divisa, attoniti, incapaci di capire come possa, all'improvviso, finire tutto questo mentre si sta facendo la cosa che si ama di pi. Biagino aveva 62 anni, una vita divisa tra il lavoro di programmatore di sistemi operativi e la passione pi grande, il campo, i giovani.
Prima calciatore, poi istruttore, soprattutto maestro di portieri e di vita.
E' morto luned al Castrum di Giulianova, durante una seduta di allenamento.
Buono, disponibile, sorridente, una persona benvoluta da tutti, di quelle rare che non fanno mai rumore ma quando mancano lasciano un vuoto enorme.
C'erano tanti amici del calcio, ex atleti, conoscenti, c'erano anche le istituzioni, i sindaci di Alba Adriatica, Tortoreto e Corropoli.
Lo ha detto anche don Giuseppe Pace, celebrando il rito: i giovani come una famiglia.
Poi il messaggio letto dalla fisioterapista a nome dei ragazzi, l'applauso lungo, rotto dalle lacrime.
dav.cri.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
