I messaggi dei lettori: "Noi, cresciuti a pane e Repubblica", di Silvia Fumarola.

"Anche quando non ero d'accordo amavo leggere la tua opinione". "Piango come se avessi perso un amico". "Il giornale continui sul tuo solco". Scalfari aveva un rapporto particolare con la sua community e in tanti lo hanno salutato sul nostro sito con pensieri e ricordi personali.

L'aggettivo pi usato  "grande". Nel ricordo dei lettori che hanno lasciato sul sito di Repubblica l'ultimo saluto a Eugenio Scalfari, ci sono affetto e riconoscenza. Il desiderio di condividere un pezzo di vita, perch c' stato un padre che un giorno ha comprato quel quotidiano "piccolo". Nell'addio dei lettori c' la gratitudine che si deve ai rari professori che ci hanno aiutato ad aprire testa e cuore. "Anche quando non ero d'accordo, amavo leggere la sua opinione. Direttore, mi mancher "  il saluto di Sandro. "L'editoriale della domenica  stato la mia messa. Ciao Direttore, grazie" scrive Luca.
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Maryanna si rivolge direttamente al fondatore di Repubblica: "Ciao carissimo e grandissimo Direttore, grazie. Mi hai insegnato a capire e a saper leggere la realt ed il soprannaturale. Buon viaggio". "Avevo 26 anni quando iniziai a leggere La Repubblica e da allora ha accompagnato la mia vita nel bene e nel male" scrive un lettore sul sito di Repubblica. "Onore ad un Grande Uomo di cui sentiremo tutti la mancanza in questo mondo di quaquaraq ed ominicchi. GRANDE EUGENIO".

Quei lettori con cui Scalfari aveva un rapporto che non si  mai interrotto, ora si ritrovano insieme, nel momento triste dell'addio. Una Spoon river che unisce ex ginnasiali curiosi e pendolari che tenevano e tengono Repubblica in tasca. Un altro utente del sito scrive: "Conobbi l'Espresso, nel vecchio formato da quotidiano, da studente ginnasiale: mio padre, di qualche anno pi vecchio di Scalfari, ne era un fedele lettore, e lessi poi Repubblica sin dal primo numero. Grazie pap, grazie Eugenio, al quale ho guardato con stima ed affetto filiale e che ho sempre letto con attenzione, sui giornali che ha fondato e sui libri che ha scritto".

C' chi d rispettosamente del lei: "Caro Maestro, grazie per il giornalismo che ci ha dato e soprattutto per aver raccontato l'Italia e il mondo con un linguaggio mai volgare sempre aperto e con molta cordialit. Le auguro un buon riposo, e auguro ai suoi ragazzi di continuare la sua legacy come voleva lei, con professionalit e seriet". Emanuelavespari: "Piango come se avessi perso un caro amico, compagno di una vita. Grazie per avermi accompagnato in questi 40 anni con i tuoi articoli, editoriali, discussioni. La Repubblica che amo  nata con te e muore con te direttore. Manchi gi". Franco: "Rutelli diceva di essere cresciuto a pane e cicoria, io a pane e Scalfari. Grazie al mio professore delle medie di Italiano e Storia mi innamorai di Repubblica che leggo da pi di 35 anni. Devo la mia formazione culturale e politica in gran parte a lui. E sono cresciuto con tutte le firme che Scalfari ha voluto a Repubblica . Citarle tutte  un'impresa come citare tutti gli intellettuali e scrittori che scrivevano sul nostro amato quotidiano. Grazie di tutto Eugenio".

Claudio Cavallini confessa: "Sono un comunista italiano orfano di Berlinguer e ora anche di Scalfari. Con loro se ne  andata una parte di me importante  insostituibile. Mi sento molto triste...".
 
Un altro lettore condivide un incontro: " stato detto molto... quasi tutto... aggiungo un ricordo personale: molti anni fa aspettavamo entrambi un taxi che ha tardato ad arrivare. Abbiamo parlato e anche scherzato sulla situazione politica. Una persona semplice e molto affabile. Ci siamo stretti la mano e salutati... Grazie Eugenio, la terra ti sia lieve". Gianfranco Salodini: "Se ne  andato il maestro di vita e di pensiero che mi  stato di guida sin dai banchi dell'universit quando, per sfogliare l'Espresso, occupavo anche quello del mio vicino. Con lui ho imparato a leggere la politica, l'economia, ma anche il romanzo la storia e i saggi. Incolmabile perdita". Ancora un ricordo: "Leggo Repubblica dal suo primo numero, "provato" da mio padre. Se Giornale-Partito ha voluto significare una mappa che aiutava ad orientarsi nella complessit e nella sfida al labirinto, allora sono orgoglioso di essere (stato) "iscritto" a quel partito. Ciao, Eugenio, e grazie per averci trasmesso - in anni di intolleranze e ideologie integraliste - i valori illuministi di laicit, apertura cosmopolita, curiosit".
 
Un altro lettore si sente di far parte di una community: "La mia educazione politico-culturale ha cominciato a muovere i primi passi il 14 gennaio 1976 con la "nostra" Repubblica . Speranze, delusioni, amori, discussioni... e sempre Repubblica nella tasca della giacca. Le tue analisi, i tuoi articoli sono ora il sussidiario necessario per capire la storia d'Italia degli ultimi 50 anni ed andrebbero illustrati dagli insegnanti nelle scuole. Purtroppo, la nostra,  un'idea d'Italia ancora minoritaria, altrimenti da tempo saremmo gi diventati una Nazione e non lo Stato che siamo. Grazie davvero di tutto e di cuore, Eugenio!". "Ricordo quando  uscita Repubblica " , scrive Fabio "ero piccolo, mio padre lo adott come secondo giornale, oltre alla Gazzetta del Mezzogiorno , nostro quotidiano di Bari. Spesso ci leggeva l'editoriale di Eugenio Scalfari, in cui si ritrovava. Immenso, davvero lascia un vuoto". E un'altra lo saluta citando i versi di Amleto cari al fondatore di Repubblica : "Persona di una complessit inspiegabile a parole, ma gli occhi, gli occhi, parlavano e dicevano di un mare di intelligenza, un oceano di cuore e una smisurata umanit. Il rosmarino per il ricordo le viole per il pensiero. A te".
 
Giuseppe nota la coincidenza della morte di Scalfari e la crisi di governo: "Purtroppo non possiamo clonarlo!
Un uomo che lascia nel giorno giusto".