Giorgio La Malfa: Quando Scalfari fece dialogare Ingrao con il padre Ugo, di Clotilde Veltri.

L'ex segretario del partito repubblicano racconta i rapporti con il fondatore di Repubblica a partire dalle vicende del Mondo di Pannunzio di cui suo padre era stato punto di riferimento. "Nei giudizi su Craxi aveva ragione, su Berlinguer meno".

Eugenio Scalfari  stato un grandissimo giornalista, ossessionato dalla sua creatura al punto da sacrificarle tutto. Ma pur convinto di avere altrettanto talento politico, non sempre ha visto lontano, ha commesso errori gravi, come con Berlinguer. Giorgio La Malfa, una lunga carriera da deputato e ministro costruita nel Partito repubblicano di cui  stato anche segretario, accetta di ricordare il fondatore di Repubblica e soprattutto il turbolento decennio tra gli anni Ottanta e Novanta in cui il confronto era molto fitto, a volte ruvido.

Quando il 14 gennaio 1976 Repubblica approda nelle edicole il giovane La Malfa  gi in Parlamento da quattro anni.  figlio darte del grande Ugo, antifascista, azionista, padre costituente e per dieci anni, dal 65 al 75, a sua volta segretario del Partito repubblicano. Un punto di riferimento riconosciuto per quel gruppo intellettuale che si muove intorno al Mondo di Pannunzio e di cui Scalfari  parte.
Onorevole La Malfa che ricordo ha di quel sodalizio?
Si trattava di un sodalizio tra persone con idee e valori comuni ma che si scontravano ininterrottamente. I litigi tra Pannunzio e Scalfari erano leggendari tanto che poi si consum una rottura terribile a causa, mi pare, di un articolo di Gambino sui palestinesi. Scalfari se ne and e fond LEspresso. Anche il rapporto tra lui e Ugo La Malfa era cos: nel 1979 la mattina in cui mio padre, in coma, fu ricoverato in ospedale, Repubblica pubblic una sua lettera di risposta ad attacchi feroci di Scalfari sul governo di cui pap era vicepresidente.
Sta dicendo che non erano amici? Eppure Scalfari nel 2019, per i quarantanni della morte di Ugo La Malfa, scrisse parole toccanti. Ricordava la sera del 1956 quando, nel nobile palazzo romano di via del Teatro di Pompeo, nacque il partito radicale e tutti loro, in piedi, intonarono la Marsigliese
Le ripeto, mio padre sar stato anche un punto di riferimento, ma i giudizi di Scalfari passavano dalla gratitudine eterna allattacco pi spietato. Essendo totalmente dominato dalla passione della sua vita, il giornalismo al quale sacrificava tutto, era incapace di rapporti diversi.
C una foto in cui Scalfari  tra Ugo La Malfa e Pietro Ingrao per un dibattito a Ravenna.
Fu un fatto epocale, una sorta di prima tribuna politica. Era il dicembre 1965, mio padre era stato eletto segretario del Pri e venne organizzato un confronto tra lui e Ingrao. Il moderatore era Scalfari. Per dire che lui ha sempre fatto parte di quel mondo, ma la sua vera famiglia era il giornale.
Eppure Scalfari considerava la politica un faro.
Non credo che in politica avesse lo stesso sguardo lungo che aveva come giornalista. Per esempio quando nell81 intervist Berlinguer sulla questione morale lo incoraggi in un errore gravissimo. Con quella intervista il segretario del Pci condann il suo partito a una inutile opposizione e allirrilevanza lasciando campo libero a Craxi.
Parliamo di Craxi...
Lunica cosa sulla quale ci trovammo sempre daccordo negli anni Ottanta era il giudizio negativo sul leader socialista. Quando nell83 Pertini chiese a Craxi di formare il governo il partito repubblicano si spacc. Spadolini e Visentini si schierarono a favore. Io rimasi isolato perch contrario. Sostenere un governo Craxi significava rinnegare la nostra storia. Fu allora che inizi un periodo di sintonia assoluta con Repubblica perch eravamo sulla stessa posizione, un periodo che  durato dall83 all87.
Ciriaco De Mita: per Scalfari era un grande democristiano.
E su questo aveva assolutamente ragione. In quella fase, nel 1982, quando De Mita divent segretario della Dc, era una delle migliori personalit del partito, lunico rispetto ad Andreotti o Forlani che poteva costruire una svolta.
Cosa le piaceva del giornalismo di Scalfari?
Credo sia stato innovativo soprattutto nella narrazione economica che prima di Repubblica era abbastanza marginale. Daltra parte il suo libro pi bello  Razza padrona scritto con Giuseppe Turani, il capitalismo italiano come nessuno lo aveva mai raccontato. Con leconomia in prima pagina era davvero capace di dettare lagenda.

