L'Espresso e quello scoop sul golpe de Lorenzo, di Massimo Riva.

Attraverso il settimanale da lui fondato ha scavato nei corridoi bui del potere, dove gli altri giornali non si inoltravano. Arrivando a smascherare il piano del 1964 per una svolta autoritaria nel Paese.

Qella di Eugenio Scalfari alla guida de lEspresso  molto di pi di una storia di felici innovazioni editoriali e di brillanti intuizioni giornalistiche che getteranno poi il seme fecondo da cui  nata Repubblica.  la storia di una vocazione professionale che, settimana dopo settimana, si trasforma in impegno civile e politico a difesa dei valori costitutivi di una moderna societ democratica. Per cogliere il senso e la portata del contributo che quellEspresso diede al processo di evoluzione della vita nazionale si potrebbe elencare un numero straordinario di articoli e di fulminanti copertine.

Ma c, sopra ogni altra, una vicenda in grado di illuminare peso e ruolo che lazione di Scalfari, attraverso lEspresso, seppe esercitare nellItalia degli anni Cinquanta e Sessanta: lo smascheramento del tentativo di colpo di Stato tramato dal generale de Lorenzo sotto lala protettrice dellallora presidente della Repubblica, Antonio Segni.
Ai non pochi che magari traggono dal marasma populista di oggi motivo per rimpiangere i buoni costumi politici di un tempo occorre ricordare meglio quale fosse lItalia di oltre mezzo secolo fa: un paese fortemente diviso. Da una parte, pochi politici lungimiranti in lotta per il superamento dellanatema atlantico verso i partiti della sinistra. Dallaltra parte, un agguerrito complesso di poteri e di interessi coalizzati che spaziava dalle correnti pi clerical-conservatrici della Democrazia cristiana alla Confindustria fino agli apparati statali  e segnatamente ai corpi militari  nei quali la vena autoritaria introdotta dal fascismo aveva lasciato eredit cospicue.

Il tutto seguito e commentato da una stampa quotidiana che, fatta salva leccezione dei giornali dei partiti di sinistra, aveva perso gli entusiasmi professionali dei primi anni del dopoguerra per adagiarsi in un conformismo piatto e noiosissimo di sostanziale, talora connivente, supporto al potere dominante. Insomma, un panorama grigio cupo nel quale la penna di Eugenio Scalfari irrompe creando lo stesso scompiglio del fatidico garibaldino in convento, cos riaprendo la strada a un risveglio delle migliori qualit del giornalismo nazionale che non sar pi facile reprimere.
Si deve partire dal luglio 1964, quando laccidentato cammino di quella che veniva allora chiamata lapertura a sinistra giunge a un passaggio decisivo: lingresso a pieno titolo del partito socialista di Pietro Nenni nel governo con la Dc. Le trattative procedono con estrema lentezza e fatica fino al giorno in cui il segretario del Psi ritira improvvisamente le sue richieste pi osteggiate e accetta un accordo al ribasso. Chi o che cosa ha spinto Nenni a questa marcia indietro? LEspresso  il primo a chiederselo e sar anche il primo a trovare la risposta anche se impiegher quasi tre anni per venire a capo di questi interrogativi.

Anni di ricerche tenaci, costanti, ostinate che alla fine porteranno alla luce una delle pagine pi oscure e drammatiche della vita repubblicana. Nellimmaginario collettivo linchiesta giornalistica pi conosciuta e celebrata al mondo  quella del Washington Post sul caso Watergate, avvenuta anni dopo e in un paese che ha antiche e solide tradizioni di stampa libera e indipendente. NellItalia degli anni Sessanta il clima in materia  assai meno favorevole. Chi sa non parla o fa solo vaghi riferimenti al tintinnar di sciabole, nulla dicono gli stessi politici al centro della vicenda, figuriamoci gli uomini del mondo militare. Ma Scalfari e lEspresso non si rassegnano e scavano fra inutili mezze ammissioni e altrettanti tentativi di depistaggio.

Finalmente a gennaio del 1967 lEspresso individua un primo filone dinchiesta e pubblica un articolo in cui si denuncia che il Sifar (ovvero i servizi segreti militari) guidato dal generale de Lorenzo ha realizzato oltre 150mila schedature di italiani ritenuti politicamente pericolosi. Uno di questi dossier  dedicato niente meno che a Giuseppe Saragat, divenuto nel frattempo presidente della Repubblica. Lo sconcerto  enorme e i vari muri del silenzio cominciano a cedere. Con la collaborazione di Lino Jannuzzi, Eugenio Scalfari inizia a raccogliere testimonianze pi compiute che lo porteranno molto oltre la denuncia delle deviazioni del Sifar.
Sempre settimana dopo settimana, lEspresso arriva a strappare il velo del cosiddetto Piano Solo. Un ben congegnato progetto di occupazione manu militari delle istituzioni, concepito minuziosamente dal generale de Lorenzo con tanto di campi di concentramento nei quali rinchiudere gli oppositori politici per dar luogo a un governo demergenza insediato dal presidente Segni. Le reazioni nel paese sono dapprima orientate allincredulit, la stampa cosiddetta pi autorevole fa muro e il seguitissimo Corriere della Sera parla sprezzante di farneticazioni da parte dellEspresso. Ma ormai la breccia della verit si  aperta e nessuno sar pi in grado di richiuderla.

Ci prova lo stesso de Lorenzo con una querela contro Scalfari e Jannuzzi che una magistratura compiacente avaller con una condanna. Alla quale per i due giornalisti avranno modo di sottrarsi facendosi eleggere in Parlamento e mettendosi cos al riparo di quellimmunit che in casi come questo pu davvero definirsi istituto benedetto contro larroganza del potere dominante. Ora la penna del garibaldino non scrive pi, ma la lezione per il convento del giornalismo rimane intatta e vitale.