Vedi alla voce Scalfarismo, di Francesco Merlo.

La forza dellimpegno e la leggerezza della scrittura. Ma anche la felicit dellintellettuale in un Paese nel quale gli intellettuali sono infelici. Ecco la sua cifra inimitabile.

Cos lo scalfarismo? Comincia oggi, nel primo giorno di lutto, il gioco degli eredi che, secondo Eugenio, portava male perch ai cloni, che gi con una tempesta di aneddoti ne raccontavano lepica, preferiva gli avversari, la gente con cui ci si intende quando ci si morde, e solo da morto smetteranno di mordermi e io smetter di mordere.

Ma cos lo scalfarismo? Sicuramente  la forza dellimpegno e la leggerezza dello stile. Ma  anche il carattere fermo che gli italiani non hanno. E, perch no,  la cultura liberale e libertina lontana dai sermoni di sacrestia e dalle scuole-quadri gramsciane. E non  forse anche il giornalismo come gioco dazzardo, larticolo di fondo come serissima gara ad alto rischio? Solo da morto, ci disse, laggettivo scalfariano prender il suo senso. E ce lo disse alla fine di un lungo pomeriggio quando, dopo avere attinto alla sua memoria come le donne che nella Civitavecchia della sua infanzia, da un lato il mare e dallaltro la Chiesa, attingevano coi secchi alla fontana, ci arrendemmo, Antonio Gnoli e io, al cazzeggio intelligente e acuto che , a va sans dire, scalfarismo.

Ci mettemmo perci a quantificare lo scalfarismo nei vivi e nei morti: noi facevamo il nome, ed Eugenio lo calava nellOrdine delle Somiglianze, uno scandaglio delicato e sensibilissimo, uno strumento di ri-conoscenza, lo scalfarismo come arch del giornalismo italiano proprio come il ritratto di Antonello a cui tutti i ritratti somigliano
Cos dunque lo scalfarismo? Forse  unidea dItalia sempre minoritaria ma irresistibile. O forse  il romanzo italiano del secolo di carta. Oppure  la felicit dellintellettuale in un Paese in cui gli intellettuali sono tutti infelici ed  la cosa che, nei nostri pomeriggi insieme, abbiamo desiderato di capire pi di ogni laltra: la sua felicit, misteriosa e irraggiungibile.

Vorresti vivere per sempre? gli chiedemmo una volta, sicuri che ci avrebbe risposto come rispondono tutti: Lidea mi riempie di orrore. E invece lo scalfarismo era anche la voglia del fine vita mai, del testimone eterno, della vita da scrivere e soprattutto da far scrivere, dello spettatore-partecipe come nel Globe Theater di Shakespeare, il teatro rotondo dove attori e pubblico si scambiavano le parti senza mai confondersi.

E ditemi se non  stato anche questo lo scalfarismo, il lungo addio dellattore e inventore di unItalia dalla quale neppure la malattia riusciva a strapparlo. Ottimista sino allultimo respiro, avrebbe voluto uscire di scena ballando con Angelica Sedara, come il principe di Salina che dopo il ballo si avvia per una strada buia e scompare. E porta con s la nobilt, la saggezza, la prudenza, lautorevolezza, il potere come visione del bene comune. In una parola sola porta con s lo scalfarismo.
E ci apr il suo armadio come la porta per entrare nel mondo di Narnia, avventure e conoscenze fatte di stoffa, completi da pioggia, velluto a coste gialle, indumenti da gentiluomo di campagna: lo scalfarismo era leleganza divertente e divertita, la vignetta di Forattini in prima pagina accanto alla coltissima prosa di Citati, la contaminazione dei generi che aveva ereditato dal padre e dal suo casin di Sanremo, lo scopone scientifico e Pietro Mascagni, Benedetto Croce e lo smoking bianco, Italo Calvino e lo smoking nero. Il pensiero danzante chiamava Scalfari lo scalfarismo.

E frequentando lOrdine delle Somiglianze scoprimmo che non solo lo scalfarismo era il mondo suo che divenne nostro, ma che in Italia non cera giornalista che non si era fatto scalfariano, tutti come lui cacciatori di dettagli fuori mano e fuori scena per raccontare lepoca. Con lui fin anche la grande ipocrisia dei fatti separati dalle opinioni. E a destra e a sinistra tutti si misero a raccontare leconomia, la famosa scienza triste, come il teatro di Goldoni. In pochissimo tempo i giornalisti italiani si divisero in due grandi categorie: quelli che lavoravano con Scalfari e quelli che volevano lavorare con Scalfari. E mi vuole Scalfari divenne quel che nel teatro era stato mi vuole Strehler. Al punto che lo scalfarismo fu persino la risorsa contro lo scalfarismo.

Difatti il Corriere della Sera riprese il suo primato in edicola quando a dirigerlo Gianni Agnelli chiam un direttore scalfariano, Paolo Mieli: ha messo la minigonna a una vecchia signora disse lavvocato. E dentro quel Corriere (io ero l) ci volle un po di tempo per capire che il mielismo, che  stata unaltra rivoluzione nel giornalismo italiano, era in realt il figlio legittimo dello scalfarismo, dellEspresso dove si era formato e di Repubblica dove Mieli aveva lavorato, la sua trasfigurazione in quel che restava della borghesia lombarda che Scalfari aveva spesso identificato con la razza padrona: Il giornalista  spieg Mieli  deve essere come un ascensore che va dai piani pi alti ai bassifondi della politica, deve trattare gli argomenti leggeri con seriet e quelli pi seri con leggerezza. Pi scalfarismo di cos.
E fu esplorando lOrdine delle Somiglianze che nacque il capitolo Io e Montanelli nella biografia che gli dedicammo e che lui chiamava il nostro libro, la mia autobiografia (Grand Hotel Scalfari, Marsilio). Era la sola dualit che riconosceva, la mano destra e la mano sinistra del giornalismo del Novecento, il ghibellino bianco e il ghibellino nero, una folla di Scalfari e una folla di Montanelli, tutti veri, tutti falsi, tutti verosimili, tutti leggendari: Lui con i suoi fantasmi Longanesi e Prezzolini, io con i miei Pannunzio e Benedetti. E bench ce ne dicessimo di cotte e di crude, siamo stati, a modo nostro, amici ed  vero che ci somigliavamo. Entrambi abbiamo fatto i conti con il liberalismo: lui da conservatore anarchico e io da radicale libertino, lui divulgatore di storia e io scrittore di filosofia. E chiss come sarebbe cambiata lItalia se i due avessero fatto davvero quel giornale che Scalfari aveva pensato: Un giorno pronunziammo entrambi la stessa frase: ti immagini noi due insieme?.

Era troppo presto per una simile pacificazione. Come ha detto Scalfari, i grandi protagonisti delle polemiche del tempo, quando passa quel tempo, non hanno conti da saldare. Rimangono gli stili delle loro vite come contributi alla biografia del giornalismo italiano della carta stampata, alla struggente bellezza di una professione in decadenza che ha in Scalfari il suo campione irripetibile. Ma lo scalfarismo  anche questo suo ultimo pensiero: Non  la prima volta che vedo unepoca chiudersi. So bene che non  unoperazione semplice come spegnere la luce, ma non sono sicuro che il futuro che si prepara non sia migliore del mio tempo. Lo scalfarismo  la luce che non si spegne mai.

