La politica e le battaglie di un profeta senza partito, i Filippo Ceccarelli.

Per sessantanni ha raccontato il Palazzo. Chiamando Craxi con il nome del brigante Ghino di Tacco. Dialogando con Berlinguer e De Mita E non nascondendo le sue inimicizie: da Cefis a Berlusconi.

La grande e nobile tradizione giornalistica italiana, da Scarfoglio ad Albertini, da Mussolini a Gramsci,  connaturata allinterventismo. Osservare e interpretare, ma soprattutto modificare la realt. Questo  stato e questo specialmente ha fatto, con imprevedibili risonanze, Eugenio Scalfari: giorno dopo giorno per oltre 60 anni, larco di due repubbliche e mezzo, a suo modo segnando la trasformazione di un paese contadino e papalino nellItalia di oggi.

In mezzo c la storia, cos piena di fatti e parole che a Scalfari fanno pensare. Gli intrighi del Sifar e la Razza Padrona, la linea della fermezza e il brigante Ghino di Tacco, espressioni entrate di forza nellimmaginario; come pure la plausibile leggenda che lha voluto di volta in volta consigliere, architetto o addirittura demiurgo di passaggi decisivi: dalla svolta moderata di Lama al consenso su Pertini, dalle picconate di Cossiga alle nomine di De Mita (Prodi allIri) fino alla gestazione, che si pavent eterodiretta, del Pds di Occhetto.
E se pure in nulla lodierna societ politica italiana assomiglia a Scalfari, beh, torna a suo onore lindipendenza di giornalista politico dintervento  come lo defin negli anni 80 Giorgio Bocca  capo partito senza partito. Da tutti i potenti riconosciuto come un orgoglioso ed enigmatico governante ombra, l dove lombra, lungi dallevocare oscurit, traeva la sua fuggevole natura da un uomo che al dunque rispondeva solo a se stesso e al suo immenso talento nel comprendere e raccontare la vita pubblica, fulgori e magagne, comunque alla luce della passione culturale.
Innumerevoli gli scoop, imprescindibili le analisi, inesorabili le polemiche; di istruttiva e godibilissima lettura, oggi pi di ieri, lautobiografia, che il direttore di Repubblica intese personale e di gruppo, La sera andavamo a via Veneto (Mondadori, 1986). Non molto tempo fa lo storico Tassani ha scovato il primo articolo di Scalfari adolescente su un giornalino dellAzione Cattolica; giovanissimo, prima di essere espulso dal Pnf, collabor con il periodico Roma fascista. Ma il suo vero imprinting fu il liberalismo crociano. UnItalia laica, di minoranza, ma senza complessi dinferiorit, anzi.
Al Mondo di Pannunzio le idee politiche sintrecciarono con un giornalismo elegante e scanzonato, limpegno nella sinistra del Pli con i convegni dellEliseo, la battaglia contro i monopoli con la campagna contro il sacco di Roma, la Marsigliese con la fondazione del Partito radicale. Tutto questo mondo, che aveva come colonne Ernesto Rossi e Ugo La Malfa, il trentenne Scalfari cercava con altri di coinvolgere nellimminente centrosinistra. Cambiare musica e suonatori, lEspresso ebbe subito questa ambizione. Nel Psi si orient verso Riccardo Lombardi e il gruppo della Programmazione. Nel 1968 fu anche eletto deputato. Ma nel campo delleconomia  dove da giornalista apprese il senso dellimpresa, il dominio del denaro e limportanza dei rapporti di forza  guardava al governatore di Bankitalia Guido Carli.

Pochi hanno conosciuto da vicino Fanfani e Moro, Mattei e Olivetti, Saragat e Merzagora, Spadolini e Ciampi. Molti altri Scalfari ha lodato, vezzeggiato, stuzzicato e poi, spesso e volentieri, anche disprezzato e preso di petto: da Togliatti ad Andreotti (e il pensiero va al serrato dialogo de Il Divo di Sorrentino), da Agnelli (Lavvocato di panna montata) al primo Cossiga, da DAlema fino al giovane Renzi passando per Pannella.  difficile daltra parte trovare regole o costanti nelle avversioni o nelle preferenze di un giornalista vissuto come un mito: illuminista, equilibrista, attore, profeta, libertino, giacobino, giocatore dazzardo, corsaro, predicatore, torero, domatore e perfino centauro.
Con qualche approssimazione si pu ipotizzare che lintuito, ma forse sarebbe meglio dire il prodigioso istinto di Scalfari lavessero portato con lesperienza a coltivare una sorta di felice flessibilit che a sua volta gli consentiva di acquistare i lettori, che lo veneravano, proiettando la sua provvisoria benevolenza su questo o quel partito, questo o quel leader. Ci nondimeno con alcuni personaggi non riusc quasi mai a coesistere, e anzi sembrava ben lieto di incrociare le armi, queste ultime calibrate secondo una scala polemologica che dal raffinato dileggio, attraverso la pi meticolosa enunciazione di circostanze a carico, giungeva allallarmata rampogna.
Per cui prima Cefis, poi Craxi e infine Berlusconi ebbero sempre da lui e dai suoi giornali la pi viva ostilit, e anche pane per i loro denti. Fu cos ampiamente ricambiato, nel corso di un trentennio. Il progetto pi impegnativo e ambizioso che si assegn, negli anni 70 e 80, fu quello stabilire unintesa tra la borghesia imprenditoriale e il Pci di Berlinguer, gigante impacciato e prigioniero di dogmi, favorendone levoluzione in senso liberale. Ma i tempi e la morte di Berlinguer non giocarono a vantaggio di questo processo. Quindi si concentr sulla Dc di De Mita, anche in quel caso cercando di forzare la natura dello scudo crociato sul piano del rigore. Ma anche gli sforzi di De Mita furono vani e venne il Caf.

Il crollo della Prima Repubblica sorprese Scalfari fino a un certo punto. Nel corso della buriana appoggi senzaltro Mani Pulite, senza poi dare tregua al Cavaliere. Comprese senzaltro la necessit di Prodi, del Pd e certamente gli piacque Veltroni. Ma in definitiva, dopo una vita cos lunga e ricca, ci che pi rimane impresso dello Scalfari politico  quanto scrisse pi di mezzo secolo fa, rivolgendosi a quello che fino a poco prima considerava il suo maestro e con cui stava ormai rompendo: Non ho mai presunto di essere depositario di assolute verit, proprio perch le convinzioni liberali mi impediscono dacquietarmi una volta per tutte in una verit rivelata, quale che sia il papa che me la riveli. Colpisce ovviamente quellaccenno al Papa, ma ancor pi la sostanza di un uomo che solo oggi appare pi coerente di quanto si sia mai pensato.
