Donata e Enrica Scalfari: Cos pap ci ha preparate al suo addio, di Simonetta Fiori.

Le figlie del fondatore di Repubblica raccontano gli ultimi mesi insieme.

Donata: Se n andato in modo gentile, un gradino alla volta, come se volesse dirci: pian piano vi dovete abituare. Enrica:  stato un viaggio di tre mesi di straordinaria intensit. Allegria, commozione, paura, incanto, divertimento. Per noi una necessit vitale accompagnarlo fino alla fine, per non perderci niente di nostro padre. Nellattico pieno di luce, dietro il Pantheon, le ragazze Scalfari  come le abbiamo sempre chiamate  rievocano gli ultimi momenti duna vita straordinaria, eccezionale anche in punto di morte.

Il tono della voce  sereno, di chi sa che non avrebbe potuto far di pi per quel genitore molto amato. La sofferenza c stata, labbiamo condivisa insieme, dice Enrica. Il timore di qualcosa che si avvicina, del congedo non pi evitabile. Ma lui c sempre stato, anche quando ha smesso di parlare, cera con lo sguardo e con i gesti, come a guidarci tenendoci per mano anche in quei frangenti.
Donne cavete intelletto damore..., cos Eugenio Scalfari si rivolge alle figlie in uno dei suoi libri pi intimi, quello dove rivela la sua vita sentimentale complicata. Insieme alla moglie Simonetta e alla compagna Serena (che poi sposer), la maggiore Enrica e la pi piccola Donata hanno rappresentato una personale costellazione che  stata il mio significato, un fuoco affettivo senza il quale  impossibile immaginare la vita del fondatore. E Dante ha continuato a essere un compagno dei loro ultimi giorni, tra giochi e sorprese. Donata:  rimasto stupefatto quando gli ho recitato a memoria le terzine dei suoi canti infernali preferiti, il quinto di Paolo e Francesca e il 26 dedicato a Ulisse. Mi guardava un po ironico, come a dire anche tu figlia ce lhai fatta. Poteva addormentarsi per giorni, allarmando medici e infermieri che lhanno assistito a casa. Enrica: Un giorno abbiamo pensato: ci siamo. Quando allimprovviso si  tirato su dal letto guardandoci fisso: ora che si fa? Come, pap, che si fa? Ti devi riprendere, alla tua et sei fragile. Ma perch quanti anni ho? Novantotto pap. Ma che dici, mi pare unesagerazione. E gi con una risata pazzesca che portava allegria in ogni angolo della casa.

Cera ancora tempo per riascoltare Mozart, o intonare insieme alle infermiere Parlami damore Mari, o lasciarsi andare alle note del suo brano preferito, Sentimental Journey, mi raccomando nelledizione di Ella Fitzgerald. Fino alla fine non ha mai smesso di essere un direttore, ricorda Enrica. Era come se disponesse sul suo letto di una scrivania ideale dove organizzava il lavoro degli altri. Oppure mi chiedeva di avvertire i dimafoni per larticolo che aveva in mente: la scrittura  stata lo psicofarmaco della sua vecchiaia. I medici dicono di non aver mai visto niente del genere: un attaccamento alla vita oltre ogni possibilit fisica. Donata: Si  arreso solo negli ultimi giorni, forse quando ha capito che il viaggio ormai era terminato. Forse aveva capito anche che le figlie erano pronte. Ma si  mai pronti alla morte del padre? Non potr mai dimenticare il suo ultimo sguardo su Simone, mio figlio, racconta Donata. Sembrava assopito quando la presenza nella stanza del nipote ha avuto leffetto di riscuoterlo. Simone gli ha suonato qualche canzone al pianoforte e gli occhi di pap non lo lasciavano andar via. Anche con Ettore Viola, mio marito, cera la stessa intensit di sguardi: come se fosse una cosa tra uomini, chiss forse un passaggio di consegne, ti affido il mio tesoro affettivo, abbine cura.  stato un padre narciso, ingombrante, superprotettivo.
Ma Enrica e Donata hanno fatto in tempo a fare i conti con una figura gigantesca sul piano pubblico, tenerissima nel privato, afflitta da contraddizioni amorose laceranti. La storia sentimentale di Scalfari  stata raccontata molte volte, da lui stesso in molti libri. Lincontro con Simonetta De Benedetti, affascinante figlia del mitico direttore della Stampa. Il matrimonio, le due figlie desiderate. E poi lamore con Serena Rossetti, giovane e bella fotografa amica di famiglia. Affetti nuovi in conflitto con sentimenti pi antichi, lo sperdimento, limpossibilit di scegliere. Ma nessuno poteva restituire tutto questo con lintensit di Enrica e Donata in quello struggente set di terapia famigliare che  il documentario A Sentimental Journey. Eccoli insieme nella casa di piazza della Minerva, le figlie sedute davanti al padre.

Poche, selezionate parole per evocare la triangolazione sentimentale che le ha esposte ancora bambine a ci che non si pu capire, alle sofferenze della madre, allaccettazione forzata di un padre diviso. Ci furono contrapposizioni durissime, ricorda il padre, quasi implorando con lo sguardo il perdono. Le ricordate?. Tutte, arriva fulminea la risposta di Enrica. E l accade qualcosa, un momento di silenzio in cui il dolore condiviso e finalmente riconosciuto si scioglie in un amore che accoglie. Serena  come se fosse sempre esistita, dice la voce fuori campo di Donata. Ora  lei il tuo sostegno. Anche le vite complicate possono essere vissute con leggerezza: questa in fondo la morale di A Sentimental Journey. Talvolta non ci sono alternative alla vita che ci  data e dunque il suo senso non  altro che viverla, annota Scalfari nei suoi taccuini. Anche la cerimonia degli addii non sfugge alla regola, bisogna viverla fino in fondo, senza drammatizzare. Il mare, lacquaticit, le nuotate nella piscina di Velletri di uno Scalfari sempre pi esile. Quasi ogni immagine nel documentario delle figlie sembra richiamare il commiato con levit, limportante  fare un passo alla volta.

Ora che il viaggio  davvero finito, le ceneri saranno portate nel cimitero di Rosta, un minuscolo borgo vicino a Torino, dove riposa la prima moglie Simonetta insieme a suo padre Giulio De Benedetti. Tutto  stato lasciato scritto. Ci che  rimasto fuori dalle disposizioni, Scalfari lha realizzato senza dirlo negli ultimi cento giorni: bisogna congedarsi lentamente, gradino dopo gradino, abituandoci gli uni con gli altri allassenza. Dalla Calabria al Piemonte, s chiusa una storia lunga un secolo. Ma ne comincia unaltra dentro la memoria, individuale e collettiva, che forse non finir mai.

