Mattarella, Draghi e i suoi lettori. Labbraccio infinito a Scalfari nella camera ardente, di Maria Novella De Luca.

Lomaggio delle istituzioni, ma anche dei colleghi di tutte le generazioni che si sono succedute a Repubblica e soprattutto
dei lettori. Luciana Castellina: "Gli presentai Togliatti". Gualtieri: "Ci mancheranno la sua lucidit e lo sguardo sull'Europa". Francesco, insegnante di Lettere: "I suoi editoriali, la mia guida". Alba: "Mai perso un numero". E in tanti sfilano con in mano il numero dedicato all'addio al fondatore.
 
Un saluto laico e lieve, fatto di abbracci, ricordi, le lacrime s, su tutto, per, la commozione del ritrovarsi. Sar per il rosso garibaldino del maglione che Scalfari indossa nella foto (bellissima) che Enrica e Donata hanno deposto sulla bara del padre. Sar per lo stupore di amici e colleghi che dopo decenni si sono rivisti attorno a quel feretro ornato dalla prima pagina di Repubblica e dal primo numero dellEspresso. Sar perch forse Eugenio avrebbe voluto cos ma ieri, nella sala Protomoteca del Campidoglio, la camera ardente del fondatore di Repubblica  stata un rito senza pianto, un omaggio al grande giornalismo democratico, quasi una riunione del mattino aperta alla citt.

Mi sento come se avessi perso un parente. Gli editoriali di Scalfari sono stati la mia guida, ho il primo numero conservato tra le cose pi care, non potevo non essere qui, dice con gli occhi rossi Francesco Guzzo, siciliano, insegnante di Lettere. Sfilano i lettori, molti hanno sottobraccio la copia dedicata alladdio al fondatore, il titolo Grazie Direttore sbuca da tasche, borse, zaini, Repubblica  stata, anche, una bandiera. Alba Ferretti, 55 anni, architetta, accarezza la bara e cita a memoria le firme: Scalfari, Aspesi, Bocca, Ronchey, Pirani, DAvanzo, Mauro, Molinari, Serra. Io non salto un numero. Soprattutto, mai, il Venerd. Come farei senza di voi?. Bello sentire questo affetto.

Ci sono le autorit, Mattarella, poi Draghi, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, c il direttore di Repubblica Maurizio Molinari, accanto a Enrica e Donata Scalfari, insieme a John Elkann presidente di Gedi, lamministratore delegato Maurizio Scanavino. C Ezio Mauro, mi sembra incredibile non poter pi sentire Eugenio ogni mattina, c Massimo Giannini, direttore della Stampa. Arrivano Enrico Letta, Piero Fassino, Nicola Zingaretti, Laura Boldrini, ci sono Andrea Manzella, Fabrizio Barca, Vincenzo Vita. La sinistra, a volte smarrita, sembra volersi ricontare qui, nellultimo saluto alla pi alta voce critica della sinistra italiana.
Luciana Castellina, 92 anni, ha una sfolgorante camicia verde, abbraccia strette Enrica e Donata, e ricorda di quando presentai Scalfari a Togliatti. Una cena, storica e segreta. Cerano anche Simonetta Scalfari e Nilde Iotti. Era stato Togliatti a chiedermi di presentargli Eugenio, quel giornalista, tra i pochi, che superando la cortina di ferro della societ italiana frequentava anche noi comunisti. Siamo rimasti amici fino allultimo. Una volta gli ho regalato un Corano, per ricordargli che non esisteva soltanto lOccidente. Non credo labbia mai letto. Commosso il saluto di Mattarella, mentre il presidente del Consiglio Mario Draghi si trattiene a lungo con le figlie di Eugenio, davanti al feretro, ricordando lamicizia di suo padre con il fondatore di Repubblica. Attinge alle sue memorie di ragazzo il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Sono cresciuto con Repubblica, devo la mia formazione agli editoriali di Scalfari, mi ha sempre affascinato la sua curiosit per laltro, per chi la pensa in modo diverso, pensate a Papa Francesco. Lascia un vuoto ma anche una grandissima eredit giornalistica e democratica. E poi Repubblica  storicamente anche un giornale romano, come dimenticare Antonio Cederna, le battaglie per i fori? Ci mancher la sua lucidit cartesiana, il suo sguardo sullEuropa.
Tanti i colleghi, Repubblica di ieri, Repubblica di oggi, Piazza Indipendenza, Largo Fochetti, gli strappi, le riconciliazioni. Mino Fuccillo: Sono sorpreso da quanto questa morte mi faccia male, pur avendo lasciato Repubblica cos tanti anni fa. Ci vedevamo ogni mattina e vita privata e vita professionale si intrecciavano. Una volta mi incontr con una faccia triste e mi intim di andare a fare un viaggio e di tornare sereno. Impossibile avere un rapporto freddo. Bruno Manfellotto, a lungo direttore dellEspresso. Quando penso a Scalfari mi viene in mente la definizione che Carlo Caracciolo aveva dato a noi giornalisti dellEspresso: missionari laici che combattono per le cause civili. Eugenio era questo, un combattente per la civilt.
Fa caldo, ma laria  emotivamente leggera. Nulla  solenne. Anzi scherzoso ogni tanto. Grazie a Enrica e Donata che pi volte testimoniano: Pap  stato allegro fino alla fine. Ha avuto una vita straordinaria. In questi mesi in cui lentamente ci ha lasciato, spesso leggevamo delle poesie e facevamo, anche, della gran risate. John Elkann ricorda il suo ultimo incontro con Scalfari: E stato molto bello perch voleva parlare di futuro, aveva un grandissimo ottimismo. Quellottimismo per un paese migliore  il ricordo pi importante che mi ha lasciato.
Andrea Manzella sottolinea il patriottismo costituzionale di Scalfari e le tante cene a Velletri, mentre Pierluigi Battista lemozione del suo libro Mio padre era fascista, recensito da Eugenio. Sapevo che quella storia parlava anche alla sua vita, per me fu un grande onore. Piero Fassino torna con la mente ad unultima cena insieme prima del Covid e alla loro lunga e fraterna amicizia. Antonio Polito, ex vicedirettore di Repubblica: Eugenio non sopportava gli abbandoni. Riteneva impossibile che si potesse lasciare il suo giornale. Quando decisi di andarmene gi non era pi direttore, per mi chiam: Guarda, se vai a fare una cosa come Repubblica fai una scelta inutile. Se  diversa da Repubblica  dannosa. Era cos.Ci mancher. .