IL SASSO NELLO STAGNO 2. LA DEMOCRAZIA PRESA SUL SERIO, di PAOLO FLORES DARCAIS.

La democrazia si sta spegnendo perch non ha proseguito 
storicamente ci che era nella sua logica: sempre pi libert civili e sempre pi eguaglianza sociale. Oggi alla dicotomia sfruttamento/
emancipazione, oppressione e servit volontaria/libert civili,  
stato sostituito il falso dilemma identit/inclusione, che occulta 
e stempera lo scontro. La democrazia presa sul serio  lunica 
possibile soluzione, ma ogni giorno di pi la sua possibilit 
si estingue. Eppure  stata la grande, e mai replicata altrove, 
invenzione e gloria dellOccidente.

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Progresso, sinergie, felicit.

Secondo il dizionario Treccani,  lavanzamento verso gradi o stadi 
superiori, una trasformazione graduale e continua dal bene al meglio, lo sviluppo verso forme pi elevate e pi complesse attraverso lavanzamento della cultura, delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, dellorganizzazione sociale, il raggiungimento delle libert politiche e del benessere economico.
In fondo  il diritto al perseguimento della felicit teorizzato e promesso nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, vergata da Thomas Jefferson e approvata dalla Convenzione di Filadelfia il 4 luglio 1776.

Progresso indica dunque il riconoscimento di dati materiali empiricamente riscontrabili, ma da quasi tre secoli costituisce anche, forse soprattutto, una nozione/promessa. Particolarmente esigente.
Implica in primo luogo che lavanzamento scientifico-tecnologico 
e le trasformazioni socio-politiche cospirino nella stessa direzione, costituiscano una unit e anzi una sinergia, che lavanzamento della scienza produca o almeno favorisca lallargamento di libert ed eguaglianza. E viceversa.
Perch progresso tecnico c sempre stato, fa anzi tuttuno con la 
vicenda di Homo sapiens, ma con variabili temporali gigantesche e 
conseguenze sociali diversissime.
A volo daquila: i chopper taglienti da un solo lato risalgono a 2 
milioni e mezzo di anni fa (Homo abilis), lamigdala tagliente da 
entrambi i lati a 750 mila anni fa (Homo erectus). 120 mila anni fa si svilupa la tecnica Levallois capace di preparare in anticipo (sbozzatura) le forme taglienti preferite, 40 mila anni fa compaiono punte di frecce, zagaglia, armi che uniscono la pietra con osso e legno, 10 mila anni fa le pietre levigate per asce, contemporaneamente allagricoltura stanziale e allallevamento. 
Dagli 8 ai 5 mila anni a.C. inizia lera dei metalli, della ceramica, delle macine di pietra, poi attorno ai 5 mila il rame, ai 32 mila il bronzo e ai 1.200 anni fa il ferro. E fino alla Grecia pre-classica, ruota, carri, aratro in ferro. Dal 500 in poi, et classica, Grecia e Roma, lidraulica, acquedotti, terme, strade, cemento, archi a volte, vetro soffiato, ingranaggi di ogni tipo per macchine belliche e civili
Socialmente le prime orde di cacciatori raccoglitori sono estremamente egualitarie, le divisioni gerarchiche intervengono successivamente e non sempre in parallelo alle tecniche (divisione del lavoro per sessi, per strumenti, per guerra, per propriet terriera, per stratificazione religiosa).
Anche il vituperato Medioevo non fu affatto tecnicamente stagnante: laratro pesante con ruote, la rotazione triennale delle colture, 
il collare da spalle per i cavalli da traino, la diffusione dei mulini ad acqua e a vento. Infine, sul finire del Medioevo, gli occhiali (circa 1280), lorologio meccanico nelle torri, larchitettura gotica. 
Nella navigazione la bussola magnetica, la vela latina e altre tipologie di vela, prodromi per i grandi viaggi oceanici. La stampa a caratteri mobili di Gutenberg segna linizio dellepoca moderna.
Si nota subito come il progresso tecnico sia costante ma la sua 
accelerazione graduale e lenta, anche se costantemente in crescita.

Con la modernit e soprattutto la rivoluzione industriale laccelerazione prende tuttaltro ritmo, sempre pi rapido, fino allaccelerazione esponenziale che stiamo vivendo.
Il progresso nel benessere politico-sociale non si svolge affatto in 
parallelo. Basterebbe un romanzo di Charles Dickens. Laccumulazione delle ricchezze continua ad accentuare il livello di diseguaglianza. Prima della rivoluzione industriale inglese lindice Gini 
(ricostruito) in Europa era globalmente attorno allo 0,54. Alla vigilia della Prima guerra mondiale  dello 0,68. Gli studi di Piketty e di EINITE-Bocconi indicano che sar la Prima guerra mondiale, e non graduali riforme, a innescare un primo crollo della gigantesca diseguaglianza patrimoniale.
Le statistiche sulla speranza di vita e sulla loro distribuzione sociale ci dicono che, se depurate dalla mortalit infantile, il divario delle ricchezze gioca in modo contenuto, e il gradiente sociale per la speranza di vita comincia a essere significativo solo a inizio Novecento e in Inghilterra soprattutto dopo la guerra, negli anni Trenta. Il vissuto  tuttavia diverso e d luogo a movimenti di rivolta contro il progresso tecnico, il luddismo contro lintroduzione delle macchine. 

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Il conflitto tra democrazia e capitalismo.
Sul piano etico politico sociale, libert eguaglianza fratellanza, ancor oggi scolpiti in lettere dorate su tutti gli edifici pubblici francesi, non sono affatto immediatamente univoci nel significato e nelle conseguenze pratico-istituzionali. Anzi. Pi volte entrano in conflitto. Esempio classico: la libert di propriet terriera non  estendibile a tutti, e nemmeno la libert di intrapresa industriale, che implica pochi proprietari e moltissimi proletari. La libert, cos intesa, annienta leguaglianza. E se propizia fratellanza lo fa nella forma di lotta contro tale diseguaglianza.
Per non dar luogo a contraddizione e antinomie i tre valori fondanti della democrazia moderna vanno dunque letti in successione, ciascuno come interpretazione e inveramento del precedente: 
non c libert senza eguaglianza, dunque  leguaglianza che deve 
regolare le libert, rendendole per il possibile universalizzabili.  la fratellanza che deve interpretare leguaglianza, realizzando un 
pathos che radichi nelle coscienze e nel vissuto di ciascuno leguale cittadinanza. Vale anche per il percorso discendente: la fratellanza non pu sostituirsi alleguaglianza e questultima non 
comprimere le libert, come abbiamo visto in tutte le rivoluzioni 
socialiste del Novecento.
I potenziali conflitti tra i valori fondativi della democrazia permangono, senza mai sciogliersi definitivamente in armonica sinergia. 
Un criterio interpretativo tuttavia esiste: luniversalizzabilit. Le libert civili, ad esempio, sono sempre e solo un accrescimento di libert: se posso usufruire delleutanasia non ledo la libert di nessun altro, se vivo una relazione omosessuale non ledo in nessun 
modo la libert di chi  eterosessuale. In tutti i casi analoghi vi  un progresso delle libert, un accrescimento delle stesse per tutti e per ciascuno.
Le libert economiche, lo abbiamo gi accennato, sono invece impossibili da universalizzare. Comportano sempre differenze in termini di privilegi. Diritti astrattamente eguali (chiunque pu giuridicamente diventare Bezos) danno luogo a realt strutturalmente 
diseguali e privilegiate.
La contraddizione radicale si trova del resto gi allorigine delle 
democrazie: la rivoluzione americana proclama il diritto al perseguimento della felicit ma non decide di abrogare la schiavit, che di quel diritto  il boia. E pagher questa contraddizione logica coi campi di sangue della guerra civile.
Torniamo al progresso, come devono intenderlo le democrazie: le 
innovazioni tecnico-scientifiche vanno a beneficio dei molti, dei 
pi molti, di tutti. Il raggiungimento delle libert politiche e del benessere economico, per dirla con la Treccani. Progressivamente (asintoticamente) per tutti. Il che significa sottrarre alle differenze sociali almeno gli ambiti elementari della vita comune. Casa, sanit, scuola, fruibili da tutti, senza di che non vi  dignit di condizioni. 
La fiducia in questo progresso, che chiameremo sinergico, tecnicoscientifico-politico-sociale?etico, ha dato luogo alla convinzione, o ideologia apologetica, che il mercato trascini con s la democrazia, e che la democrazia si radichi nel libero mercato. Che fra mercato e democrazia esista un interesse strutturale reciproco. Niente di tutto ci, purtroppo.
La Cina  lesempio pi grandioso. Dopo la caduta dellUrss ci si 
domandava se sarebbe caduto anche il Partito comunista cinese, 
aprendo la strada al capitalismo, o se si sarebbe mantenuto al potere, radicando ancor pi leconomia burocratica pianificata. E invece abbiamo avuto lipercapitalismo e la dittatura del partito, in staffetta continua di accrescimento. Del resto gi vi era stato il caso di Singapore, con una crescita impensabile in Occidente, propiziata  da un regime autoritario che aveva reso le istituzioni democratiche pura finzione. Potremmo aggiungere gli Emirati, per finire con limpensabile America di Trump, dei suoi fantastilioni e 
della caccia allimmigrato e del golpe antidemocratico permanente 
(che speriamo di vedere fermato alle elezioni di midterm. O sar 
loccasione per intensificarne il potere?).
Ma soprattutto, quale mercato? Il mercato  sempre definito dalle 
leggi che lo ordinano, lo incentivano, lo limitano. Non esiste un 
mercato naturale, originario. La storia dei mercati ha conosciuto le 
leggi pi diverse, i monopoli dei sovrani, i diversi tipi di garanzie contrattuali, i patti leonini, la pirateria 

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Lequilibrio dei poteri.
Ogni episodio storicamente successivo alle due rivoluzioni, 1776, 
1789, smentisce lidea della sinergia tra progresso tecnico e progresso democratico e sociale. Di fronte allespandersi della libert/eguaglianza, con restrizione dello scatenarsi degli spiriti animali del capitalismo/profitto, la repressione  sempre in agguato, la reazione sempre incombente e pronta.
Sia frontalmente (Waterloo?Congresso di Vienna) sia per involuzione interna (Assemblea parlamentare?Impero, due volte!). 
Spesso si contrappone la Rivoluzione americana a quella francese, 
intendendo che la prima si svolge senza landamento dei furori 
rivoluzionari e controrivoluzionari della seconda. Ma gli Stati Uniti sono la democrazia in cui la repressione dei sindacati e dellascesa del potere contrattuale dei lavoratori  stata pi, dura, efficace, feroce. 
In Europa, per fermare il progresso sociale che metteva in discussione la libert/profitto sono stati necessari i fascismi, arrivati puntualmente (in Francia a scoppio ritardato, con la sottomissione di Petain alloccupante nazista, ma cera stata la repressione macellaia della Comune di Parigi, le 10 mila e forse pi vittime della settimana di sangue  21-28 maggio 1871  culminata nelle fucilazioni al Muro dei federati, nel cimitero di Pre-Lachaise, le quasi 50 mila persone arrestate, i 15 processi sommari dei consigli di guerra, 95 condanne a morte e quattromila deportazioni negli inferni della Nuova Caledonia, migliaia di condanne al carcere o ai lavori forzati).
La democrazia cova invece il suo rovesciamento per hybris: il potere popolare, privo di limiti e contrappesi istituzionali, mette capo 
al Terrore. Nelle rivoluzioni socialiste la norma regolarmente 
reiterata  la progressiva restrizione di libert, fino alla dittatura, la cui vocazione  lUno. 
La risposta sar la democrazia costituzionale, i limiti al potere popolare. I primi presidenti statunitensi sentono il rischio in modo 
addirittura angoscioso. Nel 1787, alla vigilia dellapprovazione della Costituzione, George Washington scrive a La Fayette:
La pressione dellopinione pubblica era cos forte che non ho 
potuto resistere alla convocazione di una convenzione degli Stati che dovr stabilire se avremo un Governo rispettabile sotto il 
quale la vita, la libert e la propriet saranno garantite, oppure 
se dovremo sottometterci a un Governo che potrebbe essere 
frutto del caso o del momento, scaturito forse dallanarchia e 
dalla confusione, e dettato forse da qualche ambizioso demagogo che non si preoccupa tanto degli interessi del suo paese 
quanto dei propri interessi personali.
James Madison, quarto presidente e difensore della separazione 
dei poteri, scriveva, nello spirito di Montesquieu, che la rivoluzione non si era battuta per un dispotismo elettivo, ma per un governo nel quale i diversi poteri fossero distribuiti ed equilibrati tra le varie istituzioni dello Stato, di modo che nessuno possa uscire dai limiti stabiliti senza essere effettivamente controllato e frenato dagli altri, ed esclamava che laccumulazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario nelle stesse mani costituisce la definizione stessa della tirannia.
Thomas Jefferson, terzo presidente, sosteneva che se si dovesse 
scegliere tra un governo senza giornali o dei giornali senza governo non avrebbe esistato a preferire la seconda ipotesi, e George 
Washington: Se la libert despressione venisse a sparire, saremmo ridotti al silenzio e condotti come pecore al mattatoio. Lo spirito di resistenza contro il governo  in certe occasioni di tale valore che spero verr sempre mantenuto vivo. Spesso sar esercitato 
in modo sbagliato, ma meglio cos piuttosto che non venga esercitato affatto. Mi piace una piccola insurrezione ogni tanto,  come 
una tempesta per latmosfera.
Ma forse  ancora meglio questa (lettera a William Smith 13 novembre 1787): Dio non voglia che si debba mai restare ventanni 
senza una rivolta [] quale paese pu mantenere le sue libert se i 
governanti non vengono avvertiti di tanto in tanto che il loro popolo conserva lo spirito di resistenza?.


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Solo nellOccidente ci si pu salvare.

La libert economica dei liberisti, libert sfrenata e capitalismo 
selvaggio, porta alla dittatura per proteggere il capitale dalle conquiste sociali (anche qui sistematicamente). Magari affidandole paternalisticamente alla dittatura stessa, dopo averle represse con 
violenza presso i lavoratori autorganizzati. Il nazismo vuole unautovettura per il popolo, non solo per gli abbienti, e propizia la Volkswagen, il fascismo italiano inventa le colonie di vacanza e 
altre forme di welfare/indottrinamento.
La reazione contro il progresso politico-sociale dei lavoratori e di 
altri strati non privilegiati intende privarli di ogni potere autonomo ma non mira al loro impoverimento, alla loro umiliazione materiale. 
Oggi viviamo invece una stagione inedita e assolutamente imprevista. Di una esplosione tecnica non pi lineare ma esponenziale. 
Lequivalente di una rivoluzione industriale si realizza pi volte 
nel corso della vita di una persona, e nulla  prevedibile sullaccelerazione dellaccelerazione del fenomeno. In questo quadro le forze e le teorie reazionarie avanzano apertamente lobiettivo di 
societ che siano insieme tecnodittature sul piano politico e societ di iperpolarizzazione delle ricchezze: da una parte ristretti gruppi di megamilionari, dallaltra masse impoverite in competizione fra loro per non precipitare nella povert vera e propria (comunque destino dei ceti pi emarginati, degli ultimi immigrati eccetera). Fino agli estremi, diffusi, della schiavit di fatto. 
Pi che un assaggio si  manifestato in Brasile anni fa, anzi decenni fa, con i quartieri ricchi fortificati attorniati da favelas senza beni, senza libert, senza leggi, solo povert e dittatura di gang. 
Questa urbanistica turpe e raccapricciante non fa pi notizia. 
Alcuni elementi sono gi oggi presenti, dovremmo dire sotto i nostri 
occhi, se non fosse che attraverso lassuefazione quotidiana ambientale riusciamo a rimuoverli. Quanto dista dallo schiavismo la raccolta dei pomodori in certi luoghi (sempre pi numerosi)? O la logistica di Amazon con i suoi addetti misurati e spremuti peggio che in Metropolis di Lang? O i driver delle consegne a domicilio?
Riguardo alla crisi della democrazia circolano ampiamente, soprattutto nella societ civile di sinistra e nei suoi intellettuali, tesi assolutamente infondate, e tuttavia egemoniche.
La prima, e pi onnicomprensiva, recita che: il progresso sta distruggendo se stesso. La dismisura esponenziale del progresso, ormai in preda allintelligenza artificiale, e lo sfruttamento naturale non pi controllabile e che mette a repentaglio non solo materiali ormai imprescindibili come le terre rare, ma la stessa acqua (per il cui controllo si prevedono vere e proprie guerre), avvicinano la catastrofe, la fine stessa di Homo sapiens.
Nulla pu escludere un tale esito, ovviamente, del resto continua a 
sussistere il rischio dellarmageddon nucleare, visto il numero di 
testate e la fragilit psichica di chi pu premere il bottone. E tuttavia nessun automatismo impone che forme di potere virtuose e 
scelte conseguenti non possano indirizzare in direzione costruttiva 
questo gigantesco armamentario di risorse. Rifiutarne perfino lipotesi significa rinunciare a ricercare le soluzioni politiche necessarie per sventare la catastrofe, arrendersi alle spinte e alle involuzioni in atto come a un destino ineluttabile. Inutile ogni discorso, allora, ogni ricerca, ogni azione. Se sto scrivendo, se qualcuno legger, se qualcuno agir, evidentemente  perch rifiuta che si tratti di un futuro gi scritto. 
Una sottocategoria recita invece che: lOccidente sta distruggendo 
se stesso. Ma lOccidente non esiste e insieme lOccidente  il nostro universo inaggirabile. LOccidente  infatti costitutivamente il mondo del conflitto, non di una societ omogenea. Costituisce anzi il progressivo uscire dalla storia di societ omogenee che ha 
sempre caratterizzato Homo sapiens. Le bande di cacciatori-raccoglitori (raramente oltre i cento individui) hanno le loro norme, vissute come immemoriali, e tutte le societ successive avranno norme e gerarchie diversissime ma sempre vissute da tutti i loro membri come irrefutabili, venute dallAlto o dallAltro, da un passato mitico o da una volont divina, entrambi incontestabili. 
Solo lOccidente, che grosso modo fa corpo unico con la modernit, 
si costituisce, progressivamente ma inderogabilmente, come autonomo: societ che sono costrette a darsi da s la propria legge, a vivere langoscioso entusiasmo della libera fondazione delle proprie 
norme. Che, non venendo pi dallAlto o dallAltro, sono affidate 
alla volont di tutti, dunque allo scontro di valori e interessi. Ecco perch non possiamo sottrarci allOccidente, unica regione storico-geografica dove questo miracolo chiamato democrazia ha potuto avere pi o meno stentate ma reali fioriture:  dentro il coacervo di conflitti che lOccidente e la sua storia  che dobbiamo scegliere. 
LOccidente  sempre un Occidente contro altri Occidenti. LOccidente  la prima societ che non ha una sua struttura, se non il conflitto che la anima. Nelle altre epoche le rivolte degli schiavi non avevano come obiettivo labolizione della schiavit, e cos ogni jaquerie; nellOccidente ogni rivoluzione vuole cambiare tutte le strutture, ogni controrivoluzione anche.

Quale Occidente, dunque? Quello di Voltaire o dellInfame? Quello di Jefferson o del re dInghilterra? Quello dei sanculotti o dei 
vandeani? Quello di Napoleone a Jena, di Kutuzov a Borodino o di 
Wellington a Waterloo? Quello della Comune di Parigi o dei suoi 
macellai (i cui nomi segnano la topografia attorno alla torre Eiffel)? 
La Napoli di Eleonora Pimentel Fonseca o i sanfedisti del cardinal 
Ruffo che ne schiacciarono la rivoluzione? Mazzini e Garibaldi o 
Josef Radetzky von Radetz? La Francia di Petain o quella di de 
Gaulle e Moulin, Bloch, Camus?
E la sinistra?
Del Primo Occidente, dei Lumi, delle rivoluzioni democratiche, la 
sinistra  anima e baluardo. Ne incarna i valori, ne assume la difesa, ogni volta che lOccidente degli oscurantismi e delle oppressioni si fa avanti (spessissimamente vincendo, ahim). Ma la sinistra non  mai una sinistra ma pi sinistre, in conflitto fra loro. E con il leninismo diventa incompatibile con ogni altra sinistra e con la democrazia. Il socialismo viene tradito a Kronstadt nel 1921 quando Lenin e Trockij reprimono la rivolta di marinai e operai che chiedono tutto il potere ai soviet, la stessa promessa con cui Lenin e Trockij avevano trionfato nellOttobre. 
Inutile dire che il capitalismo non sta distruggendo se stesso, anzi 
 sempre pi potente, sfrenato, monopolistico. Mentre la democrazia si sta spegnendo, sta facendo harakiri, perch non ha proseguito storicamente quello che era nella sua logica: sempre pi libert civili e sempre pi eguaglianza sociale. Perch non ha avuto 
una sinistra allaltezza delle sue promesse.
Oggi allo scontro sfruttamento/emancipazione, oppressione e servit volontaria/libert civili,  stato sostituito il falso dilemma identit/inclusione, che occulta e stempera lo scontro (sarebbe inclusione inserire la sharia nella Common Law come proposto da un 
arcivescovo di Canterbury?) e la d vinta allidentit.
Lunica soluzione radicale  la realizzazione delle promesse egualitarie e libertarie della democrazia, il tendere asintotico, ma costante a tale ideale (altrove credo di aver dimostrato che il presupposto per la democrazia minima  una testa un voto   il quasicomunismo). 
Ma questa prospettiva si sbriciola sempre pi nellutopico, perch 
non si riescono pi a individuare realt tecnico-sociali (come fu la 
grande fabbrica) che uniscano masse popolari interessate a tale 
esito. Le forme di sfruttamento vivono uno stato di frammentazione fino alla polverizzazione, spingendo alla concorrenza tra sfruttati anzich alla loro unione per lemancipazione. Di pi: strutturalmente, dentro ciascuno di noi, il consumatore si scontra con il produttore, e tanto pi quanto si  poveri: se nei campi e nella logistica non ci fosse schiavismo, il non ricco accetterebbe di pagare i pomodori il doppio e le scarpe comprate su Amazon il triplo?
Inoltre non esiste pi una spinta, presso chi si sente di sinistra, 
per la carriera politica. La selezione avviene allinverso, solo chi  senza arte n parte, e non ha avuto successo nelle professioni, si 
getta in politica, rarissime le eccezioni, di durata effimera, dunque la qualit della classe politica e di quanti dovrebbero guidare la sinistra tracolla, ormai esponenzialmente. Non c bisogno di esempi.
Aggiungiamo la circostanza per cui i sondaggi hanno superato in 
importanza le elezioni, poich costituiscono una consultazione 
permanente e perch spingono i politici (sempre pi mediocri e 
motivati solo dal mantenimento della cadrega) a adeguarsi alle loro 
indicazioni, e quella ancora pi devastante per cui la corruzione e 
la mafia hanno colonizzato larghissimamente larena politica e il 
potere reale di decisione. Per finire (ma solo per mancanza di spazio): anche nella magistratura si fa strada in modo sempre pi prepotente lo spirito di establishment, anzich la vocazione a essere, come dovrebbe, il potere dei senza potere.
Last but not least  tuttaltro!  sta scomparendo la possibilit, per lelettore comune, di distinguere la verit dalla menzogna. Trump nel suo primo mandato ha battezzato questultima il diversamente vero, e lincredibile abracadabra  riuscito. Oggi chi insiste nel pretendere la verit, nel penalizzare la menzogna, viene sempre pi spesso guardato come un relitto novecentesco. Ma senza verit, per il cittadino viene meno la possibilit di scegliere. Su quale base decido chi debba rappresentarmi se non posso pi sapere 
cosa davvero ha fatto, e quale e quanto in lui  lo scarto tra il dire e il fare, il promettere elettorale e lazione legislativa o esecutiva? 
(Hannah Arendt sul rapporto tra verit, potere, politica, ha scritto 
pagine memorabili, oggi sprezzate come desuete, e invece pi che 
attualissime: irrinunciabili).

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Lapatia non  un destino.
Non se ne esce. Ci si pu salvare solo se a prendere la guida in 
Occidente  di nuovo il progresso degli universalismi. Ma abbiamo 
visto che non se ne trova pi il referente materiale, sociale. Ciascuno di noi  un patchwork di interessi, aspirazioni, valori, che la politica, monopolio dei carrieristi, dovrebbe unificare ma pu solo frammentare e tradire nella morta gora degli egoismi, della legge del pi forte/furbo. Universalismi e carrierismo sono olio e acqua. 
Il carrierista non pu rappresentare altri, solo usarli.
La democrazia presa sul serio  lunica possibile soluzione, ma sfuma ogni giorno di pi, la sua possibilit si estingue. Eppure  stata la grande, e mai replicata altrove, invenzione e gloria dellOccidente. NellOccidente ha quasi sempre prevalso il lato oscuro dellOccidente, che per non ha mai potuto spegnere definitivamente lOccidente dei lumi e dei valori democratici.
Cosa pu motivare, oggi, una ripresa di azione che sia un contro, 
che valga al tempo stesso, come altra faccia della medaglia, come 
nostro per (la democrazia presa sul serio, il crescere e radicarsi 
delle libert civili intrecciato al tendere asintotico verso leguaglianza sociale quasi-comunista)? Lostilit, forse crescente, sperabilmente crescente, verso lIA e i suoi padroni monopolisti? Un 
soprassalto di ecologismo di massa di fronte a estati sempre meno 
vivibili con fuochi che distruggono regioni e ad autunni e inverni 
di inondazioni e frane?
Oggi tutti i dati che abbiamo parlano di tramonto delle democrazie, ma anche di angoscia e rifiuto di questo tramonto. A parte 
qualche caso isolato di intellettuale che sembra amare il regime 
cinese pi della democrazia occidentale (stile Carlo Rovelli), lestinguersi della democrazia viene vissuto come un dramma, di 
fronte al quale ci si sente impotenti, ma al quale ci si vorrebbe 
sottrarre, un baratro dal quale essere salvati. Limpotenza, per, 
non  mai totale. A ciascuno di noi  dato qualche granello, qualche coriandolo di azione con cui influire sul futuro del mondo. 
Lapatia  una scelta, non un destino.
Sappiamo che nella storia futura  sempre apparecchiato linedito, 
che costantemente accade ci che non era stato previsto e talvolta 
era stato giudicato impossibile. Questa  dunque la sola speranza 
razionale.