IL FUTURO SENZA PROGRESSO DEL TECNOFASCISMO, di VITO SACCOMANDI.

Il pensiero di destra non possiede un concetto proprio di progresso. 
Non perch rifiuti di strutturare una visione del futuro, ma perch 
la sua temporalit profonda non  quella dellemancipazione 
bens quella della rigenerazione: il futuro come rinascita di ci che decade, non come liberazione da ci che opprime. Dentro questa 
struttura, ogni volta che la destra adotta il lessico del progresso 
compie in realt una sostituzione concettuale: allidea di progresso, che ha un soggetto universale e una direzione normativa, subentra lo sviluppo, cio la crescita di una potenza senza soggetto e senza fine che non sia il proprio stesso incremento.

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Nellottobre del 2023 Marc Andreessen, fondatore di Andreessen 
Horowitz, uno dei pi potenti fondi di venture capital del pianeta, 
pubblica un breve pamphlet dal titolo The Techno-Optimist Manifesto. Il genere  dichiarato fin dal titolo  un manifesto  con 
tutto ci che la forma comporta: linvettiva, la lista dei nemici, 
lannuncio di unumanit nuova. Limpianto teorico  un assemblaggio di citazioni dai classici del pensiero neoliberale, Hayek e 
Sowell su tutti, riletti tramite la lente dellaccelerazionismo. Da 
Sowell, Andreessen riprende la nozione di constrained vision, visione vincolata. Nel lessico di Sowell  il concetto decisivo
di tutta lantropologia scettica alla base del pensiero conservatore da Burke ad Hayek: poich la natura umana  immutabile, e poich 
la conoscenza necessaria a governare una societ non  mai concentrabile in una mente o in un piano, ogni progetto di trasformazione deliberata dellordine sociale  di cui il progetto politico comunista  lesempio massimo   destinato a produrre disastri. 
Questo pessimismo  ci che Andreessen pone come fondamento 
della sua aperta polemica antiutopistica. Tuttavia opera una torsione, ed  questa torsione la chiave dellintero documento: i vincoli che per Sowell delimitano ogni agire umano valgono, nel 
manifesto, per la sola politica. L dove nessuna emancipazione 
sociale  progettabile senza esiti catastrofici, la crescita tecnologica pu e deve procedere senza limiti. Il testo procede e culmina in una lista di santi patroni del tecnottimismo. Accanto a Nietzsche, a von Mises, al teorico dellaccelerazionismo Nick Land, compare il poeta futurista italiano Filippo Tommaso Marinetti (presente alla fondazione dei Fasci di combattimento nel 1919 e, dopo la rottura e il riavvicinamento degli anni Venti, consacrato dal regime fascista con la nomina allAccademia dItalia nel 1929). Il richiamo al fondatore del futurismo  il sintomo di una tensione che riemerge ciclicamente nel rapporto tra la destra radicale e il problema del futuro. Oggi quella tensione ha assunto una forma politicamente concreta nel sostegno, materiale e ideologico, che i 
signori tecnoautoritari della Silicon Valley  Elon Musk, Peter 
Thiel, Alex Karp, lo stesso Andreessen  hanno offerto allautoritarismo di Donald Trump, e che si estende, allargando lo sguardo, allinsieme delle forze reazionarie in Europa e oltre. 
Questo articolo intende indagare il rapporto che il pensiero della 
galassia pulviscolare delle destre intrattiene con la temporalit e 
con il concetto di progresso. La tesi che vogliamo sostenere  che 
il pensiero di destra non possieda un concetto proprio di progresso. Non perch rifiuti di strutturare una visione del futuro  al contrario: da Marinetti a Thiel, la destra radicale ha spesso parlato il linguaggio dellavvenire  ma perch la sua temporalit profonda non  quella dellemancipazione bens quella della rigenerazione: il futuro come rinascita di ci che decade, non come liberazione da ci che opprime. Dentro questa struttura, ogni volta che la destra adotta il lessico del progresso compie in realt una sostituzione concettuale: allidea di progresso, che ha un soggetto universale e una direzione normativa, subentra lo sviluppo, cio la crescita di una potenza senza soggetto e senza fine che non sia il proprio stesso incremento. Seguire questa sostituzione, dal futurismo al modernismo reazionario fino alla Silicon Valley, significa capire che cosa sia davvero lideologia del crescente tecnofascismo.

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Il concetto di progresso.
Per riconoscere una sostituzione occorre sapere che cosa viene 
sostituito. A che cosa ci riferiamo quando parliamo di progresso? 
Il concetto di progresso  una delle parole decisive del lessico 
politico della modernit. Il suo stesso sorgere presuppone lidea 
di storia  anchessa un prodotto moderno  e si determina in relazione a una concezione del tempo che ha cessato di essere ciclica: perch si possa progredire, occorre che il tempo abbia una 
direzione e che lazione umana vi si iscriva come movimento cumulativo, non come eterno ritorno. Non  un caso che il progresso si dica anzitutto nello spazio prima che nel tempo. Letimologia 
tedesca lo mostra chiaramente: Fortschritt, come portato della 
valenza originaria dellincedere (Schreiten), ha innanzitutto una 
componente fisica e spaziale. Progredire  un camminare in 
avanti; la metafora spaziale precede e struttura la concettualizzazione temporale. Si potrebbe anzi rovesciare lordine consueto delle derivazioni. Non  la coscienza storica moderna a generare, come suo corollario, lidea di progresso;  piuttosto dentro la possibilit stessa del progresso  dentro lapertura di un tempo orientato, in cui il futuro non  ripetizione del passato  che si dischiude lo spazio per una concezione della storia come processo dotato di senso, e dunque per la nascita della storia come disciplina scientifica autonoma. Prima che oggetto di riflessione storiografica, il progresso  la condizione trascendentale di quella riflessione: 
solo un tempo che avanza pu essere raccontato come storia e 
non semplicemente registrato come cronaca. Ma la direzione del 
tempo, da sola, non basta a fare il progresso. Anche una valanga 
ha una direzione; anche una crescita esponenziale  irreversibile. 
Ci che let dei Lumi ha costruito, e che  stata ricostruita con 
precisione filologica da Reinhart Koselleck,  qualcosa di pi: la 
trasformazione dei tanti progressi  plurali, settoriali, misurabili 
nei singoli campi delle arti e delle scienze  nel Progresso al singolare, quello che Koselleck chiama un singolare collettivo (Kollektivsingular). Non pi il progresso della meccanica o della medicina, ma il progresso in quanto tale, il progresso dellumanit. 
Loperazione  tuttaltro che una semplificazione linguistica. Nel 
momento in cui il progresso diventa uno, esso acquista ci che i 
progressi plurali non avevano n potevano avere: un soggetto e 
una norma.
Il soggetto, anzitutto. Perch si possa parlare di Progresso al singolare occorre che vi sia qualcuno che progredisce, e questo qualcuno non pu essere una nazione, una classe, unindustria: 
devessere lumanit come tale.  il gesto di Condorcet, che nellAbbozzo  vergato, non va dimenticato, da un proscritto in attesa della ghigliottina  proietta la perfettibilit indefinita delluomo su un genere umano concepito come un unico soggetto storico, di cui i popoli sono momenti e non frammenti. Ed , con maggiore rigore concettuale, lo stesso gesto di Kant: lidea di una storia universale in prospettiva cosmopolitica assume lumanit come il solo soggetto alla cui scala le disposizioni razionali possono svilupparsi compiutamente, perch il singolo muore e la specie resta. Ma in Kant emerge con chiarezza anche il secondo elemento, la norma. 
Il progresso che conta non  laccumulo dei mezzi  che Kant 
chiama incivilimento, Zivilisierung, e che pu benissimo accompagnarsi alla barbarie morale  bens il progresso giuridico e morale: luscita delluomo dallo stato di minorit, la costruzione di un ordine in cui la libert di ciascuno coesiste con quella di tutti. Il progresso, nella sua determinazione illuministica compiuta,  dunque un concetto a doppia condizione: universalit del soggetto, normativit della direzione. Si progredisce solo se a progredire  lumanit intera, e solo se ci verso cui si avanza  pi libert, non semplicemente pi potenza.

Da questa doppia condizione discende un corollario decisivo per 
il nostro argomento: il progresso  un concetto critico. Chi lo possiede pu sempre chiedere, di fronte a qualunque crescita: crescita di chi? Crescita verso che cosa? Ed  proprio in forza di questa valenza critica che il concetto, decostruito e ristrutturato per settantanni dalla riflessione filosofica e politica, ne  sempre uscito conservando il proprio nucleo. Esemplificativo in questo senso  il pi recente tentativo di Rahel Jaeggi, che propone di deflazionare il concetto di progresso, non pi il Progresso della storia, marcia teleologica verso un fine gi dato, ma progressi nella storia: processi di apprendimento sociale, aperti e fallibili, in cui una forma di vita si mostra capace di risolvere i problemi che essa stessa ha generato. Ed  precisamente questa capacit di interrogare la crescita che il pensiero della destra non pu permettersi. 
Furio Jesi ha descritto la cultura di destra come una cultura fatta 
di idee senza parole: formule, luoghi comuni, evocazioni che 
circolano e comandano senza mai doversi articolare in concetti, 
perch la loro forza sta nellessere mito artificiale, non argomentazione razionale. Unarchitettura concettuale di questo tipo non pu elaborare criteri normativi, che esigono discussione e giustificazione; e non pu universalizzare il proprio soggetto, perch i soggetti che il mito le offre  la nazione, la razza, la civilt  non sono universali mancati ma anti-universali riusciti. Privata del soggetto e della norma, alla destra resta del progresso soltanto il movimento. Resta, cio, lo sviluppo.

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La temporalit nel pensiero di destra.
Rivolta contro il mondo moderno: il titolo dellopera pi celebre di 
Julius Evola condensa in forma di slogan quello che appare come 
il rapporto costitutivamente conflittuale tra le destre radicali e la modernit.  un conflitto che si radica anzitutto in un diverso 
regime di temporalit. L dove la modernit si pensa attraverso le 
categorie del progresso e dellemancipazione, il pensiero della 
destra ha opposto storicamente due controtempi. C, anzitutto, la 
temporalit reattiva, la pi elementare e forse la pi diffusa: 
quella della controrivoluzione, che vive sempre di rimessa. Il suo orizzonte non  la costruzione di un ordine nuovo ma la neutralizzazione delle conquiste altrui; il suo futuro  il disfacimento di unemancipazione gi avvenuta.  una politica che non determina il tempo ma lo rincorre, e che assume ogni avanzamento dellavversario come prova della catastrofe da arrestare. C poi la temporalit regressiva del tradizionalismo, lunico caso in cui la destra dispone di una compiuta filosofia della storia, solo che  una filosofia della caduta. In Ren Gunon come in Evola la storia non  il luogo di un possibile avanzamento ma il progressivo allontanamento da unorigine perfetta: dallet delloro al Kali Yuga (lultima e pi oscura delle quattro et che compongono il ciclo cosmico nella tradizione induista, e per pensatori come Gunon ed Evola la cifra stessa della modernit), dalla pienezza originaria alla dissoluzione moderna. Ne risulta unescatologia rovesciata: non si attende il compimento della storia bens il collasso dellepoca presente, affinch il ciclo possa ricominciare.
Eppure n la reazione n la regressione bastano a comprendere i 
fascismi storici, e tanto meno le loro riattualizzazioni presenti. Lerrore sta nel leggerli come un semplice rifiuto del mondo moderno, quando loperazione decisiva fu lopposto: rispondere alla modernit facendosene vettori per plasmarla in maniera alternativa.  la tesi che Jeffrey Herf ha consegnato alla formula del modernismo 
reazionario: nella Germania di Weimar, lo sforzo dei pensatori della destra fu precisamente quello di riconciliare lirrazionalismo nazionalista con la tecnica moderna. Il gesto fu anzitutto lessicale. La cultura tedesca aveva ereditato la contrapposizione tra la Kultur  anima, comunit, interiorit  e la Zivilisation mercantile e occidentale, e la tecnica apparteneva di diritto alla seconda. I modernisti reazionari  Spengler, Jnger, Schmitt, Freyer  la trasferirono di campo: la macchina cess di essere figlia dellIlluminismo e divenne espressione dellanima faustiana, volont di potenza fatta acciaio. Si poteva cos adorare il motore e odiare il 1789. Che questa alleanza con la tecnica passasse per il culto della velocit e lossessione per la guerra lo mostra, con evidenza ancora maggiore, il fascismo italiano nel suo rapporto con il futurismo. Ed  la tecnicizzazione del mito a produrre quella che  stata chiamata limmobilit vertiginosa del tempo fascista: accelerare il tempo fino a fermarlo. 
Distruggere il passato recente  la decadenza liberale, il secolo 
corrosivo del parlamento e del mercato  per far riaffiorare unentit eterna, la nazione, la razza, la Roma immortale, e con essa entrare in un tempo che non scorre pi. Il primo manifesto futurista lo aveva dichiarato esplicitamente: Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo gi nellassoluto, poich abbiamo gi creata leterna velocit onnipresente. Rivoluzione ed eternit non si contraddicono: la rivoluzione  il mezzo, leternit il fine. Un secolo dopo, il nuovo autoritarismo immaginato da ingegneri e programmatori sarebbe ripartito proprio da questa duplicit.

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Lo sviluppismo della Silicon Valley.
Dai treni, dai binari e dalla velocit smodata raccontati da Marinetti siamo passati ai circuiti di silicio dei server e alle fantasie di colonizzazione di pianeti lontani coltivate da programmatori e ingegneri del software. Ma il fascismo di silicio non  una semplice metamorfosi dellimmaginario:  una convergenza strutturale. Il sostegno che i signori della Silicon Valley hanno offerto a Trump e alla destra autoritaria globale non nasce da una conversione ideologica, bens da una coincidenza di interessi e di regimi di propriet. Uneconomia di piattaforme monopolistiche, che vive di rendita sui dati, di appalti militari e di capitale concentrato in poche mani come mai nella storia industriale, non ha alcun interesse oggettivo alla sovranit democratica e ne ha uno vitale, invece, nellesecutivo forte, nella deregolamentazione, nello Stato ridotto a committente e a garante armato. Palantir vende al Pentagono, SpaceX  infrastruttura strategica, e chi possiede linfrastruttura preferisce trattare con un sovrano piuttosto che con un parlamento. Il fascismo che si va formando  tecnofascismo non per accidente ma per costituzione: la coincidenza di potere tecnologico e progetto autoritario  la sua base materiale, prima ancora che la sua ideologia. Dentro questa saldatura, lorizzonte sviluppista che il pensiero fascista si porta dentro fin dalle sue origini subisce la sua torsione pi estrema, e fornisce argomenti nuovi allerosione dei diritti e allo sfruttamento di risorse, persone e territori.
Cos, nel 2007, Curtis Yarvin, un programmatore della Bay Area, 
pubblica un breve testo intitolato Formalist Manifesto, in cui dichiara di aver inventato una nuova ideologia: il formalismo. Per Yarvin il formalismo  una ideologia vicina al mondo libertario che si sviluppa a partire da un nucleo concettuale molto semplice: Lidea di base del formalismo  che il problema principale nelle vicende umane sia la violenza. Lobiettivo  progettare un modo per gli esseri umani di interagire, su un pianeta di dimensioni straordinariamente limitate, senza ricorrere alla violenza. Dunque trattare i problemi sociali, come quello della violenza umana come problemi di ingegneria sociale, non di morale: lo Stato  una corporation mal gestita, i cittadini i suoi servi, e la soluzione  formalizzare la propriet del potere: azzerare la politica democratica e affidare il governo a un amministratore delegato con poteri assoluti, incrocio tra un presidente a termine e un monarca ereditario. Yarvin lo chiama neocameralismo; il suo bersaglio polemico  la Cattedrale, il complesso di universit e media mainstream che a suo dire governa le menti delle persone come una setta. Il rovesciamento di questo regime Yarvin lo definisce reset: una sorta di reinstallazione del sistema operativo. Lo slittamento semantico dallidea di rivoluzione a quella di reset  tuttaltro che un dettaglio lessicale. Anzi ci segnala una diversa concezione della politica. La rivoluzione presuppone infatti un soggetto che si emancipa, un conflitto che si organizza e un principio di legittimit in nome del quale lordine esistente viene contestato. Il reset, al contrario, non implica n soggetti n rivendicazioni normative:  un intervento tecnico su un sistema malfunzionante. La politica viene cos assimilata al funzionamento di una macchina, mentre il governo degli uomini si trasforma nellamministrazione di un dispositivo da riparare o sostituire. In questa metafora si condensa limmaginario antipolitico di Yarvin: il conflitto 
 ricodificato come guasto, la decisione come manutenzione, il 
cambiamento come aggiornamento tecnico.
Ci che in Yarvin  pamphlettistica da blog matura in una forma 
molto pi strutturata nel pensiero di Nick Land, filosofo britannico che negli anni Novanta dirige a Warwick la leggendaria Cybernetic Culture Research Unit, il laboratorio in cui venne formalizzato il pensiero accelerazionista. Nel 2012, nel saggio Lilluminismo 
oscuro, Land ha dato alla scissione tra emancipazione e sviluppo 
tecnologico la sua formula compiuta. La tesi  semplice: la modernit va spogliata del suo nucleo normativo  luniversalismo, leguaglianza, la democrazia  e ridotta al suo motore, laccelerazione tecnocapitalista. Ma in Land la riduzione ha un fondamento ontologico che nessun modernista reazionario aveva osato. Il capitale non  un modo di produzione:  una dinamica cosmica, una 
potenza impersonale che consuma vita e intelligenza biologica per 
generare un nuovo piano di intelligenza che dellumano pu fare 
a meno. Lumanit  materiale di passaggio; limmaginazione utopica, un difetto della specie; e il postcapitalismo non significa 
nulla, se non larresto del motore del cambiamento. Dove Jnger 
dava ancora alla macchina un soggetto  la nazione, la forma 
delloperaio  Land toglie anche quello: lo sviluppo non  pi 
nemmeno sviluppo di qualcuno. La sostituzione non  compiuta: 
 divinizzata. E la divinizzazione ha ormai la sua liturgia di massa 
nel movimento che si firma e/acc, accelerazionismo efficace, per il 
quale il metro ultimo del bene  lincremento dellenergia utilizzabile nelluniverso.
Yarvin e Land quasi riprendono la forma della critica postcoloniale della modernit e la rovesciano: la promessa moderna di eguaglianza e democrazia non  stata compromessa dalla schiavit, dal colonialismo, dal capitale; la promessa  essa stessa il compromesso, lostacolo che impedisce al capitalismo di fiorire. Non si dica pi che il progresso ha tradito;  il progresso il tradimento. Per questi pensatori fascisti e neoreazionari la caduta  il concetto di progressismo stesso e la strada da intraprendere per invertire questa decadenza per Land  quella dellliperrazzismo, un programma eugenetico di accoppiamento selettivo che acceleri llite geneticamente autofiltrante verso la neospeciazione: eugenetica tardovittoriana riscritta in gergo cibernetico. David Golumbia, che a questa galassia ha dedicato un importante studio, ne trae la conclusione che si impone: qui il fascismo arriva al proprio punto di compimento, abbracciando apertamente la distruzione come dato di natura. La convergenza con la destra autoritaria non  una deriva:  la destinazione dichiarata, e lintero programma sta in una frase che Peter Thiel ha pronunciato in prima persona: tornare indietro, a un passato che era futuristico.
Dentro questa costellazione Thiel sembra a prima vista un corpo 
estraneo. Il fondatore di PayPal e Palantir non celebra laccelerazione: la rimpiange. La sua tesi pi nota  che lo sviluppo tecnologico si sia fermato, e che dagli anni Settanta lOccidente viva una grande stagnazione mascherata dai progressi del solo digitale. Ma si guardi di che cosa lamenta la mancanza: di potenza, mai di emancipazione. E quando, nel 2009, scrive di non credere pi che libert e democrazia siano compatibili  la frase che Yarvin e Land citeranno entrambi come unautorizzazione  Thiel trae solo la conseguenza della caduta del soggetto universale: se non esiste unumanit che progredisce, non c pi lordine in cui la libert di ciascuno coesiste con quella di tutti; resta la libert del fondatore, sovrana ed esclusiva. Sotto corre una temporalit che non  nemmeno quella dellaccelerazione. Lettore di Girard e di Schmitt, Thiel pensa il presente nelle categorie del katechon e dellAnticristo: la forza che trattiene la fine, la fine che preme. Non progresso, non velocit: escatologia. Attesa, non avanzamento. Il caso Thiel conferma cos la regola dellintera costellazione: si pu essere pessimisti sullo sviluppo e restarvi interamente dentro, perch il criterio resta la potenza anche quando se ne constata la scarsit.
La parabola che abbiamo seguito giunge qui al suo punto di massima chiarezza. Il pensiero palingenetico fascista non  privo di un 
rapporto con il futuro; ne coltiva anzi uno intenso, ma lo declina 
interamente nel concetto di sviluppo. Ed  una scelta obbligata, lo 
sviluppo, in quanto figura di una crescita senza soggetto e senza 
norma,  lunica idea di avvenire che possa abitare una temporalit ciclica e rigenerativa come quella fascista. Il reset di Yarvin  
una figura palingenetica: il sistema non viene riformato bens 
reinstallato, affinch rinasca puro. La neospeciazione di Land  
palingenesi biologica: la rinascita trasferita dal popolo al genoma. 
Il katechon di Thiel  la medesima struttura osservata dal lato 
dellattesa: un presente in decadenza, una fine che preme, una 
rinascita che non passa per lemancipazione di nessuno. Il tecnofascismo, dunque, non  semplice reazione n semplice accelerazione:  sviluppismo palingenetico, crescita illimitata della potenza messa al servizio delleterno ritorno di unorigine, dentro il quale per il progresso non pu esservi spazio alcuno.



