SENZA FUTURO NON C DEMOCRAZIA, di JONATHAN WHITE.

Immaginare il futuro ha effetti diretti e immediati anche sul 
presente perch le convinzioni sul mondo di domani plasmano gli 
atteggiamenti, le esperienze e le priorit di oggi. In unepoca di 
scetticismo, di nostalgie reazionarie e di sguardo miope, le visioni 
lungimiranti fondate su valori e princpi, anzich su misurazioni 
e obiettivi a breve termine, rappresentano una risorsa importante 
per la politica democratica, consentendo di collocare il presente in 
una prospettiva critica, di favorire la formazione di un soggetto 
collettivo e di consolidare la fiducia nelle istituzioni.

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Oggi si parla molto del declino del futuro come punto di riferimento politico. Si osserva che, nella loro retorica e nelle loro 
azioni, i politici si stiano orientando verso un atteggiamento di 
problem-solving, concentrando i propri sforzi nel preservare uno 
status quo in via di dissoluzione. Jan Zielonka descrive lascesa di 
coloro che hanno ben poco da offrire per rassicurarci riguardo 
alle nubi che si addensano sopra le nostre teste, [preferendo] parlare di storia eroica o gloriosa. Insomma si ha la sensazione che la politica orientata al futuro sia una caratteristica sempre meno presente nella vita democratica. Nelle pagine che seguono cercheremo di esaminare qual  la posta in gioco in questo apparente 
allontanamento dal futuro e ci chiederemo in che modo il futuro 
pu essere una risorsa democratica e cosa accade quando viene 
messo da parte. 
I filosofi tendono ad affrontare queste questioni in termini di legami con i giovani e con le generazioni future. Sebbene letica 
dellobbligo intergenerazionale offra una ragione forte per 
preoccuparsi del posto del futuro nella politica, in questo articolo adotteremo un approccio diverso. Se abbiamo buone ragioni per tenere il futuro nel mirino, non  solo per il bene del mondo che lasceremo alle nostre spalle. Le prospettive su ci che ci attende, 
infatti, plasmano gli avvenimenti nel presente. Per cogliere il 
rapporto della democrazia con il futuro, occorre considerare come 
le sue pratiche e istituzioni riflettano le speranze, le paure, le 
aspettative e i punti ciechi di chi vive oggi. La teoria democratica 
deve espandere il proprio sguardo oltre il futuro presente, cos 
come potrebbe un giorno manifestarsi, verso il presente futuro 
cos come viene immaginato oggi.
Inizieremo esaminando la tesi del futuro perduto, sostenendo che 
ci che contraddistingue la politica democratica contemporanea 
non  lindifferenza verso il futuro, ma un cambiamento nel modo 
in cui esso viene invocato. Nella seconda sezione individueremo tre 
aspetti in cui le visioni orientate al futuro sono preziose: per collocare il presente in una prospettiva critica, per contribuire alla formazione di un soggetto politico collettivo e per sostenere limpegno nei momenti difficili. La terza sezione sostiene che la politica del futuro modella la legittimit delle istituzioni democratiche in senso pi generale. Infine prenderemo in esame tre variet di scetticismo nei confronti della politica orientata al futuro  strategico, istituzionale e storico  che ne riflettono e ne rafforzano lerosione.

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Il futuro perduto?
Cosa pensare della tesi secondo cui i leader di oggi trascurano il 
futuro? Per certi versi laffermazione  sorprendente. In tutto il 
mondo sviluppato, si monitorano costantemente landamento di 
indicatori economici come il PIL, gli obiettivi di inflazione guidano loperato delle banche centrali, i partiti elaborano proposte per il prossimo ciclo elettorale, la spesa militare viene giustificata in termini di rischi geopolitici e le autorit pubbliche investono in sistemi di analisi prospettica e di allerta precoce. Se esiste un problema con una politica orientata al futuro, esso evidentemente non ha a che fare con la mera mancanza di volont di guardare avanti. Il problema sta in quello che molti osservatori chiamano breveterminismo. Jonathan Boston parla del bias presentista per cui i politici danno la priorit alle esigenze di breve termine rispetto a quelle di pi lungo termine. C certamente qualcosa di vero in questa diagnosi, eppure essa coglie solo una parte del quadro. La politica contemporanea  anche piena di obiettivi e scadenze per un futuro pi lontano che si estendono ben oltre il ciclo elettorale, pensiamo agli obiettivi di decarbonizzazione per il 2050.  vero che limpegno verso questi obiettivi pu spesso essere superficiale  la definizione di obiettivi pu essere una strategia per rimandare il problema  ma esso non  comunque privo di conseguenze.
Se oggi il futuro viene in qualche modo trascurato, ritengo che ci 
avvenga in un senso pi specifico, ossia come oggetto di una visione basata su princpi. Quando i politici fissano obiettivi quantificati o parlano di minacce da evitare, presentano il futuro come 
qualcosa da gestire. Lattenzione  rivolta al pragmatismo e alla 
necessit, al monitoraggio di preoccupazioni specifiche e alla reazione a minacce particolari. Si tratta di un futuro per esperti e 
addetti ai lavori piuttosto che per un pubblico impegnato in scelte 
normative. Secondo la terminologia di Arjun Appadurai, letica 
della probabilit sostituisce letica della possibilit. Anzich visioni trasformative, si osservano approcci che presuppongono continuit a livello di strutture.
Si tratta di un cambiamento che, nel corso del ventesimo secolo, ha riguardato la politica democratica in generale, e quella di sinistra in particolare. Stephanie Mudge ha descritto levoluzione del socialismo europeo, sottolineando come si sia mosso da una sinistra 
economicista keynesiana verso una sinistra neoliberista, caratterizzata dalla preoccupazione manageriale di adattarsi alla disciplina di mercato. Una tendenza che rifletteva un processo pi generale in cui i partiti aspiravano a diventare catch-all, in gran parte spogliati di un programma coerente. Qualsiasi visione trasformativa di un futuro comune  morta nei primi anni Ottanta, 
ha scritto Adam Przeworski. 
Nelle democrazie contemporanee, lattivit politica orientata al 
futuro mostra quindi un andamento apparentemente contraddittorio, che possiamo cogliere distinguendo tra politica e politiche.

Da un lato, vi sono segni di una notevole attenzione al mondo che 
verr, evidente nella definizione di obiettivi e nel monitoraggio dei rischi. Dallaltro lato,  sempre pi raro un tipo di orientamento al futuro espressamente incentrato su valori, su princpi normativi e sul perseguimento di cambiamenti di ampia portata. Le politicheorientate al futuro abbondano, mentre la politica orientata al futuro  ridotta al minimo. E non  da escludersi che queste tendenze siano collegate fra loro: pi cresce lattenzione alla gestione di un futuro incerto sotto forma di problemi specifici, pi diminuisce la fiducia in unagenda trasformativa pi generale, e viceversa.

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La politica del futuro.
Ma qual  il valore di un approccio al futuro di pi ampia portata? 
Si possono evidenziare tre compiti chiave che tale prospettiva 
rende possibili, incentrati rispettivamente sulla prospettiva critica, sullazione collettiva e sullimpegno.
1) Prospettiva critica. Almeno a partire dallUtopia di Thomas More 
(1516), vengono proposti, con intenti politici, mondi immaginari 
molto diversi dal presente. Tali opere cercano di smascherare la 
presunta naturalit di ci che ci  familiare, evidenziandone le 
carenze e indicandone i margini di miglioramento. Offrendo un 
punto di confronto con la realt esistente, le visioni del futuro 
fungono da sensibilizzatori sulle sue mancanze e da stimolo per 
esplorare alternative.
Cosa contraddistingue le visioni orientate al futuro dalle evocazione di passati immaginari o di terre lontane? Le prime mettono in discussione non solo lauspicabilit della societ esistente, ma anche la sua stabilit. Evocando un mondo dopo quello a noi familiare, suggeriscono che questultimo potrebbe essere transitorio, fornendo un motivo per aspettarsi un cambiamento e per perseguirlo. 
Si pu essere tentati di considerare le idee sul futuro come secondarie rispetto agli interessi e ai conflitti materiali, ma la mente umana funziona in modo comparativo: la valutazione degli interessi e delle esperienze dipende dai punti di confronto, reali e controfattuali, che vengono adottati. A differenza dei confronti fra luoghi diversi in uno stesso tempo, le prospettive orientate al futuro evocano la possibilit di un cambiamento sociale, incoraggiando un atteggiamento che non si ferma al mero risentimento. Tracciando le potenzialit del presente, esse possono costituire la base per una speranza ragionata e fornire una motivazione per lazione. E daltro 
canto, presentare le visioni orientate al futuro come inverosimili  
un modo per favorire laccettazione dello status quo.

2) Azione collettiva. Un secondo modo in cui le idee sul futuro possono costituire una potente risorsa  che esse funzionano come 
base per la formazione di un collettivo. Da tali visioni pu emergere infatti il senso di un destino condiviso che aiuta persone estranee fra loro a trovare una causa comune, a coordinarsi come un 
noi e a costruire organizzazioni durature.  quello che  accaduto con lemergere, nel 19esimo e ventesimo secolo, di collettivi basati su idee e su programmi ideologici condivisi quali il socialismo e la socialdemocrazia. 
Le dichiarazioni programmatiche, come i manifesti, hanno generalmente svolto almeno due funzioni: delineare futuri alternativi ed evocare i soggetti chiamati a perseguirli. Uno degli obiettivi centrali del Manifesto del Partito Comunista era quello di dare un nome a una classe e favorirne lautocoscienza: Proletari di tutto il mondo, unitevi!. Nella misura in cui i manifesti trasmettono una visione generale del mondo, offrono un oggetto di attaccamento con cui gli individui possono consolidare i propri legami e coordinarsi nel tempo.
Naturalmente i collettivi possono essere mantenuti in molti modi 
 marcatori culturali, racconti di una storia condivisa  ma i collettivi definiti da criteri orientati al presente o al passato sono limitati rispetto alle persone che possono riunire. Forme pi inclusive di solidariet  allinterno della classe, tra classi, transnazionali  richiedono il ricorso a ideali e a un interesse personale illuminato, elementi proiettati nel futuro immaginato. Come ha affermato Roberto Unger, lintuizione di un mondo diverso, in cui saremmo persone (leggermente) diverse, con una visione (leggermente) rivista dei nostri interessi e ideali, integra il freddo richiamo allinteresse di gruppo e alle convinzioni consolidate. I progetti ambiziosi richiedono la creazione di alleanze che devono ancora formarsi e lagire in previsione dei loro obiettivi.

3) Impegno. Una delle sfide fondamentali della politica  che il 
perseguimento di un cambiamento futuro auspicabile pu comportare difficolt nel breve termine. I teorici sociali descrivono 
questo fenomeno in termini di fase di transizione. I progetti di 
cambiamento sistemico rischiano infatti di provocare turbolenze: 
instabilit dei prezzi, fuga di capitali, interruzioni nelle catene di approvvigionamento. Coloro che hanno interesse a mantenere lo 
status quo potrebbero accentuare tali turbolenze per convincere 
lopinione pubblica che non ne valga la pena. Coloro che cercano 
di mantenere in carreggiata un progetto di trasformazione hanno 
dunque bisogno di offrire prospettive di confronto alternative, 
relative a come ci si pu aspettare che le cose migliorino in futuro, o a quanto peggiorer la situazione se il progetto venisse abbandonato. Hanno bisogno, in altri termini, di una prospettiva lungimirante che collochi lesperienza a breve termine allinterno di un processo a pi lungo termine, fornendo una ragione per mantenere la rotta.
Prendiamo come esempio la tutela dellambiente. Un punto debole della politica climatica contemporanea  la sua eccessiva attenzione a obiettivi quantificabili relativi alle temperature e alle emissioni. Monitorare i progressi in questo modo pu rivelarsi controproducente, poich i dati relativi a un determinato indicatore 
possono risultare demoralizzanti. Evocare il futuro in termini di 
valori e princpi, invece, significa concentrarsi su aspetti la cui validit non dipende dai risultati a breve termine. Situati a un livello di astrazione pi elevato rispetto a obiettivi specifici, essi possono mantenere la loro forza sia nei periodi positivi sia in quelli negativi. 
Mentre il mancato raggiungimento degli obiettivi pu indurre fatalismo, i valori e i princpi consentono una continua reinterpretazione al mutare delle circostanze. E mentre un obiettivo quantificato mette in primo piano un unico indicatore di successo, una visione pi ampia pu bilanciarne diversi  salute pubblica, sviluppo economico, giustizia sociale, partecipazione  consentendo di contrapporre i fallimenti in un settore ai progressi in un altro. La completezza della visione  un aiuto alla resilienza.
Tali qualit possono naturalmente essere a doppio taglio: non tutti 
i progetti orientati al futuro sono auspicabili, ma tutti i progetti auspicabili traggono forza da un orientamento al futuro di questo 
tipo.

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Le istituzioni democratiche e il futuro.
Al di l delle sue funzioni come risorsa per precisi progetti politici, una visione del futuro ha un significato indiretto anche per la democrazia in generale. Quando i movimenti e i partiti sviluppano visioni del futuro basate su princpi, forniscono alle persone strumenti per agire come soggetti politici e per orientarsi allinterno delle strutture dello Stato.
Le forme rappresentative della democrazia sono particolarmente 
esposte a problemi di consenso. In quanto forme di governo mediate, si basano su regole, procedure e istituzioni che non possono 
soddisfare gli interessi e i valori di tutti. Affinch tali strutture ottengano legittimit sociale, chi vi  soggetto deve astrarsi dalle insoddisfazioni di un dato momento e trovare una ragione per avallarle comunque. I princpi orientati al futuro, aiutando a collocare le lotte odierne allinterno di un processo pi lungo, forniscono una base per far fronte a queste imperfezioni.
Si consideri la disponibilit delle persone ad accettare risultati 
elettorali con cui non sono daccordo. Il consenso dei perdenti 
si fonda sul riconoscimento che vittorie e sconfitte sono provvisorie.  la prospettiva di una possibile inversione di fortuna in futuro che offre ai vinti una ragione per continuare a impegnarsi. La capacit di identificarsi con una causa basata su princpi, pi generale delle controversie di un dato momento,  cruciale in questa prospettiva. Se un gruppo considera le proprie rivendicazioni a lungo termine, la sconfitta non  mai definitiva.  quando gli obiettivi diventano eccessivamente concreti e dipendenti dal successo a breve termine che la sconfitta inizia a essere interpretata come conclusiva. 
Le visioni orientate al futuro influenzano anche il modo in cui gli 
avversari si considerano a vicenda. Coloro che vedono il significato delle proprie azioni in termini di una causa duratura e basata su 
princpi possono essere pi disposti a considerare i propri avversari in termini simili  come agenti razionali, i cui comportamenti sono comprensibili e prevedibili  e il conflitto come uno scontro tra visioni contrapposte. Al contrario, chi non  in grado di interpretare il disaccordo in questi termini tende a considerare i propri avversari come agenti egoisti o irrazionali, mirando alla loro esclusione dalla scena politica.
La democrazia rappresentativa dipende anche da una politica delle 
idee, in cui il legame tra governanti e governati  inteso in termini di valori e obiettivi condivisi che forniscono una base sulla quale i rappresentanti possono giustificare le proprie azioni davanti agli elettori, e che questi ultimi possono utilizzare per chiamare i politici a rispondere delle loro azioni. Senza tutto questo, le scelte elettorali si riducono a questioni di identit e immagine personale. 
Una delle responsabilit di chi sta allopposizione  quella di ribadire gli scopi a cui le politiche sono destinate, metterne in discussione il merito e offrire visioni alternative sulla direzione che la societ dovrebbe prendere. Ci richiede ben pi che una mera 
valutazione della competenza dellesecutivo nel raggiungere obiettivi specifici: richiede lofferta di un futuro alternativo.
Laddove le prospettive orientate al futuro si affievoliscono, c da 
aspettarsi che la democrazia ne risenta. I risultati elettorali contestati, la demonizzazione degli avversari e limpazienza populista nei confronti del dissenso politico possono essere interpretati come espressioni di una fede sempre pi debole nel fatto che la democrazia sia un processo continuo. La personalizzazione della politica e la moralizzazione del dissenso  da una parte il bene, dallaltra il male  sono sintomi di una sfera pubblica priva degli elementi necessari per una politica delle idee. Il calo delle adesioni ai partiti e della partecipazione elettorale pu essere collegato alla riluttanza dei leader a proporre programmi orientati al futuro con cui le persone possano identificarsi. In questo vuoto si inseriscono pubblicitari e influencer, che propinano immagini di un luminoso futuro in termini di arricchimento individuale piuttosto che come miglioramento collettivo. Percorrendo questa strada si giunge al disimpegno politico e al disinteresse. La democrazia, invece, si alimenta di speranza politica.
Le tendenze allerosione di una politica delle idee orientata al futuro favoriscono, in ultima analisi, il crescente fascino delle alternative non democratiche. Se i rappresentanti si orientano verso il futuro solo in termini di competenza manageriale anzich di visioni globali, adottano un atteggiamento per il quale in fondo funzionari non eletti possono rivendicare una maggiore competenza. Pi la politica democratica assomiglia alla gestione manageriale in un contesto subottimale, pi ci si pu aspettare che si levino richieste di trasferire lautorit altrove, verso istituzioni tecnocratiche e di mercato.

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Tre variet di scetticismo.
Una politica delle idee orientata al futuro sembrerebbe quindi costituire un fondamento democratico cruciale, e i problemi sorgono 
proprio nella misura in cui essa viene messa da parte. E allora 
perch, nonostante ci, sembrerebbe che una tale prospettiva venga vista con sospetto proprio da coloro che dovrebbero proporla? 
In questa sezione finale esaminiamo tre variet di scetticismo.
Lo scetticismo strategico riconosce che tali idee possano essere allettanti, ma dubita che sia saggio per i soggetti politici investire in esse. Sviluppare visioni orientate al futuro potrebbe infatti distrarre da priorit pi urgenti, favorendo impegni astratti a scapito di considerazioni pratiche. Una preoccupazione correlata  che una prospettiva orientata al futuro conduca a un velleitario avanguardismo. 
Si tratta di riserve valide che per riguardano un particolare tipo di prospettiva futura: quella che identifica obiettivi finali certi, ai quali subordinare tutte le altre considerazioni. Ma la politica orientata al futuro pu assumere anche una forma meno rigida, basata su princpi aperti piuttosto che su dogmi chiusi. Nel contesto del cambiamento climatico, le richieste di una visione pluralista che integri la mitigazione con lemancipazione sociale e la partecipazione pubblica offrono un esempio di come un tale approccio potrebbe funzionare. Non vi  alcun motivo per cui un progetto trasformativo debba essere elitario nei suoi metodi o rifuggire dalle incertezze. 
Inoltre, un movimento che si disimpegna dal futuro pi lontano 
cede questo terreno ai propri avversari, spesso i pi potenti e reazionari. Una strategia lucida richiede un impegno consapevole nei 
confronti del futuro: lobiettivo  renderlo il pi partecipativo e 
meno dogmatico possibile.
Una seconda versione dello scetticismo  quello che possiamo 
definire istituzionale che sostiene che, sebbene le idee sul futuro 
possano essere benefiche, esse vengono sistematicamente ostacolate dalle strutture della democrazia rappresentativa. I cicli elettorali
incoraggiano i partiti a farsi giudicare in base a ci che realizzano nellarco di quattro o cinque anni, escludendo di fatto visioni pi a lungo termine. Perch fare promesse che non si possono 
mantenere? I partiti che ridimensionano i propri programmi si 
stanno in fondo semplicemente adattando alla necessit. Sebbene 
apparentemente plausibile, questa visione  riduttiva. Bisogna 
diffidare del presupposto secondo cui una politica pi visionaria 
sia destinata a conquistare pochi voti, poich molti elettori sono 
mossi anche da preoccupazioni a lungo termine il cui esito  incerto. Influenzare il dibattito pubblico e costruire una base di 
sostegno per il cambiamento sono obiettivi che possono essere 
perseguiti al di l del contesto elettorale immediato.
Infine, lo scetticismo storico sostiene che la politica orientata al 
futuro sia ormai in gran parte obsoleta. Nella sua versione culturalista, si osserva che il futuro ha perso la sua capacit di ispirare, sia a causa della disillusione nei confronti delle utopie del passato, sia perch laccelerazione sociale priva le persone di punti di riferimento stabili. Nella versione economica, invece, si sottolinea che le strutture del capitalismo contemporaneo intrappolano gli individui nelle preoccupazioni immediate.
Tuttavia, le affermazioni secondo cui il pensiero orientato al futuro ha perso il suo fascino sono difficili da valutare se gli attori politici non le mettono alla prova. Esiste infatti il rischio di un ragionamento circolare, ossia che la scarsit di progetti orientati al futuro diventi la prova della loro implausibilit. Nel contesto odierno di cambiamento climatico, volatilit economica e incertezza geopolitica, la ricettivit nei confronti di progetti di trasformazione potrebbe invece essere maggiore di quanto si supponga. 
Inoltre, le tendenze del ventesimo secolo verso il declino delle visioni orientate al futuro sono state plasmate da fattori contingenti. Laffermarsi di una visione pi manageriale allinterno dei partiti riflette i cambiamenti nella distribuzione del potere al loro interno: man mano che gli attivisti di base vengono emarginati dagli strateghi elettorali e dagli esperti di politica, vengono emarginate anche le prospettive pi esigenti sul futuro che essi portano con s. 
Partiti strutturati in modo pi democratico al loro interno potrebbero consentire a queste prospettive di tornare alla ribalta.
In ogni caso, anche se lo scetticismo storico fosse ben fondato, ci 
non indebolirebbe laffermazione secondo cui la politica democratica dipende da questa temporalit di lungo termine. Il fatto 
che qualcosa sia sfuggente non ne sminuisce limportanza. Per chi 
 convinto di questa visione scettica, limplicazione  semplicemente la cruda constatazione che la politica democratica si trova in grave difficolt. Se si considera la politica orientata al futuro come un retaggio del passato, c ben poco che possa scongiurare la conclusione che la democrazia stia seguendo la stessa strada.

