Per una genealogia autocritica del progresso morale, di Axel Honneth.

Lidea che sia possibile leggere nella storia segni di progresso 
morale non va abbandonata, ma va certamente rivista alla 
luce di alcune importanti critiche recenti. Quello che serve non 
 un radicale scetticismo morale, ma una visione autocritica e 
autotrasformativa del progresso.

Oggi vi  ampio consenso sul fatto che lidea che il futuro vada concepito come la continuazione di un processo di progresso morale che affonda le sue radici nel passato sia nata con la modernit europea; da allora ci siamo abituati a considerare la storia del mondo come un percorso che ha comportato, certo non in modo continuativo ma nel complesso, miglioramenti morali che hanno favorito la diffusione della giustizia sociale e della libert individuale. Contro questa concezione vengono oggi sollevate forti riserve, giustificate in parte da ragioni empiriche, ma in parte anche da ragioni a loro volta di natura morale; e si dovr ammettere che, alla luce della situazione politica mondiale, un tale scetticismo non sia del tutto infondato. Chi pu infatti mettere in dubbio che le grandi speranze degli anni immediatamente successivi alle rivoluzioni democratiche nellEuropa dellEst si siano dissolte con la stessa rapidit con cui erano sorte? Il divario sempre pi ampio tra ricchi e poveri, la liberalizzazione sfernata dei mercati finanziari di impronta neoliberista, le guerre riaccese in diverse regioni del mondo, la diffusione globale di regimi dittatoriali e lavvicinarsi minaccioso di una catastrofe ecologica, sono tutti segnali che, anzich indicare un ulteriore progresso morale, puntano verso il ritorno a uno stato di natura sociale, a una guerra di tutti contro tutti.
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Tuttavia, la critica odierna non si concentra tanto su queste recenti tendenze del presente; essa scava molto pi in profondit e sostiene non solo che oggi non vi sia alcun motivo di confidare in un futuro aumento della giustizia e della pace, ma che un buon motivo per farlo non vi sia mai stato. Tali riserve di principio nei confronti dellidea che la storia umana possa essere intesa come un processo di progresso morale viene attualmente sostenuta con argomentazioni molto diverse tra loro. Una prima obiezione  evidente, ed  stata avanzata gi molto prima delle critiche oggi dilaganti. Essa fa riferimento al fatto che ci sono state regolarmente battute darresto drammatiche, i cui effetti si fanno sentire ancora oggi, negli sforzi volti ad ampliare la cerchia delle persone che meritano rispetto morale e che, pertanto, dovrebbero essere riconosciute come esseri autodeterminati.

Ora, questa critica empirica respinge tuttavia solo la concezione retrospettiva del progresso morale; guardando al futuro, invece, un orientamento verso miglioramenti morali  generalmente considerato non solo possibile, ma spesso addirittura necessario. Questa contraddizione deriva dal fatto che anche il critico pi incallito dellidea secondo cui il passato dovrebbe essere considerato empiricamente come un processo di progresso morale non sarebbe disposto in alcun caso a rinunciare a elaborare progetti per una futura estensione della giustizia sociale e della libert individuale. Nel cuore di coloro che sostengono una critica empirica allidea del progresso morale coesistono, in un certo senso, due anime: per quanto riguarda il passato, non vogliono essere costretti ad ammettere che vi sia stato un progresso oggettivamente constatabile nella promozione del bene comune attraverso lestensione delle norme di comportamento relative al rispetto morale; per quanto riguarda il futuro, invece, vorrebbero che si tenesse conto di una tale estensione, poich anchessi non possono fare a meno di auspicare, per le persone finora oppresse e soggiogate in tutto il mondo, una vita in cui la loro libert individuale sia garantita e riconosciuta. Questa tensione irrisolta tra passato e futuro, tra la preclusione a concezioni di progresso rivolte al passato e lammissione di quelle orientate al futuro, costituisce per il punto cruciale della critica empirica allidea di progresso morale; poich in essa si presuppone sempre che noi nutriamo un interesse pratico per i miglioramenti morali solo in vista del futuro, mentre il nostro sguardo retrospettivo sulla storia umana dovrebbe essere completamente libero da ogni interesse pratico di questo tipo. A mio avviso, tuttavia, a proposito dellaffermazione di un progresso storico della morale, il rapporto tra passato e futuro  pi complesso o dialettico: luno, ovvero laspirazione a progressi morali nel futuro, non pu esistere senza laltro, ovvero il rilevamento di tali progressi nel passato.

Con pochissime eccezioni, che appartengono quasi tutte allepoca dellIlluminismo europeo, la domanda retrospettiva su un possibile progresso nella storia si  sempre posta solo quando, nel presente, non era chiaro o era controverso quali misure si dovessero adottare per ottenere miglioramenti morali in futuro. La situazione  simile a quella di tutti i processi di apprendimento: si sa bene che si impara solo dagli errori, ma questi, a loro volta, vengono riconosciuti come tali solo facendo riferimento ai propositi che in precedenza non si era riusciti a realizzare e per i quali si erano appunto commessi i relativi errori; se non sappiamo in cosa abbiamo fallito in precedenza rispetto alle nostre intenzioni di agire, non avremo nemmeno la consapevolezza di cosa fare in seguito per migliorare le nostre prospettive di successo.

Non dobbiamo per fare lerrore di ritenere che la ricerca retrospettiva di indizi di un progresso morale sia motivata da un interesse empirico, o addirittura scientifico; chi rimprovera a tali sforzi di prestare troppa poca attenzione ai fatti storici o addirittura di contraddirli in molti punti, non comprende che essi non mirano a una conoscenza oggettiva e verificabile empiricamente; non si occupano di accuratezza storica, n di conoscenza fattuale, ma di intuizioni pratiche che dovrebbero aiutare, sulla base di una storia idealizzata del superamento graduale degli errori passati nellinterpretazione della morale, a ottenere una linea guida per i miglioramenti morali futuri.

Possiamo quindi dire che la critica empirica allidea del progresso morale ne fraintende fondamentalmente lintento proprio. Gi Kant aveva ironizzato su quei suoi contemporanei che sostenevano con grande seriet la tesi secondo cui la storia umana avesse fino ad allora seguito di fatto un percorso verso una maggiore giustizia, un maggiore rispetto reciproco e una maggiore coesione sociale; e persino Hegel, al quale si rimprovera spesso di aver voluto parlare di un progresso morale nella storia sotto forma di una teleologia oggettivista, era convinto che una cosa del genere potesse essere affermata solo dalla prospettiva di una presa di posizione a favore della ragione e quindi non in un senso del tutto neutro, scientifico dal punto di vista dei valori. Per entrambi i filosofi, sarebbe avventato, data la complessit del processo storico e il suo effettivo corso costellato di atrocit e ingiustizie, presumere che la storia umana si sia effettivamente evoluta sempre e solo in modo costante verso il meglio dal punto di vista morale e verso una maggiore libert; secondo la convinzione di entrambi, al fine di poter riconoscere nella storia umana i segni e le svolte che ci indicano che siamo sulla strada giusta, occorre un cambiamento di prospettiva, allontanandosi dalloggettivit teorica per orientarsi verso la presa di posizione a favore dellaffermazione del bene morale. Utilizzando una terminologia in uso oggi, si potrebbe anche dire che le filosofie della storia di Kant e Hegel, in virt del loro prospettivismo, siano state in realt genealogie autoaffermative o giustificative, in base alle quali si dovrebbe cercare, partendo dal passato storico con tutti i suoi abissi e le sue barbarie, di ricostruire i meccanismi sociali che hanno fatto s che superassimo gli errori del passato nellapplicazione del punto di vista morale e che oggi ci troviamo quindi sulla strada giusta.

Per rendere questo concetto un po meno astratto, faccio un esempio. Quando, alcuni anni fa, in molti paesi liberaldemocratici si  posta la questione se anche alle coppie omosessuali dovesse essere legalmente consentito il matrimonio,  stato opportuno, innanzitutto, interrogare il passato per capire in che modo si fosse giunti ad affrontare tale questione. In questa riflessione storica era importante rilevare quelle ripetute correzioni alle interpretazioni morali allora prevalenti che, dopo secoli di tab e divieti sulle relazioni omosessuali, avevano portato gradualmente a inizialmente tollerarle con buone intenzioni, poi a consentirle giuridicamente, per arrivare infine a valutare la loro parit giuridica rispetto alle relazioni eterosessuali; le precedenti fasi di revisione della nostra morale si erano rivelate, in questa prova storica, cos inconfutabili e coerenti che, per il presente, si  potuta trarre la conclusione di osare anche il passo successivo e consentire alle coppie omosessuali di contrarre matrimonio civile. Questultima formulazione chiarisce inoltre molto bene che lidea del progresso morale ha anche la funzione motivante di indurre a fidarsi delle intuizioni precedenti per proseguire con coraggio lungo un percorso riconoscibile per la sua coerenza e costanza; non solo la rassicurazione di aver intrapreso la direzione giusta nei nostri sforzi morali, ma anche lincoraggiamento a perseguirla in futuro,  il senso e lo scopo di una genealogia autoaffermativa del nostro passato morale, cosa che nessun altro filosofo ha sottolineato pi spesso e con maggiore veemenza di Kant nei suoi abbozzi di una filosofia della storia in una prospettiva cosmopolitica .

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Tuttavia,  proprio contro questa posizione che una seconda variante della critica solleva obiezioni di grande rilievo. Essa argomenta in chiave normativa e sottolinea che non pu esistere un punto di vista sufficientemente imparziale o onnicomprensivo da tenere adeguatamente conto, nella valutazione retrospettiva dei progressi morali, degli interessi e delle vulnerabilit di tutte le persone coinvolte. Con questa obiezione la variante normativa della critica mi viene in parte incontro: siamo daccordo sul fatto che una linea di progresso morale nella storia possa essere identificata solo se prima  stata adottata una prospettiva pratica, a partire dalla quale ci si chieda quali indizi, nel passato infinitamente complesso della storia umana, ci consentano di dire di aver intrapreso la strada giusta, e quindi di porre oggi le domande giuste riguardo alla futura interpretazione e applicazione dei nostri princpi morali.

Contro una tale concezione del progresso morale, da me definita genealogica, la seconda variante della critica obietta tuttavia che ogni tentativo di ricostruire la storia morale dellumanit nel modo pi imparziale e obiettivo possibile, per quanto ben intenzionato possa essere,  fondamentalmente destinato al fallimento. Nel passato morale, infatti, i cosiddetti progressi si possono individuare solo se si tengono in considerazione esclusivamente i giudizi e le convinzioni di coloro che, in quel momento, detengono il potere di fornire tale conferma storica. Secondo questo argomento, non appena si tenta di ravvisare un progresso morale nella storia umana, diventa necessario identificare una successione di miglioramenti nella regolazione morale delle societ. Poich per, in un simile bilancio retrospettivo, noi non possiamo che percepire i bisogni e le istanze di quelle persone che la nostra morale attuale giudica degne di rispetto, dalla prospettiva odierna non  ancora possibile riconoscere quali gruppi siano rimasti esclusi da questi progressi.

Walter Benjamin, che nutriva una profonda propensione per le formulazioni iperboliche, ha sintetizzato il sospetto cos espresso nella semplice formula secondo cui ogni storia del progresso pu essere scritta solo dalla prospettiva dei vincitori: il punto di vista che dobbiamo assumere per registrare i progressi morali nel passato ci rende ciechi di fronte alla sofferenza di tutti coloro i cui interessi non siamo ancora in grado di percepire alla luce dellinterpretazione attualmente dominante dei nostri princpi morali. Questa obiezione, se formulata correttamente, ha un peso notevole. Con essa non si afferma semplicemente che ogni tentativo di aprire al futuro la morale attualmente ritenuta corretta, attraverso una genealogia del suo sviluppo storico, sia destinato a fallire perch, partendo dalla nostra prospettiva morale odierna, non possiamo per principio tenere conto di coloro che solo in futuro forse includeremo nella cerchia delle persone degne di rispetto; ci  certamente vero e si pu facilmente dimostrare, ad esempio, con il fatto che per un lungo tempo, dalla prospettiva allora egemonica dellOccidente, la Costituzione statunitense  stata considerata una pietra miliare del progresso morale, sebbene non facesse nessun cenno al ripristino dei diritti brutalmente violati delle popolazioni indigene del continente, che fino ad allora non erano stati riconosciuti come esseri umani a pieno titolo. Gi questa riserva dovrebbe quindi metterci in guardia dal voler identificare con troppa leggerezza nel passato storico le soglie delle innovazioni morali, poich potrebbe infatti rivelarsi a posteriori che esse siano andate effettivamente a beneficio solo di coloro che, nel rispettivo presente, erano ritenuti degni di rispetto morale.

Ma in senso ancora pi forte lobiezione sostiene che, in una prospettiva del genere, potremmo facilmente cadere nellerrore di considerare oggi come un passo verso miglioramenti morali qualcosa che in futuro potrebbe rivelarsi essere stato realizzabile solo al prezzo delloppressione e dello sfruttamento di gruppi che oggi non vengono ancora presi in considerazione dal punto di vista morale; analogamente, nella nostra storia avremmo quindi raggiunto tappe di progresso morale rese possibili solo dal fatto che, mentre venivano proclamate tali conquiste, moltissime altre persone venivano contemporaneamente oppresse, sfruttate e di conseguenza escluse da qualsiasi forma, anche minima, di autodeterminazione.

Se prendiamo lesempio di Kant o di Hegel, dei quali ho detto in precedenza che le loro filosofie della storia potrebbero essere intese come genealogie autoaffermative, diventa immediatamente chiaro che una simile accusa non  facile da respingere: Kant, ad esempio, non ha visto che la diffusione di una morale del rispetto in alcune parti dEuropa era stata possibile solo grazie a una prosperit economica e a una tolleranza politica a loro volta realizzabili solo sulla base dello sfruttamento coloniale dei popoli indigeni l fuori, i cui membri, dal punto di vista della sua antropologia, non meritavano ancora lo stesso rispetto; e Hegel, accecato ancora pi di Kant da questi limitanti sguardi eurocentrici, ha addirittura raccomandato il colonialismo come via duscita dalle crisi economiche del suo tempo, sebbene anche lui sostenesse una sorta di morale universalistica del riconoscimento reciproco. Tutto ci  ormai talmente noto che sorge la domanda se, e in caso affermativo perch, dovremmo comunque attenerci alla prospettiva pratica del progresso morale. Cosa significherebbe, in definitiva, rinunciarvi completamente e tentare di procedere senza alcuna rassicurazione genealogica di una linea di miglioramenti morali?

Una prima risposta potrebbe consistere nel chiedere a coloro che respingono la prospettiva pratico-politica del progresso morale su quali basi, a loro volta, fondino laffermazione della sua inevitabile parzialit e unilateralit. Per poter dimostrare questa tesi, non devono forse ricorrere proprio alle stesse norme morali delleguale rispetto, la cui difesa essi rimproverano alla concezione morale criticata? Se la questione fosse cos semplice, la critica a tali genealogie giustificative cadrebbe semplicemente in una contraddizione performativa: si mette in dubbio la validit di una prospettiva morale, ma si deve ricorrere al suo principio fondamentale proprio quando le si rimprovera unilateralit o parzialit nellapplicazione storica.

Ma lobiezione non pu essere liquidata cos facilmente; infatti essa non sostiene necessariamente che la concezione morale alla base di una genealogia giustificativa sia parziale, bens solo che la sua applicazione genealogica debba inevitabilmente essere parziale, perch a partire dal proprio presente non pu affatto prevedere chi, in futuro, sar incluso nella narrazione del progresso morale in quanto degno di rispetto o di riconoscimento. Non si tratta quindi di affermare che le norme morali del rispetto o del riconoscimento universali non siano di per s giustificabili; si dice piuttosto che non possono essere considerate fonte di una genealogia del progresso morale, poich la loro applicazione imparziale al passato  per principio impossibile da garantire.

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Sia Kant sia Hegel erano convinti che le loro rispettive etiche avessero bisogno di essere integrate da una genealogia autoaffermativa, che avrebbe dovuto dimostrare che la storia ci fornisce ragioni sufficienti per ritenere di aver intrapreso la strada moralmente giusta e che possiamo quindi nutrire fiducia nella nostra capacit di proseguire il processo avviato grazie alle nostre facolt razionali. A quanto pare, per, entrambi hanno trascurato il fatto che i princpi morali da loro sostenuti e fondati autonomamente potrebbero a loro volta esercitare uninfluenza sullo sviluppo storico, che deve sottoporre a una revisione costante non solo questi stessi princpi morali, ma anche le loro genealogie. Questo carattere autotrasformativo di una morale del rispetto o del riconoscimento reciproco e della prospettiva di progresso morale a essa connessa diventa pi evidente se ripensiamo alla situazione in cui sorge il desiderio di una conferma storica del proprio punto di vista morale.

Di solito ci chiediamo se la morale che sosteniamo sia quella giusta e possa trovare consenso generale, quando vogliamo sapere se potremo continuare a orientare le nostre azioni in base ad essa anche in futuro. In questa prospettiva rivolta al futuro si cela per, al tempo stesso, anche lesortazione a rassicurarci sul nostro passato morale, poich vogliamo essere certi di non aver commesso alcun errore nellapplicazione dei princpi della morale che oggi riteniamo corretta. Se per nel frattempo si sono levate voci sufficienti a dimostrarci in modo credibile proprio questo  perch, ad esempio, a causa di pregiudizi, brama di potere o negligenza non abbiamo incluso determinati gruppi di persone , ci deve costringerci a una revisione della morale che attualmente sosteniamo in tutte e tre le direzioni temporali: nel presente, non possiamo fare a meno di includere nellambito di applicazione di questa morale anche coloro che finora ne erano stati esclusi; il che, allo stesso tempo, modifica la prospettiva da cui dobbiamo considerare sia il nostro passato sia il nostro futuro morale, poich dun tratto dobbiamo constatare che abbiamo compiuto progressi morali mentre altri, nel migliore dei casi, ne erano stati esclusi, nel peggiore ne hanno sofferto, e dobbiamo allo stesso tempo imparare cosa dovremmo fare in futuro per correggere gli errori del passato.

Ogni morale basata sul rispetto o sul riconoscimento reciproco possiede, in tal senso, un carattere di autotrasformazione; e cos come non  possibile limitare il suo campo di applicazione, nemmeno pu essere fissata una volta per tutte la prospettiva genealogica dalla quale, nel presente e con linteresse pratico rivolto ai miglioramenti futuri, cerchiamo di determinare quali progressi abbiamo gi compiuto nel passato. In virt dei suoi stessi princpi, una morale del rispetto o del riconoscimento reciproco mette in moto processi storici che si ripercuotono su di essa in modo tale che anche la prospettiva sul passato, sul presente e sul futuro si amplia costantemente.

Kant e Hegel hanno commesso lerrore di voler immunizzare in modo permanente le loro genealogie autoaffermative del progresso morale contro tali potenziali revisioni; entrambi credevano di possedere un punto di vista che consentiva loro di ricostruire in modo definitivo il percorso dei miglioramenti morali che aveva condotto alle convinzioni morali che essi ritenevano corrette. Se non avessero commesso questo errore, infatti, avrebbero dovuto rendersi conto che, a causa delle ripercussioni dei loro stessi princpi morali sul mondo sociale, anche la prospettiva pratica da cui  possibile percepire il progresso morale nel passato deve necessariamente cambiare in modo iterativo.

Questa necessit di ampliare costantemente la prospettiva da cui valutiamo moralmente la storia che ci ha preceduto si evince molto bene dai dibattiti attualmente in corso sullimportanza del movimento per labolizione della schiavit negli Stati Uniti. Per molto tempo tra gli storici e le storiche ha prevalso lopinione secondo cui, quando allinizio del 19esimo secolo i principali esponenti dellabolizionismo si impegnarono a combattere la schiavit dei lavoratori deportati dallAfrica, essi fossero mossi esclusivamente da un nobile umanitarismo fortemente motivato dalla fede religiosa, con riferimento alluguaglianza di tutti gli esseri umani voluta da Dio; non senza una punta di orgoglio, si sottolineava che fossero stati soprattutto i princpi della dignit umana e del rispetto universale, nati nellEuropa occidentale, a spingere un gruppo eterogeneo di bianchi di elevate convinzioni morali in Inghilterra e negli Stati Uniti a opporsi con determinazione alla schiavit e a porvi fine. Nel frattempo, per, alla luce di recenti ricerche e non da ultimo anche delle obiezioni sollevate da intellettuali afroamericani, linterpretazione dei fatti  cambiata notevolmente. Si comincia infatti a comprendere che gli abolizionisti erano cos fortemente interessati a porre fine alla schiavit anche perch, dal loro punto di vista, il lavoro salariato libero, reperibile sul mercato del lavoro, avrebbe contribuito in modo molto pi efficace allaumento della produttivit capitalistica. Ci che inizialmente era sembrato un inequivocabile indizio storico (Kant) di progresso morale, sotto la pressione di ulteriori ricerche e di persistenti dubbi, si  rivelato, quindi, molto pi intrecciato con le aspirazioni di espansione dei rapporti di produzione capitalistici di quanto inizialmente supposto; la linea del progresso morale che in precedenza si credeva di poter tracciare, ha assunto con questa revisione della visione tradizionale un andamento diverso; ora presenta molte pi lacune e, soprattutto, ha spostato lattenzione dagli abolizionisti bianchi agli esponenti della resistenza nera.

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Se per si prende sul serio losservazione di Benjamin sulla supremazia interpretativa dei vincitori in ogni storia del progresso, un semplice ampliamento progressivo della prospettiva di una genealogia autoaffermativa non  certo sufficiente. La questione  infatti se si possa ancora parlare di autoaffermazione come attributo di una tale genealogia, una volta compreso che gli impulsi alla graduale espansione della morale del rispetto non provengono esclusivamente dai suoi difensori, ma almeno in egual misura da coloro che in precedenza si erano sentiti da essa non sufficientemente considerati. Non la comprensione, la convinzione o la buona volont, dunque, bens la critica, la protesta e la ribellione sono state spesso il motore dei progressi morali di cui bisogna accertarsi retrospettivamente per poter comprendere in quale punto storico ci si trovi attualmente.

In tal senso, tuttavia, sarebbe anche fuorviante parlare di questo progresso, ricostruito in prospettiva, semplicemente come di un processo di apprendimento. Se di apprendimento si deve parlare, allora esso  stato per lo pi imposto dallesterno, ovvero da coloro che erano convinti di non essere ancora stati inclusi nella cerchia delle persone che meritano rispetto o riconoscimetno reciproco. E pi si approfondisce questa riflessione sulla prospettiva da cui, nel presente, dobbiamo interpretare i progressi morali del passato, pi diventa chiaro che essa dovrebbe in realt mettere in primo piano protagonisti diversi da quelli che comunemente ne dominano la scena; a far s che, nel periodo ormai alle nostre spalle, la morale del rispetto reciproco venisse progressivamente estesa e ulteriormente generalizzata a livello sociale non sono stati ideologi morali, n grandi riformatori o visioni innovative del mondo, bens gruppi oppressi e maltrattati. 

Se una genealogia del progresso morale deve rafforzarci nella convinzione di essere oggi sulla strada giusta e di possedere la forza per ulteriori miglioramenti, essa deve tenere conto delle tappe esemplari raggiunte grazie a persone che, partendo da una posizione subalterna, hanno avuto il coraggio di ribellarsi contro umiliazione, esclusione e maltrattamenti e solo grazie a queste lotte sono riusciti a essere inclusi a loro volta nella cerchia delle persone che meritano rispetto reciproco. Il punto di vista del progresso morale consiste in una prospettiva che si espande costantemente verso il futuro, prospettiva dalla quale, a ogni ulteriore correzione, occorre misurare nuovamente ci che dovrebbe essere considerato come un vero impulso e un segno autentico di una graduale universalizzazione di una morale del rispetto reciproco; ci che, guardando indietro, dobbiamo valutare come progresso morale nella storia umana, diventa cos una grandezza falsificabile, che solo gradualmente, attraverso ripetute confutazioni, si avvicina alla verit in un futuro non definibile.

Una tale genealogia del progresso morale, non pi autoaffermativa bens autocritica, non sarebbe pi autocompiaciuta e risulterebbe in tal senso libera da ogni eurocentrismo moralmente trionfante; essa avrebbe compreso che deve per cos dire muoversi insieme alle universalizzazioni del proprio punto di vista morale via via imposte, e deve pertanto ampliare costantemente anche la prospettiva a partire dalla quale vengono giudicati i progressi morali nel passato. Per esempio, da tempo ormai laffermazione della statualit democratica in Occidente non viene pi considerata in modo cos inequivocabile come un passo avanti dal punto di vista morale, come invece accadeva cinquantanni fa, poich si  compreso che lo stesso Stato ha al contempo fatto ricorso a mezzi di violenza brutali allesterno per mantenere in piedi il sistema di sfruttamento coloniale dei paesi del Sud del mondo; e da tempo ormai ci siamo anche abituati a non celebrare pi unilateralmente laffermazione della piccola famiglia borghese come una svolta verso relazioni di coppia pi libere ed emancipate da considerazioni finanziarie, poich grazie al femminismo abbiamo ormai imparato a riconoscere in essa anche unistituzione di esercizio della violenza maschile; e ancora, le proteste degli attivisti queer ci stanno dimostrando che la nostra intera concezione del matrimonio e della famiglia si basa su premesse eteronormative, che in futuro potrebbero spingerci verso una nuova visione del nostro passato morale.

Da tutto ci si pu per solo concludere quanto segue: se oggi vogliamo fare chiarezza su dove ci troviamo nei nostri sforzi morali per un mondo pi giusto e se vogliamo capire se abbiamo motivo di proseguire sulla strada intrapresa,  necessaria una genealogia del progresso morale che rimanga costantemente consapevole del proprio status sempre e solo provvisorio, bisognoso di continue correzioni. Ci richiede un duplice ragionamento: da un lato, dovremmo renderci conto che non vi  alcun motivo per non continuare a considerare come progressi morali le decisioni prese nel secolo scorso in materia di regolamentazione morale delle societ democratiche; in base alle nostre esperienze non vi  alcun motivo per mettere in discussione le tendenze volte a includere un numero sempre maggiore di gruppi sociali nella cerchia dei cittadini e delle cittadine che meritano rispetto reciproco, poich questi ampliamenti della nostra morale si sono dimostrati, nel complesso, validi. Daltra parte, per, una genealogia autocritica dei nostri progressi morali ci spinge costantemente a chiederci se, nei nostri tentativi di estendere una morale del rispetto reciproco e della partecipazione democratica, abbiamo forse trascurato o semplicemente ignorato gli interessi e le sensibilit di alcuni gruppi sociali; potrebbe infatti darsi che, come spesso  accaduto in passato, abbiamo commesso nuovamente lerrore di aver sancito con sicurezza nuove libert e diritti, a causa dei quali determinati gruppi, legati ai propri valori tradizionali, si sentono sopraffatti o addirittura respinti.

Se cos fosse, come presumo, allora dovremmo tornare ai momenti storici in cui tali alienazioni e turbamenti di fronte ai rinnovamenti morali potrebbero essersi verificati; ci si dovrebbe quindi accertare se ampi gruppi sociali, motivati religiosamente o legati alla tradizione, si siano lasciati turbare o sconvolgere da alcune delle innovazioni morali degli ultimi decenni al punto da opporsi, spinti da sentimenti di impotenza, allintero processo di espansione della nostra morale del rispetto e da aver intrapreso una rivalutazione di tutti i valori. Un simile spirito nietzschiano fa parte di una genealogia autocritica del progresso morale, che vive, s, dello spirito della filosofia della storia di Kant, ma ha ormai fatto proprio il pensiero di una dialettica della libert e della morale.

