UNIDEA NECESSARIA  (E PERICOLOSA), di LEA YPI.

Troppe volte in nome del progresso sono stati giustificati 
paternalismo, dominio coloniale, visioni di superiorit 
civilizzatrice. Questo per non significa che sia necessario 
abbandonare questo concetto. Serve invece smascherare 
e contrastare quelle appropriazioni ideologiche che ne hanno 
distorto il significato e, fin troppo spesso, tradito la promessa.

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Il progresso? Ahim, si tratta del famigerato infermo che muta 
lato continuamente perch spera di trarne sollievo, afferma il 
reazionario Naphta in La montagna incantata di Thomas Mann. Il 
non confessato, ma in segreto universalmente diffuso desiderio di 
guerra ne  una manifestazione, continua.
Nel rileggere gli scambi tra lui e lumanista Settembrini in vista 
della mia Tanner Lecture alla University of Michigan  con la 
preoccupazione che la mia attivit sui social media potesse costarmi il fermo alla frontiera, impedendomi di tenerla  mi sono chiesta perch le mie simpatie fossero sempre andate a Settembrini e 
al suo cosmopolitismo, alla sua fiducia nel progresso, al suo incrollabile impegno verso leducazione e allimperativo illuminista 
di combattere lautoritarismo. Naphta non offre forse un quadro 
molto pi realistico dei vincoli della natura umana, partendo dalle 
persone per come sono e accettando che il progresso e la distruzione siano due facce della stessa medaglia? 
 strano parlare di progresso politico in un momento in cui gran 
parte di ci che ci circonda sembra andare nella direzione opposta. Dalla giustizia individuale ai diritti collettivi, dalla distribuzione della ricchezza e del potere alla cooperazione nella sfera internazionale, gli interessi oligarchici soppiantano gradualmente le aspirazioni democratiche, e il linguaggio dellumanit condivisa viene sostituito da una retorica dellidentit e dellesclusione. Il lungo arco delluniverso morale sembra prendere una curvatura che lo allontana sempre di pi dalla giustizia.
Eppure, forse  proprio in momenti come questi, in cui ci troviamo di fronte al regresso piuttosto che al progresso, che la domanda su cosa significhi esattamente progresso politico, sul perch 
abbiamo bisogno di questa idea e sul come verificare se compiamo 
progressi nella storia diventa particolarmente urgente. Oggi mi 
limiter a tre punti: in primo luogo, difender lidea che il progresso politico sia una specie distinta di progresso morale; in secondo luogo, spiegher perch abbiamo bisogno dellidea di 
progresso; infine, condivider la mia riflessione su alcuni criteri 
che potrebbero aiutarci a dare un senso alle rivendicazioni di progresso politico in diversi contesti politici, auspicabilmente anche nel presente.

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Progresso politico e progresso morale.
Affermare che il progresso politico  una specie di progresso morale significa insistere sul fatto che politica e morale si trovano in 
un rapporto di continuit, non di antagonismo, e che i processi 
attraverso cui si sviluppano le norme morali e quelle politiche non 
sono del tutto separati tra loro. Si tratta di una posizione distante da quella  molto diffusa e riconducibile alla concezione della natura umana di Machiavelli  che vede la politica come necessaria proprio perch non possiamo fare pieno affidamento sulle norme morali: Perch degli uomini si pu dire questo generalmente: che sieno ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de pericoli, cupidi di guadagno. Tuttavia, affermare che gli aspetti pi nobili della nostra natura non sempre sono affidabili  diverso dal sostenere che non esista un tipo specifico di moralit applicabile alla sfera politica. Le difficolt concrete che possiamo incontrare ad agire in un certo modo possono essere separate dalle ragioni morali che, in linea di principio, siamo comunque capaci di riconoscere e di sugellare in istituzioni. Anche se le persone non agiscono sempre moralmente, e anche se la moralit politica  un 
tipo di moralit molto particolare, gli standard della morale e 
quelli della politica non devono necessariamente essere del tutto 
scollegati tra loro.
Esiste unalternativa ben nota a questa posizione, una visione ancora pi radicale del rapporto tra moralit e politica: anzich collegare le norme politiche alla moralit in senso pi generale o 
difendere lautonomia del politico rispetto al morale, tale posizione sostiene che il politico potrebbe in realt essere la fonte del morale e che, pertanto, le norme morali vanno intese come una manifestazione pura e semplice del potere politico. Chiamer 
questa posizione mefistofelica.  Mefistofele, infatti, che nel 
Faust di Goethe afferma che lessere umano la chiama ragione e 
ne ha bisogno solo per essere pi bestiale di qualsiasi bestia.  
significativo che questa sia la prospettiva del diavolo. Eppure, 
persino il diavolo ha i suoi paladini filosofici. Lidea che la moralit non sia altro che la volont del pi forte mascherata da ragione, persino da ragione universale, per assicurarsi lobbedienza dei subordinati  una tesi diffusa, da Trasimaco a Nietzsche e oltre.
Si tratta di una posizione che esercita un certo fascino ma che, se 
considerata storicamente, cio in riferimento alla questione del 
progresso, conduce a ci che Kant chiamava terrorismo morale: 
una visione che attribuisce al male un valore cos grande da risultare incompatibile perfino con una concezione evoluzionistica 
elementare, secondo cui gli esseri umani possiedono anche tratti 
cooperativi. Se questa idea della fonte della normativit fosse 
plausibile, gli esseri umani sarebbero scomparsi molto tempo fa. 
Certo, pu darsi che il verdetto non sia ancora definitivo, che la 
nostra specie sia davvero diretta verso lestinzione e che Mefistofele alla fine avr lultima parola. 
Eppure, quando usiamo le categorie di buono e cattivo per 
riferirci ai leader politici, giusto e ingiusto per parlare dei 
vari tipi di regime, o ben ordinata e caotica per distinguere tra diversi tipi di societ, non stiamo semplicemente descrivendo il 
grado di spietatezza con cui gli individui esercitano il proprio potere: stiamo esprimendo giudizi di valore morale. E quando Machiavelli nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio esorta i suoi lettori a riflettere sulle virt della Roma repubblicana, affinch coloro che leggeranno queste mie dichiarazioni possino pi facilmente trarne quella utilit per la quale si debbe cercare la cognizione delle istorie, sta implicitamente offrendo una visione 
diversa di come la morale e la politica si relazionano tra loro. 
Tale visione presuppone la possibilit di imparare dal progresso 
compiuto nel passato e, in effetti, come spiega Machiavelli, si 
scontra con i presupposti del senso comune dei suoi contemporanei, i quali sembrano trarre piacere dal semplice leggere delle 
antiche virt senza pensare di imitarle, iudicando la imitazione 
non solo difficile, ma impossibile; come se il cielo, il sole, li elementi, li uomini fussino variati di moto, di ordine e di potenza, da quello che gli erono antiquamente. Il suo sforzo, afferma,  lopposto: egli desidera trarre li uomini di questo errore, guidato da una lettura filosofica della storia che esamina i successi e i fallimenti del passato affinch si possa imparare da essi a navigare la crisi del presente.
 precisamente qui che vediamo la connessione tra lidea di progresso e la storia. Senza una qualche nozione di progresso, il nostro confronto con la storia diventa puramente descrittivo o fatalmente cinico. Possiamo catalogare eventi, elencare governanti, 
nominare diverse lotte di potere, ma perdiamo la capacit di comprendere come le varie traiettorie storiche riflettano un certo grado di apprendimento morale e possano essere confrontate tra loro. Il progresso, in questo senso, non  una generalizzazione empirica sul mondo qui e ora, bens un orizzonte morale che struttura la nostra capacit di imparare dal passato, i nostri giudizi sul presente e le nostre aspettative normative sul futuro.

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Il progresso e la storia.
Il progresso  dunque unidea necessaria alla ragione pratica. 
Questo mi porta al secondo punto: lo status di questa idea. Potrebbe essere utile spiegare il suo status epistemico nei termini di 
un atteggiamento proposizionale situato tra due credenze estreme. 
La prima  la credenza che il progresso non sia impossibile. Questa posizione  che suona del tutto plausibile, ai limiti della banalit  trae la propria forza semplicemente dalla debolezza dellalternativa: sostenere, infatti, che il progresso sia impossibile  una posizione debole, perch si impegna in una forma di teorizzazione profetica che pretende di teorizzare il corso delle azioni future, senza essere in grado di fornire alcuna prova in loro favore. La seconda credenza estrema  che il progresso morale sia necessario. Questa tesi  troppo forte. Nel sostenerla sembra che si fraintenda la natura dellagente responsabile di orientare le azioni
in modo compatibile con i fini morali. Si tratta di una sorta di ci che Kant definiva storia profetica, una storia che sarebbe giustificata solo se il profeta fosse in grado di determinare appieno gli eventi di cui predice laccadimento. Come argomenta Kant, se si dovesse attribuire alluomo una volont innata inalterabilmente buona, sebbene limitata, allora questo progresso verso il meglio del genere a cui appartiene si potrebbe predire con sicurezza, perch riguarderebbe un avvenimento che egli stesso pu produrre . Il problema, tuttavia,  che gli esseri umani non sono esclusivamente morali. Le motivazioni delle loro azioni sono miste, ed  difficile sapere in anticipo quali effetti aspettarsi da circostanze di questo genere.
Avanzare affermazioni sul progresso significa, pertanto, dire qualcosa di pi rispetto allidea che il progresso non sia impossibile e qualcosa di meno rispetto allidea che il progresso sia necessario. 
Forse il modo migliore di esprimere questo concetto  quello che 
intende il progresso come un tipo di problem-solving, concentrandosi su come la volont morale si esprime nella storia umana, 
esaminando particolari istituzioni sociali e politiche nella misura 
in cui promuovono o ostacolano tale volont. Lapprezzamento di 
Machiavelli per le virt politiche della Repubblica romana classica 
o lelogio di Kant della Rivoluzione francese come segno di progresso sono comprensibili solo se ci accostiamo alla storia da una prospettiva normativa, come se stessimo guardando a un sistema 
normativamente finalizzato che integra motivi morali, azioni pratiche, istituzioni politiche ed eventi contingenti. Questa analisi della storia, come suggerir pi avanti,  fondamentale per comprendere i meccanismi attraverso i quali specifiche istituzioni sociali e politiche, strutture giuridiche o costrutti culturali contribuiscono a un processo di miglioramento morale generale.
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Il progresso specificamente politico.
Questo mi porta al terzo punto: se la categoria del progresso coglie 
il processo di miglioramento storico di certe norme morali, qual  
la specificit del progresso politico? Qui potrebbe essere utile tornare alle argomentazioni sul progresso morale e vedere dove risiedono le analogie e le differenze. Un modo plausibile di intendere il progresso morale  vederlo come un processo di affinamento funzionale delle norme che riguardano gli altri. Secondo questo approccio, un insieme di norme morali  considerato progressista se contribuisce al processo di affinamento funzionale dei codici di condotta che aiutano a ovviare alle carenze dellaltruismo in modo solido, al di l delle differenze culturali e temporali.
Vi sono naturalmente molte obiezioni a questo modo di spiegare 
il progresso morale, cos come diversi modi in cui si pu rispondere. Ci che mi interessa maggiormente, tuttavia,  la specifica applicazione delle norme morali alla sfera della politica. Ci che rende il politico un ambito distinto dal (sebbene correlato al) morale  che, anche ipotizzando che gli esseri umani siano riusciti in una certa misura a sviluppare norme che consentono loro di rimediare alle carenze dellaltruismo e di superare i comportamenti non cooperativi, la coerenza nel sostenere queste norme dipende non solo da ci che ciascuno fa per conformarsi alle richieste morali, ma anche da ci che fanno gli altri.
Ci d origine a due ulteriori e distinti problemi. Il primo riguarda la mancanza di garanzia che, anche laddove si seguano le prescrizioni morali, gli altri facciano lo stesso. Chiamiamo questo il problema della coordinazione. Il secondo riguarda i meccanismi 
di conservazione nel tempo di qualsiasi corpus di norme sia stato 
sviluppato nellarco della vita degli individui. Chiamiamo questo 
il problema della continuit.
Da Platone a Machiavelli e Hobbes, da Rousseau a Kant, da Hegel 
a Rawls, sappiamo che le istituzioni politiche che incarnano una 
qualche forma di autorit collettiva sono necessarie per garantire 
una forma coordinata e continua di cooperazione tra gli esseri 
umani. Lautorit collettiva  interpersonale e intertemporale  
pu essere efficace se opera attraverso una combinazione di sanzioni, regole che disciplinano le azioni e norme contenenti i princpi fondamentali che regolano la vita sociale applicabili con la coercizione: in breve, facendo ricorso al potere. Lesercizio del 
potere politico  necessario per superare i limiti delle norme e 
delle disposizioni altruistiche, anche se le norme e le disposizioni 
altruistiche sono essenziali per riconoscere il bisogno di potere. 
Ma la creazione e la riproduzione delle regole politiche attraverso 
lesercizio del potere  diversa dalla creazione di norme morali 
attraverso iniziative volontarie. Pertanto, se pensiamo al progresso 
politico in analogia con il progresso morale, lequivalente dellaffinamento funzionale delle disposizioni altruistiche sarebbe un affinamento funzionale del modo in cui il potere viene esercitato. 
Come dovremmo intendere questo aspetto pi nello specifico? 

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Potere, giustizia e giustificazione.
Credo che per rispondere a questa domanda sia utile rivolgersi 
allidea di giustizia. La giustizia, si dice spesso,  la prima virt delle istituzioni sociali. Che sia sempre stato cos o che la sua preminenza sia dovuta a uno specifico momento storico, legato, ad esempio, allaffrancamento da una legittimit intesa come derivante dal diritto divino dei re, non importa troppo ai fini del mio discorso. La giustizia  importante per noi perch le norme di 
giustizia ci aiutano a riflettere sul modo in cui il potere plasma le istituzioni sociali e politiche, sollevando questioni relative a chi lo esercita, come, per quali ragioni e attraverso quali mezzi.
Cos le norme di giustizia  e i concetti correlati di autorit, diritti, sovranit, ordine, trattati giuridici fondamentali e convenzioni  sembrano svolgere nella sfera politica un ruolo analogo a quello delle norme morali nella sfera interpersonale. Le norme morali ci dicono come le persone dovrebbero relazionarsi tra loro; le norme di giustizia stabiliscono come le persone dovrebbero relazionarsi tra loro in contesti in cui le norme morali non sono sufficienti ed  richiesta una qualche forma di autorit collettiva per stabilire e mantenere il controllo politico attraverso luso del potere. Se la funzione delletica  rimediare alle carenze dellaltruismo, la funzione della giustizia potrebbe essere quella di regolare il modo in cui le autorit collettive esercitano il potere.
Pertanto, se pensiamo al progresso morale come a un processo di 
affinamento funzionale reso necessario dalle carenze dellaltruismo, possiamo pensare al progresso politico come a un processo 
di affinamento delle norme basate sulla giustizia. Nel cooperare 
per risolvere i problemi politici, gli esseri umani elaborano princpi e schemi per affrontare i conflitti, che possono essere o di tipo distributivo  cio legati alla produzione e allallocazione di risorse materiali  o relativi al riconoscimento  ossia legati alle relazioni tra agenti che ricoprono ruoli sociali differenti. La natura dei problemi cambier nel tempo. Via via che gli agenti sviluppano interpretazioni differenti di cosa sia il potere, di chi possa esercitarlo, con quali ragioni e con quali mezzi, le norme di giustizia verranno progressivamente affinate.

Ma come giudichiamo se un affinamento funzionale della giustizia 
ha una connotazione progressista? Un modo per rispondere alla 
domanda potrebbe essere quello di pensare allaffinamento funzionale della giustizia come a un processo di scoperta di quadri 
concettuali appropriati per giustificare il potere delle istituzioni 
politiche. Non dobbiamo pensare a questo come a un processo 
guidato dalla giustificazione razionale o dalladesione pacifica ad 
alternative fondate su princpi. N dobbiamo immaginarlo come 
un processo lineare che si svolge senza ricadute in forme regressive di dominio politico, anche quando forme pi progressiste sono 
diventate (o sono sempre state) epistemicamente accessibili.
Secondo la prospettiva che sto suggerendo, il progresso politico 
pu essere concepito come una trasformazione nella relazione normativa tra il potere e la sua giustificazione. Se il dominio politico emerge in un primo momento dalla capacit di coercizione, la sua legittimit nel tempo dipende dallarticolazione del potere in termini di giustizia. Nel corso del tempo, gli agenti generano e affinano la propria idea di giustizia, ed essa diventa lo standard in base al quale viene valutata lautorit. Con levolversi di queste concezioni, le giustificazioni per luso del potere possono farsi pi ampie, pubblicamente sempre pi argomentate e meno dipendenti dalla sola coercizione. Il progresso, in questo senso, non consiste semplicemente nel cambiamento istituzionale, ma nellapprofondimento della giustizia come principio giustificativo centrale che distingue lesercizio legittimo del potere dal mero dominio coercitivo.

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Laffinamento funzionale della giustizia.
Finora ho cercato di spiegare come il progresso politico possa 
essere analizzato esaminando il modo in cui gli agenti imparano, 
si adattano e affinano funzionalmente le norme di giustizia nella 
giustificazione delluso del potere. Proprio come i passaggi tra 
paradigmi scientifici possono essere compresi attraverso laccumularsi di anomalie e la conseguente riconfigurazione dei quadri teorici di riferimento, i cambiamenti negli ordini politici possono essere ricondotti alle crisi di legittimazione che mostrano i limiti delle norme giustificative prevalenti fino ad allora. Tali crisi sorgono quando le strutture di potere esistenti non riescono pi a comporre i conflitti distributivi o di riconoscimento generati 
dallevolversi delle relazioni sociali.

I diversi tipi di regime  laristocrazia, loligarchia, la monarchia, la teocrazia, la democrazia  possono essere pensati come risposte storicamente situate ai problemi di riconoscimento connessi alluso del potere, ciascuno dei quali incarna un diverso modo di strutturare lautorit politica e articolare le rivendicazioni di giustizia. 
Allo stesso modo, i diversi modi di produzione  schiavistico, 
feudale, capitalista  forniscono modelli alternativi per lorganizzazione dei conflitti distributivi, lallocazione delle risorse materiali e la relazione reciproca tra i diversi gruppi sociali, determinando i tipi di istanze giustificative che il potere politico deve affrontare. Il progresso politico, in questo senso, riflette un processo di apprendimento collettivo fallibile e storicamente contingente, in cui le societ sperimentano nuove strategie giustificative quando quelle pi vecchie si dimostrano inadeguate.
Per rendere pi preciso questo concetto di progresso politico, 
bisogna specificare cosa si intenda per affinamento di una norma 
basata sulla giustizia. Qui possiamo avvalerci di tre criteri: diagnostico, innovativo ed euristico. Molto brevemente, il criterio diagnostico riguarda la capacit di una specifica interpretazione della giustizia (o di una serie di interpretazioni) di individuare, al livello di analisi appropriato, le ragioni e la portata del conflitto politico. 
Il criterio innovativo riguarda, invece, la misura in cui una teoria 
sviluppa princpi che mantengono le conquiste normative precedenti superandone allo stesso tempo i limiti: per affinare le norme 
di giustizia in senso progressista  necessario, infatti, fare leva sui contributi delle teorie precedenti senza riprodurre i conflitti politici che ne avevano reso necessaria la messa in discussione. Infine, il criterio euristico riguarda la capacit di una teoria di combinare princpi innovativi con risorse concettuali al fine di anticipare e rispondere a sfide impreviste.
La filosofia politica si fonda sia su dati empirici sia su una ricostruzione normativa: nasce in risposta alle richieste pubbliche di cambiamento e contribuisce a chiarire le ragioni di tale cambiamento e a definire i princpi che dovrebbero guidarlo. I periodi di crisi o di contestazione portano in primo piano la questione di come le cornici giustificative esistenti possano essere respinte, riviste o sostituite da altre pi adeguate. Una visione normativa (o un insieme di visioni normative) pu essere considerata progressista quando contribuisce ad affinare la funzione della giustizia, preservando le conquiste normative delle interpretazioni alternative ed evitandone al contempo i limiti. Al contrario, una visione  regressiva quando non vi riesce.
Permettetemi di spiegare tutto questo un po meglio concentrandomi sulla relazione tra la filosofia politica e il mondo reale. Da 
una prospettiva diagnostica (il primo dei criteri di cui sopra), la 
filosofia politica risponde ai conflitti politici, esaminando le preoccupazioni espresse nellambito di tali conflitti dagli agenti e dai gruppi coinvolti e i fondamenti normativi in base ai quali essi 
contestano luso del potere. Nello svolgere questo compito diagnostico, la teoria politica lavora a fianco delle scienze sociali per descrivere il panorama politico: cerca di comprendere come i diversi attori percepiscano la propria relazione con le istituzioni, cosa motivi le loro richieste e come tali richieste vengano accolte dalle strutture esistenti. Chiarendo il terreno normativo su cui si dispiegano le lotte politiche, lanalisi diagnostica fornisce la base per valutare se le concezioni esistenti della giustizia svolgano la propria funzione giustificativa in modo adeguato o se abbiano bisogno di una revisione.
In una seconda fase, quella che chiamo la fase dellinnovazione, la 
filosofia politica, con il supporto dellindagine empirica, si volge 
alle cause di questi conflitti ed esamina se le teorie della giustizia esistenti siano in grado di affrontarli adeguatamente. Se le interpretazioni esistenti della funzione e dello scopo delle istituzioni politiche affrontano tali conflitti con successo, esse possono essere preservate e, se necessario, aggiustate attraverso modifiche interne. Se invece falliscono, sorge la necessit di uninnovazione concettuale al fine di elaborare nuove teorie  o paradigmi normativi  che reinterpretino le funzioni istituzionali e forniscano princpi pi adatti alle concrete rivendicazioni politiche. In questo senso, la teoria politica svolge un ruolo innovativo: facendo leva sullanalisi diagnostica sviluppata nella prima fase, tenta di rivedere ed estendere gli schemi giustificativi esistenti, introducendo princpi che riflettono in modo pi efficace le preoccupazioni e gli scopi dei gruppi che contestano il potere.
Infine, la fase euristica riguarda la capacit delle cornici normative di guidare il ragionamento futuro, anticipando nuove forme di conflitto e identificando tempestivamente le nuove sfide giustificative. Il progresso politico, secondo questa visione, non  una marcia lineare verso un ideale fisso di come il potere debba essere esercitato, bens un processo continuo, fallibile e storicamente situato, attraverso il quale le societ affinano la funzione della giustizia in risposta ai sempre nuovi conflitti politici. Una concezione del progresso politico che coinvolga queste tre fasi pu far luce sui meccanismi attraverso i quali le norme giustificative vengono riviste, estese e talvolta sostituite, e ci offre un concetto pi specifico del potere nella sua relazione con la giustizia.

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Un esempio concreto:  capitalismo e liberaldemocrazia.
Per rendere questi punti meno astratti faccio un esempio concentrandomi su una delle questioni pi contestate oggi su scala globale: la relazione tra il capitalismo e lo Stato liberaldemocratico. 
Nelle democrazie liberali lo status quo  contestato da molti gruppi 
politici diversi, da Greta Thunberg a Charlie Kirk, da Occupy Wall 
Street al movimento MAGA. E talvolta le rivendicazioni dei gruppi 
che contestano lo status quo appaiono simili: spesso partono da 
una critica morale della globalizzazione, puntando il dito contro il 
potere delle lite economiche e sottolineando la marginalizzazione 
delle persone comuni. In questo contesto, come si pu distinguere 
tra rivendicazioni progressiste e posizioni regressive? 
Mi sembra che, da una prospettiva diagnostica, le analisi pi persuasive siano quelle che identificano una tensione tra le pretese di rappresentanza delle istituzioni democratiche, territorialmente 
delimitate entro gli Stati-nazione, e la natura transnazionale delle 
istituzioni economiche capitaliste. Questa tensione si rivela nel 
divario persistente tra luguaglianza formale promessa dalla cittadinanza democratica e le disuguaglianze sostanziali generate dalla mobilit globale dei capitali, che limita la capacit dei parlamenti nazionali di regolare i mercati o di perseguire politiche redistributive. Una critica che colloca la fonte dei deficit democratici a questo livello sistemico  invece che attribuirla unicamente a fallimenti politici, corruzione, limiti della leadership o differenze culturali  coglie il conflitto al livello di analisi appropriato.
Da una prospettiva innovativa, una risposta normativa progressista cerca di mantenere le conquiste della democrazia liberale  diritti individuali, tutele costituzionali e istituzioni partecipative  
superando al contempo la sua incapacit di sottoporre il potere 
economico al controllo democratico. Ci pu comportare la proposta di nuovi princpi di democrazia economica, meccanismi di 
regolamentazione transnazionale o forme di autorit politica che 
si estendano oltre lo Stato-nazione, preservando in tal modo limpegno liberale verso la libert e affrontando al contempo il dominio strutturale del capitalismo.
Da una prospettiva euristica, infine, le teorie ispirate a un approccio egualitario globale della giustizia possiedono il potenziale per anticipare e rispondere alle sfide emergenti che esacerbano la tensione tra capitalismo e democrazia, incluse le crisi ecologiche, le trasformazioni tecnologiche del lavoro e la sempre pi intensificata interdipendenza globale. Offrendo risorse concettuali per linnovazione istituzionale in risposta a questi sviluppi, esse forniscono un quadro di riferimento per ripensare la democrazia nella cornice del capitalismo globale.

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Alcune obiezioni.
A questo punto sorge unobiezione ovvia: non possiamo sapere se 
una particolare pratica sia progressista o meno se non conosciamo 
la direzione del suo movimento, e possiamo sapere se una particolare direzione sia giusta o sbagliata solo se facciamo riferimento a 
uno standard indipendente che ci indichi dove andare. Tuttavia, se 
vogliamo sostenere che il progresso politico si realizza correggendo 
gli errori del passato piuttosto che riuscendo a prevedere il futuro, dobbiamo poter contare sulle pratiche storiche concrete come contributo fondamentale allaffinamento funzionale delle norme.
Questo approccio fallibilista  che prende sul serio ci che la storia ci insegna nel sostenere o contestare una particolare interpretazione della funzione e dello scopo di determinate istituzioni  solleva unaltra obiezione. La sopravvivenza storica di una specifica prospettiva politica normativa  una prova sufficiente della giustizia delle norme che la sostengono? Un particolare insieme di norme non potrebbe essere prevalso semplicemente attraverso la coercizione di coloro che vi erano sottoposti da parte di un altro gruppo potente, o manipolando le loro preferenze e i loro desideri, o mediante la pura e semplice eliminazione delle alternative? E le nostre attuali credenze e pratiche non rifletterebbero allora semplicemente lesito di quella lotta di potere, anzich qualcosa di pi degno da un punto di vista normativo? Possiamo chiamare questa lobiezione dellarroganza del presente.
Lobiezione dellarroganza del presente avrebbe fondamento se 
fossimo disposti a riconoscere come valido qualsiasi criterio relativo alle circostanze in cui gli agenti sostengono una 
particolare interpretazione della funzione e dello scopo delle loro istituzioni. 
Ma niente ci impedisce di essere pi rigorosi nellinterpretazioneparticolare di questo punto. Non tutte le norme sopravvissute sono per definizione progressiste. Potremmo dire che la funzione della giustizia si affina solo se le generazioni successive fossero ipoteticamente disposte ad approvare i princpi che essa invoca anche in circostanze che non presentino nessuno dei vincoli delle condizioni originarie in cui la norma  emersa.
Per spiegare questo punto, permettetemi di fare un esempio. Una 
delle funzioni fondamentali della giustizia, abbiamo detto,  quella 
di giustificare luso del potere con riferimento a un quadro che 
distingua tra potere legittimo e mera coercizione. Tale funzione, in 
momenti diversi nella storia, sar assolta da assetti sociali e politici diversi, basati su princpi diversi. Supponiamo ora che uno di questi insiemi di istituzioni generi norme di deferenza verso lautorit basate sul rango di nascita. Grazie al potere e ai mezzi coercitivi di coloro che appartengono a un rango superiore (chiamiamoli padroni), coloro che appartengono a un rango inferiore (chiamiamoli servi) approvano le norme. Ora, si immagini che per una qualsiasi ragione (catastrofe naturale, guerre, inimicizia con i vicini, protesta interna, conflitto tra diversi gruppi sociali) scoppi una crisi. Le persone cominciano a mettere in discussione il modo in cui hanno organizzato le proprie istituzioni sociali fondamentali ed elaborano modelli alternativi. La domanda : date queste alternative, la generazione successiva di membri di quella societ continuerebbe ad approvare norme di deferenza verso lautorit basate sul rango di nascita? O, per porre la questione in modo leggermente diverso, la giustificazione del potere basata sul rango di nascita continuerebbe a essere sostenuta nonostante la scomparsa dei vincoli esterni (sottomissione al dominio, ignoranza epistemica rispetto a visioni alternative, incapacit di agire) che pesavano sullazione delle precedenti generazioni di servi? Se la risposta  no, significa che un corpus di norme che in un certo momento pu aver contribuito allaffinamento funzionale della giustizia non svolge pi il suo ruolo storico. Quello che abbiamo appena condotto  una sorta di test di equilibrio riflessivo intergenerazionale.
Questo argomento, per, sembra offrirci solo ricostruzioni ex-post 
di processi di apprendimento che abbiamo ormai interiorizzato, 
ma sembrerebbe incapace di generare intuizioni critiche applicabili al futuro. In che modo riflettere sullingiustizia nel passato ci 
aiuta a generare prescrizioni per pensare al futuro? Permettetemi 
di rispondere a questa obiezione tornando allesempio del capitalismo e a ci in cui consiste una risposta progressista ai conflitti della globalizzazione. 
Iniziamo prestando attenzione alla contestazione. Cerchiamo di 
comprendere le rivendicazioni avanzate dai diversi agenti politici e 
in che modo le loro ragioni pubbliche siano connesse a ci che 
abbiamo imparato dal passato, sempre che lo siano. Un risultato di 
questa analisi, quando pensiamo allaffinamento funzionale della 
giustizia,  escludere dallattenzione normativa le proposte di gruppi che sostengono visioni che oggi consideriamo incontrovertibilmente carenti (ad esempio, coloro che sostengono princpi razzisti o princpi che radicano lesclusione o riducono la portata dellinclusione). Piuttosto che considerare ogni tipo di conflitto politico importante ai fini della teoria, ci concentriamo su quel tipo di politica che riflette su ci che abbiamo imparato dal passato ed esclude le proposte dei movimenti regressivi. Questo, ovviamente, non significa negare che esista unarea grigia che spesso rende difficile distinguere chiaramente tra pratiche politiche che promuovono o, viceversa, ostacolano una particolare visione della giustificazione; tuttavia, in quei casi, luso della teoria per formulare giudizi pi situati pu comunque fornirci criteri negativi, indicandoci almeno quali attori politici non possiedano i requisiti per qualificarsi come sostenitori di tali processi di apprendimento collettivo e siano incapaci di fornire le risorse politiche necessarie per innovare.

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Conclusione.
Il progresso  unidea necessaria, ma  anche unidea pericolosa. 
Pi e pi volte, le affermazioni fatte in suo nome hanno avallato il 
paternalismo, giustificato il dominio coloniale e alimentato visioni 
di superiorit civilizzatrice. Il mio obiettivo in questa conferenza  stato quello di recuperare e difendere un concetto di progresso 
politico che sia al contempo universale e critico: universale, perch poggia su forme di apprendimento morale modellate da vincoli normativi condivisi da tutti gli esseri umani, a prescindere dal 
genere, dalla razza, dalletnia o dalla posizione sociale; e critico, perch ci permette di smascherare e contrastare quelle appropriazioni ideologiche del progresso  particolarmente evidenti nel liberalismo del 19esimo e ventesimo secolo  che ne hanno distorto il significato e, fin troppo spesso, tradito la promessa.
Naturalmente, la filosofia politica da sola non pu fornire progetti dazione preconfezionati, n pu risolvere ogni crisi che affrontiamo. Ma pu aiutarci a pensare in modo pi chiaro i princpi in gioco, a distinguere tra i diversi tipi di conflitti che plasmano il nostro mondo politico e a riflettere sul loro potenziale normativo. 
Dunque, lo ripeto, il progresso politico non deve essere inteso 
come una marcia trionfale verso la fine della storia. Si tratta piuttosto di un processo di apprendimento fragile, controverso e in 
continua evoluzione, che dipende dalla nostra capacit collettiva 
di affinare la funzione della giustizia in circostanze sempre pi 
esigenti. Nel rivendicare questo concetto di progresso, rivendichiamo anche un linguaggio critico per confrontarci con le crisi del nostro tempo e per immaginare futuri politici che non siano semplicemente diversi, ma auspicabilmente anche migliori.

