PROMETEO SCATENATO. DALLUMANIT SENZA PROGRESSO AL PROGRESSO SENZA UMANIT, di PAOLO ERCOLANI.

Nel contesto cristiano, lessere umano era subordinato a Dio ma, 
in virt della sua somiglianza con il divino, gli veniva riconosciuta una posizione di dominio sulla natura. Con il Dio  morto di Nietzsche viene proclamata la fine della trascendenza come punto di riferimento per lumanit. Oggi i tecnoligarchi mirano a costruire una superumanit. Quello del concetto di progresso sembra essere un viaggio che ci ha condotti a unepoca in cui Prometeo viene scatenato, in nome di uno sviluppo che si muove contro lesistenza dellumanit stessa. 

...
Con tutte le semplificazioni del caso, la storia del pensiero occidentale potrebbe essere riassunta attraverso due semplici disegni su una lavagna. Il primo raffigura unellisse, per indicare la visione ciclica del tempo. Il secondo una linea retta, per rappresentare la visione lineare del tempo.
Nel primo caso, si indica il ripetersi degli eventi allinterno di un contesto esistenziale che non muta nella sostanza. Secondo tale 
visione  propria dei filosofi antichi (in specie gli Stoici) e di 
Nietzsche  la dimensione storica  caratterizzata dal dominio di 
unentit indefinita e impersonale (Natura, Fato), che procede attraverso leggi indecifrabili e immutabili, rispetto alle quali lessere umano svolge la funzione di semplice ingranaggio, di parte infinitesimale che si trova allinterno di un tutto su cui ha un controllo minimo. Un tutto che, per giunta, nelle sue linee essenziali si ripete senza soluzione di continuit.
In un tale contesto, il tempo procede tramite un movimento ciclico o ellittico, allinterno del quale non  possibile scorgere un 
inizio n una fine. Figuriamoci, quindi, unevoluzione o progresso 
inseriti allinterno di un ordine di senso. Passato, presente e 
futuro non identificano alcuna sequenza di ordine valoriale, ma soltanto un movimento fattuale e insensato.
Diversamente, la visione lineare del tempo individua un passato 
problematico, un presente a guisa di momento di redenzione e un 
futuro di risoluzione dei problemi e realizzazione degli scopi 
(escatologico). In questo caso, ci troviamo di fronte a un movimento storico-esistenziale fornito di senso, almeno per quella creatura 
che ne  affamata e che risponde al nome di essere umano. 
La visione lineare del tempo ha largamente prevalso nella storia 
occidentale, almeno da Socrate in poi. Economia, scienza, religione, perfino filosofia e psicologia, nella grande maggioranza dei 
loro esponenti condividono una tale visione, che Nietzsche boll 
come ottimistica (quindi irrealistica), in contrapposizione alla 
visione tragica della vita che il grande filosofo tedesco portava 
avanti sulla scia dei pensatori presocratici (in particolar modo, 
Eraclito). Sulla scia di tale visione lineare  emersa lidea definita di progresso.

...
Deus sive natura.

Effettivamente, quello rappresentato dal disegno ellittico,  uno 
scenario tragico, nella misura in cui centro di ogni cosa  la Natura o il Fato, quindi unentit impersonale, arida e oscura. Entit che, soprattutto, non opera in funzione dellessere umano, bens segue una logica interna propria, per quanto ci riguarda casuale. 
Entit rispetto a cui il medesimo essere umano pu finire, di volta 
in volta, col recitare il ruolo di mezzo o strumento per finalit che non sono le sue.
In un contesto del genere  pressoch assente lidea di progresso  soprattutto perch non  contemplata da parte dellessere 
umano la possibilit di padroneggiare il corso degli eventi, al punto da incidere sulla realt e realizzare quegli scopi per cui  lecito parlare di uno sviluppo dellumanit stessa.

Lunico progresso possibile  quello individuale interno alla propria anima, che lessere umano deve nutrire di sapienza e saggezza cos da renderla conforme e allaltezza della grande anima del mondo.
Il senso della vita intesa come fenomeno collettivo, cio dellintera umanit, compare con il cristianesimo. Qui troviamo un Dio che non soltanto crea luomo  dal nulla (primo fatto inaudito)  a propria immagine e somiglianza, ma in virt dellamore che la 
divinit stessa prova nei confronti della propria creatura (secondo 
fatto inedito), lo riaccoglier nel regno dei cieli alla fine della sua esistenza terrena. 
In virt di tutto questo, lessere umano  investito di due compiti 
esistenziali perfettamente forniti di senso: il primo  quello di 
dominare sulla natura e su tutte le altre creature presenti sulla 
terra; il secondo consiste nel purificarsi dal peccato originale 
compiuto da Adamo ed Eva  attraverso il percorso terreno di 
redenzione, che avviene rispettando i comandamenti e la volont 
divina (per il tramite della Chiesa)  cos da ottenere la salvezza 
eterna dopo la morte (terzo grande fatto inedito proclamato dal 
cristianesimo).
Il tempo lineare conferisce un senso alla vita, nella misura in cui 
un passato problematico (peccato originale) pu essere affrontato 
in un presente costruttivo (redenzione), cos da aprire le porte a 
un futuro radioso (salvezza).
Nel contesto cristiano, lessere umano  subordinato a Dio e alle 
sue volont, quindi alla Chiesa che se ne proclama rappresentante 
in terra. Ma in virt della somiglianza con la divinit, della fiammella di divino che  situata nellanima di ogni individuo  come 
anche delle stesse parole pronunciate da Dio  allumanit si apre 
uno scenario di dominazione sulla natura e su tutte le altre creature considerate di rango inferiore. 
Il progresso in senso etimologico (procedere in avanti) non  pi 
quello oscuro e casuale della Natura, ma quello delluomo che la 
domina (per ora solo spiritualmente) con la benedizione divina.
Insomma, la visione lineare del tempo conferiva uno statuto nuovo allidea di progresso, spostandone la titolarit sullumanit. In 
questo modo il progresso non rappresentava pi il neutrale (e 
casuale) procedere in avanti di una natura impersonale e dai disegni oscuri, bens definiva la possibilit concreta dellessere umano 
di modificare il reale con le proprie facolt specifiche (ragione, 
conoscenza, arte politica eccetera). In vista del conseguimento di 
scopi specificamente umani.

...
Scientia est potentia: lumanit legislatrice.
Con la fine del Medioevo, laffermarsi dellUmanesimo e, soprattutto, con lavvento della cosiddetta rivoluzione scientifica  avendo come strumento operativo il pensiero razionale e sperimentale  lessere umano acquisisce la convinzione di poter conoscere e padroneggiare le leggi della Natura. Quindi, con lausilio della tecnica (la cui etimologia, dal greco antico thcne, indica un agire pensato in vista di fini specifici), il medesimo essere umano pu lavorare e modificare i prodotti della natura in vista della realizzazione dei propri scopi. 
Ci che nella Bibbia era proclamato soltanto a livello teorico  il 
dominio dellessere umano sulla terra e i suoi prodotti  diventa 
adesso un progetto concreto allinsegna del motto di Francis Bacon: scientia est potentia.
Il grande filosofo inglese era disposto a riconoscere un mondo 
delle verit eterne (abitato da Dio) affiancato a quello delle leggi 
naturali. Entrambe le dimensioni (quella metafisica e quella terrena) sono alla portata delluomo, la prima per mezzo della fede, la seconda per il tramite della scienza: Infatti a causa del peccato originale luomo perdette linnocenza e il dominio sul mondo creato. Tuttavia, entrambi si possono in parte recuperare gi in questa vita, la prima per mezzo della fede e della religione, il secondo con le arti e le scienze, scriveva il filosofo inglese.
Platone utilizzava il metodo deduttivo, per cui dallindividuazione 
di idee somme e metafisiche conseguite grazie alla ragione 
(idea del Bene, della Giustizia eccetera), si deduceva necessariamente lesistenza delle copie di quelle idee nel mondo umano. Ci al punto che il grande filosofo antico si spingeva a scrivere nel Fedone che le idee sono criteri di valutazione ed esse stesse valori, ed egli non avrebbe ammesso altre cause delle cose se non le ragioni [logoi] delle cose stesse, cio la perfezione o il fine a cui sono destinate a ritornare.
 in questo modo che luomo, in grado di utilizzare correttamente 
il logos teoretico, pu innalzarsi rispetto alla dimensione terrena e attingere al Bene inteso come verit trascendente e causa di tutte le cose che vediamo nel mondo: Le cose conoscibili non derivano dal bene soltanto la loro conoscibilit, ma anche lessere e la sostanza, quantunque il bene non sia sostanza ma per volere e 
potere stia anche al di sopra della sostanza, per riprendere le 
parole inequivocabili dello stesso Platone.
Francis Bacon, invece, da filosofo empirico prediligeva il metodo 
induttivo, per cui il vero scienziato  colui che procede per gradi 
successivi sulla scala della conoscenza, partendo dalle cose pi 
semplici presenti in natura e compiendo esperimenti sulle stesse, 
fino a poter formulare delle leggi generali che siano il parto indotto dallesperienza materiale.
In entrambi i casi, seppur attraverso modalit opposte di conoscenza, sia la tradizione metafisica sia quella empiristica individuavano nelluomo la figura mediana fra il mondo ultraterreno e quello terreno. Un uomo che, o con la ragione teoretica (Platone) 
o con quella sperimentale (Bacon), poteva comunque aspirare ragionevolmente alla verit e al progresso della propria condizione, 
fino ad acquisire una potenza con cui dominare la natura. 
Questidea di fondo era destinata a divenire gravida di ulteriori 
sviluppi nei secoli successivi. Per esempio, innescando la convinzione che allessere umano fosse data la possibilit di padroneggiare  oltre alle leggi della Natura  anche quelle della Storia (con la facolt conseguente di operare delle rivoluzioni) e della Societ (potendo aspirare a costituire un sistema sociale perfetto, allinsegna delluguaglianza, della felicit e del benessere di tutti i suoi componenti).
Insomma, non soltanto lumanit   almeno sulla carta  titolare 
e artefice del progresso, ma  sempre essa a stabilirne tempi e 
modalit, nonch a raccoglierne i frutti sperati.
Se quella del progresso  una legge universale, lumanit ne  
tanto legislatrice quanto beneficiaria. Con la benedizione divina, 
certo, o comunque sotto legida della misteriosa dimensione trascendente verso cui provare timore e portare rispetto: quindi con 
limiti etici cui  opportuno che si attenga una creatura imperfetta, 
mortale e terrena quale  lessere umano. Ci  stato vero fino a
che Friedrich Nietzsche non ha proclamato la morte di Dio, e 
con essa la fine della dimensione trascendente come irrinunciabile punto di riferimento delle creature terrene.

...
La morte di Dio.
La proclamazione di Nietzsche ha rappresentato uno spartiacque. 
Poche altre espressioni hanno la forza di raffigurare un passaggio 
epocale al pari di quella nietzscheana, secondo cui Dio  morto.
Non si tratta soltanto di un salto filosofico: quello da unepoca in 
cui lumanit poteva rintracciare in unentit e un mondo trascendenti i fondamenti della propria esistenza, a unaltra in cui lessere umano impara a restare fedele alla terra, contando soltanto sulle proprie forze (in particolar modo scientifiche, economiche e militari) per realizzare la volont di potenza che lo permea, fino alla possibilit limite di sostituire la divinit trascendente con qualche forma di superumanit.  anche un salto storico, che ha condotto da un mondo moderno in cui lumanit era ben consapevole dei propri limiti (anche etici), a quello postmoderno in cui quei limiti sono stati gradualmente messi da parte, nelle varie e fra loro differenti modalit storiche con cui tutto ci si  declinato: dalla bomba atomica allintelligenza artificiale, dai regimi totalitari alla sovranit del mercato finanziario, dalla propaganda imperialistica dei regimi novecenteschi allo spettacolo misologico dellindustria culturale odierna.
Insomma, con lespressione Dio  morto, Nietzsche aveva saputo 
rappresentare lo spartiacque fra unumanit ancora abitata dallidea di limite, a unaltra in cui lillimitato smetteva di essere un 
riferimento trascendente e si trasformava in una possibilit terrena, che luomo si sentiva libero di percorrere a ogni costo.
Nel frangente storico-filosofico di cui sopra  avvenuto il salto da 
unumanit genericamente incline a procedere secondo il motto 
sia fatta la volont divina  per citare la retorica religiosa  a 
unaltra mossa dallidea per cui poteva, e in qualche modo doveva, 
essere messa in atto lumana, troppo umana volont di potenza. 
Per definizione amorale o, riferendosi allo specifico della speculazione nietzscheana, perfino immorale: il Dio morto giudicava le azioni umane in base a criteri morali, mentre la volont di potenza  unenergia cosmica che muove quelle medesime azioni in base a impulsi amorali. 
A partire proprio da Nietzsche, con la sua espressione secondo cui 
lumanit  un qualcosa che deve essere superato, fino ai campi 
di sterminio e ai progetti eugenetici realizzati dai nazisti anche in nome del filosofo tedesco  ma in generale pure agli orrori cui si  assistito nei primi del Novecento, capaci di slatentizzare in maniera inaudita e radicale gli impulsi antiumanistici presenti allinterno dellumano stesso (imperialismo, due guerre mondiali, bomba atomica, consenso di massa verso dittatori artefici di programmi deumanizzanti e distruttivi)  abbiamo assistito alla manifestazione tragica di quanto lassenza di riferimenti trascendenti e portatori di imperativi etici (ci a prescindere dalla fede effettiva in unentit superiore) porti a tentativi di trovare o realizzare divinit terrene, con luomo che arriva a concepire lidea funesta di poter diventare dio di se stesso.
Niente  vero, tutto  permesso, dice lombra a Zarathustra, un 
concetto sostenuto in pi punti della sua opera da Nietzsche, che 
evidentemente da appassionato lettore di Dostoevskij riprendeva 
quanto lautore russo aveva messo in bocca al personaggio di Ivn 
Karamazov: Se Dio non c, allora tutto  permesso.
Il punto  che nel caso di Nietzsche non si trattava della presa 
datto di una condizione possibile allinterno dellumano, quanto 
piuttosto della vera e propria promozione convinta del fatto che i 
pochi benriusciti, fra gli esseri umani, dovessero abbandonarsi 
alla legge inesorabile della volont di potenza per sottomettere la 
grande massa di malriusciti.
Ai pi diversi livelli  rispetto ai lavoratori salariati, agli schiavi, alle donne, agli ignoranti e in generale a tutto ci che il pensatore tedesco identificava con la debolezza  compito dei superuomini era quello di compiere il deicidio, innalzandosi al rango di superumanit dominante e celebrare senza vergogna, ma soprattutto senza compassione, quanto stabilito per natura: La vita  essenzialmente appropriazione, violazione, sopraffazione di tutto quanto  estraneo e pi debole, oppressione, durezza, imposizione 
delle proprie forme o, almeno, nel pi temperato dei casi, sfruttamento []. Lo sfruttamento non compete a una societ guasta 
oppure imperfetta e primitiva: esso concerne lessenza del vivente, 
in quanto fondamentale funzione organica,  una conseguenza di 
quella caratteristica volont di potenza, che  appunto la volont 
della vita.
Se la morte di Dio comporta il prendere atto di questa legge ferrea 
e inesorabile della vita  e anzi fare di tutto per onorarla e realizzarla appieno  ne consegue che allevaporare di un concetto trascendente (Dio) corrisponde lapertura di un abisso di possibilit in cui a farne le spese sono tutti quegli individui umani che, per ragioni e in contesti diversi, si trovano in una condizione di inferiorit, debolezza o semplicemente ignoranza.

...
Progresso per superuomini.
Dopo che Dio  morto, soltanto lessere umano pu prenderne il 
posto. Ma non tutti gli esseri umani indistintamente, bens, sulla 
scia di quanto proclamato dallo stesso Nietzsche, quei pochi soggetti benriusciti (aristocratici, nobili, iperborei, come li chiamava di volta in volta il filosofo) che posseggono dentro di s, in misura maggiore rispetto alla massa (plebei, sottouomini, malriusciti), la volont di potenza. Volont di potenza che, come abbiamo visto,  prima di tutto volont di vita. 
Questa pletora di pochi superuomini  oggi rappresentata dai proprietari e guru delle nuove tecnologie (con lintelligenza artificiale in testa), mossi da una vera e propria teoria filosofica (il transumanesimo) che si ispira ad alcuni concetti nietzscheani, a cominciare proprio da quello per cui bisogna superare lumanit come labbiamo conosciuta fino a oggi e aspirare a costruire una superumanit. 

Quello che in Nietzsche era squisitamente teorico grazie alle enormi 
possibilit aperte dalla tecnica acquista dei contorni realistici. 
Si tratta, nel nostro tempo, di portare avanti il progetto della Superintelligenza artificiale seguendo dei criteri operativi coerenti con gli assunti nietzscheani e del transumanesimo. Secondo tale impostazione lessere umano dovrebbe essere effettivamente superato, allinizio ponendo la sua intelligenza al servizio di quella artificiale, poi operando per la sua evoluzione integrale verso la nuova specie dei cyborg (i superuomini), in un contesto cosmico sempre pi governato dallIA.
A spingere verso questa direzione  unlite di tecnocrati e magnati del digitale che, in nome del progresso incontrollato della tecnologia (oltre che dei loro profitti), sembra non voler porre alcun limite al processo che deve condurre verso quella che loro stessi chiamano singolarit: il momento in cui lessere umano non 
sar pi in grado di capire cosa fanno i computer, perch lintelligenza artificiale avr superato di gran lunga quella umana e sar ormai in grado di procedere autonomamente verso la costruzione di una dimensione esistenziale ultra-umana.
Sarebbe il frutto del connubio fra un numero ristretto di guru della tecnologia e di padroni della finanza  i nuovi oligarchi, in un 
certo senso  entrambi mossi dal culto smisurato per unevoluzione 
regolata dallordine spontaneo, che a questo punto non sarebbe 
pi soltanto il prodotto della mano invisibile di cui parlava Adam 
Smith in campo economico, ma anche della mente autonoma e artificiale su cui stanno lavorando le multinazionali del digitale .
Sul piano strettamente filosofico ci troviamo di fronte a due nuovi 
paradigmi. Il primo consiste nel considerare superflua la dimensione 
trascendente, nella misura in cui le nuove scoperte tecnologiche consentirebbero allumanit di superare se stessa, di ricrearsi pi potente, intelligente e veloce, fino a poter aspirare addirittura allimmortalit in un nuovo mondo che i transumanisti chiamano Metaverso.

Il secondo paradigma  pi capzioso, perch in esso si uniscono 
due idee che insieme formano una combinazione pericolosa. Da 
una parte lidea che lumanit  qualcosa di superabile, utilizzabile tecnicamente per renderla pi performante ed efficiente. Questo la trasforma immediatamente da fine a mezzo, da scopo in s a strumento di una ristrettissima lite che  qui risiede la seconda idea  a quel punto possiede il potere assoluto di orientare la nuova umanit, di definirne scopi e possibilit sulla base di una logica commerciale che non promette nulla di buono.
Le parole pi recenti, e pi nette, spese per denunciare il pericolo antiumanistico contenuto in questa idea di progresso tecnologico, sono quelle del papa: Se lessere umano  trattato come 
materiale da perfezionare o da oltrepassare, allora diventa pi facile accettare che alcuni vengano considerati meno utili, meno 
desiderabili, meno degni. In nome del progresso si pu arrivare a 
immaginare sacrifici necessari, e a far pagare ai pi fragili il prezzo di una presunta ottimizzazione della specie.
Fra laltro, vale la pena aggiungere una considerazione centrale, a 
conclusione del discorso complessivo. Sono state sempre benvenute le innovazioni tecnologiche a supporto dellumano: pensiamo agli occhiali, alle carrozzine (oggi a motore o elettriche) per le 
persone impossibilitata a camminare con le proprie gambe. Ma 
anche alla stessa intelligenza artificiale, in grado di restituire la vista, la parola, di supportare lumano in maniera formidabile nel campo medico. La tecnica come supporto alla disabilit, appunto.
Qui il punto: come spiegare altrimenti il fatto che, in misura sempre crescente, siamo tutti chiamati a delegare le nostre facolt 
specifiche e principali (ragione cognitiva ed emotiva, studio, relazioni, agire sociale) allintelligenza artificiale, se non partendo dal presupposto che lumanit in quanto tale  almeno come labbiamo conosciuta fino a oggi  rappresenta una disabilit? Perch lumanit dovrebbe delegare alle macchine  come sempre pi sta avvenendo  facolt e attivit come lo studio, il pensiero, la creativit, il discernimento eccetera?
La cultura antica ci aveva proposto il mito di Prometeo incatenato, 
come monito rispetto al pericolo di concepire un progresso ottenuto contro la volont di Dio. Oggi siamo nel bel mezzo dellepoca in cui Prometeo viene scatenato, in nome di un progresso che 
sembra muoversi contro lesistenza dellumanit stessa.



