UNA MALINCONICA SPERANZA CONTRO IL MITO DEL PROGRESSO, di AMY ALLEN.

I difensori dellidea di progresso spesso citano la storia dei 
diritti civili degli afroamericani come un esempio lampante di 
inequivocabile progresso. Ma le ricostruzioni retrospettive del 
progresso in questo ambito sono troppo trionfalistiche, troppo pronte a sorvolare su profonde contraddizioni, tensioni e ferite ancora 
aperte. Una riflessione tra filosofia, teoria critica e letteratura.

Non dir mai che si stanno compiendo progressi. 
Se mi conficchi un coltello nella schiena per nove pollici 
e lo estrai di sei pollici, non c alcun progresso. 
Neanche se lo estrai completamente,  un progresso. 
Il progresso consiste nel curare la ferita provocata
dal colpo. E loro non hanno nemmeno estratto 
il coltello, figuriamoci curare la ferita. 
Non ammettono nemmeno che il coltello sia l.
Malcolm X.

...
Lidea di progresso  profondamente legata al progetto dellIlluminismo e, per estensione, a una certa immagine degli Stati Uniti dAmerica come incarnazione istituzionale delle idee politiche illuministiche. Steven Pinker traccia esplicitamente questo nesso 
nel suo libro Illuminismo adesso. Gli ideali illuministici  che secondo Pinker includono quelli della ragione, della scienza, dellumanesimo e del progresso  corrispondono, a loro volta, a determinati tipi di istituzioni politiche: cosmopolite, liberali, democratiche. Ignorare le conquiste progressiste rese possibili da queste istituzioni significa, per Pinker, rischiare di ricadere nelle condizioni primitive da cui lIlluminismo ci ha liberati: La noncuranza verso la prospettiva del progresso umano pu portare a sintomi pi gravi dellangoscia esistenziale. Pu rendere le persone ciniche verso le istituzioni ispirate allIlluminismo che assicurano questo progresso, come la democrazia liberale e le organizzazioni di cooperazione internazionale, e pu orientarle verso alternative regressive.
 Pinker collega esplicitamente gli ideali dellIlluminismo allOccidente e suggerisce che rifiutarsi di difenderli a gran 
voce significhi rendere la democrazia liberale vulnerabile allo 
spettro dellestremismo islamico. 
Lidea di progresso in quanto tale  cos profondamente legata agli 
ideali dellIlluminismo, alle preoccupazioni sul destino dellOccidente e ai presupposti impliciti sulleccezionalit americana, che criticarla significa attirare su di s scherno e disprezzo. 
Ancora una volta, il punto di vista di Pinker  esemplare: Gli intellettuali odiano il progresso. Gli intellettuali che si definiscono progressisti odiano davvero il progresso. Non  che odino i frutti del progresso, intendiamoci: la maggior parte dei sapientoni, dei critici e dei loro lettori benpensanti usano i computer piuttosto che penne e calamai, e preferiscono farsi operare con lanestesia piuttosto che senza.  lidea di progresso che irrita la classe dei chiacchieroni.
Scrivere una critica al progresso sul proprio MacBook Pro non  altro quindi, suggerisce Pinker con un sorriso beffardo, che disonest intellettuale e ipocrisia di primordine. 
I difensori dellidea di progresso spesso citano la storia dei diritti civili degli afroamericani come un esempio lampante di inequivocabile progresso. Certo che abbiamo fatto progressi, insistono. 
Come si potrebbe interpretare in altro modo larco storico che va 
dallemancipazione degli schiavi nel 1863 allelezione di Barack 
Obama come 44esimo  presidente degli Stati Uniti nel 2008? 
Tuttavia, diversi studi sullincarcerazione di massa hanno smentito il racconto di un progresso razziale lineare. Il libro di grande 
successo del 2010 dellavvocata e attivista per i diritti civili Michelle Alexander, The New Jim Crow, ha fornito argomenti convincenti per interpretare limpatto sproporzionato dellincarcerazione di massa sulle persone di colore come il vino vecchio della supremazia bianca in otri nuovi, un sostituto funzionale della segregazione Jim Crow e della schiavit che lavevano preceduta.
Riflettendo dieci anni dopo sullaccoglienza riservata al libro, Alexander ha espresso quanto segue riguardo alle implicazioni della sua analisi per le affermazioni sul progresso razziale negli Stati Uniti: Quando il mio libro  stato pubblicato per la prima volta, il presidente Obama era appena stato eletto. Sembrava che fossimo sulla strada giusta: certo, ce nera ancora molta da fare, ma stavamo andando nella direzione giusta Eppure vivevamo anche in unepoca di enorme negazione. Come ho scritto, negli USA era nato un sistema di incarcerazione di massa, un sistema di controllo razziale e sociale che ha vanificato gran parte dei progressi razziali che pensavamo di aver compiuto, e la gente non era disposta a parlarne n ad affrontare il tema. Se lelezione storica di Obama sembrava 
rafforzare lidea che la storia dei diritti civili degli afroamericani fosse una marcia lenta e costante verso la giustizia, i fatti relativi allimpatto sproporzionato della detenzione di massa sulle comunit di colore rivelano un quadro pi complesso: Un ciclo di progresso razziale, contraccolpi, arretramenti e riforme dei sistemi di controllo razziale e sociale.. 
Per i difensori del progetto illuminista, come Pinker, qualsiasi 
messa in discussione del racconto di un progresso costante e cumulativo conduce a un pessimismo e a un cinismo inaccettabili. 
La progressofobia che, secondo Pinker, dilaga tra gli intellettuali serve quindi a vanificare proprio quelle aspirazioni politiche progressiste che tali intellettuali tipicamente sostengono. Peggio ancora, la critica radicale di sinistra al progresso si allinea con la critica conservatrice alla modernit laica, ed entrambe offrono sostegno e conforto allautoritarismo e a visioni ataviche. Lobiettivo politico progressista di rendere il mondo un posto migliore richiede, secondo Pinker, una concezione positiva che veda i problemi del mondo su uno sfondo di progresso che si cerca di accrescere risolvendo quei problemi uno alla volta.  
Con questa affermazione, Pinker fa eco a unargomentazione 
avanzata da molti esponenti della teoria critica contemporanea 
che operano nella tradizione della Scuola di Francoforte. Seguendo la critica di Marx ai socialisti utopisti del suo tempo, teorici 
come Jrgen Habermas, Axel Honneth, Thomas McCarthy e 
Rahel Jaeggi hanno insistito sul fatto che, per evitare un utopismo 
dannoso, dobbiamo fondare le nostre speranze di emancipazione 
sulle potenzialit e sugli sviluppi progressivi che individuiamo 
allinterno del nostro mondo sociale. In altre parole, il progresso 
come imperativo morale o politico, come qualcosa che ci sforziamo di raggiungere, richiede la fede nel progresso come fatto 
storico.
Persino lo stesso presidente Obama ha fatto riferimento 
a unidea simile in unintervista del 2014, quando ha affermato: Il 
motivo per cui  importante comprendere che sono stati compiuti dei progressi  che ci ci d la speranza di poter compiere progressi ancora maggiori. 
Certamente, coloro che sostengono questa tesi non sono convinti 
che il progresso sia necessario, inevitabile o irreversibile. Gli 
esponenti della teoria critica che sostengono che il progresso sia 
irriducibile (come afferma Honneth) avallano interpretazioni deflazionistiche e post-metafisiche del progresso storico che si concentrano sulle logiche dellevoluzione sociale, della modernizzazione e della razionalizzazione (Habermas e McCarthy); sui processi di apprendimento storico cumulativi e diretti (Honneth); e sulle nozioni pragmatiste di risoluzione dei problemi (Jaeggi). Eppure, sostenere che la speranza nel progresso futuro richieda la convinzione di aver compiuto progressi in passato implica che coloro che rifiutano le retoriche sul progresso razziale minino cos la propria stessa critica alla supremazia bianca e le proprie speranze di giustizia razziale. 
Nel suo eccellente libro, Hope Draped in Black: Race, Melancholy, 
and the Agony of Progress, Joseph Winters sostiene che la tradizione letteraria afroamericana, come esemplificato dallopera di 
W.E.B. DuBois, Ralph Ellison e Toni Morrison, ci offre una visione molto pi ambivalente e malinconica della speranza nel progresso, attenta alle esperienze di trauma razziale e di perdita che 
sono al centro dellesperienza afroamericana. Anzich fondare la
speranza nel progresso futuro sulla convinzione di aver compiuto 
progressi in passato, questa tradizione mette in discussione lattaccamento collettivo al progresso e propone concezioni di speranza e di futuro mediate dalla malinconia, dalla perdita e da un 
senso ostinato di tragedia. Winters dimostra in modo incisivo 
come la retorica del progresso non solo oscuri il trauma razziale 
della schiavit e del colonialismo, ma razionalizzi anche la violenza della supremazia bianca attraverso il contrasto odioso tra i civilizzati e coloro che sono considerati arretrati, primitivi o selvaggi. Sebbene Winters riconosca che la lotta per la giustizia razziale richieda un impegno verso una concezione minima di progresso che guarda avanti  che egli definisce semplicemente come speranza in un futuro migliore , egli insiste sul fatto che le ricostruzioni retrospettive del progresso razziale (ci che ho definito progresso come fatto) sono troppo trionfalistiche, troppo pronte a sorvolare su profonde contraddizioni, tensioni e ferite aperte. In quanto tali, servono a giustificare lo status quo. Pu essere vero che la critica e la lotta politica richiedano una nozione di progresso o di speranza orientata al futuro (ci che ho definito progresso come imperativo), ma, insiste Winters, questa deve essere una speranza che lasci spazio al trauma e alla perdita, una speranza malinconica . Secondo la visione di Winters, la speranza in un futuro migliore non si fonda sulla convinzione di aver compiuto progressi in passato, ma piuttosto sulla nostra accresciuta capacit di ricordare, contemplare ed essere turbati dalla 
violenza e dalla sofferenza legate alla razza. 
Pertanto, con buona pace di Pinker, lattenzione malinconica alle 
perdite, alle tragedie e ai traumi della storia non conduce necessariamente al cinismo, alla disperazione o al pessimismo, ma piuttosto a un diverso tipo di speranza. Conduce a quella che Winters definisce, riprendendo una frase di Theodor Adorno, una speranza avvolta nel nero 14. Forse sorprendentemente, dato il ben documentato elitarismo e eurocentrismo di Adorno, nonch la sua 
critica decisamente problematica alla musica jazz, Winters collega 
Adorno alla tradizione letteraria nera attraverso lidea della 
speranza malinconica. In effetti, la critica di Adorno alla lettura della storia della modernit europea come una storia di progresso  
veemente. Per Adorno, la catastrofe di Auschwitz fa sembrare 
ridicolo ogni discorso sul progresso verso la libert e rivela che la mentalit affermativa di chi si dedica a tali discorsi non  altro che la mera affermazione di una mente incapace di guardare lorrore in faccia e che, di conseguenza, lo perpetua. Per Adorno, 
nulla nella realt sociale esistente pu riscattare la promessa insita nella parola progresso; non vi  alcun fondamento di 
speranza nella tendenza storica oggettiva. Aggrapparsi alle illusioni del progresso storico sulla scia di Auschwitz  osceno. 
Adorno  altrettanto categorico nella sua critica a coloro che sostengono lerrore di ritenere che, poich finora non si sono registrati progressi, non ce ne saranno nemmeno in futuro . Elevando la disperazione storica a norma a cui attenersi, tali critici del progresso si schierano dalla parte di tutto ci che  terribile. Sebbene vi sia un nucleo di verit in questo rifiuto totale del progresso  un nucleo che la teoria critica deve assorbire   anche vero che il progresso come imperativo  possibile solo sulla base della critica radicale del progresso come fatto: in altre parole, che il progresso avviene proprio dove giunge al termine. In linea con Winters, vorrei sostenere che, nonostante la scarsa attenzione di Adorno al ruolo del colonialismo, della schiavit e del razzismo nella storia della modernit europea, la sua critica dialettica del progresso trova una forte risonanza nel complesso ripensamento del rapporto tra progresso e speranza nellopera dei pensatori neri.Altrove ho esplorato questa connessione tra la teoria critica adorniana e quella nera con riferimento allopera di Achille Mbembe.

In questa sede, sulle orme di Winters, vorrei discutere un esempio 
letterario: il romanzo di Colson Whitehead vincitore del Premio 
Pulitzer nel 2016, La ferrovia sotterranea. Il romanzo segue Cora, 
una schiava fuggita da una piantagione in Georgia, mentre viaggia 
sulla ferrovia sotterranea  che Whitehead reimmagina come una 
vera e propria ferrovia accessibile sottoterra  attraverso una serie di Stati emancipati del Nord e del Sud. Come ha argomentato in modo perspicace Mathias Thaler, il romanzo di Whitehead mette in 
discussione le ricostruzioni storiche sul progresso razziale raccontando le conseguenze della schiavit non come un percorso di 
emancipazione progressiva, ma piuttosto come una serie di amare 
delusioni e crudeli tradimenti. 
A ogni tappa del viaggio di Cora, ci che inizialmente sembra libert si rivela essere una nuova e sinistra forma di oppressione 
razzista e di terrore. La sua prima tappa dopo aver lasciato la 
Georgia  la Carolina del Sud, dove gli abitanti si congratulano 
con s stessi per aver posto fine alla schiavit mentre nel nuovo 
ospedale i medici sono segretamente impegnati nella sterilizzazione forzata della popolazione degli schiavi liberati e nel Museo 
delle Meraviglie Naturali i residenti accorrono in massa alla mostra Storia vivente, inaugurata di recente, dove Cora mette in 
scena uno spettacolo teatrale sulla schiavit, dalla Vita sulla 
nave fino a una giornata tipo in una piantagione, davanti a un 
pubblico di bianchi che la scherniscono. Sia il progetto eugenetico dellospedale sia la nuova mostra del museo sono i recenti 
successi del nuovo sindaco della citt, eletto come candidato 
progressista  
Successivamente, Cora si reca nella Carolina del Nord, dove la 
schiavit  stata dichiarata illegale, ma le persone nere vengono 
regolarmente braccate e linciate dai suprematisti bianchi. Come 
scrive Whitehead: In Carolina del Nord la razza negra non esisteva se non appesa a una fune. Cora trova rifugio presso Martin, 
un ex gestore della stazione ormai in disuso della ferrovia sotterranea, e sua moglie Ethel, ma quando si scopre che la stanno nascondendo nella loro soffitta, la coppia viene lapidata a morte da
una folla inferocita. Cora riesce a fuggire per un soffio. Lultima 
tappa del suo viaggio  lIndiana, dove Cora trova rifugio unendosi a una comunit di neri liberi ed ex schiavi alla fattoria Valentine. La fattoria viene per assaltata e rasa al suolo da una folla 
bianca inferocita. Le tensioni con la comunit circostante si stavano accumulando da tempo, e lattacco avviene subito dopo un 
dibattito pubblico circa lipotesi di spostare la fattoria pi a ovest o invece rimanere in Indiana cercando per di placare la popolazione bianca circostante cacciando gli schiavi fuggitivi. Uno schiavo liberato di nome Mingo sostiene lidea di un progresso costante e graduale attraverso lassimilazione e ladeguamento alle preoccupazioni dei bianchi. Poi Elijah Lander, un abolizionista di 
origini miste, tiene il discorso finale, in cui individua per il suo 
pubblico una serie di quelle che definisce illusioni utili:

...
Ecco la prima illusione: che possiamo sfuggire alla schiavit. 
Non  vero, non possiamo. Certe cicatrici non guariranno mai. 
Ma quando avete visto vostra madre venduta e portata via, vostro padre picchiato, vostra sorella violentata da qualche caposquadra o padrone, avreste mai pensato che sareste stati seduti 
qui un giorno, senza catene, senza nessun giogo, in mezzo a una 
nuova famiglia? Tutta la vostra esperienza vi diceva che la libert era un raggiro, eppure eccovi qui. E ancora corriamo, orientandoci alla buona luce della luna piena per metterci in salvo. 
La fattoria Valentine  unillusione. Chi vi ha detto che i neri 
meritavano un luogo sicuro? Chi vi ha detto che avevate questo 
diritto? Ogni minuto delle vostre sofferenze vi ha insegnato il 
contrario. In base a tutti i precedenti della storia, la fattoria non pu esistere. Anche questo posto deve essere unillusione. Eppure siamo qui. E anche lAmerica  unillusione, la pi grande 
di tutte. La razza bianca crede  ci crede con tutto il cuore  che 
sia suo diritto impadronirsi della terra. Uccidere gli indiani. 
Fare la guerra. Mettere in catene i propri fratelli. Questa nazione non dovrebbe esistere, se ci fosse giustizia a questo mondo, 
poich le sue fondamenta sono lomicidio, il furto e la brutalit. 
Eppure siamo qui.
Lander conclude il suo discorso con unimmagine di solidariet 
razziale: Lunica cosa che so davvero  che siamo destinati a crescere o a crollare tutti insieme, una grande famiglia di colore accanto a una grande famiglia bianca. Magari non sappiamo che strada 
prendere per attraversare il bosco, ma possiamo rialzarci lun 
laltro quando cadiamo, e alla meta arriveremo insieme. 
Subito dopo queste parole, Lander viene ucciso a colpi di pistola 
dal cacciatore di schiavi Ridgeway  che ha inseguito Cora per tutto 
il romanzo  e la folla bianca irrompe nella sala delle riunioni. 
Il romanzo di Whitehead sovverte la storia del progresso razziale 
a cui siamo abituati sia dal punto di vista sostanziale, attraverso le parole e i pensieri dei suoi personaggi, sia dal punto di vista formale, attraverso la struttura temporale del romanzo, che presenta 
come contemporanei una serie di eventi storici successivi allemancipazione: gli esperimenti medici in stile Tuskegee, il terrore razziale dei linciaggi, la distruzione delle comunit di neri liberi da parte delle folle bianche. Nel loro insieme, come sostiene Thaler, queste caratteristiche del romanzo rivelano che lapprendimento storico non  altro che un miraggio. Eppure, il romanzo non  del tutto privo di speranza. La giustapposizione retorica tra la commovente invocazione di solidariet razziale di Lander, immediatamente seguita dal suo massacro,  devastante, eppure il romanzo non finisce qui. Nella mischia alla fattoria, Cora viene catturata dal cacciatore di schiavi Ridgeway, che la costringe a mostrargli lingresso della ferrovia sotterranea. Mentre scendono 
le scale, Cora lo placca e lo mette fuori combattimento; mentre 
Ridgeway giace ai piedi delle scale con una gamba rotta e una ferita alla testa, si rivolge cos al suo schiavo, Homer: Limperativo 
americano  qualcosa di splendido un faro un faro acceso 
nella notte 31. E Cora fugge ancora una volta. Fugge prima su un 
carrello a mano, poi a piedi, per emergere infine dalla galleria 
ferroviaria alla luce  Cora non sapeva comerano fatti il Michigan, lIllinois o il Canada. Forse non si trovava pi neanche in America, era andata oltre  dove incontra un carro guidato da 
Ollie, un altro schiavo fuggitivo. Il romanzo si conclude con i due 
diretti verso ovest. 
Lopera di Whitehead si conclude dunque con unevocazione di 
quel tipo di speranza malinconica descritta da Winters: il debole 
barlume di un futuro migliore. Il romanzo offre una descrizione 
lucida delle ferite traumatiche causate dalla schiavit, rifiutando 
con fermezza le consolazioni offerte dai racconti sul progresso 
razziale successivo allemancipazione. Eppure, non ci lascia solo 
cinismo, pessimismo o disperazione. Il romanzo di Whitehead, 
come il ripensamento del progresso che si ritrova nellopera di 
Winters e Adorno, sfida quindi il presupposto secondo cui le visioni progressiste del futuro siano possibili solo sulla base dellidentificazione di casi di progresso come fatto. Forse la possibilit di progresso nel futuro  il fondamento della speranza  emerge non sulla base di una visione positiva che vede i nostri problemi attuali sullo sfondo di un progresso storico continuo e cumulativo, ma piuttosto come funzione di una negativit implacabile 
che rifiuta le letture della storia statunitense in termini di progresso. Forse, data lenormit del crimine e del trauma della schiavit, la speranza di un progresso razziale non pu che essere sempre malinconica. Altrimenti, si riduce a mero wishful thinking. 
In conclusione, torniamo alla citazione di Malcolm X che fa da 
epigrafe a questo saggio. Vale la pena notare che questo commento  stato formulato in risposta a un giornalista bianco che chiedeva a Malcolm X se ritenesse che noi, negli Stati Uniti, stessimo 
compiendo progressi in materia di razza (lintervista risale al 1964). 
La risposta di Malcolm X rivela come la formulazione della domanda da parte del giornalista bianco sia un espediente retorico 
che distoglie lattenzione dal fatto che non ci sarebbe alcun bisogno di progressi in materia razziale, se non fosse stato per le azioni dei bianchi nellistituire, trarre profitto e difendere listituzione della schiavit e le ideologie razziste che la sostenevano. Non  solo che ridurre la storia dei diritti civili a una storia di progresso significhi oscurare la ferita traumatica della schiavit, come sostiene Winters, sebbene questo sia parte di ci che rende cos potente limmagine della ferita da coltello ancora aperta. La metafora del coltello va oltre, mettendo in luce quanto sia offensivo che chi ti ha pugnalato alle spalle estragga il coltello solo di un po ed esclami: Guarda, stiamo facendo progressi, non sei daccordo?. 
Ecco perch Malcolm X non solo non  disposto ad ammettere 
che finora non ci sia stato alcun progresso, ma insiste nel dire che 
non dir mai che si stanno compiendo progressi. La metafora 
del coltello nella schiena suggerisce che sia inappropriato leggere 
la storia afroamericana nei termini del concetto di progresso. Eppure, la risposta di Malcolm X si conclude con quel tipo di inversione dialettica che caratterizza anche la concezione del progresso di Adorno, ovvero con laccenno a ci che costituirebbe un progresso in futuro, alla luce delle eredit violente, persistenti e traumatiche della schiavit: il primo passo dovrebbe essere ammettere che il coltello  ancora l. Solo allora potr iniziare il lavoro di guarigione.