PRESENTAZIONE.

Eppur si muove. Necessit (e limiti) dellidea di progresso. Il volume 5/2026 di MicroMega
Al tema del progresso  dedicato lalmanacco di filosofia 2026.

Negli ultimi decenni lidea di progresso  centrale nella modernit  sembra aver perso gran parte della sua forza normativa e simbolica: tra crisi ecologica, disuguaglianze globali, guerre e regressioni democratiche, in molti ne sottolineano aporie e ambivalenze, fino a rifiutarla del tutto.

Ma, come scrive la direttrice di MicroMega Cinzia Sciuto nel Prologo al nuovo almanacco di filosofia a questo tema dedicato, senza una categoria comparativa e orientativa come quella di progresso, su quale base potremmo mai valutare se le condizioni di vita sono migliori o peggiori? E lo sforzo di qualunque forza di sinistra (o, appunto, progressista) non  esattamente quello di adoperarsi per migliorare le condizioni di vita della pi ampia fetta di popolazione possibile?. Vale dunque la pena cercare di approfondire il tema, come proviamo a fare in questo volume  dal titolo Eppur si muove. Necessit (e limiti) dellidea di progresso  che offre al lettore sollecitazioni e punti di vista molto diversi fra loro.

Non si pu che partire dalle aporie e dalle contraddizioni del concetto di progresso. Amy Allen incrina il racconto trionfalistico della storia dei diritti civili degli afroamericani, elevata a paradigma di un progresso lineare, per mostrare come essa nasconda ferite aperte e contraddizioni insolute che continuano a segnare la societ contemporanea. La presunta universalit di questo cammino razionale viene ulteriormente decostruita da Marco Solinas, che attraverso la lente della critica postcoloniale mostra come la retorica illuministica e civilizzatrice abbia spesso legittimato gerarchie etniche, dispositivi di dominio e forme di paternalismo imperialista. Ma laporia suprema del progresso riguarda il suo stesso fine: Paolo Ercolani ripercorre la parabola che, dalla subordinazione dellessere umano al sacro passando per la proclamazione nietzschiana della morte di Dio, approda oggi alla distopia dei tecnoligarchi. Telmo Pievani ci offre poi un ritratto spietato della nostra specie che, scambiando la crescita illimitata per evoluzione, lavora metodicamente alla propria estinzione.

Dopo averne scandagliato aporie e contraddizioni, viene il momento di chiedersi se dunque non sia necessario abbandonare il concetto stesso di progresso. La risposta data in questa sezione  no. Se non c dubbio infatti che lidea di progresso sia stata storicamente piegata a giustificare paternalismo, dominio coloniale e gerarchie civilizzatrici, congedarsi definitivamente da essa rischia per di privare la critica di ogni tensione emancipatoria. Lea Ypi invita dunque a smascherare le appropriazioni ideologiche che ne hanno tradito la promessa, rivendicandone per la necessit teorica e politica. Una prospettiva che trova riscontro sul piano della modernit globale, come mostra Giorgio Fazio, il quale evidenzia come lirreversibilit dei guadagni cognitivi e la portata delle sfide sistemiche rendano impossibile, persino per la prospettiva postcoloniale, un congedo dal progresso. Sul versante etico, Axel Honneth sostiene la necessit di non abbandonare la prospettiva del progresso morale, proponendo una genealogia autocritica e autotrasformativa capace di superare il radicale scetticismo. Ma ridefinire lavanzamento storico richiede anche di chiarirne il fine ultimo: Adriana Cavarero sposta lattenzione dal mito di un progresso infinito alla definizione del bene collettivo, riabilitando il lessico illuminista di Condorcet fondato su verit, libert e uguaglianza. Infine, per andare oltre le trappole della teleologia, Olivia Guaraldo attinge a Hannah Arendt la quale offre una grammatica generativa incardinata sulle categorie di natalit, inizio e pluralit, capaci di pensare il cambiamento oltre la dicotomia tra progresso e regresso.

Il nodo centrale  osserva Paolo Flores dArcais   che il progresso e la modernit si sono spesso rivelate delle grandi promesse mancate. Lo si vede se si osserva la parabola della democrazia, che si sta spegnendo perch non ha proseguito storicamente ci che era nella sua logica: sempre pi libert civili e sempre pi eguaglianza sociale.

Ma constatare i fallimenti e le mancanze del progresso non pu indurre ad abbandonare questidea e neanche a contrapporre risposte timide: urge invece rivendicare unidea forte di progresso, della quale Roberto Mordacci fa una vera e propria apologia.

Una terza sezione del volume  dedicata poi a come la proliferazione delle crisi contemporanee  dal collasso climatico allimpatto dellintelligenza artificiale, dalle dinamiche migratorie allinsicurezza globale  abbia innescato una profonda scomposizione nella percezione del domani. Stephen Holmes mostra come la competizione tra le emergenze frammenti lorizzonte temporale, riducendo la politica a una contesa sulla gerarchia delle paure anzich elevarla a luogo di aspirazioni condivise. Questo smarrimento di una prospettiva comune incide direttamente sulla tenuta democratica. Jonathan White evidenzia infatti come limmaginazione del domani plasmi le priorit e gli atteggiamenti nel presente. Tuttavia, la dimensione del futuro viene oggi colonizzata anche da concezioni regressive. Vito Saccomandi analizza la temporalit profonda del pensiero di destra e del tecnofascismo, rintracciandovi unassenza strutturale dellidea di progresso: sostituendo alla liberazione dalloppressione il mito della rigenerazione, la destra converte lemancipazione in mero sviluppo, ossia nellaccrescimento illimitato di una potenza priva di soggetto universale e piegata alla propria auto-perpetuazione.

Arricchiscono il volume i saggi di Thomas Nagel, che confrontando il progresso morale con quello scientifico, sostiene una forma di realismo morale in base al quale, a differenza delle verit scientifiche, le ragioni morali esistono solo quando diventano storicamente intelligibili e accessibili; di Riccardo Bellofiore e Giovanna Vertova, che mostrano come le risposte attualmente in campo per risolvere la crisi ecologica  in particolare, la decrescita marxista, nella versione di Saito, e lecofemminismo  non siano allaltezza della sfida; e di Stefano Petrucciani che  dalla Querelle des Anciens et des Modernes a Kant, da Hegel e Marx fino a Nietzsche e Adorno  ci restituisce una breve storia filosofica del progresso.