ETIOPIA.

Ambizioni elettriche.
Paul Munzinger, Sddeutsche Zeitung, Germania.

Due anni fa lEtiopia ha vietato limportazione di auto con motori a combustione interna per favorire i veicoli elettrici. Un giornalista tedesco  andato a Bahir Dar per vedere come procede la transizione.


Gioisce delle disgrazie altrui? Ma no, assolutamente no, dice Nathan Muluken accelerando per superare, con un ronzio sommesso, un rumoroso risci a motore. Vedendo le file chilometriche davanti ai distributori, Nathan piuttosto prova pena, perch si ricorda quantera frustrante sprecare tempo e denaro per pochi litri di benzina. In Etiopia le lunghe attese alle stazioni di servizio non sono una novit, dice, ma la situazione non  mai stata cos brutta.

Nathan  contento di aver eliminato il problema comprando una macchina nuova, elettrica. Lha fatto a fine gennaio, un mese prima che scoppiasse la guerra in Iran, e che tutto il mondo scoprisse dove si trova lo stretto di Hormuz. Con il senno di poi, si  mosso al momento giusto.

Ecco la mia stazione di rifornimento, dice accostando a destra, vicino a un palo sottile sul marciapiede.  un lampione ma anche una colonnina di ricarica per auto elettriche.

Niente male, eh?, osserva orgoglioso, come se lavesse installata lui. E pensare a quanto rideva la gente: auto elettriche in Etiopia, ma dai Ora nella sua citt, Bahir Dar, ci sono cinque colonnine.

C un abisso tra quello che si dice dellEtiopia allestero e quello che ne sappiamo noi che ci viviamo, conclude Nathan.

In realt, quando il paese dellAfrica orientale due anni fa ha approvato una legge senza precedenti, anche in Etiopia molti erano scettici. Nel 2024 il governo ha vietato limportazione di auto alimentate da motori a combustione, non entro il 2040 o il 2100, ma da subito. E lha fatto in un paese tristemente noto per la sua rete elettrica carente, e pi spesso associato a conflitti, povert e carestie che alla transizione ecologica.

Viaggiando in Etiopia ci si rende conto che conflitti, fame e povert non sono superati, ma anche che il paese si sta modernizzando rapidamente e fa sul serio nella transizione alle energie rinnovabili, non solo nei trasporti. Lidea  sfruttare la sua arretratezza, saltando a pi pari lera dei combustibili fossili, mai cominciata davvero.

Agli occhi dei visitatori, lEtiopia  nel pieno di una crisi petrolifera globale  si compiace dei risultati ottenuti: gli automobilisti guidano felici i loro veicoli elettrici, il sottosegretario ai trasporti  contento del proprio operato e perfino chi  scettico della transizione ecologica nei trasporti critica non tanto le nuove politiche, ma il ritmo a cui procedono.

Come la maggior parte dei compratori etiopi, Nathan ha scelto unauto cinese: una Byd, acronimo di Build your dreams, modello E2, pagata 4,6 milioni di birr etiopi, circa 25mila euro. Una somma elevata in un paese in cui il reddito medio mensile  inferiore ai cento dollari statunitensi, e decisamente pi di quanto lui avrebbe speso per unauto a benzina. Per non  pentito.

A Bahir Dar, nellEtiopia nordoccidentale, oggi piove, ma Nathan, 23 anni, indossa gli occhiali da sole. Porta i jeans, una maglietta bianca e un orologio doro. Sullavambraccio ha un tatuaggio con scritto Dear mom.


Dopo aver fermato lauto vicino alla colonnina di ricarica mi spiega come funziona: dove dovrei inserire la carta, dove collegare il cavo. Lui usa il condizionale perch va l solo in caso di emergenza: pensa che leccessiva potenza possa danneggiare la batteria, quindi la ricarica a casa, anche se ci mette di pi.

Gli chiedo se pu mostrarmi anche la sua postazione di ricarica personale. Certo, risponde salendo in macchina. Si dirige verso la periferia della citt, dove vive insieme ai genitori e alle tre sorelle. Non  lontano: con circa 500mila abitanti Bahir Dar  una citt piuttosto piccola. Sulle sponde del lago Tana percorriamo viali nuovi di zecca costeggiati da piste ciclabili altrettanto nuove, poi attraversiamo un ponte sul Nilo Azzurro di recente costruzione che risveglia ancora una volta lorgoglio patriottico di Nathan.

Un vero gioiello, sussurra.

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Il dominio cinese.

Senza dubbio, londata di modernizzazione che da alcuni anni investe lEtiopia  arrivata anche a Bahir Dar. A bordo di unauto elettrica, per,  facile dimenticare quanto sia diversa la situazione nelle campagne. Quasi met degli abitanti del paese, infatti, non ha accesso alla corrente elettrica e nellultimo decennio si  registrato perfino un aumento della povert. Fuori delle citt, le milizie regionali combattono contro lesercito governativo.  una delle tantissime contraddizioni dellEtiopia di oggi.

Nathan Muluken guida con la mano sinistra, aiutandosi solo di rado con la destra. Il suo cellulare squilla in continuazione. Quando non  al telefono, parla con entusiasmo della sua auto, pi comoda di quella a benzina che aveva prima, pi sostenibile e soprattutto pi economica. Ricaricare la batteria costa circa 500 birr, pi o meno tre euro. Sono sufficienti per percorrere 400 chilometri. Riempire il serbatoio di benzina costerebbe dieci volte tanto, sempre che riesca a trovare un distributore ben rifornito.

A lui lauto serve per lavorare: vende caff, che consegna con la Byd, e tre giorni a settimana fa lautista per Ride, lequivalente di Uber in Etiopia.

Secondo lui, viste le lunghe code ai benzinai, le auto elettriche si diffonderanno anche nellarretrata Bahir Dar, dove si vedono pi carretti trainati da asini che veicoli elettrici e dove per il momento non c neanche un rivenditore di Byd. La sua lha comprata nella capitale, Addis Abeba.

Al momento, racconta, a Bahir Dar ci sono quaranta auto elettriche, tutte cinesi. Lo sa per certo, perch poco tempo fa c stato un censimento ufficioso in occasione di un matrimonio: le ricche famiglie degli sposi avevano organizzato una cerimonia con pi di cinquecento invitati, da trasferire dalla casa dello sposo a quella della sposa, poi al ristorante e infine alla festa. Per radunare una flotta degna del loro status sociale avevano deciso di prendere in affitto tutte le auto elettriche della citt, inclusa la sua.

Qualche anno fa, osserva Nathan Muluken, per un evento del genere avrebbero affittato tutte le auto tedesche della citt.

Il dominio dei produttori cinesi nel mercato etiope  molto evidente nella capitale. Nessunaltra citt africana ha subto una trasformazione paragonabile a quella di Addis Abeba, dove tutti gli edifici sembrano avere al massimo cinque anni e di notte i marciapiedi risplendono alla luce di lampioni smart dotati di schermi led su cui passano notizie e altri informazioni. Chi ci torna dopo una lunga assenza nota con un certo sgomento la demolizione sistematica dei vecchi edifici e la sparizione di interi quartieri, abitanti compresi.

Nel traffico il vecchio e il nuovo ancora coesistono pacificamente: ci sono auto molto datate con il tubo di scarico e macchine nuove, senza. I modelli pi diffusi sono Chery, Dongfeng e Byd. Volkswagen, Bmw e Tesla si contano sulle dita di una mano.

Il rapporto tra auto con motore a combustione ed elettriche  allincirca di due a una, anche se le seconde sono sovrarappresentate, perch molte di quelle a benzina o diesel sono nei garage o in fila davanti ai distributori.

La crisi si sente molto, dice Bareo Hassen, sottosegretario al ministero dei trasporti. LEtiopia importa carburante dal golfo Persico, principalmente dal Qatar, e da quando  scoppiata la guerra in Iran i quantitativi si sono ridotti moltissimo. A scarseggiare non sono soltanto diesel e benzina, ma anche i fertilizzanti. Industria, economia, trasporti:  una catastrofe che colpisce tutti i settori, sentenzia Bareo. Unico lato positivo, almeno secondo lui,  che lEtiopia non  pi alla ricerca di una via duscita dalla crisi, perch lha gi imboccata da tempo.

Il ministero dei trasporti ha sede nel cuore di Addis Abeba, stranamente in una delle ultime strade del centro piene di buche. Il sottosegretario Bareo, un uomo snello in completo grigio, ci aspetta seduto alla scrivania del suo ufficio al quinto piano. Sulla boiserie alle sue spalle campeggia il ritratto del premier Abiy Ahmed. Bareo ha solo 33 anni, ma  in carica dal 2018. Secondo lui vietare limportazione di auto con il motore a combustione e introdurre agevolazioni fiscali sulle auto elettriche sono state decisioni visionarie del suo governo. Per nel 2024 ha dovuto fare i conti con forti resistenze dentro e fuori il paese. Avevamo tutti contro, racconta. Gli imprenditori etiopi e perfino la pubblica amministrazione la ritenevano una scommessa impossibile, mentre i diplomatici stranieri pensavano fosse un colpo al libero mercato. Ma il punto per noi non era bloccare limportazione di auto, spiega, era ristrutturare il sistema di approvvigionamento energetico.

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Questioni di sovranit.

La transizione allelettrico  un tassello di una strategia pi ampia, il cui obiettivo  la sovranit energetica. Ogni anno, dice Bareo, lEtiopia spende pi di quattro miliardi di dollari per importare combustibili fossili: meglio investirli altrove. Ecco perch il paese punta sulle fonti di energia locali, pi sostenibili dal punto di vista economico e ambientale: vento, sole, acqua. Il progetto pi noto e discusso  lenorme diga Gerd sul Nilo Azzurro che lEtiopia ha solennemente inaugurato a settembre del 2025, con grande sgomento dellEgitto, pi a valle del fiume.

Oggi, dice Bareo, nel paese ci sono circa 114mila auto elettriche. Possono sembrare poche per quasi 140 milioni di abitanti. Ma in uno degli stati meno motorizzati del mondo, con in media poco pi di un veicolo ogni cento persone,  quasi il 7 per cento delle auto in circolazione, il doppio della percentuale registrata in Germania. Con il tempo, lo scetticismo sta calando, aggiunge il sottosegretario, anche grazie alla diga che ha finalmente stabilizzato la rete elettrica nazionale. Oggi ad Addis Abeba c lelettricit 24 ore al giorno, sette giorni su sette.

Bareo elenca i prossimi passi della transizione: in dieci anni saranno installate pi di duemila colonnine di ricarica in tutto il paese; entro il novembre 2027, quando ospiter la conferenza mondiale sul clima, Addis Abeba avr altri 1.500 autobus elettrici. Nel medio termine, tutte le auto con motore a combustione saranno convertite allelettrico o dismesse, mentre sul lungo termine lEtiopia non dovr limitarsi a importare veicoli elettrici, ma avviarne la produzione.

Sono gli obiettivi ambiziosi di un governo autoritario, che organizza le elezioni ma non ha di fronte una vera opposizione e neanche unindustria nazionale dellauto con cui fare i conti. In questo contesto fare progetti  decisamente pi facile, un po come in Cina. Ed  proprio la Cina a fornire allEtiopia tutte le auto di cui ha bisogno, oltre ad averle concesso crediti per potenziare la rete elettrica. Secondo le stime di Bareo, le auto elettriche presenti nel paese sono per il 90 per cento cinesi. Anche lui guida una Byd.

Alla luce di tutto questo non  facile trovare persone apertamente critiche verso il governo. Ma qualcuno c.

Berhane Zeru, 59 anni, ha la fronte alta, la voce profonda e un atteggiamento sicuro di s. Lo incontriamo in una serata piuttosto fredda, sulla terrazza di un caff in una strada trafficata di Addis Abeba, davanti a una tazza di t e a un croissant. Berhane  il presidente dellassociazione etiope dei datori di lavoro nei trasporti, che rappresenta pi di ventimila imprenditori della logistica, dei taxi e dei pullman. In estrema sintesi la sua idea  che la transizione ecologica vada troppo veloce. Nulla da eccepire sulla riconversione in s, ma bisogna procedere in modo da non lasciare indietro nessuno.

Secondo lui, lEtiopia  ancora lontana da quello che vorrebbe il governo. Perfino ad Addis Abeba si registrano blackout frequenti e fuori dal centro scarseggiano le colonnine per ricaricare le auto. Gli automobilisti cominciano a veder peggiorare le prestazioni delle batterie e in Etiopia non ci sono molti meccanici che ne capiscano qualcosa, per non parlare dei pezzi di ricambio quando qualcosa si rompe.

Non possiamo passare in un colpo solo dalla benzina allelettrico, dice Berhane. Il governo punta troppo in alto.

Non  contrario alla transizione ecologica nei trasporti, anzi. Solo vorrebbe procedere con la lentezza necessaria perch il paese si adatti alla nuova tecnologia. Per le aziende di taxi e pullman, il fatto che linfrastruttura non stia al passo con le ambizioni del governo  decisamente un problema, come lo  il fatto che fuori citt anche le auto elettriche devono fare la fila per mancanza di postazioni di ricarica. Nei trasporti il tempo  denaro, osserva.

Berhane ne  certo: prima o poi, il governo proibir la circolazione delle auto con il motore a combustione e le aziende dovranno convertire o sostituire intere flotte. Ma con quali soldi? Secondo lui, si dovrebbero approvare esenzioni fiscali per evitare che il settore sia fagocitato da ricchi investitori stranieri, che schiaccerebbero gli imprenditori locali.

Ma, soprattutto, vorrebbe che ogni tanto il governo si consultasse con qualcuno invece di prendere in totale autonomia decisioni che attua immediatamente, senza lasciare spazio a obiezioni. Con questo sistema non si possono fare progetti a lungo termine. Nel 2024, quando  stata vietata limportazione di veicoli con il motore a combustione, la sua associazione stava trattando lacquisto di camion russi a diesel ed  stata costretta a cestinare contratti gi chiusi.

In Etiopia non  possibile immaginare cosa ci riserva il domani, dice Berhane Zeru. Non c modo di dire la propria n di ricorrere, se necessario, alle vie legali per contestare le decisioni del governo. Le cose non funzionano come da voi in Germania. L il governo, se decide di introdurre le auto elettriche, non lo fa mica cos, aggiunge schioccando le dita. Per lui, la lentezza  un punto a favore dei tedeschi.

Secondo Nathan Muluken, invece, le cose non vanno abbastanza veloci. Ai margini della citt, imbocca una strada sterrata e parcheggia davanti a un cancello in ferro battuto. Dietro, c la casa dei suoi genitori, uno stretto edificio a due piani con quattro balconi. La sua famiglia appartiene alla classe medio-alta: padre imprenditore, madre medica.

Nathan apre la porta e indica la parete dov appeso il suo dispositivo di ricarica, con due cavi collegati al quadro elettrico e a un contatore. Capita che la rete non regga? S, conferma lui: quando carica la batteria, la luce in casa cambia, diventa bluastra. E quando piove a volte salta la corrente. Una scocciatura, ma nulla pi.

Anche rispetto alle infrastrutture si sente tranquillo. I problemi minori si riescono a risolvere a Bahir Dar, dove ci sono due officine che riparano anche le auto elettriche. Per gli interventi pi seri bisogna andare ad Addis Abeba, anche se per il momento non ne ha ancora avuto bisogno, visto che la macchina  nuova. Ha scelto la Byd perch lazienda ha una buona reputazione, anche se lauto dei suoi sogni  la Rolls-Royce. Avrebbe preferito anche una Volkswagen elettrica, se avesse potuto scegliere. Ma costa un milione di birr (circa cinquemila euro) in pi della Byd e lui non se la poteva permettere. Quindi  per questo che in Etiopia si vedono cos poche auto elettriche tedesche? E perch se no?, chiede.

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Come diventare ricchi.

Bareo la pensa diversamente. LEtiopia  un grande paese e possiamo permetterci tutte le auto che vogliamo. Il suo governo ha invitato le aziende di tutto il mondo a partecipare al luminoso futuro della mobilit elettrica etiope. Ma allinvito hanno risposto solo i cinesi, che hanno investito e aperto sedi commerciali. Ci sono stati contatti anche con i produttori tedeschi, ma non hanno portato da nessuna parte.

La Volkswagen conferma. Dal 2024, comunica una portavoce, ci sono stati diversi colloqui tra lazienda, le associazioni di categoria e il governo etiope sulle politiche automobilistiche e sulla regolamentazione delle importazioni. Non si  arrivati per a risultati conclusivi, soprattutto per i mancati progressi rispetto al quadro normativo.

Come mai siano falliti i colloqui non lo dicono n la Volkswagen n Bareo.  chiaro, per, che dal punto di vista dellazienda tedesca la situazione  talmente problematica che non vende le sue auto in Etiopia. Le poche Volkswagen presenti nel paese sono arrivate per canali ufficiosi, spesso passando per la Cina.

LEtiopia  il secondo paese africano per popolazione, con una crescita economica forte (per questanno si prevede che sfiorer le due cifre) e un gran numero di persone che nei prossimi anni, volenti o nolenti, compreranno auto elettriche.

Nathan Muluken fa parte dello 0,1 per cento degli etiopi che partecipano alla transizione. Anche lui, per, preferirebbe vivere altrove. Nonostante il suo orgoglio patriottico e il suo entusiasmo per lauto nuova, vorrebbe emigrare, come hanno fatto tanti amici. Sogna in grande: vuole diventare ricco e non pensa che in Etiopia sia possibile. Qui, per diventare qualcuno, devi avere gi tanti soldi e gli agganci giusti. Vorrebbe vivere in un paese in cui ci si possa costruire un futuro con il sudore della fronte, magari negli Stati Uniti o negli Emirati. O in Germania.