IN COPERTINA.

Memorie di un trafficante.
Max de Haldevang, Financial Times, Regno Unito.

L'autore Max de Haldevang  un giornalista britannico che segue le notizie internazionali al Financial Times. Ha lavorato per Quartz e Moscow Times.
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Dallascesa del cartello di Pablo Escobar alla guerra alla droga, Greg Pahules ha attraversato da protagonista lepoca doro del narcotraffico. Oggi, a 68 anni e senza un soldo, racconta quel mondo dallinterno e fa i conti con le sue scelte.

Greg Pahules sistema a fatica il suo corpo possente su una sedia da scuola nellappartamento spartano in cui vive, sopra un salone per la manicure nella Florida centrale. Ha 68 anni,  calvo, tranne che per una ciocca di capelli grigi raccolta in una coda, e non fa che muoversi nervosamente. Mi fissa con gli occhi azzurri velati e mi chiede se lo considero una persona normale. Unora prima, a pranzo, si  improvvisamente ricordato che forse aveva ucciso qualcuno in Colombia negli anni ottanta, quando era cos coinvolto nel traffico di cocaina al punto da attirare lattenzione di Pablo Escobar.

Mi ha raccontato di quando, una sera, la macchina su cui viaggiava si era imbattuta in un incidente su una tortuosa strada di montagna. Mentre rallentavano per prestare aiuto, un uomo era balzato fuori dallauto e aveva cominciato a sparare, ferendo il conducente a una mano. Pahules gli aveva sparato due volte e si era allontanato a tutta velocit. Quel ricordo era rimasto sepolto in un angolo della sua mente, finch la nostra conversazione lo ha riportato alla luce.

Ripenso alle decine di ore che Pahules ha passato a raccontarmi la sua storia incredibile e alle centinaia di messaggi che mi ha mandato a tutte le ore del giorno e della notte nellultimo anno. Una persona normale? Non proprio.

La sua storia comincia in un letto dospedale nel 1978, quando aveva ventanni e giocava a football americano per luniversit del Kentucky. Uno scontro frontale durante un allenamento lo fece finire in barella, e i suoi allenatori temevano che non sarebbe pi riuscito a giocare. Fino ad allora il football era stato la sua via di uscita da uninfanzia ai margini. Il padre se nera andato quando lui aveva cinque anni e la madre si era risposata con un ex marine violento che lo mandava regolarmente a scuola pieno di lividi. Mi picchiava, mi prendeva a schiaffi, mi insultava, mi diceva che ero un pezzo di merda, ricorda Pahules. Era brutale.

Quando sua madre finalmente aveva lasciato quelluomo, aveva portato Pahules e sua sorella a vivere in un misero appartamento in un quartiere malfamato di Miami. Lavorava giorno e notte per riuscire a mantenerli. Grazie alla sua intraprendenza, Pahules si era procurato una borsa di studio per lo sport in una scuola privata. Sognava di guidare le auto di lusso dei genitori dei suoi compagni. Alla fine era riuscito a farsi ammettere alluniversit del Kentucky.

Dal letto di ospedale, Pahules vide un servizio televisivo su Miami che stava diventando la capitale mondiale della cocaina. Il programma diceva che il cuore del boom della droga in citt era un hotel dove tempo prima lui aveva lavorato come parcheggiatore. Ero stufo marcio di essere povero. Maledettamente stufo. E in quel preciso momento mi dissi: Torno a casa.

Riusc a riavere il suo vecchio lavoro e tenne gli occhi aperti in attesa delloccasione giusta. Nel giro di qualche mese, a forza di chiacchiere nel suo spagnolo claudicante, seppe conquistarsi la fiducia di quattro colombiani, clienti abituali dellalbergo. Gli lasciavano mance da cinquanta dollari e gli chiedevano di avere particolare cura delle loro chiavi.

Una sera arrivarono alcuni poliziotti e chiesero le chiavi dellauto dei colombiani. Li depist e poi si precipit nel night club dellhotel. Trov i quattro uomini, li fece uscire in fretta da una porta sul retro, li mise su unauto presa in prestito e gli consegn le chiavi. Pi tardi, quando nessuno poteva vederlo, spost la Cadillac dei colombiani davanti alla casa della nonna. Il giorno dopo i colombiani tornarono a riprendere la macchina, aprirono il bagagliaio e tirarono fuori una mazzetta di banconote. Erano cinquantamila dollari. Pahules si compr un Rolex e una Porsche, un po di cocaina da rivendere e un condizionatore per la nonna.

Quel denaro fu il suo trampolino di lancio. Ben presto cominci a lavorare per la famiglia Len, legata ad alcuni dei personaggi pi potenti del cartello colombiano di Medelln (quasi tutti i nomi dei colombiani citati in questo articolo sono pseudonimi). Erano uomini dellalta borghesia, con tanto di laurea, ma parlavano poco linglese e si sentivano un po persi a Miami, dove vendevano cocaina di altissima qualit a intermediari cubani con margini di guadagno ridotti. Pahules, che conosceva i figli delle famiglie pi ricche della citt dai tempi del liceo, divent presto indispensabile.

Si leg soprattutto a Gabriel Len, il terzo di cinque fratelli. Lo accompagnava in giro per la citt, gli insegnava linglese e in cambio imparava lo spagnolo. Gabriel gli chiese di andare a vivere con loro. Diventarono come una famiglia.

Verso la fine del 1979 Pahules era ormai socio dellattivit. A dicembre Gabriel lo port in aereo a conoscere il suo paese, dove Pahules ricorda di essere stato trascinato per due settimane da una festa allaltra. Fece subito amicizia con Javier Len, il fratello pi giovane e scapestrato. Per via delle loro scorribande erano soprannominati los vaqueros borrachos, i cowboy ubriachi.

Un giorno i Len andarono con Pahules in un ranch di propriet degli Ochoa, che facevano parte del gruppo dei capi del cartello di Medelln. In mezzo a tutti quei narcotrafficanti, immersi nei loro soliti discorsi boriosi e spacconi, cera un capannello insolitamente silenzioso. L pendevano tutti dalle labbra di un uomo che stava parlando. Era basso e tarchiato, e a volte sottolineava una frase con un sorriso da lupo. Dal modo in cui gli stavano intorno capii che era un tipo importante, ricorda Pahules. Quando occupava la scena, era come coprisse il sole.

Luomo si avvicin e Gabriel gli present il suo amico: Questo  Gregorio, di Miami.

Lo so chi , rispose luomo tarchiato. Poi lo squadr e disse: Da oggi  Gringorio. Qualcuno scoppi a ridere. Era Pablo Escobar.

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Palestra notturna.

Sono le tre e mezza del mattino ed  buio pesto nella sonnolenta cittadina balneare dove oggi vive Pahules. Lo raggiungo a una stazione di servizio e lo trovo fuori che sorseggia un caff appoggiandosi a un tavolo alto, la schiena cos dritta che sembra appeso al cielo.  gi pieno di energia. Pahules indica le due persone leggermente curve vicino a lui: un medico in pensione di settantanni e un pilota in addestramento sulla trentina. Sono i miei unici amici, dice. Si incontrano l, a quellora assurda, cinque giorni alla settimana.

Subito dopo ci ritroviamo in una sala senza finestre, grondanti di sudore. Mentre mi chiedo che diavolo ci faccia in quel posto, dagli altoparlanti esplode il caratteristico giro di basso dei Creedence Clearwater Revival. Prima che me ne renda conto, siamo a cavallo delle cyclette a cantare Have you ever seen the rain. Lasciamo gli amici di Pahules e andiamo verso un altro allenamento, talmente intenso che si pu partecipare solo dopo aver seguito lezioni individuali. Io mi rifugio in macchina per dormire un po, prima che lui continui a raccontarmi la sua storia.

Allinizio del 1980 Pahules fu richiamato in Colombia e mandato a una festa nel ranch di un uomo che aveva dei problemi in California. Gli dissero che doveva cercare di aiutarlo e gli affiancarono due tipi poco raccomandabili che dovevano occuparsi della faccenda. La mattina dopo la festa, in cui era stato lospite donore, Pahules era seduto sul sedile del passeggero mentre gli altri si salutavano. Quando il padrone di casa si sporse dal finestrino per stringergli la mano, part un colpo di pistola. Sent la mano delluomo afflosciarsi. Uno dei due tipi poco raccomandabili gli aveva sparato, uccidendolo.

Di ritorno a Medelln, dissero a Pahules che quelluomo aveva rubato la ragazza a un loro amico. Quella era una lezione, racconta. Volevano avvertirmi.


I Len avevano gi dato segnali di preoccupazione per lo stile di vita edonistico di Pahules. Rientrava tardissimo quasi ogni notte, strafatto di cocaina, poi dormiva fino a smaltire la sbornia e si metteva al lavoro. Ma non potevano avere niente da ridire sui suoi risultati. Lui sostiene di avergli quadruplicato le vendite a Miami in due anni, portandole da 25 a 100 chili di cocaina al mese. Aveva 21 anni ed era diventato ricco. Il ricavato delle vendite della sola Miami gli fruttava circa un milione di dollari allanno, quasi quattro milioni di oggi. E i Len gli versavano altri milioni su un conto bancario a Panam.

Il viaggio in Colombia del dicembre 1980 fu una cosa pi seria. Quella volta mi hanno mandato a scuola, ricorda Pahules. Una schiera di narcotrafficanti and da lui per insegnargli i vari aspetti del mestiere: come tenere la contabilit, chi contattare in caso di problemi, dove depositare il contante. E doveva assolutamente smettere di fare baldoria tutte le notti. Alla fine Gabriel gli disse: Io non torno a Miami. Sarai tu a mandare avanti la baracca.

Ma quando Pahules rientr nel suo nuovo feudo, cerano guai allorizzonte. Aveva da poco comprato un appartamento e trasferito tutte le sue cose dallabitazione in cui aveva vissuto con la famiglia Len. La scelta si rivel provvidenziale: poche settimane dopo gli agenti federali fecero irruzione nella casa ormai vuota.

Pedro, uno degli uomini dei Len rimasti a Miami, chiese a Pahules se conosceva qualcuno disposto a fare qualche lavoretto a casa sua. Pahules lo mise in contatto con un suo ex compagno di football, un bravo ragazzo non particolarmente sveglio, raccomandando a Pedro di non coinvolgerlo in nessun caso negli affari della famiglia. Poco tempo dopo, un altro ex compagno di squadra si present a casa di Pahules chiedendogli un aiuto urgente. Pedro e il loro amico gli avevano chiesto di portare un pacco di cocaina in Illinois, ma lui non aveva la minima idea di cosa stesse facendo.

Ansioso di liberarsene e furibondo perch Pedro aveva ignorato le sue istruzioni, Pahules impacchett rapidamente la droga nel cellophane, cosparse la confezione di pepe nero per confondere i cani antidroga e lo mand via.


Un paio di giorni dopo, lamico torn. Era bagnato fradicio e nel panico pi totale. Gli disse che doveva scappare: aveva appena attraversato a nuoto un canale dopo essere riuscito a sfuggire a un agente della Dea, la polizia antidroga, che stava arrestando Pedro. Pahules cap che il prossimo sarebbe stato lui. Prese due borsoni pieni di contanti e una borsa demergenza con un po di cocaina, altre decine di migliaia di dollari, un cambio di vestiti e una pistola. Si ferm a una cabina telefonica e fece due chiamate. La prima al porto turistico, chiedendo di tenere pronta la sua barca. La seconda a un numero in Colombia. Pedro  malato e lo hanno portato in ospedale, disse. Poi, con una pistola infilata nella cintura dei pantaloni, raggiunse la sua barca e navig per circa cinquanta miglia fino a Bimini, unisola delle Bahamas.

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Lultimo amico.

Mi sveglio con Pahules che bussa al finestrino della mia auto. Dietro di lui, la luce sfocata dellalba comincia a rischiarare il cielo. Seguo il suo sferragliante pick-up fino a una tavola calda, dove ci ritroviamo con il medico e ordiniamo una colazione che ci rimette al mondo.

Pahules mi chiede di quando facevo il corrispondente a Citt del Messico e mi racconta che frequentava spesso Zona Rosa, un quartiere malfamato. Alzo le sopracciglia e il medico mi chiede perch. Perch  l che ci sono tutti i bordelli, interviene Pahules allegramente. Quella cosa ti sta registrando, dice il medico indicando il mio telefono. Pahules alza le spalle e sorride maliziosamente. Vogliono che io sia me stesso.

Hanno solo un paio danni di differenza, ma  difficile immaginare due uomini pi diversi. Gene, un nonno dai capelli grigi con il volto gentile,  il figlio del medico della cittadina e ha seguito le orme del padre. Io vivevo in un universo parallelo, mi dice Gene. Si sono conosciuti nel 1991, quando Pahules era riemerso dalla giungla colombiana, pallido, emaciato e incapace di liberarsi di uninfezione da stafilococco. Gene, amico della sorella di Pahules, lo aveva aiutato a curarsi. I racconti di quelle avventure non sembrano interessargli granch, ma non si fa problemi a essere amico di un ex narcotrafficante.

Io sto dalla sua parte , sempre e comunque, dice. Poi se ne va per un appuntamento, lasciando Pahules a met di una frase su come aveva aiutato qualcuno a sfuggire alla Dea, passando per il Messico. Pi tardi, quando chiedo il conto, scopro che Gene ha gi pagato.

Dopo la colazione, Pahules torna a casa, fa una doccia, d qualche boccata a una sigaretta elettronica alla cannabis e comincia il suo turno. Fa lo spazzino, con una pinza raccoglitrice raccatta mozziconi di sigaretta e altri rifiuti sparsi per strada.  stata sua sorella a procurargli questo lavoro dopo la pandemia, quando aveva smesso di distribuire volantini degli strip club di Las Vegas, finendo sullorlo della miseria. Fatto il turno, schiaccia un sonnellino e poi va a fare surf o torna in palestra. La sera guarda film western e vecchi noir.

A Bimini cera un aereo ad attenderlo. Sul sedile anteriore trov un sicario noto come El Cuchillo, il coltello. I Len avevano ricevuto il suo messaggio e lo stavano riportando a Medelln. Durante il volo si sent sopraffatto dalla stanchezza. Allimprovviso sono un ricercato. Il mondo cambia completamente, racconta. Niente pi serate negli strip club. Niente pi uscite al bar. Niente pi giri in barca. La mia vita sta cambiando proprio in quel momento, davanti ai miei occhi.

Mentre laereo sorvolava la pista di Medelln, Pahules cont sette fuoristrada Toyota che lo aspettavano. In Colombia se vedi una di quelle macchine  meglio stare in guardia. Se ne vedi due o tre, devi sparire immediatamente. Se ne vedi quattro o cinque, qualcuno sta per essere ucciso, dice. E l ce nerano sette. Sulla pista lo accolse un uomo della famiglia Len. Mi fa: Sali sullultima macchina e chiudi quella cazzo di bocca.

Il convoglio raggiunse un edificio anonimo e Pahules fu scortato fino a un ascensore che si apriva direttamente in un ufficio. Dietro la scrivania cera Escobar, che allora stava diventando uno dei narcotrafficanti pi potenti del mondo. Gli dissero di sedersi e tradurre dallinglese un documento legale. Sembrava mettersi male. A casa di Pedro la Dea aveva trovato quasi sessanta chili di cocaina, per un valore di circa tre milioni di dollari. Pedro aveva fatto il nome di Jair, un parente degli Ochoa, che era stato subito arrestato. Sentendo nominare Jair, i narcotrafficanti tirarono un sospiro di sollievo. Era un gangster della vecchia scuola e non avrebbe mai parlato. Tutti hanno cominciato a versarsi da bere, ricorda.

Escobar indic i borsoni di Pahules chiedendogli cosa contenessero. Pahules li apr, mostrando due milioni di dollari appartenenti al cartello. Lentusiasmo nella stanza aument ulteriormente: aveva appena recuperato una parte importante delle perdite di Escobar. Il capo del cartello si avvicin a Pahules e gli mise un braccio sulle spalle. Mi dice, Ehi Gregorio, sai una cosa? Non potrai pi tornare negli Stati Uniti. Adesso fai parte della famiglia.

La nuova vita prevedeva che ogni mattina alle nove si presentasse in giacca e cravatta nellufficio dei Len. Da una porta della reception si accedeva ai locali dove veniva gestita lattivit immobiliare della famiglia, perfettamente legale. Laltra conduceva alle stanze sul retro, con le pareti decorate da dipinti originali di Botero e fotografie dei cavalli di famiglia, dove si svolgeva il lavoro vero. I narcotrafficanti di tutta Medelln andavano a fare affari con i Len e poi si fermavano a parlare con il loro gringo di fiducia. Non ci misero molto a rendersi conto che Pahules era una miniera di informazioni sulle rotte del traffico di droga verso gli Stati Uniti. Gli fecero chiaramente capire che doveva mantenere un profilo basso. Lui, per, continuava a uscire a far festa con Javier, a rincorrere le donne e a presentarsi in ufficio con i postumi della sbornia.

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In cima alla lista.

Anni dopo, mentre parliamo in Florida, Pahules interrompe il racconto per bere del succo di mirtillo rosso direttamente dalla bottiglia. A me serve dellacqua nel suo unico bicchiere. Nella penombra filtrata dalle veneziane aleggia lodore stantio della marijuana. I mobili li ha recuperati da vecchi appartamenti in affitto o glieli ha rimediati la sorella. Passo tre pomeriggi sul suo cigolante divano nero, osservandolo mentre mette in scena il suo romanzo pulp come un attore consumato.  un gran narratore. Salta da una parte allaltra della stanza con lespressivit e lenergia di una star del cinema muto. I suoi cattivi hanno occhi spiritati e volti contorti. I deboli si raggomitolano, con le mani strette in un gesto di disperata innocenza. Le pistole fanno: Boom! Boom! Boom!. Quando gli rivolgo una domanda, si immerge nella sua memoria straordinariamente vivida, recuperando minuscoli dettagli sui vestiti che indossava, il cibo, il clima e lora del giorno. E quando gli chiedo di ripetere le frasi di Escobar in spagnolo, spara raffiche di virile gergo di Medelln.

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Scappano tutti.

Nel 1982 Pahules fu arrestato al confine con il Canada mentre cercava di rientrare negli Stati Uniti a bordo di un pullman turistico. Dopo sei mesi di custodia cautelare, il suo avvocato fece un accordo con laccusa, secondo cui Pahules si sarebbe dichiarato colpevole solo di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Miracolosamente, il giudice lo rimise in libert tenendo conto dei sei mesi gi trascorsi in carcere e imponendogli altri quattro anni e mezzo di libert vigilata. Gli viet inoltre di tornare a Miami per tutta la durata della pena.

Nel 1986, quando Pahules pot finalmente rientrare a casa, trov la sua attivit nel caos. I fratelli Len pi anziani si erano ritirati, prosciugando il suo canale di forniture. Javier si era messo a lavorare direttamente per Escobar. Aveva una sua rete di spacciatori in citt, ma girava a Pahules i chili di cocaina di cui poteva fare a meno. I suoi margini si erano sensibilmente ridotti. Comprava un chilo a trentamila dollari e lo rivendeva a 34mila. Racconta che guadagnava circa centomila dollari allanno: una bella cifra, ma solo una piccola parte dei suoi incassi precedenti. Come se non bastasse, i 15 milioni di dollari che i Len gli avevano messo da parte a Panam erano stati nazionalizzati dalla dittatura di Noriega.

A met del 1988 a Miami si faceva sentire la guerra alla droga lanciata dallamministrazione Reagan, e alla fine il cartello di Medelln smise di mandare cocaina. Pahules fu costretto a vendere tutti i suoi beni e si trasfer nella casa abbandonata di un amico. Aveva un armadio pieno di abiti Versace, ma era troppo magro per indossarli. Non aveva la corrente elettrica e una sera per la fame arriv a mangiare cibo per cani.

Nel 1989 racimol i soldi per tornare a Medelln e cercare di far ripartire le spedizioni di cocaina. Ma la citt non era pi quella che aveva conosciuto sette anni prima: Escobar era in guerra con il cartello di Cali e terrorizzava il governo colombiano. I suoi uomini avevano appena assassinato un candidato presidenziale schierato contro i narcotrafficanti a un comizio elettorale. A novembre fecero esplodere un aereo di linea uccidendo pi di cento persone, nellerronea convinzione che a bordo viaggiasse un altro candidato. La polizia spesso torturava i presunti narcotrafficanti o li uccideva sul posto.

A met del 1988 a Miami si faceva sentire la guerra alla droga lanciata da Reagan, e il cartello di Medelln smise di mandare cocaina

Pahules pensava di fermarsi una settimana per organizzare una nuova rotta di forniture. O anche solo far arrivare a Miami uno o due grossi carichi da poter vendere per mettere insieme abbastanza soldi e uscire dal giro. Ma stavano scappando tutti e perfino alcuni suoi amici temevano che ora lavorasse per la Dea. Non riuscivo ad avere un appuntamento con nessuno. Tutti pensavano che fossi l per fare la spia racconta. Cos una settimana si  trasformata in un anno e mezzo.

Agli uomini di Escobar era arrivata voce che Pahules poteva essere finito sulla lista di una squadra speciale della polizia autorizzata a uccidere i narcotrafficanti a vista. Poco dopo alla sua porta si present Leonardo, un ragazzo gentile che gli disse di essere la sua nuova guardia del corpo. Dovunque alloggiassero, Leonardo dormiva per terra, accanto al suo letto. Quando Pahules andava nei bordelli, Leonardo rimaneva fuori ad aspettarlo con un mitra. Non ha mai sparato. Non ha mai fatto male a nessuno. Era un ragazzo povero e quello era semplicemente un lavoro per ragazzi poveri, dice Pahules. Per ragioni di sicurezza, si tratteneva a Medelln non pi di una settimana al mese, e il resto del tempo si spostava tra Cartagena e i ranch dei suoi amici.

Continuava a cercare Javier, ma il pi giovane dei Len era sfuggente, spariva per mesi e non lo incontrava mai da solo. Pahules riusc a procurarsi 17 chili di cocaina  che allepoca valevano circa mezzo milione di dollari  e li sped a Miami, ma negli Stati Uniti i trafficanti furono scoperti e arrestati dalla polizia.

Un giorno nel ranch dei Len il televisore smise di funzionare. Pahules mand Leonardo a Medelln per farlo riparare. Il ragazzo non torn pi. La polizia lo port in centrale. Volevano informazioni, ma lui non disse niente. Cos lo portarono in una discarica e gli spararono alla testa, racconta Pahules. Al funerale la bara era chiusa. Volevo bene a quel ragazzo, dice. Mi sentivo a terra. Volevo andarmene, ma temeva che la polizia potesse arrestarlo allaeroporto. E si rifiutava di tornare a Miami senza niente.

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Cinque fuoristrada.

Una sera Miguel, uno dei fratelli Len, si present a casa di Pahules con il volto pallido. Prese il suo passaporto e gli disse che doveva portarlo in un posto. Mi guarda e fa: Amico, ti voglio bene. Spero che tu non abbia fatto quello che pensano loro, racconta Pahules. Miguel non gli disse altro e lui non aveva la minima idea di cosa stesse parlando. A Medelln alcuni narcos stavano cominciando ad agitare le acque contro Escobar, ma lui si era sempre tenuto alla larga da loro. Raggiunsero le verdi montagne dellAntioquia, attraversando una cittadina sulle rive del fiume Cauca (dove Escobar faceva a pezzi la gente dopo averla uccisa, dice Pahules). Prov quasi un senso di sollievo. Finalmente sar finita, posso andare in paradiso, pensava.

Arrivarono in una radura e videro cinque fuoristrada Toyota. Cera Escobar, racconta Pahules, con un gruppetto dei suoi luogotenenti. A terra giaceva un uomo, legato e torturato. Gli avevano bruciato mezza faccia con la fiamma ossidrica. Era completamente nudo, fatta eccezione per un elaborato medaglione doro. Urla, piange e da un occhio non ci vede pi perch  completamente andato, racconta Pahules. Mi guarda e mi riconosce:  lui!  lui! Ed Escobar, secco: Chiudi quella cazzo di bocca!.

La mattina dopo si mise un completo di Versace e and allaeroporto, sperando di non trovare n la polizia n gli uomini del cartello

Luomo sosteneva che un paio di mesi prima, in California, aveva consegnato a Pahules cinque milioni di dollari appartenenti a Escobar. Ed Escobar voleva sapere che fine avessero fatto quei soldi. Pahules afferr il suo passaporto e lo mise tra le mani di Escobar. Gli faccio: Guardalo, capo. Sono qui da sedici mesi! Come cazzo potevo essere in California a prendere cinque milioni di dollari? Questo  uno stramaledetto bugiardo!.

Escobar esamin con attenzione i timbri sul passaporto. Poi guard Pahules e Miguel e disse: Lrgate, vattene. Mentre ce ne andiamo sentiamo i machete che mozzano gambe e braccia mentre luomo  ancora vivo, racconta Pahules. Quel tizio urla e loro lo fanno a pezzi e senti i machete che lo colpiscono, e io sto male e anche Miguel sta male. Saliamo in macchina, cominciamo ad allontanarci poi tutti e due ci fermiamo e vomitiamo. E piangiamo.

Mentre rievoca la scena, Pahules mi dice che ha sempre desiderato una copia del medaglione di quelluomo. Sono sbalordito. Ne hai sempre voluta una da allora?.

Fanculo quel tizio! Cercava di farmi ammazzare!.

 in piedi, urla, gli occhi spiritati.


Quello mi aveva condannato a morte! Vaffanculo! Mi metterei quella collana per festeggiare la sua maledettissima fine!.

Luomo che mi torreggia davanti sembra finalmente un vero narcotrafficante.

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Un paese violento.

Pahules non accetta lidea che le violenze subite da bambino possano spiegare le sue scelte di vita. Non userei mai questa cosa come alibi, dice. Negli anni sessanta tanti ragazzini venivano schiaffeggiati dai loro padri. E poi aggiunge:  importante che tu lo sappia: sono io il responsabile di tutto quello che ho fatto. Volevo i soldi. Eppure non ha molti sensi di colpa.

La Colombia, ripete, sarebbe sprofondata nel caos con o senza di lui, con o senza Escobar.  una societ violenta. Lo  sempre stata, dice, indicando come prova la lunga guerra civile del paese, il periodo chiamato la Violencia. Oggi il tasso di omicidi in Colombia  solo una minima parte di quello ai tempi di Escobar, ma lui sostiene che quei dati sono manipolati.

La sua cocaina ha rovinato molte vite, ammette, ma la scelta di usarla  stata loro. Quando gli chiedo della crisi da tossicodipendenza negli Stati Uniti, ricorda di aver incontrato una donna che conosceva dai tempi del liceo e che gli aveva offerto un rapporto orale in cambio di una dose. Mi facevano una gran pena quelle ragazze, dice. Ma mi sentivo responsabile? No. Pur avendo fatto uso di cocaina quasi ogni giorno per trentanni, sostiene di non esserne mai stato dipendente.

Mentre parliamo, Pahules ripete meccanicamente di non essere orgoglioso di niente. Alla fine gli faccio notare che non essere orgogliosi non  la stessa cosa di vergognarsi. Mi guarda con attenzione. Davvero?.

S.

Fammici pensare un momento. Vergognarsi.... Lo ripete lentamente, come se fosse un termine straniero.

Mi vergogno di aver umiliato la mia famiglia in tribunale. Mi vergogno di essere stato cos stupido da cacciarmi in tutta questa storia, dice. Ma visto che me lhai chiesto un paio di volte, sto iniziando a rifletterci: dovrei sentirmi responsabile? Non lo so. Forse un giorno succeder, ma adesso no. E sai una cosa? Non riesco nemmeno a giustificare il fatto di non sentirmi in colpa. Sono troppo impegnato a cercare di sopravvivere per preoccuparmi di queste cose. La mia vita punta ad arrivare a domani.  fermamente contrario alla legalizzazione degli stupefacenti. Dice che rendere legale la marijuana  stata la cosa pi stupida che hanno mai fatto e che sta mandando in malora i giovani di questo paese.

Dopo aver evitato Pahules per mesi, nel 1990 Javier Len and finalmente a trovarlo. Ma non aveva buone notizie. Escobar, gli spieg, voleva che rintracciassero un loro caro amico e lo facessero uccidere. Gli ci vollero sei mesi per trovarlo. Erano nellufficio di Javier, al centro di Medelln, quando il telefono squill. Javier disse allamico di lasciare il paese in fretta e di andare il pi lontano possibile. Lamico lo ringrazi e riattacc.

Javier e Pahules tirarono un lungo sospiro di sollievo. Poi, racconta Pahules, il telefono squill di nuovo. Era Escobar. Ammazzer tutta la vostra cazzo di famiglia!, url.


Pahules, che aveva sempre il passaporto in tasca, usc di corsa dalledificio e sal sul primo taxi. A Medelln la maggior parte dei tassisti faceva da informatore per Escobar, quindi poteva solo sperare che la notizia non si fosse gi diffusa. Riusc a raggiungere lappartamento del suo pi caro amico fuori dal giro. Temendo che Escobar avesse gi mandato i suoi uomini allaeroporto per catturarlo, passarono una notte nascosti in un ranch. Pahules telefon alla madre e le chiese di comprargli un biglietto per tornare a casa.

La mattina dopo si mise un completo di Versace e and allaeroporto, sperando di non trovare n la polizia n gli uomini del cartello. Mentre si avviava verso il gate, racconta di aver incrociato uno dei suoi compagni di bevute preferiti: il principale chimico di Escobar, responsabile della produzione della cocaina. Luomo gli fece un cenno con la mano per salutarlo. Era finita.

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La fine del boss.

Pahules and a vivere con la sorella vicino al mare. Allenava la squadra di baseball del nipote e si faceva curare da Gene. Poi gli si present una nuova occasione. Un ragazzo che aveva lavorato per lui gli propose di diventare socio in unattivit di coltivazione di marijuana in serra. Lui accett.

Mentre cercava di rimettere insieme i pezzi della sua vita, Miguel Len lo contatt con una notizia terribile: Javier non era sopravvissuto allira di Escobar. Era stato attirato fuori dal suo nascondiglio e poi ucciso. I Len si erano schierati apertamente contro Escobar, unendosi ad altri potenti narcotrafficanti che avevano perso i loro cari per mano del boss fuori controllo. Avevano formato un gruppo chiamato Los Pepes (persone perseguitate da Pablo Escobar) che collaborava con la Dea, con le forze dellordine colombiane e con il cartello di Cali per abbattere Escobar. Volevano laiuto di Pahules.

Lui sostiene  ma  una storia che non sono riuscito a verificare  che i Len lo portarono a Washington per fare da interprete in un incontro riservato con la ministra della giustizia di Bill Clinton, Janet Reno. Ma una volta arrivati, scoprirono che Reno parlava abbastanza spagnolo da condurre personalmente la riunione. Pahules racconta di essere rimasto seduto in fondo alla sala mentre Reno prometteva ai narcos limmunit negli Stati Uniti se avessero ucciso Escobar.

Dietro la spavalderia di Pahules si nasconde un dolore profondo. Non  mai andato da uno psicologo e non vuole farlo adesso: Sono troppo vecchio

Da quel momento, i Len cominciarono a mandare a Miami i nemici di Escobar, in modo che Pahules li tenesse al sicuro. Uno di loro era Jos, il figlio di quindici anni di Javier. Era stato cresciuto dalle zie e dalle nonne, mentre il padre lavorava per Escobar e la madre sprofondava nella dipendenza da cocaina. Jos gli raccont di aver visto i sicari di Escobar uccidere il padre. Visse per alcuni mesi con lui, che chiamava to, finch un giorno il cercapersone di Pahules cominci a suonare senza sosta. Quando richiam uno dei numeri, luomo allaltro capo della linea disse soltanto: Tutto a posto.  andato. Poi riattacc. Escobar era morto.

Pahules prov un certo sollievo, ma niente di pi. Ora aveva un solo pensiero: fare soldi con le sue serre di marijuana. Rimand a casa Jos e tagli definitivamente i suoi legami con la Colombia. Il business della marijuana frutt un milione di dollari gi nel primo anno, e circa 200mila finirono nelle tasche di Pahules. Nel giro di pochi anni, racconta, guadagnava il doppio. Ma era una vita stressante. Dormiva nelle serre, sempre in allerta per evitare la polizia, e cercava di incanalare il suo disturbo da deficit di attenzione nel monotono lavoro di cura delle piante. Eppure sembrava che finalmente si fosse rimesso in piedi. Si innamor di una dottoressa che viveva in un altro stato e, per la prima volta in vita sua, mise la felicit davanti ai soldi e accett di guadagnare meno e non occuparsi pi delle serre. Trascorreva le serate con la donna che amava e compr una bella casa con piscina. Racconta di aver pagato la scuola privata alla figlia della compagna e di averle voluto bene come se fosse sua.

Negli anni duemila le bande messicane cominciarono a fare concorrenza alla sua attivit e i profitti diminuirono. La sua autostima non resse il colpo. Si mise a bere e a sniffare ancora di pi. La compagna gli diceva che la droga lo rendeva geloso e cattivo, ma lui non voleva ascoltarla. Se in un bar vedeva qualcuno che la guardava, lo aggrediva rabbiosamente. E poi la tradiva. Le liti peggiorarono, finch una sera del 2012, in un impeto di rabbia, la donna telefon ai soci di Pahules dicendo che lFbi stava indagando su di lui. I soci lo tagliarono fuori dallattivit e la coppia si separ. Pahules trascorse i tre anni successivi immerso in una nebbia di alcol e droga. Nel 2015 aveva gi finito tutti i risparmi e perso la casa. Si trasfer a Las Vegas, dove distribuiva volantini per gli strip club, guadagnando una commissione per ogni cliente che riusciva a far entrare. Poi arriv la pandemia e si ritrov a pulire le strade.

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Nebbia rabbiosa.

Devessere facile voler bene a Pahules. Riesce a entrare in sintonia con le persone in pochi secondi;  spiritoso, affascinante e racconta storie incredibili. Ed  sinceramente premuroso e compassionevole. Ma volergli bene devessere anche esasperante. Pu essere paranoico, imprevedibile e impulsivo. E non pensa quasi mai prima di parlare. Raramente, molto raramente so in anticipo quello che sto per dire, ammette.  come respirare: le parole escono e basta.

Molti aspetti della storia di Pahules, compreso il suo rapporto con Escobar, sono quasi impossibili da verificare. Per sono riuscito a confermare le linee generali della sua vicenda con documenti pubblici e interviste a ex collaboratori, amici e familiari. Ho rintracciato un ex affiliato del cartello di Medelln, condannato per narcotraffico, che aveva lavorato con lui e ne ha confermato lingresso nella famiglia Len e il successivo trasferimento in Colombia. Un ex trafficante statunitense, che acquistava da Pahules ingenti quantit di cocaina ed  ancora suo amico, mi ha detto che i Len erano una bella famiglia con un prodotto veramente ottimo.

I documenti del tribunale mostrano che nel 1982 Pahules fu accusato di diversi reati legati al traffico di cocaina e si dichiar colpevole per un solo capo di imputazione. Un documento desecretato della Dea descrive un uomo con lo stesso nome del capofamiglia dei Len come un esponente di alto livello del cartello di Medelln e che negli anni novanta aiut le autorit statunitensi a dare la caccia a Escobar. Inoltre Pahules conserva ancora un vecchio passaporto macchiato di sangue, con diversi timbri dingresso in Colombia risalenti agli anni ottanta.

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A letto presto.

Altre prove si sono perse con il passare del tempo. In risposta a una richiesta di accesso agli atti, la Dea ha dichiarato che i fascicoli relativi a Pahules erano stati distrutti nel 2009 mentre altri sembravano smarriti. Alla fine ha reso pubblico un documento del dicembre 1992, pesantemente censurato, dal quale risulta che aveva indagato su unauto a noleggio di cui lui figurava tra i conducenti, segno che era nel mirino dellagenzia anche dopo aver lasciato la Colombia. Lex ministra della giustizia Janet Reno  morta nel 2016 e uno dei suoi principali collaboratori mi ha detto che nessun funzionario statunitense che avrebbe potuto confermare il racconto dellincontro con lei  ancora in vita.

Nella conversazione, Pahules oscilla tra la tendenza a mitizzare se stesso e una lucida autocritica. Amici e familiari lo descrivono come un narratore magistrale, dotato di una memoria straordinaria, e affermano di non averlo mai ritenuto uno che si inventasse storie.

Una sua parente confida di aver conosciuto i Len e che, a un certo punto, ha accettato di nascondere a casa sua pacchi di denaro appartenenti a Pahules. Noi non facevamo parte di quel mondo, dice. Eravamo persone rispettabili! Avevamo amici, eravamo membri di associazioni e organizzazioni benefiche. Ma non hanno fatto grandi sforzi per convincere Pahules a cambiare vita. Sono sicura che ne abbiamo parlato, ma lui non ci ascoltava, dice. Erano tutti convinti di essere invincibili.

Ma dietro la spavalderia di Pahules si nasconde un dolore profondo. Non  mai andato da uno psicologo e non vuole cominciare adesso. Sono troppo vecchio ormai, dice. Prima di stare meglio starei peggio. Non voglio rivivere tutta la brutalit del mio patrigno. Raccontare gli anni trascorsi nel narcotraffico lo sfinisce. Alla fine del nostro secondo giorno era visibilmente esausto e convinto di essersi preso linfluenza.  andato a letto presto e ha dormito per quattordici ore.

Pahules aveva tenuto questa storia chiusa dentro di s fino a una decina danni fa, quando a una festa un uomo si era vantato di aver conosciuto Escobar. Non aveva potuto fare a meno di intervenire. Da quel momento aveva cominciato a raccontare qualche episodio ad amici e parenti, e un paio di volte aveva riportato tutto a degli scrittori, sperando che trasformassero la sua storia in un film. Quei progetti non erano mai andati in porto. Ma io gli faccio notare che questi ultimi anni, da quando ha iniziato a parlarne, sembrano i pi stabili della sua vita.

Non ci avevo mai pensato, dice con tono stupito. S,  vero.

Forse, riflette, per tutti quegli anni mi sono tenuto dentro tanta di quella merda che sniffavo e bevevo. Raccontarti questa storia  una terapia. Riviverla, analizzarla, cercare di capirla.

A differenza di molti altri narcotrafficanti, lui  riuscito a evitare sia una morte prematura sia il carcere a vita. Ma  finito lo stesso in una sorta di prigione. Ha smesso con la cocaina e con lalcol. Il suo pick-up malandato regge a fatica i lunghi viaggi per andare a trovare amici e parenti. Sua sorella gli cucina qualcosa, ma raramente mangiano insieme: pur volendosi bene, non si sopportano. Gli altri pasti se li prepara da solo  tonno in scatola, sedano, mele e burro di arachidi in varie combinazioni  nellunica ciotola che possiede. Dopo anni di vita sfrenata, il lusso che si concede sono le sue massacranti lezioni in palestra. Ho 68 anni, non ho un soldo e per vivere raccolgo la spazzatura, dice.

Alla sorella ha affidato anche tutti i suoi risparmi, che ammontano a circa 25mila dollari. Pahules si dice certo che finir a vivere per strada, ma sostiene che questa idea non lo spaventa. Quando capisci che  cos che andrai a finire, non  poi una gran cosa.  solo colpa mia, dice. Non ho pi propriet, non ho pi beni, niente aerei, barche, motociclette. E niente Rolex doro. 