LE OPINIONI.

Il Giappone torni pacifista.
Kohei Saito.

L'autore KOHEI SAITO  un filosofo giapponese che insegna alluniversit  di Tokyo e si occupa di ecologia ed economia politica da una prospettiva marxista. Questo articolo  uscito sul settimanale
femminile giapponese Josei Seven.

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Immaginatevi che un giorno le vostre carte di credito vi vengano bloccate, non riusciate pi a chiamare Uber e ad accedere ai vostri contenuti digitali, e perfino Alexa smetta di rispondere. Sembra fantascienza, ma  quello che  successo nel 2025 a giudici e procuratori della Corte penale internazionale (Cpi) sottoposti alle sanzioni del governo statunitense.

La Corte penale internazionale  nata nel 2002 come tribunale permanente, sulla scia delle riflessioni maturate dopo le due guerre mondiali. Deve giudicare gli individui ritenuti responsabili di crimini di guerra e contro lumanit. Vi aderiscono pi di 120 paesi, tra cui il Giappone, ma non gli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti hanno sanzionato Tomoko Akane, la presidente della Corte penale internazionale. Invece di difenderla, Tokyo si sta comportando come uno stato vassallo

I provvedimenti descritti sopra sono il risultato di una serie di misure imposte dallamministrazione Trump contro la Cpi in reazione al mandato darresto emesso dalla corte nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e di altri esponenti del suo governo per i crimini legati al genocidio a Gaza. Il 13 luglio, inoltre, il segretario di stato statunitense Marco Rubio ha pubblicato sul Wall Street Journal un editoriale intitolato Perch stiamo smantellando la Corte penale internazionale.

Ora anche il Giappone si  trovato direttamente coinvolto nella vicenda attraverso la presidente della Cpi, Tomoko Akane, anche lei colpita dalle sanzioni. Il punto non  solo che Akane non pu usare carte di credito statunitensi. Anche banche e aziende al di fuori degli Stati Uniti potrebbero non fornirle i propri servizi, temendo a loro volta di essere sottoposte a sanzioni secondarie. La risposta del governo giapponese, che si  limitato a definire la situazione molto spiacevole, lascia a dir poco interdetti: la decisione di Washington non  stata contestata. Tokyo doveva esprimere un forte disappunto, condannare quella politica e protestare contro il caro amico Donald, come lha definito lattuale prima ministra Sanae Takaichi. Dopo che nel 2023 la Cpi ha emesso un mandato darresto nei confronti di Vladimir Putin, la Russia ha risposto condannando a sua volta Akane e altri giudici a pene fino a quindici anni di reclusione. In quelloccasione lei aveva dichiarato: Anche se un giudice dovesse morire ci sar sempre qualcuno in grado di sostituirlo. La posizione remissiva del governo giapponese non potrebbe essere pi agli antipodi. Perfino lUnione europea ha espresso il suo fermo sostegno nei confronti di Akane.

Per quanto riguarda la questione della responsabilit nelluso delle parole, mi viene in mente un discorso recente di Takaichi, il cui governo sta gradualmente trasformando il Giappone in un paese in grado di fare la guerra. Il 15 agosto, durante la cerimonia di commemorazione dei caduti del secondo conflitto mondiale, Takaichi ha dichiarato: Non permetteremo mai pi che si ripetano gli orrori della guerra, in contrasto con il discorso pronunciato dal suo predecessore Shigeru Ishiba, che aveva affermato: Non ripeteremo mai pi gli orrori della guerra. Non sbaglieremo pi la strada da seguire. A fare la differenza  un solo elemento grammaticale: non ripetere e non permettere che si ripeta. Questa sfumatura  importante: nel discorso di Ishiba si riconosce il Giappone come un soggetto in grado di provocare la guerra, e la frase diventa quindi un monito rivolto al paese. La formulazione di Takaichi, invece, implica che la guerra sia provocata da altri, collocando il Giappone dalla parte di chi deve impedirla. Nel suo discorso Takaichi ha inoltre omesso il termine rimorso (hansei), che Ishiba aveva reintrodotto dopo tredici anni. Al suo posto  stata proposta unidea di futuro in cui il Giappone diventa un faro luminoso nellIndo-Pacifico e un paese su cui si possa fare affidamento. Ma enfatizzare solo la capacit di contenere gli altri stati continuando a trascurare gli errori del passato significa allontanarsi dallidentit di paese pacifista. Eppure, a 81 anni dalla fine della guerra, il ricordo del conflitto sta rapidamente svanendo anche tra la popolazione, mentre il governo continua a godere di un alto consenso.

Viviamo in unepoca in cui luso della forza come mezzo per cambiare lo status quo  sempre pi tollerato, svuotando di significato il concetto di diritto internazionale. Proprio per questo, anzich il riarmo, cresce limportanza di istituzioni come la Corte penale internazionale. Dato che diversi paesi ne appoggiano gli ideali, mi auguro che si possa propagare in tutto il mondo una reazione a catena di giustizia. A dover agire con questo obiettivo  proprio il Giappone, che  fondato su una costituzione pacifista. E in tutto ci, cosa ci sarebbe di conservatore in un paese che non difende una sua cittadina dagli attacchi esterni rassegnandosi a mantenere una posizione subordinata? Non  ancora troppo tardi, spero di vedere una presa di posizione ferma del governo del mio paese.

Questo articolo  uscito sul settimanale femminile giapponese Josei Seven.