EDITORIALI.

Trump sbaglia con il Canada.
El Pas, Spagna.


Sei mesi dopo aver subto un duro colpo con la sentenza della corte suprema contro i dazi imposti per decreto, Donald Trump ha ripreso a usare la guerra commerciale come strumento di politica estera. Il nemico  il Canada. I governi di entrambi i paesi si sono lanciati in una preoccupante serie di ritorsioni e dichiarazioni accese. I negoziati si sono interrotti il 21 agosto, quando sembrava possibile evitare una nuova ondata di dazi tra due economie che ogni anno scambiano novecento miliardi di dollari in beni e servizi. Washington d la colpa a Ottawa, che a sua volta laccusa di aver fatto allultimo momento richieste inaccettabili, tra cui labolizione del francese nelle etichette, unoffesa gratuita allorgoglio nazionale. Il 22 agosto gli Stati Uniti hanno annunciato dazi del 50 per cento su venti miliardi di dollari di prodotti; il Canada ha promesso di rispondere a sua volta con altri dazi e il 24 agosto Trump ha gettato ancora benzina sul fuoco annunciando dazi del 50 per cento sui veicoli e sullacciaio. Un anno e mezzo di caos commerciale non sembra aver convinto la Casa Bianca delle controindicazioni di questa politica. Dopo le minacce di Trump le azioni delle case automobilistiche statunitensi sono crollate in borsa. Le misure rischiano di alimentare ulteriormente linflazione.

Uno dei motivi della scarsa popolarit del presidente  la percezione diffusa che si lanci in guerre senza obiettivi chiari, di cui pagano le spese i cittadini. La posta in gioco non  solo economica;  soprattutto una questione di sovranit e di rispetto per gli alleati, visto che Trump ha ribadito che il Canada dovrebbe essere uno stato statunitense. Ma questa escalation  un pericolo per Washington: se un alleato decide di resistere e assumersi le conseguenze economiche dello scontro, il suo esempio potrebbe essere seguito da altri partner.