Tre mondi, due funerali, un solo Francesco. Nessuno come lui, di Gabriele Romagnoli.

da "LA REPUBBLICA" 27 aprile 2025.

Da una parte il settore rosso dei cardinali, dallaltro quello nero dei potenti della Terra. Ma limmagine che rester  quando il feretro del Papa ha lasciato San Pietro per attraversare Roma tra due ali di folla: il commiato dal suo popolo.

Un papa, due funerali, tre mondi. In un mattino di sole, nel quale Roma torna caput mundi, un uomo chiamato Jorge Mario Bergoglio si  riconsegnato come Franciscus alla nuda terra, ha offerto al narcisismo dei potenti loccasione per rubargli la scena e volentieri lha lasciata loro per fuggire verso quelli che pi amava. Se la fine  un inizio,  da l che bisogna partire per provare a comprendere il senso del testamento che attraverso simboli, scelte e percorsi ha affidato alla storia un inedito poich, come ha commentato uno dei suoi ultimi: Ci sar presto un altro Papa, mai pi un altro Francesco.

Occorre partire da quando la bara spoglia  uscita dalla basilica di San Pietro, ancora presidiata dal mondo nero dei potenti e da quello rosso dei cardinali,  stata caricata sullautoveicolo bianco e se n andata per le strade fra due ali di folla. Laveva detto: La morte  una soglia oltre la quale c una festa. Urla, sorrisi, incitamenti: non  passato un corpo senza pi vita, ma unanima che ha generato un popolo. Gente  un termine inappropriato, sa di marketing, carne da auditel e da sondaggi. Il popolo  unaltra cosa,  unentit mobile, non contenuta da frontiere geografiche o politiche, che va in cerca di unideale e di qualcuno che lo rappresenti per potersi unire e diventare motore dellavvenire. Questi della nostra vita sono stati anni di feroci populisti, di improbabili avvocati o principesse del popolo. C voluto un argentino che preferiva le scarpe nere e consumate a quelle rosse e pregiate, il poncho al paramento liturgico per rompere gli schemi e far emergere un universo di credenti e laici uniti da valori scritti non nel libretto colorato di qualche leader, ma in quel vangelo posto sopra la sua bara, che il vento ha sfogliato.

Non  stato un segno dal cielo, successe anche ventanni fa per Giovanni Paolo secondo: accade che nella capitale dItalia il vento soffi, ma non lo aveva mai fatto in quella direzione. Via dai palazzi, verso le dimore dai miserabili; via dai grandi della terra, verso i bambini; via da questa vita, verso qualunque cosa ci sia dopo. Senza dolore, senza rimpianto e, per chi crede, senza fine.

Linizio, invece: la funzione degli altri due mondi. La presenza del bianco di Francesco era come un cucchiaino di zucchero in una tazza di caff bollente. Sfilavano i potenti davanti al suo feretro, gli stessi, con il connazionale Milei in testa, che gli erano stati ostili, anche con modi profani. Accennavano inchini, mantenevano distanze. Lipocrisia non  un pranzo di gala,  la cerimonia che lo precede. Il lascito di Francesco era nella presenza delle suore di clausura oltre a Macron, della signora dei fiori gialli non lontana da Ursula von der Leyen, dellinfermiere del Gemelli insieme con i sovrani venuti da Spagna, Inghilterra o Montecarlo. Di Conte & Draghi, Renzi & Meloni, mentre alle successive esequie lo avrebbero atteso detenuti e transessuali, senzatetto e rifugiati. Come in una delle pi belle canzoni di Bruce Springsteen il suo treno portava santi e peccatori, ma i sogni non sarebbero sfumati, la fede sarebbe stata ricompensata.

Di Trump era evidente che neppure a un funerale avrebbe accettato di non essere lattore protagonista. La sua mancata presenza sul sagrato dopo lomaggio alla bara e la riapparizione con Zelensky in scia hanno fatto immaginare laccaduto nel frattempo. La messa era in corso quando  stata diffusa la fotografia dellincontro tra i due allinterno della basilica, irrituale come il precedente a Washington, ma stavolta civile. Uno di fronte allaltro: scacchisti senza un tavolo. Su sedie rosse, messe a disposizione da un membro del clero con il manto svolazzante mentre ne riponeva una terza, quella del convitato mancante, Putin, di cui il presidente americano fa impropriamente le veci.

Diranno i prossimi giorni se si  scritta la storia, quello di ieri ha confermato che uno dei due contendenti tratta con il presunto arbitro, mentre laltro emette bollettini di guerra e spedisce al suo posto una ministra di rango minore. Ma tant, Trump pu sedersi in prima fila aspettando che la (sua) pubblicit interrompa il film e senza che la serenit venga turbata dalla traduzione dellomelia del cardinal Re, che cita il viaggio di Francesco al confine tra Stati Uniti e Messico, il sostegno alla causa dellambiente, la convinzione che vadano costruiti ponti, non muri. Che cosa mai star applaudendo quel popolo variegato al di l delle transenne che sempre lo separano dal potere?

Il discorso del Re  stato il momento pi forte di una liturgia che si  cercato di mantenere nei binari fino a che il treno di Francesco  partito per la sua destinazione conclusiva. La Chiesa come ospedale da campo, il dialogo con le altre religioni, la benedizione per tutta lumanit che cerca la verit con il cuore sincero. Ma anche la certezza della fede. Dice invece il decano che apre il Conclave nel film omonimo: La certezza  il peccato che ho imparato a temere pi di ogni altro:  nemica dellunit e della tolleranza. Ma i riti sono, anche, appigli contro la tristezza del cuore, consolidati quanto immediati rimedi a ogni perdita. E cos il mondo rosso alla sinistra del sagrato li ha inscenati con lo sfarzo delle grandi occasioni. Pax vobis e poi: canti gregoriani; latino e tutte le lingue del mondo; il Magnificat con cui Maria ringrazia per la liberazione del suo popolo (anche per quella del giorno precedente nel passato di Roma? Per quella in una data futura in Ucraina?).  il canto dei vespri, quello della fine imminente, dunque del nuovo inizio, con cui Francesco ancora una volta ha lasciato la basilica, ogni sagrato, ogni balcone ed  tornato sulla strada.

Ad aspettarlo cerano centinaia di migliaia di persone (quattrocentomila in tutto, tra la piazza e le vie di Roma) con laria di invitati a una festa in suo onore, come se si fosse ritirato dal pi duro lavoro e stesse per godersi un altro tempo: Addio Padre, Maestro e Poeta avevano scritto su uno striscione agitato con entusiasmo. Il corteo che doveva procedere a passo duomo in realt ha tenuto unandatura pi veloce, probabilmente per liberare pi in fretta il centro di Roma, ma  sembrato rispondesse a una volont del passeggero di allontanarsi dagli intrighi di ieri e di domani, dal rintocco tardivo delle proposte, da Hamas che offre il rilascio degli ostaggi in cambio di cinque anni di tregua, dalla Casa Bianca che definisce fruttuoso lincontro con Zelensky e da lui che rincara: Forse storico. Via da tutto il tempo perduto a credersi pi giusti, pi forti, pi grandi. Via, verso labbraccio di una mamma che regge un bambino, nel quadro attribuito allevangelista Luca, perch  l che voleva infine tornare, con un ultimo, legittimo scarto: alla casa della Madre.

A questa giornata si ripenser per anni, ma si andr oltre gi oggi. Il mondo nerovestito tenter di dare un senso, se non un seguito, a quegli incontri e sfioramenti, attribuendosi meriti, assegnando colpe. Il mondo rossovestito preparer il misterioso spettacolo della successione, per continuit, inversione o galleggiamento: sceglier un nuovo Papa, non un nuovo Francesco. Il terzo, quello che di Francesco  stato il popolo, visiter quellaltra basilica, soster orfano davanti al marmo. Il suo nome rester inciso, la sua lezione affronter lardua prova della sopravvivenza.

