Francesco, il pescatore-teologo, di Massimo Recalcati.

da "LA REPUBBLICA" 24 aprile 2025 alle 18,48.
 
Il suo pontificato  stato un trauma nella Chiesa.

La morte di Papa Francesco non decreta la chiusura del suo pontificato perch porta con s una domanda destinata a restare aperta: pu la Grazia sovvertire la Legge? Lultima sua scelta, quella di non essere sepolto nel tempio di San Pietro, ma in Santa Maria Maggiore, sarebbe lultima mossa per evitare una canonizzazione falsamente celebrativa del suo pontificato? La sua eredit apre chiaramente un conflitto che mette in gioco non una semplice successione ma lidentit cristiana come tale. Da un lato, una Chiesa che vorrebbe seppellire Francesco nel marmo austero e grandioso del tempio, addomesticandone il messaggio scandaloso, considerando il suo pontificato una sorta di parentesi populista-pauperistica che deve essere richiusa il prima possibile. Dallaltro, coloro che insistono nel vedere nella sua testimonianza la ripresa di un cristianesimo radicale dove lanarchia senza Legge della Grazia appare pi forte dei dogmi consolidati nella dottrina. Francesco non  stato, in effetti, un pontefice tra gli altri, ma un vero e proprio trauma nella storia della Chiesa. La sua eredit non , dunque, un patrimonio gi definito da conservare, ma unapertura che resta incerta, un sisma i cui effetti non si sono ancora pienamente rivelati.

Una delle dimensioni pi sconcertanti della sua predicazione  stata la convergenza tra il teologo e il pescatore. Non il pescatore contro il teologo  come alcuni suoi critici dogmatico-clericali sostengono condannando un suo populismo di fondo , ma il pescatore come cuore profondo, come punto di enunciazione singolare del teologo.  un fatto: nel suo magistero la teologia non  mai stata un sistema, ma una ferita: unapertura al grido dei poveri, al lamento della terra, alla vertigine del dubbio, alla dimensione umana e, dunque, fallibile della fede. Di qui la centralit che ha assunto il suo corpo, divenuto  come accadde anche a quello di Francesco dAssisi identificato alle sue stimmate  esso stesso una preghiera capace di denunciare una verit scandalosa: la santit non  nellemendazione della carne, nella sua purificazione ascetica, ma nelladesione piena al corpo. La verit del Verbo coincide, infatti, con la sua incarnazione.  la kenosis paolina. Di qui la centralit della povert che ancora prima di essere un tema giustamente sociale, trova in questa stessa incarnazione la sua pi profonda radice. Il tempio glorioso della Chiesa cattolica si popola allora di corpi feriti: i piedi stanchi dei migranti, le cicatrici dei carcerati, la disperazione dei senzatetto e dei tossicomani, la sofferenza dei malati, i volti e i corpi dei bambini mutilati dalle guerre. Non nascondere il proprio corpo esposto nella sua umanit fragilissima sovverte la teologia del potere: non  il tempio a rendere santo il corpo, ma il corpo a rendere santo il tempio. La sua stessa morte, allora, non pu essere letta come la chiusura di una parentesi poich mantiene aperta la ferita originaria della kenosis cristiana, lo scandalo di Dio che nel suo farsi uomo si cancella come Dio. Per questa ragione, coerentemente con lo spirito dei Vangeli, Francesco ha sempre subordinato il volto di Dio a quello del prossimo. Qui il pescatore si confonde con il teologo e viceversa.  la sua scommessa pi alta: non lesercizio pastorale contro la teologia, ma la teologia come esercizio pastorale. Il pescatore incarna una conoscenza che non proviene solo dai libri, ma dal vento che lacera le vele e le reti, dallattesa, dalla fede, dal mistero della notte che precede la pesca. Dal teologo al pescatore, dalla Legge alla Grazia sono due movimenti pienamente sintonizzati: Dio non  un contabile, ma un padre che, come accade nella parabola lucana del figliol prodigo, corre incontro con gioia al figlio perduto senza la preoccupazione di dovere punire o castigare. Per questa ragione la sua eredit non sar una semplice successione ma un campo di battaglia. Da un lato, la spinta verso una Chiesa che riconosce nello Spirito un vento capace di soffiare oltre le mura del clericalismo e, dallaltro, la resistenza di chi vede nellanarchia della Grazia una minaccia allordine costituito. Francesco ha ricordato incessantemente che Dio preferisce un ateo sincero allipocrisia ordinaria di un credente e che Ges non  venuto a salvare i giusti ma i peccatori perch, come ricordano con forza le parole di Qoelet, non c sulla terra un uomo giusto che faccia solo il bene e non sbagli mai (Qo,7,20 ). Nessun uomo, infatti, come sa bene anche lebreo Freud,  fatto per la Legge. In questo la teologia di Francesco rilegge il Vangelo attraverso la centralit assoluta dellamore. La Legge non  un codice al quale sottomettersi, ma ci che rende possibile lapertura della vita alla pienezza della vita. Dio non  nei cieli, ma nel lebbroso che nessuno tocca, nel nemico come figura estrema di una alterit che non  mai a nostra disposizione. Adempiere alla Legge significa riconoscere lesistenza di una Legge senza misura, una Legge al di l della Legge. Significa riconoscere che questa nuova Legge  la Legge sconcertante dellamore che traumatizza la simmetria del merito poich, come ricorda Ges, c pi beatitudine a dare che a ricevere (At, 20,35). In questo senso, linsistenza di Francesco sulla centralit dellamore non  lespressione di una retorica populista, ma un vero e proprio trauma: ci che salva non  lobbedienza alla Legge, ma lincontro con la propria vocazione, con ci che chiama, con la causa che orienta il nostro desiderio pi proprio. Francesco ha mostrato che Dio non  un arido legislatore, ma un innamorato che viene a bussare imprevedibilmente alla nostra porta. La Chiesa, dopo la sua morte, deve scegliere se diventare un cimitero di precetti morali o un cantiere aperto, dove lunica Legge che conta  quella dellamore che non calcola. Dal teologo al pescatore: il salto mortale avviene nella carne. Si tratta di un risveglio, ma anche di una vera apocalisse. La resistenza che il suo messaggio ha incontrato negli ambienti pi conservatori del cattolicesimo rivela la verit del trauma che ha rappresentato: lapertura della Grazia spaventa assai pi della chiusura del peccato.