QUEL GIORNO AL SERAFICO: QUANDO FRANCESCO SI INGINOCCHI DAVANTI AI RAGAZZI, di di Francesca Di Maolo presidente dell'Istituto Serafico.

da "FAMIGLIA CRISTIANA"  del 23 aprile 2025.

Il 4 ottobre 2013 il Papa varc la soglia dellIstituto Serafico di Assisi senza proclami, ma con carezze, abbracci e ascolto. Non lesse discorsi, ma indic nei corpi feriti dei ragazzi le piaghe di Ges. Da allora quel gesto  diventato una cifra del suo pontificato: una Chiesa che si commuove, che si ferma e che riparte dagli ultimi, di Francesca Di Maolo, presidente dell'Istituto Serafico

Ci sono gesti che non passano, ma che restano e diventano punto di svolta. Era il 4 ottobre del 2013 quando Papa Francesco entr nella cappella del Serafico di Assisi e  tracci la rotta del suo pontificato, di una  Chiesa accanto agli ultimi e alla persone escluse. Una Chiesa capace di commuoversi, perch riconosce Cristo nei corpi segnati. Quella visita, tra le prime del suo pontificato, non fu solo un momento toccante ma segn linizio di un legame profondo con i nostri ragazzi e insieme lavvio di un magistero che avrebbe messo la fragilit al centro.

Quella visita, nata nel suo primo pellegrinaggio da Papa sulle orme di San Francesco, fu molto pi di un incontro. Fu linizio di un rapporto speciale, che si sarebbe rinsaldato nel tempo, un legame che ha accompagnato lintero cammino di un pontificato incentrato sul valore della fragilit intesa come luogo in cui Cristo si rivela. Francesco scelse di cominciare il suo pellegrinaggio ad Assisi da un luogo di cura. Varc il cancello del Serafico e, senza formalit, si ferm con ciascuno dei bambini e ragazzi con disabilit gravi e gravissime. A ognuno rivolse un sorriso, una carezza.  Erano i primi mesi del suo pontificato, ma gi in quel gesto era evidente la direzione: voleva una Chiesa capace di lasciarsi toccare e di riconoscere Cristo nei pi fragili.

Non lesse il discorso che aveva preparato, ma parl a braccio, proprio come si fa in famiglia, e indic nei corpi dei nostri ragazzi le piaghe di Ges. Disse che quelle piaghe devono essere ascoltate, e aggiunse: Non come notizie da prima pagina, destinate a durare pochi giorni: devono essere ascoltate da chi si dice cristiano, come parte viva del Vangelo. Al termine dellincontro   si volt verso la mamma Di uno dei ragazzi e ci disse: Io oggi sono stato baciato da Dio. Quella visita oggi non  solo un ricordo da conservare, ma una responsabilit che ci accompagna da allora. Francesco ci ha indicato con chiarezza dove dobbiamo guardare se vogliamo davvero seguire il Vangelo. 

Il Serafico, fondato nel 1871 dal beato Ludovico da Casoria e dedicato a San Francesco,  da sempre un luogo in cui la fragilit  accolta con competenza e umanit e con quella visita Francesco ne ha fatto anche un luogo simbolico, un punto da cui ripensare la missione stessa della Chiesa. Ci ha insegnato con le sue parole e i suoi gesti la logica del prendersi cura: riconoscere, stare accanto con tenerezza e fermare il tempo. Il suo modo di guardare i ragazzi, di farsi toccare, di fermarsi ad ascoltare le famiglie, ha dato corpo a unidea di Chiesa che deve ripartire dagli esclusi. Oggi, nel giorno della sua morte, sentiamo tutta la forza del suo messaggio. In un tempo in cui il valore delle persone viene spesso misurato in base alla produttivit o allefficienza, Francesco ha rimesso al centro gli esclusi. E il suo passaggio al Serafico ha tracciato una linea netta: il Vangelo si misura nella capacit di riconoscere e custodire la dignit di ogni persona, soprattutto quando  fragile.
