I 47 viaggi nel mondo La diplomazia low cost alla ricerca della pace, di Francesco Battistini.

da "CORRIERE DELLA SERA" del 22 aprile 2025.

Dalla spiaggia di Rio a Timor Est e Papua Nuova Guinea Diceva: "L'evangelizzazione? Non  proselitismo" L'attentato scampato in Iraq e le contestazioni in Per.

Sull'aereo di ritorno dalla Mongolia - diciotto ore di volo soltanto per incontrare una Lilliput di milletrecento cattolici, meno d'un millesimo dell'intera popolazione mongola -, l'inviato Jargalsaikhan Dambadarjaa del The Defacto Gazette di Ulan Bator era un po' perplesso. E al momento della conferenza stampa, fra turbolenze d'alta quota e hostess Ita che scaldavano il pranzo, glielo chiese pi o meno cos: Santit, ma che ci  andato a fare fino in Mongolia? Papa Francesco ci pens un attimo, perch le sue interviste in volo sono sempre state le pi titolabili sui giornali, libere le domande e altrettanto le risposte, come quando parl dell'omofobia, dei medici abortisti o della satira blasfema di Charlie Hebdo . Stavolta, il suo fu il canto diurno d'un pastore errante per l'Asia: "S - sorrise -, l'idea di visitare la Mongolia mi  venuta pensando alla piccola comunit cattolica. Ma faccio questi viaggi anche per entrare in dialogo con la storia e la cultura dei popoli, con quella che  la mistica propria d'un popolo. E' importante che l'evangelizzazione non venga concepita come proselitismo. Questo  tutto il contrario di quella che sarebbe una colonizzazione religiosa". Pellegrino nelle periferie della Terra. Che sceglieva la minuscola Lampedusa per la prima uscita da Roma, la marginale Albania per la prima trasferta in Europa, il dimenticato Centrafrica come "capitale spirituale del mondo".

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Low cost e diplomazia.
Quarantasette viaggi apostolici in 66 Paesi. Quaranta visite pastorali in 49 citt italiane. 201 visite da vescovo nella diocesi capitolina. Ai tempi dei papi re, nessuno s'alzava mai dal trono: il povero Pio settimo, costretto all'esilio da Napoleone, durante la traversata delle Alpi s'era sentito cos male da chiedere l'estrema unzione. Poi venne un uomo che visit 115 Paesi, cinque l'anno, e tutti capirono che Wojtyla aveva il passo diverso del padre che sta vicino ai figli, del parroco che visita le case, del pastore che  per sua natura nomade. Pure Ges, del resto, non andava su e gi per la Giudea ad annunciare la buona notizia? Viaggi low cost, pellegrinaggi high performance: anche Bergoglio stup subito, spostandosi su una Ford Focus senz'accessori e scegliendo d'essere testimone nelle periferie del mondo. Dove le chiese sono lo zero virgola e per lui erano invece la Chiesa al cento per cento, come osserva il gesuita padre Antonio Spadaro che l'ha accompagnato ovunque. Luoghi dove il sacerdote delle baraccopoli sudanesi conta pi del paludato monsignore di curia e dov' necessario andare, per comprendere meglio: "Una cosa  osservare la realt dal centro - disse Bergoglio su quell'aereo - e un'altra  guardarla dall'ultimo posto dove tu sei arrivato". La prima volta che viaggi, era il suo primo giorno da Papa e Francesco non fece molta strada: cinque chilometri e mezzo, fino all'Esquilino. Usc dal Vaticano, entr nella basilica di Santa Maria Maggiore, s'inginocchi alla Madonna della Neve - quella che un remoto agosto del quarto secolo fece miracolosamente imbiancare Roma - e fu chiaro che da quel giorno sarebbe sempre passato di l. Un mazzo di rose bianche in mano, la preghiera del Siracide sulle labbra: "L'occhio ammira la bellezza del suo candore/ e il cuore stupisce nel vederla fioccare". Prima d'ogni viaggio e a ogni ritorno, che fosse Cuba o la Svizzera, la Palestina o Singapore, Francesco soleva inchinarsi in silenzio alla statua di Maria Salus Populi Romani. Per essere capace d'ammirare e di stupirsi, come davanti a un'imbiancata estiva, "qualcosa che non si pu meritare, n tanto meno comprare". E chiedendo ogni volta il miracolo impossibile di far nevicare la pace sui popoli vicini e lontani. Nessun luogo era lontano. E nessun argomento. L'ultimo faticoso viaggio, il pi lungo per durata e distanza, 12 giorni in Indonesia, Timor Est e Papua Nuova Guinea, fu l'occasione per parlare alla pi grande comunit islamica del mondo, ammonire sull'economia che uccide, scusarsi dell'ennesimo vescovo pedofilo. E' stato il primo Papa nei pericoli dell'Iraq e dell'Isis: una giovane kamikaze, rivel lo stesso Bergoglio, s'era diretta da Bagdad a Mosul e l'aspettava "imbottita di esplosivo per farsi esplodere durante la visita. Anche un furgone era partito a tutta velocit con il medesimo intento...". Il primo a portare "la diplomazia della misericordia" in Birmania. Il primo negli Emirati Arabi, a farsi strumento di pace come il Poverello d'Assisi quando incontr il Sultano. Katholiks, ovvero universale, eppure attento alle culture native. Gli hanno donato i cappelli pi strani e ci ha riso parecchio, come quel giorno in cui una trib amazzonica l'incoron con una cuffia di piume e qualcuno la trov ridicola e lui replic: "Ridicola? Avete mai visto la berretta dei cardinali, con quelle tre creste e il fiocco?".

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La frontiera mai varcata.
Infradiciato dalle violente piogge filippine, contestato in Per dalle sinistre estreme o criticato dai sovranisti europei per il suo abbraccio ai migranti di Lesbo, poco amato dagli ucraini che gli rimproveravano l'attenzione fraterna agli ortodossi di Mosca e gl'incontri col patriarca russo Kirill: se c'era un gesto che Francesco ripeteva, messo di fronte alle barriere del mondo, era appoggiarvi una mano per "accarezzare i conflitti". Lo fece sui mattoni di Auschwitz e al Muro di Betlemme, in Corea e a Sarajevo, all'Avana e in Sri Lanka, in Georgia e in Armenia, al confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Il significato di quella carezza insistita sfugg a molti, e per lungo tempo. Anche a padre Spadaro, che alla fine cap: "Mi fu chiarito da un amico musulmano: cosa faceva Ges, imponendo le mani? Toccava i malati per guarirli. Ecco, Francesco faceva lo stesso: toccava i muri per risanarli". Rimangono sessanta Paesi che nessun Pontefice ha mai visitato, alcuni grandi come l'Arabia Saudita o la Russia, altri delicati come l'Afghanistan o la Serbia. Rimangono anche posti che Bergoglio ha sempre desiderato vedere, senza potere: la Cina, che dal 1951 non ha relazioni col Vaticano, o la parrocchia di Gaza che  tenuta in piedi da un prete argentino. E poi lo strano rapporto con la sua Buenos Aires, l'unico pezzo di Sudamerica dove "il Papa venuto dalla fine del mondo", alla fine, non ha mai pi messo piede. Piange per lui, l'Argentina. E con lei il mondo che l'ha abbracciato lo stesso, anche senza vederlo.

