da Riforma numero 1 del 6 gennaio 2023.

La scomparsa di Joseph Ratzinger e la necessit di un ritorno alla spiritualit biblica, di Pawel Andrzej Gajewski.
Il rapporto fra verit e libert interroga tutte le chiese.

Al di sopra del papa, come espressione 
della pretesa vincolante dellautorit
ecclesiastica, resta comunque la coscienza
di ciascuno, che deve essere
obbedita prima di ogni altra cosa, se
necessario anche contro le richieste
dellautorit ecclesiastica: Joseph
Ratzinger scrisse queste parole nel
1969 in un commento alledizione
inglese dei documenti promulgati
dal Concilio Vaticano secondo. Parole che
richiamano inevitabilmente la celebre
frase di Martin Lutero sulla coscienza
vincolata esclusivamente alla
parola di Dio.
Non sono in grado di valutare linfluenza
del Riformatore di Wittenberg
sul pensiero di Joseph Ratzinger;
in ogni caso per comprendere la
parabola teologica di questultimo ci
vorranno anni di studio e di ricerche.
Tuttavia, sul piano pi emotivo che
razionale, oserei affermare che la forte
ondata di rinnovamento suscitata
dal Concilio Vaticano secondo si sia infranta
sugli scogli artificiali costruiti insieme
da Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger.
 un dato oggettivo che dal
1981 (Ratzinger nominato alla guida
della Congregazione per la dottrina
della fede) fino al 2012 sono stati
sanzionati in vari modi pi di cento
teologi e teologhe ritenuti eterodossi,
rispetto al magistero vaticano.
In questo elenco spiccano i nomi di
Uta Ranke-Heinemann (1927-2021) e
Hans Kng (1928-2021). Cito questi
due nomi perch si tratta non solo
di due coetanei di Joseph Ratzinger,
ma anche di suoi (ex) colleghi e amici
personali. Penso che tali dolorose
decisioni siano state dettate al custode
della dottrina cattolica da una coscienza
seriamente preoccupata delle
sorti di unistituzione ecclesiastica
del tutto simile al colosso dai piedi di
argilla (Daniele 2, 31-35).
Invero, il pontificato di Benedetto
sedicesimo (2005-2013) ha fatto emergere in
modo drammatico questa profonda
crisi. Un pontificato controverso e,
sotto certi aspetti, anche contradittorio,
 stato indubbiamente un tentativo
di salvare il salvabile. Tutto ci,
per,  stato superato dalla decisione
del pontefice romano di rinunciare
allesercizio attivo del suo ministero;
una decisione senza precedenti
negli ultimi sei secoli (Gregorio dodicesimo
nel 1415, durante il cosiddetto scisma
dOccidente). La portata simbolica
di tale gesto  inequivocabile: il ministero
del vescovo di Roma non 
diverso da altri ministeri episcopali.
Un gesto profondamento moderno di
un papa che ha combattuto contro la
modernit per difendere la fede dagli
assalti del relativismo.
Questa strenua difesa della fede ci
interroga sul rapporto tra libert e verit.
Non solo la chiesa cattolica  in
crisi, anche le chiese della Riforma
devono fare i conti con le conseguenze
pratiche della secolarizzazione.
Da pi parti dellarticolato universo
evangelico si levano voci favorevoli a
una svolta conservatrice nellambito
della teologia e delletica. Tali voci andrebbero
prese sul serio a patto che il
conservatorismo non venga proposto
come unica panacea ai problemi della
modernit liquida teorizzata da Zygmunt
Bauman. Abbiamo imparato da
Karl Popper che per un problema esiste
sempre pi di una soluzione.
A me piace pensare che una delle
soluzioni ai problemi della cristianit
di oggi sia il ritorno a una spiritualit
saldamente biblica e autenticamente
mistica. La mistica non crea distanza
dallaltro, non crea una vita astratta,
ma piuttosto avvicina allaltro,
perch si inizia a vedere e ad agire con
gli occhi, con il cuore di Dio (udienza
generale del 12 gennaio 2011). Sto
cercando di interiorizzare questo insegnamento
di Joseph Ratzinger.