da La Nazione del 3 gennaio 2023

Il cardinale Scola "Progressisti e conservatori, un dualismo che persiste. Benedetto fu mal giudicato", di Guido Bandera.

MILANO "Un grande, con lo spirito delicato di un fanciullo". Angelo Scola ha compiuto da qualche mese 81 anni.
Cardinale,  stato vescovo di Grosseto, Rettore della Pontificia Universit Lateranense, patriarca di Venezia ed  arcivescovo emerito di Milano, dove il Pontefice tedesco lo volle, scelta inedita che diede al porporato da sempre vicino a Comunione e Liberazione una responsabilit e un'esperienza che ne fece una delle voci pi ascoltate della Chiesa italiana alla vigilia del conclave inatteso del 2013. Da quando ha poggiato sulle spalle del successore Mario Delpini il pallio che rappresenta la comunione dei metropoliti con Roma, nel 2017, vive serenamente in una canonica, a due passi dal paese natale, nel Lecchese.
Immerso nella comunit nella quale  venuto al mondo da una famiglia semplice, padre camionista e madre casalinga, Scola ricorda "un grande uomo", "vero amico, maestro e padre". Eminenza, Joseph Ratzinger che uomo era? "Grande, ma dalla delicata sensibilit, con un desiderio di entrare in rapporto profondo con chi incontrava.
Disposto a volere bene, il bene dell'altro, chiunque fosse.
Capace di disarmare l'ansiet di chi doveva vederlo.
L'ho conosciuto nel 1971, per l'ipotesi di collaborare con quella che poi sarebbe diventata la rivista internazionale Communio.
C'erano teologi come De Lubac e Von Balthasar. Quello che mi colp subito fu il suo spirito di fanciullo, umile e semplice". Eppure su di lui applicarono il clich dell'uomo duro, del Papa della dottrina.
Come quel titolo di "Pastore tedesco" che arriv il giorno dopo l'elezione.
"Che insensatezza! Siamo uomini,  normale che su di noi agisca anche il peso del pregiudizio.
Ma in molti casi non si  capaci di superarlo.
Lui aveva un fortissimo senso della storia.
Una dote che in questi giorni  stata poco sottolineata.
Nel tempo emergeranno pi chiaramente i suoi interventi sull'economia, sul ruolo della politica, sulla vita di una societ buona.
Interventi in tema di disuguaglianza, di giustizia " Temi che stonano con l'etichetta di reazionario... "L'applicazione semplicistica dell'immagine del capo della Congregazione della Fede.
Come se questo facesse automaticamente di lui un uomo rigido.
La prosecuzione del non nuovo dualismo di una Chiesa divisa fra conservatori e progressisti.
Un dualismo che speravo si fosse attenuato, anche nel mio periodo a Milano.
Invece dura e continua". Il famoso discorso di Ratzinger a Ratisbona nel 2006 sollev aspre polemiche.
Un monito a non perdere per strada i valori cristiani dell'Occidente.
Quando lei arriv a Milano disse a una citt "operosa e ospitale" di "non dimenticarsi di Dio". Stessa linea? "S. Ho imparato molto da lui, vero maestro, padre sobrio". Eppure critiche e polemiche continuano, anche le accuse sul nodo degli abusi nella Chiesa che arrivano dalla Germania, hanno forse amareggiato Benedetto.
Sulla sua scelta di lasciare nel 2013 giudicher la storia, ma lei come l'ha vissuta? "Non sono in grado di coglierne appieno i motivi immediati, specifici.
Certo ha pesato la fatica, l'umilt di un Papa che riconosce un peso troppo grande per le sue spalle.
In senso storico credo che quel suo gesto vada visto nella prospettiva di una apertura della Chiesa, che sappia cogliere tutte le proprie potenzialit. La fede  una scelta di consapevolezza.
Noi, che spesso la pratichiamo in modo abitudinario, non ci rendiamo conto di cosa significhi anche solo andare a messa in realt difficili come la Nigeria.
Significa decidere, con il rischio del martirio, di andare fino in fondo nel rapporto con Ges". Ma questa svolta non rischia di togliere qualcosa alla sacralit della figura del Papa come qualcuno sommessamente ancora oggi dice? "La figura del Papa ha certo bisogno di una certa ieraticit e si staccher sempre dalle altre figure.
La decisione di Benedetto sedicesimo dar una prospettiva positiva;  stata, lo ripeto, una scelta di umilt da cui verr un bene a tutta la Chiesa.
Vescovi, sacerdoti, consacrati e fedeli". Quale Chiesa immaginava Papa Benedetto, quale Chiesa ha lasciato? "Per usare una bella espressione della sua enciclica Deus Caritas Est, il cristianesimo non  anzitutto dottrina e morale, ma incontro con Ges. Dottrina e morale arrivano, ma dopo.
L'esperienza cristiana domanda relazione con gli altri nella comunit". Un Ratzinger espressione della linea del Concilio Vaticano secondo "Certamente s. Lui riconosceva il desiderio di felicit che c' nell'uomo.
Che non  solo piacere, ma qualcosa di profondo, duraturo.
In questo incardinava il suo insegnamento, anche su temi delicati come l'affettivit. La sua eredit  grande, complessa, da approfondire.
E Papa Francesco lo sta facendo, secondo il proprio carisma".   



