da Famiglia Cristiana numero 2 dell'8 gennaio 2023.

"La Chiesa non  un'organizzazione per il miglioramento del mondo".
Intervista inedita (in italiano) rilasciata nel 1988 da Joseph Ratzinger a Manfred Schell.

Pubblichiamo uno stralcio dell'intervista inedita (in italiano) rilasciata nel 1988 da Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, a Manfred Schell, su Die Welt (traduzione di Pierluca Azzaro).

L'intervista comparir nel nuovo volume dell'Opera Omnia di Joseph Ratzinger che sar pubblicato in primavera da Libreria Editrice Vaticana. Lei ha denunciato la stanchezza della fede in Occidente. Quali sono le cause?
"Penso si tratti di una stanchezza che nel complesso risulti da una saturazione dell'esistenza di conoscenza e capacit di fare e nella quale emergono dubbi riguardo all'uomo stesso. Siamo talmente concentrati su questioni relative all'autoaffermazione economica e politica che la fede appare come un'offerta da aggiungere per cos dire a forza da qualche parte. I dubbi su s stessi portano alla fuga, al volere scendere. Ma qui sta anche la possibilit di una riviviscenza della fede, se d risposte alle domande del proprio tempo".
La Chiesa deve diventare pi attiva, pi critica, forse anche pi politica?
"Pi attiva e pi critica certamente. Negli ultimi anni la Chiesa  stata troppo occupata con s stessa. Negli ultimi decenni la Chiesa in Germania in ambito politico ha fatto sentire con forza la sua voce - e a ragione - a favore dei valori fondamentali. E' importante, ma non deve nascere l'impressione che la fede si esaurisca in una specie di moralismo politico. Il messaggio centrale di Dio, di Ges Cristo, della salvezza temporale ed eterna deve nuovamente percepirsi di pi, perch la Chiesa non  un'organizzazione per il miglioramento del mondo".
Resta da questione del se la Chiesa debba caratterizzarsi di pi politicamente.
"E' molto importante che la Chiesa non diventi essa stessa attore di uno gioco di forze politiche e in esso soccomba. Ma deve badare all'anima della politica, al suo fondamento etico".
La scienza teologica ha bisogno del suo spazio di libert. Senza non pu svilupparsi. Questo giudizio vale anche per il rapporto fra Chiesa e scienze naturali?
"Assolutamente. La Chiesa ricerca la verit e gi solo per questo rispetta tutti gli strumenti della conoscenza. Per questo  importante avere riguardo per ogni singolo metodo, riconoscerne la legittimit. Questo non significa che la Chiesa assume il ruolo di semplice ascoltatore. Proprio il rispetto per le scienze naturali dovrebbe costringerci a stare con essa in un costante e vigile dialogo. Oggi ci troviamo infatti di fronte alla questione della responsabilit morale rispetto a quanto grazie alle scienze naturali siamo capaci di fare. Si va dalla bomba atomica all'ecologia sino alla manipolazione genetica. Da un lato la conoscenza non deve essere bloccata, dall'altro bisogna opporsi a degli utilizzi di essa con i quali l'uomo distruggerebbe s stesso e il mondo. Per questo  necessario un dialogo molto attento da entrambe le parti" .

Signor Cardinale Ratzinger, il papa rifiuta la contraccezione.
Ma nei fatti molte donne cattoliche si comportano il modo diverso.
Il Vaticano si pone la domanda sei i suoi criteri di giudizio riguardo alla morale sessuale siano ancora giusti, ancora attuali?
"Naturalmente dobbiamo sempre chiederci se le nostre posizioni siano motivate.
Se la risposta  affermativa, dobbiamo riflettere su come rendere la nostra posizione pi convincente.
In fatto di contraccezione bisogna innanzitutto essere consapevoli che le premesse sono mutate.
Da un lato  la prima volta nella storia che la contraccezione sia possibile nella forma attuale.
Dall'altro mai prima d'ora i problemi legati allo sviluppo demografico sono stati tanto pressanti.
Che la Chiesa consideri il controllo naturale delle nascite come un importante comportamento etico  un fatto nuovo con il quale essa al contempo risponde alla nuova situazione, preservando la continuit con le proprie convinzioni di fondo.
Sino ad oggi il controllo delle nascite non  stato mai all'ordine del giorno semplicemente per il fatto che l'umanit era pi impegnata con la propria sopravvivenza che non col controllo del proprio ordine di grandezza.
Ma  giusto che per tante ragioni la motivazione etica ha smarrito la sua antica evidenza, e che dobbiamo fare veramente tanto per rendere comprensibile la nostra posizione, soprattutto riguardo alla motivazione concreta riferita alle singole persone".

Signor cardinale, quali elementi della enciclica papale Humane vitae ancora oggi conservano la propria consistenza, rimangono validi ancora oggi?
"Il passo sulla contraccezione rappresenta circa mezza pagina dell'intera enciclica.
Nel complesso si intendeva dare un'immagine positiva del matrimonio come spazio in cui la sessualit acquisisce una dignit umana; e mostrare che, nell'uomo, corpo e spirito sono inseparabili.
Significa che la sessualit non deve essere accantonata nell'ambito della pura materialit. Si trattava dunque della filosofia della sessualit nell'unit della persona.
Penso che questa visione di fondo sia preziosa, ma che su di essa non si sia ancora riflettuto abbastanza.
Gli sforzi per una comprensione pi profonda e per motivazioni pi accessibili continuano, su questo non si discute.
Direi che quello che l'enciclica si proponeva, ha consistenza, rimane valido.
Mentre la motivazione di essa, l'immagine antropologica complessiva deve essere ulteriormente approfondita".
Lei stesso due decenni fa ha definito la morale sessuale come un capitolo particolarmente tragico e buio nella storia del pensiero cristiano.
"S, ed  giusto perch, fra tendenze dualiste e rigoriste, rimanere fermi sulla visione biblica  diventato molto difficile.
In ogni caso, la conoscenza della sacramentalit del matrimonio ha impedito il deragliamento in una avversit di fondo nei confronti della sessualit".

Per quel che riguarda l'Enciclica Humanae vitae, ci si chiede se in 
Germania possa diventare professore di teologia morale cattolica solo chi abbia accettato questa enciclica.
"Direi che colui che diviene professore deve in ogni caso accettare la dottrina della Chiesa.
E se uno pronuncia consapevolmente un esplicito no  nel senso che dica: no, questo sulla base della mia coscienza non posso insegnarlo  allora ne consegue logicamente che egli non possa accettare un simile incarico di insegnamento da parte della Chiesa.
Ma chiaramente non si pu giudicare qualcuno in base a un unico punto, ma va considerato anche il contesto del suo pensiero".

La dottrina morale cattolica negli ultimi duecento anni non  stata forse troppo segnata dal confessionale invece che da una dottrina sui valori positivi?
"Temo di dover rispondere affermativamente alla Sua domanda.
Nell'insegnamento, elementi di teologia morale sono stati sviluppati essenzialmente come indicazioni ai confessori.
Cos ci si occup di teologia morale da una prospettiva molto ristretta, o in ogni caso spesso fu cos. Solo a partire da qui si capisce anche come ora la crisi della teologia morale sia tanto grande.

 Libreria Editrice Vaticana. Traduzione di Pierluca Azzaro.





