da Micromega 2 gennaio 2023.

Un affabile papa oscurantista, di Paolo Flores d'Arcais.

Di Ratzinger ho il ricordo di una persona estremamente affabile, che nei toni e nei modi nulla lasciava trapelare della rigidit repressiva che lo contraddistingueva sul piano dottrinale. Perch Joseph Ratzinger  stato un nemico dichiarato e implacabile della modernit.

Ho incontrato Joseph Ratzinger una sola volta, il pomeriggio del 21 settembre 2000, un gioved grigio e piovoso. Ma quellincontro era nato alcuni mesi prima, tra febbraio e marzo, quando, preparando un numero speciale per lAnno Santo, un almanacco di filosofia dedicato alla religione, avevo cercato lallora Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede per avere un suo saggio da inserire nellalmanacco.

Vale forse la pena ripercorrere lindice di quel volume. Si apriva con un testo di Norberto Bobbio, frutto di una lunga conversazione con me, di cui aveva rivisto minuziosamente la trascrizione (da qualche parte devo averlo ancora con le sue correzioni a mano), dal titolo Religione e religiosit. Seguiva il mio sasso nello stagno dal titolo Dio esiste?, da un primo iceberg su cristianesimo e verit con saggi di Joseph Ratzinger, Massimo Cacciari, Enzo Bianchi, Bruno Forte, da un primo inedito di Soren Kierkegard, da un secondo iceberg su il sacro e la polis con saggi di Roberto Esposito, Leszek Kolakowski, Gianni Vattimo, Sergio Givone, Marcel Gauchet, da un secondo inedito (Thomas Jefferson, Ges senza Trinit, presentato da Pietro Adamo), da un terzo iceberg su contro la fede con saggi di Umberto Galimberti, Manlio Sgalambro, Carlo Augusto Viano, e Simona Argentieri, da un quarto iceberg dedicato alla religione dei filosofi, con saggi di Fernando Savater, Franco Volpi, Orlando Franceschelli, Giulio Giorello e Paolo Zellini, e infine da un salmo della Bibbia tradotto, annotato e commentato da Erri De Luca.

Un volume di 300 pagine del formato MicroMega, che equivalgono a 400 di un libro standard e 500 o pi di un tascabile. Di cui Ratzinger mi avrebbe poi scritto, di suo pugno in una breve lettera, che nei rari momenti liberi sto leggendo MicroMega 2/2000 e trovo estremamente vivo e interessante il vasto panorama di posizioni. Sotto molti aspetti  il commento pi importante alla Fides et Ratio che io conosca, perch qui lEnciclica entra realmente in dialogo col mondo culturale di oggi, e questo  stato lo scopo del documento stesso.
Avevo cercato di contattare Ratzinger attraverso le vie ordinarie, non ricordo se un messaggio telefonico o una lettera (probabilmente entrambi). Qualche giorno dopo mi chiam Padre Georg e mi pass Ratzinger. Che apprezz molto il progetto ma mi disse che non era in grado, nei tempi stretti, di scrivere il saggio ex novo che gli chiedevo. Sullo stesso tema aveva per due testi inediti in italiano, una conferenza tenuta alla Sorbona e una lunga intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung che, presi insieme, trattavano proprio i temi teologico-politici su cui lo avevo sollecitato a intervenire. Fui ben felice di pubblicarli.

Quel numero monografico divenne un successo editoriale inaspettato: in due mesi avrebbe venduto circa novantamila copie. Proposi al cardinal Ratzinger una presentazione pubblica dellAlmanacco, come spesso fa MicroMega con i suoi volumi pi importanti. I tempi erano ancor pi stretti e mi aspettavo perci un cortese rifiuto. In effetti Ratzinger mi rispose che prima dellestate non poteva proprio, che nella sua agenda la prima data libera era il pomeriggio del 21 settembre. Ovviamente accettai con entusiasmo.

La presentazione pubblica si svolse cos proprio il 21 settembre del 2000, un gioved pomeriggio, nel teatro Quirino di Roma gremito allinverosimile.  difficile restituire oggi il clima appassionato di quel pomeriggio, di quelle quasi tre ore di confronto, moderato da Gad Lerner, la partecipazione attenta ed entusiasta con cui esso fu seguito, anche dalle oltre mille persone rimaste fuori dal teatro e che, malgrado la pioggia, lo ascoltarono attraverso altoparlanti di fortuna approntati dal direttore del teatro.

In quelloccasione con Ratzinger parlai per una mezzora prima che iniziasse il dibattito e un quarto dora dopo che il dibattito fu concluso. Ho il ricordo di una persona estremamente affabile, curiosa, perfino ironica, che nei toni e nei modi nulla lasciava trapelare della rigidit occhiuta e repressiva che lo contraddistingueva invece sul piano dottrinale e teologico (non dimentichiamo che si deve a Ratzinger, oltre che a Wojtila, il soffocamento della teologia della liberazione che aveva conquistato il cattolicesimo latino-americano).

Perch Joseph Ratzinger, come cardinale dellex SantUffizio per oltre 23 anni, e poi come Sommo Pontefice dal 2005 al 2013,  stato un vero oscurantista. Un affabile Papa oscurantista. Un nemico dichiarato e implacabile della modernit, che nasce dalla inaspettata sinergia di eresia e scienza e trova nellilluminismo la sua filosofia e nellEncyclopdie il suo Libro. Tutto il suo pontificato sar infatti allinsegna della volont che in tutto il mondo, quale che sia la religione o la secolarizzazione, lagnosticismo, perfino lateismo, la sfera pubblica venga organizzata e ordinata secondo il principio Veluti si Deus daretur. Tornando con ci indietro di quattro secoli, rovesciando la famosa affermazione di Ugo Grozio Etsi Deus non daretur che aveva salvato lEuropa dallautodistruzione delle guerre di religione. In questo senso Benedetto sedicesimo non  stato un Papa conservatore, ma un Papa squisitamente reazionario.

Si sono letti in questi giorni commenti inverosimili per piaggeria e falsificazione storica. Ad esempio che con le sue encicliche e i suoi discorsi contro il relativismo Joseph Ratzinger sarebbe stato lultimo vero campione dei valori dellEuropa. Ma il rovesciamento della posizione di Grozio, il Veluti si Deus daretur che dopo quattro secoli prende il posto dellEtsi Deus non daretur  esattamente il tentativo di Revanche, di Crociata, contro lEuropa che dai Lumi arriva fino alla democrazia. Valga il vero.

Quando nel 1625 Grozio pronuncia il suo invito ai principi a comportarsi reciprocamente etsi Deus non daretur, poich in nome di Dio (dello stesso Dio, Ges Cristo morto in croce e risorto il terzo giorno!) ciascuno combatteva laltro come infedele opponendo ermeneutica teologica a ermeneutica teologica, e lEuropa non riusciva a uscire dalla spirale del reciproco massacro in nome di Dio, laccoglimento della sua tesi pone la premessa, anzi la chiave di volta, per la politica come laicit. I rapporti fra i sovrani dovranno infatti da allora in poi essere improntati alla ragione, anzich alla fede. La ragione  in quel caso la ragion di Stato, ma comunque la fede, in quanto irriducibile alla ragione,  posta fuori dalla sfera delle relazioni tra sovranit.

Il logico sviluppo di questa laicit nel rapporto tra i principi sar la tolleranza religiosa e poi la laicit nel rapporto tra il potere e i sudditi e ciascun suddito rispetto allaltro, e infine il diritto del miscredente, dellagnostico, dellateo (passando per il riconoscimento fino allora impensabile dei diritti civili per lebreo), nelleguaglianza dellessere tutti cittadini. Ciascuno con-cittadino allaltro, a prescindere da fede e non fede, tramite lusbergo della Costituzione democratica, libert>eguaglianza>fratellanza.

Ratzinger prova invece a riportare la fede al posto della ragione, che nel frattempo da ragion di Stato  diventata ragione tout court, scienza pi eguaglianza democratica, spacciando la dottrina morale e sociale cattolica, un sottoprodotto di una specifica fede, come Diritto naturale, Ragione universale. Che dunque andr applicata erga omnes, credenti e non credenti, attraverso la forza della legge secolare. La vecchia pretesa del SantUffizio imbellettata in terminologia contemporanea.

Leguaglianza democratica e la laicit non saranno mai accettate dalla Chiesa cattolica (e solo da ultimo da alcune confessioni protestanti), e i settori conservatori o reazionari della societ cercheranno con diverse politiche filo-clericali di depotenziare tanto la laicit quanto la democrazia (a riprova del carattere di endiadi dei due concetti). Per avere una dichiarazione sulla democrazia che non sia anatema bisogna infatti aspettare il radio discorso di Papa Pio dodicesimo del Natale 1944, dove la democrazia viene infine ammessa come forma politica, ma solo se democrazia cristiana! Solo cio se la volont dei cittadini si uniformer ai dettami eticopoliticosociali di Sua Santit.

La Chiesa, tutte le volte che pu, ancora oggi, impone la sua morale allintera societ attraverso il potere politico. Non solo in Italia, Spagna, Irlanda  fino a un recentissimo ieri, ma oggi, ad esempio in Polonia. Contraccezione, aborto, divorzio, fine vita, eutanasia, insomma il corpo dalla nascita, al sesso alla morte, costretto ad obbedire alla volont di Santa Madre Chiesa e dei suoi sommi pastori, perch il modo pi efficace di controllare lanima  asservire il corpo.

La Chiesa, insomma, ogni volta che pu, favorisce un regime di clericalismo, variante debole della teocrazia, ma comunque incompatibile con i valori della democrazia. E la richiesta al mondo, cio a ogni governo, di comportarsi veluti si Deus daretur costituisce la formula, accattivante e affabile, di dichiarazione di guerra alla democrazia e allintera modernit.

Tanto  vero che la Ragione di cui Ratzinger celebra pi volte il valore, e la sua non incompatibilit con la Fede, non  affatto la ragione scientifica, ma una Ragione teologica, una versione dellIntelligent Design, insomma un altro nome o provvidenza o epifenomeno del suo Dio. Che la Ragione di cui discetta Ratzinger sia contro la scienza  stata dettagliatamente analizzato qualche giorno fa proprio su queste pagine in un bellissimo articolo di Silvano Fuso, che i tanti entusiasti apologeti del Papa Emerito razionale e a suo modo illuminista (si  dovuto leggere perfino questo!) farebbero bene a leggere con la dovuta attenzione e conseguente doverosa vergogna.

Nei ditirambi encomiastici cui si sono esercitati i media in questi giorni, si  arrivati al ridicolo di presentare Joseph Ratzinger come un nuovo Padre della Chiesa, come un secondo Agostino, bench come teologo resti mediocre, incomparabile non solo con Hans Kng ma con molti altri (Pierre Teilhard de Chardin, Yves Congar, Edward Schillebeeckx, Hans Urs von Balthasar, Marie-Dominique Chenu, Karl Rahner, tanto per fare qualche nome).

Ratzinger, che io ricordo con simpatia per la sua affabilit umana e per il suo piacere del confronto senza diplomatismi, (cosa diventata sempre pi rara), della polemica (che viene da Plemos, personificazione della guerra), sar ricordato per un solo gesto, il pi mite, quello della sconfitta e della resa, le sue dimissioni da Papa. Solo questo gesto resta storico, in una vicenda ecclesiale e di potere che resta oscurantista e reazionaria. E tuttavia azzardo una previsione, Joseph Ratzinger diverr presto santo, San Benedetto sedicesimo. Ormai sembra che per la Chiesa avere un Papa che non sia anche santo costituisca un inammissibile ossimoro.

