da Micromega 2 gennaio 2023.

Il raffinato interprete del conservatorismo insito nella Chiesa, di Marco Marzano.

Con Ratzinger scompare una delle pi grandi figure della contemporaneit. Con la sua finezza intellettuale ha rappresentato nel modo pi profondo l'unico carattere possibile della Chiesa: il conservatorismo.

Joseph Ratzinger  stata una delle pi grandi figure del nostro tempo. Le dimensioni della sua eredit pastorale e spirituale sono notevoli e sono in state in larga misura gi indagate in profondit al momento delle sue clamorose dimissioni quasi un decennio orsono.Tra le sue qualit vi erano una particolare finezza intellettuale e la capacit di dar voce e di esprimere in modo chiaro e articolato (non semplicemente per slogan banali) concetti e visioni molto significativi per i membri della Chiesa Cattolica e per gli osservatori delle sue vicende.
Tra i suoi tanti discorsi importanti (spesso simili a delle vere e proprie lezioni) vorrei, nel giorno della sua scomparsa, ricordarne uno: quello rivolto ai membri della Curia romana in occasione dei primi auguri di Natale da pontefice, nel dicembre del 2005. Dopo la citazione di alcuni eventi ecclesiali e soprattutto dopo il lungo e affettuoso ricordo del suo predecessore e grande sponsor Giovanni Paolo secondo, Ratzinger si premur di offrire una sua limpidissima interpretazione del Concilio Vaticano secondo e pi in generale della storia della Chiesa Cattolica.

Il papa tedesco contrappose tra loro due ermeneutiche, due grandi letture del Concilio conclusosi quarantanni prima: quella della continuit e quella della discontinuit o della rottura. Questultima  quella che pi incontra il favore dei media e di molti teologi. Essa predica lesistenza di uno spirito del Concilio che andrebbe molto al di l della lettera dei testi approvati in quellassemblea considerati frutto di dolorosi compromessi al ribasso. Secondo questa interpretazione, il Concilio consisterebbe nellinizio di una svolta radicale, di una discontinuit assoluta che condurrebbe la Chiesa a rinnegare il proprio recente passato e dunque la sua compromissione con la premodernit e con molti valori e istituti provenienti dalla sua tradizione. Visto da questa prospettiva, il Concilio  stato, diceva Ratzinger, una sorta di momento costituente, un evento palingenetico e catartico che ha segnato lavvio di una stagione interamente nuova nella storia della Chiesa, una svolta epocale. Per il pontefice tedesco, che al Concilio partecip in qualit di teologo, questa visione del Vaticano Secondo  fonte di una grave confusione, di un preoccupante fraintendimento. Prima di tutto perch i Padri conciliari non hanno mai ricevuto il mandato di cambiare la Chiesa e non lo hanno mai ricevuto semplicemente perch non lo potevano ricevere, dato che, sono parole di Ratzinger, la costituzione essenziale della Chiesa viene dal Signore e ci  stata data affinch noi possiamo raggiungere la vita eterna e, partendo da questa prospettiva, siamo in grado di illuminare anche la vita nel tempo e il tempo stesso. Il ruolo storico delle gerarchie ecclesiastiche  semmai quello di amministrare fedelmente quel dono, valorizzandolo e facendolo fruttare senza mai stravolgerlo o mutilarlo. E quindi di assecondare laltra ermeneutica del Concilio: quella del rinnovamento nella continuit o della riforma.  questo che hanno fatto in modo esemplare, secondo Ratzinger, Giovanni XXIII e Paolo VI. Costoro si sono preoccupati di aggiornare non il messaggio della Chiesa ma il modo in cui esso viene comunicato al mondo, avendo a cuore soprattutto la sua capacit di toccare gli animi degli uomini. Tanto pi che quellideologia della modernit che i sostenitori della discontinuit vorrebbero tanto abbracciare si sta rivelando fragilissima e vulnerabile. Le certezze dellilluminismo e del razionalismo si stanno sgretolando, osservava il pontefice scomparso e anche molte forze politiche importanti stanno scoprendo la validit della dottrina sociale della Chiesa e limportanza dei valori religiosi per la legittimit dellordine politico.  Il Concilio Vaticano II, visto in questa prospettiva, ha rappresentato nullaltro che il tentativo pi recente di trovare quellequilibrio tra fede e ragione che impegna i cristiani dallinizio dei tempi, da quando, disse Ratzinger diciassette anni fa in quel memorabile discorso, San Pietro, nella sua prima lettera, aveva esortato i cristiani ad essere sempre pronti a dar risposta (apo-logia) a chiunque avesse loro chiesto il logos, la ragione della loro fede.Il testo contiene molti altri passaggi degni di nota, ma la sostanza  quella che ho illustrato: una difesa appassionata e convinta dellintera tradizione ecclesiale cattolica contro ogni tentazione radicale di ammodernamento rivoluzionario.Quel discorso natalizio ha rappresentato indiscutibilmente una sorta di manifesto del conservatorismo cattolico e un ceffone violento per il cattolicesimo progressista. Io penso che per contenga molti elementi di verit che anche che chi guarda alla Chiesa senza particolare affetto, diciamo con lo sguardo dellanalista, pu e deve riconoscere: la Chiesa Cattolica trae la sua forza dalla sua formidabile continuit istituzionale, dal suo legame con un passato che essa cerca di rendere ogni giorno presente. Le fratture, le svolte, le discontinuit, gli strappi non le appartengono. Cos come fondamentalmente ad essa estranee sono lumanesimo laico e la cultura dei diritti e delle libert. Questa  la sua forza e questo  il suo limite. Chi si  illuso del contrario, di poter, dallinterno, trasformarla e stravolgerla o di farne, dallesterno, una protagonista dei processi di liberazione ed emancipazione dellumanit ha preso una solenne cantonata e in qualche caso ha finito, senza accorgersene, per farsi servo di un pensiero intrinsecamente reazionario. Lepilogo del papato di Francesco testimonia questa verit in modo inequivocabile. Rileggere oggi, nel giorno della sua morte, le parole di Benedetto ci aiuta ad accettarla speriamo una volta per tutte.