da Micromega 2 gennaio 2023.

Joseph Ratzinger, la ragione e la scienza, di Silvano Fuso.

La scomparsa di Joseph Ratzinger ha suscitato molti commenti in cui si evidenzia come in lui fede e ragione abbiano convissuto armoniosamente. In realt fede e ragione in Ratzinger diventano compatibili solamente se quest'ultima si sottomette in maniera totale e incondizionata alla fede.

La scomparsa di Joseph Ratzinger ha suscitato molti commenti in cui, sottolineando la finezza intellettuale del pontefice emerito scomparso, si evidenzia come in lui fede e ragione abbiano convissuto armoniosamente. Spesso, inoltre, Ratzinger viene ritratto come il papa del dialogo, animato da una ricerca teologica il cui filo conduttore  appunto lequilibrio tra ragione e fede.
In realt andando a rileggere molti dei suoi scritti e delle sue dichiarazioni pubbliche emerge un quadro piuttosto diverso. Fede e ragione in Ratzinger diventano compatibili solamente se questultima abdica completamente dalle sue prerogative per sottomettersi in maniera totale e incondizionata alla fede.

Vale quindi la pena andare a rileggere alcune sue affermazioni.

Nella celebre conferenza tenuta a Ratisbona il 12 settembre 2006, Ratzinger scrive:

Una ragione, che di fronte al divino  sorda e respinge la religione nellambito delle sottoculture,  incapace di inserirsi nel dialogo delle culture. E tuttavia, la moderna ragione propria delle scienze naturali, con lintrinseco suo elemento platonico, porta in s, come ho cercato di dimostrare, un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilit metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda sul perch di questo dato di fatto esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali ad altri livelli e modi del pensare  alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, lascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dellumanit, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi ad essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere.

In definitiva, secondo Ratzinger, se si spiega la realt senza accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura, si  irrazionali. Vale la pena ricordare che la scienza fa proprio questo: spiega la realt senza ipotizzare alcuna struttura razionale operante nella natura. Pensiamo, ad esempio, alla teoria dellevoluzione biologica, la quale si sviluppa in modo casuale, senza alcuna finalit o disegno.
Tali concetti sono stati ribaditi da Ratzinger nella sua enciclica Spe Salvi, pubblicata il 30 novembre 2007 . In essa, coerentemente con tutto il suo pensiero, viene ribadita la limitatezza della sola ragione senza fede e una ferma condanna dellilluminismo:

La ragione ha bisogno della fede per arrivare ad essere totalmente se stessa: ragione e fede hanno bisogno luna dellaltra per realizzare la loro vera natura e la loro missione.
Ed  piuttosto curioso che Ratzinger non esiti a citare un autore della scuola di Francoforte per avvalorare la sua critica al progresso, ritenuto ambiguo e non necessariamente positivo:

Gi nel diciannovesimo secolo esisteva una critica alla fede nel progresso. Nel ventesimo secolo, Theodor W. Adorno ha formulato la problematicit della fede nel progresso in modo drastico: il progresso, visto da vicino, sarebbe il progresso dalla fionda alla megabomba. Ora, questo , di fatto, un lato del progresso che non si deve mascherare. Detto altrimenti: si rende evidente lambiguit del progresso. Senza dubbio, esso offre nuove possibilit per il bene, ma apre anche possibilit abissali di male  possibilit che prima non esistevano. Noi tutti siamo diventati testimoni di come il progresso in mani sbagliate possa diventare e sia diventato, di fatto, un progresso terribile nel male. Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica delluomo, nella crescita delluomo interiore (cfr Ef 3,16; 2 Cor 4,16), allora esso non  un progresso, ma una minaccia per luomo e per il mondo.

Tornando alla conferenza di Ratisbona, Ratzinger si focalizza poi sulle scienze in particolare e scrive:

Soltanto il tipo di certezza derivante dalla sinergia di matematica ed empiria ci permette di parlare di scientificit. Ci che pretende di essere scienza deve confrontarsi con questo criterio. E cos anche le scienze che riguardano le cose umane, come la storia, la psicologia, la sociologia e la filosofia, cercano di avvicinarsi a questo canone della scientificit. Importante per le nostre riflessioni, comunque,  ancora il fatto che il metodo come tale esclude il problema Dio, facendolo apparire come problema ascientifico o prescientifico. Con questo, per, ci troviamo davanti ad una riduzione del raggio di scienza e ragione che  doveroso mettere in questione.

Questo approccio riduttivo non  per accettabile per Ratzinger:
Ma dobbiamo dire di pi:  luomo stesso che con ci subisce una riduzione. Poich allora gli interrogativi propriamente umani, cio quelli del da dove e del verso dove, gli interrogativi della religione e dellethos, non possono trovare posto nello spazio della comune ragione descritta dalla scienza e devono essere spostati nellambito del soggettivo. Il soggetto decide, in base alle sue esperienze, che cosa gli appare religiosamente sostenibile, e la coscienza soggettiva diventa in definitiva lunica istanza etica. In questo modo, per, lethos e la religione perdono la loro forza di creare una comunit e scadono nellambito della discrezionalit personale.  questa una condizione pericolosa per lumanit: lo costatiamo nelle patologie minacciose della religione e della ragione  patologie che necessariamente devono scoppiare, quando la ragione viene ridotta a tal punto che le questioni della religione e dellethos non la riguardano pi. Ci che rimane dei tentativi di costruire unetica partendo dalle regole dellevoluzione o dalla psicologia e dalla sociologia,  semplicemente insufficiente.

Per Ratzinger  cio intollerabile (e addirittura patologico) che gli interrogativi propriamente umani diventino un problema soggettivo, ai quali ciascuno fornisce la risposta che meglio crede. In pratica ancora una volta, dopo circa quattro secoli dalla condanna di Galileo e dal rogo di Giordano Bruno, la Chiesa Cattolica mostra di non sopportare il libero pensiero e vuole avere il monopolio della verit. Lalternativa che Ratzinger propone  infatti una sottomissione della ragione ristretta, tipica del pensiero scientifico, a una ragione estesa che coincide con la fede:

Lethos della scientificit, del resto,  volont di obbedienza alla verit e quindi espressione di un atteggiamento che fa parte della decisione di fondo dello spirito cristiano. Non ritiro, non critica negativa  dunque lintenzione; si tratta invece di un allargamento del nostro concetto di ragione e delluso di essa. Perch con tutta la gioia di fronte alle possibilit delluomo, vediamo anche le minacce che emergono da queste possibilit e dobbiamo chiederci come possiamo dominarle. Ci riusciamo solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ci che  verificabile nellesperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza. In questo senso la teologia, non soltanto come disciplina storica e umano-scientifica, ma come teologia vera e propria, cio come interrogativo sulla ragione della fede, deve avere il suo posto nelluniversit e nel vasto dialogo delle scienze.

Ratzinger ha ulteriormente ribadito la sua posizione nei confronti dei possibili pericoli derivanti dalla scienza il 16 ottobre 2008, durante ludienza ai partecipanti al Congresso Internazionale promosso dalla Pontificia Universit Lateranense nel decimo anniversario dellenciclica Fides et ratio di Giovanni Paolo secondo. Ribadendo, al solito, la sostanziale superiorit della fede nei confronti della ragione, questa volta Ratzinger non ha trovato di meglio che accusare gli scienziati di arroganza e di desiderio di facili guadagni:

Avviene, tuttavia, che non sempre gli scienziati indirizzino le loro ricerche verso questi scopi. Il facile guadagno o, peggio ancora, larroganza di sostituirsi al Creatore svolgono, a volte, un ruolo determinante.  questa una forma di hybris della ragione, che pu assumere caratteristiche pericolose per la stessa umanit.

Ora, di tutto si possono accusare gli scienziati, ma non certo di avere forti interessi economici. Molto spesso lavorano in condizioni disagiate, con assunzioni precarie e con finanziamenti esigui: sono ben altre le categorie che si muovono allettate da facili guadagni. Riguardo alla presunta arroganza, ben rispose a suo tempo il fisico Tullio Regge (1931-2014) in una dura critica al discorso del papa:

La arroganza degli scienziati  accusa ingiusta e indiscriminata e pone sotto accusa tutto il mondo scientifico. Il vero scienziato tiene conto degli errori commessi e delle critiche, molto di pi di quanto facciano molti uomini di Chiesa. Lo scienziato  uomo e come tale pu commettere errori ma non possiede il monopolio dellerrore. Rendiamoci conto infine che lo scienziato prova piet umana verso chi soffre di una grave malattia esattamente come accade alluomo della strada. Il Papa pare aver dimenticato i tempi dellInquisizione spagnola e dei roghi su cui Torquemada, uomo di Chiesa, sterminava dei poveracci soltanto perch ebrei, tempi in cui la filosofia e la teologia si rivelarono in quel contesto strumenti devastanti e micidiali.

Anche nel testamento spirituale pubblicato dopo la sua morte, Ratzinger non ha risparmiato critiche alle scienze, mostrando di non averne compreso a fondo levoluzione storica:

Spesso sembra che la scienza  le scienze naturali da un lato e la ricerca storica (in particolare lesegesi della Sacra Scrittura) dallaltro  siano in grado di offrire risultati inconfutabili in contrasto con la fede cattolica. Ho vissuto le trasformazioni delle scienze naturali sin da tempi lontani e ho potuto constatare come, al contrario, siano svanite apparenti certezze contro la fede, dimostrandosi essere non scienza, ma interpretazioni filosofiche solo apparentemente spettanti alla scienza; cos come, daltronde,  nel dialogo con le scienze naturali che anche la fede ha imparato a comprendere meglio il limite della portata delle sue affermazioni, e dunque la sua specificit.

Abbiamo accennato alla teoria dellevoluzione, vero pilastro delle moderne scienze biologiche, che  stata spesso oggetto di aspre critiche da parte del defunto papa emerito. Joseph Ratzinger ha espresso chiaramente il suo pensiero riguardo allevoluzione in un libro dapprima pubblicato in Germania e successivamente anche in Italia dal titolo Creazione ed evoluzione. Il volume raccoglie gli Atti del consesso a porte chiuse tenutosi nella residenza estiva papale di Castel Gandolfo dall1 al 3 settembre 2006. Si trattava dellincontro annuale del Ratzinger Schlerkreis, il gruppo di ex dottorandi del professor Ratzinger alle universit di Bonn, Mnster, Tubinga e Regensburg, che dal 1978 si  riunito regolarmente con il proprio maestro. Anzich limitarsi a considerazioni metafisiche, imprudentemente, Ratzinger questa volta si avventura in affermazioni che riguardano il contenuto della teoria dellevoluzione:

A me pare importante, in particolare, come prima cosa, che la teoria dellevoluzione in gran parte non sia dimostrabile sperimentalmente in modo tanto facile perch non possiamo introdurre in laboratorio 10mila generazioni. Ci significa che ci sono dei vuoti o lacune rilevanti di verificabilit-falsificabilit sperimentale a causa dellenorme spazio temporale cui la teoria si riferisce. [] La teoria dellevoluzione non  ancora una teoria completa, scientificamente verificabile.

Tale affermazione  palesemente falsa: esistono infatti numerosissime prove a favore della teoria dellevoluzione biologica, prove che includono anche losservazione diretta di mutazioni in tempi brevi (basti pensare ai grossi problemi causati dalle rapide mutazioni del virus SARS-CoV-2). Nello stesso testo Ratzinger non perde loccasione per rivolgere, ancora una volta, una critica alla scienza in generale:

La scienza ha aperto tante nuove strade alla ragione, portandoci verso nuovi approfondimenti. Ma nellentusiasmo per la portata delle sue scoperte, la scienza tende ad allontanarci da quelle dimensioni della stessa ragione di cui abbiamo ancora bisogno. I suoi risultati portano a domande che vanno oltre il canone metodologico e che non possono avere risposta al suo interno.

Se con questo si intende che la scienza non pu rispondere a tutte le domande che luomo si pone, si pu essere senzaltro daccordo: chi conosce la scienza per quello che  e non ha di essa unimmagine ideologizzata  perfettamente consapevole di questo limite. Tuttavia Ratzinger sembra voler dire qualcosaltro, come ampiamente chiarito negli altri suoi scritti gi citati.

Il giorno 17 gennaio 2008 Ratzinger, invitato dallallora Rettore Prof. Renato Guarini, avrebbe dovuto partecipare allinaugurazione del 705esimo anno accademico della Sapienza di Roma. La sua partecipazione venne poi annullata in seguito alla reazione di numerosi docenti dellateneo. Nella allocuzione che avrebbe dovuto tenere in quelloccasione, Ratzinger ribadisce sostanzialmente la sua posizione riguardo ai rapporti tra scienza, ragione e fede. In un passo del discorso, citando S. Agostino, sostiene addirittura che la semplice conoscenza renderebbe tristi:

 necessario fare un ulteriore passo. Luomo vuole conoscere  vuole verit. Verit  innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theora, come la chiama la tradizione greca. Ma la verit non  mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocit tra scientia e tristitia: il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto  chi vede e apprende soltanto tutto ci che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verit significa di pi che sapere: la conoscenza della verit ha come scopo la conoscenza del bene. Questo  anche il senso dellinterrogarsi socratico: Qual  quel bene che ci rende veri? La verit ci rende buoni, e la bont  vera:  questo lottimismo che vive nella fede cristiana, perch ad essa  stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nellincarnazione di Dio, si  rivelata insieme come il Bene, come la Bont stessa.

In un altro passo, Ratzinger sottolinea ancora una volta la necessit che la ragione sia sottomessa alla fede:

Se per la ragione  sollecita della sua presunta purezza  diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono pi le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verit e cos non diventa pi grande, ma pi piccola. Applicato alla nostra cultura europea ci significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ci che al momento la convince e  preoccupata della sua laicit  si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa pi ragionevole e pi pura, ma si scompone e si frantuma.

Un altro ambito il cui il pensiero di Ratzinger mostra la sua totale lontananza da qualsiasi impostazione razionale riguarda la concezione del dolore e della sofferenza.

Tale concezione traspare in modo piuttosto chiaro anche allinterno dellenciclica Spe salvi. Pur sottolineando la necessit di diminuire la sofferenza, Ratzinger ne esalta comunque il valore e ne ribadisce ancora una volta lorigine legata alle colpe dellumanit:

Come lagire, anche la sofferenza fa parte dellesistenza umana. Essa deriva, da una parte, dalla nostra finitezza, dallaltra, dalla massa di colpa che, nel corso della storia, si  accumulata e anche nel presente cresce in modo inarrestabile. Certamente bisogna fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza: impedire, per quanto possibile, la sofferenza degli innocenti; calmare i dolori; aiutare a superare le sofferenze psichiche. Sono tutti doveri sia della giustizia che dellamore che rientrano nelle esigenze fondamentali dellesistenza cristiana e di ogni vita veramente umana. Nella lotta contro il dolore fisico si  riusciti a fare grandi progressi; la sofferenza degli innocenti e anche le sofferenze psichiche sono piuttosto aumentate nel corso degli ultimi decenni. S, dobbiamo fare di tutto per superare la sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta nelle nostre possibilit  semplicemente perch non possiamo scuoterci di dosso la nostra finitezza e perch nessuno di noi  in grado di eliminare il potere del male, della colpa che  lo vediamo   continuamente fonte di sofferenza.

Pi avanti poi si comprende che, tutto sommato, secondo Ratzinger la limitazione della sofferenza comporta il rischio di togliere senso alla vita e solamente la sua accettazione pu consentire alluomo di ritrovarne uno e di maturare:

[] Ritorniamo al nostro tema. Possiamo cercare di limitare la sofferenza, di lottare contro di essa, ma non possiamo eliminarla. Proprio l dove gli uomini, nel tentativo di evitare ogni sofferenza, cercano di sottrarsi a tutto ci che potrebbe significare patimento, l dove vogliono risparmiarsi la fatica e il dolore della verit, dellamore, del bene, scivolano in una vita vuota, nella quale forse non esiste quasi pi il dolore, ma si ha tanto maggiormente loscura sensazione della mancanza di senso e della solitudine. Non  lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce luomo, ma la capacit di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante lunione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore.

Via via che procede nelle sue riflessioni sulla sofferenza, Ratzinger ne sottolinea sempre di pi il valore fino a definire crudele e disumana una societ che non sia in gado di accettarla, proponendo la compassione come rimedio al dolore necessario:

La misura dellumanit si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la societ. Una societ che non riesce ad accettare i sofferenti e non  capace di contribuire mediante la compassione a far s che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente  una societ crudele e disumana. La societ, per, non pu accettare i sofferenti e sostenerli nella loro sofferenza, se i singoli non sono essi stessi capaci di ci e, daltra parte, il singolo non pu accettare la sofferenza dellaltro se egli personalmente non riesce a trovare nella sofferenza un senso, un cammino di purificazione e di maturazione, un cammino di speranza.

E arriva al punto di farne una vera e propria esaltazione:

Soffrire con laltro, per gli altri; soffrire per amore della verit e della giustizia; soffrire a causa dellamore e per diventare una persona che ama veramente  questi sono elementi fondamentali di umanit, labbandono dei quali distruggerebbe luomo stesso.

Sicuramente queste concezioni della sofferenza hanno pesantemente rallentato in Italia la diffusione delle terapie del dolore. Pensiamo, ad esempio, alla scarsa diffusione delluso dellanestesia epidurale durante il parto, sicuramente influenzata dal monito biblico rivolto alla donna, destinata a partorire nel dolore.

Non possiamo infine non ricordare le posizioni sostanzialmente reazionarie assunte da Ratzinger nei confronti della comunit LGBTQ+.

Da un lato si condanna ogni discriminazione dei soggetti omosessuali. La Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dallallora cardinale Joseph Ratzinger, allarticolo 10 della Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica per la cura pastorale delle persone omosessuali del 1986, aveva infatti affermato:

Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevoli e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei Pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignit propria di ogni persona devessere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni.

Dallaltro lato per si considera lomosessualit moralmente deprecabile. Nella citata lettera, infatti, ci si affretta a precisare che:

Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non pu portare in nessun modo allaffermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando tale affermazione viene accolta e di conseguenza lattivit omosessuale  accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno pu rivendicare un qualsiasi diritto, n la Chiesa n la societ nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano.

Come dire,  giusto deprecare gli eccessi dellomofobia, ma la si pu perfettamente comprendere. Ogni commento  superfluo.

Si potrebbero ricordare tante altre affermazioni di Ratzinger (tra cui anche unesplicita La scienza senza Dio  una minaccia per lumanit) in cui larmoniosa convivenza tra fede e ragione esaltata da molti appare francamente molto dubbia.

Come  stato efficacemente sottolineato sulle pagine di questa testata, Ratzinger  stato sostanzialmente un raffinato interprete del conservatorismo insito nella Chiesa. Ha svolto il suo ruolo, di cardinale prima e di pontefice poi, portando avanti posizioni tipiche della Chiesa Cattolica e in questo non vi  nulla di sorprendente. Quello che invece desta un certo stupore e un certo fastidio  che lo si voglia ritrarre per quello che non  stato e soprattutto il fatto che certe riletture vengano da parte di coloro che per ruolo e tradizione culturale dovrebbero mostrare un po pi di senso critico nel fornire valutazioni su esponenti del clero.

