da Il Corriere della Sera del 3 gennaio 2023

"Il primo Papa teologo dopo secoli. Rester a fianco di Sant'Agostino", di Gian Guido Vecchi.

Il dialogo con la tradizione ebraica, la secolarizzazione e la libert di coscienza nel pensiero di Benedetto sedicesimo. Il cardinale Schnborn: "Sar un padre della Chiesa. Aveva il dono dell'insegnamento" Le dimissioni "La sua rinuncia fu uno choc, ma l'ho accolta con rispetto: fu un atto coraggioso".

"Papa Benedetto, il professor Ratzinger,  stato per me un vero maestro...".
Il cardinale teologo Christoph Schnborn, 77 anni, arcivescovo di Vienna, parla piano e misura con cura le parole,  stanco e addolorato. E' il pi celebre allievo di Joseph Ratzinger, anche se lui dice umilmente "uno degli allievi".
Domenicano come Tommaso d'Aquino, studi di teologia e psicologia tra la sua Vienna, Parigi e Ratisbona,  il pensatore pi influente del collegio cardinalizio, tanto stimato da Benedetto quanto lo  da Francesco, che gli affid il compito delicatissimo di presentare la sua Esortazione conclusiva del Sinodo sulla famiglia e che di fronte alle domande teologicamente pi delicate rispondeva ai cronisti: "Chiedete a Schnborn".
Ed ora che il suo antico professore  morto, il primo pensiero del cardinale di Vienna va a ci che rimane, di Joseph Ratzinger: "Prima di tutto, la sua opera".
Eminenza, che cosa rester del pensiero di Ratzinger-Benedetto sedicesimo?
"Io lo pongo accanto ai grandi, come Dottore della Chiesa, Padre della Chiesa. Nella mia biblioteca ho messo le opere di papa Benedetto accanto alle opere di Sant'Agostino".
L'autore delle "Confessioni" e "La citt di Dio", forse il pi grande dei pensatori cristiani...
"S, io lo paragono a Sant'Agostino, suo maestro, oso metterli vicini. Il suo insegnamento, le opere, il ministero episcopale e quello petrino. Dopo secoli abbiamo avuto un Papa teologo, un maestro di teologia. Ho avuto la gioia di essere suo allievo, con tanti altri, e non solo  stato un insegnante di grande capacit, con il dono della chiarezza, ma un vero maestro, nei testi scritti come nella parola viva. Ho imparato tanto da lui e penso che proprio questa sua capacit nell'insegnamento, nella trasmissione della fede e nella riflessione sulla fede, facciano di lui gi quasi un padre della Chiesa. Rimarr tra i grandi di cui ci si ricorder nei secoli a venire, ricorderemo Joseph Ratzinger nel ventesimo secolo come ci si ricorda di John Henry Newman nel diciannovesimo o di Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio nel tredicesimo".
E' stato un pensatore "inattuale", si capir meglio lo spessore della sua opera col passare del tempo?
"S, l'eredit di Ratzinger non  certo ancora esaurita, tra qualche decennio si comprender sempre meglio la ricchezza della sua opera teologica. Tra le tante tematiche, penso anzitutto alla sua opera su Ges di Nazareth: nella storia,  il primo Papa che scrive un libro teologicamente scientifico e approfondito su Ges stesso, ed  importante che lo abbia fatto in dialogo con il pensiero ebraico, a cominciare da Jacob Neusner. Un altro punto  l'insegnamento politico di Ratzinger: il grande tema della libert di coscienza nel discorso al Parlamento di Londra, il riferimento a ci che chiamiamo la legge naturale nell'intervento a Berlino, il dialogo con il filosofo Jrgen Habermas sui fondamenti etici della politica. E infine la sua riflessione sulla presenza dei cristiani nella societ secolare, il ruolo delle "minoranze creative": Ratzinger non si lamenta dei mali del suo tempo ma vede l'opportunit della minoranza creativa, anche qui in un dialogo con l'ebraismo, anzitutto con Jonathan Sacks. Ebraismo e cristianesimo in dialogo come minoranze creative... Tutti contributi che rimarranno per le prossime generazioni".
Che cosa lo ha distinto, come teologo?
"Sono stato suo studente, il suo insegnamento mi ha arricchito molto, e non sono il solo. E' stato un maestro per tutta la Chiesa e anche al di l della Chiesa, attraverso il suo pensiero teologico colmo di saggezza, di chiarezza, di luce. Ma oltre il professore, il maestro, oso dire che per me  stato una figura paterna. Perch il vero maestro non  soltanto l'insegnante,  la persona che ti guida e ti accompagna, quella che apre orizzonti. Gli anni di collaborazione con il cardinale Ratzinger, e prima con il professor Ratzinger, e infine con papa Benedetto sedicesimo, hanno rappresentato per me un dono autentico di paternit spirituale. E poi, nel corso degli anni,  cresciuta una vera amicizia".
Che cosa ha pensato quando il Papa decise di dimettersi?
"L'11 febbraio 2013  stato certamente uno sconvolgimento, una sorpresa inaspettata, uno choc che rester nella memoria della Chiesa. Ma io ho accolto la sua rinuncia con rispetto perch ho creduto in ci che lui ha detto: non si sentiva pi capace di servire come vescovo di Roma e successore di Pietro. E questo atto che ha tanto sorpreso il mondo, a mio avviso, ha avuto un effetto importante sulla figura del Papa".
In che senso?
"La scelta di vivere ritirato, come un uomo di Dio e di preghiera, in un certo modo ha reso il ministero petrino pi umano. Perch Benedetto sedicesimo, con umilt, ha detto: ecco, non ce la faccio pi. E il semplice fatto che il Papa abbia potuto dire: non ho pi la forza, le sfide che sono davanti a noi sono troppo grandi, bisogna che uno pi giovane prenda il testimone,  un atto coraggioso che apre una porta nel futuro del papato".


