Da Osservatore Romano del 3 gennaio 2023.

Amore e gratitudine, di Andrea Monda.

Benedetto sedicesimo e Papa Francesco.

 "Signore, ti amo", sono le ultime parole di Benedetto sedicesimo, a coronamento di un'intera esistenza vissuta all'insegna di queste parole.
Tra i tanti testi (e gesti) che lo dimostrano, colpiscono le parole pronunciate il 24 maggio 2006 nella catechesi per l'udienza generale: "La generosit irruente di Pietro non lo salvaguarda, tuttavia, dai rischi connessi con l'umana debolezza.
E' quanto, del resto, anche noi possiamo riconoscere sulla base della nostra vita.
Pietro ha seguito Ges con slancio, ha superato la prova della fede, abbandonandosi a Lui.
Viene tuttavia il momento in cui anche lui cede alla paura e cade: tradisce il Maestro (cfr. Mc 14, 66-72). La scuola della fede non  una marcia trionfale, ma un cammino cosparso di sofferenze e di amore, di prove e di fedelt da rinnovare ogni giorno.
Pietro che aveva promesso fedelt assoluta, conosce l'amarezza e l'umiliazione del rinnegamento: lo spavaldo apprende a sue spese l'umilt. Anche Pietro deve imparare a essere debole e bisognoso di perdono.
Quando finalmente gli cade la maschera e capisce la verit del suo cuore debole di peccatore credente, scoppia in un liberatorio pianto di pentimento.
Dopo questo pianto egli  ormai pronto per la sua missione". Quindi Benedetto ricorda il dialogo tra Ges risorto e Pietro sulle sponde del lago di Tiberiade, sottolineando la distinzione tra il verbo filo (che esprime l'amore di amicizia, tenero ma non totalizzante) e il verbo agapo (che significa l'amore senza riserve, totale ed incondizionato) e concludendo che sembra che sia proprio Ges che "si  adeguato a Pietro, piuttosto che Pietro a Ges! E' proprio questo adeguamento divino a dare speranza al discepolo, che ha conosciuto la sofferenza dell'infedelt. Da qui nasce la fiducia che lo rende capace della sequela fino alla fine [...] Da quel giorno Pietro ha seguito il Maestro con la precisa consapevolezza della propria fragilit; ma questa consapevolezza non l'ha scoraggiato.
Egli sapeva infatti di poter contare sulla presenza accanto a s del Risorto.
Dagli ingenui entusiasmi dell'adesione iniziale, passando attraverso l'esperienza dolorosa del rinnegamento ed il pianto della conversione, Pietro  giunto ad affidarsi a quel Ges che si  adattato alla sua povera capacit d'amore.
E mostra cos anche a noi la via, nonostante tutta la nostra debolezza.
Sappiamo che Ges si adegua a questa nostra debolezza". Dieci anni dopo, il 28 giugno 2016, in occasione della commemorazione del 65esimo anniversario di ordinazione sacerdotale di Benedetto, Papa Francesco, rivolgendosi al Papa emerito l presente,  tornato su quelle parole: "In una delle tante belle pagine che Lei dedica al sacerdozio sottolinea come, nell'ora della chiamata definitiva di Simone, Ges, guardandolo, in fondo gli chiede una cosa sola: Mi ami?. Quanto  bello e vero questo! Perch  qui, Lei ci dice, in quel mi ami? che il Signore fonda il pascere, perch solo se c' l'amore per il Signore Lui pu pascere attraverso di noi [...] E' questa la nota che domina una vita intera spesa nel servizio sacerdotale e della teologia, che Lei non a caso ha definito come la ricerca dell'amato;  questo che Lei ha sempre testimoniato e testimonia ancora oggi: che la cosa decisiva nelle nostre giornate - di sole o di pioggia -, quella solo con la quale viene anche tutto il resto,  che il Signore sia veramente presente, che lo desideriamo, che interiormente siamo vicini a Lui, che Lo amiamo, che davvero crediamo profondamente in Lui e credendo Lo amiamo veramente.
E' questo amare che veramente ci riempie il cuore, questo credere  quello che ci fa camminare sicuri e tranquilli sulle acque, anche in mezzo alla tempesta, proprio come accadde a Pietro.
Questo amare e questo credere  quello che ci permette di guardare al futuro non con paura o nostalgia, ma con letizia, anche negli anni ormai avanzati della nostra vita". Nella sua risposta Benedetto sedicesimo introduceva un'altra parola che ritroviamo nelle sue ultime, in particolare nel suo testamento, un'altra parola che ha contraddistinto la sua intera vita: grazie. "65 anni fa" disse Benedetto, "un fratello ordinato con me ha deciso di scrivere sulla immaginetta di ricordo della prima Messa soltanto, eccetto il nome e le date, una parola, in greco: Eucharistomen, convinto che con questa parola, nelle sue tante dimensioni,  gi detto tutto quanto si possa dire in questo momento. Eucharistomen dice un grazie umano, grazie a tutti.
Grazie soprattutto a Lei, Santo Padre! La Sua bont, dal primo momento dell'elezione, in ogni momento della mia vita qui, mi colpisce, mi porta realmente, interiormente.
Pi che nei Giardini Vaticani, con la loro bellezza, la Sua bont  il luogo dove abito: mi sento protetto.
Grazie anche della parola di ringraziamento, di tutto.
E speriamo che Lei potr andare avanti con noi tutti su questa via della Misericordia Divina, mostrando la strada di Ges, verso Ges, verso Dio. [...] Eucharistomen ci rimanda a quella realt di ringraziamento, a quella nuova dimensione che Cristo ha dato.
Lui ha trasformato in ringraziamento, e cos in benedizione, la croce, la sofferenza, tutto il male del mondo.
E cos fondamentalmente ha transustanziato la vita e il mondo e ci ha dato e ci d ogni giorno il Pane della vera vita, che supera il mondo grazie alla forza del Suo amore.
Alla fine, vogliamo inserirci in questo grazie del Signore, e cos ricevere realmente la novit della vita e aiutare per la transustanziazione del mondo: che sia un mondo non di morte, ma di vita; un mondo nel quale l'amore ha vinto la morte".

