"STORIE FIORENTINE"
"DAL 1378 AL 1509"
(Francesco Guicciardini)


Parte seconda.

XVIII

LODO DEL DUCA DI FERRARA.
PAOLO VITELLI (1499).

1499. Con questa azione si fin l'anno 1498, nel quale se bene fussino
accidenti grandi nondimeno furono molto maggiori quegli del sequente anno
1499, nei principio del quale el duca Ercole dette in Vinegia el lodo delle
nostre differenzie con viniziani. E lo effetto fu che e' viniziani dovessino
per tutto d 25 di aprile, che era il d di san Marco, avere lasciato Pisa e
Bibbiena e tutte le cose tenevano in quello contado e per satisfazione di
parte delle spese avevano fatte in quella guerra, dovessino avere da noi in
termine di quindici anni ducati centottantamila, pagandone ogni anno ducati
dodicimila, dovessino e' fiorentini, recuperando Bibbiena, perdonare a'
bibbienesi; ed in caso che e' pisani volessino essere compresi in questo
accordo, si intendessi el commerzio e governo della citt renduto a'
fiorentini, e' quali avessino a riavere tutto el contado di Pisa, a mandare in
Pisa uno podest, con questo che Vicopisano e le fortezze fussino tenute da'
pisani per loro sicurt, ed el duca di Ferrara vi avessi a mandare uno dottore
che fussi proposto alle appellazioni, e credo ancora al criminale.
Dispiacque assai a' viniziani questo lodo, perch dicevano che rimanendo e'
pisani abandonati, venivano assolutamente in mano de' fiorentini, e per, che
recuperando, come si poteva dire, e' fiorentini per virt di questo lodo Pisa,
dovevano essere condannati a satisfargli di presente almeno di buona parte
delle spese fatte in questa guerra che ascendevano alla somma di ducati
settecentomila o pi; e dolsonsi in modo del duca, che egli tem assai non gli
fussi fatto villania e fu costretto, per satisfare loro, aggiugnere pochi d
poi al lodo certe dichiarazione, le quali restrignevano le preeminenzie e
iurisdizione che e' fiorentini avevano a avere in Pisa, e fortificavono la
sicurt de' pisani. E fatto questo, doppo qualche d si risolverono volentieri
al lodo, non gi ratificandolo espressamente, ma cavando le gente di Pisa e
Casentino al tempo debito, dissono averlo ratificato co' fatti.
Furono le medesime doglienze ne' fiorentini, a' quali dispiacquono due cose:
l'una che rimanendo le fortezze a guardia ed in mano de' pisani, loro non
riacquistavano el dominio della citt, in modo che e' pisani rimanevano liberi
di potere ogni volta di nuovo ribellarsi, il che era credibile farebbono,
rispetto alla ostinazione e malignit loro ed allo odio grande ci portano;
l'altra che e' pareva aspro che e' viniziani, e' quali, per avere occupato le
cose nostre e molestatoci ingiustamente, avevano di ragione a rifarci di
quello avamo speso, fussino pel lodo fatti creditori di ducati
centottantamila; n ci pareva beneficio l'avere a rilasciare Pisa ed el
Casentino, sapendosi che erano in termini che vi potevano poco stare, e per
furono ambigui al ratificare; ma confortandone instantemente el duca di
Milano, e mostrando che ogni principio di entrare in Pisa in qualunque forma
era da stimare assai, perch non mancherebbono poi de' modi a insignorirsene
interamente, e che la somma del danaio per essere divisa in tempi lunghi non
era grave, e promettendo anche aiutargli in questo pagamento, finalmente
ratificorono.
Minore ambiguit fu ne' pisani, perch parendo loro essere stati rivenduti da'
viniziani, e non si fidando delle promesse de' fiorentini e che e' patti
avessino a essere loro osservati, non vollono in modo alcuno acconsentire,
bench el duca di Milano tenessi pratiche ed ogni industria che e' si
disponessino. E cos el duca rimase ingannato delle ragioni per le quali si
era affaticato su questo accordo, perch n e' viniziani gliene seppono grado,
n e' fiorentini per la ostinazione de' pisani rimasono in modo espediti che
si potessi valere di loro o di loro gente.
Fatto lo accordo ed osservato dalle parte principale, e' fiorentini entrorono
in Bibbiena abandonata e gittorono le mura in terra, il che fu biasimato
perch parve contro allo accordo, nel quale si era promesso perdonare agli
uomini di Bibbiena; parve ancora disutile, perch per rispetto de' pisani
pareva tempo da usare dolcezza. Pisa rimase in mano de' pisani, e
cognoscendosi bisognava la forza, dirizzandosi gli animi a farne impresa,
perch Pagolo Vitelli, fatto lo accordo, era ito a Castello non molto fermo
colla citt, vi fu mandato da' dieci Piero Corsini, el quale, fatte con lui
nuove riconvenzione, lo ricondusse in quello di Pisa, e lui vi rimase
commessario insieme con Pierfrancesco Tosinghi che vi era prima commessario
per stanza.
Nel quale tempo avendosi a creare e' dieci di bala nuovi, e faccendosene
secondo lo ordine le nominazioni in consiglio grande dove andorono sempre a
partito e' primi uomini della citt, non fu mai possibile ne vincessi nessuno,
e bench la signoria ne facessi molte volte pruova, tutto fu vano, in modo che
e' fu necessario lasciare la citt in tempi di guerra e di imprese grande.
sanza el magistrato de' dieci. Le cagioni furono, perch la guerra di Pisa era
stata molto lunga e vi si era speso drento somma infinita di danari con quegli
si erano dati al re di Francia, e tutti sanza frutto e successo alcuno, in
modo che sendo multiplicato ogni di e' nostri disordini, la moltitudine che
non considera la circumstanzia delle cose, credeva che e' fussi proceduto
perch e' primi cittadini non avessino voluta la recuperazione di Pisa anzi
avessino avuto caro tenere la citt in continui affanni, acci che la avessi
pi bisogno della opera loro e per avere pi facilmente occasione, quanto pi
fussino stracchi ed indeboliti e' cittadini, mutare el consiglio grande: e
perch questi primi sempre intervenivano nel magistrato de' dieci, per el
nome di quello magistrato era in sommo odio, e vulgarmente per gli uomini pi
popolani si diceva: "n dieci n danari non fanno pe' nostri pari".
Aggiugnevasi che, come interviene quando e' cittadini non hanno uno sopracapo
chi e' temino o riverischino, le spezialt di molti che erano stati de' dieci,
erano sute grandissime, s in dare favori estraordinari a qualche condottiere,
come dicemo di sopra del conte Rinuccio, s in volere fare guadagnare qualche
cosa a' cittadini loro parenti o amici, in modo che quando si era fatto
qualche fazione, avevano mandato fuora sanza alcuno proposito uno numero
grandissimo di commessari; delle quali cose erano multiplicate assai le spese
della citt, ed oltre a una difficult estrema che si era introdotta di
vincere provisione di danari in consiglio grande, el nome del magistrato de'
dieci era allora pi esoso al popolo che cosa si potessi loro proporre. E per
disperata la signoria, che ne era gonfaloniere di giustizia per maggio e
giugno Francesco Gherardi, che e' si vincessino e' dieci, governava lei le
cose della guerra, chiamando sempre una pratica de' primi cittadini, per
consiglio de' quali si deliberavano le cose importante; e vlti gli animi di
tutti alla impresa di Pisa, esaminando le forze nostre e degli avversari, si
conchiuse che, poi che e' pisani erano abbandonati e per le condizione di
Italia non potevano sperare soccorso potente di luogo alcuno le nostre gente
sole erano atte a espugnarla sanza e' favori del duca di Milano; al quale
dispiacque assai el non essere richiesto, parendogli che la citt non volessi
in questo caso obligo seco, per non essere tenuta aiutarlo nella guerra contro
a Francia, che tutto di riscaldava.
Fatta questa conclusione, e bisognando danari per la esecuzione, si messe in
consiglio grande una provisione di danari la quale aveva difficult
grandissima a vincerla per le condizioni dette di sopra, e perch el popolo
desiderava che nella elezione de e' magistrati di drento e di onore si
seguitassi quello modo che si teneva negli ufici di fuora e di utile, cio di
imborsare tutti quegli che avessino vinto per la met delle fave e una pi, e
per davano le fave bianche a ogni cosa. Fecesene pratica, e veduto quanto
importava Pisa alla citt e come la impresa, per essere e' pisani soli, era
molto riuscibile e pi che fussi stata in tempo alcuno doppo el 94, con tutto
che el desiderio del popolo si cognoscessi dannoso alla citt, pure per meno
male si conchiuse di fare una nuova provisione di danari, nella quale si
congiunse che gli ufici di drento si eleggessino come quelli di fuora, eccetto
che e' si nominassi chi doveva andare a partito. E cos proposta questa
provisione, era el popolo tanto infastidito del pagare danari, ed anche aveva
s poca fede in Paolo Vitelli, che non si sarebbe vinta; se non che Francesco
Gherardi gonfaloniere con tanta destrezza ed umanit e con modi tanto dolci e
da prudente seguit di proporre la provisione, che finalmente per virt sua,
bench non sanza difficult grande, si ottenne.
La quale vinta, subito si dettono danari in campo, ed el capitano nostro
andatone a campo a Cascina con sua grandissima gloria in pochissimi d la
espugn. Bench, come lo menava la sorte sua, questa vittoria gli
multiplicassi carico col popolo; perch in Cascina fu preso Rinieri figliuolo
di messer Pietro Paolo dalla Sassetta, el quale, sendo nella guerra de' pisani
a' soldi nostri, si era di poi partito occultamente, non so per che cagione,
ed itosene a Pisa, dove in ogni tempo, e massime quando el duca Ercole dette
el lodo, aveva operato assai contro alla citt, confortando allora e' pisani a
non volere ratificare; e perch questi portamenti erano in lui tanto pi
molesti quanto pi erano alieni da uno nostro raccomandato e che fussi stato
a' soldi nostri, per era in sommo odio al popolo. Aggiugnevasi che sendo
costui stato non molto innanzi a Milano, si riputava che se el duca malignava
nelle cose di Pisa, di che la citt non era in tutto chiara, lui sapessi el
segreto suo; e per sendo lui stato preso, fu subito scritto al capitano che
l'aveva nelle mani, lo mandassi a Firenze, e si giudicava che da poi che e'
fussi esaminato di quello sapeva, gli sarebbe tagliato el capo; ed
aspettandosi a Firenze, venne nuove come lui si era fuggito, ed in fatto fu
lasciato da Paolo, el quale non volle essere bargello di uno soldato da bene e
valente. Ma a Firenze chi aveva sospetto di lui interpret perch e' non volle
che Rinieri, che sapeva e' segreti de' pisani e si credeva sapessi quegli del
duca circa alle cose di Pisa, lo scoprissi di pratiche tenute col duca e co'
pisani contro alla citt, e per questa voce si accrebbe grandemente la mala
opinione era di lui ed el carico aveva di malignare in queste cose.
Presa Cascina, usci la signoria vecchia con tanta grazia e favore di Francesco
Gherardi, che sanza dubio molti anni innanzi non era stato uno gonfaloniere di
giustizia che fussi uscito con benivolenzia pari a lui, in modo che al certo
e' si trovava con pi credito ed autorit nel popolo che altro cittadino da
Firenze; ed entrata la signoria nuova, fatta per tratta, si attendeva e nella
citt ed in campo a provedere le cose oportune per andare a campo a Pisa.
Nel quale tempo crescevano ogni d le angustie del duca di Milano, perch el
re di Francia si ordinava e metteva in punto con gran celerit, el papa, con
tutto avessi tenuto qualche pratica di accordo col duca, si era dichiarato
talmente pel re, che monsignore Ascanio disperato di potere fare frutto con
lui ed anche forse temendo di s, aveva abbandonato la corte ed itosene a
Milano; nel medesimo termine erano e' viniziani risoluti interamente, per la
ambizione di acquistare Cremona, alla disfazione dello stato di Milano; le
cose della Magna erano s fredde che e' disegni fatti di quella provincia
riuscivano fondati in aria; non si poteva durante la impresa di Pisa fare
fondamento in Pagolo Vitelli. In modo che el duca era in cattivi termini, e
massime che per sue colpa si privava di uno rimedio che sarebbe stato in sue
potest, perch sendo nate certe differenzie tra lui ed el marchese di
Mantova, suo capitano, circa alla condotta, le quali erano nutrite da messer
Galeazzo da Sanseverino per ambizione di essere lui capitano in luogo del
marchese, fu s poco in questa parte el giudicio del duca, che non vi pose
rimedio; in forma che el marchese si alien da lui e cos per colpa sua gli
usc di mano uno instrumento che pareva attissimo o a guidare lo esercito
contro a' franzesi o a difendere lo stato di Milano dalla banda de' viniziani.
Per le quali cose vedendosi a Firenze la debolezza sua, ed instando el re che
la citt si dichiarassi in suo favore, erano vari e' pareri de' cittadini:
alcuni non si volevano inimicare al duca, parendo fussi cattivo pagamento agli
aiuti e favori ci aveva dati, e' quali erano stati di natura che si poteva
dire per opera sua e' viniziani essere stati cacciati di Toscana; ed inoltre
giudicando che el duca colla potenzia sua e co' favori trarrebbe della Magna,
si difenderebbe in modo che non sarebbe inghiottito s facilmente come era la
opinione di molti, ed a questo parere concorrevano massime quegli che si erano
travagliati contro al frate, che sempre erano stati inclinati alle cose del
duca e pi alieni da Francia, alcuni altri considerando la gran potenzia del
re di Francia congiunto co' viniziani e col papa, facevano giudicio che lo
stato di Milano non avessi rimedio e che e' fussi pazzia volere perire con
lui, ricordando quanto fussi stato el danno della citt nel per volere opporsi
al re Carlo; e cos sendo di varie opinione e' cittadini, non se ne faceva
conclusione o risoluzione alcuna.
In questo tempo, sendo a ordine gli apparati della guerra, Pagolo Vitelli col
nostro esercito si pose a campo a Pisa a d... ed avendo piantate le
artiglierie, cominci a strignere la terra. e di poi el d di san Lorenzo, non
sendo ordine al dare la battaglia presono e' soldati suoi Stampace, rcca
forte di Pisa. Per la quale perdita in modo sbigottirono e' pisani che si
cominciorono a ritirare indrieto, e messer Piero Gambacorti ed alcuni altri
fuggirono a Lucca, in forma che se e' si seguitava la vittoria, Pisa era sanza
dubio el d nostra. E dur questa occasione, come dicono, bene otto o dieci
ore, ma el capitano che non aveva ordinato el d dare la battaglia, non
credendo forse che e' nimici fussino in tanto terrore e disordine, ferm e'
soldati sua; e per e' pisani rincorati feciono ripari da quella parte, in
modo che per la via di Stampace non si potessi entrare nella terra. Erano
intanto cominciate nel campo nostro, per la cattiva aria che vi suole essere
in quegli tempi, certe febre pestilenziale, delle quale molti erano gi
amalati, e fra gli altri tutti a due e' commessari, che ne mor Piero Corsini,
e furono mandati subito in luogo loro Francesco Gherardi e Paolantonio
Soderini e' quali vi ammalorono in pochi d, in forma che e' cittadini vi
andavano male volentieri; pure vi fu mandato Luigi della Stufa e Pierantonio
Bandini che subito ammalorono; e vi fu di poi mandato Piero Vespucci che
ancora lui in ultimo ne torn ammalato a Firenze.
In questo mezzo el capitano aveva colle artiglierie gittato in terra tanto
muro, che molti giudicavano che, dandosi la battaglia, Pisa si otterrebbe; e
lui non lo negava, ma diceva sarebbe con molta uccisione degli uomini suoi, e
per essere meglio differire el darla tre o quattro d, perch sarebbe in
terra tanto muro, che al certo con poco danno e pericolo de' soldati si
vincerebbe, e per essere meglio pigliare el partito pi sicuro, massime che
in s piccola dilazione non poteva sopravenire nulla che piggiorassi le
condizione nostre. E finalmente avendo diterminato el d di dare la battaglia,
ed essendo quello d venuta per sue richiesta in Firenze la tavola di Santa
Maria Impruneta, erano tante multiplicate le malattie in campo, che vi si
trov s poco numero di sani, massime essendo ammalato ancora el capitano, che
non si potette dare la battaglia; e pochi d poi, diminuendosi ogni d lo
esercito nostro ed essendo entrati in Pisa, mandati da' lucchesi, trecento
fanti, disperata la vittoria, si lev da campo. La quale cosa gli accrebbe
infinitamente el carico aveva nella citt, e non solo appresso la moltitudine
ed e' volgari, ma ancora appresso a molti che usavano el palagio ed avevano
autorit.
E cos si termin questa impresa di Pisa, la quale fu cominciata con speranza
grandissima di avere a riuscire, avendo uno esercito grosso, uno capitano
valente, e gli inimici soli ed abbandonati di soccorso da tutti e' potentati
di Italia. Ma el fine fu vergognoso e con assai danno, rispetto alla spesa
fatta che fu grande, ed alla morte di pi commessari, cio di Piero Corsini,
Francesco Gherardi, Paolantonio Soderini e Pierantonio Bandini, de' quali
Francesco Gherardi che nuovamente era salito in somma benivolenzia, non pot
pi dolere alla citt; la quale universalmente non si dolse della morte di
Paolantonio, perch con tutto fussi valentissimo uomo e molto prudente ed
eloquente ed amatore della libert, nondimeno era tenuto ambizioso, e che
desiderassi mutare el governo e ristrignere lo stato in pochi cittadini.
Levato el campo da Pisa, si cre la signoria nuova per settembre ed ottobre,
che ne fu gonfaloniere Giovacchino Guasconi, nel principio della quale
trattando Paolo, desideroso di recuperare l'onore suo, che si rifacessi el
campo, e di ritornare a Pisa, mostrando per molte ragioni che erano capace a
qualche savio, che la impresa era facile, nondimeno la citt vi rinculava e si
risolveva al no, parte per essere stracca, parte per non avere pi fede in
Pagolo, el sospetto del quale ogni d cresceva per molti conti, massime doppo
la tornata di Piero Vespucci che ne fece malissima relazione. In modo che non
potendo la cosa stare pi cos, che fussi capitano nostro uno riputato inimico
nostro, anzi bisognando facessi qualche effetto, in ultimo Bernardo Rucellai,
Filippo Buondelmonti, Luca degli Albizzi, concorrendo ancora nel parere loro
Antonio Canigiani e Braccio Martelli che erano commessari in campo,
ristrettisi col gonfaloniere e con Francesco Guiducci e Niccol di Alessandro
Machiavelli che erano de' signori, gli persuasono volessino fare punire
Pagolo; e disposti per mezzo di questi tre gli altri signori, eccetto Antonio
Serristori, che per essere in casa ammalato non gli fu conferito nulla, la
signoria commesse a' commessari di Cascina quello avessino a fare; e' quali
sotto colore di praticare el rifare el campo, lo chiamorono in Cascina a
consiglio e quivi lo sostennono, e subito, come era ordinato, el signore Piero
dal Monte e conte Pirro da Marciano ne andorono al padiglione di Vitellozzo
per pigliarlo, ma intesa la cosa, sendo urtati da certi suoi uomini, ebbe
tempo a salvarsi e si fugg a Pisa, donde poi si ridusse a Castello.
Venuta a Firenze la nuova della presa di Pagolo, la quale era segretissima a
tutti e' primi cittadini, eccetti quegli che ne erano stati autori, la
signoria, volendolo a Firenze, mand subito per lui Filippo Buondelmonti e
Luca di Antonio degli Albizzi, e' quali trovatolo per la via bene guardato, la
sequente sera lo condussono a Firenze; ed avendolo subito esaminato a parole
n cavandone cosa alcuna, lo messono alla fune ed avendogli dati pi tratti di
fune e non confessando, lo ritrovorono con altri tormenti, ed ogni cosa in
vano. E cos avendo ricerche le lettere e scritture sua, ed esaminato con ogni
modo Cerbone da Castello suo cancelliere, e messer Cherubino dal Borgo a San
Sepolcro molto confidato suo, non vi trovorono cosa di sustanzia per la quale
potessino comprendere che egli avessi, o per pratiche tenute con altri
principi o per inclinazione sua ingannato la citt. Ma sendo el gonfaloniere
ed e' compagni in ferma opinione che lui avessi errato e che per essere uomo
valente non si lasciassi sforzare da' tormenti, e cos che messer Cherubino e
Cerbone non confessassino perch lui non conferissi con loro e' sua segreti,
lo effetto fu che gli otto per comandamento della signoria gli feciono, la
sera poi che era stato condotto a Firenze, a ore ventitr, tagliare el capo,
con grandissimo gaudio di tutto el popolo che lo riputava nocente, stando
cheti e' cittadini di riputazione, a chi dispiaceva, per non venire in
sospetto d'avere tenuto queste pratiche con lui. E cos ebbe miseramente fine
Pagolo Vitelli, el quale era allora in pi riputazione che altro capitano di
Italia.
Fu sanza dubbio uomo valentissimo nella arte militare e di buono animo ed atto
a cose grandi, ed aveva condotta la vittoria di Pisa in termini, che si pu
dire, quando vi fu a campo, si riducessi a uno asso: ma ebbe molte parte da
non satisfare a una republica come questa: fu uomo avaro, e che con ogni
cavillazione cercava di vantaggiarsi sempre nelle condotte e ne' pagamenti; fu
rozzo, e che seguitando le opinione sue non mostrava di stimare punto e'
commessari ed e' cittadini si avevano a maneggiare seco, il che lo fece venire
a noia a molti; volse sempre, nelle imprese che aveva a fare, tanti ordini e
provedimenti, ed andare con tanta sicurt e vantaggio, che recava alla citt
una spesa intollerabile, la quale trovandosi consumata per gli affanni di
tanti anni, male volentieri comportava tanto carico; tenne sempre pratiche ed
amicizie in Pistoia, nel Borgo a San Sepolcro ed in molte terre principale
nostre, il che faceva sospetto a qualche savio che e' non fussi vlto a fare
stato e signoria nel dominio nostro.
Ma circa alla principale cause perch e' fu morto,  opinione quasi chiara che
e' fussi innocente; ed cci una ragione potentissima, perch sendo lui nel
mestiere del soldo, lo stato e lo essere suo era in essere riputato uomo
valente e fedele, le quali cose tanto gli dava lo acquisto di Pisa e gli
toglieva el non l'avere, che si pu dire fussi fondata in quella impresa la
gloria e riputazione sua; e si vede che l'avere Pisa gli recava grandissimo
onore ed utilit sanza alcuno danno, e pel contrario el non l'avere,
detrimento grandissimo sanza conoscervi drento compense di beneficio alcuno;
inoltre se egli avessi malignato, non  da credere l'avessi fatto per suo
disegno proprio, ma per qualche suo interesso che dependessi da satisfarne a
altri: a' pisani non  credibile, perch da loro non poteva conseguire o
danari o condizione o cosa alcuna, eccetto el dominio di Pisa, el quale gli
sarebbe stato debito, sendo quella citt spogliata ed avendola a difendere col
suo; di poi di tanti pisani che si sono presi ne' tempi seguenti ed esaminati,
de' quali ne  stati alcuni a chi erano noti tutti e' segreti di Pisa, ne
sarebbe stato qualcuno da chi si sarebbe intesa questa pratica; a altri
potentati di Italia ancora non  verisimile, n mai fu persona vi pensassi,
eccetto al duca di Milano del quale si ebbe sospetto; e nondimeno chi
considerer bene ne far el giudicio medesimo, perch gli  certo che el duca,
massime in questi ultimi tempi, desider assai che noi riavessimo Pisa per
potere usare per capitano Pagolo in chi aveva gran fede, e quando fussi stato
di appetito contrario, non  da credere che Pagolo l'avessi stimato, vedendolo
in tanto pericolo col re di Francia che non ne poteva pi sperare cosa alcuna.
In modo che per queste ragione io tengo certissimo che Pagolo andassi
dirittamente colla citt, e desiderassi per lo interesse ed onore suo sopra
ogni altra cosa la vittoria di Pisa.
Il che  tanto pi credibile, quanto meglio si possono giustificare le
calunnie dategli e che lo mettevano in sospetto: e prima, se preso Vicopisano
e' non volle andare diritto a Cascina e di poi alla espugnazione di Pisa, anzi
fin la state nello acquisto di Librafatta, di Torre di foce ed in fare
bastioni ne fu cagione perch e' pareva impossibile, sendo in Pisa molti
valenti uomini pisani e molti soldati de' viniziani, ed essendo aperta la via
del soccorso, acquistarla se prima non si chiudevano e' luoghi donde potessi
venire aiuto; la quale cosa fatta, giudicava che el vedersi stretti e sanza
speranza di pi aiuto gli invilirebbe tanto che pi facilmente si
condurrebbono, ed inoltre che per questo modo mancherebbono loro le cose
necessarie, in modo che o colle arme o colla fame se n'arebbe onore. E che
questa fussi ragione di savio ci hanno dimostro poi gli effetti, e' quali ci
hanno mostro quanto sieno stata difficile le imprese fatte contro a' pisani,
ancora soli ed abbandonati da ognuno.
Se le cose del Casentino andorono pi adagio che non si sperava o desiderava,
ne fu cagione lo essere nel cuore del verno ed in luoghi asprissimi, la
emulazione fra lui ed el conte Rinuccio, che faceva gli effetti suoi ancora in
Firenze, e' provedimenti che per la stracchezza della citt e malo governo si
facevano tardi e deboli. Se lasci andare Rinieri della Sassetta, non fu per
dubio che e' rivelassi le pratiche sue col duca, le quali n l'uno n l'altro,
quando fussino state, gli arebbe confidate, ma perch vedendolo andare a una
morte e strazio manifesto, seguit in questo la commune consuetudine de'
soldati di Italia, che considerando a' casi che possono intervenire in s, si
riguardano l'uno l'altro. Se el d di san Lorenzo, che si prese Stampace, non
seguit contro agli inimici, fu perch quella vittoria fu sanza ordine ed
improvisa, ed in d che non era deputato el dare la battaglia, in modo che lui
non sapendo el disordine degli inimici, si stette come prima aveva disegnato;
se e' differ poi el dare la battaglia, fu perch non considerando a' casi
estraordinari delle malattie, giudic Pisa essere in termini che conveniva si
pigliassi, e per volle pi tosto differire tre o quattro d per acquistarla
con poco pericolo e facilmente, che averla pi presto con difficult e danno
grandissimo; se in ultimo e' non dette la battaglia, ne furono causa le
malattie, delle quali lui non era indovino, n vi poteva riparare. Per le
quali cose si pu conchiudere e fermare la innocenzia sua, e nondimeno la
opinione contraria era tanto radicata in quasi ognuno, che la sua morte fu
gratissima, in modo che Giovacchino Guasconi, bench e' non fussi valente
uomo, anzi, come di poi si scoperse, debole e da poco, ne acquist grandissima
riputazione ed autorit.
Soport la morte Paolo con animo grandissimo e come si apartiene a' valenti
uomini, non vilmente querelandosi e dolendosi, non faccendo segno di
sbigottirsi e perturbarsi di una morte violenta e s vicina e sempre dicendo
che per suo conto e' sua figliuoli n quegli di casa sua non potrebbono mai
essere chiamati traditori. Fu impiccato con lui messer Cherubino dal Borgo che
era nostro ribelle, e Cerbone fu confinato nelle Stinche in perpetuo.
Fatto questo, el gonfaloniere volonteroso in tutte quelle cose in che e'
credeva satisfare alla moltitudine, propose una legge, che e' si creassino
cinque uomini con autorit di rivedere dove erano andati e' danari aveva spesi
la citt, ed e' conti di chi gli aveva maneggiati, e chiarire debitori chi si
trovassi in mano danari apartenenti al commune, la quale legge vinta e creati
e' cittadini, fu cosa ridicula che, come gli usc di palagio, fu notificato a
loro, ed el primo che fussi da loro condannato. E la cagione fu, perch sendo
lui imbasciadore in Francia, ed a Milano messer Francesco Pepi, si fece una
legge per la quale si accrescevano e' salari agli imbasciadori; e perch le
leggi raguardano in futuro, messer Francesco Pepi e lui, che gi erano fuori,
non vi si includevano e non vi furono compresi espressamente, o per
inavvertenzia di chi la fece o pure perch cos fussi la loro intenzione. Di
che ritornati a Firenze, e parendo che, se bene secondo el rigore non avessino
a godere el beneficio di quella legge, pure che la equit gli aiutassi e vi
fussi la medesima ragione che negli altri che furono fatti poi, cercorono di
essere pagati in quella forma; e Giovacchino sendo gonfaloniere scioccamente
fece pagare s e messer Francesco. E per subito come fu uscito, sendo
notificati a' cinque uficiali, furono chiariti debitori di quella somma e
condannati a riporre su quello che avevano soprapreso, e cos la legge fatta
da Giovacchino in danno ed infamia di altri per satisfare al popolo, ritorn
in capo suo.


XIX

LA FINE DEL POTERE DEGLI SFORZA A MILANO
PRIME CONQUISTE DEL VALENTINO (1499-1500).

In questo tempo, e poi che el campo nostro si lev da Pisa ed innanzi fussi
morto Pagolo Vitelli, e' franzesi, e con loro messer Gian Iacopo da Triulci
fuoruscito di Milano ed inimico del duca, scesi in sullo stato di Milano,
presono Non, castello fortissimo, ed altri luoghi di quello stato; da altra
banda e' viniziani roppono guerra di verso Lodi. Ma perch el duca si
rincorava difendersi da' viniziani con poca perdita e gli premevano pi e'
franzesi, spinse tutte le gente sua a Alessandria della Paglia alle frontiere
de' franzesi sotto messer Galeazzo a Sanseverino, el quale era bellissimo
giostratore, ma per vilt e poca esperienzia nella arte militare non punto
atto a guidare uno campo; dove venendo e' franzesi doppo uno acquisto
prestissimo i Valenza, Tortona ed altri luoghi circumstanti, inviliti
bruttamente sanza aspettargli abandonorono Alessandria in modo che tutta
quella provincia si dette subito a' franzesi; ed el duca sbigottito, non
avendo soccorso d~ luogo alcuno, dubitando non essere rinchiuso in Milano
accompagnato da monsignore Ascanio suo fratello, da messer Galeazzo da
Sanseverino ed altri gentiluomini, insieme co' figliuoli e col tesoro si fugg
nella Magna, e lasci el castelletto bene guardato, fattone castellano
Bernardino da Corte suo allevato, con disegno che tenendosi el castelletto, di
fare esercito nella Magna, e per via del castello recuperare Milano.
E partito lui, e' milanesi, che gi avevano deputati alcuni gentiluomini a
governo della terra, mandati imbasciadori a' franzesi, si dettono loro; e
quali, entrati drento pochi d poi, per defetto del castellano che vi era
drento, el quale el duca aveva scelto per pi fedele, acquistorono el
castelletto; e cos tutto lo stato di Milano venne interamente in mano del re,
eccetto Cremona e la Ghiaradadda, le quali, secondo le convenzioni, furono de'
viniziani, bench e' cremonesi, non ostante che el campo de' viniziani fussi
intorno alle mura stessino molti d duri e mandassino imbasciadori al re che
gli volessi accettare. Ma el re, con tutto che ne fussi stimolato molto da'
milanesi, non vi volle acconsentire n mancare della osservanzia della fede, e
loro sanza colpo di spada acquistorono uno stato di entrata ducati
centocinquantamila lo anno, e che era el terzo del ducato di Milano, bench in
quel tempo medesimo avessino grandissimi danni dal turco, che tolse loro
Modone, Lepanto, Corone, luoghi importantissimi. E cos facilmente si perd lo
stato di Milano e divisesi in mano degli inimici sua.....
La quale cosa bench dolessi a tutti quegli a chi dispiaceva Italia
squarciarsi e venire al tutto in mano di barbari e da altra banda e' viniziani
ogni d diventare maggiori, nondimeno ognuno d'accordo confess che e' modi e
portamenti di quello principe l'avessino meritato. Perch se bene e' fu
signore di grande ingegno e valente uomo, e cos mancassi di crudelt e di
molti vizi che sogliono avere e' tiranni, e potessi per molte considerazioni
essere chiamato uomo virtuoso, pure queste virt furono oscurate e coperte da
molti vizi; perch e' fu disonesto nel peccato della soddomia, e come molti
dissono, ancora da vecchio non meno paziente che agente; fu avaro, vario,
mutabile e di poco animo; ma quello perch trov meno compassione fu una
ambizione infinita, la quale, per essere arbitro di Italia, lo costrinse a
fare passare el re Carlo ed empiere Italia di barbari; e poi sendo tornato el
re Carlo in Francia ed essendo tempo da riunire Italia, a acconsentire anzi
confortare e' viniziani pigliassino la guardia di Pisa, acci che la guerra e
perturbazione di altri aprissi la via a qualche suo ghiribizzo, le quali cose
per giusto giudicio di Dio, ritornorono, bench con danno e ruina di altri,
finalmente sopra el capo suo.
Spacciato lo stato di Milano, la citt nostra rimase molto ambigua ed in aria,
perch, avanti che le genti del re scendessino in Italia, sendo richiesti dal
re capitolare seco contro al duca di Milano, l'avevano sempre recusato,
allegando non poterlo fare perch el duca guasterebbe loro la impresa di Pisa,
pure strignendoli, si gli era secretamente promesso di non gli essere contro,
con speranza che espedite le cose di Pisa, si procederebbe pi l. Venute di
poi le gente sua in Italia, strignendo ogni di pi lui la declarazione, la
citt se ne risolve tanto adagio, che lui acquist prima Milano che se ne
facessi conclusione alcuna, nondimeno gli oratori nostri feciono seco in Lione
una bozza di appuntamento con condizione assai ragionevole, con riservo che
fra tanti giorni avessi a essere approvato dalla citt.
Nel qual tempo sendo gi venuto el re in Italia e parendogli; per essere le
condizione sua migliore, da potere trarre da noi pi somma di danari, o perch
gli fussi fatte sinistre relazione di noi che ci intendessimo col duca di
Milano, stimulato ancora da' viniziani inimicissimi nostri e da messer Gian
Iacopo da Triulzi al quale e' pisani aveano offerto el dominio di Pisa, e lui
ne ricercava el consenso del re, mut le condizione di quello si era ragionato
in Francia, in modo che innanzi si facessi conclusione, furono le difficult
molte ed e' trattati lunghi; pure finalmente si fece conclusione,
intervenendovi per la citt con libera commissione gli oratori vecchi ed e'
nuovi che erano stati mandati a congratularsi: messer Francesco Gualterotti,
Lorenzo Lenzi ed Alamanno Salviati. Di che fu lo effetto che noi fumo
finalmente accettati da lui in lega, e si oblig a mandare le gente sue a
recuperare e restituirci Pisa e le cose nostre, eccetto Serezzana, ed (e
converso )la citt si oblig pagare a lui quella quantit di danari di che
eravamo debitori al duca Lodovico, che ce ne aveva serviti in prestanza, che
furono circa a fiorini venticinquemila, dargli un certo sussidio di uomini
d'arme e di fanterie, in caso gli fussi molestato lo stato di Milano; e cos
per la impresa disegnava fare del reame di Napoli, servirlo di quattrocento
uomini di arme e cinquemila svizzeri pagati per tre mesi, o in cambio di
quegli svizzeri dargli ducati cinquantamila, trre a instanzia di San Piero in
Vincola per nostro capitano el prefetto di Sinigaglia suo fratello. E si
stipul el contratto, e per molte parole e segni sue si fece allora giudicio
fussi bene disposto inverso la citt; e cos stato poco a Milano, si ritorn
di Francia, dove lo seguitorono per conto della citt messer Francesco
Gualterotti e Lorenzo Lenzi.
Ne' medesimi tempi sendo gonfaloniere di giustizia per novembre e dicembre
Giovan Batista Ridolfi, uomo che per conto della casa, di essere riputato
prudentissimo, e per molte qualit era stimato assai si propose in consiglio
grande una provisione di danari, la quale non si vincendo ed essendo ita a
partito molte volte, Giovan Batista non potendo soportare che una provisione
s necessaria non si vincessi rittosi disse che se gli animi de' cittadini
erano volere abandonare la citt, che quegli eccelsi signori non lo
patirebbono e, quando non avessino altro rimedio, sosterrebbono le paghe del
Monte de' tre quattro e sette per cento. La quale parola bench fussi detta
con animo libero ed affezionato alla citt, nondimeno dispiacque tanto a chi
la ud, che ricimentandosi subito la provisione, gli scem el favore in tanta
somma che non fu pi possibile vincerla. Il che ho voluto dire, perch chi ha
a governare la citt si ricordi che chi non pu sforzare e' popoli, bisogna
che proceda con loro con dolcezza e pazienzia; e come si viene all'aspro,
cominciono a sdegnare ed intraversarsi, in modo che non si dispongono pi a
fare nulla.
In questo tempo Cesare Borgia, chiamato el Valentino per avere in Francia uno
stato di quello titolo, con le gente di papa Alessandro suo padre ne venne
allo acquisto dello stato di Imola e Furl, ed el re, secondo le convenzioni
fatte con loro quando ottenne la dispensa, gli serv di trecento o
quattrocento lancie di pi condotte, sotto el governo di monsignore di
Allegri, con tutto che per noi si facessi grande instanzia che prima mandassi
a espedire la impresa di Pisa, ed el re vi fussi inclinato; ma lo vinse la
importunit del papa. La quale cosa vedendo quella madonna, donna di
grandissimo animo e molto virile, mandatone a Firenze e' figliuoli, bench
grandi, con tutto el mobile suo, si prepar gagliardamente alla difesa, ma
sendo abbandonata da tutti, perch nessuno ardiva opporsi a chi aveva el segno
e favore di Francia, finalmente ribellandosi e' popoli, e lei sendo rinchiusa
ed assediata nella rcca di Furl, el Valentino, per male guardia per trattato
di quegli che erano drento, ebbe la rcca, dove presa madonna Caterina la
mand a Roma; e cos insignoritosi di quello stato, fond el principio suo e
cominci, per essere in sulle arme e co' danari e forze della Chiesa, a essere
temuto.
Circa a questi tempi ancora, sendo venuto el tempo della prima paga s'aveva a
fare a' viniziani de' ducati quindicimila per conto del lodo del duca di
Ferrara e non essendo fatta, e' viniziani feciono rapresaglia delle robe
nostre che erano in sul territorio loro; la quale cosa non fu di danno, perch
a' pi de' mercatanti fiorentini che vi erano, non fu tocco nulla per
privilegi avevano della civilt, e gli altri, sendone stati avvertiti, avevano
assentate le cose loro, in forma che non se ne pat niente, e nondimeno, come
si intese a Firenze, vi fu deputato imbasciadore per giustificare le cose
nostre messer Guidantonio Vespucci, e di poi, parendo che questa gita fussi
invano, mutato el consiglio in meglio, non fu mandato.
Nel medesimo anno, essendo gonfaloniere di giustizia per gennaio e febraio
messer Francesco Pepi, ed avendo la citt bisogno di danari, doppo molte
dispute si propose finalmente una gravezza ingiusta e disonesta ed in
grandissimo danno di coloro che avevano entrata di possessione. Erasi doppo el
94 posta, per uno magistrato deputato a ci, una decima universale a tutti e'
beni de' secolari, ed erasi usata qualche anno, ponendone secondo e' casi che
occorrevano, una, dua o tre per volta. ma perch questa decima gittava poco,
chi era trovatore di gravezze nuove ordin in detto tempo che vi si facessi su
una scala in su quegli che pagavano di decima da cinque ducati in su, e di
cinque ducati in cinque si multiplicassi, in modo che quando si poneva una
decima chi aveva di entrata cinquanta ducati gli toccava a pagare cinque
ducati solo, chi n'aveva trecento, gliene sarebbe tocco da ottanta o cento; in
modo che dove quello pagava uno decimo della entrata sua, questo altro ne
pagava uno quarto o uno terzo, e chiamavasi decima scalata. Di modo che
ponendosi l'anno tre o quattro di queste decime, chi aveva di entrata ducati
cinquanta pagava un terzo o un quarto della entrata sua; chi n'aveva trecento
pagava tutta la entrata sua; e multiplicandosi proporzionabilmente, chi aveva
di entrata cinquecento o seicento ducati, pagava l'anno una volta e mezzo o
dua la entrata sua.
Questo modo cos proposto, bench fussi ingiustissimo e di danno al publico,
perch gli  utilit della citt mantenere le ricchezze, pure pensando ognuno
alle commodit sua, aveva favore assai; principalmente tutti e' poveri, avendo
a avere una gravezza, volevano pi tosto questa che una altra, perch la gli
offendeva poco, tutti coloro che erano ricchi di danari la favorivano, perch
la non gli percoteva; restavano solo quegli avevano molte possessioni, e'
quali erano pochi; e se alcuno altro, se ne ritraeva per la disonest della
cosa. Messasi a partito in consiglio e non si vincendo le prime volte vi parl
su Luigi Scarlatti che era di collegio, molto vivamente, mostrando che egli
era ragionevole che chi aveva pi ricchezze sentissi pi e' carichi della
citt, soggiugnendo che se e' si dolevano che questa gravezza gli impoverissi,
che e' gli scemassino le spese, e se non potevano tenere cavalli e servi,
facessino come lui che andava in villa a pi e si serviva da s; e con queste
ed altre simili parole si riscald in modo che el parlare suo di dispiacere e
di disonest avanz la provisione. La quale si vinse con carico grande della
signoria apresso agli uomini da bene, e tanto pi quanto sendo stato messo
innanzi questo modo alla signoria passata, Giovan Batista Ridolfi, che era
gonfaloniere bench non fussi ricco di possessione, l'aveva sempre
ostinatamente ricusata, in modo che a tempo suo non si apicc mai.
Ritornato, come di sopra  detto, el re in Francia, lasciato bene guardato el
castelletto e gente assai alle stanze nello stato nuovamente acquistato, e'
milanesi che sommamente avevono desiderata la ruina del duca Lodovico, avevano
mutato volont, e con tutto che e' modi de' franzesi non fussino stati
disonesti in verso loro e non gli avessino oppressati ed in effetto non si
potessino dolere della signoria loro, nondimeno sendo di natura e sangui
diversi, ed inoltre non si potendo assettare a mancare di quegli piaceri ed
ornamenti dava la corte, ne erano tanto infastiditi che non gli potevano
comportare; e per molti gentiluomini stimolorono segretamente el duca che era
nella Magna, che e' volessi ritornare, mostrandogli la via essere facile a
riacquistare lo stato suo. E per lui, seguitando e' loro conforti, ragunato
buono esercito, accompagnato da Ascanio e gli altri che l'avevano seguitato,
ne venne alla volta di Milano, e non trovando contradizione alcuna, riebbe
pacificamente, da el castelletto in fuora tutto quello tenevano e' franzesi di
suo. E parendogli essere certo che e' franzesi ritornerebbono con grosso
esercito in Italia, si volse a tutti quegli rimedi che e' poteva pensare
importassino la salute sua: condusse assai svizzeri e lanzinech, in modo che
fece uno potente esercito mand subito a Vinegia a pregargli volessino essere
seco, promettendo loro quietanza di Cremona e Ghiaradadda, ed anche qualche
altro vantaggio; scrisse a Firenze congratulandosi come con amici e
richiedendo in tanto suo bisogno la restituzione di quegli danari aveva
prestati loro, fece le medesime opere col pontefice; ed ogni cosa invano
perch n el papa, n e' viniziani, n e' fiorentini vollono in modo alcuno
scostarsi dal re. Fece ogni sforzo di ottenere el castelletto, ma difendendosi
e' franzesi gagliardamente ed avendo abondanzia d'ogni cosa, non lo ottenne.
Ma come la nuova di questa ribellione fu in Francia, si messono con somma
velocit in ordine le gente da ritornare alla ricuperazione, e passorono e'
monti con gran prestezza; nel quale tempo la citt osservando le convenzione
aveva col re, gli dette certa somma di danari in scambio degli uomini d'arme e
fanterie di che era pe' capitoli obligata a servirlo per difesa della ducea di
Milano. Da altra banda e' franzesi che erano in Romagna agli aiuti del
Valentino, stretti insieme si ritrassono per tutto lo stato di Milano in
Novara, donde che el duca parendogli non potere reggere tanta piena e
bisognare tentare la fortuna, raccozzato tutto lo esercito suo, ne venne a
Mortara alle frontiere de' franzesi, con animo di fare fatto di arme. Ma
quegli svizzeri erano nel campo suo, tenuto pratica con svizzeri erano a'
soldi del re, quando fu el tempo di apiccarsi si tirorono da parte in forma
che, abandonato dalle fanterie, fu con poca fatica rotto, e lui miserabilmente
preso, ed insieme messer Galeazzo da Sanseverino; monsignore Ascanio fuggendo,
fu in sulle terre de' viniziani preso da Bartolomeo d'Albiano loro condottiere
e menatone prigione a Vinegia.
E' milanesi, udita la nuova, non avendo riparo alcuno, capitolorono, salvo
l'avere e le persone, con patto di pagare al re in certi tempi ducati
trecentomila, di che el re rimesse loro poi buona parte. El quale accordo
dispiacque tanto a svizzeri, a chi era stato promesso che Milano andrebbe a
sacco, che, rubate, le artiglierie del re, si tirorono da canto in luogo
sicuro, e fu necessario, per accordargli, dare loro, credo, ducati centomila
che s'erano di presente avuti da' milanesi; e cos Milano torn nuovamente in
mano del re, ed el duca ne fu menato prigione in Francia. E poco poi lo
seguit monsignore Ascanio, perch e' viniziani richiestine dal re, bench
male volentieri, pure per paura che avevano di lui gliene dettono, e per la
medesima paura roppono e' salvocondotti a tutti e' gentiluomini milanesi che
si erono fuggiti in sul loro, e gli dettono prigioni al re. E cos gli
Sforzeschi perderono interamente lo stato, sendo presi el duca ed Ascanio, e
Caterina madonna d'lmola cacciata di signoria, ed inoltre un piccolo
figliuoletto di Giovanni Galeazzo menatone in Francia e quivi fatto abate di
una grossa badia, rimasene solo Giovanni signore di Pesero che poco poi perd
lo stato, ed Ermes fratello minore di Giovanni Galeazzo, uomo di poco
sentimento, ed e' figliuoli del duca Lodovico, e' quali erano nella Magna in
corte di Massimiliano; e cos si not che tre grandi casa di Ragona,
Sforzeschi e Medici, che avevano acquistato potenzia in Italia, averla ancora
perduta quasi in uno medesimo tempo.


XX

GUERRA DI PISA. DISORDINI A PISTOIA.
IL VALENTINO CONQUISTA FAENZA (1500).

1500. Cominci di poi l'anno 1500 con grandissima speranza di reintegrarsi
delle cose nostre. Erasi la citt molto rallegrata della vittoria del re,
perch, sendo lui espedito, pareva potessi attendere a mandarci le gente alla
impresa di Pisa, come era obligato pe' capitoli fatti a Milano; e tanto pi si
credeva lo dovessi fare, quanto pi doppo la perdita di Milano eravamo stati
constanti seco, e pagatogli quegli aiuti a che eravamo tenuti, e lui aveva
continuamente promesso che riavendo Milano, riconoscerebbe la fede e fatiche
nostre, e si presupponeva che, mandandoci le gente, la riputazione e forze
loro fussino tali che assolutamente ci avessino a insignorire delle cose
nostre. Fu adunche per publica commessione richiesto dagli oratori nostri
ricordatagli la integrit ed affezione della citt, di volerci osservare le
promesse; ed inoltre Lorenzo Lenzi, uno degli oratori, uomo vlto al bene ma
poco prudente, lo richiese sanza averne commessione, di Siena e Lucca, a che
rispondendo el re: se io ve lo dessi, che daresti voi a me? rispose in modo
appicc la pratica di danari. Della quale cosa ebbe a Firenze carico
grandissimo, parendo che questa offerta potessi essere cagione di fare pensare
al re in che modo potessi cavare della citt tanta somma di danari, sanza
acquistarne nondimeno Siena o Lucca; e fu riscritto agli oratori che tenessino
pratica delle cose nostre e non pensassino a quelle d'altri.
El re adunche, richiesto della osservanzia de' capitoli, rispose essere
parato; e si dette ordine che uno esercito grosso di uomini d'arme franzesi e
fanterie di svizzeri e guasconi partissino a uno tempo diputato alla volta di
Pisa, e fu dato loro per capitano monsignore di Beumonte, el quale, per averci
al tempo del re Carlo restituito Livorno, era riputato amico e confidato alla
citt. Ed essendosi data a queste genti una paga del mese di maggio, si
dondol tutto el mese di che erano pagati innanzi partissino; perch avendo
messer Giovanni Bentivogli per paura di questo esercito capitolato col re di
pagargli in certi tempi ducati quarantamila, ed (interim )dargli buona sicurt
e cos e' signori della Mirandola, Coreggio e Carpi non volle Roano che si
trovava a Milano e apresso a lui Piero Soderini, comandare a dette gente
cavalcassino se prima non aveva ricevuto quelle sicurt, e cos consumorono
tutto maggio in Lombardia a' propositi del re, bench pagati da noi. E per,
non si potendo muovere sanza dare una altra paga, si fece una pratica grande
di cittadini di quello era a fare, perch molti, insospettiti di questo
indugio e dubitando non fussino inganni, giudicavano che e' fussi meglio
rispiarmare e' danari e non tentare una impresa che sarebbe di spesa
grandissima e di poi riuscirebbe vana. Finalmente vincendo al modo usato la
cupidit di Pisa, si ditermin seguitare e mandossi loro una altra paga, la
quale giunta, si rassegnarono dette genti in Parmigiana, dove si trov pi di
millecinquecento fanti oltre al numero disegnato, e' quali bisogn pagare, ed
avuta la paga si partirono per venirne a Pisa per la via di Pontriemoli;
vennono di poi a Pietrasanta, e mandorono in Lucca a chiedere fussi consegnata
loro, protestando altrimenti di trattargli come inimici e rubelli del re.
Sopra la quale dimanda, bench in Lucca fussi tumulto grande, parendo agli
uomini savi e da bene per fuggire maggiore male di concederla, e la
multitudine di negarla, pure alla fine consegnorono loro e la terra e la
fortezza.
Vennonne di poi all'intorno di Pisa, dove erano gi giunti Giovan Batista
Ridolfi e Luca di Antonio degli Albizzi elttivi commessari generali, e vi si
accamporono del mese di giugno, sendo la opinione d'ognuno confermata per la
riputazione aveva e per le gagliardissime parole avevano usate, che l'avessino
in pochi d a inghiottire. La quale opinione fu assai ingannata dagli effetti,
di che fu principalmente cagione la disubbidienzia ed e' disordini loro,
accompagnata nondimeno da qualche nostro difetto d'avere scarsamente e con
poco ordine proveduto a munizioni e vettovaglie. Perch consumando e
straziando naturalmente quella gente quantit assai di vettovaglie, e non ve
ne sendo in quegli primi giorni che vennono in sul terreno nostro, molta
abondanzia, cominciorono le fanterie a rubare quelle che venivano ed a
disordinare el campo. Alle quali cose non ponendo el debito rimedio el
capitano, bench desideroso di vincere la impresa ma per non essere atto a
farsi stimare ed ubbidire come si richiedeva bench sul principio che si
ridussono a campo a Pisa si portassino pi moderatamente, in forma che feciono
gagliarda fazione circa al battere el muro della terra con le artiglierie e
dare una battaglia fiera, pure per ogni poco di vettovaglia che mancava
ritornando a' primi modi multiplicorono tanto e' disordini, che non solo
rubavano e mettevano a sacco le vettovaglie che venivano in campo, ma (etiam
)cominciorono a fare ogni d varie dimande disoneste e porre nuove taglie,
delle quali non sendo contenti, gridavano e minacciavano el commessario
nostro, che vi era rimasto solo Luca degli Albizzi, perch Giovan Batista,
dicendo essere malato, si era tornato a Firenze. E finalmente el d che si
dava la paga a' svizzeri, e' guasconi, non sendo venuto ancora el tempo della
paga loro a otto o dieci giorni, gridando che la paga non s'aveva a dare in
uno medesimo campo a diversi tempi, si levorono da campo e presono la via di
Lucca; n mai, bench fussino mandati a richiamare, vollono tornare indrieto,
in forma che el campo diminuito di fanterie, fu constretto a levarsi quasi
come rotto, con grandissima diminuzione della riputazione loro, la quale era
grandissima per avere insino a quello d ottenuta ogni impresa che avevano
fatta. E nel partire, una compagnia di svizzeri, venuta nuovamente in campo da
per loro come venturieri, come uomini bestiali e sanza ragione prese Luca
degli Albizzi nostro commessario chiedendo una paga, in forma che fu
constretto per uscire delle loro mani promettere loro milletrecento ducati per
una paga; e' quali, come fu libero da loro, gli mand loro di quegli si
trovava del commune.
Udita a Firenze questa partita loro, si fece giudicio nella multitudine che
questo fussi stato inganno fatto per ordine del re, in modo che nello
universale se ne sparlava s bruttamente, quanto fussi possibile; da altra
parte el re, dolendosi assai di questo disordine e parendogli metterci di
onore grossamente, desiderava fermare almeno le genti di arme in sul nostro
per fare a' pisani una guerra guerreabile, insino a tanto che noi fussimo a
ordine di danari ed altre cose necessarie a potere rifare la impresa. La quale
cosa essendogli negata, parte per la impossibilit della citt, parte per el
sospetto nato negli animi del popolo, si cominci a alterare forte con noi,
dicendo che questi disordini erano nati per non si essere provisto di
vettovaglie e munizioni come si doveva, o perch cos credessi per suggestione
di quegli capitani che erono stati nella impresa, o pure perch, non ostante
sapessi el vero, volessi salvare l'onore delle sue genti el pi poteva.
Alterossi ancora assai perch non avendo noi, come  di costume de' svizzeri,
voluto pagare loro la paga del ritorno, perch ci pareva che e' portamenti
loro la avessino male meritata e perch gli uomini savi non potevano disporre
el popolo a questi pagamenti e' quali non si potevano sanza porre nuovi danari
fare, cominciorono a gonfiare gli animi. Di che el re si sdegn assai, e
rivocate le gente, si riserb Pietrasanta e pochi mesi poi la rend a'
lucchesi, avutone per buona somma di danari; e cos disposti male gli animi
tra el re e noi, la citt rimase seco di mala condizione, ed el timore fu
causa non si rompessi seco apertamente, ma mala volont e poca fede vi era
quanto fussi possibile.
Poi che e' franzesi furono levati da campo da Pisa e partiti ultimamente de'
terreni nostri e noi da altro canto spogliati di gente e riputazione e
disordinati di danari, perch el popolo stracco di tante spese e disperato di
ogni buono successo, non voleva vincere alcuna provisione di danari, e' pisani
cominciorono a scorrere el contado di Pisa, per la qual cosa chi era a guardia
di Librafatta e del bastione della Ventura, bastione fortissimo, avendo
carestia di vettovaglie, e cos di qualche munizione, ne dettono pi volte
aviso a Firenze; ed erano e' mancamenti loro s piccoli, che con dugento o
trecento ducati si potevano riparare. Ma la signoria, che ne era gonfaloniere
di giustizia Piero Gualterotti, uomo da poco nelle cose dello stato, e de'
signori tra gli altri Filippo Buondelmonti, Piero Adimari, Piero Panciatichi e
Piero di Niccol Ardinghelli, non vi providono, e vollono pi tosto alcuni di
loro rimborsarsi di certa somma di danari che avevono prestati al commune, che
soccorrere quegli luoghi acquistati e fatti con grandissima spesa e perdita di
tempo. In forma che andandovi e' pisani a campo, quegli di drento mancando
loro vettovaglie ed altre cose necessarie a difesa, si arrenderono, ed e'
pisani avuta questa vittoria, si riserborono Librafatta ed el bastione
disfeciono e rovinorono insino a' fondamenti. E cos disordinandosi lo stato
nostro successe a tempo de' medesimi signori un altro maggiore inconveniente.
E' la citt di Pistoia divisa antichissimamente in due parti: Panciatichi e
Cancellieri, e' quali sendo famiglie nobilissime avevono infetta e macchiato
delle loro divisione tutta la citt ed el contado in modo che tra loro ed e'
seguaci erano state pi volte uccisione grandissime e cacciate ora dell'una
parte ora dell'altra, in forma che questi odi ed acerbit erano doppo el corso
di molti anni e di molte offese diventati in loro s naturali, che eziandio
poi che perderono la loro libert e vennono sotto la iurisdizione fiorentina,
si continuorono non ostante che, avendo perduto la amministrazione della
citt, fussi in parte cessata la materia per la quale gli uomini sogliono
contendere. Ed avendo nelle loro quistione a ricorrere a Firenze, avevano
operato in modo che tutti gli uomini della citt che maneggiavano lo stato
erano, continuandosi ancora ne' descendenti, battezzati fautori chi di una
parte, chi di una altra; e nondimeno con una moderazione, che e' si
ingegnavano che queste quistioni procedessino pi tosto con favori, che con
arme ed uccisione.
Doppo el 94 vi era quella medesima rabbia, e pi ne' sequaci ed aderenti
ancora che ne' capi, perch l'una e l'altra famiglia, sendo per le antiche
sedizione delle citt di Italia fatti de' Grandi, non potevano secondo le
legge di Pistoia participare degli ufici e preeminenzie loro ed inoltre e'
Cancellieri, venuti in povert, erano in bassezza e di poco credito e qualit.
E' Panciatichi ancora, bench non fussino s poveri, nondimeno non erano in
quella ricchezza n in quello numero di uomini e potenzia che solevano essere,
il che era proceduto da queste parti, nelle quali l'una e l'altra casa aveva
sempre portato adosso tutti e' carichi e le spese, e non participato di quegli
pochi utili che vi erano, e pel contrario e' partigiani trovatisi pi a
participare la utilit che e' pesi; in modo che sendo loro cresciuti, erano in
tanto seguito che sostenevano el pondo della parte, e vedutosi per gli altri
che v'avevano fatto bene, ognuno per acquistare cresceva tutto d queste
quistione. E bench e' non fussino in pi odio fra loro che e' solessino
essere innanzi al 94, nondimeno, per essere la citt nostra diminuita di forze
e di riputazione vi si cominciorono a esercitare pi vivamente; in forma che
multiplicando d'uno inconveniente in uno altro, vi si era tenuti molti anni
quasi fermamente commessari che si ingegnassino di pacificargli e non gli
lasciare disordinare. Ed in ultimo, avendo l'una parte e l'altra pi volte
fattisi ingiuria e venuti in uccisione, la conclusione fu che a tempo di
questa signoria, e' Cancellieri avendo avute fanterie del bolognese, donde
sempre avevano tratto favore, per essere prima Rinuccio e poi Chiarito,
pistolesi di quella parte, a' servigi di messer Giovanni Bentivogli,
assaltorono con arme la parte panciatica, e non vi si potendo riparare pe'
rettori e commessari vi erono, gli cacciorono di Pistoia ed arsono tutte le
casa de' capi di quella parte.
Ebbene la signoria grandissimo carico, perch intendendo le cose disordinarsi
non vi feciono e' provedimenti bisognava e lasciorono scorrere e fare effetti
di natura che furono per importare, come pi chiaramente si dir, la
ribellione di Pistoia; in modo che uscirono di magistrato con grandissimo
carico, gridando molti popolanotti, che si voleva seguitare lo esemplo de'
passati e non fare de' signori di casa di famiglia, e questo per essere stato
gonfaloniere Piero Gualterotti. e de' signori Filippo Buondelmonti, Piero
Adimari e Piero Panciatichi, tutti di famiglia. E' Panciatichi cacciati ne
vennono miserabilmente a Firenze, dove consultandosi le cose loro, era gran
disparere tra' cittadini, e molto si riscaldavano e' fautori dell'una parte e
dell'altra. Gli amici de' Panciatichi erono in minore numero ed anche andavano
lentamente e ne erano quasi capi Piero Soderini, Piero Guicciardini, Alamanno
ed Iacopo Salviati, e' quali non si scoprivano molto e procedevano con
rispetto; ma lo universale e la multitudine del popolo era volta in beneficio
loro, mossi, come  usanza de' popoli, dalla compassione.
Allegavasi per costoro molte ragione: el debito della citt superiore, che 
di tenere e' sudditi in pi quiete sia possibile ed in modo che e' possino
usare e godere le cose loro, n essere molestati quando si portano bene; e se
pure errano, avergli a punire e' superiori, non permettere che e' sudditi
sieno giudici e castigatori l'uno dell'altro. Aggiugnevasi che e' Cancellieri
non solo avevano errato in fare tanto eccesso, ma eziandio sprezzato tutti e'
comandamenti e bandi de' nostri uficiali e commessari e contro a mille
proibizione ed in sugli occhi loro avere per spazio di pi d continuato
ardere le casa e guastare Pistoia, e per essere necessario per sicurt dello
stato farne tale dimostrazione, che sia esemplo a tutti gli altri sudditi che
e' non abbino ardire muoversi contro alla volunt della citt, in ultimo
essere da considerare bene che sendo stati e' delitti loro grandissimi, e
conoscendo eglino quanto abbino offeso la citt, non si fiderebbono mai anzi
alla prima occasione si ribellerebbono, e la disubidienzia loro mostrava
questo animo, e per essere necessario prevenire ed assicurarsene in modo col
restituire e' Panciatichi alla patria ed alle facult, che pi non s'avessi da
dubitarne.
Avevano e' Cancellieri moltissimi fautori: una parte naturalmente; una parte
di quegli erano stati inimici de' Medici, e' quali odiavano e' Panciatichi
perch Lorenzo e la casa de' Medici gli aveva sempre favoriti; una parte di
quegli erano stati inimici de' Vitelli perch una sorella di Paolo e di
Vitellozzo era maritata a uno figliuolo di Niccolaio Braciolini, uno de' capi
panciatichi, e per questo rispetto e Vitelli avevano sempre dato favore a
quella parte. Eranne capi messel Guidantonio Vespucci, Bernardo Rucellai
messer Francesco Gualterotti, Giovan Batista Ridolfi, Guglielmo de' Pazzi, e'
Nerli, Lorenzo di Pierfrancesco, Luca d'Antonio degli Albizzi, Iacopo
Pandolfini, de' quali, Giovan Batista Ridolfi se ne port sempre
costumatissimamente messer Guido e Bernardo Rucellai se ne scopersono in modo
che n'ebbono grandissimo carico, e fu dal popolo imputato a loro in gran parte
questo disordine.
Ingegnavansi di giustificare le cose fatte da' Cancellieri essere state per
difetto e colpa de' Panciatichi, e che loro avevano dato principio a questo
movimento, e per giustamente essere tornato loro in capo scusavano la
disubbidienzia, la quale non si era usata con animo deliberato, n contro al
pubblico e segni o iurisdizione della citt nostra, ma in sulla furia e contro
a' loro inimici; mostravano che sendo e' Panciatichi stati favoriti da' Medici
e Vitelli nostri rubelli erano amici degli inimici nostri, e per essere da
vezzeggiare e' Cancellieri acci che non lasciassino gli inimici nostri
alterarci lo stato di Pistoia. Conchiudevano che quando e' fussi l'utile della
citt procedere contro a' Cancellieri, che si voleva considerare se si poteva
fare, essere Pistoia nelle mani loro, noi trovarci sanza arme, sanza forze
sanza riputazione e sanza danari; e per essere pericolo che, veduto l'animo
nostro, non prevenissimo e si ribellassino; consigliare loro che si cercassi
colle ragione, co' conforti e modi buoni posare queste quistione,
rapacificargli insieme e fare che d'accordo e' Cancellieri gli rimettessino in
Pistoia.
Consumavasi con queste quistione el tempo, n si faceva risoluzione e quelle
si facevano, per essere la citt debole e sanza timone, non si eseguivano; in
forma che in ultimo e' Panciatichi, disperati avere a tornare col braccio
della citt, si attesono a fare forti nel contado dove avevano gran parte, e
vi si fece assai disordini ed uccisioni come di sotto si dir, con grandissima
vergogna e vituperio della citt. Ed allora si conobbe quanto sarebbe stato
utile non si lasciare vincere alla ira e ritenere la gente di Francia alle
stanze perch e' pisani non arebbono preso el bastione e Librafatta, ed e'
pistolesi, per paura di quelle forze e riputazione, non arebbono tanto
disordinato.
In questo tempo sendo entrata la signoria nuova per settembre ed ottobre, che
ne fu gonfaloniere Niccol Zati, si rifece el magistrato de' dieci el quale
era vacato pi di uno anno, e bench molte signorie avessino tentato rifargli,
nondimeno non si era mai potuto ottenere pure ora, considerato quanto
importava alla citt che non vi fussi uno magistrato di uomini prudenti e'
quali vegghiassino continuamente le cose publiche e durassino parecchi mesi,
fu pi facile a condurvi lo universale. Ma perch el nome de' dieci di bala
era in tanto odio e quella autorit s amplissima dispiaceva tanto, che el
popolo non vi arebbe mai acconsentito, fu necessario, poi che altrimenti non
si poteva, creare una provisione che e' si facessino e' dieci ne' modi usati
eccetto che, dove prima si toglievano quegli delle pi fave, ora si traessino
a sorte di quegli avessino vinto el partito per la met delle fave ed una pi,
e colla autorit che davano le legge loro; eccetto che e' non potessino fare
pace, triegua o lega, fare condotte di cavalli, n fare commessari per pi
tempo che di otto d, le quali cose si intendessino riservate al consiglio
degli ottanta.
E cos vinta questa provisione e limitata la bala, si feciono e' dieci, che
ne furono el gonfaloniere, messer Francesco Gualterotti, Piero Soderini,
Giuliano Salviati, Giovacchino Guasconi ed altri.
Creossi poi la signoria sequente, che ne fu gonfaloniere Giovan Batista
Bartolini, el quale ebbe pi favore che messer Antonio Malegonnelle, uomo
dottissimo e di grande riputazione, perch allora la grazia di Giovan Batista
era tale che avanzava di fave tutti gli altri cittadini della citt, in modo
che, sendo andato Antonio del Vigna, uno de' dieci, capitano o vero podest di
Pistoia, fu fatto in poco tempo, e credo gli esercitassi a uno tratto,
gonfaloniere di giustizia, de' dieci ed uficiale di Monte, che si feciono
sanza carico di prestare al commune e per le pi fave, in modo che si dette
quello uficio non a' pi ricchi, ma a chi aveva pi credito e benivolenzia col
popolo.
A tempo di questa signoria, el Valentino ne venne a campo a Faenza, della
quale era signore Astore Manfredi, piccolo fanciullo e sotto la protezione de'
viniziani; ma perch el Valentino aveva non solo el braccio del papa, ma
ancora el favore del re di Francia, e' viniziani, preponendo l'utile allo
onesto, rinunziarono la protezione e non gli vollono dare aiuto, in modo che
sendo quella citt abbandonata da ognuno, Valentino vi venne a campo. Ma sendo
quegli di drento ostinatissimi a difendere el signore loro, feciono una
gagliarda resistenzia, in forma che concorrendovi le neve ed e' tempi aspri,
che era nel cuore del verno, fu el Valentino constretto levarsene di campo,
avendo prima e con le artiglierie e con battaglie tentato ogni cosa per
averla.
Successe a questa signoria gonfaloniere di giustizia per gennaio e febraio
Piero di Simone Carnesecchi, uomo bonario, ma di poca esperienzia e giudicio
nelle cose dello stato; a tempo del quale, trovandosi la citt sanza danari,
sanza forze e soldati, ed el popolo in modo strano ed ostinato a non prestare
fede a' suoi cittadini, che non voleva fare provisione alcuna, si trovava la
citt in gran disordine: da una banda el contado di Pisa in pericolo grande ed
esposto a essere tutto di corso da' pisani, da altra le cose di Pistoia in
modo infiammate ed infistolite, che si dubitava che una parte non si gittassi
in collo al Valentino, massime quegli di drento. A' quali inconvenienti non
potendo riparare la signoria, chiam con animo grande una pratica di circa
quaranta cittadini de' principali, e ragunatigli insieme, propose loro in che
termini si trovassi la citt, e che loro, per la affezione portavano alla
patria, volevano consiglio in che modo s'avessi a riparare, disposti a
seguitare tutto que[llo] fussi consigliato dalla pratica. E fu la proposta
loro di natura, che si comprese che e' concorrebbono ancora, quando cos
paressi a quegli cittadini, a levare via el consiglio grande.
Cominciossi adunche a consultare quello fussi da fare, e si trovorono le
opinioni varie: a alcuni pareva che si mutassi lo stato del popolo e creassisi
una balia di cittadini che avessino autorit quanto tutto el popolo di
riformare e disporre delle cose della citt; pareva a alcuni altri che e' non
si toccassi el consiglio, ma si togliessino tutti e' cittadini che erano stati
gonfalonieri di giustizia o commessari generali o imbasciadori a papi re e
duchi, e' quali durassino a vita ed avessino quella autorit che aveva el
consiglio degli ottanta con qualche amplificazione pi, come sarebbe che di
questo numero s'avessino a creare e' dieci di bala e simili cose; altri
giudicavano che el fare tanta alterazione sarebbe con troppa difficult,
scandolo e pericolo, e per, poi che e' non si poteva facilmente correggere
tutti e' difetti che aveva el presente governo, che e' si correggessino quegli
che erano pi facili al condurgli e pi nocivi alla citt; e che fra l'altre
cose, la tardit e difficult del provedere a' danari era quella che era
cagione di molti danni e disordini, conciosiach o non si vincevano le
provisione del danaro, o se si vincevano, si vincevano s tardi e doppo el
tempo che giugnevano a cosa fatta; in modo che quello che da principio si
sarebbe schifato con mille ducati, non si poteva poi medicare con centomila; e
perch la esperienzia tutto d mostrava che queste provisione avevano pi fave
nere che la met, ma la difficult era a condurle a dua terzi delle fave,
per, che si facessi una provisione che, dove prima bisognava a vincersi nel
consiglio una provisione di danari che avessi e' dua terzi delle fave,
bastassi per l'avenire ne avessi la met ed una p.
E cos sendo di opinione diverse, stettono in pratica pi d, e finalmente
riscaldando e' dispareri e non si concordando, non feciono risoluzione alcuna
e cominciorono quando uno e quando uno altro a non volere pi ragunarvisi; e
fra gli altri Piero Soderini, sendo richiesto, non vi volle mai intervenire
per parere amatore del governo presente ed acquistarne la benivolenzla del
popolo; e cos si scoperse che, bench a' primi cittadini dispiacessi questo
modo di vivere e desiderassino si mutassi e si emendassi, nondimeno era in
loro s grande la variet de' pareri e la disunione causata per diversi
rispetti e la poca fede ed intelligenzia avevono l'uno coll'altro, che nelle
cose di racconciare lo stato non se ne sarebbe mai accozzati dodici di uno
parere medesimo. Cosa brutta che tra e' primi cittadini della citt e' quali
avevano e' medesimi interessi nelle cose e di ragione dovevano avere e'
medesimi giudici, fussi, in quello che si pu dire concerneva lo essere loro,
s poca fede, s poca unione e s poco animo.
Fu di poi creato gonfaloniere di giustizia per marzo ed aprile Piero Soderini
e postagli allato una debole signoria, in modo che ne era padrone e
disponevane a suo modo; e fu el disegno suo vlto a farsi uomo populare e
tenere termini in questo magistrato d'averne a piacere alla multitudine; e
per dove prima e' sua antecessori solevano, e cos si era osservato
continuamente doppo el 94, ragunare pratiche de' primi cittadini co' quali si
consultavano le cose importanti dello stato, lui chiam pratiche rade volte,
ma le conferiva e consultava co' collegi, e' quali quasi tutti e quasi sempre
erano uomini spicciolati e di poca qualit. Di qui nasceva dua effetti a suo
proposito: l'uno, che egli ne acquistava grazia nel popolo, sendo tenuto
amatore del consiglio, e che e' non si intendessi co' cittadini che erano a
sospetto allo stato; l'altro, che sendo e' sua compagni ed e' collegi uomini
deboli e di poco intendimento, si rapportavano in tutto al parere suo, e cos
lui era signore ed arbitro delle deliberazioni s'avevano a fare. Seguitonne
uno effetto pessimo per la citt, perch e collegi, avezzisi a suo tempo a
intendere tutti e' segreti della citt e deliberare tutte le cose importanti,
vi vollono poi a tempo e successori perseverare drento, ed in modo dare
giudicio di tutte le cose di momento, che questa usanza pessima introdotta da
lui fu, come i sotto si dir, ne' casi di Arezzo quasi cagione di rovinare la
citt.


XXI

LE CONQUISTE DEL VALENTINO IN ROMAGNA
LUCREZIA BORGIA. RIFORME IN FIRENZE (1500-1501).

1501. Seguit lo anno 1501, sendo ancora gonfaloniere di giustizia Piero
Soderini, nel quale tempo el Valentino, fatto gi, doppo l'acquisto di Imola e
Furl, signore di Rimino e di Pesero, e con poca difficult, perch quegli
signori Pandolfo Malatesta, e Giovanni Sforza, inteso lo sforzo suo e non
avendo riparo, non lo aspettorono ritorn a campo a Faenza; e bench e'
faventini sostenessino da principio ostinatamente lo impeto suo, pure di poi a
ultimo stracchi e non avendo speranza di soccorso, gli arrenderono la citt,
pattuita prima la salute e liberazione di Astore loro signore. La qual cosa
non osserv, perch lo men seco prigione, ed usatolo, come si disse,
libidinosamente, perch era fanciullo bellissimo, lo fece in ultimo amazzare,
mostrando In uno tempo medesimo perfidia, lussuria e crudelt grande. E cos
el Valentino acquistata Faenza e fatto signore di tanti stati di Romagna,
venne in riputazione grande, e massime perch aveva un buono esercito ed era
signore valente e molto liberale ed amato da' soldati ed aveva a' soldi sua
Giampaolo Baglioni, Vitellozzo Vitelli, Paolo Orsini e quasi tutta la milizia
di Italia; in modo che la citt nostra non si trovando con ordine di forze e
di danari, e con la piaga di Pisa e di Pistoia, e drento con poco ordine e
governo, n avendo intelligenzia e dependenzia alcuna da Francia, cominci a
temerne assai, massime per essere a' soldi sua e' Vitelli e gli Orsini inimici
della nostra citt.
Espugnata che ebbe el Valentino Faenza, ne venne alla volta di Bologna per
fare pruova di mutare quello stato ed insignorirsene per la Chiesa, ma vedendo
che e' Bentivogli erano drento bene provisti e che la impresa sarebbe lunga e
difficile, fatto certo accordo con loro e tocca buona somma di danari, si
part. E non essendo ancora uscito del bolognese, messer Giovanni fece
amazzare messer Agamennone figliuolo di messer Galeazzo Mariscotti con certi
altri sua fratelli, dicendo avevano tenuta pratica di dare al Valentino
Bologna, o perch in fatto fussi vero o pure perch sotto questo colore
volessi levarsegli dinanzi, parendogli che messer Agamennone fussi uomo di
ingegno ed ambizioso, e che per nobilit e per molti conti avessi sguito e
riputazione grande in Bologna. Partito el Valentino di Bologna, se ne venne
nel mese di maggio, sendo gonfaloniere di giustizia Lorenzo di Lotto Salviati,
in su' terreni nostri, e per la via di Valdimarina ne venne a Campi, avendo
lasciato Piero de' Medici a Luiano in bolognese ed avendo con seco Vitellozzo
e gli Orsini.
Dette questa cosa alterazione assai nella citt, perch el popolo fece
giudicio che e' fussi venuto con ordine de' cittadini principali, e' quali con
questo mezzo volessino mutare lo stato, ed accrebbesi questo sospetto, perch
essendo entrato Valentino colle gente in Valdimarina che  luogo stretto, fu
opinione del volgo che se si fussi mandate le gente si potevano, sarebbe stato
rotto, ma che chi l'aveva fatto venire, fussi stato operatore della salvazione
sua. Per le quali cose inveleniti gli animi, e sparlandosi publicamente di
molti, massime di Bernardo Rucellai di Lorenzo di Pierfrancesco, di Benedetto
de' Nerli, di Alfonso Strozzi e simili, fu pericolo che la moltitudine non
corressi col fuoco a casa e' cittadini pi nominati; ma seguitando poco poi
l'accordo con Valentino, si fermorono le cose, perch come Valentino fu giunto
e frmosi a Campi, faccendo e' sua molti danni ne' luoghi circumvicini, gli fu
mandati pi oratori, fra gli altri el vescovo de' Pazzi, Benedetto de' Nerli,
Piero Soderini ed Alamanno Salviati, e' quali finalmente feciono accordo con
lui, e cos se ne stipul el contratto: che e' si partissi de' terreni nostri
sanza fare pi danno o lesione alcuna; fussi condotto per nostro capitano
generale per tre anni, con certo numero d'uomini di arme e con condotta di
ducati trentamila l'anno, lasciassisi Cerbone cancelliere de' Vitelli, a
instanzia di Vitellozzo. E cos convenuto, si part accompagnato da Piero
Soderini, Luigi dalla Stufa ed Alessandro Acciaiuoli, e' quali usassino seco
l'uficio di imbasciadori ed attendessino come commessari a fare provedere pe'
luoghi donde aveva a passare, acci che e' non seguissi disordine; e bench si
usassi tutte le diligenzie, nondimeno e' sua feciono molti danni pe' terreni
nostri.
Questa venuta del Valentino potette essere causata da se proprio perch
stimassi, veduti e' disordini della citt, averne a migliorare condizione, o
disegnando la condotta o qualche altro acquisto; ma lui disse da poi molte
volte cogli uomini nostri in sua giustificazione che quando part del
bolognese, la intenzione sua era andarsene per Romagna e non toccare e'
terreni nostri, ma che sendone richiesto instantissimamente da Vitellozzo e
gli Orsini, non potette loro negarlo; ma che poi, vedendosi in sul nostro,
volle pigliare quello vantaggio potette avere. Da altro canto Vitellozzo e gli
Orsini, parlando a Campi separatamente cogli imbasciadori nostri che erano iti
al duca Valentino, mostrorono con parole e gesti efficaci che Vitellozzo non
pretendeva avere ricevuta ingiuria alcuna dalla citt, ma da pochi cittadini,
de' quali quando si pigliassi qualche onesto modo che vi fussi drento lo onore
suo, sanza lesione per di chi l'aveva offeso, che e' vorrebbe essere buono
figliuolo e servidore della citt, e cos gli Orsini perch e' conoscevano
molto bene quanto questa amicizia potessi essere utile per l'una parte e per
l'altra. Le quali offerte loro non furono accettate, perch la brigata non se
ne fidava, e dubitavasi non l'avessino fatto per mettere qualche disunione e
scandolo.
Quel che si fussi la cagione di questa venuta, la fu di gran terrore a'
cittadini savi per pi cagione: l'una per il sospetto che prese el popolo a
torto che e' cittadini vi tenessino mano, el quale multiplic molto nella
mente degli uomini e con tanta infamia de' primi, che a casa Piero Soderini
furono dipinti ceppi e forche; l'altra, perch la citt si trovava male
condizionata col re, ed in modo che non molti giorni innanzi, non si gli
faccendo e' pagamenti che s'avevano a fare per virt de' capitoli fatti a
Milano secondo e' debiti tempi aveva molto svillaneggiato di parole
Pierfrancesco Tosinghi nostro imbasciadore, insino a dirgli che non voleva che
egli stessi in corte perch non vi voleva imbasciadori degli inimici suoi; e
per dubitorono e' pi savi che questa mossa di Valentino non avessi origine
da lui, che ci volessi battere con questo bastone. E per levarsi da dosso
tanto affanno, acconsentirono a una condotta violenta, e che non si poteva
osservare per la somma del danaro, e perch la citt non si sarebbe potuta
fidare di lui; e cos feciono provisione di danari al re, in modo che lui
addolcito comand al Valentino che non ci molestassi. Partitosi el Valentino,
ne venne in quello di Siena e con ordine di Pandolfo Petrucci suo intrinseco
amico, volt le gente a Piombino, ne cacci el signore e si insegnor di
quello luogo con gran dispiacere della citt che si doleva che ne' luoghi
vicini multiplicassino tanto le forze sue.
Sopravenne quasi nel medesimo tempo a Italia nuovo accidente, perch el re di
Francia, desideroso recuperare el reame di Napoli e veduto el re Federico
tenere pratiche grande con Ferrando re di Spagna, per non avere a combattere a
un tratto con lui e con Spagna, aveva segretamente fatto accordo con Spagna di
dividere insieme quello regno per met; e di poi mand le gente sue nel reame,
le quali passorono pe' terreni nostri poco di poi che el duca Valentino si era
partito. Da altra parte el re di Spagna, sendo ancora segreto questo accordo
fatto con Francia, mand in Calavria una armata grossa con buono esercito,
fattone capitano Consalvi Ferrando uomo valentissimo, dimostrando al re
Federico farlo per suo aiuto; ma come e' franzesi entrorono nel reame, si
scoperse in loro favore.
El re Federigo, vedutosi tanta piena adosso, aveva fatto disegno di tenere
Capova e messovi drento gran numero di fanterie ed ancora cavalli assai ed el
conte Rinuccio da Marciano condotto pochi mesi innanzi a' soldi sua; ma e' fu
tanto l'impeto e la gagliardia de' franzesi, che alla prima battaglia, e credo
el primo d poi che ebbono piantato le artiglierie, la espugnorono e vi
feciono drento grandissima uccisione e crudelt, e di soldati, fra' quali fu
morto el conte Rinuccio, e di terrazzani, ch in su quella furia non
perdonorono a sesso n a et alcuna. La quale cosa intesa che ebbe el re
Federigo, abbandonato Napoli, si fugg in Ischia, e pochi d poi capitol co'
capitani del re dare loro Ischia e le fortezze del reame che erano in mano
sua, e lui andarsene in Francia, dove avessi a essergli assegnato dal re uno
stato di entrata di trentamila scudi l'anno; e cos fatto questo accordo, si
fece secondo e' patti la divisione tra Francia e Spagna, nella quale a Spagna
tocc Calavria e credo lo Abruzzi, a Francia tocc Napoli, Capua, Caeta,
l'Aquila ed el resto del reame.
Nel medesimo anno e del mese di settembre o di ottobre, papa Alessandro marit
madonna Lucrezia sua figliuola bastarda a don Alfonso primogenito di Ercole
duca di Ferrara; el quale parentado fu per la parte del duca disonorevole, per
essere lei bastarda e di casa privata, ed inoltre avere avuti dua mariti; uno
el signore Giovanni di Pesero, dal quale fu menata, ma di poi el papa, fatto
provare che gli era impotente, lo disfece, l'altro un bastardo di casa di
Ragona, el quale fu di notte morto in Roma dal duca Valentino; e di poi perch
era ferma opinione che el papa suo padre e Valentino suo fratello avessino
avuto a fare con lei. E cos pel contrario essere la casa da Esti nobilissima
ed usa a parentadi grandi, perch la donna del duca Ercole ' era stata
figliuola del re Ferrando, e la prima donna di don Alfonso, che era morta
sanza figliuoli, era stata figliuola del duca Galeazzo; e nondimeno fu tanta
la instanzia che ne fece el re di Francia per satisfare al papa, tanta la
dote, s grande la sicurt se ne cav, perch al duca gli parve con questo
parentado fermare lo stato suo, che e' si stim pi l'utile che l'onore; e
cos le cose del papa procedevano con grandissimo favore di fortune.
Ne' medesimi tempi si trattava accordo tra el re di Francia da una parte e
Massimiano e Filippo arciduca di Borgogna da altra parte, la qual cosa
desiderandosi assai da Francia, venne el cardinale di Roano, che assolutamente
governava el re a Milano, e di quivi ne and nella Magna a aboccarsi collo
imperadore. Dove, doppo trattato di qualche d, si conchiuse con molti patti
segreti che pretendevano a acconciare a modo loro le cose di Italia, lega ed
intelligenzia tra quegli principi, e publicamente si marit a uno piccolo
figlioletto dello arciduca una piccola fanciullina figliuola del re di
Francia, promettendogli per dote lo stato di Milano; le quali convenzione,
come di sotto si dir, non ebbono effetto alcuno.
Fatta che ebbe monsignore di Roano questa conclusione, ne venne a Milano, dove
gli fu mandato imbasciadori dalla citt messer Antonio Malegonnelle e
Benedetto de' Nerli. La cagione fu perch el re pretendeva che non avendo noi
fattigli certi pagamenti a' debiti tempi ed inoltre non gli avendo pagati per
la impresa del reame ducati cinquantamila in luogo de' fanti, secondo la forma
de' capitoli fatti a Milano, essere rotti quegli capitoli, e lui non essere
pi obligato a alcuna nostra protezione. E se bene la citt si potessi assai
giustificare, e massime perch a cinquantamila ducati non era obligate se non
doppo la recuperazione di Pisa e le altre cose nostre, nondimeno essendo lui
pi potente, ed avendo nelle nostre differenzie a essere giudice e parte, non
accettava alcuna nostra giustificazione, mostrando apertamente essere male
disposto contro a noi, e per la paura s'aveva di lui ed el desiderio che e'
non avessi a malignare, era una delle cagioni che inclinava e' cittadini a
volersi accordare seco. Ma la potissima era che noi ci trovavamo sanza soldati
e sanza forze e sanza dependenzia di potentato alcuno che ci potessi
difendere, ed (e converso si )vedeva essere in sull'arme e potentissimo el
duca Valentino signore di Romagna e di Piombino, ambizioso ed inimico nostro e
che aveva occasione di nuocerci per non avere noi osservatagli quella condotta
che si era fatta per necessit, e con lui in condotte ed intelligenzia stretta
e' Vitelli, gli Orsini, Giampaolo Baglioni, lo stato di Siena e tutta quella
fazione. Aggiugnevasi lo essere fuora e' Medici e' quali intendendo la male
disposizione del papa e del re ed e' disordini nostri, tenevano strette
pratiche con l'uno e con l'altro, promettendo somme grandi di danari se
fussino restituiti in casa, ed a questi effetti si trovava Giuliano in
Francia.
Le quali cose conosciute molto innanzi da savi cittadini, erano state cagione
che loro avevano un pezzo innanzi desiderato che si facessi di nuovo qualche
appuntamento col re; ma la multitudine che era stracca dello spendere ed
inoltre male disposta e contenta del re, non conoscendo da se medesima e'
pericoli e non prestando fede a altri, non ne aveva mai voluto udire nulla;
pure ora allargandosi e multiplicando tutto d e' pericoli nostri, conscendeva
pi facilmente. E perch si sapeva quanto monsignore di Roano poteva nel re, e
che, acconcio lui, era acconcio ogni cosa, per vi fu mandati a trattare seco
a Milano e' sopradetti imbasciadori, e' quali non feciono conclusione, perch
Roano con varie cagioni differ tanto, che ebbe a tornare in Francia, dove lo
seguitorono, oratori nuovi per la citt, monsignore de' Soderini e Luca
d'Antonio degli Albizzi, e' quali ebbono un maneggio molto difficile per la
ingordigia che era in Francia e le contradizione che avavamo di Italia. In
modo che dove si credette facessino in prima giunta apuntamento, furono da
Lione rimessi a Bles, a Bles dondolati con varie scuse, tanto che vi
consumorono in vano circa a otto mesi sanza avere mai una buona parola, anzi
ributtati sempre con modi villani dal re, dal Roano e da tutta la corte, e
fatto in presenzia loro carezze e date lunghe audienze a Giuliano de' Medici,
el quale prometteva loro danari assai, ed aveva per la via di Roma facult di
dare loro sicurt di banchi. In forma che si ritrasse che la pratica nostra si
mandava (de industria )a lungo e che la intenzione del re non era capitolare
con noi, anzi lasciarci correre adosso qualche piena, a fine che o noi stretti
dalla necessit ci gli cacciassimo sotto con qualche suo grande vantaggio, o
veramente che fussimo forzati rimettere e' Medici in casa, sperando in ogni
tempo potersi pi valere di loro che del presente stato; il che si vergognava
fare colle arme e forze sue, non avendo nessuna giusta causa rispetto a
portamenti nostri e la fede osservata colla casa sua.
Stavane la citt molto sospesa ed in ambiguit grande e sanza speranza di
alcuno buono effetto, ma successe che, raffreddando lo accordo di Massimiano
col re, lui mand in Italia alcuni imbasciadori, fra' quali fu Ermes fratello
del duca Giovan Galeazzo. Fermoronsi costoro in Firenze pi d e quivi feciono
una capitolazione colla citt, che in caso che Massimiano passassi in Italia
per la corona dello imperio, la citt pel debito aveva collo imperio, fussi
tenuta a sovvenirlo di trentamila ducati in certi tempi. Prese el re per
questa stanza degli imbasciadori e poi per la capitolazione qualche sospetto,
che se e' ci stranava troppo noi non ci alienassimo in tutto da lui e
gittassimoci in collo a Masimiano, col quale, come  detto di sopra,
cominciava a ingrossare; in forma che o per questa o per altre cagione, fece
fuora di ogni opinione lo apuntamento con noi. Lo effetto del quale fu che noi
fussimo obligati per tre anni dargli ogni anno ducati quarantamila; e lui per
questo tempo si oblig alla protezione nostra contro a qualunque ci
offendessi, e di mandare a' bisogni, quando lo richiedessimo, per difesa
nostra quattrocento lancie. E bench questa somma di danari fussi grave alla
citt che era stracca per tante spese, nondimeno fu riputata buona nuova,
parendo che rispetto alla riputazione e potenzia del re, n el Valentino, n
e' Vitelli, n alcuno potentato di Italia ci dovessi molestare.
Fatto questo appuntamento, ed essendo cessato el sospetto di guerre esterne, e
non si pensando ancora alle cose di Pisa per la stagione dello anno che non
era ancora da fare imprese, si volse el pensiero a due cose importanti della
citt: l'una, perch el comune aveva in queste guerre accattato moltissimi
danari da' suoi cittadini, e per si trovava in molto debito e disagio perch
se n'aveva a pagare loro gli interessi, pigliare qualche modo che in uno
spazio di tempo si scaricassi questo debito, in forma che vi fussi drento la
salvezza de' cittadini con pi commodit del commune che fussi possibile,
l'altra perch e' podest e capitani che venivano a rendere ragione nella
citt, menavano seco uomini imperiti ed ignoranti, e' quali o tenevano le lite
immortale o le decidevano non in quel modo sarebbe stato giusto, pigliare
forma che e' ci venissi a giudicare uomini valenti e buoni, acci che la
giustizia, che  uno de' membri principali della citt, si amministrassi
rettamente.
Ed alla prima parte, doppo lunghe consulte, si prese uno disegno secondo el
quale el comune veniva a scaricarsi in sei anni di tutto el debito de' danari
prestati, ma per le avversit e spese che seguitorono nella citt non si pot
osservare; all'altra si ordin che si eleggessi uno consiglio di giustizia che
dovessi cominciare a novembre prossimo 1502, al quale si deputassino cinque
dottori forestieri, uomini valenti, eletti da' signori e collegi, con salario
di ducati cinquecento per uno, e' quali dovessino stare tre anni, ed avessino
tutti insieme a giudicare le cause civili; e dalle sentenzie loro non si
potessi appellare se non a loro medesimi. E perch gli uomini da bene pi
facilmente ci venissino sendo aggiunto l'onore allo utile, si ordin che
sempre uno di loro fussi podest, durando ciascuno nella podesteria per sei
mesi; il che bench fussi fatto con ragione, nondimeno ha disonorato lo
ufficio della podesteria, perch questi dottori sono stati eletti uomini di
qualit che molti uomini nobili che solevano appetire questo uficio per
onorarsene, ora non lo desiderano. E questo modo di giudicare che si chiam
consiglio di giustizia o vero Ruota dura ancora che sino a d 23 di febraio
1508, bench si sia fatta qualche variazione nello ordine del procedere, nel
numero de' giudici e del salario e nondimeno non ha fatto el frutto che si
sperava e che doveva, perch la malignit e la ignoranzia nostra  stata tale,
che e' sono stati eletti quasi sempre uomini non idonei, e di poi entrati in
uficio sono stati guasti, in modo che sono riusciti cattivi, e noi dapocamente
e cattivamente gli abbiamo soportati.


XXII

RIVOLTA DI VALDICHIANA E D'AREZZO.
RICONQUISTA DI PISTOIA (1502).

1502. Successe lo anno 1502, anno di grandissimi movimenti e variazione per la
citt nostra; nel principio del quale parendo a' cittadini di essere per lo
apuntamento fatto col re, sicuri da potere essere molestati, volsono gli animi
alle cose di Pisa, alle quali, poi che e' franzesi vi furono a campo, si era
atteso poco; e consultandosi quello fussi da fare, si conchiuse che e non
fussi di andarvi a campo perch la spesa sarebbe grande, e s grande che la
citt esausta e piena di molti carichi la potrebbe male comportare; di poi la
impresa sarebbe difficile, perch noi non avevamo a soldo uomini di qualit,
n ci era in Italia chi condurre se non e' Vitelli e gli Orsini riputati
inimici nostri, ed el marchese di Mantova che non si poteva trre perch se ne
sarebbe dispiaciuto al re di Francia suo inimico, eraci poche altre arme di
qualit, e quelle erano obligate a' viniziani ed al re di Spagna, come el
conte di Pitigliano, signore Bartolommeo d'Alviano ed e' Colonnesi; e per non
si poteva fare uno esercito potente da andare a campo a Pisa, e quando si
potessi fare, che e' pisani erano s ostinati e valenti nelle arme, e la citt
loro s munita e piena di artiglierie e cose necessarie al difendersi, che non
se ne poteva sperare facilmente vittoria, e massime che arebbono qualche
rinfrescamento di fanti o dal Valentino o da' viniziani o da' nostri vicini,
il che era facile a fare a ogni potentato bench piccolo, perch era spesa che
aveva a durare pochi d.
Queste ragione cos saviamente considerate e confermate colla esperienzia di
molti anni che aveva dimostro quale frutto si fussi fatto delle provisioni
gagliarde, feciono volgere gli animi de' cittadini a pensare che e' sarebbe
bene dare loro el guasto al grano e di poi recuperare Librafatta e tenere
cavalli quivi e negli altri luoghi oportuni del contado per proibire che in
Pisa non entrassi vettovaglia per terra. E di poi fatto questo, si potrebbe
col soldare qualche legno tenere chiusa la via di mare, e cos temporeggiando
ingegnarsi di consumargli in uno anno o in due colla fame, al quale male non
potrebbe resistere n la fortezza di Pisa, n la valentia degli uomini che vi
erano drento; e gli altri potentati di Italia non vi potrebbono cos di facile
riparare, perch sarebbe cosa di grande spesa e disagio avere continuamente a
mettere drento in Pisa e tenerla provista di vettovaglie; ed (e contrario )noi
potremo fare queste cose con poca spesa; allegando che se cos si fussi fatto
dal 94 in qua e non atteso alle espedizione grosse,( )noi ci troverremo in pi
danari assai, ed e' Pisani sarebbono tanto stati consumati ed attenuati, che
Pisa sarebbe qualche anni innanzi stata nostra.
Fatta questa conclusione, perch non vegghiava uficio di dieci, perch el
popolo invelenito nella venuta di Valentino contro a' primi cittadini, non
aveva voluti poi creare, la signoria commesse a parecchi cittadini che
attendessino a questa espedizione, e mentre che con gran caldezza si attendeva
a questo ordine e' pisani contro alla espettazione di ognuno presono
furtivamente Vicopisano, per tristizia di alcuni fanti che vi erano drento, o
per dapocaggine o cattivit di Puccio Pucci che vi era castellano, el quale
n'ebbe bando di rubello. Ma riscaldandosi per questa perdita pi gli animi
degli uomini, fu subito aviato gi messer Ercole Bentivogli governatore delle
nostre gente, ed eletto per commessario generale Antonio Giacomini,( )el quale
per essere stato gi soldato del signore Ruberto da Sanseverino ed essere uomo
vivo ed in sull'arme aveva gran riputazione nel popolo di essere valente uomo
nella guerra, ed inoltre fede, perch era tenuto amatore del popolo e di
questo consiglio, e che sanza alcuno rispetto si opporrebbe a' cittadini
grandi.
E' pisani, intesi gli apparati nostri, avendo richiesto di aiuto ed offerto la
citt a' viniziani, al Valentino ed a tutti e' potentati di Italia, e non
trovato sussidio di gente d'arme e da stare alla campagna, avuto, credo,
qualche danaio da' lucchesi, condussono el Fracasso che si stava a Sacchetto
in quello di Mantova sanza danari ed aviamento. El quale messosi presto in
ordine, ne venne con pochi cavalli alla volta di Pisa, e passando sotto Barga,
fu assaltato da quegli uomini che avevano avuto da Firenze notizia della sua
venuta, e per essere in luoghi stretti dove non si poteva adoperare cavalli, e
con minore numero assai di gente, non si pot troppo difendere, anzi volto in
fuga fu seguitato da quegli uomini, in modo che sendo gi uscito del nostro,
fu preso da' nostri in su' terreni del duca di Ferrara e ne venne preso a
Firenze; dove come e' fu la nuova, e' collegi, in mano di chi era allora la
republica, gridavano che si gli dovessi tagliare el capo; cosa sanza ragione,
che uno soldato che andava a servire chi gli dava danari avessi a essere
punito nella persona.
Dettono in questo mezzo le gente nostre el guasto, non per per tutto, perch
non si poterono accostare in Barbericina ed in certi luoghi sotto Pisa, e di
poi ne vennono a campo a Vicopisano, dove sendo accampati, successe uno
accidente grandissimo che fece voltare gli uomini a altri pensieri di maggiore
importanza, del quale acci che meglio si intenda la alterazione descriver in
che termini si trovassi la citt.
L'avere apuntato con Francia,( )e di qui el parere di essere assicurato del
Valentino, Vitelli, Orsini e degli altri inimici nostri, e di poi una speranza
se non molto propinqua, almeno non molto rimota, delle cose di Pisa, aveva
assai rallegrati e confortati e' cittadini, in modo che e' Monti erano
cresciuti di pregio; ed appressandosi di poi nel mese di giugno la festa di
san Giovanni, si era fatte, faceva ed ordinava feste assai, in modo che e'
parevano ritornati quegli tempi lieti che erano innanzi al 94; quando dallo
oratore nostro di Francia, che vi era Luca degli Albizzi, perch monsignore di
Volterra era in viaggio che ritornava in Italia, vennono avisi di avere
ritratto che non ostante la protezione del re l'animo degli inimici nostri era
di manometterci, e se volessino intendere la minuta, vedessino di porre le
mani adosso a uno ser Pepo cancelliere di Pandolfo Petrucci, el quale di
Francia dove aveva cerca licenzia dal re e non ottenuta di farci questo
assalto, si ritornava a Siena, ed a chi era noto ogni cosa.
Avuto questo aviso, fu subito mandato commessario a Arezzo ed in quelle
circumstanzie, dove si dubitava rispetto alla vicinit de' Vitelli, Guglielmo
de' Pazzi, uomo leggiere e di poco governo e cos tenuto universalmente nella
citt: ma perch lui come era eletto accettava ed era presto al cavalcare, ed
e' cittadini prudenti e di riputazione fuggivano pe' disordini della citt
queste cure, fu deputato lui, e pi facilmente, perch messer Cosimo suo
figliuolo era vescovo di Arezzo. E poco poi, dato buono ordine, fu preso ser
Pepo a Firenzuola, e condotto a Firenze fu esaminato a parole, e non si
ritraendo nulla non si proced pi oltre, perch Pandolfo, intesa la nuova,
aveva velocissimamente scritto a Firenze che ci che fussi fatto di offesa a
ser Pepo, lui lo rimetterebbe, e moltiplicatamente, nella persona di molti
cittadini che si trovavano al Bagno a San Filippo in quello di Siena, e che
subito erano stati sostenuti da lui. Per la qual cosa, avendosi rispetto a
quegli privati, ser Pepo fu licenziato e lasciatone andare a Siena, non si
sendo intesi e' maligni umori che erano in Arezzo, e' quali di subito
scoppiorono.
Avevano alcuni de' primi aretini tenuto pratica con Vitellozzo di ribellarsi
dalla citt, la quale cosa, trovandosi Guglielmo a Anghiari, gli fu
particolarmente notificata da uno Aurelio da Castello inimico di Vitellozzo,
di che lui, ritornato in Arezzo per provedere ed empiere la cittadella di
fanti per assicurarsi della terra, ne confer col capitano, e sepponla s bene
governare, che innanzi fussino forti si public. Gli aretini, vedendosi
scoperti, presono le arme, e preso Guglielmo ed Alessandro Galilei che vi era
capitano e Piero Marignolli podest, gridorono libert e si ribellorono.
Udito el romore, el vescovo che era in Arezzo fugg nella cittadella, e cos
alcuni uficiali fiorentini che vi erano, e Bernardino Tondinelli ed alcuni
altri aretini affezionati alla citt. Dttonne e' ribelli subito aviso a
Vitellazzo, el quale dolendosi che la cosa era scoperta troppo presto ed
innanzi al d disegnato, in modo che lui non era in ordine, ne venne con pochi
cavalli in Arezzo, dove per parecchi d furono s pochi provedimenti e poche
forze, che  manifesto che se vi si mandavano le gente nostre, non avevano
opposizione a entrare in cittadella e di quivi facilissimamente recuperare la
terra; ma non si fece, perch cos fussi a qualche buono fine ordinazione di
Dio, o perch la fortune volessi ancora giuoco de' fatti nostri, e farci con
nostro danno tenere pazzi e da pochi.
Venne la nuova di questa ribellione in Firenze a di... di giugno a mezzanotte;
e di tratto la signoria, che ne era gonfaloniere Francesco d'Antonio di
Taddeo, mand pe' collegi e pe' principali cittadini della citt; e proposto
el caso e dimandati e' pareri, alla pratica pareva che importando Arezzo
quanto faceva, non s'avessi rispetto alle cose di Pisa, n alla vittoria si
sperava di d in di d Vicopisano dove erano a campo le gente nostre, ma si
mandassino subito a Arezzo innanzi che la cittadella si perdessi o e' nimici
vi ingrossassino pi.
E' collegi, come fanno gli uomini da pochi ed ignoranti, insospettiti
cominciorono a credere che questa nuova di Arezzo non fussi vera, anzi cosa
finta da' primi cittadini, e' quali volessino per questo modo indiretto
impedire lo acquisto di Vicopisano, e la fondavano in sul credere che per
avere occasione di mutare el governo, desiderassino che la citt stessi in
affanni continui e Pisa non si riavessi. E per consigliorono che le gente non
si levassino di quello di Pisa anzi si seguitassi la impresa di Vico e l'altre
fazione vi s'avevano a fare; ed in questa opinione concorrevano ancora alcuni
de' signori, e massime Giovan Batista de' Nobili ed uno Batistino Puccini
artefice, uomo ardito, caparbio, e che aveva pi lingua che persona, ed
inimico capitale de' cittadini principali. E fu necessario seguitare el loro
parere, perch, da poi che Piero Soderini era stato gonfaloniere, avevano,
avezzi da lui, presa tanta licenzia ed autorit, che volevano intendere tutte
le cose publiche, e che le si deliberassino a modo loro e cos si perd la
occasione di ricuperare Arezzo facilmente e con poca spesa, per cagione, come
 detto, de' collegi, e si vedde non per ognuno, ma pe' pi savi, quanto fussi
stato lo errore di Piero Soderini in avere per ambizione messo adosso a loro
tutto el pondo della citt.
Sopravennono di poi gli avisi come Vitellozzo era in Arezzo e che la
ribellione era chiara, a' quali non prestavano fede e' collegi ed el popolo
accecati in questa pazzia; pure risonando da ogni banda questo romore,
mandorono Simone Banchi, che era di collegio, in verso Arezzo, a intendere se
Vitellozzo vi era o vi era stato. El quale tornato rifer assolutamente essere
falso, e che, se bene gli aretini avevono prese le arme e ribellatisi, non vi
era entrato forestiere alcuno; e per e' collegi si confermavano in opinione
che e' non fussi necessario per la ricuperazione di Arezzo levare la gente di
quello di Pisa, ma che e' bastassino e' contadini ed uomini del paese, a'
quali si era ne' primi d mandati commessari per levargli e mettergli insieme.
Non facevano cos gli inimici nostri, anzi sollecitavano con ogni industria di
non perdere una tanta occasione, perch Vitellozzo, come fu giunto in Arezzo,
parendogli che le cose fussino in termini che se le genti nostre che erano in
quello di Pisa vi venivano, non vi fussi rimedio, statovi poche ore e
confortati gli uomini con speranza di soccorso e lasciatovi messer Iulio suo
fratello bastardo e vescovo di Castello, se ne part o per paura o per
sollecitare e' provvedimenti; e pochi d poi, inteso non vi essere venuto
soccorso alcuno, vi ritorn con buono numero di cavalli, e doppo lui non
molto, el signor Paolo Orsini e Fabio suo figliuolo, e con loro Piero de'
Medici ed alcuni uomini di arme di Giampaolo Baglioni. Le quali cose intese a
Firenze, si conobbe chiaramente che la ribellione di Arezzo era vera e che
bisognava provedervi con ogni forza e per si scrisse al commessario in quello
di Pisa, che subito aviassi le gente nostre in verso Arezzo, e cos si lev el
campo da Vicopisano, dove se fussino stati pi uno d o dua lo ottenevano.
Trattossi ancora creare e' dieci nuovi, e bench e' collegi repugnassino un
poco, pure finalmente, conosciuto in quanto pericolo fussi lo stato nostro si
conchiuse, e furono eletti da cominciare subito el magistrato, Piero Soderini,
Piero Guicciardini, Niccol Zati, Giuliano Salviati, Filippo Carducci, Antonio
Giacomini, Pierfrancesco Tosinghi...
. . . . . . . .
Erasi scritto in Francia a Luca d'Antonio degli Albizzi che vi era solo
oratore, el caso di Arezzo, e come sendovi venuti prima e' Vitelli e poi gli
Orsini, e qualche gente di Giampaolo, soldati del duca Valentino, si
cognosceva questo essere ordine del papa e duca Valentino; aggiuntavi una
intelligenzia di Vitelli, Orsini, Baglioni e di Pandolfo Petrucci, non meno
inimici della maest sua che della citt; e che e' non arebbono fatto questa
impresa per fermarsi in noi soli sapendo che offendendo noi si offendeva la
maest del re che ci aveva in protezione; ma che el disegno loro era, fatto
questo principio ed accresciutene le forze loro, cavare la maest sua di
Italia; pregassilo adunche instantemente volessi, e per osservanzia della fede
sua e perch si trattava dello interesse suo proprio, commettere a monsignore
di Ciamonte, suo luogotenente a Milano, che ci mandassi secondo l'apuntamento
fatto le quattrocento lancie, e quando` non bastassino, pi numero perch
nella offesa nostra era la offesa sua.
Trovorono questi avisi el re che veniva alla volta di Lione, e risentitosi
mirabilmente, disse che cognosceva la malignit di chi ci offendeva, e che
potento caccierebbono ancora lui di Italia; e che voleva riparare a' nostri
pericoli non solo colle quattrocento lancie ma ancora con tutto lo sforzo e
potenzia sua, e venire subito personalmente in Italia. E scrisse a Ciamonte
espedissi con ogni prestezza le gente di arme che erano nello stato di Milano
alla volta di Toscana, e perch le non passavano la somma di dugento lancie,
dette ordine mandare nuove gente in Lombardia; scrisse allo oratore suo che
era a Roma, che con ogni instanzia dimostrassi al papa quanto questo insulto
gli dispiaceva, e lo confortassi a volere levare le gente de' terreni nostri,
altrimenti lo tratterebbe da inimico; mand un suo araldo in Toscana con
lettere a Vitellozzo, a Pandolfo, a Giampaolo, agli Orsini, a comandare loro
che ci restituissino le cose nostre ed uscissino del nostro: se non, che gli
perseguiterebbe come inimici capitali, disse allo oratore avisassi a Firenze
la sua ottima disposizione e gli apparati pronti, e soggiugnessi guardassino
bene el guscio della citt propria perch, quando bene perdessino tutto el
resto del dominio, lui lo renderebbe loro.
In questo mezzo si sold a Firenze molti condottieri, de' quali nessuno
accett, eccetto Morgante Baglioni cugino di Giampaolo; ma sendogli proibito
dal papa e Valentino, differ pi d, pure finalmente per osservare la fede,
come uomo franco, si metteva in ordine e voleva venire in ogni modo; ma
Giampaolo, veduto che e' si faceva innanzi e dubitando che per questa condotta
non acquistassi lo appoggio nostro, lo fece occultamente avvelenare. Erano
intanto le gente nostre venute in Valdarno, e perch gli inimici erano s
ingrossati in Arezzo che avevano molto vantaggio di numero e di buoni capi,
non vollono per paura andare pi innanzi; in modo che quegli della cittadella
di Arezzo, che avevano insino allora fatta buona resistenzia e portatisi
virilmente con somma laude del vescovo de' Pazzi che vi era drento abandonati
da speranza di soccorso e non avendo pi che mangiare, furono constretti a
arrendersi, salve le persone di tutti eccetto che di nove, e' quali avessino a
rimanere prigioni di Vitellozzo a sua elezione. Scelse adunche el vescovo e
tutti e' fiorentini vi erano, e Bernardino Tondinelli a chi voleva male,
perch era stato cancelliere del conte Renuccio loro emolo, el quale fu pochi
d poi morto da Bernardino Camarani suo genero crudelissimamente, insieme con
tutti e' sua figliuoli che si trovavano in Arezzo.
Era in questo mezzo ito a Siena con licenzia della signoria, chiamato da
Pandolfo Petrucci, ser Antonio Guidotti da Colle, uomo pratico nelle cose
dello stato, ed assai intrinseco con Pandolfo per essersi trovato a tutti e'
maneggi che si erano fatti nelle cose di Siena; e ritornato a Firenze, rifer
come Pandolfo, conoscendo che e' successi del Valentino ed ogni acquisto che
egli facessi in Toscana sarebbe in fine la ruina sua come degli altri,
desiderava posare questo fuoco e riconciliare Vitellozzo colla citt e fare
una intelligenzia di tutti questi stati di Toscana. Inteso questo, vi fu
mandato subito occultamente oratore messer Francesco Gualterotti, datogli
commessione di praticare uno accordo, nel quale avessi a intervenire eziandio
Vitellozzo con una condotta e titolo onesto, pure che lo effetto fussi che e'
non parlassi de' Medici, non si parlassi per satisfare a Vitellozzo di offesa
di alcuno cittadino, non di cosa che fussi contro alla maest del re di
Francia, e che si riavessino tutte le cose perdute in questo assalto.
Stette messere Francesco in una villa intorno a Siena parecchi d e finalmente
se ne torn sanza conclusione, o perch cos fussi da principio el disegno per
addormentarci ne' provedimenti, o pure perch e' successi di Vitellozzo, di
che ora si dir, gli facessino mutare pensiero. Perch come Vitellozzo ebbe
avuto la cittadella, si volse a Cortona e subito l'ebbe per accordo, e cos la
rocca, per vilt del castellano; cos acquist in uno momento el Borgo a San
Sepolcro, Anghiari, Castiglione Aretino, la Pieve a San Stefano, el Monte a
San Sovino e ci che noi tenavamo in questa provincia. La quale celerit
nacque perch gli uomini delle terre, veduto non avere soccorso alcuno, si
davano per non perdere le loro ricolte, mossi ancora pi facilmente perch gli
pigliavano in nome di Piero e del cardinale de' Medici, e cos pareva loro che
e, si trattassi non di ribellarsi ed alienarsi dal dominio fiorentino, ma di
darsi a' nostri medesimi e di avere a vivere sotto e' fiorentini, ma governati
pi tosto da uno stato che da uno altro, bench ancora vi fussi alcuni che lo
facessino per affezione avessino a Vitellozzo. E cos e' castellani che erano
nelle fortezze, alcuni per vilt, alcuni per amare Piero de' Medici, si
dettono, non ostante che le fortezze fussino di sito fortissime, e dato che
male proviste pe' disordini dalla citt, si sarebbono pure potute tenere
qualche tempo.
E cos ogni cosa era da Arezzo in fuora che usava el nome della libert, sotto
Piero de' Medici in nome, ma in fatto nelle mani di Vitellozzo, che le teneva
o a stanza di Piero de' Medici o per farne la volunt di Valentino, o come pi
tosto si stim per farne uno stato per s. E bench questo acquisto fussi
grandissimo e presto, nondimeno fu molto maggiore la occasione se ne perd;
perch messer Ercole Bentivogli ed e' soldati nostri erano in modo impauriti,
e nella citt era tanta vilt per questa ferita s sbita, aggiunto massime
che non vi era danari, non ordine, non buono governo, non forze, non
concordia, non fede, che se, subito preso Arezzo, fussino col nome e favore
de' Medici venuti alla volta della citt, egli  certo che e' soldati nostri
non gli arebbono aspettati, e si crede che in Firenze si sarebbe fatta qualche
mutazione e rientrato Piero de' Medici; e cos loro arebbono potuto disporre
non solo di Valdichiana, ma di tutto el dominio nostro a loro modo. Ma quello
Dio che ci ha pi volte aiutato nelle estremit, non volle lasciare perire la
citt e per Vitellozzo, o diffidandosi che la impresa di Firenze avessi s
presto a riuscire, o vinto dalla cupidit di acquistare el Borgo e la
Valdichiana e farsene uno stato, se n'and a quella volta; in modo che di poi
la citt per e' caldi avisi di Francia e le provisione del re, a che prima si
era prestata poca fede, riprese animo.
Avevano e' dieci, intesa la commessione che el re dava a Ciamonte subito per
pi riputazione e pi espedizione presta, mandato in Lombardia a levare quelle
gente Piero Soderini, el quale vi trov poche gente e s poco ordine che la
esecuzione si ritard molti d, in tanto che e' venissi di Francia nuovi avisi
e provedimenti; in modo che stando la citt sospesa ed ambigua della volont
del re, che fu in quello tempo che Vitellozzo era ito alla volta del Borgo,
avendosi a creare la nuova signoria per luglio ed agosto, el popolo, dubitando
che e' primi cittadini non volessino mutare lo stato, non ne fece alcuno
gonfaloniere, ma elesse Giovan Batista Giovanni uomo di poca qualit e
riputazione e da poco; ma come volle la sorte della citt fece una signoria
ottima, che ne furono capi Alamanno Salviati, Alessandro Acciaiuoli e Niccol
Morelli.
Entr la nuova signoria in calendi di luglio e trov la citt in tanti
disordini e pericoli, che forse non erano tanti quando el re di Francia venne
in Firenze perch se bene allora si trattava di condizione intollerabile,
nondimeno concernevano pi tosto le facult de' cittadini e la ritornata di
Piero con la ribellione di quegli che l'avevano cacciato, che la perdita della
libert e diminuzione di quello dominio ci era restato; qui, perduto Arezzo e
quasi tutto lo stato nostro, si vedeva ridotta in termini la citt, che, se el
re non riparava, bisognava cedere alle condizioni che volessino gli avversari,
le quali si mostravano s dure, che per meno male si sarebbe desiderata la
ritornata di Piero, perch si dubitava non avere a pigliare el giogo del papa
e Valentino, e le esecuzione di Francia erano s tarde, che poca fede vi
s'aveva drento.
Entrata adunche la nuova signoria, cominciorono a migliorare le condizioni
della citt; in che s'ha a presupporre che, sendo el gonfaloniere uomo da poco
e di poca qualit, ne erano capi Alamanno Salviati, Alessandro Acciaiuoli e
Niccol di Girolamo Morelli, e con questi aveva Alamanno tanta fede ed
autorit, che si pu dire lui governassi ogni cosa, e ci che nacque di bene,
nascessi prima per virt ed opera sue e poi de' compagni. Costoro adunque,
vlti a difendere la libert e lo imperio con franco animo, ed essendo el
fondamento principale el fare danari, el primo d che entrorono, comandorono
a' capitani di parte guelfa vendessino certe mulina, e perch e' bisognava el
partito de' loro collegi, de' quali la maggiore parte non era in Firenze,
mandorono a dire a' capitani che cassassino gli assenti e traessino gli
scambi; e cos ubbidito e ragunati e' collegi, non si vincendo la provisione,
comandorono loro non uscissino di quivi insino a tanto l'avessino vinta, in
modo che e' furono necessitati al venderle, ed in pochi d si venderono e
vennesene in sul danaio.
Posesi intanto un certo accatto a' cittadini pi ricchi, e perch molti non
pagavano, la signoria comand loro pagassino sotto pena di rapresentarsi al
bargello, e cos si riscosse la somma intera, non avendo e' signori alcuno
rispetto a' parenti ed amici loro. E cos riscaldavano con ogni vivacit le
provisione della citt, la quale ebbe sorte avere in quello tempo, si pu dire
per capo suo, uno simile a Alamanno, che era di natura viva libera e calda, e
che aiutava el bene sanza rispetto alcuno, e da piacergli pi e' rimedi vivi e
forti che altrimenti, come allora richiedevano e' bisogni publici, ne' quali
era pericolosa ogni dilazione in modo che se el timone fussi stato in mano di
qualche uomo che fussi proceduto adagio e con rispetti, ancora che fussi stato
uomo prudente era pericolo che la citt non gli perissi sotto.
Intanto ci furono avisi di Francia, come el re ne veniva a dirittura in Italia
con animo prontissimo di salvare noi ed abattere gli avversari e molto male
disposto in verso el papa e Valentino; e gi le gente franzese erano arrivate
in su' terreni nostri ed adiritte a Montevarchi, dove el campo nostro faceva
capo. Per la venuta delle quali, sendo gente bellissime, era molto alleviata
la citt, con tutto che ci fussi una difficult grandissima di avere a
provedere a vettovaglie, delle quali e' franzesi logorano e straziano assai, e
se ve ne fussi stato mancamento, era pericolo che, sendo uomini bestiali ed
impazienti, non si disordinassi ogni cosa, pure con una volunt ardente si
vincevano tutte le difficult.
Era intanto el re venuto in Asti, e quivi trovati nuovi oratori nostri messer
Francesco Gualterotti e Luigi dalla Stufa, co' quali si congiunse a visitare
el re Piero Soderini, e raccolto allegramente dalla maest sue e discorrendo
e' fatti nostri, gli parve necessario aggiugnere alle sue gente che erano in
Toscana quattro o cinquemila svizzeri, de' quali voleva che la citt ne
pagassi tremila; e perch e' dubitava che el papa e Valentino insieme con
Vitelli, Orsini e quella fazione, non facessino resistenzia, e cos le
quattrocento lancie non fussino abastanza, dette ordine di inviare con altre
quattrocento lancie monsignore dalla Tramoglia capitano famosissimo,
affermando che quando questo non bastassi, lui seguiterebbe personalmente con
ogni suo sforzo, perch la intenzione sue era restituirci quello ci avevano
tolto e' communi inimici e di poi distruggergli. E fatta questa risoluzione,
mand subito uno suo uomo a levare e' svizzeri, e volle che Luca degli Albizzi
venissi a Firenze in sulle poste a portare di bocca questa conclusione e
confortare al pagamento de' tremila svizzeri, a che la citt acconsent.
El duca Valentino era in questo tempo a' confini di Urbino, ed avendo fatto
certo accordo con quello principe lo assalt furtivamente in modo che non si
guardando, in spazio di pochissimi d gli tolse tutto quello ducato, ed el
duca fuggitosi con gran pericolo, se ne and a Vinegia. E bench el Valentino
desiderassi la nostra distruzione, la quale in fatto si procurava co' soldati
e forze sue, e per avessi voluto congiugnere el resto del suo esercito con
Vitellozzo, nondimeno sapendo quanto el re si era risentito di questo insulto
e la venuta sua gagliarda in Italia, si ferm e fece intendere a Firenze che
mandandogli uno uomo si poserebbono per aventura queste cose, ed al medesimo
effetto el papa richiese si mandassi a s, in modo che a Roma fu subito
mandato messer Francesco Pepi, ed al Valentino monsignore de' Soderini. Furono
le pratiche diverse perch el papa prometteva la restituzione di tutto, se si
gli lasciava el Borgo a San Sepolcro per essere di ragione terra di Chiesa; el
duca prometteva la restituzione intera, se gli fussi osservata la condotta sua
e se a Firenze si introducessi uno stato nuovo, ristretto in pochi cittadini,
con chi lui si potessi fidare e consultare le cose occorrenti. Ma non si
consentendo nulla di queste dimande, massime intesosi chiaramente l'animo
buono del re, el vescovo fu revocato da Urbino ed el Pepe fu lasciato a Roma,
ristrettagli per la commessione del praticare.
Giunti e' franzesi a Montevarchi, Vitellozzo si ritir verso Arezzo, e bench
prima avessi detto che verrebbe co' franzesi a giornata, o almeno ritiratosi
in Arezzo farebbe una difesa memorabile, pure poi considerando che el papa e
Valentino gli mancavano sotto ed anche per satisfare al re si gli volterebbono
contro, e che tutto lo sforzo del re verrebbe adosso a lui, mancatogli l'animo
deliber accordarsi, e tenuta stretta pratica co' capitani franzesi, che erano
monsignore di Lancre e monsignore Imbalt, conchiuse con loro contro alla
volunt della citt; in forma che lo effetto era che noi recuperavamo tutte le
cose nostre eccetto Arezzo che rimaneva libera. Di che sendosi caldamente dato
aviso agli imbasciadori erano in corte, el re scrisse a' suoi capitani che
questo accordo non andassi innanzi e che voleva che Arezzo ed ogni cosa
ritornassi; e per fu constretto in ultimo Vitellozzo accordare con loro,
mettendo in loro mano, a stanza del re, Arezzo e tutte le terre aveva prese; e
cos, partitosi lui, gli Orsini ed e' Medici, e' capitani franzesi presono
ogni cosa in nome del re, el quale sopratenne la restituzione insino a tanto
che e' si pagassino e' tremila svizzeri; la quale parte accordata, mand
monsignore di Milone a Firenze con ordine del potere restituire e di operare
intorno a ci quanto gli fussi commesso dalla citt.
Venne Milone a Firenze, e bisogn, innanzi che gli andassi a Arezzo, accordare
monsignore di Ravel, nipote di Roano che era creditore della ragione de'
Medici di ottomila ducati; la quale cosa perch si espedissi, Alamanno
Salviati oblig alla osservanza di questo accordo la sua propriet; e cos ne
and Milone alla volta di Arezzo e con lui furono deputati commessari a
ricevere le terre, Piero Soderini e Luca d'Antonio degli Albizzi, e' quali
presono pacificamente la possessione di Arezzo e di tutte le terre perdute. Le
quali trovorono essere state vote da Vitellozzo di tutte le artiglierie e
tutti gli aretini che erano stati capi contro alla citt essersi fuggiti in
gran numero, a' quali fu dato bando di rubello, e cos si pos in tutto questo
movimento con grande spesa, pericolo e travaglio, dove se non fussi stata la
pazzia de' collegi, si sarebbe fermo con poca fatica e disagio, e sanza averne
a avere obligo con persona.
Erasi nella venuta del re in Italia conceputa speranza che volendo lui mandare
monsignore della Tramoia e disfare gli inimici sua, che noi, assicurati da
ogni banda ed avendo lo appoggio di questo esercito, facilmente recupereremo
Pisa, el quale disegno manc, perch el duca Valentino come e' vedde el re
venuto in Italia, e che a visitarlo vi era concorso, oltre agli oratori
nostri, gli oratori viniziani, e personalmente el duca Ferrara e marchese di
Mantova, el cardinale Sanseverino, a chi fu rilasciato el Fracassa suo
fratello, e di pi lo Orsino che era ito a dolersi de' tristi modi del
pontefice e finalmente che tutta Italia faceva capo a lui, inteso ancora
quanto el re fussi male disposto e come e' mandava in Toscana monsignore della
Tramoia e tante gente di arme e fanterie, sbigottito assai, n vedendo altro
rimedio, ne venne in poste a Milano a giustificarsi col re; in modo che e' si
riconcili seco cogli effetti che di sotto si diranno, e cos rimanemo certi
che per quello anno non si attenderebbe alle cose di Pisa.
Trovavasi addosso a tempo di questa signoria la citt una altra peste di
grandissimo pericolo e di vituperio, cio le cose di Pistoia, le quali erano
tutto d piggiorate ed incancherite, perch poi che e' Panciatichi furono
cacciati di Pistoia, attendendo e' Cancellieri a perseguitargli nel contado si
lev su dalla parte panciatica un contadino giovane chiamato Franco, el quale
era di persona gagliardissimo e di buono cervello e di natura quieta e che
volentieri attendeva a fare e' fatti sua. Costui in difendere la villa sua da'
Cancellieri che gli assaltorono, si port si bene e con forze e cervello, che
cominciando a acquistare riputazione, non solo fu fatto capo degli uomini
vicini a s, ma in brieve tempo di tutta la parte panciatica; in modo che lui
ne era interamente signore e ne disponeva a arbitrio suo, e con questo seguito
si affront due volte in battaglia grossa co' Cancellieri e gli roppe,
faccendone occisione di pi di dugento per volta.
Questi successi de' Panciatichi furono utili alla citt, perch furono uno
freno a' Cancellieri di non potere malignare, la quale cosa, se fussino stati
liberi, arebbono fatto, perch parendo loro avere offeso e disubbidita la
citt, cominciavano a non fidarsene. Nondimeno le cose erano in cattivi
termini, perch l'una parte e l'altra stava malissimo contenta: e'
Panciatichi, se bene si erano difesi nel contado, nondimeno non erano s
superiori potessino ritornare nella terra; e' Cancellieri, se bene tenevano e'
Panciatichi fuora, non potendo usare e godere la maggiore parte del contado,
erano in grande angustie; in modo che l'una parte e l'altra arebbe preso
partito co' principi forestieri, e ribellatisi e fatto a ogni male giuoco; e
cos la citt al presente non si valeva di Pistoia e conosceva che sanza dubio
si ribellerebbono. Per la qual cosa la signoria, faccendone massime instanzia
e riscaldandovisi su Alamanno Salviati, deliber assicurarsene, e poi che e'
non giovavano gli unguenti ed impiastri, usare a ultimo el ferro ed el fuoco.
Alla quale cosa non concorrendo e' dieci di bala e mostrando alla signoria
che pericoli erano in questa via, Alamanno avuta licenzia da' compagni di dire
quello che gli paressi, gli punse forte, mostrando che quella era la
intenzione della signoria, e quando non la eseguissino, che la signoria
notificherebbe a tutto el popolo come loro erano quegli che non volevano che
Pistoia si recuperassi, per la qual cosa loro, ristrettisi, attesono a
eseguire vivamente quello ordine. Comandossi adunche a moltissimi capi
dell'una parte e dell'altra, che fra uno certo termine comparissino a Firenze,
con animo che, se non ubbidivano, di procedere pi oltre. Stettono tutti
ambigui. e finalmente per meno male, temendo per avere la citt le gente
franzese in Toscana, comparirono tutti el d determinato, eccetti pochi che si
fuggirono ed ebbono bando di rubello; e volle la sorte che e' venissino
innanzi alla signoria el d medesimo o el d allato che comparirono gli
imbasciadori aretini mandati doppo la recuperazione. E cos la citt si
riassicur di Pistoia, e si rimesse drento la parte panciatica e fecesi in
spazio di pi mesi molti ordini, quali al presente non  necessario
raccontare.
Successe in questi tempi uno caso che fu per fare un poco di scompiglio nella
citt, e se fussi seguito arebbe impedito gli ordini che si feciono: questo 
che poi che e' furono creati e' dieci non si conferivano pi, come si soleva,
tutti gli avisi a' collegi; e per avendosi un d a vincere un partito fra e'
collegi e non si vincendo, un collegio de' Peri, per l'arte minore, disse che
ne era cagione perch non si conferiva loro le cose occorrente. Il che sendo
rapporto alla signoria. Alessandro Acciaiuoli, che era Proposto, propose tra
e' signori che e fussi casso, e subito si vinse; di che e' collegi sdegnorono
assai e volevano appellassi al consiglio e loro parlare in suo favore; il che
seguendo si sarebbono in modo alienati dalla signoria, che mai pi
concorrevano a bene nessuno; ma confortati da savi cittadini che le condizione
della citt non pativano queste quistioni, finalmente si posorono, e quello
che era stato casso non appell.


XXIII

RIFORME DELLA COSTITUZIONE FIORENTINA.
IMPRESE DEL VALENTINO.
PIERO SODERINI GONFALONIERE A VITA (1502).

Assettati con somma laude e felicit questi disordini che apartenevano alla
conservazione dello imperio e della quiete di fuora, la signoria volse gli
animi a riordinare le cose e lo stato della citt, per la disordinazione del
quale nascevano tutti gli altri disordini e confusione, che erano di natura
che perseverandosi in essi, ciascuno dubitava avere a vedere el fine ed ultimo
esterminio della citt. In che s'ha a intendere che e' sarebbe difficile
immaginarsi una citt tanto conquassata e male regolata quanto era la nostra,
e tutto el male procedeva per non vi essere uno o pi uomini particulari che
vegghiassino fermamente le cose publiche e che avessino tale autorit che,
consigliato quello fussi utile a fare, potessino di poi essere instrumenti a
condurlo a esecuzione, anzi mutandosi di due mesi in due mesi le signorie, e
di tre e quattro in tre e quattro e' collegi, ognuno per la brevit del tempo
che aveva a essere in magistrato, procedeva con rispetto e trattava le cose
publiche come cose di altri e poco apartenente a s. Aggiugnevasi che e'
signori ed e' collegi, per e' lunghi divieti che danno le legge della citt
alla casa ed alla propria persona dall'una volta all'altra, non possono essere
el pi delle volte se non uomini deboli e di poca qualit ed esperienzia degli
stati; in modo che se e' non prestano fede a' cittadini savi ed esperti, anzi
vogliono procedere di loro capo ed autorit, come interveniva allora perch
avevano sospetto che e' primi cittadini non volessino mutare lo stato,
impossibile  che la citt non vadia in perdizione. Concorrevaci tutti e'
disordini che fanno e' numeri grandi, quando hanno innanzi le cose non punto
digestite, la lunghezza al deliberare, tanto che spesso vengono tardi; el non
tenere secreto nulla, che  causa di molti mali.
Da questi difetti nasceva che non pensando nessuno di continuo alla citt, si
viveva al buio degli andamenti e moti di Italia; non si cognoscevano e' mali
nostri prima che fussino venuti; non era alcuno che avisassi di nulla, perch
ogni cosa subito si publicava, e' principi e potentati di fuora non tenevano
intelligenzia o amicizia alcuna colla citt, per non avere con chi confidare,
n di chi si valere, e' danari andando per molte mani, e per molte spezialit,
e sanza diligenzia di chi gli amministrava, erano prima spesi che fussino
posti e si penava el pi delle volte tanto a conoscere e' mali nostri e di poi
a fare provisione di danari, che e' giugnevano tardi, in modo che e' si
gittavano via sanza frutto, e quello che si sarebbe prima potuto fare con
cento ducati non si faceva poi con centomila.
Nasceva da questo che, bisognando ogni d porre provisione di danari e
provisione grosse, la brigata doppo el corso di molti anni era s stracca che
non voleva vincere pi provisione, in modo che non avendo danari, ogni d la
signoria sosteneva e' cittadini pi ricchi in palagio e gli faceva per forza
prestare al commune, e nondimeno non se ne cavava tale provedimento che e' non
fussino constretti a ultimo lasciare trascorrere ogni cosa, stare sanza
soldati, tenere sanza guardia e munizione alcuna le terre e le fortezze
nostre. E per e' savi cittadini e di riputazione, vedute queste cattive
cagione, n vi potendo riparare perch subito si gridava che volevano mutare
el governo stavano male contenti e disperati e si erano in tutto alienati
dallo stato; ed erano el pi di loro la maggior parte a specchio, n volevano
esercitare commessarie o legazione se non per forza e quando non potevano fare
altro, perch sendo necessario pe' nostri disordini che di ogni cosa
seguitassi cattivo effetto, non volevano avere addosso el carico e grido del
popolo sanza loro colpa.
Di qui procedeva che uno Piero Corsini, uno Guglielmo de' Pazzi erano tutto d
mandati commessari, perch, non volendo andare gli uomini savi e di
riputazione, bisognava ricorrere a quegli che andavano volentieri; cos
andorono in Francia imbasciadori uno Giovacchino Guasconi, uno Luigi dalla
Stufa e simili che non accadde nominare, perch uno messer Guidantonio
Vespucci, uno Giovan Batista Ridolfi, uno Bernardo Rucellai, uno Piero
Guicciardini non andavano se non quando non potevano fare altro. Di qui
nasceva che la citt non solo non aveva riputazione cogli altri potentati di
Italia, ma n ancora co' sua propri sudditi; come si vedde nelle cose di
Pistoia dove non sarebbono e' pistolesi tanto trascorsi, se avessino temuta o
stimata la citt. Aggiugnevasi a questi mali cos publici che non sendo nella
citt nessuno che avessi perpetua autorit, e quegli che erano in magistrato,
per essere a tempo, procedendo con timore e con rispetti era introdotta una
licenzia s publica e grande, che e' pareva quasi a ognuno, massime che fussi
di stirpe punto nobile, lecito di fare quello che e' volessi. Cos chi si
trovava ne' magistrati, se avessi nelle cose che vi si trattavano una
spezialt ed una voglia o onesta o disonesta bisognava che ne fussi satisfatto
e contento.
Questi modi dispiacevano tanto a' cittadini savi e che solevano avere
autorit, che erano quasi stracchi del vivere, perch e' vedevano la citt
rovinare ed andarne alla 'ngi cento miglia per ora vedevano essere spogliati
di ogni riputazione e potere; il che doleva loro e per rispetto proprio e
perch in effetto quando gli uomini di qualit non hanno, io non dico la
tirannide, ma quello grado che si conviene loro, la citt ne patisce.
Aggiugnevasi che ogni volta che nasceva qualche scompiglio, el popolo pigliava
sospetto di loro e portava pericolo che non corressi loro a casa, in modo che
ogni d pareva loro, essere in sul tavoliere, e per sommamente desideravano
che el governo presente si mutassi o almeno si riformassi, in modo che la
citt fussi bene governata, loro recuperassino parte del grado loro, ed in
quello che avevano si potessino vivere e godere sicuramente. Era el medesimo
appetito in quegli che si erano scoperti inimici di Piero de' Medici, perch
per e' disordini della citt avevano a stare in continuo sospetto che e'
Medici non tornassino, e cos riputavano avere a sbaraglio lo essere loro.
Cos gli uomini ricchi e che non attendevano allo stato, dolendosi di essere
ogni d sostenuti e taglieggiati a servire di danari el commune, desideravano
uno vivere nel quale, governassi chi si volessi, non fussino molestati nelle
loro facult.
Allo universale della citt, che erano gli uomini di casa basse e che
conoscevano che negli stati stretti le casa loro non arebbono condizione,
erano gli uomini di buone case, ma che avevano consorti di pi autorit e
qualit di loro e per vedevano che in uno vivere stretto rimarrebbono
adrieto; a tutti costoro, che erano in fatto molto maggiore numero, piaceva
molto el governo, nel quale si faceva poca distinzione da uomo a uomo presente
e da casa a casa; e con tutto intendessino vi era qualche difetto, pure ne
erano tanto gelosi e tanto dubio avevano che non fussi loro tolto, che come si
ragionava di mutare ed emendare nulla, vi si opponevano. Ma di poi, stracchi
dalle grande e spesse gravezze che si ponevano, da non rendere el Monte le
paghe a' cittadini, ed in ultimo mossi da questi casi di Arezzo e da tanto
pericolo che si era portato, che si toccava con mano essere causato da'
disordini nostri, cominciorono a conoscere s chiaramente che, non si
pigliando migliore forma, la citt si aviava al fine suo, che e' diventorono
facili a acconsentire che si pigliassi qualche modo di riformare el governo,
pure che lo effetto fussi che el consiglio non si levassi, n lo stato si
ristrignessi in pochi cittadini.
Trovando adunche la signoria la materia bene disposta ed essendovi caldi,
massime Alamanno Salviati, cominciorono a trattare e consultare quello che
fussi da fare, e finalmente discorrendo si risolverono che e' non fussi da
ragionare di fare squittini, di dare bala a' cittadini e cos di levare el
consiglio, per pi cagioni: prima, perch come lo stato si ristrignessi in
pochi, nascerebbe, come si era veduto ne' Venti ed in molti altri tempi,
divisioni e sette fra loro, in modo che lo effetto sarebbe che quando si
fussino prima bene percossi, bisognerebbe fare uno capo ed in fine ridursi a
uno tiranno; di poi, che quando fussi bene utile el fare cos el popolo ne era
tanto alieno che mai vi si condurrebbe; e per non essere bene di ragionare n
di attendere allo impossibile, ma pensare un modo che, mantenendosi el
consiglio, si resecassino quanto pi si poteva e' mali della citt e loro; e'
quali erano in somma, che le cose grave ed importante si trattavano per mano
di chi non le intendeva; e' cittadini savi e di qualit non avevano grado n
reputazione conveniente; nella citt si amministrava pe' magistrati nostri
poca giustizia e ragione, massime nel criminale.
Occorreva a questo uno modo: creare a vita uno magistrato di venti, quaranta,
sessanta, ottanta o cento cittadini, e' quali creassino e' commessari ed
imbasciadori, come facevano allora gli ottanta e non avessino autorit di
creare altri ufici e magistrati per non trre la autorit al consiglio;
vincessino le provisione di danari, massime per finale conclusione, e cos non
avessino di poi a ire in consiglio; di loro si creassino e' dieci; con loro si
trattassino e consultassino le cose importante dello stato, come si fa a
Vinegia co' pregati. Di questo nascerebbe che, stando loro continuamente, la
citt arebbe chi vegghiassi le cose sue; sendo e' pi savi della citt,
sarebbono bene intese e consultate, prevederebbono di danari a' tempi e quando
bisognassi, arebbono sempre buona notizia delle cose che andassino a torno,
perch loro vi attenderebbono, sarebbonne di continuo avisati perch nessuno
temerebbe essere scoperto da loro, ed e' potentati di Italia non fuggirebbono
el tenere pratica con loro, perch arebbono di chi si fidare e con chi si
valere. Cos arebbono bene governate le cose publiche, e' cittadini savi e di
qualit ritornerebbono in grado e riputazione conveniente; ed essendo nella
citt uomini che arebbono qualche autorit e riverenzia, si reprimerebbe la
licenzia di molti, ed e' magistrati nelle cose criminali farebbono pi el
debito loro, e se non lo facessino, non mancherebbe trovare de' modi che
provedessino a questa parte.
Questa conclusione piaceva assai, ma si dubitava che el popolo per el grande
sospetto che aveva che non si mutassi lo stato, come e' vedessi ordinare
deputazione di cittadini non vi concorrerebbe, e per si risolverono che egli
era meglio fare uno gonfaloniere di giustizia che fussi o in perpetuo o per
uno lungo tempo, di tre anni o cinque per due cagioni: l'una perch quando
bene si facessi quella deputazione di cittadini di che  detto di sopra,
nondimeno non pareva che avessi la sua perfezione se non vi fussi uno
gonfaloniere almeno per lungo tempo; e di poi feciono giudicio che essendo
eletto uno gonfaloniere savio e da bene, che avendo fede col popolo sarebbe
poi el vero mezzo a condurre facilmente quello o altro disegno, di che lo
effetto fussi che le cose di importanza si governassino per mano de' primi
cittadini della citt, e che gli uomini di conto avessino quella autorit che
meritamente si conveniva loro. E non pensorono che se la sorte dava loro uno
gonfaloniere ambizioso, che e' non vorrebbe in compagnia uomini di
riputazione, perch non gli potrebbe disporre e maneggiare a suo modo, e cos
che essendo eletto libero non vorrebbe legarsi da se medesimo; e per che
prima si doveva fare gli ordini, poi l'uomo che vi aveva a vivere sotto, non
prima l'uomo sciolto, che stesse a lui se s'aveva a ordinare e legare, o no.
Fatta adunche questa risoluzione nella signoria e di poi persuasola
destramente a' collegi, si cominci a praticare e' modi e la autorit sua co'
cittadini pi savi e si conchiuse che la autorit sua fussi quella medesima
che solevano avere pel passato e' gonfalonieri di giustizia, non accresciuta
n diminuita in alcune parte, eccetto che e' potessi proporre e trovarsi a
rendere el partito in tutti e' magistrati della citt nelle cause criminali.
Questo fu fatto perch, trattandosi di uno delitto di uno uomo nobile, se e'
magistrati per rispetto vi andassino a rilento, lui la potessi proporre, e
colla autorit e presenzia sua muovergli a osservanzia delle leggi.
Venne di poi in consulta quale fussi meglio, o farlo a vita o per tempo lungo
di qualche anno; a molti non pareva da farlo a vita, perch si potessi qualche
volta mutare e dare parte a altri; di poi se e' riuscissi uomo non sufficiente
o per ignoranzia o per malizia, che e' finirebbe qualche volta, e la citt non
l'arebbe adosso in perpetuo, inoltre lo stare uno tempo lungo, bastare a fare
quegli effetti buoni che si cercavano per la creazione sua, perch la citt
arebbe chi vegghierebbe le cose publiche ed uno timone fermo e che potrebbe
introdurre gli ordini buoni; inoltre, che ricordandosi di essere a tempo, non
gli parrebbe avere tanta licenzia, quanta se fussi perpetuo, e pi
consentirebbe a ridurre e' cittadini al governo in compagnia sua, che se fussi
a vita.
A molti, fra' quali era Giovan Batista Ridolfi, pareva el contrario;
assegnavanne massime due ragione: l'una, che sendo fatto a vita, arebbe el
maggiore grado che potessi desiderare nella citt e per che l'animo suo si
quieterebbe e contenterebbe, e potrebbe sanza rispetto alcuno pensare al bene
della citt, dove, se fussi a tempo, non poserebbe forse cos l'animo, ma
penserebbe come vi si potesse perpetuare, o con favore della moltitudine o con
qualche via estraordinaria; il che non potrebbe essere se non con danno ed
alterazione grande della citt; di poi, che sendo in perpetuo, potrebbe pi
vivamente fare osservare la giustizia e punire e' delitti, perch avendo a
stare sempre in quello magistrato, non arebbe rispetto e paura di persona,
dove sendo a tempo, si ricorderebbe avere a tornare un d cittadino privato, e
non vi sarebbe gagliardo, anzi procederebbe con quegli riguardi che facevano
gli altri magistrati della citt, e cos verrebbe a mancare la osservanza
della giustizia, che era uno di quegli effetti principali pel quale si
introduceva questo nuovo modo. Deliberossi finalmente non lo fare in perpetuo,
ma per tempo lungo di tre anni; e cos sendo ferma la provisione e tirandosi
innanzi, Piero degli Alberti, Bernardo da Diacceto ed alcuni simili
cominciorono a gridare che gli era meglio farlo a vita e tanto intorbidorono,
che quella provisione non si vinse, mossi perch e' non piaceva loro farlo in
modo alcuno e si persuasono che el popolo non concorrerebbe mai a farlo a
vita.
La signoria adunche che ci era calda, massime Alamanno, alterata in su questa
contradizione, ordin la provisione di farla a vita, e vi si aggiunse avessi a
avere cinquant'anni; non potessi avere magistrato alcuno della citt; e' sue
figliuoli non potessino essere de' tre maggiori; fratelli e figliuoli di
fratelli non potessino essere de' signori, non potessino n lui n sua
figliuoli fare trafico ed esercizio alcuno, il che si fece acci che ne' conti
del dare ed avere non avessino a soprafare altri; avessi di salario ducati
milledugento l'anno; potessi essere, portandosi male, privato del magistrato
da' signori e collegi, dieci capitani di parte guelfa ed otto, congregati
insieme pe' tre quarti delle fave e' quali potessino essere chiamati a
petizione di qualunque de' signori potessi essere eletto ognuno che fussi
inabile per conto di divieto o di specchio. E fu presa s larga questa parte,
che e' si interpret che (etiam )quegli che vanno per le minore arte potessino
essere eletti, il che si fece o per inavvertenza o perch la arte minore ci
concorressi pi volentieri.
El modo del crearlo fussi questo: chiamassisi el consiglio grande, nel quale
potessino intervenire per d tutti quegli avevano el beneficio non ostante
fussino a specchio, il che si fece acci che chi fussi eletto fussi con
consenso pi universale del popolo, ognuno che fussi in consiglio avessi
autorit di nominare chi gli pareva e quegli tutti nominati andassino a
partito, e tutti quegli che vincevano el partito per la met delle fave e una
pi, o uno o pi che fussino, andassino un'altra volta a partito, e quello o
quegli che vincevano, andassino questa seconda volta a partito, e tutti quegli
che vincevano, riandassino poi a partito la terza volta; e di quegli che
vincevano questa terza volta, si pigliassi chi vinceva per la met delle fave
e una pi, ed avessi pi fave che gli altri che fussino iti a partito la terza
volta, se altri vi era ito; e questo tale fussi gonfaloniere di giustizia a
vita.
Presesi questo modo perch la elezione non si sarebbe mai vinto si fussi
cavata del popolo; e per ordinorono questi vagli, acci che avessi pi
maturit che fussi possibile. Aggiunsesi che la elezione si facessi a tempo
della signoria futura, acci che el popolo potessi meglio pensare e risolversi
a chi fussi a proposito, e che chi fussi eletto, fussi publicato quando la
signoria che aveva a entrare di novembre, e pigliassi el magistrato in calendi
di novembre prossimo futuro. Aggiunsesi in questa provisione un altro
capitolo, che dove gli ottanta si traevano a sorte di quegli che avevano vinto
el partito ora se ne pigliassi pochi pi di cento che avessino vinto per le
pi fave, e di quegli si traessino gli ottanta, dando la rata a' quartieri. Il
che fu fatto acci che in quello consiglio si trovassino uomini pi scelti
perch, come  detto di sopra, quando in quello consiglio intervenissino tutti
gli uomini savi e di qualit, sarebbe utilissimo alla citt.
Ordinata e ferma questa provisione, e vinta fra' signori e collegi si misse
negli ottanta, dove si dubit avessi assai difficult, perch si credeva che
molti cittadini che pretendevano d'avere a essere gonfalonieri di giustizia se
si creassi per dua mesi, non vi concorrerebbono per non si privare di quella
degnit. Aggiugnevasi che Bernardo Rucellai publicamente la disfavoriva, e la
cagione si diceva perch e' vedeva volgersi el favore a Piero Soderini, del
quale lui era particulare inimico; nondimeno sendo riscaldata dalla signoria e
da' collegi, si vinse con poca fatica la seconda volta che ebbono gli ottanta.
Chiamossi di poi el consiglio grande, ed avendovi parlato in favore chi era
deputato pe' collegi, e di poi Piero Guicciardini ed Iacopo Salviati ed altri
uomini da bene, si accost el primo d a poche fave; in modo che l'altro d
facilmente si condusse alla sua perfezione. Acquistvi, fra gli altri che la
favorirono, gran laude Piero di Niccol Ardinghelli, giovane di trentuno o
trentadue anni, che era de' dodici el quale, avendovi per conto de' compagni
parlato su pi volte, satisfece tanto a ognuno, che pochi d poi fu creato
dagli ottanta commessario a Castiglione Aretino, e si fece una via da dovere
avere tanto stato quanto uomo da Firenze, se non se l'avessi poi tolto da se
medesimo.
Vinta questa provisione e dato principio alla riordinazione della citt, usc
la signoria, la quale avendo trovata la citt in somma confusione, smembrato
Arezzo con tutta quella provincia, Pistoia quasi perduta e ribellata, aveva
rassicurata la citt di Pistoia, recuperato Arezzo e ci che si era perso in
quella rivoluzione, ed in ultimo vinta la provisione di riformare lo stato,
lasciato ognuno in somma allegrezza e speranza; e per usc meritamente con
somma commendazione, sendo per ogni buona opera attribuita a Alamanno
Salviati, Alessandro Acciaiuoli e Niccol Morelli, e sopra tutto a Alamanno,
in modo che e' tre quarti di quella gloria furono sua.
Successe in luogo loro gonfaloniere di giustizia Niccol di Matteo Sacchetti,
a tempo del quale la citt richiese el re che per sicurt nostra ci concedessi
che le sue gente che erano venute in Toscana, o almeno una parte di quelle
sotto monsignore di Lancre, rimanessino alle stanze in sul nostro. Rispose el
re che era contento vi stessino qualche tempo, ma perch potrebbe essere che
n'arebbe bisogno per s, le voleva potere rivocare a ogni sua posta, non
avendo rispetto se ci lasciassi provisti o no. Acconsentillo da principio la
citt; di poi non se ne sapendo bene risolvere, tutte le gente si partirono e
tornorono in Lombardia, di che la citt venne a entrare in nuovi pensieri,
perch el re, sendo riconciliato con Valentino, prese la volta di Francia; ed
el Valentino contro alla opinione di molti che credevano che lo dovessi menare
seco in Francia e quivi ritenerlo onestamente, accompagnatolo insino in Asti,
se ne ritorn in Romagna agli stati sua. Donde la citt trovandosi sanza arme,
cominci a avere gran paura di lui, e bench si intendessi che el re gli aveva
alla partita raccomandato lo stato nostro, nondimeno si dubitava che, avendo
una occasione di offenderci, non la usassi, avuto poco rispetto al re, col
quale, secondo la natura de' franzesi, si truova doppo el fatto facilmente
rimedio, e lui ne aveva veduta la esperienzia, sendosi s intrinsecamente
riconciliato seco, non ostante che el re si fussi persuaso che ci ch'egli
aveva fatto, fussi stato per cavarlo di Italia, e massime che nella
recuperazione di Arezzo e delle altre cose nostre, el papa ed e' Vitelli e gli
Orsini avevano publicamente detto che come el re fussi partito di Italia, ci
farebbe uno altro assalto, el quale sarebbe di natura che non sarebbono e'
franzesi ogni volta a tempo a liberarci. Ed essendo adunche in questa
ambiguit, sopravenne uno accidente, el quale per qualche poco di tempo ci
assicur; el quale perch si intenda meglio, bisogna ripetere la origine sua
da' fondamenti.
Bench gli Orsini, Vitelli, Baglioni e Pandolfo Petrucci fussino o soldati o
aderenti ed in una intelligenzia col papa e col duca Valentino, nondimeno la
unione pi stretta e quasi una fazione era tra Vitelli, Orsini Baglioni e
Pandolfo, e' quali per molti rispetti e per correre una medesima fortuna,
erano di una volont medesima. Costoro conoscendo la ambizione del duca
Valentino e lo appetito suo infinito del dominare, el quale prima si estendeva
ne' luoghi pi vicini ed in quegli dove aveva qualche titolo e colore di
ragione, in fatto n'avevano sospetto e ne temevano, massime considerando che
Perugia e Citt di Castello apartenevano di ragione alla Chiesa, e cos una
parte degli stati degli Orsini, e l'altra, essere in su' terreni di Roma, e
cos, spacciati loro, accadere di Siena. E per doppo lo acquisto di Faenza
avevono avuto caro che e' non gli fussi riuscita la impresa di Bologna, e
perch non pareva da loro essere cos gagliardi contro al papa ed alla Chiesa,
massime avendo lo appoggio di Francia, arebbono desiderato rimettere Piero de'
Medici in Firenze, parendo che colle forze di quello stato si sarebbono
assicurati.
Da altra banda el Valentino secretamente gli aveva in odio e desiderava la
ruina loro, parte perch intendendo questi umori n'aveva preso sospetto, parte
per ambizione e desiderio di insignorirsi di quegli stati; e per fu opinione
di qualcuno, che se bene da un canto gli piacessi che noi avessimo perduto, o
perch sperassi acquistare qualcuna delle terre nostre, o perch credessi che
noi per difenderci fussimo forzati pigliare accordo seco con qualche suo
grande vantaggio, da altro gli dispiacessi, dubitando che o Vitellozzo non
acquistassi per s qualcuna di quelle nostre terre, o e' Medici ritornassino
in Firenze. Ma di poi venendone el re in Italia, lui e prima per lettere e di
poi a bocca col re, per sua giustificazione sempre disse che lui non aveva
saputo nulla di questo insulto, ma che era stata opera di Vitellozzo ed Orsini
sanza sua participazione: di che nacque che comandando el re a Vitellozzo che
venissi a Milano, lui impaurito non vi volle mai andare, allegando per scusa
lo essere ammalato, e per el re si sdegn molto forte contro a Vitellozzo e
cominciollo a riputare suo capitale inimico.
Arebbe avuto el re, per lo ordinario, desiderio che Vitellozzo e gli Orsini
perissino, perch riputava essere utile a conservazione del suo stato che la
milizia di Italia si spegnessi, e per, aggiuntoci questo odio particulare, vi
era su molto infiammato; da altro canto, se bene si era adirato col papa e
Valentino, non se ne fidava molto, pure per essersi inimicato come di sotto si
dir, nel reame cogli spagnuoli, pensava, riconciliandosi seco, potersene
valere in quella provincia; e cos da altro canto che se fussi suo inimico,
gli potrebbe nuocere nelle cose del reame, e si farebbe forse una unione fra
'l papa, re di Spagna e viniziani, che lo metterebbe in assai pericoli. Per
questo, sendone massime persuaso da monsignore di Roano, con chi el papa si
manteneva assai faccendolo legato di l da' monti, ed esaltando e' sua nipoti
alle dignit ecclesiastiche, si contrasse uno accordo ed una unione tra loro,
lo effetto della quale fu che el re permetteva al Valentino insignorirsi di
Bologna, di Perugia e di Citt di Castello e lui gli prometteva nel reame
tutti e' favori possibili. E per sendo tornato Valentino in Romagna e
preparandosi alla impresa di Bologna, sentito che ebbono questo Vitellozzo e
gli Orsini e quella fazione perch non avevano ancora notizia quello che si
fussi designato degli stati loro, considerando che se el Valentino pigliava
Bologna, arebbono tutti a stare a sua discrezione, si ristrinsono insieme e
deliberorono fare forza di opprimere la grandezza del Valentino, innanzi che
crescessi pi. Furono in questa intelligenzia messer Giovanni Bentivogli, pel
pericolo ed interesse suo e perch era parente nuovamente degli Orsini,
Pandolfo Petrucci, Giampaolo Baglioni, gli Orsini, Vitellozzo Liverotto da
Fermo ed el duca Guido di Urbino al quale si obligorono rendergli e
conservargli lo stato suo. E cos accendendosi uno principio di nuovo fuoco,
la citt diminu assai la paura del Valentino, e cos di Vitellozzo e degli
altri.
Nel quale tempo, secondo la provisione fatta di agosto, si venne alla
creazione del gonfaloniere a vita, e ragunato el consiglio grande dove
intervenne pi che duemila persone e fatte le nominazione, nelle quale nomin
ognuno che volle nominare, andorono a partito e' nominati che furono pi di
dugento; e lo effetto fu che nella prima squittinazione vinsono solo tre, che
furono messer Antonio Malegonnelle, Giovacchino Guasconi e Piero Soderini, e
riandati a partito la seconda volta, non vinse se non Piero Soderini, el quale
riandando solo la terza volta, vinse el partito; in modo che, bench el
publico non scoprissi chi era fatto, nondimeno necessariamente si manifest,
poi che la seconda e terza volta and lui solo e cos rimase fatto
gonfaloniere di giustizia a vita Piero di messer Tommaso Soderini, che a pena
aveva cinquant'anni non ancora finiti.
Le cagione perch lui fu in tanto magistrato preposto a tutti gli altri furono
molte: era di casa buona e nondimeno non piena di molti uomini, n copiosa di
molti parenti, era ricco e sanza figliuoli, era riputato cittadino savio e
valente, era tenuto amatore del popolo e di questo consiglio, aveva buona
lingua. Aggiugnevasi che si era dal 94 in qua affaticato assai nelle cose
della citt, e dove gli altri cittadini reputati come lui avevano fuggite le
brighe e le commessione, lui solo l'aveva sempre accettate, e tante volte
esercitate quante era stato eletto, e per n'aveva acquistato opinione di
essere buono cittadino ed amatore delle cose publiche; ed inoltre la
multitudine, veduto adoperarlo pi che gli altri e non pensando che la cagione
era perch e' simili a lui fuggivano gli ufici, credeva procedessi  perch e'
fussi pi valente uomo che gli altri. Aggiunsesi el favore datogli da Alamanno
ed Iacopo Salviati, e' quali, avendo amici e parenti assai e trovandosi in
somma grazia e credito del popolo, n essendo per la et ancora capaci di
quello magistrato, messono ogni loro forza che fussi eletto Piero Soderini,
mossi non per avere parentado ed amicizia intrinseca con lui, ma perch
riputorono che la creazione sua dovessi essere a beneficio della citt; e fu
di tanta efficacia questo aiuto, che in ogni modo gli accrebbe el quarto del
favore. Fu eletto, sendo assente ed ancora commessario a Arezzo insieme con
Antonio Giacomini perch Luca d'Antonio degli Albizzi era morto in quegli
giorni, in luogo di chi fu poi eletto Alamanno Salviati; ed avuta la nuova
della elezione, ne venne in Casentino, pochi d poi venne in Firenze standosi
sempre in casa insino al d che e' fussi publicato.
In questo tempo gli Orsini, Vitelli e gli altri aderenti, fatta una dieta alla
Magione in quello di... e quivi conchiusa e publicata la loro nuova lega ed
intelligenzia, ne vennono nello stato di Urbino, el quale recuperorono con
poca fatica, e renderonlo al signore vecchio. Sbigott assai el papa e
Valentino di questo assalto; e pure voltisi a' rimedi avisorono subito in
Francia, chiedendo aiuto, feciono quanti soldati a cavallo ed a piede
potevano, e richiesono istantissimamente la citt di collegarsi insieme, per
potersi valere di quella in tanto bisogno. Cos da altra parte e' collegati
feciono per mezzo di Pandolfo Petrucci molte richieste, offerendo qualche
commodit circa a Pisa la quale cosa per intendere meglio, fu mandato
occultamente a Siena ser Antonio da Colle, ed in effetto non avendo loro
facult di farlo la citt si risolv di stare neutrale insino a tanto che e'
si intendessi chiaramente la volunt del re di Francia. E perch e' si credeva
che e' sarebbe inclinato a favorire Valentino, per ritenerselo intanto con
qualche dimostrazione, vi fu mandato da' dieci a lui che era in Imola, Niccol
Machiavelli cancelliere de' dieci, ed a Roma fu mandato ser Alessandro Bracci,
uomo esercitato in queste cose, per dare pasto al papa insino a tanto che vi
andassi messer Giovan Vettorio Soderini che vi era deputato oratore.
Nel medesimo tempo la citt, vedendosi spogliata di arme, condusse per
capitano generale el marchese di Mantova, el quale, el d che fu fatta la
condotta, si trovava in Milano che ne andava a dirittura in Francia; ma perch
el marchese si era di nuovo riconciliato col re, del quale era stato
lungamente inimico, el re non si fidava interamente di lui, e per gli
dispiacque questa condotta, parendogli che el mettere in mano al marchese le
forze della citt nostra gli potessi in qualche accidente nuocere assai. Disse
adunche lui e Roano a Luigi dalla Stufa, che vi era oratore solo, perch el
Gualterotto non aveva passati e' monti, che el desiderio loro era, questa
condotta non andassi innanzi, e nondimeno che e, si facessi con tale destrezza
che el marchese non si accorgessi della cagione; e per fu necessario
introdurre molte cavillazioni per impedirla, tanto che lo effetto fu che la
condotta non ebbe luogo; e pure el marchese cognobbe che e' non era stato per
difetto nostro, ma per opera del re.
Entr di poi in calendi di novembre el nuovo gonfaloniere di giustizia, nel
quale furono due cose nuove e singulari: l'una, essere creato a vita, l'altra,
essere creato diciotto mesi poi che era stato una altra volta: conciosiach
secondo le legge ordinarie della citt bisognassi dall'una volta alla altra
stare almeno tre anni. Successene di poi una altra non meno nuova, che mentre
che e' sedeva in magistrato, furono de' signori e collegi alcuni de' sua
consorti Soderini, conciosiach innanzi a lui non solo fussi proibito el
trovarsi insieme de' tre maggiori due di una casa medesima, ma ancora quando
era de' signori uno di una casa, da poi che era uscito avevono e' sua consorti
divieto uno anno a potere essere de' signori, e sei mesi de' collegi. Entr
con grandissima grazia e riputazione e con universale speranza della citt che
non solo a tempo suo le cose avessino a essere prospere, ma ancora s'avessi
per opera sue a riformare ed introdurre un vivere s buono e santo, che la
citt n'avessi lungamente a godere, la quale si trovava in molte onde e
pensieri.
Erasi quanto al governo di drento fatto uno principio buono, di avere creato
uno gonfaloniere a vita; ma come a una nave non baste uno buono nocchiere se
non sono bene ordinati gli altri instrumenti che la conducono, cos non
bastava al buono essere della citt l'avere provisto di uno gonfaloniere a
vita che facessi in questo corpo quasi lo uficio di nocchiere, se non si
ordinavano le altre parte che si richieggono a una republica che voglia
conservarsi libera e fuggire gli estremi della tirannide e della licenzia. E
come non pu essere chiamato buono nocchiere in una nave quello che non
provede a introdurre gli instrumenti di che sopra  detto necessari, cos in
questa citt non poteva essere chiamato buono gonfaloniere a vita quello che
non provedeva gli altri ordini necessari e riparava agli inconvenienti detti
di sopra.
Quanto alle cose di fuora, la citt si trovava due piaghe proprie: una le cose
di Pisa, le quali se non si posavano ed in forma che Pisa fussi mostra, non ci
potevamo posare noi; l'altra e' Medici, che bench paressino molto deboli e
con pochi amici e sanza parte nella citt, nondimeno se bene da loro propri
non pareva ci potessino offendere e perturbare, pure per la potenzia avuta
nella citt e nel contado nostro, erano uno instrumento col quale e' potentati
inimici nostri ci potevano pi facilmente bastonare. Aveva la citt di poi
qualche altro male pi accidentale e meno proprio: la inimicizia con
Vitellozzo, el quale era uomo s inquieto e di tale riputazione co' soldati ed
appoggiato in modo da quella fazione Orsini, Pandolfo e Baglioni, che e'
bisognava fare conto che, non si reconciliando o non si spegnendo, avessi a
tenere la citt in continui sospetti ed affanni; la potenzia ed ambizione del
papa e duca Valentino, che era da temere assai rispetto alle forze grandissime
della Chiesa e la vicinit degli stati di Romagna con noi; lo essere el
Valentino uomo valente ed in sulle arme, e tanto pi quanto per le cose di
Pisa la citt nostra era debole e conquassata; questi erano e' mali che pi si
vedevano e palpavano per ognuno. Aggiugnevasi lo stato grande de' viniziani e'
quali se bene allora non offendevano n cercavano di offendere la citt, pure
s'aveva a considerare che erano s grandi, che perdendo o per morte o per
altro caso el re di Francia el domino di Milano e del reame Italia tutta
rimaneva in preda ed a loro discrezione. E dato che questo male fussi s
grande che la citt da s non vi potessi riparare, pure aveva a pensare di
fare lo sforzo suo, e con lo incitare contro a loro el re di Francia, e con
tenere le mani in sulle cose di Romagna, se mai per morte del papa o per altro
accidente si alterassino. Eraci da stimare assai le cose di Francia, colle
quali la citt pareva in buoni termini, e che el re e monsignore di Roano, in
chi era el pondo d'ogni cosa, ci fussi affezionato; pure s'aveva a presupporre
che la avarizia, la leggerezza loro ed el rispetto che hanno a se medesimi era
tanto, che di loro s'aveva a cavare pi briga, pi spesa sanza comparazione
che utile.
Trovavansi in questi termini le cose nostre e perch pi si mescolavano allora
e' signori collegati ed el Valentino che altra cosa di Italia, per gli animi
ed e' pensieri di tutti erano vlti a quelle. El subito acquisto dello stato
di Urbino, e la riputazione che aveva massime Vitellozzo, avevano tanto
sbigottito el Valentino, che si trovava in Imola, ed e' sudditi sua, che 
opinione che se subito fussino andati alla volta di Romagna, arebbono fatto in
quello stato qualche grande sdrucito, e forse riportatane una assoluta ed
intera vittoria ma lo indugio loro fu tanto, o perch e' fussi lungo lo
accozzare insieme le forze di tante persone, dove sempre nasce mille
difficult o perch e' fussino tenuti in pratiche di accordo, che el Valentino
ebbe tempo prima fortificare le fortezze e terre sua, di poi soldare cavalli e
fanterie in somma da potersi difendere e di poi aspettare a bell'agio l'aiuto
di Francia, el quale veniva in suo favore molto gagliardo perch el re subito
scrisse a monsignore di Ciamonte, che era a Milano, che spignessi in Romagna
tutte le sue gente, e fece intendere che non mancherebbe di tutti quegli aiuti
che potessi. Per la qual cosa e' viniziani, di chi si era dubitato, feciono
intendere al papa e Valentino, che erano parati servirlo di tutte quelle gente
che avevano ed e' fiorentini al tutto si confermorono o di fare accordo col
papa o di starsi neutrali.
Di che sbigottiti assai e' collegati, cominciorono a tenere pratiche di
accordo; e finalmente gli Orsini, Vitelli e quella fazione si convennono
restituire Urbino al Valentino, tornare a' soldi sua, e che delle cose di
Bologna e di messer Giovanni si facessi uno compromesso. El quale capitolo
perch fu sanza saputa di messer Giovanni, lui sdegnatosi fece da parte un
altro accordo con Valentino, l'effetto del quale fu che el Valentino non
molestassi quello stato e fussine servito per tempo di pi anni di certa somma
di danari e di uomini d'arme e cos el Valentino, bench si trovassi forte in
sulla campagna e di sua gente e de' franzesi che erano arrivati in Romagna, fu
contento a lasciare stare Bologna, o perch cos fussi el parere del re di
Francia, di che messer Giovanni era in protezione, o perch volessi, come di
poi mostr lo effetto, essere pi espedito a attendere a altro.
N molto poi, sendosi simulatamente riconciliato co' collegati, ne vennono
colle loro gente Vitellozzo, Paolo Orsini, Liverotto da Fermo ed el duca di
Gravina, che era di casa Orsina, a trovarlo a Sinigaglia, dove lui
industriosamente aveva esercito pi potente di loro e sanza loro saputa,
perch aveva condotto un gran numero di lancie spezzate, e cos avendo
condotti pochi cavalli per volta, non si era inteso n saputo quanto numero
avessi fatto. Pose adunche loro le mani adosso e fece subito strangolare
miserabilmente, con un modo per nuovo e crudele di morte, Vitellozzo e
Liverotto, e pochi d poi el signore Paolo ed el duca di Gravina; ed in quello
d medesimo el papa fece sostenere in palazzo el cardinale Orsino e messer
Rinaldo Orsini arcivescovo di Firenze e messer Iacopo da Santa Croce,
gentiluomo romano e de' primi capi di parte Orsina, de' quali fece subito
morire el cardinale; gli altri dua, avendogli sostenuti qualche tempo, lasci.
Cos fin el d suo Vitellozzo, e quelle arme che erano preposte a tutte le
arme italiane, in che  da notare che messer Niccol suo padre ebbe quattro
figliuoli legittimi, Giovanni, Camillo, Pagolo e Vitellozzo, e' quali tutti
nella milizia feciono tale profitto che furono ne' tempi loro riputati de'
primi soldati di Italia, in modo che si faceva giudicio che avessi per la
virt di questi quattro fratelli a essere una casa di grandissima potenzia ed
autorit. Ma come volle la sorte, questi principi s felicissimi ebbono fini
pi infelici: Giovanni innanzi al 94, sendo soldato di Innocenzio, fu nella
Marca, nella guerra di Osimo morto da una artiglieria; Camillo sendo nel reame
a soldo del re Carlo, fu, nella espugnazione di uno castello, morto da uno
sasso gittato dalle mura, a Paolo fu tagliato el capo, Vitellozzo fu
strangolato; ed in effetto tutti e quattro, sendo ancora giovani, perirono di
morte violenta.
Di Liverotto s'ha a intendere che e' fu da Fermo, di nobile casa; ed essendo
valente soldato ed in riputazione per essere cognato di Vitellozzo, e favorito
da parte Orsina, venne in disegno di occupare lo stato di Fermo, e vedendo che
bisognava la forza, ordin che uno d determinato molti soldati sua confidati
spicciolati e sotto nome di altre faccende, fussino in Fermo; el quale d,
essendovi lui, convit in casa sua messer Giovanni Frangiani suo zio, uomo di
grande autorit, con parecchi altri cittadini principali di Fermo, e doppo el
convito, avendogli con parecchi sua compagni crudelmente amazzati, corse la
terra in suo nome, essendo impauriti tutti e' cittadini, e non avendo alcuno
ardire di parlare. Ma come volle la giustizia divina, avendo fatto questo
eccesso l'anno 1501 el d di san Stefano, fu nel sequente anno, el d medesimo
di san Stefano, fatto nel sopra detto modo morire dal duca Valentino.
Morti che furono crudelmente costoro, el duca si volt collo esercito suo
verso Citt di Castello, dove si trovava messer Iulio vescovo di Castello e
fratello bastardo di Vitellozzo, ed alcuni garzoni figliuoli di Giovanni,
Camillo e di Pagolo, e' quali intesa la venuta sua, essendo sanza forze e
sanza speranze, si fuggirono; di che lui acquistata quella terra, and subito
alla vlta di Perugia, nella quale entr sanza resistenzia, perch Giampaolo,
non avendo rimedio, se ne fugg. Vlto di poi verso Siena, sotto nome di
volerne cacciare Pandolfo suo inimico, in fatto per fare pruova se potessi
insignorirsene, poi che e' vedde e' sanesi ostinati a difendersi, per virt
del quale rimanendo Siena come si era, Pandolfo s'ebbe a partire ed andossene
a Pisa, e nondimeno rimasono nel governo gli aderenti ed amici sua, in modo
che si poteva dire lo tenessino fuora mal volentieri, ma per fuggire la guerra
del Valentino, accordandosi ancora lui a questo partito. Andossene di poi in
terra di Roma allo acquisto degli Orsini, dove in brieve tempo occup ogni
cosa, eccetto alcune terre di Gian Giordano. Aveva in questo mezzo la citt
per mezzo di messer Giovan Vettorio Soderini oratore nostro a Roma, trattato
accordo col pontefice; e per questa cagione essendo stato eletto oratore al
duca Valentino Piero Guicciardini ed avendo rifiutato, vi fu mandato Iacopo
Salviati, a tempo che ancora era a' confini nostri e non si era ritirato in
quello di Roma. E finalmente lo effetto fu che doppo molte pratiche, sendo
quasi fermi ed appuntati e' capitoli, non se ne fece conclusione alcuna, ora
rimanendo dal papa che voleva condizioni disoneste, ora da noi che volavamo
intendere l'animo del re di Francia.


XXIV

RIVALITA' TRA SPAGNA E FRANCIA IN ITALIA.
ELEZIONE DI GlULIO (1503).

1503. Seguit lo anno 1503, nel quale si dtte mutazione grandissima alle cose
di Italia. Sul principio di questo anno la citt desiderosa di armarsi, e di
qualche arme franzese per pi riputazione, tolse a soldo per conforto del re e
di Roano e per mezzo degli oratori nostri che erano in Francia, monsignore de'
Soderini ed Alessandro di Francesco Nasi, uno capitano franzese chiamato Bagl
di Cane, uomo valente e di buona riputazione nel mestiere delle arme. Fu la
condotta sua cento lancie franzese, delle quali cinquanta ne pagava la citt,
cinquanta ne erano accommodate dal re; e fecesi, perch si credette che per
conto de' franzesi, el papa e Valentino avessino a avere pi rispetto a
offenderci; e cos si temporeggiavano le cose di Italia, quando nel reame
nacque uno accidente di momento grandissimo.
Era fra e' franzesi e spagnuoli nata differenzia nel regno per conto della
dogana di Puglia, la quale non si potendo acconciare colle parole, si venne
alle arme, dove trovandosi e' franzesi pi forti e superiori di numero,
occuporono quasi tutta la Calavria; ma poco di poi avendovi el re di Spagna
mandato rinfrescamento di gente, e trovandovisi per lui Consalvo Ferrando;
uomo valentissimo, si cominciorono a levare via e' vantaggi, e l'una parte e
la altra essere pi del pari. In questo mezzo Filippo duca di Borgogna
figliuolo di Massimiano re de' romani e genero del re di Spagna, venuto
personalmente in Francia a aboccarsi col re, pratic e concluse accordo fra
questi principi, per virt del quale avendosi a levare le offese, e l'una
parte e l'altra a posare le arme, e cos avendo el re di Spagna a ratificare
quello che era stato fatto dal genero di suo mandato, faccendosi per parte di
quello re molte cavillazioni; lo effetto fu che Consalvi venne nel reame a
giornata co' franzesi e gli ruppe vittoriosamente. E di poi seguitando la
vittoria, acquist in pochi d Napoli con tutto el regno, ed espugn con somma
industria e laude quelle fortezze di Napoli che erano riputate inespugnabile;
e cos ogni cosa venne in sue mano, eccetto Gaeta, nella quale rifuggirono una
parte delle gente franzese.
Alterossi e risentissi mirabilmente el re di questa percossa e bench dalla
parte di Spagna si facessino molte scuse ed introducessinsi nuove pratiche di
accordo, veduto alfine che tutte erano parole, si risolv a fare uno sforzo ed
una impresa potentissima per recuperare lo stato e l'onore, e vendicare quella
ingiuria che gli era stata fatta sotto la fede degli accordi.
Era in questi tempi nata fra lui ed el papa indegnazione, la quale ebbe forse
origine intrinseca, perch el re cominciava a non se ne fidare ed a temere
della potenzia sua; ma le cagione che apparirono di fuora, furono che doppo la
morte degli Orsini, el re scrisse al papa e Valentino, che in nessuno modo
occupassino lo stato di Gian Giordano Orsino che era suo soldato, e bench
loro, spacciato che ebbono lo stato degli altri Orsini, da Pitigliano in
fuora, si accampassino a certe castella di Gian Giordano, el re se ne riscald
tanto con lettere e con messi, e fecene tanta instanzia, che doppo molte
querele del papa e Valentino, lo effetto fu che nacque uno accordo tra loro,
per virt del quale le terre che erano in quistione s'ebbono a dipositare in
mano del re.
Aggiunsesi di poi che el Valentino, el quale aveva a andare nel reame in aiuto
de' franzesi, differ tanto con varie cagioni la andata, che e' seguit el
disordine detto di sopra, del quale el papa e lui si rallegrorono assai,
giudicando che questa mutazione fussi a suo proposito. Per la qual cosa el re
insospettito che non si accordassino con Ispagna, fece concetto che
aparterebbe molto a sue sicurt degli stati di Italia potersi valere di
Toscana, e per disegn di fare una unione di Firenze, Siena e Bologna. Ed a
questo effetto avendone conferito colla citt e fatto che la prest favore a
questa opera, fece ritornare Pandolfo Petrucci al governo di Siena, la quale
cosa fu facile perch e' sanesi amici di Pandolfo, in mano de' quali era lo
stato, come ebbono intesa la volunt del re ed el favore che arebbono dalla
citt, posto da canto la paura del papa e Valentino, pacificamente e sanza
alcuno tumulto lo rimessono in Siena. E lui prima promesse caldamente al re ed
alla citt, che come fussi tornato restituirebbe Montepulciano, di che non
fece nulla, allegando massime non essere in potest sua, perch el popolo non
lo consentirebbe mai, e per bisognare aspettare qualche occasione, la quale
come venisse, lui eseguirebbe volentieri; e cos in questa cavillazione
differ tanto, che e' si mutarono le condizione de' tempi.
In questo tempo la citt, ristretto lo esercito suo, si volse a dare el guasto
a' pisani, e' quali, mandati oratori al papa e Valentino, ebbono da lui aiuto
di qualche somma di danari e di fanterie, nondimeno el guasto si dette quasi
per tutto, sendo commessario Antonio Giacomini che allora in quello mestiere
avanzava di riputazione tutti gli altri cittadini. Ma perch e' non mancava
chi tuttavia dessi soccorso, per via di mare, di vettovaglie a' pisani, non ne
seguitava quegli effetti che si disegnavano; perch se bene ne seguitava
qualche carestia e difficult di vivere, pure la ostinazione loro era tanta,
che e' s'aveva a presupporre che innanzi arebbono acconsentito ogni cosa che
ritornare sotto la divozione della citt, e per che non la difficult, non la
carestia, ma la necessit e la forza sola gli aveva a condurre. Riebbesi,
credo, quello anno, e fu el sequente, Vicopisano e Librafatta, e presesi quasi
a caso la Verrucola, che sempre in questa guerra si era tenuta pe' pisani;
dove si disegn e cominci a murare una belle fortezza.
Cre in questo tempo el papa molti cardinali, fra' quali messer Francesco
Soderini, vescovo di Volterra e fratello del gonfaloniere, uomo che per la et
che era di circa a cinquant'anni, per essere stato lungo tempo in corte, per
essere litterato e di gran cervello nelle cose del mondo ed assai costumato,
secondo lo uso degli altri preti s gli conveniva quello grado. Nondimeno non
gliene dettono questi meriti, ma lo acquist con qualche favore di Francia e
della citt, in nome; in fatto, lo comper buona somma di danari sendo cos
allora la consuetudine del papa, ed el Soderino, uomo in molte cose virtuoso,
pure, dove lo menava la avarizia e la ambizione, immoderatissimo e sanza
rispetto, sanza fede e sanza conscienzia alcuna.
Aveva in questo mezzo el re ordinato uno esercito potentissimo di pi che
millecinquecento lancie franzese e quindicimila fanti, buona parte svizzeri;
ed aviatolo in Italia, fattone capitano generale monsignore della Tramoia che
era el pi riputato uomo nelle arme che avessi Francia, cos richiesto el
marchese di Mantova vi andassi personalmente, servito ancora di qualche numero
di uomini d'arme da Ferrara, Bologna e Siena, e da noi del Bagl di Can colle
sue cento lancie. E perch queste gente avessino meno riscontro, avendo
esaminato che tre cose gli potevano trre la vittoria: uno potente soccorso
che el re di Spagna mandassi nel reame, se e' viniziani favorissino quello re,
se el papa e Valentino si accordassino con lui, aveva, per divertire el
soccorso di Spagna, fatto uno altro esercito non meno potente di quello che
veniva in Italia, e mandatolo in Linguadoch a rompere guerra agli spagnuoli,
acci che, constretti difendersi da quella banda, non potessino cos attendere
alle cose di Napoli; aveva mandato a Vinegia per intratenergli oratore messer
Constantino Lascari greco, che gi aveva letto greco in Firenze e di poi
l'anno 94, andatosene in Francia, era favorito da Roano; aveva fatto strignere
el papa dagli oratori sua che residevano a Roma, che manifestassi la sua
intenzione. Dal quale per non si traeva se non risposte dubie ed ambigue,
perch el papa e Valentino sagacissimamente considerando di avere acquistato
con favore del re di Francia lo stato de' Colonnesi, Imola, Furli, Faenza,
Rimino, Pesero e tanti stati in Romagna, el ducato di Urbino Camerino, Fermo e
gran parte della Marca, Perugia, Piombino, gli stati degli Orsini e Citt di
Castello, e che col favore suo non poteva pi acquistare, perch cos era la
volunt del re, e n'aveva fatto pruova prima nelle cose nostre di poi in
Bologna, nello stato di Gian Giordano ed in Siena, e considerando ancora che
se el re otteneva la impresa del reame, lui e tutta Italia rimaneva a sua
discrezione, ed (e converso )che, accordandosi cogli spagnuoli, loro gli
farebbono partiti larghi e favorirebbonlo a acquistare Siena, Bologna e dello
stato nostro, si risolveva a non volere seguitare pi la amicizia del re di
Francia; da altra parte considerando quanto grande e potente era questo
esercito, e con quanti apparati veniva a questa impresa, e cos certificandosi
pi ogni d e' viniziani, se bene desideravano che el re di Spagna avessi
vittoria, pure si starebbono neutrali, o se pure favorissino el re di Spagna,
sarebbono favori piccoli ed occulti, gli pareva entrare in troppo gran
pericolo. Pure gli dava animo el vedere essere nel reame pel re di Spagna uno
esercito assai potente, ed esserne capitano Consalvi Ferrante, uomo di
grandissima virt e riputazione, avere a soldo e' Colonnesi, aspettare di
Spagna el quale di poi venne un grosso rinfrescamento, essere in pratica di
condurre o di gi avere condotto Bartolomeo d'Alviano Orsino, el quale, sendo
riputato de' primi condottieri di Italia si era partito da' soldi de'
viniziani, o per non essere di accordo delle convenzione, o perch loro sotto
questo colore ne volessino accomodare sanza loro carico el re di Spagna; in
modo che congiunto a queste forze da per s grande l'esercito suo e del
Valentino, gli pareva essere gran momento alla vittoria, in modo che, fatti
questi discorsi,  opinione che in ultimo, vinto dalla ambizione che gli era
ogni d cresciuta collo imperio, si sarebbe alienato da Francia e seguitate le
parte di Spagna; quando, fuora della espettazione di tutti, mor del mese
di... quasi di subito.
La cagione della sua morte si disse variamente; nondimeno la pi parte si
accord che e' fussi stato veleno, perch faccendo uno convito a uno giardino,
dove disegnava avelenare alcuni cardinali per vendere poi gli ufici e benefci
loro, sendovi lui ed el Valentino giunti a buon'ora e innanzi vi arrivassino
le vettovaglie, ed avendo per el caldo grande dimandato da bere, non vi
essendo altro vino, fu dato loro, da chi non sapeva lo ordine, di quello dove
era el veleno, el quale bevuto inavvertentemente fece questo effetto. E che
questa sia la verit ne fa fede che lui mor o la notte medesima o el d
sequente, fanne fede che Valentino ed alcuni altri che vi si trovorono,
caddono in mali lunghi e pericolosi e con segni di veleno, de' quali per non
morirono, perch, per essere giovani, non fece s subito lo effetto suo come
nel papa che era vecchio e per ebbono tempo a curarsi.
Cos mor papa Alessandro in somma gloria e felicit, circa la qualit del
quale s'ha a intendere che lui fu uomo valentissimo e di grande giudicio ed
animo, come mostrorono e' modi sua e processi, ma come el principio del salire
al papato fu brutto e vituperoso, avendo per danari comprato uno tanto grado,
cos furono e' sua governi non alieni da uno fondamento s disonesto. Furono
in lui ed abundantemente tutti e' vizi del corpo e dello animo, n si potette
circa alla amministrazione della Chiesa pensare uno ordine s cattivo che per
lui non si mettessi a effetto: fu lussuriosissimo nell'uno e l'altro sesso,
tenendo publicamente femine e garzoni, ma pi ancora nelle femine; e tanto
pass el modo che fu publica opinione che egli usassi con madonna Lucrezia sua
figliuola, alla quale portava uno tenerissimo e smisurato amore; fu
avarissimo, non nel conservare el guadagnato, ma nello accumulare di nuovo, e
dove vedde uno modo di potere trarre danari, non ebbe rispetto alcuno:
vendevansi a tempo suo come allo incanto tutti e' benefici, le dispense, e'
perdoni, e' vescovadi, e' cardinalati e tutte le dignit di corte, alle quali
cose aveva deputati dua o tre sua confidati, uomini sagacissimi, che gli
allogavano a chi pi ne dava.
Fece morire di veleno molti cardinali e prelati, ancora confidatissimi sua,
quali vedeva ricchi di benefci ed intendeva avere numerato assai in casa, per
usurpare la loro ricchezza. La crudelt fu grande, perch per suo ordine
furono morti molti violentemente; non minore la ingratitudine colla quale fu
cagione rovinare gli Sforzeschi e Colonnesi che l'avevano favorito al papato.
Non era in lui nessuna religione, nessuna osservanzia di fede: prometteva
largamente ogni cosa, non osservava se non tanto quanto gli fussi utile,
nessuna cura della giustizia, perch a tempo suo era Roma come una spelonca di
ladroni e di assassini; fu infinita la ambizione, e la quale tanto cresceva
quanto acquistava e faceva stato; e nondimeno, non trovando e' peccati sua
condegna retribuzione nel mondo, fu insino allo ultimo d felicissimo.
Giovane e quasi fanciullo, avendo Calisto suo zio papa, fu creato da lui
cardinale, e poi vicecancelliere; nella quale degnit persever insino al
papato con grande entrata, riputazione e tranquillit. Fatto papa, fece
Cesare, suo figliuolo bastardo e vescovo di Pampalona, cardinale, contra tutti
gli ordini e decreti della Chiesa che proibiscono che uno bastardo non possi
essere fatto cardinale eziandio con dispensa del papa, fatto provare con falsi
testimoni che gli era legittimo. Fattolo di poi secolare e privatolo del
cardinalato, e vlto l'animo a fare stato, furono e' successi sua pi volte
maggiori ch'e' disegni e cominciando da Roma, disfatti gli Orsini, Colonnesi e
Savelli, e quegli baroni romani che solevano essere temuti dagli altri
pontefici, fu pi assoluto signore di Roma che mai fussi stato papa alcuno;
acquist con somma facilit le signorie di Romagna, della Marca e del ducato,
e fatto uno stato bellissimo e potentissimo, n'avevano e' fiorentini paura
grande, e' viniziani sospetto, el re di Francia lo stimava. Ridotto insieme
uno bello esercito, dimostr quanto fussi grande la potenzia di uno pontefice,
quando ha uno valente capitano e di chi si possa fidare; venne a ultimo in
termini, che era tenuto la bilancia della guerra fra Francia e Spagna; fu
insomma pi cattivo e pi felice che mai per molti secoli fussi forse stato
papa alcuno.
Morto Alessandro, si feciono nuovi concetti al papato e nuovi disegni de'
pricipi; ma sopra tutto ci fece fondamento monsignore di Roana, el quale si
dette a credere che trovandosi in collegio pi cardinali franzesi e molti
italiani dependenti dal suo re, ed essendo in Italia uno potentissimo esercito
franzese, avere a essere fatto papa, alla quale cosa aveva un pezzo innanzi
aspirato. E considerando quanta riputazione e seguito soleva avere in collegio
monsignore Ascanio, aveva molti mesi innanzi operato che el re a questo
proposito l'aveva cavato di prigione e ritenutolo in corte onoratamente e
per, sendo venute le nuove della morte di Alessandro, Ascanio, ristrettosi
con lui e mostrando sommo desiderio della elezione sua, gli persuase che
aggiunti gli amici e credito suo a quello favore che e' vi aveva per lo
ordinario per conto del re, la via essere facile. In modo che con questa
speranza Roano ne venne in Italia e men seco monsignore Ascanio per trovarsi
alla nuova elezione, avendolo fatto prima giurare che a ogni volont e
richiesta del re se ne ritornerebbe in Francia. E bench e' venissino non
molto presto, nondimeno per aspettare e' cardinali assenti, si era a Roma date
tante dilazioni che e' furono a tempo a entrare in conclave; e ne' medesimi
giorni che e' passorono per Firenze, era passato molte gente franzese, ed el
marchese di Mantova, e monsignore della Tramoia, a chi fu fatto grande onore e
mandatogli incontro insino a Parma Alamanno Salviati.
Giunti e' cardinali a Roma ed entrati in conclave in numero circa a trentotto,
si venne allo scrutinio, nel quale doppo molte pratiche ed aggiramenti
restorono vani e' pensieri di monsignore di Roano perch oltre alla
opposizione che gli feciono gli spagnuoli che erano in numero circa undici,
tutti quegli cardinali che erono sanza rispetto la contradissono in modo che
e' si trov sanza altro favore che de' cardinali franzesi e degli italiani
sudditi del re, del Soderino e del Medici e pochi altri dependenti del re, che
non erano tanti che forse ascendessino al terzo. E per sendo disperato di s,
fece instanzia fussi fatto el cardinale Santa Prassede, di nazione genovese,
el quale per essere stato amico di Alessandro, aveva ancora grazia con molti
cardinali spagnuoli, nondimeno opponendosi a questa intenzione, fra gli altri,
monsignore Ascanio ed el cardinale de' Medici, la fine fu che doppo uno
dibattito di circa dodici d, fu creato papa Francesco Piccoluomini, cardinale
di Siena, uomo vecchio e di buoni costumi e qualit, el quale in memoria di
papa Pio secondo, suo zio, assunse el nome di Pio terzo. Fatta la elezione, e'
franzesi che non erano ancora passati el Tevere, ne andorono alla vlta del
reame; ma perch monsignore della Tramoia, o per essere ammalato o per altra
cagione, ritorn indrieto, la cura ed el pondo di tutto lo esercito rimase
nelle mani del marchese di Mantova.
Doppo la morte di Alesandro, el duca Valentino, sendo amalato, stette molti d
colle gente sue in Roma, e fu opinione volessi fare forza di creare un
pontefice nuovo a suo modo, ma di poi, o sendo un poco alleggerito dal male o
fatto altro disegno, usci di Roma colle gente per venirsene alla vlta di
Romagna, ma el male lo impedi tanto che e' fu necessario si fermassi verso
Civita Castellana. Erano intanto e' Vitelli ritornati in Castello, Giampaolo
in Perugia, el duca Guido da Montefeltro in Urbino, gli Orsini negli stati
loro; in Piombino entr gente e commessari in nome della citt nostra, e'
quali potendolo ritenere per noi, lo restituirono, di commessione publica, a
quello signore. Solo gli stati di Romagna stavano fermi ne' quali certo, se
fussi stato sano, si sarebbe conservato perch gli aveva messo a governo di
quegli popoli, uomini che gli avevano governati con tanta giustizia ed
integrit, che era sommamente amato da loro, aggiugnevasi che arebbono avuto
favore da' fiorentini, e' quali dubitavano che e' viniziani non si
insignorissino di qualcuno di quegli stati. Ma non potendo per la infermit
venire in quella provincia, Pesero e Rimino richiamorono e' signori sua, Imola
e Furli si dettono al pontefice, bench la rcca fussi un pezzo tenuta in nome
di uno castellano spagnuolo che vi era drento, che cercava darla con suo
vantaggio.
Restava Faenza nella quale tenevano pratiche e cogli uomini e col castellano
e' viniziani; tenevanvi pratiche e' fiorentini, e' quali cercavano per alcuni
vi erano rimasti de' Manfredi, non tanto per amore loro, quanto perch la non
venissi in mano de' viniziani ed a questo effetto avevano mandato commessario
a Castracaro Giovan Batista Ridolfi; ma finalmente era la cosa ridotta in
termini, bench io per non essere stato in quegli tempi a Firenze non abbia
notizia del particulare, che con poca spesa e' fiorentini facevano di quella
citt quello che volevano, e si conchiudeva pe' savi cittadini che si facessi
a ogni modo per levare a' viniziani la oportunit di quella citt, della quale
si varrebbono assai per le altre cose di Romagna e per le cose nostre per
essere in su' confini nostri e presso alla citt a meno di trenta miglia. Non
parve al gonfaloniere, o perch avessi rispetto alla Chiesa, o perch avessi,
e sanza bisogno, paura di non entrare in nuova guerra co' viniziani, in modo
che non se ne faccendo conclusioni, e' viniziani finalmente, comperata la
rcca dal castellano, la acquistorono per s; e ne' medesimi d avendo messo
paura a Pandolfo Malatesta signore di Rimino, uomo da poco e leggiere,
comperorono da lui Rimino, dandogli in ricompensa, oltre a certa somma di
danari, Cittadella, castello in quello di Padova, e condotta.
Era in questi tempi vacata di nuovo la Chiesa, perch el nuovo papa, sendo
vecchio e male sano, circa a uno mese poi che fu eletto papa, mor; ed essendo
nel crearlo, perch Roano si era tolto gi, stata concorrenzia fra monsignore
di San Piero in Vincula, e Santa Prassede, fu a ultimo creato Santo Piero in
Vincula, chiamato Giuliano, di nazione savonese, e nipote di Sisto, da chi era
stato fatto cardinale, e nominato Iulio secondo. Risentissi mirabilmente di
questa perdita di Faenza e di Rimino, ma invano, perch e' viniziani non
l'avevono preso per rendergliene; in modo che sendo sdegnati gli animi,
stettono pi di uno anno innanzi mandassino oratori a dargli la ubidienzia.
Mand la citt a costui subito, a dare la ubidienzia, sei imbasciadori, che
furono messer Cosimo de' Pazzi vescovo aretino, messer Guglielmo Capponi
protonotario e maestro d'Altopascio, quale era riputato amico del papa, messer
Antonio Malegonnelle, Francesco Girolami.
Tommaso di Paolantonio Soderini e Matteo Strozzi, nella elezione de' quali,
avoto rispetto che e' vi fussi qualche uomo di autorit si cerc che gli altri
fussino uomini ricchi e da potere andare bene in ordine, come richiedeva una
tale legazione. Costoro, data la obedienzia, renderono Citerna al papa, la
quale, essendo terra de' Vitelli, era venuta in mano di Valentino e poi, doppo
la morte di Alessandro, datasi a' fiorentini, ma perch la era di ragione
ecclesiastica, el pontefice la rivolle, e la citt, per non si adirare seco in
una cosa di non molta importanza, e perch e' si concitassi tanto pi contro
a' viniziani, facilmente lo acconsent.
Intanto e' Baglioni e gli Orsini erano iti alla volta di Valentino per
amazzarlo, ma lui non avendo altro rimedio, sendo ancora ammalato si era
ritirato in Roma, dove avendo operato co' cardinali Spagnuoli per San Piero in
Vincola ed avuto promesse grandi da lui, venne nelle sue mani; dove, tenuto
sanza effetto alcuno come prigione molti mesi, si fugg a Napoli a Consalvi,
dove sendo raccolto con buona cera, fu di poi imprigionato e mandato prigione
in Spagna; e quivi stato in prigione pi d'uno anno, si fugg occultamente ed
andossene in Navarra da' sua parenti, dove fu preso in battaglia assaltato e
morto.
In questo mezzo erano e' franzesi entrati nel reame, e perch el marchese di
Mantova amalato si era ritornato a Mantova, sotto el governo de' capi franzesi
erano venuti in sul fiume del Garigliano, dove per la parte di Consalvo si era
fatta resistenzia che non potessino passare. Quivi stettono molti d, ne'
quali non facendo profitto alcuno cominciorono, secondo che  la natura loro
quando truovono riscontro a disordinarsi, a andarsene in qua ed in l per la
quale cosa Consalvi uomo valentissimo, conosciuta la occasione, gli assalt e
dette una rotta grandissima. Fu in questo conflitto lodata assai la virt
degli italiani, massime de' Colonnesi e di Bartolomeo d'Albiano; de' franzesi
una parte ne fugg a Gaeta, fra quali Piero de' Medici, fuggendo, anneg nel
Garigliano; e pochi d poi e' franzesi che erano in Gaeta privati d'ogni
speranza, patteggiata la salute loro, dettono Gaeta a Consalvo, in forma che
tutto quello regno venne nelle mani del re di Spagna, e la riputazione di
Consalvo, che era chiamato el gran capitano, cominci a essere s grande, che
tutta Italia non diceva altro e n'aveva paura e riverenzia.
N fu migliore la fortuna del re di Francia di l da' monti, perch in
Linguadoch a Salsa fu interamente rotto dagli spagnuoli lo esercito suo; per
le quali cose essendo quello re assai sdegnato e conoscendo esserne state in
gran parte cagione e' disordini degli uomini sua, deliber volersi per lo
innanzi trovare personalmente a tutte le imprese s'avessino a fare, le quali
tutte insino a quello d aveva amministrate per mano de' sue capitani; e cos
sendo molto sbattuta e debole la potenzia del re ed inviliti assai per Italia
gli amici e dependenti sua, fu ferma opinione che se Consalvi si fussi fatto
innanzi colle sue gente, arebbe co' danari medesimi degli italiani rivolto per
tutta Italia lo stato de' franzesi. Ma lui, o non considerando questo partito
o per qualche altro rispetto e fine incognito, acquistato che ebbe tutto el
reame, eccetti quegli porti che erano in mano de' viniziani co' quali teneva
buona amicizia, ferm le arme; in modo che poco poi tra Francia e Spagna si
contrasse una triegua e si cominci a praticare accordo, el quale, come di poi
si dir, ebbe effetto.


XXV

IMPRESA DI PISA (1504).

1504. Seguit lo anno 1504, nel principio del quale si cominciorono a scoprire
nuovi umori di cittadini nella citt. Di sopra si  detto largamente che per
cagione si creassi la provisione di fare el gonfaloniere a vita, e perch el
popolo voltassi tanto grado in Piero Soderini e come in lui concorressi molti
uomini da bene, massime Alamanno ed Iacopo Salviati; ora s'hanno a intendere
gli effetti sua, e' quali non corrisposono in gran parte al disegno fatto.
Principalmente lui, o perch considerassi che se e' metteva el governo delle
cose importante nelle mani degli uomini da bene, che loro sendo savi e di
autorit ne disporrebbono a modo loro e non seguiterebbono el suo parere se
non quanto si conformassino insieme, ed (e converso )che gli uomini di meno
cervello e qualit, nelle cose che avessino a trovarsi, si lascierebbono
disporre e maneggiare da lui, e cos mosso da ambizione, o pure avendo preso
sospetto contra ragione, che se gli uomini da bene pigliavano forze,
vorrebbono ristrignere uno stato e cacciare lui di quello grado che aveva
acquistato per opera loro, o mosso da l'uno e l'altro e cos da ambizione
mescolata con sospetto, cominci a non conferire ogni cosa colle pratiche, le
quali quando si facevano era necessario vi intervenissino e' primi uomini
della citt, ed in quello che pure si conferiva, quando facevano qualche
conclusione contraria al parere suo, non volere che si eseguissi, anzi
ingegnarsi ed el pi delle volte mettere a effetto la volunt sua. Alla quale
cosa aveva la via facile, perch come e' fu creato, la multitudine, parendogli
che, poi che in palagio era uno timone fermo, la citt non potessi perire,
creava quasi sempre de' signori uomini deboli e di qualit che si lasciavano
menarne da lui in modo che tutta via, o tutti gli erano ossequenti e non gli
mancavano sei fave. Di questa medesima sorte erano e' collegi, e la elezione
de' dieci anche era cominciata a allargarsi; cos gli ottanta, in forma che
quello che e' non conduceva nelle pratiche, conferendolo con questi altri
magistrati ed usando ora uno indiretto ora un altro, lo tirava el pi delle
volte a suo proposito.
Aggiugnevasi che quando lui entr, avendo trovata la citt in grandissime
spese e gravezze e molto disordinata nella amministrazione del danaio, e le
cose del Monte molto disordinate, si erano diminuite in forma le spese, che el
Monte rendeva pi che l'usato, e le gravezze tutto d scemavano. La quale cosa
era proceduta in gran parte da diligenzia sua, perch lui avendo presa la cura
del danaio ed amministrandola con somma diligenzia e con strema miseria, che
gli era natural e (et iam )nelle sue cose private con tutto che fussi
ricchissimo e sanza figliuoli, aveva limitato moltissime spese. Erane stato
aiutato dalla sorte perch non avendo la citt pi uno continuo sospetto del
papa, Valentino, Vitelli, Orsini, erano cessate molte spese che bisognavano
farsi, e cos ridotta la citt in tre cose che satisfacevano sommamente alla
multitudine: essere gli ufici pi larghi che mai fussino, el Monte ogni d
migliorare di condizione e le gravezze scemare, era lodato universalmente el
suo governo.
Aggiugnevasi che alcuni uomini di autorit ed alcuni giovani che venivano in
riputazione, si gli erano dati in anima ed in corpo, chi per ambizione, chi
per valersi di lui, chi per uno rispetto e chi per uno altro, messer Francesco
Gualterotti, el quale di poi se ne alien e diventgli inimico, Bernardo Nasi,
Antonio Canigiani, Niccol Valori, Alessandro Acciaiuoli, Alessandro Nasi
Francesco Pandolfini e simili; ma a quasi tutti gli altri uomini di qualit e
vecchi e giovani dispiaceva el suo governo, giudicando che el volere governare
le cose da se medesimo e di sua autorit facessi dua effetti cattivi: l'una
che, come mostr tutto d lo effetto, e' pigliassi molti errori in danno del
publico, l'altra ch'egli spacciassi e sotterrassi interamente gli uomini da
bene.
Aggiugnevasi che circa alla giustizia lui ne aveva tenuta cura nessuna, in
modo che in questa parte, da poi che e' fu creato, la citt non era medicata s
nulla, anzi pi tosto piggiorata e trascorsa; nondimeno per ancora questo
disparere stava coperto o si manifestava poco. Ma in questo anno si venne a
aprire, perch Tommaso Soderini, nipote del gonfaloniere, marit una sua
piccola figlioletta a Pierfrancesco de' Medici, figliuolo di Lorenzo di
Pierfrancesco che era morto l'anno dinanzi; e perch questo parentado non si
tratt per mano de' parenti e degli uomini da bene, come ragionevolmente si
debbono trattare gli altri parentadi, ma sfuggiascamente e per mano di notai,
Giuliano Salviati che era parente di Pierfrancesco, el Alamanno ed Iacopo
sdegnati, e cos e' Medici instigati da costoro stracciorono la scritta e
intorbidoronlo in modo, che quello parentado rimase in aria e sospeso.
Erano e' Salviati sdegnati con lui, perch non piacevano loro e' sua governi e
perch, sendo stati sua fautori ed operatori assai che e fussi condotto a
tanto grado, pareva loro gli pagassi di ingratitudine e massime che pochi mesi
innanzi, essendo ser Iacopo di Martino, loro amico intrinseco, cancelliere
della mercatanta, l'aveva difatto e con sei fave de' signori casso di quello
uficio. E la cagione fu per battere e' Salviati, parendogli che per avere
sulla mercatanta uno instrumento come ser Iacopo (che era uomo d'assai ed
esercitato in quello luogo, in modo che era di momento grande alle sentenzie
che s'avevano a dare) molti cittadini che avevano a fare alla mercatanta
fussino forzati a fare concorso a loro; e lui diceva in sua giustificazione
che, conoscendo che si volevano fare capi della citt, aveva voluto privargli
di quella forza per beneficio publico. E cos si cominci a dividere la citt:
da una parte Piero Soderini gonfaloniere, da altra molti uomini di qualit, de
quali si facevano pi vivi e' Salviati e di poi Giovan Batista Ridolfi e
nondimeno, perch la moltitudine ed el consiglio grande non curava e non
attendeva a queste cose, questa divisione faceva gli effetti sua pi tosto fra
gli uomini di pi autorit e nelle pratiche e luoghi stretti, che altrove.
In questo tempo si voltorono di nuovo gli animi alle cose di Pisa; e parendo
che fussi bene seguitare nel dare guasto e strignerli colla fame, si condusse
messer Ercole Bentivogli, Giampaolo Baglioni ed alcuni Colonnesi e Savelli, e
fatto commessario Antonio Giacomini, si dette el guasto quasi interamente; di
poi considerando che tutto d erano mandati loro aiuti di vettovaglie per via
di mare, si tolse a soldo... Albertinelli con alcune galee, e' quali stando
intorno a Porto Pisano ed a Torre di Foce impedissino l'entrarvi vettovaglie.
Le quali cose strinsono assai e' pisani, ma perch, non ostante le galee che
erano in mare per noi, non poteva essere che qualche volta non vi entrassi
vettovaglie, fu dato uno disegno al gonfaloniere che e' si poteva di sotto a
Pisa volgere el letto di Arno, in forma che non passerebbe pi per Pisa, e
farlo sboccare in Stagno; e cos che rimanendo Pisa in secco, non vi
entrerebbe pi vettovaglie per via di mare, e verrebbesi pi facilmente a
consumare. Messesi questa cosa in pratica da' dieci cocittadini pi savi e
finalmente non si acconsentendo, e parendo loro fussi pi tosto ghiribizzo che
altro, lo effetto fu che, sendo el gonfaloniere di opinione che si facessi, la
gir con tante pratiche e per tante vie, che se ne venne alla pruova; la quale
con spesa di pi magliaia di ducati riusc vana e come aveano giudicato e'
cittadini savi.
Fecesi di poi un altro errore molto maggiore; perch sendo persuaso al
gonfaloniere che la disposizione de' cittadini pisani e de' contadini era s
cattiva che se fussino sicuri poterlo fare, ne uscirebbe tanto a uno a uno che
Pisa rimarrebbe vota, fece contro la volont de' cittadini primi e savi fare
una legge, che tutti quegli pisani che uscissino di Pisa e venissino in sul
nostro fra uno certo termine, sarebbono restituiti nelle robe loro, perdonati
loro tutti e' delitti, rimessi tutti e' debiti publici. Vinta questa legge, e'
pisani usorono bene la occasione, perch pochi se ne fuggirono sinceramente,
ma cavorono via molti uomini disutili, di che nacque che avendo meno
mangiatori, si sostennono; ch, come si intese poi per diverse vie, la
carestia era tale, che se non avevano questa uscita, bisognava pigliassino
partito. Nacquene ancora, che molti di quegli rimessi nelle facult e beni
loro vicini a Pisa, hanno, come  stata ferma opinione, sempre aiutato
occultamente quegli di drento, e nondimeno, non se n'avendo vera notizia 
stato necessario conservare la fede. A questi mali, nati per imprudenzia
nostra, si aggiunse uno caso di fortuna, perch e' legni dello Albertinello
per tempesta si ruppono, e cos sendo aperta la via del mare, vi entr per
ordine de' genovesi, sanesi e lucchesi tanto grano che scamporono la fame.
In questo verno el re di Francia si trovava (in extremis, )perch avendo avuto
uno male lungo, e caduto, secondo el giudicio de' medici, in ritruopico, si
stimava inrimediabile; e per lui non avendo figliuoli maschi, e veduto che el
regno ricadeva a monsignore di Anguelem giovanetto, disfece el parentado della
figliuola sua col figliuolo dello arciduca, e maritolla a Anguelem, el quale
non si trovando in corte si partirono molti signori di corte a visitarlo come
nuovo re, tanto si credeva per ognuno che el re fussi spacciato. E cos in
Italia essendo sollevati gli animi, monsignore Ascanio che si ritrovava in
Roma, perch richiesto da Roan non era voluto tornare in Francia ed erasi
fatto assolvere del giuramento da papa Pio, parendogli tempo a ricuperare lo
stato di Milano ed avendo, come si credette, intelligenzia col papa e
viniziani, e co' danari sua o di altri condotto Bartolomeo d'Albiano, e cos
favorito da Consalvi Ferrando e seguitandolo Pandolfo Petrucci e, come si
vedde poi, Giampaolo Baglioni, disegn con queste forze prima cavalcare in sul
nostro e rimettere el cardinale e Giuliano de' Medici in Firenze, e cos fatto
uno stato a suo proposito e del quale si potessi valere, andarne alla volta di
Milano, dove in sulla morte del re pareva la vittoria facilissima; el quale
apparato presentandosi, aveva molto sollevato ed insospettito gli animi della
citt, tanto che ne venne l'anno seguente.


XXVI

LA POLITICA MALDESTRA DI PIERO SODERINI.
LE MILIZIE CITTADINE. BERNARDO RUCELLAI (1505).

1505. L'anno 1505, fu in Firenze nel principio carestia grande, che el grano
valse lo staio uno ducato, in modo si dubit assai che e' poveri e 'l popolo
non facessino tumulto; pure si manteneva la brigata, per essersi condotta
buona quantit di grano a Livorno, che prevedendo la futura carestia si era
fatto venire di Francia e di Pollonia. Ma accadde che le gente nostre,
faccendo una scorreria, furono per loro disordine rotte al Ponte a Capelletto
da' pisani molto inferiori di numero; per la quale cosa e' nimici, rimasti
superiori alla campagna, impedivano la venuta del grano da Livorno; pure
finalmente si prese tale ordine; che venendo qualche parte del grano ed
apressandosi la ricolta, la carestia si sopport.
In detto tempo el re di Francia cominciato a migliorare, guar fuora di
speranza con tanta velocit, che in pochi d fu fuora di pericolo; da altra
parte, come sono vani e fallaci e' disegni degli uomini, monsignore Ascanio,
essendo sanissimo, mor a Roma in dua o tre giorni, e dissesi di peste; e cos
el subito guarire del re e la improvisa morte di Ascanio ruppe un disegno ed
ordito grande che si era fatto. Nondimeno Bartolomeo d'Albiano, non avendo
faccende e trovandosi in sull'arme, continuava el mettersi in ordine,
deliberato per ordine di Pandolfo e Giampaolo seguire la impresa contro a'
fiorentini; e per trattandosi de' provvedimenti che s'avevono a fare, si
condusse per capitano el marchese di Mantova, el quale venne a Firenze con
animo di accettare, e nondimeno, quello che se ne fussi la cagione, non ebbe
effetto. Aggiunsesi che Giampaolo, ritornatosi a Perugia si alien da' soldi
nostri; per la quale cosa la citt, sendo sanza arme, condusse Marcantonio e
Muzio Colonna, per opera del gonfaloniere el quale si confidava di loro perch
erano inimici degli Orsini e perch cos voleva el cardinale suo fratello, per
avere in Roma l'appoggio loro e potere stare a petto al cardinale de' Medici
parente e favorito degli Orsini.
Erane stato tutto el verno grandissimo disparere, pignendola el gonfaloniere
per satisfare al cardinale, che si diceva averlo loro promesso e cominciato di
gi a dare e' danari, ed opponendosi e' dieci de' quali erano capi Alamanno
Salviati e Lanfredino Lanfredini; e per fu poi opinione che el gonfaloniere
guastassi la condotta del marchese, acci che la citt fussi necessitata a
condurre loro. E perch e' si dubitava che Consalvo non fussi fautore della
impresa di Bartolomeo, vi mandorono e' dieci mandatario Ruberto di Donato
Acciaiuoli, avendone per fatto conclusione con grandissima difficult; perch
el gonfaloniere vi si opponeva, e per avervi uno uomo suo intrinseco, vi
voleva mandare Niccol Machiavelli, cancelliere de' dieci, in chi si confidava
assai. Mandossi ancora degli ottanta mandatario a Milano a monsignore di
Ciamonte, Niccol di Girolamo Morelli e si ritrasse da Napoli che Consalvo non
era per volere aiutare Bartolomeo, ma che noi non molestassimo e' pisani, che
erano in protezione del re suo. Tennesi ancora pratica con Giampaolo di
ricondurlo, la quale non ebbe effetto, ma si tolse uno suo piccolo figliuolo
con venti uomini d'arme a che lui acconsent, parendogli che doppo la morte di
Ascanio e' disegni contra noi fussino deboli, e la citt lo fece volentieri,
acci che per questo rispetto Giampaolo si astenessi dal venirci contro.
Bartolomeo intanto, messo in ordine, ne venne per la via di Siena al principio
di agosto, e non volendo seguitarlo Giampaolo, allegando la scusa di essere el
figliuolo a' soldi nostro, prese la volta di Pisa per la via di Maremma di
Siena e poi di Volterra, e perch lo entrare suo in Pisa sarebbe stato danno
grandissimo alle cose nostre, di chi era governatore messer Ercole Bentivogli
e commessario Antonio Giacomini, si aviorono a quella volta; e finalmente
sendo acchetate in luogo propinquo, e sendo pari d'uomini d'arme, bench e'
nostri avanzassino di fanterie, si venne a giornata a d... di agosto, dove
doppo una lunga zuffa, gli inimici furono rotti e presine assai, e Bartolomeo
d'Albiano ebbe la caccia; pure fuggendo scamp. Furono presi tutti e'
carriaggi e bandiere sue, le quali si apiccorono nella sala del consiglio,
sendo el gonfaloniere molto invanito di questa vittoria ed attribuendola a
gloria sua.
Avuta questa vittoria, messer Ercole ed Antonio Giacomini che erano allora in
somma riputazione, scrivendone molto in publico ed in privato al gonfaloniere
che si andassi a campo a Pisa, accennando avervi intelligenzia e promettendone
una vittoria certa, el gonfaloniere vi era su molto caldo e procedevavi non
come chi ha speranza o fede in una cosa, ma come chi ha certezza. E' cittadini
savi e di autorit erano d'una altra opinione: presupponevano che, conoscendo
quanta fussi la ostinazione de' pisani e quante volte avevano con arte tenute
pratiche di accordi, s'aveva a fare fondamento in sulla forza sola, e tutte le
altre essere cose vane e per essere da pensare come colla forza fussimo
sufficienti, in che s'aveva a considerare quanto e' pisani erano uomini
valenti ed esercitati e quanto la terra loro fussi piena ed abondante di
artiglierie e cose necessarie a difendersi. E per bisognare tre cose alla
vittoria di Pisa: una, uno valente capo, e questo non essere messer Ercole,
tenuto uomo prudente e di grande giudicio a disegnare, ma di poco animo e male
atto a mettere a esecuzione, e se bene aveva rotto Bartolomeo d'Albiano, che
la sorte di uno d non doveva avere tanta efficacia che scancellassi la
opinione s'aveva di lui fondata in su e' sua processi di molti anni; la
seconda uno esercito grosso, massime di buone e pratiche fanterie la quale
cosa non era possibile, e per la difficult che avevamo da fare danari e
perch rispetto alla scarsit del tempo bisognava con prestezza esservi a
campo; la terza, potervi stare a campo tanti d che, se non el primo impeto,
almeno la lunghezza gli domassi, e questo non si potere fare, s per la
stagione del tempo, che si guasterebbe ragionevolmente presto poi che el campo
vi fussi giunto, quale non vi poteva essere prima che a' sei o otto d di
settembre, s perch vi verrebbe aiuti da Consalvo co' quali poi si
difenderebbono francamente. Essere meglio, in sulla riputazione della vittoria
fresca, volgere le gente in quello di Siena, dove era entrata tanta paura e
vilt, che scorsa e predata sanza riparo quella Maremma e presa Massa o
qualche altra terra grossa in pegno di Montepulciano, facilmente si muterebbe
lo stato di Siena; e di poi, voltisi in quello di Lucca, fare e' medesimi
effetti e condurgli a qualche accordo, e cos levati a' pisani questi sussidi
che gli mantenevano vivi, posarsi per quello anno, pi tosto che
temerariamente andandovi a campo, perdere una tanta occasione di vendicarsi ed
acconciare le cose di Siena e Lucca, gittare via una somma grande di danari,
provocarsi inimico Consalvo e perdere tutta quella gloria ed onore che si era
acquistato nella rotta di Bartolomeo.
Questi erano e' discorsi de' cittadini prudenti, e cos, ragunati in una
pratica de' dieci circa quaranta de' principali, quasi tutti d'accordo
consultavano. Ma el gonfaloniere che aveva disposto altrimenti, sapendo quello
che e' cittadini di autorit consulterebbono, avendo affermata la vittoria di
Pisa, aveva subito fatto chiamare gli ottanta, e loro avevano vinto vi si
andassi a campo; e cos fattolo intendere agli uomini della pratica, loro,
veduto el suo consultare essere vano, ed essere dileggiati dal gonfaloniere,
se ne andorono a casa. L'altro d poi, fatto chiamare el consiglio, propose se
s'aveva andare a campo a Pisa, e si vinse, non vi sendo, in uno numero di pi
che mille uomini altro che centosei fave bianche. Fatte adunche la
deliberazione, si attese ad eseguire ed ordinare che a d... di settembre
fussino a campo.
Intanto Consalvo, udito questo apparato, fatto chiamare Ruberto Acciaiuoli, si
era molto doluto, dicendo questo essere contro alla fede datagli di non andare
a campo a Pisa, e minacciando che vi manderebbe aiuto; a che replicandosi per
Ruberto non avere notizia di questa promessa, lui chiam in testimonio
Prospero Colonna, el quale disse, el cardinale Soderino avergliene promesso
per parte del gonfaloniere. Rispose Ruberto giustificando la citt, che non
era obligata per le promesse del gonfaloniere; ma non giovando nulla, Consalvi
gli disse che voleva che ritornassi a Firenze e facessi imbasciada che tra
otto d sarebbono in Pisa le genti sue. Ritornato Ruberto, e riferendo al
gonfaloniere, lui sorridendo rispose: Ruberto, fra otto d arno noi acconcio
e' casi nostri; tanto era ostinato nella opinione sua. Intanto ordinandosi el
campo messer Ercole Bentivogli chiese el titolo di capitano, el quale ottenne
non per volunt della citt, ma perch non si partissi.
Venne adunche el campo a Pisa a d sei di settembre, e nello alloggiare fu
morto el cavallo sotto a messer Ercole; ed a' d otto la signoria fece venire
in Firenze la tavola di Santa Maria Impruneta. Ma come la impresa fu presta e
temeraria, cos fu debole e vituperoso el successo, perch non si scoprendo in
Pisa intelligenzia alcuna, el capitano e commessario sbigottirono assai, ch
aveano in su questo disegno fondata la maggiore parte della speranza loro; e
di poi avendo gittate colle artiglierie in terra parecchi braccia di muro, e
volendo dare la bataglia, fu ne' nostri fanti tanta vilt e si poco ordine,
che bruttamente ributtati non feciono effetto alcuno; e di poi, giugnendo in
Pisa alcuni fanti spagnuoli mandati da Consalvi, fu necessario levarsi da
campo, perduta ogni speranza, con gran carico del capitano, del commessario e
del gonfaloniere. Cos segu secondo el parere de' savi, co' quali s'aveva a
procedere non colla multitudine la quale non sa e non considera la
circumstanzie delle cose e volenterosa si muove a ogni speranza, bench el
gonfaloniere non si movessi per consiglio della multitudine, ma sendo disposto
in ogni modo fare la impresa, pigliassi quel sesto e per sbigottire chi la
sconfortava e per essere scusato in ogni evento, cosa troppo brutta e
perniziosa a guidare e consigliare cos le cose publiche di tanta importanza.
Levato el campo da Pisa, successe non molto poi la morte di Isabella regina di
Spagna, cosa di momento grande, perch, non avendo lei figliuoli maschi, una
parte di quegli regni che erano sua, per eredit avevano a venire in mano
della figliuola moglie di Filippo duca di Borgogna, e cos la potenzia del re
Ferrando, si veniva a dividere; e bench lui cercassi rimanerne in vita
governatore, nondimeno quegli populi chiamarono el duca Filippo, el quale
subito insieme colla donna ne and in Spagna.
In questo tempo el gonfaloniere disegnando, come di sotto si dir fare una
ordinanza di fanterie in sul nostro, e volendo farne capo don Michelotto
spagnuolo che era stato a' servigi del Valentino, uomo crudelissimo, terribile
e molto temuto, deliber, per facilitarsi la via condurlo per bargello del
contado; e perch dubitava che se si metteva in pratica de' dieci, e'
cittadini non la acconsentissino, fece prima destramente tentare dal
Machiavello, cancelliere, lo animo di messer Francesco Gualterotti, Giovan
Batista Ridolfi, Piero Guicciardini e dl alcuno de' primi, e veduto la
contradicevano non ne fatta consulta alcuna, messe la condotta a partito negli
ottanta, e trovatigli sori, la vinse al secondo e terzo partito. Ebbonne e'
cittadini di qualit grande alterazione, dubitando che questa voglia di avere
don Michele non fussi fondata in su qualche cattivo disegno e che questo
instrumento non avessi a servire o per desiderio di occupare la tirannide o,
quando fussi in qualche angustia, per levarsi dinanzi e' cittadini inimici
sua; e bench molto se ne sparlassi, nondimeno, sendo vinta la condotta negli
ottanta, fu necessario avessi effetto.
Ne' medesimi tempi si cominci a dare principio alla ordinanza de'
battaglioni, la quale cosa era state anticamente nel contado nostro, che si
facevano le guerre non con soldati mercennari e forestieri, ma con cittadini e
sudditi nostri; di poi era stata intermessa da circa dugento anni in qua,
nondimeno si era, innanzi al 94, qualche volta pensato di rinnovarla; e doppo
el 94, in queste nostre avversit molti avevano qualche volta detto che e'
sarebbe bene tornare allo antico costume, pure non si era mai messo in
consulta, n datovi ne designatovi principio alcuno. Volsevi di poi l'animo el
Machiavello e persuasolo al gonfaloniere, veduto che gli era capace, cominci
a distinguergli particularmente e' modi; ma perch gli era necessario per
riputazione e conservazione di una tanta cosa, che se ne facessi provisione in
consiglio, e considerando che per essere cosa nuova ed insolita, el popolo non
vi concederebbe se non avessi prima visto qualche saggio, o vero se e'
cittadini primi non la consentissino, e dubitando, come era vero, che la
pratica non vi concorrerebbe cominci el gonfaloniere, sanza fare consulta,
colla autorit della signoria a fare scrivere pel contado, come in Romagna, in
Casentino, in Mugello e ne' luoghi pi armigeri, quegli che parevano atti a
questo esercizio, e messigli sotto capi, cominci el d delle feste a fare
esercitare e ridursi in ordinanza al modo svizzero, nella citt non si fece
nulla, perch era cosa s nuova ed insolita che bisognava condurla a poco a
poco.
Furonne ne' primi cittadini di vari pareri: tutti acconsentivano lo ordine
essere in s buono, ma avere bisogno di due cose: l'una, che si dessi qualche
premio a questi scritti, acci che pi volentieri si esercitassino e pi
fidelmente servissino; l'altra, che e' si osservassi fra loro una severa
giustizia perch altrimenti essendo in su le arme, si avezzerebbono a fare
superchierie, e sarebbe pericolo che un d non si voltassino contro alla citt
o cittadini. E perch chi credeva che queste cose si farebbono, chi no, per
nascevano e' dispareri: alcuni dubitavano che el gonfaloniere non gli
adoperassi un d a occupare la libert o a spacciare e' cittadini inimici sua,
e per terribilmente la dannavano, el popolo non si sapeva risolvere, e per
per pigliarlo cominciorono a farne mostre in piazza de' Signori di seicento o
ottocento per volta, ed esercitargli alla svizzera, in modo che colla
moltitudine entrorono in riputazione.
In questo tempo Bernardo Ruccellai, inimico capitale del gonfaloniere, e che
doppo la creazione sue non si era mai voluto trovare a pratiche n intervenire
in cosa alcuna publica, si part occultamente della citt ed andossene a
Vignone, non avendo conferito forse con alcuno questo suo proposito e le
cagione che lo movevano, fecesene vari giudici: alcuni stimorono che e' fussi
partito perch veduto ordinare e' battaglioni e condurre don Michele, avessi
paura che el gonfaloniere non volessi con modo estraordinario e tirannico
manomettere gli inimici sua, la quale cosa facendosi, stimava avere a essere
el primo o de' primi percossi, e lui ebbe caro si credessi fussi stata questa
cause; alcuni crederono che Bernardo, male contento del gonfaloniere, avessi
tenuto qualche pratica con Medici con Pandolfo Petrucci circa a mutare lo
stato, e massime che Giovanni suo figliuolo, di cervello e modi simile al
padre, era pi volte andato a Roma occultamente per le poste e per
insospettito non essere messo in una quaranta, giudicio terribile, come di
sotto si dir, essersi partito. Ed a questa opinione, che era forse ne' pi
savi, faceva fede l'averne pi mesi innanzi mandato Giovanni a Vinegia e di
poi menatolo seco a Vignone. Molto lo attribuirono che Bernardo, eziandio che
fussi sanza sospetto, soportassi tanto male volentieri el gonfaloniere e modi
sua, che per non avere questo dispetto in su gli occhi e discostarsi da questa
passione, eleggersi el partirsi; a questo giudicio faceva fede la natura e
modi sua, de' quali, perch fu uomo eccellente e qualche volta in riputazione
grande, non sar fuora di proposito dirne qualche cosa.
Fu Bernardo Rucellai uomo di grande ingegno, di ottime lettere e molto
eloquente, ma secondo el parere de' savi, di non molto giudicio, e nondimeno
per la lingua per gli ornati ed acuti discorsi che faceva, per molte destrezze
di ingegno, era universalmente riputato savissimo. Ma fu di una natura che, o
perch gli aspirassi di essere lui capo e guide della citt, o perch e' fussi
amatore della libert e desiderassi uno stato libero e governato da uomini da
bene (ma con molte cose si apunt, che era impossibile fermarlo altrimenti che
di cera), non potette mai stare contento e quieto a alcuno governo che avessi
la citt. Era a tempo di Lorenzo cognato suo, e con grande autorit e credito,
nondimeno impaziente cominci a mordere le azioni sue, non per publicamente,
ma con qualcuno e tanto che ritornava agli orecchi di Lorenzo, al quale
dispiaceva assai, nondimeno perch l'aveva molto amato ed eragli cognato, lo
comportava. Morto Lorenzo rimase, nel principio, grandissimo con Piero, ed in
forma che pel parentado e per la et poteva sperare d'avergli a essere quasi
padre; ma cominciato a intraversare seco, gli divent in modo inimico, che,
per mezzo di Cosimo suo figliuolo, tenne pratiche co' figliuoli di
Pierfrancesco e col duca di Milano; di che sostenuti e' figliuoli di
Pierfrancesco, Cosimo ebbe bando di rubello e Bernardo rimase in Firenze con
pericolo e sospetto grande.
Cacciato Piero e fondato el consiglio grande, a lui dispiaceva sommamente, e
per si oppose alle cose del frate e prese uno modo di vivere di non volere
onori e starsi a specchio e pure attendere a ci che si faceva, quanto altro
cittadino di Firenze, che acquist nome di essere ambizioso e male contento,
in modo che venne in sommo odio al popolo. Arso el frate, dove si oper assai
in beneficio de' cittadini amici del frate, fu fatto gonfaloniere di
giustizia, e rifiutollo; di che perd molto, giudicando assai che in lui fussi
una ambizione infinita, la quale non si saziassi degli onori consueti ed
ordinari, ma desiderassi una potenzia ed autorit estraordinaria, e nondimeno
era riputato tanto savio, che era di gran momento ed aveva fede grande nelle
pratiche. Ma poi creato el gonfaloniere, del quale era prima privatamente
inimico, lui, seguitando lo stile suo, non volle andare a visitarlo, non mai
intervenire a pratiche, e vivendo malissimo contento bench in dimostrazione
si fussi ristretto con molti litterati ed attendessi alle lettere ed al
comporre,  opinione di qualcuno tenessi qualche pratica de' Medici, tanto che
ultimamente, o per paura o per sdegno, si part da s e non cacciato dalla
citt; cosa miserabile a pensarlo, che lui vecchio e che aveva in ogni stato
avuto tanto credito, si partissi poi in quella forma; e nondimeno non parve se
ne risentissi n curassi persona di qualit alcuna, tanto era cominciata a
dispiacere la natura ed inquietudine sua.


XXVII

GIULIO II CONTRO I VENEZIANI.
FERDINANDO II D'ARAGONA A NAPOLI (1506).

1506. Seguit lo anno 1506, nel principio del quale essendosi ordinata la
riforma ordinaria del Monte ed una provisione, per potere rispondere alle
paghe, di due decime e mezzo, e due arbtri [e] mezzo; ed essendo molte volte
ita a partito negli ottanta, pass con difficult, sendo massime contradetta
da messer Antonio Malegonnelle, che, mostrando questa gravezza essere
disonesta, persuase si facessi una gravezza ordinaria, lo effetto della quale
era in buona parte rincarare el sale. Ma opponendosigli e ributtandolo
vivamente el gonfaloniere, pass gli ottanta, e venuta nel consiglio e non si
vincendo, venne in gara, da una parte, dal gonfaloniere che tutto d chiamando
el consiglio non cessava di proporla e riscaldarla, da altra da molti uomini
da bene, massime giovani, che erano molto caldi e solleciti al contradirla, e
tanto pi, quanto e' si intendeva che poco numero di fave gli darebbono
perfezione.
E per el gonfaloniere riscaldato, sendo una mattina ragunato el consiglio,
fece publicare che secondo gli ordini non potevano essere in consiglio ancora
quegli che erano caduti a specchio da poi che si era fatta la ultima
imborsazione: il che toccava a molti, de' quali la pi parte erano giovani da
bene e che si opponevano alla gravezza; e cos voto del consiglio di pi fave
inimiche, credette avere vinta la provisione. Ma sendo sdegnati di questo atto
disonesto molti di quegli che rimasono in consiglio e che prima la vincevano,
e per dando le fave bianche, la provisione torn adrieto; e cos inaspriti
gli animi, and in consiglio a partito centosei volte e finalmente non si
vinse. Eravi el gonfaloniere su indiavolato, e come fu entrata la nuova
signoria, la voleva cimentare, ma Giovan Batista Ridolfi, che era de signori
nuovi, si gli oppose dicendo non essere giusto volere cozzare col popolo e
per si riform el Monte per otto mesi, non si ponendo gravezza alcuna. Ma
come la signoria fu uscita, si propose una decima ed uno arbitrio, e rincarare
el ottavo le gabelle di dogana; la quale, per parere cosa leggiere, si vinse
facilmente.
In detto tempo nacque uno caso privato, el quale tenne in sospensione molte
settimane la citt. Aveva Alessandro di Lionardo Mannelli per moglie una
figliuola di Alamanno de' Medici, giovane disonesta e cattiva molto
notoriamente; costei essendo in villa ed Alessandro in Firenze, fu di notte
amazzata da uno famiglio di Alessandro, e parendo verisimile fussi stato per
ordine di Alessandro, fu posta la querela agli otto contro a lui. E' quali non
si risolvendo a volerne ritrovare el vero, and el giudicio in quaranta,
secondo una legge fatta innanzi a tempo del gonfaloniere, dove si disponeva
che ogni volta che uno caso criminale fussi innanzi a qualunque magistrato e
fra uno certo termine non si spedissi, avessi a diffinirsi dalla quaranta;
che era uno giudicio dove interveniva el gonfaloniere, uno de' signori, tre
de' collegi, el magistrato che la intrometteva, e tanti degli ottanta, che si
traevano per sorte, ma el numero si deputava da' signori e collegi, pure che
non potessino essere meno di venti n pi di quaranta; e loro avevano termine
a espedirle quindici d.
Venuto adunche questo caso in quaranta, dove venivano in accusa di Alessandro
e' fratelli della morta ed in difesa Francesco, fratello di Alessandro, fu
prima ordinato che Alessandro si rapresentassi al bargello; e parendo indizi
molti urgenti contro a lui, si dispose si traessino esaminatori che avessino a
esaminarlo con parole e con fune. De' quali sendo a sorte tratto messer
Antonio Malegonnelle, che era di quaranta, non volle mai dargli fune,
allegando non vi essere indizi sufficienti; in modo che correndo el tempo de'
quindici d e non essendo trovata la verit, n si potendo gli uomini
risolvere, assolverono Alessandro, con patto che questa materia si potessi
ogni volta ritrattare e lui non uscissi di prigione insino a tanto avessi dato
mallevadori, per cinquemila ducati, di rapresentarsi a ogni requisizione di
qualunque magistrato. Ma non si pos per questo la cosa, perch e' Medici
avendo notizia che el famiglio che l'aveva morto era fuggito a Siena, ne
avisorono el cardinale de' Medici, el quale vi concorreva volentieri, si per
lo interesse del parentado, s perch intendeva e' Mannelli essere inimici di
casa sua ed amici del gonfaloniere e per per mezzo suo Pandolfo lo fece
sostenere in Siena, e quivi avuto della corda, confess averla amazzata per
ordine di Alessandro, e venuto el processo in mano de' fratelli, lo
riaccusarono agli otto. E perch questa cosa era venuta quasi in divisione di
stato rispetto al gonfaloniere ed agli amici de' Medici ed inimici sua, gli
otto, desiderosi di ritrovarne el vero, chiesono questo famiglio a Pandolfo, e
non lo potendo ottenere, Pellegrino Lorini e Giovan Batista Guasconi, dua
degli otto andorono insino a Siena a esaminarlo; ed avuto el riscontro in
carico di Alessandro, tornati a Firenze lo feciono subito pigliare.
Ma poco di poi, donde si nascessi la origine, non confessando Alessandro che
era stato apiccato un poco alla corda, Pandolfo concesse el famiglio, el quale
venuto a Firenze con sicurt della vita, disse el contrario di quello che
aveva detto a Siena, e che Alessandro era innocente; in modo che gli otto lo
assolverono, bench la pi parte degli uomini restassi in opinione che
Alessandro aveva errato. Cos si termin questo caso, del quale si era parlato
assai non solo a Firenze ma ancora a Siena e Roma, dove si interpretava che
sotto nome di caso criminale fussi una rabbia e gara di stato. Ebbene nella
prima quaranta messer Antonio Malegonnelle carico grande, come se contro al
dovere avessi voluto perdonare a Alessandro, ed uomini della quaranta
scrissono polizze assai in suo vituperio, ricordando non era stato s clemente
quando furono sostenuti Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco; di che lui che
era riputato uomo intero ed amatore dello onore, ebbe tanto dispiacere che,
morendo poche settimane poi, si attribu ne fussi stato cagione questo
rimescolamento.
Levossi nel medesimo tempo una voce, come una figliuola di Piero de' Medici,
che era a Roma, si era maritata a Francesco di Piero di messer Luca Pitti, che
si trovava nella Marca; e per sendo posto agli otto una querela in carico di
Piero Pitti, chiesono la quaranta, la quale si trasse nel medesimo d che
quella di Alessandro. Ma udito Piero Pitti e certificati detto parentado non
essere vero, lo assolverono facilmente, e fu opinione ferma e vera che la
querela fussi stata posta da chi sapeva la verit, non per punire Piero Pitti,
ma per mostrare a chi avessi voglia di fare quello parentado, che la citt se
ne risentirebbe e farebbesi caso di stato, e che chi lo facessi, arebbe a
essere giudicato dalla quaranta.
Ne' medesimi tempi si intese essere fatto accordo tra il re Ferrando e Filippo
duca di Borgogna, per virt del quale rimaneva al Re Ferrando el reame di
Napoli e di Sicilia ed el regno d'Aragona: a Filippo la Castiglia, la Granata
ed altri stati; in modo che per virt di questo accordo, el nome di re di
Spagna rimaneva al re Filippo, el nome di re di Ragona rimaneva a Ferrando. E
poco poi detto re Ferrando ritolse per donna una franzese di casa regale, e
per sua dote el re di Francia gli ced tutte le ragione che aveva nel reame di
Napoli, e si contrasse pace, lega ed amicizia tra questi dua re di Francia e
di Ragona. E perch el re di Ragona aveva per molte cause avuto sospetto che
Consalvo non volessi usurpare per s el reame di Napoli, deliber, e per
questo e per altri rispetti, venire personalmente in Italia con la regina e
con tutta la corte, e con animo di fermarvisi qualche tempo, e si cominci a
mettere in ordine e prepararsi al venirne. Intesesi ancora come Massimiano,
favorito del re Filippo suo figliuolo, si metteva in ordine per passare in
Italia per la corona dello imperio e contro al re di Francia, di che sendo
sollevata tutta Italia, non ebbe effetto per la cagione che di sotto si dir.
El papa, ancora sdegnato molto contro a' viniziani per la perdita di Rimino e
di Faenza, e desideroso recuperare quelle terre ed altri stati della Chiesa,
massime Bologna, tenuta pratica col re di Francia ed avendo promessa da lui di
essere servito di gente, public volere fare la impresa di Bologna ed andarvi
personalmente, con animo, acquistata Bologna, di attendere agli stati della
Chiesa che tenevano e' viniziani in Romagna; e si credeva che el re di Francia
romperebbe la guerra in Lombardia. Partissi adunche da Roma e stette molti d
fermo in quelle circumstanzie, perch e' favori del re gli mancavano sotto;
pure di poi assodatosene, ne venne a Perugia e fatto accordo con Giampaolo
Baglioni, che governava quella terra, gli dette condotta e lasci uno legato
in Perugia e ridusse quella terra in arbitrio suo rimettendovi ancora molti
fuorusciti inimici di Giampaolo e restituendo loro e' bene usurpati. Richiese
ancora la citt di cento uomini d'arme per questa impresa; della quale dimanda
faccendosi pratica, alcuni la contradissono, de' quali massime furono capi
messer Francesco Gualterotti, messer Francesco Pepi ed Alamanno Salviati; e
bench allegassino molte ragione che erano tenute debole, tacevano la vera che
gli moveva, che era per fare vergogna al gonfaloniere ed al cardinale suo
fratello e' quali avevano sanza dubio promesso privatamente al papa questo
sussidio e volevano di questo beneficio publico acquistare grado in privato.
Nondimeno, perch male si poteva negare questa dimanda Giovan Batista Ridolfi,
Piero Guicciardini e molti altri la confortorono, in forma che accordandosi la
pi parte e favorendola el gonfaloniere si consent e si mand con queste
gente Marcantonio Colonna.
Seguit di poi el papa el suo viaggio, ed essendo pieno di sdegno contro a'
viniziani, usc della via diritta per non passare pe' terreni loro, e vennene
in sul nostro per una via pi lunga e difficile, dove essendo accompagnato da
Pierfancesco Tosinghi nostro commessario in Romagna, gli disse che era venuto
el tempo che noi vedremo vendetta degli inimici della Chiesa e nostri,
accennando apertamente de' viniziani. Cos appressandosi a Bologna con forte
esercito, public una fortissima escomunica contro a messer Giovanni
Bentivogli e figliuoli comprendendovi drento tutti quegli che gli dessino
alcuna spezie di sussidio e favore; e da altro canto apressandosi le gente
franzese, era ridotto lo stato di messer Giovanni in somma diffcult; in
forma che, come el papa fu in Faenza, dove era andato per la citt nostra
imbasciadore messer Francesco Pepi, messer Giovanni ed e' figliuoli inviliti e
diffidati di se medesimi, fatto certo accordo, si fuggirono di Bologna, ed e'
bolognesi subito si dettono al papa. La quale cosa intendendo e' franzesi che
desideravono mandare Bologna a sacco come uomini bestiali e sanza ragione,
vollono entrare violentemente in Bologna, ma difendendosi francamente quegli
di drento, furono ributtati; e nondimeno el papa, per posargli, dette loro
certa somma di danari e poi entr con tutta la corte pacificamente in Bologna,
e vi cominci a edificare una fortezza.
Era in questo mezzo el re di Ragona venuto per mare alla volta del reame, e
molti de' sue gentiluomini e baroni colle donne e brigate loro ne venivano per
terra; e perch gli aveva per transito a toccare Piombino, vi fu mandato
oratori a visitarlo e presentarlo, messer Giovanni Vettorio Soderini, Niccol
del Nero, amico suo per avere lungamente fatto faccende in Spagna, Giovan
Batista Ridolfi ed Alamanno Salviati, de' quali Giovan Batista, amalato per la
via, si ritorn a Firenze. Aspettoronlo quivi pi di uno mese, perch el re,
sendo arrivato a Portofino in quello di Genova, fu constretto pe' tempi
cattivi starvi molti d e di poi arrivato in Piombino, mostr avere molto care
questa visitazione della citt. Partitosi da Piombino, ebbe in quegli tempi
nuove, come el re Filippo suo genero, avendo avuto male due o tre giorni, era
morto; segno della fragilit umana, che uno principe s grande e s felice pel
reame di Spagna, pel ducato di Borgogna, per la aspettativa dello imperio,
essendo giovane e gagliardo, morissi quasi di subito.
Fu questa morte cagione di impedire la passata di Massimiano in Italia, perch
mancandogli questo favore e non gli bastando le forze sue, fu constretto a
cercare aiuti di altri; fu gratissima al re di Francia, per essersi levato
dinanzi uno vicino suo inimico e potentissimo, e vedere indebolita la possanza
del re de' romani; fu grata al re Ferrando, perch rimanendo lo stato di
Spagna nelle mani della figliuola sua, ebbe speranza avere a essere richiamato
al governo; e nondimeno seguitando el suo viaggio, ed essendogli venuto
incontro e datosigli nelle mani liberamente Consalvo, fu ricevuto in Napoli
con grandissima allegrezza e piacere, e fece ne' primi giorni molti segni di
benivolenzia a Consalvo, nondimeno poco poi, con tutti e' modi che potette,
gli tolse tacitamente riputazione. A questo re riputato molto savio e buono ed
aspettato con sommo desiderio da chi desiderava acconciarsi le cose di Italia,
mand la citt oratori messer Francesco Gualterotti ed Iacopo Salviati, avendo
grande speranza che e' fussi per annunciare le cose di Pisa; il che, come di
sotto in altro luogo si dir, riusc vano.
Vinsesi poi la provisione di fare la ordinanza de' battaglioni nel contado e,
per dare pi riputazione, che e' si creassi uno magistrato di nove cittadini
e' quali tenessino la prima degnit doppo a' dieci, che avessino cura di
questa opera; e cos furono creati.
Avuta che ebbe el papa Bologna, aspettandosi che e' facessi la impresa contro
a' viniziani ed avendo lettere dal re di Francia come e' si metteva in ordine
con grosso esercito per venire personalmente in Italia ed a Bologna a fargli
reverenzia ed aboccarsi colla santit sua, subito (ex arrupto, )lasciato un
legato a Bologna ed ordinate una certa forma di governo, se ne ritorn con la
corte a Roma per la via di Romagna, toccando per transito e' terreni de'
viniziani. La cagione fu interpretata perch e' dubitassi che essendo el regno
di Francia in nome apresso al re, in fatto nelle mani del cardinale di Roano,
che se el re veniva con tanto esercito in Italia ed a Bologna, quello
cardinale per ambizione del papato, non gli facessi mettere le mani adosso e
privassilo del papato. Ma non si seppe se questo sospetto gli entrassi
naturalmente da se medesimo, o pure per suggestione del cardinale di Pavia, el
quale poteva in lui el tutto, e di altri sua confidati che fussino stati
corrotti da' viniziani, quello che si fussi la cagione, questa partita roppe
tutti e' disegni fatti contro a' viniziani, e' quali erano s fondati, che
loro ne temevano assai.
Alla fine di questo anno essendo tornato el papa a Roma, gli fu creato oratore
Ruberto Acciaiuoli, ed a Napoli, in luogo di messer Francesco e di Iacopo che
volevano tornare, fu eletto Niccol Valori.


XXVIII

LUIGI XII IN ITALIA. MASSIMILIANO I D'ASBURGO
DISCORDIE IN FIRENZE (1507).

1507 Seguit lo anno 1507, nel principio del quale nacquano movimenti nuovi
per le cose di Genova. Era nella fine dello anno nata in Genova differenzia
tra e' gentiluomini ed el popolo, la quale proced tanto oltre, che el popolo,
levato in arme, cacci di Genova tutti e' gentiluomini con le donne e famiglie
loro, ma perch e' ricorsono al re di Francia, sotto el dominio di chi era
nello acquisto di Milano venuta Genova, lui cerc pacificamente rimettergli
nella patria Ma sendo ostinati gli animi de' popolani ed intendendo che el re
era disposto, se non giovavano e' modi dolci, a usare la forza prese alla fine
l'arme, si ribellorono dal re ed accamporonsi al Castelletto che era guardato
pel re, richiedendo di aiuto el papa, lo imperadore, el re di Napoli ed e'
viniziani. E per nel principio di questo anno el re ordinato una grosso e
potente esercito, ne venne alla volta di Italia di che sendo avisata la citt
da Francesco Pandolfini, che vi era oratore mandatovi in scambio di Niccol
Valori che vi era stato mandato doppo Alessandro Nasi, si elesse oratori nuovi
per onorarlo in Italia Giovan Batista Ridolfi ed Alamanno Salviati, e' quali
avendo rifiutato vi furono mandati Pierfrancesco Tosinghi e Giovanni di
Tommaso Ridolfi.
El re intanto, giunto a Milano, si avi personalmente colle gente verso
Genova, bench Roan ed e' primi della corte molto lo sconfortassino dello
andare in persona, perch, rispetto a' luoghi aspri e difficili, pareva che si
mettessi in qualche pericolo, e quando bene non vi fussi pericolo, che non
riuscendo la impresa, giucassi troppo della riputazione sua. E certo questa
impresa fu riputata tanto difficile, che tutta Italia stava sospesa a
aspettarne lo effetto perch oltre allo essere fra Milano e Genova passi molto
forti ed aspri dove avevano a passare e' franzesi, oltre allo essere la citt
fortissima e di natura e di accidente, si intendeva che quello popolo armigero
ed uso alle zuffe era ostinatissimo al difendersi. Avevano eletto uno popolano
vile per doge, avevano pieno Genova di soldati e fanti forestieri e pareva che
con grande animo aspettassino la venuta degli inimici; ma come el re in
persona e le sue gente si accostorono alla citt, subito entr fra loro tanta
vilt e disordine, essendo massime stati ributtati da uno passo forte, che
prestissimamente si dettono al re.
Credesi che questa vittoria dispiacessi al papa ed al re di Napoli, nondimeno,
massime el re, non ne feciono, n prima n poi, segno manifesto. Ma certo fu
che a' viniziani dispiacque assai, e' quali considerando essere el re in
Italia con s grosso esercito, e quanta riputazione aveva acquistata per la s
presta espugnazione di Genova, citt fortissima e potentissima, cominciorono
molto a temere dello stato loro, e per voltisi allo imperadore, lo richiesono
facessi qualche dimostrazione di volergli soccorrere in caso che el re gli
offendessi; il che lui fece volentieri, e gli serv di cinquemila uomini;
publicando che gli aiuterebbe con tutte le forze sue.
Ebbe di questa vittoria grandissima allegrezza la citt nostra, perch avendo
e' pisani mandato aiuto di molti uomini a' genovesi, el re dimostr averlo per
male e disse molte volte agli oratori nostri che acquistata Genova, voleva
renderci Pisa, e che, bisognando, verrebbe a questa impresa per nostro
capitano. Ma come facevano tutte le nostre buone nuove, ogni cosa divent
vana, perch el re, acquistata Genova, intendendo el sospetto de' viniziani e
come e' si gitterebbono in collo a' tedeschi e metterebbongli in Italia, con
tutto che fussi molto male disposto contro a loro, pure per non si recare
tanta piena adosso, fece ogni dimostrazione per assicurargli; e per subito
rimand parte delle gente in Francia, licenzi e' svizzeri che aveva tolti a
soldo, dette voce volersi presto tornare in Francia. E cos fece con effetto
perch, come ebbe rimessi e' gentiluomini in Genova, ordinato trarre da tutti
somme grande di danari, tagliato el capo al doge nuovo ed a altri de' primi, e
molti cacciatine, disegnato fortificare la citt a suo proposito in pi modi,
ed in ultimo aboccatosi a Saona col re di Napoli, si ritorn in Francia,
seguitandolo oratore in nome della citt Giovanni di Tommaso Ridolfi.
In questo tempo medesimo el re di Napoli, essendo stato richiamato al governo
degli stati della figliuola sua, deliber tornarsene in Spagna, e per
lasciato a Napoli uno vicer, si imbarc, menandone seco Consalvo, e fatta la
via da Savona, dove era aspettato dal re di Francia, entr in Savona, e quivi
stato alcuni d a parlamento con quello re, rimontato in nave e menandone seco
Consalvo, se ne and in Spagna, dove gli fu consegnata, non sotto nome di re
ma di governatore, la amministrazione di tutti quegli stati della figliuola.
Fu la partita sua di Italia non con quello favore e riputazione che era
venuto, e principalmente e' popoli del reame, che l'avevano aspettato come uno
Dio, rimasono molto male contenti, perch e' fece loro imposizione assai di
danari e messe ogni arte in fare danari nel regno.
Cos quegli che speravano che egli avessi a acconciare Italia, ne rimasono
poco satisfatti, perch e' parve che e' pensassi a ogni altra cosa, e bench
da molti, massime dagli oratori nostri, gli fussi mostro quanto lui ed ognuno
aveva da temere de' viniziani per la potenzia loro, confortatolo a volere
recuperare e' porti sua ed abassargli, e quanto la citt nostra se fussi
reintegrata di Pisa sarebbe buona a questi effetti, come molte volte aveva
mostro la esperienzia de' tempi passati, nondimeno in tutte le pratiche si
tenne con lui di Pisa, ogni cosa si riferiva a danari. Le quali cose erano
imputate non solo alla natura sua che era avarissima, ma nelle necessit si
trovava per lo accordo fatto con Francia, per vigore del quale era obligato
dare a lui certa somma di danari, cio cinquantamila ducati l'anno, duranti
certi tempi, conservare in stato o dare ricompenso a molti che avevano
seguitati e' franzesi, fare bene e rimunerare e' partigiani sua; le quale
cose, per essere meno gli stati che gli uomini che gli bisognava contentare,
era necessitato espedire con danari. E nondimeno la sua partita dispiacque
alla citt, perch si credeva che fermandosi a Napoli penserebbe a volerne
essere un d signore intero ed assoluto, ed a diminuire la potenzia de'
viniziani.
Partiti di Italia e' due re, si cominciorono a suscitare nuovi tumulti per
conto della Magna perch e' si intendeva che lo imperadore disposto al tutto
di passare in Italia, aveva chiamato a Gostanza una dieta de' principi e
communit della Magna, e che aiutato dalle forze loro, verrebbe non tanto per
la corona, quanto per riconoscere la ragione dello imperio in Italia, e che
sarebbe una impresa comune di tutta la Magna. E perch si intendeva che el re
di Francia stimava assai questo movimento ed ordinava di fare preparazione
grandissime e cos che el papa ed e' viniziani avevano uomini nella Magna, si
cominci a fare giudicio nella citt che sarebbe cosa di molto momento e per
si propose per molti che e' sarebbe bene mandarvi uno uomo. E fu eletto per
opera del gonfaloniere, che vi voleva uno di chi e' si potessi fidare, el
Machiavello, el quale mettendosi in ordine per andare, cominciorono a gridare
molti uomini da bene, chi e' si mandassi altri, essendo in Firenze tanti
giovani da bene atti a andarvi ed e' quali era bene che si esercitassino. E
per mutata la elezione, fu deputato Francesco di Piero Vettori con
commessione generale e da intendere e scrivere, non da praticare e
conchiudere.
Ma riscaldando ogni d questa voce, si cominci a praticare di mandare
imbasciadori, a che opponendosi vivamente el gonfaloniere, in ultimo la
pratica conchiuse di eleggergli, riscaldandosene massime Giovan Batista
Ridolfi, che aveva nelle pratiche credito ed autorit grandissima. Furono
adunque eletti dagli ottanta, Piero Guicciardini ed Alamanno Salviati, e'
quali avendo accettato, nacque nel mandargli disparere grandissimo, perch el
gonfaloniere non voleva mandargli Giovan Batista Ridolfi ed e' Salviati
volevano. Quegli che confortavano el mandargli, cio Giovan Batista ed e'
Salviati, co' quali concorreva Lorenzo Morelli, messer Francesco Pepi,
Lanfredino Lanfredini, Guglielmo de' Pazzi, Piero Popoleschi, Piero degli
Alberti, e molti altri, presupponevano che e' fussi da credere la passata
dello imperadore con grandissime forze, il che dimostrava l'essere ragunata e
fatta risoluzione di passare tutta la Magna, la quale non essere da credere
che volessi rimanere vituperate, come sarebbe se e' non passassi: dimostravalo
e' favori arebbe dal papa, e di danari e di ogni aiuto, che lungamente per
vendicarsi del re di Francia e de' viniziani aveva tenute pratiche con lui ed
in ultimo mandatovi per legato (de latere )con amplissime autorit e
commessione, el cardinale di Santa Croce; dimostravalo gli apparati e le
grandissime spese faceva el re di Francia, le quali per certo e' non farebbe,
se non vedessi in ordine la passata sua.
Se e' passava essere da tenerne per certa la vittoria, perch le forze della
Magna essere molto maggiore che quelle del re di Francia, e tanto pi se e'
fussino con loro e' svizzeri come si credeva, di poi lo stato di Milano, dove
s'aveva a fare lo insulto, essere male disposto contro al re ed appetire
grandemente questa mutazione; e per potersi conietturare la vittoria. La
quale seguendo, se noi prima non avessimo appuntato seco, che e' sarebbe
ragionevolmente adirato con noi, sendo mancati di quelle debite riverenzie, a
che gli eravamo tenuti per debito dello imperio; non si dovere attendere
quello fussino per fare e' viniziani, perch secondo quello che era
verisimile, sarebbono d'accordo collo imperadore amico loro, contro al re loro
inimico, e quando pure non fussino d'accordo nascerebbe, perch lo imperadore,
sendo eglino incompatibili col papa, gli rifiuterebbe, il che tanto pi
dimostrare la potenzia sue e doverci fare pi caldi a essere seco d'accordo ed
aiutare [la] ruina de' viniziani. Essere da considerare che se noi fussimo
d'accordo collo imperadore e lui vincessi, recupereremo Pisa e cos apunteremo
seco, se e' perdessi non ci mancherebbe modo a medicare Francia con danari,
come ci aveva molte volte mostro la esperienzia, se noi fussimo d'accordo con
Francia e lui vincessi, a noi non tornerebbe utilit nessuna, perch con loro
non ci era mai giovato el bene fare, se lui perdessi patiremo assai, e cos
seco ci toccherebbe a stare alla perdita e non al guadagno; doversi adunche
risolvere in questa parte, n curare le parole del gonfaloniere, el quale, se
bene vedessi la ruina della citt, non sarebbe per deviare da Francia per la
dependenzia che aveva con quello re e lui ed el cardinale suo fratello, che
aveva in Francia benefci ed entrata per pi migliaia di ducati. Queste
ragione si allegavano per chi consigliava el mandarsi gli imbasciadori, de'
quali molti si movevano per, e perch forse pensavano, in sulla venuta dello
imperadore, rimescolandosi le cose della citt potersi trre lo stato al
gonfaloniere.
Da altra parte al gonfaloniere dispiaceva el mandargli, mosso forse in secreto
per non abandonare la amicizia di Francia, utile a s ed al cardinale suo
fratello, e perch degli imbasciadori che avevano a andare, credeva che
Alamanno, per essere inimico suo, gli opererebbe contro quanto potessi; di
Piero Guicciardini sapeva che, se bene non gli opere[re]bbe contro, non era
per operare per lui da parte, ma solo attendere alle cose della citt. In
questo parere del non mandare imbasciadori concorrevano tutti quegli che
seguitavano ordinariamente e' pareri del gonfaloniere, come Niccol Valori,
Alessandro Acciaiuoli, Francesco Pandolfini e simili, e' quali per non
avevano molto credito, ma vi concorreva Piero Guicciardini, che difendendo
vivamente questa parte nelle pratiche, la sostenne assai colla autorit sua, e
messer Francesco Gualterotti, bench spesso parlassi ambiguo, pure pi tosto
vi inclinava.
Allegavano costoro, presupponendo che quando si mandassi imbasciadori con
animo di non conchiudere, ma solo per intratenere lo imperadore e servire a
dimostrazione e cerimonie, questa andata sarebbe, in quanto allo imperadore,
disutile, perch, come egli intendessi venire gli imbasciadori, si
persuaderebbe venissino a comporre, il che non riuscendo, gli parrebbe essere
uccellato e tanto pi si sdegnerebbe; cos si farebbe offesa al re el quale
insospettirebbe che noi lo volessimo abbandonare ed inoltre arebbe per male
che noi favorissimo di questo nome e riputazione gli inimici sua; e per
essere da fare una delle due conclusione, o di non mandare imbasciadori o di
mandargli con ordine e commessione di appuntare, e cos el punto di questa
deliberazione essere solo se era bene fare accordo collo imperadore o no. In
questo aversi a presupporre ed essere chiaro, che ogni accordo che si faceva
seco, vi avere a correre danari e somma grossa di presente; e' quali non si
potendo annoverare se non si facessi provisione di nuova gravezza, si poteva
giudicare che non si vincerebbe in consiglio, perch el popolo non concorre
mai allo sborsare, se non quando e' pericoli e le speranze sono in sull'uscio,
e non lo muovono e' movimenti propinqui di Italia, non che e' remoti della
Magna. E per essere da conchiudere che quando bene el comporre era collo
imperadore fussi utile per la citt, nondimeno la difficult al provedere al
danaio sarebbe tale e potrebbe recare seco s nuovi accidenti, che e' non
sarebbe da pensarvi, se una urgente difficult non ci costrignessi. Ma andando
pi l, quando el danaio ci fussi in mano, potersi fare seco accordo in due
modi: uno di essere seco in ogni impresa, contro a Francia ancora, l'altro,
sanza obligarsi contro a persona, sovvenirlo semplicemente di danari. L'uno e
l'altro avere a dispiacere insino al cuore al re di Francia, e tanto el
secondo modo quanto el primo perch non mancando allo imperadore gente ma
danari, sovvenirlo di quegli, essere come armarlo e metterlo in campo contro a
lui, e cos, in qualunque modo accordo si facessi, offendendosene ed
inimicandosene el re, essere partito di grandissima importanza. Perch e' non
era certo che lo imperadore avessi a passare, perch da s non era bastante; e
se bene e' principi della Magna ci parevano caldi, nondimeno difficultarsi a
risolversi facilmente quelle deliberazione che pendevano dalla volunt di
molti; e massime che e' non era credibile che le communit, in chi aveva a
consistere el nervo della impresa per la abilit che hanno al danaio e la
povert de' principi volessino spendere grossamente per conto dello imperadore
e degli altri signori, della grandezza de' quali non guadagnavano nulla, anzi
ne perdevano, perch quanto pi erano potenti, tanto pi gli avevano a temere.
Cos non si vedere ancora s certa la intenzione del papa e de' viniziani, che
si potessi farvi fondamento al risolversene, e quando pure lo imperadore
passassi, che la forza e gli apparati del re erano tali, che e' non era da
giudicare cos (de facili )la vittoria de' tedeschi; e per essere molto bene
da considerare in quanto pericolo noi entravamo, perch fatto lo accordo, se
lo imperadore non passava o passando perdeva, noi rimanavamo sanza rimedio
alcuno a discrezione del re, inimico nostro ed offeso da noi, se e' vinceva,
sendo lui bisognoso di danari, e non pi osservatore della fede che gli altri
barbari, ed essendo la citt in opinione di ricca, non gli mancherebbe in ogni
modo via e cavillazione da trarci di mano nuovi danari. Da altro canto, se noi
fussimo di accordo col re e lui vincessi, se bene forse non ci rendessi Pisa,
noi non sentiremo altra briga e conserveremo quello che avevamo, il che non
era poco in tempi s pericolosi e forti; se e' perdessi, lo imperadore sarebbe
si munto di danari che e' non mancherebbe via a posarlo con danari e forse con
meno somma, perch n'arebbe allora pi bisogno, e quanto pi, che noi ci
potremo scusare, non avere composto seco mentre era nella Magna, per la paura
ci bisognava avere del re di Francia, mentre che era in Italia propinquo e
potentissimo. Considerato adunche el tutto, doversi pi tosto seguitare la
amicizia di Francia che dello imperadore, in che non essere di poco momento
che noi non potavamo comporre collo imperadore se non dandogli danari e con
sconcio nostro e con difficult; dove tenendoci con Francia, non ci correva
noia alcuna, perch quello re, o non ci richiederebbe di nulla o solo di
qualche gente di arme, di che lo potavamo servire sanza indugio e spesa,
tenendole pagate per lo ordinario e non avendo a servircene a alcuna fazione.
In su queste dispute tenendosene moltissime volte pratica ne' dieci e negli
ottanta, la risoluzione che si faceva era sempre che si aspettassi uno altro
aviso da Francesco Vettori; dal quale intendendosi come le cose riscaldavano e
che era voce che gli apparati ordinati alla dieta dovevano essere in su' campi
a San Michele di settembre, s gli dette commessione praticassi accordo. E
perch ogni cosa aveva a ritornare a danari, furono le prime chieste dello
imperadore molto grande, insino a dimandare cinquecentomila ducati, di poi
pure riducendosi a lega, venne a cinquantamila ducati. In su che tenendosi
pratica, e deliberando, pe' caldi avisi che venivano della Magna, darne
commessione con certe limitazione, per el gonfaloniere, che desiderava avervi
uno di chi e' si potessi fidari e credergli e fare forse non meno e' fatti sua
che della citt, introdusse ne' dieci che, per dubio che le lettere non
capitassino male, sarebbe bene mandarvi uno che riferissi a bocca; e cos non
sendo chi si opponessi, ottenne che vi fussi mandato el Machiavello.
Trovavasi in detto tempo in Francia imbasciadore Giovanni Ridolfi, el quale
tutto d avisava e' potenti apparati del re e confortava e consigliava
caldamente la citt a non si volere partire da quella amicizia; in modo che ne
acquist carico grande e fu tenuto non facessi lo uficio di imbasciadore e di
uomo prudente, e si diminui assai della riputazione sua, che era riputato
prima savio e valente cittadino. Richiese intanto el re di essere servito di
gente d'arme, la quale cosa gli fu negata, allegando aversi a adoperare nelle
cose di Pisa di che lui temperando la indegnazione ne concep ed el sospetto
che aveva preso di noi, mostr di non si adirare n risentire. E' viniziani in
questo mezzo si accordorono col re, la qual cosa non tolse e' dispareri della
citt, giudicando alcuni che e' l'avessino fatto per cognoscere la debolezza
della Magna, alcuni, perch lo imperadore, per non ne dispiacere al papa, non
gli avessi voluto accettare. Era el gonfaloniere riputato amico del re di
Francia ed inimico di tutti gli inimici sua; la quale opinione non solo era in
Firenze, ma ancora divulgata fuori della citt, intanto che lo imperadore ne'
tempi che convoc la dieta a Gostanza, mandando uno uomo suo in Italia, gli
dette una lettera di credenza a Alamanno Salviati e gli commesse lo
confortassi a consigliare la citt a volgersi alla via sua, dicendo che non
aveva fatto capo al gonfaloniere, perch sapeva che lui non si discosterebbe
mai da Francia ed essendo questa opinione di lui, tutti coloro che
confortavano la andata degli imbasciadori ne dicevano male, in modo che per la
citt n'aveva carico grandissimo.
Allungavansi intanto le cose dello imperadore, perch e' termini del venire si
differivano tuttavia pi oltre, ed oltre allo essere e' viniziani accordati
col re, non si intendeva che el papa, o per avarizia o perch pensassi meglio
di quanto momento el pericolo sarebbe questa impresa concorressi a dargli
danari, in modo che ultimamente lo imperadore, trovandosi in galea con poco
biscotto, avi una parte della sua gente verso el Friuoli, un'altra verso
Trento per battere le terre de' viniziani. E per e' viniziani mandorono in
Friuoli con grossa gente el signore Bartolomeo d'Albiano, dalla banda di
Trento el conte di Pitigliano, ed el re di Francia mand loro in aiuto buono
numero di gente di arme, sotto messer Gian Iacopo da Triulzi.
Scorsono e' tedeschi con poco numero e debolmente insino presso a Vicenza, e
di poi avendo s grossa opposizione si ritirorono nella Magna; da altra banda
e' tedeschi che erano nel Friuoli sendo con poche forze e poco ordine,
scaramucciorono col signore Bartolomeo, ed essendo rotti da lui, el signore
Bartolomeo scoperta la loro debolezza, cominci per commessione de' viniziani
a campeggiare le terre loro e prese Triesti, Gorizia, Fiume, ed acquist uno
stato a' viniziani di entrata di cinquantamila ducati o meglio ed utilissimo,
perch per molti passi di importanza era una forte guardia di tutti gli stati
loro da quella banda. Sbigottito da questa percossa lo imperadore, ragun una
dieta di nobili a Ulmo, dove mancandogli sotto ogni favore, conchiuse in
ultimo una triegua con viniziani, per virt della quale tenendo e' viniziani
durante la triegua quello che avevano acquistato gli avevano a dare ogni anno
ducati trentamila. Questo fine ebbe el movimento dello imperadore, el quale
aveva messo tanta paura al re di Francia, che spese una somma infinita di
danari; messe in tale travaglio e divisione la citt nostra, che per certo, se
seguitava, si faceva qualche disordine, il che nasceva in gran parte per non
intendere particularmente la verit de' sua processi.
Intesesi poi come lo imperadore aveva insino l'anno dinanzi insino quando el
papa part da Bologna, tenuto pratiche di passare in Italia col papa che era
adirato col re e co' viniziani che temevano dello sforzo che faceva per la
impresa di Genova; di poi avendo fatto beneficio a' viniziani, quando el re
prese Genova, con fare dimostrazione di favorirgli se el re gli offendessi, si
persuase tanto che dovessino essere dal suo, bench altrimenti in particulare
non si fusse assodato con loro; credette ancora che e' svizzeri, beneficati
molte volte e favoriti da lui contro a' prncipi della Magna, lo seguitassino.
E per quando fece la dieta a Gostanza, sendo riscaldati gli animi de'
tedeschi a questa impresa, e proponendo volere fare uno grosso esercito e
disegnare capitani in nome dello imperio e fare la guerra per lo imperio (la
quale deliberazione se si faceva, era facile cosa che passassino in Italia
potentissimi), lo imperadore che desiderava fare la impresa per s, acci che
el guadagno fussi tutto suo, ed avendosi presupposto per certo che el papa,
viniziani e svizzeri lo dovessino seguitare, e per parendogli non avere
bisogno di molto aiuto alla dieta, si oppose vivamente ed imped questa
deliberazione, dicendo: (ego possum ferre labores, volo etiam honores, )e
dimostrando che uno mediocre sussidio gli bastava, e per sendo concluso
secondo la sua richiesta ed in forma che sanza gli aiuti di Italia non poteva
fare nulla, gli riusc ogni pensiero vano. E meritamente, perch doveva non
promettersi nulla di persona per ragione e segni generali, se prima non
capitolava ed obligavagli espressamente; accordoronsi e' viniziani col re
contro a lui, el papa non resse a dargli danari; e' svizzeri non avendo danari
da lui n da altri per conto suo, si stettono in modo che lui disperato, e
parendogli essere vituperato se non faceva qualche cosa, ruppe temerariamente
guerra a' viniziani e, per non avere vergogna, provocando con somma
sciocchezza l'arme di chi gli era superiore assai, si tir adosso uno
vituperio molto maggiore ed uno danno grandissimo. Nel quale quando fu
incorso, convoc e' prncipi a Ulmo, dove dimostr che e' danni e vergogne
sue, erano danni e vergogne commune di tutta la Magna, ma veduto che erano
(verba ad corinthios )fu necessitato, per non fare peggio, acconsentire, alla
fine dell'anno o nel principio dell'altro, a una triegua brutta e vituperosa.
Nel detto anno alla fine di dicembre, messer Guglielmo Capponi vescovo di
Cortona, uomo bestiale e temerario, stretta pratica collo arcivescovo di
Firenze, messer Rinaldo Orsino, che gli rinunziassi lo arcivescovado; ed era
la cosa condotta tanto in l per opera del cardinale de' Medici, a chi messer
Guglielmo soleva essere inimicissimo, e per questo gli era diventato amico,
che si poteva dire quasi conclusa. Il che dispiacendo assai al gonfaloniere e
perch voleva male a messer Guglielmo e perch sperava che, vacando lo
arcivescovado per morte, avessi a essere del cardinale suo, suborn
Giovacchino Guasconi, Iacopo di Bongianni e molti altri, e' quali mostrando
essere mossi da se medesimi per bene della citt, pregassino la signoria che,
considerata la natura di messer Guglielmo, volessi scrivere al papa in
disfavore di questa rinunzia. Ma questi tali come veddono risentirsi alcuni
de' Capponi e Giovan Batista Ridolfi loro parente, non se ne vollono
impacciare; e per el gonfaloniere, volendola impedire, fu sforzato a
scoprirsi e fece scrivere tante volte lettere dalla signoria al papa, che
finalmente questa pratica, per non volere el papa dispiacere alla citt si
risolv.
Creossi di poi per gennaio e febraio la signoria nuova, nella quale bench el
gonfaloniere avessi spesso sei fave, come nello scrivere lettere contro al
Cappone, nondimeno, essendone Bartolomeo di Filippo Valori, Giovanni di Stagio
Barducci e Giovanni di Ridolfo Lotti, uomini vivi balzandosi e molto inimici
sua, e non essendo ancora spente in tutto le cose dello imperadore, tanto si
gli opposono e svillaneggioronlo in tutte le cose, che fu constretto cedere
loro assai ed in modo che non credeva mai vedere el d che eglino uscissino. E
certo furono uomini di qualit, che se avessino avuti dua compagni simili a
loro, gli arebbono dato fatiche assai; e bench molti uomini da bene avessino
caro che el gonfaloniere avessi contradizione, nondimeno la pi parte caric
questa signoria d'avere usato troppo leggiermente molte parole e dispregi dove
non bisognava.


XXIX

RAPPORTI DI FIRENZE CON PISA E LUCCA
COSIMO DE' PAZZI ARCIVESCOVO DI FIRENZE (1508).

1508. Seguit lo anno 1508, nel principio del quale essendo posate le cose
dello imperadore si entr in consulta di dare el guasto a' pisani, el quale
l'anno dinanzi non si era dato, ed essendosene fatta pratica ne' dieci tra e'
primi cittadini, furono quasi tutti di parere che non si dessi. Allegavanne
pi ragioni: l'una, che questo come si era veduto con effetto, se bene aveva
recato difficult a' pisani, non ci aveva per data Pisa, perch non mancava
tuttavia chi gli aiutassi; l'altra, che gli era da credere che el re di
Francia per averci veduti inclinati alle cose dello imperadore, ed e'
viniziani per lo antico odio verso la citt e la ambizione di farsi signori di
Italia non sarebbono contenti che noi avessimo Pisa; e per come intendessino
che noi la strignessimo, non mancherebbono di dare loro aiuto, e forse s
potente, che noi entrerremo in qualche difficult e tireremoci adosso qualche
cattivo umore. Ed era forse ancora in qualcuno, bench non lo allegassino
apertamente, entrato scrupulo di conscienzia, perch questo conduceva molti
villani in tanta estremit, che le famiglie di molti, e massime le donne, ne
capitavano male.
Questo era el parere de' pi savi cittadini; da altra parte el gonfaloniere,
che sempre fu caldo a ogni impresa di Pisa, era di contraria opinione, e
vedendo che nelle pratiche strette non era ordine a condurla la messe negli
ottanta con una pratica larga, dove da principio si rimessono al parere de'
pi savi, il che non satisfaccendo al gonfaloniere, non cess mai di
riproporla e sollecitarla, in modo che a ultimo si fece deliberazione che si
dessi. Aiutoronlo assai a tirare questa pratica le lettere di Niccol di Piero
Capponi, el quale essendo commessario generale a Cascina, successore di
Alessandro Nasi, scriveva caldamente che se questo guasto si dava, le cose di
Pisa si conducevano in tanta estremit, che e' contadini farebbono tumulto in
Pisa, non volendo aspettare di perdere le loro ricolte, o se pure
aspettassino, la fame in ultimo gli sforzerebbe a cedere. El gonfaloniere
ancora disse agli ottanta, avere in Pisa tale pratica che, come la gente
nostre vi si accostassino, era da sperarne assai. Cos si dette el guasto, e
molto largamente perch e' pisani erano s deboli di gente che e' non
potettono impedirlo in alcuno modo, e nondimeno la loro ostinazione era tanta,
che non feciono movimento alcuno. E quella pratica tenuta dal gonfaloniere
riusc vana, che la teneva un sensaluzzo chiamato Marco del Pecchia con messer
Francesco del Lante cittadino pisano, perfido inimico nostro, e per uccellare.
E cos sempre e' savi riputorono sciocchezza el prestarvi fede, bench el
gonfaloniere, troppo semplice e credolo in queste cose, vi facessi su
fondamento grande.
Poco poi che e' fu dato el guasto, el re di Francia mand a Firenze uno
imbasciadore chiamato messer Michele de' Ricci napoletano, uomo d'assai negli
stati, e bench si dubitassi che la imbasciata avessi a essere spiacevole,
perch el re si teneva poco contento di noi, nondimeno riusc pi dolce,
richiedendo bench agevolmente, che non si molestassino e' pisani; il che in
fatto non era la intenzione del re, ma voleva tirarci per questo mezzo a
promettergli danari, in caso che lui non ci impedissi la recuperazione di
Pisa. Furono deputati a udirlo e praticare seco, due de' dieci, messer Giovan
Vettorio Soderini ed Alamanno Salviati, e quattro altri cittadini: messer
Francesco Gualterotti, Lorenzo Morelli, Giovan Batista Ridolfi e Piero
Guicciardini. Ed in effetto si introdusse una pratica, che el re non
soccorressi Pisa, operassi che e' genovesi e lucchesi non lo soccorressino, e
noi fussimo obligati a dargli una certa somma di danari, e cos al re di
Spagna, che si obligava non aiutargli, in caso che noi recuperassimo Pisa in
termine di uno anno dal d dello accordo fatto, e non altrimenti o in modo
alcuno. Ed essendo apiccato questo ragionamento in Firenze, dove era anche
venuto per questa materia uno oratore del re di Spagna o di Ragona, le re di
Francia revoc lo imbasciadore suo; in modo che questa pratica si ritir tutta
in Francia e doppo molti dibattiti si faceva questa conclusione: che el re si
obligassi alla nostra protezione, non ci impedire nelle cose di Pisa, anzi
aiutarci di tutti quegli favori che lo richiedessimo, ed in spezie comandare
a' genovesi e lucchesi che non gli aiutassino; obligare el re di Spagna alle
cose medesime, ed e converso noi fussimo obligati dare a lui centomila ducati,
al re di Ragona cinquantamila ducati, e tutto si intendessi in caso che Pisa
si acquistassi in termine di uno anno dal d dello accordo fatto, altrimenti
ogni accordo ed ogni obligazione dall'una parte e l'altra spirassi e si
intendessi vana.
Consultossi questa cosa in molte pratiche, e consigli vivamente messer
Francesco Gualterotti che e' si tagliassi ogni ragionamento, perch
considerata la natura de' franzesi, che sono sanza fede e non vogliono stare a
ragione, lo effetto sarebbe che questo accordo non ci darebbe Pisa, e
nondimeno con cavillazione e per forza ci trarrebbono di mano questa somma di
danari. El gonfaloniere, Giovan Batista Ridolfi, Piero Guicciardini, Alamanno
ed Iacopo Salviati erano di contraria opinione, presupponendo che, come era
chiarissimo, non si componendo con questi dua re, Pisa non si poteva avere;
dove componendosi, ed egli osservassino la fede, era da avervi speranza
grandissima; e quando la si avessi, bench la somma del danaio fussi grossa,
pure che e' sarebbono bene spesi, rispetto al travaglio in che ci teneva
continuamente el non avere Pisa, ed el pericolo in che ci potrebbe un d
mettere, essere da credere che gli osserverebbono la fede per la utilit del
danaio che risultava loro; e quando non la osservassino, o, pure osservandola,
Pisa per altra cagione non s'avessi, che in questo caso noi non eravamo
obligati a dare loro nulla; e se e' fussino disposti volerci con forza o con
inganni trarre di mano danari, che eziandio non faccendo questo acordo non
mancherebbe loro modi e vie. Conchiusesi adunche, per queste ragione e per la
autorit di chi la consigliava ne' numeri piccoli e ne' grandi, questa parte;
ma nacque difficult, perch si dubit che questo accordo che andava per le
mani del re di Francia, non fussi approvato da Ragona per darsigli minore
somma di danari; e per fu scritto agli imbasciadori si ingegnassino praticare
e conchiudere questo accordo ancora collo oratore del re di Spagna, che vi
era; e quando non riuscissi, conchiudessino al modo di sopra con Francia. Ma
nelle deliberazione ed in queste difficult e pratiche si consum tanto tempo,
che accadendo a Roan, per la cagione che di sotto si dir, a andare in
Fiandra, ogni conclusione rimase sospesa insino alla tornata sua.
Erasi in questo tempo eletto oratore a monsignore di Ciamonte a Milano,
Alessandro Nasi, el quale andando trov lui di pochi giorni innanzi essere
cavalcato in Francia, in modo che gli fu dato commessione che andassi in
Francia, e congiunto con Giovanni Ridolfi, che satisfaceva poco, attendessi
alla pratica di questo accordo.
Poco di poi che queste pratiche cominciorono con Francia, la citt volta a
avere Pisa per farne per trre loro el sussidio che vi potessi entrare per
acqua, condusse con alcuni legni el Bardellotto, figliuolo del Bardella
corsale genovese, confidatasi di lui massime per essere compagno di quelli
legni Neri di Napoleone Cambi ed alcuni altri fiorentini. Ed essendo questi
legni in Porto Pisano, el re, veduto che noi andavamo adagio allo accordo,
dubitando che non fussi fatto a arte e che Pisa non s'avessi in questo mezzo,
e cos di non avere a toccare danari, comand al Bardellotto come suo suddito,
si partissi da' soldi nostri. A che essendo egli necessitato ubidire, bisogn,
perch el re lo lasciassi stare, promettere al re che se Pisa si riaveva
durante la pratica dello accordo, che noi osserveremo le medesime condizione a
che ci obligavamo faccendo lo accordo. Ma poco poi sendosi scoperto uno
brigantino carico di grano che andava a Pisa, el Bardellotto e Neri, parendo
loro averlo a mano salva, temerariamente con pochi de' loro legni, lo
assalirono, in modo che scoprendosi tre altri brigantini di pisani che
venivano di Corsica, furono presi co[n] que' legni; e per essendo la citt
disarmata al porto, si condusse con certe galee el Bardella suo padre, e
seguitando nello strignere pi e' pisani si dette el guasto alle biade, e cos
si conducevano ogni d in pi estremit.
Fecesi in questi tempi lega ed accordo co' lucchesi il che, perch si intenda
meglio, s'ha a repetere pi da alto. E' lucchesi ne' tempi antichissimi furono
molte volte collegati della citt ed amici grandissimi, ma poi che la citt
ebbe acquistata la Valdinievole, che soleva essere loro, ed ultimamente Pisa,
insospettiti e cominciando a temere della potenzia nostra, ci cominciorono a
avere in odio, el quale si accrebbe in infinito quando, nelle guerre del duca
Filippo, la citt fece pi volte pruova di sforzare Lucca, e cos quella
inimicizia accidentale nata per proprio sospetto, si convert in odio
grandissimo vero e naturale, e nondimeno per paura, rispetto alla vicinit e
potenzia nostra, e massime poi che fu acquistata Pietrasanta e Serezzana,
erano constretti temporeggiare e passare tempo el meglio che potevano.
Ma nel 94, come noi perdemo Pisa, vedendoci deboli e sbandati, e giudicando
mentre che Pisa era fuora delle mani nostre, di essere sicuri, attesono con
ogni studio a conservarla, faccendo qualche volta con aperte dimostrazione,
come quando al tempo di Pagolo Vitelli vi mandorono trecento fanti, ma non
cessando mai occultamente di favorirgli, con stimolare el re di Francia e gli
altri prncipi a soccorregli, intendersi con genovesi e sanesi alla difesa
loro, con tenergli di continuo confortati, dare loro sempre sussidi di
vettovaglie e qualche volta di danari. Di che loro anche feciono bene, perch
e' pisani quando avevano necessit, potendo usare el loro paese come Pisa,
vendevano quasi tutte le robe loro a buono mercato in Lucca, di che tutte le
cose di Pisa o la maggiore parte, prima quelle di pi valuta e di poi,
crescendo la necessit, tutte le altre, eziandio le minime, si venderono e
smaltirono in Lucca cos le prede che e' menavano de' terreni nostri in modo
che e' lucchesi arricchirono di questa guerra e feciono in tutte le imprese e
disegni nostri grandissimi danni e nocumenti.
Il che si conosceva ed intendeva a Firenze; ma perch loro, sapendosi bene
governare, tenevano sempre tributato Ciamonte o qualcun altro de' primi di
corte di Francia, erano in protezione del re e favoriti da lui, in modo che la
citt per non offendere el re non aveva ardire di manomettergli e bench
qualche volta fussino fatti loro de' danni e delle prede non in nome publico
della citt, ma sotto colori vari, per potersene giustificare e difendere in
Francia, nondimeno perch erano rari e di poca qualit per e' rispetti con che
s'avevano a usare, non facevano effetto nel rimuovergli da' modi loro. Ma
scoprendosi nel conversare co' franzesi di mano in mano la loro natura, e che
el procedere dolcemente co' lucchesi era stato el piggiore disegno, perch e'
non era dubio che se si fussino offesi gagliardamente sarebbono venuti a
qualche composizione e fatto pensiero di volere vicinare bene e fatte le
offese vi erano mille modi a giustificarsene e mitigare Francia, e per
cominciorono molte volte nelle pratiche e' pi savi cittadini a ricordare che
e' sarebbe bene a insegnare loro vivere e trattargli altrimenti che pel
passato. Ma perch el gonfaloniere non la intendeva ancora bene ed era pieno
di sospetto, si soprased pi anni al farne nulla; essendo cos la sorte della
citt, che le deliberazione che non gli piacevano, se bene fussino aprovate da
tutti gli altri, trovassino difficilmente esito.
Ma poco poi cominciandosi ancora lui a voltare a questa via, deliber fare una
legge di escludere a' lucchesi tutti e' commerzi e commodit de' paesi nostri,
proibire lo scrivere e conversare con loro, ed in effetto non si impacciare
con loro come con inimici, di che nasceva che Gherardo Corsini, Lanfredino
Lanfredini ed alcuni altri cittadini nostri che avevano trafichi e mercantie
con Buonvisi ed altri cittadini lucchesi, bisognava si dividessino e
separassino. E si mosse el gonfaloniere, o perch stimassi che questa legge
darebbe difficult a' lucchesi e gli premerebbe assai, o perch volessi
offendere e trre quello aviamento utile a alcuni cittadini nostri che vi
trafficavano, massime a Lanfredino Lanfredini che nelle cose dello stato non
si intendeva seco, ed in privato, circa a questi traffichi con lucchesi, aveva
avuto disparere con Tommaso Soderini suo nipote. E perch e' pens, come
questa cosa si introducessi in pratica, sarebbe impedita, fatto una sera per
altre faccende chiamare gli ottanta, fece subito sanza che altri ne sapessi
nulla, fermarla; e di poi vintala tra signori e collegi, la propose negli
ottanta, ed avendovi parlato su e mostro quanto danno recava questa legge a'
lucchesi, la vinse. Il che sendosi publicato per la citt, molti cittadini di
credito gli dettono carico, allegando con molte ragione che questa provisione
non dava noia alcuna a' lucchesi, ma recava danno a alcuni particulari
cittadini nostri; e nondimeno per lo universale odio de' lucchesi pass in
consiglio grande facilmente.
Vinta questa legge, e' lucchesi, o perch in fatto la dessi noia loro, o
perch paressi uno segno tale di volergli per inimici che pensassino s'arebbe
a procedere pi oltre, mandorono non molto poi a Firenze imbasciadori messer
Gian Marco de' Medici e messer Bono... ed essendo deputati a praticare con
loro alcuni de' primi cittadini, finalmente, perch gli erano ostinati a
volere che noi cedessimo le ragione di Pietrasanta, non si conchiuse nulla. Di
poi questo anno 1508, mentre si praticava col re, intendendosi come per la via
di Lucca entrava di continuo grano in Pisa, si deliber in una pratica de'
dieci, scrivere al commessario di Cascina che facessi uno assalto a Vioreggio
e gli trattassi in questo insulto quanto pi poteva da inimici, ed oltre agli
altri cittadini, el gonfaloniere la riscald forte. Ma messer Francesco
Gualterotti, Giovan Batista Ridolfi, Piero Guicciardini, Alamanno ed Iacopo
Salviati, che non si trovorono nella pratica per essere assenti alle ville
loro, la biasimorono forte, dicendo che era stato in tempo alieno, perch e'
non era bene, vegghiando le pratiche di Pisa con Francia, introdurre nuove
difficult; e parve questa ragione molto verisimile, ed el gonfaloniere
gustandola se ne pent in modo che, se fussino stati a tempo, arebbono
rivocato la commessione al commessario. Ma era tardi, perch el commessario
subito avi una parte di gente in verso Vioreggio, le quali abruciando
magazzini, rubando ed ardendo drappi, menandone bestiame di ogni regione,
feciono a' lucchesi un danno grande, in modo che loro risentitisi assai ed
impauriti, bench si dolessino in Francia, a Roma ed in ogni luogo, mandorono
a Firenze, per tentare gli animi nostri, oratore uno Giampaolo Giglio
mercatante che non aveva in Lucca molta autorit. El quale introducendo
pratiche d'accordo, trovando gli animi de' primi cittadini bene disposti ed
avendo riferito a Lucca, mandorono imbasciadori messer Gian Marco de' Medici e
detto Giampaolo, e si cominci la cosa a apiccare di buone gambe, perch e'
lucchesi erano stati ributtati in Francia, poi che furono udite le
giustificazione nostre; e si comprese che quello assalto, bench contro alla
opinione de' pi savi, fu pure utile e fece fede che el procedere con tanti
rispetti, el volere tanto antivedere ed el farsi tanta paura,  qualche volta
cos nocivo come utile.
La citt desiderava lo accordo, massime gli uomini prudenti, perch e' si
cognosceva che levandosi a' pisani l'aiuto de' lucchesi, rimanevano privati di
uno potente sussidio e che era atto a tenergli vivi; e cos come pareva quasi
impossibile avergli per fame, mentre che Lucca gli aiutava, cos pareva
facile, privandogli di quello favore ed essendo chiusa la via di mare, a
domargli. Ma si dubitava che e' lucchesi non cercassino questo accordo per
assicurarsi di noi e nondimeno non mancassino di favorire occultamente e'
pisani, pure attenuandosi questo sospetto efficacemente da' lucchesi che
mostravano di cognoscere che Pisa era s debole e consumata che non poteva
reggersi lungamente da se medesima, e che era necessario che cadessi nelle
mani nostre o che venissi in mano di uno potente che bastassi a difendergli da
noi, e quando fussi questo secondo, che Lucca rimarrebbe in pericolo e paura
della grandezza sua, e per essere loro pi utile, quando fussino contenti di
qualche particularit, che Pisa venisse nelle mani nostre col mezzo ed aiuto
loro, e si reintegrassi tra noi la antiqua amicizia, furono adunche deputati a
praticare con loro uno de' dieci, Lorenzo Morelli, e quattro altri cittadini,
messer Giovan Vettorio Soderini, Giovan Batista Ridolfi, Piero Guicciardini ed
Alamanno Salviati, essendo assente messer Francesco Gualterotti che si trovava
a Pistoia capitano.
E venendosi a' particulari, e' lucchesi mostravano due cose: l'una, che questo
accordo ci era utilissimo, perch el privare e' pisani del loro sussidio e de'
commerzi e commodit, de' paesi loro, non era altro che darci Pisa nelle mani,
l'altra, che ogni volta che Pietrasanta e Mutrone fussino in mano de'
fiorentini, la citt di Lucca non potere mai essere sicura della sua libert,
e per bisognare, a fondare bene questa amicizia, che noi cedessimo loro le
ragione di Pietrasanta e di Mutrone, la quale cosa noi non dovavamo molto
stimare, perch queste terre erano in mano loro, e di poi, che se noi volavamo
vedere el vero, le ragione nostre quanto a Pietrasanta erano debole, Mutrone
essere luogo rovinato e disfatto, e s piccola cosa, che in uno caso di tanta
utilit non si doveva considerare. E se si rispondessi che noi non daremo,
perch quando noi avessimo dato, non eravamo bene sicuri che ci avessino a
osservare la fede, replicare che erano contenti che la cessione non si facessi
assoluta e pura, ma condizionata, in caso che fra uno termine onesto Pisa si
riavessi, aggiugnendo che faccendosi tale cessione, servirebbono qualche anno
di certo numero di gente d'arme pagate a loro spese.
Queste erano insomma le dimande de' lucchesi, le quale sendosi cominciate a
discorrere tra e' cittadini deputati, furono le opinione varie. Al
gonfaloniere, messer Giovan Vettorio e Piero Guicciardini pareva fussi da
acconsentirle, allegavanne che se si faceva questo accordo, o e' lucchesi
osserverebbono la fede, o no; osservandola, che el separare e' lucchesi da'
pisani era sanza dubio di tanta utilit che gli era buona spesa cedere
Pietrasanta, se non la osserverebbono e non si recuperassi Pisa, non si
intendeva fatto nulla, e che questa speranza di ottenere le cessione gli
farebbe pi pronti a osservarci la fede, acci che, recuperandosi Pisa,
conseguissino lo intento loro; essere ancora da considerare e fare qualche
capitale di quella somma di danari che ci servivano; ed in effetto questo
partito mostrare tanto utile, che doveva preponderare a qualche infamia che
seguiva dal cedere, e massime perch avavamo poche ragione in Pietrasanta, ed
e' lucchesi, doppo qualche dibattito, erano calati quanto a Mutrone.
Furono Lorenzo Morelli, Giovan Batista ed Alamanno di contrario parere, perch
questa cessione pareva loro di tanto vituperio, che in nessuno modo la
volevano acconsentire, e di poi consultandosene nella pratica de' dieci, si
accordorono quasi tutti a questa sentenzia, e che si pigliassi qualche altro
modo di assicurargli, offendendo meno che fussi possibile lo onore nostro. E
per esclusi e' lucchesi da questo accordo, doppo molti dibattiti si
introdusse una altra forma: che e' si facessi lega ed amicizia per qualche
onesto tempo, la quale, se Pisa si avessi infra uno certo termino, si
intendessi prorogata per anni dodici, e cos si venivano a assicurare e'
lucchesi, se non in tutto, almeno per uno tempo lungo, el quale innanzi che
passassi potevano nascere vari accidenti, ed avere pi rispetto alle ragioni
della citt, le quali non si venivano a trre via in tutto, ma a differire. Ed
in effetto risolvendosi in questo modo, si abozz che el tempo della lega
fussi di primo colpo anni tre; e di poi disputandosi quale era el tempo da
porre alla riavuta di Pisa, pareva a Piero Guicciardini che el termine dovessi
essere di uno anno, per fare maggiore stimolo a lucchesi di procedere bene, e
di poi perch questo accordo si fondava in sulla speranza che noi avevamo di
assediare Pisa, la quale, se non colpiva in questo anno, si veniva in gran
parte a annullare.
A Giovan Batista ed Alamanno parve il contrario, e che dovessino essere tre
anni come durava la lega; perch se fra uno anno non s'avessi Pisa, la lega
durerebbe ancora due anni, e nondimeno sendo passata la condizione del
prorogarla, procederebbono malignamente, e noi ci troveremo avergli assicurati
sanza frutto alcuno per anni dua. E bench e' si replicassi che e' sarebbe in
potest nostra al fine del termino primo prorogare per un altro o due anni
pure non si mutando loro di opinione, e perch la cosa non pareva di molto
momento, acconsentirono, tutti a cinque, a tre anni. Ed avendone fatta la
bozza, el gonfaloniere, quando la si propose negli ottanta, la propose col
termine di uno anno; e cos sendo approvata e data la autorit a' dieci, che
fra uno certo tempo potessino conchiudere la lega con quelle condizione, gli
oratori lucchesi adombrati di s piccolo tempo, ne vollono riferire a Lucca,
ed andatovi messer Gian Marco in persona, ritorn col mandato di poterla
conchiudere, quando si dessi el tempo de' tre anni e non altrimenti. E per
chiamati gli ottanta, si propose questo modo, ed eziandio si ripropose el
primo modo vinto l'altra volta, perch l'autorit de' dieci era spirata; e non
si vincendo n l'uno n l'altro, conciosiach molti, per odio de' lucchesi o
perch l'accordo pareva poco onorevole, lo contradicessino, pure riscaldando
el gonfaloniere el modo di uno anno solo, si vinse a punto quello; tanto che
si comprese quella sera, che e' voleva pi tosto rompere l'accordo che
acconsentire al modo de' tre anni.
La cagione potette essere varia: o perch mutato proposito, gli dispiacessi al
tutto fare accordo co' lucchesi, el quale prima gli soleva piacere, ed essendo
certo che e' lucchesi non lo accetterebbono, cos lo voleva impedire per
questa via; o perch, secondo la natura sua, volessi pi tosto rompere
l'accordo con danno della citt, che acconsentire a quello modo commendato
contro alla opinione sua da Giovan Batista Ridolfi ed Alamanno. Ricusoronlo al
tutto e' lucchesi e volevonsi partire a rotta, ma dolendosene molti de' primi
cittadini, e' dieci dissono al gonfaloniere volerne conferire con gli ottanta,
e non gli licenziare altrimenti che col parere loro, e per sendo convocati
gli ottanta, el gonfaloniere credendo non si ottenessi, fece dire da messer
Marcello cancelliere primo, che questa briga d'avergli chiamati non dava loro
la signoria, ma e' dieci; e nondimeno come si venne a' pareri, vi parlorono su
tanto caldamente molti de' primi cittadini, ed intra gli altri Piero
Guicciardini, che si vinse con gran consenso.
E cos si conchiuse una lega co' lucchesi per tre anni, da prorogarsi per
dodici, colle condizione predette, aggiugnendo alcuni capitoli circa al levare
e' commerzi ed alleggerire certe gabelle; e si conchiuse mandare a Lucca uno
imbasciadore, e per intratenergli e per velettare gli andamenti loro; ma
chiamati gli ottanta per crearlo, lo cercorono tanto disonestamente qualcuno,
massime Piero Ardinghelli e Lorenzo Martelli, che avendo ferme molte fave, con
tutto si squittinassi la sera quattro volte e vi andassino a partito tutti e'
primi uomini della citt, non si vinse mai; richiamoronsi l'altra sera, e la
seconda volta rimase fatto Piero Guicciardini, el quale avendo rifiutato fu in
suo luogo eletto Giovan Batista Bartolini. A Lucca si ratific lo accordo, e
nondimeno sendo imputati gli imbasciadori di avere passato la commessione,
massime in non avere rinnovata una lega vecchia, furono ammuniti e confinati
in Lucca per certo tempo; e mandati imbasciadori a Firenze, cercorono di
ottenerlo, ma non fu acconsentito loro.
Era tanto dispiaciuta la disonest del bucherare ed el disordine nato da
questa ambizione, che si fece una legge, che ogni volta che gli ottanta si
ragunavano a eleggere imbasciadori o commessari o altri ufici, avessino a
giurare di non dare fava nera n nominare alcuno da chi o per conto di chi
fussino stati richiesti e pregati, cosa di gran carico di chi aveva bucherato,
massime di Piero Ardinghelli, el quale giovane di tale riputazione e qualit
che questi onori gli sarebbono corsi drieto, aveva, giucandosi quasi tutte le
sustanzie sue, toltisigli da se medesimo.
Nel medesimo anno, poi che in tutto fu rotta la pratica del Cappone con lo
arcivescovo di Firenze, si apicc una pratica nuova che ebbe effetto. Aveva el
gonfaloniere impedito s vivamente la elezione del Cappone, che sentendosi
dare carico d'averlo fatto perch fussi el fratello, cominci per scaricarsi a
dire che la intenzione sua era che eziandio el fratello non fussi arcivescovo,
ma che e' si dessi a qualche uomo da bene e buono che fussi atto a reformare
el clero, e fussi fiorentino; e di gi aveva fatto scrivere qualche volta
lettere dalla signoria in questa sentenzia al pontefice, o perch in fatto
cos fussi la intenzione sua, o pure per scaricarsi e dondolare con queste
pratiche la cosa, insino a tanto che venissi la morte dello arcivescovo gi
vecchio, in sulla quale sperava che el papa fussi per conferirlo al cardinale
suo.
Da altra banda el cardinale de' Medici, in potest di chi era el fare questa
renunzia, perch lo arcivescovo si era rimesso in tutto a lui della elezione
della persona, considerando che se non se ne pigliava partito che poi morendo
lo arcivescovo sarebbe facile cosa che el Soderino avendo favore dalla citt
ne fussi compiaciuto, e disposto fare ogni cosa perch questo non seguissi,
volse gli occhi in sul vescovo de' Pazzi, parendogli che le qualit e la
riputazione sue fussi tale, che el gonfaloniere non potrebbe fare scrivergli
contro in nome publico come aveva fatto al Cappone, e cos che el disegno suo
fussi da riuscire, ed inoltre pensando guadagnarsi con questo beneficio lui e
la casa sua. E per fattane conclusione col vescovo e con lo arcivescovo e
provisto alla ricompensa della entrata, non mancava se non avere lettere dalla
signoria in suo favore, acci che el papa subito vi conscendessi. E cos
scrittone a Firenze a' sue parenti, el gonfaloniere mostrandosene molto
allegro e contento, fatto chiamare e' collegi, propose la lettera, la quale
essendosi vinta alle due o le tre volte e scrittasi a Roma pochi d doppo la
arrivata, messer Cosimo de' Pazzi fu pronunziato in concestorio arcivescovo di
Firenze, di che si rallegr assai lo universale della citt, perch era
riputato prelato dotto savio e costumato.
Fu bene opinione che el gonfaloniere n'avessi dispiacere per due conti: l'uno,
per vederne privato el fratello, l'altro, perch pareva da credere che
l'arcivescovo non fussi uomo da lasciarsi maneggiare da lui, ed inoltre che
gli avessi, e naturalmente e per essere diventato amico de' Medici, a essere
pi tosto inimico che no; e per pareva da credere che e' si pentissi d'averlo
tolto al Cappone, el quale, se bene gli era inimico, era di natura e cervello
s bestiale, e fattone s poco conto, che el gonfaloniere non aveva da
stimarlo. E si not che el gonfaloniere non fece fare la lettera in
commendazione di messer Cosimo dalla signoria sola, ma volse el partito de'
collegi; di che bench si potessi giustificare averlo fatto perch el papa
vedessi el consenso pi universale della citt, e cos la lettera fussi pi
efficace, pure dette ombra che e' non fussi proceduto acci che non si
vincendo la lettera, non si scrivessi, la quale e' non poteva per altro modo
contradire, rispetto alla buona fama di messer Cosimo; nondimeno chi non si
lasci ingannare dalla passione, se bene e' facessi concetto che al
gonfaloniere dispiacessi, confess non se ne essere veduto in lui segno
alcuno, con tutto che e' fussi certo che el cardinale Soderino cercassi a
Roma, con ogni modo diretto ed indiretto, impedirlo. Entr di poi lo
arcivescovo nuovo in Firenze con allegrezza grande dello universale, per
essere state pi di trent'anni la chiesa nostra nelle mani dello Orsino el
quale non vi era quasi mai venuto, ma l'aveva amministrata qualche volta con
vicari, qualche volta affittatala, e vendutone non solo el temporale, ma
ancora lo spirituale.
Posata questa parte dello arcivescovado, successe a Firenze uno accidente che
tenne molti d alterata la citt e fu per essere di momento grandissima, il
che, acci che meglio si intenda, s'ha a ripetere da pi alto principio.


XXX

GIOVANNI DE' MEDICI. MATRIMONIO DI FILIPPO STROZZI E
CLARICE DE' MEDICI. LEGA CONTRO VENEZIA (1508).

Cacciati che furono e' Medici di Firenze, e restata la citt nel governo
populare, furono e' portamenti di Piero altieri e violenti, secondo la natura
sue bestiale, e molto alieni dal ritornare nella citt; perch egli aveva a
presupporre che la citt bench conquassata e smembrata del dominio di Pisa e
delle altre terre, era pure rimasta s potente, che s'egli aveva a entrarvi
per forza, bisognava che avessi una forza ed uno appoggio molto grande ed
estraordinario, in modo che era tanto difficile, che e' si accostava allo
impossibile. E per doveva pensare che la principale parte che lo potessi
rimettere in casa sua, sarebbe stata l'avere qualche benivolenzia nella citt,
e cos tenere modi di addolcire gli inimici sua, mostrando di conoscere che
l'avessino cacciato meritamente per lo errore di avere voluto negare el passo
al re di Francia, e nondimeno scusarsene collo essere stato giovane e male
consigliato, ma che aveva imparato, in modo che in futuro, se mai ritornassi
nella citt, presterebbe fede a' cittadini da bene e prudenti e vorrebbe che
lo stato ed el governo fussi pi loro che suo; cos ancora standosi in quiete
e non suscitando movimento alcuno, n tenendo pratica del ritornare con
potentati italiani o esterni, mostrare di non volere che per sua cagione la
citt ed el popolo ricevessi danno o lesione alcuna, e con queste vie
ingegnarsi di placare el popolo e muoverlo in compassione di s e fare scusa
che gli errori sua erano proceduti dalla et, e chiedere la tornata nella
patria amorevolmente, e di essere rimesso non come capo del governo e dello
stato, ma come privato cittadino. E corto era da giudicare che o questa via
l'arebbe condotto alla intenzione sua, o se questa non era buona, che nessuna
altra bastava.
Ma lui us modi in tutto contrari: non era prima uscito di Firenze che scrisse
una villana lettera a Francesco Valori; cominci a minacciare che ritornerebbe
e gastigherebbe gli inimici sua, venne pi volte armato contro alla citt,
prima a' confini di Arezzo, di poi alla porta in Casentino, a Arezzo; tenne
continuamente pratiche con viniziani con Milano col re di Francia col papa e
Valentino, tutte contro alla citt, in modo che fu cagione di tenerla
continuamente in spese, sospetti, guerre ed affanni, e fu sempre uno
instrumento a quegli che vollono per tempo alcuno battere la citt. Per le
quali cose non solo gli inimici sue vegghiavano sempre e' sue andamenti e di
continuo gli erano implacabili, ma ancora lo universale della citt l'aveva in
odio grande.
Fugli posta la taglia drieto a lui e di poi a Giuliano suo fratello; furono
fatte legge che proibivano lo stare in casa el cardinale ed ogni commerzio con
ciascuno di loro, e poste grandissime pene a chi contrafacessi; per le quali,
e di poi per la morte di Bernardo del Nero e degli altri, e' cittadini
spaventati, quando capitavano a Roma o in luogo dove e' fussino, non
conversavano con loro se non occultamente e con riguardo; in modo che e' si
faceva giudicio, e massime quando fu fatto el gonfaloniere a vita e riformati
e' disordini della citt, che e' Medici fussino in tutto spacciati; e' quali
oltre al non avere pi grazia nella citt, si trovavano in gran disordine,
perch Piero nelle imprese sue avendo speso tutto el mobile che gli era
avanzato della ribellione, aveva ancora messo el cardinale in grande spese e
disordini
Ma creato el gonfaloniere a vita, ed essendo circa a uno anno di poi morto
Piero nel Garigliano, el cardinale e Giuliano, o perch per lo ordinario
fussino di natura pi civile ed umana, o perch considerassino che e'
portamenti di Piero non erano stati a proposito, cominciorono a tenere altri
modi, ed ingegnarsi di apparecchiarsi la tornata, non per forza e dispetto, ma
con amore e benivolenzia, e con beneficare e' cittadini, non con offendergli
n in publico n in privato. E per non pretermettevano di fare spezie alcuna
di piacere a quegli fiorentini che stavano o capitavano a Roma, dando loro
grande aiuto e favore in tutte le occorrenzie ed espedizione loro, servendo
ancora di danari o di credito chi n'avessi bisogno; ed in effetto la casa, le
facult, le forze e la riputazione tutta del cardinale erano a saccomanno de'
fiorentini. Le quali cose faceva molto pi grate el cardinale Soderino, che,
essendo di natura avarissimo e tutto di s, n servendo o facendo piacere a
alcuno fiorentino, era uno paragone da fare cognoscere meglio la liberalit e
benefici del Medici.
Queste cose, divulgate a Firenze, avevano fatto che tutti quasi e' fiorentini,
a chi accadeva in Roma avere bisogno della corte o per espedizione di benefci
o per altro, facevano o personalmente o con lettere capo al cardinale de'
Medici, insino ancora a quegli che erano stati loro inimici, e lui gli serviva
tutti prontissimamente, in modo che non solo avevano desti alla memoria loro
molti degli amici vecchi, ma ancora degli altri nella citt; e dove, vivente
Piero, soleva essere odioso quasi a ognuno el nome di quella casa, ora, morto
lui, pareva che avessi favore e compassione. Il che procedeva massime da
questi modi, e perch tutto lo odio che si era portato loro era proceduto da
Piero, perch el cardinale e Giuliano, mentre che erano nella citt, non
avevono mai n in publico n in privato offeso persona, n di poi, se non
tanto quanto erano stati mossi da Piero, ed inoltre erano sempre stati
riputati di migliore cervello e natura assai che Piero. Aggiunsesi lo odio del
gonfaloniere, el quale, sendo male voluto da tutti quegli a chi dispiaceva el
Consiglio e che arebbono voluto uno stato, da molti ancora a chi piaceva
questo vivere e nondimeno dispiacevano e' modi sua, aveva dato loro favore, e
per si parlava nella citt pi liberamente di loro che non si soleva, e non
ostante le legge che proibivano e' commerzi, molti scrivevano lettere a loro,
tutti quegli che capitavano a Roma o in luoghi dove e' fussino, non avendo
eziandio bisogno di loro, o alloggiavano con loro o gli andavano a visitare.
Le quali cose bench dispiacessino al gonfaloniere insino al cuore nondimeno
non se ne risentiva n cercava di farne punizione; in modo che pigliandovisi
su animo, si conversava publicamente con loro, e molti giovani da bene, e'
padri e le casa di chi erano stati loro inimici nel 94, andando a Roma, si
erano intrinsicati seco e parevano diventati loro amici, mossi o per fare
dispetto al gonfaloniere, o perch desiderassino pi oltre, e forse di
rimettergli in casa. Di questi era uno Bartolomeo Valori, el zio del quale,
Francesco, era stato inimico loro capitale, prima nel cacciargli, di poi nel
perseguitargli, in ultimo in fare tagliare el capo a Bernardo del Nero e gli
altri, erane Piero di Braccio Martelli, el padre di chi, bench solessi essere
amico di Lorenzo, si era nel scoperto vivamente contro a Piero, erane Giovanni
di Bardo Corsi, el padre di chi era stato inimico capitale di Lorenzo ed
ammunito da lui e per, bench e' fussi uomo di non molta qualit, fu nel 94
creato de' venti, e di poi fatto due volte gonfaloniere di giustizia; erane
Gino di Neri Capponi, el padre di chi, trovandosi in Francia quando el re
Carlo pass in Italia, aveva molto perseguitato Piero, ed el zio Piero Capponi
gli era stato inimico fierissimo ed in gran parte cagione di trgli lo stato,
erane Antonio Francesco di Luca d'Antonio degli Albizzi, ancora quasi
fanciullo, ma di natura molto altiera ed inquieta, el padre di chi, avendo
insino a tempo di Lorenzo in odio la casa de' Medici, si era nel 94 fatto
vivo, e di poi nel tagliare el capo a' cinque cittadini, seguitate
gagliardamente le pedate di Francesco Valori, ed in ultimo trovandosi in sulla
ribellione di Arezzo, imbasciadore in Francia, non solo allora ed in tutta
quella legazione aveva fieramente perseguitato e' Medici, ma ancora scritte a
Firenze lettere caldissime in publico, confortando a volere conservare la
libert e non volere avere per tiranni cittadini ingiuriati, poverissimi ed
usi alla tirannide.
Tutti costoro capitando in diversi tempi a Roma, e stati raccolti lietamente
dal cardinale e Giuliano, ed intrinsicatisi con loro, avevano data la via a
molti altri che, veduto che nella citt non se ne teneva conto, usavano
liberamente le casa loro, non come di rubelli, ma come dello oratore
fiorentino residente a Roma. Aggiugnevasi che era ferma opinione che Giovanni,
figliuolo di Bernardo Rucellai, vi fussi qualche volta ito scogniosciuto in
poste, di che si traeva coniettura che Bernardo suo padre, avendo pi nel
cuore lo odio che aveva col gonfaloniere che lo odio ed inimicizie antiche co'
Medici, si fussi riconciliato con loro; e cos Filippo Buondelmonti,
inimicissimo del gonfaloniere, el quale per l'adrieto era stato capitale
inimico e di Lorenzo e di Piero. E faceva giudicio qualche savio, che le
pratiche di Bernardo fussino ite pi l che una semplice riconciliazione,
massime ne' tempi che viveva monsignore Ascanio, e di poi in sulla venuta di
Bartolomeo d'Alviano, di che nacque forse la cagione della partita sua.
Stando in questi termini le cose de' Medici, e parendo al cardinale che e'
modi tenuti da lui gli avessino fatto profitto, e per disegnando di
continuare ad acquistarsi quanta pi amicizia e benivolenzia poteva nella
citt, public di volere maritare in Firenze una figliuola di Piero de' Medici
e dargli una grossa dota di cinque o seimila ducati, ed avendo tentato lo
animo del gonfaloniere e trovato che, bench e' dessi buone parole, pure
quando si veniva allo strignere, che la intenzione sua era che la non si
maritassi a Firenze, cominci a tenere diverse pratiche. E bench tutti e'
giovani che avevano a trre donna l'avessino fatto volentieri per la qualit
della dota, pure dubitando non se ne facessi caso di stato, non era nessuno
che avessi ardire di trla e per per fare cimento di quello che n'avessi a
essere, el cardinale fece publicare d'averla maritata a Francesco figliuolo di
Piero di messer Luca Pitti, il che in fatto non era n aveva a essere, ma
vollono tentare se a Firenze se ne faceva romore. E per el gonfaloniere che
cognobbe questo tratto, ne fece fare una quaranta, per dimostrare a qualunche
la togliessi, che la citt lo punirebbe, di che si sop chi aveva voglia di
trla.
Ma poco poi el cardinale, per mezzo di madonna Lucrezia donna di Iacopo
Salviati e sua sorella, tenne pratica col gonfaloniere di darla a Giovan
Batista di Paolantonio Soderini, nipote del gonfaloniere, a che el
gonfaloniere prest orecchi, e nondimeno non si concluse, o perch non fussino
d'accordo della dota, o perch el gonfaloniere fussi stato da principio di
questo animo, o perch se ne ritraessi dubitando di non avere carico e venirne
in sospetto al popolo. Ma apiccata di poi per mezzo di messer Francesco di
messer Tommaso Minerbetti archidiacono di Santa Liperata, che era tornato da
Roma, una pratica di darla Filippo di Filippo Strozzi, garzone nobile e
ricchissimo, lo effetto fu che doppo molti e molti mesi detto parentado si
concluse l'anno 1508, e subito, non sendo ancora publicato, Filippo se ne and
a Napoli, e poco di poi del mese di novembre in detto anno si scoperse in
Firenze e venne a luce.
Di che cominciandosi a parlare, si trovorono gli animi di diversi e vari
gusti: dispiaceva al gonfaloniere insino al cuore, e diceva che essendo
Filippo giovane, non aveva preso uno partito di questa natura da se medesimo,
ma confortato e consigliato da altri di maggiore autorit, e' quali non
avevono cerco di fare uno semplice parentado, ma sotto questa ombra tenere
pratiche di mutare lo stato e di rimettere e' Medici. Ed in questo parlare
concorrevano con lui Antonio Canigiani, Pierfrancesco Tosinghi, Alessandro
Accialuoli, Niccol Valori, Alfonso Strozzi e simili, stati inimici de' Medici
e mai riconciliatisi per tempo alcuno, dando carico nominatamente a molti
cittadini vecchi e giovani; in modo che publicamente erano nominati come
autori e consigliatori di questo parentado, l'arcivescovo nuovo, Filippo
Buondelmonti, Bernardo Rucellai, e Palla e Giovanni sua figliuoli, madonna
Lucrezia, Giovanni Corsi ed Antonio Francesco degli Albizzi, compagno di
Filippo e simili, e perch costoro avevano infamia ed erano in sospetto di
volere mutare lo stato, moltissimi che non si scoprivano, sarebbono concorsi a
ritrovare la origine e cagione di questa cosa ed a punirla gagliardamente.
Da altra parte gli Strozzi quasi tutti, sendone capi messer Antonio e Matteo,
tutti quegli di che di sopra  detto che si erano intrinsicati co' Medici, e
di pi Antonio Giacomini e molti inimici del gonfaloniere, massime Giovan
Batista Ridolfi ed e' Salviati, bench questi procedessino pi copertamente,
erano alla difesa del garzone, mossi chi per parentado suo, chi per affezione
che avevano a' Medici, chi per odio portavano al gonfaloniere, parendo loro,
se non tirava questa impresa, dargli una bastonata. Costoro tutti di accordo
confessavano essere state grande leggerezza quella di Filippo, che avendo uno
stato bellissimo, e per la nobilit della casa e per essere ricchissimo, si
fussi impacciato con rubelli ed inimici dello stato ed avessi preso uno
partito da poterlo mettere in pericolo assai; ma lo scusavano in quanto allo
essere punito, allegando che questo era uno parentado fatto semplicemente di
suo moto proprio e sanza misura alcuna di stato e sanza consiglio e conforto
di altri; e per si vi cadeva pena, non era per avere contrafatto allo stato,
ma per avere tolto per donna una gi figliuola di rubello, in che non si
trovava legge alcuna che punissi questo caso; e se pure vi era, era uno
statuto che metteva di pena quattromila lire, el quale era giusto che si
osservassi, e non si punissi alcuno a libito del gonfaloniere o altri, se non
in quanto esprimevano le legge della citt.
Sendo le cose in questi ragionamenti, gli Strozzi, ristretti insieme, andorono
alla signoria, e dicendo non sapere se el parentado era fatto o se era in
termini da tornare adrieto, si giustificorono, che quando fussi fatto, non era
stato di loro saputa e consentimento, e che per loro non resterebbe di fare
ogni opera di impedirlo, in caso che [non] fussi fatto. E cos con licenzia
della signoria mandorono uno in poste a Filippo con lettere a sconfortarnelo;
ed in particulare Alfonso, suo fratello, mostr una lettera ricevuta da lui,
dove confessava el parentado, dicendo averlo fatto per scarsit di parentadi,
e che non si curava del giudicio de' foggiettini, il che lo aggrav apresso a
molti, come se gli paressi essere di qualit che non trovassi in Firenze
parentado conveniente a lui, e cos chiamando foggiettini e' popolani, si
facessi beffe del consiglio a governo populare; bench in fatto questa seconda
parte non nacque da lui, ma fu in risposta a una lettera di Alfonso, dove gli
diceva che faccendo questo parentado n'arebbe a stare a giudicio de'
foggiettini.
Ed in quegli medesimi d, avendo un poco di male Alessandro Acciaiuoli, si
ragunorono una sera in casa sua Antonio Canigiani, Pierfrancesco Tosinghi e
Niccol Valori ed alcuni altri, e' quali per essere stati aderenti di
Francesco Valori si chiamavano la setta valoriana; intervennevi ancora Alfonso
Strozzi che faceva contro al fratello. Consultorono costoro quello che fussi
da fare di questa cosa, e fu opinione conchiudessino quello che segu; perch
la mattina sequente o la altra mattina di poi, el gonfaloniere, essendo
Proposto, propose due partiti: uno, che si comandassi a Filippo Strozzi che
comparissi innanzi a loro per tutto d venticinque di dicembre, sotto pena di
essere confinato nel reame di Napoli per anni dieci, l'altro, che si
comandassi alla madre, a' fratelli ed a chi aveva in mano del suo che non gli
rimettessino nulla sotto pena di ducati diecimila per ogni volta che
contrafacessino. E si vinsono con nove fave nere de' signori; di che appresso
agli uomini di mezzo e che giudicavano sanza passione ebbe el gonfaloniere
carico, perch pareva che governandosi da s, trattassi questo caso non come
publico ed apartenente alla citt, ma come privato, e cos parve cosa di
pessimo esemplo, che sanza consulta ed e' modi ordinari facessi con sei fave
manomettere e' cittadini. Ebbonne carico e' signori d'aversene lasciati menare
da lui, e massime Luigi di Piero Guicciardini, el quale pareva che per le
qualit del padre suo e per ogni altro conto avessi avuto a considerare la
importanza di questa cosa ed a contradirgli, ma loro errorono non pensando.
Fattisi questi partiti ed aspettandosi se e' compariva o no, ed essendo creati
gli otto nuovi che avevano a entrare di gennaio, fu posta una querela agli
otto vecchi di questo caso, e come Filippo l'aveva fatto per mutare stato; e
fu opinione che el gonfaloniere, parendogli che forse gli otto creati di nuovo
non fussino a suo proposito, facessi porre la querela agli otto vecchi, a fine
la lasciassino andare in quaranta dove pensava aversi a fare uno giudicio
severo. Ma fu disegno vano, perch la fu posta a tempo che el termino del
giudicarla andava pi l un mezzo d che el tempo degli otto vecchi e cos
secondo gli statuti della citt ricadeva agli otto nuovi, a chi el tempo
ricominciava a correre come dal d della querela data.
E pendendo cos la cosa si venne alla elezione della signoria nuova dove el
gonfaloniere osservando el costume, che  di confortare a fare buona elezione,
ricord al consiglio come gli avevano una bella autorit ed uno pacifico
vivere, e che lo sapessino riconoscere e conservare, volendo mettere loro con
queste parole sospetto che el parentado era fatto a fine di mutare lo stato, a
fine che gli eleggessino uomini secondo el gusto suo; che furono (verba ad
corinthios )perch, come si intese poi, e' partiti andorono sanza riguardo e
larghi al modo usato. Posesi di poi una nuova querela agli otto, la quale
significava come, per essere Piero de' Medici venuto (armata manu )contro alla
citt nella ribellione di Arezzo ed in altri tempi, era per virt di uno
statuto nostro caduto in pena di rubello e lui e sua descendenti, e cos che
Filippo Strozzi aveva a essere punito, non come se avessi tolto per donna una
figliuola di uno rubello, ma come d'avere tolto una rubella. Venne di poi uno
brieve alla signoria mandato dal pontefice, che confortava e priegava che
volessino non impedire questo matrimonio; a che la signoria rispose per ordine
del gonfaloniere molto caldamente pregandolo non volessi richiedere di queste
cose, come n anche noi lo richiederemo in quello che attenessi a' rubelli di
Bologna.
Sopravenne poi el termine del comparire, nel quale Filippo venne occultamente
in Firenze, essendo confortato al comparire sicuramente da alcuni de' signori
che si pentivano de' partiti che avevano fatti, e cos el gonfaloniere disse
agli Strozzi che lo facessino venire; e per venne al termine ed essendo
comparito, non ostante che el gonfaloniere avessi avuto carico de' partiti
fatti sanza consulta, ed inoltre che fussi stato avvertito che non tentassi di
farne pi, perch la signoria non reggerebbe, e massime da Piero Guicciardini
che gliene fece intendere per mezzo di messer Giovan Vettorio, nondimeno
propose che gli era bene fargli uno comandamento che non partissi de' terreni
nostri sanza licenzia dalla signoria. Ma non lo ciment, veduto non vi essere
el partito, perch messer Francesco di Bartolomeo Pandolfini, Antonio di Lione
Castellani, Luigi Guicciardini e Francesco di... Calderini apertamente gliene
contradissono allegando che poi che la querela ne pendeva agli otto non era
uficio della signoria impacciarsene pi, ma di lasciarla terminare agli otto,
e cos si differ nel gennaio sequente, perch la signoria che successe non
volle impacciarsene; che furono Neri di Gino Capponi, parente degli Strozzi,
Rafaello di Alfonso Pitti, Averano di... Peruzzi, Federigo di Giuliano Gondi,
Gentile di... Sassetti, Ugolino di Giuliano Mazzinghi, Biagio di... Monti,
Girolamo di... dello Straffa.
E per pendendo el giudicio nelle mani degli otto, cominci a riscaldare
questo umore fieramente, perch da una parte erano caricati e' cittadini
nominati di sopra ed inoltre Giovan Batista Ridolfi e pi e' Salviati riputati
sua fautori, come se e' volessino mutare lo stato; da altra era caricato el
gonfaloniere in pi modi: prima che e' doveva, come aveva fatto Lorenzo nelle
fanciulle de' Pazzi lasciarla maritare a Firenze in qualche uomo da bene, e
nondimeno non di qualit che se n'avessi a pigliare sospetto; di poi, se pure
e' non voleva questo, sapendo che gli era qualche pratica di maritarla in
Firenze, fare una legge che lo proibissi e cos come savio riparare pi tosto
che el male non venissi che, venuto che fussi, averlo a medicare, e per
potersi imputare alla sua negligenzia questo disordine. Inoltre soggiugnevano
che se questo era delitto, s'aveva a punire ancora lui, per avere tenuta
pratica di darla a Giovan Batista suo nipote; e ancora el cardinale averla
tenuta a Roma, aggiugnendo la ritornata di Lorenzo figliuolo di Piero e
promettendone el consenso del gonfaloniere, il che e' non arebbe fatto sanza
licenzia sua; e per conoscersi che e' non aveva voluto fare legge probitiva,
non per negligenzia, ma perch non credendo che alcuno avessi animo di trla
sanza sua licenzia, voleva si maritassi per le mani sue, e darla a chi paressi
a lui.
E si procedeva ogni d pi caldo in queste quistione, in forma che Alfonso
Strozzi disse che volendo sanare la citt bisognava tagliare el capo allo
arcivescovo, a Bernardo Rucellai, a Filippo Buondelmonti, a Giovanni Corsi ed
a pi altri; ed Alessandro Acciaiuoli disse che Giovan Batista Ridolfi si
faceva capo de' giovani per fare scandolo tanto che ne feciono quistione; ed
essendo in carico grande Bernardo Rucellai che si trovava a Vinegia, scrisse
una lettera alla signoria in sua giustificazione, repetendo tutti e' processi
sua insino da Lorenzo, da Piero e dal frate, pe' quali si mostrava quanto
sempre e' fussi stato caldo che la citt stessi in libert ed in quiete.
In ultimo gli otto, che ne erano massime capi Bernardo di Carlo Gondi, Carlo
di Dionardo del Benino e Giovan Francesco Fantoni considerando quanta
divisione partoriva ogni d pi questo caso e quanto terrebbe la citt pi
inferma e sospesa se si conducessi in una quaranta, ed avendo forse notizia
che el gonfaloniere acconsentiva che la posassi, ne dettono con otto fave nere
giudicio in questo effetto: condannorono Filippo in ducati cinquecento d'oro e
lo confinorono nel reame di Napoli per anni tre; dichiarorono essere rubello
Lorenzo figliuolo di Piero secondo la forma degli statuti che parlavano della
materia, e non la femina, perch si era trovato uno altro statuto che ne
eccettuava le femine. E bench questo giudicio a chi paressi troppo, a chi
poco, pure fu universalmente riputato giudicio ragionevole, e gli otto furono
commendati d'avere spento questo fuoco che ogni d pi multiplicava e si
estendeva.
Furono varie opinioni quello che fussi seguto di questo caso se e' fussi ito
nella quaranta, e bench si fussi ridotto molto alla sorte degli uomini che
fussino stati tratti, pure io sono di opinione che se fussino stati tratti
uomini di mezzo, arebbe Filippo avuto maggiore pregiudicio, perch molti erano
insospettiti che non fussino pratiche di mutare lo stato, a molti dispiaceva
che la casa degli Strozzi, potente e grande, avessi avuto ardire fare una tale
cosa, e per giudicavano essere bene bastonargli. E certo  opinione che se el
gonfaloniere avessi da principio, quando el caso venne a luce, chiamato una
pratica e voluto che o con polizze o con fave manifestassino el parere loro,
ne sarebbe nato uno giudicio aspro, ma lui insospettito, secondo la natura
sua, de' cittadini, la volle governare da se medesimo; di che molti a chi
dispiaceva, si stettono a vedere, molti si sdegnorono che e' trattassi le cose
publiche come private e sue proprie; e nondimeno se gli Strozzi non si fussino
aiutati potentemente, el garzone capitava male, ma sendosene loro risentiti, e
perch Alfonso suo fratello teneva col gonfaloniere e Lorenzo Strozzi era
giovane, avendone preso la cura Matteo e governandola con consiglio
occultamente ed aiuto di Iacopo Salviati, ebbe fine facile.
Seguitavasi di poi tuttavia nello strignere Pisa, e perch, secondo che di
sotto si dir, le pratiche con Francia andavano alla via della conclusione, si
fece risoluzione fare ogni forza che non vi entrassi grano, ma sopravenendo
nuova di Riviera di Genova da Livorno e molti luoghi, come a Genova si
caricava grano per metterlo in Pisa, con tutto che si dubitassi non fussi
ordine del re di Francia, pure perch di Francia s'avevano di continuo buone
lettere, e perch gli imbasciadori scrivevano queste cose essere contro alla
intenzione del re, si deliber proibirlo. E per, per fare pi forte la armata
nostra, si mand una parte delle nostre gente di arme con parecchi migliaia di
battaglioni verso San Piero in Grado, e' quali si divisono, ed una parte ne
and di qua di Arno, una di l, in modo che sopravenendo poco poi la armata
inimica, non ebbe ardire andare pi innanzi, ma si ritorn presto indrieto; e
si intese era cosa di poco fondamento e fatta pi tosto con ordine di genovesi
privati che del publico, e non con legni della communit di Genova, ma di
privati e forestieri soldati, come mostr lo effetto, per pochi d. E perch,
se tale sussidio venissi pi potente, si deliber ripararvi e si conchiuse
fare a San Piero in Grado uno ponte in su Arno, come avevano fatto e' padri
nostri quando ebbono Pisa; le quale cose perch si facessino con pi ordine e
pi riputazione, non si trovando in campo pel publico altri che Niccol
Machiavelli cancelliere de' dieci, vi furono eletti dagli ottanta, commessari
generali Iacopo ed Alamanno Salviati con grandissima riputazione di quella
casa, ma trovato poi che tutti a due insieme avevano divieto, sendo Alamanno
di meno fave, rimasono Iacopo ed Antonio da Filicaia. E perch Iacopo essendo
di collegio rifiut, fu in suo luogo Alamanno, e cos Antonio da Filicaia ed
Alamanno Salviati andorono commessari in quello di Pisa, e lasciato Niccol
Capponi in Cascina per le provisioni necessarie, Alamanno and a stare a San
Piero in Grado ed Antonio a Librafatta al governo del campo che era dalla
altra parte di Arno.
In Pisa si intendeva essere strettezza, e bench non tanta che si morissono di
fame, pure carestia grande e molti speravano che vedutosi privati dello aiuto
de' lucchesi, e come intendessino la conclusione fatta con Francia fussino per
venire a qualche accordo, e per avendo in quegli tempi el signore di Piombino
avisato a Firenze come imbasciadori pisani volevano venire a lui a trattare
accordo se avessino salvocondotto, parve al gonfaloniere concederlo loro, e fu
mandato el Machiavello a Piombino per intendere quello che dicessino, dove
sendo venuti circa venti fra cittadini e contadini di Pisa, la Pratica rimase
vana, perch non avevano mandato da conchiudere, e si comprese che non erano
venuti per accordarsi, ma e' capi che reggevano Pisa e che erano ostinatissimi
avevano introdutta questa pratica per pascere lo universale loro e tenerlo
disposto el meglio potevano; perch in fatto nella moltitudine erano molti
che, vedutosi in povert e stento grande, arebbono desiderato pigliare
accordo.
Alla fine di questo anno si conchiuse con Francia in modo diverso dal
ragionato di sopra; il che perch si intenda meglio e si abbia notizia di uno
principio di movimento grande che andava a torno, s'ha a ripetere pi da alto.
Poi che el re de' romani stretto da necessit fece vituperosamente triegua co'
viniziani, per virt della quale le terre perdute rimanevano durante la
triegua in mano de' viniziani, con tutto che loro gli avessino a pagare le
entrate, se ne and malissimo contento verso la Fiandra dove el duca di
Ghelleri colle spalle de' franzesi molestava quello stato; e' quali gli davano
favore, perch lo imperadore, constretto difendere lo stato de' nipoti sua, si
divertissi dalle imprese di Italia. Quivi stimolato da madonna Margarita
figliuola sua e che era a governo di quello dominio, stimolato da' popoli che
desideravano non guerreggiare co' franzesi, volse lo animo a' pensieri della
pace con Francia. La quale cosa era molto desiderata da Francia, perch la
guerra de' tedeschi lo teneva in spesa grande, con pericolo di molta perdita e
sanza speranza alcuna di guadagno, e per sendosi apiccata una pratica e
trovatasi la materia disposta, monsignore di Roano ne and in Fiandra a
aboccarsi con madonna Margherita, e finalmente si fece conclusione e lega fra
el re de' romani, re di Francia e re di Spagna, per virt della quale avendo
el re di Francia la investitura di Milano in certi modi, aveva a dare al re
de' romani buona somma di danari. Furono molti patti e capitoli segreti,
l'effetto de' quali era muovere di subito guerra a' viniziani e reintegrare
ognuno di questi prncipi degli stati che apartenevano a loro, e perch el
papa era ne' medesimi termini rispetto alle cose di Romagna, gli fu riservato
el luogo a entrare nella lega, e fu fatto con sua saputa e consenso e
dichiarato avessi a essere arbitro delle differenzie nascessino fra questi
principi e disegnato, per quanto si pot comprendere, che avessi a concorrere
alla impresa o con gente o con danari.
Fatto e publicato questo accordo, subito el re di Francia dette danari a
Massimiano e cominci a mettere in ordine uno esercito grossissimo per venire
a tempo nuovo in Italia contro a' viniziani e revoc da Vinegia lo
imbasciadore vi teneva e licenzi quello de' viniziani che era in Francia. Nel
quale tempo essendo ritornato Roan alla corte, chiamati gli imbasciadori
nostri, e mostro loro con quanta spesa facessi la impresa contro a' viniziani,
alla quale moltissime volte era stato stimolato da noi, e che cedeva in nostra
grandissima utilit richiese che la citt lo servissi in presto di ducati
cinquantamila, e lui ed el re di Spagna si obligherebbono alla protezione
nostra per tre anni, aggiugnendo di favorirci alla impresa di Pisa, ed in caso
che Pisa s'avessi fra uno anno, noi gli avessimo a dare ducati cinquantamila
ed altretanti al re di Spagna; e cos non s'avendo, non solo non vorrebbe
altro, ma ci renderebbe e' ducati cinquantamila datigli in prestanza.
Scrissono gli imbasciadori a Firenze questa dimanda, e parve molto strana,
perch, secondo le condizione ragionate prima, non aveva a avere un quattrino
innanzi alla avuta di Pisa, e bench promettessi rendergli al caso che Pisa
non si avessi, nondimeno non si faceva fondamento l'avessi a fare; pure
avendosi speranza di Pisa e considerato che negandogli, era al tutto spicciata
quella impresa, considerando ancora la sua venuta in Italia con uno esercito
potentissimo, e quanta differenzia fussi l'averlo a avere amico o inimico, si
concluse facilmente el farlo e si dette commessione agli imbasciadori che
conchiudessino. E per, essendo loro in sul serrare, el re disse essere
contento alla protezione nostra contro a ognuno, (etiam )contro allo
imperadore, ma che per rispetto dello imperio non voleva si nominassi, ma si
includessi con parole generale, le quale quando non bastassino, che prometteva
a parole ed in fatto lo osserverebbe. Avisoronne gli oratori a Firenze, e si
concluse non si lasciassi per questo, perch quando bene si esprimessi, non lo
osserverebbe pi che gli paressi, o se pure lo osservassi, cos lo
osserverebbe promettendolo a parole. E cos ridata la commessione, l'accordo
si conchiuse ne' modi detti di sopra, e ne venne a Firenze le nuove alla fine
dello anno 1508, negli ultimi d. In detto tempo, intendendosi come monsignore
di Ciamonte ne era venuto a Milano in poste per apparecchiare le cose
necessarie alla espedizione contro a' viniziani, gli fu mandato oratore
Francesco Pandolfini.


XXXI

SEGUITA L'IMPRESA Dl PISA (1509).

Seguit lo anno 1509, principio di cose e movimenti grandissimi nel principio
del quale si distraevano le cure della citt in dua pensieri l'uno: l'assedio
di Pisa, l'altro, la espedizione de' prncipi collegati contro a' viniziani;
e' successi di che, bench in gran parte venissino in uno tempo medesimo,
narrer separatamente, acci che la distinzione tolga confusione.
Lo avere fatto dua campi contro a Pisa uno a San Piero in Grado, l'altro a
Librafatta, era di natura, aggiunto allo accordo fatto co' lucchesi ed alla
poca vettovaglia che era in Pisa, che la speranza di conseguire quella
vittoria tanto desiderata ogni d cresceva, ma e' lucchesi a chi, non ostante
lo accordo, questa reintegrazione nostra era molestissima, porgevano loro
continuamente di furto quelle vettovaglie che e' potevano, cos loro uscendo
continuamente di Pisa la notte, ne portavano e di quello di Lucca e de' luoghi
nostri di continuo da vivere. La quale cosa per essere el paese largo e
paludoso, e dalla banda di Lucca montuoso, non si poteva proibire dalle gente
nostre divise in due luoghi distanti; n mancava in sul nostro chi gli
sovvenissi, perch qualcuno di quegli usciti pel passato di Pisa, o per amore
della patria o per qualche suo parente o amico gli soccorreva, molti, perch
le comperavano molto care, per guadagnare furtivamente ne vendevano, fra'
quali si disse allora publicamente essere stati e' figliuoli di Francesco
degli Albizzi, massime Bernardo, con chi si diceva fare compagnia a questa
incetta Tommaso di Pagolantonio Soderini. E certo si vedde molte ragione, ed
uno grande comperare di grano che aveva fatto Bernardo quello verno, che fu da
credere o che egli smaltissi in Pisa quello grano, o che lo vendessi in quello
di Lucca a uomini, donde poi e' pisani lo traevano; credettesi ancora lo
esservi Tommaso in compagnia, perch era certo che in altre incette di
bestiame atteneva seco, e di poi el romore in Firenze fu s grande non solo
nel vulgo, ma ne' cittadini principali e ne' collegi, e la cosa era di natura
importantissima alla citt, che e' pareva ragionevole che el gonfaloniere, che
sempre attese a sopire, se ne fussi risentito vivamente, se lo interesse di
Tommaso non l'avessi ritenuto. E'bbene ancora carico Piero di Giannozzo
Strozzi, el quale teneva in quello di Pisa certi fitti, ma lui si scus, avere
venduto grano in Lucca ed averne avuto licenzia da Niccol Capponi
commessario, il che fu con non piccolo carico di Niccol, e non andando questa
boce pi l che le parole, si addorment presto.
Ma conoscendosi che a volere avere Pisa colla fame, bisognava strignerla pi,
si accozzorono tutti a tre e' commessari co' principali condottieri in sullo
Osoli, e quivi discussi e' modi che lo avevano a fare, si accordorono a questa
risoluzione: che bisognando chiudere la via della acqua, non bastava avere
fatto el ponte a San Piero in Grado e serrato Arno perch di continuo veniva
pel Fiume Morto vettovaglia ed entrata nello Osoli si conduceva in Pisa, e
per che e' si facessi uno ponte con uno bastione a Fiume Morto e si chiudessi
quella via, el quale ponte e bastione fussi in guardia di chi aveva in governo
el campo di San Piero in Grado; le genti che erano dalla banda di Lucca si
riducessino a San Iacopo, donde impedirebbono le vettovaglie che venissino di
Val di Serchio e da Lucca per la via di Librafatta; e perch rispetto allo
essere el paese da quella banda grande e monti assai e pieno di fosse,
rimaneva a' pisani, pratichi de' luoghi e che non fuggivano fatica alcuna,
aperta ancora la via di condurre da vivere in sulle spalle loro, si facessi
uno campo a Mezzana, mediante el quale si serrava al tutto lo via di Lucca e
si proibiva che di Val di Calci ed altri luoghi quivi convicini non vi
entrassi nulla. Conchiusono che serrando in questa forma non entrerebbe in
Pisa di nuovo vettovaglia, o sarebbe s poca, che se ne nutrirebbono di pi
pochi d, e che non faccendo questo, vi sarebbe partiti scarsi. Scrissonne e'
commessari a Firenze, e fu approvato questo modo e disegnato secondo lo ordine
loro, che ognuno di questi campi avessi mille fanti, de' quali pi che e' dua
terzi erano battaglioni, ed e cavalli si distribuissino quasi equalmente, e
cos rimase a San Iacopo Antonio da Filicaia, e con lui...; a San Piero in
Grado Alamanno, e con lui Muzio Colonna, a Mezzana Niccol Capponi, e con
lui...
Questa risoluzione mostr quanto insino a quello d si fussi ingannato chi
aveva governata ultimamente la guerra di Pisa, perch l'anno dinanzi, quando
si dette el guasto, fu ferma opinione di molti, massime del gonfaloniere e di
Niccol Capponi che vi era commessario, che o in Pisa non si aspetterebbe el
guasto perch e' contadini farebbono tumulto, o aspettandolo, che in pochi
mesi fussino constretti a arrendersi per la fame. Dato el guasto e non se ne
vedendo effetto alcuno, si conobbe che se e' non si chiudeva la via del mare,
e, pisani si sustenterebbono, e per si condusse el Bardellotto con tanta
allegrezza del gonfaloniere, de' dieci e de' primi cittadini, che e'
credessino in pochi mesi averne Pisa. Riusc questa speranza vana, e si
conobbe che el guasto, la armata di mare non bastavano, se non si toglieva
loro el sussidio de' lucchesi; e per doppo molti dibattiti si fece con loro
quello accordo di che  detto di sopra; ma si scoperse a mano a mano che la
armata sola non era atta a tenere che non vi entrassi el grano: fecesi el
ponte in su Arno a San Piero in Grado, e per chiudere interamente la banda di
terra, si messe el campo verso Librafatta. Di che stimando ognuno che e'
fussino serrati al tutto, e sperandosene di corto una assoluta vittoria, si
vedde chiaro in spazio di qualche settimana che non faccendo altro
provedimento, non solo rimaneva loro via di trarre commodit di quello di
Lucca ed ancora del paese nostro, ma che  pi, che e' non era bene chiusa la
acqua rispetto al Fiume Morto e Osoli; e per fu necessario fare el
provedimento sopradetto di un ponte ed uno bastione a Fiume Morto, e di uno
terzo campo a Mezzana. Questo pu essere esemplo a coloro che hanno a
governare simile cose, che quando vogliono rompere uno disegno al nimico, non
solo pensino a impedirgli quello che egli fa al presente, ma considerino pi
l, toltagli quella via, quello che egli possa fare, altrimenti non chiamino
riparato perch chi in una necessit sua si vale di qualche modo, se gli 
levato quello modo bench con pi difficult, ne ritruova uno altro, e sono
tanti gli stimoli della necessit, che  molto difficile el proibirgli che e'
non si vaglia per qualche verso.
Deliberati e' tre campi ne' quali avevano a intervenire tutti e' cavalli
nostri e circa a tremila fanti de' quali e' due terzi o pi erano battaglioni
ed ordinandosi, si fece pruova di avere Pisa per trattato, el quale sendo
doppio fu di pericolo non piccolo alla citt. Era stato molti e molti mesi,
innanzi, insino quando Alessandro Nasi fu commessario a Cascina, stato preso
Alfonso del Mutolo pisano e ritenuto prigione a Firenze. Era costui di nazione
vile, figliuolo di uno fabro ed ancora nelle azione sua di poco giudicio; ma
sendo della persona molto gagliardo e fiero ed adoperatosi assai nelle fazioni
fatte contro a noi, aveva in Pisa seguito di molti bravi e che erano in sulle
arme. Sendo adunche stato costui pi di uno anno nelle Stinche fu tentato da
uno Canaccio da Pratovecchio che era della ordinanza, suo intimo amico e che
in queste sue calamit gli aveva fatti molti benefci e sovvenutolo di danari
e di ogni sua necessit, di volere pensare, se mai tornassi in Pisa, di essere
operatore che e' fiorentini la riavessino; a che lui sendo stato da principio
renitente, in ultimo, fatto altro disegno, mostr di acconsentire.
Conferinne Canaccio col gonfaloniere e con Gherardo Corsini che era de' dieci,
perch si pensassi qualche modo che Alfonso tornassi in Pisa, e rispondendo
Gherardo di non ne volere fare nulla perch non gli pareva potersi pigliare
fede di Alfonso, lui fece capo a Antonio da Filicaia che medesimamente era de'
dieci, el quale sendosi ristretto col gonfaloniere, accadde che el Bardella,
per riavere el figliuolo suo preso nel canale di Piombino, richiese che e'
fussi barattato con Alfonso del Mutolo, sapendo che e' pisani lo farebbono
volentieri. Alla quale cosa concorrendo e' dieci con difficult, perch pareva
loro che Alfonso fussi di momento nelle cose di Pisa, pure per opera del
gonfaloniere e di Antonio vi si disposono, non sapendo alcuno degli altri
quello che si trattassi da canto, eccetto Gherardo Corsini el quale sendo
richiesto da Antonio di favorirla, disse che se ne passerebbe di mezzo.
Fatta la deliberazione, Alfonso fece col gonfaloniere, Antonio e Canaccio
questa conclusione: che si insignorirebbe di una porta e della torre, ed uno
d, quale e' determinassi con Antonio che di gi era eletto commessario,
tirerebbe in sulla torre Canaccio con uno numero di uomini; e perch quello
che e' faceva lo faceva per salvare la citt sua e non voleva in modo alcuno
essere chiamato traditore che chiamerebbe e' pisani, direbbe loro che e'
fiorentini fussino signori della porta e della torre e che quando e' volessino
mettergli drento amichevolmente, che aveva e' capitoli in mano co' quali si
intendessi fatto lo accordo, e che stimava che e' calerebbono in ogni modo e,
quando pure non volessino calare, che in quello caso darebbe loro la entrata
libera.
Prest el gonfaloniere fede a questo ragionamento; ed essendo Alfonso ito in
Pisa e trattando questa pratica da canto con Antonio, n se ne conferendo
cogli altri commessari acci che Alamanno non participassi di questa gloria,
deliberorono farla el sabato santo la mattina a buon'ora, e che la pruova si
facessi alla porta di Lucca, dove sendo venuto Antonio da Filicaia col campo
suo e gli altri commessari, a chi si era scoperto in sul fatto perch era
necessario vi intervenissino parte degli altri campi, lo effetto fu che avendo
Alfonso tirato su a uno a uno Canaccio con una compagnia di circa a trenta
della ordinanza di Casentino, ne amazz qualcuno e gli altri tenne a prigione
e cominci a salutare e' nostri colle artiglierie dove sendo ferito che poco
poi ne mor Pagolo da Parranos, le gente nostre si ritirorono a' luoghi loro,
maravigliandosi ognuno che per s poco acquisto avessino fatto un trattato di
questa sorte, ma si intese poi che el disegno loro fu di assaltare el campo
con speranza di avergli a disordinare giugnendogli fuora della opinione loro o
di assaltare el ponte e gli alloggiamenti di San Piero in Grado, ma si
ritennono per conforto di Tarlatino, el quale o parendogli essere troppo
debole o dubitando che Alfonso non facessi qualche colpo di maestro non gli
lasci uscire fuora.
Ordinato di poi e posto el terzo campo a Mezzana, si cominciorono a strignere
pi le cose di Pisa, perch lo staio del grano vi valeva pi di dieci lire ed
al continuo rincarava, perch drento ne era poca quantit ed e' passi erano in
modo chiusi che ve ne poteva entrare poca somma; nondimeno la ostinazione loro
era grande, massime in una sorte di capi e quali tenevano sotto la
moltitudine, parte con paura parte pascendola con speranza di soccorso fuora e
di nuovo ricolta, della quale per privargli si deliber dare el guasto e si
conobbe el paese essere s abondante e le biade s belle che ogni poco intorno
alle mura che si lasciassi loro sanza guastare, aggiunto a quello che
seminavono drento, gli condurrebbe molti mesi in l e cos si esped in non
molti giorni raschiando intorno alle mura, bench vi si andassi con grande
pericolo delle artiglierie.
Era gi mezzo el mese di maggio e veduto e' pisani non pigliare partito,
pareva el gonfaloniere che vi si dovessi andare a campo con le artiglierie e
per ne fece fare pratica ne' dieci, dove sendo per molte ragione contradetta
da messer Francesco Gualterotti, Giovan Batista Ridolfi, Piero Guicciardini,
Iacopo Salviati ed accordandosi a questo parere tutta la pratica, lui di qui a
pochi giorni la propose negli ottanta, chiamata insieme una pratica grande di
cittadini ma di gi sendo divulgato come el campeggiarla dispiaceva a
cittadini pi savi, la pi parte si accord alla medesima sentenzia in modo
che questo disegno si pose da canto. Le ragione potissime che gli mossono
furono queste: l'avere veduto esperienzia negli anni passati con quanto poco
successo si fussi tentata tale espugnazione e se bene e' pisani erano pi
deboli che e' non solevano, el medesimo accadere a noi, e' quali eravamo in
grande scarsit di danari, sanza condottieri a cavallo da farne molto conto,
sanza capi di fanterie che avessino riputazione alcuna e sanza fanti pratichi
ed esercitati, e per se si voleva fare impresa di sforzargli, essere
necessario farla in gran parte in sulle spalle de' battaglioni a' quali non
poteva la brigata disporsi a prestare fede. Queste ragione bench allora
fussino benissimo considerate, nondimeno per quello che si ritrasse da poi non
furono forse vere; perch oltre allo essere in Pisa piccolo numero di gente e
minore che non soleva, la pi parte che vi erano, erano tanto deboli pel poco
mangiare che non arebbono potuto servire francamente, come gi solevano alla
difesa della citt n in sulle mura n a fare ripari e' quali solevano fare
tanto presto che pi volte per questo si erano salvati.
E cos levato in tutto el pensiero della forza, si continuava nello assedio,
in che si intendeva essere ogni d pi grandissime le angustie loro, perch vi
era poca vettovaglia e quella era s cara che, vendendosi lo staio pi di tre
ducati, erano tanto pochi quegli che ne potevano comperare, che la moltitudine
si trovava tutta in estremit grande e di gi ne cominciava a morire di fame,
e tutto d crescendosi nelle necessit, si vedeva la loro ultima ruina
propinqua, di che la pi parte, sendo superata la ostinazione dalla fame, era
disposta a pigliare questo accordo ma mancava chi si facessi capo di questa
volunt e repugnassi a quegli che lo contradicevano, quando la fortuna che sa
trovare tutti e' modi aperse la via a dare effetto a questa materia.
Quando gli imbasciadori pisani andorono, come di sopra  detto a Piombino
sotto spezie di praticare accordo, vi fu nel numero loro per conto de'
contadini uno Filippo di Puccierello quale essendo uomo di seguito, e stato
de' primi inimici che avessino e' fiorentini in Pisa, aveva cominciato a
credere che in ultimo la vittoria sarebbe da e' fiorentini, e per che e'
sarebbe bene farsi innanzi e acconciarsi con qualche condizione. Di che
accortisi quegli cittadini pisani che erano ostinati, dubitando che lui alla
ritornata di Pisa non facessi qualche movimento, gli persuasono rimanessi in
Piombino e continuassi mediante quello signore, la pratica dello accordo. Dove
sendo rimasto, vi stette insino a tanto che Pisa fussi chiusa da e' tre campi,
e di poi non potendo ritornare in Pisa, n volendo stare pi in Piombino
perch s'era accorto a che fine vi era suto lasciato, se ne and a Lerici, e
statovi qualche giorno, si risolv volere entrare e di comporre questa cosa. E
per fatto intendere a Alamanno Salviati che volentieri verrebbe a San Piero
in Grado a parlargli ed avuto salvocondotto, lo venne a trovare, e confermato
da lui con molte ragione e promesse sul proposito buono, ne and a Pisa; dove
avendo detto apertamente che poi che drento mancava loro da potere vivere, ed
el guasto gli aveva privati della speranza della ricolta, ed erano abandonati
d'ogni soccorso forestiero, sarebbe bene pensare a qualche composizione cogli
inimici, innanzi che la ultima necessit gli costrignessi.
Fece drento movimento e pensieri assai. Doppo la ribellione di Pisa, la quale
non piacque meno a' contadini che a' cittadini, fu da principio el governo
della citt negli uomini pi nobili, pi ricchi e di pi riputazione, ed in
quegli a' quali per ogni rispetto si conveniva essere superiori; in costoro si
distribuiva el priorato, el magistrato de' dieci sopra la guerra, le legazione
ed in effetto el pondo di ogni cosa. Ma continuando la guerra ed e' pericoli
ogni d in sulle porte della citt, dove ogni d era necessario essere colle
arme in mano, cominciorono a essere in tale credito quegli che colle arme
facevono buona pruova, sanza distinzione di essere nobili o ignobili, che
ristrettisi insieme presono el dominio e la sustanzialit di ogni cosa in se
medesimi; perch in una citt venuta di nuovo in libert e perturbata da una
guerra continua e pericolosa, si trattavano le occorrenzie con pi ferocia che
non  consueto in una vita civile. Di questo cominci a calare la autorit di
quegli che a principio erano pi grandi, e succedendo di poi che e' fiorentini
occuporono quasi tutto el contado, e cos la pi parte di chi aveva facult,
che erano quegli di sopra, avendo perduto le possessione e le entrate sua,
vennono in sospetto, come se per ricuperare la roba loro desiderassino
accordarsi con fiorentini; in modo che el governo di ogni cosa si ridusse in
quegli che erano pi in sulle arme e che avevano meno che perdere, e gli
altri, eccetto quegli che nella rebellione di Pisa si erono valuti di robe de'
fiorentini o erano loro debitori, cominciorono a essere tenuti depressi.
Con costoro che erono in sulle arme, concorreva el contado, e' quali per
essere di numero assai, erano di momento grande e per erano carezzati e si
trovavano ne' magistrati e nelle deliberazione; ma perch erano uomini grossi
ed ignoranti, ne erano, nelle resoluzioni che si avevano a fare, menati da
quegli altri con mille arte e mille lettere vane, ed a loro bastava essere
contenti di tutto quello volevano ottenere. Nondimeno questi ultimi, stracchi
dalla lunghezza della guerra e vedendosi trre ogni anno le ricolte, si erano
cominciati a piegare e arebbono pi volte preso partito, se la disperazione
del non potere trovare misericordia da' fiorentini, nel quale dubio quegli di
sopra li nutrivano, non gli avessino ritenuti, ma cominciando a prestare fede
a Filippo di Puccierello ed avendo qualche confidenzia che Alamanno avessi a
essere buono mezzo a fare osservare le cose promesse, si voltorono alla via
dello accordo e feciono intendere a' cittadini...
FINE.
