CLAUDE GUILLAUMIN.

Talleyrand e il congresso di Vienna.

Introduzione DI BERNARD MICHAL.

Vienna, 1814. I quattro alleati, Prussia, Russia, Austria e Inghilterra, sono
riuniti per dividersi e ricostruire l'Europa a modo loro. Napoleone  vinto e
nulla pi deve poterli danneggiare. Nondimeno un uomo si prepara a rimettere
tutto in discussione, grazie alla sua abilit, al suo cinismo, al suo senso
della diplomazia e, anche, alla sua mancanza di scrupoli.
Io non voglio nulla. dir Talleyrand ai suoi interlocutori. Solo molto
rispetto, ecco tutto quello che io chiedo per la Francia.
L'ex ministro di Napoleone otterr molto di pi. Talleyrand sar il
personaggio pi importante del Congresso di Vienna. In un primo tempo egli
riuscir a parlare da pari a pari con gli ex avversari della Francia, poi
finir per imporre loro i propri punti di vista. Per di pi Talleyrand sar
anche l'artefice della disgregazione della coalizione alleata. Come spiegare
questa vittoria francese al Congresso di Vienna?
Quando gli si chieder la ragione del suo inatteso successo, Talleyrand
risponder semplicemente: Ho zoppicato.
Colui che un giorno sarebbe stato chiamato il diavolo zoppo, e al quale
Napoleone avrebbe detto: Voi siete una m... in calze di seta..., aveva
cominciato la sua prodigiosa carriera negli ordini religiosi. Vescovo di
Autun, diventer deputato del clero agli Stati Generali del 1789. Sar questo
l'inizio della sua vita d'uomo politico che durer quasi cinquant'anni.
Talleyrand sopravviver a tutti i regimi. Servir altrettanto bene sotto
l'Assemblea legislativa, il Direttorio, il Consolato, l'Impero, Luigi XVIII,
Carlo X, Luigi Filippo... Proprio prima di morire mormorer: Soffro le pene
dell'inferno! Al che Luigi Filippo avrebbe semplicemente replicato: Di gi?
Ci nonostante, Talleyrand non avr mai l'impressione di tradire il suo
padrone del momento. Si dichiarer sempre al servizio della Francia: ci che
gli permetter di giustificare tutti i suoi tradimenti ed i suoi compromessi.
La sua vita privata sar altrettanto stupefacente ed ambigua di quella
politica.
Bernard Michal.

TALLEYRAND E IL CONGRESSO DI VIENNA.
La scena  famosa e risale al 30 settembre 1814. Tutto ci di cui dispone
l'Europa in fatto di capi di Stato e di governo, di ministri e di
plenipotenziari, di marescialli e di belle donne  a Vienna, per partecipare o
almeno per assistere a quella che dev'essere la pi grande riunione,
diplomatica e mondana ad un tempo, di tutte le epoche: il Congresso.
Si tratta, ora che Napoleone  stato sconfitto, scacciato ed umiliato, di
dividersi il bottino delle sue conquiste e di ricostruire il puzzle Europa,
con i pezzi che, da quindici anni, egli non ha smesso di prendere a calci.
Infatti, per i quattro Alleati, Prussia, Russia, Austria, Inghilterra, oggi
sarebbero chiamati i quattro Grandi, questo Congresso di Vienna non deve
essere tale che di nome. La divisione  gi stata fatta, le parti sono gi
state distribuite... Ad uno, parte della Sassonia, all'altro la Polonia;
all'Inghilterra quella colonia, all'Austria questo territorio; qui verr
rettificata la frontiera, l molte migliaia di uomini dovranno cambiare
nazionalit. Non si  forse gi firmato un trattato a Parigi alcune settimane
prima? Questa riunione di Vienna dev'essere soltanto l'occasione per definire
solennemente nei minimi particolari ci che  gi stato concluso a Parigi.
I Quattro vi sono maggiormente interessati, in quanto la loro coalizione 
molto precaria. Essi non ignorano che tutto l'edificio pu crollare e che non
c' alleato oggi che non possa diventare feroce nemico domani.
Certamente occorreranno delle sedute plenarie per dare l'impressione che tutti
siano stari consultati ed abbiano potuto esprimere il loro parere, ma il vero
lavoro deve essere gi stato fatto dietro le quinte, in segreto. C' in ballo
una pace alla quale, in fondo, ognuno aspira, a condizione di ottenere ci che
vuole, o una guerra che ci si  abituati a fare, tanto che i popoli non si
stupiscono pi che non finisca mai.
Per salvare le apparenze, Metternich, il plenipotenziario austriaco, e gli
altri tre alleati convocano dunque alla Cancelleria il rappresentante della
Francia, Talleyrand, e quello della Spagna, de Labrador, per metterli al
corrente di ci che  stato deciso fin dall'inizio. Deve essere una riunione
strettamente privata.
Metternich ed i suoi alleati non sospettano che non si pu convocare
Talleyrand per metterlo davanti al fatto compiuto. E s che dovrebbero
conoscerlo bene, dopo averlo frequentato per tanto tempo. Forse pensano che la
Francia, finalmente vinta, non abbia pi voce in capitolo e che il suo
rappresentante non abbia pi armi per battersi.
Arrivato a Vienna da una settimana, Talleyrand ha visto molto, ascoltato
molto, imparato molto e, com' sua abitudine, parlato pochissimo. Sa che i
principi dei piccoli Stati, quelli di cui ci si prepara a determinare le sorti
senza chiedere il loro parere, sono decisi a non lasciarsi sopraffare. Anche
loro hanno pagato caro le follie napoleoniche. Anche loro vogliono una fetta
della torta o almeno dei risarcimenti in danaro. Che carta in mano a
Talleyrand! Diventare presso i forti, i grandi, i potenti della terra il
rappresentante degli oppressi, dei piccoli, degli oscuri, di cui il suo paese
era nemico fino a poche settimane prima! Che soddisfazione per la sua vanit
sempre insoddisfatta! Che capovolgimento della situazione!
E poi, pensa Talleyrand, certamente la Francia  la grande colpevole; ma pi
che l'intera nazione non lo  soprattutto un uomo? Ora quest'uomo non  che un
esiliato nella sua isola mediterranea, rovinato, deposto, distrutto. Tutti i
francesi dovranno essere obbligati a pagare per i delitti di uno solo?
E' tutto chiaro, dunque: egli non sosterr la parte del rappresentante di un
paese vinto che si presenta ai vincitori, ma quella di rappresentante di un
paese sfortunato, ma ancora grande e fiero, senza il quale non  possibile
instaurare un serio equilibrio politico in Europa. La Francia non pu
accontentarsi di uno strapuntino.
Talleyrand accetta dunque l'ordine di convocazione, ma si stupisce che
l'invito gli sia stato notificato quasi confidenzialmente, ed  perci deciso
a mettere subito le cose a posto.
Per prima cosa si fa aspettare; arriva ultimo, con quel senso della commedia
che possiede al massimo. Quando giunge nella sala, tutti i plenipotenziari
sono gi presenti. Talleyrand li saluta con quel modo di fare, altero e
trasandato nello stesso tempo, che egli sa assumere cos bene. I suoi colleghi
si avvedono di quel sorriso lieve all'angolo delle labbra, che denota
ugualmente ironia e disprezzo?
Ci si accomoda intorno al tavolo. Talleyrand, come se fosse a casa sua, si
sistema fra Metternich e lord Castlereagh, rappresentante dell'Inghilterra, e
attacca subito. Tutto considerato, domanda a Metternich, perch siamo qui?
Il rappresentante dell'Austria gli spiega che gli alleati hanno voluto riunire
i capi di gabinetto, altrimenti detti Ministri degli Esteri, per mettersi
d'accordo su una dichiarazione di principio che servir di base ad ogni
discussione nel corso delle sedute plenarie.
I capi di gabinetto? esclama Talleyrand stupito, guardandosi attorno. Ma de
Labrador, per quel che ne so io, non  capo di gabinetto!
Metternich gli risponde, non senza imbarazzo, che la Spagna non ha un altro
rappresentante a Vienna.
E de Humboldt? si informa Talleyrand.
De Humboldt assiste de Hardenberg per la Prussia, gli risponde Metternich,
perch de Hardenberg  sordo.
E Talleyrand, glaciale: Se le infermit costituiscono un privilegio, io mi
sarei potuto far accompagnare qui.
Allusione al suo piede deforme, ricordo di una caduta giovanile, del quale
vedremo fino a qual punto egli si sia saputo servire.
Silenzio imbarazzato dei presenti. Talleyrand sente che sta dominando il gioco
e decide di aumentare il suo vantaggio.
Ma perch, domanda, siamo soltanto in sei mentre siamo stati in otto a firmare
il trattato di Parigi? Dov' il rappresentante della Svezia? E quello del
Portogallo? E perch tutti coloro che sono interessati a questo Congresso non
siedono attorno a questo tavolo?
Allora Metternich, che comincia a spazientirsi, dissimulando a fatica le
propria irritazione fa notare a Talleyrand che non si tratta di una seduta
plenaria, ma soltanto di una riunione di amici per ascoltare una dichiarazione
comune che sar, in seguito, sottoposta al parere di tutti. Lo stesso
Metternich fa capire che tale dichiarazione dovr restare cos com' e che gli
alleati sono anche troppo generosi a metterlo al corrente delle loro
decisioni.
De Gentz, segretario generale del Congresso, che  incaricato di redigere i
verbali di tutte le sedute, legge la famosa dichiarazione. Talleyrand ascolta
con aria distratta, quasi indifferente. Solo gli occhi si muovono andando
dall'uno all'altro ed ognuno si sente imbarazzato per essere spiato in tal
modo.
Improvvisamente Talleyrand interrompe la lettura: Mi stupisco, dice, di ci
che sto sentendo. In questa dichiarazione non si parla che di: potenze
alleate. Alleate? E contro chi? Non pi contro Napoleone, che  all'isola
d'Elba; non pi contro la Francia essendo stata fatta la pace; e neppure
contro il Re di Francia, garante di questa pace. Signori, parliamo con
franchezza se ci sono ancora potenze alleate, io qui sono di troppo... E
nondimeno, se non fossi qui voi sentireste molto la mia mancanza. Io sono,
forse, il solo a non domandare nulla. Molto rispetto, ecco tutto ci che
chiedo per la Francia. Non voglio niente, ve lo ripeto in modo solenne. La
presenza di un ministro di Luigi XVIII consacra qui il principio sul quale si
basa tutto l'ordine sociale. La prima necessit dell'Europa  quella di
bandire per sempre l'idea che si possano acquisire dei diritti con la sola
conquista, la seconda  di far rivivere il sacro principio della legittimit,
dal quale derivano l'ordine e la stabilit. Se, come gi si sente dire, alcune
potenze privilegiate vogliono esercitare sul Congresso un potere dittatoriale,
io devo annunciare che, limitandomi ai termini del trattato di Parigi, non
potrei consentire a riconoscere a questa riunione alcun potere supremo e non
mi occuperei di alcuna proposta che fosse fatta in suo nome.
I presenti, stupefatti, non sanno che risposta dare. In poche frasi Talleyrand
ha non solo soffiato sul fragile castello di carte che essi avevano edificato,
ma altres minacciato di andarsene, a rischio di provocare un nuovo conflitto!
Intuendo che ogni risposta non preparata rischierebbe di mettere sulla
difensiva Talleyrand e temendo che si alzi improvvisamente e se ne vada, gli
altri plenipotenziari preferiscono tacere.
De Gentz riprende dunque la lettura, che Talleyrand interrompe spesso con
acuti commenti, quando non mostra, con mimica eloquente, la sua sorpresa o la
sua disapprovazione.
Quando il segretario ha finito, Talleyrand tira le conclusioni di ci che ha
appena ascoltato: Io non so, dice, a quale titolo noi siamo qui riuniti n che
diritto abbiamo di rappresentare tutte le corti; non so chi siano quelli che
si danno il titolo di alleati e che si prendono la responsabilit di rinviare
il Congresso di un mese, invece di convocarlo immediatamente per verificare
almeno i poteri, salvo a fissare in seguito il tipo e l'epoca del lavoro.
Ancora una volta, questo intervento di Talleyrand  seguito da alcuni secondi
di silenzio; poi, vedendo che nessuno dei suoi colleghi si azzarda a prendere
la parola Metternich si sacrifica di nuovo. Conciliante, il diplomatico
austriaco accetta di sostituire la parola alleato con un'altra formula.
Ma non  la parola che si deve cambiare, ribatte Talleyrand, sempre glaciale,
 tutto un modo di concepire le cose.
Tuttavia, continua Metternich,  impossibile riunire un'assemblea che deliberi
su tutte le questioni da trattare. Coloro che sono presenti a Vienna non sono
tutti interessati a tutti i problemi. Si tratta di definire, in un primo
tempo, chi sar chiamato a studiare questa o quella questione e, in seguito,
di riunire tutte le delegazioni in una solenne seduta finale. Allo stesso
modo, non  giusto, sostiene Metternich, concedere a un principe che ha 5.000
sudditi il diritto di decidere quali siano gli interessi della Russia, che ne
ha cinquanta milioni.
L'argomento sembra convincente, soprattutto a quell'epoca, in cui, in Europa,
le grandi nazioni si contano sulle dita di una mano, mentre c' una
moltitudine di piccoli Stati che, in effetti, spesso non hanno pi di qualche
decina di migliaia di sudditi, e talvolta nemmeno quelli.
Talleyrand si mostra insensibile a questo argomento come a tutti gli altri che
propone Metternich, col quale invece si dichiara d'accordo Hardenberg. Ma il
diplomatico francese si impunta. Infine si parla di tutto e di niente e la
confusione  totale. E' ci che si proponeva Talleyrand. Egli ha visto, da
certe reazioni dei suoi interlocutori, che essi stessi sono ben lontani
dall'essere d'accordo fra loro e non tanto sul modo di sistemare tutto con una
serie di conferenze ristrette, quanto sulla sostanza stessa dei problemi.
Finalmente si decide... che de Gentz stracci i processi verbali di tutte le
conferenze precedenti e che rediga un protocollo della seduta odierna,
insistendo sulle riserve espresse da Talleyrand.
Questa volta Talleyrand  d'accordo... Propone perfino di firmare per primo il
testo.
Di fatto, se non di diritto, questa memorabile seduta del 30 settembre 1814,
che doveva essere solo una formalit, era stata la prima riunione del
Congresso. In tal modo Talleyrand aveva raggiunto il suo scopo principale:
avere, cio, imbrogliato le carte dei suoi avversari senza nemmeno giocare
tutte le proprie. Sicch gli alleati, che non osavano pi neanche chiamarsi
cos nel timore che il francese provocasse una scandalo, non sapevano pi
assolutamente a qual punto fossero. Una sola cosa sembrava loro evidente: che
Talleyrand andava consultato prima di fare qualcosa e non dopo.
Fin dal principio la Francia faceva la sua entrata al Congresso dalla porta
principale, su un piede di parit con i suoi avversari della vigilia.
Talleyrand non aveva certo intenzione di fermarsi a quel punto, anche se si
preoccupava di non riportare in partenza troppi successi, che avrebbero potuto
nuocere nel seguito delle trattative. Tuttavia, per il momento, poteva
scrivere a Parigi che la casa dei Borboni, rientrata da cinque mesi in
Francia, e la Francia, conquistata cinque mesi prima, si trovavano gi rimesse
al loro posto in Europa e avevano riacquistato il credito loro spettante per
influire sulle pi importanti deliberazioni del Congresso.
In quest'episodio del 30 settembre 1814, a Vienna, c' tutto il Talleyrand,
con la sua prosopopea, la sua astuzia, il suo cinismo, con la sua profonda
conoscenza dell'animo umano e la sua assoluta mancanza di scrupoli col suo
orgoglio smisurato che ancora una volta ha trovato il terreno buono per
fiorire, con quel misto di qualit e di difetti insomma che rende tutti
incerti, di fronte a questo diavolo di un uomo, se ammirarlo o disprezzarlo,
se inchinarsi alla sua volont o ribellarvisi.
Ma oltre che l'uomo, in questo episodio c' anche tutto il politico, che
conosce ogni aspetto della diplomazia, dal pi nobile al pi riprovevole,
almeno per l'uomo di strada che vede le cose dal di fuori, come gli vengono
presentate attraverso lo specchio deformante dell'attualit.
In breve, questa scena del 30 settembre 1814 , sotto molti aspetti, il
sorprendente riassunto di una straordinaria carriera, che durava gi da pi di
trent'anni, che ne sarebbe durata ancora una ventina e di cui non c'
praticamente altro esempio nella storia della politica e della diplomazia...
Essa ormai eccitava l'immaginazione, la curiosit, l'interesse, la passione di
decine di storici, tutti feroci accusatori e nello stesso tempo avvocati di un
uomo che ha lasciato la sua impronta in una decina di regimi, durante uno dei
periodi pi ricchi e pi travagliati della storia di Francia.
Carlo Maurizio di Talleyrand-Prigord nasce a Parigi il 2 febbraio 1754. E'
gi un segno del destino ? Il 4 febbraio  il giorno della Candelora... una
festa cristiana, ma che esisteva gi presso i Romani. Sua madre ha gi un
figlio. Essa si reca spesso a Versailles, dove il suo titolo nobiliare le
conferisce diritti e doveri. Suo padre ha soltanto diciannove anni e mezzo; ha
sei anni meno della contessa sua moglie, ma il suo casato gli d diritto al
titolo di colonnello dei granatieri di Francia.
Regna Luigi XV. E' l'epoca in cui il Beneamato, pensa assai di pi ai
molteplici piaceri della corte di Versailles che agli affari della Francia.
Fra due guerre,  soprattutto la marchesa di Pompadour che regna nel cuore del
re e sugli affari dello Stato.
Carlo Maurizio ha un fratello, Alessandro Francesco, che morir a cinque anni.
Egli diventa cos il maggiore e, come primogenito di una grande famiglia, la
sua vita  gi tutta tracciata fin dalla pi tenera et: egli intraprender la
carriera militare. I genitori lo affidano ad una balia. Un giorno questa donna
lo lascia cadere da un cassettone sul quale l'aveva posto. Carlo Maurizio si
frattura il piede destro. L'incidente  senza rimedi. Talleyrand zoppicher
per tutta la vita... Il fanciullo non ha ancora quattro anni, ma questa
infermit avr un ruolo importantissimo sul suo destino.
Dapprincipio Talleyrand ne soffrir moltissimo, fino al giorno in cui si
accorger che quel piede rattrappito che risuona nei corridoi a causa della
sua armatura metallica, quel bastone col quale egli s'aiuta per camminare e
che fa battere contro la sua gamba quando  seduto, ispirano insieme rispetto,
compassione e anche una certa paura.
Come prima conseguenza, questo difetto permanente gli proibisce di portare
l'uniforme. Profondamente angosciati, i suoi genitori gli tolgono le
prerogative di primogenito che trasferiscono sul loro terzo figlio e, decidono
che, non potendo diventare ufficiale, Carlo Maurizio diventer prete.
Moralmente Talleyrand sentir come una profonda ingiustizia ci che egli
considera una disgrazia.
Le conseguenze immediate di questo avvenimento spiegano in gran parte, se non
giustificano interamente, la sua condotta e il suo carattere. Per tutta la
vita Talleyrand porter rancore ai suoi genitori per averlo privato del titolo
di primogenito che solo la morte di suo fratello gli aveva concesso e,
soprattutto, per aver deciso a quel modo del suo avvenire, in mancanza di
meglio. Non avr quindi requie finch non si sar tolto da quella condizione,
anche se la porpora cardinalizia poteva sempre considerarsi una buona
carriera, per provare a se stesso e agli altri che una infermit non pu
arrestare un Talleyrand-Prigord.
In ogni caso Carlo Maurizio non ha la vocazione sacerdotale e i suoi anni di
collegio e di seminario saranno per lui anni di noia, di tristezza e perfino
di rivolta. Egli si crede abbandonato e soffre della sua solitudine e di una
mancanza totale di tenerezza familiare. Per tutta la vita si ricorder di
questa giovinezza senza gioia e senza affetti e scriver nelle sue Memorie:
...Io sono, forse, il solo uomo di nascita nobile e appartenente ad una
numerosa e stimata famiglia che non abbia avuto, per una settimana, la
dolcezza di trovarsi sotto il tetto paterno.
Non c' dubbio che questo periodo abbia avuto una profonda influenza sugli
atti, la condotta e il carattere di Talleyrand. Egli lo scriver, molto tempo
dopo, ad una delle sue confidenti, Madame de Rmusat: Il modo in cui si
passano i nostri primi anni incide su tutta la vita e se io Vi dicessi in che
modo ho passato la giovinezza Vi stupireste meno di molte cose.
In effetti prima di giudicare Talleyrand, o, peggio, condannarlo, non bisogna
dimenticare tutto ci che, della fanciullezza, ha influenzato il suo sviluppo
futuro.
In collegio sara un buon allievo senza essere brillante. Preferisce meditare,
sognare, riflettere piuttosto che lavorare veramente. Ma come uomo  dotato e
riesce. Nel corso degli anni capisce che la famiglia si disinteressa di lui.
Dapprima ne soffre e poi decide di vendicarsi approfittando al massimo delle
occasioni che gli offrono i casi della vita. A undici anni entra nel seminario
di San Sulpicio e si rinchiude nel suo orgoglio e nella sua vanit ferita. Non
ha amici, solo camerati. I suoi professori non hanno su di lui alcun
ascendente. Gi il personaggio si manifesta al tempo stesso sdegnoso,
silenzioso, un po' inquietante...
Il suo piede rattrappito non gli impedisce di scalare i muri, ed  presso la
figlia del vicino rosticcere che trover un po' di tenerezza e, senza dubbio,
la sua prima avventura amorosa, che sar seguita da tante altre. Pur
considerando che avevano solo trent'anni in due, si tratt di un amore
passeggero? Se ne discute ancora ma le tracce saranno durevoli nel cuore di
quest'uomo di cui ci si domander sempre se avesse un cuore.
Comunque siano andate le cose, come scriver pi tardi il barone di Vitrolles
che l'ha ben conosciuto, Talleyrand apprese molto presto ad accarezzare lo
scandalo e a disprezzare l'opinione delle persone per bene. La gentile
figliola del rosticcere cede rapidamente il posto a una vera donna, un'attrice
della Comdie Francaise, alla quale egli va a far visita fra una lezione e
l'altra.
Come alternativa segue assiduamente le cerimonie religiose. I suoi superiori
non si fanno ingannare, ma preferiscono chiudere gli occhi davanti ai tiri
mancini di questo giovane seminarista che, un giorno, potr anche essere
cardinale e la cui gloria ricadr eventualmente sul Collegio di San Sulpicio e
sulle sue pi importanti guide spirituali!...
L'essenziale non  questo. E' soprattutto nel fatto che durante i suoi cinque
anni di seminario, Talleyrand saccheggia la biblioteca e in questo modo si
forma lo spirito, interessandosi particolarmente, com'egli dice, ai libri pi
rivoluzionari, quelli che descrivono i disordini di ogni paese. Questi
disordini, egli stesso non tarder a viverli e a metterli in pratica,
adattando a s medesimo le teorie che la memoria gli permette di registrare.
Per ora segue la routine.
A vent'anni discute la tesi alla Sorbona, per diplomarsi in teologia. L'anno
dopo diviene suddiacono:  il primo aprile e coloro che conosceranno
Talleyrand in seguito si domanderanno se ci non sia stato un cattivo scherzo
fatto a lui e da lui fatto alla Chiesa. Nel giugno 1775 assiste al giuramento
di Luigi XVI a Reims. L'avvenimento  molto importante, ma egli non gli dedica
una sola riga nelle sue Memorie, se non per far presente che la cerimonia gli
ha fornito l'occasione per incontrare alcune donne graziose!...
Viene nominato titolare dell'abbazia di S. Remigio a Reims ed apprezza tanto
la libert che questa carica gli conferisce, quanto la rendita che ne deriva:
diciottomila lire all'anno. Gli piacevano gi le donne, ora gli piace anche il
denaro.
E' anche l'anno in cui scopre gli affari di Stato: la provincia di Reims lo
nomina suo rappresentante agli Stati Generali della Chiesa, incaricati in modo
generico dello studio dei rapporti fra la Chiesa ed il regno. Un incarico di
fiducia che gli permetter di apprendere molto e, soprattutto, di osservare
molto. In pi, egli ha l'intelligenza di far dimenticare la sua giovane et
con l'esattezza e la seriet dei suoi interventi.
Nondimeno  necessario che completi la sua formazione: passa due anni alla
Sorbona, anni durante i quali i molteplici piaceri della vita hanno nel suo
animo molto pi posto della teologia. Ottiene il diploma nel 1778, sesto per
le votazioni, ma classificato primo per il suo titolo di nobilt.
E con gli studi ha finito. Come scrive piacevolmente il conte di
Saint-Aulaire: egli non approfond gli studi teologici oltre il diploma e fu
dottore soltanto in libertinaggio...
Finalmente, il 18 dicembre 1779, Talleyrand  ordinato sacerdote, circostanza
che ammetter assai raramente.
Il giorno precedente, i suoi amici di sregolatezze l'hanno sorpreso in preda
ad una vera crisi di disperazione all'idea di unirsi a Dio per tutta la vita,
maledicendo insieme la balia che l'ha lasciato cadere da un cassettone e i
genitori che l'hanno costretto a seguire quella strada. L'indomani celebra la
sua prima messa in presenza della famiglia profondamente raccolta e riceve
dallo zio, arcivescovo di Reims, la carica di vicario generale.
Ha venticinque anni, molta ambizione ed un desiderio feroce di approfittare al
massimo di tutto ci che la vita gli pu dare, senza curarsi dell'abito che
porta. Il giovane abate de Prigord fa la sua vera entrata nel mondo nel
momento in cui cominciano a fermentare le idee che, dieci anni dopo,
porteranno alla Rivoluzione e su cui dissertano senza fine coloro che ne
saranno le vittime. Dappertutto si discute intensamente sulle istituzioni,
l'ideologia, le riforme, le strutture della societ. Tutti i principi sono
passati al setaccio ed ognuno ha la sua teoria per fare la felicit del genere
umano. I filosofi sono considerati gli uomini pi illustri. Chi non ha vissuto
negli anni intorno al 1789 non ha conosciuto la dolcezza di vivere. dir
Talleyrand.
Libero, deciso, ambizioso, compie alla sua diocesi di Reims soltanto le visite
strettamente indispensabili. Si sistema a Parigi per procurarsi il suo posto
in quella societ che contribuir a distruggere alcuni anni pi tardi, prima
di ricostruirla, secondo la volont dei regimi politici che servir e che
abbandoner.
Il naso sottile all'ins, come per sentire da che parte spiri il vento, la
fronte alta del pensatore, gli occhi grigi con riflessi azzurri ben aperti sul
mondo, nei quali passano tutti i sentimenti, tutte le reazioni che egli non
esprime, ecco il giovane abate Talleyrand intorno al 1780. Parla poco, ma
ascolta molto e le poche risposte secche, che costituiscono il suo modo di
conversare, hanno abbastanza buon senso, ironia o paradossalit da attirare
immediatamente l'attenzione.
Non  bello, ma ha del fascino. Non  ricco, ma ha un gran nome. Il suo abito
dovrebbe allontanare le donne ed invece le attira. Attrazione del frutto
proibito? Forse. In ogni caso Talleyrand comprende molto presto che il mezzo
migliore per avere un posto in quella societ senza pensieri, ma cos
interessante,  la donna. Egli se ne servir molto.
Le donne non gli porteranno mai rancore, disarmate da quella specie di
magnetismo che egli esercita su di loro e che gli permetter sempre di
conservare un'eccellente amicizia per la maggior parte delle sue amanti.
La contessa di Kielmansegge scrive: Quando il signor de Talleyrand viene verso
di me col suo passo pesante e malsicuro, con gli occhi brillanti in quel viso
dalla mascella di serpente e un sorriso da ipnotizzatore sulle labbra, io dico
a me stessa: sembra che la natura ti abbia dato la scelta fra la tigre e il
serpente; tu hai scelto l'anaconda...
Del serpente, Talleyrand avr almeno la pelle... in senso figurato: la
cambier secondo le stagioni politiche. Il giovane abate si danna l'anima, 
oggetto di scandalo, ma  al di sopra di tutto ci. Le sue buone amiche
diventano sue alleate e sebbene egli le scelga per il loro fascino o per il
loro talento, tuttavia non dimentica mai di domandarsi anche ci che possono
procurargli in fatto di onori, titoli e fortuna. E quelle donne gareggiano in
ardore per dargli soddisfazione.
Una vuole assolutamente fargli ottenere il cappello cardinalizio, l'altra, pi
prosaica, pensa di legarlo a s pi saldamente dandogli un figlio. Egli non
avr il cappello, ma avr il figlio, che dimenticher come altri.
Le donne non sono tutto. Ci sono anche gli amici: si chiamano
Choiseul-Gouffier, nipote di Narbonne, ministro di Luigi XV, del quale si dice
che sia figlio naturale, e Lauzun, il pi anziano di tutti, colui che ha pi
esperienza e il cui amico pi intimo altri non  che il futuro Philippe
Egalit. Gli amici si trovano spessissimo a pranzo da Talleyrand, in Via
Bellechasse. Quando hanno finito di parlare delle loro avventure galanti,
passano alle cose serie, alla politica ad esempio, argomento inesauribile per
quegli uomini giovani, intelligenti ed ambiziosi.
Da un uomo illustre e pi anziano di lui, Mirabeau, Talleyrand apprender
ancora di pi. I due sono della stessa classe sociale. Non si apprezzano
affatto, ma sanno valutarsi. Si completano prima di affrontarsi e molto prima
di odiarsi, al punto che una leggenda tenace vorr che Talleyrand non sia
stato estraneo alla morte di Mirabeau. Per cominciare, da lui il giovane abate
apprende soprattutto che non bisogna mai mettere tutte le proprie uova in un
paniere.
Nel 1780 l'abate de Prigord  nominato agente generale del clero, ci che gli
permette non solo di conoscere molto da vicino gli affari dello Stato, ma
soprattutto di entrare in intimit con uomini che, fra gli altri, si chiamano
Maurepas, Turgot, duca di Coiseul, Colonne.
Come aiutante, nel nuovo incarico egli si serve dell'opera di un uomo che
vivr a lungo nella sua ombra: l'abate des Renandes, di cui Talleyrand dice
che:  abbastanza abile nel mettere in atto le idee degli altri.
Un modo come un altro per dire che lavorava per lui. Del resto, durante tutta
la carriera, Talleyrand si servir sempre di collaboratori che avevano il
merito di svolgere la parte essenziale del lavoro di cui, in seguito, egli
stesso si attribuiva il merito. E' pi esatto dire che spesso in un progetto
l'idea prima era di Talleyrand, mentre gli altri redigevano i testi che egli
doveva soltanto firmare. A lui lo spirito, ad altri la lettera.
Di pi non bisogna generalizzare. Se alcuni accusano Talleyrand di pigrizia, 
soprattutto perch il suo personaggio esigeva che egli desse l'impressione di
non lasciarsi mai assorbire dal suo incarico, anche se di grave
responsabilit.
In ogni caso, secondo Miguet, durante questo periodo pre-rivoluzionario,
Talleyrand, che aveva la reputazione di uomo di spirito, acquist quella di
uomo capace. Alcuni suoi interventi come agente generale del clero provano che
deve ben poco ai negri.
Nel 1786 l'abate de Prigord, grazie alle sue relazioni con il duca di
Chartres,  ammesso a far parte della Massoneria, come lo sono, o lo saranno,
quasi tutti quelli che faranno la Rivoluzione. Ci non gli impedisce di salire
la scala della gerarchia ecclesiastica: nel novembre del 1788 Luigi XVI
accoglie la richiesta del vecchio conte di Talleyrand, che sta per morire, e
nomina suo figlio vescovo di Autun. Conosce la sua intelligenza: questa nomina
, dunque, una ricompensa. Conosce anche i suoi tiri mancini e pensa che
questa carica lo corregger.
Talleyrand ha trentaquattro anni e 52.000 lire di rendita. Decisamente le cose
non si mettono male per lui, ma egli non ha fretta di prendere possesso della
sua carica. Ha un bello scrivere ai suoi diocesani: Dio mi  testimone che non
smetto mai di pensare a voi; soltanto il 15 marzo 1789, cinque mesi dopo la
nomina, arriva finalmente ad Autun.
Egli giura di conservare i diritti, le libert, gli statuti ed i privilegi
della Chiesa e dei suoi membri. Dimenticher il suo giuramento alcune
settimane pi tardi; ma cos' un giuramento quando la Rivoluzione  gi in
atto?
Il giovane vescovo  ad Autun soltanto da quindici giorni, quando  nominato
deputato del clero per partecipare agli Stati generali previsti per il mese di
maggio. Il 12 aprile riprende dunque la strada per Parigi e i suoi diocesani
non lo rivedranno pi, esclusa una volta quando, passando per la sua buona
citt, egli sar riconosciuto e rischier d'essere lapidato. Aveva conservato
la carica di vescovo esattamente per ventisette giorni.
Eccolo dunque agli Stati generali, con una reputazione di uomo i cui pareri
sono da prendere in considerazione e che  preferibile avere di fianco,
piuttosto che contro, una testa d'angelo animata da uno spirito diabolico,
come dice lo scrittore Arnault che lo incontra sotto gli alberi del parco di
Versailles.
Tra una seduta e l'altra Talleyrand divide il suo tempo fra gli uomini che
cominciano a pensare alla riforma dello Stato e le donne che lo distraggono
dalle preoccupazioni della politica. Non c' pi alcuna riunione mondana
veramente riuscita senza di lui. Talleyrand approva i cambiamenti e sente che
 tempo di abbandonare un re che comincia, lui stesso, ad abbandonarsi ad un
destino che non sa n pu controllare o dominare.
La violenza gli ripugna. Monsignor de Prigord non comprende perch si sia
permesso ai parigini di prendere la Bastiglia senza reagire e cerca di
dissuadere il conte di Artois dall'abbandonare la Francia; ma, essendo questi
deciso a partire, Talleyrand gli dice: Allora, monsignore, ognuno di noi deve
pensare soltanto ai propri interessi.
E Talleyrand sente che i suoi interessi sono vicini a coloro che preparano la
Rivoluzione. Egli scriver nelle sue Memorie: Io decisi di non abbandonare la
Francia prima di esservi costretto da un pericolo personale, di non far niente
per provocarlo, di non combattere contro un torrente che si doveva lasciar
passare, ma di fare tutto il possibile per concorrere a salvare ci che poteva
essere salvato, di non erigere ostacoli fra le circostanze e me stesso, e di
tenermi a loro disposizione... Si pu essere allo stesso modo cos sinceri e
cos cinici?
Deputato alla Costituente, Talleyrand si agita molto. E' noto che si deve a
lui se i beni del clero vengono versati nelle casse dello Stato, il cui
deficit  di trecento milioni. Egli sa che questi beni non basteranno a
colmare l'abisso del tesoro, ma contribuisce, cos, ad abbattere la fortezza
costituita dalla Chiesa, che  la pi adatta ad opporsi alle nuove idee che
spazzeranno via societ e regime. Evidentemente il fatto di essere vescovo non
ha condizionato l'azione di Talleyrand e nessuno dei suoi colleghi deputati
potr mai accusarlo di settarismo!
L'Assemblea vota la costituzione civile del clero... Talleyrand non vi
aderisce che a fior di labbra, e per Roma  anche troppo. Pio VI lo sospende
da tutte le funzioni di vescovo e minaccia di scomunicarlo. Il Papa non
aspetta che questa occasione: le scandalose stravaganze del vescovo di Autun,
la sua reputazione di giocatore e di gaudente erano giunte fino alle sue
orecchie. Ci non impedisce a Talleyrand di consacrare tre vescovi
costituzionali, di celebrare la messa al Campo di Marte il 14 luglio 1790,
festa della Federazione, in mezzo a quattrocento preti in veste bianca con
fascia tricolore e di benedire insieme la famiglia reale, i suoi colleghi ed i
suoi compagni di ribalderie.
Dopo di che intona un vibrante Te Deum che la folla riprende, mentre egli
mormora ai suoi vicini: Non fatemi ridere. Non  cinismo,  disprezzo. Lo
chiamano l'Alcibiade mitrato; su di lui si raccontano gli aneddoti pi
imbarazzanti e scabrosi. Imperturbabile, sdegnoso, Talleyrand lascia dire e
continua a fare. E, poich il suo titolo di vescovo non gli serve a molto, d
le dimissioni.
Ad un tratto, la ruota della fortuna sembra non girare pi in suo favore:
l'Assemblea Legislativa sostituisce la Costituente e Talleyrand, di colpo, non
 pi niente: n vescovo n deputato. Ha dunque commesso un errore di tattica?
Egli non lo ritiene; si accontenta di aspettare il seguito: Io mi misi a
disposizione degli eventi, scriver nelle sue Memorie, e, a patto di rimanere
francese, tutto mi andava bene. La Rivoluzione prometteva nuovi destini alla
Nazione, io la seguii nella sua corsa e affrontai i suoi stessi rischi...
Pi tardi, alla fine della sua vita, a 82 anni, si ricorder ancora molto bene
di quel periodo in cui, potenti oggi, domani si saliva il patibolo e
dichiarer: La mia posizione mi obbligava a cercare la mia strada. La cercai
da solo, perch non volevo far dipendere il mio avvenire dal parere di alcuno.
Riflettei a lungo e mi soffermai sull'idea di servire la Francia, qualunque
fosse la sua posizione: in ognuna c'era qualcosa di buono da fare.
Dopo tutto Talleyrand era forse sincero, se si tiene conto del momento in cui
veniva fatta questa professione di fede, in un momento, cio, che non esigeva
alcuna giustificazione, se non presso Dio.
Certo, quando serve la Francia, Talleyrand non dimentica mai di servire anche
se stesso, in senso proprio e figurato.
E' vero, ma  un'altra storia, senza S maiuscola.
La prima occasione di servire il suo paese Talleyrand la trova in una missione
affidatagli dal governo. Si tratta essenzialmente di assicurarsi la neutralit
inglese nel caso scoppiasse la guerra tra la Francia e l'Austria. Talleyrand
s'imbarca agli inizi del gennaio 1792, gettando un ultimo sguardo su quella
sovranit, che era soltanto un'ombra che stava svanendo...
E' accolto molto freddamente. Il Premier inglese, Pitt, lo riceve una sola
volta, e la conversazione si aggira tra educate banalit. Alla corte, Giorgio
III risponde appena al suo saluto, quando Talleyrand gli vien presentato, e la
regina gli volge le spalle con disprezzo. Il celebre magnetismo non fa presa
su di lei! Ma ci vuole ben altro per scoraggiare un Talleyrand.
Egli compie laggi i suoi primi passi di diplomatico e capisce che la parola
aspra non deve mai figurare nel repertorio di un negoziatore. Pazientemente,
senza fretta, si accontenta di annodare relazioni con influenti personaggi
inglesi che spera potranno sempre essergli utili. E sar cos.
E' deluso, ma non disperato e, soprattutto, si convince che l'equilibrio
dell'Europa si basa, se non su un'alleanza, almeno su una neutralit benevola
dell'Inghilterra verso la Francia. Parere, questo, che non cambier mai. Ci
nonostante, servir per quindici anni un uomo che considerer sempre
l'Inghilterra come la pi grande nemica. La contraddizione , forse, soltanto
apparente...
Finalmente la sua pazienza ottiene una ricompensa: il 25 maggio il governo
inglese comunica a Parigi che rester neutrale nel conflitto con l'Austria.
Talleyrand ottiene il suo primo successo diplomatico. A Parigi, gli eventi si
succedono in fretta: il 20 giugno la monarchia comincia a vacillare e il 10
agosto viene abolita. Talleyrand, rientrato a Parigi, pensa che, forse, si pu
ancora salvare il re, ma non il governo.
Dopo i massacri di settembre, Talleyrand scrive ad un amico che egli resta
fedele: alla libert, malgrado la maschera di sangue e di fango che atroci e
sudici vagabondi le hanno gettato sul viso, nascondendone i lineamenti.
Chiamare sudici vagabondi quelli che hanno commesso la pi spaventosa
carneficina verificatasi nelle carceri, preti compresi,  per lo meno
sorprendente!
Per Talleyrand restare fedele alla libert, significa soprattutto mettere una
certa distanza fra s e i rivoluzionari. Fingendosi molto interessato ai
lavori di una missione scientifica, stabilire tra la Francia e l'Inghilterra
l'unit di peso e di misura, ottiene da Danton un passaporto ed aspetta
soltanto il momento propizio per tornare a Londra. Il futuro  garantito: egli
non d l'impressione di fuggire, essendo l'inviato del governo, ma, nello
stesso tempo, si sottrae ad ogni eventuale rappresaglia per l'attivit svolta
sotto Luigi XVI. Ha calcolato tutto, e i buoni risultati non mancano: molto
presto la cerchia delle sue vecchie conoscenze si ricostituisce di nuovo a
Londra, dove Talleyrand ritrova dei buoni amici e delle deliziose amiche. Sono
di questo periodo i suoi rapporti di intima affettuosit con una donna che
far molto per lui: Madame de Stael. Si erano conosciuti a Parigi ed ora
imparano ad apprezzarsi a Londra. Egli la lusinga ed ella lo ammira. Si
sostengono l'un l'altra, avendo entrambi molta ambizione, e preparano insieme
le armi per soddisfarla.
La sua missione ufficiale gli lascia molto tempo libero, e Talleyrand non
trascura di seguire gli avvenimenti di Parigi. Riflette spesso su ci che ha
gi fatto e constatato, su ci che  gi accaduto e sul capovolgimento che sta
trasformando la Francia. Da tali riflessioni egli ricava un certo numero di
consigli, che invia a Danton sotto forma di memoriale intitolato: Sugli
attuali rapporti della Francia con gli altri Stati dell'Europa.
Questo memoriale porta la data del novembre 1792 e costituisce un documento
essenziale per capire Talleyrand come diplomatico. Bisogner averne sempre
presente alla mente le linee generali per comprendere l'atteggiamento di
Talleyrand quando sar a capo dell'Ufficio Rapporti con l'Estero, quel che
oggi si chiamerebbe Ministero degli Esteri. A tutti quelli che l'accuseranno
di non essere stato che una banderuola, egli potr a buon diritto rispondere:
Rileggete il mio rapporto del 1792... Io non ho mai cambiato opinioni, sono
coloro che guidavano la Francia che le hanno cambiate.
Nel 1805 il suo rapporto a Napoleone sulla politica estera, non sar diverso
e, in seguito, Luigi XVIII e Luigi Filippo avrebbero potuto altrettanto bene
trar profitto da ci che aveva suggerito a Danton nel 1792.
Ci dimostra l'importanza di questo documento, senza il quale  assolutamente
impossibile giudicare obiettivamente Talleyrand.
Per prima cosa, non dimentichiamo che la Francia, alla caduta di Luigi XVI, 
il paese pi popolato d'Europa con i suoi ventisette milioni di abitanti, ma
soprattutto  il pi omogeneo e centralizzato. Ad ogni sua frontiera ci sono
soltanto vicini deboli e divisi, del cui territorio pu fare ci che vuole. Ma
conquistarli non servirebbe a nulla, se non a rendere alleati fra loro quegli
Stati che non hanno idee in comune e che si chiamano Prussia, Austria, Russia
e molti altri piccoli Principati. Presi uno per uno, questi paesi non possono
tener testa alla Francia; insieme rischiano di diventare temibili. E' proprio
per aver provocato sconsideratamente tutta una serie di coalizioni, che
Napoleone potr finalmente essere vinto e ci Talleyrand lo comprende fin dal
1792. Perci ha formalmente disapprovato in aprile la dichiarazione di guerra
all'Austria.
Da Londra egli esprime in questi termini a Danton il suo punto di vista: La
vera supremazia, la sola utile e ragionevole, la sola che convenga a degli
uomini liberi e ricchi di esperienza, consiste nell'essere padrone in casa
propria e nel non avere mai la ridicola pretesa di esserlo in casa d'altri.
Per gli Stati come per gli individui, la vera ricchezza consiste non
nell'appropriarsi dei possedimenti altrui, ma nel valorizzare i propri.
Il regno dell'illusione  dunque finito per la Francia. Raggiunta la piena
maturit, essa non verr pi allettata dalle superate considerazioni politiche
che hanno cos a lungo ed in modo cos deplorevole sviato e prolungato la sua
infanzia.
Cos, dopo aver riconosciuto che il territorio della Repubblica basta alla sua
popolazione, e dopo essersi resi conto che non potrebbe essere ingrandito
senza pericolo per la felicit dei vecchi e dei nuovi cittadini francesi,
bisogna scartare senza indugio tutti i progetti di riunire ed incorporare
territori stranieri. La Francia deve rimanere nell'ambito dei suoi confini.
Pur essendo chiaro che la Francia non deve cercare di ingrandirsi con la
forza, non essendo ci necessario alla sua prosperit, Talleyrand non esclude
che essa possa concludere delle alleanze, a condizione che non abbiano solo un
significato politico: I soli rapporti che la Francia pu promuovere e
consolidare con l'Inghilterra sono quelli a carattere industriale e
commerciale. Nel pensiero di Talleyrand dunque le preoccupazioni economiche
devono predominare e la Francia deve accontentarsi di primeggiare sui vicini
con il suo splendore, in nome del motto, ormai suo: Libert, uguaglianza,
fraternit.
Non si pu disconoscere che queste raccomandazioni, fatte nel lontano 1792,
conservano ancor oggi un certo valore.
Danton non potr mettere in pratica queste idee politiche, che condivide sotto
molti aspetti. Quanto a Talleyrand, gli si preparano giorni terribili. Nel
celebre armadio di ferro delle Tuileries, Roland ministro degli Interni,
scopre alcuni documenti che dimostrano come Talleyrand avesse ancora rapporti
segreti col re nel maggio 1791. Des Renaudes ha un bel prendere la sue difese;
egli stesso ha un bel tentare di giustificarsi per lettera e giurare che non
c' repubblicano pi leale di lui, alla data del 5 dicembre 1792.
Talleyrand-Prigord, gi vescovo di Autun, viene accusato dalla Convenzione e
vengono posti i sigilli al suo appartamento ed ai suoi documenti. Tre mesi
dopo viene iscritto nella lista degli emigrati, con l'ordine di arresto
immediato se rimette piede in Francia. La polizia dei porti dove potrebbe
sbarcare riceve i seguenti dati segnaletici: Statura: cinque piedi e tre
pollici; volto oblungo; occhi azzurri; naso normale, un po' all'ins. Segni
particolari: Talleyrand (sic) Prigord zoppica col piede destro o sinistro.
Gli avvenimenti saranno pi forti di lui? Stanno forse per averla vinta?
Talleyrand se lo chiede, ma non a lungo. Egli pensa che la cosa migliore 
rassegnarsi e continuare a giocare una partita doppia.
Per rientrare nelle grazie di Parigi, offre i suoi servizi per aiutare
l'intermediario che, secondo lui, dovrebbe venire a Londra per trattare la
neutralit inglese. Nel contempo, per far piacere agli Inglesi, si veste a
lutto per la morte di Luigi XVI. Ma, decisamente, gli dei della politica gli
sono avversi. La Convenzione non sa che farsene dei suoi suggerimenti
diplomatici, e il governo Pitt, per evitare ogni contagio rivoluzionario,
decide di espellere ogni straniero sospetto. Talleyrand  compreso nel numero.
Domanda una proroga a Pitt, scongiurandolo di non ascoltare quelli che gli
vogliono male e sparlano di lui, supplicandolo di considerarlo soltanto un
buon francese, amico fedele e sincero degli Inglesi. Pitt non si degna neppure
di rispondergli e, nel marzo 1794, lo costringe ad imbarcarsi sulla William
Penn. Talleyrand non  abbattuto e scrive a Madame de Stael: A trentanove anni
comincio una nuova vita, perch  la vita che io voglio. Devo gridare ci che
ho voluto ho fatto, ho impedito, ho rimpianto: devo dimostrare quanto ho amato
la libert, che amo ancora, e quanto detesto i Francesi.
I Francesi? Forse. Ma non la Francia. Talleyrand ha moralmente sofferto pi
che non si creda del suo soggiorno forzato a Londra, e in America non smetter
di tentare il rimpatrio.
Dopo 38 giorni di traversata, durante la quale la William Penn  squassata da
una spaventosa tempesta che rischia di spezzarla come un guscio di noce,
Talleyrand sbarca a Filadelfia, privo di mezzi, avendo con s soltanto una
lettera di raccomandazione per il Presidente Washington. A Londra ha dovuto
lasciare le sue lettere ed altri scritti che gli Inglesi gli restituiranno
soltanto sedici anni dopo. In pi, arriva preceduto da una tale reputazione
che Washington si dichiara desolata di non poter ricevere, per motivi
politici, un amico al quale, per, l'America  pronta a tributare la migliore
accoglienza possibile. Talleyrand deve giurare, come esige la Costituzione, di
non compiere volontariamente delle azioni che possano portare pregiudizio alla
libert e all'indipendenza degli Stati Uniti.
Questo, almeno,  un giuramento che egli rispetter. Non si potr dire
altrettanto dei molti altri che avr occasione di prestare.
Il suo soggiorno durer venticinque mesi: due anni che egli trascorrer in
continui viaggi per tutto il paese, allo scopo di stringere nuove relazioni,
accrescere le sue conoscenze politiche e anche, poich bisogna vivere, per
realizzare qualche guadagno. Qui si pu guadagnare molto denaro, scrive a
Madame de Stael. Se conoscete delle persone che vogliano speculare in terreni,
io tratterei volentieri i loro affari. Ella non  forse la degna figlia di
Necker? E, in effetti, gli manda dei clienti che non si pentiranno di aver
affidato la cura dei loro interessi a Talleyrand, tanto pi che questi ha il
suo nel concludere buoni affari per avere delle grosse provvigioni.
In breve, dal suo soggiorno in America Talleyrand ritorna con due passioni:
quella del denaro e quella dell'indipendenza politica, di cui ha potuto
ammirare il notevole sviluppo in quel giovanissimo Stato.
I mesi passano e a Parigi viene il momento, se non dell'oblio, almeno del
perdono. Dopo la caduta di Robespierre, Talleyrand ha una sola idea: rientrare
in Francia. Invia una petizione alla Convenzione per ricordare tutto ci che
ha fatto per il bene della Rivoluzione, alludendo alla quale, aggiunge: Ho
sofferto per una buona causa.
Madame de Stael, rientrata anch'ella a Parigi, mobilita tutti i suoi amici,
moltiplica i tentativi a favore di Talleyrand e per mezzo di un'amica, tocca
il cuore dell'influente Mariejoseph Chnier. E' lui che chiede alla
Convenzione di lasciar tornare Talleyrand, che descrive, senza averlo mai
visto, come un filosofo che onora la Francia e un vero patriota dell'89. Con
decisione unanime i deputati lo cancellano dalla lista degli emigrati.
Talleyrand apprende la buona notizia il 2 novembre, ma soltanto nel settembre
1796 rientrer a Parigi, come se volesse farsi desiderare, dopo un soggiorno
ad Amburgo che gli ha permesso di avviare fruttuose relazioni con tutta la
rete degli emigrati. Talleyrand pensa che si pu passare per un buon
repubblicano senza peraltro dimenticare che i realisti non hanno forse detto
la loro ultima parola. Egli non sa ancora che, dopo aver servito la Repubblica
e prima di servire di nuovo parecchi re, sta per mettersi al servizio di un
imperatore. Gi in tutti i saloni di Parigi, che egli ha abbandonato da
quattro anni e nei quali ritrova rapidamente le sue abitudini, Talleyrand
sente parlare soltanto di un generale di ventisette anni, che si chiama
Bonaparte, che  di origine corsa e che sull'altro versante delle Alpi vola di
vittoria in vittoria.
Talleyrand ha quarantadue anni. Per alcuni potrebbe essere l'et del riposo e
quasi della pensione. Ma per lui la vita sta per ricominciare perch gli
avvenimenti, che fino ad ora s' accontentato di seguire, possono finalmente
volgere a suo completo favore e, ancora una volta, grazie a Madame de Stael.
Il Direttorio, il regime pi dissoluto che la Francia abbia mai conosciuto,
era infatti, per questo motivo, il pi sensibile all'influenza femminile...
In Francia al periodo sanguinario era infatti succeduto un periodo di piaceri
sfrenati.
Dopo essersi chiesti ogni mattina, per dei mesi interi, se sarebbero saliti
sulla prossima carretta, i sopravvissuti alla Rivoluzione provano il bisogno
di approfittare al massimo dei piaceri della vita. Reazione comprensibile, ma
talmente frenetica da non risparmiare nessuno, soprattutto coloro che sono
considerati i governanti della Francia, proprio coloro che stanno, cio, per
condurla rapidamente sull'orlo dell'abisso, proprio coloro i cui interessi e i
cui piaceri mondani hanno ormai il sopravvento su tutto.
Mentre Talleyrand si fa ammettere all'Istituto, dirige un circolo politico e
si occupa di un giornale, Madame de Stael fa propaganda in suo favore presso i
membri del Direttorio. Costoro detestano Talleyrand, soprattutto Carnot, che
dice di lui: Egli porta con s tutti i vizi del vecchio regime, senza aver
preso neppure una delle virt del nuovo; non ha principi morali, egli li
cambia come la biancheria.
Barras, il solo vero padrone del Direttorio, non aveva di Talleyrand
un'opinione migliore: Talleyrand, come tanti altri, diceva,  al servizio
della sua ambizione e del suo interesse.
Tale constatazione, per Barras, non era un vero rimprovero. Egli non era nella
posizione pi adatta per tenere lezioni di morale. E' infatti per mezzo di
Barras che Madame de Stael tenta di ottenere per il suo protetto un posto al
sole. I due uomini hanno gli stessi vizi e le stesse qualit, pensa. Sono
fatti per comprendersi, se non per intendersi!
Una sera del luglio 1797, finalmente Barras accetta di ricevere Talleyrand.
Una cosa lo colpisce: la sua somiglianza con Robespierre. Madame de Stael gli
risponde sorridendo: Vale molto di pi. Sar per voi un amico sicuro e devoto.
Talleyrand si inchina davanti a Barras e gli dice: Solo la mia ammirazione pu
uguagliare il mio rispetto e la mia riconoscenza per voi. Sa bene,
pronunciando tali parole, che Barras  assai sensibile all'adulazione.
Due giorni dopo, siccome Barras fa notare a Madame de Stael che i suoi
colleghi del Direttorio detestano Talleyrand, essa gli risponde: Meglio per
voi, Barras, poich meno si intender con loro, pi s'accorder con voi. E'
letteralmente il cane pi fedele che possiate avere.
Barras non sembra convinto. Allora Madame de Stael tenta il colpo grosso.
Durante un altro colloquio gli dice: Senza di voi siamo perduti. Ho appena
lasciato Talleyrand. Mi ha detto che stava per buttarsi nella Senna, se non lo
nominate Ministro dei Rapporti con l'Estero. Madame de Stael, con i vestiti in
disordine, agitata, gesticolante, implora, supplica e poi diviene affettuosa.
Barras potrebbe risolvere con un solo gesto o con una sola parola la
situazione, ma non lo fa, quasi infastidito. Mai, scriver pi tardi, sono
uscito da una simile prova pi innocente e pi puro. Per togliersela di torno,
Barras le fa la vaga promessa di occuparsi del suo protetto, che, lungi dal
proposito di annegarsi, attende tranquillamente in una carrozza poco lontano.
Ed apprende con calma olimpica che Barras  finalmente deciso ad interessarsi
di lui, soprattutto per far piacere a Madame de Stael!
Il 16 luglio, i membri del Direttorio sono riuniti per un rimpasto
governativo. Si tratta soprattutto di sostituire Charles Delacroix alle
Relazioni con l'Estero. Barras propone Talleyrand; i suoi colleghi insorgono,
ma due di loro, La Rveillire-Lepeaux e Reubell, hanno bisogno di Barras per
far attribuire dei portafogli o delle cariche a dei loro amici. Si procede
perci ad un vero e proprio baratto.
Ed  cosi che Talleyrand diventa ministro delle Relazioni con l'Estero. Questa
volta perde la sua flemma. Andando da Barras per ringraziarlo, confida a
Benjamin Constant che lo accompagna: Abbiamo l'incarico: bisogna trarne
un'immensa fortuna. E, al ritmo delle ruote della carrozza, ripete: Un'immensa
fortuna... un'immensa fortuna... un'immensa fortuna...
L'ambizioso... e l'interessato si rivelano ben presto. Talleyrand abbraccia
Barras e sembra quasi che stia per gettarsi ai suoi piedi. Tanta esuberanza
stupisce, specialmente perch si manifesta in un uomo che si  sempre imposto
di non esprimere mai apertamente i suoi sentimenti, ed il fatto  tanto pi
notevole, perch non si ripeter mai pi in avvenire. Si pu dunque pensare,
con alcuni storici, che il vero Talleyrand sia proprio questo che perde la
testa nell'apprendere la notizia della sua prima grande nomina e che tutto il
resto non sia stato, non sia e non sar, da parte sua, che un susseguirsi di
ipocrisie perfettamente controllate. La sua ambizione si concreta
immediatamente in molti modi.
Non contento di prendergli il portafoglio, Talleyrand prender a Delacroix
anche la moglie, il che ha fatto dire a un contemporaneo che essa era pi
fedele al ministero che non al ministro. Eugenio Delacroix, il pittore,  il
frutto di questo legame? Tutto, oggi, ci porta a crederlo.
D'altronde egli fa anche i suoi conti: centomila lire di stipendio annuo,
settemila per le spese di mantenimento della sua casa, in pi la possibilit
di manipolare i fondi pubblici e di incamerare i fondi segreti delle
ambasciate straniere; questo ministero  una buona carica. Nel febbraio 1798
il ministro di Prussia, Sandoz Rollin, scrive al suo re: Qui si compra tutto,
nel campo degli affari, non presso il Direttorio, ma presso i ministri suoi
subordinati. Al ministro delle Relazioni con l'Estero piace il denaro ed egli
proclama che, lasciata la sua carica, non vuole chiedere l'elemosina alla
Repubblica. Gli si potr regalare una certa somma, che non saprei valutare in
questo momento, ma che non potr essere inferiore a trecentomila lire!
Nelle Memorie di Barras figura un capitolo intitolato: Mance diplomatiche ed
affari di Talleyrand. Questo capitolo  composto di non meno di sette pagine.
Alla morte del diplomatico circoler la lista di una quindicina di sovrani e
di ministri stranieri che hanno fatto un simile regalo a Talleyrand. Soltanto
per il periodo precedente il Consolato, la somma ammonta a pi di tredici
milioni! A fianco delle somme regalate figura il servizio reso: Un milione e
mezzo per speculazione sui fondi francesi e stranieri; Un milione dall'Austria
per gli articoli aggiunti al trattato di Campoformio; Un milione dalla Prussia
per averle comunicato questi articoli ed averne impedito l'applicazione;
Cinquecentomila lire dal re di Napoli per il riconoscimento della sua
neutralit; Cinquecentomila franchi dal Papa...; Centocinquantamila franchi
dal gran Visir..., ecc.
Sicuramente gli affari del signor Talleyrand vanno molto bene. In ogni caso,
meglio di quelli della Francia: il governo non segue alcuna linea di condotta
per i suoi Affari Esteri. Guerra, sempre guerra, al solo scopo di rimettere a
galla delle casse che sono disperatamente vuote. Il luigi d'oro vale
sessantamila franchi di carta! Le finanze della nazione sono alla merc di una
sola cosa: la disfatta di Bonaparte.
Per fortuna il geniale piccolo generale vola di vittoria in vittoria in
Italia, ed ogni provincia conquistata, ogni Stato occupato sono una fonte
immediata di rendite. Sotto la voce contributi di guerra, rimborsi o regali,
ogni vinto vede il suo tesoro prendere assai presto la strada di Parigi, non
senza che al passaggio alcuni privati (e Bonaparte stesso?) se ne servano. E
alla fine c' ancora e sempre Talleyrand. Questo per il finanziere.
Quanto al ministro, non ignora che i suoi poteri sono molto limitati. Sono i
membri del Direttorio a decidere tutto: cosa, questa, che agli occhi di
Talleyrand presenta l'enorme vantaggio di non doversi accollare la
responsabilit degli errori continui di Barras e dei colleghi. Egli si giudica
con ragione: l'editore responsabile delle opere altrui.
Cos, a proposito delle istruzioni inviate ai plenipotenziari francesi al
Congresso di Rastadt, Sandoz-Rollin scrive: Esse sono concepite e redatte
nell'ufficio stesso del Direttorio; Talleyrand non c'entra per niente. Egli 
ministro delle Relazioni con l'Estero solo di nome e non ha la minima
influenza.
Talleyrand s'accontenta dunque di sistemarsi solidamente al suo posto, di
annodarvi intrighi e relazioni e di aspettare il futuro. Il futuro... E'
questo soprattutto che gli interessa. Egli lo scriver nelle sue Memorie,
rievocando il periodo 1795-1799: Negli affari di questo mondo non bisogna
fermarsi soltanto al presente. Ci che , quasi sempre  pochissimo se non si
pensa a ci che  prodotto, a ci che sar; e in realt, per arrivare bisogna
camminare. Egli potrebbe far suo il motto di Mazzarino, al quale somiglia, del
resto, per pi di un aspetto: Il mondo ed io.
A rileggere le sue Memorie, questa carica di ministro egli l'ha accettata
soltanto per il bene della Francia: Nei giorni dello sconvolgimento, rifiutare
la propria collaborazione significa dare un vantaggio in pi a coloro che
vogliono distruggere. Si accetta, non per servire degli uomini e delle cose
che non piacciono, ma per farle servire a profitto del futuro.
Se la sua parte  di secondo piano, egli tuttavia sa dare l'impressione che il
poco di positivo fatto dal Direttorio sia dovuto ai suoi consigli e ai suoi
pareri. D'altronde, se Talleyrand non ha molto da fare e non  un accanito
lavoratore, non perde certo il suo tempo: come nel 1792 ha impiegato gli ozi
forzati di Londra a redigere il suo rapporto a Danton, cos nel luglio 1798,
consegna al Direttorio un: Memoriale sulle relazioni della Francia con le
altre potenze, che  da porre all'attivo di questo uomo sconcertante.
Vi si ritrova, a sei anni di distanza, la stessa linea di condotta, gli stessi
consigli di prudenza: E' una verit indubbia che gli alleati non si acquistano
e non si mantengono che con cura, considerazione e vantaggi reciproci... Per
quanto potente sia la Repubblica, essa ispira scarsa fiducia e rispetto, e
bisogna che ottenga la fiducia per avere dei veri ed utili alleati... Nelle
circostanze decisive la Repubblica ha sempre mostrato una grande e
stupefacente moderazione. Nei rapporti con la Prussia, la Spagna, Napoli e
l'imperatore, essa non ha abusato della sua forza. Eviti, dunque, di
ostentarla alla minima occasione, sia costante, abile e saggia e la forma di
grandezza che le venne un tempo riconosciuta dall'ammirazione, le sar ora
attribuita dalla fiducia.
Una parola, infine, sull'uomo di quest'epoca: le sue nuove funzioni e il
danaro gli sono di vantaggio, e gli valgono, evidentemente, considerazione ed
onori. I ricevimenti nel suo appartamento di Rue du Bac sono i pi frequentati
di Parigi. L si ritrovano i nomi che pi contano nel mondo della politica,
della diplomazia, delle arti, delle lettere e del teatro. E' un'orgia quasi
quotidiana di pranzi, di piaceri, di risa e di danze. Col suo passo malsicuro,
col suo bastone e il suo sorriso a fior di labbra, Talleyrand circola fra i
vari gruppi, da perfetto padrone di casa. Osserva, nota, ascolta e sceglie
anche quella che, stasera, domani o presto, sar l'eletta di un momento, di
qualche giorno o di pi. Ed  cos che in quell'anno 1798 egli reclama per s
una donna che quattro anni dopo sar sua moglie: Madame Grand, un'indiana
bellissima, molto ricca, ma povera di spirito, che la polizia sospettava di
essere una spia! Talleyrand la fa vivere in casa sua come amante riconosciuta.
In le Rpublicaine dell'8 Floreale dell'anno VI, si pu leggere: Il ministro
delle Relazioni con l'Estero, pentito delle follie del suo galante celibato,
si  appena sposato per rappacificarsi con la sua coscienza. Questo matrimonio
diplomatico non  affatto stupido e se Talleyrand non raggiunger qualche
scopo, non sar per aver preso una strada sbagliata.
Intanto Talleyrand non pensa affatto al matrimonio e, se gli si dicesse che
sposer Madame Grand, sarebbe il primo a stupirsene. Per il momento egli pensa
pi alla carriera che alla vita privata e lo dimostra precisamente nel corso
di una delle sue memorabili serate, la pi celebre di tutte: quella in onore
di Giuseppina. Nella persona di Giuseppina si vuol naturalmente festeggiare il
vincitore della campagna d'Italia, il generale e soprattutto l'uomo che
comincia a mostrare che la sua ambizione non si ferma sui campi di battaglia.
Talleyrand sente che anche questo giovane corso ha un avvenire e che  senza
dubbio un buon affare seguirne i passi, a condizione d'essere prudente.
Il destino sta per gettare i dadi per questi due uomini, che saranno la coppia
pi prestigiosa e pi stupefacente che abbia mai governato la Francia.
Quando Talleyrand viene nominato ministro delle Relazioni con l'Estero, nel
luglio del 1797, Bonaparte, dopo una serie di clamorose vittorie, ha firmato i
preliminari del trattato di Leoben. Paradossalmente, almeno in apparenza, il
diplomatico intuisce che questo intrepido guerriero  l'uomo che meglio di
ogni altro, forse, potr dare la pace alla Francia, dopo averle dato la gloria
delle battaglie vittoriose.
Non lo conosce, non l'ha mai visto, ma decide di annunciargli personalmente la
sua nomina, cosa questa che gli permette nello stesso tempo di adularlo.
Giustamente preoccupato per le funzioni di cui intuisco la pericolosa
importanza, ho bisogno di essere sorretto dalla vostra simpatia e dalla vostra
gloria, strumenti sicuri per un felice esito dei negoziati. Il solo nome di
Bonaparte  un aiuto che pu appianare tutto.
Bonaparte gli risponde sullo stesso tono: Scegliendo voi, il governo ha fatto
onore al suo discernimento. Ci comprova il vostro grande talento, il vostro
civismo schietto e vi mostra come un uomo estraneo agli sbandamenti che hanno
disonorato la Rivoluzione...
Da allora Bonaparte e Talleyrand prendono l'abitudine di scambiarsi missive
pi o meno ufficiali. E' provato che i due uomini affidavano al classico
corriere soltanto le banalit e le questioni di servizio, riservando le
comunicazioni pi importanti a mezzi pi discreti.
Dalle adulazioni reciproche si passa molto presto agli scambi di
considerazioni politiche e subito si notano tre punti in comune: lo stesso
orrore per il fanatismo rivoluzionario, lo stesso disprezzo per il Direttorio
e un uguale desiderio di non vedere ritornare la vecchia dinastia, essendo
chiaro per giunta che n l'uno n l'altro vogliono essere tributari della loro
fortuna allo stesso uomo Barras, che  stato ed  ancora, ad intervalli,
l'amante di Giuseppina.
Basandoci su queste constatazioni, si comprende meglio perch i due uomini
abbiano fatto insieme il colpo di Brumaio. Nell'attesa bisogna contare sul
Direttorio. Con la benedizione di Talleyrand e di un generale mandato da
Bonaparte, Augerau, i membri del Direttorio ottengono il successo nel colpo di
Stato del 18 Fruttidoro (4 settembre 1797) che permette loro di sbarazzarsi di
coloro che li osteggiavano. Ma quando il Direttorio d istruzioni a Bonaparte
per firmare il trattato di Campoformio, Talleyrand gliele comunica soltanto
pro forma, sapendo che il generale far di testa sua ed approvando il suo modo
d'agire. Il 26 ottobre Talleyrand si congratula con Bonaparte per la firma del
trattato: Ecco dunque fatta la pace, e una pace nello stile di Bonaparte.
Ricevete tutti i miei complimenti. Addio, generale pacificatore! Amicizia,
ammirazione, rispetto, riconoscenza: non si sa dove fermarsi in questa
enumerazione!
In dicembre Bonaparte rientra a Parigi, dopo aver rinunciato a partecipare al
Congresso di Rastadt e, per prima cosa, fin dal giorno dopo fa visita a
Talleyrand. I due si vedono per la prima volta. Fin dal primo momento,
scriver Talleyrand nelle sue Memorie, Bonaparte mi sembr affascinante; venti
battaglie vinte donano molto alla giovent. La nostra prima conversazione fu,
da parte sua, assai confidenziale. Senza tergiversare mi disse: Voi siete il
nipote dell'arcivescovo di Reims, ai tempi di Luigi XVIII e io pure ho uno zio
arcidiacono in Corsica. Voi sapete che essere arcidiacono in Corsica  come
essere vescovo in Francia.
Curioso inizio di conversazione, che induce a chiedersi se Talleyrand non
l'abbia inventato in seguito. Si pu a ragione pensare che i due uomini, date
le circostanze, dovevano avere delle cose pi importanti da dirsi che non
parlare dei loro rispettivi alberi genealogici. In ogni caso, anche se nel
corso del colloquio si  parlato d'altro, non lo si sapr mai.
Ecco dunque i due uomini di fronte: tutto li separa: et, nascita,
comportamento, modo di vivere, carattere, ma una cosa, almeno, li unisce al
punto da legare le loro sorti: l'ambizione. Ormai cammineranno insieme, si
comprenderanno e si dilanieranno, faranno insieme grandi cose e si
scambieranno i peggiori oltraggi. Si tradiranno e si rappacificheranno, poi si
separeranno ancora, per tornare a unirsi. Per sedici anni essi terranno nelle
loro mani le sorti della Francia, portandola al fallimento e dandole, di volta
in volta, alcune fra le sue pi belle pagine di storia. Non  esagerato, anche
se pu sembrare azzardato, pensare a quelle coppie di vecchi amanti che tanto
pi si tormentano a vicenda quanto pi si sono amati e che, giunta l'ora della
separazione definitiva, sono pronti a perdonare se l'altro si volge ed accenna
anche ad un solo gesto.
Talleyrand e Napoleone hanno lavorato insieme per sedici anni. L'imperatore
mor sette anni dopo la loro separazione, Talleyrand dopo ventiquattro. Ma
essi si sono dedicati a vicenda uno dei loro ultimi pensieri. Alla fine del
1797 Bonaparte  soltanto un generale, certamente glorioso, ma ancora molto
giovane con i suoi ventotto anni.
Talleyrand, quarantatreenne, ha gi dietro di s un passato denso di
avvenimenti. Il primo ha soltanto un'idea confusa di ci a cui aspira; il
secondo non ignora gli ostacoli che separano il campo di battaglia dal potere.
Subito intuiscono che, se devono fare qualcosa di grande, non potranno farlo
che insieme, sostenendosi per riuscire, salvo ritenere l'altro responsabile di
un eventuale fallimento.
Questa ambizione comune, ancora vaga, si manifesta in modo impercettibile nel
corso della fastosa cerimonia organizzata dal Direttorio in onore di
Bonaparte... Talleyrand  incaricato di ricevere il generale: Quando penso,
grida, a tutto quello che ha fatto per farsi perdonare questa gloria, in virt
di quell'atavica semplicit che lo distingue; quando vedo che nessuno ignora
il suo profondo disprezzo per gli splendori, il lusso, il fasto, miserabili
ambizioni delle anime mediocri, ah, lungi dal temere ci che si potrebbe
chiamare la sua ambizione, io sento che sar necessario, forse, sollecitarlo
per strapparlo alle dolcezze del suo operoso ritiro. Tutta la Francia sar
libera; lui, forse, non lo sar mai: questo  il suo destino.
E Bonaparte gli risponde: Quando la felicit dei Francesi pogger su leggi
migliori, l'Europa tutta sar libera.
Forse soltanto Talleyrand intuisce dove mira questa frase che sembra fatta di
niente. All'orecchio del suo vicino mormora: Qui c' dentro l'avvenire...
L'avvenire pi prossimo  la spedizione d'Egitto, che Talleyrand dapprima
approva, rassegnando subito dopo le dimissioni, per non doversene addossare la
responsabilit. Per un momento Bonaparte crede che l'abbia abbandonato.
Talleyrand, questa volta, ha commesso un errore:  convinto che la campagna
d'Egitto sar un disastro e non  meno stupito nell'apprendere che il generale
non ha esitato ad abbandonare il suo esercito per tornare in Francia a seguire
da vicino una situazione sempre pi critica e, se sar il caso, ad
approfittarne.
Bonaparte non giudica male la sua diffidenza, riconoscendo giusti i suoi punti
di vista. Egli ha soltanto avuto la fortuna di poter ritornare. Talleyrand non
 uomo da disconoscere un elemento cos importante come la fortuna. Si fa
perdonare i suoi dubbi e decide di seguire, guidare e consigliare il generale
nella sua scalata al potere.
Infatti l'avvenire di cui parlava, ascoltando Bonaparte augurare leggi
migliori per la felicit dei Francesi, si delinea assai presto: sar il colpo
di Stato di Brumaio. L'episodio  noto e, anche se forse un po' accomodato da
Talleyrand nelle sue Memorie,  la prova dell'importantissimo ruolo da lui
avuto nella preparazione del colpo di Stato.
Una sera, qualche giorno prima della data fissata, Bonaparte ed il Ministro
degli Affari Esteri mettono a punto gli ultimi particolari dell'operazione.
D'un tratto, verso l'una di notte, si ode un rumore di zoccoli e lo strider
delle ruote di una carrozza. I rumori cessano di colpo; la carrozza si 
fermata davanti alla porta. I due uomini si guardano. Talleyrand spegne
precipitosamente le candele e, al buio, essi spiano, tendendo l'orecchio.
Vengono ed arrestarli?
Talleyrand s'informa e viene a sapere che si tratta di una semplice operazione
di polizia: i gendarmi a cavallo scortano un banchiere che porta con s il
denaro di un circolo di giocatori. Ridemmo molto, racconter l'ex vescovo di
Autun, della nostra paura, che era tuttavia naturalissima, quando si
conoscevano, come noi, le disposizioni del Direttorio e gli eccessi ai quali
poteva giungere.
Vero o no, questo aneddoto dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, che
Talleyrand  perfettamente al corrente di ci che si trama. D'altronde, ogni
giorno egli si reca da Bonaparte ed incontra qualcuno dei congiurati, avendo
avuto l'ingrato compito di tessere le fila fra i partecipanti all'operazione,
per costruire una tela sufficientemente resistente.
Il mattino del 18 Brumaio il diplomatico  tra i primi a precipitarsi da
Bonaparte per prestare giuramento sul Crocefisso di non rivelare nulla di ci
che sta per accadere. E' lui ad ottenere le dimissioni di Barras nel corso di
una scena melodrammatica, tenendo per s, si dice, il denaro destinato a
vincere le ultime resistenze dello sconfitto.
L'indomani a Saint-Cloud si sistema in una casa affittata in anticipo, per
poter seguire gli avvenimenti. Egli crede nella riuscita del colpo di Stato
che si sta preparando, altrimenti non avrebbe partecipato al complotto, ma ha,
altres, previsto la sconfitta. Cos almeno afferma Barras, rivelando nelle
sue Memorie che una carrozza era pronta per far fuggire il ministro in caso di
fallimento del complotto.
Dopo essere stato, a molte riprese, sul punto di fallire, Bonaparte, grazie a
suo fratello e ai suoi soldati, riesce nel suo intento. Talleyrand ha seguito
l'operazione col cannocchiale e quando vede che tutto va per il meglio, si
volge verso i suoi amici e dice loro: Bisogna andare a pranzo... Come al
solito, non ha manifestato in nessun momento i suoi sentimenti. Ma nel suo
intimo pensa di certo che ha avuto del fiuto ed ha fatto bene a legare il suo
destino a quello del giovane ed ambizioso generale. Rassicurato, Talleyrand
porta i suoi amici a pranzo in casa di una attrice, Madame Simon. Un
particolare: quella giovane donna era stata l'ultima amante di Barras. Anche
per lei un cambiamento di regime!
Quattro giorni dopo, Bonaparte, sistemato al Lussemburgo, convoca Talleyrand,
lo ringrazia di ci che ha fatto per lui, cio per la Francia, e promette di
ridargli il portafoglio degli Affari Esteri, cosa che accadr una settimana
dopo. Il generale confida allora a Cambacrs: Talleyrand ha ci che 
necessario ad un buon negoziatore: gusto per la vita di societ, conoscenza
delle corti europee malizia, per non dire qualcosa di pi, una faccia
impassibile ed infine un gran nome... Io so che egli  seguace della
Rivoluzione non certo per ragioni ideali, ma a tutela del suo interesse e ci
costituisce una garanzia sufficiente.
E' un buon giudizio: questo interesse, del resto, lo si pu intendere nella
pi vasta accezione del termine. Qualche tempo dopo, Bonaparte domanda a
Talleyrand come ha fatto a diventare cos ricco. Senza scomporsi, Talleyrand
gli risponde: Semplice, cittadino console; avevo acquistato delle azioni il 17
Brumaio e le ho rivendute tre giorni dopo. Malgrado l'impertinenza, Bonaparte
non pu impedirsi d'apprezzare ancora una volta il suo Ministro.
Molti anni dopo, quando verr chiesto a Napoleone perch sopporti che
Talleyrand lo tradisca, egli risponder soltanto: Fra noi c' il 18 Brumaio,
vale a dire il cadavere del Direttorio.
Napoleone e Talleyrand, dunque, governeranno insieme e per sette anni tutto
filer liscio o quasi. Poi cominceranno le discordie, alternate a
rappacificazioni, fino alla rottura definitiva, all'odio... e ai rimpianti.
Fin dal principio il diplomatico vuole che le cose siano ben chiare. Egli
accetta di dipendere soltanto dal Primo Console, vuol trattare soltanto con
lui. Bonaparte acconsente e subito si stabiliranno fra loro dei rapporti
improntati alla fiducia e all'ammirazione reciproca. Talleyrand vede in
Bonaparte il vincitore che potr conquistare la pace senza la quale non 
possibile l'Europa. Il Primo Console ha un debole per Talleyrand, che ne
approfitta.
Egli  spaventato e soddisfatto insieme di avere al suo servizio un uomo
simile. Applaude alle sue origini senza esserne geloso, ammira il suo
comportamento da gran signore che innalza anche lui e accetta delle
impertinenze che non tollererebbe da altri. Un giorno il ministro apprende che
 stato firmato il trattato di Amiens. Si mette in tasca il foglio e va da
Bonaparte, che con impazienza attende notizie proprio da Amiens, ma dapprima
gli parla di altre cose. Al momento di andarsene, come se avesse dimenticato
un particolare, dice a Napoleone: Ora sto per darvi una buona notizia: il
trattato  firmato, eccovelo. Il Primo Console si stupisce: E me lo dite solo
ora? Ah, risponde Talleyrand, Voi non avreste ascoltato il resto! Quando siete
felice non vi si pu avvicinare!
Altro aneddoto: un giorno Napoleone convoca a Saint-Cloud tutti i suoi
ministri:  una bella giornata e si siedono all'ombra degli alberi del parco.
Tutti i ministri sono presenti: non bisogna fare attendere l'imperatore,
altrimenti si rischiano degli insulti. Sono presenti tutti, salvo Talleyrand.
Napoleone si spazientisce, inizia il colloquio con i presenti, ma Talleyrand
non arriva ancora. Irato, l'imperatore congeda i ministri e si mette a
piluccare delle ciliegie. Finalmente il ministro appare, col suo passo
esitante, il bastone in una mano e la borsa nell'altra, senza affrettarsi.
Napoleone esplode: Signore, voi mi avete fatto attendere.
Talleyrand s'inchina, prende una ciliegia e risponde: Vostra Maest ha le pi
belle ciliegie dell'impero.
Napoleone  disarmato, la sua collera cade di colpo e i due uomini si mettono
al lavoro.
Il periodo che va dal 18 Brumaio alla firma del trattato di Amiens nel 1802, 
veramente fecondo per la collaborazione fra i due uomini. Bonaparte  al
culmine della potenza e della gloria: in tre anni compie un lavoro
considerevole, nel quale la guerra non ha sempre il primo posto, e Talleyrand
l'aiuta con quell'arte della diplomazia che ora possiede al massimo grado e
che egli impiega, sia per avviare conferenze su argomenti delicati con gli
avversari, sia per organizzare, magari, una festa sontuosa in onore di
Giuseppina.
Per quanto riguarda gli affari politici, Talleyrand non ritira niente di ci
che scriveva a Danton nel 1792.
Vi si atterr e comincer a chiedersi se Napoleone non  pi uomo adatto a
combattere che non a realizzare questi programmi. Talleyrand non lo dir, ma
gi ci pensa. Egli si chiede se non sarebbe bene per la Francia spingere
Bonaparte sul trono dei Borboni. Ma, siccome non prende mai una decisione
senza pensare a diverse alternative, ha dei contatti molto stretti con gli
ambienti realisti. Al contrario di ci che sospettano i suoi nemici, egli non
riferisce loro tutto quello che fa il primo Console, ma  probabile che
confidi loro alcuni piccoli segreti pi o meno di Stato, al fine di ingannare
la loro impazienza e di arrotondare la sua cassa personale.
Non si pu ancora parlare di tradimento. A modo suo Talleyrand  fedele
all'uomo e alla sua politica. Diciamo che prende le sue precauzioni.
Col suo aiuto, Bonaparte pu, in pochi mesi, rimaneggiare le strutture
politiche, economiche, sociali e culturali della Francia, giungere al culmine
del potere e pensare di abbandonare il suo cognome, per tramandare il suo nome
alla storia.
Talleyrand  sincero quando scrive: Amavo Napoleone. Mi ero affezionato anche
alla sua persona, malgrado i suoi difetti. Agli inizi io mi sentivo attirato
verso di lui da quel fascino irresistibile che un grande genio ha in s. La
sua benevolenza aveva provocato in me una riconoscenza sincera. Perch dovrei
temere di dirlo? Avevo goduto della sua gloria e del riflessi che si
spandevano su coloro che l'aiutavano nel suo nobile cammino.
Nel 1814 il vinto Napoleone confider a Caulain-Court: Talleyrand  uno di
quelli che hanno maggiormente contribuito all'affermazione della mia dinastia.
Chateaubriand, che detestava Talleyrand, credette di poter scrivere:
Talleyrand firmava gli eventi, non li operava. Forse  vero, ma si pu
altrettanto bene dire che gli eventi non sarebbero sicuramente stati della
stessa portata, se non ci fosse stato lui.
Per tenersi maggiormente vicino Talleyrand, Bonaparte moltiplica i favori:
l'aiuta a comperare il castello di Valencay, gli offre doni di valore, chiude
gli occhi su dei traffici di cui non ignora nulla e affida cariche importanti
a membri della sua famiglia.
Per la sua gloria, pensa pure di fargli ottenere il cappello cardinalizio,
perch, anche se si  finito per dimenticarlo, Talleyrand  pur sempre un
ecclesiastico! Ma il ministro rifiuta di rientrare nei ranghi della Chiesa.
Con altri, i desideri del Primo Console sarebbero ordini, ma con lui Bonaparte
non insiste. Al contrario, accetta di scrivere a Pio VII per domandargli di
togliere al suo ministro la scomunica, cosa che accadr nel marzo 1802.
Talleyrand ottiene anche di mutare la tonaca, che per lui non ha mai
significato molto, con l'abito laico.
Nel suo intimo, Napoleone  forse dispiaciuto che il suo ministro abbia
rifiutato il cappello cardinalizio. Egli far, allora, tutto il possibile
perch Talleyrand possa sposare la sua amante ufficiale Madame Grand, donna
che egli detesta e alla quale indirizza i suoi sarcasmi. Non pu ammettere la
situazione irregolare in cui si trova il diplomatico, pur ammettendola
agevolmente per molti dei suoi fratelli e non ignorando nulla dei costumi
dissoluti di coloro che lo circondano. Paradossalmente, gii eccessi privati
del suo ministro sono i soli che non tollera.
Talleyrand non si oppone. Su questo terreno non  a suo agio. Il suo
matrimonio civile  celebrato il 9 settembre 1802. Bonaparte e Giuseppina
firmano il contratto. Il Primo Console ha sfidato Roma, e Roma ha dovuto
inchinarsi. Ecco dunque il vescovo Talleyrand sposato a una donna alla quale
Bonaparte non si perita di rinfacciare pubblicamente i suoi cattivi costumi.
Nei salotti molti trovano l'occasione di vendicarsi di colui che viene preso
in giro da tutta la citt. Egli ne  profondamente toccato e si chiude sempre
pi in se stesso. Ne soffrir maggiormente, in quanto la contessa di
Talleyrand non tarder a tradirlo apertamente. Ma non si parler mai di
divorzio. Napoleone non lo tollererebbe, lui che far di tutto per divorziare
e sposare Maria Luisa. Otterr finalmente ci che vuole, grazie... a
Talleyrand, che sar testimone alle sue nozze!
Costringendolo a sposarsi, Bonaparte ha ferito Talleyrand nella sua vanit
d'uomo ed  lecito pensare che questi abbia concepito nei suoi riguardi un
rancore tenace, che si manifester su un altro piano, quello politico.
Agli inizi del XIX secolo, la cosa pi importante per la Francia  la pace con
l'Inghilterra. Dai rapporti fra i due paesi dipende l'equilibrio dell'Europa.
Talleyrand vedr concretata questa sua grande idea il 15 marzo 1802: Giuseppe
Bonaparte, quale rappresentante della Francia, firma con l'Inghilterra il
trattato di Amiens. La Francia ha ormai trenta milioni di abitanti,
riconquista le sue colonie e forma un blocco temibile. Talleyrand potr
scrivere: La Francia, a quell'epoca, godeva all'estero di una potenza, di una
gloria e di un'influenza tali che lo spirito pi ambizioso non avrebbe potuto
desiderare di pi per la sua patria. E la rapidit con la quale si era
instaurata rendeva questa situazione ancora pi meravigliosa. In meno di due
anni e mezzo la Francia era passata dall'avvilimento del Direttorio ad una
posizione di primo piano fra i paesi europei...
Il trattato di Amiens  il risultato delle promesse fatte da Bonaparte che,
giungendo al potere, aveva proclamato il rispetto della Repubblica per
l'indipendenza degli altri popoli e aveva scongiurato il re d'Inghilterra e
l'imperatore di non sacrificare a idee di vana grandezza il commercio, la
prosperit interna, il patrimonio delle famiglie, di riconoscere che la pace 
la prima necessit e la prima fra tutte le glorie. N il re, n l'imperatore
avevano risposto a questo appello. Marengo e Hohenlinden erano state le
risposte di Bonaparte. Egli aveva ottenuto con le armi quello che non aveva
potuto ottenere con le buone parole.
Egli esce, dunque, trionfante dal trattato di Amiens e, schiacciati gli
avversari della Francia ed ottenuta finalmente la pace, sembra che sia giunto
per lui il momento di non abusare della vittoria... La Francia  potente: non
approfitti di ci. Talleyrand non fa che dirlo da dieci anni. Ma la vittoria
inebria Bonaparte. Egli pensa che l'Inghilterra non ammetter mai la
superiorit della Francia e ne vede la prova nel rifiuto degli Inglesi ad
evacuare Malta, pur essendone obbligati dal trattato di Amiens.
Potrebbe mettersi d'accordo con l'Austria, il suo nemico di ieri, che non
chiederebbe di meglio, ma non lo far. Crede che gli sconfitti non pensino che
alla vendetta e ritiene indispensabile dar loro altre lezioni per indurli ad
inchinarsi davanti alla Francia: umiliarli  necessario.
E' questo un errore tattico e politico che oggi nessuno mette in dubbio e che
Talleyrand aveva intuito fin dal 1802. Ma allora, perch aiuta Bonaparte in
una politica che disapprova? Senza dubbio perch, agli inizi, spera di fargli
cambiare idea, e poi perch vedendo l'impossibilit di ci, si dice che
Bonaparte non  eterno e, dopo di lui, la Francia avr bisogno d'un uomo
capace di porre riparo ai molti danni provocati dalle guerre. Beninteso, senza
parlare dei vantaggi economici che la carica gli procura.
Il Piemonte  annesso alla Francia senza alcuna difficolt.
L'amor proprio di Bonaparte prevalse su ogni consiglio di prudenza; commenta
Talleyrand. Le truppe francesi restano in Olanda, mentre avrebbero dovuto
evacuarla, alcune terre sulla riva destra del Reno sono date ai principi
tedeschi alleati della Francia; infine, nell'aprile 1803, Napoleone 
acclamato Console a vita:  la dittatura.
Questi fatti inquietano assai le corti d'Europa: i Russi credono che Bonaparte
voglia farsi proclamare imperatore dei Galli, i Prussiani vedono in lui un
altro Carlo Magno.
Non pu stupire, dati gli eventi, non solo che l'Inghilterra non abbandoni
Malta, ma che si prepari ad una nuova guerra. Nel maggio 1803 si giunge alla
rottura: l'ambasciatore d'Inghilterra viene richiamato a Londra. Comincia una
lunga lotta di logoramento che terminer solo a Waterloo, e il diplomatico
inizia un gioco sottile che lo vede, di volta in volta, consigliere senza gran
successo di Bonaparte ed intermediario presso le ambasciate straniere. Un
agente inglese dice di lui: Il suo interesse di ministro e di uomo  cos
strettamente legato alla pace, che si pu contare sul suo aiuto, se qualche
avvenimento gli d quell'influenza che non gli consente la sua mancanza di
energia.
La fiducia assoluta di Bonaparte nell'esercito rende perplesso Talleyrand, che
talvolta si chiede se non sia lui dalla parte del torto. Una sera del dicembre
1804, confider all'imperatrice: Occorre una pace solida e soltanto la guerra
pu darla.
L'ambiguit del ruolo di Talleyrand a partire dal 1803-1804 si manifesta non
soltanto in politica estera, ma anche in un avvenimento che ha un gran peso
sulla leggenda di Napoleone: l'esecuzione del duca d'Enghien.
La potenza sempre crescente di Napoleone  tale che alcuni, all'interno e
all'estero, non vedono come si possa porvi fine, a meno di fare sparire
fisicamente il tiranno.
Parecchie volte l'abile Fouch ha reso vani dei complotti realisti, preparati
sia in Vandea che fra gli emigrati. Talleyrand metteva in guardia di continuo
Napoleone: La vostra salute  ancora e per molto il solo pegno della nostra
fortuna pubblica, gli diceva fin dall'inizio del Consolato. Parlando della
fortuna di Bonaparte, il diplomatico pensava anche alla sua, e non solo nel
senso politico. Perci Talleyrand era del parere di procedere con estremo
rigore contro i partecipanti ai vari complotti.
L'8 marzo 1804 scrive al Console: Se la giustizia obbliga a punire senza
piet, la politica esige di punire senza eccezione... e gli consiglia di far
ricorso a Caulaincourt per arrestare il duca d'Enghien che si trovava nel
Baden, a Ettenheim, e che era sospettato dai servizi segreti di complottare
l'assassinio di Bonaparte, con l'aiuto degli uomini travolti dal colpo di
Stato di Fruttidoro.
Il giorno prima Bonaparte ha avuto un colloquio segreto con Talleyrand, senza
dubbio per chiedergli il suo parere, e la lettera dell'8 marzo  la conferma
di ci che egli aveva detto senza dubbio al Primo Console il 7. Dunque, non
c' pi alcun dubbio che Talleyrand sia stato favorevole all'arresto del duca
d'Enghien, lo abbia consigliato a Bonaparte e gli abbia anche suggerito di
incaricare il fedele Caulaincourt di quest'atto del tutto illegale,
trattandosi di impadronirsi di un uomo sul quale si avevano soltanto dei
sospetti e non delle prove, e che, soprattutto, si trovava in territorio
straniero. La responsabilit di Talleyrand in questo assassinio politico 
piena e schiacciante.
Il 10 marzo Bonaparte convoca gli altri due Consoli, Cambacrs e Lebrun,
Talleyrand ed il giudice supremo Regnier. Pu darsi che fosse presente anche
Fouch. E' pi la possibilit concreta di poter agire, che un parere, quello
che Bonaparte sollecita. Soltanto Cambacrs osa opporsi a questo progetto,
cosa che gli vale le celebre risposta di Bonaparte: Siete diventato parecchio
avaro del sangue dei Borboni, allusione al voto favorevole dato da Cambacrs
alla morte di Luigi XVI.
Il diplomatico, secondo il solito, non dice nulla. Quando si conosce il
carattere tortuoso del personaggio, si possono trovare parecchie
giustificazioni a questo comportamento. Forse egli pensa che Bonaparte alla
fine si schierer dalla parte di Cambacrs che, di solito, ascolta
volentieri. Forse egli ritiene che, in ogni modo, il gioco  fatto e che 
inutile voler andare contro il corso della storia.
A un amico che, pi tardi, gli rimproverava di non aver rassegnato le sue
dimissioni per manifestare la sua disapprovazione, risponder: Se Bonaparte si
 reso colpevole di un crimine, non  una buona ragione perch io mi renda
colpevole di una sciocchezza.
Come ultima ipotesi, se Talleyrand non dice nulla  perch, semplicemente, 
d'accordo e non ritiene utile tornare su una questione che affonda le sue
radici nello spirito di Bonaparte e nel suo. Comunque vadano le cose,
l'indomani Talleyrand scrive al barone Edelshein, ministro delle Relazioni con
l'Estero del Baden, per fargli sapere che due distaccamenti stanno per
introdursi nel suo paese per impadronirsi dei cospiratori: il duca d'Enghien
vi  indicato col suo nome. Si  creduto a lungo che Talleyrand avesse mandato
al duca un corriere per prevenirlo e permettergli di fuggire, ma che non fosse
arrivato in tempo. Oggi si sa con certezza che non ha fatto niente di simile.
Il duca d'Enghien viene arrestato nella notte dal 14 al 15 marzo, condotto a
Strasburgo e trasferito immediatamente a Parigi. Murat, governatore della
citt, domanda istruzioni per deferire il prigioniero in giudizio e lo stesso
Talleyrand gliele fornisce. Il 21 marzo il duca d'Enghien  condotto a
Vincennes e giustiziato. Sono le due del mattino: Talleyrand, in casa della
duchessa di Luynes, sta giocando a carte. Un emissario gli comunica la notizia
all'orecchio. Il ministro posa le carte, guarda i vicini e dice soltanto:
L'ultimo Cond ha finito di vivere. Orazione funebre che varr a Talleyrand
qualche nemico in pi. Il giorno dopo, al suo pi prossimo collaboratore,
d'Hauterive, che s'indigna per questo assassinio, risponde irritato: Ebbene?
Gli affari sono cos!
Tre giorni dopo, nei suoi saloni di Rue du Bac, d un gran ballo, che era
stato annunciato da molto tempo. Non aveva ritenuto necessario rimandarlo.
Talleyrand mostra lo stesso cinismo anche alle corti d'Europa che insorgono
contro questa esecuzione. Egli la giustifica con la necessit di proteggere la
vita del Primo Console, senza neppure pensare che mai, almeno in apparenza, il
duca d'Enghien ha avuto l'intenzione di uccidere. Ai Russi, che chiedono
spiegazioni, si accontenta di ricordare l'uccisione di Paolo I, che ha
permesso all'attuale zar di salire sul trono. Risposta sferzante che i Russi
non perdoneranno mai a Napoleone, anche se il vero autore ne  Talleyrand.
Fino alla morte l'imperatore rimpianger di aver fatto fucilare il duca, e va
detto a suo onore che se ne assumer sempre l'intera responsabilit. Parecchie
volte, poi, sentendone un rimorso cocente, ricorder il ruolo di angelo
malvagio avuto da Talleyrand.
Costui cercher sempre di minimizzarlo. Nelle sue Memorie egli consacrer alla
morte del duca d'Enghien soltanto poche righe, che sono altrettanto fiele
gettato in faccia all'imperatore. I due uomini avevano fatto il colpo di
Brumaio insieme ed il successo li aveva avvicinati. Fra loro c', ormai, il
cadavere di un uomo, forse innocente, e questo errore peser molto, senza che
ne abbiano coscienza, sui loro rapporti.
Bonaparte ha fatto giustiziare d'Enghien in nome della ragion di Stato e,
sempre per lo stesso motivo, si prepara a farsi incoronare imperatore.
Talleyrand avrebbe voluto che Bonaparte diventasse re. Ma, di fronte
all'accanita opposizione di Napoleone, il diplomatico, che non aveva
l'abitudine di cozzare a lungo contro un ostacolo, tanto pi che lo si sarebbe
sospettato di collaborazione realista, non insiste e suggerisce il titolo di
imperatore.
La Francia, finora, non ne ha mai avuti. Chi meglio di Bonaparte pu essere il
primo della dinastia? Bonaparte  allettato dall'idea e quando, il 14 maggio
1804, a Saint-Cloud,  proclamato l'impero, Talleyrand  fra i primi a
congratularsi con colui che, ormai,  Napoleone. Pur rimanendo ministro degli
Affari Esteri, viene nominato gran ciambellano, cosa che gli permette di farsi
preparare per la cerimonia un costume che gli d molta importanza: abito di
velluto rosso foderato di seta bianca; mantello identico lungo fino alle
ginocchia, risvolti dorati, cravatta di pizzo, sciarpa di seta bianca,
pantaloni bianchi, cappello di feltro nero con penne bianche. Per dar tono al
tutto, una spada e, alcuni mesi dopo, il gran cordone dell'Ordine della Legion
d'onore, appena istituito.
E' in questa tenuta che, il 2 dicembre 1804, Talleyrand assiste al giuramento
di Napoleone, ventinove anni dopo aver assistito a quello di Luigi XVI, ventun
anni prima di assistere a quello di Carlo X. Una sola amarezza: il Papa, che
pur accetta, non potendo fare altrimenti, di essere ricevuto a Fontainebleau
da questo spretato, rifiuta categoricamente di essere presentato a Madame
Talleyrand. Talleyrand si vendicher di questo affronto qualche mese dopo,
togliendo al Papa il principato di Benevento, che Napoleone gli aveva
assegnato per assopire un poco i suoi scrupoli.
Sei mesi dopo, a Milano, il ministro  in prima fila quando Napoleone si pone
sul capo la corona ferrea dei re longobardi. L'ambizione dell'imperatore 
senza limiti e Talleyrand segue la corrente, cantando la sua gloria... e la
sua moderazione. Davanti al Senato esclama: La malevolenza ha cercato di
creare dell'allarmismo ricordando la gloria, il nome e il destino di
Alessandro e Carlo Magno. Frivole e ingannevoli analogie! Carlo Magno  stato
un conquistatore, non un fondatore. Alessandro, ritirandosi continuamente dai
confini delle sue conquiste non fece che prepararsi dei sanguinosi funerali.
Sire, la Francia e l'Italia vi amano, come fondatore delle loro leggi e
difensore dei loro diritti, l'Europa venera in voi il tutore dei suoi
interessi e verr giorno in cui la stessa Inghilterra, vinta dalla vostra
moderazione, rinnegher il suo odio, seguendo l'esempio di tutti i popoli...
Come si vede Talleyrand non rinuncia all'idea che gli  cara: il
riavvicinamento all'Inghilterra. Ma, sotto molti aspetti, questo discorso
laudativo  anche un avvertimento, che non tarder a concretarsi.
Siamo nel 1805: la luna di miele  finita. Ci nondimeno, il 1805  l'anno
delle vittorie di Ulma e di Austerlitz. E' l'anno del trattato di Presburgo,
ma per Talleyrand non si tratta della pace e per Napoleone non si tratta che
di una tappa. Dapprima Talleyrand sostiene in modo assoluto Napoleone. E' il
suo interesse di ministro: la Francia  pi forte; ed  anche il suo interesse
di uomo: i suoi beni personali sono stimati, a quell'epoca, intorno ai
quattordici milioni!
E questi beni dipendono essenzialmente dall'imperatore. Si pu umanamente,
pensa Talleyrand, opporsi a un tale uomo, che gli permette una simile
posizione? Un contemporaneo, il conte d'Antraignes, dice di lui: Non esiste
qualcosa di pi impudente e vile del suo cuore, che emana il suo fetore per
ogni dove. Per far piacere a Napoleone, egli manifesta in sua presenza un odio
feroce verso tutti i suoi nemici noti o probabili, compresa l'Inghilterra. Ma
non  Londra a muoversi, bens Vienna.
In agosto l'Austria esige che Napoleone abbandoni il regno d'Italia.
Talleyrand si precipita subito a Boulogne dove Napoleone prepara un'invasione
dell'Inghilterra, che esita a tentare, non avendo la supremazia sul mare.
Napoleone decide di trasportare immediatamente la Grande Armata dalle rive
della Manica al centro dell'Europa. Manovra fantastica, se si pensa all'epoca
in cui  avvenuta.
I militari esultano. Essi si annoiavano ad attendere su quelle spiagge che
temevano di non poter mai abbandonare. I politici sono inquieti. La guerra
sembra loro inevitabile. Il ministro di Prussia a Parigi, Lucchesini, scrive:
Talleyrand  disperato e se avesse potuto o potesse ancora impedire lo scoppio
di un conflitto o arrestarne il corso, prima che successi o sconfitte eccitino
l'ambizione o costringano, per onore a continuarlo, egli giudicherebbe questa
circostanza come la pi gloriosa del suo ministero.
E' possibile che Talleyrand pensi in tal modo. In ogni caso, si guarda bene
del metterne a parte l'imperatore. Al contrario, tutte le sue dichiarazioni
ufficiali o private di quel periodo hanno odore di polvere. In settembre
Talleyrand diventa diplomatico viaggiante. Napoleone vuole che egli lo segua e
faccia il giro delle capitali europee dove la sua presenza pu essere utile.
Questa esistenza nomade cambia le sue abitudini di parigino. Egli scrive a
d'Hauterive: Non aver pane e cavalli e trovare dei morti sotto le ruote non fa
parte della nostra educazione ministeriale.
Il 7 settembre l'Austria invade la Baviera; il 26 Napoleone arriva a
Strasburgo e d ordine a Talleyrand di raggiungerlo immediatamente. Una sera,
mentre si trova presso Napoleone con il primo ciambellano, de Remusat,
l'imperatore ha, secondo lui, una crisi di epilessia. Il ministro non ne
parler che undici anni dopo, nelle sue Memorie, ma questa crisi lo rende
inquieto pi che non sembri.
Napoleone parte. Talleyrand riflette e, come  accaduto a Londra nel 1792 e
dopo la sua nomina sotto il Direttorio nel 1797, esprime per iscritto le sue
riflessioni in un lungo memoriale che manda all'imperatore il 17 ottobre e
che, per le idee in esso contenute,  un vero piano politico. Per lui, in
Europa ci sono quattro grandi potenze: Francia, Inghilterra, Austria e Russia.
La Prussia non  che la prima fra le nazioni di second'ordine. La Francia 
pi forte di ognuna delle altre tre potenze, di cui due, l'Austria e
l'Inghilterra, sono i suoi nemici naturali e la terza, la Russia, non lo ,
almeno direttamente.
Per giungere a una pace durevole, giudica Talleyrand la pi valida soluzione 
che l'Austria non sia pi in contatto diretto con la Francia. Bisogna dunque
creare fra i due paesi degli Stati cuscinetto, eliminando cos la causa
maggiore dei conflitti. L'Austria deve volgersi ad oriente, non ad occidente,
anche se ci non fa piacere n alla Russia, n alla Turchia. Ecco perch
bisogna distogliere l'Austria dall'Italia, offrendole delle province moldave e
valacche che appartengono al Sultano e favorire la sua espansione verso il
Danubio e i Balcani, che la Russia desidera in ugual modo. Una tale politica 
caldeggiata anche dal generale Sebastiani, ambasciatore francese a
Costantinopoli, che vede in essa un modo per riannodare la vecchia alleanza
franco-turca.
Non si tratta, per, di indebolire l'Austria, ma di farsene una alleata. Per
la Francia si tratta di mettere fine alle sue conquiste: la realizzazione 
difficile, ma il piano politico  giusto. Bismark non far niente di diverso
dopo Sadowa.
Ora, Napoleone  nella condizione di ridistribuire le carte in Europa: il 20
ottobre gli Austriaci capitolano a Ulma. La Francia pu fare ci che vuole.
Pensando solo alla gloria, Napoleone non prender in sufficiente
considerazione il disastro di Trafalgar, 21 ottobre, che Talleyrand gli
presenta con la sua solita abilit: Sono vivamente addolorato facendo
conoscere alla Maest Vostra le tristi notizie che ricevo da Cadice sulla
situazione delle nostra flotta: il genio e la fortuna erano in Germania.
Napoleone respinge irritato i consigli di moderazione di Talleyrand: Egli
allora sognava soltanto, ricorda il ministro, di marciare su Vienna, di andare
verso nuovi successi e di redigere dei decreti dal palazzo reale di
Schoenbrunn.
In novembre l'imperatore decide di farla finita con gli Austriaci e, il 2
dicembre, ecco il trionfo assoluto di Austerlitz. Napoleone pu dire a
Talleyrand: Le condizioni di pace che mi avete proposte in ottobre non sono
pi ammissibili. A quell'epoca la vittoria non era definitiva; ora lo  ed 
il vincitore a dettare le condizioni.
Barras afferma nelle sue Memorie che Napoleone abbia detto a Talleyrand, che
si felicitava con lui per il suo trionfo: Voi, per una volta ancora, siete di
buon umore; lo sareste meno se avessi perduto.
Per il momento Talleyrand non risponde. Ma, dal 5 dicembre, riparte
all'attacco: Vostra Maest pu spezzare la monarchia austriaca o riabilitarla.
Una volta vinta, non sarebbe in vostro potere raccoglierne i cocci e
ricomporla in modo uniforme. Ora, l'esistenza di questa monarchia 
necessaria;  indispensabile per la futura salvezza delle nazioni civili...
Essa ha bisogno che il suo vincitore le tenda una mano generosa.
Quarant'anni prima dello storico ceco Palacky, Talleyrand pensa dunque che, se
l'Austria non esistesse, bisognerebbe inventarla.
Soltanto, ancora una volta, Talleyrand non metter in pratica le sue generose
teorie. Poich non  d'accordo con la politica che l'imperatore intende
seguire potrebbe dimettersi, ma non ne fa nulla.
Napoleone lo incarica di negoziare con gli austriaci a Presburgo e gli d
istruzioni che sono in contrasto con quanto formulato da Talleyrand nel suo
memoriale di Strasburgo. Ci nonostante egli esegue scrupolosamente gli
ordini, sforzandosi di attenuare le esigenze di Napoleone e moltiplicando
contemporaneamente i contatti segreti con gli Austriaci, per far loro
comprendere che non  responsabile di ci che sta avvenendo. Napoleone ad
esempio esige cento milioni di riparazioni di guerra. Talleyrand riesce a
raccoglierne novanta. Non si  mai saputo bene che fine abbiano fatto gli
altri dieci milioni, ma  certissimo che, per ringraziarlo degli sforzi fatti,
gli Austriaci offrono a Talleyrand dei gioielli di valore inestimabile!
Il 26 dicembre Talleyrand invia il trattato all'imperatore e gli scrive: La
felicit della mia vita consister nell'essere stato incaricato di una
negoziazione cos importante... Ho fatto del mio meglio e spero che la Maest
Vostra sia soddisfatta del mio zelo. Napoleone non si lascia ingannare. Egli
ha i suoi agenti. Lo sconto accordato sulle riparazioni di guerra gli fa
rispondere a Talleyrand: Voi a Presburgo avete negoziato in un modo che non mi
va affatto.
Ma il risultato pi evidente del trattato di Presburgo  che l'Austria,
abbattuta ed umiliata, pu pensare soltanto a medicare le sue piaghe ed a
cercare di prendersi la rivincita . Ci succeder quattro anni dopo. Napoleone
ha giudicato inutile minacciare Vienna, perch si crede sicuro dell'alleanza
con la Prussia: qualche mese dopo Prussia e Russia gli dichiareranno guerra.
Napoleone aveva giudicato male: aveva ragione Talleyrand.
Al culmine della sua gloria, Napoleone distribuisce principati e regni ai
fratelli, ai suoi marescialli e ai suoi consiglieri. Talleyrand  nel numero.
Napoleone gli offre il principato di Benevento: quarantamila abitanti a
cinquanta chilometri da Napoli, che  propriet degli Stati della Chiesa.
Ci permette a Madame Talleyrand di firmare come principessa sovrana de
Talleyrand, e talvolta anche come principessa regnante. Quanto al nuovo
principe, egli invia nel suo Stato un amministratore, Louis de Beer, poich
non ha tempo di occuparsene. Pio VII apprende dal Moniteur che Benevento gli 
stata tolta. Protesta, ma Napoleone e Talleyrand non se ne curano...
Talleyrand si vanter nelle sue Memorie che nessuno del suo principato  mai
stato soldato di Napoleone. Piccola meschinit che non aggiunge nulla alla sua
gloria, poich, con 40.000 abitanti, compresi donne e fanciulli, non era
Benevento che poteva rinforzare o indebolire la Granda Armata.
Dopo Presburgo Talleyrand si rende conto che le ambizioni di Napoleone
rendevano impossibile la pace in Europa. Egli si prepara, dunque, a continuare
a servirlo e a contrastare apertamente, al tempo stesso, i suoi progetti, per
potersene finalmente andare.
Nel 1806-1807  in atto fra i governi europei un gioco diplomatico molto
serrato che ha lo scopo, per gli avversari di Napoleone, di trovare il mezzo
per vincerlo mediante vaste alleanze, e, per Napoleone stesso, di impedire
queste alleanze e di vincere un avversario alla volta. In mezzo ai contendenti
Talleyrand, pi o meno segretamente, si allea di volta in volta con l'uno o
con l'altro, con l'ambizione confessata di ritirare le sue carte al momento
pi opportuno.
Agli inizi del 1806 Talleyrand trova l'occasione per riavvicinarsi a Londra.
Gli Inglesi lo informano cortesemente che  in corso un complotto per
assassinare Napoleone. Talleyrand li ringrazia e chiede loro se non 
finalmente venuto il momento di dimenticare gli strappi fatti al trattato di
Amiens e il disastro di Trafalgar. Poich Napoleone  padrone del continente e
Giorgio III lo  dei mari, sarebbe meglio mettersi d'accordo su questa duplice
posizione di forza. Gli Inglesi sono d'accordo e si d inizio ai negoziati;
nel mese di agosto, per, essi falliscono per la cattiva volont e la malafede
di ciascuna delle due parti. I torti sono divisi in ugual misura.
Talleyrand non  responsabile di questo fallimento. E' pronto a lasciare
l'Hannover all'Inghilterra e a promettere che la Francia rester entro i suoi
confini naturali. Ma Napoleone ha promesso l'Hannover alla Prussia e, secondo
lui, la Francia deve estendersi molto al di l del Reno e delle Alpi, per
mettersi a capo della confederazione del Reno. Questa ha per scopo la
ridistribuzione degli Stati europei che, beninteso, dovranno restare sotto la
tutela della Francia. A questo proposito, ci sono molte ingiustizie e
vessazioni che Napoleone poteva evitare e che pagher a caro prezzo alcuni
anni dopo.
Contemporaneamente vuol fare alleanza con la Russia per staccarla
dall'Inghilterra. Si iniziano dei negoziati che non superano mai lo stadio del
semplice progetto. Quanto alla Prussia, avvilita per essere considerata come
un'entit trascurabile, si arma. In settembre tutti sono pronti e decisi a
fare nuovamente la guerra. Alcuni mesi sono bastati per cancellare ogni buon
proposito. Talleyrand si rimette al seguito della Grande Armata e si
stabilisce a Mainz, dove il suo spirito brilla nei salotti, mentre la vecchia
guardia marcia sui Prussiani. Il 14 ottobre si giunge alle vittorie di Jena e
Auerstaedt e, come ha fatto dopo Ulma e Austerlitz, Talleyrand incensa
Napoleone: Le vittorie della Maest Vostra hanno trasformato in gioia le
nostre inquietudini: noi godiamo qui dei vostri trionfi e della vostra gloria.
E poi, ecco un'altra lettera: Sembra impossibile che il nemico, disincantato,
non potendo contare che sulla generosit della Maest Vostra, non domandi
subito la pace.
E', come con gli Austriaci, un invito a negoziare, ma la campagna non  finita
e, attendendo la fine delle ostilit con la Prussia e la Russia, Napoleone
vuol colpire duramente gli Inglesi.
In novembre a Berlino decreta il blocco delle isole britanniche. Questa misura
insensata urta contro le idee di Talleyrand. Perci, al decreto viene aggiunto
un lungo rapporto che enumera, a titolo di completa giustificazione, tutte le
ragioni che hanno ispirato questo modo di agire.
Il rapporto non  di mano di Talleyrand e lo stile indica che deve essere
stato dettato da Napoleone stesso, ma nella misura in cui Talleyrand non ha
potuto averne sentore. Non opporvisi significava acconsentire e rendersi
responsabile delle conseguenze che un tale blocco poteva avere ed avr.
Dopo questa prima serie di successi Napoleone va a Varsavia con l'intenzione
di rifare la Polonia che, nel 1795,  stata cancellata dalle carte geografiche
per la seconda volta in venti anni. Per il principio politico che ha portato
la Francia a sconfessare la divisione della Polonia, e quindi a favorire la
sua ricostruzione, i Polacchi possono sempre contare sulla mia protezione,
dichiara ad una delegazione di personalit polacche.
Una volta tanto Talleyrand appoggia incondizionatamente questa idea, perch le
ambizioni russe lo inquietano. Ma il diplomatico non dimentica di essere anche
gran ciambellano incaricato degli svaghi di corte. Egli vorrebbe che Napoleone
dimenticasse un poco le preoccupazioni della politica per divertirsi.
Rimpiange che sia ipocondriaco e non si occupi pi delle donne. A Varsavia
Talleyrand recita, dunque, la parte di mezzano. E' il signor Talleyrand che mi
ha procurato Madame Walewska ed essa non si  difesa; dir Napoleone a
Gourgaud, nel suo stile di soldato per cui una donna si conquista come una
bandiera nemica: a passo di carica.
A quell'epoca la collaborazione fra i due  molto stretta. Spesso lavorano
fino a tarda notte. Una sera, sfiniti, s'addormentano e un servo, non sentendo
alcun rumore, si arrischia a vedere ci che accade. Napoleone si sveglia di
soprassalto e scuote Talleyrand: Come, dice ridendo, voi dormite
spudoratamente a casa mia! e i due si rimettono al lavoro fino alle cinque del
mattino.
L'obiettivo, per il momento,  la Russia e per la prima volta Napoleone
ottiene una vittoria non certo folgorante: Eylau, l'8 febbraio 1807, gli
permette appena di conservare le sue posizioni. Talleyrand dice nelle sue
Memorie che questa vittoria fu un po' stiracchiata.
Due mesi dopo la Russia s'allea alla Prussia: il pericolo  grande. E'
necessario assicurarsi la neutralit dell'Austria, e Napoleone incarica
Talleyrand della missione: La fine di ci, gli scrive, sar segnata da un
patto tra la Francia e l'Austria o tra la Francia e la Russia. Io l'ho
proposto pi volte all'Austria e glielo propongo ancora.
A Vienna Talleyrand  considerato quasi come un amico. Egli cerca di
convincere gli Austriaci che il loro unico nemico  l'Imperatore e che, se non
fanno la pace con lui, Napoleone si alleer alle loro spalle con i Russi. E'
ci che egli intende fare, infatti, perch soltanto i Russi possono aiutarlo
nella sua lotta contro gli Inglesi, non gli Austriaci.
Fra l'imperatore e il suo ministro  una gara di sottigliezze, tanto che
ciascuno dei due ha i suoi agenti segreti per cercare di scoprire i propositi
dell'altro! Il compito degli Austriaci  singolarmente facilitato dal fatto
che Talleyrand non dice mai no quando gli si parla di soldi o di regali,
mentre  impossibile corrompere l'imperatore!
Quando, infine, l'Austria propone la sua mediazione, grazie agli sforzi di
Talleyrand, Napoleone sente che ha i Russi a portata di mano: il 26 maggio
Danzica  occupata e il 18 giugno c' la vittoria di Friedland. Ormai
Napoleone non ha pi bisogno dell'Austria. Talleyrand fa apparentemente buon
viso a cattiva sorte. Scrive all'imperatore per complimentarlo, come dopo ogni
battaglia, senza dimenticare di unire alle lodi un avvertimento discreto. So
che questa vittoria di Friedland sar considerata fra le pi celebri di cui la
storia perpetuer il ricordo, ma mi piace vederla non solo sotto l'aspetto
della gloria: mi piace considerarla come una staffetta, una garanzia di
pace... Mi piace considerarla come l'ultima che la Maest Vostra sar
costretta ad ottenere. Perci mi  cara...
Nello stesso tempo scrive anche a Dalberg, suo braccio destro e confidente,
che non teme di trattare Napoleone da tiranno e da usurpatore: Si pensa
finalmente che le disgrazie dell'Europa sono durate abbastanza? Non so pi
dove si sia rifugiato il senso comune.
Talleyrand partigiano dell'alleanza con l'Austria, ha perso la partita. E' con
la Russia che Napoleone si metter d'accordo ed  lui che sar incaricato di
negoziarne le clausole a Tilsitt, eccettuate, tuttavia, quelle riguardanti le
riparazioni di guerra. Napoleone non ha dimenticato Presburgo!
A Tilsitt Talleyrand non ha il primo posto, perch Napoleone, lo zar
Alessandro e il re Federico Guglielmo di Prussia sono presenti, ma  qui che
egli decide di abbandonare il ministero degli Affari Esteri.
Napoleone umilia la Prussia e lo zar si getta fra le sue braccia. Egli firma
con Alessandro un'alleanza che crede capace di sconfiggere gli Inglesi. Ci
significa dimenticare la personalit dello zar, uomo versatile, che nasconde
la sua astuzia sotto un fascino tipicamente slavo, dal quale l'imperatore si
lascia conquistare. Vuol dire anche dimenticare che i nobili russi disprezzano
questo corso che ai loro occhi non  che un arrivista e che il commercio
russo, avendo bisogno dell'Inghilterra, tende a scardinare il blocco. In
breve, se l'abbraccio di Tilsitt lusinga Napoleone, da parte russa ci sono
numerose intenzioni nascoste che lo rendono completamente privo di efficacia.
Quanto a ricostruire la Polonia, non se ne parla pi.
Per i Russi, decisi a vendicare la sconfitta di Friedland, per i Prussiani,
privati in gran parte dei loro territori, per gli Austriaci, lasciati dietro
le quinte, Tilsitt non sistema nulla e men che meno la pace. Tutto ci incita
gli avversari della Francia a fare sempre pi causa comune.
Il 9 agosto il conte di Champagny succede a Talleyrand: il 10 costui termina
la sua ultima lettera di servizio all'imperatore con queste parole: Il primo e
l'ultimo sentimento della mia vita saranno la riconoscenza e la devozione.
Ufficialmente egli dice di partire per motivi di salute. Raramente si  vista
una malattia pi diplomatica.
Nelle sue Memorie si pu leggere: Nel 1807 Napoleone s'era discostato dalla
via nella quale ho fatto di tutto per trattenerlo. Pi tardi, nel 1836,
scriver: Da quando vidi l'inizio delle imprese rivoluzionarie che l'hanno
perduto, io abbandonai il ministero, cosa che non mi ha mai perdonato.
Nel 1814 Napoleone dir a Caulaincourt: I miei affari sono andati bene fino a
quando se ne  curato Talleyrand. Perch ha voluto abbandonare il ministero?
E' l'uomo che meglio conosce la Francia e l'Europa. Sarebbe ancora ministro se
l'avesse voluto. A Sant'Elena dir che ha cacciato Talleyrand per la sua
rapacit, ma ora si sa che Talleyrand se ne  andato volontariamente, perch,
ai suoi occhi, Tilsitt, pi che l'apogeo di Napoleone, era l'inizio del suo
declino. Questa politica gli pareva il risultato di una serie di
contraddizioni che minacciavano di divenire fatali e che lo diventeranno
effettivamente.
Talleyrand non  pi ministro, ma presso Napoleone egli resta come un
consigliere tanto pi ascoltato, anche se non seguito, in quanto Champagny non
 che un buon esecutore. Per ricompensarlo dei suoi servigi validi ed ancora
leali, Napoleone nomina il principe di Benevento vice-grande elettore: il solo
vice che gli mancava, mormora il perfido Fouch che era in grado di giudicare.
Talleyrand pu arricchire il suo guardaroba di un superbo vestito di velluto
rosso con risvolti d'oro e la sua cassa personale di trecentomila franchi,
derivanti da questo titolo. Talleyrand approfitta della sua mezza pensione per
riprendere le sue buone abitudini: gioco, donne, riposo in campagna, ma,
soprattutto, intrighi dietro le quinte. E' talmente conosciuto che avversari
dichiarati dell'imperatore si ritrovano nei suoi saloni. Uno degli
ambasciatori che Talleyrand incontra pi spesso degli altri  proprio il
Metternich. Il futuro cancelliere dell'Austria sogna soltanto il giorno in cui
trecentomila uomini riuniti, retti da una sola volont e diretti verso uno
scopo comune, elimineranno Napoleone. Secondo lui, la riuscita di un simile
piano  affidata a Talleyrand. Egli sa che il desiderio di pace del
vice-grande elettore  la pi sicura garanzia di un aiuto, che alcuni piccoli
regali in denaro o in natura renderanno pi efficace. Tanto pi che Napoleone
commette allora un nuovo errore politico molto grave: attacca la Spagna.
Per assicurare la completa efficacia del blocco contro gli Inglesi bisogna
conquistare il Portogallo e per conquistarlo bisogna passare attraverso la
Spagna. L'imperatore commetter, in tal modo, un vero affronto morale contro
il re di Spagna, Carlo IV e il principe delle Asturie, il futuro Ferdinando
VII. Abituato a vedere re, imperatori, zar e principi cedere davanti a lui,
l'imperatore pensa che anche questa volta accadr lo stesso. Invece sar
proprio il popolo spagnolo a non cedere, e le decine di migliaia di uomini
perduti in Spagna apriranno un vuoto assai notevole, al punto che si pot dire
che Napoleone aveva perduto la campagna di Russia a Madrid.
Talleyrand conosce i progetti dell'imperatore ed afferma di averli combattuti
con tutte le sue forze. Infatti egli era favorevole all'annessione della
Catalogna e riteneva che quella parte di eredit lasciata da Luigi XVI doveva
ritornare all'impero!
Quanto a Napoleone, egli riconoscer che, all'inizio, Talleyrand non l'aveva
incitato a muovere guerra alla Spagna, ma, dir pi tardi, nessuno era pi
convinto di Talleyrand che il solo mezzo per costringere Londra alla pace era
la collaborazione con la Spagna e il Portogallo e, perfino, l'occupazione
parziale di questi paesi da parte dei militari. Infine, Talleyrand non 
d'accordo pi per riguardo alla forma che alla sostanza, ma ci non gli
impedisce di essere un complice consenziente.
Il 12 aprile 1808 Napoleone lascia Parigi per Bayonne, per incontrarvi il
principe delle Asturie, l'infante don Antonio, suo zio e l'infante don Carlo,
suo fratello. Talleyrand gli scrive: Vi auguro di non andare pi lontano di
Bayonne.
Il 9 maggio, Giuseppe viene nominato re di Spagna e Napoleone annuncia allo
stupefatto Talleyrand che ha deciso di far internare i principi di Spagna e
che ha scelto la sua propriet di Valencay per metterli sotto la sua
sorveglianza!
Talleyrand si indigna per questo tranello di cui sono vittime gli Spagnoli.
Egli risponde a Napoleone che  lusingato di questa missione abbastanza
onorevole, e che si sforzer di far divertire convenientemente i fanciulli!
Napoleone che, decisamente, pensa a tutto, ritiene che questa volta la
principessa di Benevento potr aiutare il marito in questo incarico. Ognuno
comprende senza bisogno di troppe spiegazioni ci che l'imperatore intende. Il
principe delle Asturie non avr motivo, si dice, di lagnarsi della
sollecitudine di Madame Talleyrand!
Nelle sue Memorie Talleyrand si vanta di aver circondato i principi spagnoli
di rispetto e delle pi sollecite cure e, inoltre,  delle consolazioni della
religione. Conoscendo l'uomo, per, si pu immaginare senza difficolt il
rancore, per non dire l'odio, che prova verso l'imperatore che lo costringe a
restare a Valencay, quando a Parigi la vita scorre piacevolmente e vi si
possono trattare affari vantaggiosissimi. Talleyrand non perdoner mai a
Napoleone di avergli affidato il ruolo di guardiano di una prigione dorata. La
risposta spagnola  immediata. Il 2 maggio 1808 gli abitanti di Madrid si
rivoltano e massacrano i soldati di Murat, prima di essere massacrati a loro
volta. Il 22 luglio, a Baylen il generale Dupont capitola in aperta campagna:
migliaia di uomini muoiono di fame, di malattie, di privazioni.
Baylen  un colpo di tuono ai quattro angoli d'Europa: per la prima volta i
soldati di Napoleone sono sconfitti e, quel che  peggio, sconfitti da un
popolo insorto e non da un vero esercito. Quando se ne presenter l'occasione,
gli Austriaci, i Russi, i Prussiani e gli Inglesi trarranno sicuramente
profitto da questa lezione data dagli Spagnoli.
Napoleone intuisce il pericolo. Per impedire ai suoi nemici di alzare la testa
non ci sono che due soluzioni: batterli ancora sul campo di battaglia, o
cercare di dividerli alleandosi con uno di loro contro gli altri. Le vittorie
saranno Eckmuhl, Essling, Wagram, ma prima c' la soluzione diplomatica di
Erfurt e ad Erfurt Talleyrand tradir l'imperatore.
Lo scopo di Napoleone  semplice: intendersi con lo zar in modo pi concreto
che a Tilsitt. Per negoziare, egli ha bisogno di Talleyrand pi che
dell'onesto Champagny, perch nessuno pi di lui conosce le regole del gioco
diplomatico in Europa. Inoltre,  amico intimo di Caulaincourt, ambasciatore a
Pietroburgo, dove ha sostituito il generale Savary nel settembre 1807.
Infine,  capace di contenere l'impazienza degli Austriaci e lui solo sa
organizzare le feste, i ricevimenti e le cerimonie che devono mettere gli
invitati di Napoleone nelle migliori condizioni di spirito.
Prima di partire, Napoleone gli ha detto: Preparatemi un trattato che soddisfi
lo zar, che sia diretto soprattutto contro l'Inghilterra e nel quale ci siano
clausole a mio completo favore. Vi aiuter io, sar un'operazione di grande
prestigio. Talleyrand si sottomette e prepara il testo del trattato. Napoleone
 soddisfatto, ma cambia alcuni articoli, per convincere Alessandro che  suo
interesse allearsi con la Francia. Talleyrand lascia fare, ma ha preso le sue
decisioni: di nascosto far il possibile per ostacolare i progetti
dell'imperatore.
Il 28 settembre 1808 si ha il primo incontro di Napoleone con Alessandro.
Talleyrand assiste. Ci si scambiano delle banalit, ma lo zar sussurra al
principe: Ci vedremo. Talleyrand termina la serata in casa della principessa
de Tour et Taxis. Ad un tratto viene annunciato un visitatore:  Alessandro in
persona. I due uomini si isolano e Talleyrand scopre il suo gioco: Sire, dice
allo zar, solo voi potete salvare l'Europa e non arriverete a ci che tenendo
testa a Napoleone. I Francesi sono civili, il loro imperatore no; il sovrano
della Russia  civile e il suo popolo no; dunque spetta al sovrano della
Russia allearsi al popolo francese.
L'indomani insiste: Il Reno, le Alpi, i Pirenei sono conquiste della Francia;
il resto  conquista dell'imperatore e la Francia non ci tiene affatto.
Questa volta il passo  fatto: non solo Talleyrand disapprova la politica di
Napoleone, ma dice chiaramente al suo avversario che non deve allearsi con
lui, ma combatterlo. Egli svela allo zar i progetti dell'imperatore nei
riguardi dell'Austria e gli consiglia di mettersi d'accordo con Vienna contro
di lui. E deve ben ridere, dentro di s, quest'uomo che si prepara a tradire
il suo padrone, quando Napoleone, nel corso dei negoziati, si stupisce della
resistenza oppostagli dallo zar. Egli lo trova testardo come un mulo e falso.
A Erfurt, per la prima volta, si discute diplomaticamente il problema del
divorzio di Napoleone. Egli incarica Talleyrand di fare delle proposte allo
zar: desidera sposare una delle sue sorelle. Talleyrand compie la sua
missione. Alessandro elude la richiesta, dicendo che pu considerarsi padrone
degli affari di Stato, non dei sentimenti della sua famiglia. La decisione
compete a sua madre, che si dimostrer restia a dare una delle sue figlie a
Napoleone. Talleyrand non insiste: suggerisce allo zar di parlare direttamente
all'imperatore, cosa che viene fatta. Abilmente egli unisce i due problemi,
quello politico e quello familiare. Secondo Thiers, che aveva sentito parlare
di ci da Talleyrand stesso, egli promise di interessarsi per vincere la
resistenza materna e fece capire che l'imperatore avrebbe potuto ottenere
tutto dalla corte di Russia, quando fossero soddisfatti gli interessi del
popolo.
Con pazienza, Talleyrand va sabotando i tentativi di riavvicinamento di
Napoleone. Egli consiglia ad Alessandro di far ritirare dal progetto tutto ci
che pu essere male interpretato dall'Austria. A poco a poco egli svuota il
trattato di ogni contenuto.
Il 12 ottobre Napoleone e Alessandro si separano abbracciandosi. Non si
rivedranno pi e saranno ormai nemici implacabili. L'imperatore rientra a
Parigi, ingannato e senza dubitare che il suo vice-grande elettore l'ha
tradito. Per quanto straordinario possa sembrare Napoleone non avr mai la
certezza che a Erfurt Talleyrand l'ha veramente tradito.
Nelle sue Memorie Talleyrand non nasconder affatto la parte avuta e se ne
vanter, perfino, con quello stile ironico, cinico e falsamente negletto che
gli  proprio e che si riassume in una sola frase: E' l'ultimo servigio che mi
 stato possibile rendere all'Europa finch Napoleone ha continuato a regnare
e, secondo me, questo servigio torna a vantaggio anche dell'imperatore.
Ma Talleyrand non aveva previsto che l'Austria stava per dichiarare a
Napoleone una guerra che egli voleva evitare e che la Russia, la Prussia,
l'Inghilterra e l'Europa tutta stavano per mettere in ginocchio non solo
l'imperatore, ma, soprattutto, la Francia. E allora, si pu anche pensare che
il tradimento di Talleyrand a Erfurt, diretto contro un uomo,  costato caro
al paese di cui egli credeva di difendere gli interessi. Per aver voluto
distinguere il paese dal suo capo, egli sta per provocare la rovina dell'uno e
dell'altro. Ma, una volta imboccata una strada, bisogna continuare. Lo zar, il
re di Prussia, l'imperatore d'Austria, il re d'Inghilterra, non troveranno
ormai a Parigi un agente migliore dello stesso principe di Benevento.
Il gioco  iniziato. Talleyrand ha inferto il primo colpo a Napoleone. I suoi
avversari si incaricheranno del resto, aiutati, bisogna ben dirlo, dalla
smania di grandezza dell'imperatore, che lo costringe a intraprendere quella
fantastica fuga in avanti che lo trasciner fino a Mosca. E sar vero ci che
Napoleone dir a Sant'Elena: Avrei voluto fare la pace, ma i miei avversari
non la volevano pi. Si pu aggiungere soltanto che avrebbe potuto farla
quando i suoi avversari la volevano e Talleyrand gliela consigliava, ma,
allora, era lui a non volerla.
Talleyrand continua lo stesso a lavorare all'ombra dell'imperatore,
preparando, per, il futuro e il regime che succeder a Napoleone. Egli si
riavvicina a Fouch. I due uomini non si amano e si temono, ma sentono che i
loro interessi esigono un riavvicinamento. Si mettono d'accordo per proporre
l'eventuale successione a Murat, allora re di Napoli. Il corriere 
intercettato e il messaggio trasmesso a Napoleone che si trova in Spagna. Egli
rientra a Parigi a marce forzate, tanto pi che ha notizia della mobilitazione
dell'Austria.
Il 28 gennaio 1809 convoca alle Tuileries Cambacrs, Lebrun, Fouch,
l'ammiraglio Decrs, ministro della marina e Talleyrand che  deciso a mettere
sotto accusa. Per una buona mezz'ora Napoleone, coi capelli scomposti, il
pugno alzato, misurando a grandi passi la stanza, in preda ad un'eccitazione
delirante, colma d'ingiurie il vice-grande elettore: Siete un ladro, un
vigliacco, un uomo senza fede, non credete in Dio, per tutta la vita non avete
assolto i vostri obblighi, avete tradito ed ingannato tutti; per voi non c'
niente di Sacro: vendereste anche vostro padre. Vi ho colmato di ricchezze
eppure non c' nulla che non fareste contro di me. E cos, dopo dieci mesi,
avete l'impudenza, poich supponete a torto che le mie imprese in Spagna siano
destinate all'insuccesso, di dire a chiunque che voi avete sempre biasimato la
mia spedizione in quel territorio, mentre siete stato voi a farmene balenare
l'idea e ad esortarmi senza posa. Ora osate affermare che siete rimasto
estraneo alla guerra di Spagna! Estraneo alla guerra di Spagna! Ma vi
dimenticate, dunque, di avermi consigliato nelle vostre lettere di riprendere
la politica di Luigi XIV? Dimenticate di essere stato l'intermediario di tutti
i negoziati che sono sfociati nell'attuale guerra? E, riguardo a quell'uomo, a
quel disgraziato, chi mi ha avvertito del luogo ove risiedeva? Chi mi ha
incitato a infierire contro di lui? Quali sono dunque i vostri progetti? Che
volete? Che sperate? Ditelo, dunque! Meritereste che vi spezzassi come un
bicchiere, io posso farlo, ma vi disprezzo troppo perch ne valga la pena...
Senza fiato, Napoleone smette di parlare e di camminare. Si avvicina a
Talleyrand e gli urla sul viso: Perch non vi ho fatto impiccare alle
inferriate del Carosello? Ma sono ancora in tempo. Voi siete una m... in calze
di seta!
I testimoni di questa scena incredibile sono terrorizzati. Non osano aprir
bocca per paura che la collera di Napoleone si rivolti contro di loro.
Talleyrand resta invece impassibile. In piedi, appoggiato ad un tavolo, per
non pesare troppo sulla gamba offesa, non trasale, n si muove sotto gli
insulti. Davanti a questo muro, Napoleone  sconcertato e seccamente dichiara
che la conversazione, o meglio il monologo,  terminato. Lentamente,
Talleyrand s'avvia alla porta. Nel momento in cui la raggiunge, Napoleone
l'interpella di nuovo per infliggergli un nuovo colpo: Inoltre, signore, non
mi avete detto che il duca di San Carlos era l'amante di vostra moglie.
Allora Talleyrand si volge a met e, imperturbabile, lascia cadere queste
parole: Effettivamente, Sire, non avevo pensato che questo rapporto potesse
essere utile alla gloria di Vostra Maest e alla mia. E sempre calmo esce.
La risposta, coll'andar del tempo, pu forse aver subito delle alterazioni. Ma
 abbastanza bella e soprattutto corrisponde bene al personaggio, tanto da
meritare di essere autentica. Nei corridoi si ode ancora Talleyrand che,
scuotendo la testa e lisciando il suo abito per nascondere un leggero tremito
delle mani, dice: Che peccato che un uomo cos grande sia cos maleducato!
Il giorno dopo c' ricevimento a corte e, nella sua qualit di vice-grande
elettore, Talleyrand, che ha dovuto mettersi a letto una volta tornato a casa,
 obbligato ad assistervi come se niente fosse. Napoleone arriva, parla con
uno, saluta l'altro, ma ignora Talleyrand.
L'indomani Le Moniteur annuncia che il principe di Benevento non  pi gran
ciambellano. Deve restituire la chiave, simbolo delle sue funzioni, al conte
di Montesquiou. E' questa la sola pena inflitta da Napoleone a quest'uomo che
egli aveva accusato delle peggiori vilt. Ma non della pi importante: il
tradimento di Erfurt. D'altra parte, l'ingresso a corte  proibito alla
principessa di Talleyrand e il duca di San Carlos  pregato di farsi
dimenticare a Bourg en-Bresse.
Talleyrand non ha risposto nulla. Ha subito l'affronto, ma non ha tardato a
vendicarsi. Qualche ora prima del ricevimento, il principe di Benevento era a
colloquio con l'ambasciatore Metternich e gli diceva cose talmente
interessanti da formare immediatamente oggetto di un rapporto, riservato in
codice, che arriva a Vienna il 31 gennaio. Metternich scrive al suo governo:
Talleyrand mi ha detto che  giunto il momento: egli crede sia suo dovere
entrare in rapporti diretti con l'Austria... Mi ha fatto capire che ha bisogno
di alcune centinaia di migliaia di franchi, poich l'imperatore l'ha abbattuto
fin nel profondo... Mi ha detto di ritenersi ormai obbligato a percorrere fino
in fondo la strada imboccata ad Erfurt.
Il primo febbraio Metternich apprende da un emissario di X (Talleyrand) che il
generale Oudinot ha ricevuto l'ordine di portarsi verso Augsburg e Ingolstadt
e lo comunica subito a Vienna. Durante le settimane seguenti egli ricever
delle comunicazioni diplomatiche e militari della pi alta importanza, che
soltanto Talleyrand poteva fornirgli e costringer Vienna ad aumentare le
somme richieste dal principe in cambio della sua comprensione.
Quando scoppia la guerra, Napoleone ignora tutto su queste trattative segrete.
I suoi agenti hanno intercettato senz'altro le lettere di Talleyrand, ma
queste non contengono nulla di men che banale. L'imperatore non arriva nemmeno
a dubitare che sia Talleyrand a dare direttamente a Metternich informazioni
segrete. Egli non vuol credere, soprattutto, che il suo pi intimo consigliere
di vecchia data possa tradirlo. Lo offende, ma lo ammira. Lo disprezza, ma ha
bisogno di lui. Lo detesta, ma riconosce che si fa accettare, sia pure per
forza. Purtroppo, Napoleone non  uno psicologo. Sa condurre gli uomini sul
campo di battaglia, ma gli manca quel discernimento che gli permetterebbe di
comprendere che non si possono tirare le orecchie di Talleyrand come se
fossero quelle di un soldato della vecchia guardia. Non dubita di potergli
tener testa e, dopo averlo umiliato, di potergli volgere le spalle.
Come potrebbe credere di non avergli dato scacco matto, come potrebbe dubitare
della sua vigliaccheria, quando, dopo Ratisbona, riceve dal principe la
seguente lettera: Da tredici giorni la Maest Vostra  assente e ha aggiunto
sei vittorie alla meravigliosa storia delle sue precedenti campagne.
E ancora un'altra frase che  un modello di ipocrisia: Lontano come sono dalla
scena delle vostre gloriose imprese, io sono ugualmente, coi miei sentimenti e
i miei pensieri, nelle prime file dei vostri servitori, che hanno collocato le
loro personali speranze di prestigio, di gloria e di felicit nel mettere in
atto le grandi idee di Vostra Maest...
Come deve ridere fra s quando scrive tale messaggio! Ci nonostante, tutti i
suoi sforzi non impediscono a Napoleone di vincere ancora: il 22 aprile 1809 a
Eckmuhl, il 21 maggio a Essling, il 6 giugno a Wagram. L'11 luglio si giunge
all'armistizio di Znaim e il 14 ottobre alla pace di Vienna.
Le imprese di Talleyrand sono fallite sul piano militare, ma sul piano
politico il male  fatto, anche se i suoi effetti non si faranno sentire che
dopo alcuni anni.
Napoleone, ancora una volta, ha dunque schiacciato l'Austria. Essa perde
quattro milioni di sudditi, una parte della Galizia e le province illiriche:
essa prolunga la sua esistenza, dice Metternich. L'imperatore regna su
centotrenta dipartimenti francesi, ventiquattro italiani, pi i quattro regni,
i cinque granducati, gli undici ducati, i quindici principati della
Confederazione del Reno. Davanti a questa potenza formidabile non c' che la
Russia che possa raccogliere la sfida.
Ma l'edificio napoleonico scricchiola: in Spagna i guerrilleros logorano
continuamente l'esercito francese, i cui comandanti si disprezzano e si
combattono; i Tirolesi si ribellano, gli Inglesi sbarcano a Walcheren e
minacciano di tagliare la strada ai Francesi che sono ad Anversa. Nello stesso
tempo Talleyrand e Fouch, uniti questa volta a Bernadotte, ricominciano a
preparare quasi apertamente la successione.
Per Napoleone queste cose sono soltanto degli episodi. A lui ora importa
consolidare le sue conquiste con un'alleanza personale che sia anche politica
e che assicuri, nello stesso tempo, l'avvenire della monarchia. Poich
Giuseppina non pu dargli il figlio che gli  necessario, Napoleone si decide
a ripudiarla e a scegliere nelle corti straniere la principessa pi degna di
diventare imperatrice. E anche in questo campo, chi  pi al corrente?
Talleyrand, naturalmente.
Dopo il trattato di Vienna, al quale non ha preso parte, il principe di
Benevento vive a Parigi, appartato, quasi dimenticato, alle prese coi suoi
ricordi e soprattutto impegnato a complottare e a intrigare per preparare le
sue vendette. Da tempo desidera vedere l'imperatore stringere una valida
alleanza, come quelle di cui un tempo i re detenevano il segreto.
A Erfurt, l'abbiamo visto, Napoleone l'aveva incaricato di chiedere allo zar
la mano di una delle sue sorelle, la granduchessa Anna. Alessandro si era
trincerato dietro l'autorit delle madre. Caulaincourt ha avuto l'incarico di
continuare sul posto i negoziati, ma essi segnano il passo. L'Austria apprende
i progetti di Napoleone e si rende conto che, se Francia e Russia concludono
questa alleanza matrimoniale, non le sar pi possibile prendersi la sua
rivincita. L'imperatore Francesco fa dunque sapere discretamente che vedrebbe
volentieri la sua cara figlia Maria Luisa sposa di Napoleone.
Gi da un anno l'imperatore fa pressioni su Giuseppina per costringerla al
divorzio, in nome dei superiori interessi dello Stato. Giuseppina resiste: non
c' stato, forse, un matrimonio religioso? E il Papa in persona non l'ha,
forse, incoronata? Del Papa si incarica Napoleone, e Giuseppina, sfinita,
cede: il 15 dicembre 1809 firma l'atto che annulla il suo matrimonio. Il
giorno dopo lascia le Tuileries e si ritira per sempre alla Malmaison, con
dignit e coraggio.
Il 28 gennaio 1810 si riunisce un consiglio straordinario per scegliere la
sposa pi degna per Napoleone. Quando tocca a Talleyrand esprimere il suo
parere, egli spiega perch, secondo lui,  preferibile l'alleanza con
l'Austria. Sottolinea con discrezione che con questo mezzo l'imperatore
assolver la Francia, di fronte a se stessa e a tutta l'Europa, da un delitto
che non ha commesso e che  imputabile ad una fazione. Allusione molto chiara
all'esecuzione di Maria Antonietta e di Luigi XVI.
D'altra parte, Talleyrand vede finalmente il modo di realizzare, al di fuori
dei campi di battaglia o dei trattati che vengono subito svuotati della loro
sostanza, quell'alleanza con l'Austria che egli ritiene indispensabile
all'equilibrio dell'Europa, mancando l'accordo con l'Inghilterra.
E poi, caldeggiando questa unione, sa di realizzare i desideri di Napoleone,
lusingato che i fieri aristocratici austriaci offrano a lui, plebeo, figlio di
un avvocato di Ajaccio, avventuriero (cos lo chiamano), la mano della
discendente di Carlo V, della figlia dei Cesari! A Vienna si  costernati, nei
salotti regna l'indignazione, ma per le strade si gioisce. Il popolo pensa che
fra i due paesi non ci sar pi guerra. Metternich sentenzia: Si sacrifica al
minotauro una bella giovenca...
Come un innamorato, Napoleone, che ha quarantasei anni, chiede notizie sulla
bellezza della sua promessa, impara a ballare ed invia ad ogni tappa del
viaggio della principessa verso Parigi fiori e bigliettini galanti. Infine,
non sa pi trattenersi e le va incontro. Aspetta il corteo a Courcelles e,
senza cerimonie, si precipita nella vettura e abbraccia la fidanzata. Si dice
anche che in quel giorno, 27 marzo, a Compigne, Maria Luisa diventa veramente
imperatrice, per quanto il matrimonio non sia stato celebrato che sei giorni
dopo. Un affare d'avamposto, concepito e concluso militarmente.
Il 2 aprile, alle Tuileries, Talleyrand, nella sua qualit di grande
dignitario,  naturalmente fra i primi ad assistere al matrimonio religioso. A
Vienna e a Parigi si balla per le strade.
Il matrimonio  felice e ben presto si spande la voce che Maria Luisa sia
incinta. L'imperatore ha fatto molte grandi cose, scrive Talleyrand, ma
nessuna migliore di questa.
Ecco Napoleone diventare, grazie a una alleanza, pronipote di Luigi XVI e di
Maria Antonietta! Dedito completamente alla sua felicit, che  reale e
sincera, non sospetta certo che, alcuni anni dopo, Maria Luisa, come i suoi
marescialli e come tutti quelli della cui fortuna  l'artefice, lo tradir a
modo suo, abbandonandolo in una maniera tale da indignare anche i pi accaniti
avversari dell'imperatore.
Attorno a Napoleone  tutta una rete di complotti: suo fratello Luigi, re
d'Olanda, si incarica di negoziati segreti con gli Inglesi. Fouch fa
altrettanto per conto suo, cosa che gli costa provvisoriamente il ministero
della Polizia. Il primo che si reca da lui per dirgli di non inquietarsi ...
Talleyrand.
Egli non ha abbandonato la grande idea di Erfurt; riavvicinare la Russia e
l'Austria. E' il solo modo per vincere l'imperatore. I due uomini con i quali
ha allora pi frequenti contatti sono il cavaliere de Floret, consigliere
all'ambasciata austriaca, e il conte Carlo di Nesselrode, che ha lo stesso
incarico all'ambasciata russa. Essi ne sanno molto di pi degli ambasciatori
stessi e sono incaricati dai loro governi di ottenere da Talleyrand il maggior
numero di informazioni possibili sulle intenzioni di Napoleone. Il principe,
naturalmente, si fa pagare, certamente con molti milioni, per quel solo
periodo che va fino alla campagna di Russia.
Una volta dimenticato lo smacco di aver visto preferire Maria Luisa alla
granduchessa Anna, i Russi comprendono effettivamente quale sia il loro
interesse. Sentono da Talleyrand che Napoleone vuole indebolirli ricostituendo
la Polonia e che, sconfitta l'Austria e ridottala entro i suoi confini, ha ora
per solo obiettivo la Russia, poich questa ha respinto le sue proposte a
Tilsitt e a Erfurt.
Talleyrand pensa che la sola minaccia di una alleanza fra Vienna e Pietroburgo
far indietreggiare Napoleone e manterr la pace. Ma ora  Alessandro a volere
la guerra. Fin dall'agosto 1810 egli sta compiendo dei preparativi che
dureranno un anno. Sente che  venuto il momento di colpire fortemente, dato
che una parte della Grande Armata  inchiodata in Spagna. Talleyrand vorrebbe
temporeggiare: lasciate che Napoleone attacchi, consiglia ai Russi, in modo
che la responsabilit di questa nuova guerra ricada su di lui. Alessandro
accetta tale suggerimento e, nell'aprile 1811, rinuncia al l'offensiva, pur
continuando i preparativi.
In giugno Napoleone riceve per sette ore Caulaincourt, ambasciatore a
Pietroburgo, che non ignora nulla della trattative
Talleyrand-Nesselrode-Alessandro. Caulain-court lo mette in guardia contro il
pericolo di un'azione militare nei confronti dei Russi. Il 15 agosto, davanti
al corpo diplomatico riunito alle Tuileries, Napoleone apostrofa
l'ambasciatore Kurakin, rosso per la collera e per il caldo nella sua uniforme
carica di ori. Egli mescola l'intimidazione alle concessioni e promette
formalmente di non ricostituire il regno di Polonia, garante l'Austria.
Perch questo subitaneo voltafaccia? Certamente perch, tra giugno ed agosto,
Talleyrand  riuscito a convincere Napoleone a non attaccare la Russia. Come
prova, ecco una frase detta a Talleyrand nel corso di un colloquio: Siete un
diavolo d'uomo; io non posso evitare di parlarvi dei miei affari, n di
amarvi.
E' l'eterno malinteso fra l'amore e l'odio, fra il bisogno che hanno i due
uomini di vedersi, di parlarsi, di discutere insieme gli affari del mondo. Ma
 anche una specie di istinto che vuole che si tormentino, che fa disprezzare
all'imperatore il principe, mentre il principe lo tradisce. E tutto ci,
pensano, per il maggior bene della Francia.
Il pericolo, in ogni caso,  allontanato. Ma  una cosa provvisoria. Napoleone
 pieno di gioia per la nascita del figlio. Crede che, ormai, la dinastia sia
assicurata per intere generazioni. Questo neonato gli d una forza
straordinaria, lo convince che  davvero il padrone d'Europa.
Far un solo boccone della Russia. La fine, per,  prossima e il re di Roma
sar soltanto un bell'uomo esiliato e sofferente.
1812:  il principio della fine. giudica Talleyrand che, a tempo perso,
compone e legge dei versi che anche le sue belle amiche considerano ignobili
ed offensivi per Napoleone. Alla duchessa de Courlande, la sultana del suo
serraglio, egli scrive: Bisogna cercare di non irritarsi, per essere pronti
per i tempi che si preparano e che non si annunciano facili.
Guardando il re di Roma nella sua culla, mormora: Tutto ci finir a causa di
un Borbone; e coloro che gli sono vicini assicurano che porta gi al dito
l'anello che  il segno del suo passaggio al partito monarchico.
Non ignora certo che, a causa della parte avuta nell'affare del duca
d'Enghien, essendo stato il carceriere degli Infanti di Spagna ed avendo un
passato rivoluzionario alle spalle, egli sarebbe l'ultimo uomo al quale i
Borboni vorrebbero appoggiarsi se tornassero al potere. Ma chiss mai? Per ora
la sua fortuna resta nondimeno legata a un impero che egli serve e ad un
imperatore che egli odia. Allora, nel suo intimo, per togliersi da questa
situazione paradossale, egli si augura una di queste soluzioni: o la reggenza
dopo la morte di Napoleone in battaglia, o la sua abdicazione dopo una
sconfitta cos clamorosa da determinare il suo allontanamento dal potere.
E chi sar il reggente? Lui, Talleyrand. Per circa due anni egli non avr
altra mira: l'impero senza l'imperatore o una monarchia costituzionale senza i
Borboni. Una terza soluzione avr il sopravvento... e Talleyrand vi si
adatter benissimo.
Napoleone non ignora i sentimenti di Talleyrand a suo riguardo. Mentre andr a
combattere in Russia bisogner tenere occupato il principe di Benevento,
altrimenti continuer a complottare a sua insaputa. Gli offre, dunque, la
carica di ambasciatore a Varsavia, assai importante poich la Polonia ha una
parte di primo piano nella guerra contro Alessandro. Talleyrand accetta
volentieri, ben deciso a impedire la guerra o a farla cessare il pi presto
possibile.
Ma si affretta, altres, a mettere al corrente l'Austria e a farsi aprire un
conto corrente a Vienna col denaro che gli offre Napoleone per questa
missione! Le sue manovre segrete arrivano alle orecchie di Napoleone che,
furioso, decide di fare a meno dei suoi servigi, di nominare in vece sua
l'arcivescovo di Malines, de Pradt, e di bandirlo da Parigi. Ma non ne fa
nulla e, una volta che gli avr voltato le spalle, Talleyrand riprender i
suoi intrighi.
Uno degli ultimi tentativi di riconciliazione fra i due uomini fallisce e
Napoleone  il primo a rimpiangerlo. Egli confida a Caulaincourt: Egli
(Talleyrand) rimpiange vivamente di non essere pi ministro e briga per
guadagnare del denaro... Voleva che si credesse che io non potevo fare a meno
di lui, ma i miei affari non sono andati tuttavia peggio da quando lui non se
ne immischia pi. Ha dimenticato troppo in fretta che sono state le battaglie
vinte dai Francesi a dettare i trattati che egli ha firmato... Ha molte
intuizioni,  un vero politico, ma ha un gran bisogno di intrighi e di un bel
po' di disonesti accanto a lui, e ci mi  sempre dispiaciuto.
A Mosca per Napoleone dir: Se avessi mandato Talleyrand a Varsavia, avrei i
miei seimila cosacchi di Polonia e i miei affari avrebbero subito preso
un'altra piega.
E nella slitta che lo riconduce in Francia dopo il disastro, in piena
ritirata, dice, sempre a Caulaincourt: Ho avuto il torto di guastarmi con
Talleyrand... Talleyrand mi  molto mancato...
Talleyrand... Talleyrand... questo nome non abbandona mai il suo pensiero. E
tuttavia, se  costretto ad abbandonare cos il suo esercito e a rientrare a
briglia sciolta a Parigi,  perch ha appreso che il generale Malet ha cercato
di costituire un governo provvisorio di cui ha voluto affidare uno dei posti
chiave a Talleyrand.
Dicembre 1812... La campagna di Russia  stata una catastrofe. Partita carica
di gloria, arrivata eroicamente fino a Mosca, la Grande Armata, o piuttosto
ci che ne resta, si ritira, vinta sia dalla difesa elastica dei Russi, che
dal freddo, dalle malattie e dallo sconforto. La Guardia ha dato anch'essa
segni di debolezza. In fondo alle steppe ghiacciate sono sepolte le ultime
speranze per Napoleone di abbattere lo zar Alessandro.
Ed ecco che, quando non dovrebbe potersi preoccupare che di ristabilire una
situazione disperata, egli riceve invece notizia che anche in Spagna le cose
si mettono male e che a Parigi si specula sulla sua morte e si prepara
tranquillamente la successione.
Il 16 dicembre, il ventinovesimo bollettino dell'esercito comunica ai Parigini
tutta la gravit del disastro. Ad Aime de Coigny, di cui tra breve si parler
molto e che  un'accanita partigiana di Luigi XVIII, Talleyrand confida,
parlando di Napoleone: Bisogna distruggerlo con qualsiasi mezzo... questo  il
momento di detronizzarlo, poich l'imperatore  assai lontano.
Il 18 Napoleone arriva alle Tuileries e riprende il potere che stava per
sfuggirgli. Talleyrand pensa che si tratta di un rinvio.
Il 3 gennaio 1813  al suo posto fra gli alti dignitari del regime che
Napoleone ha convocato in consiglio straordinario per sapere se  meglio
aprire negoziati con la Russia o accettare la mediazione austriaca.
Come sempre, Talleyrand parla poco e in modo ambiguo. Si tiene sulle generali:
Vostra Maest ha in mano delle cambiali negoziabili. Se attende ancora, e le
perde, non potr pi negoziare.
Napoleone si spazientisce e, poich il principe di Benevento resta nel vago,
gli rinfaccia: Voi non cambierete mai. Talleyrand tace, non giudicando che sia
utile aggiungere sia pure una sola pietra ad un edificio che sta per crollare.
Continua con i suoi intrighi e molte delle sue lettere capitano in mano
all'imperatore che pensa perfino di deferirlo a un tribunale, ma anche questa
volta non va oltre la semplice minaccia. Talleyrand  per persuaso che questa
volta Napoleone lo far condannare, perch crede che sia a conoscenza del
tradimento di Erfurt. Ma ha torto; Napoleone l'ignora e l'ignorer sempre:
perci non infierisce oltre.
Rassicurato, Talleyrand riprende i suoi contatti con l'Austria e la spinge ad
armarsi per imporre la sua mediazione: agendo cos egli segue sempre la stessa
linea politica che prospettava nel 1800 e nel 1811.
Francesco II ha appreso con molta soddisfazione le sconfitte di Napoleone in
Russia e in Spagna: Ho l'impressione, dice, che il caldo e il freddo facciano
ugualmente male a mio genero.
Gli Austriaci sono decisi a vendicare Vagram e i Prussiani, dal canto loro,
non hanno dimenticato Jena. I Russi non vogliono dichiarare chiusa la partita.
In breve,  il momento culminante della caccia, che si pu paragonare a quello
in cui si distribuiscono ai cani le interiora della selvaggina.
Ancora una volta Napoleone parte per una guerra, con un esercito di
giovanottini che per lo pi non sanno neppure servirsi di un fucile. Le truppe
migliori sono sempre in Spagna. Nonostante ci, con questi poulets sur des
poulains, come vengono chiamati,

l'imperatore batte i Prussiani e i Russi a Lutzen e a Bautzen, nel maggio
1813. Nuovo armistizio. Ci si mette d'accordo per un congresso a Praga, per
stabilire le basi di una pace finalmente generale. Nessuno si lascia
ingannare: l'Austria non era n a Lutzen, n a Bautzen e non si presenta come
mediatrice, ma come nemica.
Talleyrand ha seguito da lontano e con aria distaccata gli avvenimenti. Non si
prende neppure pi la briga di complimentarsi con l'imperatore dopo le sue
vittorie. L'ipocrisia non  pi necessaria.
Questa volta Napoleone vuole la pace: Mi costringono a fare la guerra. dice ai
suoi intimi. Effettivamente, gli Austriaci vogliono costringerlo a continuare
per addossargli tutta la responsabilit d'aver messo l'Europa a ferro e a
fuoco. Essi intuiscono che tutti i popoli che hanno lasciato centinaia di
migliaia di morti sui campi di battaglia, desiderano la sparizione di
quest'uomo che semina lutti e rovine sul suo cammino.
A Praga, dunque, si prepara soprattutto la settima coalizione: le ostilit
riprendono in fretta: Blucher si fa avanti dalla Slesia, Schwarzenburg dalla
Boemia e Bernadotte da Berlino: tre formidabili armate contro quelli che ormai
sono ironicamente chiamati le Marie Luise francesi.
L'armistizio  violato. A Dresda Napoleone riesce ancora a battere il nemico,
ma questa volta non ci sar Austerlitz. Moreau combatte nelle file nemiche,
Vandamme  battuto a Kulm, Ney a Dennewitz.
Napoleone ripiega su Lipsia con i suoi duecentocinquantamila uomini. Di fronte
ne ha seicentomila. Egli attende l'urto. Resiste un giorno, poi due... i
Sassoni voltano i loro cannoni contro i Francesi... le difese vengono messe in
fuga... Bernadotte grida: Ancora alcuni colpi di mitraglia contro quei
Francesi che amo tanto!... Si ripiega in disordine: le armate francesi che si
battono e vincono da lungo tempo ai quattro angoli d'Europa, ritornano sulla
frontiera naturale del Reno, ma il Reno stesso non costituir un ostacolo per
gli alleati.
Napoleone rientra a Parigi il 9 novembre. Talleyrand  in citt. La sera, fra
due partite di whist, Madame de La Tour du Pin gli chiede notizie
dell'imperatore: Oh! lasciatemi stare col vostro imperatore! le risponde,  un
uomo finito.
Come, finito? Che volete dire?
Voglio dire, risponde Talleyrand, che si nasconder sotto il letto.
Il suo odio esplode. Non ha neppure pi bisogno di nascondersi. E' stato il
primo a tradire, ma ora tutti tradiscono l'imperatore. Sostenerlo ed aiutarlo
 diventato pericoloso.
Per, il giorno dopo l'arrivo dell'imperatore, Talleyrand assiste al suo
risveglio. Napoleone l'apostrofa: Che venite a fare qui? Io so che vi
immaginate, se venissi a mancare, di diventare capo del consiglio di Reggenza.
Ma state attento, Signore. Non si guadagna nulla a lottare contro la mia
potenza. Vi assicuro che, se fossi gravemente ammalato, voi morireste prima di
me.
Sire, gli risponde Talleyrand, non avevo bisogno di questo avvertimento per
domandare al cielo che conservi i giorni di Vostra Maest!
Pi tardi Napoleone parla a Talleyrand degli affari spagnoli e dei movimenti
di truppe inglesi che stanno per varcare la frontiera. Il principe
l'interrompe: Tutto considerato, gli dice, voi mi consultate come se fossimo
in buoni rapporti.
Ah! risponde l'imperatore, lasciamo da parte il passato e sentiamo il vostro
parere sul presente.
Dopo alcuni giorni Napoleone si spinger oltre. Dimenticando il suo rancore,
per altro giustificato, anche se non sa ancora tutto, decide di ridare a
Talleyrand la carica di ministro degli Affari Esteri, ma a due condizioni: che
egli si separi dalla moglie e che quelli che brigano attorno a lui e
soprattutto il suo harem, se ne vadano. Incarica Caulaincourt di fare la
proposta a Talleyrand. Il principe di Benevento gli risponde: L'imperatore mi
domanda di perdere la stima di cui godo presso gli altri e che lasci da parte
le mie idee. A questo modo non posso servirlo bene. Per il suo bene ed il mio,
mi rifiuto. D'altra parte sa che io non voglio accettare le sue condizioni. Se
ha fiducia in me non dovrebbe umiliarmi; se non ne ha, perch vorrebbe
servirsi di me?
Per tre volte Napoleone incarica Caulaincourt di insistere; per tre volte
Caulaincourt insiste e per tre volte Talleyrand rifiuta. Napoleone impiega
tutte le sue armi: persuasioni, lusinghe, onori, denaro, minacce. Ma non serve
a nulla. L'ultimo tentativo di riavvicinamento fallisce e il ministero degli
Affari Esteri viene dato a Caulaincourt.
Talleyrand si confida: Napoleone  definitivamente perduto. Il suo male
incurabile  l'isolamento. E' solo perch l'ha voluto: solo in Europa, ma
questo  niente;  solo soprattutto in Francia.
Napoleone si sacrifica per salvare la situazione: rid la corona di Spagna a
Carlo IV, d ordine di ricondurre il Papa a Roma, ma  troppo tardi.
Lungo il Reno le truppe alleate stanno con le armi al piede. Alla fine di
dicembre si decide l'invasione della Francia. Il 31 dicembre Talleyrand fa i
suoi auguri all'imperatore.
L'anno 18l4 pu cominciare e con esso le ultime settimane di gloria per
Napoleone e per Talleyrand:  un cambiamento decisivo nella carriera di questi
due uomini. Fin dall'inizio la campagna si presenta male: ad un esercito
eterogeneo ma potente, Napoleone pu opporre cinquantamila uomini sempre pi
giovani e sempre meno esperti. Blucher e Scharwzenberg si danno appuntamento
fra Chaumont e Langres, per marciare insieme su Parigi direttamente contro il
cuore e la testa dell'imperatore.
A Parigi soltanto Napoleone conserva il suo sangue freddo. Cinquantamila
uomini? dice a Berthier. Con me sono centocinquantamila. Ors, rifaremo la
campagna d'Italia. Segno incoraggiante: fra i coscritti ci sono soltanto pochi
disfattisti. E' la retroguardia che non lo segue: nei saloni come nei
ministeri, quelli che non tradiscono apertamente preparano le valigie o danno
segni di squilibrio. Talleyrand aveva ragione: Napoleone  solo, e lo sa.
Domenica, 16 gennaio, tutti i ministri sono riuniti attorno all'imperatore.
Costui fa al suo ex-consigliere, il pi intimo di tutti, una scena di violenza
inaudita, poich ha avuto sentore degli intrighi di Talleyrand in vista della
successione. Il principe lo lascia sfogare senza batter ciglio, ma convinto
che questa volta sar arrestato non appena rientra in casa brucia gli archivi
personali e le carte di cui oggi gli storici sentono la mancanza per poter
parlare con precisione di alcuni episodi della carriera di Talleyrand.
L'indomani scrive alla fedele duchessa di Curlandia: La burrasca  passata, ma
non mi ha impedito di prendere le mie misure. Abbiamo tempo e, di conseguenza,
possiamo riflettere di pi.
Metternich propone la riunione di un congresso a Chatillon per trattare la
pace e il 20 gennaio Talleyrand pu scrivere ancora alla duchessa di
Curlandia: Le potenze dovranno saper prendere molte ed opportune precauzioni
nel trattato che stanno per firmare, se non vogliono ritrovarsi l'anno
prossimo ancora con la guerra in casa. I malvagi restano sempre malvagi.
Quando si  sbagliato ragionando, tutto si pu perdonare; quando si  peccato
a causa dei propri sentimenti, non c' n rimedio, n scusa. Addio, o voi che
ragionate e sentite bene... addio, angelo mio.
Che Napoleone non abbia avuto calore di sentimenti  fin troppo vero. Ma
Talleyrand  l'ultimo uomo a poterglielo rimproverare!
Freddamente, quando Caulaincourt lascia Parigi per Chatillon, gli consiglia di
tradire Bonaparte e di darsi da fare per ristabilire la dinastia dei
Borboni... Le sue simpatie verso i realisti si sono raffreddate, ma egli pensa
ancora alla reggenza.
Il 24, vigilia della sua partenza verso i campi di battaglia, l'imperatore
riunisce i dignitari e i ministri a Fontainebleau. L'atmosfera  tesa. Ognuno
sente la gravit del momento. Napoleone ringrazia uno per uno dei servizi resi
e cerca di mostrare una ferma convinzione quando dichiara: Io cercher di
cacciare i nemici della Francia con delle forze deboli. La scena 
penosissima. Ad un tratto, racconta Mollien che era presente, lo sguardo
dell'imperatore si fiss su Talleyrand e s'illumin. Come per una subitanea
ispirazione egli aggiunse di sapere che lasciava a Parigi altri nemici,
diversi da quelli che si preparava a combattere e che la sua assenza lasciava
loro il campo libero...
La violenza delle accuse aument, aggiunge Mollien, quando vide che Talleyrand
continuava con tutta tranquillit, in un angolo della stanza, una
conversazione cominciata col re Giuseppe... Napoleone esce... i due uomini non
si guardano. Dopo sedici anni di collaborazione si separano in pochi minuti:
essi non si rivedranno pi.
Il 28 un decreto imperiale istituisce un consiglio di Reggenza di cui fa parte
Talleyrand in quanto alto dignitario del regime. Ma, per impedirgli di
mettersene a capo, Napoleone ha designato alla carica di luogotenente generale
il fratello maggiore, Giuseppe, che diventa cos il suo successore designato.
E' un'ultima precauzione che sconvolge i piani di Talleyrand. Nel corso di
alcune settimane costui cerca ansiosamente di sapere che cosa succede sul
campo di battaglia con la speranza segreta di apprendere la notizia della
morte dell'imperatore. Altrettanto ansiosamente si barcamena fra le due
soluzioni: la Reggenza, con un ruolo secondario, o i Borboni, a condizione che
dimentichino il suo passato rivoluzionario.
Al fronte  come una doccia scozzese. Dapprima i marescialli abbandonano l'Est
senza praticamente lottare, ma poi i Maria Luise si battono meravigliosamente.
La presenza dell'imperatore li galvanizza letteralmente.
Il 29 gennaio, Blucher rischia d'essere fatto prigioniero a Brienne, ma tre
mesi pi tardi, alla Rothicre, i Francesi, uno contro quattro, devono operare
uno sganciamento ritirandosi. Dopo Bernadotte, anche Murat tradisce.
Talleyrand scrive a Madame de Courlande: Siamo prossimi ad una crisi che pu
essere terribile, e, sotto il naso dell'inconsistente Giuseppe, partecipa ad
una congiura che mira a ristabilire la pace; si tiene costantemente in
corrispondenza con Metternich, dice a Caulin-court cosa bisogna fare per
mantenere le mani pulite, schiacciando Napoleone senza subire alcuna
conseguenza.
Napoleone, sospettando qualcosa, scrive al fratello Giuseppe: Diffidate di
Talleyrand. E' senz'altro il peggior nemico della nostra casa, ora che la
fortuna l'ha abbandonata da qualche tempo. Ma Giuseppe ne  sicuro?
Savary, ministro della Polizia,  incaricato di sorvegliare personalmente
Talleyrand e una sera lo sorprende in piena cospirazione con alcuni amici. Al
suo apparire tutti tacciono. Continuate, signori, vi prego. dice loro Savary.
Naturalmente gli altri non parlano. Il ministro se ne va e Talleyrand esclama:
E' un gran brutto mestiere quello di ministro della Polizia.
Sul campo di battaglia Blucher e Schwarzenberg, sicuri della vittoria,
commettono l'errore di separare le loro forze; Napoleone coglie l'occasione e
il 10 febbraio Blucher  sconfitto a Champaubert, poi a Montmirail e a
Vauchamps. Egli si volge verso Schwarzenberg che  respinto a Montereau il 18.
La situazione  salva per puro miracolo.
Ma  solo una soluzione provvisoria. I Francesi sono troppo inferiori
numericamente. Il coraggio non pu supplire a tutto: i marescialli, sfiniti,
meditano seriamente di assassinare l'imperatore, che ne ha notizia e dice
semplicemente: Sono pazzi. I marescialli rinunciano.
Napoleone, a sua volta, commette un errore fatale: mette al corrente Maria
Luisa delle sue intenzioni: rapide incursioni contro le avanguardie nemiche,
sommosse popolari, creazione cio di una Vandea nella Champagne. Blucher
intercetta la lettera e prende subito le sue precauzioni, tanto pi che, nello
stesso tempo, gli Austriaci ricevono da Talleyrand questo consiglio, che 
veramente il colpo di grazia: Voi camminate con le stampelle: servitevi delle
gambe e tagliate fermamente ci che potete. E' chiaro: bisogna marciare su
Parigi. Il 25 marzo Napoleone sconfigge duemila uomini della cavalleria
austriaca. Egli crede di avere di fronte il grosso dell'esercito; questo
invece si  schierato sul suo fianco. La campagna di Francia  finita...
Napoleone  sconfitto e questa volta definitivamente.
Il 16 marzo egli scrive a Giuseppe: Se il nemico avanza su Parigi con forze
tali da rendere impossibile ogni resistenza, fate partire verso la Loira la
Reggente suo figlio e i grandi dignitari...
L'imperatore non vuole che Maria Luisa, e soprattutto il re di Roma, cadano in
mano agli Austriaci. Egli sa che Metternich non avr alcuna difficolt a
convertire l'imperatrice alle sue idee: immagina le manovre segrete fra il
cancelliere austriaco e Talleyrand per privare suo figlio di tutti i diritti.
Di poter sparire non lo ha mai pensato. Dal momento in cui le armate nemiche
sono alle porte della capitale, non ha altro scopo che quello di salvare il
futuro del re di Roma.
Il 28 marzo il consiglio di reggenza si riunisce alle Tuileries, per decidere
se conviene far abbandonare Parigi a Maria Luisa. Per due volte il consiglio
vota contro la partenza, facendo presente l'effetto disastroso che essa
avrebbe sul morale dei Parigini. Ma ci sono le istruzioni dell'imperatore a
Giuseppe e il consiglio deve sottomettersi. Uscendo dalle Tuileries,
Talleyrand che voleva far rimanere a Parigi l'imperatrice, confida a Savary:
Ecco dunque come doveva finire questo regno glorioso! Terminare la carriera
come un avventuriero, invece di finirla placidamente sul pi grande dei troni,
e dopo aver dato il proprio nome ad un secolo... che fine!... L'imperatore
sarebbe da compiangere se non avesse meritato questa sorte circondandosi di
incapaci! Invece di ingiuriarmi, avrebbe fatto meglio a giudicare coloro che
gli davano degli inutili consigli e avrebbe visto che amici come quelli sono
da temere pi dei nemici. E conclude: Pertanto non a tutti conviene di
lasciarsi schiacciare da questo crollo e bisogna pensarci... Vedremo...
L'indomani Talleyrand saluta l'imperatrice che si avvia verso Blois.
A lui restano alcune ore per decidere se partire o restare... E' ancora
possibile la Reggenza? E' inevitabile il ritorno dei Borboni? Tutto il suo
avvenire politico  in gioco.
Nel suo animo la soluzione in favore di Luigi XVIII ha fatto progressi a causa
dell'assedio vero e proprio cui  stato fatto segno da parte di Aime de
Coigny. La marchesa de Coigny aveva la doppia particolarit di scegliere i
suoi amanti fra le personalit in vista o che promettevano di diventarlo e di
sposare subito, se non l'uomo, almeno le sue idee. Il suo amico ufficiale ,
in quel momento, un fervente realista, Bruno de Boisgelin.
Perci essa diventa partigiana convinta della Restaurazione e, avendo molto
acume in fatto di politica, si  resa conto che, per conseguire i suoi fini,
bisogna avere dalla propria il principe di Benevento. Fin dal 1812, parlando
con lei, Talleyrand aveva detto: Bisogna distruggerlo, non importa come.
Il momento  venuto e il gioco spetta ad Aime de Coigny...
Agli inizi di febbraio essa gli parla del re. Egli le risponde seccamente che
l'unica soluzione  la Reggenza. Dopo Montereau la contessa ritorna alla
carica ed egli esita gi: Potremmo, forse, creare delle idee patriottiche e un
trono nazionale col duca d'Orlans. E' una mezza concessione.
Terzo assalto: a corto d'argomenti, Talleyrand grida: Voglio un re, ma... E'
sottinteso che ha bisogno dei mezzi per ottenerlo.
L'indomani Aime de Coigny ritorna con la copia di una lettera che Boisgelin
manda a Luigi XVIII per chiedergli di dimenticare tutte le prevenzioni che
potrebbe avere contro Talleyrand per la parte avuta sotto la Rivoluzione e,
soprattutto, per provargli che, senza il suo aiuto, egli non pu riavere il
trono. Cos Talleyrand diventa l'uomo indispensabile, senza il quale non 
possibile la Restaurazione. Il 12 marzo, Luigi XVIII viene acclamato a
Bordeaux, dopo l'entrata degli Inglesi. Talleyrand pesa sempre il pro e il
contro: Se non si fa la pace, scrive alla duchessa de Courlande, Bordeaux
diventa molto importante, se la si fa, Bordeaux perde la sua importanza. La
perderebbe lo stesso se l'imperatore fosse ucciso, perch allora avremmo il re
di Roma e la Reggenza di sua madre.
E tre giorni dopo: Finch vive l'imperatore tutto  incerto e non  dato ad
alcuno di prevedere ci che capiter. Talleyrand non dimentica il ritorno
folgorante di Napoleone durante la ritirata di Russia, quando a Parigi egli
preparava gi con alcuni altri la sua successione.
Che fare, dunque, quel 29 marzo? Partire con l'imperatrice o restare? E' un
vero gioco d'azzardo e a Talleyrand i giochi d'azzardo non piacciono... Poich
scegliere  troppo rischioso, egli adotta insieme le due soluzioni,
interpretando una parte che solo un uomo come lui poteva immaginare. Annuncia
la sua partenza per il giorno 30, pur facendo discretamente sapere al Prefetto
di Polizia, Pasquier, che non sarebbe dispiaciuto se gli si impedisse di
partire. Il Prefetto capisce. Quando Talleyrand si presenta alla barriera dei
Campi Elisi, la compagnia della guardia nazionale, comandata da de Rmusat,
gli impedisce di passare, col pretesto che non ha il passaporto. De Rmusat 
al corrente. A voce alta Talleyrand protesta contro questo intollerabile
attacco alla sua libert, ammiccando a de Rmusat. Torna a casa ed inizia una
partita di whist con gli amici, aspettando il seguito degli eventi.
Se Napoleone ritorner, egli potr dire di aver voluto raggiungere
l'imperatrice, come era suo dovere, ma di esserne stato impedito.
Se, invece, ritornano i Borboni, egli potr affermare che, mentre gli altri
fuggivano, egli ha compiuto il suo dovere rimanendo, perch, senza di me,
poveri amici miei, voi non potete far nulla. Lo stratagemma riesce alla
perfezione.
Alle due del mattino del 31 marzo, Marmont cede e raggiunge la sua casa del
Faubourg Poissonire, dove Talleyrand si reca a trovarlo, domandando poi al
colonnello Orloff, commissario dello zar, di portare ad Alessandro i sensi del
suo pi profondo rispetto. All'alba i cosacchi entrano in Parigi, fra le
acclamazioni della folla. E' un giorno di gloria per Talleyrand, perch  lui
che manovrer tutti i fili.
Se tutti gli alleati sono d'accordo per rovesciare Napoleone non lo sono
altrettanto sulla scelta del successore. Gli Austriaci, che detestano i
Borboni, sono favorevoli alla Reggenza, perch, con Maria Luisa, essi
sarebbero i padroni. I Russi vogliono ricompensare Bernadotte che li ha
aiutati, schierandosi al momento opportuno contro Napoleone. I Prussiani non
hanno prevenzioni. Soltanto gli Inglesi vogliono vedere Luigi XVIII sul trono
di Francia.
Per una volta Talleyrand non esita: sceglie Luigi XVIII. Tutto il suo lavoro
consister, dunque, nell'imporre ai vincitori una soluzione sulla quale almeno
due non sono d'accordo. La fatica sar di riuscire. In un primo tempo bisogna
proclamare decaduto l'imperatore, che non ha rinunciato a riunire forze
sufficienti per scacciare il nemico da Parigi.
Lo zar ha mandato subito da Talleyrand il suo consigliere Nesselrode. I due si
conoscono bene:  con la mediazione di Nesselrode che Talleyrand ha cominciato
a tradire Napoleone qualche anno prima e ci crea dei legami.
Essi si mettono d'accordo per redigere un Proclama ai Francesi, che 
sottoposto all'approvazione di Alessandro: I sovrani alleati proclamano: Essi
non tratteranno pi con Napoleone Bonaparte, n con alcun membro della sua
famiglia; essi rispetteranno l'integrit territoriale della Francia, com'era
al tempo dei re legittimi... Qui Alessandro I fa aggiungere questo
importantissimo paragrafo: Essi possono fare anche di pi, perch
professeranno sempre il principio che per la felicit dell'Europa, bisogna che
la Francia sia grande e forte.
Si possono immaginare dei vincitori pi compiacenti? E' una promessa che i
vincitori dimenticheranno alla firma dell'armistizio, e poi del trattato di
Parigi, ma che Talleyrand far loro ricordare a Vienna!
La dichiarazione continua: I sovrani riconosceranno e garantiranno la
Costituzione che i Francesi vorranno darsi. Perci invitano il Senato a
designare subito un governo provvisorio che provveda ai bisogni
dell'amministrazione e alla preparazione della Costituzione pi conveniente
per i Francesi.
Il pomeriggio di quel 31 marzo, Alessandro, il re di Prussia e Schwarzenberg,
che rappresenta l'imperatore d'Austria, fanno il loro ingresso solenne a
Parigi e sono accolti come dei liberatori, al punto che le donne si
precipitano sui cosacchi, che le prendono in sella e terminano cos la
sfilata. Talleyrand attende i sovrani all'ingresso della sua casa, in Rue
Saint-Florentin, dove si riunisce immediatamente un primo consiglio.
In quel momento il principe di Benevento parla e discute in nome della
Francia. Si tratta sempre di sapere chi mettere al posto di Napoleone.
Talleyrand riassume cos il suo pensiero: La Repubblica  un'impossibilit, la
Reggenza e Bernadotte sono un intrigo, solo i Borboni sono un principio...
Gi nel Proclama ai Francesi si era trattato dell'integrit della Francia come
si trovava sotto i re legittimi. L'idea si evolve;  l'idea di Talleyrand.
Egli spiega cos nelle sue Memorie il suo modo di agire: La Francia, in mezzo
agli orrori dell'invasione, voleva essere libera e rispettata: ci significava
volere casa Borbone, nell'ordine prescritto dalla legittimit... Con la casa
Borbone la Francia cessava di essere gigantesca per ridiventare grande.
E ancora: Un re qualsiasi, imposto, sarebbe stato il risultato di manovre
segrete o dell'uso della forza. Per creare qualcosa di durevole, bisogna agire
secondo un principio. Con un principio, noi siamo forti... Le Opposizioni
svaniranno in breve tempo di fronte ad un principio, e non ce n' che uno:
Luigi XVIII  un principio,  il re legittimo della Francia...
I principi... la legittimit, parole chiave che Talleyrand user come guida
nella sua politica a Vienna, senza dubitare, neppure per un istante, che
questi principi hanno avuto un senso dopo che egli  entrato a far parte degli
addetti ai lavori e che la legittimit che difende cos tenacemente era per
lui, fino alla vigilia, una nozione priva di senso. Ma, come diceva Napoleone:
Agiamo secondo le circostanze...
Alessandro non  convinto: Come posso sapere se la Francia desidera la casa
Borbone?
Con una deliberazione, Sire, che mi incarico di far approvare dal Senato.
risponde Talleyrand.
Ne siete sicuro?
Ne rispondo io Sire...
Il giorno dopo, in nome della Francia, Talleyrand sottopone ai senatori un
progetto di governo provvisorio con cinque membri, di cui egli sar alla
testa. Questo progetto sar approvato all'unanimit, pur essendo del tutto
illegale: i senatori presenti erano meno della met e la Costituzione non li
autorizzava a decidere la destituzione di Napoleone. Chateaubriand scriver
poi: Talleyrand ha varato il suo governo con i suoi compagni al tavolo da
gioco.
Questa astuzia fa del principe di Benevento il vero capo della Francia e lo
sar per una quindicina di giorni. Soltanto Caulaincourt tenta di opporsi
all'irrimediabile, ma si  troppo compromesso con Talleyrand a Erfurt e mentre
era ambasciatore a Pietroburgo, per poter agire efficacemente.
Il 2 aprile il governo provvisorio invia un messaggio agli eserciti francesi:
Soldati! La Francia ha spezzato il giogo sotto il quale  stata oppressa con
voi per molti anni... Napoleone  accusato di aver devastato la Francia, di
averla consegnata disarmata ed indifesa ai suoi nemici, di non essere neppure
Francese!
Ed il messaggio finisce con queste parole: Voi non siete pi soldati di
Napoleone. Il Senato e tutta la Francia vi sciolgono dai vostri giuramenti...
Dire di Napoleone che non  neppure Francese, dimostra a qual punto  potuto
arrivare l'odio di Talleyrand verso colui che ha pur sempre fatto la sua
fortuna in molte occasioni. E' l'epoca in cui appare una caricatura di
Talleyrand, con cinque teste, come una girandola, e questa dicitura:
Cambia ad ogni istante di opinioni e di moda; gira ad ogni vento, cade al
minimo urto. Oggi con il casco, domani con la tonaca.
Nei sobborghi il principe di Benevento  soprannominato Monsieur du Bonvent,
Monsieur A tous les Vents, Monsieur de Tournemine.
Sempre docili, i senatori dichiarano all'unanimit decaduto Napoleone,
colpevole d'aver violato il suo giuramento ed attentato ai diritti del popolo,
arruolando degli uomini ed imponendo delle tasse, contrariamente a quanto
sancito dalla Costituzione.
Napoleone  sempre a Fontainebleau. Attorno a lui ci sono alcuni fedelissimi:
Ney, Oudinot, Lefebvre, Moncey e poi la vecchia guardia. Niente  perduto.
Talleyrand invia un emissario a Marmont, promettendogli i pi grandi onori se
sposta la sua armata che pu ancora dirigersi su Parigi. Marmont resiste, ma
ventiquattr'ore dopo accetta. Gli altri marescialli si precipitano da
Napoleone. La situazione  disperata, Sire, bisogna che facciate testamento,
abdicando in favore del re di Roma.
Napoleone s'indigna. Vuole marciare su Parigi. I marescialli insistono.
Napoleone crolla: Signori, che volete? L'abdicazione. essi rispondono.
La sera stessa Ney, Mac Donald e Caulaincourt si presentano con pieni poteri
agli alleati. Napoleone dice: Soltanto i Borboni possono accontentarsi di una
pace dettata dai cosacchi. Talleyrand aveva ragione: soltanto loro possono
accettare l'umiliazione imposta oggi alla Francia, perch non devono
sacrificare nulla. La ritrovano come l'hanno lasciata.
Il tradimento di Marmont lo lascia distrutto. Non reagisce ed  a Talleyrand
che ritorna col pensiero;  la sua ossessione. Il 6 aprile firma l'atto di
abdicazione e dichiara a Lefebvre: Talleyrand  un brigante come Marmont. Ha
tradito la religione, Luigi XVI, l'Assemblea costituente, il Direttorio;
perch non l'ho fatto fucilare? Sebbene abbia rinnegato la Rivoluzione  pur
sempre un rivoluzionario.
Ma, per quest'uomo che l'ha tradito, nutre un po' di indulgenza: In fondo, mi
ha servito molto bene; mi sono adirato con lui un po' sventatamente e l'ho
trattato male. Deve aver avuto la tentazione di vendicarsi; una mente profonda
come la sua non poteva fare a meno di sentire che i Borboni si stavano
avvicinando ed erano i soli ad assicurargli la sua vendetta. Egli  andato
loro incontro, ecco tutto. Ho fatto un grosso errore; avendolo portato a un
tale grado di insoddisfazione, dovevo imprigionarlo o tenermelo sempre
accanto.
Raramente Napoleone si  mostrato cos lucido nel giudicare Talleyrand.
Il 10 aprile questi assiste dal suo balcone ad una parata militare degli
alleati. L' 11 aprile il trattato di Fontainebleau consacra la rinuncia
definitiva di Napoleone ad ogni sovranit sull'impero francese e sul regno
d'Italia e gli concede, vita natural durante, il principato dell'isola d'Elba.
Nella notte dal 12 al 13 aprile Napoleone apre il sacchetto di seta nera che
non abbandona mai da quando ha rischiato di cadere in mano ai Russi e ingoia
il veleno che contiene. Ma il veleno  evaporato... Napoleone, con amara
ironia, constata che una recluta viva vale pi di un imperatore morto.
Il 20 aprile bacia la bandiera della Guardia davanti ai suoi soldati in
lagrime e va in esilio. In quel momento Talleyrand  il solo vero padrone
della Francia.
Il 21 aprile, attorniato dai quattro membri del governo provvisorio, accoglie
alla barriera di Bondy il conte d'Artois, fratello del re e luogotenente
generale del regno e gli dice: La nostra felicit in questo giorno di
rinascita sar superiore ad ogni discorso, se Monsignore ricever, con la
bont celestiale che distingue la sua augusta casa, l'omaggio della nostra
religiosa tenerezza e della nostra rispettosa devozione.
Sorpreso, malgrado tutto, da un simile omaggio, il conte d'Artois borbotta un
ringraziamento di circostanza che i collaboratori di Talleyrand reinventeranno
il giorno dopo, attribuendo al fratello del re la frase celebre, ma mai
pronunciata: Basta con le divisioni, solo la pace e la Francia. Io la rivedo,
finalmente, e nulla vi  cambiato, a parte un Francese in pi.
Ancora ventiquattr'ore e, per dare pi peso al titolo di luogotenente
generale, che  un nonsenso, Talleyrand ottiene dal Senato che lo conferisca
ufficialmente al conte d'Artois.
Nello stesso tempo egli non dimentica che la fortuna politica va accompagnata
alla fortuna... Un po' dappertutto egli raccoglie i primi dei ventotto milioni
che gli porter la Restaurazione.
Ora che la guerra  finita, si tratta di fare la pace. Talleyrand ci pensa da
quindici anni e, in suo nome, serve e tradisce di volta in volta. Ora che il
suo odio verso Napoleone  placato, pu consacrarvisi interamente. Intraprende
allora un'azione politica, senz'altro discutibile, tutto  discutibile in lui,
ma di innegabile importanza.
Per prima cosa, l'armistizio: a Chamont, il 1 marzo gli alleati si impegnano
a non negoziare separatamente col comune nemico e a non firmare pace,
armistizio o convenzioni senza un accordo collettivo. Poich il comune nemico,
Napoleone,  scomparso, bisogna trattare con la Francia. Ora, la Francia 
Talleyrand, poich Luigi XVIII non  ancora tornato dall'esilio. Non pu
rientrare fino a che non siano state deposte ufficialmente le armi.
Talleyrand, dunque, firma l'armistizio il 23 aprile. Siccome il tempo passa,
egli fa molte concessioni agli alleati. Troppe, secondo i suoi avversari;
necessarie, secondo i suoi sostenitori.
Con un tratto di penna e in nome dell'interesse nazionale, Talleyrand accetta
che le truppe francesi abbandonino le cinquanta fortezze che esse occupano
ancora, lasciandovi tutto il materiale che vi si trova, la riva sinistra del
Reno, Nizza e la Savoia.
Egli acconsente, infatti, che la Francia rientri nei confini del 1792.
Ventidue anni di guerra e centinaia di migliaia di vittime per nulla! L'opera
militare di Napoleone  ridotta a zero.
Gli avversari di Talleyrand pensano che egli ha avuto troppa fretta. Avrebbe
dovuto almeno cercare di discutere, per conservare qualcosa delle conquiste
napoleoniche, tanto pi che, e lo si  visto nella dichiarazione del 31 marzo,
gli alleati erano ben disposti verso la Francia.
I suoi sostenitori rispondono invece che, con le sue trattative, Talleyrand ha
limitato i danni: la Prussia, per esempio, voleva l'Alsazia e la Lorena e non
le ha ottenute. D'altra parte, la Francia era talmente indebolita, spossata
quasi, con le finanze in condizioni disastrose e una economia talmente
rovinata, che non c'era nessuna soluzione, se non la firma dell'armistizio a
qualunque prezzo. Tanto pi che l'abbandono delle fortezze e il ritorno dei
prigionieri permettevano di ricostituire un esercito che, pi presto del
previsto, avrebbe potuto avere una parte importante da sostenere.
Nelle sue Memorie Talleyrand, per giustificare questo armistizio, dipinge un
quadro esatto della Francia: ...sfinita per la mancanza di uomini, denaro e
risorse, invasa da ogni parte... Questo armistizio non era soltanto
necessario, ma era anche un atto politico al massimo grado. Bisognava, prima
di tutto, che alla forza gli alleati potessero sostituire la fiducia e per
ottenere ci bisognava ispirarne.
Ora, nel corso degli ultimi anni, Talleyrand aveva allacciato con gli alleati
delle relazioni sufficientemente buone per ottenere la loro fiducia e per non
dover cedere troppo e troppo in fretta, lui, che si era sempre attenuto alla
regola di affrettarsi con lentezza, nel dare inizio ad ogni azione
diplomatica.
Le clausole dell'armistizio del 23 aprile erano dolorose ed umilianti, secondo
Talleyrand, ma la storia ha dovuto ammettere a malincuore che egli pu
vantarsi di averle ottenute. Luigi XVIII pu finalmente tornare. Egli non ha
fretta. Il 29 aprile arriva a Compigne e il primo dignitario ad essere
ricevuto , naturalmente, Talleyrand, principe di Benevento, ex braccio destro
di Napoleone e futuro braccio destro del re.
Talleyrand non conserva un buon ricordo di questo primo colloquio. Dapprima il
re gli fa fare anticamera per parecchie ore, come un semplice cortigiano, e
poi mette subito le cose a posto. Il principe di Benevento racconta nelle sue
Memorie: Il re mi tese benevolmente la mano e mi disse: Sono contento di
vedervi; le nostre casate sono contemporanee. I miei antenati sono stati pi
abili. Se i vostri lo fossero stati di pi, voi oggi mi direste: Prendete una
sedia, venitemi vicino e parliamo dei nostri affari. Oggi sono io che vi dico:
sedetevi e parliamo.
Talleyrand  nello stesso tempo lusingato di questa menzione dei suoi antenati
ed irritato per l'intenzione di Luigi XVIII di sottolineare tutto ci che
separa, per potenza, gloria e storia, un Capetingio da un Prigord. Negli
archivi storici  catalogata un'altra risposta.
Ma non si  sicuri della sua autenticit ed  un peccato, perch si potrebbe
provare fino a qual punto Talleyrand abbia voluto, a sua volta, avvisare il
re. Luigi XVIII gli avrebbe detto: Io ammiro la vostra influenza nelle vicende
francesi. Come avete potuto abbattere il Direttorio e, recentemente, anche la
colossale potenza di Bonaparte?
Dio mio, Sire, gli avrebbe risposto Talleyrand,  qualcosa di inspiegabile che
ho in me e che porta disgrazia ai governi che mi trascurano... Luigi XVIII
poteva tenerselo per detto. Ma Talleyrand ha veramente risposto cos?
In ogni caso egli conserver sempre un brutto ricordo di questo incontro.
Luigi XVIII, dir venti anni dopo al suo segretario, era il pi grande
bugiardo della terra... Io potei giudicarlo dall'accoglienza che mi fece...
Egoista, insensibile, epicureo, ingrato...
Talleyrand dimenticava di dire che era stato accolto con freddezza e disprezzo
perfino dalla corte e soprattutto dalla duchessa d'Angouleme, che vedeva in
lui un rivoluzionario, pentito forse, ma responsabile in parte delle morte di
suo padre, di sua madre, di sua zia e di suo fratello, il piccolo Luigi XVII,
lasciato languire nelle segrete del Tempio.
Il 2 maggio Luigi XVIII arriva finalmente a Saint-Ouen, ricevuto da una
delegazione per ciascuno dei grandi organi dello Stato. Presentandogli quella
del Senato, che non vede di buon occhio il re e che comincia a rendersi conto
della parte ingloriosa che gli hanno fatto recitare da un mese, Talleyrand
dice: Sire, il vostro ritorno restituisce alla Francia il suo governo naturale
e tutte le garanzie necessarie alla tranquillit sua e dell'Europa... Sire,
risalendo sul trono, Voi succedete a vent'anni di rovine e di disgrazie.
Molti fra i presenti avranno senz'altro pensato che Talleyrand giudicava un
po' troppo precipitosamente un'era della storia francese, alla quale egli
aveva partecipato da protagonista; ma bisogna considerare che egli doveva pur
farsi perdonare quegli errori, quelle rovine e quelle disgrazie.
Il giorno stesso viene resa pubblica la dichiarazione di Saint-Ouen, che  un
programma politico, prima di essere la Carta che generer molti malcontenti e
molte delusioni, poich molti si attendevano dalla Restaurazione molto di pi
di quello che essa poteva dar loro.
Il 14 maggio Talleyrand assiste ad una cerimonia in onore di Luigi XVIII e,
nominato di nuovo ministro degli Affari Esteri, ritrova il suo appartamento di
rue du Bac, dove aleggiano tanti ricordi. Egli l'ha occupato come ministro al
tempo del Direttorio, del Primo Console e dell'imperatore Ed ora ne riprende
possesso come ministro del re di Francia e di Navarra.
Prestando giuramento a Luigi XVIII egli avrebbe detto: Sire,  il tredicesimo;
spero che sia l'ultimo. Ce ne saranno ancora altri due.
E com' contenta la principessa di Benevento, un po' meno bella, ma sempre
cos sciocca, di stare al fianco di veri aristocratici, anzich di arrivisti
che hanno ottenuto un titolo soltanto grazie alla benevolenza dell'imperatore!
Nessuno pi di lei pu rallegrarsi dell'esilio del piccolo caporale, avendo
ora la possibilit di ricevere nel suo salotto, lei originaria dell'India (e
badiamo alla verit storica e geografica, non alle male lingue), Alessandro I,
zar di tutte le Russie, Francesco II, imperatore d'Austria e Federico
Guglielmo, re di Prussia.
Quale penna intinta nel fiele, il 6 maggio 1814, ha potuto scrivere in un
giornale inglese: Ieri, dopo la Messa, il signor vescovo di Autun ha avuto
l'onore di presentare sua moglie ai figli di San Luigi?
Che sentimenti pu provare Talleyrand, quel maggio 1814, nell'aver vicino il
principe di Cond e il duca di Borbone, nonno e padre del duca d'Enghien, che
ha lasciato arrestare ed uccidere? Emozione? No... solo la sensazione che il
tempo passa presto e che la politica  decisamente una cosa strana. La parola
emozione non esiste nel vocabolario di Talleyrand.
Eccolo dunque di nuovo a capo della diplomazia francese in un periodo ancora
cruciale, ministro della real casa, cosa non certo trascurabile, con uno
stipendio di centocinquantamila franchi e la possibilit, da lui ammessa, di
fare economie per otto milioni!...
Gli affari filano lisci quando Talleyrand ha di nuovo in mano le redini:
l'armistizio del 23 aprile ha sistemato le cose a grandi linee; il trattato di
Parigi del 30 maggio lo completa.
La Francia ha i confini del 1792, pi alcuni comuni alla frontiera belga:
Sarrebruck, Landau, Montbliard, una parte della Savoia, Avignone e la contea
di Venaissin; in tutto seicentotrentaseimila Francesi in pi.
L'indomani Talleyrand scrive alla fedele duchessa di Curlandia: Ho concluso la
mia pace con le quattro grandi potenze... E' buona, firmata su un piede di
perfetta parit e abbastanza nobile. I miei amici, e voi per prima, devono
essere contenti di me. Spesso, come per rispondere in anticipo a critiche
postume, Talleyrand riparler del trattato di Parigi.
Nelle sue Memorie, per esempio: ...Aspetto il giudizio dei posteri. Mi
limiter a ricordare che, sei settimane dopo l'ingresso del re a Parigi, la
Francia aveva assicurato il suo territorio; i soldati stranieri avevano
lasciato il suolo francese; col rientro delle guarnigioni e dei prigionieri
essa si trova a possedere un superbo esercito ed infine noi tutti abbiamo
potuto conservare quegli ammirevoli oggetti d'arte, conquistati con le armi in
quasi tutti i musei d'Europa.
Ed ancora: Il trattato del 30 maggio non fece perdere alla Francia che una
parte delle sue conquiste... Non le fu tolto nulla di essenziale per la sua
sicurezza.
Effettivamente la critica si pone negli stessi termini che per l'armistizio,
ma con due differenze. Non si poteva ritornare il 30 maggio su ci che era
stato deciso il 23 aprile, ma nel frattempo in Francia era ritornato un re
riconosciuto da tutte le corti d'Europa; alcune settimane prima molte di esse,
e tra le pi importanti, non ne avevano neanche voluto sentir parlare.
Talleyrand doveva far fronte ad una situazione difficile, e senza dubbio ne ha
tratto il miglior partito possibile. Nondimeno egli poteva giocare ancora
molte pi carte di quanto non si creda. Forse, se non maldestramente, le ha
gettate per lo meno troppo in fretta sul tappeto.
E' vero che la Francia ritornava indietro di ventidue anni, ma, avendo in quel
periodo dominato tanto l'Europa, non era forse normale che i suoi nemici
cercassero di sminuirla, forse per sempre? E Talleyrand doveva contribuire a
ci? Certamente no, ma l'uomo di cui aveva voluto vendicarsi era cos grande
che gli effetti di questa vendetta dovevano per forza farsi sentire anche sul
paese.
Il 3 giugno i cosacchi lasciano Parigi. Il 4 Talleyrand assiste alla
pubblicazione della Carta costituzionale e gli Austriaci gli accordano
l'ordine del Toson d'Oro. Non si sono mai visti nemici da vent'anni
ricompensare in tal modo uno dei personaggi-chiave del campo avverso.
E' vero che dopo Tilsitt ed Erfurt essi devono la loro vittoria al principe di
Benevento. Ma non  anche la prova che essi non si aspettavano un trattato
cos favorevole?
Politico meno sottile, Nesselrode crede di poter riassumere quattordici anni
di regno napoleonico con queste frasi: Che rimane di questo grande dramma
politico? Due uomini: un guascone al nord, Bernadotte, e un guascone al sud,
Murat.
Egli dimenticava il terzo uomo: Talleyrand... Costui non avrebbe tardato a
fare i bagagli per Vienna e a provare che non aveva ancora detto la sua ultima
parola. L'episodio del 30 settembre  significativo e ce ne saranno altri.
L'articolo 32 del trattato di Parigi diceva: Nello spazio di due mesi tutte le
potenze coinvolte, da una parte e dall'altra, nella presente guerra,
manderanno dei plenipotenziari a Vienna per regolare, in un congresso
generale, gli accordi che devono completare le disposizioni del presente
trattato.
Quali sono questi accordi? Si tratta, infatti, di ridistribuire completamente
le carte in Europa. Devastato da vent'anni di guerra, il vecchio continente 
stato squassato, popolazioni intere sono state spostate da una nazione
all'altra in forza di trattati e di alleanze; grandi potenze hanno schiacciato
gli Stati pi piccoli, li hanno annessi, ridotti, spremuti, liberati, venduti
e modificati per necessit strategiche o politiche: l'Europa, nel maggio del
1814  un vero puzzle nel quale i grandi hanno regolarmente dato dei calci e
molti pezzi s'incastrano male gli uni negli altri. Si tratta, dunque, dopo
aver molto distrutto, di cercare di costruire qualcosa di durevole. In breve,
si tratta di rifare l'Europa.
Gettando un'occhiata sulla carta geografica alla situazione degli Stati
europei di quel tempo, si provano le vertigini davanti all'immensit del
compito da svolgere. Le province belghe sono sfuggite al giogo imposto loro
dalle armate napoleoniche, per cadere sotto quello delle armi britanniche.
Londra vuol creare un regno dei Paesi Bassi. I Belgi accusano gli Austriaci di
averli liberati dai Francesi per meglio asservirli agli Inglesi.
La stessa cosa accade per le province renane che sono passate dalla
dominazione francese a quella prussiana. I Prussiani sono contenti di aver
finalmente battuto la Francia, dopo una serie di sconfitte militari abbastanza
notevoli, ma i loro alleati, esclusi i Russi, trovano esagerate le loro
pretese territoriali, confrontandole con l'apporto dato alla vittoria finale.
Il re di Sassonia, che ha avuto il torto di non tradire Napoleone al momento
giusto, come hanno fatto gli altri, conosce l'umiliazione di essere
incarcerato a Berlino. La maggior parte dei piccoli Stati germanici hanno la
sola ambizione di conservare o riguadagnare alcune decine di chilometri
quadrati o alcune migliaia di abitanti.
La Svizzera, divisa in molto Cantoni,  oggetto di tutte le ambizioni, prima
di diventare definitivamente, nel mezzo del gioco, un porto naturale di pace.
Al di l delle Alpi la situazione  ancora peggiore: i Milanesi, stremati da
diciotto anni di occupazione francese, si sono sollevati alla fine della
grande tragedia napoleonica, ma sono immediatamente ricaduti sotto il dominio
dell'Austria che occupa tutta la Lombardia.
In Piemonte, il re di Sardegna si vendica dell'esilio perseguitando senza
piet tutti coloro che hanno lavorato con i Francesi e ristabilisce il potere
assoluto. L'esercito si solleverebbe se gli Austriaci non minacciassero di
sottometterlo.
Genova, che si  affidata agli Inglesi sperando nell'indipendenza, s'accorge
che le accade il contrario. In Italia, soltanto la Toscana  contenta della
sua sorte e non rimpiange n domanda nulla.
Pio VII  rientrato a Roma e cerca di riannodare con i Borboni delle relazioni
quasi normali, ma protesta contro la libert dei culti contenuta nella Carta e
reclama Avignone e, naturalmente, il principato di Benevento.
Il caso di Napoli  particolarmente delicato: agli inizi del 1814 l'Austria ha
offerto il trono a... Murat per staccarlo da Napoleone e l'Inghilterra ha dato
la sua garanzia. Londra e Vienna rimpiangono amaramente la loro benevolenza,
perch Murat non ha nessuna intenzione di cedere il posto, anche se i principi
italiani e il Papa rifiutano di riconoscerlo. Ha dalla sua soltanto i resti di
un esercito che fa ancora paura e crede di potersi barcamenare fra gli
alleati, ai quali manda messaggi di fedelt, e Napoleone, al quale chiede
perdono! D'altra parte, molti italiani si augurano il ritorno dell'imperatore.
In Spagna Ferdinando VII, dopo il suo dorato esilio a Valencay,  persuaso che
il suo popolo lo accoglier a braccia aperte. Ma il consiglio di reggenza, che
governa dopo la partenza dei Francesi, non l'intende cos. Allora Ferdinando
VII fa marciare l'esercito su Madrid, rimanda manu militari nella sua diocesi
il vescovo di Toledo che gli aveva conservato il trono, e torna a regnare da
sovrano assoluto, dopo aver fatto imprigionare tutti quelli che hanno
combattuto Napoleone! Nello stesso tempo la Catalogna si solleva di nuovo, ma
questa volta contro il re!
Questa  la situazione in Europa all'apertura del Congresso di Vienna; per
definirla basta una parola: anarchia. Dopo quindici anni di dominio
napoleonico l'Europa  scossa da sussulti convulsi, in preda ad una serie di
rivoluzioni e controrivoluzioni.
I Grandi cominciano col posporre a settembre l'apertura del Congresso,
prevista per il 1 agosto, nella speranza, in queste settimane, di poterci
vedere pi chiaro. Ma essi si rendono anche conto che, se si lascia libero
ciascuno di esporre le sue ambizioni, i suoi rancori e le sue necessit, non
se ne verr mai fuori. Cos sono d'accordo fra loro per sistemare, dietro le
quinte, i problemi pi importanti, basandosi sulle disposizioni del trattato
di Parigi che era molto esauriente. Agli occhi degli Alleati il Congresso di
Vienna sar soltanto una grandiosa parata diplomatica.
La Francia ed altri paesi, che hanno avuto ugualmente una parte molto
importante negli ultimi vent'anni, come la Svezia, il Portogallo, la Spagna,
gli Stati italiani e quelli germanici, dovranno apporre soltanto la loro firma
in calce ai documenti diplomatici che verranno loro presentati, e tutto sar
fatto.
La tattica di Talleyrand consister invece nel dimostrare per prima cosa che
Napoleone non era la Francia e che perci essa non deve sopportare gli errori
di un uomo, e nell'appoggiarsi poi alle richieste e alle rivendicazioni spesso
legittime dei piccoli Stati, per imbrogliare la carte distribuite teoricamente
dai quattro Grandi.
Talleyrand scriver pi tardi: Io consideravo molto difficile la posizione del
plenipotenziario francese a Vienna; non ne ho mai conosciuta una di pi
onorevole.
Molti storici, il pi freddamente ed obiettivamente possibile, hanno studiato
il lavoro fatto a Vienna da Talleyrand. Anche i suoi avversari riconoscono che
ha giocato meglio che poteva le carte in suo possesso e che, in effetti, allo
scioglimento del Congresso, aveva rimesso al suo posto la Francia, anche se i
risultati pratici erano pochi, poich non era possibile ritornare sulle
clausole del trattato del 30 maggio.
Talleyrand, in nome del re,  riuscito a fare ammettere ai quattro Grandi, che
avevano impiegato venti anni ad abbatterla, che bisognava sempre contare sulla
Francia e sugli altri Stati che avrebbero trovato in essa un appoggio, un
sostegno, un aiuto, se non altro morale, in nome dei principi di libert,
uguaglianza e fraternit che erano suoi dal 1789.
Quanto alla sua linea politica,  quella che aveva con molta esattezza
definita nel rapporto a Danton, quando era a Londra nel 1792. Ci permette ai
suoi difensori di dire che egli non ha mai cambiato idea, ma ha tradito gli
uomini soltanto quando questi hanno adottato una posizione che non andava pi
d'accordo con le sue idee.
Luigi XVIII gli ha ordinato di presentare un piano diplomatico, in modo che
egli possa studiare le istruzioni da impartire. Talleyrand si mette al lavoro
con alcuni dei suoi pi fedeli collaboratori e il 10 settembre, ecco il
risultato: un documento di una quarantina di pagine, di cui tutti gli
specialisti pensano che  certamente la prova migliore che pu difendere
Talleyrand di fronte alla storia. Mazzarino e Richelieu non l'avrebbero
sconfessato.
Quel documento comincia con una dichiarazione di principio: Nessuna assemblea
investita di poteri pu fare qualcosa di legittimo se non  legittimamente
fondata e, conseguentemente, al completo dei suoi componenti. Essa deve
tenersi scrupolosamente entro i limiti della sua competenza e procedere
secondo le regole... E' la natura delle cose a fissare l'ordine necessario per
regolarle, non potendosi trattare e risolvere una questione secondaria prima
di quella da cui dipende. Infine, gli atti pi legittimi e saggi sarebbero
vani se, non potendo eseguirli per mancanza di mezzi, restassero senza
effetto.
Tutto ci risulta logicamente irrefutabile. Nondimeno si  visto che gli
alleati non avevano certo l'intenzione di crearsi degli ostacoli con questo
genere di considerazioni.
Tenendo come base questi principi, la Francia vuole che vengano sanciti
quattro punti essenziali: 1. Non si deve permettere che l'Austria metta le
mani, per nessun motivo, sugli Stati del regno di Sardegna.
2. Napoli deve essere restituita ai Borboni.
3. La Polonia non deve assolutamente passare sotto la sovranit della Russia.
4. La Prussia non deve ottenere n la Sassonia n Mainz.
Per quanto riguarda le concessioni sulle altre questioni, si legge a
conclusione di queste istruzioni, gli ambasciatori del re di Francia (cio
essenzialmente Talleyrand) faranno in modo di accettare modifiche solo su
questioni utili, ma non su quelle di principio, e ci per i seguenti motivi:
1. Per la quasi totalit delle materie da prendere in considerazione al
Congresso, il Diritto scaturisce da un solo principio e permettere anche una
sola eccezione significherebbe distruggere il Diritto stesso.
2. Gli ultimi anni hanno lasciato delle tracce che bisogna cancellare. La
Francia  uno Stato cos potente che gli altri possono stare tranquilli
soltanto se essa si attiene ad una politica di moderazione. Ci accadr pi
facilmente se essa dar loro la prova di essere capace di agire con giustizia.
Tutto  racchiuso in questi pochi paragrafi. Ogni parola ha la sua importanza.
Tutto prova che Talleyrand lascia Parigi con l'ordine rigorosissimo di
mostrarsi inflessibile. Egli non ignora che, sui quattro punti che la Francia
vuol vedere sistemati, gli alleati non sono d'accordo. Ma egli non ignora
affatto, per averli frequentati a spese di Napoleone, che lo zar,
l'imperatore, il re e il e rappresentante dell'Inghilterra sono alleati
soltanto in apparenza e che basta trovare un punto debole nella loro fragile
coalizione e metterci un cuneo.
Lavoro di sottigliezza e di astuzia che abbisogna di una schiera di
specialisti. Talleyrand porta con s degli uomini di cui conosce a perfezione
le possibilit: il duca di Dalberg, per propagare i segreti che voglio che il
mondo sappia; il conte Alessio di Noailles, perch  meglio essere sorvegliati
da un agente che si  scelto; il marchese de La Tour du Pin, perch firmer i
passaporti. E, naturalmente, il fedele, devoto, oscuro La Besnardire, senza
il quale Talleyrand non sarebbe ci che .
Ma non c' solo il lavoro, ci sono anche i piaceri. Bisognava che l'alta
societ di Vienna trovasse piacevole l'ambasciata di Francia.
Per il difficile ruolo di padrona di casa egli sceglie Dorotea, contessa di
Prigord, futura duchessa di Dino. E' sua nipote, ha ventun anni,  bella,
istruita, intelligente. Talleyrand ha sessantuno anni. Ha conosciuto molte
donne nella sua vita e si vanta che nessuna di quelle che desiderava gli abbia
resistito. Con Dorotea non  la stessa cosa. E' stato l'amante di sua madre ed
ha per la figlia una specie di tenerezza che non gli  certamente abituale.
Questo amore  rimasto platonico? Non lo si pu dire, ma  certo che la
grazia, la bellezza e l'intelligenza di questa giovane hanno avuto una
profonda influenza sull'uomo, che  diventato un po' pi umano. Sempre cinico,
scaltro, sprezzante, davanti ad un tappeto verde o durante una serata a casa
sua, davanti a Dorotea diventa quasi tenero e, in ogni caso, pieno di
attenzioni.
A Vienna le qualit della giovane contessa gioveranno alla causa della Francia
tanto quanto l'astuzia e la diplomazia di Talleyrand. L'azione concomitante di
questo vecchio e di questa giovane  uno degli aspetti pi stupefacenti del
Congresso.
Quando lo zar di Russia e il re di Prussia arrivano a Vienna, il 25 settembre,
Talleyrand vi si trova gi da molti giorni. E' giunto con discrezione, ma si 
messo subito al lavoro: primi ricevimenti all'ambasciata, dove il valzer
ovviamente regna sovrano, primi contatti ufficiali; primi colloqui con i
rappresentanti dei piccoli Stati.
Quando Metternich lo convoca, il 30 settembre, soltanto per metterlo al
corrente di ci che  stato gi deciso, Talleyrand sa dove si trovano le crepe
nella coalizione e dove dovr rivolgere i suoi sforzi.
Alessandro il Russo e Federico Guglielmo il Prussiano, vanno molto d'accordo.
Dalla loro intesa nascer la Santa Alleanza. Essi hanno la stessa et e le
stesse idee. Sono ugualmente desiderosi di applicare alla loro gloria i
princpi che hanno tanto rimproverato a Napoleone. Alessandro vuole tutta la
Polonia, Federico Guglielmo tutta la Sassonia. Si tratta gi di una
contraddizione formale rispetto a due dei quattro punti contenuti nelle
istruzioni del settembre.
Lo zar e il re di Prussia non nascondono il loro disprezzo per gli Inglesi,
che trovano egoisti, e per gli Austriaci, che trovano opportunisti. Sono
prontissimi ad accusarli di non aver fatto veramente tutto il possibile per
vincere il mostro. Essi hanno un'alta opinione della loro potenza. Questa
manifesta superiorit inquieta molto gli Inglesi e gli Austriaci, i cui
interessi, pertanto, non sono gli stessi di quelli dei Russi e dei Prussiani.
Gli Inglesi pensano soprattutto ad accrescere il loro impero coloniale e a
dare il Belgio all'Olanda per servire da cuscinetto se ai Francesi venisse
l'idea di interessarsi di nuovo ad Anversa. Quanto agli Austriaci, essi
guardano soltanto all'Italia e al suo mosaico di Stati e di regni. Ma, a
Londra come a Vienna, si teme che lo zar e il re di Prussia acquistino in
Europa un'influenza determinante, che li farebbe diventare i padroni del
continente. Perci sono decisi a contrastare i loro progetti e, per giungere a
ci, cercano palesemente l'aiuto di Talleyrand, che tuttavia rappresenta il
paese che essi sono riusciti a sconfiggere dopo tante guerre sanguinose.
Quanto alla Russia e alla Prussia, esse non sono contrarie a priori ad alcune
concessioni verso la Francia, perch i loro interessi sono sulla Vistola e
sull'Elba e non sul Reno o sulla Schelda.
Di tutto ci il principe di Benevento  pienamente cosciente. Il 30 settembre
si presenta come difensore dei grandi princpi che gli Alleati sono
prontissimi a disprezzare, e mette subito le cose a posto: la Francia non 
una piccola nazione, l'Europa ha bisogno della Francia, l'espressione alleati,
non significa pi nulla.
Lo zar Alessandro, che conosce bene Talleyrand, si stupisce della sua pretesa
di volere sostenere una parte importante, e fa il giro dei salotti di Vienna
minacciando di partire e di ottenere con le armi ci a cui crede di aver
diritto. Il suo ministro, conte di Nesselrode, che pure lui conosce assai bene
Talleyrand, cerca di calmare il suo padrone e suggerisce al ministro francese
di tentare degli approcci. Talleyrand accetta tanto pi volentieri in quanto
questa  la prova dell'interesse che il maggiore dei Grandi  obbligato ad
accordargli.
Alessandro gli fa fare anticamera per parecchi giorni allo scopo di umiliarlo,
e lo riceve con alterigia. Ma si sa che ci vuol altro per disarmare
Talleyrand. Lo zar gli fa dapprima molte domande sulle condizioni della
Francia, persuaso che in quel paese tutto vada male. L'impassibilit del suo
interlocutore non tarda a fare il suo effetto, come sempre: lo zar
s'innervosisce: Parliamo dei nostri affari. Li porteremo a termine?
Dipende da Vostra Maest, per la vostra maggior gloria e il maggior beneficio
dell'Europa.
Signor Talleyrand, mi pareva che i Borboni mi dovessero qualcosa. Questi
diritti dell'Europa che voi immaginate e mi mettete innanzi, io non li
conosco. Fra le potenze, i diritti sono le convenienze di ognuno. Io non ne
ammetto altri. E Alessandro aggiunge: Io conserver ci che  gi in mie mani.
La Maest Vostra, risponde imperturbabile Talleyrand, vorr conservare
soltanto ci che le spetta.
Io sono d'accordo con le grandi potenze.
Io ignoro se la Maest Vostra mette la Francia nel numero delle grandi
potenze.
Certamente. Ma voi, se non volete che ciascuno ne tragga un utile, che
pretendete?
Sire, io metto in primo piano il diritto e poi le convenienze.
Ci che  conveniente per l'Europa, quello  il diritto.
Questo modo di parlare non  il vostro, Sire. Il vostro cuore lo sconfessa.
No, insiste lo zar, ve lo ripeto: ci che  conveniente all'Europa, quello 
il diritto.
Allora, racconta Talleyrand nelle sue Memorie, io mi girai verso la parete di
legno contro la quale mi appoggiavo e, battendovi sopra la mano, gridai:
Europa, infelice Europa, che diventerai? Si potr dire, Sire, che voi avete
contribuito a perderla?
Sommamente irritato per questa insolenza, Alessandro non si trattiene pi.
Minaccioso, si avvicina a Talleyrand, che in quello stesso momento pensa forse
alle scene che gli faceva Napoleone, e gli grida in faccia: Ebbene, se le cose
stanno cos, sar la guerra! La guerra! Io ho duecentomila uomini in Polonia.
Che si provino a mandarmi via. D'altra parte, io ho dalla mia tutte le
potenze, soltanto voi mi ostacolate ed infrangete un accordo quasi totale.
Talleyrand finge di essere molto scosso per ci che ha udito, come se facesse
fatica a crederci: come, lui  venuto a Vienna con una colomba in mano e ora
lo accusano di voler rompere un accordo che tutto il mondo sa che  un pio
desiderio?
Freddamente, cerimoniosamente, come se tutto sia stato detto e l'irreparabile
non si possa evitare, Talleyrand s'inchina davanti allo zar e si dirige verso
la porta, col suo passo sempre esitante, battendo sul pavimento col bastone,
curvo come se ad un tratto gli fosse caduto sulle spalle tutto il peso del
mondo! Lo zar  cos impressionato che afferra Talleyrand, prendendogli le
mani senza dire una parola, prima di lasciarlo ripartire!
Talleyrand sa ci che gli interessava: la Russia  pronta a fare la guerra per
conservare la Polonia. Basta mostrare agli Austriaci e agli Inglesi i nuovi
rischi che corre l'Europa, per incitarli a reagire contro i Russi.
Qualche giorno dopo egli segna un terzo punto a suo favore. I plenipotenziari
sono riuniti di nuovo. Talleyrand ha mandato loro un memorandum, nel quale non
si stupisce pi, come il 30 settembre, che i Grandi vogliano decidere tutto
senza consultare gli altri, ma propone un piano per il buon andamento del
Congresso. Dapprima indice una riunione di tutte le delegazioni presenti a
Vienna per fissare un ordine del giorno di tutte le questioni da esaminare,
sottintendendo che delle commissioni e dei gruppi di lavoro prepareranno ogni
incartamento che sar in seguito studiato da tutti quelli che hanno degli
interessi diretti alla soluzione del problema in discussione.
Talleyrand non dice che, secondo lui, devono esserci delle eccezioni a questi
principi di fondo, poich non vuole che Murat possa farsi ascoltare per
difendere il suo regno di Napoli, anche se esige la presenza del re di
Sassonia che  prigioniero a Berlino.
Ricevendo questo memorandum, Metternich e gli altri delegati delle grandi
potenze, pensano dapprima di bocciarlo senza discuterlo, ma non ignorano che
le piccole delegazioni possono lasciarsi prendere dalla collera e che
Talleyrand ha brigato abbastanza per provocare una rottura al Congresso prima
ancora che questo si inauguri ufficialmente.
Ognuno conta mentalmente con inquietudine le centinaia di migliaia di uomini
che si potrebbero mobilitare ed il tempo necessario a fare ci.
Dopo aver riflettuto, decidono di convocare Talleyrand per chiedergli di
ritirare il memorandum. Ma  troppo tardi; esso  gi stato spedito a numerosi
governi. Metternich, infuriato, grida: Io credo senza ombra di dubbio che
avremmo fatto meglio a trattare fra noi i nostri affari.
Bene, gli risponde Talleyrand, io non interverr pi alle vostre riunioni e,
come membro del Congresso, aspetter di essere convocato.
E' la minaccia di mettersi a capo dei malcontenti, l'ammonimento che la
Francia considerer come nullo e non avvenuto tutto ci che sar deciso al di
fuori del Congresso. Si cerca un compromesso: il Congresso si riunir il 1
novembre, come chiede Talleyrand, ma prima ci sar un'altra riunione fra gli
otto firmatari del trattato di Parigi.
Questa riunione, tenuta l'8 ottobre, permette di entrare nel vivo della
questione e, come Talleyrand sperava, ogni delegato s'accorge che non 
possibile nessuna soluzione senza trattative. Solamente, chi sar il primo a
fare delle concessioni? Cedete in merito alla Sassonia e noi vi sosterremo
riguardo a Napoli, hanno detto i Russi a Talleyrand. Costui, impassibile come
al solito, risponde loro: Voi mi proponete un mercato ed io non posso farlo...
Il vostro interesse e la vostra volont devono ispirare le vostre decisioni;
io sono obbligato a seguire dei principi e i princpi non transigono.
Sapendo quanto poco Talleyrand ha tenuto conto dei princpi in vent'anni di
carriera, i suoi interlocutori devono pensare che il rappresentante della
Francia non  privo di audacia; ma come  possibile fare a meno di lui?
La tattica di Talleyrand consiste nel provare a Metternich che l'Austria corre
un pericolo mortale a lasciare che la Russia e la Prussia si dividano la
Sassonia e la Polonia. Metternich ha finito per convincersi, al punto di dire
a Talleyrand: Noi siamo vicini alla reciproca comprensione pi di quello che
non pensiate. La Prussia non avr n il Lussemburgo, n Mainz; noi faremo del
nostro meglio per conservare al re di Sassonia la maggior parte dei suoi Stati
e per tenere la Russia il pi lontano possibile dall'Oder; per Napoli faremo
ci che potremo, in modo da agevolare al massimo i vostri interessi; ma non
precipitate le cose.
Alla riunione dell'8 ottobre si tratta dunque di mettere nero su bianco in
merito a ci che  stato deciso. Ci nondimeno, una frase, e una sola, rischia
di compromettere tutto: quella in cui  precisato che, decidendo di
posticipare di un mese l'apertura del Congresso, la sua opera sar pi
conforme all'attesa dei contemporanei e al diritto pubblico dell'Europa.
Hardenberg, delegato della Prussia, si indigna. In questa frase vede una
allusione alla Sassonia. Che necessit c', grida, di parlare di diritto
pubblico? Non si far nulla di contrario al diritto pubblico, non c' bisogno
di dirlo!
Se non c' bisogno di dirlo, replica Talleyrand, le cose andranno ancora
meglio dicendolo.
Ma che c'entra il diritto pubblico? chiede Hurnboldt, l'altro delegato
prussiano.
Esso fa s che voi siate presente, risponde Talleyrand, perch senza di esso
n voi n gli altri sareste qui.
Per dieci minuti si scatena un tumulto generale; ognuno parla, grida e lancia
invettive. Talleyrand ne approfitta per avere un colloquio con l'altro
delegato che gli serve, lord Castlereagh, rappresentante dell'Inghilterra. Gli
chiede di usare la sua influenza presso Metternich per aiutarlo a deporre
Murat dal trono di Napoli. L'inglese promette.
Finalmente i plenipotenziari firmano una dichiarazione di principio. Vi figura
l'espressione diritto pubblico. Ma, soprattutto, fra i Grandi le carte sono
ormai talmente imbrogliate che essi sono costretti a venire a patti o a farsi
la guerra. Talleyrand ha ottenuto ci che voleva.
Le settimane passano e siccome si tratta soltanto di discussioni tempestose,
Vienna e coloro che vi si trovano non pensano che a divertirsi.
Mai una capitale europea ha conosciuto un tale raduno internazionale. Quasi
centomila stranieri hanno invaso la piacevole e tranquilla Vienna, ad un
tratto sommersa, turbata nelle sue abitudini, stupita da questa confusione e
presto scandalizzata da ci che vede. Poich, se  vero che dietro le quinte
si discute molto su questo Congresso che non finisce mai di incominciare, 
anche vero che ci si diverte molto e che anche in questo campo  una strenua
gara a chi butter pi polvere in faccia agli altri.
I Viennesi, patiti del balletto, seguono con divertito interesse queste
molteplici evoluzioni, il cui oggetto sono le donne, da quelle di alto rango,
provenienti da tutte le corti europee, alle attrici, la cui reputazione  ben
conosciuta a quell'epoca. Si fa a gara, dallo zar al granduca del Baden e al
re del Wurttemberg, per vedere chi avr il primo posto in mezzo alla
confusione mondana che spesso si determina nelle feste.
Ogni giorno l'imperatore Francesco trova sul suo tavolo il rapporto
dettagliato, redatto dagli agenti della Hofpolizei, in merito a ci che hanno
fatto la sera precedente gli illustri ospiti e si dice che si diverta molto a
questa lettura pittoresca e piccante. Egli apprende, cos, che il re di
Prussia  uscito in incognito, vestito in borghese, con un cappello rotondo
calato sulla faccia e che alle dieci di sera non era ancora rientrato...
Un altro giorno legge che all'imperatore di Russia viene portato ogni mattina
un grosso pezzo di ghiaccio, col quale si lava la faccia e le mani, oppure che
il granduca del Baden ha passato la notte con delle ragazze, al tale
indirizzo, dalla tale alla tale ora, ecc.
I Viennesi, gente di spirito, trovano dei soprannomi per ognuno: il re del
Wurttemberg, grasso e vizioso,  Fleischmarkt, il mercato delle carni, il re
di Prussia  Windmuhle, il mulino a vento, mentre le frequenti avventure
galanti valgono allo zar il soprannome di un rione discreto della citt, Im
sussen Loch, altrimenti detto: il buchetto piacevole.
Non manca la satira. Cos, per una piccola rappresentazione intitolata
Napoleone detronizzato, Murat abbattuto, recitata a beneficio degli alleati,
il prezzo dei posti  cos annunciato sulle locandine: Posti in alto, un
luigi; posti in platea, un napoleone.
In mezzo a questo turbine insensato di feste e di orge, con la sorte di
milioni di persone in gioco, si distinguono alcuni personaggi. Lord
Castlereagh, ad esempio, capo della delegazione inglese, ed inglese al massimo
grado: freddo, rigido, impenetrabile, tanto da dare dei punti a Talleyrand.
Byron lo tratta da miscredente insensibile, placido ed ipocrita. Orgoglioso ma
timido prende lezioni di danza di nascosto per far bella figura nei balli
ufficiali e si trova sulle spalle una moglie, i cui grossolani errori e la cui
stupidit fanno la gioia di tutta Vienna. Cos, ad un ballo mascherato, non
sapendo quale costume scegliere, si punta sui capelli, a guisa di
acconciatura, il nastro dell'ordine della Giarrettiera! Il pi dotato di
spirito  il principe di Ligne, un Belga che ha avuto molte conoscenze alla
corte di Versailles, al punto da riunire attorno a s, fin dal suo apparire in
un salotto, tutti i presenti che vogliono ascoltare e diffondere i suoi motti
di spirito. Si deve a lui la celebre definizione: Il Congresso non cammina,
danza. I suoi ottanta anni non gli impediscono di collezionare avventure
galanti con giovanissime, alle quali d appuntamento per la strada, di notte,
anche in pieno inverno. Una sera, attendendo invano, prende freddo e muore
alcuni giorni dopo, unanimemente rimpianto per tre giorni.
Le sue conversazioni con Talleyrand sono un divertimento vero e proprio,
poich i due uomini hanno ugualmente dello spirito. Il principe di Ligne sa
dire delle verit lampanti senza che nessuno si possa offendere.
E cos, una sera, dice a Talleyrand: Voi avete una parte molto importante,
siete il re di Francia, e Luigi XVIII deve ballare come piace a voi,
altrimenti le cose andrebbero male per lui. Talleyrand gli risponde: Principe,
io ero sospettato da Bonaparte gi da sette anni. Allora, alzando le braccia,
il principe di Ligne grida: Soltanto da sette anni? Io vi sospetto da venti!
Si balla molto, si ama molto e ci si diverte molto a Vienna, ma, soprattutto,
ci si spia di continuo. Non c' cameriere, vetturale, segretario, palafreniere
o domestico, che, in ogni ambasciata, non sia al servizio o della polizia
austriaca o di un'altra ambasciata o, spesso, di tutte e due. Il doppio, il
triplo e quadruplo gioco  di rigore e tutte le informazioni sono buone, dalla
pi futile alla pi importante. Le reti spionistiche sono tanto complesse che
ben presto nessuno sa pi chi sia la spia e contro chi sia effettuato lo
spionaggio.
Siccome non si fa credito che ai ricchi, il centro delle attivit sotterranee
 l'ambasciata di Francia. Ma Talleyrand, che sa come comportarsi per aver
molto praticato questo genere di operazioni, ha preso le sue precauzioni,
tanto che un agente di Hager, capo della polizia di Vienna, si lamenta: La
casa  una specie di fortezza, nella quale Talleyrand tiene guarnigione con i
soli individui dei quali si sente sicuro. Per poco non si accusa Talleyrand di
non stare al gioco, di non lasciare che sulla sua tavola trovi posto qualche
documento compromettente!
Le donne non sono le ultime a darsi da fare per gli agenti segreti. Per molte
 un gioco, per alcune un mestiere: cos per la contessa Esterhazy.
Questo  il clima di Vienna in quei mesi decisivi per la storia d'Europa.
Ci si stordisce per incoscienza, ma pi sicuramente per non dover guardare in
faccia la realt. Soltanto alcuni uomini conservano la testa a posto e
soltanto essi otterranno qualcosa. Talleyrand  uno di questi.
Egli  riuscito a seminare zizzania fra gli alleati. Bisogna, ora, che riesca
ad ottenere di metterli gli uni contro gli altri. Ha voluto fare troppo? Molti
storici lo credono. Essi affermano che Talleyrand doveva accontentarsi di
quello che aveva gi ottenuto con la dichiarazione dell'8 ottobre e di lasciar
correre. Ma, ormai lanciato, egli ha creduto di poter aumentare il suo
vantaggio, rischiando di compromettere i risultati gi ottenuti.
I militari austriaci fanno sapere con fermezza a Talleyrand che non
accetteranno il dominio sull'Europa della Prussia e della Russia e si
dichiarano decisi, se necessario, a far loro la guerra.
Gli Inglesi sono favorevoli alla cessione, ma soltanto per servirsi poi della
Prussia contro la Russia. Castlereagh domanda allo zar di rinunciare alla
Polonia, lascia capire che il suo paese non resterebbe indifferente se la
Polonia, ancora una volta, fosse radiata dalla carta geografica, e mette in
allarme Talleyrand. Costui, per imbrogliare ancor pi le carte, fa sapere ad
Alessandro che  pronto a cedere in merito alla Polonia, ma che non ceder mai
sulla Sassonia.
In breve, l'accordo Prussia-Russia, per annettere ad una la Polonia e
all'altra la Sassonia, diviene completamente irrealizzabile. Il puzzle Europa
non si pu ricostruire secondo i loro punti di vista.
Siccome si comincia a pensare un po' dappertutto che soltanto con le armi si
potranno mettere a posto le cose, Talleyrand domanda al ministro francese
della Guerra, generale Dupont, quali sono le condizioni dell'esercito. Si
sente dire che sono eccellenti, che l'esercito  stato completamente
ricostituito e che, di nuovo, in Europa, non teme pi nessuno.
Talleyrand torna dallo zar e, rapidamente, il tono si fa concitato come sei
settimane prima. Agli occhi di Alessandro, il re di Sassonia  soltanto un
traditore.
Un traditore! esclama Talleyrand. Ecco un titolo che non si dovrebbe mai dare
ad un re e che, soprattutto, non dovrebbe mai uscire da una bocca nobile come
quella di Vostra Maest. Il diritto  qualcosa di molto reale e sacro che ci
toglie dallo stato di barbarie e Vostra Maest vorr riflettere ancora, io
spero, prima di urtare in questo modo il sentimento unanime dell'Europa.
Alessandro si dichiara sicuro dell'aiuto dell'Inghilterra e dell'Austria.
Talleyrand gli risponde che ne dubita (egli pu saperlo meglio di chiunque
altro, poich ha fatto di tutto per far naufragare la coalizione).
La misura della mia buona disposizione verso la Francia, allusione a Murat,
dipende da come si comporter la Francia verso la Russia. replica lo zar.
La Francia, ribatte Talleyrand, non vuole alcuna compiacenza, perch a Vienna
sostiene soltanto dei princpi.
Sono sempre gli stessi argomenti. I due uomini si lasciano irritati. La luna
di miele di Erfurt non  che un ricordo.
Con Metternich le cose non vanno meglio. Lo zar arriva perfino agli insulti.
Infine, tutti cominciano a domandarsi se era veramente utile sbarazzarsi della
dittatura dell'imperatore dei Francesi per cadere sotto quella dello zar di
tutte le Russie. E' necessario l'intervento dell'imperatore Francesco per
calmare Alessandro.
Nei saloni si continuano le danze, ma le note false si fanno sempre pi
numerose e gli stati maggiori risfoderano i piani di mobilitazione.
Insensibilmente, il re di Prussia, preoccupato di dover fare una guerra alla
quale non  preparato, si stacca dallo zar, che lo rimprovera ricordandogli la
loro amicizia nata sui campi di battaglia e lo taccia d'ingratitudine.
I due sovrani finiscono per mettersi d'accordo su nuove condizioni che pensano
debbano acquietare le paure dei loro alleati, ma commettono l'errore di
prendere militarmente possesso dei territori che vogliono annettersi. I Russi
concentrano le truppe sulla Vistola, i Prussiani occupano tutta la Sassonia.
E' un vero atto di forza e il principe di Schwarzenberg si precipita dallo zar
per ammonirlo sul pericolo che le sue ambizioni fanno correre all'Europa.
Alessandro si dichiara animato da buone intenzioni e ammette che forse si 
spinto troppo oltre.
Un altro affare contribuisce a guastare le relazioni tra Francia e Russia:
Alessandro vorrebbe far sposare la granduchessa Anna col duca di Berry,
secondogenito del conte di Artois. Luigi XVIII rifiuta, non ritenendola
abbastanza nobile. La ferita inferta all'amor proprio dello zar  tale che,
paradossalmente, egli si sente animato dai migliori sentimenti nei riguardi di
Napoleone e si oppone a che venga privato del possesso dell'isola d'Elba.
In quel momento, a Vienna, ognuno si domanda se Napoleone, che dista soltanto
due giorni di viaggio dalle coste francesi, non approfitter della situazione.
Talleyrand, che paventa tale pericolo, suggerisce perfino di spedirlo alle
Azzorre. Sa fin troppo bene che un ritorno dell'imperatore sarebbe la sua
definitiva rovina. Ma Napoleone non  ancora pronto.
Ora ci si pu certamente chiedere se Napoleone non avrebbe avuto maggiori
possibilit di successo nel dicembre 1814 che non nel marzo 1815.
La confusione  tale che Austria ed Inghilterra preparano un piano di guerra
comune col concorso dell'esercito francese, che per dimenticano di avvertire!
E' previsto che, nel marzo 1815, se le cose non andranno meglio, due eserciti
marceranno sulla Vistola contro i Russi e sull'Oder contro i Prussiani. I
Francesi entreranno in Boemia e in Westfalia. L'Inghilterra, i cui soldati si
battono in America, non parteciper con un proprio esercito, ma aiuter
ugualmente i nuovi coalizzati fornendo loro materiale bellico.
Il 10 dicembre Metternich dichiara categoricamente alla Prussia che non
otterr la Sassonia. Ci provoca la collera di tutti i marescialli prussiani
che il re Federico Guglielmo ha chiamato in aiuto e che vanno dicendo
dappertutto che essi sono i veri vincitori di Napoleone.
Talleyrand incontra per la terza volta Alessandro che, questa volta,  prodigo
di sorrisi per domandargli notizie... dell'esercito francese.
Per cercare di uscire da quel vicolo cieco, ognuno fa sordidi calcoli di
spostamenti di popolazioni e di rettifiche di frontiere. Infine si decide di
creare una grande commissione che, una volta per tutte, divider i territori.
La Prussia per non vuole che la Francia sia rappresentata in questa
commissione. Talleyrand minaccia di lasciare Vienna entro ventiquattr'ore.
Grazie alla mediazione di Castlereagh, alla Francia viene offerta una
poltrona. Ma, fin dalla prima seduta, la Prussia lancia un ultimatum: o le si
d la Sassonia o essa dichiara la guerra. Castlereagh, fuori di s, si
precipita da Talleyrand. Costui comprende che  ormai giunto il momento di
staccare l'Inghilterra e l'Austria dai loro due alleati, la Russia e la
Prussia.
Il 3 gennaio Talleyrand, Castlereagh e Metternich firmano un trattato segreto
che prevede la fornitura, da parte di ciascuno dei loro paesi, di un
contingente di centocinquantamila uomini, se l'equilibrio dell'Europa fosse
compromesso dalle pretese dei Russi e dei Prussiani.
Il 4 gennaio, Talleyrand pu scrivere a Luigi XVIII: Ora, Sire, la coalizione
 sciolta per sempre. Non soltanto la Francia non  pi isolata in Europa, ma
la Maest Vostra... marcia insieme con due delle pi grandi potenze e ben
presto avr con s gli Stati che professano altri principi politici. Il nostro
paese sar veramente la guida e l'anima di questa unione, formata per la
difesa dei principi che esso ha proclamato per primo.
A soli dieci mesi dal patto di Chaumont, concluso dagli alleati per abbattere
Napoleone e la Francia, si  effettivamente raggiunto un bel risultato e si
rimane colpiti nel constatare che Talleyrand ha finito per raggiungere lo
scopo di tutta la sua carriera: l'alleanza con l'Inghilterra e con l'Austria.
Sembra allora sicuro che la Prussia e la Russia saranno obbligate a fare delle
concessioni, poich, sulla carta, una guerra contro la nuova coalizione  per
loro persa in partenza.
Di colpo a Vienna scompare il clima di tensione: il timore lascia il posto al
sollievo e ben presto alla stanchezza. Ognuno ora ha fretta di tornare a casa
e le feste pi brillanti non hanno alcun successo, poich durano da troppo
tempo. Bisogna trovare qualche cosa d'altro e a trovarla sar Talleyrand: egli
propone, per il 21 gennaio, una grande cerimonia funebre in memoria di Luigi
XVI e Maria Antonietta, cosa, questa, che non pu che lusingare gli Austriaci!
E' cos che, ventidue anni dopo l'esecuzione del re di Francia, tutti i
sovrani d'Europa, circondati dalle loro corti, assistono nella cattedrale di
Santo Stefano a una solenne cerimonia voluta ed ordinata da Talleyrand.
Il 2 febbraio, all'ambasciata di Francia, l'ambiente  completamente diverso:
Talleyrand celebra il suo sessantunesimo compleanno. Fin dal mattino, gli
intimi sono presenti per assistere al suo risveglio e alla sua toeletta, come
un tempo presso i re di Francia. Avviluppato in un mantello di mussolina
pieghettata e stampata, il principe affida la sua capigliatura a due
parrucchieri. Un barbiere lo rade, un valletto cura la sua gamba, un altro gli
annoda la cravatta. Poi, maestosamente, Talleyrand si reca in un salottino, al
braccio di Dorotea, per ammirare i regali inviatigli dalle ammiratrici!
Le discussioni vanno per le lunghe... senza che nessuno si interessi
veramente. Si finisce col mettersi d'accordo per fare a pezzi la Sassonia, che
perde un terzo dei suoi abitanti e una met del suo territorio a vantaggio
della Prussia, che si accontenta di questa assegnazione. Il re di Sassonia 
liberato. Castlereagh, Talleyrand e Metternich si incaricano di strappargli il
consenso.
Qui si intacca una frontiera, l si divide un territorio, per cercare di dare
soddisfazione a tutti. Quando un re, un principe o un duca recalcitrano
troppo, si calma la sua collera con alcuni milioni di scudi, di franchi o di
lire, e cos, lentamente, si riordina il puzzle europeo.
Tutte le concessioni vengono raccolte in un Atto finale di cui si faranno
garanti gli otto firmatari del trattato di Parigi. Questo lavoro richiede
ancora alcune settimane. Il solo grosso ostacolo rimane la questione del trono
di Napoli, che Murat non vuole cedere in alcun modo. Troppo occupato ad
impedire che la Prussia si annetta tutta la Sassonia, Talleyrand ha alquanto
trascurato questo problema. Si decide... di non decidere niente, quando un
colpo di tuono scoppia e provoca immediatamente il panico sia a Vienna che in
tutta l'Europa: Napoleone  sbarcato a Golf-Juan!
La notizia giunge a Vienna nella notte dal 6 al 7 marzo. Napoleone sta
risalendo gi da sei giorni la Francia, facendo di ogni tappa un trionfo,
rendendo suoi alleati tutti coloro che sono venuti per opporsi al suo
ritorno... Metternich  persuaso che Napoleone arriver fino a Parigi.
Talleyrand pensa che voglia ricostituire un esercito e gettarsi sul nord
Italia. Nelle cancellerie si impazzisce addirittura; i corpi d'armata russi e
prussiani ricevono l'ordine di dirigersi a marce forzate verso il Reno.
Soltanto Talleyrand conserva il suo sangue freddo. Egli non crede alla
riuscita dell'operazione. L'avventura di Bonaparte, dice, si concluder
senz'altro come una farsa, e raccomanda agli alleati di trattare quel brigante
come si conviene.
Il 13 marzo, su sua richiesta, i rappresentanti delle otto potenze principali
firmano una dichiarazione che dice: Per quanto intimamente persuasi che tutta
la Francia, schierandosi accanto al suo sovrano legittimo, annienter
quest'ultimo tentativo di un disegno criminale ed impotente, i sovrani
d'Europa dichiarano che, se contro ogni previsione questo avvenimento potesse
risultare in qualche modo pericoloso, essi sarebbero pronti a dare al re di
Francia ed a tutto il suo paese gli aiuti necessari per ristabilire la loro
tranquillit.
Talleyrand non trova parole abbastanza forti per schiacciare l'imperatore.
Egli scrive alla duchessa di Curlandia, a proposito di questo documento: Non
credo, cara amica, che sia mai stata pubblicata una dichiarazione simile... La
storia non ci offre nessun altro esempio di repulsione da parte di tutto il
genere umano.
Egli apprende senza sorpresa che non figura sulla lista degli amnistiati, che
Napoleone ha fatto pubblicare al suo arrivo a Lione, e che tutti i suoi beni
sono stati posti sotto sequestro. Allo stesso modo non lo stupisce il
cambiamento dell'opinione pubblica e della maggior parte dei personaggi del
regime: Tutti i nomi che, otto giorni fa, si trovavano in calce alle suppliche
inviate al re, oggi sono in calce alle suppliche inviate a Bonaparte. Che
povera cosa  l'uomo! Il cervello ed il cuore di cui tanto si vanta, non
valgono i sentimenti degli animali interessati.
Talleyrand ha senza dubbio ragione sulla incostanza degli uomini, ma non 
certo il pi adatto a condannarla, lui che ha gi servito e tradito tanti
regimi! Tanto che, quando Napoleone cerca un uomo di fiducia per aiutarlo a
riprendere il potere, a chi pensa? A Talleyrand. Egli sa che lui solo  capace
di tener testa ai sovrani europei, che dimenticano di nuovo le loro divergenze
per fare fronte comune contro il comune pericolo.
Perci manda a Vienna molti emissari, con l'incarico di ricondurre Talleyrand
a Parigi. Ad uno di loro, Montrond, promette centomila lire di rendita se ci
riesce. E confida a Mollien: E' ancora l'uomo che meglio di tutti conosce
questo secolo e il mondo, i ministri e i popoli. Egli mi ha abbandonato, ma io
stesso l'avevo lasciato abbastanza bruscamente; si  ricordato dei miei addii
del 1814. Noi non eravamo sempre dello stesso parere, ma gli  capitato spesso
di darmi dei buoni consigli.
Per una volta ancora, l'ultima, si sente che Napoleone  pronto a perdonare e
a dimenticare. Ma Talleyrand sa che se accetta tutto l'edificio costruito
pazientemente a Vienna e la posizione della Francia saranno rimessi in causa,
poich non crede affatto al successo di questo ritorno prodigioso dell'Aquila.
Se non ne fosse persuaso, prenderebbe l'ultima diligenza per Parigi. Egli ha
preso troppo apertamente la parti della Restaurazione, per tornare indietro.
E' troppo compromesso: alcuni modesti compensi finanziari da parte dei
principi e dei re dei piccoli Stati, di cui ha difeso la causa al Congresso,
spazzano via le sue ultime esitazioni, se ancora ne aveva. Egli resta a
Vienna, abbandonando Napoleone alla sua sorte.
Il 19 marzo, giorno delle Palme, Luigi XVIII riprende la strada dell'esilio,
prima di fermarsi a Gand, e la sola cosa che rende inquieto Talleyrand 
sapere se egli ha portato con s le carte che potrebbero comprometterlo.
Il 20 marzo, compleanno di suo figlio, Napoleone rientra alle Tuileries e
riprende immediatamente il potere, ma  solo e non si fa pi illusioni:
Prevedo una lotta difficile, una lunga guerra, confida ai suoi intimi.
Egli ha ragione: Mai pi riconciliarsi con quest'uomo! grida lo zar a Vienna.
Tutto quello che volete, ma non quest'uomo. Il 25 marzo i quattro Grandi
ricostituiscono di nuovo la loro alleanza di Chaumont e Talleyrand vi aderisce
due giorni pi tardi.
A Parigi Fouch, di nuovo ministro della Polizia riprende a brigare contro il
tiranno. Lasciamolo vincere una o due battaglie; dice, poi perder la terza e
verr la nostra ora. Napoleone intuisce tutto e lo apostrofa: Fouch, siete un
traditore, dovrei farvi impiccare. Ma Fouch, imperturbabile, gli risponde:
Non sono del parere di Vostra Maest.
Fouch non sar impiccato, Napoleone perder la battaglia e spesso, durante i
Cento Giorni, rimpianger di non avere al suo fianco Talleyrand.
Col re in Belgio, solo e senza potere, con Napoleone al potere ma solo, a
Vienna Talleyrand non rappresenta che se stesso. Questa volta non pu impedire
che, resi pi ambiziosi dalla paura, i Grandi regolino fra di loro gli affari
che pi li interessano.
Essi non possono tornare sulle concessioni che sono stati obbligati a fare
durante i lunghi mesi dei negoziati, ma nonostante ci, riusciranno a
rinsaldare il loro blocco e ad assicurarsi ogni garanzia contro la Francia.
Tutti i piccoli Stati di cui Talleyrand aveva preso le difese vengono
inghiottiti, annessi, cancellati dalla carta geografica. La Germania diventa
una Confederazione, di cui l'imperatore d'Austria prende la presidenza a vita.
Oltre ad un terzo della Sassonia, la Prussia ottiene le province renane.
La Prussia  sul Reno. Questo solo fatto, agli occhi di molti, condanna
l'opera di Talleyrand a Vienna. A distanza di tempo risulta con molta evidenza
che si pu considerarlo un grosso errore. Ma la situazione nel 1815 non era
quella del 1870, del 1914 0 del 1936. Nel 1815 l'impero germanico non esisteva
ancora.
L'Austria si annette Venezia, il Piemonte, Genova, ma il regno di Napoli sar
reso ai Borboni e Metternich far fucilare Murat.
La Russia accetta l'indipendenza della Polonia, ma questa vorr subito
vendicarsi delle umiliazioni subite. Si sollever, sar schiacciata e
diventer una provincia dell'impero degli zar, in attesa di altre conquiste,
di altre occupazioni e di altre umiliazioni.
L'Inghilterra si impadronisce di alcune colonie e possedimenti per accrescere
il suo dominio sui mari ed esige la creazione di un regno dei Paesi Bassi, per
impedire definitivamente alla Francia di mettere la mani sul Belgio.
In breve, col pretesto di vendicare l'Europa, i quattro Grandi non fanno che
dividersela. Il Congresso di Vienna  alla base della Santa Alleanza che
dominer l'Europa per mezzo secolo. Intanto, la Francia  isolata totalmente,
entro i confini del 1792: tutti sono suoi nemici e nessuno vuole discutere con
lei, finch c' Napoleone. A Vienna Talleyrand le ha reso il suo posto, ma,
per mostrarsene degni, i Francesi devono cacciare l'imperatore che 
ritornato. Siccome non si decidono, non c' altra soluzione che ricominciare a
combattersi.
Talleyrand assiste alla divisione del bottino e, il 9 giugno, al posto che gli
spetta, appone la sua firma in fondo ai centoventuno articoli dell'Atto finale
del Congresso di Vienna. Certamente, egli  stato obbligato a sacrificare le
conquiste della Rivoluzione, ma ha impedito che la Prussia e la Russia
dominassero l'Europa. Non ha potuto evitare una nuova guerra contro Napoleone
ma ha forse impedito un conflitto generale. Egli pensava che la Francia era
necessaria all'equilibrio dell'Europa e a questo proposito era senz'altro
all'avanguardia nel suo tempo. Il ritorno di Napoleone dall'Elba ha comportato
un grosso rischio e minacciato di compromettere tutto. Al suo arrivo a Vienna,
il 23 settembre 1814, la Francia non era pi nulla. Ma, alla fine, il 10
giugno 1815, aveva di nuovo il suo posto fra le altre nazioni.
Il 12 giugno Napoleone lascia Parigi per prendere il comando dell'esercito.
Gli Alleati, di nuovo insieme, ammassano truppe in Belgio. Il 18 giugno
avviene l'ultimo combattimento nella pianura di Waterloo. Il giorno dopo
Talleyrand arriva ad Aix-la-Chapelle; ha notizia della disfatta di Napoleone
e, coll'animo sollevato, si rimette in viaggio, per raggiungere il re. Egli
pu senz'altro riconoscere che ha avuto ragione a sposare la causa dei
Borboni. Il 23 giugno, a Mons, ritrova Luigi XVIII e rende omaggio al grande,
ammirevole duca che ha battuto Napoleone e che porta il nome di Wellington.
Una nuova pagina della sua fantastica carriera  definitivamente chiusa.
Ma non  l'ultima. Talleyrand vivr ancora 23 anni, servir sotto tre regimi e
ne tradir almeno due, perch morir prima della fine del terzo, e ci sempre
in nome della Francia. Molte volte sembra sul punto di cadere, ma ogni volta
si salva in extremis e trasforma in vantaggio personale, in tutta l'estensione
del termine, ci che sembrava dover essere la sua rovina in senso proprio e
figurato.
Da principio  molto stupito di constatare che Luigi XVIII non l'accoglie a
braccia aperte. E tuttavia egli potrebbe dirgli: Chi ti ha fatto re prima del
Congresso e chi ti ha rimesso poi sul trono? Il re gli consiglia di andare a
fare una cura di acque termali! Vi faranno molto bene, gli dice. Sa che  un
uomo da temere, ma ha potuto giudicare anche quanto sia utile: come Napoleone,
Luigi XVIII vorrebbe farne a meno, ma non pu. Lo richiama, perci, e gli
chiede consiglio. Talleyrand gli raccomanda di non far nulla contro gli ex
rivoluzionari, di cui pu sempre aver bisogno, e di praticare una politica pi
liberale. La Monarchia, gli fa notare Talleyrand, non  pi concepibile se non
 paternalistica. Il popolo  stanco del potere assoluto.
Per aiutarlo nel suo compito, Talleyrand si avvale dei preziosi consigli di
Fouch, che si  conquistato una notevole influenza durante l'assenza del re e
di Talleyrand. E' di quell'epoca la celebre scena descritta da Chateaubriand,
che, riferendosi ad un incontro da lui fatto nell'anticamera del re, racconta:
Ad un tratto si apre la porta e silenziosamente si fa avanti il vizio,
appoggiato al braccio del delitto: Talleyrand sostenuto da Fouch; la visione
infernale passa lentamente davanti a me, entra nello studio del re e scompare.
Fouch veniva per giurare fedelt e ossequio al suo signore; il fedele
regicida, in ginocchio, unisce le mani che fecero cadere la testa di Luigi XVI
fra le mani del fratello del re martire: il vescovo apostata fa da testimone
al giuramento.
Il conte d'Artois rimprovera a Talleyrand di aver scelto male. Talleyrand gli
risponde: Monsignore me ne ringrazier quando sar re. ...Egli ha visto
giusto, ancora una volta.
Il 9 luglio, Talleyrand  nominato presidente del Consiglio, ma due mesi dopo
d le dimissioni, essendo riuscito a rendersi inviso a tutti, a cominciare dal
re, che lo vede partire con sollievo, pur sapendo che Talleyrand  il tipo
d'uomo che  pi pericoloso avere contro di s che al proprio fianco. E perci
lo nomina gran Ciambellano, con una pensione di centomila franchi. Nonostante
ci non cessano le sue malvagit contro il regime. Ad una donna, affetta da un
grave strabismo, che gli domandava come andavano le cose, risponde: Come voi
vedete, signora. La frase, in una sera, fa il giro di tutti i salotti.
Le sue critiche lo rendono talmente insopportabile, che il re deve impedirgli
di entrare alle Tuileries. Non avete intenzione di tornare a vivere in
campagna? gli domanda un giorno. No, Sire, gli risponde Talleyrand, a meno che
Vostra Maest non vada a Fontainebleau. Allora avrei l'onore di accompagnarvi
per adempiere ai doveri della mia carica. Luigi XVIII insiste: Ma, infine,
Valencay non  lontano da Parigi... Lo  pressappoco come Gand, risponde,
sferzante, Talleyrand.
Poich non si occupa pi degli affari di Stato, egli cura essenzialmente i
suoi affari privati e, soprattutto, cerca di ricavare pi danaro che pu dagli
archivi non compromettenti che possiede dal tempo in cui era ministro di
Napoleone e che vende... a Metternich.
Molti storici ammettono che Talleyrand abbia tradito l'imperatore. Pochi lo
perdonano per aver camminato sulle sue spoglie in maniera cos venale. Nel suo
testamento egli si giustifica cos: Possedendo un gran numero di lettere di
Buonaparte (egli spinge la sua vendetta fino al punto di ridare all'imperatore
il suo nome corso), ho riflettuto a lungo se, senza mancare a nessun dovere,
neppure a quello della convenienza, mi era permesso servirmene, e qual era il
modo migliore per farlo. La rivelazione del loro contenuto non poteva
aggravare la sorte del suo autore; non poteva neppure contrastare con gli
interessi della Francia, potendo solo servire a completare la lezione e a far
capire ai sovrani quale pericolo li avesse minacciati e con quale arte fossero
stati ingannati o affascinati.
Qualunque cosa dica o finga di lasciar credere, Talleyrand pensa spesso allo
straordinario periodo in cui ha collaborato con Napoleone, mentre da parte
sua, a Sant'Elena, l'imperatore deposto parla spesso di Talleyrand. Lo diffama
per la sua venalit, lo tratta da vile, si burla di sua moglie, afferma di non
aver mai conosciuto un essere pi immorale e pi chiuso: Un buffone sposato ad
una donna di malaffare. afferma Napoleone con disprezzo. Gliene vuole
soprattutto per avergli consigliato l'arresto del duca d'Enghien e la guerra
di Spagna. Dice con fatalismo: Morir sicuramente nel suo letto, ci che prova
che non esiste un Dio vendicatore, ma, vicino come non mai alla morte, non
parla del tradimento di Erfurt o di altri oggi indiscutibili, per la semplice
ragione che li ignora. Quando dice a Las Cases che Talleyrand era sempre in
stato di tradimento o di complicit con la fortuna, egli pensa unicamente al
1814, al Direttorio, a Brumaio. E nel suo testamento si legge: I due risultati
cos disgraziati delle invasioni della Francia, quando essa era ancora piena
di risorse, sono dovuti ai tradimenti di Marmont, Angereau, Talleyrand e
Lafayette: io li perdono. Possano i posteri perdonarli come me.
Il 5 maggio 1821, sulle rocce di Sant'Elena si ferma il pi potente soffio di
vita che abbia mai animato argilla umana. Talleyrand apprende la morte di
Napoleone in casa di un'Inglese, Mrs. Craufund. La donna grida: Dio mio, che
avvenimento! Anche in una simile circostanza, Talleyrand si sente in dovere di
mettersi una maschera e dire una battuta: No, signora, risponde in tono
glaciale, non  un avvenimento,  una notizia.
Per, alcuni giorni dopo, parlando con alcuni suoi amici riconosce che
l'imperatore  stato un grande uomo, nonostante gli errori: Il suo talento,
dice, era sorprendente. Niente uguagliava la sua energia, la sua
immaginazione, il suo spirito, la sua capacit di lavoro, la sua facilit nel
produrre... La sua carriera  la pi stupefacente che si sia vista da mille
anni a questa parte. Egli ha commesso tre errori capitali: la Spagna, la
Russia e il Papa, e ad essi  da attribuire la sua caduta... Fu un grand'uomo,
un uomo straordinario sia per le sue capacit che per la sua fortuna. Per lo
meno,  cos che, ripensandoci, io che l'ho visto molto e da vicino, sono
disposto a considerarlo. E' certamente l'essere pi straordinario che sia
vissuto nel nostro tempo e da parecchi secoli.
Quelli che hanno inteso pronunciare da Talleyrand questa orazione funebre sono
tutti d'accordo: per una volta almeno era sincero.
E quando, nel 1836, aggiunge un codicillo al suo testamento,  soprattutto,
per scrivere: Messo da Bonaparte stesso nella condizione di optare per la
Francia o per lui, ho fatto la scelta che mi era imposta dal pi imperioso
dovere, ma addolorandomi di non poter pi, come per il passato, confondere in
uno stesso affetto gli interessi del mio paese ed i suoi. Ci nondimeno, fino
alla mia ultima ora, non potr dimenticare che  stato il mio benefattore.
E', insieme, la giustificazione di una condotta spesso ambigua e un omaggio
che forse ci si aspettava pi caloroso. Ma il calore umano  un sentimento che
Talleyrand non conosce. In nome della legittimit che per lui rappresenta la
Carta del 1814, dopo Luigi XVIII, egli presta giuramento a Carlo X, che
tradisce a sua volta, perch firma delle ordinanze che, secondo lui, sono esse
pure illegittime.
Fedele alla sua tattica, Talleyrand attende che i regimi che serve si
condannino da soli e, avendo pi o meno contribuito alla loro caduta, si
presenta come il solo vero uomo capace di risollevare la situazione.
Quando si vide che la rivoluzione del 1830 stava per trionfare e che si
parlava del duca d'Orlans come successore di Carlo X, il duca fa consultare
Talleyrand. Questi gli fa rispondere di accettare. Il duca pu diventare re di
Francia ed adottare il tricolore. Talleyrand ha settantasei anni e diventa...
ambasciatore a Londra, dove applica la politica che predicava nel 1792! In
quarant'anni di relazioni tra la Francia e l'Inghilterra ci sono stati pi di
vent'anni di guerra e tra il rivoluzionario e l'ambasciatore di Francia, c'
stato il ministro del Congresso di Vienna. Ma Talleyrand pu sempre dire: Io
non ho mai cambiato idea.
Il cerchio, per il diplomatico,  chiuso; resta solo che si chiuda anche per
l'uomo. A questo ex-vescovo che ha tanto peccato non resta che chiedere
perdono, non agli uomini, ma a Dio, il solo essere davanti al quale, egli lo
sa, dovr finalmente inchinarsi, il solo col quale neppure lui potr impiegare
l'astuzia. Egli si ricorda che il motto dei Talleyrand-Prigord : Rien qu
Diou (Niente altro che Dio).
Quando sente che l'ora s'avvicina, capisce che bisogna mettersi in regola con
la propria coscienza e si confida con l'abate Dupanloup. Il suo libro
preferito : L'imitazione di Cristo, ed egli scrive al Papa una lettera nella
quale confessa i suoi errori. Agonizza per quattro giorni, chiede di ricevere
l'estrema unzione sulle mani giunte, ricordandosi di essere vescovo, e muore
il 17 maggio 1838, alle tre del pomeriggio. Ben presto per Parigi si
diffondono le ultime battute che Talleyrand avrebbe pronunciato. Ma sono tutte
inventate. L'ultima battuta sarebbe stata invece pronunciata da Luigi Filippo.
A chi gli riferiva la frase di Talleyrand: Soffro le pene dell'inferno, il re
avrebbe risposto semplicemente: Di gi?
Due riflessioni bastano da sole a definire quale tipo d'uomo sia stato
Talleyrand. A coloro che gli domandavano come avesse passato il periodo della
Rivoluzione, in cui tante teste cadevano, egli poteva rispondere come Sieys:
Ho vissuto. A coloro che gli domandavano come mai, a Vienna, egli aveva potuto
avere finalmente una parte cos importante, al punto da restituire alla
Francia il suo posto in Europa, egli rispondeva semplicemente: Ho zoppicato.
Talleyrand ha molto vissuto e molto zoppicato.
La conclusione di questa straordinaria esistenza verr da un giovane scrittore
dell'epoca. Sotto il titolo: Cose viste, Victor Hugo scrive: Ebbene, l'altro
ieri, 17 maggio 1838, quest'uomo  morto. Dei medici ne hanno imbalsamato il
cadavere... Dopo aver trasformato il principe di Talleyrand in mummia e aver
rinchiuso questa mummia in una bara foderata di seta bianca, essi si sono
ritirati, lasciando sul tavolo quel cervello che aveva pensato tante cose,
ispirato tanti uomini, costruito tanti edifici, condotto due rivoluzioni,
ingannato venti re, contenuto il mondo. Partiti i medici,  entrato un
cameriere e ha visto ci che avevano lasciato: Guarda! Hanno dimenticato
questo. Che farne? Si  ricordato che nella strada c'era uno scarico, c'
andato ed ha gettato il cervello nello scarico. Finis rerum.

FINE.
