Gregorio di Nissa (santo)
LA VERGINIT

Lettera che anticipa quanto viene esposto in seguito, consistente
in un'esortazione alla vita virtuosa

Lo scopo del trattato  d'infondere in coloro che lo leggeranno il
desiderio della vita virtuosa. Poich, come dice il divino apostolo, la
vita secolare  soggetta a molte distrazioni, il nostro scritto non pu
fare a meno di raccomandare la vita basata sulla verginit come porta
d'ingresso ad una condotta pi saggia: per coloro che si trovano
impigliati nella vita comune non  facile, in effetti, attendere con la
necessaria serenit di spirito alla vita pi divina, mentre coloro che
si sono totalmente staccati dal turbine della vita secolare hanno
maggiori possibilit di dedicarsi ininterrottamente alle pi alte
occupazioni. L'esortazione non riesce da sola a persuadere, e con il
semplice discorso non  facile indurre o spronare qualcuno a fare
qualcosa di utile, se prima non si fa vedere la nobilt dello scopo a
cui si esorta l'ascoltatore; per questa ragione, il nostro discorso
partendo dall'encomio della verginit termina con l'esortazione. E
poich la bellezza di una determinata cosa  in un certo senso posta
maggiormente in risalto dal raffronto con il suo contrario, abbiamo
dovuto ricordare anche gli aspetti sgradevoli della vita secolare.
Quindi, seguendo il metodo migliore, abbiamo dato uno schizzo della vita
spirituale, e fatto vedere come colui che  assorbito dai pensieri del
mondo non possa raggiungerla. I desideri corporei sono sopiti in coloro
che hanno rinunziato al mondo; di conseguenza, abbiamo cercato di dare
un contorno preciso a quello che deve essere il vero oggetto dei nostri
desideri: proprio in vista di quest'oggetto abbiamo ricevuto dal
creatore della nostra natura la facolt di desiderare. Una volta che
l'avremo rivelato nei limiti delle nostre possibilit, potremo anche
pensare al modo di conseguire questo bene. La vera verginit, quella che
purifica da tutte le sozzure prodotte dai peccati, si rivela dunque
adatta a tale intento, di modo che tutta la parte centrale del nostro
discorso, anche se d l'impressione di trattare altri argomenti, mira in
realt al suo encomio. Per non dilungarsi troppo, il trattato ha
preferito sorvolare sulle regole particolari proprie di tale tipo di
vita, praticate da coloro che perseguono questo nobile ideale:
introducendo le sue esortazioni con consigli pi generali, esso
abbraccia in un certo senso anche le questioni singole, in modo da non
tralasciare quanto  necessario e da evitare una lunghezza eccessiva.
Data l'abitudine che tutti hanno di dedicarsi pi volentieri a
quell'occupazione da cui vedono altri acquistare fama, non abbiamo
potuto non ricordare i santi che sono divenuti illustri con il celibato.
Ma poich gli esempi riportati nella narrazione non valgono a realizzare
la virt quanto la viva voce ed i buoni esempi viventi, abbiamo dovuto
ricordare verso la fine del trattato il nostro piissimo vescovo e padre
come il solo che  capace di educare a tale norma di vita. Non ne
abbiamo ricordato il nome; mediante certe allusioni, il trattato fa per
capire che  proprio lui la persona di cui si parla. In tal modo, coloro
che in futuro lo leggeranno non solo non giudicheranno inutile il
consiglio che esorta i giovani a frequentare la compagnia di un uomo
morto, ma, pensando soltanto a come deve essere il maestro di tale vita,
saranno anche in grado di scegliersi come guide coloro che la grazia
divina avr mostrato degni di sovrintendere ad una condotta di vita
conforme alla virt: o troveranno la persona che cercano, o sapranno
bene come bisogna essere. La successione degli argomenti  la seguente:
1. La verginit  superiore ad ogni encomio. 2. La verginit rappresenta
la perfezione propria della natura divina ed incorporea. 3. Ricordo
degli aspetti spiacevoli della vita matrimoniale; si fa anche notare che
l'autore del trattato non  celibe. 4. Tutte le assurdit della vita si
originano dal matrimonio; come deve essere colui che si  veramente
staccato dalla vita secolare. 5. L'assenza di passioni nell'anima  pi
importante della purezza del corpo. 6. Elia e Giovanni seguirono la
severa regola di questo tipo di vita. 7. Il matrimonio non va annoverato
tra le cose condannabili. 8. Chi ha l'anima molto divisa difficilmente
riesce a raggiungere lo scopo pi alto. 9.  in genere difficile
cambiare le proprie abitudini. 10. Qual  l'oggetto che si deve
desiderare veramente. 11. Come si pu giungere a pensare alla vera
bellezza. 12. Chi si  purificato  in grado di contemplare in se stesso
la bellezza divina; della causa del male. 13. L'inizio della cura di se
stessi  la rinunzia al matrimonio. 14. La verginit  superiore al
potere della morte. 15. La vera verginit si vede in tutto ci che si
fa. 16. Tutte le occasioni di abbandono della virt presentano un uguale
pericolo. 17.  imperfetto nei riguardi del bene chi  difettoso anche
in una sola delle pratiche virtuose. 18. Tutte le facolt dell'anima
devono mirare alla virt. 19. Ricordo di Maria sorella di Aronne, come
colei che inaugur questo tipo di vita perfetta. 20.  impossibile
essere schiavi dei piaceri corporei e nello stesso tempo cogliere i
frutti della gioia divina. 21. Colui che ha scelto una severa disciplina
di vita deve estraniarsi da ogni tipo di piacere corporeo. 22. Non
bisogna praticare la continenza al di l del necessario; alla perfezione
dell'anima si oppone sia la carnosit del corpo che la mortificazione
priva di misura. 23. Colui che desidera apprendere la severa regola di
questo tipo di vita deve farsi istruire da chi ha realizzato tale
perfezione.

1. La verginit  superiore ad ogni encomio.
Il tipo nobile di verginit, onorato da tutti coloro che fanno
consistere la bellezza nella purezza, si trova soltanto in chi 
benevolmente assistito dalla grazia divina nella sua. lotta per la
realizzazione di questo bel desiderio, e riceve quindi una lode adeguata
dall'aggettivo che l'accompagna. Il termine "incorruttibile", che molti
usano abitualmente per caratterizzare la verginit,  infatti indice
della sua purezza. Grazie a tale termine equivalente  possibile
comprendere la superiorit ed il pregio di questa grazia, giacch tra i
tanti modi in cui la virt si realizza, solo essa  stata onorata con
l'appellativo "incorruttibile". Se poi bisogna glorificare con elogi
questo grande dono di Dio, a garantire la sua fama basta il divino
apostolo, che sotto poche parole ha nascosto tutti i pi alti encomi,
chiamando santa ed irreprensibile colei che se ne  adornata. Se la
nobile verginit si realizza quando si diventa irreprensibili e santi (a
ragione questi appellativi si applicano in primo luogo al Dio
incorruttibile), quale lode della verginit  pi grande di quella che,
servendosi proprio di tali aggettivi, la mostra nell'atto di deificare
in un certo senso coloro che sono partecipi dei suoi puri misteri fino
al punto di godere della gloria dell'unico Dio veramente santo ed
irreprensibile e d'imparentarsi con lui grazie alla purezza ed
all'incorruttibilit? Coloro che dilungano le lodi in discorsi
particolareggiati nell'intento di aggiungere qualcosa al carattere
meraviglioso della verginit non si accorgono a mio giudizio di nuocere
allo scopo che perseguono e di rendere sospetta la lode con le loro
esaltazioni esagerate. Le cose splendide della natura, quali il cielo,
il sole o le altre meraviglie dell'universo, possiedono in se stesse il
loro carattere meraviglioso e non hanno bisogno dell'apologia dei
discorsi; soltanto alle occupazioni pi umili il discorso fa da sostegno
ed aggiunge una parvenza di grandezza, rievocando le lodi. Per questo
motivo si nutrono spesso dei sospetti nei confronti delle meraviglie
approntate dai discorsi, come se si trattasse di cose sofisticate dagli
uomini. L'unica lode appropriata che si pu fare della verginit
consiste nel mostrare come questa virt sia superiore agli elogi e nel
provare la propria ammirazione per la purezza pi con il proprio modo di
vivere che con le parole. Chi per ambizione la prende come argomento dei
suoi encomi, se  convinto che  possibile magnificare con discorsi
umani una grazia cos grande, sembra vedere nella goccia prodotta dai
suoi sudori un'aggiunta considerevole al mare infinito: o sopravvaluta
la sue possibilit o non conosce ci che loda.

2. La verginit rappresenta la perfezione propria alla natura
divina ed incorporea.
Ci occorre una grande intelligenza per comprendere la sublimit di
questa grazia, che  pensabile nel Padre incorruttibile; ma la cosa pi
straordinaria  che la verginit si trova nel Padre che pure ha un
figlio che ha generato senza essere soggetto a passioni. Parimenti la si
rivede nel Dio unigenito dispensatore d'incorruttibilit, nel momento in
cui risplende nella sua generazione pura e scevra da passioni. Altro
fatto ugualmente straordinario  rappresentato dal Figlio, quando si
pensa che  nato dalla verginit. Allo stesso modo si pu contemplare
questo stato nella purezza incorruttibile propria della natura dello
Spirito Santo: quando si parla di purezza e d'incorruttibilit, con
questi due termini si allude proprio alla verginit. Essa si accompagna
anche alle nature ultramondane; grazie alla mancanza di passioni, 
presente nelle potenze superiori, senza mai separarsi dalle nature
divine e senza mai attaccarsi a quelle opposte. Tutti gli esseri che o
per natura o per libera scelta si rivolgono alla virt si vantano della
purezza e dell'incorruttibilit; e tutti gli esseri a cui  stata
assegnata una collocazione opposta sono quello che sono e vengono
chiamati cos come vengono chiamati proprio perch hanno perso la
purezza. Quale discorso sar dunque cos potente da eguagliare una
grazia cos grande? O come non bisogna temere di nuocere con delle lodi
ricercate allo splendore di una cosa cos sublime, rendendo la sua
gloria inferiore all'idea che se ne erano fatta gli ascoltatori? Poich
 impossibile elevare il discorso all'altezza dell'argomento,  meglio
lasciare da parte ogni encomio della verginit e, nei limiti del
possibile, ricordare sempre questa grazia divina parlando del bene che,
pur essendo una propriet ed un privilegio della natura incorporea, 
stato elargito dall'amore di Dio a coloro che hanno ottenuto la vita per
mezzo della carne e del sangue:  proprio quest'amore di Dio che,
offrendo la partecipazione alla purezza come una mano soccorritrice,
corregge la natura umana abbattuta dagli atteggiamenti passionali e la
guida alla contemplazione delle cose superiori. A mio parere, nostro
Signore Ges Cristo, la fonte dell'incorruttibilit,  venuto al mondo
senza aver bisogno dell'atto coniugale per mostrare, con il carattere
della sua incarnazione, il grande mistero dovuto al fatto che la
presenza e la venuta di Dio nel mondo possono trovare degna accoglienza
solo in quella purezza che non si pu realizzare in misura adeguata se
non ci si estranea totalmente dalle passioni della carne. Quello che si
verific fisicamente in Maria immacolata quando la pienezza della
divinit risplendette in Cristo attraverso la verginit, si ripete anche
in ogni anima che resta vergine seguendo la ragione, anche se il Signore
non  pi presente materialmente. Dice infatti l'apostolo: "Non
conosciamo pi Cristo secondo la carne"; pur tuttavia, come ricorda un
luogo del Vangelo, Egli si stabilisce spiritualmente nell'anima vergine
e conduce con s anche il Padre. Poich dunque la verginit  cos
potente da rimanere nei cieli presso il Padre degli spiriti, da danzare
assieme alle potenze ultramondane e da inserirsi nello stesso tempo
anche nell'economia della salvezza umana facendo scendere Dio con s
fino a renderlo partecipe della vita degli uomini, elevando l'uomo al
desiderio delle cose celesti, divenendo come il legame di parentela tra
l'uomo e Dio e rendendo concordi, grazie alla sua mediazione, le cose
che per natura sono distanti tra loro, quale discorso risulter mai
capace di elevarsi alla sublimit di questa meraviglia? Giacch per
sarebbe del tutto fuori luogo dare l'impressione di essere come muti o
insensibili e scegliere una di queste due alternative, o far mostra di
non riconoscere la bellezza della verginit o apparire apatici ed
inamovibili nei confronti della percezione delle cose belle, abbiamo
pensato di dover dire poche cose su di essa per mostrare la nostra
assoluta obbedienza verso chi ci ha ordinato di parlare su
quest'argomento. Nessuno per cerchi in noi discorsi enfatici: non
avendo dimestichezza con questo modo di parlare, non potremmo farli
neanche di proposito. E se anche fossimo capaci di fare dell'enfasi, non
preferiremmo acquistarci fama presso poche persone piuttosto che essere
utili a tutti. Penso che l'uomo assennato tra tutti i mezzi espressivi
debba ricercare non quelli che lo rendono pi ammirato rispetto alla
massa, ma quelli con cui pu giovare sia a se stesso che agli altri.

3. Ricordo degli aspetti spiacevoli della vita matrimoniale; si
fa anche notare che l'autore del trattato non  celibe.
Potessi trarre anch'io qualche profitto da tale pratica di vita! Con
quanto maggiore entusiasmo mi sarei sobbarcato a questa fatica se, come
dice la Scrittura, mi fossi impegnato nel mio discorso "animato dalla
speranza di godere anch'io dei frutti dell'aratro e della trebbiatura"!
Ora invece la conoscenza della bellezza della verginit  per me in un
certo senso vana ed inutile, cos come lo sono "i prodotti della terra
per il bue che munito di museruola rivolta il terreno dell'aia" o come
lo  per l'assetato l'acqua che scorre gi da un precipizio quando non
pu essere raggiunta. Beati coloro che possono scegliere liberamente le
cose migliori e che non ne vengono tenuti lontani dopo essere stati
catturati dalla vita comune! Noi siamo invece separati come da un abisso
dalla gloria della verginit, alla quale non pu giungere chi ha
cominciato ad imprimere le sue orme sul cammino della vita secolare. Per
questo noi non siamo che degli spettatori delle altrui bellezze e dei
testimoni dell'altrui beatitudine: anche se ci siamo fatti una bella
idea della verginit, la nostra sorte  simile a quella dei cuochi e dei
servi, che fanno gustare ad altri la lussuosa tavola dei ricchi senza
poter prendere nulla di ci che  stato preparato. Come saremmo stati
felici se le cose non fossero andate cos e se non avessimo conosciuto
il bello in seguito ad un tardo pentimento! Sono invece veramente
invidiabili e si trovano in uno stato che non conosce preghiere e
desideri coloro che non si sono preclusa la possibilit di godere di
questi beni. Come si crucciano e si addolorano per la loro condizione
coloro che raffrontano il lusso della ricchezza con la propria povert,
cos noi, quanto pi riconosciamo la ricchezza della verginit, tanto
pi commiseriamo l'altro tipo di vita, e avendo in mente le cose
migliori arriviamo a comprendere di quali e quanti beni esso sia privo.
Non parlo soltanto dei beni che la vita futura riserva a chi  vissuto
secondo la virt, ma anche di quelli che offre la vita presente. Se si
esaminasse con cura la differenza tra la nostra vita secolare e la
verginit, si vedrebbe che tra le due vite esiste pressappoco lo stesso
divario che c' tra le cose terrene e quelle celesti; chi osserver pi
da vicino i fatti potr rendersi conto della verit delle mie parole. Da
dove si deve cominciare, per dipingere questa vita difficile con le
tinte tragiche che le si addicono? O come si possono portare sotto gli
occhi i suoi mali comuni, che tutti conoscono per diretta esperienza e
che tuttavia la natura riesce a nascondere non so come a coloro che pure
li conoscono, data la propensione degli uomini ad ignorare i frangenti
in cui si trovano? Vuoi che cominciamo dagli aspetti pi seducenti? La
prima cosa che si cerca nel matrimonio  il raggiungimento di una
piacevole vita in comune. Ammettiamo che questa si realizzi, e
presentiamo pure un matrimonio felice sotto tutti i punti di vista:
diamo per scontate la stirpe illustre, la ricchezza sufficiente, l'et
coincidente, la bellezza fiorente, quella grande attrazione che si pu
supporre presente in ciascuno dei due pi che nell'altro, e quella
piacevole emulazione grazie alla quale ciascuno dei due vuol superare se
stesso nelle manifestazioni amorose. Aggiungiamo pure la fama, la
potenza, la pompa, e tutto ci che preferisci. Considera per i dolori
che necessariamente si accompagnano ai beni che abbiamo enumerato e che
li consumano lentamente. Non mi riferisco all'invidia di cui sono
oggetto le persone illustri, n al fatto che il sembrare di essere
fortunati nella vita attira le insidie degli uomini, e neppure al fatto
che chiunque non gode di un bene in misura uguale  naturalmente portato
ad invidiare chi sta meglio di lui, anche se per questi motivi la vita
di chi sembra essere felice  insidiata dai sospetti e procura pi
dolori che piaceri. Tralascio tutto ci: ammettiamo pure che l'invidia
non prenda di mira costoro, anche se  ben difficile trovare una persona
a cui tocchino contemporaneamente questi due privilegi, quello di essere
pi felice degli altri e quello di non essere oggetto d'invidia. Se
vuoi, supponiamo priva di tutti questi mali la loro vita. Vediamo
piuttosto se pu essere felice chi si trova in una simile situazione
fortunata. Tu mi chiederai: "Quale sar mai allora questo dolore, se
neanche l'invidia tocca le persone felici?". Io dico che  proprio
l'assoluta felicit della loro vita a fare da esca al dolore. Finch
sono uomini - esseri mortali e caduchi - e guardano le tombe dei loro
antenati, non possono separarsi dai dolori, tanto questi sono uniti alla
loro vita: basta che abbiano un solo barlume di ragione. L'attesa
continua della morte, che non  riconoscibile con dei segni precisi e
che data l'incertezza del futuro terrorizza come se fosse sempre
imminente, guasta la felicit del momento e turba ogni gioia con la
paura di ci che si aspetta. Fosse possibile sapere prima della prova
quello che hanno subito coloro che sono stati provati! Se infatti ci si
potesse introdurre in questo tipo di vita con qualche sotterfugio per
rendersi conto della situazione, quanti correrebbero spontaneamente ad
abbracciare la verginit, abbandonando il matrimonio! Come si starebbe
attenti a non lasciarsi prendere dalle trappole che non offrono scampo!
Il dolore che esse procurano non lo si pu immaginare con esattezza, se
non si cade prigionieri delle loro reti. Se fosse possibile guardare
senza rischio, si vedrebbe la gran confusione prodotta dalle
contrariet, il riso mescolato alle lacrime, il dolore unito alla gioia,
l'attesa della morte che  presente in tutti gli avvenimenti e che tocca
ogni cosa piacevole. Quando lo sposo vede il viso amato, subito
s'insinua in lui anche la paura della separazione; e se sente la
dolcissima voce della sposa, pensa al momento in cui non la sentir pi;
e quando la contemplazione della bellezza lo fa gioire, allora
soprattutto teme l'arrivo del dolore; se poi pensa ai pregi della
giovinezza e a tutto ci a cui ambiscono gli stolti, come lo sguardo che
risplende sotto le ciglia, le sopracciglia che si stendono sopra gli
occhi, la guancia dal sorriso dolce e delicato, le labbra fiorenti
grazie al loro rosso naturale, i capelli folti, fermati da fili d'oro e
risplendenti sul capo grazie alle trecce variegate, e tutti questi
splendori caduchi, proprio allora, purch abbia un minimo
d'intelligenza, comprende nel suo intimo che questa bellezza  destinata
a dileguarsi, a dissolversi ed a svanire nel nulla: le sue attuali
sembianze si tramutano in ossa fetide e ripugnanti, senza lasciare
tracce, ricordi o resti della presente fioritura. Se penser a queste
cose e ad altre simili, potr forse vivere felice? Potr essere sicuro
che i beni che gli sono a portata di mano gli rimarranno sempre? Da
quanto si  detto risulta invece chiaro che, come dopo un sogno
ingannevole, si trover nell'imbarazzo, non nutrir pi fiducia nella
vita e considerer quelli che sembrano beni come cose a lui estranee: se
ha un minimo di capacit di osservazione, capir perfettamente che
nessuna di quelle cose che nella vita ci appaiono come beni si rivela
nella sua reale natura, giacch la vita stessa, servendosi di sembianze
ingannevoli, ci mostra le cose diverse da quello che in realt sono,
inganna con vane illusioni chi crede ciecamente in lei, si nasconde
sotto mentite spoglie ed infine, dopo varie vicissitudini, si rivela
improvvisamente diversa dalle speranze umane, che s'introducono con
l'inganno nella mente degli stolti. Chi tien conto di tutto questo quale
valore potr pi dare ai piaceri della vita? Quando potr veramente
godere, o gioire di quei beni che sembrano essere a sua disposizione?
Sconvolto dalla paura di eventuali cambiamenti, non rimarr invece
sempre insensibile al godimento dei beni di cui pu disporre? Tralascio
i segni, i sogni e simili altre sciocchezze, cose tutte che una
consuetudine insensata rende oggetto di una superstiziosa osservanza e
che vengono interpretate nel senso peggiore. Il momento del parto
sorprende per la sposa; si pensa allora non alla nascita del figlio, ma
alla presenza della morte, giacch il parto fa temere il decesso della
madre incinta. Molte volte gli sposi non sono stati ingannati da questi
foschi presagi: prima di celebrare il genetliaco, prima di potere
assaporare qualcuno dei beni in cui avevano sperato, subito vedono la
loro gioia tramutarsi in pianto. Ribollono ancora per l'incanto amoroso,
sono ancora all'acme dei loro desideri, ancora non hanno potuto gustare
i maggiori piaceri della vita, quando, come in un sogno, si trovano
separati all'improvviso da tutti i beni che avevano a portata di mano. E
che cosa accade successivamente? La camera nuziale  saccheggiata dai
familiari come da dei nemici: non  essa, ma la morte a menar vanto,
grazie alla tomba. In tale circostanza si levano invocazioni inutili, si
battono invano le mani; si ricorda la vita precedente, si maledicono
coloro che hanno consigliato le nozze, si rimproverano gli amici che non
le hanno proibite; s'incolpano i genitori, vivi o morti che siano; ci si
adira contro la vita umana, si accusa tutta la natura, la stessa
provvidenza divina diventa oggetto di molti rimproveri e accuse; si
combatte contro se stessi, si  in guerra con chi cerca di consigliare;
non si indietreggia di fronte alle cose pi strane, siano esse parole o
fatti. Spesso, quando il dolore trabocca e la ragione viene inghiottita
dalla disperazione in un modo che desta sorpresa, la tragedia ha un
epilogo ancora pi amaro, giacch neanche il coniuge che  rimasto
riesce a sopravvivere alla disgrazia. Ma questo non si verifica.
Facciamo l'ipotesi migliore, supponendo che la sposa sia scampata ai
pericoli del parto e che alla coppia sia nato un figlio, l'immagine
stessa della bellezza dei genitori. E allora? I motivi del cruccio sono
forse per questo diminuiti, o non si sono piuttosto accresciuti? I
coniugi continuano ad avere le preoccupazioni di prima, ed in pi hanno
quelle per il figlio, nel timore che durante la crescita accada qualcosa
di spiacevole, che si verifichi qualche disgrazia, o che qualche evento
non desiderato sia foriero di malattie, di lesioni o di pericoli. Queste
sono le preoccupazioni comuni ad entrambi gli sposi; ma chi potrebbe
enumerare quelle che affliggono in particolare la sposa? Tralasciamo
pure quelle banali e note a tutti, come il peso della gravidanza, il
pericolo del parto, la fatica dell'allevamento, il fatto che un
frammento del suo cuore se ne va con il figlio generato e che, se ha
molti figli, la sua anima si divide in tante parti quanti sono i figli
che ha avuto, di modo che essa sente nelle proprie viscere ci che
accade a ciascuno di loro. Ma perch parlare di tutte queste cose,
universalmente note? Poich per, come dice il divino oracolo, la sposa
"non  padrona di se stessa"" ma "va da colui che in virt del
matrimonio  il suo padrone", anche se si separa per poco tempo dal
marito,  come se fosse separata dalla propria testa: non sopporta la
solitudine, ma considera anche una breve lontananza dello sposo come
un'esercitazione alla vedovanza. La paura le fa subito dimenticare le
speranze pi belle. Per questo, piena di turbamento e di spavento,
rimane con l'occhio fisso sull'ingresso di casa, mentre le sue orecchie
ascoltano tutte le chiacchiere che si dicono intorno; il suo cuore 
come frustato dalla paura, e prima ancora che giunga qualche notizia, il
solo rumore sentito dinanzi alla porta, vero o supposto che sia, le
scuote improvvisamente l'animo come se fosse un annunciatore di mali. Le
notizie che vengono da fuori potrebbero forse essere buone, e non
rappresentare un motivo di timore; eppure, lo svenimento precede
l'annunzio e fa volgere la mente dai pensieri belli a quelli contrari.
Questa  la vita delle persone felici.  veramente una bella vita! Non 
certo paragonabile alla libert assicurata dalla verginit. Eppure il
nostro discorso, mentre procedeva, ha tralasciato molte cose ancora pi
tristi. Spesso la sposa, ancora giovane nel corpo, ancora brillante
dello splendore delle nozze, e forse ancora in preda al rossore che la
sorprende all'arrivo dello sposo e alla vergogna che le fa abbassare lo
sguardo, proprio quando i desideri si fanno pi ardenti anche se il
pudore impedisce loro di manifestarsi, rimane improvvisamente vedova,
disgraziata e sola, attirando su di s tutti gli appellativi pi brutti:
la disgrazia sopravvenuta tinge di nero improvvisamente e veste a lutto
colei che fino a quel momento risplendeva, che aveva le vesti bianche e
che era da tutti ammirata, rovinando la grazia che  propria delle
giovani spose. La tenebra si sostituisce allo splendore del talamo,
mentre le donne pagate per lamentarsi prolungano i suoi pianti; chi
cerca di consolarla nel suo dolore finisce con l'essere odiato; lei
stessa prova disgusto per i cibi, mentre il suo corpo si consuma, il suo
animo si abbatte ed il desiderio di morire si fa sentire spesso fino
alla morte. E anche se il tempo riesce a mitigare la disgrazia, ne
subentra una nuova, ci siano o no i figli. Se ci sono, essi sono dei
veri e propri orfani, e per questo sono degni di commiserazione e
rinnovano con la loro presenza il dolore; se non ci sono, il ricordo
dello scomparso svanisce completamente ed il lutto diventa
inconsolabile. Tralascio gli altri mali propri della vedovanza. Chi
potrebbe infatti enumerarli uno per uno? Mi riferisco ai nemici, ai
familiari, a coloro che infieriscono sulla disgrazia, a coloro che
gioiscono della solitudine della sposa e che con occhio cattivo
assistono alla rovina della casa provandone piacere, ai servi che
disprezzano ed a tutti quegli altri mali che si possono vedere in misura
rilevante quando si verificano tali luttuosi eventi: per questo molte
vedove, non sopportando la cattiveria dei derisori, quasi per
allontanare coloro che le addolorano approfittando dei loro mali, si
vedono costrette a sottoporsi per una seconda volta ad una prova
analoga. Molte invece ricordando ci che  accaduto preferiscono
sopportare qualsiasi cosa pur di non incorrere nuovamente in una
disgrazia simile. Se vuoi renderti conto dei dolori della vita secolare,
ascolta ci che dicono le donne che l'hanno conosciuta per averne fatto
esperienza: senti come esaltano la vita di chi ha scelto fin dall'inizio
lo stato verginale senza averne compreso la bellezza in seguito ad una
disgrazia. La verginit  in effetti immune da tutti questi mali: non
piange gli orfani, non si lamenta della vedovanza; sta sempre insieme
allo sposo incorruttibile; sempre mena vanto dei frutti della piet;
vede la casa - che  veramente sua - sempre adorna dei frutti pi belli,
giacch il suo padrone vi  sempre presente e sempre vi abita; nel suo
caso, la morte determina non la separazione dalla persona amata, ma
l'unione con lei, giacch, come dice l'apostolo, "quando l'anima se ne
va, proprio allora viene a trovarsi insieme a Cristo". Ma giacch
abbiamo esaminato sia pure parzialmente i mali delle persone felici,
sarebbe ora di passare in rassegna nella nostra trattazione anche gli
altri tipi di vita, nei quali si fissano stabilmente la povert, le
disgrazie ed i rimanenti mali propri dell'inferma natura umana, quali le
mutilazioni, le malattie e tutti gl'inconvenienti analoghi che toccano
in sorte agli uomini durante la vita: chi vive da solo o riesce ad
evitare queste prove o sopporta pi facilmente le disgrazie, giacch pu
agevolmente concentrare su di s il proprio pensiero, senza permettere
che venga trascinato altrove. Chi invece ha i propri pensieri divisi tra
la moglie e i figli, spesso non ha neppure il tempo di piangere sui
propri mali, giacch le preoccupazioni per i suoi cari gli rimbombano
nel cuore. Forse  superfluo soffermare il nostro discorso su fatti
scontati: se ai supposti beni appaiono congiunti tanti travagli e
dispiaceri, che cosa si dovrebbe immaginare a proposito dei loro
contrari? Probabilmente, ogni descrizione che tentasse di porre sotto
gli occhi la vita di queste altre persone rimarrebbe inferiore alla
realt. Pur tuttavia,  forse possibile mostrare succintamente i molti
dolori della loro vita, giacch essi, avendo avuto in sorte una vita
opposta a quella di coloro che sembrano felici, provano dei dolori che
si originano da cause opposte. Se infatti la vita delle persone felici 
sconvolta dall'attesa o anche dalla venuta della morte, per gli altri la
disgrazia  invece rappresentata dal ritardo del suo arrivo; anche se la
loro vita  diametralmente opposta, lo scoraggiamento giunge per
entrambi ad un uguale sbocco. Molteplici e vari sono i modi in cui il
matrimonio dispensa i mali: i figli, nascano o no, vivano o muoiano,
sono sempre causa di dolori. Mentre uno ha molti figli senza avere
sufficienti mezzi di sostentamento, un altro, non avendo un successore
che possa ereditare la grande fortuna per la quale si  tanto
affaticato, ritiene un bene ci che per gli altri  una disgrazia;
ognuno vorrebbe avere ci per cui vede infelice l'altro. Ad uno muore il
figlio prediletto, ad un altro continua a vivere il figlio libertino;
entrambi sono degni di commiserazione: l'uno piange per la morte del
figlio, l'altro per la sua vita. Lascio da parte i lutti e le disgrazie
a cui portano le gelosie e le lotte prodotte da fatti veri o da semplici
sospetti. Chi potrebbe enumerarle con esattezza? Se vuoi renderti conto
di come la vita umana sia piena di tali mali, non hai bisogno di rifarti
alle narrazioni antiche, che hanno fornito ai poeti gli argomenti per i
loro drammi: data l'esagerazione delle loro assurdit, sono ritenuti
miti quelle storie in cui i figli vengono uccisi e divorati, gli uomini
uccisi, le madri ed i fratelli trucidati, in cui si verificano
accoppiamenti contrari ad ogni legge ed in cui la natura  sconvolta in
ogni modo; i narratori di queste storie antiche cominciano il loro
racconto proprio dalle nozze per terminare con tali disgrazie. Lascia
stare tutto questo, e guarda piuttosto le tragedie che si svolgono sullo
scenario della vita presente e che il matrimonio dispensa agli uomini.
Va' al tribunale, e prendi visione delle leggi matrimoniali: imparerai
l certi segreti irrivelabili del matrimonio. Come, sentendo spiegare ai
medici le varie malattie, sei in grado di renderti conto del miserando
stato del corpo umano ed impari i tipi e la quantit di malattie di cui
 ricettacolo, cos, una volta imbattutoti nelle leggi e conosciuti i
vari tipi di matrimoni illegittimi puniti da esse, potrai imparare tante
cose sul conto del matrimonio. Il medico non cura le malattie
immaginarie, cos come la legge non punisce i mali inesistenti.

4. Tutte le assurdit della vita si originano dal matri monio;
come deve essere colui che si  veramente staccato dalla vita secolare.
Ma perch mai dovremmo sottoporre ad una critica meschina l'assurdit di
questa vita, pur limitando l'enumerazione dei suoi mali agli adulteri,
ai divorzi ed agli agguati? Quando ragiono in modo pi alto e pi vero,
ho l'impressione che tutti i mali visibili nei vari fatti e nelle varie
occupazioni non comincino a danneggiare l'esistenza umana prima che ci
si sottometta alle necessit di questo tipo di vita. Chi con l'occhio
puro della propria anima considera i suoi inganni, chi si eleva al di
sopra di ci che si cerca in essa, chi, come dice l'apostolo, disprezza
tutte le cose come se fossero dei rifiuti maleodoranti e chi,
rinunziando al matrimonio, si distacca in un certo senso da essa, non ha
pi nulla a che vedere con i mali propri dell'uomo quali l'avidit,
l'invidia, l'ira, l'odio, il desiderio della vana reputazione e tutte le
altre cose di questo genere. Mancando di tutto ci, essendo totalmente
libero e conducendo una vita pacifica, non ha ragione di contendere per
possedere di pi, o di suscitare contro di s l'invidia del prossimo:
non tocca nessuna di quelle cose sulle quali si appunta l'invidia
durante la vita. Elevata la propria anima al di sopra di tutto il mondo,
egli considera la virt come l'unico bene prezioso, e conduce
un'esistenza pacifica, priva di dolori e di lotte. Il possesso della
virt, anche se tutti gli uomini ne fossero partecipi ciascuno secondo
le proprie possibilit, rimane infatti sempre pieno per coloro che lo
desiderano, e non  paragonabile al possesso dei beni terreni: nel caso
di questi ultimi, coloro che li dividono in tante parti aggiungono ad
una ci che tolgono all'altra, e la ricchezza di uno implica
l'impoverimento di chi vuole esserne anche lui partecipe. Proprio perch
non ci si vuole impoverire nascono tra gli uomini le lotte per il
possesso di una quota maggiore di beni. L'avidit dell'altro bene non 
invece causa d'invidia, e chi se ne  presa una parte maggiore non reca
alcun danno a chi desidera averne una parte uguale: al contrario,
ciascuno pu soddisfare questo suo buon desiderio in proporzione alle
sue capacit. La ricchezza della virt non viene consumata da coloro che
vi hanno attinto per primi. Colui che prende come modello questo tipo di
vita e che accumula in s come un tesoro quella virt che nessun limite
umano potr mai circoscrivere, far mai piegare la sua anima verso le
cose basse e degne di essere calpestate? Prover forse ammirazione per
le ricchezze terrene, per la potenza umana o per qualcun'altra delle
cose che la stoltezza spinge a cercare? Chi nutre ancora dei bassi
sentimenti verso queste cose se ne stia lontano dal coro delle persone
virtuose e non abbia nulla a che vedere con il nostro discorso; chi
invece nutre pensieri pi alti e cammina assieme a Dio nelle regioni
superiori, resta totalmente al di sopra di tali bassezze, non essendo
sottoposto allo stimolo che spinge sempre verso tali errori: mi
riferisco al matrimonio. Il volere essere superiori agli altri - quella
brutta malattia che  l'orgoglio e che sarebbe giusto chiamare seme o
radice di tutte le spine dei peccati - ha infatti nel matrimonio il suo
primo inizio ed il suo primo movente. Non accade quasi mai che la
persona avida non addossi sui figli la colpa della sua malattia, o che
il vanaglorioso e l'ambizioso non attribuisca la causa del suo male alla
stirpe, per non sembrare inferiore ai suoi antenati e per farsi ritenere
grande dai suoi successori, lasciando delle storie che lo ricordino;
analogamente, dipendono dalla stessa causa anche le rimanenti malattie
dell'anima, quali l'invidia, il rancore, l'odio ed altre simili. Esse si
accompagnano tutte a chi si appassiona per questo genere di vita; chi
invece ne resta fuori, osservando le malattie umane da lontano, come da
un osservatorio elevato, compiange la cecit di chi  schiavo di tali
vanit e di chi d grande importanza al benessere corporeo. Quando
infatti vede che un uomo  tenuto in considerazione per qualcosa che 
proprio di questa vita e che si vanta della propria dignit, ricchezza o
potenza, deride la stoltezza di chi s'inorgoglisce per queste cose e
misura la durata massima della vita umana secondo il vaticinio
pronunziato dal salmista. Paragonando all'eternit infinita
quest'intervallo brevissimo, commisera la vanit di chi si esalta per
cose cos meschine, basse e caduche. Che cosa  mai degno delle lodi di
questo mondo? Forse l'onore, ricercato da molti? Ma aggiunge esso
qualcosa a coloro che ne godono? L'uomo mortale resta mortale, venga
onorato o no. Oppure l'essere proprietari di molti iugeri di terra? Ma,
a parte il fatto che lo stolto ritiene suo ci che non lo , a quale
sbocco buono questa propriet conduce i proprietari? A quanto sembra,
per colpa della grande avidit s'ignora che la terra e ci che la occupa
appartengono in realt al Signore. Dio  infatti il re di tutta la
terra, mentre quella passione che  la cupidigia d agli uomini il falso
nome di "signori" su cose che non sono di loro propriet. Come dice il
saggio ecclesiaste, "la terra resta" a servire per l'eternit tutte le
generazioni, nutrendo in periodi successivi coloro che vi si trovano.
Gli uomini invece, pur non essendo padroni neanche di se stessi, pur
entrando nella vita quando neanche lo sanno, secondo il volere di chi ve
li conduce, pur separandosene quando non lo vogliono, spinti dalla loro
grande vanit pensano di essere i padroni della terra: eppure, mentre
questa rimane sempre l dove si trova, essi nascono e muoiono a seconda
dei periodi. Colui che considera tutto questo e che quindi disprezza ci
che gli uomini tengono in gran conto, che ama soltanto la vita divina e
che sa che "ogni carne  erba ed ogni gloria umana  come il fiore
dell'erba", quando mai riterr degna di considerazione l'erba che oggi
c' e che domani non ci sar pi? Chi osserva le cose divine sa bene che
le cose umane non solo non sono stabili, ma non resisterebbero neanche
se tutto il mondo se ne stesse quieto per sempre. Egli disprezza quindi
la vita presente come una cosa a lui estranea e caduca: come dice il
Salvatore, il cielo e la terra passeranno e tutto  necessariamente
soggetto alla trasformazione. Finch si trova sotto la tenda, come dice
l'apostolo mostrando la caducit delle cose terrene, si lamenta della
lunghezza dell'esilio sotto il peso della vita presente: cos fece anche
il salmista, quando parl nelle sue odi divine. Vivono infatti veramente
nelle tenebre coloro che soggiornano come stranieri in questa vita sotto
le tende: per questo il profeta, lamentandosi della lunghezza
dell'esilio, dice: "Ohim, com' lungo il mio esilio!". Egli fa risalire
alla tenebra la colpa del suo abbattimento [dai sapienti abbiamo appreso
che in ebraico "tenebra" si dice "chedar"]. Non  forse vero che gli
uomini, come se fossero vittime di una cecit dovuta alla notte, non
riescono a riconoscere bene l'inganno e non sanno che tutte le cose che
sono ritenute pregevoli nella vita e tutte quelle a cui si attribuisce
un valore contrario sono tali soltanto nell'opinione degli stolti? In se
stesse esse non significano proprio nulla: n l'oscurit dei natali, n
la nobilt della stirpe, n la fama, n la celebrit, n le narrazioni
antiche, n l'orgoglio per i beni presenti, n il dominio su altri, n
l'essere sottomessi riveste una qualche importanza. Le ricchezze, il
lusso, la povert, l'indigenza, tutte le cose spiacevoli della vita
sembrano avere un gran peso agl'incolti, che le valutano con il criterio
del piacere. A chi nutre pensieri pi elevati tutto sembra invece dello
stesso valore e nulla pi prezioso di altre cose: il corso della vita si
compie similmente attraverso circostanze contrarie, ed in entrambe le
situazioni c' un'uguale possibilit di vivere bene o di vivere male;
come dice l'apostolo, si pu vivere bene o male "sia con le armi di
offesa che con quelle di difesa, sia con la fama che con il disonore".
Chi  puro di mente e considera la verit trascendente percorre il suo
cammino in modo giusto, trascorrendo il periodo di tempo che gli  stato
assegnato dalla nascita alla morte senza farsi indebolire dai piaceri e
senza farsi abbattere dalle avversit: secondo l'abitudine dei
viandanti, bada a ci che gli sta dinanzi e tiene poco conto di ci che
gli si presenta via via. I viandanti sono soliti infatti dirigersi verso
la meta del loro viaggio sempre allo stesso modo, sia che attraversino
prati e boschi, sia che debbano superare luoghi pi deserti e pi aspri:
non si lasciano trattenere dai piaceri, n trovano un ostacolo nei
dolori. Analogamente, l'uomo virtuoso si dirige verso la meta prefissata
senza voltarsi indietro: non si mette a guardare nessuna delle cose che
gli si presentano durante il cammino, ma attraversa la vita contemplando
soltanto il cielo ed indirizzando la sua nave verso la meta superiore
come un bravo pilota. Chi invece nutre dei pensieri pi volgari, chi
guarda in gi ed abbassa la sua anima verso i piaceri corporei cos come
fanno le bestie con il pascolo, chi vive solo per il ventre e per ci
che viene dopo di esso allontanandosi dalla vita di Dio ed estraniandosi
dai patti del messaggio divino, chi non concepisce altro bene al di
fuori del piacere corporeo, proprio costui, assieme a tutti coloro che
gli somigliano,  colui che, come dice la Scrittura, cammina nella
tenebra e scopre i mali di questa vita: questi sono rappresentati
dall'avidit, dalla sfrenatezza delle passioni, dalla mancanza di misura
nel godimento dei piaceri, dal desiderio di comando, dalla vanagloria e
dalla schiera di tutte le altre passioni che albergano nell'uomo. In un
certo senso i vizi sono attaccati l'uno all'altro, e nell'uomo in cui se
ne trova uno entrano anche i rimanenti come se vi fossero attirati da
un'ineluttabile forza naturale. Lo stesso accadde nelle catene: se si
tira un'estremit, neanche i rimanenti anelli possono star fermi, e
l'anello che si trova all'altro capo della catena si muove assieme al
primo, giacch il movimento si propaga attraverso tutti gli anelli
contigui. Allo stesso modo le passioni umane sono intrecciate per natura
l'una all'altra, e se una di esse prende il sopravvento, anche il resto
della serie entra nell'anima. Se  proprio necessario descriverti questa
catena di mali, supponi che una persona, vittima di un determinato
piacere, venga sopraffatta dalla passione per la vanagloria: alla
vanagloria segue il desiderio di avere di pi, giacch non si pu
diventare insaziabili, se la vanagloria non guida verso quest'altra
passione. Il desiderio di superare e di eccellere accende quindi o l'ira
verso chi gode di uguali onori, o l'arroganza verso l'inferiore o
l'invidia verso il superiore, e l'invidia  seguita dall'ipocrisia;
all'ipocrisia segue l'asprezza, e a quest'ultima la misantropia. La
conclusione di tutto questo  la condanna che porta alla Geenna, alla
tenebra e al fuoco. Vedi la catena dei mali, e come tutti sono
allacciati ad uno solo, la passione accesa dal piacere? Una volta che
tali vizi sono entrati l'uno dopo l'altro nella vita umana, vediamo che
esiste un unico modo per liberarsene, suggerito dalle Scritture ispirate
da Dio: la separazione da una simile vita, che tiene legata a s la
serie di questi vizi incurabili. Chi ama trattenersi a Sodoma non pu
infatti sfuggire alla pioggia di fuoco, e chi prima esce da Sodoma e poi
si rivolta a guardare la sua distruzione non pu non tramutarsi in una
colonna di sale; parimenti, non pu liberarsi dalla schiavit
dell'Egitto chi non lascia l'Egitto - parlo di questa vita sommersa dai
vizi - e chi non attraversa non il Mar Rosso, ma il mare nero e
tenebroso della vita. Se, come dice il Signore, la verit non ci libera
e persistiamo nella schiavit del vizio, come potr ritrovarsi nella
verit colui che va in cerca della menzogna e che si rivolta negli
errori della vita? Come potr sfuggire a questa schiavit colui che
sottomette la propria vita alle necessit naturali? Il nostro discorso
su quest'argomento potr risultare pi chiaro con un esempio. Come un
fiume reso pi violento dalla piena invernale, quando trascina nella
corrente conformemente alla propria natura i legni, le pietre e tutto
ci che gli si presenta,  insidioso e pericoloso solo per chi gli si
trova vicino, mentre sembra scorrere tranquillo a chi sta attento a
starsene lontano, cos solo colui che si epone al turbine della vita la
deve sopportare ed  vittima dei vizi che lo colpiscono: la natura,
gonfia dei mali della vita, seguendo il suo corso non pu non attaccarli
a coloro che vi camminano. Chi invece, come dice la Scrittura, abbandona
questo torrente e l'acqua instabile, resta completamente al di fuori
"della portata dei denti della vita" (cos si esprime il testo
dell'ode): come un passero, sfuggito alla trappola con le ali della
virt. Poich, sempre per restare nel paragone da noi fatto del
torrente, la vita umana trabocca di ogni genere di travagli e di
asprezze, e nel suo corso si riversa sempre lungo il pendio naturale;
poich quindi nulla di ci che si cerca in essa rimane fermo ad
aspettare l'appagamento di chi desidera, e tutto ci in cui ci s'imbatte
in un attimo si avvicina e corre via dopo averci toccato; poich ci che
ci viene sempre dinanzi sfugge alla nostra percezione data la rapidit
del suo passaggio, mentre lo sguardo resta frastornato dalla corrente
che gli si presenta; per tutte queste ragioni sarebbe utile tenersi
lontani da questa corrente, onde evitare di farci sommergere da ci che
 instabile e di trascurare ci che resta fisso. Com' possibile che chi
si  affezionato ad una delle cose di questa vita continui ad avere fino
alla fine ci che desidera? Quale delle cose che vengono pi ricercate
rimane sempre la stessa? Quale rigoglio di giovinezza? Quale felice
possesso di forza e di bellezza? Quale ricchezza? Quale gloria? Quale
signoria? Non  forse vero che tutte queste cose dopo una breve
fioritura si dileguano e si risolvono nei loro contrari? Chi  vissuto
sempre nella giovinezza? A chi la forza  durata fino alla fine? E per
quanto riguarda il fiore della bellezza, la natura non l'ha fatto forse
pi effimero dei fiori che appaiono in primavera? Questi ultimi
germogliano quando giunge la loro stagione, e dopo essersi appassiti per
un breve periodo sono di nuovo rigogliosi; quindi scompaiono, per poi
rifiorire e mostrare anche l'anno successivo la bellezza di oggi. Nel
caso invece della fioritura umana, la natura la spegne dopo averla
mostrata una sola volta nella primavera della giovinezza, distruggendola
nell'inverno della vecchiaia. Allo stesso modo tutte le altre cose, dopo
avere ingannato per un breve tempo i sensi corporei, scorrono via e
vengono avvolte dall'oblio. Poich tali vicissitudini prodotte da
ineluttabili leggi naturali addolorano profondamente chi si 
affezionato al mondo, una sola  la via per sfuggire a questi mali: non
attaccare la propria anima a nessuna delle cose che sono soggette a
cambiamenti, e staccarsi il pi possibile da ogni commercio con la vita
passionale e carnale; per meglio dire, ci si deve liberare da ogni
affezione per il proprio corpo, per non andare soggetti alle
vicissitudini della carne vivendo secondo la carne. Questo significa
vivere soltanto con l'anima ed imitare per quanto  possibile il tipo di
vita delle potenze incorporee, che non prendono n moglie n marito: la
loro unica attivit, la loro unica preoccupazione, la loro unica
perfezione consiste nel contemplare il padre dell'incorruttibilit e
nell'abbellire il proprio aspetto prendendo come modello la bellezza
dell'archetipo, che imitano nella misura a loro consentita.
Conformandoci al pensiero della Scrittura, possiamo quindi affermare che
la verginit  stata data all'uomo come una collaboratrice ed un aiuto
per mettere in pratica questo modo di vedere e soddisfare questo alto
desiderio. E come nelle altre occupazioni le varie arti sono state
concepite perch ciascuno degli scopi perseguiti potesse essere
raggiunto, cos, a mio avviso, la pratica della verginit  un'arte ed
una facolt della vita pi divina, che insegna a coloro che vivono
ancora nel corpo a rendersi simili alla natura incorporea.

5. L'assenza di passioni nell'anima  pi importante della
purezza del corpo.
In questo tipo di vita si deve fare di tutto perch la parte pi alta
dell'anima non venga avvilita dalla rivolta dei piaceri, e perch il
nostro pensiero, invece di spaziare nelle regioni superiori e di
guardare in alto, non venga trascinato in gi verso le passioni della
carne e del sangue. Come pu infatti esso contemplare con occhi liberi
la luce intelligibile che gli  affine se resta inchiodato in basso ai
piaceri carnali e se indulge ai desideri propri delle passioni umane,
mostrando una propensione per la materia che  il frutto di un
preconcetto cattivo e privo di disciplina? Come gli occhi dei porci che
la natura fa volgere in basso ignorano le meraviglie celesti, cos
l'anima che  attirata dal corpo non  pi in grado di contemplare il
cielo e le bellezze superiori perch si volge verso la parte pi bassa e
bestiale della natura. L'anima libera e sciolta, per poter contemplare
nel migliore dei modi il piacere divino e beato, non deve volgersi verso
nessuna delle cose terrene e non gustare nessuno di quelli che
l'opinione propria della vita comune spaccia per piaceri; al contrario,
essa trasferisce il suo impulso amoroso dalle cose materiali alla
contemplazione intelligibile ed immateriale delle bellezze. La verginit
del corpo  stata concepita proprio perch potesse realizzarsi tale
disposizione d'animo: la sua funzione precipua  quella di far
dimenticare all'anima i movimenti passionali della natura e d'impedire
ai bassi bisogni della carne di trovarsi in uno stato di necessit. Una
volta liberatasi da questi, l'anima non correr pi il rischio di
abbandonare e d'ignorare - abituandosi a poco a poco alle cose che
sembrano permesse da una legge naturale - quel piacere divino e genuino
che solo la purezza dell'elemento razionale che ci guida pu perseguire.

6. Elia e Giovanni seguirono la severa regola di questo tipo di vita.
Mi sembra quindi che il grande profeta Elia e colui che visse
successivamente "nello spirito e nella potenza di Elia", "il pi grande
dei nati dalle donne", abbiano insegnato con l'esempio della loro vita
soprattutto una cosa, se si vuol prescindere da tutte le altre alle
quali la loro storia allude velatamente: chi si sofferma nella
contemplazione dell'invisibile deve separarsi dalla concatenazione dei
fatti che  propria della vita umana, per non lasciarsi confondere e non
errare nel suo giudizio sul vero bene, abituandosi agl'inganni prodotti
dalle sensazioni. Entrambi infatti fin dalla loro giovinezza si
estraniarono dalla vita umana e si collocarono per cos dire al di fuori
della natura, sia perch disprezzarono i cibi e le bevande pi abituali
e pi in voga sia perch si misero a vivere nel deserto: poterono cos
conservare il loro udito al riparo dai rumori e la loro vista al riparo
da ogni divagazione, mentre il loro gusto rimase semplice e non
sofisticato, giacch entrambi soddisfacevano i propri bisogni con ci
che si presentava loro. Riuscirono in tal modo a realizzare un'effettiva
tranquillit e serenit che non conosceva disturbi esterni ed elevarsi a
quell'alto livello di grazia divina che la Scrittura ricorda a proposito
di entrambi. Elia, divenuto una specie di amministratore dei beni
divini, era padrone di chiudere ai peccatori e di aprire ai penitenti a
sua discrezione i doni del cielo; per quanto riguarda Giovanni, il
divino racconto non parla di nessuna di queste meraviglie, ma "chi
guarda le cose in segreto" ha testimoniato che in lui la grazia era
presente pi che in qualsiasi altro profeta. Ci avvenne forse perch
essi dall'inizio alla fine consacrarono al Signore i loro desideri, che
seppero mantenere puri e scevri da ogni affezione materiale, e non
indulsero n all'amore per i figli, n alle preoccupazioni per la moglie
n ad altri pensieri umani; giacch non ritenevano di doversi
preoccupare del necessario nutrimento quotidiano e si mostravano
superiori alla dignit data dalle vesti, soddisfacevano i propri bisogni
con improvvisazioni, ricorrendo a ci che trovavano: l'uno si riparava
con pelli di capra, l'altro con pelo di cammello; a mio parere, non
sarebbero giunti a tanta grandezza se si fossero fatti rammollire dal
matrimonio, abituandosi ai piaceri corporei. Tutto questo, come dice
l'apostolo, non  stato scritto senza scopo, ma perch venissimo
spronati a regolare la nostra vita secondo la loro. Qual  dunque
l'insegnamento che possiamo ricavarne? Chi vuole unirsi a Dio imitando i
santi non deve soffermare il proprio pensiero su nessuna occupazione
materiale, giacch se lo lascia disperdere in varie direzioni non  pi
in grado di dirigere verso Dio la propria mente ed i propri desideri.
Penso di poter spiegare quest'insegnamento pi chiaramente con un
esempio. Supponiamo che dell'acqua sgorgata da una sorgente si disperda
a caso in vari rivoli. Finch scorre cos, essa non si rivela adatta a
soddisfare nessun bisogno dell'agricoltura, giacch la sua dispersione
in molti rigagnoli fa s che ciascuno di questi sia povero, poco
efficiente, lento e senza forza. Se invece questi rivoli confusi fossero
riuniti insieme e ci che era disperso in molte direzioni venisse
raccolto in modo da formare un unico corso, quest'acqua resa abbondante
e vigorosa potrebbe essere usata per molti scopi utili. Allo stesso modo
mi sembra che si comporti l'intelligenza umana: se si diffonde
dappertutto, disperdendosi nel suo corso in ci che piace sempre agli
organi sensoriali, non possiede una forza sufficiente per dirigersi
verso il vero bene; se invece venisse richiamata indietro, e riunita e
tenuta insieme senza potersi pi disperdere, in modo da muoversi secondo
l'energia che le  propria e che la natura le ha dato, nulla pi le
impedirebbe di elevarsi e di toccare le verit degli esseri. Come
l'acqua stretta in un condotto viene spinta spesso verso l'alto da una
pressione proveniente dal basso senza potersi disperdere, bench il suo
movimento naturale la porti ad andare piuttosto verso il basso, cos
anche la mente umana, quando  serrata da ogni parte dalla continenza
come da uno stretto condotto,  portata dal suo movimento naturale verso
il desiderio delle realt pi alte e non pu pi disperdersi. Ci che 
in perenne movimento e che ha ricevuto dal creatore tale propriet
naturale non pu mai stare fermo, e non avendo pi la possibilit di
muoversi verso le cose vane non pu non dirigersi tutto verso la verit:
le vie che portano alla futilit gli sono sbarrate da ogni parte.
Analogamente, vediamo anche che nei crocicchi i viandanti non si
sbagliano sulla giusta via da percorrere quando evitano di andare
vagando per altre strade che hanno in precedenza imparato. Come colui
che viaggia riesce a mantenersi sul giusto cammino se si tiene lontano
dai sentieri che lo fanno smarrire, cos il nostro pensiero pu
riconoscere le verit degli esseri se abbandona ogni vanit. Il ricordo
di questi grandi profeti sembra dunque insegnarci proprio a non farci
prendere prigionieri dalle cose che vengono ricercate nel mondo. Il
matrimonio  proprio una di queste: piuttosto, esso  l'inizio e la
radice della ricerca della vanit.

7. Il matrimonio non va annoverato tra le cose condannabili.
Nessuno pensi con questo che noi intendiamo disconoscere la funzione del
matrimonio: non ignoriamo che esso non  privo della benedizione di Dio.
Poich per ha un difensore sufficiente nella comune natura umana che
infonde un'inclinazione naturale verso tale genere di cose in tutti
coloro che sono venuti alla luce tramite l'atto coniugale, mentre la
verginit va contro la natura, sarebbe superfluo scrivere una diligente
esortazione al matrimonio mettendo in evidenza il piacere, il suo
difensore contro cui difficilmente si combatte, a meno che non ci
obbligassero a fare un discorso simile coloro che sfigurano
gl'insegnamenti della Chiesa e che l'apostolo chiama "marchiati nella
propria coscienza": queste persone, lasciata la strada dello spirito per
l'insegnamento dei demoni, imprimono nei loro cuori come delle piaghe e
delle bruciature, provando ribrezzo per le creature di Dio come se
fossero cose nefande e chiamandole incoraggiamento ai mali, causa dei
mali e cos via. "Ma perch devo giudicare chi sta fuori?", dice colui
che ha parlato sinora. Essi si trovano veramente fuori del palazzo della
dottrina misterica: "alloggiano" non "nel riparo di Dio" ma nella
mandria del maligno, "prigionieri del suo volere" come dice l'apostolo;
per questo non comprendono che, se ogni virt si trova nel mezzo, la
deviazione verso gli estremi opposti  un male: solo chi riesce a
trovare sempre un punto intermedio tra il rilassamento e la tensione
riesce a distinguere la verit dal vizio. Il mio discorso diverr forse
pi chiaro se lo spiegher con degli esempi concreti. La vilt e la
temerariet sono ritenuti due mali opposti, l'una per difetto di
sicurezza, l'altra per eccesso, e comprendono al centro il coraggio.
Analogamente, l'uomo pio non  n ateo n superstizioso: in questi due
casi  un'uguale empiet non credere in nessun dio o credere in molti
di. Vuoi capire meglio questa dottrina con altri esempi? Chi evita la
parsimonia e la prodigalit, proprio rifiutando i vizi contrari riesce a
realizzare la libert morale: la libert consiste infatti proprio nel
non restare indifferenti di fronte alle spese smodate ed inutili e nel
non mostrarsi gretti nei confronti dei bisogni. Cos anche a proposito
di tutte le altre cose - per non esaminarle una per una - la ragione
riconosce la virt nel punto di mezzo tra i contrari. Anche la
temperanza  un punto di mezzo, e mostra chiaramente le deviazioni verso
i vizi opposti: chi non  pi forte d'animo, divenendo facile preda
della passione edonistica ed allontanandosi quindi dalla strada della
vita pura e temperante, scivola verso "le passioni dell'ignominia"; chi
invece va al di l della parte praticabile della temperanza e supera il
punto intermedio rappresentato dalla virt, viene trascinato in basso
dall'"insegnamento dei demoni" come in un precipizio, "marchiando" la
propria coscienza, come dice l'apostolo. Nel momento in cui definisce il
matrimonio una cosa abominevole, gl'insulti che lancia contro di esso lo
marchiano: se, come dice un passo del Vangelo, l'albero  cattivo, anche
il frutto sar del tutto degno dell'albero. Se l'uomo  il germoglio ed
il frutto della pianta del matrimonio, le offese recate a quest'ultimo
ricadono tutte su chi le fa. Costoro, bollati nella coscienza e
ricoperti di lividi dall'assurdit della loro dottrina, possono essere
confutati con questi argomenti. Noi invece diciamo questo a proposito
del matrimonio: anche se la ricerca ed il desiderio delle cose divine
devono stare al primo posto, colui che sa fare un uso temperante e
misurato del matrimonio non deve disprezzare i servizi che esso pu
rendere. Cos si comport il patriarca Isacco: non nel fiore della
giovinezza, affinch il matrimonio non diventasse un veicolo di
passione, ma quando essa si era gi consumata, accett di vivere con
Rebecca perch il suo seme fosse benedetto da Dio; assolti i suoi
obblighi nei confronti del matrimonio fino al primo parto, torn a
dedicarsi interamente alle cose invisibili chiudendo i sensi corporei; a
questo mi sembra che voglia alludere la storia sacra, quando parla della
pesantezza degli occhi del patriarca.

8. Chi ha l'anima molto divisa difficilmente riesce a raggiungere lo
scopo pi alto.
Ma ammettiamo pure che l'opinione di quelli che sono versati su
quest'argomento sia quella giusta; quanto a noi, continuiamo il nostro
discorso. Di che cosa parlavamo? Se  possibile, dobbiamo fare in modo
da non allontanarci dal desiderio pi divino e da non evitare il
matrimonio. Nessun ragionamento pu cancellare l'economia naturale e
calunniare ci che  prezioso come se fosse una cosa abominevole.
Ricorrendo all'esempio che abbiamo su riportato dell'acqua e della
fonte, vediamo che un contadino che vuole far venire dell'acqua su di un
terreno per irrigarlo, se nel frattempo ha bisogno di una piccola
quantit, ne fa scorrere soltanto una quantit proporzionata al bisogno
impellente, che poi fa tornare di nuovo in modo appropriato nel suo
corso principale; se invece facesse scorrere l'acqua senza criterio e
parsimonia, questa, abbandonata la via maestra, correrebbe il rischio di
disperdersi tutta per vie oblique nei canali scavati. Allo stesso modo,
poich nella vita gli uomini devono succedersi gli uni agli altri, chi
in tale congiuntura si comporta in modo da lasciare il primo posto alle
cose spirituali e da soddisfare in misura moderata e contenuta i suoi
desideri "perch il tempo stringe",  veramente il saggio coltivatore,
"colui che coltiva se stesso nella sapienza", come dice il precetto
dell'apostolo: egli non pensa in modo meschino al pagamento dei suoi
tristi debiti, ma sceglie d'accordo con la congiunta la purezza per
attendere di pi alla preghiera, nel timore di diventare, per colpa
della passione, tutto carne e sangue, "in cui non rimane lo spirito di
Dio". Chi invece  cos debole da non potersi opporre virilmente al
corso della natura, farebbe meglio a tenersi lontano dal matrimonio
piuttosto che cimentarsi in una lotta superiore alle sue forze. C'
infatti il pericolo che, ingannato dal piacere che prova, egli consideri
come unico bene quello che si ottiene tramite la carne con la passione,
e che, allontanato dalla mente ogni desiderio dei beni incorporei,
diventi interamente carnale, e persegua in tutti i modi questo piacere,
s da rendersi "amico pi del piacere che di Dio". Poich a causa della
debolezza della natura non tutti possono trovare la giusta misura in
queste cose e chi oltrepassa la misura corre il rischio d'imprigionarsi
"nel fango profondo", come dice il salmista, sarebbe meglio per lui
trascorrere la vita senza fare tali esperienze, cos come consiglia il
nostro discorso, in modo da evitare che le passioni assalgano la sua
anima sotto il pretesto della liceit.

9.  in genere difficile cambiare le proprie abitudini.
Generalmente, contro l'abitudine non si pu combattere: essa possiede in
effetti una grande forza capace di attirare a s l'anima umana e di
presentarle una sembianza di bellezza alla quale l'anima stessa finisce
con l'affezionarsi ed assuefarsi; nulla  per natura cos repellente da
non essere ritenuto desiderabile e preferibile in seguito
all'assuefazione. La verit di ci che dico  dimostrata dalla vita
umana: fra tanti popoli, nessuno esercita le stesse occupazioni; al
contrario, le cose belle ed onorate sono diverse da popolo a popolo, in
quanto in ciascun popolo  proprio l'abitudine a fare di una cosa
l'oggetto di un'occupazione e di un desiderio. Non solo presso i popoli
si pu constatare questa mutata disposizione nei confronti delle stesse
occupazioni che sono da alcuni ammirate, e da altri vilipese: anche in
una stessa citt ed in una stessa famiglia si possono osservare grandi
differenze tra i singoli componenti, dovute all'abitudine. I fratelli
nati da un unico parto si differenziano per lo pi nella vita per le
loro occupazioni; ci non deve destare meraviglia, giacch la stessa
cosa non  giudicata allo stesso modo da tutti gli uomini: ciascuno fa
dipendere i propri giudizi dalla propria disposizione d'animo
determinata dalle abitudini. Per non parlare di cose troppo lontane
dall'argomento del mio discorso, dir che conosciamo molte persone che
sembrano particolarmente amanti della temperanza nella loro prima
giovinezza e che poi cominciano a condurre una vita corrotta quando si
convincono che il godimento dei piaceri  legittimo e consentito. Per
restare nel paragone da noi fatto del corso d'acqua, una volta che hanno
provato i piaceri fanno volgere verso di essi tutta la loro facolt
concupiscibile: spostato l'impulso della loro intelligenza dalle cose
pi divine a quelle pi vili e materiali, lasciano aperto un grande
varco alle passioni, sulle quali si riversano tutti i loro desideri,
mentre ogni spinta verso l'alto si esaurisce e s'inaridisce. Per questo
pensiamo che le persone pi deboli facciano bene a rifugiarsi nella
verginit come in una cittadella sicura, senza attirare su di s le
tentazioni scendendo nell'ingranaggio della vita e senza cadere
prigionieri di coloro che, servendosi delle passioni carnali,
"combattono la legge della nostra intelligenza": in tal modo, si
metteranno a pensare non ai confini dei terreni o alla perdita delle
ricchezze o a qualcun'altra delle cose che vengono cercate in questa
vita, ma a quella speranza che viene prima di tutto il resto. Chi
rivolge il proprio pensiero a questo mondo, chi si preoccupa delle cose
di quaggi, chi passa il proprio tempo a piacere agli uomini, non pu
obbedire al primo e pi grande comandamento del Signore, che prescrive
di amare Dio con tutto il cuore e con tutta la forza. Come pu infatti
costui amare Dio con tutto il cuore, se divide il proprio cuore tra Dio
ed il mondo, sottraendogli in un certo senso e lasciando consumare dalle
passioni umane l'amore che solo a Lui  dovuto? "L'uomo non sposato si
preoccupa infatti delle cose del Signore, l'uomo sposato di quelle del
mondo". Se la battaglia contro i piaceri sembra dura, ci si faccia
coraggio; va ricordato a tal proposito che l'abitudine non  di piccolo
aiuto nel produrre mediante la perseveranza un nuovo piacere anche in
quelli che sembrano i frangenti pi difficili: si tratta del piacere pi
bello e pi puro, di cui pu degnamente cingersi l'uomo assennato,
piuttosto che immeschinirsi nelle cose vili e perdere quei beni che sono
veramente i pi grandi e che "superano ogni intelligenza".

10. Qual  l'oggetto che si deve desiderare veramente.
Quale discorso potrebbe mai descrivere il danno rappresentato dalla
perdita della vera bellezza? A quali straordinari pensieri si dovrebbe
far ricorso? Come si potrebbe far vedere e delineare ci che 
ineffabile per qualsiasi discorso ed incomprensibile per qualsiasi
pensiero? Se l'occhio della mente si purificasse al punto da poter
vedere in qualche modo ci che il Signore annunzia nelle beatitudini, si
giungerebbe a disconoscere ogni voce umana, come assolutamente incapace
di presentare quest'oggetto di pensiero. Se invece ci si trova ancora in
mezzo alle passioni materiali e se la disposizione passionale chiude
come una cispa la facolt visiva dell'anima, neanche in questo caso la
potenza del discorso pu servire; per chi  insensibile,  indifferente
che il discorso diminuisca o esalti le meraviglie, cos come nel caso
del raggio solare colui che fin dalla nascita non  in grado di vedere
la luce ritiene ozioso ed inutile qualsiasi discorso che tenti di
spiegarla: non  possibile far brillare attraverso l'udito lo splendore
del raggio. Analogamente, anche per quanto riguarda la luce
intelligibile e vera, ciascuno ha bisogno dei propri occhi per poter
contemplare questa bellezza: chi l'ha vista per effetto di una grazia ed
ispirazione divina conserva nell'intimo della propria coscienza uno
stupore inesprimibile; chi invece non l'ha vista, non pu neppure
rendersi conto del danno rappresentato da questa privazione. Come gli si
potrebbe infatti presentare il bene che gli  sfuggito? Come gli si
potrebbe porre sotto gli occhi l'inesprimibile? Non conosciamo parole
capaci di esprimere questa bellezza, e fra gli esseri non esiste nessun
esempio che possa dare un'idea di ci che si cerca; parimenti
impossibile  mostrarlo con un paragone. Chi potrebbe paragonare il sole
ad una piccola scintilla o mettere una piccola goccia di fronte
all'immensit degli abissi marini? Il rapporto che c' tra la piccola
goccia e gli abissi o tra la piccola scintilla e la grande luce del sole
esiste anche tra tutte le cose che gli uomini ammirano come belle e
quella bellezza che si contempla attorno al primo bene ed a ci che  al
di l di ogni bene. Quale accorgimento potrebbe mostrare la gravit
della perdita a chi la subisce? Mi sembra che il grande David abbia
fatto capire bene quest'impossibilit: quando una volta il suo pensiero
venne sollevato dalla potenza dello spirito ed egli, uscito come fuori
di s, vide nell'estasi beata quella bellezza straordinaria ed
inconcepibile; quando, abbandonati i velami della carne e raggiunta con
il solo pensiero la contemplazione delle realt incorporee ed
intelligibili, fu in grado di vedere quello che un uomo riesce a vedere;
quando prov il desiderio di dire qualcosa che fosse degno della
visione, allora proffer quella frase che tutti cantano: "Ogni uomo  un
mentitore". Secondo me, essa significa che ogni uomo che voglia affidare
alla voce la spiegazione di quella luce ineffabile  veramente un
mentitore, non per odio della verit, ma per l'inefficacia del suo
racconto. Ad ammirare, a percepire e a rendere note tutte le bellezze
sensibili presenti nella nostra vita, appaiano esse con i loro bei
colori o nella materia inanimata o nei corpi animati, basta la forza
delle nostre facolt sensitive: grazie alla descrizione fatta dalle
parole, tale bellezza  riprodotta nel discorso come in un'immagine. Ma
se il modello sfugge al pensiero, come pu il discorso farlo vedere, non
trovando alcun mezzo per descriverlo? Non pu ricorrere a nessun colore,
a nessuna forma, a nessuna grandezza, a nessuna simmetria di parti, e
per dirla in breve a nessuna di queste vuote parole. Ci che 
assolutamente privo di forma e di aspetto e che si trova lontano, al di
fuori di ogni quantit e di ci che si contempla nei corpi e che ricade
nel dominio dei sensi come pu essere conosciuto tramite ci che si
percepisce soltanto con le sensazioni? Non bisogna per ripudiare questo
desiderio solo perch il suo soddisfacimento sembra superiore alla
nostra comprensione: al contrario, quanto pi il nostro discorso mostra
la grandezza dell'oggetto ambito, tanto pi dobbiamo elevare il pensiero
ed innalzarlo fino alla sublimit di ci che cerchiamo, in modo da non
essere esclusi del tutto dalla partecipazione al bene. Data la sua
eccessiva altezza ed ineffabilit,  assai facile scivolare al di fuori
della sua contemplazione, senza avere modo di appoggiare il pensiero a
qualcuna delle cose conosciute.

11. Come si pu giungere a concepire la vera bellezza.
A causa di questa nostra insufficienza dobbiamo in qualche modo guidare
il nostro pensiero verso l'invisibile servendoci di ci che  conosciuto
alle sensazioni. Potremmo arrivare a concepirlo nel modo seguente.
Coloro che considerano le cose in maniera superficiale e prescindendo
dall'intelligenza, quando vedono presentarsi un uomo o un qualsiasi
altro oggetto, si danno pensiero solo di ci che vedono: la sola vista
della mole del corpo basta a far credere loro di conoscere l'uomo in
modo completo. Chi invece guarda con l'anima ed ha imparato a non
affidare ai soli occhi l'osservazione delle cose, non si ferma alle
apparenze n considera come non esistente ci che non vede, ma pensa
alla natura dell'anima dell'uomo ed esamina sia nel loro insieme che
singolarmente le qualit che appaiono nel suo corpo; con il suo
ragionamento le separa le une dalle altre e considera quindi il modo in
cui esse concorrono e contribuiscono insieme alla formazione del
soggetto. Lo stesso accade nella ricerca del bello: chi  meno
intelligente, alla vista di una cosa che ha un'apparenza di bellezza 
portato dalla propria natura a pensare che sia bello ci che attira le
sensazioni tramite il piacere, e non si preoccupa d'altro; chi ha invece
l'occhio dell'anima pi puro ed  in grado di guardare le realt pi
alte, lascia andare la materia che si trova sotto l'idea del bello e si
serve di ci che vede come di un punto di partenza per giungere alla
contemplazione della bellezza intelligibile, partecipando della quale
ogni altra cosa diventa ed  chiamata bella. Poich quasi tutti gli
uomini viventi nutrono dei pensieri cos grossolani, a mio parere riesce
loro difficile pensare alla natura del bello assoluto separando con un
taglio netto, mediante il loro ragionamento, la materia dalla bellezza
che contemplano. Se poi si vuole esaminare con attenzione la causa delle
supposizioni errate e perverse, non credo di poterne trovare una diversa
dal fatto che "le facolt sensoriali della nostra anima non sono ben
esercitate nel riconoscimento del bello e del brutto". Per questo gli
uomini si allontanano dalla ricerca del vero bene: alcuni scivolano
verso l'amore carnale, altri rivolgono i loro desideri verso le
ricchezze inanimate ed immateriali, altri fanno consistere il bello
negli onori, nella fama e nella potenza, altri si stupiscono di fronte
alle arti ed alle scienze; altri infine, pi abietti di costoro adottano
la gola ed il ventre come criteri per giudicare il bene. Se, lasciati i
pensieri materiali e le affezioni per le apparenze, cercassero la natura
semplice, immateriale e senza forma del bello, non commetterebbero
errori nella scelta delle cose desiderabili n si lascerebbero fuorviare
da quest'inganno fino al punto da non giungere a disprezzare tali cose
considerando il carattere effimero dei loro piaceri. Questa dovrebbe
essere dunque per noi la strada che conduce alla scoperta del bello:
lasciate da parte come vili ed effimere le cose che attirano i desideri
degli uomini in quanto sono ritenute belle e di conseguenza anche degne
di essere ambite ed accettate, non dobbiamo disperdere in nessuna di
esse la nostra facolt concupiscibile, n tenerla chiusa in noi e
costringerla a restare inerte ed immobile; al contrario, una volta che
l'abbiamo purificata dall'affezione per le cose meschine, dobbiamo
condurla l dove non giungono le sensazioni. In tal modo essa non
ammirer pi n la bellezza del cielo n gli splendori degli astri n
alcun'altra delle cose che sembrano belle, ma si lascer guidare dalla
bellezza che si contempla in esse fino al desiderio di quella bellezza
"la cui gloria  celebrata dai cieli e la cui conoscenza  annunziata
dal firmamento e da ogni creatura". Cos l'anima, salendo in alto e
lasciando dietro di s in quanto inferiore all'oggetto cercato tutto ci
che  percepibile, pu giungere a concepire "quella sublimit che si
eleva al di sopra dei cieli". Ma chi si preoccupa delle cose meschine,
come pu raggiungere quelle pi alte? Come si pu volare verso il cielo
se non si  muniti delle ali celesti e se non ci si solleva verso le
regioni superiori con l'aiuto di una condotta di vita pi elevata? Chi
sta cos al di fuori dei misteri evangelici da ignorare che esiste per
l'anima umana un solo veicolo capace di farla viaggiare verso i cieli,
il rendersi simili nell'aspetto alla colomba che scese gi, e le cui ali
furono desiderate anche dal profeta David? In questo modo enigmatico la
Scrittura  solita alludere alla potenza dello Spirito, o perch
quest'uccello non ha bile, o perch  nemico dei cattivi odori, come
dicono coloro che l'hanno osservato. Chi dunque abbandona ogni amarezza
ed ogni lezzo carnale e si eleva al di sopra di tutte le cose meschine e
basse; chi, per meglio dire, s'innalza al disopra di tutto il mondo
grazie all'ala di cui si  parlato,  in grado di trovare l'unico
oggetto degno di desiderio e di diventare anch'egli bello una volta che
si  avvicinato al bello: divenuto risplendente e luminoso in questa
bellezza, continuer a rimanere partecipe della vera luce. Dicono gli
esperti che gli splendori che spesso appaiono di notte nell'aria e che
alcuni chiamano stelle cadenti altro non sono che dell'aria che si
riversa nelle regioni eteree sotto la spinta di certi venti: secondo
loro, quest'impulso igneo si imprime nel cielo allorch il vento
s'infiamma nell'etere. Come l'aria che si trova attorno alla terra
sollevata dalla forza del vento diventa luminosa, giacch  trasformata
dalla purezza dell'etere, cos anche la mente umana, abbandonata questa
vita sudicia e squallida, diventa pura e luminosa grazie alla potenza
dello spirito, si unisce alla purezza vera e sublime, risplende in un
certo senso in essa, si riempie di raggi e diventa luce secondo la
promessa del Signore che annunzi che i giusti sarebbero stati
splendenti come il sole. Vediamo che ci si verifica anche sulla terra
in presenza di uno specchio d'acqua o di altra superficie capace di
risplendere per la sua levigatezza. Una superficie di tal genere, quando
riceve il raggio solare, produce e fa uscire da s un altro raggio; non
potrebbe farlo, se la sua purezza ed il suo splendore fossero offuscati
dalla sporcizia. Se noi ci eleviamo lasciando la tenebra terrestre e ci
avviciniamo alla vera luce di Cristo, possiamo diventare luminosi in
queste regioni superiori; e se "la vera luce che risplende anche nelle
tenebre" giunge anche a noi, anche noi siamo luce, come dice il Signore
ai suoi discepoli in un passo del Vangelo; c' solo il rischio che la
sporcizia prodotta dal vizio, crescendo nel cuore, indebolisca la grazia
della nostra luce. Mediante questi esempi il nostro discorso ci ha forse
messo in grado piano piano di pensare a come trasformarci in ci che 
superiore a noi; abbiamo mostrato che non si pu unire l'anima al Dio
incorruttibile se essa non diventa il pi possibile pura mediante
l'incorruttibilit in modo da comprendere il simile con il simile, se
non si offre come uno specchio riflettente alla purezza di Dio e se non
forma la propria bellezza partecipando della bellezza originaria e
riflettendola. Chi  capace di abbandonare tutte le cose umane, siano
esse i corpi, le ricchezze, le occupazioni che si riferiscono alla
scienza o alle arti o tutto ci che i costumi e le leggi ritengono buono
(il giudizio sul bello erra infatti proprio quando si adotta come
criterio la sensazione), prova amore e desiderio solo nei confronti di
quell'oggetto che non ha ricevuto da altri la propria bellezza e che 
bello non in rapporto ad un'altra cosa ma di per s, grazie a s ed in
s, in quanto  costantemente bello: esso non diventa bello in un certo
momento per non esserlo pi in un altro, ma rimane sempre nello stesso
stato, al di sopra qualsiasi aggiunta ed accrescimento, senza essere
oggetto ad alcun cambiamento ed alterazione. Oso dunque dire che a colui
che ha purificato "da ogni specie di vizio" tutte le facolt della
propria anima si rivela l'oggetto che  bello unicamente grazie alla sua
natura e che  la causa di ogni bellezza e di ogni bene. Come l'occhio
liberato dalla cispa vede splendere ci che si trova nell'aria, cos
l'anima, grazie alla purezza, possiede la facolt di pensare quella
luce: la vera verginit e la ricerca dell'incorruttibilit perseguono lo
scopo della visione di Dio, che  resa possibile proprio da esse.
Nessuno ha la mente cos cieca, da non capire da s che l'oggetto che 
bello, buono e puro in modo vero, originario unico  il Dio di tutte le
cose.

12. Chi si  purificato  in grado di contemplare in se stesso la
bellezza divina; della causa del male.
Ma forse nessuno ignora tutto questo; piuttosto,  naturale che alcuni
cerchino di sapere se  possibile trovare una sorta di metodo e di via
capace di condurci a questa meta. I libri divini sono pieni di tali
istruzioni, e molti santi rendono visibile la loro vita, che serve come
da faro a coloro che camminano secondo il volere di Dio. Ma ciascuno pu
attingere in abbondanza da entrambi i Testamenti le relative norme della
Scrittura ispirata da Dio: molto si pu prendere senza limitazione sia
dai profeti e la legge sia dalle tradizioni evangeliche ed apostoliche;
le riflessioni che potremmo fare seguendo le parole divine sono invece
le seguenti. L'uomo, quest'essere vivente provvisto di ragione e di
pensiero, opera ad imitazione della natura divina e pura (nella
cosmogonia  scritto a proposito di lui che "Dio lo fece a sua
immagine"); quest'essere vivente, quest'uomo, non ricevette dunque alla
sua nascita, come parte della propria natura e della propria essenza, la
propriet di essere soggetto alle passioni ed alla morte. Non sarebbe
infatti stato possibile salvaguardare il principio dell'immagine, se la
bellezza rappresentante l'immagine fosse risultata contraria al suo
modello. Solo dopo la sua prima formazione furono introdotte nell'uomo
le passioni. Questo avvenne nel modo seguente. Come si  detto, l'uomo
era l'immagine e l'imitazione della potenza che su tutto regna, e per
tale ragione, nella libert delle sue scelte, era simile al padrone di
tutte le cose; non era schiavo di nessuna necessit esterna, e poteva
disporre di s come voleva secondo il proprio giudizio, giacch aveva la
facolt di scegliere ci che gli piaceva. Fu lui ad attirare
volontariamente su di s, fuorviato da un inganno, la disgrazia in cui
ora si trova il genere umano: da s scopri il male, senza averlo visto
prodotto da Dio. "Non fu infatti Dio a creare la morte", ma fu l'uomo a
divenire in un certo senso il creatore e l'artefice del male. La luce
solare pu essere percepita da tutti coloro che sono provvisti della
facolt visiva. Chi vuole pu, chiudendo gli occhi, rimanere estraneo a
questa percezione; in tal caso per non  il sole a ritirarsi altrove ed
a produrre quindi la tenebra, ma  l'uomo a separare il proprio occhio
dal raggio chiudendo le palpebre. Poich la facolt visiva non pu
funzionare a causa della chiusura degli occhi,  fatale che l'inattivit
della vista metta in azione la tenebra, che l'uomo fa insorgere
deliberatamente tramite la cecit. Cos pure, chi si costruisce una casa
senza lasciare aperta nessuna via capace di far entrare la luce
nell'interno, deve necessariamente vivere nella tenebra, in quanto ha
chiuso di proposito l'ingresso ai raggi solari. Allo stesso modo il
primo uomo nato dalla terra, o piuttosto colui che fece nascere il male
nel genere umano, trovava il bello ed il buono a portata di mano in
qualsiasi punto del suo ambiente naturale e ne poteva disporre come
voleva; tuttavia, agendo contro se stesso, introdusse volontariamente
delle novit contrarie alla natura e cos, rifiutando la virt, venne a
provare il male di sua libera scelta. Il male, considerato al di fuori
della libera scelta ed in se stesso, non esiste nella natura: "ogni
creatura di Dio  bella e non va disprezzata" e "tutte le cose che Dio
ha fatto sono fin troppo belle". Ma quando l'ingranaggio del male
s'introdusse nel modo sopra descritto nella vita dell'uomo
corrompendola, e quando in seguito al riversarsi nell'uomo di un'enorme
quantit di vizi originatisi da un piccolo pretesto, anche la bellezza
della sua anima - simile a Dio ed imitazione della bellezza originaria -
venne annerita come un ferro dalla ruggine del vizio, l'uomo in quelle
circostanze non seppe pi conservare la grazia dell'immagine che gli era
propria e che era conforme alla natura, ed assunse l'aspetto turpe
caratteristico del peccato. Per questo l'uomo, "questa cosa grande e
preziosa" - cos lo chiama la Scrittura - abbandon la propria dignit:
come chi scivola e cade nel sudiciume diventa irriconoscibile anche alle
persone con cui ha familiarit perch tutta la sua figura  sporca di
fango, cos anche l'uomo, caduto nel sudiciume del peccato, perse
l'immagine del Dio incorruttibile ed assunse con il peccato un'immagine
soggetta a corruzione e fangosa. La parola divina suggerisce di
toglierla lavandola con l'acqua pura della retta condotta di vita, in
modo che "una volta eliminato l'involucro" di terra, possa apparire di
nuovo la bellezza dell'anima. La deposizione di ci che  contrario
all'uomo consiste nel ritorno a ci che gli  proprio e secondo natura:
in quest'intento egli non pu riuscire, se non ritorna ad essere quello
che era all'inizio, quando fu creato. La somiglianza a Dio non  infatti
opera nostra n una realizzazione delle facolt umane, ma dipende dalla
generosit di Dio, che la don alla natura umana fin dalla sua prima
nascita. L'uomo deve preoccuparsi solo di togliere la sporcizia che il
vizio ha accumulato in lui e di far risplendere la bellezza della sua
anima, prima velata. Penso che nel Vangelo il Signore insegni proprio
questo quando dice a coloro che sono in grado di ascoltare "la sapienza
comunicata nel mistero": "il regno di Dio  dentro di voi". La sua
parola mostra, a mio parere, come il bene concesso da Dio non sia
separato dalla nostra natura n sia situato lontano da coloro che
intendono cercarlo, ma si trovi in ciascuno di noi: esso  ignorato e
nascosto quando "viene soffocato dagli affanni e dai piaceri della
vita", ma pu essere ritrovato quando diventa l'oggetto dei nostri
pensieri, Se devo rendere pi credibile con altri argomenti ci che ho
detto, ricorder che a mio avviso il Signore vuole farci pensare proprio
a questo quando parla della ricerca della dracma perduta: pur essendo
tutte presenti, di nessuna utilit possono essere le rimanenti virt -
chiamate dracme dal Vangelo - se quella sola dracma manca nell'anima
rimasta vedova. Per questo il Signore, alludendo forse alla ragione "che
illumina gli oggetti nascosti", ci ordina di "accendere innanzitutto la
lampada" e di cercare quindi la dracma perduta "nella nostra casa", vale
a dire in noi stessi. Con la dracma cercata Egli vuole alludere proprio
all'immagine del re, che non  persa del tutto, ma  solo nascosta nello
sterco. Per sterco bisogna intendere, a mio parere, la sporcizia
prodotta dalla carne: una volta che questa  stata spazzata via ed
eliminata da una retta condotta di vita, l'oggetto cercato riappare;
allora, l'anima che l'ha ritrovato ha ragione di rallegrarsi e di
rendere i vicini partecipi della sua gioia. In effetti, quando la grande
immagine del re impressa fin dal principio sulla nostra dracma "da colui
che ha formato i nostri cuori ad uno ad uno" vien scoperta ed ha modo di
risplendere, allora tutte le facolt presenti nell'anima - chiamate
"vicini" - si voltano sotto l'effetto di quella gioia ed esultanza
divina, e rimangono fisse nella contemplazione dell'ineffabile bellezza
dell'oggetto trovato. "Rallegratevi con me - dice il Signore - perch ho
ritrovato la dracma che avevo perso". Le facolt dell'anima "vicine",
vale a dire presenti in lei -quella razionale, quella concupiscibile,
quella che regola il dolore e l'ira e tutte le altre di cui si pu
pensare dotata l'anima - piene di gioia per la scoperta della dracma
divina a buon diritto possono essere ritenute amiche:  naturale che
tutte si rallegrino nel Signore, quando contemplano il bello ed il buono
ed agiscono per glorificare Dio, senza essere pi le armi del peccato.
Se il ritrovamento di ci che si cercava significa il ritorno alla
condizione primitiva dell'immagine divina che ora  nascosta dalla
sporcizia della carne, noi dobbiamo diventare quello che il primo uomo
creato fu all'inizio della sua vita. Com'era dunque? Non aveva vestiti
fatti con pelli morte, poteva guardare con tutta sicurezza il volto di
Dio, non giudicava il bello mediante il gusto e la vista, "gioiva solo
nel Signore", e a tale scopo - questo fa capire la divina Scrittura - si
serviva dell'aiuto che gli era stato dato, giacch non conobbe la sua
donna prima della cacciata dal paradiso e prima che essa fosse
condannata alla pena del parto per il peccato che aveva commesso
lasciandosi ingannare. Possiamo ritornare alla primitiva beatitudine
ripercorrendo in senso inverso quello stesso cammino che ci port fuori
del paradiso, quando ne venimmo scacciati insieme al nostro progenitore.
Di quale cammino si tratta? Allora il piacere, prodotto dall'inganno,
diede inizio alla caduta. Alla passione accesa dal piacere seguirono
quindi la vergogna, la paura, il non avere pi il coraggio di stare al
cospetto del Creatore, ed il nascondersi tra le foglie nell'ombra; dopo
di che, essi si ricoprirono di pelli morte. Cos furono mandati esuli in
questa regione malsana ed aspra, nella quale il matrimonio fu concepito
come un mezzo di consolazione di fronte alla morte.

13. L'inizio della cura di s stessi  la rinunzia al matrimonio.
Se  dunque nostra intenzione andarcene via di qui ed unirci a Cristo, 
bene far cominciare questo distacco dall'ultimo stadio, cos come coloro
che sono lontani dai propri familiari, quando vogliono ritornare al loro
punto di partenza, lasciano per primo l'ultimo posto nel quale sono
arrivati. Il matrimonio  l'ultimo momento della separazione dal
soggiorno nel paradiso: proprio perch rappresenta l'ultima tappa il
nostro scritto suggerisce a coloro che ritornano a Cristo di
considerarlo come la prima cosa da lasciare. Occorre quindi abbandonare
le miserie terrene in cui fu posto l'uomo dopo il peccato e,
successivamente, uscire dai rivestimenti della carne togliendoci le
tuniche di pelle, vale a dire i pensieri carnali. Abbandonata "ogni
azione vergognosa fatta di nascosto", non dobbiamo pi coprirci con il
fico della vita amara, ma gettare via queste foglie caduche che
ricoprono la vita, ritornare al cospetto del creatore, rifiutare
l'inganno offerto dal gusto e dalla vista, e farci consigliare non pi
dal serpente velenoso ma dal comandamento di Dio. Questo c'ingiunge di
toccare solo il bene e di rifiutare l'assaggio del male, giacch tutto
il male che ci colpisce si origina proprio dal nostro desiderio di non
ignorarlo. Per questo ai primi uomini creati fu vietato di conoscere
assieme al bene il suo contrario ed ordinato di tenersi lontani dalla
conoscenza del bene e del male e di cogliere il bene puro, non mescolato
con il male. A mio avviso, ci significa stare soltanto con Dio, gustare
questa delizia all'infinito ed ininterrottamente e non mescolare al
godimento del bene ci che trascina verso il suo opposto. E se si deve
parlare con franchezza, bisogna aggiungere che in tal modo ci si pu
forse allontanare da questo mondo sommerso dal male, e tornare di nuovo
in paradiso, giunto nel quale Paolo ud e vide cose ineffabili e non
contemplabili, di cui non  lecito parlare agli uomini. Ma poich il
paradiso  la dimora dei vivi che non accoglie coloro che sono stati
uccisi dal peccato, e noi d'altra parte siamo carnali, soggetti alla
morte e "venduti al peccato", come potr soggiornare nel luogo riservato
ai vivi colui che soggiace alla signoria della morte? Quale mezzo o
quale sotterfugio potr mai trovare per sfuggire a questo potere? Basta
a tale scopo il suggerimento del Vangelo. Sentiamo che il Signore dice a
Nicodemo: "Chi  nato dalla carne  carne; chi  nato dallo spirito 
spirito". Sappiamo che la carne  soggetta alla morte a causa del
peccato, mentre lo spirito di Dio  incorruttibile, vivificatore ed
immortale.  evidente che, come la nascita materiale comporta
necessariamente anche la generazione della forza destinata a distruggere
l'essere generato, cos lo spirito infonde una forza vivificatrice in
coloro che vengono generati tramite esso. Qual  il risultato di ci che
si  detto? Lasciata la vita carnale che  necessariamente seguita dalla
morte, dobbiamo cercare quella vita che non porta come conseguenza la
morte: e questa  la vita della verginit. La verit di ci che dico
potr risultare pi chiara da queste brevi considerazioni aggiuntive.
Chi non sa che l'effetto della congiunzione tra i corpi  la formazione
di corpi mortali, mentre coloro che si congiungono secondo un legame
spirituale ricevono in luogo dei figli la vita e l'incorruttibilit? 
bene ricordare a tal proposito il detto dell'apostolo: "Con questa
generazione si salva la gioiosa madre di tali figli"; cos pure, il
salmista grid nei canti divini: "Colui che fa abitare nella sua casa
una donna sterile, perch diventi una madre che si rallegra dei figli".
Gioisce veramente la madre vergine che genera figli immortali tramite lo
spirito: il profeta la chiama "sterile" grazie alla continenza.

14. La verginit  superiore al potere della morte.
Tale vita deve essere dunque tenuta in pi alta considerazione dalle
persone assennate, in quanto  superiore alla signoria della morte. La
procreazione fisica - nessuno se l'abbia a male per queste mie parole -
 per gli uomini causa non di vita, ma di morte. La corruzione comincia
infatti con la nascita; coloro che la fermano grazie alla verginit
pongono in s stessi un limite alla morte, impedendole di procedere
oltre in loro: fungendo come da linea di demarcazione tra la morte e la
vita, fermano l'avanzata della prima. La morte quindi, se non pu
oltrepassare la verginit ma cessa di avere effetto e si dissolve in
essa, mostra chiaramente la superiorit di questa virt: a ragione 
chiamato incorruttibile il corpo che non si sottomette al servizio della
vita corrotta e che non accetta di diventare strumento di una
successione mortale. In un corpo siffatto s'interrompe la serie continua
di corruzioni e di morti che ha dominato l'intervallo di tempo
intercorso tra il primo uomo creato e la vita di chi resta vergine. Non
era infatti possibile che la morte restasse inoperosa, quando la nascita
umana riceveva impulso dal matrimonio; viaggiando assieme a tutte le
generazioni precedenti ed accompagnando nella loro traversata coloro che
nascevano continuamente, trov nella verginit un limite alla sua
azione, che  impossibile valicare. Come nel caso di Maria madre di Dio
la morte che aveva regnato da Adamo fino a lei una volta raggiuntala
urt contro il frutto della verginit come contro una roccia e si
consunse, cos in ogni anima che grazie alla verginit va oltre la vita
carnale si dissolve in un certo senso la forza della morte, che non ha
dove mettere il suo pungolo. Il fuoco, se non gli vengono gettate la
legna, le canne, l'erba o altri materiali combustibili, non  in grado
di durare da s; allo stesso modo, neanche la forza della morte si pu
esplicare, se il matrimonio non le sottopone la materia su cui agire e
non le prepara - come se fossero dei condannati - le persone destinate a
morire. Se hai dei dubbi, presta attenzione ai nomi delle disgrazie che,
come ho gi detto all'inizio del mio trattato, il matrimonio porta agli
uomini e rifletti sulle loro origini. Sarebbe forse possibile piangere
sul fatto di rimanere vedovi od orfani o sulle disgrazie che toccano ai
figli, se non ci fosse prima il matrimonio? Le tanto ricercate
soddisfazioni, gioie e volutt e tutto ci che si vuole dal matrimonio
trovano la loro conclusione in questi dolori. Come l'impugnatura della
spada  liscia, facile a toccarsi, ben levigata, brillante e adatta ad
essere stretta dal palmo della mano, mentre la parte rimanente  un
ferro, uno strumento di morte pauroso a vedersi ed ancora pi pauroso
quando lo si esperimenta, cos  anche il matrimonio: mentre dapprima
offre alla sensazione tattile la levigatezza superficiale del piacere
come se si trattasse di un'impugnatura adorna di un cesello ben
eseguito, quando viene in mano a chi l'ha toccato porta strettamente
legati a s i dolori e diventa per gli uomini causa di pianti e di
disgrazie.  proprio il matrimonio ad offrire spettacoli pietosi e
lacrimevoli: si pensi ai figli che restano orfani in et prematura, che
divengono preda dei potenti e che spesso, non rendendosi conto dei
propri mali, sorridono di fronte alla sventura. Ed esiste una causa di
vedovanza diversa dal matrimonio? Non  fuori luogo dire che il
sottrarsi ad esso comporta l'esenzione da tutti questi funesti tributi.
Quando infatti decade la condanna che fu stabilita all'inizio contro i
trasgressori, cessano di esistere le sofferenze delle madri di cui parla
la Scrittura ed il dolore non anticipa pi la nascita degli uomini; ogni
disgrazia prodotta dalla vita viene eliminata, e "dai volti scompaiono
le lacrime", come dice il profeta: "il concepimento non avviene pi
nella trasgressione" e "la gravidanza non si verifica pi nel peccato"
n " prodotta dal sangue e dal volere dell'uomo e della carne" ; al
contrario, la generazione deriva soltanto da Dio. Ci si verifica,
quando si accoglie nella parte viva del proprio cuore lo spirito
incorruttibile, e quando si generano "la sapienza, la giustizia, la
santificazione e la redenzione". Ognuno pu diventare madre di chi 
tutte queste cose, cos come dice il Signore in un passo del Vangelo:
"Chi esegue la mia volont  mio fratello, mia sorella e mia madre".
Quale posto ha la morte in tali gravidanze? Quando queste hanno luogo,
l'elemento mortale  veramente inghiottito dalla vita, e la vita
verginale, recando in s i segni dei beni tenuti in riserva dalla
speranza, sembra un'immagine della beatitudine futura. Se si esamina il
mio ragionamento, si pu riconoscere la verit di quello che dico:
innanzitutto, chi muore per il peccato vive per Dio per il resto del
tempo, non produce pi frutti per la morte, pone fine per quanto sta in
lui alla vita della carne ed attende il "realizzarsi della beata
speranza e l'apparizione del grande Dio", senza creare con generazioni
intermedie un intervallo tra s e la sua venuta; in secondo luogo, anche
nella vita presente trae profitto dall'eccellenza dei beni della
resurrezione. Se la vita promessa dal Signore ai giusti dopo la
resurrezione  uguale a quella degli angeli, e se la rinunzia al
matrimonio  propria della natura angelica, egli riceve i beni promessi
unendosi agli splendori dei santi ed imitando con la sua vita
incontaminata la purezza delle essenze incorporee. Se la verginit
procura tali beni ed altri simili, quale discorso potr esprimere
degnamente l'ammirazione per questa grazia? Quale altro bene dell'anima
apparir cos grande e prezioso, e potr mai uguagliare in un paragone
la sublimit di tale dono?

15. La vera verginit si vede in tutto ci che si fa.
Se abbiamo compreso l'eccellenza di questa grazia, dobbiamo renderci
conto anche delle sue conseguenze: questa virt non  cos semplice come
si potrebbe credere, n si ferma ai corpi, ma giunge dappertutto e
grazie alla sua versatilit permea di s tutte quelle che sono e vengono
ritenute le perfezioni dell'anima. L'anima che grazie alla verginit si
unisce al vero sposo non solo si tiene lontana dalle sozzure materiali
ma, dopo avere dato avvio in tal modo alla propria purezza, si comporta
in ogni circostanza in maniera simile e con uguale fiducia, nel timore
di accogliere in s la passione per l'adulterio nella misura in cui il
suo cuore si mostra incline pi del dovuto alla partecipazione al vizio.
Per ritornare sull'argomento, ricorder questo: l'anima che si unisce al
Signore in modo da diventare assieme a Lui un unico spirito e che decide
di amarlo con tutto il cuore e con tutte le forze facendo di quest'amore
la norma costante della sua vita, non si d pi alla fornicazione per
non diventare un tutt'uno con essa e non ammette in s neppure gli altri
vizi che sono di ostacolo alla salvezza, giacch la contaminazione 
sempre la stessa, quali che siano i vizi: se  sporcata da uno di essi,
l'anima non pu pi possedere la sua purezza immacolata. Quanto io dico
pu essere illustrato con un esempio. L'acqua di uno stagno resta calma
ed immobile se nessun turbamento proveniente dall'esterno agita la sua
tranquillit; se per vi cade una pietra gettata da qualche parte, essa
si muove tutta in cerchi concentrici, e si producono delle onde,
determinate dallo scuotimento locale; mentre la pietra va a fondo a
causa del suo peso, le onde si producono in cerchio attorno ad essa
l'una dopo l'altra e vengono spinte verso le estremit dello specchio
d'acqua dal movimento verificatosi al suo centro: in tal modo, tutta la
superficie dello stagno si agita, risentendo di ci che  avvenuto in
profondit. Analogamente, basta il sopravvenire di una sola passione a
scuotere la tranquillit assoluta dell'anima, che risente del danno
subito da una sua parte. Dicono gli esperti in materia che le virt non
sono separate le une dalle altre e che non  possibile possedere in modo
perfetto una virt se non si possiedono le altre invece, nella persona
in cui  presente una virt entrano fatalmente al suo seguito anche le
altre. Cos pure, nel campo contrario un danno che colpisce una nostra
parte si estende a tutta la vita virtuosa;  proprio vero, come dice
l'apostolo, che il tutto si adegua alla parte: se un membro soffre,
tutto il corpo soffre con esso, mentre se  glorificato tutto il corpo
gioisce.

16. Tutte le occasioni di abbandono della virt presentano un uguale
pericolo.
Infinite sono durante la nostra vita le deviazioni verso i peccati, ed
in vari modi le Scritture alludono al loro gran numero. "Molti - vien
detto - sono coloro che mi perseguitano e mi tormentano", "molti sono
coloro che mi combattono dall'alto", e cos via. Si pu forse dire a
buon diritto che molti sono gli adulteri che tendono insidie allo scopo
di contaminare "questo matrimonio veramente prezioso e questo talamo
immacolato"; e se  necessario enumerarli chiamandoli per nome, va
ricordato che adultera  l'ira, adultera  l'avidit, adulteri sono
l'invidia, il rancore, l'inimicizia, la denigrazione, l'odio, e che
l'elenco fatto dall'apostolo di tutti i vizi "contrari al sano
insegnamento""  un'enumerazione di adulteri. Supponiamo che una donna
bella e desiderabile venga concessa in sposa ad un re per queste sue
qualit, e che degli uomini intemperanti la insidino per la sua
bellezza. Costei, finch reagisce contro tutti coloro che si mostrano
premurosi nei suoi riguardi per corromperla accusandoli di fronte al suo
sposo legittimo,  onesta e pensa al suo sposo; in tal caso, gl'inganni
degl'intemperanti non hanno alcuna presa su di lei. Se invece d retta
anche ad uno solo di coloro che l'insidiano, la sua castit nei riguardi
degli altri non la esime dalla condanna: perch venga condannata, basta
infatti che il talamo sia contaminato da un solo uomo. Cos l'anima che
vive per Dio non si lascia sedurre da nessuna delle cose che le vengono
presentate come belle con l'inganno: se, vittima di una passione,
accetta di contaminare il suo cuore, anche lei infrange il principio
giuridico del matrimonio spirituale. Come dice la Scrittura, "nell'anima
orditrice di mali non entra la sapienza": ci significa in realt che il
buono sposo non pu entrare nell'anima che  dedita all'ira, che ama la
denigrazione o che ospita in s altri simili vizi. Quale accorgimento
potr mai conciliare tra loro le cose che per natura sono estranee l'una
all'altra e che non possono combinarsi insieme? Ascolta l'apostolo
quando insegna che "non esiste nessun rapporto tra la luce e le tenebre"
o "tra la giustizia e l'illegalit": per dirla in breve, non esiste
nessun rapporto tra tutto ci che  il Signore quando  pensato e
chiamato secondo le varie propriet che si vedono in lui e tutte le
propriet contrarie che si possono pensare presenti nel vizio. Se 
impossibile un rapporto tra le cose che per natura non si possono
mescolare tra loro, l'anima prigioniera di un vizio  assolutamente
estranea al bene e non gli consente di soggiornare in lei. Qual  dunque
l'insegnamento che se ne pu ricavare? La vergine casta ed assennata
deve allontanarsi da ogni pensiero capace di toccare in qualsiasi modo
la sua anima, e conservarsi pura per lo sposo che si  unito a lei
secondo la legge, "rimanendo libera da macchie, grinze ed altre simili
cose". Una sola  la strada diritta, veramente stretta e piena di
triboli, che non ammette deviazioni n in un senso n in un altro:
qualsiasi allontanamento da essa comporta un uguale pericolo di cadute.

17.  imperfetto nei riguardi del bene chi  difettoso anche in una sola
delle pratiche virtuose.
Se le cose stanno cos, bisogna correggere per quanto  possibile le
abitudini pi in voga: coloro che pur reagendo con vigore contro i
piaceri pi turpi ricercano il piacere per altre vie, come ad esempio
negli onori e nel desiderio di comandare, si comportano pressappoco come
il domestico che, desiderando la libert, non cerca di liberarsi dalla
servit ma si limita a cambiare i suoi padroni, confondendo questo
scambio con la libert. Anche se non hanno gli stessi padroni, costoro
sono tutti schiavi in uguale misura, finch c' qualcuno che li domina e
li comanda esercitando su di loro il suo potere. Vi sono poi altri che,
dopo una lunga lotta contro i piaceri, diventano non si sa come facile
preda della passione opposta: vivendo in modo scrupolosamente severo, si
lasciano subito prendere dai dolori, dalle irritazioni, dai rancori, e
da tutti gli altri vizi che sono opposti all'edonismo, e ben
difficilmente riescono a liberarsene. Ci avviene, quando il corso della
vita  guidato non dalla norma della virt, ma da qualche passione.
Eppure, come dice la Scrittura, il comandamento del Signore  cos
chiaro da illuminare anche gli occhi dei bambini: esso afferma che il
bene consiste nel tenersi attaccati soltanto a Dio. E Dio non  n
dolore n piacere n vilt n temerariet n paura n ira n una di
quelle passioni che dominano l'anima priva di disciplina, ma, come dice
l'apostolo,  la sapienza stessa, la santificazione, la verit, la
gioia, la pace e tutte le altre cose simili a queste. Chi  dominato
dalle passioni contrarie come pu unirsi a chi  tutto questo? O come
non  assurdo che colui che cerca di non essere preda di una determinata
passione scambi per virt il suo opposto? Ci avviene quando, per
sfuggire al piacere, si diventa schiavi del dolore, quando per evitare
la temerariet e la sconsideratezza si mortifica l'anima con la vilt, e
quando, nell'intento di non cadere prigionieri dell'ira, si rimane
sbigottiti per la paura. Quale differenza comportano i vari modi in cui
ci si allontana dalla virt o, per meglio dire, si abbandona Dio, che 
la virt perfetta? Anche nel caso delle malattie del corpo, non si pu
dire che agiscono mali diversi quando si  distrutti da un difetto
eccessivo o da una sovrabbondanza smisurata, giacch in entrambi i casi
la mancanza di misura porta allo stesso sbocco. Chiunque si preoccupa di
vivere secondo l'anima e cerca la salute, sta attento a rimanere nel
punto di mezzo rappresentato dalla mancanza di passioni, senza
mescolarsi od avere rapporti con i vizi contrari che da entrambe le
parti affiancano la virt. A dire tutto questo non sono io, ma  la
stessa voce divina. Si pu infatti ascoltare chiaramente l'insegnamento
del Signore, l dove egli raccomanda ai suoi discepoli - simili ad
agnelli che vivono in mezzo ai lupi - di non essere soltanto colombe, ma
di avere nel loro carattere anche qualcosa del serpente. Ci significa
che non si deve coltivare fino all'eccesso quella semplicit che sembra
lodevole agli uomini, giacch tale atteggiamento rassomiglierebbe alla
pi grande stoltezza; e che non si deve scambiare per una virt priva
dei contrari ed assolutamente pura quell'abilit e malizia che  lodata
da molti: sulla base di quelli che sembrano i contrari, occorre formare
un carattere in cui siano mescolati entrambi gli elementi, eliminando
dall'uno la stoltezza e dall'altro la scaltrezza che si manifesta nella
malvagit. In tal modo, entrambi gli opposti concorrono a formare un
unico bel modo di agire, risultante dalla semplicit di mente e dalla
perspicacia. "Diventate - dice il Signore - prudenti come i serpenti e
semplici come le colombe".

18. Tutte le facolt dell'anima devono mirare alla virt.
Ci che il Signore dice in questo passo deve rappresentare per tutti -
ed in specie per coloro che si avvicinano a Dio tramite la verginit -
un insegnamento da applicare per tutta la vita: si deve cio cercare di
non trascurare i contrari coltivando una sola virt e di cogliere il
bene ovunque si trovi, in modo da dare alla propria vita una sicurezza
totale. Neanche il soldato ripara con la sua armatura certe parti del
corpo per lasciare nude le rimanenti ed esporsi cos ai pericoli. Quale
vantaggio trarrebbe infatti da quest'armamento parziale, se ricevesse un
colpo mortale in una sua parte esposta? E chi potrebbe chiamare bella
una persona che in seguito ad una disgrazia  rimasta priva di una delle
parti che concorrono a formarne la bellezza? La bruttura prodotta da
tale mancanza guasta la bellezza della parte buona. E se, come dice un
passo del Vangelo,  ridicolo colui che, intrapresa la costruzione di
una torre, mette tutto il suo impegno nelle fondamenta ma poi non giunge
alla fine, quale altro insegnamento si pu trarre da questa parabola, se
non che in ogni impresa di rilievo bisogna fare di tutto per giungere al
suo termine compiendo l'opera di Dio con le varie costruzioni
rappresentate dai comandamenti? Una sola pietra non basta a costruire
tutta la torre, ed un solo comandamento non conduce l'anima perfetta
alla proporzione ricercata: bisogna in ogni caso gettare le fondamenta
per poi, come dice l'apostolo, "mettervi sopra la costruzione fatta
d'oro e di pietre preziose". Cos sono infatti chiamati i comandamenti
messi in pratica, secondo il detto del profeta: "Ho amato i tuoi
comandamenti pi dell'oro e di molte pietre preziose". La ricerca della
verginit deve dunque rappresentare il fondamento della vita virtuosa,
ma su di questo vanno costruite tutte le opere della virt. Anche
ammettendo che il fondamento sia veramente prezioso e degno di Dio - ed
in effetti lo  ed  creduto tale -, se tutta la rimanente condotta di
vita non corrisponde a questa virt e viene sporcata dal disordine
dell'anima, allora  proprio il caso di parlare dell'"orecchino che sta
nel naso della scrofa" o della "perla calpestata dai piedi dei porci".
Questo andava detto su questi argomenti. Chi non d alcuna importanza al
fatto che la sua vita manca di armonia per colpa degli elementi che
dovrebbero invece accordarsi perfettamente tra loro, pu arrivare a
comprendere quest'insegnamento guardando la sua casa. A mio parere, il
padrone di casa non ammette che nella propria abitazione i vari oggetti
abbiano un aspetto sconveniente o brutto: si pensi ad un letto
rivoltato, alla tavola piena di sudiciume, alle suppellettili preziose
gettate in luoghi sporchi, ed alle suppellettili destinate ai servizi
pi umili che cadono invece sotto lo sguardo di chi entra; al contrario,
egli dispone tutto in modo appropriato e secondo l'ordine conveniente,
e, assegnato a ciascuna cosa il posto che le si addice, accoglie con
fiducia gli ospiti, sicuro di non vergognarsi se la disposizione degli
oggetti della sua casa cade sotto i loro occhi. Allo stesso modo penso
che il padrone ed amministratore della nostra tenda - parlo
dell'intelligenza - debba disporre bene tutto ci che c' in noi, usando
in modo appropriato ed in vista del bene quelle facolt dell'anima che
il demiurgo ha fabbricato per noi in luogo degli strumenti e delle
suppellettili. Nella speranza che il mio discorso non venga accusato di
essere un'inutile chiacchiera, passando in rassegna i singoli casi
spiegher come, facendo uso di ci che si ha, si possa regolare la
propria vita secondo ci che  conveniente. Diciamo dunque che occorre
tenere i desideri ben fermi nella parte pi pura dell'anima: una volta
che sono stati scelti e consacrati a Dio come un'offerta o una primizia
dei propri beni, essi vanno custoditi in modo che restino intangibili e
puri e non vengano sporcati dalle sozzure della vita. L'ira e l'odio
devono vegliare come cani da guardia soltanto contro le resistenze
opposte dal peccato, e fare uso della propria natura contro il ladro ed
il nemico che s'introduce per guastare il tesoro divino e che viene a
rubare, uccidere e mandare in rovina. Il coraggio e l'ardimento vanno
tenuti in mano come un'arma per non farsi cogliere di sorpresa dagli
spaventi che sopravvengono o dagli assalti degli empi. Alla speranza ed
alla pazienza ci si deve appoggiare come se fossero dei bastoni, nei
casi in cui le tentazioni producono stanchezza. Il bene rappresentato
dal dolore - qualora capiti di averlo - va tenuto a portata di mano
quando ci si pente dei peccati: non  mai tanto utile come nel
compimento di questo servizio. La giustizia deve rappresentare la norma
della rettitudine, indicando il modo di evitare il peccato in ogni
parola ed in ogni opera e suggerendo come devono comportarsi le parti
dell'anima e come si possa dare a ciascuna di esse ci che  dovuto. Chi
trasforma il desiderio di avere di pi - presente nell'anima di ciascuno
in modo veemente, anzi smisurato - nel desiderio conforme al volere di
Dio,  definito beato per questa sua cupidigia, giacch usa la violenza
l dove essa  encomiabile. Un tale uomo adopera inoltre la sapienza e
la prudenza come consiglieri in ci che  utile e come aiutanti quando
si tratta di organizzare la propria vita, in modo da non essere mai
danneggiato dall'ignoranza o dalla stoltezza, Se invece non adoperasse
queste facolt di cui si  parlato in modo conforme alla natura e
giusto, ma introducesse nel loro uso dei cambiamenti contrari ad ogni
norma, facendo volgere il desiderio verso le cose turpi, tenendo pronto
l'odio per usarlo contro i congiunti, amando l'ingiustizia, mostrandosi
violento nei riguardi dei genitori, manifestando la sua audacia in cose
assurde, sperando in cose vane, impedendo alla prudenza ed alla saggezza
di coabitare con lui, preferendo la compagnia della ghiottoneria e
dell'intemperanza e comportandosi in modo analogo nel resto, allora si
rivelerebbe singolare a tal punto che non sarebbe facile dare di questa
sua stranezza una degna descrizione. Che cosa si direbbe infatti se uno,
scambiando tra loro i vari pezzi dell'armatura, rivoltasse l'elmo in
modo da nascondere il volto e far sporgere indietro il cimiero, tenesse
i piedi nella corazza, adattasse al petto gli schinieri, mettesse a
destra ci che dovrebbe stare a sinistra e a sinistra l'armatura della
parte destra ? Ci che inevitabilmente toccherebbe in guerra ad un
simile soldato  naturale che tocchi nella vita a chi confonde i propri
pensieri ed inverte l'uso della facolt dell'anima, In questo campo
dobbiamo dunque cercare quell'armonia che la vera temperanza  in grado
d'infondere nelle nostre anime. E se si dovesse considerare la pi
perfetta definizione della temperanza, si potrebbe forse dire a buon
diritto che essa consiste nell'ordinato governo di tutti i movimenti
dell'anima, esercitato dalla sapienza e dalla prudenza. Tale
disposizione d'animo non ha bisogno n di fatiche n d'impegno per
potere essere partecipe delle cose pi alte e celesti, e grazie alla sua
natura  in grado di raggiungere assai facilmente ci che prima sembrava
quasi irraggiungibile, in quanto possiede gi in s l'oggetto della
ricerca avendo eliminato il suo contrario: chi  uscito dalla tenebra
non pu non trovarsi nella luce, e chi non  morto deve necessariamente
vivere. Se quindi non s'indirizza la propria anima verso le cose vane,
si resta interamente nella strada della verit: lo stare attenti ad
evitare le deviazioni e la conoscenza di quest'arte rappresenta una
guida scrupolosa nel retto cammino. Come gli schiavi affrancati, quando
non servono pi i loro proprietari e diventano padroni di s stessi,
concentrano le loro cure sulla propria persona, cos, a mio avviso,
anche l'anima libera dalla schiavit e dagl'inganni del corpo giunge a
conoscere l'attivit naturale che le  propria: come anche l'apostolo ci
ha insegnato, la libert consiste nel "non essere prigionieri del giogo
della schiavit" e nel non essere tenuti nei ceppi del legame del
matrimonio come dei transfughi o dei malfattori. Il mio discorso ritorna
allo stesso punto di partenza, giacch la libert perfetta non consiste
soltanto nella rinunzia al matrimonio (non si pensi che la verginit sia
una cosa di cos poco valore e cos a buon mercato da infondere il
convincimento che per realizzare tale ideale basta tenere un po' sotto
controllo la carne); ma poich "chiunque commette il peccato  schiavo
del peccato", la deviazione verso il vizio, possibile in ogni cosa ed in
ogni attivit, rende schiavo in un certo senso l'uomo e lo macchia,
producendo su di lui con i colpi del peccato dei lividi e delle
bruciature: di conseguenza, chi tocca la grande meta rappresentata dalla
verginit deve essere simile a se stesso in ogni circostanza e far
mostra della propria purezza in tutta quanta la sua vita. Se si deve
illustrare il mio discorso con un esempio preso dalle Scritture ispirate
da Dio, a confermarne la verit basta la verit stessa, che in una
parabola ed in un enigma del Vangelo c'insegna proprio questo. L'arte
del pescatore separa i pesci buoni e commestibili da quelli cattivi e
dannosi, per evitare che qualche pesce cattivo caduto nella rete
impedisca di gustare quelli buoni; analogamente, il compito della
temperanza consiste nello scegliere in ogni occupazione ci che  puro
ed utile e nello scartare ci che  inutile, lasciandolo alla vita
secolare e mondana che la parabola chiama metaforicamente mare. Anche il
salmista la chiama cos, suggerendo in uno dei suoi salmi il modo di
rendere grazie: egli definisce questa nostra vita instabile, soggetta a
passioni ed agitata, "acque che toccano l'anima, abissi marini e
tempestosi"; in essa, ogni pensiero ribelle cade a fondo come una
pietra, cos come era avvenuto per gli Egiziani. Solo chi  caro a Dio
ed  in grado di contemplare la verit - queste persone sono chiamate
dalla storia Israele - riesce ad attraversare questo mare come se fosse
asciutto, senza venire minimamente toccato dalle onde amare e salate
della vita. Cos, sotto la guida della legge (Mos ne era infatti
l'emblema), anche Israele attravers il mare senza bagnarsi diventando
in tal modo un esempio, mentre gli Egiziani nel tentativo di
attraversarlo insieme ad Israele vennero sommersi; entrambi subirono
l'influenza della disposizione d'animo che era presente in loro: mentre
gli uni poterono passare con facilit, gli altri andarono a fondo; in
effetti, la virt  una cosa leggera e tende a salire in alto. Tutti
coloro che vivono uniformandosi ad essa volano come nuvole o "come
colombe con i loro piccoli", secondo il detto di Isaia. Come dice uno
dei profeti, il peccato  invece una cosa pesante, "seduta su un talento
di piombo". Se qualcuno ritiene sforzata e non rispondente ai fatti tale
interpretazione della storia sacra e non vuole ammettere che il prodigio
dell'attraversamento del mare sia stato scritto per nostra utilit,
ascolti le parole dell'apostolo: "A loro queste cose capitarono perch
servissero da esempio, e furono scritte perch venissimo esortati".

19. Ricordo di Maria sorella di Aronne, come colei che inaugur questo
tipo di vita perfetta.
A questo ci fa pensare anche la profetessa Maria, quando subito dopo
avere attraversato il mare prese in mano il tamburino asciutto e
risonante, mettendosi in testa al coro delle donne:  forse probabile
che il racconto voglia alludere tramite il tamburino alla verginit
praticata da questa prima Maria, nella quale a mio avviso  prefigurata
Maria madre di Dio. Come il tamburino emette molti suoni se elimina da
s tutta l'umidit e diventa completamente asciutto, cos la verginit
diventa splendente e famosa perch non accoglie durante la vita l'umore
che d origine alla vita stessa. Se il tamburino preso in mano da Maria
 un cadavere e la verginit  la morte del corpo, non  forse del tutto
inverosimile pensare che la profetessa fosse vergine. Noi avanziamo
quest'ipotesi non in seguito ad una chiara dimostrazione, ma in virt di
semplici congetture e supposizioni, dovute al fatto che la profetessa
Maria guid il coro delle vergini, anche se molti esperti hanno fatto
vedere chiaramente che essa era vergine perch la storia sacra non
ricorda mai il suo matrimonio e la sua procreazione: in effetti, se
avesse avuto un marito, avrebbe dovuto essere nominata e riconosciuta
non in base a suo fratello Aronne ma in base a suo marito, giacch il
capo di una donna  considerato non il fratello, ma il marito. Se la
grazia della verginit sembrava preziosa anche a coloro che onoravano la
procreazione come una benedizione e che la consideravano una cosa
legittima, a maggior ragione noi, che ascoltiamo i divini oracoli non
secondo la carne ma secondo lo spirito, dobbiamo abbracciare una tale
pratica. Gli oracoli divini ci hanno svelato quale bene rappresentino la
gravidanza ed il parto spirituali e quale tipo di fecondit fosse
praticato dai santi di Dio. Il profeta Isaia ed il divino apostolo lo
spiegano molto chiaramente. Il primo dice: "Per effetto del timore che
abbiamo di te, o Signore, abbiamo concepito nel nostro ventre, partorito
e generato"; il secondo si vanta di essere divenuto il pi fecondo di
tutti gli uomini, e di avere reso gravide intere citt e popoli, in
quanto con i suoi parti non solo condusse alla luce e form nel Signore
i Corinzi ed i Galati , ma fece il giro di tutta la terra abitata, da
Gerusalemme fino all'Illiria, riempiendola dei propri figli generati in
Cristo tramite il vangelo. Cos anche nel vangelo  considerato beato il
ventre della santa vergine che serv all'immacolata generazione: il
parto non cancell la verginit, e la verginit da parte sua non
ostacol tale gravidanza. Come dice Isaia, l dove si produce lo spirito
della salvezza i voleri della carne diventano del tutto impotenti.

20.  impossibile essere schiavi dei piaceri corporei e nello stesso
tempo cogliere i frutti della gioia divina.
Anche l'apostolo dice che ciascuno di noi  un uomo doppio: mentre il
primo uomo  visibile dal di fuori ed  portato per natura a
corrompersi, il secondo pu essere invece pensato nel segreto del cuore
ed ammettere in s il rinnovamento. Se questo discorso  veritiero (e lo
, giacch  la verit stessa a parlare in esso), non  fuori luogo
pensare ad un duplice matrimonio, adatto e corrispondente a ciascuno dei
due uomini che sono in noi: chi osa dire che la verginit del corpo
aiuta e difende il matrimonio spirituale, non dice forse cose tanto
inverosimili. Come non  possibile praticare nello stesso tempo due arti
servendosi delle mani - si pensi ad esempio a chi vuole dedicarsi
contemporaneamente all'agricoltura ed alla navigazione, all'arte del
fabbro ed a quella delle costruzioni; come chi vuole esercitarne bene
una deve abbandonare l'altra, cos anche noi, quando ci troviamo di
fronte a due matrimoni che si realizzano l'uno tramite la carne l'altro
tramite lo spirito, se vogliamo dedicarci ad uno di essi, dobbiamo
necessariamente separarci dall'altro. L'occhio non pu vedere due cose
insieme a meno di non fissare gli oggetti visibili particolari uno alla
volta; la lingua non pu parlare due idiomi diversi nello stesso tempo
pronunziando contemporaneamente parole ebraiche e greche; e l'udito non
pu ascoltare insieme un racconto di fatti avvenuti ed un insegnamento.
I diversi suoni, se sono sentiti l'uno dopo l'altro, fanno capire a chi
ascolta un determinato pensiero, ma se rimbombano nell'orecchio
mescolandosi tutti insieme, producono nella mente di chi ascolta una
confusione in cui non si distingue pi nulla, giacch i significati
delle varie parole si mischiano gli uni con gli altri. Analogamente,
anche la nostra facolt concupiscibile non  in grado di assecondare i
piaceri corporei e di contrarre nello stesso tempo un matrimonio
spirituale. Con attivit simili non si possono raggiungere entrambi gli
scopi: del matrimonio spirituale sono garanti la temperanza, la morte
del corpo ed il disprezzo di tutto ci che ubbidisce alla carne, mentre
del congiungimento fisico sono garanti tutte le cose contrarie alle
prime. Poich dunque, se ci sono due padroni da scegliere, non ci si pu
sottomettere contemporaneamente ad entrambi ("nessuno pu infatti
servire due padroni" ), chi  saggio sceglie il padrone che gli  pi
utile; allo stesso modo, poich non possiamo contrarre tutti e due i
matrimoni che ci sono di fronte ( "il celibe pensa alle cose del
Signore, l'uomo sposato a quelle del mondo"),  proprio dei saggi non
sbagliarsi nella scelta di quello che conviene di pi e non ignorare la
strada che conduce ad esso, e che si pu imparare soltanto se si ricorda
il seguente paragone. Come nel matrimonio fisico chi non intende essere
respinto si preoccupa molto del benessere del corpo, del trucco pi
adeguato, dell'abbondanza della ricchezza e delle onte di cui potrebbero
essere causa la sua vita e la sua stirpe (solo cos pu ottenere ci che
gli sta a cuore), allo stesso modo chi contrae il matrimonio spirituale
innanzitutto si mostra giovane e separato da ogni tipo di vecchiaia
grazie al rinnovamento subito dalla sua mente, e quindi fa vedere di
essere ricco di quelle cose che rendono ambita la ricchezza: non si
gloria delle ricchezze terrene, ma  fiero dei tesori celesti. Per
quanto riguarda la nobilt della stirpe, cerca di avere non quella che 
presente anche in persone di poco valore per una coincidenza fortuita,
ma quella che  prodotta dalla fatica o dall'impegno presenti nelle sue
virt, e di cui possono vantarsi i figli della luce e di Dio e coloro
che sono chiamati "i nobili dell'oriente" grazie alle loro azioni
luminose. Coltiva inoltre la forza e la salute non esercitando il corpo
ed ingrassando la carne, ma al contrario rendendo perfetta la forza
dello spirito nella debolezza del corpo. Sa anche che i doni di questo
matrimonio vengono presi non dalle ricchezze corruttibili, ma dalla
ricchezza della sua anima. Vuoi imparare i nomi di questi doni? Ascolta
Paolo, il bel paraninfo, quando spiega di che cosa sono ricchi coloro
che danno prova di s in ogni circostanza. Dopo avere parlato di molti
altri doni importanti, dice: "Anche nella purezza". Inoltre, tutte le
cose che sono annoverate tra i frutti dello spirito rappresentano anche
i doni di questo matrimonio. Chi  disposto ad ascoltare Salomone e ad
accettare la vera sapienza come inquilina e compagna della propria vita
(a proposito di lei Salomone dice "Innamoratene, e ti custodir;
onorala, perch ti protegga"), si prepara a celebrare la festa in
compagnia di coloro che gioiscono di tale matrimonio: si mostra degno
del suo desiderio indossando una veste pura, in modo da non essere
respinto per non avere il vestito adatto , nonostante la sua pretesa di
prendere parte alla festa.  chiaro che il mio discorso, per quanto
riguarda l'impegno messo in questo tipo di matrimonio, si riferisce
ugualmente sia agli uomini che alle donne. Poich, come dice l'apostolo,
"non ci sono n maschi n femmine, ma Cristo  tutto in tutti", l'amante
della sapienza pu affermare a buon diritto di possedere in s l'oggetto
del suo desiderio, che  la vera sapienza; e l'anima che resta attaccata
allo sposo incorruttibile possiede l'amore per la vera sapienza, che 
Dio. Ci che abbiamo detto  valso a spiegare in misura conveniente in
che cosa consiste il matrimonio spirituale e a che cosa mira l'amore
puro e celeste.

21. Colui che ha scelto una severa disciplina di vita deve estraniarsi
da ogni tipo di piacere corporeo.
Poich  risultato impossibile avvicinarsi alla purezza di Dio se prima
non si diventa puri,  necessario frapporre tra noi ed i piaceri un
grande e robusto muro divisorio, in modo che la loro vicinanza non
contamini la purezza del cuore. Il muro sicuro  rappresentato dal
rimanere completamente estranei a tutto ci che si compie sotto la
spinta delle passioni. Il piacere, che come c'insegnano gli esperti 
unico all'origine, dividendosi in pi rigagnoli come l'acqua che sgorga
da un'unica fonte, penetra in coloro che lo amano attraverso i singoli
organi sensoriali. Chi viene sconfitto dal piacere che subentra
attraverso una delle sensazioni ne rimane ferito nel cuore, cos come
insegna la parola del Signore, secondo la quale chi ha soddisfatto il
desiderio dei suoi occhi riceve un danno nel cuore. Penso che il
Signore, in questo passo, abbia voluto alludere a tutti gli organi
sensoriali pur parlando di uno solo di essi: di conseguenza noi,
seguendo le sue parole, faremmo bene ad aggiungere che pecca in cuor suo
anche chi ode o tocca desiderando e chi sottomette al servizio del
piacere le sue facolt. Perch ci non avvenga, dobbiamo adottare nella
nostra vita continente questa norma: da una parte, non bisogna mai
accostare l'anima a ci in cui  nascosta l'esca del piacere,
dall'altra, occorre essere molto guardinghi soprattutto nei confronti
del piacere prodotto dal gusto, giacch questo sembra pi a portata di
mano ed  come la madre di ogni piacere proibito. In effetti, i piaceri
derivanti dai cibi e dalle bevande, crescendo sotto l'effetto della
sregolatezza nel mangiare, producono fatalmente nel corpo dei mali non
voluti, mentre la saziet genera negli uomini le passioni
corrispondenti. Perch dunque il corpo resti il pi tranquillo possibile
e non venga turbato da nessuna delle passioni prodotte dalla saziet,
bisogna fare attenzione ad adottare come norma della condotta di vita
temperante e come regola del gusto non il piacere ma l'utilit che si
ricava da ciascuna cosa. E se spesso all'utilit si trova mescolato il
piacere (il bisogno sa rendere gradite molte cose, addolcendo con la
forza del desiderio tutto ci che si trova utile), non bisogna
respingere la prima, solo perch  seguita dal secondo: basta non
cercare il piacere prima di tutto il resto, e, scegliendo l'utile in
tutte le cose, non tener conto di ci che pu riuscire gradito ai sensi.
Vediamo che anche i contadini sanno separare a regola d'arte la pula
mischiata con il grano, in modo che di ciascuna di queste due cose venga
fatto l'uso pi appropriato: mentre il grano  destinato alla vita
umana, la pula  destinata ad essere bruciata e a servire da nutrimento
alle bestie. Anche chi realizza la continenza separa il piacere
dall'utilit cos come si fa con il grano e la pula: come dice
l'apostolo, egli getta il piacere agli esseri irrazionali destinati ad
essere bruciati, mentre sa trarre profitto dall'utilit secondo i propri
bisogni, rendendo grazie a Dio.

22. Non bisogna praticare la continenza al di l del necessario; alla
perfezione dell'anima si oppone sia la carnosit del corpo che la
mortificazione priva di misura.
Ma poich molti con la loro eccessiva severit cadono in un altro tipo
di sregolatezza senza accorgersi di perseguire uno scopo opposto,
allontanano in un altro modo la propria anima dalle cose pi alte e
divine abbassandola verso i pensieri e le occupazioni meschine, e
costringono la mente a preoccuparsi del corpo, di modo che essa non 
pi in grado di spaziare liberamente nelle regioni superiori e di
guardare in alto, ma si piega verso le fatiche e le angustie della
carne,  opportuno pensare anche a quest'eventualit e guardarsi in
uguale misura da entrambe le sregolatezze, senza seppellire la mente
sotto la mole corporea e senza esaurirla e mortificarla portandola
all'indebolimento e tenendola occupata con le fatiche fisiche: occorre
ricordare il saggio comandamento che vieta la deviazione sia verso
destra che verso sinistra. Ho ascoltato un medico mentre spiegava la
propria arte. Il nostro corpo si compone di quattro elementi non
omogenei ma opposti tra loro, il caldo e il freddo, l'umido ed il secco.
Il caldo non pu mescolarsi con il freddo, cos come  assurda la
commistione tra l'umido ed il secco; ci nonostante, questi quattro
elementi possono collegarsi con i loro contrari grazie alle propriet
delle coppie intermedie. Illustrando con una certa sottigliezza queste
leggi naturali, spieg ci che voleva dire: ciascuno di questi elementi,
pur essendo diametralmente opposto al suo contrario, si collega ad esso
in modo naturale grazie alle qualit affini degli elementi che gli sono
vicini. Poich infatti il freddo ed il caldo si trovano in uguale misura
nell'umido e nel secco, ed analogamente l'umido ed il secco si trovano
nel caldo e nel freddo, le stesse qualit che appaiono in uguale misura
nei contrari rendono possibile l'incontro tra gli opposti. Ma perch
dovrei spiegare dettagliatamente come questi elementi, contrari tra loro
per natura, sono divisi gli uni dagli altri e pur tuttavia si uniscono
tra loro mescolandosi in virt delle qualit affini? Abbiamo fatto
questo discorso perch chi considera sotto questo punto di vista la
natura del corpo consiglia di pensare il pi possibile all'equilibrio
delle varie qualit: la salute infatti c' quando nessuno degli elementi
che si trova in noi  dominato da un altro. Se c' del vero nel nostro
discorso, per salvaguardare la nostra salute dobbiamo dunque
preoccuparci di tale disposizione: dobbiamo cercare di non introdurre
alcun eccesso o difetto prodotto da sregolatezze nel nostro modo di
vivere in nessuna delle parti di cui siamo composti, ed imitare per
quanto  possibile il conduttore del cocchio. Questi, se guida dei
puledri che non vanno d'accordo, non mette fretta con la frusta al pi
veloce n trattiene con le redini il pi lento n abbandona ai suoi
impulsi disordinati senza frenarlo quello che si rivolta e fa il
difficile, ma dirige quest'ultimo, trattiene il primo e tocca con la
frusta il secondo fino a produrre in tutti e tre quell'accordo che 
necessario alla corsa. Allo stesso modo anche la nostra mente, che tiene
le redini del corpo, non pensa di aggiungere cose infiammabili al caldo
che  gi eccessivo durante la giovinezza, n, quando il corpo 
raffreddato da qualche passione o dall'et, accresce ci che produce il
freddo o il languore. Per quanto riguarda le altre qualit si comporta
in modo simile, ascoltando la Scrittura: "Affinch l'abbondanza non sia
eccessiva e la povert non manchi di nulla". Eliminati entrambi gli
eccessi, si preoccupa di aggiungere ci che manca e si guarda in uguale
misura da ci che in entrambi i casi rende il corpo inutilizzabile: non
rende con l'eccessivo benessere la sua carne scomposta e ribelle, n,
sottoponendola ad eccessive sofferenze, fa s che si ammali,
s'indebolisca e non sia pi in grado di rendere i necessari servizi.
Questo  il fine precipuo della continenza: essa mira non alla
sofferenza del corpo, ma alla scioltezza delle funzioni dell'anima.

23. Colui che desidera apprendere la severa regola di questo tipo di
vita deve farsi istruire da chi ha realizzato tale perfezione.
Chi vuole imparare con esattezza questi singoli punti - come deve vivere
colui che ha deciso di praticare tale filosofia, da che cosa bisogna
guardarsi, in quali pratiche ci si deve esercitare, la misura della
continenza, il modo di comportarsi, e tutta la condotta adatta a tale
scopo - ha a disposizione degl'insegnamenti scritti capaci d'istruirlo
in proposito; ma ancora pi efficace dell'insegnamento della parola 
l'esortazione proveniente dalle opere. La cosa non presenta difficolt,
giacch per trovare l'educatore non occorre intraprendere un lungo
cammino o una lunga navigazione: come dice l'apostolo, "vicina  la tua
parola". La grazia viene dal focolare: qui si trova il laboratorio della
virt, in cui questo tipo di vita si purifica e progredisce fino alla
massima scrupolosit. Molte sono qui le possibilit, sia per chi tace
sia per chi parla, di apprendere dalle opere stesse questa celeste
condotta di vita: ogni discorso considerato senza le opere anche se 
molto adorno assomiglia ad un'immagine senza vita, che ha solo una
sembianza fiorente dovuta alle tinte e ai colori; "chi invece agisce ed
insegna", come dice un passo del vangelo,  veramente un uomo vivo,
bello, attivo e dinamico. Tale persona deve dunque frequentare colui che
intende abbracciare la verginit secondo questo criterio selettivo. Come
infatti chi desidera imparare la lingua di un popolo non pu fare da
maestro a se stesso, ma deve farsi istruire dagli esperti e riesce a
parlare la stessa lingua degli stranieri solo se si abitua lentamente ad
ascoltarla, cos a mio avviso non si pu imparare la severit di questo
tipo di vita - che non procede secondo il corso della natura, ma se ne
estranea data la novit del regime - se non ci si lascia guidare da chi
 riuscito a realizzarla. Per quanto riguarda tutte le altre occupazioni
della nostra vita, il principiante, se impara dai maestri la scienza
delle varie cose a cui ambisce, pu riuscire meglio che se cercasse di
affrontare l'impresa da solo: non si tratta di occupazioni facili, nelle
quali il giudizio su ci che  utile  rimesso necessariamente a noi
stessi, se anche l'avere il coraggio di fare esperienza di ci che
s'ignora comporta dei pericoli. Gli uomini scoprirono per mezzo di
esperimenti la scienza medica prima ignorata, svelandola a poco a poco
con le loro osservazioni: in tal modo, l'utile ed il dannoso poterono
essere riconosciuti con le testimonianze fornite dalle prove, e vennero
a far parte della dottrina di quest'arte, mentre ci che era stato visto
dai primi osservatori divenne come un messaggio per il futuro. Chi
pratica ora quest'arte non ha bisogno di compiere esperimenti sulla
propria persona per conoscere l'efficacia delle medicine e sapere se
sono dannose o rappresentano dei rimedi, ma riesce in essa perch ha
imparato da altri ci che conosce. Allo stesso modo, anche a proposito
dell'arte che cura l'anima - parlo della filosofia, dalla quale
impariamo a curare tutte le passioni che toccano l'anima - non 
necessario cercare di apprenderne la scienza con congetture e
supposizioni, ma basta sfruttare le grandi possibilit di apprendimento
offerte da chi ha saputo realizzare questa disposizione d'animo dopo una
lunga e ricca esperienza. Per lo pi, anzi in ogni frangente, la
giovinezza  una cattiva consigliera: non  facile trovare una persona
che abbia raggiunto una cosa degna di essere ambita senza avere
associato al suo impegno la vecchiaia. Quanto pi importante delle altre
occupazioni  lo scopo per noi che lo perseguiamo, tanto pi dobbiamo
pensare alla sicurezza. Negli altri casi la giovinezza, quando non sa
amministrare con criterio, danneggia i beni, facendo perdere o la fama a
cui il mondo d valore o la dignit; nel caso invece di questo grande ed
alto desiderio ci che corre pericolo non  rappresentato n dalle
ricchezze, n dalla gloria mondana e caduca, n da qualcun'altra delle
cose che ci vengono dall'esterno e che le persone assennate non tengono
in gran conto, vengano esse amministrate a loro grado o altrimenti: la
sconsideratezza tocca proprio l'anima, ed il pericolo che tale danno
comporta consiste non nell'essere danneggiati in cose il cui recupero
pu forse apparire possibile, ma nella perdizione e nel vedere punita la
propria anima. Chi ha consumato i beni paterni non dispera di poter
ritornare eventualmente al primitivo benessere con qualche accorgimento,
finch vive; ma chi abbandona questo tipo di vita perde ogni speranza di
diventare migliore. Poich dunque quasi tutti abbracciano la verginit
quando sono ancora giovani ed immaturi di mente, la loro prima
preoccupazione, nel momento in cui imboccano questa strada, deve essere
quella di cercare una buona guida ed un buon maestro: solo cos potranno
evitare che la loro inesperienza li porti a battere sentieri
impraticabili e li faccia vagare, allontanandoli dal retto cammino. "Due
valgono pi di uno", dice l'Ecclesiaste. Chi  solo,  facilmente vinto
dal nemico che tende imboscate sulle strade di Dio; ed  vero il detto
"Guai a chi sta solo quando cade", perch non ha chi lo fa rialzare.
Alcuni sono giunti a desiderare questa nobile vita seguendo un buon
impulso: convinti per di aver toccato la perfezione nel momento stesso
in cui hanno fatto la loro scelta, si sono lasciati ingannare dalla loro
debolezza mentale, scambiando per bene ci per cui propendeva la loro
mente. Fra questi vanno annoverati coloro che la sapienza chiama pigri,
che ricoprono di spine le loro strade, che ritengono un danno dell'anima
lo zelo posto nell'esecuzione dei comandamenti di Dio, che cancellano le
esortazioni apostoliche e che non mangiano il proprio pane come sarebbe
giusto, ma aspettano quello altrui, facendo della pigrizia l'arte della
loro vita. Da questi provengono i sognatori, che ritengono gl'inganni
dei sogni pi credibili degl'insegnamenti evangelici e che chiamano
rivelazioni le semplici immaginazioni; "da questi provengono anche
coloro che s'introducono nelle case" e gli altri che scambiano per virt
il loro modo di vivere appartato e selvaggio, che non rispettano il
comandamento dell'amore e che non conoscono i frutti della magnanimit e
dell'umilt. Chi potrebbe passare in rassegna tutti questi peccati, nei
quali si cade perch non si vuole entrare nella schiera di coloro che
godono di una buona reputazione presso Dio? Tra tali peccatori
riconosciamo quelli che sopportano la fame fino alla morte come se "Dio
si compiacesse di tali sacrifici", e coloro che si allontanano in una
direzione diametralmente opposta e che, praticando il celibato solo
formalmente, non fanno differire in nulla la propria vita da quella
secolare: non solo concedono al ventre ogni piacere, ma coabitano
apertamente con le donne e chiamano tale vita in comune "fratellanza",
ricoprendo con questo nobile nome le loro malvagie intenzioni recondite.
Per colpa loro gli estranei offendono tanto questa pratica alta e pura.
I giovani farebbero dunque bene a non tracciarsi da s la strada propria
di questo tipo di vita. Non mancano nella nostra vita esempi di uomini
buoni: specie ora, pi che in altri tempi, la nobilt fiorisce e
soggiorna insieme a noi, dopo avere raggiunto la somma eccellenza in
seguito a graduali progressi. Chi cammina sulle sue tracce pu divenirne
partecipe, e chi segue da vicino l'odore di quest'unguento pu riempirsi
del profumo di Cristo. Se si accende una fiaccola, la fiamma si propaga
a tutte le lucerne vicine: la prima luce non diminuisce, pur
distribuendosi in uguale misura tra le lucerne che s'illuminano perch
ne sono partecipi. Allo stesso modo, la nobilt di questa vita si
trasmette da colui che l'ha saputa realizzare ai suoi vicini:  vero il
detto profetico, secondo il quale "chi vive con un uomo santo,
irreprensibile ed eletto diventa come lui". Se cerchi dei segni di
riconoscimento che non ti facciano sbagliare a proposito di questo
bell'esempio, la descrizione  facile. Se vedi un uomo vivere tra la
morte e la vita e trascegliere da entrambi ci che  utile alla pi alta
filosofia (dato il suo zelo nell'esecuzione dei comandamenti, egli non
accetta l'inattivit della morte, ma d'altra parte, essendosi estraniato
dai desideri mondani, non cammina neppure del tutto sul terreno della
vita: se si considera ci che rende onorata la vita della carne, resta
pi immobile dei cadaveri, mentre  veramente vivo, attivo e forte nelle
opere virtuose, che fanno riconoscere coloro che vivono con lo spirito);
se vedi un uomo simile, tieni presente la sua norma di condotta: Dio ce
lo ha proposto come modello per la nostra vita. Egli deve rappresentare
il tuo punto di riferimento nella vita divina, cos come lo sono per i
piloti gli astri che risplendono sempre. Imita la sua vecchiaia e la sua
giovinezza, o piuttosto imita la vecchiaia presente nella sua pubert e
la giovinezza presente nella sua vecchiaia. Anche se la sua et volge
verso la vecchiaia, il tempo non ha indebolito la forza e la capacit di
agire della sua anima, mentre la giovinezza non fa pi sentire i suoi
effetti in quelle cose in cui in genere si riconosce la sua attivit:
c' in lui una mescolanza meravigliosa dei contrari propri di entrambe
le et, o piuttosto uno scambio di propriet, giacch nella sua
vecchiaia la forza che tende al bene  ancora giovane, mentre nella sua
pubert resta inattivo quell'aspetto della giovinezza che si mostra
incline al male. Se poi vuoi indagare sugli amori della sua et, imita
la veemenza e l'ardore del suo amore divino per la sapienza, che 
cresciuto insieme a lui fin dall'infanzia e che  durato fino alla sua
vecchiaia. Se non riesci a guardarlo, cos come accade a coloro i cui
occhi soffrono alla vista del sole, guarda il coro dei santi schierato
sotto di lui: la loro vita risplende perch imita quella degli anziani,
e tra di loro ce ne sono molti che, pur essendo ancor giovani di et,
sono diventati canuti grazie alla purezza della loro continenza. Con la
loro ragione essi sono andati oltre la vecchiaia, e con i loro costumi
oltre il tempo, ed hanno dimostrato di possedere un amore per la
sapienza pi forte e violento dei piaceri corporei, non perch abbiano
una natura diversa (in tutti gli uomini "la carne desidera contro lo
spirito"), ma perch hanno saputo ascoltare colui che ha detto: "La
saggezza  il legno della vita per coloro che le si tengono attaccati".
Su questo legno hanno attraversato i flutti della giovinezza come su di
una zattera, e sono approdati nel porto della volont di Dio; adesso la
loro anima se ne sta tranquilla, nel bel tempo e nella bonaccia. Sono
beati per avere avuto una buona navigazione: essendosi tenuti stretti
per quanto stava in loro alla buona speranza come ad un'ancora sicura,
rimangono imperturbabili, lontani dalle onde della confusione, e
mostrano a coloro che li seguono lo splendore della loro vita, simile ai
fuochi che brillano su di un alto faro. Abbiamo l'uomo a cui possiamo
guardare, per attraversare con sicurezza i flutti delle tentazioni.
Perch ti preoccupi, se alcuni sono rimasti sconfitti nel perseguire
tale intento, e rinunci quindi a quest'impresa, come se fosse
impossibile? Guarda chi  riuscito, ed affronta con fiducia la buona
navigazione, lasciandoti guidare dal soffio dello Spirito Santo: hai
come pilota Cristo, che sta al timone della temperanza. "Coloro che
scendono in mare con le navi e che trafficano su vaste distese d'acqua"
non vedono nei naufragi capitati ad altri un ostacolo alla realizzazione
delle loro speranze: si mettono di fronte agli occhi la buona speranza,
e cercano di arrivare alla fine della loro impresa. Non  del tutto
assurdo da una parte il condannare una mancanza in questo severo regime
di vita, e dall'altra il mostrarsi propensi a preferire tutta una vita
trascorsa nei peccati fino alla vecchiaia? Se  brutto avvicinarsi una
sola volta al peccato, e se per questo pensi che sia pi prudente non
perseguire lo scopo pi alto, quanto non  pi condannabile la pratica
di vita che si basa sul peccato e che fa quindi rimanere del tutto privi
della vita pi pura? Tu che vivi, come fai ad ascoltare il crocifisso?
Tu che prosperi nel peccato, come fai ad ascoltare "colui che  morto al
peccato" ? Tu che non "ti sei crocifisso nei riguardi del mondo" e che
non accetti la morte della carne, come fai ad ascoltare colui che
comanda "di venirgli dietro", e che porta la croce sul suo corpo, come
un trofeo preso al nemico? Come puoi ubbidire a Paolo, che t'invita "a
presentare il tuo corpo come un sacrificio vivente, gradito a Dio", tu
che "ti adatti a questo secolo, che non ti trasformi rinnovando la tua
mente" e che "non cammini in questa nuova vita" ma segui ancora la
logica della vita del vecchio uomo? Come puoi essere sacerdote di Dio,
anche se sei stato unto proprio per offrire a Dio un dono che non
dev'essere n estraneo a te, n il frutto di una sostituzione con le
cose esteriori che ti sei trascinate dietro, ma un'offerta veramente
tua, rappresentata dal tuo uomo interiore, che deve essere perfetto,
irreprensibile e scevro da ogni macchia e biasimo, cos come prescrive
la legge a proposito dell'agnello ? Come puoi offrire questi doni a Dio,
tu che non ascolti la legge che proibisce all'impuro di essere
sacerdote? E se desideri che Dio ti appaia, perch non ascolti Mos,
quando raccomanda al popolo di astenersi dalle relazioni coniugali,
perch possa accogliere la manifestazione di Dio? Se queste cose e le
loro conseguenze ti sembrano di poco conto - parlo del crocifiggersi
assieme a Cristo, dell'offrirsi in sacrificio a Dio, del diventare
sacerdote dell'Altissimo, dell'essere ritenuto degno della grande
manifestazione di Dio - che cosa di pi alto potremo pensare per te?
Dall'essere crocifisso assieme a Cristo derivano il vivere, l'essere
glorificato, ed il regnare assieme a Lui; e dall'offrirsi in sacrificio
a Dio deriva il trasferimento dalla natura e dignit umana a quella
angelica. Di questo parla Daniele, l dove dice: "Gli erano vicine
migliaia di migliaia". Chi poi si dedica al vero sacerdozio e si
accompagna al gran sacerdote "rimane anch'egli in modo assoluto
sacerdote per l'eternit, e la morte non gl'impedisce di rimanere tale
per sempre". La conseguenza dell'essere ritenuto degno di vedere Dio
altro non  che l'essere ritenuto degno di vedere Dio: in effetti, il
coronamento di ogni speranza, la realizzazione di ogni desiderio, il
fine ed il compendio della benedizione di Dio, di ogni promessa e dei
beni ineffabili che crediamo superiori alla sensazione ed alla
conoscenza,  proprio ci che Mos e molti re e profeti desiderarono
ardentemente vedere. Di questa vista sono ritenuti degni solo i puri di
cuore, che sono veramente e vengono chiamati beati proprio perch
vedranno Dio. Vogliamo che anche tu diventi uno di loro, facendoti
crocifiggere assieme a Cristo, offrendoti a Dio come puro sacerdote,
diventando un puro sacrificio nell'assoluta purezza, preparandoti
mediante la purezza all'avvento di Dio; cos, avendo il cuore puro,
anche tu potrai vedere Dio secondo la promessa del Dio e salvatore
nostro Ges Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei
secoli dei secoli.
Cos sia.
