Antonio Gramsci.
LETTERE DAL CARCERE.
Volume 1.
1926-1930.



A cura di Antonio A. Santucci.
Copyright 1996 Sellerio editore, Palermo.
Quest'opera  stata realizzata con il contributo dell'Istituto Gramsci Siciliano.



INDICE.

Introduzione, di Antonio A. Santucci.
Riferimenti bibliografici.
Avvertenza.
Cronologia della vita di Antonio Gramsci.
I corrispondenti.

Lettere dal carcere.
Volume primo. 1926-1930.
1926.
1927.
1928.
1929.
1930.



Introduzione, di Antonio A. Santucci.

1. Non c' eroe per il suo cameriere, pensava Hegel c' soltanto una persona che mangia, beve e veste panni. E la lettura della corrispondenza privata di un autore celebre produce spesso i medesimi effetti di una livrea da domestico: l'immagine dell'eroe, legata a un'opera eccezionale, sbiadisce davanti alla scoperta dell'uomo comune. Ma la storia delle "Lettere dal carcere" sembra fatta ad arte per mostrare che non sempre  cos.
Nel marzo 1927, a quattro mesi dall'arresto, Gramsci scrive a Tatiana Schucht di essere assillato dall'idea di far qualcosa "fr ewig", di applicarsi a un lavoro disinteressato, libero dalla contingenza, destinato appunto all'"eternit". Per capire a cosa alludesse, non occorre esercitarsi in ipotesi ermeneutiche. Quella lettera famosa contiene il primo progetto dei futuri "Quaderni del carcere", entrati ormai da tempo nel novero dei classici del pensiero politico contemporaneo. E' evidente che un frutto tanto ricco, nato da un semplice assillo carcerario e composto di note provvisorie, stese a penna corrente, da rivedere e controllare tutte, non era affatto prevedibile. Tuttavia, a distanza, dalla lettera a Tania affiora un aspetto ancor pi sorprendente e davvero impensabile sul momento, soprattutto da parte di Gramsci, che si dichiarava affetto da una invincibile avversione all'epistolografia. Il foglio che aveva vergato con la descrizione del programma di un'opera da attuare, confuso fra i tanti smistati dal servizio postale di San Vittore, era in realt esso stesso parte di un'inconsapevole opera "fr ewig", alla quale l'avvenire avrebbe riservato fortune straordinarie.
Ecco allora la prima particolarit delle "Lettere dal carcere". Non si tratta, come per la maggioranza degli epistolari, compresi quelli dotati di insolite qualit stilistiche e letterarie, di un complemento documentario utile a meglio conoscere la vita, il carattere, l'ambiente di un personaggio noto per azioni e scritti esemplari. Naturalmente, le lettere di Gramsci assolvono in modo eccellente anche questa funzione. Senza gli intensi "squarci autobiografici" (nel pieno senso crociano di atti perfetti di pensiero storico) sull'infanzia in Sardegna, l'attivit studentesca e giornalistica a Torino, gli affetti, la ricerca parallela e l'elaborazione intellettuale confluite nei "Quaderni", il ritratto del dirigente comunista sarebbe assai pi smorto. Ma non occorrono paragoni estrinseci per cogliere la differenza fra il carattere di opera "compiuta", assunto dall'insieme di queste lettere gramsciane, e quello di altre raccolte analoghe. Basta infatti scorrere le circa duecento "Lettere 1908-1926", di recente pubblicate integralmente in volume. L'autore  lo stesso scrittore avvincente, persino nei testi dell'adolescenza, dove una spontaneit nervosa e desolata fa quasi da contrappunto alla successiva eleganza espressiva. C' il sarcasmo appassionato di certe polemiche, la delicatezza dei sentimenti, la sagacia politica, la cultura viva e versatile. Eppure, l'epistolario giovanile si presenta assolutamente normale, con le sue lacune, un ampio ventaglio di temi e interlocutori, intensificazioni o secche interruzioni che riflettono le fasi dell'esistenza movimentata di un protagonista di quel ventennio cruciale per la storia d'Italia e del movimento operaio europeo.
Una spia indiretta della specificit delle "Lettere dal carcere", anche a confronto di scritti consimili di Gramsci,  stata accesa da ultimo da un caso editoriale singolare, forse senza precedenti nella cultura nazionale. Da qualche tempo, per consultare la raccolta pi aggiornata di uno fra i maggiori classici italiani del Novecento, bisognava conoscere la lingua inglese e, se non proprio varcare l'Atlantico, ricorrere agli uffici di librerie specializzate in testi stranieri. A voler ribadire il paragone, pure delle "Lettere 1908-1926"  apparsa in effetti una tempestiva edizione all'estero, una selezione pubblicata a Vienna, favorita appunto dall'interesse locale verso i numerosi testi di Gramsci relativi al suo soggiorno austriaco del 1923-24. E sebbene ci costituisca comunque un'ulteriore conferma della popolarit dell'opera gramsciana in altri paesi, come testimoniano d'altronde la bibliografia internazionale e alcuni saggi notevoli sulla sua diffusione in Europa e in America, si  ben lontani dal concreto suggello di universalit apposto alle lettere del periodo carcerario dalla recente edizione critica statunitense e da una miriade di traduzioni uscite in anni luoghi e contesti politici distanti. Non soltanto nelle principali lingue come lo spagnolo, il francese, il tedesco, il portoghese, il russo, ma altres in polacco, bulgaro, serbo-croato, sloveno, svedese, ungherese e cos via. Quasi che la preoccupazione di Gramsci, il quale ebbe a dire che a ripensarci dopo un po' le sue lettere gli apparivano fuori del tempo e dello spazio, non fosse altro che il sintomo profetico di una delle dimensioni della classicit.
Del resto capita di rado che taluni segmenti di un epistolario drammatico e complesso, connotato da una tensione civile presa a modello da intere generazioni di democratici e fatto oggetto di aspre controversie politiche e storiografiche, possano trovare spazio in collane di libri per ragazzi o nei florilegi per le scuole elementari. Valga per tutti l'esempio della lettera a Delio del 22 febbraio 1932, talvolta impropriamente (ma non perci meno significativamente) citata come la novella dell'albero del riccio, diventata in seguito nientemeno sceneggiatura di un artistico cartone animato finlandese. Destino decisamente insolito per un foglietto riempito in mezz'ora, nel camerone di un reclusorio d'epoca fascista, con degli orribili pennini, che grattano la carta.

2. Si  parlato, a proposito delle Lettere dal carcere, di romanzo di formazione, di un carattere per gli italiani di moderno breviario per laici. Tuttavia le capacit narrative e il rigore morale dell'autore, come pure episodi focali di una tragedia personale vissuta con estrema dignit e altrettanta disarmante semplicit, sarebbero potuti restare in parte sconosciuti. La ricostruzione complessiva degli epistolari assomiglia quasi sempre a un giuoco di "puzzle" con pezzi mancanti. E si sa che fra le disparate cause della dispersione dei testi prevale, di norma, l'incuria dei destinatari. Tranne le poche lettere spedite da Gramsci ad amici e conoscenti prima di essere assegnato nell'estate 1928 al penitenziario di Turi (e fra quelle qualcuna  sicuramente andata smarrita), tutte le altre sono indirizzate invece a un gruppo circoscritto di persone di famiglia. Sia i parenti in Sardegna, sia la moglie Giulia e la cognata Tatiana, hanno custodito con premura le missive ricevute, garantendo cos la possibilit di acquisire le fonti in modo pressoch integrale.
Sono anzitutto proprio le rigide norme carcerarie, che imponevano ai detenuti scadenze fisse di giorno e orario per scrivere e consegnare al secondino la posta da inoltrare, a fornire un preciso elemento di controllo. D'ora in poi scriver solo ogni 15 giorni una lettera - comunica Gramsci a Tania nel luglio 1928. - Cercher di essere ordinato e di utilizzare al massimo la carta. E tre anni pi tardi: Sai la novit? D'ora in avanti potr scrivere ogni settimana invece che ogni 15 giorni. E' sufficiente attenersi a queste rapide segnalazioni, con un ideale calendario alla mano, per verificare la regolarit della corrispondenza gramsciana. Inoltre qualche lacuna  stata colmata grazie alle copie che delle lettere a lei dirette Tatiana inviava a Piero Sraffa, il quale a sua volta le trasmetteva a Togliatti o ad altri membri del centro estero del partito comunista. (Di l dall'indiscutibile vantaggio offerto da tale particolarit, che permette una verifica aggiuntiva attraverso riscontri incrociati, va ricordato che in larga misura  sulla base di quelle copie che vennero approntate le prime precoci pubblicazioni di gruppi di lettere del prigioniero). Non c' dubbio poi che nel reperimento di fonti epistolari il trascorrere del tempo, col conseguente deterioramento del materiale e la scomparsa dei destinatari, rischia di moltiplicare gli ostacoli o provocare vuoti irrimediabili. Decisivo si  rivelato pertanto l'impegno di Togliatti e dei suoi collaboratori, che nell'immediato dopoguerra e nei primi anni Sessanta, in vista rispettivamente delle edizioni delle "Lettere" del 1947 e del 1965, provvidero con solerzia alla raccolta e all'ordinamento dei manoscritti, contrastando con discrezione e tenacia insieme, anche la ritrosia delle famiglie Gramsci e Schucht a cedere quelli di delicato contenuto privato.
Le pagine gramsciane si leggono dunque come un diario, in un corso fluido di avvenimenti e pensieri. Nondimeno, il vero presupposto della organica compiutezza delle "Lettere dal carcere"  da ricercare nella speciale condizione dell'autore. Privato della libert dal tribunale fascista egli affida al dialogo epistolare il compito di rallentare gli effetti devastanti della lima sottile che disgrega la mente e la volont del condannato. Ed  perci che si attiene con scrupolosa diligenza al regolamento, evita di saltare il turno di scrittura anche nei momenti di crisi grave, sollecita con insistenza le risposte: ci che di pi gradito noi possiamo ricevere. In ciascuno dei fogli di quattro facciate col timbro rotondo della casa penale e lo stemma sabaudo, Gramsci non cerca per solamente un mezzo di comunicazione pratica e di conforto materiale e morale. Intravede un'ancora per non naufragare nell'apatia e nell'aridit intellettuale, una risorsa non troppo dissimile da quella trovata nelle decine di quaderni scolastici ai quali consegna il proprio lascito teorico. Il grande timore  di essere ridotto ad una epistolografia convenzionale e, ci che  il peggio del convenzionalismo, ad una epistolografia convenzionalmente carceraria. L'avverte lui, se ne avvedono i suoi interlocutori, primo Sraffa, che non esita a complottare con Tatiana alle spalle dell'amico, al benefico scopo di pungolarlo con un libro o un'idea.

3. La genesi delle "Lettere dal carcere" conferma un contrassegno stabile della biografia gramsciana. L'esistenza del pensatore sardo  stata breve quanto intensa. Alla giovinezza sull'isola d'origine e agli studi universitari a Torino, seguono appena due decenni di lavoro, staccati quasi di netto dalla circostanza dell'arresto. Ci nonostante, in dieci anni di operosit assidua, un triplice e quadruplice provinciale dalla salute minata riuscir a diventare deputato al Parlamento, segretario generale del partito comunista e una delle figure di spicco dell'opposizione alla dittatura fascista. Altri dieci saranno sufficienti a stendere un'opera penetrante e originale, che in Italia non ha forse l'eguale nemmeno fuori dell'ambito del marxismo teorico. Ma l'immediata ammirazione che suscitano questi risultati, in relazione all'esiguo arco di tempo in cui maturano, si fermerebbe alla superficie di un fenomeno pi complesso.
L'intera vita di Gramsci  gravata dalla prevalenza di situazioni imposte dalla necessit e dalla costrizione. Si pu dire che la sua adesione al motto pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volont sia messa alla prova ancor prima di scoprirlo in un articolo di Rolland. Da ragazzo  l'indigenza familiare, non una libera scelta, a sospingerlo sul continente. Di nuovo miseria e malattia sono le cause del forzato abbandono dell'universit, malgrado la naturale disposizione allo studio. Il promettente glottologo destinato a profligare i neo-grammatici, frustrato nel sogno di divenire un pacifico topo di biblioteca che si nutre di carta stampata, riesce tuttavia a risollevarsi affermandosi come pubblicista di vaglia, ispiratore e guida del movimento dei consigli di fabbrica.
La partecipazione alle idee socialiste e l'impegno diretto per l'emancipazione delle classi subalterne, sono forse gli unici atti compiuti da Gramsci in completa autonomia. Mentre appare scontato come neppure la sua fondamentale eredit letteraria scaturisca da una decisione libera. Strappato alla lotta politica da una condanna senza scampo, si stringe alla saldezza delle proprie convinzioni e allestisce in cella il laboratorio dei "Quaderni". Torna insomma a patire un destino improbo, ma insieme a ribaltarne gli effetti, tramandando a chi restava un'indagine acutissima sulle cause della sconfitta della rivoluzione proletaria in Occidente, che unita in una sorta di speculare metafora alla sconfitta personale descritta nelle "Lettere", avrebbe in avvenire indotto partiti e uomini a ripensare il proprio essere e agire. E poco importa domandarsi in che misura le due opere abbiano rappresentato un modo per seguitare a combattere o un espediente per non abbandonarsi da cane morto al filo della corrente.
Merita invece considerare come la costante eteronomia che contraddistingue la vicenda gramsciana abbia finito per estendersi ai suoi scritti postumi. I "Quaderni" sono un vasto promemoria, nel quale vengono accumulati i materiali preparatori per una serie di saggi che non sarebbero stati portati a compimento. N  da pensare che Gramsci potesse prevedere che testi intimi quali le lettere si tramutassero, un giorno, in un libro di successo con stuoli di lettori in tutto il mondo. Difatti non  che allo sguardo estraneo dei censori e di eventuali intermediari che allude quando, rivolgendosi a Giulia, esprime la consapevolezza che quelle lettere sono 'pubbliche', ed esigono pertanto un linguaggio criptico, un periodare ellittico che raffrena l'espansione dei sentimenti (oltre che, "a va sans dire", la tentazione di rompere un silenzio calato per principio su qualsiasi argomento di politica immediata). Ma  proprio attorno a queste carte non destinate alla pubblicazione, prive di un esplicito appello alla posterit, che sarebbe stata organizzata una delle pi incisive operazioni culturali ed editoriali mai attuate nell'Italia del dopoguerra. E ancora una volta, bench fosse ormai ineluttabile, la "decisione" non appartiene a Gramsci, che in vita s'era rifiutato di dar forma di libro perfino ai propri articoli gi apparsi a stampa.
Paradossalmente non saranno poi i consueti aneddoti leggendari, ma le "Lettere dal carcere", con le scene umili e atroci di un uomo malato che mangia, beve e veste panni nella solitudine di una cella, a vivificare l'immagine eroica che accompagner la sua figura. Eppure, presto proiettato nella fantasia popolare con statura di gigante, Gramsci non aveva taciuto la propria inclinazione alla sobriet, professandosi con ostinazione semplicemente un uomo medio, restio a interpretare il ruolo del nuovo Gandhi.
In tale contesto, sembra quanto mai perspicua l'esortazione di Eugenio Garin ad accogliere con seriet la denuncia gramsciana dell'abitudine a sollecitare i testi per piegarli a tesi preconcette: operazione discutibile sempre, ma addirittura ripugnante nei confronti di un autore che con tanta energia ha invitato a respingere tentazioni del genere. La critica di un'opera frammentaria e casuale, messa assieme in un estenuante corpo a corpo con le difficolt della vita, richiederebbe il massimo di cautela filologica e di solidariet intellettuale. Al contrario, in un clima protratto di passioni esasperate, testimonianze non sempre attendibili, asperit nelle ricerche storiografiche d'archivio, incertezze ingenerate dal linguaggio esopico adottato da Gramsci in molte lettere (e nei "Quaderni"), non hanno agevolato una ricezione serena del suo lascito. Pertanto, se agli esordi si  assistito a qualche esagerazione agiografica, il dibattito gramsciano  stato altres disseminato di vere e proprie campagne di denigrazione o contraffazione, vuoi sotto forma di un conformismo scolastico duro a morire, vuoi di assalti intolleranti a un simbolo della pretesa egemonia culturale marxista e di improvvide revisioni al passo con le cronache d'attualit politica e culturale.

4. Ancora nel marzo 1946, Alfonso Gatto scriveva sul Politecnico (dove alla fine dell'anno Vittorini presenter tredici lettere del periodo di Turi) che il saggio sulla questione meridionale, composto da Gramsci nel mese precedente l'arresto, poteva essere considerato l'ultimo suo scritto. L'anno dopo, a caldo, la reazione alla pubblicazione delle "Lettere dal carcere" fu dunque la sorpresa per il rinnovato incontro con un autore letteratissimo, il cui nome si temeva ormai perso fra le voci spente per sempre dal regime e dal disastro bellico, da Gobetti a Eugenio Colorni, da Giovanni Amendola e i Rosselli a Leone Ginzburg, Giaime Pintor, Pilo Albertelli. Alla scoperta del capolavoro letterario inatteso, che ottenne cospicuo consenso da parte del pubblico comune (dodicimila copie del libro vendute gi prima che nell'estate venisse insignito del premio Viareggio), nonch l'ammirazione unanime di critici illustri come Croce, Calvino, Garin, Muscetta, Bo, Debenedetti e tanti altri, si aggiunse inoltre quella che Luigi Russo defin "empiricamente" del comunismo liberale di Gramsci, cio il comunismo non autocratico e poliziesco proprio dell'immaginazione volgare.
Una tale accoglienza confortava l'orientamento impresso da Togliatti al progetto editoriale delle "Opere di Antonio Gramsci", inaugurato con le "Lettere". L'eredit morale e politica del dirigente scomparso appariva inserita in una strategia di largo respiro, che attraverso i suoi scritti intendeva contribuire a fissare un punto di svolta nella storia del socialismo nazionale: da movimento limitato alla battaglia per l'emancipazione del proletariato, a caposaldo della rinascita democratica della societ italiana tutta. E cos, ad esempio, Togliatti presenter un tema centrale della riflessione di Gramsci, quello dello storicismo, come peculiarit culturale del P.c.i. all'interno del comunismo mondiale, in continuit con la tradizione progressiva del paese, dal Risorgimento all'antifascismo e alla lotta di liberazione. Pi tardi poi, con la destalinizzazione e la formula della via italiana al socialismo, il ruolo assegnato a Gramsci sar non a caso quello di teorico della "transizione" e promotore di una riforma intellettuale e morale che salda l'ascendenza leniniana e quella del celebre asse De Sanctis-Spaventa-Labriola-Croce.
E pure Croce, per l'appunto, nel 1947 aveva affermato che l'epistolario gramsciano appartiene anche a chi  di altro od opposto partito politico. Ma la coda satura di veleno che spuntava dalla sua recensione delle lettere tanto entusiastica quanto politicamente calcolatissima come not Carlo Muscetta, prefigurava in qualche modo la palinodia che prende corpo l'anno successivo. Dinanzi al primo volume dell'edizione tematica dei "Quaderni", dedicato a "Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce", il papa laico della cultura italiana s'avvede che la "filosofia" di Gramsci non merita neppure di essere discussa, priva com' di quel pensiero sintetico che scevera, fonde, integra in un tutto. Pi tardi infine, quando ormai la pubblicazione dei "Quaderni" era pressoch ultimata, Croce stroncher di netto l'intesa che si son dati i comunisti in Italia per presentare il Gramsci come autore di una rivoluzione intellettuale. A fronte del pensiero vero (sistematico), le noterelle del prigioniero di Turi non oltrepassano il riecheggiamento del materialismo storico classico, sicch il giuoco  durato fin troppo. Insomma, per ricordare il Gramsci in modo degno bastano le sue "Lettere dal carcere".
La parabola di Croce  emblematica di un impaccio diffuso tra coloro che accedevano agli scritti gramsciani postumi a partire dalle sole lettere. Quei testi lasciavano infatti percepire il patrimonio teorico dei "Quaderni", senza del resto autorizzare il critico, ancora all'oscuro dell'altra fonte decisiva, ad arrischiare valutazioni men che vaghe o retoriche sui caratteri specifici della riflessione del pensatore comunista. Troppo scarne erano infatti le anticipazioni di estratti dagli appunti su Machiavelli, americanismo e fordismo, il teatro di Pirandello, apparse su alcune riviste. Anche Russo, forse l'unico a poter asserire di aver gi letto le varie filze dei saggi dattiloscritti per i volumi dei "Quaderni" in preparazione, si limitava a elencarne per ora soltanto i titoli. In buona sostanza, nel '47, prevale il tema di un Gramsci edificante, per parafrasare il titolo polemico di un articolo di Mario Albertini, irritato con un'Italia che ha fatto il monumento a Gramsci, e poi, gli ha messo in mano il diploma del premio Viareggio.
Tra i vari approcci alla prima selezione di "Lettere dal carcere", molto aderente alla peculiarit del pensiero gramsciano, ancora filigranata in quelle pagine, si riveler la recensione di Garin. Ed  probabile che a porlo fra i primi in sintonia col metodo di lavoro di Gramsci, proclive all'analogia, alla nota breve e all'appunto rapido, sia stata la sua formazione filologica, nutrita di pluralit di ricerche e antica diffidenza verso le sintesi generali e chiuse, oltre che una franca inclinazione antiaccademica. Nella sua rassegna, Garin concede poche linee convinte e senza enfasi alla pacatezza con cui  vissuta fino alla morte una condanna atroce e ingiusta, e nulla allo spirito di parte (la parola comunista nemmeno compare nel testo). Coglie nell'influenza di Croce la preoccupazione costante nell'analisi della situazione culturale italiana svolta da Gramsci, ed enuclea il tema centrale della storia degli intellettuali segnalando non solo la finezza dei giudizi e la rara ed attenta informazione raggiunta anche nel fondo del carcere, ma soprattutto l'accento umano che l'accompagna. Il brano a Giulia del novembre 1928 citato a modello,  assai pregnante: I libri, le riviste danno solo idee generali, abbozzi di correnti generali della vita del mondo (pi o meno ben riusciti), ma non possono dare l'impressione immediata, diretta, viva, della vita di Pietro, Paolo, Giovanni, di singole persone reali, senza capire i quali non si pu neanche capire ci che  universalizzato e generalizzato.
L'intuizione di Garin suggerisce due motivi interessanti. Da un lato prefigura, condividendola, l'analisi gramsciana dei limiti dello storicismo astratto, cos com'era andato sviluppandosi nelle dottrine idealistiche di Croce e Gentile, e il tentativo di rinnovarlo e collegarlo organicamente all'umanesimo critico e realistico della filosofia della prassi. Dall'altro, prepara il terreno a una lettura delle "Lettere" che non si esaurisca nell'ambito della memorialistica e dell'autobiografia, in una sorta di formalistica distinzione di genere rispetto al testo scientifico dei "Quaderni". In effetti, di l a poco, si scoprir come Gramsci riesca quasi prodigiosamente a lasciar filtrare in questi ultimi poco o niente delle proprie ansie e dello sfacelo del corpo. Ma se  l'uomo che campeggia nell'epistolario e il pensatore nei "Quaderni", la complementariet delle due opere si manifesta assoluta e in perfetta consonanza con le concezioni dell'autore.
Ora, che si condividano o meno le idee e il metodo di Gramsci, resta comunque fermo che parecchi spunti essenziali delle lettere, senza i "Quaderni", si arresterebbero su un binario morto. E' cos per qualche accenno illuminante intorno al concetto di egemonia, come pure per i pi prosaici elenchi di libri e riviste non certo richiesti a scopo di svago o pura erudizione. D'altro verso, in specie dopo la pubblicazione dell'edizione critica dei "Quaderni", l'approfondimento dell'elaborazione teorica gramsciana non pu prescindere dallo "studio" rigoroso delle "Lettere dal carcere", introduzione insostituibile a un pensiero consapevolmente non disincarnato.

5. Anche su alcuni momenti del periodo legale di Gramsci, le ricostruzioni storiografiche non sono in pacifico accordo. Tuttavia, in linea generale, la maggiore accertabilit degli eventi e la chiarezza delle posizioni espresse nei suoi articoli politici, lasciano margini esigui alle congetture (per quanto ingegnose) o a invenzioni inconcludenti. Difatti  risaputo come nel panorama complessivo della critica gramsciana, quella pi vigilata sia stata costantemente affiancata o sovrastata da disinvolte operazioni pubblicistiche. Si tratta, ha osservato a ragione Enzo Santarelli, di un fenomeno trasversale che non riguarda una sola scuola di pensiero o una sola tendenza partitica, ma che tutte le interessa, in diversa misura. Non stupisce quindi che il fuoco di certe dispute, da cui di volta in volta  venuto a galla un Gramsci grande eclettico o revisionista, il primo dissidente dal comunismo e via dicendo, si sia concentrato in prevalenza sugli anni e gli scritti del carcere, previa una frattura artificiosa con l'azione politica e la ricerca teorica precedenti, delle quali la riflessione matura costituisce senza meno uno sviluppo e un approfondimento, ma non certo una denegazione. Del resto, pescando nello zibaldone di pensieri raccolti nei "Quaderni", opera aperta al dubbio e alla verifica, non  arduo spacciare l'ipotesi per convinzione, estrapolare e riassembrare frasi, al limite scavalcare l'autore per approdare a conclusioni volontariamente lasciate sospese. E nelle "Lettere", malgrado l'assenza di espliciti argomenti politici (ovvero proprio in forza di ci), si  ritenuto legittimo individuare indizi o addirittura conferme inoppugnabili riguardo a questioni assai delicate. Si pensi in primo luogo ai rapporti di Gramsci col suo partito, problema dai contorni sfumati, che mal si presta a rudimentali sillogismi ad effetto, del tipo: Togliatti, mai nominato, "ergo" rinnegato.
La premessa visibile di una divaricazione fra Gramsci e il P.c.d.'I.  da tempo indicata nella lettera spedita, a nome dell'ufficio politico del partito italiano, al comitato centrale del P.c.u.s. In quel documento, datato 14 ottobre 1926, il dirigente sardo esponeva energiche riserve di metodo sullo scontro in atto fra l'opposizione di Trockij, Zinov'ev e Kamenev, e la maggioranza del Politbjuro raccolta attorno a Stalin e Bucharin. L'episodio  spinoso. Togliatti, a Mosca in qualit di rappresentante presso il Comintern si dissocia: non presenter ufficialmente la lettera al vertice bolscevico e indirizzer a Gramsci un perentorio richiamo all'allineamento. La corrispondenza fra i due si interrompe. Dalla denuncia preventiva dei tratti burocratici e cesaristici che avrebbe assunto la storia avvenire del partito guida dell'Internazionale, e dal successivo disaccordo con la svolta degli anni Trenta e la teoria del socialfascismo discenderebbero sia l'abbandono del detenuto al suo destino da parte del P.c.d.'I., progressivamente adeguato alle direttive staliniane, sia il disimpegno della diplomazia sovietica nel condurre a buon fine trattative col governo di Mussolini, intese a restituire la libert al comunista italiano in odore di eresia.
Eppure, sulla base di nuove testimonianze, messaggi e documenti epistolari rinvenuti negli anni, gi Paolo Spriano il primo studioso a esaminarli organicamente, aveva ritenuto smentita ogni diceria, pur tenacemente persistente sulla 'rottura' tra Gramsci e il suo partito, su una sua (mai avvenuta) 'espulsione', cos come su un preteso disinteresse da parte del gruppo dirigente alla sua sorte. E' per anche vero che le medesime carte avrebbero convalidato e precisato l'isolamento politico del prigioniero, reso palpabile dai memoriali di membri del collettivo comunista di Turi, i quali riferiscono della diffusa ostilit nei confronti di Gramsci, che giunge forse a sfiorare l'aggressione fisica all'epoca della sua proposta eterodossa di una Costituente democratica per sconfiggere il fascismo. Il chiaroscuro quindi permane, ma soprattutto attraverso il carteggio triangolare Gramsci-Tatiana-Sraffa,  oggi quanto meno possibile formulare la questione nei suoi termini reali.
Sotto questo profilo,  da accantonare e rimettere alla storia della politica culturale del P.c.i. la prima scelta di "Lettere dal carcere", che omettendo o smussando ogni allusione a conflitti e dissensi, badava ad accreditare una improbabile armonia di vedute fra Gramsci e il gruppo dirigente comunista. Dall'edizione apparsa a met degli anni Sessanta, di mole pressoch raddoppiata rispetto alla precedente (anch'essa per promossa da Togliatti, sebbene in un clima mutato), emergevano invece nitidamente le ambasce e i risentimenti del detenuto. Quale senso attribuire allora a una frase della lettera a Tania del 19 maggio 1930, per altro espunta dal libro pubblicato nel '47: Potevo preventivare i colpi degli avversari che combattevo, non potevo preventivare che dei colpi mi sarebbero arrivati anche da altre parti, da dove meno potevo sospettarli? Nel caso, fermarsi alla semplice constatazione di un disagio interno a un rapporto matrimoniale contrastato (in fondo il riferimento, neanche troppo velato,  a Giulia) sarebbe parso riduttivo. Tanto pi che nel febbraio 1933 Gramsci  esplicito nel dichiarare che tra i 'condannatori' c' stata anche Iulca, credo, anzi sono fermamente persuaso, inconsciamente e c' una serie di "altre persone" meno inconscie. Bastava quindi un filo di logica per assegnare un'identit ai presunti condannatori, aggregati tuttavia alla congiura dei giudici del Tribunale speciale e della povera moglie lontana, esattamente nei giorni in cui il prigioniero stremato, ridotto a un meccanismo guasto, cade preda dell'ossessione e sente di toccare l'apice di un disgregamento delle forze intellettuali.
I timori di Gramsci risonano, con ulteriori drammatizzazioni e allarmismi, nelle relazioni sulle visite a Turi e nelle lettere a Sraffa di Tatiana. Tipico l'episodio della famigerata missiva di Ruggero Grieco, della quale anche dopo la morte del cognato torner a parlare in termini di malefizio e azione delittuosa. N vi  ragione di credere che la donna non riferisse fedelmente il pensiero di Gramsci, allorch informer Sraffa della sua volont di lasciare ignari dei passi da intraprendere per la liberazione gli amici italiani. Ma, d'altro canto, il quadro integrale dei risultati della ricerca recente non incoraggia le illazioni sull'esistenza di un disegno criminoso del P.c.d.'I. ai danni del dirigente incarcerato.
Le lettere di Sraffa a Tania "per Gramsci" (congruo il titolo del volume approntato da Gerratana), costituiscono una fonte decisiva non soltanto per accedere al dialogo indiretto che lega due intellettuali prestigiosi, o per illustrare i caratteri di una nobile amicizia. Passa infatti per l'economista di Cambridge l'unico canale informativo regolare attraverso il quale, grazie all'invio di notizie e soprattutto copie delle lettere spedite da Gramsci alla cognata, il centro estero (Togliatti ma pure Tasca, Donini, Camilla Ravera) era in grado di seguire il calvario del compagno caduto in mano avversaria. I rapporti accertati fra Gramsci e il partito sono quasi tutti in questi documenti. Ne risultano senza ombre l'impegno soccorrevole di Sraffa, uomo di fiducia di Togliatti, la preoccupazione sincera per le condizioni di salute dell'amico, l'assistenza a Giulia e ai figli a Mosca, l'organizzazione accorta delle pratiche per la libert condizionale, l'attenzione viva e stimolante verso la sua opera. Nient'altro, tranne la diffidenza abnorme di Gramsci, che va a sommarsi ai fragili mezzi dell'organizzazione comunista nell'emigrazione e impedisce, se non in via eccezionale, un proficuo contatto reciproco.
Il dubbio affacciato talvolta, che Sraffa in realt fosse stato scelto da Togliatti, magari per conto del Comintern, allo scopo di sorvegliare il compagno dissidente, riferirne le intenzioni e neutralizzarne i progetti,  destinato poi a dissiparsi fin dalle prime pagine delle "Lettere". E' Gramsci, ad appena un mese dall'arresto, ad affidarsi spontaneamente alle cure del vecchio collaboratore dell'Ordine Nuovo, n avr mai a pentirsene. Gli sforzi per salvarlo da una condanna a morte solo formalmente non scritta, si infrangeranno contro il muro di crudele ottusit innalzato dal governo fascista. Conclusione scontata, di sicuro deludente per gli appassionati di trame sofisticate dal finale a sorpresa, ma a tutt'oggi l'unica plausibile per la vicenda dolorosa che d origine a questo libro, un classico della modernit denso di suggestioni antiche.

ANTONIO A. SANTUCCI.


Riferimenti bibliografici.

M. ALBERTINI, "Un Gramsci edificante", Lo Stato moderno, numero 17, 5 settembre 1947 (ora in E. SANTARELLI, "Gramsci ritrovato. 1937-1947", Abramo, Catanzaro 1991).

"Bibliografia gramsciana (1922-1988)", a cura di J.M. Cammett, Editori Riuniti, Roma 1991.

C. BO, "La lezione di Gramsci", Omnibus, 1 settembre 1947 (ora in E. SANTARELLI, opera citata).

I. CALVINO, "Lettere dal carcere", L'amico del popolo, 1 maggio 1947.

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Avvertenza.

La prima edizione delle "Lettere dal carcere" (Einaudi, Torino 1947) comprendeva 218 testi. Una nota anonima avvertiva: Il volume che presentiamo al pubblico non contiene tutte le lettere scritte da Antonio Gramsci nei dieci anni della sua prigionia. Alcune, disperse negli anni del fascismo e della guerra, non si sono potute ancora recuperare; altre, che trattano argomenti di carattere strettamente familiare, non si  ritenuto opportuno pubblicarle. Per considerazioni dello stesso genere, qualche passo  stato espunto dalle lettere passate alla stampa. E' cos che, in anni successivi, altri gruppi di lettere comparvero in modo sparso su vari giornali e riviste, sia con l'occasione di nuovi reperimenti, sia per la progressiva caduta delle ragioni di certi riserbi (originati - si vedr - non soltanto dal rispetto della "privacy" dell'autore o di persone da questi menzionate, ma altres da precise scelte di carattere politico, in linea con le cautele della storiografia comunista del tempo).
Nel 1964, poi, nel secondo volume dell'incompiuta antologia "2000 pagine di Gramsci", curata per Il Saggiatore da G. Ferrata e N. Gallo, vennero ristampate in parte le lettere dell'edizione einaudiana del 1947, insieme a 77 fino allora inedite. L'anno successivo usc l'edizione delle "Lettere dal carcere" a cura di S. Caprioglio e E. Fubini, destinata a restare per un trentennio quella di maggior pregio (Einaudi, Torino 1965). Il volume conteneva 428 testi gramsciani, dei quali 119 inediti.
La presente nuova edizione comprende in totale 494 lettere scritte da Gramsci nel periodo della detenzione. Si  per ritenuto conveniente distinguerne 16, collocandole nell'Appendice 1. Si tratta infatti di istanze indirizzate ad autorit giudiziarie, ministeriali e governative, di notevole valore documentario e tuttavia disomogenee rispetto al corpo dell'epistolario privato. Questo conta pertanto 478 lettere, 50 pi di quelle raccolte nell'edizione Einaudi del 1965.
Le lettere contrassegnate con i numeri 24, 78, 103, 106, 113,
115, 116, 117, 119, 127, 129, 130, 131, 138, 142, 163, 167,
181, 182, 214, 349, 350, 368, 369, 388, 415, 453, 454, erano apparse sotto il titolo "Le nuove lettere" in fondo al secondo dei due volumi di "Lettere dal carcere", a cura di A.A. Santucci, con prefazioni di P. Spriano e V. Gerratana, Editrice l'Unit, Roma 1988. Questa edizione (fuori commercio) riproduceva, con l'eliminazione di qualche menda evidente, i testi di quella einaudiana del 1965, senza gli apparati di note redatti da Caprioglio e Fubini. I numeri 127, 129, 130, 453 e 454, erano in precedenza stati pubblicati pure nel volumetto "Nuove lettere di Antonio Gramsci con altre lettere di Piero Sraffa", a cura di A.A. Santucci, con prefazione di N. Badaloni, Editori Riuniti, Roma 1986. I numeri 4, 18 e 19, in Rinascita del 29 novembre 1974.
Le lettere numero 41, 51, 62, 83, 85, 110, 114, 164, 179, 187, 188, 191, 204, 220, 224, 413, 435, sono apparse tradotte da R. Rosenthal in A. GRAMSCI, "Letters from Prison", a cura di F. Rosengarten, Columbia University Press, New York 1994, 2 volumi. Tranne la lettera 110, pubblicata sul settimanale Liberazione dell'11 marzo 1994, le restanti erano inedite nell'originale italiano. Quando era gi stata licenziata per la stampa l'edizione americana (presentata a buon diritto, dopo le accurate ricerche di Rosengarten, come complete and definitive), sul quotidiano l'Unit del 30 gennaio 1994 sono uscite le lettere 152 e 162, senza indicazione di un eventuale fondo archivistico di provenienza. Poich le due missive sono dirette da Gramsci alla madre e al fratello Carlo, si presume che gli originali fossero ancora in possesso dei parenti.
Il numero 1 dell'Appendice 1 era stato pubblicato da D. ZUCARO, "Vita del carcere di Antonio Gramsci", Edizioni Avanti!, Roma-Milano 1954. I numeri 2 e 3 in "Processo Gramsci", a cura di G. Fiori, Editrice l'Unit, Roma 1994. Il 4 e il 5 in A. GRAMSCI, "Quaderni del carcere", a cura di V. Gerratana, Einaudi, Torino 1975. Il 6  compreso nella citata edizione americana, ma inedito in italiano. I numeri dal 7 al 15 erano stati raccolti da C. CASUCCI, "Il carteggio di Antonio Gramsci conservato nel Casellario politico centrale", Rassegna degli Archivi di Stato, settembre-dicembre 1965. Infine il 16, una minuta stesa da Piero Sraffa, in P. SPRIAN0, "Gramsci in carcere e il partito", Editori Riuniti, Roma 1977.
Un confronto accurato del testo di varie lettere con quello dato in passate raccolte complessive, antologie o pubblicazioni minori, rivelerebbe non poche varianti. E' parso per superfluo segnalarle in dettaglio in un'edizione non pedante, giacch di norma il senso del discorso di Gramsci non ne risulta alterato. Si  provveduto infatti soprattutto alla correzione di refusi tipografici o alla reintegrazione di minuscole omissioni, mentre talvolta si  optato per una differente lettura di singole parole non ben chiare nella grafia gramsciana. Va comunque richiamata l'attenzione almeno sulla lettera 5, riordinata nella sequenza dei paragrafi e completata con l'aggiunta di alcuni periodi, e in particolare sulla 40, gi pubblicata con tagli vistosi. Anche il breve poscritto alla lettera 80 non figurava nelle edizioni precedenti.
L'Appendice 2 comprende 12 lettere a Gramsci di Tatiana e Giulia Schucht, Giuseppe Berti, Ruggero Grieco e una inviata da Umberto Cosmo a Sraffa (per rispondere del resto ai quesiti danteschi fattigli pervenire dal detenuto). Con questa silloge essenziale di documenti integrali, si  inteso consentire la ricostruzione immediata di alcuni scambi significativi del carteggio gramsciano, spesso oggetto di riflessioni o controversie ritornanti.
Per il controllo e la messa a punto definitiva dei testi di Gramsci, sottoposti a ripetute collazioni nel corso del tempo, si  confermata preziosa la lunga consuetudine di lavoro e di amicizia con Elsa Fubini, che per molti anni ha seguito la raccolta, l'ordinamento e la custodia degli originali e delle copie dei manoscritti delle lettere conservati nell'archivio del P.c.i., ora in deposito presso la fondazione Istituto Gramsci di Roma (da vedere al riguardo P. Gabrielli, "Il Fondo Gramsci. Una descrizione analitica", IG Informazioni, numero 1, 1992). Frank Rosengarten  stato generoso di indicazioni e di materiali, restituendo cos a stretto giro e con abbondanti interessi quel po' di collaborazione ricevuta durante la preparazione della sua recente edizione. Lo stimolo partecipe di Valentino Gerratana e Joseph Buttigieg al progetto di quest'opera  stato pari al loro consiglio esperto. Naturalmente  grazie alla sensibilit e al comune impegno di Francesco Renda, di Giovanni Giudice, di Nicola De Domenico e dell'Editore che ne  stata possibile la realizzazione.

A.A.S.


Cronologia della vita di Antonio Gramsci.

1891 - Nasce ad Ales (Oristano) il 22 gennaio, quarto figlio di Francesco, impiegato all'Ufficio del registro, e di Peppina Marcias.
1893 - Si trasferisce con la famiglia a Sorgono (Nuoro).
1898 - In agosto il padre  arrestato con l'accusa di peculato e concussione. La madre va ad abitare a Ghilarza insieme ai sette figli. Frequenta le scuole elementari.
1900 - Il padre  condannato a cinque anni e otto mesi di reclusione.
1903 - Ottiene la licenza elementare. A causa delle difficolt economiche familiari, lavora all'Ufficio del catasto di Ghilarza.
1905 - Studia privatamente.
1908 - Conseguita la licenza ginnasiale a Oristano, si iscrive al liceo Dettori di Cagliari, dove va vivere presso il fratello maggiore Gennaro.
1910 - Il 26 luglio pubblica il suo primo articolo su L'Unione Sarda, giornale di cui diventa corrispondente.
1911 - Prende la licenza liceale e alla fine dell'estate parte per Torino. In ottobre partecipa al concorso per una delle borse di studio offerte dal Collegio Carlo Alberto agli studenti poveri delle vecchie provincie del Regno di Sardegna. Ottiene la borsa e si iscrive alla Facolt di lettere per Filologia moderna.
1912 - Sebbene tormentato da un esaurimento nervoso e da gravi ristrettezze economiche, si applica intensamente negli studi, approfondendo in particolare quelli linguistici. Supera i primi esami (geografia, glottologia, grammatica greca e latina). Si lega d'amicizia con Palmiro Togliatti, anch'egli beneficiario di una borsa del Collegio Carlo Alberto.
1913 - Le precarie condizioni di salute gli impediscono di preparare esami, con conseguenti sospensioni dalla pensione. Frequenta il movimento giovanile socialista, nel quale milita Angelo Tasca. Probabilmente nell'autunno si iscrive alla sezione torinese del P.s.i.
1914 - Nella primavera supera tre esami (filosofia morale, storia moderna, letteratura greca). Prende parte alle manifestazioni operaie della settimana rossa in giugno. Il 31 ottobre pubblica sul Grido del Popolo l'articolo "Neutralit attiva ed operante", intervenendo nel dibattito sulla posizione del partito socialista di fronte alla guerra. In novembre d un altro esame (letterature neolatine).
1915 - Il 12 aprile ultimo esame (letteratura italiana). Abbandona gli studi universitari, ma non definitivamente l'idea di laurearsi. In autunno incomincia a collaborare al settimanale Il Grido del Popolo. A dicembre entra nella redazione della pagina torinese dell'Avanti!: lavorer al giornale socialista per cinque anni, stendendo centinaia di articoli di politica e cultura, cronache teatrali, note polemiche e di costume nella rubrica Sotto la Mole.
1917 - Cura il numero unico della Federazione giovanile socialista piemontese La citt futura, che appare l'11 febbraio. Vi pubblica gli articoli "Tre principi, tre ordini", "Indifferenti", "La disciplina", "Margini", "Modello e realt", e brani di saggi di Croce, Salvemini, Armando Carlini. Dopo i tumulti e gli arresti per lo sciopero generale di agosto, ricopre la carica di segretario dell'esecutivo provvisorio della sezione socialista di Torino e assume la direzione del Grido del Popolo. In novembre partecipa a Firenze, con Amadeo Bordiga, Giacinto Menotti Serrati e altri, alla riunione clandestina della frazione intransigente rivoluzionaria del P.s.i. Il 24 dicembre pubblica sull'Avanti! "La rivoluzione contro il Capitale", editoriale che commenta la conquista del potere da parte dei bolscevichi in Russia.
1918 - Il 4 maggio commemora sul Grido del Popolo il centenario della nascita di Karl Marx, con l'articolo "Il nostro Marx". In ottobre Il Grido del Popolo cessa le pubblicazioni per lasciare spazio all'edizione piemontese dell'Avanti!. Alla fine dell'anno conosce Piero Gobetti.
1919 - In aprile, con Palmiro Togliatti, Angelo Tasca e Umberto Terracini, decide di dar vita all'Ordine Nuovo. Rassegna settimanale di cultura socialista, di cui sar segretario di redazione. Il primo numero della rivista esce il primo maggio. In quello del 21 giugno pubblica, con la collaborazione di Togliatti e l'assenso di Terracini, l'editoriale "Democrazia operaia":  il colpo di stato redazionale attraverso il quale L'Ordine Nuovo si avvia a diventare il giornale dei Consigli di fabbrica. In luglio  arrestato durante uno sciopero di solidariet con le repubbliche comuniste di Russia e Ungheria. In dicembre il dibattito sui consigli si allarga a tutte le frazioni del partito socialista.
1920 - Il 27 marzo appare sull'Ordine Nuovo il manifesto "Per il congresso dei Consigli di fabbrica. Agli operai e contadini di tutta Italia". Il giorno seguente gli industriali torinesi indicono la serrata degli stabilimenti metallurgici. Il 13 aprile inizia lo sciopero generale che si concluder il 24 con la sostanziale sconfitta del movimento consiliare, appoggiato dal gruppo ordinovista ma senza il sostegno della direzione del P.s.i. e della C.g.l. In maggio partecipa a Firenze alla conferenza della frazione comunista astensionista di Amadeo Bordiga. L'Ordine Nuovo sostiene la formazione di gruppi comunisti di fabbrica, in vista della costituzione del partito comunista. Al secondo congresso del Comintern (19 luglio-7 agosto), Lenin valuta pienamente rispondente ai principi della Terza Internazionale l'indirizzo politico della rivista. In novembre partecipa al convegno di Imola che sancisce la nascita ufficiale della frazione comunista del P.s.i. Il 24 dicembre esce l'ultimo numero dell'Ordine Nuovo settimanale.
1921 - Assume la direzione dell'Ordine Nuovo, trasformato dal primo gennaio in organo quotidiano dei comunisti torinesi. Partecipa a Livorno al diciassettesimo congresso del partito socialista (15-21 gennaio). Dopo la scissione viene eletto membro del comitato centrale del nuovo Partito comunista d'Italia. E' candidato alle elezioni politiche del 15 maggio, ma non  eletto. In dicembre prende parte a Roma alla riunione del comitato centrale del P.c.d.'I.
1922 - Partecipa al secondo congresso del P.c.d.'I. (Roma, 20-24 marzo) ed  designato a rappresentare il partito in U.r.s.s., presso il comitato esecutivo del Comintern. Parte il 26 maggio per Mosca, dove giunge il 3 giugno. Partecipa alla seconda conferenza dell'esecutivo allargato dell'Internazionale (7-11 giugno). Fortemente esaurito, viene ricoverato a Serebrjanyi Bor, un sanatorio presso Mosca, dove in agosto conosce Giulia Schucht, che diventer sua moglie. Prende parte al quarto congresso del Comintern (5 novembre-5 dicembre).
1923 - Mentre si trova ancora a Mosca, in Italia la polizia fascista spicca contro di lui un mandato d'arresto. In giugno partecipa alla terza conferenza dell'esecutivo allargato dell'Internazionale. In novembre viene destinato a Vienna, con l'incarico di mantenere i collegamenti tra il P.c.d.'I. e gli altri partiti comunisti europei. Arriva nella capitale austriaca il 4 dicembre.
1924 - In aperto contrasto con le posizioni politiche di Bordiga, da Vienna intesse un fitto carteggio con Togliatti, Terracini ed altri esponenti comunisti, allo scopo di formare un nuovo gruppo dirigente del partito italiano. Il 12 febbraio esce a Milano il primo numero del giornale intitolato, su sua proposta, L'Unit. Il primo marzo inizia la terza serie dell'Ordine Nuovo quindicinale: commemora Lenin con l'editoriale "Capo". Alle consultazioni politiche del 6 aprile viene eletto deputato. Coperto dall'immunit parlamentare rientra il 12 maggio in Italia. Gi di fatto a capo del P.c.d.'I., ne diviene in agosto segretario generale. Nasce a Mosca il figlio Delio. Presenzia a numerose riunioni organizzative e interviene nel dibattito politico con decine di articoli per la stampa comunista.
1925 - In febbraio conosce a Roma Tatiana Schucht. Parte per Mosca, dove partecipa ai lavori della quinta sessione dell'esecutivo allargato del Comintern (21 marzo-6 aprile). Il 16 maggio pronuncia il suo unico discorso alla Camera. Tra agosto e settembre prepara con Togliatti le cosiddette "Tesi di Lione", da presentare al terzo congresso del P.c.d.'I. In autunno Giulia e Delio lo raggiungono a Roma.
1926 - Partecipa al terzo congresso nazionale del P.c.d'I. (Lione, 23-26 gennaio), che sancisce a larghissima maggioranza l'affermazione del nuovo gruppo dirigente sulla sinistra bordighiana. Seguita a impegnarsi in una intensa attivit politica e organizzativa. In agosto trascorre una vacanza a Trafoi (Bolzano) insieme a Delio. Incinta del secondogenito Giuliano, Giulia rientra a Mosca e d alla luce il bambino. Il 14 ottobre invia al comitato centrale del P.c.u.s., a nome dell'ufficio politico del P.c.d.'I., una lettera fortemente critica sui caratteri assunti dallo scontro in atto fra l'opposizione dei Trockij, Zinov'ev, Kamenev e la maggioranza del Politbjuro guidata da Stalin e Bucharin. Stende il saggio noto con il titolo "Alcuni temi della quistione meridionale". Ai primi di novembre viene fermato dalla polizia mentre tenta di raggiungere i compagni del comitato direttivo comunista, riunito a Valpolcevera, e fatto tornare a Roma. Qui l'8 novembre  arrestato in applicazione dei provvedimenti eccezionali varati dal governo fascista e incarcerato a Regina Coeli. Lascia il reclusorio romano il 25 novembre: assegnato per cinque anni al confino di polizia viene tradotto nell'isola di Ustica, dove giunge il 7 dicembre.
1927 - Il 14 gennaio  colpito da un mandato di cattura del Tribunale militare di Milano. Il 20 gennaio parte da Ustica e il 7 febbraio  ristretto nelle carceri giudiziarie milanesi di San Vittore. Il 9 febbraio, il 20 marzo e il 2 giugno  interrogato dal giudice istruttore Enrico Macis.
1928 - Il 19 marzo gli viene notificata la sentenza di rinvio a giudizio presso il Tribunale speciale per la difesa dello stato. L'11 maggio  tradotto a Roma e nuovamente rinchiuso a Regina Coeli. Inizia il 28 maggio il processo contro i dirigenti del P.c.d.'I. Il 4 giugno la condanna: 20 anni, 4 mesi e e 5 giorni di reclusione. Sofferente di uricemia cronica, viene assegnato alla Casa penale speciale di Turi di Bari, dove giunge il 19 luglio. Pu scrivere ai familiari ogni quindici giorni. In dicembre ha alcuni colloqui con la cognata Tatiana.
1929 - Ottiene l'autorizzazione a scrivere in cella e l'8 febbraio inizia il primo dei "Quaderni del carcere". Riceve visite di Tatiana e del fratello Carlo.
1930 - In giugno  visitato da Tatiana e dal fratello Gennaro, in settembre da Carlo. Negli ultimi mesi dell'anno, avvia con alcuni compagni di partito detenuti a Turi una serie di discussioni su temi politici: le sue posizioni, favorevoli a una Costituente democratica e critiche verso la teoria del socialfascismo accolta anche dal P.c.d.'I., suscitano intensi contrasti.
1931 - In marzo va a trovarlo Carlo. Dal luglio pu scrivere ai familiari ogni settimana. Il 3 agosto  colpito da una grave crisi con emottisi. Carlo si reca a visitarlo. Anche Piero Sraffa parte per Turi, ma non gli  consentito di vederlo.
1932 - A maggio nuova visita di Carlo. In condizioni di salute sempre pi preoccupanti, in ottobre  sottoposto a visita medica da parte del sanitario del carcere. Ottiene la riduzione della pena a 12 anni e 4 mesi, a seguito di provvedimenti governativi di amnistia e indulto. Sraffa inizia le pratiche per la concessione della libert condizionale.
1933 - Da gennaio Tatiana trascorre lunghi periodi a Turi ed ha vari colloqui col detenuto. Il 7 marzo sopravviene una seconda grave crisi. E' visitato il 20 marzo dal professor Umberto Arcangeli, e il 18 aprile dal dottor Filippo Saporito, ispettore sanitario del ministero. Nell'estate Carlo si occupa dell'istanza di trasferimento da Turi per il fratello malato. La pratica ha buon esito: il 19 novembre lascia il reclusorio pugliese. Dopo un breve soggiorno nell'infermeria del carcere di Civitavecchia, il 7 dicembre viene ricoverato in stato di detenzione nella clinica Cusumano di Formia. Incontra settimanalmente Tatiana e riceve visite frequenti di Carlo e di Sraffa.
1934 - Il 24 settembre, richiamandosi all'articolo 176 del Codice penale, inoltra un'istanza a Mussolini per essere ammesso alla libert condizionale. Il decreto di liberazione  emesso il 25 ottobre. Due giorni dopo, in compagnia di Tatiana, pu uscire per la prima volta dalla clinica Cusumano.
1935 - Il 25 aprile fa richiesta a Mussolini per ottenere il trasferimento nella casa di cura Poggio Sereno di Fiesole, specializzata per le malattie nervose. Il 12 luglio  visitato dal professor Vittorio Puccinelli, che ne certifica le gravi condizioni. Rinnova il 15 luglio l'istanza a Mussolini per poter lasciare Formia. Il 24 agosto  ricoverato presso la clinica Quisisana di Roma. Vanno a trovarlo Carlo e Sraffa,  assistito assiduamente da Tatiana.
1937 - Il 21 aprile scade il periodo di libert condizionale. Quattro giorni pi tardi  colpito da emorragia cerebrale. Muore il 27 aprile. L'indomani pomeriggio si svolgono i funerali: le sue ceneri vengono inumate al Verano a Roma e dopo la liberazione traslate al cimitero degli Inglesi.


I corrispondenti.

GIUSEPPE BERTI (19O1-1979), napoletano, si iscrisse nel 1918 alla Federazione giovanile socialista. Di tendenze bordighiane, nel 1921 fu segretario nazionale della F.g.c.i. Si avvicin in seguito al nuovo gruppo dirigente comunista raccolto intorno a Gramsci. Arrestato nel novembre 1926, scont tre anni di confino a Pantelleria, Ustica e Ponza. Emigrato in Francia e inviato poi a Mosca come rappresentante del P.c.d.'I. presso il Comintern, svolse un'intensa attivit politica e pubblicistica. Fu membro della segreteria del partito comunista, deputato al Parlamento e autore di opere di storia del movimento operaio.

VIRGINIO BORIONI (1903-1961), nato a Macerata. Schedato dalla questura nel 1926 come studente comunista, venne arrestato nel novembre di quell'anno e incarcerato a Regina Coeli. Confinato a Ustica, dopo il trasferimento di Gramsci a Milano prese in consegna i suoi libri. Il 29 maggio 1932 benefici dell'amnistia. Dopo la guerra, fu deputato del P.c.i. nella prima legislatura.

CARLO GRAMSCI (1897-1968), il pi giovane dei fratelli di Antonio, fu sottotenente dell'esercito durante la prima guerra mondiale. Ispettore delle latterie sociali sarde fino al 1931, rimasto senza lavoro ottenne un impiego alla S.n.i.a. Viscosa di Milano grazie all'interessamento di Piero Sraffa.

DELIO (DELKA) GRAMSCI (1924-1981), primogenito di Antonio e Giulia Schucht. Nato a Mosca, tra il 1925 e il 1926 raggiunse assieme alla madre Gramsci a Roma. Fu colonnello della Marina sovietica e insegnante di matematica all'Accademia navale di Leningrado.

GIULIANO (JULIK) GRAMSCI (nato il 1926), secondo figlio di Antonio,  nato in Russia tre mesi prima dell'arresto del padre, che non ha mai conosciuto. Clarinettista in un'orchestra classica e insegnante al Conservatorio musicale di Mosca,  oggi pensionato.

GRAZIETTA GRAMSCI (1887-1962), sorella maggiore di Antonio, si occupava con la madre dell'economia domestica. Contribu ad allevare Edmea, la figlia del fratello Gennaro affidata ai parenti in Sardegna.

TERESINA GRAMSCI (1895-1976), sorella legatissima ad Antonio negli anni giovanili. Impiegata all'Ufficio postale di Ghilarza, nel 1924 spos Paolo Paulesu ed ebbe quattro figli: Franco, Maria (Mimma), Luisa (Diddi) e Marco.

PEPPINA MARCIAS (1861-1932), spos nel 1883 Francesco Gramsci, nativo di Gaeta, destinato a Ghilarza dopo un concorso all'Ufficio del registro. Ebbe sette figli: Gennaro (Nannaro), cassiere della Camera del lavoro di Cagliari e poi amministratore dell'Ordine Nuovo a Torino, emigrato in Francia e in Belgio; Grazietta; Emma, impiegata alla diga del Tirso; Antonio; Mario, federale fascista di Varese e ufficiale effettivo dell'esercito; Teresina e Carlo.

CLARA PASSARGE, di origine tedesca, trapiantata a Roma col marito Giorgio. Padrona di casa di Gramsci, che visse presso il suo domicilio di via Andrea Vesalio 6 e poi di via Giovan Battista Morgagni 25, dalla primavera del 1924 al giorno dell'arresto.

JULIJA (GIULIA, JULCA) SCHUCHT (1896-1980), nata a Ginevra da Lula Grigorievna e Apollon, esule russo antizarista. Dal 1908 visse con i genitori e le sorelle Tatiana ed Eugenia (Genia) a Roma, dove si diplom in violino a Santa Cecilia. Tornata nel 1915 in Russia, insegn al Liceo musicale di Ivanovo e nel 1917 si iscrisse al partito bolscevico. Dalla sua unione con Gramsci, conosciuto nel 1922, nacquero Delio e Giuliano. Sofferente di malattie nervose, pi volte internata in sanatorio durante la detenzione del marito, dopo la sua morte visse alcuni decenni a Mosca e infine in una casa di riposo del comitato centrale del P.c.u.s. a Peredelkino.

TATIANA (TANIA) SCHUCHT (1887-1943), nata a Samara, in Siberia, durante il primo esilio del padre Apollon. Quando nel 1915 la famiglia rientr in Russia, prefer restare a Roma, dove insegnava scienze naturali in un istituto privato. Allo scoppio della guerra lasci l'Italia dopo trent'anni e and a vivere a Mosca con le sorelle Eugenia e Giulia. Nel 1941, sotto la minaccia dell'invasione nazista, si stabil a Frunze, in Kirghisia, e vi mor di pellagra due anni pi tardi.

PIERO SRAFFA (1899-1983), economista nato a Torino, collabor alla seconda serie dell'Ordine Nuovo. Fu professore a Perugia e a Cagliari, dal 1927 a Cambridge. Celebre la sua opera "Produzione di merci a mezzo di merci" (1960), nella quale analizz i movimenti dei prezzi relativi al variare della distribuzione, dimostrando l'inconsistenza di alcuni presupposti della teoria neoclassica.



Lettere dal carcere.
1926-1930.


1926.

1.
Gentilissima signora (1),
prima di tutto, voglio domandarle scusa per i disturbi e i fastidi che le ho arrecato, i quali non entravano, in verit, nell'accordo di inquilinato. Sto abbastanza bene e sono calmo e tranquillo.
Le sar grato se vorr preparare un po' di biancheria e consegnarla a una brava donna, di nome Marietta Bucciarelli, se verr a domandarla per me: non posso mandarle l'indirizzo della donna perch l'ho dimenticato. Vorrei avere questi libri:
1 la Grammatica tedesca che era nello scaffale accanto all'ingresso;
2 il "Breviario di linguistica" di Bertoni e Bartoli (2) che era nell'armadio di fronte al letto;
3 gratissimo le sarei se mi inviasse una "Divina Commedia" di pochi soldi, perch il mio testo lo avevo imprestato.
Se i libri sono rilegati, occorre strappare il cartone, badando che i fogli non si stacchino.
Vorrei avere notizie del bambino che era ammalato di scarlattina (3). Forse Marietta sapr qualche cosa.
Se la mia permanenza in questo soggiorno durasse a lungo, credo ella debba ritenere libera la stanza e disporne. I libri pu incassarli e gettar via i giornali quotidiani.
Le rinnovo le mie scuse, cara signora e tutto il mio rincrescimento, tanto pi grande quanto pi  stata grande la loro gentilezza.
Saluti al signor Giorgio e alla signorina (4); coi pi sentiti ossequi
ANTONIO GRAMSCI.


Note.

Nota 1: Clara Passarge, nella cui casa romana Gramsci abitava come pensionante. Qui, al numero 25 di via Giovan Battista Morgagni, era stato arrestato l'8 novembre 1926 e trasferito poi nel carcere di Regina Coeli (confronta la lettera 8). Appena rientrato in Italia da Vienna, nella primavera del 1924, si era stabilito presso il precedente domicilio dei Passarge, in via Andrea Vesalio 6. Scriveva alla moglie Giulia il 21 luglio 1924: Abito in una villetta di via Vesalio, traversa di via Nomentana presso una famiglia tedesca che non sa ancora con esattezza il mio nome e ignora che sono deputato comunista: faccio il professore serio serio, sono tenuto in grande considerazione e lasciato tranquillo in modo esasperante (A. GRAMSCI, "Lettere 1908-1926", a cura di A.A. Santucci, Einaudi, Torino 1992, pagina 370). Da una lettera di Tatiana Schucht ai familiari a Mosca risulta che Gramsci avrebbe scritto pi volte alla signora Passarge: Dalla prigione ha inviato quattro lettere indirizzate alla padrona di casa, per ora ne sono arrivate solo due (T. SCHUCHT, "Lettere ai familiari", a cura di M. Paulesu Quercioli, Editori Riuniti, Roma 1991, pagina 22). La lettera che qui si pubblica, sequestrata dalla polizia, non era giunta a destinazione.
Nota 2: G. BERTONI - M. BARTOLI, "Breviario di neolinguistica", Tip. ed. modenese, Modena 1925. Di Matteo Giulio Bartoli, docente di glottologia all'universit di Torino, Gramsci era stato allievo, intrattenendo con lui anche rapporti di amicizia e collaborazione (confronta la lettera al padre del 19 gennaio 1912, in "Lettere 1908-1926", citato, pagine 61-62; e la lettera 25). Vari cenni all'attivit scientifica del Bartoli si trovano nei "Quaderni del carcere", ma si vedano inoltre D. ZUCARO, "Antonio Gramsci all'universit di Torino 1911-1915", Societ, numero 6, dicembre 1957, pagine 1094-96; R. DE FELICE, "Un corso di glottologia di Matteo Bartoli negli appunti di Gramsci", Rivista storica del socialismo, numero 21, 1964, pagine 219-211; F. Lo PIPARO, "Lingua intellettuali egemonia in Gramsci", Laterza, Roma-Bari 1979, pagine 4 seguenti.
Nota 3: Il figlio Delio (confronta la lettera 3).
Nota 4: Il marito e la figlia di Clara Passarge.


2.
Roma, 20 novembre 1926.

Mia carissima Julca,
ricordi una delle tue ultime lettere? (Era almeno l'ultima lettera che io ho ricevuto e letto) (1). Mi scrivevi che noi due siamo ancora abbastanza giovani per poter sperare di vedere insieme crescere i nostri bambini. Occorre che tu ora ricordi fortemente questo, che tu ci pensi fortemente ogni volta che pensi a me e mi associ ai bambini. Io sono sicuro che tu sarai forte e coraggiosa, come sempre sei stata. Dovrai esserlo ancora di pi che nel passato, perch i bambini crescano bene e siano in tutto degni di te. Ho pensato molto, molto, in questi giorni. Ho cercato di immaginare come si svolger tutta la vostra vita avvenire, perch rimarr certamente a lungo senza vostre notizie; e ho ripensato al passato, traendone ragione di forza e di fiducia infinita. Io sono e sar forte; ti voglio tanto bene e voglio rivedere e vedere i nostri piccoli bambini (2. Mi preoccupa un po' la quistione materiale: potr il tuo lavoro bastare a tutto? Penso che non sarebbe n meno degno di noi n troppo, domandare un po' di aiuti. Vorrei convincerti di ci, perch tu mi dia retta e ti rivolga ai miei amici. Sarei pi tranquillo e pi forte, sapendoti al riparo da ogni brutta evenienza. Le mie responsabilit di genitore serio mi tormentano ancora, come vedi.
Carissima mia, non vorrei in modo alcuno turbarti: sono un po' stanco, perch dormo pochissimo, e non riesco perci a scrivere tutto ci che vorrei e come vorrei. Voglio farti sentire forte forte tutto il mio amore e la mia fiducia. Abbraccia tutti di casa tua; ti stringo con la pi grande tenerezza insieme coi bambini.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Nell'ultima missiva inviata alla moglie Giulia prima dell'arresto, datata Roma, 4 novembre 1926, Gramsci informa: ho ricevuto la tua lettera del 26 ottobre ("Lettere 1908-1926", citato, pagina 480). E' a questa che, con ogni probabilit, si fa qui riferimento.
Nota 2: Rivedere Delio, rimasto in Italia per quasi un anno, dall'ottobre 1925, e vedere Giuliano, nato a Mosca il 30 agosto 1926. In realt Gramsci non incontrer pi il suo primogenito, n mai conoscer Giuliano.


3.
Roma, 20 novembre 1926.

Carissima mamma,
ho pensato molto a te in questi giorni. Ho pensato ai nuovi dolori che stavo per darti, alla tua et e dopo tutte le sofferenze che hai passato. Occorre che tu sia forte, nonostante tutto, come sono forte io e che mi perdoni con tutta la tenerezza del tuo immenso amore e della tua bont. Saperti forte e paziente nella sofferenza sar un motivo di forza anche per me: pensaci e quando mi scriverai all'indirizzo che ti mander rassicurami.
Io sono tranquillo e sereno. Moralmente ero preparato a tutto. Cercher di superare anche fisicamente le difficolt che possono attendermi e di rimanere in equilibrio. Tu conosci il mio carattere e sai che c' sempre una punta di allegro umorismo nel suo fondo: ci mi aiuter a vivere.
Non ti avevo ancora scritto che mi  nato un altro bambino: si chiama Giuliano, e mi scrivono che  robusto e si sviluppa bene. Invece Delio in queste ultime settimane ha avuto la scarlattina, in forma leggera, sia pure, ma in questo momento non conosco le sue condizioni di salute: so che aveva gi superato la fase critica e che stava rimettendosi. Non devi avere preoccupazioni per i tuoi nipotini: la loro mamma  molto forte e col suo lavoro li tirer su molto bene.
Carissima mamma: non ho pi la forza di continuare. Ho scritto altre lettere, ho pensato a tante cose e il non dormire mi ha un po' affaticato. Rassicura tutti: di' a tutti che non devono vergognarsi di me e devono essere superiori alla gretta e meschina moralit dei paesi. Di' a Carlo che egli specialmente ora ha il dovere di pensare a voi, di essere serio e laborioso. Grazietta e Teresina devono essere forti e serene, specialmente Teresina, se deve avere un altro figlio, come mi hai scritto. Cos deve essere forte pap. Carissimi tutti, in questo momento specialmente mi piange il cuore nel pensare che non sempre sono stato con voi affettuoso e buono come avrei dovuto essere e come meritavate. Vogliatemi sempre bene lo stesso e ricordatevi di me.
Vi bacio tutti. E a te, cara mamma, un abbraccio e una infinit di baci.
NINO.

Post Scriptum. Un abbraccio a Paolo e che voglia sempre bene e sia sempre buono con la sua cara Teresina. E un bacio a Edmea e a Franco (1).


Note.

Nota 1: Edmea, figlia del fratello di Gramsci Gennaro. Franco, figlio della sorella Teresina e di Paolo Paulesu, nominato sopra.


4.
Palermo, 30 novembre 1926.

Gentilissima signora (1),
sono a Palermo (nelle carceri) da 3 giorni. Sono partito da Roma il mattino del 25 diretto a Napoli dove sono rimasto qualche giorno e sono stato divorato dagli insetti. Partir per l'isola di Ustica, dove sono stato assegnato al confino, fra qualche giorno. Durante il viaggio non sono riuscito a spedire le chiavi di casa: appena giunto a Ustica le spedir immediatamente e le mander l'indirizzo preciso e le indicazioni per inviarmi o farmi inviare le cose che potr avere e che potranno essermi utili. Sto abbastanza bene di salute: sono un po' stanco, solamente. Avverta la Maria (2) se viene a trovarla e la incarichi di salutare tutti i miei parenti e amici, che ancora si ricordano di me. Saluti affettuosi al signor Giorgio e alla signorina. Cordialmente
A. GRAMSCI


Note.

Nota 1: Clara Passarge.
Nota 2: Probabilmente Marietta Bucciarelli.


5.
Ustica, 9 dicembre 1926.

Carissima Tatiana,
sono arrivato a Ustica il 7 e il giorno 8 ho ricevuto la tua lettera del 3. Ti descriver in altre lettere tutte le impressioni del mio viaggio, a mano a mano che i ricordi e le emozioni diverse si andranno ordinando nel cervello e che mi sar riposato dalle fatiche e dalle insonnie. A parte le condizioni speciali in cui esso si  svolto (come puoi comprendere non  molto confortevole, anche per un uomo robusto, percorrere ore e ore di treno accelerato e di piroscafo coi ferri ai polsi ed essendo legato a una catenella che ti impegna ai polsi dei vicini di viaggio), il viaggio  stato interessantissimo e ricco di motivi diversi, da quelli shakespeariani a quelli farseschi: non so se potr riuscire per esempio, a ricostruire una scena notturna nel transito di Napoli, in un camerone immenso, ricchissimo di esemplari zoologici fantasmagorici; credo che solo la scena del becchino nell'"Amleto" (1) possa eguagliarla. Il pezzo pi difficile del viaggio  stata la traversata da Palermo a Ustica: abbiamo tentato quattro volte il passaggio e tre volte siamo dovuti rientrare nel porto di Palermo, perch il vaporetto non resisteva alla tempesta. Tuttavia, sai che sono ingrassato in questo mese? Io stesso sono stupefatto di sentirmi cos bene e di avere tanta fame: penso che tra 15 giorni, dopo che mi sar riposato e avr dormito sufficientemente, sar completamente liberato da ogni traccia di emicrania e inizier un periodo nuovissimo della mia esistenza molecolare.
La mia impressione di Ustica  ottima sotto ogni punto di vista. L'isola  grande 8 chilometri quadrati e contiene una popolazione di circa 1300 abitanti, dei quali 600 coatti comuni, cio criminali parecchie volte recidivi. La popolazione  cortesissima: noi siamo trattati da tutti con grande correttezza. Siamo assolutamente separati dai coatti comuni, la cui vita non saprei descriverti con brevi tratti: ricordi la novella di Kipling intitolata "Una strana cavalcata" nel volume francese "L'uomo che volle farsi re?" (2) Mi  balzata di colpo alla memoria tanto mi sembrava di viverla. Finora siamo 15 amici, tra i quali il marito di Ortensia che ho avuto tanto piacere di incontrare (3). La nostra vita  tranquillissima: siamo occupati a esplorare l'isola che permette di fare passeggiate abbastanza lunghe, di circa 9-1O chilometri, con paesaggi amenissimi e visioni di marine, di albe e di tramonti maravigliosi: ogni due giorni viene il vaporetto che ci porta notizie, giornali, e amici nuovi. Non siamo ancora tutti accomodati: ho dormito due notti in un camerone comune con gli altri amici; oggi mi trovo gi in una cameretta d'albergo e forse domani o dopodomani andr ad abitare una casetta che stanno ammobigliando per noi. Ustica  molto pi graziosa di quanto appaia dalle cartoline illustrate che ti invier:  una cittadina di tipo saraceno, pittoresca e piena di colore. Non puoi immaginare quanto io sia contento di girellare da un angolo all'altro del paese e dell'isola e di respirare l'aria del mare dopo questo mese di traduzioni da un carcere all'altro, ma specialmente dopo i 16 giorni di Regina Coeli passati nel pi assoluto isolamento. Penso di diventare il campione usticese nel lancio del sasso a distanza, perch ho gi battuto tutti gli amici.
Ti scrivo un po' balzelloni, cos come mi viene, perch sono ancora un po' stanco. Carissima Tatiana, non puoi immaginare la mia emozione quando a Regina Coeli ho vista la tua calligrafia sulla prima bottiglia di caff ricevuta e ho letto il nome di Marietta (4); sono letteralmente ridiventato un bambino. Vedi, in questo tempo, sapendo con certezza che le mie lettere sarebbero state lette secondo le disposizioni carcerarie, mi  nato una specie di pudore: non oso scrivere intorno a certi sentimenti e se cerco di smorzarli per adeguarmi alla situazione, mi pare di fare il sacrestano. Perci mi limiter a scriverti alcune notizie sul mio soggiorno a Regina Coeli in relazione a quanto tu mi domandi. Ho ricevuto la giacca di lana che mi  stata estremamente utile, e cos le calze eccetera. Avrei sofferto molto freddo senza di esse, perch sono partito col palt leggero e, spesso al mattino prestissimo, quando [abbiamo] tentato la traversata Palermo-Ustica faceva un freddo cane. Ho ricevuto i piattini che mi  dispiaciuto lasciare a Roma, perch ho dovuto mettere tutto il mio bagaglio nella foderetta (che mi ha reso servizi inestimabili) ed ero sicuro di romperli. Non ho ricevuto il Cirio, n la cioccolata, n il pane di Spagna che erano proibiti: li ho visti segnati nella lista, ma con l'avvertenza che non potevano passare; cos non ho avuto il bicchierino per il caff, ma ho provveduto io costruendomi un servizio di mezza dozzina di gusci d'uovo montati superbamente su un piedestallo di mollica di pane. Ho visto che ti sei impressionata perch i pranzi erano quasi sempre freddi: niente di male, perch ho sempre mangiato, dopo i primi giorni, almeno il doppio di quanto mangiavo in trattoria e non ho mai sentito il pi piccolo disturbo, mentre ho saputo che tutti i miei amici hanno avuto malesseri e hanno abusato di purganti. Vado convincendomi di essere molto pi forte di quanto mai potessi credere, perch, a differenza di tutti, me la sono cavata con la semplice stanchezza. Ti assicuro che, eccettuate pochissime ore di tetraggine una sera che hanno tolto la luce dalle nostre celle, sono sempre stato allegrissimo; lo spiritello che mi porta a cogliere il lato comico e caricaturale di tutte le scene era sempre attivo in me e mi ha mantenuto giocondo nonostante tutto. Ho letto sempre, o quasi, riviste illustrate e giornali sportivi e mi stavo rifacendo una biblioteca. Qui ho stabilito questo programma: 1 star bene per stare sempre meglio di salute; 2 studiare la lingua tedesca e russa con metodo e continuit; 3 studiare economia e storia. Tra noi faremo della ginnastica razionale, eccetera eccetera.
Carissima Tatiana, se non ti avevo ancora scritto, non devi credere che ti abbia neppure per un minuto dimenticata e non abbia pensato a te; la tua espressione  esatta, perch ogni cosa che ricevevo e in cui vedevo in rilievo il segno delle tue care mani era pi che un saluto, era anche una carezza affettuosa. Avrei voluto avere l'indirizzo della Marietta; forse vorrei scrivere anche alla Nilde (5): che te ne pare? Si ricorder di me e gradir un mio saluto? Scrivere e ricevere lettere  diventato per me uno dei momenti pi intensi di vita.
E' necessario che in questi primi giorni, fino a sistemazione ultimata, ti dia degli incarichi di lavoro. Vorrei avere un sacco da viaggio che sia per sicuro come serratura o lucchetto:  migliore di ogni valigia o cassetta, nell'ipotesi non esclusa di ulteriori miei movimenti nelle isole o verso la terra ferma. Cos avrei bisogno di tutte quelle piccole cose, come il rasoio di sicurezza con lamette di ricambio, le forbicine per le unghie, la limetta eccetera eccetera che servono sempre e che qui non sono in vendita; vorrei qualche tubetto di aspirina per il caso che i venti fortissimi mi diano flussioni ai denti. Per il vestito, il cappotto e la biancheria rimasta credo che tu farai bene. Mandami subito, se puoi, la grammatica tedesca e una grammatica russa; il dizionarietto tedesco italiano e italiano tedesco e qualche libro ("Max und Moritz" (6) e la storia della letteratura italiana del Vossler (7), se riesci a scovarla tra i libri). Mandami quel volumone di articoli e studi sul risorgimento italiano che  intitolato, mi pare, "Storia politica del secolo diciannovesimo" e un libro intitolato: R. Ciasca, "La formazione del programma dell'unit nazionale", o qualcosa di simile (8). D'altronde vedi tu stessa e decidi arbitralmente. Per questa volta, scrivi tu a Giulia: non riesco a vincere quel senso di pudore di cui ti ho parlato dianzi: sono rimasto molto felice di sapere le buone notizie su Delio e Giuliano; aspetto le fotografie. L'indirizzo da te usato  ottimo, come hai visto: qui la posta funziona semplicemente, perch io vado allo sportello a domandare come alle fermo in posta e a Ustica esiste un solo ufficio postale. A proposito dei telegrammi inviati, quello di Roma annunziante la mia partenza sapevo con quasi certezza sarebbe arrivato tardissimo, ma volevo far sapere la notizia e non escludevo che potesse essere utile per un colloquio nel caso che il ricevente avesse saputo che era possibile venire fino alle 11 di notte. Di cinque partenti, il solo Molinelli (9), che ha viaggiato sempre con me, ha ricevuto la visita della moglie alle 11 precise: gli altri nulla.
Carissima Tatiana, ti ho scritto un po' confusamente. Credo che oggi, 10, il vaporetto non riuscir a venire perch c' stato tutta la notte un vento violentissimo, che non mi ha lasciato dormire, nonostante la morbidezza del letto e dei cuscini ai quali mi ero disabituato;  un vento che penetra da tutte le fessure del balcone, della finestra e delle porte con sibili e suoni di trombetta molto pittoreschi, ma alquanto irritanti. Scrivi a Giulia e dille che sto veramente bene, sotto tutti i punti di vista e che la mia permanenza qui, che del resto non credo sar cos lunga come l'ordinanza ha deciso, mi sradicher dal corpo tutti i vecchi malanni: forse un periodo di riposo assoluto era proprio una necessit per me.
T'abbraccio teneramente, carissima, perch abbraccio con te tutti i miei cari.
ANTONIO.

Se la Nilde gradisce i miei saluti, inviami il suo indirizzo.


Note.

Note 1: "Amleto", atto quinto, scena prima.
Nota 2: "L'trange chevauche de Marrowbie Jukes", in R. KIPLING, L'homme qui voulut tre roi", Mercure de France, Parigi 19O1.
Nota 3: Si riferisce ad Amadeo Bordiga e alla moglie Ortensia De Meo. Arrestato alla fine del 1926, Bordiga era stato condannato a tre anni di confino trascorsi a Ustica fino all'ottobre 1927, e poi a Ponza. Come risulta dalle lettere seguenti, malgrado i forti contrasti politici che lo avevano opposto a Gramsci fino al congresso di Lione del gennaio 1926, il rinnovato incontro col principale antagonista nella lotta interna al partito comunista sar segnato da reciproca e leale amicizia. Da vedere al riguardo anche le cinque lettere spedite tra il gennaio e l'aprile 19Z7 da Bordiga, ancora a Ustica, a Gramsci detenuto nel carcere di San Vittore a Milano, ora in appendice a V. GERRATANA, "Note di filologia gramsciana", Studi storici, numero 1, gennaio-marzo 1975, pagine 146-154.
Nota 4: Marietta Bucciarelli.
Nota 5: Nilde Perilli, amica della famiglia Schucht, era stata compagna di studi all'Istituto di belle arti di Roma della cognata di Gramsci Eugenia. Conobbe bene anche Giulia, alla quale dava lezioni private di lingua italiana per i suoi esami al Conservatorio di Santa Cecilia. Ospit a pi riprese Tatiana nei suoi soggiorni romani, anche durante la detenzione di Gramsci. Per i suoi ricordi di quegli anni confronta "Gramsci vivo nelle testimonianze dei suoi contemporanei", a cura di M. Paulesu Quercioli, Feltrinelli Milano 1977, pagine 159-163. Altre memorie e brani di carteggi sono stati pubblicati da A. CAMBRIA, "Amore come rivoluzione", Sugar, Milano 1976.
Nota 6: Storiella in versi dell'umorista tedesco Wilhelm Busch (183Z-1908).
Nota 7: K. VOSSLER, "Letteratura italiana contemporanea dal romanticismo al futurismo", Ricciardi, Napoli 1922.
Nota 8: R. CIASCA, "L'origine del Programma per l'opinione nazionale italiana del 1847-48", Albrighi, Segati e C., Milano-Roma-Napoli 1916. Una recensione di Ugo Guido Mondolfo a questo volume, pubblicata col titolo "Per la storia del Risorgimento" nella Nuova Rivista Storica, fascicolo quarto, ottobre-dicembre 1917, pagine 650-655, era stata riassunta da Gramsci nel Grido del Popolo del 6 aprile 1918 (confronta "Passato e presente", in A. GRAMSCI, La citt futura, 1917-1918, a cura di S. Caprioglio, Einaudi, Torino 1982, pagine 799-803). L'opera del Ciasca verr largamente utilizzata da Gramsci nei "Quaderni" (confronta anche la lettera 147).
Nota 9: Guido Molinelli (1894-1964), socialista marchigiano, collaboratore dell'Avanti!, ader nel 1921 al Partito comunista d'Italia. Arrestato anch'egli l'8 novembre 1926, venne condotto con Gramsci a Regina Coeli. Confinato a Ustica, fu condannato a 14 anni di reclusione e liberato nel 1932 a seguito dell'indulto.


6.
Ustica, 11 dicembre 1926.

Carissimo amico (1), sono giunto a Ustica il 7 dicembre, dopo un viaggio alquanto disagiato (come puoi comprendere), ma molto interessante. Sono in ottime condizioni di salute. Ustica sar per me un soggiorno abbastanza piacevole dal punto di vista dell'esistenza animale, perch il clima  ottimo e posso fare passeggiate saluberrime: per le comodit generali, tu sai che non ho molte pretese e posso vivere con pochissimo. Mi preoccupa un po' il problema della noia, che non potr essere risolto unicamente dalle passeggiate e dal contatto con gli amici: siamo finora 14 amici, tra i quali Bordiga. Mi rivolgo a te perch mi faccia la cortesia di inviarmi qualche libro. Desidererei avere un buon trattato di economia e di finanza da studiare: un libro fondamentale, che tu potrai scegliere a tuo giudizio (2). Quando ti sar possibile mi manderai qualche libro e qualche rivista di cultura generale che riterrai interessante per me. Carissimo amico, tu conosci le mie condizioni famigliari e sai quanto sia difficile per me ricevere libri altro che da qualche amico personale: credi che non avrei osato darti un tale fastidio, se non spinto dalla necessit di risolvere questo problema dell'abbrutimento intellettuale che specialmente mi preoccupa. Ti abbraccio affettuosamente
A. GRAMSCI.

Il mio indirizzo: A. G. - Ustica (provincia di Palermo).


Note.

Nota 1: Piero Sraffa.
Nota 2: Come risulta da una fattura della libreria Sperling & Kupfer, datata 24 dicembre 1926,  probabile che il libro fondamentale fatto pervenire a Gramsci da Sraffa sia A. MARSHALL, "Principi di economia politica", Utet Torino 1925 (il volume  conservato nel Fondo Gramsci).


7.
17 dicembre 1926.

Carissimo amico (1),
ho ricevuto la tua lettera del 13 e ti ringrazio cordialmente della tua cortesia. La mia salute  ottima; qui fa ancora caldo. Ti scriver a lungo. Ti abbraccio.
ANTONIO


Note.

Nota 1: Piero Sraffa.


8.
Ustica, 19 dicembre 1926.

Carissima Tania,
ti ho scritto una cartolina il 18 per avvertirti che avevo ricevuto la tua assicurata del 14: antecedentemente avevo scritto una lunga lettera per te all'indirizzo della signora Passarge, che avrebbe dovuto esserti consegnata l'11 o il 12 (1). Riepilogo gli avvenimenti principali di tutto questo tempo.
Arrestato l'8 sera alle 1O e mezza e condotto immediatamente in carcere, sono partito da Roma il mattino prestissimo del 25 novembre. La permanenza a Regina Coeli  stato il periodo pi brutto della detenzione: 16 giorni di isolamento assoluto in cella, disciplina rigorosissima. Ho potuto avere la camera a pagamento solo negli ultimi giorni. I primi tre giorni li ho trascorsi in una cella abbastanza luminosa di giorno e illuminata di notte; il letto era per molto sudicio; le lenzuola erano gi adoperate; formicolavano gli insetti pi diversi; non mi  stato possibile avere qualcosa da leggere, neanche la Gazzetta dello Sport, perch non ancora prenotata: ho mangiato la minestra del carcere che era abbastanza buona. Sono quindi passato a una nuova cella, pi oscura di giorno e senza illuminazione la notte, ma che  stata disinfettata con la fiamma di benzina e il cui letto aveva biancheria di bucato. Ho incominciato a comprare qualcosa dal bettolino del carcere: le steariche per la notte, il latte per il mattino, una minestra con brodo di carne e un pezzo di lesso, formaggio, vino, mele, sigarette, giornali e riviste illustrate. Sono passato dalla cella comune alla camera a pagamento senza preavviso, cosa per cui rimasi un giorno senza mangiare, dato che il carcere passa il vitto solo agli abitatori delle celle comuni, mentre quelli delle camere a pagamento devono vittarsi (termine carcerario) del proprio. La camera a pagamento consistette per me nel fatto che aggiunsero un materasso di lana e un cuscino "idem" al saccone di crine, e che la cella fu arredata di un lavabo con catinella e boccale e di una sedia. Avrei dovuto avere anche un tavolino, un reggipanni e un armadietto ma l'amministrazione mancava di casermaggio (altro termine carcerario): ebbi anche la luce elettrica ma senza interruttore, sicch tutta la notte mi rigiravo per proteggere gli occhi dalla luce. La vita trascorreva cos: alle 7 del mattino sveglia e pulizia della camera; verso le 9 il latte, che poi divenne caff e latte quando incominciai a ricevere il vitto dalla trattoria. Il caff giungeva di solito ancora tiepido, il latte invece era sempre freddo, ma io facevo allora una abbondantissima zuppa. Dalle nove a mezzogiorno capitava l'ora del passeggio: un'ora o dalle nove alle dieci, o dalle dieci alle undici, o dalle undici alle dodici; ci facevano uscire isolati, con la proibizione di parlare e di salutare chiunque, e si andava in un cortile diviso a raggi con muri divisori altissimi e con una cancellata sul resto del cortile. Eravamo sorvegliati da una guardia issata su un terrazzino dominante la raggera e da una seconda guardia che passeggiava dinanzi ai cancelli; il cortile era incassato tra muri altissimi e da una parte era dominato dalla bassa ciminiera di una piccola officina interna; talvolta l'aria era fumo, una volta dovemmo rimanere circa mezz'ora sotto uno scroscio di pioggia. A mezzogiorno circa arrivava il pranzo; la minestra era spesso tiepida ancora, il resto era sempre freddo. Alle 3 c'era la visita alla cella col collaudo delle sbarre dell'inferriata; la visita si ripeteva alle dieci di sera e alle tre del mattino. Io dormivo un po' tra queste due ultime visite: una volta svegliato dalla visita delle tre non riuscivo pi ad addormentarmi; era per obbligatorio stare a letto dalle 7 e mezza di sera fino all'alba. Lo svago era dato dalle voci diverse e dai brani di conversazione che talvolta si riusciva a cogliere dalle celle vicine o prospicienti. Io non incorsi mai in nessuna punizione: Maffi (2) invece ebbe tre giorni di pane e acqua in una cella di punizione. In verit non sentii mai nessun malessere: quantunque non abbia mai consumato tutto il pasto, tuttavia mangiai sempre con appetito superiore a quello della trattoria. Avevo solo un cucchiaio di legno, n forchetta n bicchiere. Un boccale e un boccaletto di terraglia per l'acqua e per il vino; una grossa scodella di terraglia per la minestra e un'altra per catino, prima della concessione della camera a pagamento. Il 19 novembre mi fu comunicata l'ordinanza che mi infliggeva 5 anni di confino in colonia senza altra spiegazione. I giorni successivi mi giunse la voce che sarei partito per la Somalia (3). Seppi che avrei scontato il confino in un'isola italiana solo la sera del 24, indirettamente: la destinazione esatta mi fu comunicata ufficialmente solo a Palermo: potevo andare a Ustica ma anche a Favignana, a Pantelleria o a Lampedusa; erano escluse le Tremiti perch altrimenti avrei viaggiato da Caserta a Foggia. Da Roma partii al mattino del 25 col primo accelerato per Napoli, dove giunsi alle 13 circa; viaggiai in compagnia di Molinelli, Ferrari, Volpi e Picelli (4), che erano stati anch'essi arrestati l'8. Ferrari per da Caserta fu distaccato per le Tremiti: dico distaccato perch anche nel vagone eravamo legati insieme a una lunga catena. Da Roma in poi rimasi sempre in compagnia, ci che produsse un notevole cambiamento nello stato d'animo: si poteva chiacchierare e ridere, nonostante che si fosse legati alla catena e con ambedue i polsi stretti dalle manette e che in tale grazioso abbigliamento si dovesse mangiare e fumare. Eppure si riusciva ad accendere i fiammiferi, a mangiare, a bere; i polsi si gonfiarono un po', ma si ebbe la sensazione del quanto la macchina umana sia perfetta e possa adattarsi a ogni circostanza pi innaturale. Nel limite delle disposizioni regolamentari, i carabinieri di scorta ci trattarono con grande correttezza e cortesia. Siamo rimasti a Napoli due notti, nel carcere del Carmine, sempre insieme e siamo ripartiti per via mare la sera del 27 con mare calmissimo. A Palermo abbiamo avuto un cameroncino molto pulito e arieggiato, con bellissimo panorama del monte Pellegrino; trovammo altri amici destinati alle isole, il deputato massimalista Conca di Verona e l'avvocato Angeloni, repubblicano di Perugia (5). Sopraggiunsero in seguito altri, tra i quali Maffi che era destinato a Pantelleria e Bordiga destinato a Ustica. Sarei dovuto partire da Palermo il 2, invece riuscii a partire solo il 7; tre tentativi di traversata fallirono per il mare tempestoso. E' stato questo il pezzo pi brutto del viaggio di traduzione. Pensa: sveglia alle quattro del mattino, formalit per la consegna dei denari e delle cose diverse depositate, manette e catena, vettura cellulare fino al porto, discesa in barca per raggiungere il vaporetto, ascesa della scaletta per salire a bordo, salita di una scaletta per salire sul ponte, discesa di altra scaletta per andare nel reparto di terza classe; tutto ci avendo i polsi legati ed essendo legato a una catena con altri tre. Alle sette il vaporetto parte, viaggia per un'ora e mezza ballando e dimenandosi come un delfino, poi si ritorna indietro perch il capitano riconosce impossibile la traversata ulteriore. Si rif all'inverso la serie delle scalette, eccetera, si ritorna in carcere, si viene nuovamente perquisiti e si ritorna in cella; intanto  gi mezzogiorno, non si  fatto a tempo a comandare il pranzo; fino alle 5 non si mangia, e al mattino non si era mangiato. Tutto ci quattro volte con l'intervallo di un giorno. A Ustica erano gi arrivati 4 amici: il Conca, l'ex deputato di Perugia Sbaraglini, e due di Aquila (6). Per qualche notte abbiamo dormito in un camerone: adesso siamo gi accomodati in una casa a nostra disposizione, in sei, io, Bordiga, il Conca, lo Sbaraglini e i due di Aquila. La casa  composta di una stanza a pianterreno dove dormono due: a pianterreno c' anche la cucina, il cesso, e un bugigattolo che abbiamo adibito a sala comune di "toilette". Al primo piano, in due stanze dormiamo in 4, tre in una stanza abbastanza grande e uno nello stanzino di passaggio; un'ampia terrazza sovrasta la stanza pi grande e domina la cala. Paghiamo 100 lire al mese per la casa e due lire al giorno per il letto, la biancheria del letto e gli altri arredi domestici (due lire a testa). I primi giorni abbiamo speso molto per i pasti; non meno di 20 lire al giorno. Adesso spendiamo 10 lire al giorno di pensione per il pranzo e la cena; stiamo organizzando una mensa comune che ci permetter forse di vivere con le 10 lire al giorno che ci ha assegnato il governo; siamo gi 30 confinati politici e ancora forse deve arrivare qualcuno.
I nostri obblighi sono svariati e complessi; i pi appariscenti sono quello di non uscire di casa prima dell'alba e di rincasare alle 8 di sera; non possiamo oltrepassare determinati limiti che sono all'ingrosso rappresentati dal perimetro dell'abitato. Abbiamo per ottenuto dei permessi che ci consentono di passeggiare per tutto il territorio dell'isola con l'obbligo di rientrare nei limiti alle 5 del pomeriggio. La popolazione complessiva  di circa 1600 abitanti dei quali 600 coatti, cio criminali comuni che hanno subito pi condanne. La popolazione indigena  composta di siciliani, molto gentili e ospitali; con la popolazione possiamo avere dei rapporti. I coatti sono sottoposti a un regime molto restrittivo; la grande maggioranza, data la piccolezza dell'isola, non pu avere nessuna occupazione e deve vivere colle 4 lire giornaliere che assegna il governo. Puoi immaginare ci che avviene: la "mazzetta" ( il termine che serve a indicare l'assegno governativo) viene spesa specialmente in vino; i pasti si riducono a un po' di pasta con erbe e a un po' di pane; la denutrizione porta all'alcoolismo pi depravato in brevissimo tempo. Questi coatti sono rinchiusi in speciali cameroni alle cinque del pomeriggio e stanno insieme tutta la notte (dalle cinque del pomeriggio alle sette del mattino), chiusi dal di fuori: giocano alle carte, perdono qualche volta la "mazzetta" di parecchi giorni e si trovano cos presi in un girone infernale che dura all'infinito. Da questo punto di vista  un vero peccato che ci sia proibito di avere dei contatti con esseri ridotti a una vita tanto eccezionale: penso che si potrebbero fare delle osservazioni di psicologia e di folklore di carattere unico. Tutto ci che di elementare sopravvive nell'uomo moderno, rigalleggia irresistibilmente: queste molecole polverizzate si raggruppano secondo principi che corrispondono a ci che di essenziale esiste ancora negli strati popolari pi sommersi. Quattro divisioni fondamentali esistono: i settentrionali, i centrali, i meridionali (con la Sicilia), i sardi. I sardi vivono assolutamente appartati dal resto. I settentrionali hanno una certa solidariet tra loro, ma nessuna organizzazione, a quanto pare; essi si fanno un punto d'onore del fatto che sono ladri, borsaioli, truffatori, ma non hanno mai versato sangue. Tra i centrali, i romani sono i meglio organizzati; non denunciano neanche le spie a quelli delle altre regioni, ma riserbano per la loro diffidenza. I meridionali sono organizzatissimi, a quanto si dice, ma tra di loro ci sono delle sottodivisioni: lo Stato Napoletano, lo Stato Pugliese, lo Stato Siciliano. Per il siciliano, il punto d'onore consiste nel non aver rubato, ma nell'avere solo versato del sangue. Tutte queste indicazioni le ho avute da un coatto che si trovava al carcere di Palermo per scontare una pena buscatasi durante il periodo di coazione e che era orgoglioso di avere, secondo il piano prestabilito, procurato una ferita della profondit di dieci centimetri (misurata, dice lui) al padrone che lo trattava male: era stabilito di dieci centimetri, e furono dieci centimetri, non un millimetro di pi. Questo il capolavoro, che lo rendeva estremamente orgoglioso. Credi che il richiamo alla novella di Kipling non era esagerato, quantunque dettato dall'impressione del primo giorno. La mia situazione finanziaria in questo tempo  stata ottima. Sono stato arrestato con 680 lire in tasca, ho visto segnate al mio attivo a Roma altre 50 lire. Le spese sono cominciate in forma allarmante solo dopo la partenza da Roma. A Palermo specialmente ci hanno letteralmente scorticati: il trattore segnava 30 lire un pacco di: una porzione di maccheroni, mezzo litro di vino, un quarto di pollo, frutta, che serviva per due pasti. Sono giunto a Ustica con 250 lire che mi sono bastate per i primi 10 giorni, poi ho avuto: 100 lire di "mazzette" (10 lire al giorno), le tue 500 lire e 374 lire di indennit parlamentare per i giorni dal 1 al 9 novembre. Sono cos a posto per parecchio tempo, cio posso prendere qualche caff, fumare sigarette e completare la spesa giornaliera per vitto e alloggio che oggi  di 14 lire al giorno, ma che diminuir quando avremo organizzato la mensa collettiva. Perci non devi preoccuparti per me: "non voglio assolutamente" che tu "personalmente" debba sacrificarti per me: se hai la possibilit, manda i tuoi aiuti a Giulia che certo ha maggiori necessit di me. Non ti ho scritto la volta passata che appena giunto a Ustica ho trovato una lettera in cui mi era assicurato che Giulia avrebbe ricevuto degli aiuti e che non dovevo avere preoccupazioni in proposito. Ricorrer a te per avere qualche cosa che altrimenti non riuscirei ad avere: ma in generale sono deciso a fare in modo da vivere con la "mazzetta" governativa, perch ritengo che sia possibile, dopo qualche tempo di acclimatazione. Un'altra cosa importantissima ti voglio dire: l'amico Sraffa mi ha scritto che ha aperto per me un conto corrente illimitato presso una libreria di Milano (7), alla quale potr richiedere giornali, riviste e libri, mi ha offerto inoltre tutti gli aiuti che voglio. Come vedi, posso guardare all'avvenire con sufficiente serenit. Se avr l'assicurazione che Giulia e i bambini non soffriranno nessuna privazione, sar realmente tranquillo: cara Tatiana,  questo il solo pensiero che mi ha tormentato in questo ultimo tempo e non solo dopo il mio arresto; sentivo venire questa tempesta, in modo indistinto e istintivo, e perci pi tormentoso. Ricordi, quando mi dicesti che l'amica comune accennava alla mia superstizione? Ci ho ripensato qualche volta, non per essere pi persuaso che avevo ragione e che ho esagerato non per superstizione, ma per mancanza di decisione e per altri scrupoli che intellettualmente ritengo di carattere inferiore, ma dei quali non riesco e non riuscir a liberarmi. In realt, l'analisi che facevo era esatta, anche se mi era impossibile una dimostrazione obbiettiva e circostanziata.
Cos ti ho scritto con quella abbondanza che tu desideravi, scrivendoti anche per cosettine di minima importanza. Sei contenta? Sai che ti voglio molto bene e che tanto mi dispiace quando ricordo qualche piccolo episodio in cui per disattenzione ti ho in qualche modo fatto del male? Scrivi tu a Giulia anche a mio nome; non ho voglia di mandarti i disegni per Delio: dovrei dare delle spiegazioni su di essi e ci mi dispiace enormemente. Aspetto le fotografie. Tra i libri da mandarmi includi i seguenti: - Hauser - "Les Grandes puissances"; "Le prospettive economiche" del Mortara per il 1926; i due Berlitz - tedesco e russo. Tra gli oggetti vorrei un po' di sapone, un po' di acqua di colonia per la barba, uno spazzolino da denti con vetro di custodia, un po' di dentifricio, un po' di aspirina, una spazzola per i panni.
Carissima Tatiana, ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta la lettera 5. La cartolina a cui si accenna sopra non  stata ritrovata.
Nota 2: Fabrizio Maffi (1868-1955), medico e deputato socialista, esponente di spicco della frazione terzinternazionalista del P.s.i. Passato al P.c.d.'I., aveva collaborato con Gramsci come membro del comitato esecutivo del partito e del gruppo parlamentare comunista. Arrestato nel novembre 1926, era stato condannato a cinque anni di confino, prima a Pantelleria e poi a Ustica. Al processone contro i dirigenti comunisti, la sua pratica venne stralciata per motivi di salute. Nell'ottobre 1928 fu assolto per insufficienza di prove.
Nota 3: Confronta anche le lettere 27 e 215.
NOTA 4: Enrico Ferrari (1887-1969), tipografo, segretario della Camera del lavoro di Modena e parlamentare comunista confinato alle isole Tremiti, venne condannato nel 1928 a quindici anni di carcere. Giulio Volpi (1877-1947), socialista massimalista e deputato, arrestato nel novembre 1926 e condannato a cinque anni di confino che scont a Favignana, Lipari e Ponza. Guido Picelli (1889-1937), organizzatore militare della lotta proletaria e antifascista, promotore a Parma del corpo degli Arditi del popolo, deputato comunista venne condannato con le leggi eccezionali a cinque anni di confino e tradotto prima a Lampedusa e poi a Lipari.
Nota 5: Mario Angeloni (1882-1937), esponente del partito repubblicano, fu poi con Carlo Rosselli comandante della colonna italiana nella guerra di Spagna e cadde in combattimento.
Nota 6: Giuseppe Sbaraglini (1870-1947), avvocato e parlamentare socialista, era stato condannato a cinque anni di confino. I due di Aquila sono Ugo Sansone e il comunista bordighiano Piero Ventura (confronta la lettera 17).
Nota 7: Sperling & Kupfer.


9.
21 dicembre 1926.

Carissimo amico (1),
ho ricevuto la tua lettera del 13; non ho invece ancora ricevuto i libri che mi annunzi. Ti ringrazio molto cordialmente dell'offerta che mi hai fatto; ho gi scritto alla Libreria Sperling e ho fatto una commissione abbastanza vistosa, sicuro di non esser indiscreto, perch conosco tutta la tua gentilezza. Siamo ad Ustica in 30 confinati politici: abbiamo gi iniziato tutta una serie di corsi, elementari e di cultura generale, per i diversi gruppi di confinati; inizieremo anche delle serie di conferenze. Bordiga dirige la sezione scientifica, io la sezione storico-letteraria; ecco la ragione per cui ho commissionato determinati libri. Speriamo cos di trascorrere il tempo senza abbrutirci e giovando agli altri amici, che rappresentano tutta la gamma dei partiti e della preparazione culturale. Con me c' Schiavello e Fiorio (2) di Milano; di massimalisti c' anche l'ex deputato Conca di Milano. Di unitari c' l'avvocato Sbaraglini di Perugia e un magnifico tipo di contadino molinellese. Un repubblicano di Massa e 6 anarchici di composizione morale complessa; il resto comunisti, cio la grande maggioranza. Ci sono 3 o 4 analfabeti o quasi; il resto ha una preparazione diversa, ma con media generale molto bassa. Tutti per sono contenti di avere la scuola, che  frequentata con grande assiduit e diligenza.
La situazione finanziaria  ancora buona: ci danno, a noi confinati politici, 10 lire al giorno; la "mazzetta" dei coatti comuni a Ustica  di 4 lire al giorno, nelle altre isole talvolta  anche minore, se esistono possibilit di lavoro. Noi abbiamo la facolt di abitare nelle case private; in sei persone (io, Bordiga, Conca, lo Sbaraglini e altri due) abitiamo in una casetta per la quale spendiamo 90 lire al mese per ciascuno, tutti i servizi compresi. Contiamo di organizzare una mensa collettiva, in modo da poter soddisfare le necessit di vitto e alloggio con le 10 lire giornaliere della "mazzetta". Il vitto naturalmente  pochissimo svariato: non si trovano uova, per esempio, ci che mi annoia assai perch io non posso fare i pasti abbondanti del tipo marinaro. Il regime al quale siamo soggetti consiste: nel ritirarsi a casa alle 8 della sera e nel non uscire di casa prima dell'alba; nel non oltrepassare i limiti dell'abitato senza un permesso speciale. L'isola  piccola (8 chilometri quadrati) con una popolazione di 1600 abitanti, dei quali 600 circa coatti comuni: esiste un solo gruppo di abitazioni. Il clima  ottimo, non ha fatto freddo finora; ci non per tanto la posta giunge irregolarmente perch il vaporetto che fa la traversata 4 volte la settimana, non sempre riesce a superare il vento e i marosi. Per giungere a Ustica ho dovuto fare 4 tentativi di traversata, ci che mi ha stancato pi della intera traduzione da Roma a Palermo. Sono per rimasto sempre in ottime condizioni di salute, con grande meraviglia dei miei amici, che tutti hanno sofferto pi di me: figurati che sono leggermente ingrassato. In questi giorni per, sia per la stanchezza arretrata, sia per il vitto che non si conf con le mie abitudini e la mia costituzione, mi sento molto snervato e spossato. Ma spero di acclimatarmi rapidamente e di liquidare definitivamente tutti i mali passati.
Ti scriver spesso, se ci ti far piacere, per illudermi di trovarmi ancora nella tua gradita compagnia. Ti saluto affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Piero Sraffa.
Nota 2: Si tratta di Ernesto Schiavello, sindacalista comunista, e di Raffaele Fiorio.


10.
27 dicembre 1926.

Carissima Tania,
da una lettera del signor Passarge ho appreso la ragione, veramente dolorosa e spiacevole, per la quale hai ricevuto in ritardo la mia prima lettera. Credo che a quest'ora abbia ricevuto anche l'altra mia, con tutte le informazioni pi dettagliate sul mio modo di esistenza.
Come puoi immaginare, qui le novit sono minime. La vita trascorre sempre uguale; l'attesa del vaporetto, che porta notizie dalle famiglie e giornali, diventa sempre pi il problema centrale, data la cattiva stagione e la possibilit sempre incombente che la traversata fallisca. Per le feste di Natale doveva giungere la moglie di Bordiga: la prima traversata  fallita, dopo un tentativo di viaggio molto movimentato e pieno di sofferenze e Ortensia  ripartita per Napoli, senza tentare una seconda volta. Ci ha prodotto molto dispiacere in tutti. Altra novit spiacevole  stata l'arresto e la traduzione nel carcere locale, in attesa di traduzione rispettivamente a Firenze e a Roma dei due ex deputati Damen (1) e Molinelli: Molinelli forse partir oggi stesso, se il vaporetto giunge.
Per me nessuna novit essenziale. Ho ricevuto gi qualche libro da Sraffa, ma non posso ancora dedicarmi a uno studio determinato e sistematico. Attendo specialmente le grammatiche che ti ho domandato. Altri libri che desidero avere da te sono: un pacchetto di libri sull'Azione cattolica che avevo gi riunito su un tavolino della mia stanza, ma che non so se sono rimasti insieme. Ad essi aggiungi: 6 volumi degli "Annali d'Italia" di Pietro Vigo, il libro su Machiavelli di Francesco Ercole e tre numeri della rivista Politica di F. Coppola, dove sono contenuti articoli dello stesso Ercole. Uno dei numeri di Politica  dell'anno 1920. Gli altri due sono del 1926 e contengono uno studio sulla formazione delle citt in Italia (2), se si fossero sperduti, ambedue o uno dei due, dovresti ricomprarmeli. In generale dovreste scegliere tra i miei libri, che non sono molti, tutti i volumi di storia e spedirmeli metodicamente. Poich non  escluso in modo assoluto che un giorno o l'altro possa capitarmi la stessa sorte di Molinelli ti sarei grato se volessi mandarmi un cucchiaio e una forchetta di legno molto solido e un portasaponette di celluloide, come  consentito portare con s in prigione.
La salute va abbastanza bene. Ho incominciato a trovare delle uova freschissime da bere; d'ora innanzi avremo anche regolarmente la carne di manzo, ci che permetter una maggiore variet di cibo. La quistione del sonno  ancora da risolvere: devo dormire nella stessa camera con altri due amici, ci che determina molte occasioni di risveglio e di insonnia. Ci sarebbe una bellissima occasione: avere una stanza da solo in una villetta che potrebbe essere affittata da un amico il quale attende la moglie: ma siccome la villetta  posta di qualche metro fuori dei limiti legali dell'abitato, ci sono delle difficolt non ancora superate.
Carissima Tatiana, devi scrivere a lungo a Giulia e convincerla che ancora non posso scriverle direttamente: non riesco a superare lo stato d'animo che ti ho gi descritto. Mi sforzer per un'altra volta. Inviami tue notizie e mandami le fotografie. Giuliano  stato gi fotografato con Giulia e con Delio? Ti abbraccio affettuosamente. ANTONIO.


Note.

Nota 1: Onorato Damen, parlamentare comunista, nel 1925 era stato con Bruno Fortichiari, Fausto Gullo e Luigi Repossi, tra i promotori del comitato d'intesa che opponeva la sinistra bordighiana al nuovo gruppo dirigente del partito guidato da Gramsci. Arrestato l'8 novembre 1926 e inviato a Ustica, venne condannato a dodici anni di reclusione.
Nota 2: Confronta rispettivamente F. ERCOLE, "La politica di Machiavelli", Are, Roma 1926; "La lotta delle classi alla fine del Medio Evo", Politica, 6, 1920, pagine 193-233; "Le origini dello stato-citt", ivi, 24, 1926, pagine 5-24, e 25, 1926, pagine 5-30.


11.
29 dicembre 1926.

Carissima (1),
ricevo in questo momento il tuo telegramma. Sono le 10 meno un quarto. Non sono sicuro che il vaporetto giunger. Ieri c' stata burrasca, tutta la notte ha piovuto a dirotto e la pioggia continua: probabilmente in alto mare la burrasca continua. Ero molto impressionato per non aver pi ricevuto lettera da te dopo quella del 14: pensavo che ti fosse capitato qualche spiacevole inconveniente; avantieri l'assillo di questo pensiero divenne cos forte che volli telegrafare. La tua risposta mi ha tranquillato. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Strappo un bigliettino che avevo gi scritto alla signorina Nilde. In ogni caso, credo sar utile se mi comunicherai l'indirizzo preciso della Nilde e se le domanderai il permesso di scriverle.

Il vaporetto non  venuto ieri. Non  certa neanche la sua venuta per oggi. Ti voglio ancora dare dei fastidi. Vorrei avere qualche tubetto di aspirina; quella che ho ricevuto  misteriosamente sparita. Vorrei anche avere qualche pezzo di saponetta e di sapone disinfettante. Non riesco mai a fare una lista definitiva delle piccole cose che  impossibile trovare qui ad Ustica. Saluti.
A.


Note.

Nota 1: Tatiana.


1927.

12.
2 gennaio 1927.

Carissimo (1),
ho ricevuto i libri da te annunziatimi nella penultima lettera e un primo blocco di quelli da me commissionati. Cos ho da leggere abbondantemente per qualche tempo. Ti ringrazio della tua grande gentilezza, ma non vorrei abusare. Ti assicuro tuttavia che francamente mi rivolger a te ogniqualvolta avr bisogno di qualcosa. Come puoi pensare, qui non c' molto da spendere, anzi; mancano talvolta le possibilit di spendere, anche se la spesa  necessaria.
La vita scorre senza novit e sorprese; unica preoccupazione  l'arrivo del vaporetto che non sempre riesce a fare le quattro corse settimanali (luned, mercoled, venerd, sabato) con grande dispiacere di ognuno di noi che aspetta sempre con ansia la corrispondenza. Siamo gi una sessantina, dei quali 36 amici di localit diverse; predominano relativamente i romani. Abbiamo gi iniziato una scuola, divisa in vari corsi: primo corso (prima e seconda elementare), secondo corso (terza elementare), terzo corso (quarta-quinta elementare), corso complementare, due corsi di francese (inferiore e superiore), un corso di tedesco. I corsi sono stabiliti in relazione alla coltura nelle materie che possono ridursi ad un certo corredo di nozioni esattamente determinabili (grammatica e matematica), perci gli allievi dei corsi elementari frequentano le lezioni di storia e geografia del corso complementare, per esempio. Insomma, abbiamo cercato di contemperare la necessit di un ordine scolastico graduale col fatto che gli allievi, anche se talvolta semianalfabeti, sono intellettualmente sviluppati. I corsi sono seguiti con grande diligenza e attenzione. Con la scuola, che  frequentata anche da alcuni funzionari e abitanti dell'isola, abbiamo evitato i pericoli di demoralizzazione che sono grandissimi (2). Tu non puoi immaginare in quale condizione di abbrutimento fisico e morale si siano ridotti i coatti comuni. Pur di bere venderebbero anche la camicia; molti hanno venduto le scarpe e la giacca. Un buon numero non dispone pi liberamente della "mazzetta" governativa di 4 lire quotidiane, perch impegnata presso gli usurai. L'usura  repressa, ma non credo sia possibile evitarla, perch gli stessi coatti, che ne sono vittime, non denunziano gli usurai che in casi eccezionalissimi. Si paga l'interesse di 3 lire la settimana per 10 lire di prestito. Gli interessi sono riscossi con estremo fiscalismo, perch gli usurai sono circondati da gruppetti di sicofanti, che per un bicchier di vino sbudellerebbero anche i bisnonni. I coatti comuni, salvo rare eccezioni, hanno molto rispetto e deferenza per noi. La popolazione dell'isola  cortesissima. D'altronde, la nostra venuta ha determinato un mutamento radicale nel luogo e lascer larghe tracce. Si sta combinando per impiantare la luce elettrica, dato che tra i confinati ci sono i tecnici capaci di condurre a termine l'iniziativa. L'orologio del campanile, che era fermo da 6 mesi,  stato riattivato in due giorni: forse sar ripreso il disegno di costruire la banchina nella cala d'approdo del vaporetto. I nostri rapporti con le autorit sono correttissimi.
Vorrei scriverti qualche impressione raccolta durante il viaggio, specialmente a Palermo e a Napoli. A Palermo sono rimasto otto giorni: ho tentato 4 volte la traversata, e per tre volte, dopo un'ora e pi di navigazione col mare in tempesta, sono dovuto tornare indietro. E' stato il pezzo pi brutto di tutta la traduzione, quello che mi ha stancato di pi. Bisognava levarsi alle 4 del mattino, andare al porto coi ferri ai polsi; sempre legati e attaccati a una catena ad altri, scendere in barchetta, salire e scendere parecchie scalette sul vaporetto, dove si rimaneva legati a un solo polso, soffrire il mal di mare, sia per la posizione incomoda (legati, sia pure a un solo polso e attaccati con mezzo metro di catena agli altri, e quindi nell'impossibilit di sdraiarsi) sia perch il vaporetto molto piccolo e leggero balla anche se il mare  calmo - per tornare indietro e riprendere il mattino successivo la stessa storia. A Palermo avevamo un cameroncino molto pulito, preparato apposta per noi (deputati), perch il carcere  superpopolato e si evitava di metterci a contatto con gli arrestati della mafia. Durante il viaggio fummo sempre trattati con grande correttezza e persino con cortesia.
Ti ringrazio per il pensiero che ti sei dato di mandarmi delle uova. Adesso che sono passate le feste, le trover freschissime sul posto. Gradir il latte condensato svizzero, se ti piacer mandarmelo. Non saprei cosa domandarti, anche volendolo: qui manca un po' tutto ed  difficile procurarsi certe cose; occorre fare lunghi giri. Non esiste un servizio di corrieri con Palermo. Ti sar grato se mi manderai un po' di sapone per toeletta e per la barba e qualche medicinale di uso comune che pu occorrere sempre, come aspirina Bayer (qui l'aspirina fa spiritare i cani) e tintura d'jodio e qualche cachet per le emicranie. Ti assicuro ancora una volta che in caso di necessit ti scriver: hai visto come ho approfittato largamente per i libri? D'altronde ti confesso che ancora sono un po' stordito e non ho completamente finito di orientarmi su tante cose. Scrivimi spesso: la corrispondenza  la cosa pi gradita nella mia situazione. Quando leggi qualche libro interessante come quello del Lewinsohn (3), mandamelo. Ti abbraccio fraternamente.
ANTONIO.

Mandami un flaconcino di acqua di Colonia. Mi serve per disinfettarmi dopo la barba.


Note.

Nota 1:Piero Sraffa.
Nota 2: Sulla scuola organizzata dai confinati confronta anche la lettera seguente e, in particolare, la lettera 40.
Nota 3: R. LEWINSOHN, "Histoire de l'inflation. Le dplacement de la richesse en Europe", Payot, Parigi 1926. Gramsci ricevette poi il volume (confronta la lettera 37), che  conservato fra i libri del Fondo Gramsci.


13.
3 gennaio 1926 (1).

Tania carissima,
ho ricevuto la tua lettera del 28-29. Non sono riuscito a capire la ragione per cui sei preoccupata e nervosa. Gli accenni contenuti nella lettera sono enigmatici per me. A me ed al mio amico non  stato scritto niente che possa preoccupare minimamente. Insomma, non capisco, ma sono turbato perch capisco che tu sei molto agitata. E' necessario che tu mi informi di ci che si tratta, in modo chiaro, partendo dalla persuasione che io ignoro tutto della quistione (2).
Carissima Tania, non devi mai assolutamente perdere la calma e la tranquillit per causa mia. Ti assicuro che io sto benissimo e che la mia esistenza scorre ottimamente. Ho ricevuto molti libri da Milano e anche da questo punto di vista sono a posto. Posso leggere e studiare. Abbiamo inoltre organizzato una scuola di cultura generale; io insegno la storia e la geografia e frequento il corso di tedesco. Mi sono abbonato a tre quotidiani e ad una quindicina di periodici; il servizio ha gi cominciato a funzionare. Devo ora ricevere da Milano un mucchio di libri, perch ho largamente approfittato del conto corrente apertomi dall'amico Sraffa, il quale ha ancora aggiunto nuovi libri e nuove riviste alla lista da me inviata alla libreria dove egli si serve. Cos, anche se ritardano molto i libri miei di Roma, niente di male: io posso ugualmente studiare e occuparmi utilmente. Insomma, devi persuaderti che a me non manca nulla e devi evitare ogni agitazione e ogni nervosismo. L'amico Sraffa mi scrive insistendo perch mi rivolga a lui anche per aiuti finanziari e per ricevere biancheria e commestibili: mi mander del latte condensato svizzero, per cominciare. Io penso di ricorrere a lui in caso di bisogno, primo perch egli  ricco e non sar imbarazzato nell'aiutarmi, secondo perch la sua offerta non  puramente di cortesia e accademica: mi ha spedito spontaneamente per circa 1000 lire di libri. Cos tu puoi essere tranquilla.
Cara Tatiana, desidero che tu mi scriva il pi spesso che puoi. La corrispondenza  ci che di pi gradito noi tutti possiamo ricevere. Ho ricevuto le due fotografie: mandami anche le altre e mandami anche una tua fotografia. Anche a me  dispiaciuto moltissimo non averti potuto vedere e abbracciare prima della partenza. Ti racconter tutta la storia, che dal punto di vista del carcerato  un piccolo romanzo. Alle 11 del mattino del 24 novembre ho ricevuto l'avviso che sarei partito il 26 e che ero autorizzato a telegrafare: poich mi sembr di cogliere un certo imbarazzo nell'espressione dell'agente di custodia che mi fece la comunicazione, non feci subito il telegramma. Poich il carcere  una specie di cassa di risonanza, in cui per fili invisibili e molteplici si comunicano ad ogni cella le notizie che interessano o possono interessare i vari detenuti, mi posi in contatto con questi misteriosi fluidi e seppi che dovevo partire il mattino del 25 e non del 26, cio il giorno dopo. Se avessi telegrafato subito avrei dato una falsa indicazione. Riuscii a ottenere di uscire dalla cella e di recarmi da un superiore che mi conferm che dovevo partire il 25: l'agente di custodia, che era presente, si scus di avermi ingannato, pretestando una avvenuta confusione tra me e altri partenti. Cos il telegramma part alle 2 del pomeriggio. Ero certo che tu saresti venuta, se avessi ricevuta la comunicazione, ma non sapevo se era a tua conoscenza che i colloqui erano permessi fino alle 11 e non sapevo se tu avresti avuto la concessione. Dopo le 7, ora regolamentare in cui occorre mettersi a letto, incominci una lotta con il carceriere che mi imponeva di coricarmi, mentre io volevo rimanere pronto per scendere alla prima chiamata. Riuscii a spuntarla non solo ma alle 10 ottenni di scendere negli uffici: volevo assicurarmi contro nuovi trucchi che mi impedissero il possibile colloquio. Pioveva a dirotto. Alle 11 andai a letto, ma non riuscii a dormire: alle 3 del mattino partii, prendendo come sacco da viaggio la fodera di cuscino mandatami da te e che mi ha servito ottimamente fino a Ustica: anche con le manette la potevo portare comodamente, mentre una valigia, sbattendo continuamente sulle gambe, avrebbe recato molte noie.
Carissima Tatiana, la prossima volta scriver una lunga lettera per Giulia; ancora non mi sento. Scrivimi subito e mandami le fotografie; per il resto non preoccuparti. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: In realt 1927.
Nota 2: E' probabile che le preoccupazioni di Tania fossero connesse ad ipotesi circa un eventuale trasferimento di Gramsci da Ustica, con un conseguente inasprimento del regime detentivo (confronta le lettere 18 e 19).


14.
7 gennaio 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 4 gennaio, un pacco contenente oggetti di toilette e il sacco da viaggio e un secondo pacco contenente dei panettoni che per deve essere giunto con molto ritardo. Davvero non posso accettare il consiglio di... trovare dei capricci. Purtroppo, nella condizione in cui devo vivere, i capricci nascono da soli:  incredibile come gli uomini costretti da forze esterne a vivere in modi eccezionali e artificiali sviluppino con particolare alacrit tutti i lati negativi del loro carattere! Specialmente gli intellettuali, o, per meglio dire, quella categoria di intellettuali che in italiano volgare si chiamano mezze calzette. I pi calmi, sereni e misurati sono i contadini; poi vengono gli operai, poi gli artigiani, quindi gli intellettuali, tra i quali passano raffiche improvvise di follia assurda e infantile. Parlo naturalmente dei confinati politici, non dei coatti comuni, la cui vita  primitiva ed elementare e nei quali le passioni raggiungono, con rapidit spaventosa, i culmini della pazzia: in un mese si son verificati tra i coatti comuni cinque o sei fatti di sangue.
Dunque non seguir il tuo consiglio di fare capricci. Per hai ragione: talvolta io sono cattivo involontariamente e offendo i miei amici senza saperlo. Ci dipende, credo, dal fatto che sono sempre vissuto isolato, senza famiglia e ho dovuto ricorrere per i miei bisogni a estranei: ho sempre perci avuto timore di dare fastidio e di importunare. Ma non c'era in me nessun misconoscimento del tuo affetto e della tua bont. Ricorrer a te ogni volta che ne avr bisogno, con l'impegno, da parte tua, di essere estremamente franca sulle tue possibilit e di non crearti imbarazzi inutili e pericolosi. L'inchiostro che mi hai mandato va benissimo; cos vanno bene tutte le altre cose. Ho ricevuto le fotografie: Delio ha avuto un gran successo di ammirazione. Credi che ho scoperto di avere una dose di pazienza e di forza che non credevo di possedere: solamente Bordiga pu competere con me. Siamo i soli che in tutto questo periodo non abbiamo sentito malesseri di nessuna sorte, mentre gli altri, chi pi chi meno, hanno avuto febbri influenzali e disturbi viscerali per il radicale mutamento dei cibi e per l'acqua, nella quale nuotano visibilmente degli esemplari, magnifici per agilit, della razza dei tritoni. Non ho ancora cominciato nessun lavoro serio finora, quantunque abbia gi a mia disposizione una discreta quantit di libri; ho iniziato per le lezioni di storia nel corso di cultura generale che abbiamo organizzato. Perci non devi preoccuparti per la spedizione rapida dei libri.
Invece ho proprio bisogno di un po' di soldi. Credevo di averne a sufficienza almeno per tre mesi: ho dovuto spendere per aiutare un certo numero di confinati giunti qui senza risorse e ho dovuto anticipare per le spese generali della mensa comune che si inizier dopodomani, 9. Il periodo delle spese impreviste  ormai trascorso: la mensa comune ci permetter di sottrarci a tante piccole e grosse spese cui siamo stati soggetti finora per il mangiare. Vedi che te lo dico francamente: mi occorrerebbero un 200 lire e non ho proprio voglia di domandarle allo Sraffa che si trova in questo momento lontano dalla sua sede.
Carissima Tania, vorrei proprio saperti tranquilla e senza nessun assalto di malinconia. Ma devi scrivermi lo stesso e confessarti con me: le tue lettere mi fanno un gran piacere, perch mi sento, per ognuna di esse, vicino a te. Sai che ho ricevuto una cartolina da Giulia con la firma autografa di Delio? Sembra incredibile: il mondo  sempre pi piccolo di quanto si pensa. Ti scriver ancora a lungo per la posta di luned, sebbene ci sia la probabilit che luned il vaporetto non giunga. Siamo entrati nell'inverno anche ad Ustica. Inverno molto mite, perch si pu andare in giro senza cappello e senza soprabito; ma piove spesso e soffiano spesso venti molto violenti che turbano il mare e impediscono la traversata. Ma, anche, che magnifiche giornate! Non puoi immaginare quali tinte riesca a prendere il mare e il cielo nelle giornate serene.
Saluta Giacomo e la moglie (1). Ho conosciuto l'amico di Valentino, che  un bravissimo ragazzo (2). Ti abbraccio.
ANTONIO.

Spediscimi qualche numero del Temps e del Journal des Dbats: li puoi trovare nell'edicola del Palazzo delle Finanze.
Le scarpe che mi descrivi saranno buone per la prossima primavera, penso. Quelle che avevo nei piedi al momento della partenza, nonostante che fossero scucite (ti ricordi?) resistono mirabilmente.
Mandami notizie sulla pianticella di limone:  cresciuta? quanto  alta, ormai?  vitale? volevo scrivertene, ma poi ho trascurato, per non parere troppo... infantile.


Note.

Nota 1: Giacomo Bernolfo e la moglie Margherita. Per un ricordo del Bernolfo, addetto alla vigilanza dell'Ordine Nuovo e guardia del corpo di Gramsci, confronta la lettera 297.
Nota 2: Si tratta di un certo Mario, conoscente della famiglia Schucht (confronta la lettera di Tatiana ai genitori del 30 dicembre 1926 in "Lettere ai familiari", citato, pagina 25). Valentino, studente comunista, era figlio di Isaac Schreider, socialista rivoluzionario di origine russo-polacca amico di Tania che nel 1930 abiter presso di lui (confronta la lettera 196). Gramsci lo aveva conosciuto qualche anno prima a Roma (confronta "Lettere 1908-1926", citato, pagine 412-413).


15.
8 gennaio 1927.

Mia carissima Julca,
ho ricevuto le tue lettere del 20 e del 27 dicembre e la cartolina del 28 con la firma autentica di Delio. Ho cercato di scriverti diverse volte: non sono mai riuscito. Dalle tue lettere vedo che Tania te ne ha spiegato il motivo un po' puerile,  vero, ma tuttavia decisivo finora. Mi ero proposto di scrivere per te una specie di diario, una serie di quadretti su tutta la mia vita in questo periodo originale e sufficientemente interessante: lo far indubbiamente. Voglio cercare di darti tutti gli elementi perch tu sia in grado di rappresentarti la mia vita nel suo complesso e nei particolari pi notevoli. Cos tu dovrai fare per te. Mi piacerebbe tanto sapere quali rapporti si vanno sviluppando tra Delio e Giuliano: come Delio concepisce ed esprime la sua funzione di fratello maggiore e pi ricco di esperienze.
Carissima Giulia, domanda al Bracco (1) da quale mai fonte gli era giunta la notizia che io mi sia mai trovato in non buone condizioni di salute. In verit, non supponevo di avere un magazzino cos fornito di forza fisica e di energia. Io e Bordiga non abbiamo mai sofferto nulla dal momento dell'arresto; tutti gli altri, chi in un modo chi in un altro, hanno subito crisi, talvolta gravissime, di nervi e tutte dello stesso genere. Nelle carceri di Palermo, il Molinelli, in una stessa notte,  svenuto tre volte durante il sonno cadendo in preda a convulsioni che duravano fino a 20 minuti, senza che fosse possibile chiamare nessuno. Qui ad Ustica, un amico abruzzese, il Ventura, che dorme nella stessa mia camera, per molte notti si risvegliava continuamente in preda ad incubi selvaggi che lo facevano urlare e sussultare in modo impressionante. Io non ho avuto nessun malessere, eccetto quello di dormir poco, cosa non nuova e che, d'altronde, non poteva avere le conseguenze di prima, data l'inerzia forzata in cui ero ridotto: e tuttavia il mio viaggio  stato il pi disagiato e tormentato, perch il mare tempestoso ha impedito per tre volte di compiere il viaggio fino ad Ustica. Sono diventato molto fiero di questa virt di resistenza fisica che non supponevo di avere; perci te ne ho parlato:  anch'essa un valore, nella mia attuale situazione, e non dei pi spregevoli.
Ti scriver molto a lungo e ti descriver minutamente tutta la mia vita. Anche tu mi scriverai o mi farai scrivere da Genia o dalla mamma, sulla vita dei bambini e vostra; tu devi essere molto occupata e affaticata. Sento che voi tutti siete molto vicini. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO,


Note.

Nota 1: Pseudonimo di Ruggero Grieco.


16.
15 gennaio 1927.

Carissima Tania,
l'ultima lettera da te inviatami ha la data del 4 gennaio. Mi hai lasciato 11 giorni senza tue notizie. Nelle condizioni in cui mi trovo, ci mi preoccupa molto. Credo sia possibile mettere d'accordo le esigenze reciproche, con l'impegno da parte tua di inviarmi almeno una cartolina ogni tre giorni. Io ho gi incominciato a seguire questo sistema. Quando non ho argomento per una lettera, e per me ci  il caso pi comune, ti invier almeno una cartolina, in modo da non tralasciare nessuna corsa postale: la vita trascorre qui monotona, uniforme, senza sbalzi. Dovrei forse descriverti qualche scenetta di vita paesana, se avessi del buon umore a sufficienza. Per esempio, potrei descriverti l'arresto di un maiale, trovato a pascolare illegittimamente per le strade del paese e condotto regolarmente in prigione: il fatto mi ha divertito enormemente, ma sono sicuro che n tu n Giulia vorrete credermi; forse mi creder Delka quando avr qualche anno in pi e sentir raccontarsi la storiella insieme alle altre dello stesso tipo (quella degli occhiali verdi, eccetera) ugualmente vere e da credersi senza sorrisi. Anche il modo di arrestare il maiale mi ha divertito: lo si prende per le zampe di dietro e lo si spinge avanti come una carriola, mentre urla come un indemoniato. Non ho avuto modo di avere precise informazioni sul come sia possibile identificare l'abusivit del pascolo e del transito: penso che i sorveglianti all'igiene conoscano tutto il bestiame minuto del paese. Un'altra particolarit di cui non ti ho mai fatto cenno  che non ho ancora visto in tutta l'isola nessun mezzo di locomozione all'infuori dell'asino, magnifico animale invero, di grande statura e di una domesticit notevole, che indica l'indole buona degli abitanti: al mio paese gli asini sono mezzo selvaggi e non si lasciano avvicinare che dai padroni immediati. Ancora, in linea animalesca: ho sentito ieri una magnifica storia di cavalli, raccontata da un arabo qui confinato. L'arabo parlava l'italiano in modo alquanto bislacco e con molte oscurit: ma nell'insieme il suo racconto era pieno di colore e di forza descrittiva. Ci mi fa ricordare, per una associazione molto strana, che ho saputo essere possibilissimo trovare in Italia il famoso grano saraceno: degli amici veneti mi dicono che esso  abbastanza comune nel Veneto per fare la polenta.
Ho cos esaurito un certo stok di argomenti trattabili. Spero di averti fatto un po' sorridere: mi pare che il tuo lungo silenzio debba essere interpretato come una conseguenza di melanconia e di stanchezza e che fosse proprio necessario farti sorridere. Cara Tania, devi scrivermi, perch solo da te io ricevo lettere: quando mi manca la tua corrispondenza cos a lungo, mi pare di essere ancora pi isolato, che tutti i miei rapporti col mondo siano spezzati. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


16.
15 gennaio 1927.

Mia carissima Julca,
ti voglio descrivere la mia vita quotidiana nelle sue linee pi essenziali, perch tu possa seguirla e coglierne di tanto in tanto qualche tratto. Come sai, perch deve avertelo gi scritto Tania, io abito insieme ad altri quattro amici, fra i quali l'ingegnere Bordiga di Napoli, del quale forse conosci il nome. Gli altri tre sono: un ex deputato riformista di Perugia, l'avvocato Sbaraglini e due amici abruzzesi. Adesso dormo in una stanza con uno di questi abruzzesi, Piero Ventura; prima dormivamo in tre, perch era insieme a noi l'ex deputato massimalista di Verona Paolo Conca, un simpatico tipo di operaio, che la notte non ci lasciava dormire perch assillato dal pensiero della moglie; sospirava, soffiava, poi accendeva il lume e fumava dei sigari pestilenziali. La moglie  finalmente venuta anche lei ad Ustica per raggiungere il marito e il Conca ci ha lasciato. Siamo dunque in cinque divisi in tre camerette da letto (tutta la casa): abbiamo a nostra disposizione una bellissima terrazza, dalla quale ammiriamo lo sconfinato mare durante il giorno e il magnifico cielo durante la notte. Il cielo sgombro di ogni fumosit cittadina, permette di godersi queste meraviglie col massimo: di intensit. I colori dell'acqua marina e del firmamento sono veramente straordinari per la variet e la profondit: ho visto degli arcobaleni unici nel loro genere.
Al mattino, di solito, io sono il primo a levarmi; l'ingegnere Bordiga afferma che in questo momento il mio passo ha caratteristiche speciali,  il passo dell'uomo che non ha ancora preso il caff e lo attende con una certa impazienza. Io stesso faccio il caff, se non sono riuscito a convincere il Bordiga a farlo, date le sue attitudini spiccate per la cucina. Incomincia quindi la nostra vita: si va a scuola, come insegnanti o come scolari. Se  giorno di posta, si va sulla marina ad attendere con ansia l'arrivo del vaporetto: se per il cattivo tempo la posta non giunge, la giornata  rovinata, perch una certa malinconia si diffonde su tutti i volti. A mezzogiorno si mangia: io partecipo ad una mensa comune e proprio oggi mi spetta fare da cameriere e da sguattero: non so ancora se dovr sbucciare le patate, preparare le lenticchie o pulire l'insalata prima di servire in tavola. Il mio debutto  atteso con molta curiosit: parecchi amici volevano sostituirmi nel servizio, ma io sono stato incrollabile nel volere adempiere la mia parte. La sera dobbiamo rientrare nelle nostre abitazioni alle 8. Talvolta vengono delle visite di sorveglianza per accertare se veramente siamo in casa. A differenza dei coatti comuni noi non siamo chiusi dal di fuori. Altra differenza consiste nel fatto che la nostra libera uscita dura fino alle 8 e non solamente fino alle 5; potremmo avere dei permessi serali se fossero necessari per qualche cosa. In casa, alla sera giuochiamo alle carte. Non avevo giocato mai finora; il Bordiga assicura che ho la stoffa per diventare un buon giocatore di scopone scientifico. Ho gi ricostituito una certa bibliotechina e posso leggere e studiare. I libri e i giornali che mi arrivano hanno gi determinato una certa lotta tra me e il Bordiga, il quale sostiene a torto che io sono molto disordinato; a tradimento egli mette il disordine tra le cose mie, con la scusa della simmetria e dell'architettura: ma in realt io non riesco pi a trovar nulla nel guazzabuglio simmetrico che mi trovo combinato.
Carissima Julca: scrivimi a lungo sulla vita tua e dei bambini. Appena  possibile, mandami la fotografia di Giuliano. Delka ha fatto ancora molti progressi? Gli sono cresciuti nuovamente i capelli? La malattia ha lasciato in lui qualche conseguenza? Scrivimi molto di Giuliano. E Genia  guarita? Ti abbraccio stretta stretta.
ANTONIO.


18.
19 gennaio 1927.

Carissima Tania,
luned, 17, il vaporetto non  arrivato. Ti ho spedito un telegramma, perch la lettura della tua lettera dell'11 mi aveva dato l'impressione che tu fossi pi melanconica del solito e non volevo che mancasse comunicazione tra noi. Non so spiegarmi la ragione del tuo essere agitata e del tuo credere possibile che io fossi stato allontanato da Ustica. Il fatto che una mia cartolina fosse timbrata a Palermo, non poteva avere nessun significato: se io, per una ragione qualsiasi, dovessi partire, ti avvertirei immediatamente per telegramma, o ti faccio avvertire da un amico.
Ti ringrazio per le 500 lire inviatemi; erano per troppe. Non voglio assolutamente che ti sacrifichi tanto per me. Ora spero di essere a posto per qualche mese e di non aver bisogno di ricorrere a nessuno. Il periodo pi brutto del confino, dal punto di vista finanziario,  trascorso: siamo entrati in un periodo di stabilizzazione, che si andr consolidando, a mano a mano che funzioneranno le mense e il servizio di approvvigionamento.
Vorrei scriverti a lungo, ma  gi tardi. Scriver pi a lungo la volta prossima. Vorrei intanto saperti tranquilla e serena. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


19.
Ustica, 20 gennaio 1927.

Cara Tatiana,
in questo momento ricevo l'ordine di partire in traduzione per Milano. La traduzione  ordinaria, ossia mi dovr fermare in transito ai carceri di Palermo, Napoli, Roma eccetera se non riesco ad ottenere che mi si conceda la traduzione straordinaria, pi sollecita e meno disagiata. Cercher di precisarti tale notizia per telegrafo. Ritengo si tratti di procedimento giudiziario per una delle non rare imputazioni che danno luogo alla assoluzione pi o meno breve. Ti mando saluti affettuosi.
ANTONIO.


20.
Milano, 12 febbraio 1927.

Carissime (1),
vi scrivo insieme, per utilizzare meglio le poche lettere che mi  concesso scrivere. Sono partito da Ustica il 20 mattino, all'improvviso: ho fatto appena a tempo a dettare una breve lettera (2) e a far spedire un telegramma per avvertirvi. Credevo di passare in transito a Roma; invece a quanto pare per errata interpretazione del telegramma che disponeva per il mio arresto, fui tradotto a Milano per traduzione ordinaria e non straordinaria: cos rimasi in viaggio 19 giorni. A Isernia mi riusc di spedire un telegramma che vi avvertiva del cambiato itinerario. Questo viaggio  stato per me triplice o quadruplice collaudo, sia dal punto di vista morale che, e specialmente, da quello fisico. Non voglio descriverlo minutamente ancora, per non spaventarvi e non darvi l'impressione che io mi trovi nelle condizioni di uno straccio. In questi 19 giorni ho abitato nelle seguenti carceri: Palermo, Napoli, Caianello, Isernia, Sulmona, Castellamare Adriatico, Ancona, Bologna; il 7 a notte sono giunto a Milano. A Caianello e a Castellamare non ci sono carceri; ho dormito nelle camere di sicurezza delle Caserme dei Carabinieri; sono state le due pi brutte notti che ho trascorso, forse in tutta la mia vita. A Castellamare ho preso un formidabile raffreddore, che ora mi  quasi passato.
Nelle traversate Ustica-Palermo e Palermo-Napoli il mare era pessimo; tuttavia non ho sofferto. La traversata Palermo-Napoli merita di essere descritta: lo far in altra lettera, quando avr ripensato a tutti i particolari e avr rinfrescato la memoria.
In generale il viaggio  stato per me come una lunghissima cinematografia ho conosciuto e visto un'infinit di tipi, dai pi volgari e repugnanti ai pi curiosi e ricchi di caratteristiche interessanti.
Ho capito come sia difficile comprendere dai segni esteriori la vera natura degli uomini; per esempio, ad Ancona, un vecchietto bonario e dalla faccia di onesto popolano di provincia, mi domand di cedergli la mia minestra che avevo deciso di non mangiare; lo feci volentieri, colpito dalla serenit dei suoi occhi e dalla modestia spigliata del suo fare; fui avvertito subito che era un repugnante mascalzone: aveva violentato la figlia.
Vi voglio dare una impressione d'insieme della traduzione. Immaginate che da Palermo a Milano si snodi un immenso verme, che si compone e si decompone continuamente, lasciando in ogni carcere una parte dei suoi anelli, ricostituendone dei nuovi, vibrando a destra e a sinistra delle formazioni e incorporandosi le estrazioni di ritorno. Questo verme ha dei covili, in ogni carcere, che si chiamano transiti, dove si rimane dai 2 agli 8 giorni, e che accumulano, raggrumandole, la sozzura e la miseria delle generazioni. Si arriva, stanchi, sporchi, coi polsi addolorati per le lunghe ore di ferri, con la barba lunga, coi capelli in disordine, con gli occhi infossati e luccicanti per l'esaltazione della volont e per l'insonnia; ci si butta per terra su pagliericci che hanno chiss quale vetust, vestiti, per non aver contatti col sudiciume, avvolgendosi la faccia e le mani nei propri asciugamani, coprendosi con coperte insufficienti tanto per non gelare. Si riparte ancora pi sporchi e stanchi, fino al nuovo transito, coi polsi ancora pi lividi per il freddo dei ferri e il peso delle catene e per la fatica di trasportare, cos agghindati, i propri bagagli: ma, pazienza, ora tutto  passato e mi sono gi riposato.
Sto qui, in una cella buona, riscaldata dal sole, coperto da un maglione che ho acquistato subito e finalmente ho cacciato il freddo dalle mie vecchie ossa.
Vi descriver in altre lettere alcuni dei miei compagni di catena e di viaggio: ne ho una serie, abbastanza interessante.
Mi ha colpito specialmente un ergastolano (cio condannato a vita), incontrato a Napoli, durante l'aria, ho saputo solo il suo nome, Arturo, e questi particolari: che ha 46 anni, che ha gi compiuto 22 anni di pena, dei quali 10 di segregazione (isolato), che  calzolaio tagliatore.
E' un uomo bello, slanciato, dai tratti fini ed eleganti; parla con una precisione, una chiarezza, una sicurezza da sbalordire. Non ha una grande cultura, sebbene citi spesso Nietzsche: diceva Dies ir, sdoppiando l'a-e. Lo vidi a Napoli, sereno, sorridente, tranquillo; aveva come una tinta pergamenacea sulle tempie e nelle orecchie, la pelle ingiallita, cio, e come conciata. Part da Napoli due giorni prima di me. Lo rividi ad Ancona, all'arrivo in stazione, sotto la pioggia: gli avevano fatto fare la linea Campobasso-Foggia, credo, e non quella Caianello-Castellamare, perch, ergastolano, avrebbe, in questi transiti, tentato la fuga, arrischiando sia pure un colpo di moschetto da parte dei carabinieri. Mi salut, avendomi subito riconosciuto. Lo rividi all'ufficio matricola del carcere di Ancona: gli avevano lasciato i ferri, perch doveva andare in cella, essendo giunto a destinazione, e doveva attraversare dei cortili, sia pure interni. Era cambiato completamente da Napoli: davvero che mi richiam Farinata: la faccia dura, angolosa, gli occhi pungenti e freddi, il petto in fuori, tutto il corpo teso come una molla pronta allo scatto: mi strinse la mano due o tre volte e spar, inghiottito dalla casa di pena.
Basta: vedete, ho chiacchierato come una donnicciola. Sappiate per ora che sto bene, che non ho bisogno di nulla, che sono tranquillo e che attendo notizie vostre e dei bambini. Delio si ricorda di me qualche volta? Dovete mandarmi la fotografia di Giuliano. Abbraccio tutti teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Giulia e Tatiana. Questa lettera venne trattenuta dal giudice istruttore non giungendo pertanto a destinazione, forse a causa della descrizione troppo sincera del travagliato viaggio da Palermo a Milano (confronta la lettera 260). Ai penosi disagi della traduzione a San Vittore far riferimento anche la lettera al direttore pubblicata col titolo "The Methods of Fascism. The Case of Antonio Gramsci" sul Manchester Guardian del 24 ottobre 1927 firmata "An Italian in England". Il testo, che intendeva denunciare le precarie condizioni di salute del detenuto e l'azione repressiva del governo italiano, fu redatto da Angelo Tasca e tradotto in inglese da Sraffa, all'epoca a Londra (confronta J.-P. POTIER, "Piero Sraffa"", Editori Riuniti, Roma 1990, pagine 41 -42).
Nota 2: Confronta la lettera precedente.


21.
19 febbraio 1927.

Carissima Tania,
da un mese e dieci giorni non ricevo tue notizie e non so darmene spiegazioni. Come gi ti ho scritto una settimana fa, al momento della mia partenza da Ustica, il vaporetto non aveva approdato da quasi dieci giorni: col vaporetto che mi trasport a Palermo avrebbero dovuto giungere a Ustica almeno un paio di tue lettere che avrebbero dovuto essermi ritrasmesse a Milano; invece nella corrispondenza che ho qui ricevuto di ritorno dall'isola, non ho trovato niente di tuo. Carissima, se ci dipende da te e non gi (come  possibile e probabile) da qualche intralcio amministrativo, devi evitare di farmi stare in ansia cos a lungo: isolato come sono, ogni novit e ogni interruzione di normalit portano a pensieri assillanti e penosi. Le tue ultime lettere, ricevute a Ustica, erano veramente un po' preoccupanti; cosa sono queste preoccupazioni sulla mia salute, che giungono fino a farti star male fisicamente? Ti assicuro che sono stato sempre abbastanza bene e che ho in me delle energie fisiche che non sono facilmente esauribili, nonostante le apparenze di gracilit. Credi che non abbia voluto dir nulla l'aver sempre fatto una vita estremamente sobria e rigorosa? Me ne accorgo ora cosa ha voluto dire non aver mai avuto gravi malattie e non aver inferto all'organismo nessuna ferita decisiva; posso stancarmi orribilmente,  vero; ma un po' di riposo e di nutrimento mi fanno rapidamente riacquistare la normalit. Insomma non so cosa scriverti per farti stare calma e sana: dovr ricorrere alle minaccie? Potrei non scriverti pi, sai, e far sentire anche a te cosa significa mancare completamente di notizie.
Ti immagino seria e tetra, senza un sorriso neanche fuggevole. Vorrei farti rallegrare in qualche modo. Ti racconter delle storielle; che te ne pare? Ti voglio, per esempio, come intermezzo alla descrizione del mio viaggio in questo mondo cos grande e terribile, dire qualcosa intorno a me stesso e alla mia fama, di molto divertente. Io non sono conosciuto all'infuori di una cerchia abbastanza ristretta; il mio nome  storpiato perci in tutti i modi pi inverosimili: Gramasci, Granusci, Grmisci, Gransci, Gramsci fino a Garamscon, con tutti gli intermedi pi bizzarri. A Palermo, durante una certa attesa per il controllo dei bagagli, incontrai in un deposito un gruppo di operai torinesi diretti al confino; insieme a loro era un formidabile tipo di anarchico ultra individualista, noto coll'indicazione di Unico (1) che rifiuta di confidare a chiunque, ma specialmente alla polizia e alle autorit in generale, le sue generalit: sono l'Unico e basta, ecco la sua risposta. Nella folla che attendeva, l'Unico riconobbe tra i criminali comuni (mafiosi) un altro tipo, siciliano (l'Unico deve essere napoletano o gi di l), arrestato per motivi compositi, tra il politico e il comune, e si pass alle presentazioni. Mi present: l'altro mi guard a lungo, poi domand: Gramsci Antonio? S, Antonio!, risposi. Non pu essere, replic, perch Antonio Gramsci deve essere un gigante e non un uomo cos piccolo. - Non disse pi nulla, si ritir in un angolo, si sedette su uno strumento innominabile e stette, come Mario sulle rovine di Cartagine, a meditare sulle proprie illusioni perdute. Evit accuratamente di parlare ancora con me durante il tempo in cui restammo ancora nello stesso camerone e non mi salut quando ci separarono. - Un altro episodio simile mi successe pi tardi, ma, credo, ancor pi interessante e complesso. Stavamo per partire; i carabinieri di scorta ci avevano gi messo i ferri e le catene; ero stato legato in un modo nuovo e spiacevolissimo, poich i ferri mi tenevano i polsi rigidamente, essendo l'osso del polso fuori del ferro e battendo contro il ferro stesso in modo doloroso. Entr il capo scorta, un brigadiere gigantesco, che nel fare l'appello si ferm al mio nome e mi domand se ero parente del famoso deputato Gramsci. Risposi che ero io stesso quell'uomo e mi osserv con sguardo compassionevole e mormorando qualcosa di incomprensibile. A tutte le fermate lo sentii che parlava di me, sempre qualificandomi come il famoso deputato, nei crocchi che si formavano intorno al cellulare (devo aggiungere che mi aveva fatto mettere i ferri in modo pi sopportabile), tanto che, dato il vento che spira, pensavo che, oltre tutto, potevo avere anche qualche bastonata da qualche esaltato. A un certo momento, il brigadiere, che aveva viaggiato nel secondo cellulare, pass in quello dove mi trovavo io e attacc discorso. Era un tipo straordinariamente interessante e bizzarro, pieno di bisogni metafisici, come direbbe Schopenhauer, ma che riusciva a soddisfarli nel modo pi bislacco e disordinato che si possa immaginare. Mi disse che si era immaginato sempre la mia persona come ciclopica e che era molto disilluso da questo punto di vista. Leggeva allora un libro di M. Mariani, l'"Equilibrio degli egoismi", e aveva appena finito di leggere un libro di un certo Paolo Gilles, di confutazione al marxismo (2). Io mi guardai bene dal dirgli che il Gilles era un anarchico francese senza nessuna qualifica scientifica o d'altro: mi piaceva sentirlo parlare con grande entusiasmo di tante idee e nozioni disparate e sconnesse, come pu parlarne un autodidatta intelligente ma senza disciplina e metodo. A un certo punto cominci a chiamarmi maestro. Mi sono divertito un mondo, come puoi immaginare. E cos ho fatto l'esperienza della mia fama. Che te ne pare?
Ho quasi finito la carta. Volevo minutamente descriverti la mia vita qui. Lo far schematicamente. Mi levo al mattino alle sei e mezza, mezz'ora prima della sveglia. Mi faccio un caff caldissimo (qui a Milano  permesso il combustibile Meta, molto comodo e utile): faccio la pulizia della cella e la toilette. Alle 7 e mezza ricevo mezzo litro di latte ancora caldo che bevo immediatamente. Alle 8 vado all'aria, cio alla passeggiata, che dura due ore. Mi porto un libro, passeggio, leggo, fumo qualche sigaretta. A mezzogiorno ricevo il pranzo di fuori e cos alla sera ricevo la cena: non riesco a mangiare tutto, quantunque mangi pi che a Roma. Alle sette di sera vado a letto e leggo fino alle 11 circa. Ricevo durante il giorno cinque giornali quotidiani: Corriere, Stampa, Popolo d'Italia, Giornale d'Italia, Secolo (3). Sono abbonato alla biblioteca, con doppio abbonamento e ho diritto a 8 libri la settimana. Compro ancora qualche rivista e Il Sole, giornale economico-finanziario di Milano. Cos leggo sempre. Ho letto gi i Viaggi di Nansen (4) e altri libri di cui ti parler un'altra volta. Non ho sentito malesseri di sorta, all'infuori del freddo dei primi giorni. Scrivimi, carissima, e mandami notizie di Giulia, di Delio, di Giuliano, di Genia e di tutti gli altri: e tue notizie, tue notizie. Ti abbraccio.
ANTONIO.

La passata lettera e questa non sono affrancate, perch mi sono dimenticato in tempo utile di acquistare i francobolli.


Note.

Nota 1: Dal titolo dell'opera di MAX STIRNER, "Der Einzige und seine Eigenthum", Otto Wigand, Lipsia 1845. "L'unico e la sua propriet" era stato tradotto in italiano nel 1902.
Nota 2: P. GILLE (non Gilles), "Abbozzo di una filosofia della dignit umana", casa Editrice Sociale, Milano 1926.
Nota 3: Per la richiesta di autorizzazione alla lettura di questi giornali, confronta Appendice 1, numero 1.
Nota 4: Con ogni probabilit "La spedizione polare norvegese. Fra ghiacci e tenebre", Voghera Editore, Roma 1893-1896, opera dell'esploratore norvegese Fridtjof Nansen (confronta anche la lettera 3I).


22.
26 febbraio 1927.

Carissima mamma,
mi trovo a Milano nelle carceri giudiziarie di San Vittore, fin dal 7 febbraio. Sono partito da Ustica il 20 gennaio e mi  stata qui trasmessa una tua lettera, senza data, ma che deve essere dei primi giorni di febbraio. Non devi preoccuparti di questo mutamento nelle mie condizioni; esso aggrava solo fino ad un certo punto il mio stato; c' solo un aumento di seccature e di noie, niente altro. Non voglio neanche dirti minutamente in che consiste l'accusa che mi si fa, poich neanche io sono bene riuscito a comprenderlo fin'ora; si tratta in ogni modo delle solite quistioni politiche per le quali ero gi stato colpito coi cinque anni di confino a Ustica. Ci vorr pazienza ed io pazienza ne posseggo a tonnellate, a vagoni, a case (ti ricordi come diceva Carlo quando era piccino e mangiava qualche dolce saporito? Ne vorrei cento case; io di pazienza ne ho "kentu domus e prus") (1).
Dovrai tu aver pazienza e bont, per. La tua lettera invece mi pare che mi ti mostri in tutt'altro stato d'animo. Scrivi che ti senti vecchia eccetera. Ebbene, io sono sicuro che tu sei ancora molto forte e resistente, nonostante la tua et e i grandi dolori e le grandi fatiche che hai dovuto attraversare.
"Corrias, corriazzu" (2) ti ricordi? Sono sicuro che ci vedremo ancora tutti assieme, figli, nipoti e forse, chiss, pronipoti, e faremo un grandissimo pranzo con "kulurzones" e "pardulas" e "zippulas" e "pippias de zuccuru" e "figu sigada" (3) (non di quei fichi secchi, per, di quella famosa zia Maria di Tadasuni). Credi che a Delio piaceranno i "pirichittos" e le "pippias de zuccuru"? Penso di s e che anche lui dir di volerne cento case; non puoi credere quanto rassomigli a Mario e a Carlo bambini, per quanto io ricordi, specialmente a Carlo, a parte il naso che Carlo aveva allora appena rudimentale.
Qualche volta penso a tutte queste cose e mi piace di ricordare i fatti e le scene della fanciullezza: ci trovo molti dolori e molte sofferenze,  vero, ma anche qualcosa di allegro e di bello. E poi ci sei sempre tu, cara mamma, e le tue mani sempre affaccendate per noi, per alleviarci le pene e per trarre una qualche utilit da ogni cosa. Ti ricordi i miei agguati per avere il caff buono, senza orzo e altre porcherie del genere? Vedi: quando penso a tutte queste cose penso anche che Edmea non avr questi ricordi da grande e che ci influir molto sul suo carattere, determinando in lei una certa mollezza e un certo sentimentalismo che non sono molto raccomandabili in questo tempo di ferro e di fuoco, nel quale viviamo. Siccome anche Edmea dovr farsi la strada da s, occorre pensare a rafforzarla moralmente, a impedire che essa vada crescendo circondata dai soli elementi della vita fossilizzata del paese. Penso che voi dovete spiegarle, con molto tatto, naturalmente perch Nannaro non si occupi troppo di lei e pare la trascuri. Dovete spiegarle come suo padre non possa oggi ritornare dall'estero e come ci sia dovuto al fatto che Nannaro, come me e molti altri abbiano pensato che le molte Edmee che vivono in questo mondo dovrebbero avere una fanciullezza migliore di quella che noi abbiamo trascorso e lei stessa trascorre. E dovete dirle, senza nessun sotterfugio, che io sono in prigione, cos come suo padre  all'estero. Dovete, certamente, tenere conto della sua et e del suo temperamento ed evitare che la poveretta si affligga troppo, ma dovete anche dirle la verit e cos accumulare in lei ricordi di forza, di coraggio, di resistenza ai dolori e alle traversie della vita.
Carissima mamma, non devi preoccuparti per me e non devi pensare che io stia male. Per quanto  possibile, io sto bene. Ho una cella a pagamento, cio un letto abbastanza buono: ho persino uno specchio per rimirarmi. Ricevo da una trattoria due pasti al giorno; al mattino prendo mezzo litro di latte. Ho a mia disposizione una macchinetta per riscaldare le vivande e farmi il caff. Leggo sei giornali al giorno e otto libri alla settimana, con in pi riviste illustrate e umoristiche. Ho le sigarette Macedonia. Insomma, dal punto di vista materiale, non soffro di nessuna mancanza sensibile. Non posso scrivere quanto mi pare e ricevo la posta molto irregolarmente; questo s. Da circa un mese e mezzo non ho notizie di Giulia e dei due bambini; perci non posso scriverti niente intorno a loro. So, per, che dal punto di vista materiale sono al sicuro e che Delio e Giuliano non mancano di nulla.
A proposito, hai ricevuto una bellissima fotografia di Delio che doveva esserti spedita? Se l'hai ricevuta, scrivimi le tue impressioni.
Carissima mamma, ti prometto di scriverti almeno ogni tre settimane e di tenerti allegra; anche tu scrivimi e fammi scrivere da Carlo, da Grazietta, da Teresina, da pap, da Paolo e anche da Edmea, la quale, penso, deve essere gi avanti e sapere compilare qualche letterina; ogni lettera che ricevo  una grande consolazione e un bel divertimento per me.
Abbraccio teneramente tutti; a te, carissima mamma, un pi tenero abbraccio.
NINO.

Il mio indirizzo  ora: Carceri giudiziarie - Milano.


Note.

Nota 1: Cento case e pi, in sardo.
Nota 2: Gioco di parole fra il cognome Corrias (Potenziana Corrias era la nonna materna di Gramsci) e l'aggettivo corriazzu, in sardo coriaceo.
Nota 3: Pietanze e dolciumi tipici della Sardegna.


23.
26 febbraio 1927.

Carissima Tania,
da circa un mese e mezzo sono ormai privo di notizie tue, di Giulia e dei bambini. Sono sicuro che tu mi hai scritto. Non so a che attribuire il fatto che le tue lettere non mi pervengono. Una spiegazione potrebbe trovarsi in ci che qualche lettera mi  stata indirizzata (non so perch) al Carcere Militare e che nelle buste ho trovato scritto a matita: non c';  possibile che per questa ragione qualche altra lettera sia andata smarrita (1). Ma non mi sembra possibile che tutte le tue lettere siano andate smarrite; penso allora che ci sia un qualche misterioso provvedimento per cui una parte della mia corrispondenza non mi venga trasmessa. Non sono neanche sicuro, pertanto, che le mie lettere ti giungano; nel caso affermativo, e per ogni evenienza, pensando che nelle tue lettere ci sia stato un sia pure lontano accenno al provvedimento che mi ha colpito, ti prego di evitare tali possibili accenni, anche i pi vaghi e indiretti e limitarti alle sole notizie familiari. Carissima Tania, se questa mia lettera ti giunge, scrivimi subito e informami sulle condizioni tue, di Giulia e dei bambini; non tener conto delle precedenti lettere che mi hai certamente scritto; ripeti tutte le notizie. E' questa la sola mia preoccupazione ed essa mi affligge in modo che non ti so dire. Carissima Tania, ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Mio indirizzo: - Carceri giudiziarie - Milano. E' questa la terza lettera che ti spedisco da Milano.


Note.

Nota 1: Poich il mandato di cattura nei confronti di Gramsci era stato spiccato dal Tribunale militare, la sua corrispondenza veniva timbrata da un ufficio di quel tribunale, con conseguenti possibili disguidi.


24.
12 marzo 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto in questa settimana le tue due cartoline del 3 e del 5 marzo. Finalmente! Sono questi gli unici scritti che ho ricevuto da te dai primi di gennaio ad oggi; non ho ricevuto le lettere alle quali accenni e neanche il soprabito. Sono proprio rimasto senza notizia alcuna, diretta e indiretta, e sapevo appunto che c'era la grippe in giro. Neanche tu hai ricevuto tutte le mie lettere, come appare dalle cartoline. Ti ho scritto il 12, il 19, e il 26 febbraio, non ti ho scritto il 5 marzo e avevo deciso di non scrivere pi a vuoto; mi faceva, lo scrivere cos, la stessa impressione che provo la domenica mattina, quando aprono uno spiraglio della porta e sento in fondo al corridoio il brusio indistinto e incomprensibile della messa.
Aspettavo da parte tua una qualche lunghissima lettera; attesa da carcerato, che  stato cos a lungo privo di notizie e non si  ancora abituato. Certamente col tempo mi abituer anche a questo; forse  una debolezza da apprendista, una fanciullaggine. Mah!
Io ti ho scritto due lunghe lettere, nelle quali cercavo di dare a te e a Giulia almeno un'impressione della vita che ho trascorso in quest'ultimo tempo. Non  certo interessante in modo superlativo. La terza lettera era molto breve; la scrissi pensando che per una qualsiasi ragione di ordine superiore, le altre due fossero state trattenute. Pensavo anche che tu potessi star male o ti fossi allontanata da Roma per ragioni di impiego: nella tua ultima ricevuta a Ustica mi accennavi a qualcosa del genere.
Non so cosa risponderti per la corrispondenza di Giulia. Io non so nulla sulla mia prossima o remota destinazione. Appena giunto a Milano, all'ufficio di Matricola mi dissero che sarei ripartito per Roma; il Giudice Istruttore (1) mi afferm, se ben ricordo, che nulla era ancora deciso in proposito. Insomma, non so niente di preciso. Vorrei leggere le lettere di Giulia, ma mi dispiacerebbe moltissimo se andassero smarrite: potresti mandarle raccomandate? Ci che mi addolora specialmente  la difficolt o l'impossibilit di sapere con una certa minuzia lo svolgersi della vita dei bambini; e nella vita dei bambini sono le minuzie che contano. Forse anche questa  una debolezza da apprendista, di cui bisogna liberarsi. Mah! Vedremo.
Carissima Tania, questa lunga attesa mi ha proprio sconvolto; le due tue cartoline, cos brevi e secche, hanno ancora aumentato questo mio stato d'animo; non devi per prendertela a male se qualche volta ti scrivo delle cose maldestre e forse anche ti ferisco nella tua sensibilit. Non mandare questa mia lettera a Giulia, che mi crede molto pi forte di quanto sia; non vorrei farle troppo male. Tu mi perdonerai se qualche volta ti faccio soffrire un po' e ti do tanti fastidi e tante noie. Povera Tania, dovevi trovarti anche tu in questa bolgia di nevrastenici! Dovevo anch'io farti soffrire e darti dei fastidi. Qualche volta ci penso a tutto questo concatenarsi di eventi e mi ricordo il nostro primo incontro, che mi ha lasciato tante sensazioni (2)! Il mondo  proprio grande e terribile.
Non voglio pi scriverti come oggi. Riprender a narrarti le mie avventure di viaggio e a descriverti qualche figurina che ho incontrato. Ti devo ancora parlare del mio amico calabrese, il contadino Salvatore Chiodo, che ha ammazzato la moglie, e del mio protettore, il contadino salernitano di cui non so il nome che ha ammazzato il suocero e ne ha ereditato le sostanze (- ho ammazzato ed ho ereditato - era il suo intercalare) e del mio secondo protettore, il fornaio napoletano Gaetano Parise che ha ammazzato il seduttore della sorella, e del capobanda calabrese Domenico Vilella, di 16 anni, al quale ho ceduto le scarpe e una maglia (aveva i piedi senza calze infilati in due stracci cuciti a due pezzi di cartone e nessuna biancheria) e che mi ha solennemente promesso di non rubarmi mai le galline; e del soldato napoletano Scarpato che mi ha narrato tutta la storia di Rolando e Scalabrino e dei Reali di Francia e discuteva con un calzolaio messinese se le imprese di Ganellone di Maganza e di Malagigi potessero essere opera di singoli essi o fossero un "panachage" storico; il messinese era per il "panachage", lo Scarpito invece era persuaso che tanto Ganellone quanto Malagigi fossero capaci anche di altre imprese; e questo calzolaio messinese che mi raccont tutte le avventure di Sindbad il marinaio nella versione siciliana, quale l'aveva intesa dai suoi nonni e non volle credere (io non insistetti) che fosse una novella delle Mille e una Notte; e l'accademia di recitazione che in mio onore tennero alcuni detenuti romani, con la Scoperta dell'America di Pascarella (3) e altre poesie romanesche. Insomma cercher di darti meno dispiaceri che potr e di farti stare un po' allegra. Tu voglimi bene. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Ieri ho avuto un'udienza dal direttore per aver notizia della corrispondenza e del soprabito. Il custode del magazzino mi ha assicurato che il soprabito non  arrivato. Poich ormai non saprei che farne, se lo rintracci tienilo. Non mi hai pi scritto del mio abito e delle scarpe. L'abito che indosso resiste ancora. A Ustica un amico mi ha dato le sue scarpe che sono ancora buone; quelle che avevo portate da Roma ormai erano rovinate completamente e le ho regalate al piccolo calabrese ladruncolo di salami e galline. Di biancheria sono abbastanza provvisto: non mi occorre niente per ora. Ti abbraccio ancora, carissima.
Mi sono portato in cella la fotografia di Delio, di Giulia e quelle prese a Venezia (4). Le hanno timbrate. Cos mi pare di avervi portato tutti in carcere con me e ci mi dispiace assai; ma non c'era altro modo per avere le fotografie. Mi perdoni? Fallo sapere a Giulia e anche a Delio: capir cosa vuol dire carcere? A questo proposito ti scriver alcune riflessioni che ho fatto.


Note.

Nota 1: Enrico Macis, magistrato militare di origine sarda, aveva interrogato Gramsci il 9 febbraio. Altri due interrogatori avranno luogo il 20 marzo e il 2 giugno (per i verbali confronta D. ZUCARO, "Vita del carcere di Antonio Gramsci", Edizioni Avanti!, Roma-Milano 1954, pagine 123-131). Di tre anni pi giovane di Gramsci, il giudice aveva frequentato il suo stesso liceo, il Dettori di Cagliari. Sulla figura di Macis e l'ambiguo rapporto confidenziale instaurato col detenuto confronta G. FIORI, "Gramsci Togliatti Stalin", Laterza, Roma-Bari 199, pagine 10-13 e passim.
Nota 2: Gramsci aveva conosciuto Tatiana il primo febbraio 1925 a Roma. Per una vivace descrizione di quel primo incontro si vedano le lettere a Giulia del 2 e del 7 febbraio di quell'anno in "Lettere 1908-1926", citato, pagine 412-416.
Nota 3: Della "Scoperta dell'America Gramsci" aveva trascritto i sonetti 28 e 29 in una lettera a Giulia del 16 aprile 1924 da Vienna (confronta "Lettere 1908-1926", citato, pagine 325-326). Ai "Sonetti" di Pascarella, del quale Gramsci ebbe in carcere la nuova edizione della Soc. Tip. Editrice Nazionale, Torino 1926, sono anche dedicate varie note dei "Quaderni".
Nota 4: Di ritorno dalla vacanza trascorsa da Gramsci a Trafoi, presso Bolzano, con Delio e la cognata Eugenia nell'agosto 1926 (confronta la lettera alla madre del 15 ottobre 1926, in "Lettere 1908-1926", citato, pagina 467; e la lettera 27).


25.
19 marzo 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto in questa settimana due tue cartoline; una del 9 e l'altra dell'11 marzo: non ho invece ricevuto la lettera alla quale accenni. Credevo di ricevere la corrispondenza tua, trasmessa da Ustica: mi  infatti giunto un pacco di libri dall'isola (1) e lo scrivanello che me li consegn mi disse che nel pacco erano contenute anche delle lettere chiuse e delle cartoline che dovevano ancora passare all'ufficio di revisione; spero di riceverle tra giorni.
Ti ringrazio delle notizie che mi mandi su Giulia e sui bambini; non riesco a scrivere direttamente a Giulia, nell'attesa di ricevere qualche sua lettera anche molto arretrata. Immagino le sue condizioni di spirito, oltre a quelle fisiche, per tutto un complesso di ragioni; questa malattia deve essere stata molto angosciosa. Povero Delio; dalla scarlattina alla grippe, in cos breve tempo! Scrivi tu a nonna Lula (2), e pregala che mi scriva una lunga lettera, in italiano o in francese, come pu (del resto tu potresti mandarmi la sola traduzione), e mi descriva, proprio per benino, la vita dei bambini. Mi sono proprio persuaso che le nonne sanno meglio delle mamme descrivere i bambini e i loro movimenti, in modo reale e concreto; sono pi oggettive, e poi hanno l'esperienza di tutto uno sviluppo vitale; mi pare che la tenerezza delle nonne sia pi sostanziosa di quella delle mamme (Giulia non deve per offendersi e ritenermi pi cattivo di quello che sono!).
Non so proprio suggerirti nulla per Giuliano; su questo terreno ho gi fallito una volta con Delio. Forse io stesso saprei fabbricargli qualche cosa di conveniente, se potessi essergli vicino. Fa tu, secondo il tuo gusto, e scegli qualche cosa a mio nome. Ho fabbricato in questi giorni una palla di cartapesta, che sta finendo di asciugare; penso che sar impossibile di inviartela per Delio; d'altronde non sono ancora riuscito a pensare al modo di verniciarla e senza vernice si disfarebbe facilmente per l'umidit.
La mia vita trascorre sempre ugualmente monotona. Anche lo studiare  molto pi difficile di quanto non sembrerebbe. Ho ricevuto qualche libro e in verit leggo molto (pi di un volume al giorno, oltre i giornali), ma non  a questo che mi riferisco; intendo altro. Sono assillato ( questo fenomeno proprio dei carcerati, penso) da questa idea: che bisognerebbe far qualcosa fr ewig, secondo una complessa concezione di Goethe, che ricordo aver tormentato molto il nostro Pascoli (3). Insomma, vorrei, secondo un piano prestabilito, occuparmi intensamente e sistematicamente di qualche soggetto che mi assorbisse e centralizzasse la mia vita interiore. Ho pensato a quattro soggetti finora, e gi questo  un indice che non riesco a raccogliermi, e cio: - 1. una ricerca sulla formazione dello spirito pubblico in Italia nel secolo scorso; in altre parole, una ricerca sugli intellettuali italiani, le loro origini, i loro raggruppamenti secondo le correnti della cultura, i loro diversi modi di pensare eccetera eccetera. Argomento suggestivo in sommo grado, che io naturalmente potrei solo abbozzare nelle grandi linee, data l'assoluta impossibilit di avere a disposizione l'immensa mole di materiale che sarebbe necessaria. Ricordi il rapidissimo e superficialissimo mio scritto sull'Italia meridionale e sulla importanza di B. Croce (4)? Ebbene, vorrei svolgere ampiamente la tesi che avevo allora abbozzato, da un punto di vista disinteressato, fr ewig. - 2. Uno studio di linguistica comparata! Niente meno. Ma che cosa potrebbe essere pi disinteressato e fr ewig di ci? Si tratterebbe, naturalmente, di trattare solo la parte metodologica e puramente teorica dell'argomento, che non  stata mai trattata completamente e sistematicamente dal nuovo punto di vista dei neolinguisti contro i neogrammatici (5). (Ti far orripilare, cara Tania, con questa mia lettera!). Uno dei maggiori rimorsi intellettuali della mia vita  il dolore profondo che ho procurato al mio buon professor Bartoli dell'Universit di Torino il quale era persuaso essere io l'arcangelo destinato a profligare definitivamente i neogrammatici, poich egli, della stessa generazione e legato da milioni di fili accademici a questa geldra di infamissimi uomini, non voleva andare, nelle sue enunciazioni, oltre un certo limite fissato dalle convenienze e dalla deferenza ai vecchi monumenti funerari dell'erudizione (6). - 3. Uno studio sul teatro di Pirandello e sulla trasformazione del gusto teatrale italiano che il Pirandello ha rappresentato e ha contribuito a determinare. Sai che io, molto prima di Adriano Tilgher, ho scoperto e ho contribuito a popolarizzare il teatro di Pirandello? Ho scritto sul Pirandello, dal 1915 al 1920, tanto da mettere insieme un volumetto di 200 pagine e allora le mie affermazioni erano originali e senza esempio: il Pirandello era o sopportato amabilmente o apertamente deriso (7). - 4. Un saggio sui romanzi di appendice e il gusto popolare in letteratura (8). L'idea m' venuta leggendo la notizia della morte di Serafino Renzi, capocomico di una compagnia di drammi da arena, riflesso teatrale dei romanzi d'appendice, e ricordando quanto io mi sia divertito le volte che sono andato ad ascoltarlo, perch la rappresentazione era doppia: l'ansia, le passioni scatenate, l'intervento del pubblico popolare non era certo la rappresentazione meno interessante.
Che te ne pare di tutto ci? In fondo, a chi bene osservi, tra questi quattro argomenti esiste omogeneit: lo spirito popolare creativo, nelle sue diverse fasi e gradi di sviluppo,  alla base di essi in misura uguale. Scrivimi le tue impressioni; io ho molta fiducia nel tuo buon senso e nella fondatezza dei tuoi giudizi. Ti ho annoiato? Sai, lo scrivere surroga le conversazioni per me: mi pare veramente di parlarti quando ti scrivo; solo che tutto si riduce a un monologo, perch le tue lettere o non mi arrivano o non corrispondono alla conversazione intrapresa. Perci scrivimi, e a lungo, delle lettere, oltre che le cartoline; io ti scriver una lettera ogni sabato (ne posso scrivere due alla settimana) e mi sfogher. Non riprendo la narrazione delle mie vicende e impressioni di viaggio, perch non so se ti interessano; certo esse hanno un valore personale per me, in quanto sono legate a determinati stati d'animo e anche a determinate sofferenze; per renderle interessanti agli altri forse sarebbe necessario esporle in forma letteraria; ma io devo scrivere di botto, nel poco tempo in cui mi vengono lasciati il calamaio e la penna. A proposito - la pianticella di limone continua a crescere? non me ne hai pi accennato. E la mia padrona di casa come sta, o  morta? Mi sono sempre dimenticato di chiedertelo. Ai primi di gennaio ricevetti ad Ustica una lettera del signor Passarge che era disperato e credeva alla prossima morte della signora, poi non seppi pi nulla. Povera signora, temo che la scena del mio arresto abbia contribuito ad accelerare il suo male, poich mi voleva bene ed era cos pallida quando mi portarono via. Ti abbraccio, cara, voglimi bene e scrivimi. ANTONIO.


Note.

Nota 1: Si riferisce a parte dei libri che Gramsci aveva ricevuto a Ustica tramite il conto aperto da Sraffa presso Sperling & Kupfer. Alcuni volumi vennero trattenuti dai compagni di pena per proseguire i corsi della scuola organizzata tra i confinati. Se ne veda l'elenco, allegato alla lettera di Bordiga a Gramsci del 4 marzo 1927, in V. GERRATANA, "Note di filologia gramsciana", citato, pagine 150-151. Dopo il trasferimento di Gramsci, altri libri erano stati richiesti alla libreria milanese direttamente da Bordiga (confronta la sua lettera a Sraffa del 27 gennaio 1927, ivi, pagina 146).
Nota 2: Giulia Grigorievna Schucht, nonna di Delio e Giuliano.
Nota 3: Si riferisce in particolare alla lirica "Per sempre", compresa nei "Canti di Castelvecchio". Una copia dell'opera di Pascoli, nell'edizione Zanichelli, Bologna 1914,  conservata fra i libri del Fondo Gramsci.
Nota 4: Si tratta del saggio apparso per la prima volta nel gennaio 1930 sulla rivista del P.c.d.'I. Lo Stato operaio, pubblicata a Parigi, col titolo "Alcuni temi della quistione meridionale". Al manoscritto, che reca di mano dell'autore il titolo "Note sul problema meridionale e sull'atteggiamento nei suoi confronti dei comunisti, dei socialisti e dei democratici", Gramsci aveva lavorato nell'ottobre 1926 (confronta "Lettere 1908-1926", pagine 468-469).
Nota 5: Si vedano al riguardo, oltre al quaderno speciale 29 "Note per una introduzione allo studio della grammatica", le varie note sparse comprese nei "Quaderni del carcere", a cura di V. Gerratana, Einaudi, Torino 1975, pagine 2339-51 e passim.
Nota 6: Confronta "Neo grammatici e neo-linguisti. Il paradigma linguistico di Gramsci", in F. LO PIPARO "Lingua intellettuali egemonia in Gramsci", citato, pagine 57 e seguenti.
Nota 7: Le note del carcere su Pirandello sono ora raccolte, insieme alle critiche teatrali delle sue commedie apparse sull'Avanti!, in A. GRAMSCI, "Pirandello Ibsen e il teatro", Editori Riuniti, Roma 1992. Per gli studi di Adriano Tilgher sull'opera pirandelliana confronta "Voci del tempo", Libreria di scienze e lettere, Roma 1921; e "Studi sul teatro contemporaneo", ivi, 1923.
Nota 8: Confronta anche la lettera 148 e, nei "Quaderni", specialmente Problemi della cultura nazionale italiana. 1 Letteratura popolare" (pagine 2105-135).


26.
26 marzo 1927.

Carissima Tania,
non ho ricevuto, in questa settimana, n cartoline n lettere tue, mi  stata invece recapitata la tua lettera del 17 gennaio (con la lettera di Giulia del 10 (1)) rispedita da Ustica. Cos, in un certo senso e fino a un certo punto, sono stato abbastanza contento; ho rivisto i caratteri di Giulia (ma come scrive poco questa ragazza e come sa bene giustificarsi col baccano che le fanno intorno i bambini!) e mi sono coscienziosamente studiato a memoria la tua lettera. Nella quale ho cominciato col trovare parecchi errori (studio anche queste piccole cose, sai, e ho avuto la impressione che questa tua lettera non sia stata pensata in italiano, ma tradotta in fretta e malamente e ci vuol dire che eri stanca e stavi male e pensavi a me solo per un giro complicato, forse avevi appena allora ricevuto la notizia della grippe di Giulia e dei bambini), tra gli altri una confusione imperdonabile tra Sant'Antonio di Padova che ricorre nel mese di giugno e il Sant'Antonio comunemente chiamato del porco, che  proprio il mio santo, perch sono nato il 22 gennaio, e al quale tengo moltissimo per tante ragioni di carattere magico. - La tua lettera mi ha fatto ripensare alla vita di Ustica, che certamente tu immaginavi molto diversa da quello che era realmente; in avvenire forse riprender a narrarti la mia vita di quei tempi, e allora ti far un quadro di essa; oggi non ho voglia e mi sento un po' stanco. Da Ustica mi sono fatto mandare le grammatichette e il Faust; il metodo  buono, ma domanda l'assistenza di un insegnante, almeno per chi inizia gli studi; per me invece  ottimo, in quanto devo solo rivedere le nozioni e devo specialmente fare esercizi. Mi sono anche fatto mandare la "Signorina-contadina" di Pusckin nell'edizione della Polledro: testo, traduzione letteraria e grammaticale e note (2). Studio a memoria il testo; la prosa di Pusckin penso sia molto buona e perci non temo di infarcirmi la memoria di spropositi stilistici. Questo metodo di imparare a memoria la prosa lo ritengo ottimo da ogni punto di vista.
Ho ricevuto, rispedita da Ustica, una lettera di mia sorella Teresina con la fotografia di suo figlio Franco, nato qualche mese dopo Delio. Mi pare non si rassomiglino affatto, mentre invece Delio rassomiglia moltissimo a Edmea. Franco non  ricciuto e deve essere castano oscuro; inoltre Delio  certamente pi bello: Franco ha i lineamenti fondamentali troppo marcati di gi, ci che lascia prevedere un loro sviluppo verso la durezza e l'esagerazione; in Delio invece i lineamenti sono molto infantili, mentre  pi marcata la seriet dell'espressione generale e una certa malinconia che non  infantile per nulla e che d molto da pensare. Hai mandato la sua fotografia a mia madre, come avevi promesso? Farai molto bene: la poveretta ha molto sofferto per il mio arresto e credo che soffra tanto pi in quanto nei nostri paesi  difficile comprendere che si pu andare in prigione senza essere n un ladro, n un imbroglione, n un assassino; essa vive in condizioni di spavento permanente fin dallo scoppio della guerra (tre miei fratelli erano al fronte (3)) e aveva ed ha una frase sua: i miei figli li macelleranno che in sardo  terribilmente pi espressiva che in italiano: faghere a pezza. Pezza  la carne che si mette in vendita, mentre per l'uomo si adopera il termine carre. Non so proprio come consolarla e farle capire che io sto abbastanza bene e non corro nessuno dei pericoli che ella immagina:  molto difficile ci, perch ella sospetta sempre che le si voglia nascondere la verit e perch si orienta pochissimo nella vita attuale; pensa che non ha mai viaggiato, non  mai stata neanche a Cagliari e io sospetto ella ritenga una bella favola molte descrizioni che noi le abbiamo fatto. Carissima Tania, non riesco proprio a scriverti, oggi; mi hanno ancora dato un pennino che gratta la carta e mi obbliga a un vero acrobatismo digitale. Attendo tue lettere. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Ho osservato che manca meno di un mese alla Pasqua. Ora devi sapere che la Pasqua  uno dei tre giorni dell'anno in cui si permette ai detenuti di mangiar dolci. Io voglio proprio mangiare dei dolci speditimi da te. Farai ancora a tempo a mandarmeli? Spero di s.
Fammi sapere quante mie lettere hai ricevuto finora. La prima, che ti scrissi il 12 febbraio, so che non pot arrivarti (4).


Note.

Nota 1: Questa lettera  pubblicata in A. GRAMSCI, "Forse rimarrai lontana... Lettere a Iulca 1922-1937", a cura di M. Paulesu Quercioli, Editori Riuniti, Roma 1987, pagina 18.
Nota 2: A.S. PUSCKIN "La Signorina-Contadina", S. Lattes & C., Torino 1917 (il libro  conservato nel Fondo Gramsci).
Nota 3: Gennaro, Mario e Carlo.
Nota 4: Confronta la lettera 20 e nota 1. Il testo della risposta di Tatiana alle due lettere di Gramsci del 19 e del 26 marzo  stato pubblicato da A. NATOLI, "Antigone e il prigioniero", Editori Riuniti, Roma 1990, pagine 197-199.


27.
26 marzo 1927.

Carissima Teresina,
mi  stata consegnata solo pochi giorni fa la lettera che mi avevi inviato a Ustica e che conteneva la fotografia di Franco. Ho cos potuto vedere finalmente il tuo bimbetto e te ne faccio tutte le mie congratulazioni, mi manderai,  vero?, anche la fotografia della Mim (1) e cos sar proprio contento. Mi ha colpito molto che Franco, almeno dalla fotografia, rassomigli pochissimo alla nostra famiglia: deve rassomigliare a Paolo e alla sua stirpe campidanese e forse addirittura "maurreddina" (2): e Mim a chi somiglia? Devi scrivermi a lungo intorno ai tuoi bambini, se hai tempo o almeno farmi scrivere da Carlo o da Grazietta. Franco mi pare molto vispo e intelligente: penso che parli gi correntemente. In che lingua parla? Spero che lo lascerete parlare in sardo e non gli darete dei dispiaceri a questo proposito. E stato un errore, per me, non aver lasciato che Edmea, da bambinetta, parlasse liberamente in sardo. Ci ha nociuto alla sua formazione intellettuale e ha messo una camicia di forza alla sua fantasia. Non devi fare questo errore coi tuoi bambini. Intanto il sardo non  un dialetto ma una lingua a s, quantunque non abbia una grande letteratura, ed  bene che i bambini imparino pi lingue, se  possibile. Poi, l'italiano, che voi gli insegnerete, sar una lingua povera, monca, fatta solo di quelle poche frasi e parole delle vostre conversazioni con lui, puramente infantile; egli non avr contatto con l'ambiente generale e finir con l'apprendere due gerghi e nessuna lingua: un gergo italiano per la conversazione ufficiale con voi e un gergo sardo, appreso a pezzi e bocconi, per parlare con gli altri bambini e con la gente che incontra per la strada o in piazza. Ti raccomando, proprio di cuore, di non commettere un tale errore e di lasciare che i tuoi bambini succhino tutto il sardismo che vogliono e si sviluppino spontaneamente nell'ambiente naturale in cui sono nati: ci non sar un impaccio per il loro avvenire, tutt'altro.
Delio e Giuliano sono stati male in questi ultimi tempi: hanno avuto la febbre spagnola; mi scrivono che ora si sono rimessi e stanno bene. Vedi, per esempio, Delio: ha incominciato col parlare la lingua della madre, come era naturale e necessario, ma rapidamente  andato apprendendo anche l'italiano e cantava ancora delle canzoncine in francese, senza perci confondersi o confondere le parole dell'una e dell'altra lingua. Io volevo insegnargli anche a cantare: Lassa sa figu, puzone (3), ma specialmente le zie si sono opposte energicamente. Mi sono divertito molto con Delio nell'agosto scorso: siamo stati insieme una settimana al Trafoi, nell'Alto Adige, in una casetta di contadini tedeschi. Delio compiva proprio allora due anni, ma era gi molto sviluppato intellettualmente. Cantava con molto vigore una canzone: Abbasso i frati, abbasso i preti, poi cantava in italiano: Il sole mio sta in fronte a te e una canzoncina francese, dove c'entrava un mulino. Era diventato appassionato per la ricerca delle fragole nei boschi e voleva andar sempre dietro agli animali. Il suo amore per gli animali veniva sfruttato in due modi: per la musica, in quanto si ingegnava a riprodurre sul pianoforte la gamma musicale secondo le voci degli animali, dall'orso baritonale all'acuto del pulcino e per il disegno. Ogni giorno, quando andavo da lui, a Roma, bisognava ripetere tutta la serie: primo bisognava mettere l'orologio a muro sul tavolo e fargli fare tutti i movimenti possibili; poi bisognava scrivere una lettera alla nonna materna con la figura degli animali che lo avevano colpito nella giornata; poi si andava al piano e si faceva la sua musica animalesca, poi si giocava in vario modo.
Cara Teresina, hai osservato nella tua lettera che la prima mia lettera mandatavi da Roma, era piena di sconforto. Non credo di essere mai stato sconfortato come tu credi. Quella lettera la scrissi veramente in un brutto momento, relativamente; il giorno prima mi era stata comunicata la misura dei cinque anni di confino di polizia e mi era stato detto che tra pochi giorni sarei partito per il Gibaland, in Somalia. Certo in quella notte pensai parecchio alle mie possibilit fisiche di resistenza, che allora non avevo ancora potuto misurare e che valutavo poche;  possibile che nella lettera ci sia stato un riflesso di quegli stati d'animo. In ogni caso devi credere che, se pure allora potei avere, come tu dici, un po' di sconforto, esso  passato rapidamente e non si  pi ripetuto. Vedo tutto con molta freddezza e tranquillit e pur non facendomi illusioni puerili, sono fermamente convinto di non essere destinato a marcire in galera. Tu e gli altri dovete cercare di far stare allegra la mamma (dalla quale ho ricevuto una lettera alla quale non so come rispondere) e di assicurarla che la mia onorabilit e la mia rettitudine non sono affatto in quistione: io sono in carcere per ragioni politiche, non per ragioni di onorabilit. Credo proprio che avvenga l'inverso: se non tenessi alla mia onorabilit, alla mia rettitudine, alla mia dignit, se cio fossi stato capace di avere una cos detta crisi di coscienza e mutare d'opinione, non sarei stato arrestato e non sarei andato a Ustica, tanto per cominciare. Di questo dovete persuadere la mamma; mi preme molto. Scrivimi e fammi scrivere da tutti: non ho pi visto neanche la firma di Grazietta; come sta?
Abbraccio Paolo affettuosamente; tanti baci a te e ai tuoi bambini.
NINO.


Note.

Nota 1: Mimma Paulesu, nata nel 1926.
Nota 2: Del Campidano tra Oristano e Cagliari.
Nota 3: Non toccare i fichi, uccello. E' il primo verso di una canzoncina popolare sarda legata ai ricordi d'infanzia di Gramsci (confronta M. PAULESU QUERCIOLI, "Le donne di Casa Gramsci", Editori Riuniti, Roma 1991, pagina 60).


28.
4 aprile 1927.

Cara, cara Tania,
ho ricevuto, nella scorsa settimana, due tue cartoline (del 19 e del 22 marzo) e la lettera del 26. Sono molto spiacente di averti addolorato; penso anche che tu non hai capito bene il mio stato d'animo, perch non mi sono espresso bene e mi dispiace che tra noi possano formarsi degli equivoci. Ti assicuro proprio che non mi ha mai neanche attraversato il dubbio che tu mi possa dimenticare o possa volermi meno bene; certamente se avessi pensato anche lontanamente a tal cosa, non ti avrei pi scritto del tutto;  sempre stato questo il mio carattere e per esso nel passato ho troncato molte vecchie amicizie (1). Potrei solo a voce spiegarti la ragione del nervosismo che mi aveva preso dopo due mesi che ero senza notizie; non tento neppure di farlo per lettera, per non cadere in altri equivoci altrettanto dolorosi. Oramai tutto  passato e non voglio pi neanche ripensarci. Da qualche giorno ho cambiato di cella e di raggio (il carcere  diviso in raggi) come risulta anche dall'intestazione della lettera; prima ero al primo raggio, tredicesima cella; adesso sono al secondo raggio, ventiduesima cella. La mia situazione, diciamo cos, carceraria, mi pare migliorata. La mia vita trascorre, per, su per gi, come prima. Te la voglio descrivere un po' minutamente; cos ogni giorno, potrai immaginare ci che faccio. La cella  ampia come una stanzetta da studente: a occhio la calcolo tre metri per quattro e mezzo e tre e mezzo d'altezza. La finestra d sul cortile dove si prende l'aria: non  una finestra regolare, naturalmente;  una cosidetta bocca di lupo, con le sbarre all'interno; si pu vedere solamente una fetta di cielo, non si pu guardare nel cortile o lateralmente. La disposizione di questa cella  peggiore di quella precedente che era esposta a sud-sudovest (il sole si vedeva verso le 10 e alle 2 occupava il centro della cella con una striscia di almeno 60 centimetri); nell'attuale cella, che deve essere esposta a sud-ovest-ovest; il sole si vede verso le due e sta in cella fin tardi, ma con una striscia di 25 centimetri. In questa stagione, pi calda, forse cos andr meglio. Inoltre: l'attuale cella  posta sull'officina meccanica del carcere e si sente il rombo delle macchine; ma mi abituer. La cella  molto semplice e molto complessa insieme. Ho la branda a muro con due materassi (uno di lana): la biancheria viene cambiata ogni 15 giorni circa. Ho un tavolino e una specie di comodino-armadio, uno specchio, un catino e una brocca di ferro smaltato. Possiedo molti oggetti di alluminio acquistati alla Rinascente che ha organizzato un reparto nel carcere. Possiedo alcuni libri miei; ogni settimana ricevo in lettura 8 libri della biblioteca del carcere (doppio abbonamento). Perch ti faccia un'idea ti faccio la lista di questa settimana, che per  eccezionale per la relativa bont dei libri capitati: 1 - Pietro Colletta, "Storia del Reame di Napoli" (ottimo); 2 - V. Alfieri, "Autobiografia"; 3 - Molire, "Commedie scelte", tradotte dal signor Moretti (traduzione ridicola); 4 - Carducci, 2 volumi delle opere complete (mediocrissimi, tra i peggiori del Carducci); 5 - Artur Lvy, "Napoleone intimo" (curioso, apologia di Napoleone come uomo morale); 6 - Gina Lombroso, "Nell'America meridionale" (mediocrissimo), 7 - Harnack, "L'essenza del Cristianesimo"; Virgilio Brocchi, "Il destino in pugno", romanzo (fa spiritare i cani), Salvator Gotta "La donna mia" (meno male che  sua, perch  noiosissima). Al mattino mi levo alle sei e mezza, alle 7 suonano la sveglia: caff, toilette, pulizia della cella; prendo mezzo litro di latte e ci mangio un panino; alle 8 circa si va all'aria, che dura 2 ore. Passeggio; studio la grammatica tedesca, leggo la "Signorina contadina" di Pusckin e imparo a memoria una ventina di righe del testo. Compro Il Sole, giornale industriale-commerciale, e leggo qualche notizia economica (mi sono letto tutte le relazioni annuali delle Societ per azioni); il marted compro il Corriere dei Piccoli che mi diverte; il mercoled la Domenica del Corriere, il venerd il Guerin Meschino, cosiddetto umoristico. Dopo l'aria caff; ricevo tre giornali, Corriere, Popolo d'Italia Secolo (adesso il Secolo esce al pomeriggio e non lo comprer pi, perch non vale pi niente), che leggo; il pranzo arriva in ore disparate, dalle 12 alle 3; riscaldo la minestra (in brodo o asciutta), mangio un pezzettino di carne (se non  di manzo, perch non riesco ancora a mangiare la carne di manzo), un panetto, un pezzetto di formaggio, la frutta non mi piace, e un quarto di vino. Leggo un libro, passeggio, rifletto su tante cose. Alle 4-4 e mezza ricevo altri due giornali, la Stampa e il Giornale d'Italia. Alle 7 e mezza ceno (la cena arriva alle 6), minestra, due uova crude, un quarto di vino; il formaggio non riesco a mangiarlo. Alle 7 e mezza suona il silenzio; vado a letto e leggo dei libri fino alle 11-12. Da due giorni, verso le g bevo una chicchera di camomilla. (Il seguito al prossimo numero, perch voglio scriverti d'altro).
1 - Non ho bisogno di biancheria, eccetera. Ne ho abbastanza e non saprei dove mettere altri oggetti. Le scarpe che ho sono buonissime; ho anche le tue pantofole. L'abito per adesso va bene, come abito carcerario. Ho il soprabitino che mi ha servito nei mesi freddi e adesso  gi diventato inutile. Ho tutti i tuoi cucchiai e cucchiaini, che mi hanno servito molto (anche senza manico), ho 6 o 7 pezzi di sapone, spazzole, spazzolini, pettine eccetera eccetera. Non mi serve veramente nulla di essenziale. La tua venuta qui, il poterti vedere, sarebbe una grandissima cosa per me, puoi pensare! Occorre per prima sapere se io rimarr qui, primo; occorre esser sicuri che ti diano il permesso del colloquio, secondo. Devi ricordare che giuridicamente noi non siamo parenti, perch il matrimonio non  stato registrato in Italia; io giuridicamente sono celibe e tu non puoi dimostrare di essere mia cognata. Ti scrivo questo, perch sarebbe orribile per me se tu venissi e poi non potessi vedermi. Ti dico per che non  impossibile avere il colloquio; so che dei miei amici hanno avuto il colloquio con le loro compagne non mogli giuridicamente, perch sarebbe impossibile per le cognate. Bisogna parlare con un avvocato: a Milano bisognerebbe che tu ti rivolgessi all'Avvocato Arys (Via Unione 1) il quale (come mi ha scritto Bordiga da Ustica) si  occupato per me (2). Cara Tania, come sarei contento di vederti; ma non devi scrivermi di ci, altro che se hai gi assicurata la possibilit di avere il colloquio; altrimenti soffrirei troppo della delusione. Ti abbraccio.
ANTONIO.

- Senti, cara, per la corrispondenza, stabiliamo cos: io ti scrivo una lettera ogni luned (in questo raggio si scrive il luned); tu mi scrivi una lettera ogni settimana e in pi due cartoline, anche illustrate, e mi mandi le lettere di Giulia. Sai; nuovamente l'idea della censura epistolare mi toglie la spontaneit, come i primi tempi di Ustica. Spero di diventare spudorato come prima, ma ancora non ci riesco. Scrivi a Giulia che penso molto a lei e ai bambini, ma non riesco a scrivere, proprio; scriverei come un emarginatore di pratiche e ci mi fa orrore.


Note.

Nota 1: Risponder Tatiana il 12 aprile: Tu scrivi (non so perch, per conto mio non ti avr dato motivo di farlo), che se avessi pensato che ti voglio meno bene non mi avresti scritto pi. Bravo, mi rincresce per te, per voi, per quasi tutti, che possiate essere dotati di una simile psicologia. Voi avete sempre bisogno di essere amati, curati, eccetera eccetera. Mentre nei miei rapporti con chi amo non mi curo punto dei sentimenti loro a mio riguardo. [...] Gli amici che hai trascurato perch non ti hanno voluto bene come prima (dici tu) perch non te ne sei pi curato? con quale giustizia? forse avevano maggiore bisogno di amore per s che non la possibilit di darlo agli altri? Intanto, ti assicuro che visto che sei del numero di quelli che hanno proprio bisogno di amore, non potrei fartelo mancare proprio perch sento sempre la necessit, il bisogno, di dare ci di cui si ha bisogno ("Antigone e il prigioniero", citato, pagine 198-199).
Nota 2: Speriamo che il viaggio ti sia stato reso pi facile anche per effetto di un telegramma da noi indirizzato all'Avvocato Arys di Milano - Via Unione 1 - pregandolo di interessarsi per ottenerti la traduzione straordinaria, telegramma del quale ignoriamo per a tutt'oggi l'esito (confronta Bordiga a Gramsci, Ustica, 27 gennaio 1927, in V. GERRATANA, "Note di filologia gramsciana", citato, pagina 146). Dopo la sentenza di rinvio a giudizio Gramsci nominer Giovanni Ariis (non Arys) proprio legale di fiducia (confronta la lettera 99).


29.
11 aprile 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue cartoline del 31 marzo e del 3 aprile. Ti ringrazio per le notizie che mi mandi. Attendo la tua venuta a Milano; ma, ti confesso, non voglio contarci troppo. Ho pensato che non  molto piacevole continuare la descrizione, intrapresa nella scorsa lettera, della attuale mia vita. E' meglio che volta per volta ti scriva ci che mi salta in testa, senza un piano prestabilito. Lo scrivere mi  anche diventato un tormento fisico, perch mi danno degli orribili pennini, che grattano la carta e domandano un'attenzione ossessionante alla parte meccanica dello scrivere. Credevo di poter ottenere l'uso permanente della penna e mi ero proposto di scrivere i lavori ai quali ti ho accennato; non ho per ottenuto il permesso e mi dispiace insistere (1). Perci scrivo solo nelle due ore e mezza o tre ore in cui si sbriga la corrispondenza settimanale (2 lettere); naturalmente non posso prendere appunti, cio in realt non posso studiare ordinatamente e con profitto. Leggicchio. Tuttavia il tempo passa molto rapidamente, pi di quanto pensassi. Sono trascorsi 5 mesi dal giorno del mio arresto (8 novembre) e due mesi dal giorno del mio arrivo a Milano. Non pare vero come tanto tempo sia trascorso. Bisogna per tener conto del fatto che in questi cinque mesi ne ho visto di tutti i colori e ho subito le impressioni pi strane e pi eccezionali della mia vita. Roma: 8 novembre fino al 25 novembre; isolamento assoluto e rigoroso. 25 novembre: Napoli, in compagnia dei miei 4 compagni deputati fino al 29 (3, non 4, perch uno fu staccato a Caserta per le Tremiti) (2). Imbarco per Palermo e arrivo a Palermo il 30. Otto giorni a Palermo: 3 viaggi per Ustica a vuoto per il mare tempestoso. Primo contatto con gli arrestati siciliani per mafia: un mondo nuovo, che io conoscevo solo intellettualmente; verifico e controllo le mie opinioni in proposito, che riconosco abbastanza esatte. Il 7 dicembre, arrivo a Ustica. Conosco il mondo dei coatti: cose fantastiche e incredibili. Conosco la colonia dei beduini di Cirenaica, confinati politici: quadro orientale, molto interessante. Vita di Ustica. Il 20 gennaio, riparto. 4 giorni a Palermo. Traversata per Napoli con criminali comuni. Napoli: conosco tutta una serie di tipi del pi alto interesse per me, che del Mezzogiorno fisicamente conoscevo solo la Sardegna. A Napoli, tra l'altro, assisto alla scena di iniziazione alla camorra: conosco un ergastolano (un certo Arturo) che mi lascia una impressione indelebile. Dopo 4 giorni parto da Napoli; fermata a Cajanello, nella caserma dei carabinieri; conosco i miei compagni di catena, che verranno con me fino a Bologna. Due giorni a Isernia, con questi tipi. Due giorni a Sulmona. Una notte a Castellamare A., nella caserma dei carabinieri. Ancora: due giorni con circa 60 detenuti. Vengono organizzati dei trattenimenti di occasione in mio onore; i romani improvvisano una bellissima accademia di recitazione, Pascarella e bozzetti popolari della malavita romana. Pugliesi, calabresi e siciliani svolgono un'accademia di scherma del coltello secondo le regole dei 4 stati della malavita meridionale (lo Stato Siciliano, lo Stato Calabrese, lo Stato Pugliese, lo Stato Napoletano): Siciliani contro Pugliesi, Pugliesi contro Calabresi. Non si fa la gara tra Siciliani e Calabresi, perch tra i due Stati gli odii sono fortissimi e anche l'accademia diventa seria e cruenta. I Pugliesi sono i maestri di tutti: accoltellatori insuperabili, con una tecnica piena di segreti e micidialissima, sviluppata secondo e per superare tutte le altre tecniche. Un vecchio pugliese, di 65 anni, molto riverito, ma senza dignit statali, sconfigge tutti i campioni degli altri stati; poi, come clou, schermisce con un altro pugliese, giovane, di bellissimo corpo e di sorprendente agilit, alto dignitario e al quale tutti obbediscono e per mezz'ora sviluppano tutta la tecnica normale di tutte le scherme conosciute. Scena veramente grandiosa e indimenticabile, per tutto, per gli attori e per gli spettatori: tutto un mondo sotterraneo, complicatissimo, con una vita propria di sentimenti, di punti di vista, di punto d'onore, con gerarchie ferree e formidabili, si rivelava per me. Le armi erano semplici: i cucchiai, strofinati al muro, in modo che la calce segnava i colpi nell'abito. Poi Bologna, due giorni con altre scene; poi Milano. Certo questi 5 mesi sono stati movimentati e ricchi di impressioni per uno o due anni di rimuginamento. Questo ti spiega come passo il tempo, quando non leggo; ripenso a tutte queste cose, le analizzo capillarmente, mi ubbriaco di questo lavoro bizantino. Inoltre tutto diventa oltremodo interessante, di ci che avviene intorno a me e che riesco a percepire. Certo mi controllo assiduamente, perch non voglio cadere nelle monomanie che caratterizzano la psicologia dei detenuti; a ci mi aiuta specialmente un certo spiritello ironico e pieno di umore che mi accompagna sempre. E tu cosa fai e a che pensi? Chi ti compra i romanzi d'avventura, ora che io non ci sono? Sono persuaso che hai riletto le mirabili istorie di Corcoran e della sua amabile Lisotta (3). Frequenti quest'anno le lezioni del Policlinico (4)? Il professor Caronia,  lui che ha trovato il bacillo del morbillo? Ho visto le sue lamentevoli vicende; non ho capito dai giornali se il professor Cirincione  stato sospeso anch'egli (5). Tutto ci , almeno in parte, legato al problema della mafia siciliana. E' incredibile come i siciliani, dal pi infimo strato alle cime pi alte, siano solidali tra loro e come anche degli scienziati di innegabile valore corrano sui margini del Codice Penale per questo sentimento di solidariet. Mi sono persuaso che realmente i siciliani fanno parte a s; c' pi somiglianza tra un calabrese e un piemontese che tra un calabrese e un siciliano. Le accuse che i meridionali in genere muovono contro i siciliani sono terribili: li accusano persino di cannibalismo. Non avrei mai creduto che esistessero tali sentimenti popolari. Penso che occorrerebbe leggere molti libri sulle storie degli ultimi secoli, specialmente sul periodo della separazione tra la Sicilia e il Mezzogiorno durante i regni di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat a Napoli, per trovare l'origine di tali sentimenti. Sono entusiasta della cuffietta; dove sei riuscita a trovarla? Penso sia la cuffia di Orgosolo, rossa e bleu, che io non ero pi riuscito a trovare. La palla di cartapesta non si potr mandare e cos tu non potrai mandarmi la vernice: credo sia assolutamente impossibile, specialmente per la vernice, che pu essere ritenuta un veleno, in linea di regolamento e domanderebbe tutta una serie di controlli molto complessi. Ecco, vedi; un altro oggetto di analisi molto interessante: il regolamento carcerario e la psicologia che matura su di esso da una parte, e sul contatto coi carcerati, dall'altra, tra il personale di custodia. Io credevo che due capolavori (dico proprio sul serio) concentrassero l'esperienza millenaria degli uomini nel campo dell'organizzazione di massa: il manuale del caporale e il catechismo cattolico. Mi sono persuaso che occorre aggiungere, sebbene in un campo molto pi ristretto e di carattere eccezionale, il regolamento carcerario, che racchiude dei veri tesori di introspezione psicologica. - Aspetto le lettere di Giulia: credo che dopo averle lette, riuscir a scriverle direttamente. Non credere che questa sia una fanciullaggine. Una notizia importante: da qualche giorno mangio molto; tuttavia non riesco a mangiare la verdura; ho fatto strenui sforzi, ora ho rinunziato perch mi rivolta in modo terribile. - Eppure, non riesco a dimenticare che forse tu verrai e che forse (ahim) potremo rivederci sia pure per qualche minuto. Ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Per la domanda presentata al giudice Macis confronta Appendice 1, numero 3.
Nota 2: Enrico Ferrari (confronta la lettera 8, nota 4).
Nota 3: Si riferisce a un celebre libro per ragazzi, "Les merveilleuses aventures du capitaine Corcoran", pubblicato da Alfred Assolant nel 1867. Lisotta  la tigre compagna di imprese di Corcoran.
Nota 4: Biologa, a Roma Tatiana aveva insegnato scienze naturali all'istituto internazionale Crandon, coltivando interessi per la medicina. Amica, e amica con entusiasmo, di medici e infermieri la ricorda infatti Nilde Perilli (confronta "Gramsci vivo nelle testimonianze dei suoi contemporanei", citato, pagina 159). Delle lezioni seguite al Policlinico si trova notizia diretta in una sua lettera del 1925: Vi prego di tener conto dei miei consigli, che hanno un fondamento avendo io studiato un po' e trovandomi sempre nel campo della medicina. Sapete bene che ho anche finito dei corsi, solo che non ho avuto la possibilit di sostenere gli esami ("Lettere ai familiari", citato, pagina 16).
Nota 5: Rispettivamente Giuseppe Caronia, ordinario di pediatria all'universit di Roma, e Giuseppe Cirincione docente di oculistica nella stessa universit. Il primo era stato sospeso dall'insegnamento a seguito di alcuni infortuni occorsi a pazienti ricoverati nei reparti da lui diretti.


30.
18 aprile 1927.

Cara Tania,
ho ricevuto il tuo bigliettino del 4 aprile, con le due lettere di Giulia; non ho ancora ricevuto le altre lettere che annunzi. Ho passato la Pasqua attendendo i tuoi saluti, ma non ho ricevuto nulla (ti ricordi? mi scrivesti che mi mandavi al carcere di Roma varie cose supplementari, perch ognuna di esse era come un tuo saluto). Ti assicuro per che ci non mi ha fatto dispiacere; ero quasi sicuro che non saresti riuscita, proprio per il giorno di Pasqua, a inviarmi i dolci. Quando ti scrissi era troppo tardi, dato l'ingorgo postale che si verifica in tali occasioni e penso che se anche arriva qualcosa dopo il giorno regolamentare, non sar trasmesso. Pazienza. Un altro giorno regolamentare  quello dello Statuto (prima domenica di giugno): te lo rivelo dopo un lungo ragionamento pro e contro. Il ragionamento si  concluso cos: sar un bellissimo epigramma se io festegger il giorno dello Statuto! Perci conto sui tuoi dolci, per allora; hai tutto il tempo per pensarci, scegliere, confezionare, eccetera eccetera. Non preoccuparti troppo della scelta. Mi piacciono tutte le qualit, purch non siano troppo dolci. Ieri (Pasqua) ho acquistato due etti di datteri pasquali e una colomba di biscotto; ma i datteri non li ho potuti mangiare perch mi hanno provocato un grande dolore alle gengive. Mi sono deciso perci a presentarmi al medico e farmi ordinare una cura palliativa; ho pensato anche di farmi fare delle iniezioni in vista dei prossimi calori. Che te ne pare? Gi l'inizio della buona stagione ha incominciato a produrmi dei disturbi. Non posso assolutamente mangiare la carne; il solo odore mi rivolta e mi d la nausea. Cos dormo meno di prima; non pi di 3 ore e mezza. Non  insonnia nervosa, perch non sono agitato e non sogno:  insonnia pura e semplice. Perch te ne renda conto e possa consigliarmi te la descriver. Vado a letto alle 7 e mezza e alle 8 e mezza potrei dormire. Ma se mi addormento alle 8 e mezza mi sveglio a mezzanotte quando viene la visita e allora non mi riaddormento pi. Perci mi sforzo di star sveglio fino alla visita delle 9, per addormentarmi dopo; mi addormento cos verso le 10, non sento la visita di mezzanotte, ma quando viene la visita delle 3 sono gi sveglio almeno da un'ora. Dunque non ho difficolt ad addormentarmi, e ci mi pare importante; ma non posso dormire che poco, e ci mi lascia sempre un po' stanco ed esaurito. Dormendo cos dalle 10 all'una e mezza mi sento pi riposato che dormendo dalle 8 e mezza a mezzanotte. Penso che le iniezioni mi possano giovare, stimolando l'appetito; se mangiassi di pi, forse dormirei di pi. Adesso che incomincia il bel tempo far pi bagni: ci sono solo le doccie, non c' la vasca e quando faccio la doccia anche calda, sento poi un grandissimo freddo, anormale (devo ancora avere la temperatura del sangue sotto il normale almeno di 5 linee e ci spiega tutto). Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Ricevo in questo momento la tua cartolina del 9 con la veduta del Trafoi. Brava!


31.
18 aprile 1927.

Mia carissima Julca,
riprendo a scriverti, dopo tanto tempo. Ho ricevuto solo pochi giorni fa due tue lettere: una del 14 febbraio e l'altra del primo marzo (1) e ho pensato tanto tanto a te; ho proprio fatto un inventario di tutti i miei ricordi e sai quale immagine m' rimasta pi impressa? Una delle prime, di tanto tempo fa. Ricordi quando sei ripartita dal bosco d'argento, dopo il tuo mese di vacanze? Io ti ho accompagnato fino all'orlo della strada maestra e sono rimasto a lungo a vederti allontanare. Ci eravamo appena conosciuti, ma io ti avevo fatto gi parecchi dispetti e ti avevo fatto anche piangere; ti avevo canzonato col comizio dei gufi e avevo avuto l'elettricit dei gatti quando tu suonavi Beethoven. Cos ti vedo sempre mentre ti allontani a passi brevi, col violino in una mano e nell'altra la tua borsa da viaggio cos pittoresca (2). Qual  adesso il mio stato d'animo? Ti scriver pi a lungo le prossime volte (domander di scrivere una doppia lettera) e cercher di descriverti gli aspetti positivi della mia vita di questi mesi (gli aspetti negativi ormai sono dimenticati); vita interessantissima, come puoi immaginare, per gli uomini che ho avvicinato e le scene alle quali ho assistito. Il mio stato d'animo generale  improntato alla pi grande tranquillit. Come posso riassumerlo? Ricordi il viaggio di Nansen al Polo (3)? E ricordi come si svolse? Poich non ne sono molto persuaso, te lo ricorder io. Nansen, avendo studiato le correnti marine ed aeree dell'Oceano Artico ed avendo osservato che sulle spiaggie della Groenlandia si ritrovavano alberi e detriti che dovevano essere di origine asiatica, pens di poter giungere o al Polo o almeno vicino al Polo, facendo trasportare la sua nave dai ghiacci. Cos si lasci imprigionare dai ghiacci e per 3 anni e mezzo la sua nave si mosse solo in quanto si spostavano, lentissimamente, i ghiacci. Il mio stato d'animo pu paragonarsi a quello dei marinai di Nansen durante questo viaggio fantastico, che mi ha sempre colpito per la sua ideazione, veramente epica.
Ho reso l'idea? (come direbbero i miei amici siciliani di Ustica). Non potrei renderla in modo pi breve e sintetico. Dunque non preoccuparti per questo lato della mia esistenza. Invece, se vuoi che io ti ricordi sempre con tenerezza (scherzo, sai!), scrivimi a lungo e descrivimi la tua vita e quella dei bambini. Tutto mi interessa, anche le minuzie. E mandami delle fotografie, ogni tanto. Cos seguir anche con gli occhi, lo sviluppo dei bambini. E scrivimi anche di te, molto. Vedi, qualche volta, il signor Bianco (4)? E vedi quel curioso tipo di africanista che una volta mi promise un fritto di rognoni di rinoceronte? Chiss se si ricorda ancora di me; se lo vedi parlargli di questo fritto e scrivimi le sue risposte; mi divertir un mondo. Sai che non faccio altro: pensare al passato e riandare tutte le scene e gli episodi pi buffi; ci mi aiuta a passare il tempo, qualche volta proprio rido di cuore, senza neanche accorgermene. Cara, Tania mi annunzia altre tue lettere; come le attendo! Saluta tutti i tuoi. Ti voglio molto bene.
ANTONIO.

Tania  proprio una bravissima ragazza. Perci io le ho dato parecchi tormenti.


Note.

Nota 1: Le due lettere sono pubblicate in A. GRAMSCI, "Forse rimarrai lontana...", citato, pagine 18-19.
Nota 2: L'episodio di Giulia che si allontana col suo carico da viandante, per la grande strada, verso il mondo grande e terribile  rievocato da Gramsci anche in una lettera del 30 giugno 1924 (confronta "Lettere 1908-1926", citato, pagina 361). Subito dopo aver partecipato alla seconda conferenza dell'esecutivo allargato dell'Internazionale comunista (7-11 giugno 1922), Gramsci era stato ricoverato per alcuni mesi nella casa di cura Serebrjanyi Bor (Bosco d'argento), nei paraggi di Mosca, per un esaurimento curato come febbre malarica col chinino (ivi, pagina 172). In sanatorio aveva conosciuto Giulia che vi si recava in visita alla sorella Eugenia, anch'ella ricoverata. Confronta la lettera 21, nota 4.
Nota 3: Vincenzo Bianco, operaio socialista, si era avvicinato giovanissimo al gruppo torinese dell'Ordine Nuovo, partecipando nel 1919-20 al movimento dei consigli di fabbrica e legandosi personalmente a Gramsci. Comunista dalla fondazione del partito, nel 1923 era emigrato in Unione Sovietica, dove aveva ritrovato l'amico ed era diventato intimo della famiglia Schucht. In seguito si era mantenuto in contatto epistolare con Gramsci, che nel periodo di Vienna e di Roma gli aveva indirizzato varie lettere, anche per ricevere notizie della moglie a Mosca (confronta "Lettere 1908-1926", citato, pagine 219 e seguenti).


32.
25 aprile 1927.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera proprio oggi. Ti ringrazio. Sono molto contento delle buone notizie che mi dai, specialmente di Carlo. Non sapevo quali fossero le sue condizioni di lavoro e di vita. Credo che Carlo sia un ottimo ragazzo, nonostante qualche sua capestreria del passato e credo anche che sia pi solido negli affari di quanto lo fossero (e forse lo sono ancora) tanto Nannaro che Mario, che erano portati a vedere guadagni favolosi e a fare castelli in aria per ogni piccola cosa. Ahim! tutti in casa nostra (eccettuato io solo) hanno creduto di avere uno speciale bernoccolo per gli affari e non vorrei che tutti facessero una esperienza come quella famosa del pollaio; te ne ricordi? e Carlo se ne ricorda? Bisognerebbe ricordarglielo a sempiterno scorno dei Gramsci che vogliono fare degli affari. Io me ne ricorder sempre, anche perch quelle galline, che non facevano mai l'uovo, mi hanno beccato e rovinato tre o quattro romanzi di Carolina Invernizio (meno male!). La mia vita scorre sempre uguale. Leggo, mangio, dormo e penso. Non posso fare altro. Tu per non devi pensare a tutto ci che pensi e specialmente non devi farti illusioni. Non perch io non sia arcisicuro di rivederti e di farti conoscere i miei bambini (riceverai la fotografia di Delio, come ti ho annunziato; ma Carlo non te ne aveva consegnata una nel 1925? quando Carlo venne a Roma? e Chicchinu Mameli (1) ti aveva dato uno scudo di argento che avevo mandato a Mea perch si facesse fare un cucchiaino? e una tabacchiera di legno speciale per te? - mi sono sempre dimenticato di domandarti queste cose), ma perch sono anche arcisicuro che sar condannato e chiss a quanti anni. Tu devi capire che in ci non c'entra per nulla n la mia rettitudine, n la mia coscienza, n la mia innocenza o colpevolezza (2). E' un fatto che si chiama politica, appunto perch tutte queste bellissime cose non c'entrano per nulla. Tu sai come si fa coi bambini che fanno la pip nel letto,  vero ? Si minaccia di bruciarli con la stoppa accesa in cima al forcone. Ebbene: immagina che in Italia ci sia un bambino molto grosso che minaccia continuamente di fare la pip nel letto di questa grande genitrice di biade e di eroi; io e qualche altro siamo la stoppa (o il cencio) accesa che si mostra per minacciare l'impertinente e impedirgli di insudiciare le candide lenzuola. Poich le cose sono cos, non bisogna n allarmarsi, n illudersi; bisogna solo attendere con grande pazienza e sopportazione. Va l, tu sei ancora forte e giovane e ci rivedremo. Intanto scrivimi e fammi scrivere dagli altri: mandami tante notizie di Ghilarza, di Abbasanta, di Boroneddu, di Tadasuni, di Oristano. Zia Antioga Putzulu, vive ancora? E chi  il podest? Felle Toriggia (3), credo. E Nessi (4) cosa fa? E gli zii di Oristano vivono ancora? Zio Serafino (5) sa che ho dato nome Delio al mio bambino? E l'ospedaletto l'hanno finito? E le case popolari a Careddu le hanno continuate? Vedi quante cose voglio sapere. E si parla, come penso, di unire Ghilarza ad Abbasanta? senza che gli abbasantesi insorgano in armi? E il bacino del Tirso serve finalmente a qualche cosa? Scrivimi, scrivimi e mandami le fotografie specialmente dei bambini. Baci a tutti e tanti tanti a te.
NINO.

E Grazietta perch non mi scrive neanche un rigo?


Note.

Nota 1: Compagno di Gramsci alle scuole elementari di Ghilarza.
Nota 2: Nella sua lettera, datata 10 marzo 1927, la madre di Gramsci aveva scritto: Voglio sperare e conoscendo abbastanza la tua onest, che tutto si risolva in una bolla di sapone, facendo risultare la tua innocenza e rettitudine ("Le donne di Casa Gramsci", citato, pagina 117).
Nota 3: L'amico Raffaele Toriggia, medico e podest di Ghilarza,  ricordato da Gramsci anche nelle lettere giovanili.
Nota 4: Vittore Nessi, veterinario, era stato pensionante nella casa di Gramsci al tempo della detenzione del padre Francesco, arrestato nell'agosto 1898 per peculato e concussione.
Nota 5: Serafino Delogu, cugino di primo grado di Peppina Marcias, farmacista a Oristano, si era interessato ai problemi della malformazione fisica di Gramsci (confronta la lettera 388), il quale da studente aveva dato ripetizioni a suo figlio Delio (confronta la lettera 54).


33.
25 aprile 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 12 (1) e mi sono proposto freddamente, cinicamente, di farti arrabbiare. Lo sai che sei una grande presuntuosa? Te lo voglio dimostrare obbiettivamente e mi diverto gi immaginando la tua collera (non andare troppo in collera, per; ci mi dispiacerebbe). Che la lettera mandatami ad Ustica fosse tutta sbagliata,  certo; ma tu non ne puoi essere ritenuta responsabile. E' impossibile immaginare la vita di Ustica, l'ambiente di Ustica, perch  assolutamente eccezionale,  fuori di ogni esperienza normale di umana convivenza. Potevi tu immaginare cose come questa; senti. Io sono giunto ad Ustica il 7 dicembre, dopo 8 giorni di interruzione nell'arrivo del vaporetto e dopo 4 traversate fallite. Ero il quinto confinato politico che giungeva. Fui avvisato subito di farmi una provvista di sigarette, perch la scorta era agli sgoccioli; andai dal tabaccaio e domandai 10 pacchetti di macedonia (16 lire), mettendo sul banco un biglietto da cinquanta lire. La venditrice (una giovane donna, dall'apparenza assolutamente normale) si maravigli della mia domanda, se la fece ripetere, prese i dieci pacchetti, li apr, incominci a contare le sigarette una ad una, perse il conto, ricominci, prese un foglio di carta, fece dei lunghi conti colla matita, li interruppe, prese le cinquanta lire, le guard da ogni parte; finalmente mi domand chi ero. Saputo che ero un confinato politico, mi consegn le sigarette e mi restitu le 50 lire, dicendomi che l'avrei potuta pagare dopo aver cambiato il biglietto. Lo stesso fatto si ripet altrove ed eccone la spiegazione: - ad Ustica esiste solo l'economia del soldo; si vende a soldi, si spende mai pi di 50 centesimi. Il tipo economico di Ustica  il coatto, che prende 4 lire al giorno, ne ha gi impegnate 2 dall'usuraio o dal vinaio e si alimenta con le altre 2, comprando 300 grammi di pasta e mettendoci come condimento un soldo di pepe macinato. Le sigarette si vendono una per volta; una macedonia costa 16 centesimi, cio tre soldi e un centesimo; il coatto che compra una macedonia al giorno, lascia un soldo di deposito e ne sconta 1 centesimo al giorno per 5 giorni. Per calcolare il prezzo di 100 macedonie, occorreva dunque fare 100 volte il calcolo dei 16 centesimi (3 soldi pi 1 centesimo) e nessuno pu negare che questo sia un calcolo discretamente difficile e complicato. Ed era la tabaccaia, cio uno dei commercianti pi grossi dell'isola. Ebbene: la psicologia dominante in tutta l'isola  la psicologia che pu avere per base l'economia del soldo, l'economia che conosce solo l'addizione e la sottrazione delle singole unit, l'economia senza la tavola pitagorica. Senti quest'altra (e ti parlo solo di fatti accaduti a me personalmente; e ti parlo dei fatti che credo non siano passibili di censura): venni chiamato negli uffici, dall'impiegato addetto alla revisione della posta in arrivo; mi fu consegnata una lettera, a me diretta e mi fu domandato di dare spiegazioni sul contenuto di essa. Un amico mi scriveva da Milano, offrendomi un apparecchio radiofonico e domandandomi i dati tecnici per acquistarlo almeno della portata Ustica-Roma. In verit non capivo la domanda che mi si faceva all'ufficio e dissi di che si trattava; credevano che io volessi parlare con Roma e mi fu negato il permesso di far venire l'apparecchio. Pi tardi il podest mi chiam per conto suo, e mi disse che il Municipio avrebbe comprato l'apparecchio per conto proprio e perci non insistessi; il podest era favorevole a che mi fosse dato il permesso, perch era stato a Palermo e aveva visto che coll'apparecchio radiofonico non si pu comunicare. Potevi tu immaginare tutto questo? No. Dunque nella mia osservazione non c'era neanche l'ombra di una malizia sul tuo conto. Non si pu domandare a nessuno di immaginare cose nuove; si pu invece domandare (dico cos per dire) l'esercizio della fantasia per completare sugli elementi noti tutta la realt vivente. Ecco dove voglio colpirti e farti arrabbiare. Tu, come tutte le donne in generale, hai molta immaginazione e poca fantasia e ancora, l'immaginazione in te (come nelle donne in generale) lavora in un solo senso, nel senso che io chiamerei (ti vedo fare un salto)... protettore degli animali, vegetariano, infermieristico: le donne sono liriche (per elevarci un po') ma non sono drammatiche. Immaginano la vita degli altri (anche dei figli) dal solo punto di vista del dolore animale, ma non sanno ricreare con la fantasia tutta un'altra vita altrui, nel suo complesso, in tutti i suoi aspetti. (Bada che io constato, non giudico, n oso trarre conseguenze per l'avvenire; descrivo ci che esiste oggi). Ecco dove volevo arrivare. Tu sai che io sono qui, in prigione, in uno spazio limitato, dove mi devono mancare tante cose; pensi al bagno, agli insetti, alla biancheria eccetera. Se io ti scrivessi che mi manca uno speciale dentifricio, per esempio, certo tu saresti capace di correre su e gi per Roma, di trascurare il pranzo e la cena, di farti venire la febbre; ne sono sicuro. Ma invece tu mi scrivi annunziandomi una lettera di Giulia; poi mi riscrivi annunziandomene un'altra; poi ricevo una tua lettera (e le tue lettere mi sono molto care), ma non ricevo le lettere di Giulia e ancora non le ho ricevute. Ebbene, tu non sai rappresentarti la mia esistenza qui in prigione. Non immagini come io, ricevendo l'annunzio aspetti ogni giorno e abbia ogni giorno una delusione e ci si ripercuote su tutti i minuti di tutte le ore di tutte le giornate; come io legga e ogni momento salti su dalla lettura e mi metta a passeggiare su e gi e pensi e ripensi e almanacchi e dica spesso: Ah, quella Tania, quella Tania! Ma non devi arrabbiarti troppo sai, e non devi neanche provare troppo dispiacere (un pochino, s, per, cos mi manderai subito le lettere, senza annunziarmele prima e farmi pensare sempre che saranno andate perdute). Hai visto che lungo giro ho fatto per dirti questa cosa semplicissima? e quante storie ho spolverato? Sono cattivo, proprio cattivo. Ma come tu non capisci che io spesso voglio scherzare e mi rispondi seria seria? Sai quanto ho riso quando mi hai risposto proprio con tutta seriet a proposito delle fotografie che mi sono portato in cella? Cos per il tuo confondere i due santi Antonio; anch'io scherzavo. Un'altra cosa non hai capito. Tu, proprio tu (e come hai dimenticato?) mi avevi scritto che non dovevo pensare (per il fatto che non ricevevo tue lettere) che mi volessi meno bene o mi avessi dimenticato. E io ti ho risposto che se avessi pensato ci, non ti avrei pi scritto, come ho fatto talvolta nel passato, non gi perch io abbia sempre bisogno di essere amato, curato eccetera eccetera (2) (o psicologia da... societ protettrice degli animali!) ma perch odio tutto ci che  convenzionale e sente di pratica di ufficio. Io non sono un afflitto che debba essere consolato; e non lo diventer mai. Anche prima di essere cacciato in prigione, conoscevo l'isolamento e sapevo trovarlo anche in mezzo alle moltitudini. Non  questo, non  ci che tu hai pensato. Proprio il contrario  vero. Una tua lettera, mi riempie parecchie giornate. Se tu potessi vedermi quando ricevo una lettera, certo me ne scriveresti una al giorno (ma ci sarebbe male, a sua volta). Ma basta di tutto ci. Intanto questa settimana non posso scrivere a Giulia. Sai, il tuo pacco  giunto e ho visto le bellissime cose che mi hai spedito: ma solo il cioccolato mi fu dato. Non  per escluso che anche il resto mi venga consegnato: occorre fare una pratica che  gi in corso. Il cioccolato  molto buono: lo mangio a pezzettini, per via dei denti (ecco una cosa che ti interessa: mi hanno dato il cioccolato ma non la carta colorata dell'involucro appunto perch pu servire a tingere: la palla per ha un colore naturale di carta pesta che va molto bene ora che  completamente asciugata). L'indirizzo di mia madre  questo: Peppina Gramsci, Ghilarza (Cagliari); le scrivo oggi stesso annunziandole la fotografia. Riceverai (a quanto mi assicurano) un pacco di uva di Pantelleria per Delio e Giuliano; vedrai che uva meravigliosa; altro che lo zibibbo greco! Ti do il permesso di mangiarne un po' per accertartene. Giulia sar molto contenta e Delio vorr mangiarla tutta subito. Ti assicuro che quest'uva mi ha stupito per il profumo, il sapore e la carnosit della sua polpa secca. Cara Tania, non andare troppo in collera; ti voglio molto, molto bene e sarei proprio disperato di procurarti un dispiacere troppo vivace. Ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta "Antigone e il prigioniero", citato, pagine 197-199.
Nota 2: Ivi, pagina 199 (ma confronta la lettera 28, nota 1).


34.
2 maggio 1927.
Carissima Tania,
ho ricevuto insieme una tua cartolina del 15 aprile e una lettera di Giulia, spedita da te il 20; ho ricevuto inoltre una tua cartolina del 26 aprile, nella quale accenni a un tuo scritto che non ho ricevuto. Era forse contenuto nella busta che conteneva la lettera di Giulia? O si tratta di altra busta che conteneva oltre al tuo scritto anche qualche scritto di Giulia? O era solo una cartolina? Credi che la corrispondenza mi preme molto:  il solo legame che mi unisce al mondo ed  ci che rompe di tanto in tanto la mia segregazione e il mio isolamento. Vorrei che tu numerassi sempre 1 - le tue cartoline, 2 - le tue lettere, 3 - le lettere di Giulia con numerazioni indipendenti, in modo che io veda subito se c' stata interruzione e di che carattere e grado essa sia stata. Per ci che riguarda le mie lettere, tu puoi facilmente controllare settimana per settimana, ci pu essere spostamento solo nel caso che mi cambino di raggio e che nel nuovo raggio il giorno della corrispondenza sia diverso dall'attuale o che io cada talmente ammalato da non poter scrivere (nel quale caso penso sia autorizzato un telegramma). Mi dispiace che non abbia ricevuto la mia lettera dell'11 aprile, perch ci significa che tutta una certa zona di ricordi e di impressioni deve essere bandita; non ricordo neppure con esattezza cosa inoltre quella lettera contenesse. Pazienza. Sai? Ho potuto avere i tuoi dolci (marted, 26) e ti ringrazio ancora una volta; erano freschissimi e ottimi anche dal punto di vista dei miei poveri denti. Anch'io vorrei mandarti un regalo, ma non so come fare. Ho, con infinita pazienza, fabbricato un piccolo tagliacarte di legno. Il legno non  certo di prima qualit (tutt'altro), non ha neanche le fibre molto resistenti e compatte, ma l'oggettino mi pare riuscito abbastanza bene; e poi, ho raschiato per pi di 15 giorni per ridurlo alla forma voluta, e vi ho immagazzinato qualche centinaio di lire di salario, a dir poco. In ogni caso, tu sai che ho a tua disposizione un piccolo tagliacarte. Ci mi fa ricordare la storia dei manichini per il cucchiaio e la forchetta di corno, che ne sono sempre sprovvisti; la forchetta l'adopero abitualmente, anche senza manico: non cos il cucchiaio, che mi spaventa con la sua mole e mi d soggezione. Adopero invece gli altri due cucchiai di legno, di proporzioni modeste, uno per la minestra e l'altro per la frutta cotta (che non riesco per a farmi mandare regolarmente); cos non adopero mai i due cucchiaini di corno ma solo i due di legno che sono diventati nerissimi per ii caff. Dovrei ancora a questo proposito accennarti alla quotidiana tragedia della lavatura ed asciugatura delle posate, ma preferisco passarci sopra. - Ed ecco che ti ho proprio scritto una lettera in perfetto stile carcerario. La volta o le volte prossime ti scriver di cose ben pi gentili: il canto degli augelletti al tramonto e all'alba, il rapido germogliare dei fagioli e dei giaggioli nel cortile dove prendo l'aria ogni mattina, i mutamenti di luminosit nella mia cella a seconda della posizione del sole sull'orizzonte, eccetera eccetera. Non ho trovato ancora nessun ragno da educare; topi non ce ne sono e la restante zoologia non  delle pi simpatiche. Del resto, niente di interessante o di nuovo. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Mi pare che nella lettera dell'11 ti domandavo se quest'anno frequenti le lezioni del Policlinico e se leggi ancora dei romanzi d'avventura: hai avuto la continuazione del romanzo marinaresco di Kipling che io dovevo comprarti proprio quando fui arrestato?


35.
2 maggio 1927.

Carissima Giulia,
credo sia pi salutare per la mia corrispondenza il non mantenere la promessa che ti avevo fatto di descriverti almeno la parte positiva della mia avventura. Ci mi dispiace enormemente, credi, perch ho sempre l'ossessione di essere per essere ridotto ad una epistolografia convenzionale e, ci che  il peggio del convenzionalismo, ad una epistolografia convenzionalmente carceraria. Avrei avuto tante piccole storie da raccontarti! Tania ti ha riferito la storia dell'arresto del maiale? Forse no, perch Tania non ci ha creduto; ha creduto che fosse una mia pura invenzione per tenerla allegra e farla sorridere. Del resto, anche tu non crederai molto a queste storie (occhiali verdi eccetera) che invece sono belle appunto perch sono vere (realmente vere): non hai voluto credere neppure alla storia degli aeroplani che prendono gli uccelli col vischio e alla teoria del Loria in proposito, sebbene ci fosse la rivista con l'articolo del Loria come pezza giustificativa (1). Come farti sapere il mio modo di vivere e di pensare? Una gran parte della mia esistenza puoi immaginarla da te; per esempio che penso molto a te e a tutti voi. La mia vita fisica  facilmente immaginabile lo stesso. Leggo molto: in questi tre mesi ho letto 82 libri della Biblioteca del carcere, i pi bizzarri e stravaganti (la possibilit di scelta  piccolissima); ho poi una certa quantit di libri miei, un po' pi omogenei, che leggo con pi attenzione e metodo. Inoltre leggo cinque giornali al giorno e qualche rivista. Ancora: studio il tedesco e il russo e imparo a memoria nel testo una novella di Pusckin, la "Signorina-contadina". Ma, in verit, mi sono accorto che, proprio al contrario di quanto avevo sempre pensato, in carcere si studia male, per tante ragioni, tecniche e psicologiche.
Ho ricevuto, la settimana scorsa, la tua lettera del 15 3. Attendo con molta ansia le tue lettere e sono molto felice quando le ricevo. Vorrei che tu potessi trovare il tempo di descrivermi la tua vita e la vita di Delio, specialmente. Ma immagino quanto devi essere sempre occupata. Quante cose vorrei sapere.
Sai, quando ho ricevuto questa tua lettera, dove parli del famoso Atlante (2), avevo solo qualche giorno prima restituito alla Biblioteca il "Guerrin Meschino", un popolarissimo romanzo cavalleresco italiano, molto letto dai contadini eccetera, meridionali specialmente; avrei voluto trascrivere qualche pezzo geografico contenuto nel romanzo, dei pi spassosi (la Sicilia  messa nelle terre polari, per esempio) per rassicurarti che c' stato qualcuno che conosceva la geografia anche meno di te; non parliamo della storia, perch in tal caso bisognerebbe citare il sullodato professore Loria, il quale in una conversazione parlava in modo da dimostrare di credere che al tempo di Giulio Cesare esisteva Venezia e a Venezia si parlava come adesso (il dolce dialetto della Laguna secondo la sua immaginifera improntitudine) (3). Cara, cerco di scriverti il pi a lungo che posso, di cose che credo non faranno fermare la lettera: perci ti devo infastidire con simili stupidaggini. Ti abbraccio forte forte.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Si riferisce a A. LORIA, "Le influenze sociali dell'aviazione", La Rassegna contemporanea, 1 gennaio 1910, pagine 20-28 (poi in Idem, "Verso la giustizia sociale" (idee battaglie ed apostoli), volume 2: "Nell'alba di un secolo" (1904-1915), societ Editrice Libraria, Milano 1915). Nel quaderno speciale 28, intitolato "Lorianismo", Gramsci commenta Questo articolo  tutto un capolavoro di 'bizzarrie' vi si trova la teoria dell'emancipazione operaia dalla coercizione del salario di fabbrica non pi ottenuta per mezzo della 'terra libera' ma per mezzo degli aeroplani che opportunamente unti di vischio, permetteranno l'evasione dalla presente societ con il nutrimento assicurato dagli uccelli impaniati ("Quaderni del carcere", citato, pagina 2322). Alle eccentricit di Achille Loria sono dedicali anche alcuni articoli pubblicati a partire dal dicembre 1915 sull'Avanti!, Il Grido del Popolo, L'Ordine Nuovo, ed altre note dei "Quaderni". Tutti questi testi sono ora raccolti in A. GRAMSCI, "Il lorianismo", Editori Riuniti, Roma 1992.
Nota 2: Nella sua lettera del 15 marzo 1927, Giulia scriveva sai ho avuto le opere di Dante che hai voluto darmi una volta... Ho anche il Giusti, il Pascarella... e l'Atlante famoso e forse so qualche cosa pi di prima... Non credi, professore? ("Forse rimarrai lontana...", citato, pagina 20).
Nota 3: Confronta anche "Achille Loria", Il Grido del Popolo, 19 gennaio 1918 (ora in A. GRAMSCI, "Il lorianismo", citato, pagina 43).


36.
23 maggio 1927.

Carissima mamma,
da qualche tempo non ricevo tue lettere e notizie di casa. Ho scritto a Teresina, ma essa non mi ha risposto. Cos in tutto questo tempo non mi avete mai scritto nulla su Grazietta e sulle sue condizioni di salute.
Io sto abbastanza bene; la mia vita scorre sempre uguale. Leggo, mangio, dormo e cos ogni giorno. Attendo sempre della corrispondenza, ma ne ricevo ben poca. Perch non mi fai scrivere almeno da Carlo? Possibile che i suoi affari lo assorbano tanto da impedirgli di scrivermi di tanto in tanto? Vorrei inoltre avere l'indirizzo preciso di Mario; dal 1921 non ho pi avuto rapporti con lui, ma ora ho saputo che si  occupato di me e perci vorrei scrivergli per ringraziarlo (1). Scrivimi tutto ci che lo riguarda, in modo che dalle mie lettere non appaia che io proprio non mi sono occupato di lui in tutti questi anni: quanti figli ha e come si chiamano? eccetera eccetera.
Abbraccia tutti di casa e tira delicatamente le orecchie a Carlo e a Teresina. Un abbraccio affettuoso a te.
NINO.


Note.

Nota 1: Una lettera di interessamento alle sue condizioni di salute gli era stata spedita dal fratello Mario il 17 maggio 1927. Il testo  riportato in "Nuove lettere di Antonio Gramsci con altre lettere di Piero Sraffa", a cura di A.A. Santucci, Editori Riuniti, Roma 1986, pagine 82-83.


37.
23 maggio 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto la settimana scorsa una tua cartolina e una tua lettera insieme alla lettera di Giulia. Voglio rassicurarti per ci che riguarda la mia salute: sto abbastanza bene, proprio sul serio. In questa ultima settimana mangio poi con una diligenza che sorprende me stesso: sono riuscito a farmi mandare il cibo quasi del tutto come piace a me e credo di essere persino ingrassato. Inoltre da qualche tempo dedico un po' di tempo, tanto al mattino come al pomeriggio, alla ginnastica; ginnastica da camera, che non credo sia molto razionale, ma che tuttavia mi giova moltissimo, secondo la mia impressione. Faccio cos: cerco di fare dei movimenti che diano impulso a tutti gli arti e a tutti i muscoli, ordinatamente e cercando ogni settimana di aumentare di qualche unit il numero dei movimenti; che ci sia utile  dimostrato, secondo me, dal fatto che nei primi giorni mi sentivo tutto indolenzito e non potevo fare un certo movimento se non pochissime volte, mentre adesso sono gi riuscito a triplicare il numero dei movimenti senza risentire nessuna noia. Credo che questa innovazione mi abbia giovato anche psicologicamente, distraendomi specialmente dalle letture troppo insulse e fatte solo per ammazzare il tempo. Non devi neanche credere che io studii troppo. Un vero e proprio studio credo che mi sia impossibile, per tante ragioni, non solo psicologiche, ma anche tecniche; mi  molto difficile abbandonarmi completamente a un argomento o a una materia e sprofondarmi solo in essa, proprio come si fa quando si studia sul serio, in modo da cogliere tutti i rapporti possibili e connetterli armonicamente. Qualche cosa in tal senso forse incomincia ad avvenire per lo studio delle lingue, che cerco di fare sistematicamente, cio non trascurando nessun elemento grammaticale, come non avevo mai fatto sinora, poich mi ero accontentato di sapere quanto bastava per parlare e specialmente per leggere. Perci finora non ti ho scritto di mandarmi nessun dizionario: il dizionario tedesco del Kohler che mi avevi mandato ad Ustica  stato perduto dai miei amici di col; ti scriver di mandarmi l'altro dizionario, quello sistema Langescheid, quando avr studiato tutta la grammatica; allora ti scriver di mandarmi anche i "Gesprche" di Goethe con Eckermann, per farvi su delle analisi di sintassi e di stile e non solo per leggerli; ora leggo le novelline dei fratelli Grimm che sono elementarissime (1). Sono proprio deciso a fare dello studio delle lingue la mia occupazione predominante; voglio sistematicamente riprendere, dopo il tedesco e il russo, l'inglese, lo spagnolo e il portoghese che avevo studiacchiato negli anni scorsi; inoltre il rumeno, che avevo studiato all'universit solo nella sua parte neolatina e che ora penso di poter studiare completamente, cio anche per la parte slava del suo dizionario (che poi  pi del 50 per cento del vocabolario rumeno). Come vedi, tutto ci dimostra che sono completamente tranquillo anche psicologicamente; infatti non soffro pi di nervosismo e di accessi di sorda collera come nei primi tempi; sono acclimatato e il tempo mi scorre abbastanza in fretta; lo calcolo a settimane e non a giorni e il luned  il punto di riferimento, perch scrivo e mi faccio la barba, operazioni eminentemente topiche.
Ti voglio fare un catalogo della mia biblioteca permanente, cio dei libri di mia propriet, che scorro continuamente e che cerco di studiare. Vediamo. Il "Corso di Scienza delle Finanze" dell'Einaudi, ecco un solido libro da digerire sistematicamente. Di finanza ho ancora: "Gli ordinamenti finanziari italiani", raccolta di lezioni fatte all'Universit di Roma da tecnici dell'amministrazione statale; ottimo libro e di grande interesse. Una "Storia dell'Inflazione", scritta dal Lewinsohn, molto interessante, sebbene di tipo giornalistico. Un libro sulla "Stabilizzazione monetaria nel Belgio" scritto dal ministro Frank (2). Di economia non ho nessun testo: avevo ad Ustica quello ottimo del Marshall (3), ma i miei amici se lo sono trattenuto loro. Ho per le "Prospettive economiche" del Mortara per il 1927 (4); l'"Inchiesta Agraria" di Stefano Jacini (5); il libro di Ford "Oggi e domani" che mi diverte assai, perch Ford, se  un grande industriale, mi pare assai comico come teorizzatore (6); il libro del Prato sulla struttura economica del Piemonte e di Torino e un fascicolo degli Annali di Economia con una ricerca molto diligente sulla struttura economica del Vercellese (zona del riso italiano) e una serie di conferenze sulla situazione economica inglese (c' anche una conferenza del Loria) (7). Di storia ho pochissimo e cos di letteratura: un libro di Gioacchino Volpe sugli ultimi 50 anni di storia italiana, di attualit per, di carattere piuttosto polemico (8), "La storia della letteratura italiana" e i "Saggi critici" del De Sanctis. Quelli che avevo ad Ustica li ho dovuti lasciare agli amici di col, che si trovavano anche loro a mal partito.
Ti ho voluto scrivere tutto questo perch mi pare sia il mezzo migliore perch tanto tu quanto Giulia vi facciate un'idea almeno approssimativa della mia vita e del corso ordinario dei miei pensieri. D'altronde non dovete pensare che sia completamente solo e isolato, ogni giorno, in un modo o nell'altro, c' qualche movimento. Al mattino c' il passeggio; quando mi capita una buona posizione di cortiletto, osservo le facce di quelli che vanno e vengono ad occupare gli altri cortiletti. Poi vendono i giornali permessi a tutti i detenuti. Al ritorno in cella, mi portano i giornali politici di cui mi  concessa la lettura; poi c' la spesa, poi portano la spesa fatta il giorno prima, poi portano la colazione eccetera eccetera. Insomma si vedono continuamente delle faccie nuove, ognuna delle quali nasconde una personalit da indovinare. D'altronde, potrei, rinunziando alla lettura dei giornali politici, stare in compagnia di altri detenuti per 4 o 5 ore al giorno. Ci ho pensato un po', ma poi mi sono deciso a star solo mantenendo la lettura dei giornali; una compagnia occasionale mi divertirebbe per qualche giorno, forse per qualche settimana, ma poi, con ogni probabilit, non riuscirebbe a sostituire la lettura dei giornali. Cosa ve ne pare? O forse la compagnia, in s e per s, vi pare un elemento psicologico da apprezzare di pi? Tania, come medichessa, devi darmi tu un consiglio proprio tecnico, poich  possibile che io non sia in grado di giudicare con la oggettivit che forse sarebbe necessaria.
Ecco dunque la struttura generale della mia vita e dei miei pensieri. Non voglio parlare dei miei pensieri in quanto sono diretti a voi tutti e ai bambini: questa parte dovete immaginarla, e credo che la sentiate.
Cara Tania, nella tua cartolina mi parli ancora della tua venuta a Milano e della possibilit che ci vediamo a colloquio. Sar proprio da vero questa volta? Sai che oramai da pi di sei mesi non vedo nessun familiare? Questa volta ti aspetto sul serio. Abbracci.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Tra il 1929 e il 1931, Gramsci tradusse vari brani da J.P. ECKERMANN, "Goethes Gesprche mit Eckermann", Isnel Verlag, Lipsia s.d. (ma 1921), e novelle da W. GRIMM - J. GRIMM, "Fnfzig Kinder und Hausmrchen", Verlag von Philip Reclam, Lipsia s.d. Per la descrizione dettagliata dei quaderni di traduzione, contrassegnati con le lettere, A, B, C, D, confronta "Quaderni del carcere", citato, pagine 2430-42. Una raccolta recente delle favole dei fratelli Grimm nella traduzione di Gramsci,  stata pubblicata col titolo "C'era una volta..." (Editori Riuniti, Roma 1987).
Nota 2: Il "Corso di scienza delle finanze tenuto dal Professore Luigi Einaudi nella R. Universit di Torino e nella Universit Commerciale Luigi Bocconi di Milano", Edizioni de La Riforma sociale, Torino 1926, e il libro di A. DE STEFANI, "Lezioni sugli ordinamenti finanziari italiani", Stab. Pol. per l'Amministrazione dello Stato, Roma 1926, sono conservati nel Fondo Gramsci, come pure L. FRANCK, "La stabilisation montaire en Belgique", Payot, Parigi 1927. Per il Lewinsohn confronta la lettera 12, nota 3.
Nota 3: Confronta la lettera 6, nota 2.
Nota 4: Di varie annate delle "Prospettive economiche" di Giorgio Mortara, Gramsci si serv frequentemente nelle note dei "Quaderni" (confronta anche le lettere seguenti).
Nota 5: S. JACINI, "Inchiesta agraria. Proemio. Relazione finale. Conclusioni dell'inchiesta sulla Lombardia. Interpellanza al Senato", Federazione Italiana dei Consorzi agrari, Piacenza 1926 (il libro  conservato nel Fondo Gramsci).
Nota 6: "Aujourd'hui et demain" di Henry Ford (Payot, Parigi 1926), verr utilizzato da Gramsci anche per la stesura del quaderno speciale 22 su "Americanismo e fordismo" (confronta "Quaderni del carcere, citato, pagine 2137-81).
Nota 7: Rispettivamente G. PRATO, "Il Piemonte e gli effetti della guerra sulla vita economica e sociale", Laterza, Bari e Yale University Press, New Haven 1925; S. PUGLIESE, "Produzione, salari e redditi in una regione risicola italiana", Annali di Economia, Milano, volume 3, gennaio 1927, pagine 1 e seguenti; A. LORIA, "La crisi economica britannica", ivi, pagine 179 e seguenti.
Nota 8: G. VOLPE, "L'Italia in cammino. L'ultimo cinquantennio", Treves, Milano 1927 (il libro  conservato nel Fondo Gramsci).


38.
6 giugno 1927.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 23 maggio. Ti ringrazio perch mi hai scritto a lungo e mi hai mandato tante notizie interessanti. Dovresti sempre scrivermi cos e mandarmi sempre tante notizie sulla vita locale anche se a te non sembrano di grande significato. Per esempio: mi scrivi che a Ghilarza aggregheranno altri 8 comuni; intanto quali sono? E poi: che significato ha questa aggregazione e quali conseguenze? Ci sar un solo podest, e una condotta municipale, ma le scuole, per esempio, come saranno organizzate? Lasceranno in ogni attuale comune le prime scuole elementari, oppure i bambini di Norbello o di Domusnovas dovranno ogni giorno venire a Ghilarza anche per la prima classe? Metteranno un dazio comunale unico? Le imposte che i ghilarzesi proprietari di terra in tutti questi comuni pagheranno saranno spese nelle singole frazioni o saranno spese per abbellire Ghilarza?
Questa  la questione principale, mi pare, perch nel passato il bilancio comunale di Ghilarza era poverissimo perch i suoi abitanti possedevano nel territorio dei comuni vicini e a questi pagavano la maggior parte delle imposte locali. Ecco di che cosa devi scrivermi invece di pensare sempre alla mia posizione critica, triste eccetera eccetera. Io vorrei rassicurarti da questo punto di vista. Intendiamoci: non che io creda la mia posizione molto brillante. Ma tu sai che ogni cosa ha un valore anche secondo il nostro modo di vederla e di sentirla. Ora, io sono molto tranquillo e vedo tutto con una grande calma e una grande fiducia, non per gli avvenimenti immediati che mi riguardano, ma per il mio avvenire ulteriore; sono persuaso, come ho gi scritto a Teresina, che non dovr star sempre a marcire in prigione; io credo, cos a lume di naso, che star dentro non pi di tre anni, anche se mi condannassero, mettiamo, a 20 anni. Vedi che ti scrivo con la massima sincerit, senza cercare di crearti nessuna illusione, penso che solo cos anche tu sarai forte e avrai pazienza. Devi poi essere assolutamente tranquilla per ci che riguarda le mie condizioni di forza morale e anche di salute fisica. Per la forza morale un po' mi conosci. Ricordi quella volta (ma forse non te l'abbiamo mai detto allora) che abbiamo fatto una scommessa tra ragazzi a chi resisteva di pi a darsi dei colpi di pietra sulle dita fino a fare uscire una goccia di sangue dai polpastrelli. Adesso non sarei forse pi capace di resistere a queste prove barbariche, ma certamente sono diventato anche pi capace di resistere ai colpi di martello sulla testa che gli avvenimenti mi hanno vibrato e ancora mi vibreranno. Pensa che su per gi da dieci anni mi trovo in un ambiente di lotta e che mi sono sufficientemente temprato; avrei potuto essere ucciso una dozzina di volte, e invece mi trovo ancora vivo:  gi un punto di guadagno incalcolabile. D'altronde sono stato anche felice per qualche tempo; ho due bellissimi bambini che certamente vengono allevati e crescono come piace a me e che diventeranno due uomini energici e forti. Dunque sono tranquillo e calmo e non ho proprio bisogno n di compassione n di conforto. E anche fisicamente sto abbastanza bene. In questi sei mesi ne ho viste e ne ho passate di tutti i colori e ho scoperto che anche fisicamente sono molto, molto pi forte di quanto io stesso pensassi. Sono sicuro di poter resistere anche in avvenire e sono sicurissimo perci di riabbracciarti e di vederti contenta.
Di tanto in tanto ho nostalgia di Giulia e dei nostri figli e so che stanno bene. Sono certo che i bambini sono allevati anche con troppe comodit e cure: la mamma, i nonni, le zie, si priverebbero del pane per non far mancare loro i biscotti e i bei vestitini. Di Nannaro non sono riuscito a saper niente di preciso, mai: sapevo solo che viveva a Parigi, che lavorava, ma non di pi. Nannaro  molto matto e strano e credo che proprio lui non abbia voluto farmi sapere nulla di s, perch forse pensava che io fossi molto in collera con lui perch aveva riscosso il mio stipendio per 5 o 6 mesi senza farmene sapere nulla, mentre io ero ammalato in un sanatorio. Penso cos io, almeno; e perci credo che sia pazzo. Io sapevo in che stato era, come era stato ferito per causa mia (1) e non avrei neanche pensato a rimproverarlo o a domandargli un soldo.
Cara mamma, sta forte e tranquilla e non essere troppo feroce con gli abbasantesi. Ti abbraccio affettuosamente.
NINO.


Note.

Nota 1: In una lettera a Giulia del 21 luglio 1924, Gramsci riferisce di aver sa puto soltanto al suo rientro in Italia della caccia che i fascisti, credendomi a Torino, hanno dato alla mia ombra e le bastonate e le baionettate prese per conto mio da mio fratello che ci lasci un dito e la met del suo sangue (Lettere 1908-1926, citato, pagina 369). L'aggressione a Gennaro, che lavorava nell'amministrazione dell'Ordine Nuovo, era avvenuta il 18 dicembre 1922 mentre Gramsci si trovava a Mosca.


39.
27 giugno 1927.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 2 con la fotografia di Mea. La tua precedente lettera l'avevo poi ricevuta e ad essa ho anche risposto. Le mie notizie sono sempre le stesse; la salute  abbastanza buona e tiro avanti. In queste ultime settimane ho avuto un grosso dispiacere,  venuta da Roma a Milano mia cognata Tatiana per visitarmi, ma  caduta ammalata e dal 14 maggio si trova in un ospedale, senza ancora essere potuta venire a vedermi. Spero che adesso: stia bene (cos mi scrive, almeno) e che fra giorni mi far una visita.
La fotografia di Mea non mi piace. Sai a cosa pensavo? Che lo scudo d'argento che avevo mandato per farle un cucchiaino, tu l'hai conservato e glielo hai messo nel salvadanaio o alla posta. Mi pare di vedere nella faccia di questa bambina i lineamenti potenziali di una beghina che d il denaro in prestito al 40 per cento d'interesse. Mi pare che tutti insieme, tu, Grazietta e Teresina avete rovinato Edmea. Non dimenticher mai che la prima volta che Mea venne a spasso con me, avendole chiesto se voleva i cioccolattini, mi rispose di darle i soldi che li avrebbe messi alla posta. Ti pare un bel modo questo di educare i bambini? Io mi domando perch una ragazza educata cos possa sentire ripugnanza a prostituirsi; se le avete insegnato che il denaro vale per se stesso e non per i servizi che pu procurare? Io desidero proprio che Mea abbia un cucchiaino e non uno scudo, devi scrivermi se hai fatto ci.
Vorrei che tu mi mandassi, sai che cosa? La predica di fra' Antiogu a su populu de Masuddas (1). Ad Oristano si potr comprare, perch ultimamente l'aveva ristampata Patrizio Carta nella sua famosa tipografia (2). Poich ho tanto tempo da perdere, voglio comporre sullo stesso stile un poema dove far entrare tutti gli illustri personaggi che ho conosciuto da bambino: tiu Remundu Gana con Ganosu e Ganolla, maistru Andriolu e tiu Millanu, tiu Micheli Bobboi, tiu Iscorza alluttu, Pippetto, Corroncu, Santu Jacu zilighertari eccetera eccetera. Mi divertir molto e poi reciter il poema ai bambini, fra qualche anno. Penso che adesso il mondo si  incivilito e le scene che abbiamo visto noi da bambini ora non si vedono pi. Ti ricordi quella mendicante di Mogoro che ci aveva promesso di venirci a prendere con due cavalli bianchi e due cavalli neri per andare a scoprire il tesoro difeso della musca maghedda e che noi l'abbiamo attesa per mesi e mesi (3)? Adesso i bambini non credono pi a queste storie e perci  bene cantarle; se ci trovassimo con Mario potremmo rifare una gara poetica! Mi sono ricordato di tiu Iscorza alluttu, come pudicamente diceva zia Grazia (4): vive ancora? ti ricordi quanto ci faceva ridere col suo cavallo che aveva la coda solo la domenica? Hai visto quante cose ricordo? Scommetto che sono riuscito a farti ridere. Saluta affettuosamente tutti. Ti abbraccio teneramente.
NINO.


Note.

Nota 1: La "Scomuniga de predi Antiogu a su populu de Masuddas", composizione satirica di fine Ottocento (confronta anche la lettera 57).
Nota 2: Patrizio Carta, lontano parente della famiglia Gramsci, proprietario di una tipografia portata in breve tempo al fallimento.
Nota 3: L'episodio della mendicante ospitata dalla madre di Gramsci durante una festa patronale, che favoleggiava di un tesoro custodito da sa musca maghedda, gigantesca mosca del folklore sardo,  rievocato nel ricordo di Teresina da M. Paulesu Quercioli, "Le donne di Casa Gramsci", citato, pagine 64-65.
Nota 4: Grazia Delogu (1854-1912), sorella per parte di madre di Peppina Marcias. Alla sua morte aveva lasciato in eredit ai nipoti la casa di Ghilarza, dove i Gramsci gi vivevano dal 1898.


40.
4 luglio 1927.

Caro Berti,
ho ricevuto la tua lettera del 20 giugno (1). Ti ringrazio di avermi scritto. Non so se Ventura ha ricevuto le mie numerose lettere, perch da Ustica non ricevo corrispondenza da un bel pezzo.
In questo momento attraverso un certo periodo di stanchezza morale, in relazione ad avvenimenti di carattere famigliare. Sono molto nervoso e irascibile; non riesco a concentrarmi su nessun argomento, anche se interessante, come quello trattato nella tua lettera. D'altronde ho perduto ogni contatto col vostro ambiente e non so immaginare quale sia il carattere delle trasformazioni avvenute nella media dei confinati. Una delle attivit pi importanti, secondo me, da svolgere da parte del corpo insegnante sarebbe quella di registrare, sviluppare e coordinare le esperienze e le osservazioni pedagogiche e didattiche; da questo ininterrotto lavoro solo pu nascere il tipo di scuola e il tipo di insegnante che l'ambiente richiede. Che bel libro si potrebbe fare, e quanto utile, su queste esperienze. Poich tale  la mia opinione, mi  difficile darti dei consigli e tanto meno scodellarti, come tu dici, una serie di idee geniali. Penso che la genialit debba essere mandata nel fosso e debba invece essere applicato il metodo delle esperienze pi minuziose e dell'autocritica pi spassionata o obiettiva. Caro Berti, non pensare che io voglia scoraggiarti o aumentare il turbamento che gi esiste in te, come mi scrivi.
Poich non pensi cos, ti dir che io mi sono persuaso che tu, dopo aver esagerato giovanilmente nella sicurezza di te stesso, esageri adesso nel sottovalutarti. Permetti che te lo dica? La tua fanciullezza  durata un po' (diciamo pure un po' molto) di pi, di quanto duri nella comune degli uomini. Ma io penso che i messaggi energici ai quali sei stato sottoposto ti abbiano giovato, abbiano indurito le tue ossa.
Riprendo. Io penso, cos all'ingrosso, che la scuola dovrebbe essere in tre gradi (fondamentali, perch ogni grado potrebbe essere diviso in corsi): il terzo grado dovrebbe essere quello degli insegnanti o equiparati, e funzionare piuttosto come circolo che come scuola in senso comune. Ogni componente, cio, dovrebbe dare un suo contributo come conferenziere o relatore su determinati argomenti scientifici, storici o filosofici, ma specialmente didattici e pedagogici. Per il corso di filosofia io penso, cos, sempre all'ingrosso, che l'esposizione storica dovrebbe essere riassuntiva e si dovrebbe invece insistere su un sistema filosofico concreto, quello hegeliano, sviscerandolo e criticandolo in tutti i suoi aspetti. Farei invece un corso di logica, direi persino coi "barbara", "baralipton", eccetera, e di dialettica. Ma di tutto questo potremo ancora parlare, se tu mi scriverai ancora.
Non ho proprio voglia di scrivere e di pensare a tutto ci. Chi  il Parri, cui accenni? Io ho conosciuto (era all'Universit tre anni avanti a me) un Francesco Parri (2), diventato professore di storia moderna e credo specialista nella storia del Risorgimento: era molto valente e se si trattasse di lui, credo sarebbe molto utile un corso speciale sul Risorgimento. Il Parri in parola seguiva, se ben ricordo, la scuola storica torinese, degli storici economisti, che fa discendere direttamente da Smith e da Ricardo la tradizione scientifica della ricerca economica sulla storia (Einaudi, Prato, Porri, eccetera) e potrebbe fare una esposizione sulle origini dello stato unitario italiano molto interessante. Poich conosci il Rosselli (io non lo conosco), ti prego di dirgli che gli sarei grato se volesse procurarmi il foglio di stampa numero 8 (da pagina 113 a pagina 128) del libro di suo fratello sul movimento cooperativo italiano durante il Risorgimento, nel mio esemplare manca questo foglio ed  ripetuto quello numero 21 per errore di legatura; non so come procurarmelo altrimenti (e il libro costa 26 lire!) e proprio quel capitolo  molto interessante (3).
Caro Berti, salutami tutti gli amici e tu credimi cordialmente tuo. ANTONIO.

Ricevo in questo momento la lettera di Marcucci (4) del 29 giugno. Sono proprio contento con Marcucci che s' deciso a scrivermi. Fatti raccontare la storia. Marcucci non mi conosceva e ha preso proprio sul serio un mio scherzo da te riferito. Assicura Marcucci da parte mia e digli che ho in cella un passerino il quale va a giocare sulle scarpe ricamandole leggiadramente di sguizzi equivoci, con mio enorme sollazzo; non le pulir che dopo aver visto il lavoro bellamente al giusto punto artistico. (Artistico in relazione al vostro corso di storia dell'arte, di cui appunto mi scrive il Marcucci).
Un libro sussidiario per il corso di storia: ti raccomando quello recente di Corrado Barbagallo "L'oro e il fuoco , Edizioni Corbaccio, Milano, Buenos Ayres 69, Lire 14.


Note.

Nota 1: Confronta Appendice 11, numero 1.
Nota 2: In realt Berti si riferisce a Ferruccio Parri arrestato insieme a Carlo Rosselli nel dicembre 1926, per aver organizzato l'espatrio clandestino di Filippo Turati in Francia.
Nota 3: Il capitolo 5, "I Congressi di Parma e di Napoli", del libro di NELLO ROSSELLI, "Mazzini e Bakounine, 12 anni di movimento operaio in Italia (1860-1872), Bocca, Torino 1927.
Nota 4: Cesare Marcucci (1906-1980), studente di medicina marchigiano, comunista, era stato arrestato nel 1926 e condannato a cinque anni di confino a Ustica.


41.
11 luglio 1927.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua cartolina del 2 luglio. Forse a quest'ora mamma ha gi ricevuto le mie lettere. In ogni modo alle due ultime mie lettere non ho avuto riscontro e perci immagino che siano ancora in viaggio. Sai per a che cosa ho pensato? Che tu mi abbia scritto che non ricevevate pi mie notizie solo per avere uno spunto alla cartolina, dato che da parecchio tempo non mi scrivi pi. Perch non mi scrivi qualche volta? Possibile che tu sia cos profondamente immerso e assorbito negli affari? Oppure Giulia e Lia (1) vi assordano tutto il giorno con le loro chiacchiere e i loro pettegolezzi? Immagino quale leggiadro divertimento deve essere averle per vicine. Hanno gi trovato da impiantare qualche nuovo ed originale traffico, come quello delle coroncine o delle immagini o delle cartoline illustrate? Passato che sia morta, adesso che la ditta si  stabilita sul posto, la famosa Zuanna Culemantigu; te ne ricordi? ma esister forse ancora tia Tana (2).
Io sto sempre allo stesso modo, cio discretamente. Studio; leggo e il tempo mi passa abbastanza in fretta, pi di quanto potessi credere. Cerco di non pensare a nulla oltre alle mie occupazioni carcerarie, in modo da essere tranquillo. Non so se ci riuscir sempre, ma finora ci sono riuscito. Da questo punto di vista puoi assicurare la mamma. D'altronde, se mi sentissi male o avessi bisogno di qualcosa, scriverei a te o a Teresina. Abbraccia tutti. Affettuosamente.
NINO.


Note.

Nota 1: Giulia e Lia Delogu, sorelle dello zio Serafino.
Nota 2: Su questi personaggi, simboli dell'ambiente paesano, confronta anche la lettera 198.


42.
18 luglio 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera dell'11. Non ti ho scritto prima direttamente, perch non sapevo il tuo indirizzo preciso. Ma io pensavo che la Ester (1) ti mostrasse sempre le mie lettere che erano scritte specialmente per te. Cara Tania, certo immagini quanto dolore abbia sentito e senta per tutto questo trambusto di malattie in cui ti sei trovata per causa mia. Io non ne capisco nulla ma a certe parole che ronzano come mosconi, penso che si tratti di cose molto complicate. Che tu sia gi potuta uscire dall'ospedale, mi ha molto consolato. Sai da che cosa era specialmente determinato il mio nervosismo? Dal non sapere nulla di concreto e dal pensare che mentre tu eri a Milano ammalata io potevo, da un giorno all'altro, essere messo in traduzione per Roma, senza averti visto. Devo restituire la penna e perci devo smettere. Ti abbraccio teneramente, con la speranza di vederti tra breve.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Esther Zamboni (1890-1963), insegnante comunista, assisteva Tatiana durante la sua degenza in ospedale. Nel 1926 era stata incaricata dal centro del P.c.d.'I. a Milano di raggiungere l'abitazione romana di Gramsci, allo scopo di aiutarlo a mettersi in salvo prima dell'arresto (confronta P. SPRIANO "Storia del Partito comunista italiano", volume 2, "Gli anni della clandestinit", Einaudi, Torino 1974, pagine 64-65). Le lettere inviatele da Gramsci sono andate disperse.


43.
25 luglio 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto, questa settimana, solo una lettera della Ester. Ieri, domenica, ero proprio convinto che saresti venuta al colloquio. Non devi credere, per, carissima, che io mi sia mai irritato perch tu non hai ancora potuto venire a vedermi, e che abbia, in qualsiasi modo, pensato che il ritardo sia stato causato da tua poca diligenza. Mi  sembrato di leggere un qualcosa del genere nella lettera della Ester. No. Sono stato nervoso perch non avevo tue notizie regolarmente e perch le notizie erano vaghe e incerte. Capivo che tu mi scrivessi come mi scrivevi, perch ho visto altre volte come dai poca importanza alla tua salute, ma non capisco come la Ester almeno non capisse di dovermi scrivere con una certa concretezza. Anche adesso capisco poco. Ester mi aveva scritto che tu avevi gi subito l'operazione dell'appendicite; dalla tua ultima lettera appare invece che l'operazione non ha avuto luogo ancora. Questa incertezza devi poi metterla in rapporto al fatto che alla fine di maggio e per quasi tutto giugno io credevo di dover partire per Roma da un giorno all'altro. Puoi immaginare il mio stato d'animo in simili condizioni. Qualche momento ero veramente furibondo. Quei benino, che mi scrivevate, mi facevano da aculeo. Sai, al mio paese si racconta questa storia: - Il governo, attraverso i prefetti, invi a tutti i Municipi, molto tempo fa, una circolare dove si domandava a quale distanza dall'abitato si trovasse il cimitero. Il sindaco rispose la prima volta: A un tiro di schioppo. Il modulo fu rimandato indietro, con la richiesta di una maggiore precisione e il sindaco precis: A un tiro di sasso, lanciato da mano maestra; il modulo fu ancora rimandato e il sindaco fu ancora pi preciso: Una volata di allodola di seconda covata. Non ti pare che tu ed Ester abbiate avuto ed abbiate contro il sistema metrico decimale delle notizie la stessa avversione di quel sindaco?
Carissima Tania, nonostante tutto, mi sento molto colpevole e sono addolorato di avere in tal modo perduto il controllo di me stesso. Ti prego di non trascurare nulla per rimetterti in salute e di fare tutto ci che alla clinica ritengono sia necessario. Io posso aspettare e aspetter con molta pazienza. Ti voglio molto bene.
ANTONIO.


44.
1 agosto 1927.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 12 luglio e la fotografia dei due bambini di Teresina. Hai ricevuto un'altra mia lettera, nella quale ti scrivo qualcosa su Nannaro? Se non l'hai ricevuta, non pensare che ti abbia mandato sue notizie precise, perch neanche io sono riuscito mai ad averne; cercavo solo di spiegarti le ragioni probabili del silenzio di Nannaro almeno a mio riguardo.
Il gruppo dei due bambini mi pare venuto molto bene, anche se la fotografia non  molto riuscita. Si vede che sono due bei bambini. Nell'altra fotografia di Franco che mi avevi mandato, il bambino sembrava un vecchietto; era molto magro e senza freschezza. Da un pezzo non ho pi ricevuto notizie da Giulia; da circa 3 mesi, non so niente n di lei n dei bambini. Mia cognata  sempre all'ospedale ammalata; penso che proprio in questi giorni le abbiano fatto un'operazione, perch da 20 giorni non ho sue notizie. Io mi sto abituando a non pensare pi a nulla e a lasciare andare le cose come vogliono. Abbracci a tutti.
NINO.

Perch non ti faccia imbrogliare, nel caso, ti avverto che lo scudo d'argento non vale solo 5 lire, ma oggi vale 20 lire. Quando l'ho mandato valeva proprio 30 lire circa e da esso si poteva benissimo fare un cucchiaino da bambini.


45.
8 agosto 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 28 luglio e la lettera di Giulia. Non avevo ricevuto lettere dopo l'11 luglio ed ero in grande pena, tanto che ho fatto qualcosa che a te sembrer una sciocchezza: non te la voglio dire, per, te la dir quando verrai a colloquio. Mi dispiace che tu ti senta moralmente stanca. Mi dispiace tanto pi, perch sono persuaso di avere contribuito a deprimerti. Cara Tania, ho sempre un grande timore che tu stia peggio di quanto mi scrivi e che ti possa trovare in qualche imbarazzo. Per causa mia. E' questo uno stato d'animo che niente pu distruggere. E' radicato in me. Sai che nel passato io ho sempre fatto una vita da orso nella caverna proprio per questo stato d'animo: perch non volevo che nessuno fosse legato alle mie traversie. Ho cercato di farmi dimenticare anche dalla mia famiglia, scrivendo a casa il meno possibile. Basta! Vorrei fare qualcosa per farti sorridere almeno. Ti racconter la storia dei miei passerotti. Devi dunque sapere che ho un passerotto e che ne ho avuto un altro che  morto, credo avvelenato da qualche insetto (una blatta o un millepiedi). Il primo passerotto era molto pi simpatico dell'attuale. Era fiero e di una grande vivacit. L'attuale  modestissimo, di animo servile e senza iniziativa. Il primo divenne subito padrone della cella. Credo che avesse uno spirito eminentemente goethiano, come ho letto in una biografia a proposito dell'uomo biografato. "Ueber allen Gipfeln" (1)! Conquistava tutte le cime esistenti nella cella e quindi si assideva per qualche minuto ad assaporarne la sublime pace. Salire sul tappo di una bottiglietta di tamarindo era il suo perpetuo assillo: e perci una volta cadde in un recipiente pieno dei rifiuti della caffettiera e fu l l per affogare. Ci che mi piaceva in questo passero  che non voleva essere toccato. Si rivoltava ferocemente, con le ali spiegate e beccava la mano con grande energia. Si era addomesticato, ma senza permettere troppe confidenze. Il curioso  che la sua relativa famigliarit non fu graduale, ma improvvisa. Si muoveva per la cella, ma sempre nell'estremo opposto a me. Per attirarlo gli offrivo una mosca in una scatoletta di fiammiferi; non la prendeva se non quando io ero lontano. Una volta invece di una, nella scatoletta erano cinque o sei mosche; prima di mangiarle danz freneticamente intorno per qualche secondo; la danza fu ripetuta sempre per le mosche numerose. Un mattino, rientrando dal passeggio, mi trovai il passero vicinissimo; non si stacc pi, nel senso che da allora mi stava sempre vicino, guardandomi attentamente e venendo ogni tanto a beccarmi le scarpe per farsi dare qualcosa. Ma non si lasci mai prendere in mano senza rivoltarsi e cercare subito di scappare. E' morto lentamente, cio ha avuto un colpo improvviso, di sera, mentre era accovacciato sotto il tavolino, ha strillato proprio come un bambino, ma  morto solo il giorno dopo: era paralizzato dal lato destro e si trascinava penosamente per mangiare e bere, poi di colpo mor. L'attuale passero invece  di una domesticit nauseante; vuole essere imboccato, quantunque mangi da s benissimo; viene sulla scarpa e si mette nella piega dei calzoni: se avesse le ali intiere volerebbe sul ginocchio; si vede che vuol farlo perch si allunga, freme, poi va sulla scarpa. Penso che morir anch'esso, perch ha l'abitudine di mangiare le capocchie bruciate dei fiammiferi oltre al fatto che il mangiare sempre pane mollo deve procurare a questi uccellini dei disturbi mortali. Per adesso  abbastanza sano, ma non  vivace; non corre, sta sempre vicino e si  gi involontariamente preso alcune pedate. Ed ecco la storia de i miei passerini.
Scriverai tu a Giulia anche per me,  vero? Ho pensato di scriverle direttamente; che te ne pare. Sarebbe lo stesso, ma come fare a scrivere ogni settimana a te e a Giulia separatamente? Tutta la mia corrispondenza sarebbe impegnata; d'altronde io voglio scrivere a te ogni settimana. Cara Tania, ti voglio tanto bene e ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Sopra ogni vetta, primo verso della lirica "Ein Gleiches" di Goethe e titolo di una biografia romanzata del poeta pubblicata da Paul Heyser a Berlino nel 1895. "ber allen Gipfeln. Goethes Gedichte im Rahmen seines Lebens" (Wilhelm Langewiesche-Brandt, Monaco 1922),  anche il titolo di un'antologia che Gramsci aveva lasciato a Ghilarza e poi richiesto a Turi (confronta la lettera 126). Una parte del libro verr tradotta nel quaderno C, sotto il titolo "Esercizi di lingua tedesca sulle poesie di Goethe".


46.
8 agosto 1927.

Carissimo Berti,
ho ricevuto la tua del 15 luglio. Ti assicuro che il mio stato di salute non  peggiore di quello che era negli scorsi anni; credo anzi che sia un tantino migliorato. D'altronde non faccio nessun lavoro, perch non pu chiamarsi lavoro il leggere puro e semplice. Leggo molto, ma disordinatamente. Ricevo qualche libro di fuori e leggo i libri della biblioteca carceraria, cos, come capitano, settimana per settimana. Io possiedo una capacit abbastanza felice di trovare un qualche lato interessante anche nella pi bassa produzione intellettuale, come i romanzi d'appendice, per esempio. Se avessi la possibilit, accumulerei centinaia e migliaia di schede su alcuni argomenti di psicologia diffusa popolare. Per esempio: come  nato il mito del rullo compressore russo del 19I4; in questi romanzi trovi a centinaia gli spunti in proposito, ci che significa che esisteva tutto un sistema di credenze e di timori radicati nelle grandi masse popolari e che nel 1914 i governi [imponevano quelle che si potrebbero dire le loro campagne d'agitazione nazionalistiche] (1). Allo stesso modo trovi centinaia di spunti sull'odio popolare francese contro l'Inghilterra, legato alla tradizione contadinesca della guerra dei cento anni, del supplizio di Giovanna d'Arco e poi alle guerre e all'esilio di Napoleone. Che i contadini francesi, sotto la Restaurazione, credessero Napoleone un discendente della Pulzella, non  estremamente interessante? Come vedi io razzolo anche nei letamai. D'altronde qualche libro interessante mi capita di tanto in tanto. Sto leggendo adesso l'"Eglise et la Bourgeoisie" primo tomo (300 pagine in ottavo) di "Origines de l'esprit bourgeois en France" di un tale Groethuysen. L'autore, che non conosco, ma che deve essere un seguace della scuola sociologica del Paulhan (2), ha avuto la pazienza di analizzare molecolarmente le raccolte di prediche e di libri di devozione usciti prima del 1789, per ricostruire i punti di vista, le credenze, gli atteggiamenti della nuova classe dirigente in formazione. Una grande delusione intellettuale mi ha dato invece il tanto strombazzato libro di Henri Massis "Dfense de l'Occident" (3); credo che Filippo Crispolti o Egilberto Martire (4) avrebbero scritto un libro pi snello se fosse loro venuto in testa l'argomento. Ci che mi fa ridere  il fatto che questo egregio Massis, il quale ha una benedetta paura che l'ideologia asiatica di Tagore e di Gandhi non distrugga il razionalismo cattolico francese, non s'accorge che Parigi  diventata una mezza colonia dell'intellettualismo senegalese e che in Francia si moltiplica il numero dei meticci. Si potrebbe, per ridere, sostenere, che se la Germania  l'estrema propaggine dell'asiatismo ideologico, la Francia  l'inizio dell'Africa tenebrosa e che il jazz-band  la prima molecola di una nuova civilt eurafricana!
Ti ringrazio per aver cercato di farmi avere i fogli mancanti al mio esemplare del libro del Rosselli (5). Hai letto il libro? Io non conosco il Rosselli, ma vorrei dirgli che non comprendo in un libro di storia l'acrimonia che egli mette nel suo. Questo in generale. In particolare: lo spunto del suo libro mi pare drammatico fino all'istrionismo (naturalmente il recensore del Giornale d'Italia si  impadronito di questo spunto e l'ha rigirato con la massima pacchianeria) (6). Poi il Rosselli non accenna neanche al fatto che la famosa riunione di Londra del 1864 per l'indipendenza della Polonia era domandata dalle Societ napoletane da qualche anno e fu convocata proprio per una esplicita lettera di una Societ napoletana. Il fatto mi pare capitale. Nel Rosselli c' (per lui) una strana deformazione intellettuale. I moderati del Risorgimento, i quali dopo i fatti di Milano del febbraio 1853 e a pochi giorni dall'impiccagione di Tito Speri, avevano inviato un indirizzo di omaggio a Francesco Giuseppe, a un certo momento, specialmente dopo il 60 ma pi dopo gli avvenimenti di Parigi del 71, si impadronirono di Mazzini e se ne fecero un baluardo, anche contro Garibaldi (vedi Tullio Martello, per esempio nella sua Storia) (7). Questa tendenza  rimasta fino ad oggi ed  rappresentata dal Luzio (8). Ma perch anche dal Rosselli? Io pensavo che la giovane generazione di storici si fosse liberata da queste diatribe e dall'acrimonia che le accompagna e che ai Gesta dei avesse sostituito la critica storica. Del resto il libro del Rosselli riempie una lacuna realmente. Ho ricevuto una cartolina da Amadeo. Saluta tutti affettuosamente, anche il Rosselli e il Silvestri (9). Ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: La frase tra parentesi  censurata, ma leggibile.
Nota 2: Il libro di BERNARD GROETEHUYSEN, "Origines de l'esprit bourgeois en France, 1: L'Eglise et la Bourgeoisie", Gallimard, Parigi 1927, si apre con una prefazione in forma di "Lettre  Jean Paulhan". E' possibile che Gramsci si riferisca qui erroneamente a Frdric Paulhan (1856-1931), psicologo francese e studioso di pedagogia. L'opera di Groethuysen  citata varie volte nei "Quaderni".
Nota 3: H. MASSIS, "Dfense de l'occident", Plon, Parigi 1927. Sul movimento integralista del Massis, definito forcaiolismo cattolico, confronta "Quaderni del carcere", citato, pagina 837 e passim.
Nota 4: Del marchese Filippo Crispolti (1857-1942), pubblicista cattolico, poi senatore filofascista, Gramsci si occupa numerose volte nei "Quaderni". Con lui aveva in precedenza sostenuto alcune polemiche giornalistiche, come nel maggio 1916 e nel giugno 1917 (confronta "Circoli viziosi" e "L'aio senza imbarazzi", in A. GRAMSCI, "Cronache torinesi, 1913-1917", a cura di S. Caprioglio, Einaudi, Torino 1980, pagine 315-316 e 322-323; e "Rispondiamo a Crispolti", in "La citt futura", citato, pagine 214-216). Anche Egilberto Martire (1887-1952), giornalista e deputato popolare, fondatore nel 1924 del Centro cattolico nazionale favorevole al fascismo,  ricordato nelle note del carcere.
Nota 5: Confronta la lettera 40, nota 3.
Nota 6: Si riferisce alla recensione di Ugo d'Andrea, sul Giornale d'Italia del 15 marzo 1927.
Nota 7: T. MARTELLO, "Storia della Internazionale dalle sue origini al Congresso dell'Aja", F.lli Salmin - G. Marghieri, Padova-Napoli 1873. L'opera, ristampata nel 1921 dall'editore Perrella di Firenze,  definita da Gramsci in una lettera a Umberto Terracini del gennaio 1924 un libello reazionario contro l'Internazionale ("Lettere 1908-1926", citato pagina 179).
Nota 8: Alessandro Luzio, autore di vari volumi sul Risorgimento e la Massoneria pi volte citati nei "Quaderni".
Nota 9: Nello Rosselli rimase confinato a Ustica dal giugno 1927 al febbraio 1928. Sull'isola si trovava anche il liberale Carlo Silvestri giornalista del Corriere della Sera, che fu in corrispondenza con Gramsci.


47.
22 agosto 1927.

Carissima mamma,
da circa un mese non ricevo tue lettere. Come state? Ti scrivo per avvertirti di non avere nessuna preoccupazione se riceverai (o avrai gi ricevuto) un qualche avviso delle ferrovie dello Stato in cui si parla di tre biglietti ferroviari da me rilasciati come deputato a tre Tizii e che sono stati contestati non ricordo bene se alla fine del 25 o ai principii del 26. Credo almeno che si tratti di questa faccenda, perch due giorni fa mi hanno domandato l'indirizzo della mia famiglia, che era richiesto dalle Ferrovie dello Stato per una quistione amministrativa. Io ho prima risposto che, essendo maggiorenne, la mia famiglia ero io stesso, ma siccome la richiesta era molto concisa, mi fu domandato l'indirizzo dei genitori. Ti spiego il caso. Come deputato avevo diritto ogni anno a 8 biglietti di prima classe e 4 di seconda per le persone della famiglia o per chi viaggiava con me in accompagnamento per ragioni di salute. Mi sono servito di questi biglietti qualche volta per farmi accompagnare, perch in tutti gli anni scorsi sono sempre stato molto debole e soffrivo qualche volta di svenimenti e di capogiri. Una volta che da Roma andai a Milano, il mio accompagnatore doveva subito ripartire, come fare? Mi rivolsi all'impiegato dei biglietti speciali e gli domandai schiarimenti; mi rispose che potevo emettere il biglietto, specificando: di ritorno dall'accompagnamento. Cos feci e ripetei altre due volte, successivamente, la cosa. Nel maggio 26, quando dovevo ritirare i biglietti del nuovo anno legislativo, essi mi furono rifiutati e mi si comunic che avrei dovuto pagare, per averli, qualche migliaio di lire, importo di tre biglietti pi la multa. Io penso che non devo pagar nulla: - 1 perch da parte mia non c' stato nessun dolo; ho presentato allo sportello dei biglietti che sono stati accettati, nonostante che in essi fosse scritto chiaramente: di ritorno dall'accompagnamento, ci significa che il regolamento non  chiaro e che gli impiegati non sanno interpretarlo - 2 perch sono stato danneggiato col non uso dei biglietti per il 1926. Ti ho spiegato questo perch tu veda che non c' stato nulla di male da parte mia. In ogni caso sono io solo il responsabile e non so cosa possono pretendere dai miei genitori. Se ricevi un avviso di tal genere, pertanto, devi rispondere che voi non c'entrate per nulla, che da 20 anni io sono indipendente dalla mia famiglia e faccio vita e famiglia per conto mio. Aspetto tue notizie. Ti abbraccio affettuosamente.
NINO.


48.
22 agosto 1927.

Carissima Tania,
da quasi un mese non ricevo tue notizie; l'ultima tua lettera  del 29 agosto (1).l Sono diventato pi paziente,  vero; tuttavia questo stato di cose mi da molta pena. Il mese scorso, prima di ricevere la tua lettera del 29, non sapendo cosa pensare, ho scritto alla signorina Nilde. Mi ha risposto molto gentilmente e mi ha assicurato che il professore Bastianelli non crede necessaria l'operazione per il tuo male e che ha scritto in tal senso a un medico dell'ospedale (2). Il professore Bastianelli crede che per te sia necessario tranquillit, aria buona e buon nutrimento. Tutto ci  bello, ma non  fatto per farmi star tranquillo, perch penso che non hai n tranquillit n aria buona e che probabilmente mangerai pochissimo. Scrivimi quante volte ti  possibile; qualche lettera almeno mi arriver e mi dar ancora un po' di pazienza. E scrivi a Giulia, rassicurandola. La sua ultima lettera era un po' malinconica (l'avevi letta?). Ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Si legga luglio.
Nota 2: Nilde Perilli, che lavorava all'istituto Regina Elena di Roma come assistente amministrativa del noto chirurgo Raffaele Bastianelli, ricorda al riguardo: A un certo punto Tatiana scrisse a Gramsci che doveva essere operata; stava in clinica, ma la storia dell'operazione non era vera. O meglio, a lei sarebbe piaciuto di dover essere operata, diceva di avere l'appendicite. Alla clinica Bastianelli la conoscevano, ma sia il professor Bastianelli che il professor Puccinelli si sarebbero guardati bene dall'operarla senza essere sicuri che l'appendicite ci fosse davvero. Perci non fu operata ("Gramsci vivo nelle testimonianze dei suoi contemporanei", citato, pagina 161).


49.
29 agosto 1927.

Carissima mamma,
ho ricevuto oggi la tua lettera del 17 e ti rispondo subito, quantunque ti abbia scritto anche la settimana scorsa.
Gioved  giunto Mario e ci siamo parlati per circa un quarto d'ora. Sta molto bene. Mi ha accennato ai suoi affari che adesso vanno abbastanza bene anch'essi. Mi pare che abbia una leggera tendenza a diventare grasso come pap. Prima di venire da me, Mario era andato a visitare mia cognata all'ospedale, cos mi ha dato sue notizie e mi ha un po' tranquillizzato (1). Egli mi ha promesso di scriverti subito per dirti che mi ha trovato assai bene di salute. Ci che mi hai scritto di lui mi pare esagerato. Nessuno, in questo caso, pu essere pi spassionato e obbiettivo di me, poich Mario milita nel campo opposto al mio. Quando io sono stato a visitarlo, qualche anno fa, in casa sua, credo di essermi fatta un'opinione esatta su tutto l'ambiente di cui egli era una specie di eroe. Ma sono cose che  meglio non scrivere e d'altronde Mario  mio fratello e gli voglio bene nonostante tutto. Spero che adesso si occupi pi delle sue faccende e che metta la testa a partito. Se ritorner a trovarmi, come mi ha detto, vedr di trovare il modo di dirgli qualcosa, specialmente per sua moglie che non  certo una donna come te, e che si affloscerebbe come uno straccio se dovesse lottare con una difficolt appena appena seria. Altro che rinunciare ai bagni o alla villeggiatura o a un nuovo vestito.
Mi dispiace che Grazietta stia sempre male, perch non mi scrive qualche volta? Abbraccio tutti affettuosamente; tanti, tanti baci a te.
NINO.

(E la predica di prete Poddighe quando me la mandi?)


Note.

Nota 1: Confronta la lettera seguente e nota 1.


50. 29 agosto 1927.

Carissima Tania,
gioved ho avuto il colloquio con mio fratello Mario, che mi ha rassicurato sulle tue condizioni (1). Ero talmente sovraeccitato per la mancanza di tue notizie, che dopo il colloquio e la scarica nervosa da esso determinata, mi sono sentito male: non ho dormito tutta la notte e devo aver avuto un po' di febbre. Tuttavia non so spiegarmi la mancanza di tue lettere. Mario mi ha detto d'averti invitato a passare qualche giorno a Varese in casa sua. Perch non accetti? Il caldo ormai  passato, tuttavia la campagna deve essere ancora gradevole e la regione dei laghi lombardi  degna di essere vista. Mio fratello  un buon ragazzo e sono sicuro che tu ti troverai  ton aise in casa sua. Conosco poco sua moglie; l'ho vista una volta sola, parecchi anni fa, quando stava per partorire e non credo sia questo il momento pi opportuno per conoscere una signora. Potresti ancora fare qualche bella passeggiata; Varese stesso possiede un lago, e delle colline molto belle. Intanto, anche tu, come passi il tempo? Hai dei libri? Io potrei mandarti qualche libro, ma non so come fare. Ho letto un romanzo di una scrittrice inglese, Margherita Kennedy, che mi pare molto pregevole. Il titolo "La ninfa innamorata" (2),  alquanto sciocco, ma il libro  realmente interessante: non so perch, mi ricorda "L'Idiota" di Dostoievski. Non credere che sia di una tale intensit, per;  certamente notevole, sia perch scritto da una donna, sia per l'atmosfera psicologica in cui  concepito e sia ancora per il mondo che descrive; inoltre  ben tradotto. Certamente lo leggerai, perch questi libri che ho qui, bisogner pure che te li mandi, o quando partir da Milano, o da Roma, quando sar assegnato a qualche Casa di Pena definitiva, dopo il processo. Vorrei che questo romanzo, dopo averlo letto, lo mandassi a Giulia. Io le scriver allora il perch il libro deve interessarla. Sai, si tratta, nel romanzo, di una specie di falanstero di musicisti, che vivono, sviluppano modi di pensare e di giudicare intorno a questo fatto fondamentale: la creazione e la sensibilit musicale. Giulia m'ha detto una volta che da giovinetta pensava di trasformare il mondo con la musica. Nel romanzo  il mondo che stritola i protagonisti: in ogni modo il libro  interessante e tradotto bene. Ti sei accorta come sono tradotti male i romanzi di Conrad? Non solo non si ha in italiano uno stile e una espressione che equivalga all'originale inglese, ma addirittura la lingua italiana  massacrata.
Aspetto sempre tue notizie dirette. Si avvicina il freddo: immagino che tu sei arrivata a Milano con una borsetta, credendo di stare pochi giorni e che ti trovi imbarazzata per tante piccole cose. Quando potr dirti a voce tutto ci che ho pensato in questo mese, ti far certamente ridere: credo proprio che la soverchia immaginazione sia una grande disgrazia. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Il 25 agosto 1927, Tatiana aveva scritto ai genitori: [Antonio] non credeva alle mie lettere per quanto riguarda la mia salute e l'agitazione che provava lo ha costretto a scrivere a suo fratello col quale non si incontrava e non si scriveva da sette anni, pregandolo di venire a Milano e di fare un salto da me. Ed ecco che oggi  venuto. [...] Suo fratello oggi deve andare a trovare Antonio, ha gi avuto il permesso, e naturalmente lo tranquillizzer, e gli comunicher che io avr presto un incontro con lui. Il fratello non sapeva nemmeno del suo arresto, supponeva che fosse partito per l'estero ("Lettere ai familiari", citato, pagine 32-33).
Nota 2: M. KENNEDY, "La ninfa innamorata", Treves, Milano 1927 (il titolo originale  "The Constant Nymph").


51.
5 settembre 1927.

Carissimo Berti,
ho ricevuto una tua cartolina dell'11 agosto. Avevo gi ricevuto prima alcune tue lettere, alle quali ho risposto, o direttamente, o nello scrivere al Lauriti (1). In queste ultime settimane non ho invece ricevuto corrispondenza da nessuna parte, eccettuate: 1 - una cartolina dei coniugi Tucci (2), ai quali ricambio i saluti pi cordiali; 2 - una cartolina di Renzo Menotti del quale tu mi avevi scritto e che io pensavo fosse un torinese (3); adesso mi sono ricordato di lui e ricambio i saluti. Ti incarichi di questa distribuzione di saluti?
Qui  incominciato gi l'autunno, col suo accompagnamento di stati atmosferici assai melanconici. Me lo sono gi sentito nelle vecchie ossa. Prevedo un inverno assai pesante; non ho mai sentito come in questi giorni di essere fisicamente invecchiato pi che l'et non comporti e di avere ben poche scorte di riserva. La crisi di esaurimento che ho avuto negli anni '22-'23 mi ha proprio logorato; ho cercato di superarla lentamente, conducendo una esistenza mediocre, limitata, passivamente vegetativa, ma oggi risento calarmi addosso lentamente la stessa cappa plumbea che allora parve schiacciarmi. Pu darsi che sia tutto una conseguenza di questo umidore milanese e anche dell'isolamento in cui mi trovo oramai da sette mesi; tanto che pi di una volta in queste ultime settimane ho pensato di rinunziare alla lettura di giornali politici e di andare in compagnia. Ho esitato finora a farlo per il dubbio che possa essere peggiore il rimedio del male. La compagnia possibile si divide in due strati: - popolani o delinquenti professionali, coi quali la conversazione pu essere interessante per due o tre settimane, fino all'esaurimento di quel tanto di pittoresco e di caratteristico che c' nella loro posizione; - intellettuali o quasi, accusati di bancarotta, di truffa eccetera, nei quali non ci deve essere neppure un quid di pittoresco e di caratteristico come nei primi. Ne ho avuto qualcuno vicino di cella e mi ha colpito il fatto del come si demoralizzino in forme infantili e primitive; piangono, proprio come i bambini, a grandi singhiozzi rumorosi, invocando la mamma; anche se questa, poveretta, debba essere morta da un pezzo; domandano sempre qualche cosa, certo per poter vedere l'agente di custodia, scambiar qualche parola e sentirsi cos legati alla vita; pensano di avere ancora dei diritti. Quando penso a tutto ci, l'idea di rinunziare ai giornali per avere un mortorio in compagnia, mi allieta meno. Un altro incubo ha incominciato ad assillarmi da quando il tempo si  cambiato: l'incubo delle traduzioni col freddo e col restante corteo. Carissimo Berti, mi dispiace di affliggerti con tutte queste storie; mi sfogo con te, perch non voglio scrivere queste cose ai miei famigliari. Scrivimi e insisti presso gli altri amici perch mi scrivano, di qualsiasi argomento; mi sentir cos meno isolato e avr delle distrazioni al corso obbligato dei miei pensieri. Ti abbraccio fraternamente, insieme con gli altri amici.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Mario Lauriti, comunista romano confinato dal 1926 al 1927, ha rievocato l'incontro con Gramsci ed altri antifascisti in "L'Universit di Ustica", Rinascita Sarda, 1 novembre 1970.
Nota 2: Alfredo Tucci (1894-1957), socialista massimalista di Viterbo, poi comunista, e sua moglie. Il Tucci, arrestato l'11 novembre 1926 e destinato per cinque anni a Ustica, fece parte del direttivo per il lavoro politico fra i confinati.
Nota 3: Clarenzo Menotti (1900-1968), socialista di Suzzarra, comunista dal 1921, eletto senatore dopo la guerra. Arrestato nell'aprile 1926 e condannato a quindici mesi di carcere, venne tradotto a Regina Coeli e poi destinato a Ustica dove era giunto nel marzo 1927.


52.
Cara Grazietta (1),
spero che queste righe ti trovino ancora ad Oristano. Mi dici d'avermi scritto altre cose. Ti d la mia parola, che quando ti risposi era la prima volta che ricevevo da te direttamente qualche notizia. Credi pure che sono meno indifferente e meno pigro di quanto possa apparire a qualcuno. O dio, non sono un mostro di espansione e spesso mi ci vuole per scrivere una parola affettuosa, ma non te e quelli di casa dovrete meravigliarvi di questo fatto. Bacia tanto la figliolina di zio Serafino e saluta tutti gli zii e la coorte delle zie, e di' loro che mi scrivano qualche volta ed io risponder: scrivere a tutti  impossibile; scegliere fra i tanti non  cortese; perci, se proprio pu a qualcuno importare che io viva e vesta panni, aspetto di conoscere questo qualcuno. Ma io ci credo poco. Baci infiniti a tutti.
NINO.


Note.

Nota 1: Questa lettera alla sorella, senza data,  stata pubblicata in A. GRAMSCI, "Lettere dal carcere", a cura di S. Caprioglio e E. Fubini, Einaudi, Torino 1965, pagina 120, e ripresa in traduzione inglese, con la stessa collocazione cronologica, in Id., "Letters from Prison", a cura di F. Rosengarten, Columbia University Press, New York 1994, volume 1, pagina 135. Non  parso pertanto conveniente espungerla tacitamente, malgrado dal testo appaia pi probabile che si tratti di una lettera degli anni precedenti il carcere pi esattamente del periodo di permanenza di Gramsci a Torino. Per tale ragione essa  stata infatti ristampata in appendice alle "Lettere 1908-1926", citato, pagina 525.


53.
12 settembre 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue due lettere (1); ricevo ogni giorno la frutta che mi mandi. Sono stato molto contento di averti visto e di aver potuto scambiare qualche parola con te. E' stata proprio una consolazione averti visto, dopo questi 4 mesi di ansie e di brutti pensieri. Perch mi hai trovato mutato? Io non so rendermene conto. E' vero che i mutamenti, con questa vita, si succedono cos lentamente che il paziente pu non accorgersene. Mi pare che tu non sei mutata gran che; forse eri troppo in preda alla paura di vedermi,  vero? Io invece penso di essermi sviluppato nel senso della freddezza e della indifferenza esterna, ho perduto molto del mio meridionalismo. Non credo di essere diventato insensibile, tutt'altro; forse invece ho acquistato un po' di sensibilit nervosa e morbosa, ma ho perduto l'abito esterno della sensibilit. E' vero che tu mi hai ricordato Giulia; ho osservato che vi rassomigliate molto, nonostante alcuni tratti spiccati di personalit propria e inconfondibile. Del resto, ricordi che un pomeriggio a Roma ti ho rivolto la parola credendo che tu fossi Giulia? Non so quando potrai avere il secondo colloquio. Ti vorrei dire a voce, meglio dell'altra volta, che non devi preoccuparti troppo di me. Sai che sono gi passati 10 mesi dal giorno del mio arresto? Il tempo passa molto in fretta,  vero, ma  anche molto lungo. Io penso che ho gi imposto troppi sacrifici ai miei fratelli e anche a te. Su mio fratello Mario non posso pi contare. L'ho capito un mese fa, dopo una lettera di mia madre. La mamma mi scrisse d'aver ricevuto una lettera dalla moglie di Mario, con molti lamenti eccetera. Scrissi a Mario di venire a colloquio; mi sembr molto imbarazzato. Dopo il colloquio, scrisse al mio paese, a mio fratello Carlo, in forma allarmatissima, da quanto posso immaginare. Carlo mi scrive come se io fossi sull'orlo della tomba; parla di venire lui a Milano e ha pensato persino di condurre la mamma, una donna di 70 anni circa, che non si  mai mossa dal villaggio e non ha mai fatto un viaggio in ferrovia pi lungo di 40 chilometri. Cose da manicomio, che mi hanno addolorato e anche un po' irritato contro Mario, che poteva essere pi franco con me e non terrorizzare la vecchia mamma. Basta. Ho deciso per tutto questo di porre un termine a questo stato di cose, riducendomi, se occorre, al puro vitto carcerario. Ci sono per delle pendenze e queste mi preoccupano assai. Scusami lo sfogo, cara Tania, e non addolorarti. Vedi che io ti scrivo proprio come a una sorella e tu in tutto questo tempo sei stata per me pi che una sorella. Perci ti ho anche tormentato un po', qualche volta. Ma non  forse vero che si tormenta proprio coloro che ci sono pi cari. Io voglio che tu faccia di tutto per guarire e star sana. Cos potrai scrivermi, tenermi informato di Giulia e dei bambini e consolarmi col tuo affetto. Le 300 lire che mi hai mandato in giugno, le ho ricevute; devo anche avertelo scritto. Non mi hanno ancora consegnato il dizionario tedesco; ma tu perch me l'hai mandato? Potevo farne a meno per ora, in attesa di poter avere il mio. In linea generale non devi mandarmi nulla che io non ti domandi o sulla cui spedizione io non sia stato consenziente. Credi pure che questa  la linea pi razionale, a parte il fatto, come tu dici, che io non domando mai nulla. Non  vero; io, quando ho bisogno, domando; ma cerco di farlo razionalmente, per non crearmi cattive abitudini che poi  pi doloroso smettere. Per vivere tranquilli in carcere, occorre abituarsi al purissimo necessario; tu capisci bene che ogni piccola comodit, in questo ambiente, diviene una specie di vizio che poi  difficile estirpare, data l'assenza di distrazioni. Se si vuole rimanere forti e mantenere intatta la propria forza di resistenza, occorre imporsi un regime e osservarlo ferreamente. Per esempio: perch ho io sofferto tanto del tuo silenzio? Perch ero abituato a una certa regolarit nella corrispondenza: ogni irregolarit perci assumeva un significato sinistro. Ma questa abitudine della corrispondenza regolare devi per crearmela, sai? Non pensare che io ti autorizzi a non scrivermi, con la teoria delle non abitudini! Carissima, aspetto il nuovo colloquio, anche se non possiamo neanche stringerci la mano. A proposito, sai che per lungo tempo avevo pensato di darti qualche fiore cresciuto nella mia cella (vedi che romanticismo carcerario!)? Ma le piante sono ormai essicate e cos non ho potuto mantenere nessuno dei 5 o 6 fiorellini che erano sbocciati, bruttini alquanto, a dire il vero. Ti abbraccio, affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: La cartolina postale e la lettera inviate da Tatiana a Gramsci il 5 settembre 1927, subito dopo il primo colloquio a San Vittore, sono riprodotte in Appendice 2, numeri 2 e 3.


54.
12 settembre 1927.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto insieme la tua lettera del 30 agosto e l'assicurata del 2 settembre. Ti ringrazio di tutto cuore. Non so cosa ti ha scritto Mario; ho l'impressione che ti abbia troppo allarmato, mentre io pensavo che la sua visita avrebbe contribuito a rassicurare la mamma. Mi sono sbagliato. - La tua lettera del 30 agosto  poi addirittura drammatica. Ti voglio, d'ora innanzi, scrivere spesso, per cercare di convincerti che il tuo stato d'animo non  degno di un uomo (e tu non sei pi tanto giovane, ormai). E' lo stato d'animo di chi  in preda al panico, di chi vede pericoli e minacce da tutte le parti, e perci diventa impotente ad operare seriamente e a vincere le difficolt reali, dopo averle bene determinate e circoscritte da quelle immaginarie che la sola fantasia ha creato. - E prima di tutto voglio dirti che tu e anche gli altri di casa non mi conoscete che ben poco e avete perci una opinione completamente sbagliata sulla mia forza di resistenza. Mi pare che siano quasi 22 anni da che io ho lasciato la famiglia; da 14 anni poi sono venuto a casa solo due volte, nel 20 e nel 24. Ora in tutto questo tempo non ho mai fatto il signore; tutt'altro; ho spesso attraversato dei periodi cattivissimi e ho anche fatto la fame nel senso pi letterale della parola. A un certo punto questa cosa bisogna dirla, perch [... ] (1) si riesce a rassicurare. Probabilmente tu qualche volta mi hai un po' invidiato perch mi  stato possibile studiare. Ma tu non sai certamente come io ho potuto studiare. Ti voglio solo ricordare ci che mi  successo negli anni dal 1910 al 1912. Nel 10, poich Nannaro era impiegato a Cagliari, andai a stare con lui. Ricevetti la prima mesata, poi non ricevetti pi nulla: ero tutto a carico di Nannaro, che non guadagnava pi di 100 lire al mese (2). Cambiammo di pensione. Io ebbi una stanzetta che aveva perduto tutta la calce per l'umidit e aveva solo un finestrino che dava in una specie di pozzo, pi latrina che cortile. Mi accorsi subito che non si poteva andare avanti, per il malumore di Nannaro che se la prendeva sempre con me. Incominciai col non prendere pi il poco caff al mattino, poi rimandai il pranzo sempre pi tardi e cos risparmiavo la cena. Per 8 mesi circa mangiai cos una sola volta al giorno e giunsi alla fine del terzo anno di liceo, in condizioni di denutrizione: molto gravi. Solo alla fine dell'anno scolastico seppi che esisteva la borsa di studio del Collegio Carlo Alberto, ma nel concorso si doveva fare l'esame su tutte le materie dei tre anni di Liceo; dovevo perci fare uno sforzo enorme nei tre mesi di vacanze. Solo zio Serafino si accorse delle deplorevoli condizioni di debolezza in cui mi trovavo, e mi invit a stare con lui ad Oristano, come ripetitore di Delio. Vi rimasi 1 mese e mezzo e per poco non divenni pazzo. Non potevo studiare per il concorso, dato che Delio mi assorbiva completamente e la preoccupazione, unita alla debolezza, mi fulminava. Scappai di nascosto. Avevo solo un mese di tempo per studiare. Partii per Torino come se fossi in istato di sonnambulismo. Avevo 55 lire in tasca; avevo speso 45 lire per il viaggio in terza delle 100 lire avute da casa. C'era l'Esposizione e dovevo pagare 3 lire al giorno solo per la stanza. Mi fu rimborsato il viaggio in seconda, un'ottantina di lire ma non c'era da ballare perch gli esami duravano circa 15 giorni e solo per la stanza dovevo spendere una cinquantina di lire. Non so come ho fatto a dar gli esami, perch sono svenuto due o tre volte. Riuscii ma incominciarono i guai. Da casa tardarono circa due mesi a inviarmi le carte per l'iscrizione all'universit, e siccome l'iscrizione era sospesa, erano sospese anche le 70 lire mensili della borsa. Mi salv un bidello che mi trov una pensione di 70 lire, dove mi fecero credito; io ero cos avvilito che volevo farmi rimpatriare dalla questura. Cos ricevevo 70 lire e spendevo 70 lire per una pensione molto misera. E passai l'inverno senza soprabito, con un abitino da mezza stagione buono per Cagliari. Verso il marzo 1912 ero ridotto tanto male che non parlai pi per qualche mese: nel parlare sbagliavo le parole. Per di pi abitavo proprio sulle rive della Dora, e la nebbia gelata mi distruggeva (3).
Perch ti ho scritto tutto ci? Perch ti convinca che mi sono trovato in condizioni terribili, senza perci disperarmi, altre volte. Tutta questa vita mi ha rinsaldato il carattere. Mi sono convinto che anche quando tutto  o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all'opera, ricominciando dall'inizio. Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze; non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni. Che occorre proporsi di fare solo ci che si sa e si pu fare e andare per la propria via. La mia posizione morale  ottima: chi mi crede un satanasso, chi mi crede quasi un santo. Io non voglio fare n il martire n l'eroe. Credo di essere semplicemente un uomo medio, che ha le sue convinzioni profonde, e che non le baratta per niente al mondo. Ti potrei raccontare qualche aneddoto divertente. Nei primi mesi che ero qui a Milano, un agente di custodia mi domand ingenuamente se era vero che io, se avessi cambiato bandiera, sarei stato ministro. Gli risposi sorridendo che ministro era un po' troppo, ma che sottosegretario alle Poste o ai Lavori Pubblici avrei potuto esserlo, dato che tali erano gli incarichi che nei governi si davano ai deputati sardi. Scosse le spalle e mi domand perch dunque non avevo cambiato bandiera, toccandosi la fronte col dito. Aveva preso sul serio la mia risposta e mi credeva matto da legare.
Dunque, allegro, e non lasciarti sommergere dall'ambiente paesano e sardo: bisogna sempre essere superiori all'ambiente in cui si vive, senza perci disprezzarlo o credersi superiori. Capire e ragionare, non piagnucolare come donnette! Hai capito? Devo proprio essere io, che sono in prigione, con delle prospettive abbastanza brutte, a far coraggio a un giovanotto che pu muoversi liberamente, pu esplicare la sua intelligenza nel lavoro quotidiano e rendersi utile? Ti abbraccio affettuosamente insieme con tutti d i casa.
NINO.

Ci che hai promesso di mandarmi, mandalo appena puoi, perch ne ho proprio bisogno. Spero in seguito di non dover pi ricorrere al tuo aiuto.


Note.

Nota 1: Alcune parole illeggibili.
Nota 2: Sul periodo di Cagliari, dove Gramsci frequentava il liceo, si veda la sui corrispondenza con i familiari in "Lettere 1908-1926" citato, pagine 3-43.
Nota 3: Anche sui primi anni di universit a Torino, confronta ivi, pagine 44-82.


55.
19 settembre 1927.

Carissima Tania,
sei rimasta pi contenta per il colloquio di mercoled? Era molto pittoresco, non  vero? Ho visto che anche tu ridevi, per tutto quel baccano assordante; non avrai per pianto dopo? Io sono stato molto contento, perch mi  sembrato che tu stessi un po' meglio.
Ti ringrazio per ci che mi mandi ogni giorno. Io cerco di mangiare proprio tutto ci che tu mandi: ma qualche volta  proprio impossibile. Come potevo mangiare tante noci, per esempio? Invece ho proprio mangiato di gusto il buon prosciutto e il formaggio fresco che mi piace tanto e l'uva e i fichi eccetera. Non mandarmi del pane, per: qui bisogna comprarne ogni volta almeno mezzo chilo e quindi io ne ho sempre in eccesso;  fresco e buono come quello che si pu comprare fuori. Da ieri poi ho ricominciato a ricevere il pranzo dalla trattoria (almeno, ieri l'ho ricevuto; in questo momento che scrivo non ho ancora ricevuto per oggi, ma  ancora presto). Da qualche giorno ho rinunziato alla lettura dei giornali politici quotidiani e vado in compagnia, cio viene nella mia cella dall'una alle cinque circa un altro detenuto. E' un giudicando di un paese vicino a Monza, imputato di furto e devastazione di una casa di malaffare: eccesso di zelo nella ricerca di cocaina da parte di una specie di squadra del buon costume. Questa compagnia mi ha divagato enormemente in questi giorni;  un giovanotto, questo detenuto, abbastanza sveglio e spiritoso e io mi affiato rapidamente con chiunque. Per adesso almeno, gli argomenti di conversazione non sono esauriti.
Hai letto il romanzo della Kennedy? Un altro romanzo abbastanza interessante  quello di Henri Beraud (1); non ti pare, se l'hai letto, che riproduca abbastanza bene, lo stile secco e nervoso di vecchi cronisti francesi? Degno di esser letto  anche il libro di memorie di Andr Gide, del quale non so se tu conosci la restante letteratura poetica e romanzesca (2). Il romanzo di R. Bacchelli - "Il diavolo al Pontelungo" (3) - ha avuto molto successo, da quanto ho letto nella stampa. Sai, il Bacchelli appartiene a una scuola che nel dopoguerra  stata molto discussa, quella dei cosidetti rondisti (perch la loro rivista si intitolava la Ronda) essi hanno scoperto che il Leopardi  il pi grande scrittore italiano e che la prosa del Leopardi d il migliore modello alla letteratura moderna. Hanno pubblicato una bellissima antologia della prosa del Leopardi, ma mi pare che tutto il loro sforzo si sia esaurito in questa antologia (4); dal romanzo non si capisce bene in che cosa il Bacchelli innovi la letteratura italiana moderna e segni una tappa. Certo non appare in esso l'armonia delle parti e la completa fusione tra la forma espressiva e la concezione che sono proprie del Leopardi.
Spero che rapidamente ormai possa riuscire a ristabilirti in salute. Aspetto l'altro colloquio per vederti ancora pi contenta e pi forte. Ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Nel Fondo Gramsci sono conservati, del Beraud, "Le bois du templier pendu", Les Editions de France, Parigi 1926; e "Mon ami Robespierre", Plon, Parigi 1927.
Nota 2: Di Gide Gramsci aveva in carcere "Si le grain ne meurt", Editions de La Nouvelle Revue Franaise, Parigi 1924. E' probabile che qui si riferisca al "Souvenirs d'enfance et de jeunesse", pubblicati nel 1927.
Nota 3: Sul romanzo di Bacchelli, di cui Gramsci aveva l'edizione in due volumi pubblicata da Ceschina, Milano 1927, confronta anche la lettera 180.
Nota 4: "Il testamento letterario di Giacomo Leopardi. Pensieri dello Zibaldone scelti annotati e ordinati in 5 capitoli da La Ronda", La Ronda, Roma 1921.


56.
26 settembre 1927.

Carissima Tania,
avevo pensato di scrivere questa lettera a Giulia. Ma proprio non mi riesce; non riesco a incominciare. Sono ancora sotto l'impressione della sua ultima lettera, da me ricevuta, del 31 maggio, ma  una impressione certamente anacronistica. Mi pare che la vita di Giulia in questi mesi debba essersi svolta con molti mutamenti, perch Giuliano incomincer a parlare e a camminare e lei avr riprovato, ma con nuove sfumature, le impressioni dei primi moti di Delio, il quale oggi deve essere gi uno spettatore giudizioso delle alte imprese del suo fratellino; cos tutti i rapporti sentimentali sono complicati, con novit essenziali di enorme portata. Ti pare. Io dunque non sarei a tempo, certamente sarei stonato: ci mi preoccupa e mi toglie l'iniziativa. Tu pensi davvero che Giulia sar molto addolorata di non ricevere direttamente mie lettere? (Bada che non voglio mettere in dubbio la sua sensibilit!) Io ci penso, ma non riesco lo stesso. E' proprio necessario che io abbia qualche sua lettera pi recente. Si pu per fare cos: comunicarle questa lettera, per esempio. Leggendola, lei capir benissimo il mio stato d'animo e mi perdoner. Forse non penser neanche che ci sia bisogno di un perdono vero e proprio. Dovrei scrivere ora un grande elogio della sua bont, ma qualcuno potrebbe pensare che lo faccio apposta ad captandam benevolentiam!
Cara Tania, spero di trovarti un po' meglio dell'ultima volta; mi sembrasti un po' febbricitante. Ti aspetto mercoled. Ti abbraccio. ANTONIO.


57.
3 ottobre 1927.

Carissima mamma,
ho ricevuto l'assicurata del 26 settembre; ringrazia tanto Carlo. Ho ricevuto pure la predica di prete Poddighe, ma essa non  molto divertente; certo non c' l'umorismo fresco e paesano di quella al populu de Masuddas (1). Con uno sforzo di memoria, nonostante che l'abbia sentito poche volte, sono riuscito a ricordarmene interi brani e perci te l'avevo domandata. E ite cou no mais bogau - chi si nci boghint is ogus - e un arrogu e figau (2) - eccetera eccetera; questo mi piace molto. Credo di averti scritto qualche lettera che non hai ricevuto: non so spiegarmi altrimenti la mancanza di notizie. Non sono stato ammalato e non mi sento male. In quest'ultimo tempo ho rinunziato alla lettura dei giornali quotidiani per poter andare qualche ora in compagnia di altri detenuti. La compagnia, come puoi immaginare,  quale pu offrirla il carcere, perch non  permesso andare con altri detenuti politici: si tratta cio di imputati di reati comuni. Tuttavia trovo un po' di svago e il tempo passa pi rapidamente.
Mia cognata  uscita dall'ospedale e viene a visitarmi di tanto in tanto. E' ancora in convalescenza e fa dei grandi sacrifizi per me. Ogni giorno viene al carcere e mi manda qualche cosettina prelibata da mangiare: della frutta, della cioccolata, dei latticini freschi. Poverina, non riesco a convincerla di non affaticarsi tanto e di pensare un po' pi alla sua salute. Io sono persino un po' umiliato di tanta abnegazione, che qualche volta non si trova neanche nelle sorelle.
Volevo dirti una cosa. Io non ricordo pi quali miei libri si trovano ancora a Ghilarza. Ricordo che nel 1913 avevo a Torino comprato uno stok di libri sulla Sardegna della biblioteca di un marchese di Boyl (3), i cui eredi si erano disfatti dei libri di argomento sardo. Qualcheduno, mi pare di ricordare, l'avevo portato a Ghilarza nelle vacanze. Vorrei avere, se ci sono ancora, il libro del generale Lamarmora sui suoi viaggi in Sardegna ( scritto in francese) (4) e le storie del barone Mannu (5). Questi due mi pare che siano proprio a Ghilarza. Avevo un grosso volume rilegato (molto grosso, del peso di almeno 10 chili) con la raccolta di tutte le carte d'Arborea (6), ma non ricordo se l'avevo portato. Un volumetto che invece ci deve essere  dell'ingegnere Marchesi, "Con Quintino Sella in Sardegna" (7). Se trovi qualcuno di questi libri in casa, fammelo mandare. Di' a Carlo che se gli capita di comprare qualche numero della rivista Il Nuraghe (8) me lo mandi dopo averlo letto. Quando ti capita mandami qualcheduna delle canzoni sarde che cantano per le strade i discendenti di Pirisi Pirione di Bolotana e se fanno, per qualche festa, le gare poetiche, scrivimi quali temi vengono cantati. La festa di San Costantino a Sedilo e di San Palmerio (9), le fanno ancora e come riescono? La festa di San Isidoro riesce ancora grande? Lasciano portare in giro la bandiera dei quattro mori (10) e ci sono ancora i capitani che si vestono da antichi miliziani? Sai che queste cose mi hanno sempre interessato molto; perci scrivimele e non pensare che sono sciocchezze senza cabu n coa.
Dei bambini non ricevo notizie da qualche tempo, ma spero che stiano bene. Ti abbraccio affettuosamente insieme a tutti di casa.
NINO.


Note.

Nota 1: Confronta la lettera 39, nota 1.
Nota 2: Che calunnie non mi avete tirato fuori - che se ne cavino gli occhi e un pezzo di fegato.
Nota 3: Boyl di Putifigari.
Nota 4: A. LAMARMORA, "Voyage en Sardaigne de 1819  1825 ou description statistique, phisyque et politique de cette le". Pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1826, il libro era stato tradotto in italiano nel 1926 per le Edizioni della Fondazione Il Nuraghe di Cagliari.
Nota 5: G. MANNO, "Storia moderna della Sardegna dall'anno 1773 al 1799", Favale, Torino 1842, 2 volumi (seconda edizione, con un "Compendio della storia antica dello stesso autore", Le Monnier, Firenze 1858); e "Storia di Sardegna", Alliana e Paravia, Torino 1825-27, 4 volumi. Quest'opera  citata nelle "Note sul Risorgimento italiano" del quaderno 9 (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagina 1173).
Nota 6: Queste carte, risultate in seguito una falsificazione, consistevano in circa cinquanta documenti attinenti ai secoli sesto-dodicesimo (cronache, lettere, poesie), e sembravano provenire dagli archivi dei giudici di Arborea. Scoperte dal frate Cosimo Manca nel 1845, le carte intendevano avvalorare l'ipotesi di un'antica civilt sarda assai progredita, in un clima politico e culturale da cui sarebbero nati il nazionalismo sardo e le tendenze autonomistiche dell'isola.
Nota 7: E. MARCHESE, "Quintino Sella in Sardegna. Ricordi", Roux, Torino 1893 (confronta anche la lettera 67).
Nota 8: Il Nuraghe, rassegna sarda di coltura, organo della fondazione Il Nuraghe per la diffusione della coltura in Sardegna. Usc a Cagliari tra il 1923 e il 1930, sotto la direzione di Raimondo Carta-Raspi.
Nota 9: La sagra di San Palmerio si svolgeva a Ghilarza l'11 luglio.
Nota 10: I quattro mori bendati in campo bianco, stemma regionale della Sardegna.


58.
3 ottobre 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue due cartoline del 21 e del 23 settembre. Non devi sempre pensare a ci che io desidero e che vorrei avere. Ti assicuro che se qualche cosa di necessario o di utile mi manca, te lo domando senza complimenti. Per i libri, recente pubblicazione di Daudet e Maurras "L'Action Franaise et le Vatican" (1), che pu essere acquistata anche a Milano. Ancora, desidero avere il "Manualetto di linguistica" di Giulio Bertoni e Matteo Giulio Bartoli, stampato a Modena nel 25 o nel 26 (2). Avevo comandato alla libreria Sperling e Kupfer (Via Larga, 23) un libretto del Finck; siccome non ricordavo il titolo, invece del libro voluto, me ne hanno inviato uno abbastanza interessante per chi vuole studiare il cinese, il lappone, il turco, il georgiano, il samoano e il dialetto dei negri dello Zambesi, ma non ancora interessante per me, che non mi sono ancora deciso a cos ardue fatiche (3). Quello desiderato si intitola precisamente cos: F.N. Finck, "Die Sprachstmme des Erdkreises", Edizione Teubner di Lipsia, nella collezione Aus Natur und Geisteswelt (4). E' una classificazione di tutte le lingue del mondo, ma l'oggetto del libro  solo la classificazione e non lo studio delle lingue separatamente. Il libro ricevuto invece  proprio dedicato ai primi elementi grammaticali delle lingue su citate (oltre che all'arabo e al greco moderno), con antologia. Ti vorrei riportare una novellina dei negri dello Zambesi, su alcune ragazze che giocano nella foresta coi serpenti, il cui titolo : "Za bakazana n in-zoca": (letteralmente: Di alcune organismi-persone-ragazze con organismi-serpenti), ma sarebbe troppo complicato; puoi ammirare tuttavia la stringatezza dei negri in confronto con la prolissit europea; non sono poi sicuro che qualcuno dei suoni non debba riprodursi con lo schiocco della lingua e non gi con una articolazione vocale. Questo libro lo voglio conservare: lo mander a Giulia con l'indicazione di studiare il lappone, il samoano e il negro; proprio voglio che vada in collera. Sar un complemento dei suoi studi di geografia, che mi sono costati tanto lavoro di propaganda e di agitazione. Che te ne pare. Non darti troppa pena per questi libri. Puoi andare alla libreria Sperling a mio nome e farmeli spedire. Vorrei avere, se  possibile, il numero unico dell'Europe Nouvelle, dedicato al Vaticano e la Francia (5), uscito verso febbraio o marzo scorso. Tu puoi mandarmi qualche numero della Die literarische Welt che forse si trova in vendita, come a Roma, alla libreria Modernissima.
Ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: "L'Action Franaise et le Vatican", Prface de Charles Maurras et Lon Daudet, Flammarion, Parigi 1927 (confronta anche la lettera 87). Sulla acre polemica tra Action Franaise e il Vaticano confronta inoltre "Quaderni del carcere", citato, pagine 1644-1646, 2092-2093, 2098-99, 2100-2101.
Nota 2: Confronta la lettera 1, nota 2.
Nota 3: Si tratta di "Haupttypen des Sprachbaus", pubblicato da Franz Nikolaus Finck nel 1909 a Lipsia, presso Teubner.
Nota 4: Questo libro, ricevuto il mese successivo (confronta Ia lettera 67), venne tradotto interamente tra il 1929 e il 1931 nei quaderni B e C (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagine 2437-2438 e 2440).
Nota 5: E' il numero del 26 febbraio 1927.


59.
10 ottobre 1927.

Carissima Tania,
dopo il colloquio di gioved, ho pensato a lungo e mi sono deciso a scriverti ci che non ho avuto il coraggio di dirti a voce. Io credo che tu non debba pi a lungo rimanere a Milano per me. Il sacrifizio che tu fai  troppo sproporzionato. Non potrai riacquistare la salute con questo clima umido. Per me  certo un grande conforto vederti, ma credi che poi io non pensi continuamente al tuo aspetto malaticcio e non mi senta dei rimorsi, per essere la causa e l'oggetto di questo tuo sacrifizio (1)? Credo di avere indovinato il motivo principale della tua volont di rimanere: tu pensi di poter partire con lo stesso treno in cui io sar tradotto e di potere, durante il viaggio, provvedere in qualche modo a procurarmi un certo confort. Ho indovinato? Ebbene: questo motivo non avr nessuna possibilit pratica di estrinsecarsi. Le disposizioni per la traduzione saranno certamente molto severe e la scorta non permetter in nessun modo che i cristiani si interessino dei detenuti. (Apro una parentesi per spiegarti che i coatti e i detenuti dividono il pubblico in due categorie: cristiani e coatti o detenuti). Il tuo proponimento sarebbe inutile e forse dannoso, perch potrebbe anche determinare diffidenza e un accrescimento di severit e di rigore. Tu otterresti solo di viaggiare nelle peggiori condizioni e giungere a Roma ammalata per altri quattro mesi. Carissima Tania, io penso che bisogna essere pratici e realisti anche nella bont. Non che tu sciupi la tua bont, ma sciupi le tue energie e le tue forze; ed io non posso pi a lungo consentire a ci. Ho proprio riflettuto a lungo sull'argomento e avrei voluto dirtelo a voce; mi  proprio venuto meno il coraggio nel vederti e nel pensare che forse ti avrei ancora afflitto. Cara, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Il 27 ottobre, Tatiana risponde: Capisco bene che la tua insistenza perch io torni a Roma dipende dal fatto che ti faccio pena, tu vedi bene quanto io sia esaurita e lo stare in piedi aspettando il colloquio mi rende proprio malata. Partirei subito anche perch come lo sai non ho n un paletot, n un soprabito e le giornate diventano piuttosto fredde. Ho anche delle crisi di cuore di una certa importanza [...] ma non devi credere che stia proprio male ("Antigone e il prigioniero", citato, pagina 18).


60. 17 ottobre 1927,

Carissima Tania,
ho ricevuto avantieri la tua lettera del 27 settembre. Sono contento che Milano ti piaccia e ti offra delle possibilit di svago. Hai visitato i musei e le gallerie? perch dal punto di vista della sua struttura urbana, penso che la curiosit debba esaurirsi abbastanza in fretta. La differenza fondamentale tra Roma e Milano mi pare consista proprio in ci: che Roma  inesauribile come panorama urbano, mentre Milano  inesauribile come chez soi, come vita intima dei milanesi che sono legati alle tradizioni pi di quanto si pensi. Perci Milano  poco conosciuta dai soliti forestieri, mentre ha fortemente attirato a s uomini come Stendhal, che hanno potuto penetrare nelle sue famiglie e nei suoi salotti e conoscerla intimamente. Il suo nucleo sociale pi consistente  l'aristocrazia, che ha saputo conservare una omogeneit e una compagine unica in Italia, mentre gli altri gruppi, compresi gli operai, sono, su per gi, accampamenti zingareschi senza stabilit e ossatura, striati di tutte le variet regionali italiane. E' questa la forza e la debolezza nazionale di Milano, emporio gigantesco di industria e commerci, dominati effettivamente da una lite di vecchie famiglie aristocratiche che hanno la forza della tradizione di governo locale (sai che Milano ha persino un culto cattolico speciale, il culto ambrosiano, di cui i vecchi milanesi sono gelosissimi e che  legato a questa situazione). - Scusa la digressione. Ma tu sai come io sia un gran chiacchierone e mi lasci pigliar la mano ad ogni argomento che mi interessa.
Per i libri. Naturalmente, tu non devi tirarti dietro come bagaglio tanto peso. Io credo anche che sia meglio spedire i libri al mio indirizzo presso le Carceri di Roma, in modo che la visita del dazio e della polizia sia fatta presso il carcere.
Io ho al magazzino una valigia di fibra e un sacco da viaggio, abbastanza capaci; saranno sufficienti. Per mio uso personale mi baster una fodera da cuscino, dove metter la biancheria e gli oggetti indispensabili. Far la domanda perch ti siano consegnate alla porta queste cose. Nella valigia devo avere: - un termos, che non mi serve perch non posso adoperarlo, dei barattoli di latte Nestl, dei pezzi di sapone, inoltre l'orologio e la penna stilografica che possono andare a male se non sono adoperati. Tu li potrai conservare e adoperare, sebbene l'orologio sia tutt'altro che elegante e moderno (a proposito: Giulia ha cercato spesse volte di avere la catenina, che in verit  peggio dell'orologio e che io non le ho mai dato appunto perch mi sembrava un capriccio strampalato).
Scrivimi ancora delle tue impressioni di Milano. Ti abbraccio affettuosamente e ti aspetto.
ANTONIO.


61.
24 ottobre 1927.

Carissima mamma,
non ho ricevuto tue lettere, dopo l'assicurata, ma ti voglio scrivere lo stesso per diverse ragioni: - 1 perch ho l'impressione che da qualche mese la mia corrispondenza sia diventata molto irregolare negli arrivi e partenze; una lettera in pi spedita  una probabilit di pi che qualcheduna arrivi. - 2 perch  probabile che tra breve io sia trasportato da Milano a Roma per il processo e che per qualche settimana non possa scrivere. Tu non devi darti troppa ansia per queste storie; pensa che io sono assolutamente tranquillo e che sono sicuro che tutto l'affare andr a finire bene, non subito, ma almeno fra un paio di anni. E ho imparato ad aspettare senza perdere la pazienza. Saluta tutti affettuosamente. Ti abbraccio.
NINO.


62. 31 ottobre 127.

Carissimo Berti,
non ho avuto tue lettere da circa un mese. Cos non ho ricevuto una lettera da Lauriti da te annunziata, e all'avviso di Amadeo contenente, in una cartolina, - scriveremo - non  seguita nessuna scrittura. Penso che voi mi abbiate scritto e che la corrispondenza sia ancora in viaggio;  probabile che anche le mie lettere siano arenate in qualche Capo di Buona Speranza. Ti scrivo tutto ci, anche perch appropinquandosi l'anniversario del mio arresto, ho calcolato quest'anno come quello pi epistolifero della mia vita; forse non ho scritto tante lettere in tutta la mia (antecedente!) esistenza quante ho scritto in quest'anno. Sia detto specialmente per te, che spesso e volentieri hai insinuato voci calamitose sulla mia antiepistolografia congenita! - Pare che si rimarr a Milano ancora per tutto quest'anno. Saluti affettuosi a tutti gli amici. ANTONIO.


63.
31 ottobre 1927.

Carissima Tania,
ricevo in questo momento la tua lettera del 21 con le due lettere di Giulia (1). Tu non sapevi proprio nulla della sua malattia? Spesso nei colloqui avevo l'impressione che tu non volessi parlarmi di qualche cosa e qualche settimana fa ero proprio deciso a porti la quistione; ma in carcere si acquista una psicologia molto complicata, purtroppo! e all'ultimo momento non ho voluto. Tu mi hai promesso di dirmi la verit, sempre; e io non voglio neanche dubitare della tua promessa. Stai sicura; io non mi sentir male e non almanaccher nel vuoto. Ma voglio essere informato, sempre. Scrivi anche tu a Giulia, perch mandi delle fotografie, sue e dei bambini, posteriori alla sua malattia. Ho tardato a scrivere questa lettera, per aspettare la distribuzione della posta. E' troppo tardi e non ho voglia di scrivere troppo in fretta a Giulia. Ti abbraccio teneramente.
NINO.


Note.

Nota 1: Si tratta con ogni probabilit delle due lettere senza data riprodotte in Appendice 2, numeri 4 e 5.


64.
7 novembre 1927.

Carissima mamma,
ho ricevuto l'assicurata di Carlo del 28 ottobre e la tua lettera del 25. Ringrazia molto cordialmente Carlo dei denari che mi ha mandato; digli che per qualche tempo oramai sono a posto e che se avr bisogno gli scriver indubbiamente. Non voglio neanche che egli si sacrifichi troppo per me; chiss quando potr sdebitarmi!
Non conosco la notizia sul processo che scrivi d'aver letto sui giornali, perch da qualche mese non leggo pi i quotidiani. Anch'io credevo di dover partire per Roma, e cos infatti ti scrissi nell'ultima mia lettera; pochi giorni fa, invece, fui informato che il processo verr fatto solo alla fine di gennaio o ai primi di febbraio. Rimarr pertanto a Milano ancora qualche mese, ci che non mi dispiace affatto, perch viaggiare in questa stagione non  piacevole (viaggiare da arrestato, s'intende!). Tu non devi avere nessun orgasmo, e devi solo pensare che io sono tranquillo. Oh!, queste mamme, queste mamme! Se il mondo fosse stato sempre nelle loro mani, gli uomini vivrebbero ancora dentro le caverne, vestiti solo di pelli di caprone! E anche per la mia salute non devi preoccuparti. Sono stato informato che all'estero hanno pubblicato delle sciocchezze a questo riguardo (1), e non vorrei che qualche anima pietosa trovasse il modo di farle arrivare fino alle tue orecchie ( vero, purtroppo, che le cattive notizie giungono sempre anche in fondo al mondo), tu devi solo credere a ci che ti scrivo io, che sono il meglio informato di tutti e non ho nessuna ragione per nasconderti la verit. Mia cognata  ancora a Milano e continua a viziarmi come un bambino, mandandomi ogni giorno qualche cosa che mi dia l'impressione di essere libero di mangiare tutto ci che pu piacermi. Non riesco a convincerla di ritornare a Roma, anche perch il clima di Milano non  dei migliori in questa stagione. Ho finalmente ricevuto notizie dei bambini, che stanno bene e si sviluppano; Giulia invece  stata ammalata qualche mese. Mi dispiace molto della morte di zia Maria Domenica (2), era buona, in fondo, nonostante la sua rudezza, ed era certo la sola parente simpatica che avevamo (dopo zio Serafino). Io ricordo molto bene i modi e le parole di tutta questa gente, quando eravamo bambini e ricordo che andavo pi volentieri in casa di zia Maria Domenica; tu capisci certe cose che io non ti scrivo. Cara mamma, abbraccia affettuosamente tutti e tu ricevi tanti baci.
NINO.


Note.

Nota 1: In un articolo intitolato "Antonio Gramsci se meurt de faim! Il faut le sauver!", Alfonso Leonetti, all'epoca responsabile della propaganda del partito comunista dichiarava: Antonio Gramsci  malato. Per vivere ha bisogno di molta aria, di una dieta particolare, di attente cure. Sotto l'influenza di un regime carcerario insopportabile la salute di Gramsci peggiora. Ed ecco che un grido di angoscia ci giunge dalla prigione di Milano: Gramsci sta morendo di fame (La Correspondance internationale, 24 settembre 1927). Queste notizie avevano anche indotto Sraffa a rivolgersi ad Angelo Tasca allo scopo di avviare il progetto per richiamare l'attenzione della stampa inglese sulle condizioni di Gramsci (confronta la lettera 20, nota 1). Nella lettera di Sraffa, datata 22 settembre 1927, si legge tra l'altro: Sono impressionatissimo delle notizie di Antonio, che avevo avuto anche da un memorandum di Alfonso [Leonetti] (confronta P. SRAFFA, "Lettere a Tania per Gramsci", a cura di V. Gerratana, Editori Riuniti, Roma 1991 pagine 26-27).
Nota 2: Maria Domenica Corrias, cugina della madre di Gramsci.


65.
7 novembre 1927.

Carissima Tania,
mercoled, al colloquio, sono proprio stato uno sciocco. Ci ho ripensato su per qualche giorno. Mi pare di essere stato di una freddezza quasi brutale. Non ti ho ringraziato delle 50 lire da te depositate e non ti ho nemmeno avvertito che le avevo ricevute al libretto. Sono umiliato di me stesso, in verit. Sabato ho ricevuto i due asciugamani, lo strofinaccio e gli altri pezzi che non sono riuscito a identificare esattamente: uno che potrebbe essere anche un fazzoletto, lo adopero come salvietta; penso che non sar, in ogni caso, una decadenza troppo notevole per lui. Gli altri pezzi di colore, presunti fazzoletti, li tengo da parte finch tu non me ne abbia indicato la destinazione. In ogni modo, credo che tu ti sia fatta una idea troppo nobile degli asciugatoi-strofinacci e che avresti invece fatto bene a seguire la mia realistica indicazione della canapaiuta, come materia tessile pi appropriata. Il lino dello strofinaccio  troppo nobile fibra per cadere cos in basso, al mio paese col lino preparano solo i corredi delle giovani spose. Cara Tania, ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


66.
7 novembre 1927.

Carissima Julca,
ho ricevuto tue due lettere, scritte verso la met di settembre. Cos ho dimenticato il lungo periodo di tempo, trascorso senza tue notizie. E' per molto brutto stare cos tanto tempo senza notizie. Io non riesco pi a orientarmi, per esempio; sento una certa confusione, e dovr ancora fare un certo sforzo per togliere la sordina al corso dei miei pensieri e dei miei sentimenti. Non devi impressionarti di queste parole. Sono certo un po' indolenzito e voglio comunicarti il mio esatto stato d'animo. Tu devi aiutarmi a sgomitolarmi a poco a poco. Devi scrivermi a lungo e ogni volta che ti  possibile, della tua vita e di quella dei bambini, di cui ignoro tutto, salvo la generica notizia della loro salute. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta Appendice 2, numeri 4 e 5.


67.
14 novembre 1927.

Carissima Tania,
ho gi ricevuto qualche libro. Il "Quintino Sella in Sardegna" e il catalogo Mondadori li ho gi in cella. Il libro del Finck e quello di Maurras sono arrivati, ma non mi sono stati ancora consegnati. E' strano il fatto che il libro su Quintino Sella l'avevo domandato a mia madre (1); credo sia uno dei primi libri che ho letto, perch esisteva tra i libri di casa, tuttavia non mi ha rievocato nulla. Vorrei avere ancora: queste pubblicazioni:
1 - Benedetto Croce, "Teoria e Storia della Storiografia" (Laterza editore, Bari).
2 - Machiavelli, "Le pi belle pagine", a cura di G. Prezzolini (Treves editore).
3 - Mario Sobrero, "Pietro e Paolo" (Treves editore).
4 - Calendario-Atlante De Agostini per il 1927.
5 - Catalogo dell'editore Vallecchi di Firenze, che puoi domandare alla Libreria Sperling. Informati se nella collezione Tutte le Opere della casa editrice Barbra di Firenze  uscito il Tutto Machiavelli e quanto costa; temo per che costi un po' troppo, un centinaio di lire almeno. "Le pi belle pagine" nella edizione Treves saranno perci sufficienti. Quando cadde il centenario del Machiavelli (2) lessi tutti gli articoli pubblicati dai 5 quotidiani che allora leggevo; ricevetti pi tardi il numero unico del Marzocco sul Machiavelli (3). Mi ha colpito il fatto come nessuno degli scrittori sul centenario abbia messo in relazione i libri del Machiavelli con lo sviluppo degli Stati in tutta Europa nello stesso periodo storico. Deviati dal problema puramente moralistico del cosidetto machiavellismo non hanno visto che il Machiavelli  stato il teorico degli Stati nazionali retti a monarchia assoluta cio che egli, in Italia, teorizzava ci che in Inghilterra era energicamente compiuto da Elisabetta, in Ispagna da Ferdinando il Cattolico, in Francia da Luigi Undicesimo e in Russia da Ivan il Terribile, anche se egli non conobbe e non pot conoscere alcune di queste esperienze nazionali, che in realt rappresentavano il problema storico dell'epoca che il Machiavelli ebbe la genialit di intuire e di esporre sistematicamente (4).
Ti abbraccio, cara Tania, dopo questa digressione che ti interesser molto relativamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta la lettera 57.
Nota 2: Il quarto centenario della morte (22 giugno 1927).
Nota 3: Il numero 25, del 19 giugno 1927.
Nota 4: Il tema qui accennato  appuntato da Gramsci all'inizio del primo quaderno (Su Machiavelli opera l'esempio della Francia e della Spagna che hanno raggiunto una forte unit statale) e sviluppato nel quaderno 13, "Noterelle sulla politica del Machiavelli" (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagina 9 e pagine 1555 e seguenti).


68.
14 novembre 1927.

Cara Giulia,
ti voglio almeno inviare un saluto ogni volta che mi  concesso scrivere. E' trascorso un anno dal giorno del mio arresto e quasi un anno dal giorno in cui ti scrissi la prima lettera dal carcere. Sono molto cambiato in questo tempo: credo di essermi rafforzato e sistemato meglio. Lo stato d'animo che mi dominava quando ti scrissi questa prima lettera (non voglio neanche tentare di descrivertelo, perch ti farebbe orrore), ora mi fa un po' ridere. Penso che Delio deve avere avuto in quest'anno la possibilit di ricevere impressioni che lo accompagneranno per tutta l'esistenza, ci mi fa stare allegro. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


69. 21 novembre 1927.

Carissima mamma,
da qualche settimana non ricevo notizie n da te n da Carlo. Credo di averti gi fatto sapere che rimarr a Milano ancora per qualche tempo. Non ho ricevuto ancora i libri annunziatimi. Le mie condizioni di salute sono abbastanza buone. In questi ultimi giorni mi sento proprio bene, perch abito in una cella insieme con un amico (1); la compagnia fa sentire meno la noia e ci determina un po' pi di appetito. Spero di ricevere tue lettere nei giorni prossimi e allora ti potr scrivere pi a lungo. Saluta affettuosamente tutti. Ti abbraccio.
NINO.


Note.

Nota 1: Enrico Tulli (1898-1942), giornalista cattolico bergamasco, si era iscritto nel 1921 al P.s.i. aderendo al gruppo terzinternazionalista. Passato al P.c.d.'I. nel 1924, fu redattore dell'Unit dalla fondazione. Arrestato nel luglio 1927 nell'ottobre dell'anno seguente venne condannato a tredici anni di reclusione. Inviato a Turi nell'estate del 1930, nel pieno della discussione sulla svolta che divise Gramsci dal collettivo comunista, vi ritrov l'ex-compagno di cella a San Vittore, del quale sarebbe diventato accusatore implacabile. Scarcerato nel 1933, a causa delle sue posizioni nei confronti di Gramsci venne in seguito sottoposto ad inchiesta dalla direzione comunista ed espulso dal partito.


70.
21 novembre 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto i libri seguenti: Francesco Crispi: "I Mille"; Broccardo, Gentile, eccetera: "Goffredo Mameli e i suoi tempi" (1); C. Maurras: "L'Action Franaise et le Vatican".
Mi sono dimenticato, all'ultimo colloquio, di ringraziarti per il fazzolettino e di farti i dovuti complimenti. Le ochette mi paiono venute a maraviglia. Non ricordo se ti ho mai raccontato la storia dei fazzolettini ricamati da Genia; io mi divertivo un mondo a canzonarla, sostenendo che le rondini o gli altri ornamenti del ricamo erano sempre lucertole. E in verit tanto gli ornamenti che le cifre di quei fazzoletti avevano una spiccata tendenza ad assumere aspetti sauriani: Genia andava proprio in collera nel vedere misconosciuti i meriti dei suoi lavori donneschi. Devo riconoscere, in perfetta lealt, che i tuoi lavori sono invece molto ben riusciti e rinnovo i complimenti. Vorrei scriverti a lungo sulla quistione dell'abito nuovo. Per me  una quistione completamente oziosa. Bisogna tener presente che il processo si terr in un tempo relativamente prossimo e che dopo la condanna e l'invio a una casa di pena, l'amministrazione carceraria d il vestito regolamentare da galeotto. E' vero che il regolamento adopera a questo proposito una formula alquanto vaga; dice press'a poco cos: Al detenuto saranno rasi i capelli e gli sar fatta indossare la casacca, "se del caso". Parrebbe che ci possano essere delle eccezioni. Ma io non ho nessuna prevenzione specifica contro la casacca e non far pratiche speciali per essere una eccezione. A che pro' adunque farsi un vestito nuovo? Per il processo poich si potrebbe dire che l'attuale mia giacca  una esibizione demagogica, metter il vestito che ho al magazzino e che  in ordine abbastanza decente. Naturalmente non voglio litigare con te su un tale argomento e non voglio neanche contrariarti; io parto da presupposti assolutamente utilitari, che possono essere corretti e modificati solo dalla preoccupazione di non contrariarti. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Rispettivamente F. CRISPI, "I Mille. Da documenti dell'archivio Crispi", ordinati da T. Palamenghi-Crispi, Treves, Milano 1927; e "Goffredo Mameli e i suoi tempi". Scritti di E. Broccardi, A. Colombo, A. Custodero, R.V. Fo, G. Gentile, E. Micheli, E. Passamonti. A cura del comitato nazionale per le onoranze di G. Mameli nel primo Centenario della sua nascita, La Nuova Italia, Firenze 1927. Entrambi i volumi sono conservati nel Fondo Gramsci.


71.
21 novembre 1927.

Carissima Giulia,
nel cortile, dove con altri detenuti vado a fare il passeggio regolarmente,  stata tenuta una esposizione di fotografie dei bambini rispettivi. Delio ha avuto un grande successo di ammirazione. Da qualche giorno non sono pi isolato, ma sto in una cella comune con un altro detenuto politico, che ha una graziosa e gentile bimbetta, di tre anni, che si chiama Maria Luisa. Secondo un costume sardo, abbiamo deciso che Delio sposer Maria Luisa appena, i due siano giunti all'et matrimoniale; che te ne pare? Naturalmente attendiamo il consenso delle due mamme, per dare al contratto un valore pi impegnativo, sebbene ci costituisca una grave deroga ai costumi e ai principi del mio paese. Immagino che tu sorrida e ci mi rende felice; non riesco che con grande difficolt a immaginarti sorridente. Ti abbraccio teneramente, cara.
ANTONIO.


72.
28 novembre 1927.

Carissima Tania, ho ricevuto la tua lettera del 17 novembre; mi pare che gi al colloquio ti abbia detto tutto ci che pu avere riferimento con ci che mi scrivi. La febbre mi  durata pochi giorni; era certamente dovuta a una leggera faringite, anch'essa sparita. Le mie condizioni generali di salute sono enormemente migliorate. Per la prima volta, dopo molto tempo, trascorro intere giornate senza il minimo male di testa e al mattino mi levo dal letto veramente riposato, qualche volta persino con una terribile voglia di fare ai pugni con qualcuno, ci che spero non avr nessuna conseguenza deleteria per l'integrit fisica del mio compagno di cella! Insomma, il cambiamento mi ha giovato assai; il nuovo cibo, preparato cristianamente dalla moglie di Tulli, ha avuto la virt di sollecitare il mio appetito, che era stato mezzo assassinato dal permanente gusto di rigovernatura che caratterizzava il vitto della trattoria, come, del resto, caratterizza tutti i cibi di trattoria dell'universo. Dormo di pi e mi pare di essere sulla buona via per diventare un perfetto filisteo, ci che mi preoccupa assai, dato che leggo pochissimo e con spiccata tendenza per i romanzi di Ponson du Terrail (1). Attendo la lettera in cui hai promesso di riferirmi minutamente i mirabili progressi dello sviluppo fisico di Delio. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Dell'opera di Pierre-Alexis Ponson du Terrail e del carattere conservatore-reazionario dei suoi romanzi storici, Gramsci si occupa a varie riprese nelle note del carcere, in particolare nel quaderno 21 sui "Problemi della cultura nazionale italiana. 1 Letteratura popolare" (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagine 2111 e seguenti).


73.
28 novembre 1927.

Carissima Giulia,
sabato scorso Tania mi ha riferito a voce le notizie che ha ricevuto specialmente su Delio. Io attendo tue lettere e le fotografie; mi pare proprio che tutto debba essere cambiato, in modo tale che io non posso, senza una impressione visiva, rappresentarmi la realt della fase attuale. Ti abbraccio.
ANTONIO.


74.
5 dicembre 1927.

Carissima Tania,
ricevo in questo momento la tua lettera del 28 novembre, con le notizie alle quali avevi accennato nel penultimo colloquio. Non ho voglia di scrivere; mi sento snervato per una lunga operazione di taglio dei capelli e della barba. Voglio per nuovamente rassicurarti e sul serio a proposito del mio regime di cella; l'affare dei caff e delle sigarette  certamente niente altro che uno scherzo. In verit sono morigeratissimo e io stesso debbo continuamente passare sopra alla modestia per ammirarmi; non bevo che tre caff al giorno e non fumo pi di 15 sigarette. Non mi pare troppo e neppure molto. Potrei ridurre i caff a due e le sigarette a 10 senza difficolt e per le sigarette cercher di farlo. Credi che si  trattato solo di una cosa scherzosa. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


75.
12 dicembre 1927.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 30 novembre, dopo quasi un mese che non ricevevo pi notizie. Sar bene che tu mi scriva o mi faccia scrivere almeno ogni 15 giorni; baster anche solo una cartolina. Nella vita che io sono costretto a fare, l'assenza di notizie diventa qualche volta un vero tormento. - Non so pi cosa scriverti per consolarti e farti stare con l'animo tranquillo. Sulla tranquillit del mio spirito non devi mai avere dei dubbi. Non sono un bambino n un bamboccio, ti pare? La mia vita  stata sempre regolata e diretta dalle mie convinzioni, che non erano certo n capricci passeggeri, n improvvisazioni del momento. Perci anche il carcere era una possibilit da affrontare, se non come un divertimento leggero, come una necessit di fatto che non mi spaventava come ipotesi e non mi avvilisce come stato di cose reale. D'altronde, anche le mie condizioni di salute, che nei primi tempi mi preoccupavano un po', oggi mi hanno rassicurato. L'esperienza mi ha provato che sono molto pi forte, anche fisicamente, di quanto io stesso credessi; tutto ci contribuisce a farmi vedere il prossimo futuro con freddezza e serenit. Vorrei che anche tu te ne convincessi.
Ho ricevuto notizie, buone abbastanza, dai bambini e da Giulia. Delio si sviluppa molto bene. A tre anni e 4 mesi  alto gi un metro e gli  stretto un vestitino comprato a Roma per bambini di 5 anni; lo sviluppo intellettuale  parallelo a questo sviluppo fisico cos promettente.
Se vuoi mandare un pacco a Tatiana, penso che sar bene lo indirizzi alla signora presso la quale ella alloggia: - Signora Isabella Galli - Via Montebello, 7, Milano, - per il caso di una partenza improvvisa per Roma, che diventa ogni giorno pi probabile. Il pacco, nella migliore delle ipotesi, data la strettezza del tempo e la grande quantit di pacchi che viaggiano in occasione delle prossime feste, potr arrivare per Capodanno o per l'Epifania; perci sar bene non mandare cose che si deteriorano rapidamente.
Auguri vivissimi per le feste natalizie; spero che le trascorrerai senza tristezza, pensando che sicuramente riusciremo a festeggiare ancora molti natali insieme, mangiando molte teste di capretto al forno. Ti abbraccio teneramente insieme agli altri di casa.
NINO.


76.
12 dicembre 1927.

Carissima Tania,
ho ricevuto i seguenti volumi: 1 - Calendario-Atlante De Agostini per il 1927; 2 - Mario Sobrero, "Pietro e Paolo" (1); 3 - Benedetto Croce, Storia della "Storiografia italiana nel secolo diciannovesimo". Non ho ancora ricevuto i "Sonetti" del Pascarella, e i volumi di novelle di Cekhof e di Maupassant che mi hai annunziato fin dall'altro colloquio.
Il volume del Croce non  quello che io avevo indicato e che si intitola: "Teoria e storia della storiografia" (2); questo  in un solo tomo e costa 20 lire, mentre quello che ho ricevuto  in due tomi e costa 40 lire. E' vero che i due lavori si integrano, in un certo senso, e conviene forse rileggerli insieme, ma dal punto di vista carcerario quello da me ricevuto non  il migliore. L'altro contiene, oltre che una sintesi dell'intero sistema filosofico crociano, anche una vera e propria revisione dello stesso sistema, e pu dar luogo a lunghe meditazioni (ecco la sua utilit specifica carceraria). Se puoi procurarlo, te ne sar grato. Bisogna che avverta il libraio che non ho mai ricevuto un volume ordinato gi da parecchio tempo: Giulio Bertoni e Matteo Giulio Bartoli, "Manualetto di Linguistica", stampato a Modena nel 1925, da un editore che non ricordo. Se  difficile da procurare, si pu lasciar correre, perch ormai ho abbandonato il disegno di scrivere (per forza maggiore, data l'impossibilit di ottenere la disponibilit del materiale scrittorio) una dissertazione sul tema e dal titolo: Questa tavola rotonda  quadrata (3), che penso, sarebbe diventata un modello per lavori intellettuali carcerari presenti e futuri. La quistione, purtroppo, rimarr insoluta per un pezzo ancora e ci mi procura un certo dispiacere. Ma ti assicuro che la quistione esiste ed  gi stata discussa e trattata in qualche centinaio di memorie accademiche e opuscoli polemici. E non  una piccola quistione, se pensi che essa significa: Che cosa  la grammatica? e che ogni anno, in tutti i paesi del mondo, milioni e milioni di grammatiche vengono avidamente divorate da milioni e milioni di esemplari della razza umana, senza che gli infelici abbiano una coscienza esatta dell'oggetto che divorano. Non voglio svilupparti, neanche schematicamente, le mie argomentazioni, perch lo spazio sarebbe insufficiente; senza contare la preoccupazione che queste argomentazioni, data la pubblicit relativa della mia corrispondenza, arrivino fino a qualche studente in cerca di temi per tesi dottorali di filologia e io sia defraudato della giusta fama che mi propongo di acquistare con le mie elucubrazioni.
Dunque se il libro  difficile da trovare, non importa insistere. Io avverto nel caso che esso mi sia stato inviato, sia andato smarrito e possa essere ricuperato. Cara Tania, non devi impressionarti se qualche volta, durante il colloquio, mi vedi nervoso, inquieto e irrequieto. Penso che sia una conseguenza del fatto che in cella ci si abitua ai rumori smorzati e che il frastuono della folla, con la nota dominante delle urla metalliche delle donne, metta addosso una irrequietudine nervosa spiacevole. Non devi pensare che io abbia la febbre o che sia preoccupato per altra ragione. Ti abbraccio teneramente; vorrei baciarti le mani.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Nel romanzo di MARIO SOBRERO, "Pietro e Paolo", Treves, Milano 1924, che per Gramsci  da porre per il chiaroscuro nel saggio sui 'nipotini del padre Bresciani' ("Quaderni", citato, pagine 2227-28), si riconosce nel personaggio di Raimondo Rocchi, direttore dell'Et nuova, una caricatura di Gramsci nel periodo dell'Ordine Nuovo.
Nota 2: Confronta la lettera 67. Su "Teoria e storia della storiografia", Laterza, Bari 1927, si veda in particolare il terzo paragrafo del quaderno 10, "La filosofia di Benedetto Croce" ("Quaderni del carcere", citato, pagine 1214-15).
Nota 3: E' il titolo di uno scritto di Benedetto Croce, raccolto in "Problemi di Estetica e contributi alla storia dell'Estetica italiana", Laterza, Bari 1923, pagine 169-173 (confronta "Quaderni", pagina 352, e la nota "Saggio del Croce: Questa tavola rotonda  quadrata", pagine 2341-42).


77.
19 dicembre 1927.

Carissima Tania,
ho avuto l'impressione, specialmente dall'ultimo colloquio, che si sia venuto creando tra noi un certo equivoco a proposito della mia corrispondenza. Mi  parso che tu, quando ne accenni, ti senta come impacciata, perch mi ritieni in preda a brutti pensieri o a preoccupazioni che io non voglio confessare. Vorrei distruggere radicalmente questo equivoco, rassicurandoti. E' vero solo un fatto: che io esito a parlare e a scrivere delle cose mie pi intime per un ritegno che non riesco assolutamente a vincere in presenza di terzi. Perci, ai tuoi accenni, talvolta, in modo involontario e istintivo, taglio corto, con una certa bruschezza, che ti prego di non interpretare in un qualsiasi cattivo senso. Cara Tania, mi dispiace di averti procurato, anche in questo, dei cattivi momenti di sconforto e di malinconia. Cos almeno mi  sembrato di capire, riflettendo in cella sui tuoi atteggiamenti e sui moti del tuo viso.
Come trascorrerai le feste natalizie? Sono contento perch sarai in compagnia e potrai avere una qualche distrazione. Farete l'albero di natale? Io ho fatto l'ultimo albero di Natale nel 22, per far divertire Genia che non poteva ancora levarsi dal letto o per lo meno non poteva ancora camminare senza appoggiarsi alle pareti e ai mobili. Non ricordo bene se era levata; ricordo che l'alberetto era collocato sul tavolino accanto al letto ed era zeppo di cerini che furono accesi tutti simultaneamente appena Giulia, che aveva tenuto un concerto per gli ammalati, rientr nella camera, dove anch'io ero rimasto a far compagnia a Genia (1).
Cara Tania, vorrei consolarti, perch mi rimane l'impressione di un tuo stato d'animo addolorato e sconfortato; ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Sebbene ormai dimesso dalla casa di cura dove era stato ricoverato, Gramsci vi trascorse le festivit di fine d'anno in compagnia delle sorelle Schucht. Nel dicembre 1922 scriveva a Giulia: Cara compagna, ho saputo ieri dalla sua mamma che lei giunger a Mosca sabato mattino, diretta a Sieriebriani Bor. Vuole, appena giunta, venire a trovarmi? Cercher di avere a disposizione, per sabato alle tre pomeridiane un'automobile che ci conduca insieme al sanatorio. In ogni modo desidero venire con lei a passare il capodanno presso la compagna Eugenia ("Lettere 1908-1926!, citato, pagina 104).


78.
19 dicembre 1927.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua assicurata del 12 dicembre; avevo ricevuto qualche giorno prima il volume sulla Sardegna del Boullier (1)), che non mi ricordavo neanche pi di avere. Ti ringrazio dei quattrini che mi hai mandato. Ho comprato intenzionalmente una fetta di panettone natalizio da mangiare come se me lo avessi mandato tu direttamente. Certo preferirei un buon piatto di culurzones come quelli di tiu Franziscu Frore, con un paio di testine di capretto al forno; ti pare? Ma forse lo stesso Franziscu Frore  morto, portandosi nella tomba il suo segreto culinario. Spero che passerete tutti bene le feste, senza malinconia e senza dispiacere; io ve lo auguro di tutto cuore. Anch'io sono sicuro di passarle abbastanza bene, poich la salute va bene e manger il panettone col vino bianco alla vostra salute. Ti abbraccio teneramente insieme a tutti di casa.
NINO.


Note.

Nota 1: A. BOULLIER, "L'le de Sardaigne. Description, Histoire, Statistique, Moeurs, Etat social", E. Dentu, Parigi 1865. Sul libro confronta "Quaderni del carcere", citato, pagine 129-130.


79.
26 dicembre 1927.

Carissima Tania,
e cos  passato anche il santo natale, che immagino quanto sia stato laborioso per te. In verit, io ho pensato alla sua straordinariet solo da questo punto di vista, l'unico che mi interessasse. Di notevole non c' stato che il fatto di una generale tensione degli spiriti vitali in tutto l'ambiente carcerario; il fenomeno poteva essere rilevato gi in isvolgimento da tutta una settimana. Ognuno aspettava qualcosa di eccezionale e l'attesa determinava tutta una serie di piccole manifestazioni tipiche, che nell'insieme davano questa impressione di uno slancio di vitalit. Per molti l'eccezione era una porzione di pasta asciutta e un quarto di vino che l'amministrazione passa tre volte all'anno invece della solita minestra: ma che avvenimento importante  questo, tuttavia. Non credere che io me ne diverta o ne rida. L'avrei fatto, forse, prima di aver fatto l'esperienza del carcere. Ma ho visto troppe scene commoventi di detenuti che si mangiavano la loro scodella di minestra con religiosa compunzione, raccogliendo con la mollica di pane anche l'ultima traccia di unto che poteva rimanere attaccata alla terraglia! Un detenuto ha pianto perch in una caserma dei carabinieri, dove eravamo di transito, invece della minestra regolamentare fu distribuita solo una doppia razione di pane; era da due anni in carcere e la minestra calda era per lui il suo sangue, la sua vita. Si capisce perch nel Pater Noster  stato messo l'accenno al pane quotidiano.
Io ho pensato alla tua bont e alla tua abnegazione, cara Tania. Ma la giornata  trascorsa un po' come tutte le altre. Forse abbiamo chiacchierato di meno e letto di pi. Io ho letto un libriccino di Brunetire su Balzac (1), una specie di penso per bambini cattivi. Ma non voglio affliggerti con questo argomento. Invece ti voglio raccontare un episodio quasi natalizio della mia fanciullezza, che ti divertir e ti dar un tratto caratteristico della vita dalle mie parti. Avevo quattordici anni e facevo la terza ginnasiale a Santu Lussurgiu, un paese distante dal mio circa 18 chilometri e dove credo esista ancora un ginnasio comunale in verit molto scalcinato. Con un altro ragazzo, per guadagnare 24 ore in famiglia, ci mettemmo in istrada a piedi il dopopranzo del 23 dicembre invece di aspettare la diligenza del mattino seguente. Cammina, cammina, eravamo circa a met viaggio, in un posto completamente deserto e solitario; a sinistra, un centinaio di metri dalla strada, si allungava una fila di pioppi con delle boscaglie di lentischi. Ci spararono un primo colpo di fucile in alto sulla testa; la pallottola fischi a una decina di metri in alto. Credemmo a un colpo casuale e continuammo tranquilli. Un secondo e un terzo colpo pi bassi ci avvertirono subito che eravamo proprio presi di mira e allora ci buttammo nella cunetta, rimanendo appiattiti un pezzo. Quando provammo a sollevarci, altro colpo e cos per circa due ore con una dozzina di colpi che ci inseguivano, mentre ci allontanavamo strisciando, ogni volta che tentavamo di ritornare sulla strada. Certamente era una comitiva di buontemponi che voleva divertirsi a spaventarci, ma che bello scherzo, eh? Arrivammo a casa a notte buia, discretamente stanchi e infangati e non raccontammo la storia a nessuno, per non spaventare in famiglia, ma non ci spaventammo gran che, perch alle prossime vacanze di carnevale il viaggio a piedi fu ripetuto senza incidenti di sorta. Ed ecco che ti ho riempito quasi interamente le quattro paginette! Ti abbraccio teneramente..
ANTONIO.

Ma la storia  proprio vera; non  affatto una storia di briganti!


Note.

Nota 1: Probabilmente F. BRUNETIERE, "Honor de Balzac (1799-1850)", Nelson-Calmann-Levy, Parigi s.d..


80.
26 dicembre 1927.

Carissimo Berti,
ho ricevuto con un certo ritardo la tua lettera del 25 novembre. Sapevo che un gruppo di confinati era stato inviato a Palermo in carcere, ma ignoravo l'imputazione precisa; credevo si trattasse di un processo disciplinare dinanzi al pretore, trasportato a Palermo solo per la scarsa capacit del carcere isolano (1). Beh! pazienza, caro Berti!
Avvocati ne conosco, su per gi, come te. Penso che avrai tempo per pensarci, se l'istruttoria andr fino in fondo e ti imballeranno per Roma. Io, personalmente, non ho ancora pensato al grave problema, che mi fa alquanto ridere. Su per gi, farei anche a meno dell'avvocato, se non mi divertisse in anticipo immaginare il suo discorso, ovverossia arringa, e se non seguissi il principio generale di non lasciar cadere nessuna possibilit legale. Il divertimento sarebbe massimo se potessi scegliere un qualche avvocato democratico massone dormiente, da mettere in cattiva postura e da fare arrossire; ma bisogner, purtroppo, razionare i propri sollazzi (immagini, per esempio, la posizione di uno di quei tali avvocati che nel 1924-25 sostenevano e stampavano che noi eravamo d'accordo col governo, o gi di l?). Caro Berti, sta' allegro; bada solamente alla tua salute fisica, per essere in grado di sostenere fermamente qualsiasi traversia.
Ti abbraccio fraternamente.
ANTONIO.

Saluta cordialmente la Maria e falle tanti complimenti per la prole. In cella con me c' Tulli, che ti saluta affettuosamente.


Note.

Nota 1: Giuseppe Berti era stato arrestato nell'ottobre 1927, insieme ad altri confinati, con l'accusa di avere svolto attivit antifascista nell'ambito della scuola organizzata a Ustica.



1928.

81.
2 gennaio 1928.

Carissima mamma,
come avete passato tutta questa sequela di feste? spero benissimo; senza preoccupazioni e senza avervi a lamentare della salute. Io le ho passate molto semplicemente, come puoi benissimo immaginare; ma quando c' la salute!...
Per natale avrei voluto mandarti un telegramma di auguri che ti fosse arrivato proprio fresco fresco per l'occasione; ma non mi  stato concesso. I carcerati, a quanto pare, non hanno il diritto di mandare auguri alla loro famiglia, che giungano proprio per il giorno stabilito dal calendario della tradizione come festa della famiglia. Mi  dispiaciuto per te, carissima mamma, che avresti sentito meno malinconia in quel giorno ricevendo i miei saluti. Bah!
In ogni modo un altro anno  passato, pi in fretta di quanto non avessi immaginato e non completamente inutile per me. Ho imparato un mucchio di cose che altrimenti avrei sempre ignorato, ho visto una serie di spettacoli che non avrei in altro modo avuto mai occasione di vedere. Insomma, non sono proprio malcontento del 1927. E per un carcerato questo non  poco, ti pare ? Ci significa che sono un carcerato eccezionale e che spero di rimanere tale per tutto il tempo che dovr trascorrere sotto questa rubricazione. Ti abbraccio affettuosamente con tutti di casa.
NINO.


82.
2 gennaio 1928.

Carissima Tania,
e cos anche l'anno nuovo  cominciato. Bisognerebbe fare dei programmi di vita nuova, secondo l'usanza; ma per quanto abbia pensato, un tale programma non sono riuscito ancora a combinarlo. E' stata questa una grande difficolt sempre nella mia vita, fin dai primi anni di attivit raziocinatrice. Nelle scuole elementari ogni anno di questi tempi assegnavano come tema di componimento la quistione: Che cosa farete nella vita. Quistione ardua che io risolvetti la prima volta, a 8 anni, fissando la mia scelta nella professione di carrettiere. Avevo trovato che il carrettiere univa tutte le caratteristiche dell'utile e del dilettevole: schioccava la frusta e guidava cavalli, ma nello stesso tempo compiva un lavoro che nobilita l'uomo e gli procura il pane quotidiano. Sono rimasto fedele a questo indirizzo anche l'anno successivo, ma per ragioni che direi estrinseche. Se fossi stato sincero, avrei detto che la mia pi viva aspirazione era quella di diventare usciere di pretura. Perch? Perch in quell'anno era venuto nel mio paese come usciere della pretura un vecchio signore che possedeva un simpaticissimo cagnetto nero sempre in ghingheri: fiocchetto rosso alla coda, gualdrappina sulla schiena, collana verniciata, finimenti da cavallo in testa. Io proprio non riuscivo a dividere l'immagine del cagnetto da quella del suo proprietario e dalla professione sua. Eppure rinunziai, con molto rammarico, a cullarmi in questa prospettiva che tanto mi seduceva. Ero di una logica formidabile e di una integrit morale da fare arrossire i pi grandi eroi del dovere. S, mi ritenevo indegno di diventare usciere di pretura e quindi possedere cagnetti cos meravigliosi: non conoscevo a memoria gli 84 articoli dello Statuto del regno! Proprio cos. Avevo fatto la seconda classe elementare (rivelazione prima delle virt civiche del carrettiere!) e avevo pensato di fare nel mese di novembre gli esami di proscioglimento, per passare alla quarta saltando la terza classe: ero persuaso di essere capace di tanto, ma quando mi presentai al direttore didattico per presentargli la domanda protocollare, mi sentii fare a bruciapelo la domanda: Ma conosci gli 84 articoli dello Statuto? (1). Non ci avevo neanche pensato a questi articoli: mi ero limitato a studiare le nozioni di diritti e doveri del cittadino contenute nel libro di testo. E fu per me un terribile monito, che mi impression tanto pi, in quanto il 20 settembre precedente avevo partecipato per la prima volta al corteo commemorativo, con un lampioncino veneziano e avevo gridato con gli altri: Viva il leone di Caprera! Viva il morto di Staglieno! (Non ricordo se si gridava il morto o il profeta di Staglieno: forse, tutt'e due, per la variet!), certo come ero di essere promosso all'esame e di conquistare i titoli giuridici per l'elettorato, diventando un cittadino attivo e perfetto. Invece non conoscevo gli 84 articoli dello Statuto. Che cittadino ero dunque? E come potevo ambiziosamente aspirare a diventare usciere di pretura e a possedere un cane con il fiocchetto e la gualdrappa? L'usciere di pretura  una ruotella dello Stato (io pensavo fosse una grande ruota);  un depositario e un custode della legge anche contro i possibili tiranni che volessero calpestarla. E io ignoravo gli 84 articoli! Cos mi limitai gli orizzonti e ancora una volta esaltai le virt civiche del carrettiere, che tuttavia pu avere un cane anche egli, sia pure senza fiocchetti e senza gualdrappa. Vedi come i programmi precostituiti in modo troppo rigido e schematico vanno a cozzare, infrangendosi, contro la dura realt, quando si ha una vigile coscienza del dovere!
Cara Tania, ti pare che abbia un po' menato il can per l'aia? Ridi e perdonami. Ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Lo stesso aneddoto  ricordato, in forma impersonale, nell'articolo "La luce che si  spenta", Il Grido del Popolo, 20 novembre 1915 (ora in A. GRAMSCI, "Cronache torinesi", citato, pagina 23).


83.
9 gennaio 1928.

Carissima mamma,
il tuo pacco  arrivato sabato. Mia cognata mi ha gi mandato [...] (1) pirichittos e la fresa. Ti ringrazio tanto e ti trasmetto i saluti e i ringraziamenti di Tatiana. Per me ancora niente di nuovo. Credo che dovr partire tra breve per Roma, ma non so ancora nulla di certo. La salute va abbastanza bene. Saluti e baci a tutti. Ti abbraccio teneramente.
NINO.


Note.

Nota 1: Parola illeggibile.


84.
9 gennaio 1928.

Carissima Tania,
ti ripeto per iscritto i titoli dei tre libri di cui ti ho parlato nell'ultimo colloquio:
Roberto Michels, "Francia contemporanea", Edizione Corbaccio, Milano.
Roberto Michels, "Corso di sociologia politica", Milano, Societ anonima Istituto Editoriale Scientifico.
Henry Se, "Matrialisme historique et interprtation conomique de l'histoire", Parigi, M. Giard.
I tre volumi sono recensiti favorevolmente nell'ultimo fascicolo della Riforma Sociale (19.l Il "Corso di sociologia politica" del Michels mi interessa specialmente, perch deve essere la riproduzione del primo corso di lezioni tenuto all'Universit di Roma dalla cattedra di Scienze politiche recentemente fondata e inaugurata proprio dal Michels: ho gi letto l'altro corso sulla scienza dell'amministrazione che era per non molto interessante; si trattava di esposizioni tecniche, fatte da alti funzionari dello Stato, ognuno per il suo dicastero. - Cara Tania, il tempo  terribilmente uggioso, il pennino domanda uno sforzo eccezionale di attenzione, per non schizzare inchiostro da tutte le parti e questo sforzo io sono incapace di fare in questo momento. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Ieri ho avuto l'abito ultimato (2). Tulli mi assicura che va molto bene. La spesa per la fattura  stata modica. Ho ricevuto i quattro volumi di Maupassant e i due di Cekhof. Ti ringrazio.


Note.

Nota 1: Le recensioni sono di Giuseppe Prato, per i primi due volumi, e di L.[uigi] E.[inaudi] (confronta La Riforma Sociale, numero 11-12, dicembre 1927, pagina 585-587).
Nota 2: Mi sono occupata finalmente di Antonio per ci che riguarda i suoi indumenti pesanti; gli stanno confezionando un abito - scriveva Tatiana il 4 gennaio - in quanto quello che indossava  diventato favolosamente pittoresco ("Lettere ai familiari", citato, pagine 33-34).


85.
23 gennaio 1928.

Carissima mamma,
non ricevo tue notizie da quasi due mesi. Che cosa  successo? Spero che si tratti solo di disguidi postali, ma non posso non sentire una certa ansia. Perch non fai scrivere almeno delle cartoline illustrate da Carlo, da Teresina e da Grazietta?
La mia vita trascorre sempre eguale. Ti abbraccio affettuosamente.
NINO.

Ricevo la tua lettera del 2 gennaio in questo momento. La tua assicurata, che ho ricevuto, mi  arrivata il 17 dicembre, ma era spedita 7 0 8 giorni prima. Ti ho gi scritto per il pacco: anche Tatiana ti ha scritto. Baci.


86.
30 gennaio 1928.

Carissima Tania,
spero che tu sia gi ristabilita, mentre leggi. Penso di essere stato in parte la causa del tuo malessere. Avrei dovuto insistere con maggiore energia per farti ripartire e non permettere che trascorressi la cattiva stagione a Milano. Queste nebbie e questa umidit sono deleterie per un temperamento come il tuo. Veramente sono pieno di rimorsi. Eppoi, tu, che mi predichi ogni settimana di curarmi, di mangiare eccetera eccetera, non devi avere nessuna cura di te stessa e devi sperperare le tue energie in un mucchio di movimenti inutili o almeno non necessari. Basta. Non voglio ancora scriverti dei rimproveri. Ho gi l'impressione che la mia lettera di 15 giorni fa abbia immediatamente contribuito a farti star male. Vorrei invece farti stare allegra, o almeno farti sorridere. Ma non  facile per me, in questo momento. Il saperti indisposta costringe il corso dei miei pensieri in un solco poco allegro e d'altronde non voglio fare il giornalista con te. Spero di vederti al colloquio prima ancora che abbia ricevuto questa lettera.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


87.

30 gennaio 1928.

Carissimo Berti,
ho ricevuto la tua lettera del 13 una settimana fa, quando per avevo gi esaurito le due lettere regolamentari. Nessuna novit da parte mia. Il solito squallore e la solita monotonia. Anche la lettura diventa sempre pi indifferente. Naturalmente, leggo ancora molto, ma senza interesse, meccanicamente. Nonostante che sia in compagnia, leggo un libro al giorno e anche pi. Libri disparati, come puoi immaginare (ho riletto persino "L'ultimo dei Mohicani" di Fenimore Cooper), cos come li distribuisce la biblioteca a pagamento del carcere. In queste ultime settimane ho letto qualche libro arrivatomi dalla famiglia, ma nessuno di soverchio interesse. Te li enumero, tanto per farti passare il tempo.
1. "Le Vatican et l'Action Franaise". Si tratta del cos detto libro giallo dell'Action Franaise; una raccolta di articoli, discorsi e circolari che conoscevo in gran parte, perch usciti nell'Act. Fran. del 1926. La sostanza politica del conflitto  nel libro mascherata con sette e sette veli. Appare solo la discussione canonica sulla cos detta materia mista e sulla giusta (secondo i canoni) libert dei fedeli. Tu sai di che cosa si tratta: esiste in Francia una organizzazione cattolica di massa, sul tipo dell'Azione Cattolica nostrana, presieduta dal generale di Castelnau. Fino alla crisi politica francese del 1926, i nazionalisti, di fatto, erano il solo partito politico che organicamente si innestasse in questa organizzazione e ne sfruttasse le possibilit (4-5 milioni di sottoscrizioni annue, per esempio). Cio tutte le forze cattoliche erano esposte ai contraccolpi delle avventure di Maurras e Daudet, che nel 1926 avevano gi pronto il governo provvisorio da issare al potere in caso di collasso. Il Vat., che prevedeva invece una nuova ondata di leggi anticlericali tipo Combes, ha voluto dimostrativamente rompere con l'Act. Fran. e lavorare per la organizzazione di un partito cattolico democratico di massa che avesse la funzione di un Centro parlamentare, secondo la politica Briand-Poincar. - Nell'Act. Fran. per ragioni ovvie, uscivano solo gli articoli mezzo-ossequienti e moderati: gli attacchi violenti e personali erano riserbati allo Charivari pubblicazione settimanale che non ha l'equivalente fra noi (1) e che non era ufficialmente di Partito; ma questa sezione delle polemiche non  riportata nel libro. - Ho visto che gli ortodossi hanno pubblicato una risposta al libro giallo, compilata da Jacques Maritain (2), professore all'Universit cattolica di Parigi e capo riconosciuto degli intellettuali ortodossi: ci significa che il Vaticano ha registrato un successo notevole, perch nel '26 il Maritain aveva scritto un libro per difendere Maurras (3) e aveva prima firmato una dichiarazione nello stesso senso: oggi dunque, questi intellettuali si sono scissi e l'isolamento dei monarchici deve avere progredito.
Un libro di Alessandro Zvas, "Storia della terza repubblica - La Francia dal settembre 1870 al 1926" (4) - superficialissimo, ma divertente. Aneddoti, larghe citazioni eccetera. Serve per ricordare gli avvenimenti pi importanti della vita parlamentare e giornalistica francese.
R. Michels, "La Francia contemporanea". E' una truffa libraria. Si tratta di una raccolta, senza nesso, di articoli su alcuni aspetti parzialissimi della vita francese. Il Michels crede, poich  nato nella Prussia renana, zona di confluenza tra romanesimo e germanesimo, di essere destinato a cementare l'amicizia tra tedeschi e neolatini, unendo in s i peggiori caratteri dell'una e dell'altra cultura: la mutria del filisteo teutonico e la fatuit sciagurata del meridionalismo. Eppoi quest'uomo che mette in vista come una coccarda il suo rinnegamento della razza germanica e si vanta di aver dato nome Mario a un suo figlio per ricordo della sconfitta dei Cimbri e dei Teutoni, mi d l'impressione dell'ipocrisia pi sopraffina a scopi di carriera accademica.
Raccolta di scritti per il centenario di Goffredo Mameli (Gentile, eccetera). - La seconda edizione dei "Mille" di Francesco Crispi - il pi interessante di tutti. - Ed ecco tutto, poich non ti voglio parlare di qualche altro meno notevole, di carattere romantico. Scrivimi quando puoi; ma credo che le tue possibilit sono ancora inferiori alle mie. Cordialmente.
ANTONIO.

Tulli ti saluta - Devo correggere un errore, contenuto in una mia lettera di quando eri ad Ustica. Ti indicavo un libro sul metodo storico, attribuendolo a un Bernstein, mentre invece si trattava di un Bernheim (5): la memoria mi serve proprio male, perch questo volume mi  servito per due anni come testo scolastico: si vede che sono invecchiato pi di quanto supponessi. Il nome esatto  rigalleggiato all'improvviso e senza ragione di nesso e ho voluto, per scrupolo, avvertirtene. Saluti affettuosi.


Note.

Nota 1: Le Charivari  menzionato fra le riviste-tipo nel quaderno 24 intitolato "Giornalismo" (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagina 2270).
Nota 2: J. MARITAIN, "Primaut du spirituel" (1927), libro di cui Gramsci avr in carcere la traduzione italiana di G. Dore, "Il primato dello spirituale", Libr. ed. Fiorentina, Firenze 1929.
Nota 3: J. MARITAIN, "Une opinion sur Charles Maurras et le devoir des catholique", Plon, Parigi 1926. Su questo libro e, in generale, sull'argomento qui esposto confronta le "Note sulla vita nazionale francese" ("Quaderni", citato, pagine 1635-1650) e la lettera 180.
Nota 4: A. ZEVAES, "Histoire de la troisime republique. La France de septembre 1870  1926", Hachette, Parigi 1927.
Nota 5: E. BERNHEIM, "Lehrbuch der historischen Methode", Duncker & Humblot, Lipsia 1908. Gramsci si riferisce probabilmente alla traduzione italiana parziale, pubblicata col titolo "La storiografia e la filosofia della storia", Sandron, Milano-Palermo-Napoli 1907 (confronta "Quaderni", citato, pagina 1845).


88.
6 febbraio 1928.

Carissima mamma,
ho ricevuto la settimana scorsa due tue lettere: una del 25 gennaio e l'assicurata del primo febbraio con le 200 lire. Una volta tanto la tua corrispondenza  arrivata con una certa onest di tempo.
Ti assicuro che le mie condizioni di salute sono abbastanza buone; se ho scritto solo dei bigliettini, la volta scorsa, fu solo perch non ricevevo tue notizie. Da quindici giorni faccio delle iniezioni di bioplastina e ci contribuir, per lo meno, a mantenermi in forze. Del resto, ho trascorso la prima met dell'inverno senza troppe scosse. Un po' di freddo, che mi ha fatto venire dei geloni, che non avevo mai avuto: si vede che divento vecchio e che il sangue si  alquanto raffreddato. - Le tue due lettere mi hanno un po' fatto andare in collera. Spero che non farai dire delle messe per il buon esito del mio processo! Non devi preoccuparti di queste cose. Io sono tranquillissimo e lo sar ancora di pi se avr la sicurezza che tu sei tranquilla e serena. E perch non dovresti esserlo? La sorte che mi attende come tu dici, non  poi spaventevole:  una semplice quistione di tempo e di pazienza.
Ringrazia tanto Carlo per l'assicurata. Abbraccia tutti affettuosamente e tu ricevi tanti tanti abbracci.
NINO.

Tatiana si  ammalata e si trova all'ospedale un'altra volta il cattivo; clima di Milano e le fatiche che fa per portarmi ogni giorno da mangiare, sono certamente la causa del suo male. Cos mi pare che io, nonostante la prigione, sono quello che sta meglio di tutti. Adesso Tatiana sta meglio, ha superato la fase critica di una bronco-polmonite. Le notizie ultime dei bambini sono abbastanza buone.


89.
6 febbraio 1928.

Carissima Tania,
ho avuto notizie della tua salute e anche della tua impazienza di uscire dalla clinica. Questa tua impazienza mi pare poco assennata. Mi dispiace proprio di essere nell'impossibilit di adoperare dei mezzi pi persuasivi che le parole per costringerti a curarti razionalmente; ci che mi fa diventare ferocissimo  il fatto che proprio tu mi hai predicato con tanta tenacia di curarmi, di curarmi, di curarmi. Ti pare giusto? In questo caso mi sento kantiano fino alla punta dei capelli: Non domandare agli altri di fare ci che non saresti disposto a fare tu stesso. Poich le nostre condizioni sono le stesse. Tu, poi, sei indubbiamente pi convinta di me della moralit delle massime assolute di Kant e dovresti inoltre ricordare il principio professionale: Medice, cura te ipsum. Insomma, non devi costringermi a farti degli ultimatum. Perch sono capace non solo di interrompere le iniezioni, ma anche di non andare pi al colloquio se mi persuado della tua poca saggezza e di incaricare la signora Pina (1) di tirarti ben bene i capelli.
Cara Tania, spero davvero che non farai niente che sia contrario ai consigli del medico. Il saperti indisposta aumenta le tante preoccupazioni che mi assillano; quando ho saputo che stavi male sono stato quattro o cinque giorni talmente furioso contro me stesso che non rivolgevo pi neanche la parola a Tulli. Se vuoi che io sia tranquillo, devi mostrarmi di stare bene e sul serio, perch io non posso non pensare di essere la origine di ogni tuo malessere. E' una cosa devi promettermi assolutamente. E' possibile che io parta anche prima di rivederci: non  poi una cosa molto grave, perch ci rivedremo a Roma. Tu devi fare il viaggio nelle migliori condizioni possibili. Devi prendere un posto nell'espresso, con la cuccetta per dormire. Col biglietto di seconda classe, il letto costava 60 lire e non credo sia aumentato di prezzo: bisogna prenotarlo qualche giorno prima. Lo farai? Me lo prometti? Vorrei accarezzarti: ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Moglie di Enrico Tulli.


90.
13 febbraio 1928.

Carissima Tania,
ho saputo ieri che stai meglio e che forse potrai abbandonare tra breve la clinica. Sono molto contento della buona notizia, ma insisto perch ti curi senza aver fretta. Non devi illuderti che ormai la buona stagione e il bel tempo siano incominciati: io credo anzi che questo sia a Milano il peggiore periodo dell'anno, per gli improvvisi cambiamenti di temperatura; l'anno scorso ha nevicato per tutto marzo. Come passi il tempo? Hai libri da leggere? Io continuo a farmi fare le iniezioni: oggi far la ventesima; vedi come sono bravo! Mi  stata annunziata una tua lettera, che non ho per ancora ricevuto. La prima volta che verrai al colloquio devi essere proprio rimessa; voglio vederti in salute, altrimenti andr terribilmente in collera e domander il permesso di tirarti i capelli di sopra la grata. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


91.
20 febbraio 1928.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 9; ti rispondo all'indirizzo di casa, come augurio che tra giorni possa uscire dall'ospedale e riprendere la vita normale (sempre mantenendo la condizione che sia veramente guarita e abbia ripreso le tue forze).
La cura delle iniezioni va a gonfie vele: proprio stamane ho avuto una testimonianza autentica e irrefutabile di una mia incipiente marcia verso l'obesit, quella del barbiere. Egli mi ha assicurato che il rasoio scorre meglio, perch le guance si sono alquanto rimpolpate in questo ultimo tempo. Ci dovrebbe tagliare la testa al toro, come si dice.
Ho incominciato a mandare fuori dei libri: ho mandato fuori 40 pezzi, finora. Dalla Libreria ho ricevuto il libro del Se che tu avevi ordinato. Appena potrai riprendere la vita normale, ti indicher qualche altra pubblicazione da farmi inviare. Veramente avevo deciso, per un pezzo di non domandare pi nulla, ma non pensavo che siamo all'inizio di un nuovo anno e che dovevano uscire le "Prospettive Economiche per il 1928" del professore Giorgio Mortara e l'"Almanacco Letterario Mondadori". Nonostante tutto, non riesco a soffocare il bisogno di seguire, sia pure molto approssimativamente, ci che succede nel mondo grande e terribile. Carissima Tania, spero di rivederti tra breve. Questa volta potrebbero concederti anche un colloquio visivo, in modo che mi sia possibile abbracciarti. Potrebbero, se vogliono cautelarsi contro le mie terribili iniziative, ordinare che mi sia fatta una perquisizione personale speciale prima e dopo il colloquio. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


92.
20 febbraio 1928.

Carissima Teresina,
ho ricevuto la tua lettera del 30 gennaio e la fotografia dei tuoi bambini. Ti ringrazio e sar molto contento di ricevere altre tue lettere.
Il peggiore guaio della mia attuale vita  la noia. Queste giornate sempre uguali, queste ore e questi minuti che si succedono con la monotonia di uno stillicidio, hanno finito per corrodermi i nervi. Almeno i primi tre mesi dopo l'arresto furono molto movimentati: sballottato da un estremo all'altro della penisola, sia pure con molte sofferenze fisiche, non avevo tempo di annoiarmi. Sempre nuovi spettacoli da osservare, nuovi tipi d'eccezione da catalogare: davvero mi pareva di vivere in una novella fantastica. Ma ormai da pi di un anno sono fermo a Milano, in ozio forzato. Posso leggere, ma non posso studiare, perch non mi  stato concesso di avere carta e penna a mia disposizione, neppure con tutta la sorveglianza domandata dal capo (1), dato che passo per essere un terribile individuo, capace di mettere il fuoco ai quattro angoli del paese o gi di l. La corrispondenza  la mia pi grande distrazione. Ma pochissima gente mi scrive. Da un mese poi mia cognata  ammalata e non ho neanche pi il colloquio settimanale con lei.
Mi preoccupa molto lo stato d'animo della mamma, d'altronde non so come fare per rassicurarla e consolarla. Vorrei infonderle la convinzione che io sono tranquillissimo, come realmente sono, ma vedo che non riesco. C' tutta una zona di sentimento e di modi di pensare che costituisce una specie di abisso tra noi. Per lei il mio incarceramento  una terribile disgrazia alquanto misteriosa nelle sue concatenazioni di cause ed effetti; per me  un episodio della lotta politica che si combatteva e si continuer a combattere non solo in Italia, ma in tutto il mondo, per chiss quanto tempo ancora. Io sono rimasto preso, cos come durante la guerra si poteva cadere prigionieri, sapendo che questo poteva avvenire e che poteva avvenire anche di peggio. Ma temo che anche tu la pensi come la mamma e che queste spiegazioni ti rassomiglino a un indovinello espresso ancora in una lingua sconosciuta.
Ho osservato a lungo la fotografia, confrontandola con quelle che mi avevi mandato prima. - (Ho dovuto interrompere la lettera, per farmi fare la barba; non ricordo pi ci che volevo scrivere e non ho voglia di ripensarci. Sar per un'altra volta). Saluti affettuosi a tutti. Ti abbraccio.
NINO.


Note.

Nota 1: Il capo del governo, Mussolini.


93.
27 febbraio 1928.

Carissima Tania,
per una felicissima congiunzione di astri favorevoli, la tua lettera del 20 mi  stato consegnata il 24, insieme alla lettera di Giulia. Ho ammirato molto la tua bravura nelle diagnosi, ma non sono caduto nei sottili lacci della tua furberia letteraria. Non pensi che sarebbe preferibile esplicare la propria bravura su altri soggetti che non sulla propria persona? (Non per augurare male al prossimo, s'intende, se di prossimo si pu parlare in questo caso. Tu hai letto bene e studiato le idee di Tolstoi? Dovresti confermarmi il significato preciso che Tolstoi d alla nozione evangelica di prossimo. Mi pare che egli si attenga al significato letterale, etimologico della parola: chi ti  pi vicino, quelli della tua famiglia, cio, e, al massimo, quelli del tuo villaggio). Insomma, non sei riuscita a cambiarmi le carte in tavola, mettendomi innanzi dimostrativamente la tua bravura di medico, per farmi riflettere meno alle tue condizioni di paziente. Sulla flebite, poi, io mi sono formato una cultura speciale, perch negli ultimi quindici giorni di residenza ad Ustica, ho dovuto ascoltare le lunghe disquisizioni di un vecchio avvocato perugino che ne soffriva e si era fatto arrivare quattro o cinque pubblicazioni in proposito. So che si tratta di un male abbastanza grave e molto doloroso; tu avrai veramente la pazienza necessaria per curarti bene senza fretta? Spero di s. Io posso contribuire a farti aver pazienza, scrivendoti lettere pi lunghe del solito. E' un piccolo sforzo che non mi coster gran che, se tu ti accontenterai del mio chiacchiericcio. Eppoi, eppoi, sono molto pi sollevato di prima.
La lettera di Giulia ha determinato in me uno stato d'animo pi tranquillo. Le scriver a parte, un po' a lungo, se mi sar possibile, perch non voglio farle dei rimproveri e non vedo ancora come potr scriverle a lungo, senza farle dei rimproveri. Ti pare giusto, infatti, che ella non mi scriva quando sta male o  angosciata? Io penso che, proprio in tali circostanze, dovrebbe scrivermi di pi e pi lungamente. Ma non voglio fare di questa lettera la sezione-rimproveri.
Per farti passare il tempo ti riferir una piccola discussione carceraria svoltasi a pezzi e bocconi. Un tale, che credo sia evangelista o metodista o presbiteriano (mi sono ricordato di lui a proposito del suaccennato prossimo) era molto indignato perch si lasciavano ancora circolare per le nostre citt quei poveri cinesi che vendono oggettini certamente fabbricati in serie in Germania, ma che danno l'impressione ai compatrioti di annettersi almeno un pezzettino del folklore cataico. Secondo il nostro evangelista, il pericolo era grande per la omogeneit delle credenze e dei modi di pensare della civilt occidentale: si tratta, secondo lui, di un innesto dell'idolatria asiatica nel ceppo del cristianesimo europeo. Le piccole immagini del Budda finirebbero con l'esercitare uno speciale fascino che potrebbe essere come un reagente sulla psicologia europea ed esercitare una spinta verso neoformazioni ideologiche totalmente diverse da quella tradizionale. Che un elemento sociale come l'evangelista in parola avesse simili preoccupazioni, era certo molto interessante, anche se tali preoccupazioni avessero origine molto lontana. Non fu difficile per cacciarlo in un ginepraio di idee, senza uscita per lui facendogli osservare:
1. Che l'influenza del buddismo sulla civilt occidentale ha radici molto pi profonde di quanto sembri, perch durante tutto il Medio Evo, dall'invasione degli arabi fino al 1200 circa, la vita di Budda circol in Europa come la vita di un martire cristiano, santificato dalla Chiesa, la quale solo dopo parecchi secoli si accorse dell'errore commesso e sconsacr il pseudosanto. L'influenza che un tale episodio pu avere esercitato in quei tempi, quando l'ideologia religiosa era vivacissima e costituiva il solo modo di pensare delle moltitudini,  incalcolabile.
2. Il buddismo non  una idolatria. Da questo punto di vista, se un pericolo c',  costituito piuttosto dalla musica e dalla danza importata in Europa dai negri. Questa musica ha veramente conquistato tutto uno strato della popolazione europea colta, ha creato anzi un vero fanatismo. Ora  impossibile immaginare che la ripetizione continuata dei gesti fisici che i negri fanno intorno ai loro feticci danzando, che l'avere sempre nelle orecchie il ritmo sincopato degli jazz-bands, rimangano senza risultati ideologici: a) Si tratta di un fenomeno enormemente diffuso, che tocca milioni e milioni di persone, specialmente giovani; b) si tratta di impressioni molto energiche e violente, cio che lasciano traccie profonde e durature; c) si tratta di fenomeni musicali, cio di manifestazioni che si esprimono nel linguaggio pi universale oggi esistente, nel linguaggio che pi rapidamente comunica immagini e impressioni totali di una civilt non solo estranea alla nostra, ma certamente meno complessa di quella asiatica, primitiva ed elementare, cio facilmente assimilabile e generalizzabile dalla musica e dalla danza a tutto il mondo psichico.
Insomma il povero evangelista fu convinto, che mentre aveva paura di diventare un asiatico, in realt egli, senza accorgersene, stava diventando un negro e che tale processo era terribilmente avanzato, almeno fino alla fase di meticcio. Non so quali risultati siano stati ottenuti: penso per che non sia pi capace di rinunziare al caff con contorno di jazz e che d'ora innanzi si guarder pi attentamente nello specchio per sorprendere i pigmenti di colore nel suo sangue.
Cara Tania, ti auguro di ristabilirti bene e presto: ti abbraccio. ANTONIO.


94.
27 febbraio 1928.

Carissima Giulia,
ho ricevuto la tua lettera del 26 dicembre 1927, con la postilla del 24 gennaio (1) e l'ultimo bigliettino. Sono stato proprio felice di ricevere queste tue lettere. Ma ero gi diventato pi tranquillo da qualche tempo. Sono molto cambiato, in tutto questo tempo. Ho creduto in certi giorni di essere diventato apatico e inerte. Penso oggi di aver sbagliato nell'analisi di me stesso. Cos non credo neanche pi di essere stato disorientato. Si trattava di crisi di resistenza al nuovo modo di vivere che implacabilmente si imponeva sotto la pressione di tutto l'ambiente carcerario, con le sue norme, con la sua routine, con le sue privazioni, con le sue necessit, un complesso enorme di piccolissime cose che si succedono meccanicamente per giorni, per mesi, per anni, sempre uguali, sempre con lo stesso ritmo, come i granellini di sabbia di una gigantesca clessidra. Tutto il mio organismo fisico e psichico si opponeva tenacemente, con ogni sua molecola, all'assorbimento di questo ambiente esteriore, ma ogni tanto bisognava riconoscere che una certa quantit della pressione era riuscita a vincere la resistenza e a modificare una certa zona di me stesso, e allora si verificava una scossa rapida e totale per respingere d'un tratto l'invasore. Oggi, tutto un ciclo di mutamenti si  gi svolto, perch sono giunto alla calma decisione di non oppormi a ci che  necessario e ineluttabile coi mezzi e nei modi di prima, che erano inefficaci e inetti, ma di dominare e controllare, con un certo spirito ironico il processo in corso. D'altronde mi sono persuaso che un perfetto filisteo non lo diventer mai. In ogni momento sar capace con una scossa di buttar via la pellaccia mezzo di asino e mezzo di pecora che l'ambiente sviluppa sulla vera propria naturale pelle. Forse una cosa non otterr mai pi: di ridare alla mia pelle naturale e fisica il colore affumicato. Volia (2) non mi potr pi chiamare il compagno affumicato. Temo che Delio, nonostante il tuo contributo, sar ormai pi affumicato di me! (Protesti?) Sono rimasto, questo inverno, quasi tre mesi senza vedere il sole, altro che in qualche lontano riflesso. La cella riceve una luce che sta di mezzo tra la luce di una cantina e la luce di un acquario.
D'altronde, non devi pensare che la vita mia trascorra cos monotona e uguale come a prima vista potrebbe sembrare. Una volta presa l'abitudine alla vita dell'acquario e adattato il sensorio a cogliere le impressioni smorzate e crepuscolari che vi fluiscono (sempre ponendosi da una posizione un po' ironica), tutto un mondo incomincia a brulicare intorno, con una sua particolare vivacit, con sue leggi peculiari, con un suo corso essenziale. Avviene come quando si getta uno sguardo su un vecchio tronco mezzo disfatto dal tempo e dalle intemperie e poi piano piano si ferma sempre pi fissamente l'attenzione. Prima si vede solo qualche fungosit umidiccia, con qualche lumacone, stillante bava, che striscia lentamente. Poi si vede, un po' alla volta tutto un insieme di colonie di piccoli insetti che si muovono e si affaticano, facendo e rifacendo gli stessi sforzi, lo stesso cammino. Se si conserva la propria posizione estrinseca, se non si diventa un lumacone o una formichina, tutto ci finisce per interessare e far trascorrere il tempo.
Ogni particolare che riesco a cogliere della tua vita e della vita dei bambini mi offre la possibilit di cercare di elaborare qualche rappresentazione pi vasta. Ma questi elementi sono troppo scarsi e la mia esperienza  stata troppo scarsa. Ancora: i bambini devono mutare troppo rapidamente in questa loro et perch io riesca a seguirli in tutti i movimenti e a darmene una rappresentazione. Certo, in questo devo essere assai disorientato. Ma  inevitabile che sia cos. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta Appendice 2, numero 6.
Nota 2: Valerio, figlio di Teodoro Zabel e di Anna Schucht, sorella di Giulia.


95.
5 marzo 1928.

Carissima mamma,
mi dispiace infinitamente che non abbia ricevuto le lettere che ti scrissi nei mesi di gennaio e febbraio e che perci abbia potuto credere a una mia indisposizione, come scrivi nella tua del 27 febbraio, che  giunta molto rapidamente. Certamente io ti ho scritto in questo periodo almeno 6 lettere, che forse a quest'ora ti saranno tutte arrivate. Io ti scrivo ogni 15 giorni almeno, qualche volta ho scritto anche di settimana in settimana. Ho ricevuto l'assicurata il 6 gennaio e il 9 successivo te lo annunziavo. Ho ricevuto qualche settimana fa una lettera di Teresina con una fotografia dei bambini; risposi immediatamente.
Mi addolora molto questo disordine per le ripercussioni che ha nel tuo spirito. Ma tu non devi sempre pensare alle ipotesi peggiori e crucciarti continuamente. Tu capisci che se stessi male, se mi sentissi indisposto in qualsiasi maniera o grado, ti avvertirei subito, perch penso che non avvertendoti farei ancora peggio e la notizia improvvisa di una mia malattia diventerebbe ancor pi allarmante per te. Cos hai torto di pensare che io sia sempre cupo e in preda a chiss quale disperazione. Ma no, ma no. Naturalmente non sto sempre a ballare di gioia e a ridere continuamente, ma neanche sono sempre cupo e disperato come un corvo appollaiato su un cipresso del cimitero. Sono proprio tranquillo e sereno, come deve essere chi ha la coscienza tranquilla e vede la vita senza illusioni. Proprio mi dispiace che tu sia ossessionata dal pensiero che io mi disperi, se si trattasse di altri che di te dovrei offendermi e ritenermi insultato a sangue. Caspita, non sono un bambino, ti pare?, che si sia messo nei pasticci inconsideratamente e per leggerezza. Vedi, stavo per eccitarmi e incominciavo a gridare contro di te! Ma, insomma, come posso convincerti che devi mantenerti tranquilla e serena anche tu? Bisogna strapazzarti un po' per ottenerlo?
Mi dispiace che sia morta zia Nina Corrias. Povera donna. Credo che fosse molto brava, nonostante qualche sua innocente posa di superiorit continentale. E poi, ha certamente contribuito a svecchiare un po' l'ambiente di Ghilarza, senza paura di urtare pregiudizi, istituzioni e persone. Ti ricordi il primo circolo femminile da lei propugnato? E quando fece seppellire civilmente il suo fratello censore? Che scandali, che brusii! Io ricordo proprio tutto e sebbene molte delle sue iniziative progressiste mi facessero ridere alquanto, penso che in fondo si trattava di cose serie e che lei ci metteva un fervore, encomiabile in ogni modo (1). Si  confessata e comunicata prima di morire? E zio Francesco vive ancora? (Mi pare di ricordare che Giovanna sia morta, ma non ne sono sicuro). Queste notizie del paese, mi interessano molto. Non devi credere che siano trascurabili e che mi annoino o che si tratti di pettegolezzi. Io sono sempre curioso come un furetto e anche le piccole cose le apprezzo. D'altronde, cosa vuoi, che a Ghilarza ogni settimana inventino la polvere? Mi interessava anche Corroncu e Brisi Illichidiu e ta Juanna Culamontigu. Erano tipi originali, nella loro specie, pi di tanti altri che andavano per la maggiore e che realmente erano noiosissimi e coi quali non si poteva scambiare altro che complimenti e salamelecchi.
Dunque, concludendo: sto abbastanza bene di salute; non sono cupo per niente e ti faccio tanti, tanti auguri per il prossimo tuo onomastico. Mandami una tua bella fotografia, ma che sia fatta proprio come sei in casa, senza ghingheri, eh? senza civetteria! Ti abbraccio forte forte.
NINO.


Note.

Nota 1: Nina Corrias era una lontana parente della madre di Gramsci. Insegnante in pensione, nel 1915 era ritornata da Roma a Ghilarza, dove aveva fondato un circolo femminile alle cui attivit partecipava Peppina Marcias.


96.
5 marzo 1928.

Carissima Tania,
anche la tua lettera del 28 febbraio mi  giunta con sollecitudine maravigliosa; nientemeno che il 3 marzo, dopo solo 4 giorni. Mi auguro che continui cos e che tale sollecitudine si estenda a tutta la corrispondenza. La mia povera mamma  invece disperata, perch da due mesi non riceve mie lettere; il 27 febbraio non aveva ancora ricevuto una lettera mia del 9 gennaio, che ricordo assolutamente di aver scritto, e cos pensa che io sia gravemente ammalato e nell'impossibilit materiale di scrivere.
Faccio tutti i miei complimenti per le forze riacquistate che ti hanno permesso di levarti e di camminare. Ma tu sei troppo ottimista per principio e credi troppo in una specie di giustizia cosmica! Sar meglio che abbi pazienza e che aspetti di essere completamente ristabilita, fuori da ogni pericolo di ricadute e di complicazioni. Devi essere proprio assennata! Altrimenti prender dei provvedimenti draconiani contro i tuoi capelli, senza preoccuparmi o commuovermi dei rimproveri di barbarie!
Ho letto con molto interesse la tua lettera, per le osservazioni che hai potuto fare e per le nuove esperienze. Penso che non sia necessario raccomandarti l'indulgenza e non solo l'indulgenza pratica, ma anche quella dir cos spirituale. Io sono sempre stato persuaso che esiste una Italia sconosciuta, che non si vede, molto diversa da quella apparente e visibile. Voglio dire - poich questo  un fenomeno che si verifica in tutti i paesi - che il distacco tra ci che si vede e ci che non si vede  da noi pi profondo che nelle altre cosidette nazioni civili. Da noi la piazza, con le sue grida, i suoi entusiasmi verbali, la sua boria, soverchia il chez soi molto pi che altrove, relativamente. Cos si sono formati tutta una serie di pregiudizi e di affermazioni gratuite, sulla saldezza della struttura famigliare come sulla dose di genialit che la provvidenza si sarebbe degnata di dare al nostro popolo, eccetera eccetera. Anche in un recentissimo libro del Michels  ripetuto che la media dei contadini calabresi, anche se analfabeti,  pi intelligente della media dei professori universitari tedeschi (1); cos molta gente si crede esonerata dall'obbligo di far sparire l'analfabetismo in Calabria. Io credo che i costumi familiari delle citt, data la recente formazione dei centri urbani in Italia, non possono essere giudicati astraendo dalla situazione media generale di tutto il paese, che  ancora molto bassa e che pu essere, da questo punto di vista, riassunta in questo tratto caratteristico: un estremo egoismo delle generazioni tra i 20 e i 50 anni, che si verifica ai danni dei bambini e dei vecchi. Naturalmente non si tratta di una stigmata di inferiorit civile permanente: sarebbe assurdo e sciocco il pensarlo. Si tratta di un dato di fatto storicamente controllabile e spiegabile e che sar indubbiamente superato con l'elevazione del livello di vita materiale. La spiegazione, secondo me,  nella struttura demografica del paese, che prima della guerra portava a un carico di 83 persone passive per ogni 100 lavoratori, mentre in Francia, con una ricchezza enormemente superiore, il carico era solo di 52 ogni 100. Troppi vecchi e troppi bambini in confronto delle generazioni medie, impoverite numericamente dall'emigrazione. Ecco la base di questo egoismo di generazioni, che assume talvolta aspetti di spaventevole crudelt. Sette od otto mesi fa i giornali riferivano questo episodio efferatissimo: un padre che aveva massacrato tutta la famiglia (la moglie e 3 bambini) perch, ritornato dai lavori dei campi, aveva trovato la cena scarsa divorata dalla famelica nidiata. Cos, su per gi alla stessa data, a Milano si svolse un processo contro marito e moglie che avevano fatto morire il figliolino di 4 anni, tenendolo legato per mesi al piede del tavolo con del filo di ferro. Si capiva, dal dibattimento, che l'uomo dubitava della fedelt della moglie e che questa, piuttosto che perdere il marito difendendo il bambino dai maltrattamenti, si accord per la sua soppressione. Furono condannati a 8 anni di reclusione. Questo  un tipo di reato che una volta era considerato nelle statistiche annuali della criminalit con una voce apposita; il senatore Garofalo (2) considerava la media di 50 condanne all'anno per tali reati come solo un indice della tendenza criminale, perch i genitori colpevoli riescono il pi delle volte a eludere ogni sanzione, per il costume generale di badare poco all'igiene e alla salute dei bambini e per il diffuso fatalismo religioso che porta a considerare quasi come una particolare benevolenza del cielo l'assunzione di nuovi angeletti alla corte divina. Questa, purtroppo,  la ideologia pi diffusa e non fa maraviglia che ancora, sia pure in forme attenuate ed addolcite, si rifletta anche nelle citt pi progredite e moderne. Vedi che l'indulgenza non  fuori luogo, almeno per chi non crede all'assolutezza dei principi neanche in questi rapporti, ma solo nel loro sviluppo progressivo insieme con lo sviluppo della vita generale. Tanti, tanti auguri. Ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: R. MICHELS, "Francia contemporanea. Studi, ricerche, problemi, aspetti", Edizioni Corbaccio, Milano 1927, pagina 23.
Nota 2: Raffaele Garofalo (1851-1934), senatore e studioso di diritto penale di scuola positivistica, era stato presidente della Corte di cassazione di Torino. Gramsci lo cita varie volte nei "Quaderni", ma si vedano anche gli articoli "Il buon diritto", Avanti!, 20 luglio 1916; "Le opinioni del senatore Garofalo", ivi, 8 novembre 1916; "La borghesia italiana. Raffaele Garofalo", ivi 9 gennaio 1918 (ora in "Cronache torinesi", citato, pagine 443-444 e 616-617; "La citt futura", citato, pagine 544-547).


97.
12 marzo 1928.

Carissima mamma,
nella scorsa lettera (del 5 marzo) ho commesso un errore, che per tu hai potuto correggere da te stessa: l'assicurata giunse a me il 4 febbraio e io ti scrissi per avvertirtene il 6 febbraio; non gennaio, come ti scrissi, ma febbraio, dunque.
Ho ricevuto recentemente notizie dei bambini e di Giulia. Delio  sempre stato bene, ma il piccolo  stato gravemente ammalato, in pericolo per qualche mese e perci non mi mandavano notizie. La malattia ha ritardato il suo sviluppo, nella dentizione e nel parlare, ma da qualche tempo, dopo la guarigione, si riprende bene e riacquista il tempo perduto. Mi scrivono un mondo di particolari, che non ti ripeto, perch sono in fondo i soliti della vita dei piccoli bambini, ma che le mamme ogni volta credono straordinari e meravigliosi e solamente propri dei loro piccoli.
Pare certo, questa volta, che sia prossima la partenza per Roma e il processo. E' forse addirittura probabile che si parta tra brevissimo tempo; cercher di informarti della partenza con un telegramma, in modo che tu possa subito scrivermi al nuovo indirizzo delle Carceri Giudiziarie di Roma. Ti ripeto, ancora una volta, che tu non devi allarmarti qualunque sia la farragine di notizie che i giornali si compiaceranno pubblicare. Le stesse accuse, con riferimento agli stessi articoli del Codice Penale, mi furono mosse nel 1923, quando ero all'estero. Fummo assolti gi in prima istanza, quantunque ci fosse un documento con tanto di firme riconosciute autentiche dagli imputati (1). Adesso sar certamente condannato a molti anni, nonostante che l'accusa contro di me si basi su un semplice referto della polizia e su impressioni generiche incontrollabili; ma il confronto tra il '23 e il '28 basta a dare la nozione della gravit in s del processo attuale e a caratterizzarlo. Ecco perch io sono cos tranquillo. Tu pensi che ci che deve contare non sono queste circostanze accessorie, ma il fatto reale della condanna e del carcere da soffrire? Ma devi anche contare la posizione morale, non ti pare? Anzi  solo questo che d la forza e la dignit. Il carcere  una bruttissima cosa; ma per me sarebbe anche peggiore il disonore per debolezza morale e per vigliaccheria. Perci tu non devi allarmarti e addolorarti troppo e non devi mai pensare che io sia abbattuto e disperato. Devi aver pazienza e, in ogni caso, non credere alle panzane che possono pubblicare sul mio conto.
Spero che tu abbia ricevuto oramai tutte le mie precedenti lettere. Rinnovo gli auguri pi fervidi e affettuosi per il tuo onomastico e ti abbraccio teneramente.
NINO.


Note.

Nota 1: Si riferisce al processo di Roma (18-26 ottobre 1923) contro Gramsci, Bordiga, Terracini, Grieco, Berti ed altri dirigenti centrali e provinciali del P.c.d.'I., accusati di associazione a delinquere, eccitazione alla rivolta e alla diserzione dei militari, cospirazione contro i poteri dello stato. Gramsci, per il quale era stata chiesta la condanna a diciotto mesi di reclusione, si trovava all'epoca a Mosca.


98.
12 marzo 1928.

Carissima Tania,
ho ricevuto solo qualche giorno fa la tua lettera datata del 21 febbraio. Ti ringrazio per le informazioni che mi trasmetti sulle condizioni di salute dei bambini: Giulia me ne accennava solo fuggevolmente. Il riccio di Giuliano devi tenerlo tu e non cercare di farmelo pervenire chiedendo un permesso speciale: non so spiegare esattamente il perch, ma una simile pratica mi desta un certo senso di repugnanza invincibile. Io mi accontento delle tue descrizioni, ti assicuro, senza risentire, per questa soluzione, il dispiacere che invece sentirei se sapessi che diversamente tu sei andata a chiedere e a dare spiegazioni eccetera eccetera: sento proprio una repugnanza per queste cose che davvero vorrei comunicarti.
Sono un po' preoccupato perch nuovamente circola la notizia di una prossima partenza e non vorrei che, arrivando fino a te, ti determinasse a uscire dalla clinica prima del tuo completo ristabilimento e magari a partire da Milano ancora troppo debole. Se ci avvenisse, ne sarei enormemente addolorato e te ne manterrei il broncio per lungo tempo. Adesso tu devi pensare solo a guarire e a riprendere le forze. In ogni caso, se veramente la mia partenza fosse imminente, ci rivedremmo a Roma. Io far tutte le cose per benino. Ho mandato fuori ancora dei libri (altri 22 pezzi) e mander fuori rapidamente il resto. Con me porter solo la biancheria indispensabile. Mander fuori anche la valigia, con un paio di scarpe, l'abito nuovo e un soprabitino di mezza stagione. Penso che la valigia, con la biancheria che mander fuori, e qualche libro per i primi tempi di Roma pu essere spedita a grande velocit; il resto dei libri pu andare a piccola velocit non me li rimanderai se non dopo aver avuto mie indicazioni, giacch solo una parte di essi, che mi serviranno per studiare o per consultazione, mi saranno necessari. Nella valigia puoi mettere di libri, il "Corso di Scienza delle Finanze" di Luigi Einaudi e il Vocabolario tedesco (le grammatiche le porter con me). Ti mando fuori anche i numeri arretrati del Marzocco, dai quali vorrei ritagliare alcuni articoli di carattere storico e bibliografico.
Perch tu possa a Roma non essere costretta a fare nuove fatiche per il colloquio, sar forse bene che tu domandi qualche indicazione al giudice istruttore; forse potrai avere dalla sua cortesia anche una lettera di presentazione per l'incaricato di Roma.
Carissima Tania, devi proprio seguire i miei consigli per ci che riguarda la tua uscita dalla clinica. Per ricompensarti (!) dell'obbedienza, ti spiegher per filo e per segno come fu che io da bambino fossi biondissimo e poi diventassi castano (ti ricordi come facevo arrabbiare Giulia con questa storia e con quella degli occhi di mia sorellina che prima erano azzurri, poi diventarono ognuno mezzo azzurro e mezzo nero, poi uno completamente nero e l'altro ridivent azzurro eccetera eccetera?) Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


99.
19 marzo 1928.

Carissima Tania,
gioved, per qualche minuto, credetti che tu fossi ormai uscita dalla clinica. Mentre Tulli faceva i passi del leone, in attesa di essere chiamato al colloquio, la porta fu aperta ed io invece venni chiamato al centro. Ma si trattava solo di andare a firmare la ricevuta di una assicurata mandatami da mia madre. Ero proprio convinto di andare al colloquio con te, e rimasi molto deluso. Ma pazienza. Sar per un'altra volta. Questa volta il processo si avvia veramente alla sua conclusione. Stamane mi venne comunicata la sentenza di rinvio a giudizio e ci dovrebbe significare una partenza imminente. Mi fu anche domandato di nominare l'avvocato di fiducia e nominai l'avvocato Ariis. In realt io d pochissima importanza alla quistione dell'avvocato; vorrei solo, prima del processo, avere qualche informazione giuridica per la compilazione di una nota o memoria di difesa che desidererei rimanesse allegata agli atti. Per la forma da dare a questa nota, non per la sostanza di essa, che ho gi pensato in tutti i particolari (1).
Domani far la cinquantesima iniezione e stop. Credo di aver diritto a un certo riposo. Tu mi consiglierai in seguito se la cura debba essere ripresa dopo qualche tempo oppure no. Da una settimana non ho tue notizie precise: pare che siano abbastanza buone in generale. Ho mandato fuori ancora dei libri (altri 12 pezzi). Da qualche settimana non ricevo pi il Marzocco e dal primo febbraio non ricevo pi Critica Fascista: bisognerebbe avvertire la Libreria. Appena io parto, occorrer anche avvertire per il cambiamento d'indirizzo. Ho visto nel Marzocco che  stato pubblicato dall'editore Hoepli di Milano un volume di Arnaldo Bonaventura intitolato: "Storia del violino, dei violinisti e della musica per violino" (2). Forse Anna sarebbe contenta di averlo: potrebbe servirle per l'insegnamento e potrebbe anche farne la traduzione (3); cosa ne pensi ?
Cara Tania, sono contento di non essere ancora partito, per le probabilit che possono esserci di vederti ancora una volta a Milano: ti raccomando per, una volta di pi di curarti bene, di non abbandonare intempestivamente la clinica e di fare in seguito il viaggio Milano-Roma nelle condizioni di migliore comfort che ti  possibile.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note

Nota 1: Il memoriale di Gramsci al presidente del Tribunale speciale, datato 3 aprile 1928,  riprodotto in D. ZUCARO, "Vita del carcere di Antonio Gramsci", citato, pagine 108-120. Ma si veda anche il "Processo Gramsci", a cura di G. Fori (Editrice l'Unit, Roma 1994, pagine 97-109), che contiene un ampio stralcio della sentenza di rinvio a giudizio (pagine 69-97).
nota 2: Il libro  recensito da Carlo Cordara, Il Marzocco 29 febbraio 1928. Anna Schucht, come la sorella Giulia, aveva studiato al Liceo musicale annesso all'Accademia di Santa Cecilia a Roma, diplomandosi in violino.


1OO.
26 marzo 1928.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua assicurata del 12 marzo tre giorni dopo (il 14). Avrei potuto informartene subito, luned scorso, ma avevo gi impegnate le lettere settimanali che sono concesse e non credetti di farti un torto grave. Ti ringrazio e ringrazio Carlo molto affettuosamente.
Come vedi, non sono ancora partito per Roma, ma certamente questa volta ci siamo; si tratter ad ogni modo, di giorni e non pi di mesi come  successo nel passato. Ho gi ricevuto la sentenza di rinvio a giudizio, compilata dalla Commissione istruttoria presso il Tribunale speciale. Non ho appreso da essa nulla di nuovo. Contro di me non  portata nessuna accusa concreta, suffragata da prove documentarie e testimoniali. Ci sono quattro funzionari della polizia che affermano essere io responsabile di tutto il male che  successo in Italia nel 1926, anche del cattivo raccolto; tra l'altro ho visto ricordato persino il mio viaggio a Ghilarza nell'ottobre del '24 come un elemento di accusa (1). Vedi un po'! E tu ti lamentavi sempre perch io non mi facevo vedere! Meno male che viaggiavo poco. Naturalmente tutto questo non deve crearti delle illusioni e farti credere che io possa essere assolto. Bisogna proprio che ti abitui al pensiero che sar condannato e che necessariamente dovr passare in carcere un certo numero di anni, che spero brevi, ma che  inevitabile. Io sono arciabituato oramai e anzi vorrei che tutto si svolgesse pi rapidamente e che fossi gi inviato in una casa di pena coi capelli rasi e la casacca. Cos finirebbe una buona volta il tormento di mia cognata, per esempio, la quale per essermi vicina e potermi alleviare la vita,  stata quasi sei mesi all'ospedale da un anno a questa parte e ancora deve esservi ricoverata per le sue condizioni di estrema debolezza.
Ho ricevuto qualche giorno fa notizie recenti dei bambini e di Giulia, notizie abbastanza buone. Credi, e non avere nessun dubbio in proposito, che io sono tranquillissimo. Ogni giorno pi, anzi, divento pi forte e duro alle commozioni. Non sono mai stato eccessivamente sentimentale, come ben sai, e forse questa apparente insensibilit spesse volte ti ha cagionato dolore; oggi devo aver perduto anche quel poco di sentimentalismo che forse una volta ho posseduto. Come per la selce, ci vuole un colpo dato con l'acciaio per far scaturire scintille da me. Ma tu, con poche altre persone, hai certo questa virt dell'acciaio: ti abbraccio forte forte.
NINO.


Note.

Nota 1: Nel memoriale, Gramsci fa riferimento a un elemento di accusa a proprio carico, relativo ad un presunto viaggio in Sardegna fatto dal Gramsci per tentare di 'fare aderire il Partito sardo d'azione' ad un inesistente 'Partito dei contadini comunisti'. Tuttavia, prosegue, anche dai giornali risultava che in Sardegna, per il congresso del partito sardo tenuto a Macomer, non and il Gramsci a rappresentare il Consiglio dell'associazione italiana dei contadini poveri, associazione che non era un partito ma una organizzazione sindacale ("Processo Gramsci", citato, pagine 108-109). In realt Gramsci si era recato in Sardegna nell'autunno 1924 (confronta le sue lettere a Giulia del 20 ottobre e del 20 novembre 1924, in "Lettere 1908-1926", citato, pagine 392-395). L aveva presenziato al congresso regionale del P.c.d.'I., tenuto clandestinamente nei pressi di Cagliari il 26 ottobre (confronta F. RESTAINO "Con Gramsci a Is Arenas", Rinascita sarda, 25 maggio 1963). In seguito, prima di rientrare a Roma, aveva trascorso alcuni giorni a Ghilarza presso i parenti. Il quinto congresso del Partilo sardo d'azione, al quale sarebbe stato rivolto un appello dell'Internazionale contadina (Krestintern), si tenne invece a Macomer il 27 settembre 1925 (articoli e documenti al riguardo sono raccolti in "Antonio Gramsci e la questione sarda", a cura di G. Melis, Edizioni Della Torre, Cagliari 1975, pagine 170 e seguenti).


101.
26 marzo 1928.

Carissima Tania,
ho ricevuto una tua lettera, pochi giorni fa, che presenta alcune stranezze. Essa  da te datata del 5 febbraio, mentre mi pare debba essere pi recente, forse tu hai scritto 5. 2, invece di 5. 3. Inoltre essa non  firmata, non ha una conclusione, almeno dal punto di vista epistolare. Si tratta di due foglietti, il secondo numerato come secondo, scritti parte a penna e parte col lapis, nei quali mi riassumi tre lettere, di tuo pap, di tua mamma e di Genia. Il secondo foglietto  continuato da due righe scritte all'inizio della sua prima pagina, che chiudono il periodo lasciato in sospeso nella quarta pagina, ma che non rappresentano una conclusione. Ti scrivo questi particolari, per aiutare la tua memoria; infatti, rileggendo, osservo che la lettera potrebbe anche essere del 5 febbraio, poich i dati cronologici riferiti, del prima e del poi, potrebbero anche riferirsi a questa data. In ogni modo, se la tua lettera  pi recente, essa non contiene tue notizie; se  del 5 febbraio, ci significa che in tutti questi 26 giorni di marzo tu non mi hai scritto o almeno io non ho ricevuto niente da te.
Le notizie che mi hai trasmesso hanno suscitato in me un mondo di impressioni molto vive e anche molto dolorose, perch sono in grado di ricreare tutto l'ambiente materiale e tutte le difficolt fisiche in cui si svolge la vita dei nostri: con due bambini queste difficolt non possono che essersi moltiplicate in ragione geometrica. Forse tu te ne sei gi accorta:  proprio questo ordine di preoccupazioni che mi ha sempre assillato nella forma pi intensa e mi ha fatto sentire tutta l'impotenza della mia situazione. E si aggiunge la preoccupazione per la tua salute, e per tutta la tua vita immediata che vorrei conoscere bene e che tu cerchi in tutti i modi di farmi credere senza soverchie noie. Cara Tania, devi proprio essere molto assennata e non fare nessuno sforzo, fidandoti della tua volont. Io non sar tranquillo, fino a quando non sapr con certezza che hai seguito alla lettera tutte le prescrizioni e i consigli del medico: vorrei che tu potessi allontanarti da Milano e vivere per qualche mese in un clima sano, che ti aiutasse a riacquistare le forze. Non devi pensare a me, che sto assolutamente bene e non ho bisogno di nulla: ho proprio bisogno di sapere che tu ti curi e ti sei ristabilita. Come potresti altrimenti fare dei viaggi lunghi e disagiati? Io credo proprio necessario che tu ti decida ad andare a trovare la tua mamma (1). Forse nel passato non sono mai riuscito a riprodurti l'intensit del suo desiderio di rivederti. Penso qualche volta che la tua mamma, nonostante la sua grande bont, debba volerne un po' a me per il fatto che non ti ha rivisto da tanto tempo: essa sperava gi nel 22 che io sarei riuscito a convincerti. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Del progetto di un suo imminente viaggio a Mosca, che non avrebbe poi avuto luogo, Tatiana informer i genitori il 4 e il 6 aprile 1928 (confronta "Lettere ai familiari", citato, pagine 36-38).


102.
2 aprile 1928.

Carissima Tania,
perch non mi scrivi un po' pi spesso? Non credo che le tue occupazioni, in clinica, ti assorbano le intere giornate. Leggi? Ti sei fatta passare qualcheduno dei libri che ho rimandato indietro? Non so se possano essere sempre interessanti per te, ma almeno qualche rivista, come la Nuova Antologia, potresti sfogliarla. Io in queste settimane ho potuto avere dalla Biblioteca, una serie di numeri della Revue des deux mondes del 1846, del 1868 e del 1873, in cui ho trovato qualche articolo molto interessante di storia e di scienza. Per esempio i riflessi delle discussioni sollevate dagli studi di Claude Bernard e di Charles Robin sulla fisiologia e sulla quistione delle cosidette cause finali (1); il Robin non lo conoscevo neanche di nome e non so quale posizione abbia occupato nel mondo della scienza e nella metodologia. Alcune sue osservazioni mi hanno estremamente interessato e perci vorrei sapere, anche genericamente, quale apprezzamento si d dei suoi lavori e delle sue ricerche. Penso che tu puoi accennarmene qualche cosa.
Dalla Libreria ho ricevuto alcuni volumi che ti elenco per tua norma: 1) Pasquale Jannacone, "La bilancia del dare e dell'avere internazionale con particolare riguardo all'Italia"; 2) Benedetto Croce, "Storia d'Italia dal 1871 al 1915"; 3) Giovanni Carano-Donvito, "L'Economia Meridionale prima e dopo il Risorgimento"; 4) Antonio Graziadei, "Capitale e salari"; 5) Marcel Proust, "Chroniques". Ricever anche le "Prospettive Economiche" del Mortara e l'"Almanacco Letterario Mondadori per il 1928", di cui ti avevo scritto; perci non occupartene pi.
Gioved ho avuto qualche notizia sulle condizioni della tua salute, migliori delle notizie precedenti. Ma, in verit, non riesco a raccapezzarmi. Pare che tu nasconda alla signora Tulli il tuo vero stato; per cui potrebbe trattarsi di induzioni pi o meno fondate. Insomma, pretendo proprio energicamente che tu mi scriva pi spesso e che mi parli di te pi minutamente.
La mia salute va invece bene; Tulli dice perfino che sto mettendo la pappagorgia. Cose da strabiliare!
Della mia partenza non si parla ancora; non ne sono troppo malcontento, perch preferisco partire con un tempo migliore dell'attuale e spero che la primavera si decida finalmente a lasciarsi inaugurare. Con tanti auguri per le feste, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Allusione al saggio di PAUL JANET, "Le probleme des causes finales et physiologie contemporaine", Revue des Deux Mondes, 25 febbraio 1873, pagine 861-888, dove due paragrafi sono dedicati alle "Leons sur les proprits des tissus vivants" del fisiologo Claude Bernard (1813-1878) e allo studio "De l'appropnahon des parties organiques  des actes dtermins" di Charles Robin (1821-1885).


1O3.
9 aprile 1928.

Carissima mamma,
da circa tre settimane non ricevo tue notizie. Spero che non abbia pensato che io sia gi partito da Milano per Roma e perci abbia incominciato a scrivermi al futuro indirizzo. Come vedi non sono partito ancora e pare che debba rimanere a Milano almeno tutto aprile. In ogni modo, per cambiare l'indirizzo, devi attendere una mia conferma: credo che mi sar concesso inviare un telegramma.
Nessuna novit nella mia vita. Mia cognata  ancora all'ospedale, ammalata: la polmonite ha determinato una complicazione di flebite, che la costringer per qualche tempo a non muoversi dal letto; per la convalescenza dovr andare in un sanatorio fuori di Milano. Cos da pi di due mesi non ho colloqui e non vedo nessuno. Non ho pi scritto a Mario e certamente non gli scriver pi. Ho saputo che ha avuto molta paura di compromettersi e io non voglio procurargli neanche il pi lieve fastidio.
Ho ricevuto proprio ieri notizie dei bambini, che stanno bene; mi hanno persino mandato un grosso riccio di Giuliano, di un colore biondo cenere molto bello.
Spero che abbiate tutti passato le feste molto bene e tranquilli. Io sono stato molto allegro: ho avuto un ospite, oltre il mio amico col quale occupo la stessa cella: abbiamo mangiato la colomba pasquale che vendono a Milano, e abbiamo bevuto vino bianco. Devi poi sapere che tutte le domeniche mattina ascolto la messa e ieri la messa  stata addirittura cantata, con speciale accompagnamento di organo o armonium che sia; non  che si possa sentire proprio la messa, perch l'altare  abbastanza lontano dalla cella, ma insomma si tratta di qualche cosa di simile; non si sente per l'odore di incenso.
A proposito: ti sei sempre dimenticata di mandarmi la predica a su populu de Masuddas, che mi avevi promesso. E poi ti volevo domandare un'informazione che mi interessa molto: hai insegnato a Franco la canzone del vecchio sergente col ratapln, ratapln (1)? Saluti affettuosi a tutti. Ti abbraccio teneramente.
NINO.


Note.

Nota 1: Sulla poesia di PIETRO PAOLO PARZANESE, "Il vecchio sergente", nei ricordi d infanzia di Gramsci, confronta la lettera 234.


104.
9 aprile 1928.

Carissima Tania,
ho ricevuto ieri la tua lettera del 5, con rapidit del tutto pasquale Ho ricevuto anche i capelli di Giuliano e sono molto lieto delle notizie che mi trasmetti. A dir la verit, io non so trarne molte conseguenze. A proposito della rapidit o meno di parlare dei bambini non ho altro elemento che un aneddoto su Giordano Bruno: - il quale, si dice, non parl fino all'et di tre anni, nonostante comprendesse tutto: un mattino, al destarsi, vide che da un crepaccio del muro della casupola dove abitava, un grosso serpente si dirigeva verso il suo giaciglio; subito chiam per nome il padre, che non aveva mai chiamato, fu salvato dal pericolo e da quel giorno incominci a parlare anche troppo, come sanno anche gli ebrei rivenduglioli di Campo dei Fiori.
Mi dispiace che tu ti senta avvilita, come scrivi, e che perci ti creda esonerata dallo scrivermi pi spesso. Questa  una ingiustizia palese, perch io potrei proclamarmi ancor pi avvilito di te e non scriverti del tutto; ci che avverr certamente, se mi provocherai ancora con simili avvilimenti. Dovresti scrivermi almeno due volte la settimana: come mai sei diventata cos poltrona? Cosa fai tutto il giorno? E come hai passato la Pasqua?
Ho ricevuto alcuni giorni fa le "Prospettive Economiche" e l'"Almanacco Letterario". Tutti gli anni, dal 25, davo a Giulia questo Almanacco. Non lo farei quest'anno. E' caduto molto in basso. Riporta dei motti, cosidetti di spirito, che prima erano riservati ai giornaletti semipornografici, compilati per le giovani reclute che vengono in citt per la prima volta. E' vero che anche una simile constatazione pu avere il suo peso ad essere fatta. Sabato ho ricevuto: un nuovo pacco di libri, che per non mi sono stati ancora consegnati; credo si tratti di un certo numero di riviste di storia e di filosofia, ho potuto dare solo una sbirciatina, nel momento in cui firmavo la ricevuto per la Posta. In ogni modo, ho fatto nuovamente una certa provvista di letture per questo periodo che dovr ancora rimanere a Milano.
Ho pensato che Delio compie quattro anni il 10 agosto e che adesso  gi abbastanza grande per fargli un regalo serio. La signora Pina ha promesso di recapitarmi il catalogo del Meccano: spero che le diverse combinazioni siano esposte non solo in ordine ai prezzi (da 27 a 2000 lire!) ma anche in rapporto alla semplicit e all'et dei ragazzi. Il principio del Meccano  certamente ottimo, per i bambini moderni; io sceglier la combinazione che mi sembrer pi opportuna e poi te ne scriver. Fino ad agosto c' tempo sufficiente. Non so quali siano le tendenze prevalenti in Delio, dato che ne abbia gi dimostrato in modo evidente. Io avevo spiccatissime tendenze per le scienze esatte e per la matematica, da ragazzo. Le ho perdute durante gli studi ginnasiali, perch non ho avuto insegnanti che valessero un poco pi di un fico secco. Cos dopo il primo anno di liceo, non ho pi studiato matematica ma ho invece scelto il greco (allora c'era l'opzione), per in terzo anno di liceo ho dimostrato improvvisamente di aver conservato una capacit notevole. Succedeva allora che in terzo anno di liceo bisognava, per studiare la fisica, conoscere gli elementi di matematica che gli alunni che avevano optato per il greco, non avevano l'obbligo di sapere. Il professore di fisica, che era molto distinto, si divertiva un mondo a metterci in imbarazzo. Nell'ultimo interrogatorio del terzo trimestre, mi propose delle quistioni di fisica legate alla matematica, dicendomi che dalla esposizione che ne avrei fatto sarebbe dipesa la media annuale e quindi il passaggio di licenza con o senza esame: si divertiva molto a vedermi alla lavagna, dove mi lasci tutto il tempo che volli. Ebbene, rimasi mezz'ora alla lavagna, mi imbiancai di gesso dai capelli alle scarpe, tentai, ritentai, scrissi cancellai, ma finalmente inventai una dimostrazione che fu accolta dal professore come ottima, quantunque non esistesse in nessun trattato. Questo professore conosceva mio fratello maggiore (1), a Cagliari, e mi torment con le sue risate ancora per tutto il tempo della scuola: mi chiamava il fisico grecizzante.
Carissima Tania, bando agli avvilimenti e scrivimi spesso. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Mi sono dimenticato di raccontarti come ho cercato di mettere ieri in imbarazzo la signora Pina. Poich sabato Tulli  andato a colloquio, mi domand se avevo qualche desiderio speciale per il desinare di Pasqua. Io ho sempre avuto dei desideri che non sono mai riuscito a soddisfare: vorrei mangiare dei rognoni di rinoceronte e un cosciotto di pangolino; in linea subordinata mi accontenterei di una testina di capretto al forno. Tulli si rifiut di fare la commissione per ci che riguardava il rinoceronte e il pangolino, giustamente preoccupato di non obbligare sua moglie a ricerche troppo lunghe nelle macellerie; volle limitarsi solo alla testina di capretto. Ma ieri la testina non arriv, naturalmente; solo fu annunziato per domani, marted. Io non ci credo neanche per domani, perch gli agnelli e i capretti arrivano in citt senza testa, ma voglio informarmi sui seguiti che la faccenda avr avuto. Spero che la signora Pina non vada troppo in collera con me; fammi il piacere di metterci tu una buona parola.


Note.

Nota 1: Gennaro.


105.
16 aprile 1928

Carissima Tania,
non ho ricevuto tue lettere in questa ultima settimana e neanche ho avuto tue notizie un po' precise per mezzo della signora Pina. Spero che tutto vada bene per la tua salute. Ho ricevuto dalla Libreria una certa quantit di riviste che mi hanno assorbito completamente, suscitando in me un interesse, che credevo di aver perduto, vivissimo per lo sviluppo che assumono le diverse attivit culturali. Non avrei mai creduto che l'attivit editoriale fosse cos intensa, specialmente nel campo della divulgazione di ricerche storiche d'ogni genere. I preventivi di traduzioni, specialmente dal tedesco, per le opere storiche, e dall'inglese, per la produzione romanzesca, sono qualche volta spettacolosi. Tutto ci mi pare di una grande portata culturale: che l'attenzione del pubblico medio sia passata dal romanzo francese al romanzo anglosassone e che della attivit scientifica tedesca voglia partecipare non pi solo una stretta cerchia di universitari e di accademici, ma il pubblico pi vasto che deve costituire la clientela di grandi imprese editoriali.
Ho ricevuto anche due volumi: un romanzo "Le Ptrole" di Upton Sinclair e "La vie de Disraeli" di A. Maurois. Ho letto quest'ultima, che mi ha dato uno specimen molto interessante della nuova fortuna che ha avuto in Francia la letteratura biografica romanzesca. La vita di Disraeli ha gi avuto 170 edizioni.
La penna mi fa andare su tutte le furie. Non so proprio quale ginnastica fare, per evitare che l'inchiostro sprizzi da tutte le parti. Eppoi, oggi mi costa molta fatica lo scrivere. Il corso dei miei pensieri non coincide perfettamente con le cose che debbo scriverti, tanto per tenerti un po' distratta.
ANTONIO.


106.
23 aprile 1928.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua assicurata del 12 aprile. Come vedi sono ancora a Milano e forse rimarr qui ancora qualche settimana: pare che il processo sia stato fissato per il 12 giugno.
Notizie, sempre le stesse. Salute abbastanza buona. Stato d'animo tranquillo e senza scosse di nessun genere. Ho pensato di spedirti il mio esemplare della fotografia fatta a Delio nel giugno 1926: mi informer oggi stesso se posso spedirla e in che modo perch non si deteriori. Tu poi mi scriverai le tue impressioni: voglio specialmente sapere se rassomiglia a noi quando eravamo bambini. Vedrai come  bello il tuo nipotino; ne sarai proprio contenta. Desidero una cosa: che non cancelliate dal verso il timbro del carcere. La fotografia dovrebbe rimanere cos com', coi segni del suo passaggio nel carcere, dove sono stato rinchiuso per tanto tempo. Non solo io non mi vergogno di essere in carcere, ma anzi me ne sento estremamente onorato; certamente questo sar anche il sentimento del bambino quando sar in grado di comprendere queste cose.
Aspetto la lettera pi diffusa che mi annunzi. Ti abbraccio affettuosamente.
NINO.


1O7.
30 aprile 1928.

Carissima mamma,
ti spedisco la fotografia di Delio. Il mio processo  fissato per il 28 maggio: questa volta la partenza deve essere prossima. Ad ogni modo vedr di telegrafarti. La salute  abbastanza buona. Il vicino processo mi fa star meglio, perch almeno uscir da questa monotonia. Non preoccuparti e non spaventarti qualsiasi condanna mi diano: io credo sar dai 14 ai 17 anni, ma potrebbe essere anche pi grave, appunto perch contro di me non ci sono prove: cosa non posso aver commesso, senza lasciar prove? Sta' di buon animo. Ti abbraccio.
NINO.


1O8.
30 aprile 1928.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 25 aprile (1), con la lettera di Giulia. Ti ringrazio per le notizie che mi trasmetti. Sono stato proprio contento di ricevere tue notizie; ero molto preoccupato.
Non so se sei stata informata del fatto che il processo  stato fissato per il 28 maggio, ci che significa che la partenza si approssima. Ho gi visto l'avvocato Aris. Queste novit vicine mi eccitano alquanto; in modo piacevole per. Mi sento pi vibrante di vita: ci sar una certa lotta, immagino. Sia pure per pochi giorni, mi trover in un ambiente diverso da quello carcerario.
Voglio protestare contro le tue deduzioni a proposito delle... teste di capretto. Io sono informatissimo su questo commercio. A Torino ho fatto, nel 1919, una larga inchiesta, perch il Municipio boicottava gli agnelli e i capretti sardi a profitto dei conigli piemontesi: c'erano a Torino circa 4000 pastori e contadini sardi in missione speciale e io volevo illuminarli su questo argomento (2). Gli agnelli e i capretti meridionali arrivano qui senza testa, ma c' una piccola percentuale di commercio locale che fornisce anche le teste. Che sia difficile trovarle risulta dal fatto che la testina, promessa per la domenica, si  potuta avere solo il mercoled. Inoltre io non ero molto sicuro che si trattasse di agnello o capretto, quantunque fosse molto buona (per me; a Tulli fece orrore). Doveva essere uno strano capretto, senza cervello e orbo di un occhio, col cranio molto rassomigliante a quello di un cane lupo (ma, per carit, non dirlo alla signora Pina!), stritolato dal tranvai! Ah! questi macellai!
Mi dispiace molto che Giulia sia rimasta tanto tempo senza notizie. Ci vedremo prima della mia partenza? Non lo credo. Tu non devi fare nessuna imprudenza; devi curarti bene. Solo cos sar tranquillo. Pensa che d'ora innanzi potr scriverti molto raramente. Ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Questa lettera  riprodotta in "Antigone e il prigioniero", citato, pagine 204-205.
Nota 2: Confronta "Agnelli e conigli", Avanti!, 4 marzo 1919 (ora in A. GRAMSCI, "Il nostro Marx", 1918-1919, a cura di S. Caprioglio, Einaudi, Torino 1984, pagine 552-555). Nella rievocazione di Gramsci c' tuttavia una lieve inesattezza cronologica. I 4000 pastori e contadini sardi in missione speciale sono infatti i fanti della Brigata Sassari, destinati a Torino con compiti di ordine pubblico ma giunti in citt a met dell'aprile seguente, come risulta del resto a articolo dello stesso Gramsci "La Brigata Sassari", scritto per l'Avanti! 14 aprile 1919 e interamente censurato (ivi, pagine 590-593). Presso i milita sardi, ripartiti da Torino alla vigilia dello sciopero generale del 20-21 luglio, il gruppo ordinovista svolse una efficace azione di propaganda socialista (confronta "La Sardegna e il socialismo. Ai compagni proletari sardi" e "I nostri fratelli sardi", Avanti!, 13 e 16 luglio 1919, ora in A. GRAMSCI, "L'Ordine Nuovo, 1919-1920", a cura di V. Gerratana e A. A. Santucci, Einaudi, Torino 1987, pagine 136-141; e "Alcuni temi della quistione meridionale", in Id., "La costruzione del Partito comunista. 1925-1926", Einaudi, Torino 1971, pagine 143-144).


109.
30 aprile 1928.

Cara Giulia,
ho ricevuto il tuo biglietto del 3 aprile (1). Tania mi ha trasmesso le notizie riguardanti la vita dei bambini. Sono contento.
Un periodo della mia vita carceraria sta per finire, perch il 28 maggio avr il processo. Non so dove sar poi scaraventato. La mia salute  abbastanza buona. Ho saputo dalle autorit giudiziarie e carcerarie che sul mio conto sono state pubblicate molte inesattezze: che morivo di fame (2), eccetera eccetera. Ci mi  molto dispiaciuto, perch credo che in simili quistioni non bisogna mai inventare e neanche esagerare. E' vero anche che mancano i mezzi per verificare le cose, e in realt io non so pi di quanto mi  stato riferito. Ma tu sei stata sempre informata da Tania e perci non hai avuto occasione di turbarti. Io non voglio scrivere fuori; forse me lo concederebbero, ma io non voglio per principio. Ho ricevuto, per esempio, recentemente, una strana lettera firmata Ruggero, che domandava di avere una risposta (3). Forse la vita carceraria mi avr fatto diventare pi diffidente di quanto la normale saggezza richiederebbe; ma il fatto  che questa lettera, nonostante il suo francobollo e il timbro postale, mi ha fatto inalberare. Anche in essa si dice che la mia salute deve essere cattiva! o che le notizie che si hanno sono in tal senso. Sono stato male nei primi mesi, dopo il viaggio Ustica-Milano; poi mi sono riposato e rimesso in modo soddisfacente. Studio, leggo, nei limiti delle possibilit, che non sono molte. Un lavoro intellettuale sistematico non  possibile, per mancanza di mezzi tecnici.
Cara Giulia, mi dispiace di ricevere cos scarse notizie sulla tua vita e sulla vita dei bambini. Temo che in avvenire esse possano diventare ancora pi scarse:  questa la pi grande preoccupazione per me. Ti abbraccio teneramente, cara
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta "Forse rimarrai lontana...", citato, pagina 25.
Nota 2: Confronta la lettera 64, nota 1.
Nota 3: Confronta Appendice 2, numero 7; e la lettera 357.


110.
7 maggio 1928.

Caro Borioni,
ho ricevuto la tua cartolina del 30 aprile. Non sapevo dove ti avessero sbalzato. Tu non puoi sapere un particolare che ti interesser. Nel novembre 1926, quando fui arrestato e condotto a Regina Coeli, stavo ore ed ore ad ascoltare la tua voce e quella di Ottavio (1), mentre discutevate in compagnia di un terzo detenuto spiccatamente meridionale. Non saprei dirti l'ubicazione della mia cella (credo fosse al primo piano del terzo braccio); ma il fatto  che le vostre voci giungevano in suono distinto e spiccato; ricordo ancora l'argomento della vostra conversazione. A dirti la verit, le vostre voci mi davano una certa collera; non riuscivo a capire (o capivo troppo bene!) la ragione del mio assoluto isolamento, nonostante che io fossi solo a disposizione della P.S., mentre voi potevate stare insieme a passare il tempo chiacchierando. Io non avevo nulla da leggere: in 17 giorni mi riusc di avere solo un volume di discorsi del Parlamento Subalpino del 1848-49 e, per l'ironia del caso, proprio quello in cui erano contenute le discussioni sull'immunit parlamentare in rapporto allo statuto novellamente concesso e promulgato. Passavo il tempo a fare delle palle di carta pesta con le vecchie Gazzette dello Sport. Ho acquistato, nel mestiere, una notevole specializzazione.
Non ho pi notizie da Ustica: prima degli arresti dell'ottobre 1927 qualcuno mi scriveva e io rispondevo nei limiti delle possibilit. Cos, poich tu hai ripreso la tradizione, ne approfitto per darti un disturbo. Dovresti cercare di rintracciare che fine hanno fatto alcune cose mie che erano rimaste presso Pietro Ventura. Si tratta specialmente di corrispondenza e di libri. La corrispondenza vorrei proprio riaverla. Per i libri faccio una distinzione
[...]2.
Saluta gli amici che si ricordano di me. Cordialmente, tuo.
GRAMSCI.

Vorrei avere, se fosse possibile, la collezione delle seguenti riviste, arrivate a Ustica per me nel 1927: La Critica di B. Croce, e il Leonardo. Ho trovato la lista dei miei libri usticensi: ti riporto quelli che vorrei avere, se recuperabili (oltre ai gi [...] (3) Windelband, "Storia della Filosofia moderna", 3 volumi).


Note.

Nota 1: Ottavio Gianotti, che far parte del gruppo di comunisti confinati a Ustica.
Nota 2: A questo punto il foglio della lettera  strappato.
Nota 3: Parola illeggibile.


111.
7 maggio 1928.

Carissima Tania,
ho ricevuto due lettere, del 17 e del 20 aprile, che mi sono giunte dopo quella del 25, alla quale ho risposto luned scorso. Sono contento delle buone notizie che mi dai sulla tua salute; non credo per che ci si possa vedere prima della mia partenza. D'altronde io desidero che tu non ti arrischi a uscire dall'ospedale, prima di essere in condizioni migliori e di assoluta sicurezza per la gamba. Penso che tu devi stare molto tranquilla e aspettare che mi abbiano assegnato a una casa di pena, dopo il processo. Da Roma potrebbero anche rimandarmi nell'alta Italia e quindi tu da Milano potresti venire senza troppi disturbi di viaggio,
Non ti ho indirizzato prima le lettere all'ospedale, perch mi avevano detto che dovevi essere trasportata all'Ospedale Maggiore da un giorno all'altro: nell'incertezza d'indirizzo, ho preferito continuare a scriverti a casa.
Le mie osservazioni a una tua lettera con la data del 2 febbraio non tendevano per nulla a farti arrossire per il modo di compilazione, per la forma letteraria (1). Di queste cose mi importa assai poco. Io avevo l'impressione che dalla busta mancasse un foglietto, forse perduto durante la revisione. A questo proposito tu non mi scrivi nulla. Ti ho descritto la lettera minuziosamente per fartela ricordare, poich aveva la data del 2 febbraio e la mia risposta non ti sarebbe arrivata che a due mesi da tale data. Per le notizie che mi trasmettevi, hai ragione: devi scrivermi tutto, anche il lato brutto delle cose.
Ti avverto che ho mandato fuori il palt da inverno: vorrei che fosse smacchiato. Ho mandato fuori anche una grossa maglia. Credo sia bene che tu faccia consegnare all'avvocato Aris tutti i libri che ho mandato fuori dal carcere; egli li terr a mia disposizione e me li spedir dove finalmente sar assegnato dopo il processo. Credo sia la soluzione migliore da ogni punto di vista: tu devi occuparti solo della tua salute e non devi darmi dei dispiaceri: hai capito? Non devi pi affaticarti come hai fatto nel passato, non devi essere pi cos prodiga delle tue forze, che non sono molte. Io ti scriver sempre assiduamente, e tu dovrai scrivermi, ma non di pi. La preoccupazione della tua salute, da un anno a questa parte, mi ha spesso amareggiato troppo e mi ha fatto sentire la durezza della privazione di libert della vita carceraria. Cara Tania, ti raccomando proprio di cuore di volerti curare per bene. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Il 17 aprile Tatiana scriveva: La tua lettera del 26 marzo dovrebbe farmi arrossire, per  difficile. Il tuo accurato studio del modo di compilazione della mia lettera del 6 febbraio, degli errori di sintassi ed altro non mi confonde punto, non che io non abbia sempre avuto un gran desiderio di fare qualsiasi cosa nel modo migliore, ma ti posso ben assicurare che mentre scrivo una lettera mai non mi capita di rileggere un periodo e nemmeno di soffermarmi col pensiero per trovare una migliore espressione. So bene che spesso scrivo malissimo, tu stesso me l'hai detto pi di una volta, ma non sono buona assolutamente a correggermi, dovrei cambiare del tutto il mio modo di parlare con quelli che mi sono cari ("Antigone e il prigioniero", citato, pagine 202-203).


112.
10 maggio 1928.

Carissima mamma,
sto per partire per Roma (1). Oramai  certo. Questa lettera mi  stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perci scrivimi a Roma d'ora innanzi e finch io non ti abbia avvertito di un altro trasloco.
Ieri ho ricevuto un'assicurata di Carlo del 5 maggio. Mi scrive che mi mander la tua fotografia: sar molto contento. A quest'ora ti deve essere giunta la fotografia di Delio che ti ho spedito una decina di giorni fa, raccomandata.
Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ci che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna stiano per darmi. Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sar un condannato politico, che non ho e non avr mai da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perch non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perci io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perch sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita  cos, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignit di uomini.
Ti abbraccio teneramente.
NINO.

Ti scriver subito da Roma. Di' a Carlo che stia allegro e che lo ringrazio infinitamente. Baci a tutti.


Note.

Nota 1: Gramsci lasci il carcere di San Vittore nella notte dell'11 maggio.


113.
15 maggio 1928.

Carissima mamma,
sono arrivato a Roma da due giorni. Ti ho gi spedito un telegramma. Non ti scrivo nulla del viaggio Milano-Roma e delle mie condizioni di salute. Ti voglio solo scrivere su una certa serie di fatti, perch  questo il solo mezzo di farli conoscere all'incaricato della censura delle lettere.
Qualche mese fa, nel carcere di Milano, fu fatta una specie di inchiesta sulle mie condizioni di salute, per ordine superiore mi furono fatti quasi dei rimproveri, perch non mi ero mai lamentato: il giudice istruttore da una parte e il direttore del carcere dall'altra mi volevano quasi ritenere responsabile per qualche pubblicazione avvenuta all'estero un po' allarmistica sulla mia salute: pareva quasi che io volessi star male a posta perch altri potesse dire che io stavo male (1).
Qui a Roma avviene un po' il contrario: per ottenere di poter mangiare qualche cosa che lo stomaco sopporti, naturalmente a mie spese, non so proprio cosa bisogna fare. A udienza dal direttore non si pu andare. Si pu fare una sola domandina alla settimana e ogni settimana si pu domandare una sola cosa; prima che sia concessa la prima domanda, gi sar passato il tempo della prevenzione e quindi dicono che  del tutto inutile fare domande. Io tuttavia far tutto quello che potr per avere ci che  necessario per non ammalarmi: non potranno almeno fare inchieste per accertare se voglio star male a posta. Solo oggi posso fare la domanda per avere il vitto proprio, per cibarmi a mie spese, cio, e poter mangiare solo quei cibi che posso digerire: lo far e aspetter l'esito. Vorrei almeno andare al processo in condizioni tali da poter resistere alla fatica dei trasporti e controtrasporti.
Carissima mamma, non devi per impressionarti per queste cose. La mia volont  abbastanza forte per resistere a questi inconvenienti. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta la lettera 64, nota 1.


114.
22 maggio 1928.

Carissima mamma,
sono in attesa del processo, che avverr a giorni. Non ho finora ricevuto notizie di nessuno. Mia cognata era uscita dall'ospedale tre giorni prima della mia partenza da Milano: ebbi due colloqui con lei. Stava ancora male: era debolissima. Mi disse che sarebbe partita subito per Roma, ma non ho avuto ancora sue notizie.
Carissima mamma, io mi trovo sempre in condizioni eccellenti di forza e di buon umore. Mi raccomando perch tu non ti disperi e stia sempre allegra e sicura, nonostante tutto.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Non ho ricevuto le fotografie promessemi da Carlo. Le ha mandate a Milano? Sar bene tenermi informato di ci che pu essere stato spedito a Milano, perch io possa regolarmi.


115.
29 maggio 1928.

Carissima mamma,
ti scrivo due righe in fretta. Sono un po' stanco, perch sono stato all'udienza del Tribunale e poi a colloquio con l'avvocato (1).
Ho ricevuto la tua assicurata, con 100 lire e due fotografie. Le due fotografie mi sono state consegnate oggi; la lettera non ancora. L'altro giorno ho ricevuto una lettera di Teresina inviata a Milano e da Milano ritrasmessa a Roma; conteneva anch'essa due fotografie. Ringrazio di cuore. Sono contento che la fotografia di Delio sia giunta senza essersi guastata e che tu sia stata contenta di riceverla.
Non ho voglia di scrivere di pi. Mi duole il capo e non voglio scriverti delle parole vane. D'altronde non potrei scriverti nulla intorno al processo, perch non  permesso. Sta di buon animo e abbi fiducia sempre in quanto io ti scrivo. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Il processo contro Gramsci ed altri dirigenti del P.c.d.'I. si era aperto il giorno precedente, 28 maggio. Il dibattimento dur fino al 4 giugno (confronta i verbali delle udienze in "Processo Gramsci", citato, pagine 111-127).


116.
1 giugno 1928.

Carissima mamma,
ho gi visto Carlo tre o quattro volte. Sono molto contento che egli sia venuto a Roma, perch cos sentirai dalla sua voce le notizie che mi riguardano e sarai rassicurata. La tua lettera, contenuta nell'assicurata, non mi  ancora giunta. Nessuna novit ancora. La sentenza credo sar pronunziata luned (1). Io sono completamente sicuro di me stesso, cio gi adattato alla peggiore ipotesi della massima condanna consentita dal vecchio codice: credo che Carlo ti confermer questa impressione e ti far capire che io non sono per nulla n abbattuto n disperato. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: La sentenza sar emessa il 4 giugno 1928. Gramsci, mente direttiva e vero capo del partito comunista, la cui figura predomin al tempo dell'occupazione delle fabbriche in Piemonte, svolgeva la propria attivit come deputato, nonch come compilatore di opuscoli di propaganda a cui la sua intelligenza e cultura lo chiamavano, concorrendo pertanto alla finalit del partito, cio: la instaurazione del Governo degli operai e dei contadini da attuarsi mediante la insurrezione armata contro i Poteri dello Stato ed il mutamento violento della Costituzione e della forma di Governo. Per lui la condanna  alla complessiva pena di anni 20, mesi 4 e giorni 5 di reclusione e lire 6200 di multa, all'interdizione perpetua dai pubblici uffici ed a 3 anni di vigilanza speciale della P.S. (per il testo della sentenza, confronta "Processo Gramsci", citato, pagine 129-155).


117.
19 giugno 1928.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua lettera del 15 giugno (timbro di Ghilarza). Non ho scritto prima di oggi per la ragione perentoria che non posso scrivere quando piace a me, ma solo nelle giornate regolamentari. A questa necessit bisogna abituarsi. Io potr scrivere pochissimo, d'ora innanzi, e le poche lettere dovr distribuirle equamente tra voi e Tatiana.
Non ho pi avuto colloqui dopo la tua partenza: non sono certo di averne altri prima di partire io per la nuova destinazione. E' probabile: il procuratore militare Isgr (1), che  venuto una volta in carcere, ha parlato in modo da far ritenere che potr avere qualche colloquio con Tatiana.
Non ho avuto nessuna comunicazione per ci che riguarda la casa di pena. Ho fatto domanda per una visita speciale medica e ne ho parlato con l'avvocato militare che ha preso nota. Non so nulla di pi. Bisogna che tu ti persuada che io sono il meno informato di tutto ci che succede e specialmente di quanto mi riguarda. Mi dispiace che tra voi ci sia una sensibilit quasi morbosa come mi scrivi. Io sono di sasso e spero di indurirmi ancora di pi. Tu hai assistito almeno a una parte del processo; pensavo che fossi riuscito a portare delle impressioni meno tragiche di quelle che possono nascere dalla semplice lettura del giornale. Ti abbraccio affettuosamente con tutti di casa.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Al pubblico ministero Michele Isgr  attribuita, nella ricostruzione dell'avvocato difensore Giuseppe Sardo, la celebre frase pronunciata all'indirizzo di Gramsci durante la requisitoria del 2 giugno: Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare.


118.
27 giugno 1928.

Carissima Tania,
nessuna novit in vista, fino a questo momento. Ignoro quando partir. Non  per escluso che la mia partenza avvenga fra giorni; potrei essere messo in transito oggi stesso.
Ho ricevuto una lettera di mia madre qualche giorno fa. Scrive di non aver ricevuto mie lettere dal 22 maggio (1), cio da quando ero a Milano. Da Roma ho scritto a casa almeno 3 volte: anche l'ultima lettera la inviai a mio fratello Carlo. Scrivi tu una lettera a mia madre, spiegandole che io posso adesso scrivere pochissimo, solo una volta ogni 15 giorni e che devo distribuire le due lettere mensili tra lei e te (2). Posso invece ricevere lettere senza limiti: mia madre crede invece che ci sia un limite anche per la recezione. Informala sulla quistione della mia partenza sospesa per Portolongone dopo la visita speciale del medico, e sulla probabilit di una assegnazione migliore (3). Rassicurala in generale e scrivile che io non ho bisogno di consolazioni per essere tranquillo, ma sono tranquillissimo e serenissimo per conto mio. E' questo un punto in cui non sono mai riuscito ad ottenere notevoli successi presso mia madre, che si fa un quadro terrificante e romanzesco della mia posizione di galeotto: pensa che io [sia] sempre cupo, in preda alla disperazione, eccetera eccetera. Tu puoi scriverle che mi hai visto recentemente e che non sono per nulla disperato, avvilito, eccetera ma con spiccata tendenza a ridere e a scherzare. Forse ti creder, mentre pensa che io le scriva in questo senso solo per consolarla.
Carissima Tania, mi dispiace di darti ancora questa incombenza epistolografica. D'altronde questa lettera avevo deciso di scriverla a te e non voglio venir meno al sistema prestabilito. Spero di vederti ancora prima di partire. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: In realt Gramsci era giunto nel carcere romano di Regina Coeli la mattina del 12 maggio.
Nota 2: Tatiana scriver una lettera a Peppina Marcias soltanto il 21 agosto, giustificando il ritardo col fatto di essere stata a lungo indebolita e proprio affranta dagli eventi (confronta "Lettere ai familiari", citato, pagina 200).
Nota 3: In un primo tempo il Tribunale speciale aveva assegnato Gramsci al penitenziario di Portolongone. Ottenuta la visita medica richiesta, il Ministero di grazia e giustizia revoc l'ordine, destinandolo poi alla Casa penale speciale di Turi per condannati sofferenti di mali fisici e psichici. Da un rapporto del capo di gabinetto del ministro guardasigilli al ministro dell'Interno, datato 6 luglio 1928, Gramsci era risultato affetto da periodontite espulsiva in dipendenza di disturbi uricemici e da un lieve esaurimento nervoso (citato in G. FIORI, "Vita di Antonio Gramsci", Laterza, Bari 1966, pagina 270).


119.
3 luglio 1928.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 23 giugno. Come vedi sono ancora a Roma, in attesa di assegnazione. Sarei dovuto partire gi da 10 giorni, ma il viaggio fu sospeso per ordine del medico che mi fece la visita speciale da me richiesta. Non so se hai finalmente ricevuto le lettere che ti ho spedito da Roma: devono essere state almeno tre. In ogni modo occorre che tu abbia molta pazienza per ci che riguarda la corrispondenza: io ti potr scrivere solo una volta al mese. Tu invece puoi scrivere quante volte vuoi. La limitazione colpisce il carcerato, non la famiglia.
Credevo che Carlo ti avesse fatto persuasa che io sono tranquillissimo e che non ho bisogno di incoraggiamenti. Vedo invece che tu continui a preoccuparti del mio stato di spirito. Cos non bisogna che vi aspettiate grandi cose da Tatiana, la quale pu avere il colloquio solo ogni quindici giorni e quindi non ha maggiori informazioni sul mio stato generale di salute di quelle che io posso scrivere a te o a Carlo nelle mie lettere. Tu capisci che in casi come questi occorre specialmente la pazienza: ogni iniziativa dettata dall'impazienza  destinata a fallire e perci  meglio non pensare neanche a incominciarla. Da questo punto di vista io sono a posto: ho acquistato la psicologia di un perfetto galeotto. Lascio che i giorni passino uno dopo l'altro; non mi agito per nulla, non mi pongo dei problemi che riconosco insolubili eccetera eccetera. Mi preoccupo solo, per quanto dipende dalla mia volont, di conservare la salute fisica e di leggere qualche libro per non cadere nell'istupidimento completo.
Scrivimi spesso e fammi scrivere da Carlo e da Teresina. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


120.
Caserta, 10 luglio 1928.

Carissima Tania,
ho fatto il viaggio Roma-Caserta in condizioni molto migliori di quanto avessi creduto (1). Sono stato trattato molto bene e ho potuto respirare a mio agio. A Caserta mi sono fatto visitare dal medico, che mi ha rassicurato a proposito dei dolori alla vita. Non si tratta, a quanto pare, di una infiammazione al fegato, ma solo di un erpete, che ha prodotto una infiammazione temporanea e di poca conseguenza, sebbene dolorosissima. Ho tutta la vita irritata e piena di gonfiori; io non me ne sono accorto che in viaggio di questa irritazione esterna! Ho incominciato a fare delle spalmature con una pomata; spero che mi giover. I dolori continuano e non mi lasciano riposare, ma il medico mi ha detto che fra qualche giorno tutto sar passato. Io non so cosa siano gli erpeti. Non ho mai avuto, mai, affezioni alla pelle di nessuna qualit, ma in questi ultimi tempi ho visto che esse sono molto comuni tra i carcerati e che passano facilmente con le spalmature. In ogni modo,  meglio un erpete che una malattia al fegato: non ti pare?
Partir domani mattina, ma non so quando arriver a Turi. Se tu potrai inviare laggi, fin d'ora, qualche libro, mi farai cosa grata. Se hai ritirato dal Carcere il mio bagaglio, potresti subito mandarmi i libri e le riviste contenuti nella valigia e nel sacco da viaggio. Desidererei avere specialmente le grammatiche. Per il tedesco ho solo i due libretti che tu stessa mi avevi mandato: la grammatica tedesca che avevo a Milano  andata perduta, ma tra i miei libri di Roma c' la grammatica Metodo Otto Sauer - Ferrari e il Dizionario Langenscheidt (2). Puoi tu stessa scrivere all'avvocato Aris, perch mi spedisca i libri che gli avevo lasciato in deposito a Milano? Il suo indirizzo : Via Unione 1. Vedi che continuo a farti lavorare e a farti stancare. La tua ultima lettera mi ha procurato un certo dispiacere. Penso che tu non abbia interpretato molto esattamente il contenuto della lettera che hai ricevuto con cos grande ritardo. Io non me ne ricordo pi, ma escludo come possibile la tua interpretazione. Cara Tania, come puoi pensare che in un qualsiasi momento di tutto questo tempo pieno di peripezie dolorose, io abbia potuto non riconoscere la tua grande bont e non volerti un'infinit di bene? Non solo, ma  un mio continuo rimorso l'averti dato tante preoccupazioni e l'averti fatto compiere tanto lavoro per me. Ti scriver a lungo su questo argomento, quando sar riposato e potr meglio connettere. Tu devi solo comprendere che da quando io mi trovo in carcere, ho fatto tutto uno sforzo volontario per controllare i miei sentimenti e i miei affetti e tenerli infrenati il pi possibile:  questa una forma di autodifesa. Cos pu essere avvenuto, e anzi deve essere avvenuto certamente, che spesso nelle mie lettere, io sia apparso arido, secco, un po' egoista, eccetera eccetera. Ma in ogni caso escludo che da esse potesse trarsi la conseguenza che tu ne hai tratto. Ti scriver a lungo appena giunto a destinazione e scriver a Giulia. Attendo con molta impazienza le fotografie promesse. Carissima Tania, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Gramsci aveva lasciato Roma l'8 luglio in traduzione ordinaria. Questa lettera venne inviala da Tatiana a Mosca il 18 luglio, insieme a informazioni dettagliate sulla destinazione di Gramsci al reclusorio di Turi (Confronta "Lettere ai familiari", citato, pagine 40-41).
Nota 2: Risponder Tatiana il 14 luglio Ieri ho preparato due pacchi di libri per te. Non ho trovato ancora la grammatica tedesca, per te la mander senz'altro ugualmente, ti mando anche i due librettini tedeschi che avevo mandato a Ustica, pi per ricordo, so bene che ti ci vuol proprio la grammatica, non credere che quello che ti mando in tedesco l'abbia preso per quella buona, ma ho pensato che in qualche modo potr esserti utile. Come lettura ti mando "I tre moschettieri" e una guida del Vaticano. Devi per indicarmi tu stesso cosa debbo spedirti come lettura di lingua straniera ("Antigone e il prigioniero", citato, pagina 205).


121.
20 luglio 1928.

Carissima Tania,
sono giunto a destinazione ieri mattina. Ho trovato la tua lettera del 14 e una lettera di Carlo con 250 lire. Ti prego di scrivere tu a mia madre per comunicare quelle cose che possono interessarla. D'ora in poi scriver solo ogni 15 giorni una lettera, ci che mi porr dinanzi a dei veri casi di coscienza. Cercher di essere ordinato e di utilizzare al massimo la carta disponibile.
1. Il viaggio Roma-Turi  stato orribile. Si vede che i dolori da me sentiti a Roma e che mi sembravano un mal di fegato, non erano che l'inizio dell'infiammazione che si manifest in seguito. Stetti male in modo incredibile. A Benevento trascorsi due giorni e due notti infernali; mi torcevo come un verme, non potevo stare n seduto, n in piedi, n sdraiato. Il medico mi disse che era il fuoco di S. Antonio (1) e che non c'era da far nulla. Durante il viaggio Benevento-Foggia il male si calm e le bolle di cui ero ricoperto nella vita destra si seccarono. A Foggia rimasi 5 giorni e negli ultimi 3 giorni ero gi a posto, potevo dormire qualche ora e potevo sdraiarmi senza essere trafitto dai dolori. Mi  rimasta ancora qualche bolla mezzo secca e un certo dolore alle reni, ma ho l'impressione che non si tratti di una cosa grave. Non so spiegare l'incubazione romana che dur circa 8 giorni e che si manifestava con violentissime punture interne nella vita destra anteriore.
2. Non ti posso ancora scrivere nulla sulla mia vita avvenire. Sto facendo i primi giorni di quarantena, prima di essere assegnato definitivamente ad un reparto. Penso che per tu non possa mandarmi nulla oltre ai libri e agli effetti di biancheria: non si pu ricevere nulla di alimentare. Perci non mandare mai nulla senza che io prima te l'abbia domandato.
3. I libri da Milano (Libreria) falli spedire direttamente:  inutile che tu spenda per trasmettere ci che deve essere gi affrancato.
4. Il memoriale (2) non c'era pi: l'ho "dovuto" prendere con me.
Le ciliegie mi sono state utilissime, quantunque io non le abbia neppure assaggiate: mi hanno facilitato il viaggio.
Ricevo in questo momento la tua lettera del 19, con la lettera di Giulia. Vorrei scrivere a lungo a Giulia, ma non riesco a impostare la lettera cos come vorrei. E' difficile da scrivere. Vedr la prossima volta, dopo essermi riposato un po' ed aver messo un po' d'ordine nelle mie idee. Scrivile tu e mandale le notizie solite.
Carissima, scrivi a Carlo che anche lui non si metta in testa delle stranezze, come sarebbe di far venire la mamma fino a Turi. Sarebbe un delitto far fare a una vecchia che non si  mai mossa dal paese un viaggio cos lungo e disagiato. E poi penso che avrebbe una impressione troppo brutta nel vedermi vestito da recluso eccetera eccetera. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Con un segno di richiamo, in fondo alla pagina  aggiunto, di mano di Tatiana: Non ci che s'intende in russo. E' l'erpes Zoster.
Nota 2: Confronta la lettera 99, nota 1.


122.
3o luglio 1928.

Carissima Tania,
ho ricevuto due lettere, con la data del 25 luglio. Ti ringrazio. Adesso dovrai aver pazienza, perch ti potr scrivere solo tra un mese; la prossima lettera, fra 15 giorni, la scriver a Carlo e alla mamma, che non si accontenterebbero di ricevere mie notizie solo per il tuo tramite. Bisognerebbe poter soddisfare tutte le esigenze, ma ho diritto solo a 2 lettere al mese! Pazienza. Vedr di scriverti per ordine su tutti gli argomenti essenziali, ora che mi sono un po' orientato e informato.
1 - E' necessario che tu ti metta in grado di dimostrare il mio diritto di scriverti e il tuo diritto di occuparti dei fatti miei. La settimana scorsa, dopo averti scritto, sono stato sottoposto a una specie di interrogatorio. Secondo me,  sufficiente che tu abbia a disposizione, per mandarlo in caso di bisogno a questa Direzione, una carta che dimostri come il Tribunale Speciale a Milano e a Roma e la Direzione del Carcere di Roma ti hanno permanentemente dato il colloquio. Forse basta una carta dell'Ufficio-Colloqui di Roma; in caso di necessit per puoi anche rivolgerti all'Avvocato Generale Militare Isgr. Speriamo che sia sufficiente e che non occorra spendere denari per certificati pi complessi.
2 - L'erpete  quasi guarito. Mi d solo fastidio, non pi dolore vivo. Sarebbe guarito anche prima, se durante il viaggio avessi avuto la possibilit di fare le spalmature regolari di una pomata prescritta dal medico di Caserta. Cos  avvenuta, io credo, una cicatrizzazione insufficiente per l'attrito continuo con la biancheria e un ritardo della guarigione.
3 - Come vedi, anche dall'avviso contenuto nella testata del foglio (1), non posso ricevere nessun genere alimentare. Posso invece ricevere effetti di biancheria. Ma si presenta il problema della sua utilizzazione razionale, poich in cella non posso tenere pochissima (il cambio settimanale) e ci non permette il programma da te esposto nella lettera. Tuttavia credo di aver bisogno ancora di alcune camicie. Le maglie sar bene mandarmele. Ricordati che ho lasciato la biancheria a Milano al Tulli; dovrebbe essere in consegna presso l'avvocato Ariis. Bisogner mandarmi anche una valigia e forse anche il sacco per tenere la roba in magazzeno.
4 - Ho ricevuto i due pacchi di libri, rispediti da te. Direttamente dalla Libreria non ho ricevuto ancora nulla. A Roma mi sono sempre dimenticato di dirti che bisogna mandare i mio indirizzo a Virginio Borioni, confinato politico, Ustica il quale ha in consegna i libri da me lasciati a Ustica a momento dell'arresto. A Ustica ho lasciato anche della corrispondenza e la Gillette per la barba. Scrivi, raccomandandoti perch tutto mi sia spedito qui a Turi.
5 - Bisogna lasciar passare ancora qualche tempo, prima che ti possa scrivere sulle mie condizioni in questo reclusorio. Ho il vitto latteo d'infermeria; c' il passeggio due volte al giorno, sufficiente. Non mi sono ancora abituato alla vita promiscua del camerone (siamo 6 in compagnia) e soffro molto d'insonnia. Dopo una pi lunga esperienza vedr se sia necessario fare pratiche speciali presso il Ministero e presso il Tribunale Speciale per ottenere di avere una cella da solo, ci che renderebbe pi facile ottenere di poter avere il necessario per scrivere e quindi per pote studiare organicamente. Forse lo far, basandomi sul precedente che a Milano, quando fu fatta l'inchiesta sulle mie condizioni di salute, fui rimproverato dal Direttore per non essermi lamentato prima e non aver domandato prima ci di cui avevo bisogno.
6 - Mandami del sapone e del dentifricio. Puoi mandarmi il Sedobrol che dovevi mandarmi a Roma? Ti ringrazio per i regali che hai mandato a mio nome per Delio e per Giuliano: non saprei cosa indicarti per Giulia; scegli tu e io sar contento. Ti abbraccio, cara,
ANTONIO.

(Scrivimi spesso - quanto puoi).
Scrivendo a Carlo, vedr di farti scrivere qualcosa di cui posso essermi dimenticato o qualche novit.


Note.

Nota 1: Sul margine superiore della seconda e terza facciata della lettera si legge: Finch il detenuto Gramsci era nelle carceri giudiziarie, poteva godere delle agevolazioni che ora non gli sono pi consentite perch  passato condannato definitivo. Ella dovr dimostrare quale grado di parentela vi sia tra Lei e il Gramsci, senza di che non potr n intervistarlo, n scrivergli, n soccorrerlo. Il Direttore Parmegiani. Il 21 agosto 1928, Tatiana riferir alla madre di Gramsci: [...] una grave difficolt si  presentata nei miei rapporti con Nino, non gli sar permesso di corrispondere con me, n potr scrivergli io, n intervistarlo, n soccorrerlo se non d la prova del nostro legame di parentela. Nino pensava, con ragione che avrebbe dovuto bastare per questo la testimonianza che per un anno ho avuto sempre i colloqui, che l'ho soccorso permanentemente. Ebbene l'avvocato militare Isgr non vuole dare il certificato richiestogli, mi consiglia di presentare il nostro rispettivo stato di famiglia. Ho scritto a Giulia per sollecitarle l'invio dei documenti necessari, ma passer ancora del tempo prima che questi giungeranno a Roma e intanto Nino soffre assai del forzato suo isolamento dalla famiglia della moglie. E il 30 agosto scriver a Mosca: Finalmente Julia  riuscita a prendere in considerazione la necessit di inviare i documenti per rendere possibile la corrispondenza con la nostra famiglia. Tatiana avrebbe anche sollecitato una dichiarazione di Carlo Gramsci al direttore del carcere di Turi, che confermasse essere lei l'unica parente che rappresenta la famiglia ("Lettere ai familiari", citato, pagine 42 e 200),


123.
13 agosto 1928.

Carissimo Carlo,
sono giunto a Turi il 19 luglio; le prime due lettere le ho dovute scrivere a Tatiana per informarla di ci che poteva mandarmi del bagaglio da me lasciato al carcere di Roma. Tatiana ha scritto di aver mandato una lettera alla mamma per darle mie notizie e trasmetterle le parti delle mie lettere che la potevano interessare. Bisogna che ti ricordi sempre e ricordi alla mamma che io posso scrivere una lettera ogni 15 giorni; perci a voi posso scrivere una volta al mese per scrivere una volta al mese anche a Tatiana. Bisogner aver pazienza. Vuol dire che Tatiana vi trasmetter delle mie lettere a lei delle parti che vi possono interessare, e tu o la mamma trasmetterete a Tatiana ci che pu interessarle delle mie lettere a voi.
1) Ho ricevuto la tua assicurata del 12 luglio con le 250 lire; ti ringrazio. Ho ricevuto la lettera della mamma del 3 agosto: mi  dispiaciuto assai l'aver conosciuto cos tardi la sua malattia. Faccio tanti auguri alla mamma per un suo ristabilimento rapido e sicuro. Tienimi informato sempre di tutto; Teresina non mi ha scritto. Ho ricevuto notizie di Giulia e dei bambini. Sono rientrati dalla campagna da qualche giorno; Giulia, che era debole, si  rimessa. I bambini stanno bene e si sviluppano. Ricever le loro fotografie e scriver perch una copia sia mandata anche alla mamma. Intanto la mamma non mi ha ancora mandato le sue impressioni sulla fotografia di Delio che le ho spedito da Milano e io ci tengo assai ad avere dei grandi complimenti.
2) Ti devi, appena hai un po' di tempo disponibile, occupare di una pratica per me di grande importanza. Bisogna che tu domandi al ministero competente, a nome della mia famiglia (della mamma e tuo), che siano prese disposizioni perch io possa essere messo in una cella da solo, qui nel carcere (si chiama esattamente Casa Penale Speciale di Turi). Ora sono in una camera con altri quattro, anch'essi condannati per reato politico, ma che hanno malattie ai bronchi e ai polmoni. Io non ho tali malattie e la promiscuit continuata, nonostante tutte le precauzioni (d'altronde molto difficili nella vita carceraria) potrebbe, specialmente nella prossima stagione, che acuisce i mali polmonari, avere conseguenze gravi. Io penso che non sia difficile ottenere ci, dato che il Tribunale speciale mi ha condannato alla reclusione ma non ha specificato che essa debba essere aggravata dalla tubercolosi. Attraverso Tatiana puoi fare avvertire l'avvocato Niccolai (1), in queste pratiche l'intervento di uno che vada negli uffici competenti vale pi di cento lettere. Aggiungi che io sono affetto da grave depressione nervosa e da insonnia, puoi immaginare quali notti io passi. Nella domanda aggiungi che il mio passato lavoro di intellettuale mi fa sentire fortemente la difficolt allo studio e alla lettura che si trova quando si  in una camerata di tali ammalati e chiedi che andando da solo mi sia concesso di poter avere carta e inchiostro per dedicarmi a qualche lavoro di carattere letterario e allo studio delle lingue (2). Ricorda che io sono stato assegnato a Turi non per malattie polmonari, ma per uricemia cronica che mi ha rovinato la dentatura e lo stomaco e mi ha dato degli esaurimenti nervosi con seguito di emicranie e nevrastenia croniche.
3) Scrivi a Tatiana che non posso avere n vestiti n soprabiti: solo biancheria. O tu direttamente o attraverso Tatiana dovreste mandarmi: un pettine - due o tre fodere da cuscino - qualche pacchetto di sigarette Esportazione - per profumare il tabacco fammi mandare tre o quattro fave americane (si trovano nelle grandi farmacie di Roma).
4) Non so quali libri potresti mandarmi, per ora fammi mandare il catalogo della Casa Editrice Il Nuraghe e il Calendario-Atlante De Agostini. Scrivi subito a Tatiana per fare avvertire l'avvertire Niccolai della pratica al Ministero di Giustizia e per salutarla tanto a mio nome. Rassicura la mamma sulle mie condizioni di salute. A Tatiana fa sapere che non ho ricevuto nulla ancora direttamente dalla libreria, ma solo tre pacchi rispediti da Roma; il mio nuovo indirizzo  stato comunicato? O la comunicazione  andata perduta?
Scrivimi quanto puoi e fammi scrivere. Abbraccia tanto la mamma e tutti di casa. Affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Adelmo Niccolaj, che con gli avvocati Ariis e Sardo aveva formato il collegio di difesa al processo di Roma.
Nota 2: Stavolta la pratica avr esito favorevole (confronta le lettere 138 e 139). La lettera firmata Peppina Gramsci, indirizzata a Mussolini il 25 agosto 1928,  riprodotta in M. PISTILLO, "Gramsci come Moro?", Lacaita, Manduria-Bari-Roma 1989, pagina 139.


124.
27 agosto 1928.

Carissima Tania (1),
ho ricevuto in questo mese sei tue lettere. Ti ringrazio. Io, per un pezzo ancora, ti potr scrivere solo una volta al mese, cio potr scrivere solo una lettera ogni 15 giorni (l'altra alla mamma o a Carlo). E (almeno questo ancora) le mie lettere non possono che essere di carattere immediato, per organizzare la mia vita alla bella meglio. Incomincio la lista delle quistioni. 1 - Per carit, non fare nessuna pratica per un qualsiasi mio trasferimento ad altra casa. Non pensarci neppure. Se pu dipendere dalla mia volont, io non viagger pi. L'ultimo viaggio  stato orrendo e ancora non mi sono rimesso completamente dall'abbrutimento in cui mi aveva piombato. Sono stato quasi 20 notti senza dormire! - 2 - Sono stato messo in una cella da solo. Da questo punto di vista sto molto meglio di prima. Occorre per continuare le pratiche perch mi siano concesse carta e penna dal Ministero. Quando potr lavorare organicamente intorno a qualche ricerca letteraria o fare qualche traduzione, il tempo mi passer facilmente: ho una maravigliosa facilit all'adattamento. Ci che mi ha reso duro il carcere, finora (a parte tutte le altre privazioni che sono portate dalla mia situazione)  stato l'ozio intellettuale. - 3 - Sulla quistione dei libri dovrei scrivere molti commi. La Libreria di Milano ha avuto il mio indirizzo? Finora non ho ricevuto direttamente nulla. Cos non ricevo con ordine le riviste e non posso controllare gli arrivi. L'avvocato Ariis cosa ha intenzione di fare coi libri che gli lasciai in deposito a Milano? Ti ha scritto qualche cosa? Fagli scrivere da mio fratello per sollecitarlo, poich io penso che ci sia necessario. Per i libri russi che vuoi mandarmi mi occorrerebbe un dizionario: io devo averne uno, russo-francese, del Makharof. Quello che mi avevi mandato ad Ustica era in francese-russo e non so dove sia andato a finire. (I miei libri di Ustica erano stati presi in consegna, dopo mia lettera, da Virginio Borioni, che non era fra gli arrestati di Palermo. - Non so se gli hai scritto per dargli il mio indirizzo; egli mi aveva promesso di spedirmi i libri alla Casa di Pena dove sarei stato assegnato). Dei miei libri romani vorrei avere quelli di storia e quelli dedicati all'Azione Cattolica e al Cattolicismo in generale. - Non mandarmi l'Emporium o altro di simile. Non voglio ricevere nulla pi di quanto io stesso ho comandato alla Libreria. Una cosa che puoi farmi avere  il Secolo Illustrato di Milano, per le fotografie d'attualit: puoi farmi l'abbonamento dal primo luglio (coi numeri arretrati) per il secondo semestre del 28. - 4 - Carlo ti ha trasmesso, come scrivi, la lista delle cose da me desiderate. Aggiungi: a) una borsa di gomma per il tabacco - b) delle pastiglie del dottor Favre per l'emicrania - c) dell'aspirina Bayer.
Auff! Non ne posso pi di tutte queste cose che devo scriverti. Penso alle camminate che ti costringo a fare: e non mi hai pi informato della tua flebite! Parliamo d'altro. Per esempio del regalo che vuoi fare a Giulia. Sai che non ho mai preso sul serio la tua idea di fare un regalo a Giulia a mio nome. Per Delio e per Giuliano va bene: essi possono veramente credere che sia io a fare loro dei regali e legare il mio nome agli oggetti che riceveranno. Ma Giulia non  una bambina e mi pare che ci sia una certa presa in giro in questo affare dei regali. Tutt'al pi potrei regalarle la mia penna stilografica, ma non le servirebbe! Ti pare? D'altronde mi sento enormemente in difetto verso di lei, perch non le scrivo direttamente da tanto tempo. Sono sicuro che lei non crede perci che io le voglia meno bene, ma non so come fare: quando scrivo, mi pare di emarginare delle pratiche burocratiche e non voglio scriverle essendo dominato da questo stato d'animo. Vedi come sono sentimentale! Meno male che ci sei tu che sei cos buona e non ti offenderai perch a te non esito a inviarti pratiche burocratiche! Questo  un bel ginepraio! Carissima Tania, scrivi tu a Giulia per me. Eppoi: le mandi ancora queste mie lettere? Esse sono scritte non solo per te: n io riesco sempre a pensare a te come distaccata da Giulia. Come potrei altrimenti essere cos insistente nel darti tanti fastidi? Che sarebbero fastidi, poi, se in te non ci fosse qualcosa di Giulia e io non pensassi a te in una con Giulia. Vedi? E' una specie di pirandellismo epistolare, questo. Cara, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Sai che mi fa uno stranissimo effetto sentirmi chiamare Nino da te: cos mi chiamavano a casa tanto tempo fa e cos mi scrive mia madre e Carlo. Mi fa anche un po' ridere, perch si tratta, nella mia vita, di uno scenario vecchissimo e anacronistico.


Note.

Nota 1: Sul margine superiore della quarta facciata della lettera  scritto, con firma illeggibile: Trattenuta fino ad oggi affinch giungessero notizie della questura a sistemare la vostra posizione di parentela


125.
6 settembre 1928.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue lettere del 31 agosto e del primo e 3 settembre dopo che ti avevo gi scritto (- ti ho scritto il 27 agosto e ho spedito con raccomandazione; il 3 settembre tu non avevi ancora ricevuto questa mia lettera; tienimi informato perch io possa reclamare in caso di smarrimento -). Ho domandato di scriverti questa lettera straordinaria per vedere di fermare l'alluvione di iniziative che d'improvviso tu hai scatenato. Ma che cosa ti  saltato in testa? Appena giunto a Turi ti ho scritto di non inviarmi nulla che io prima non ti avessi richiesto. Il Direttore del carcere, in una udienza, mi ha detto di aver sottolineato questa frase, per metterla pi in rilievo. Tu mi hai risposto che andava bene, che ti saresti attenuta a questa norma; perch poi hai mutato parere? Lo stesso si dica per l'affare di Soriano. Prima mi accenni alla cosa, assicurandomi che non avresti fatto nulla senza il mio consenso preventivo; poi mi scrivi d'averne parlato al Ministero (1). Perch fai cos? Oggi la collera mi  passata, perch ho ricevuto i 4 pacchi e ho dovuto, se non altro, ridere della tua amorevole ingenuit, ma ti assicuro che nei giorni scorsi sono stato proprio male. L'impossibilit di scriverti subito e di evitare a tempo qualche iniziativa catastrofica (come sarebbe di farmi viaggiare nelle condizioni in cui mi trovo) mi empiva di un vero furore, ti assicuro. Mi sembrava di essere doppiamente carcerato, poich anche tu ti mettevi a non riconoscermi nessuna volont, a ordinare la mia vita come ti saltava in testa, senza voler ascoltare il mio parere, che pure sono in carcere, so cos', ne ho i segni dolorosi sulla pelle. Come puoi illuderti ancora di traduzioni straordinarie, nonostante tutte le promesse, quando hai visto ci che mi  successo finora? Eppoi io non voglio cambiare, in nessun modo, anche se mi traducessero in sleeping, perch sono contrario per principio a ogni cambiamento che non sia necessario e fatto a ragion veduta, molto veduta (2). Gi a Milano abbiamo avuto, a questo proposito, uno scambio di opinioni un po' vivace: tu mi avevi promesso di non ricominciare. Ahim! Cos si dica per gli oggetti che mi mandi e che scrivi di volermi ancora mandare. Ho riso oggi, ma sai che c' da diventar tristi a vedere ci che tu credi io possa avere. Vuol dire che non immagini cosa sia il carcere, cio che non riesci a formarti un concetto esatto di quale sia la mia reale situazione. Tu credi che io sia in un pensionato o qualcosa di simile. Ora, io non posso avere nulla di mio, solo della biancheria e dei libri. Basta; hai capito? Niente vestito, niente soprabito, eccetera eccetera. Niente di metallo: neanche una scatoletta per la vasellina. Non devi proprio mandarmi nulla che io non ti abbia prima domandato e non devi prendere nessuna iniziativa che prima non abbia avuto la mia esplicita approvazione. Senza eccezioni di sorta. Altrimenti tu mi aggraverai il carcere invece di alleviarmelo. Fa invece ci che io ti domando. 1 - Ancora non ricevo regolarmente le riviste dalla Libreria. 2 - Invece di mandarmi una grammatica tedesca per gli italiani, mi hai mandato una grammatica italiana per i tedeschi (proprio cos). 3 - I miei libri ad Ustica sono stati raccolti da Virginio Borioni (confinato politico). 4 - Non so se hai scritto all'avvocato Ariis per i libri che ho lasciato a Milano. - Basta. Non arrabbiarti troppo neppure tu per ci che ti ho scritto: so bene che tutto ci che hai fatto lo hai fatto per ci che credevi il mio bene. D'altronde non dubitare: se ho bisogno di qualcosa, ti scriver. Per esempio: puoi mandarmi qualche pacchetto di sigarette Giubek o Macedonia-Esportazione. Mandami una dozzina delle cosidette fave americane che servono a profumare il tabacco (si vendono nelle farmacie). Mandami pure qualche traduzione dal russo (edizioni Slavia) e la Letteratura del Lo Gatto (3). Ti abbraccio teneramente, ma non farmi pi arrabbiare. Credi che ho una volont razionale e che ci che faccio lo faccio dopo averci pensato molto, molto.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Il 30 agosto, prima di ricevere la lettera precedente, in cui Gramsci la invitava a non fare nessuna pratica per un qualsiasi mio trasferimento ad altra casa, Tatiana aveva tentato di coinvolgere anche Peppina Marcias nel suo progetto, suggerendole di presentare al Ministero, oltre alla domanda di assegnazione di una cella singola per il figlio e di concessione della carta e dell'inchiostro, la richiesta di trasferimento al reclusorio per detenuti infermi di Soriano del Cimino, presso Viterbo ("Lettere ai familiari", citato, pagina 201).
Nota 2: Risponder Tatiana il 5 ottobre: La tua penultima lettera mi ha fatto molto dispiacere, ma non ho creduto necessario fartelo capire, proprio perch  evidente che tu stai abbastanza male fisicamente [...] Stai pur sicuro che io non ho alcuna intenzione di fare nulla senza il tuo beneplacito (confronta "Antigone e il prigioniero", citato, pagina 29).
Nota 3: E. LO GATTO, "Letteratura sovietica", Istituto per l'Europa orientale, Roma 1928 (il libro  conservato nel Fondo Gramsci).


126.
11 settembre 1928.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua assicurata del 27 agosto. Ti ringrazio. Forse Tatiana ti ha gi comunicato che la mia situazione  molto migliorata per il fatto che mi trovo da qualche settimana solo in una cella. La quistione dell'avere la disponibilit della penna e della carta non ha fatto nessun passo in avanti; non so quale risultato abbiano avuto le pratiche fatte da te e da Tatiana. In ogni modo devi sapere che tutto dipende dal Ministero, come mi fu assicurato anche dall'Ispettore che visit recentemente le carceri di Turi, per cui io qui posso fare poco e ottenere nulla. E' necessario che sia tu ad insistere per ottenere il permesso, che non  escluso dal regolamento e che viene dato a parecchia gente in altre Case di Pena. Non credo che contro di me si voglia applicare una misura speciale di rigore.
Ho ricevuto il pacco. Non capisco le complicazioni che hai immaginato per le sigarette Macedonia tipo Esportazione, per le quali dici di aver scritto a Genova al porto franco. Esse sono in vendita da per tutto e non c' bisogno di scrivere ad un porto franco. Chiss cosa mai hai creduto che desiderassi: qualche specialit straordinaria. Tieni sempre presente che io non domando mai niente di straordinario ed eccezionale.
Una raccomandazione devo fare a te che ho fatto a Tatiana abbastanza vivacemente. Di non iniziare nessuna pratica che mi riguardi e non mandarmi nulla, se prima non sono stato avvertito. Tatiana mi ha fatto passare due brutte settimane, facendomi sapere di aver detto a qualche impiegato del Ministero che sarebbe stato bene trasferirmi da Turi a Soriano. Non so se anche tu sei stato d'accordo in questo affare. Ad ogni modo sei avvertito che tutte queste iniziative mi sono enormemente sgradite e che io non accetter cambiamenti, per quanto mi  possibile. Non voglio pi viaggiare. L'ultimo viaggio mi ha ridotto uno straccio. Non puoi immaginare quanto abbia sofferto. L'irritazione del sangue e della pelle subita durante tutti i cambiamenti che il viaggio domanda fu tale che mi scoppi il cosidetto fuoco di S. Antonio, con sofferenze atroci. Ora mi sto rimettendo, ma sono ancora mezzo abbrutito. Immagina quale impressione mi ha fatto il sapere di poter essere minacciato da un nuovo viaggio alla ventura. Ho scritto a Tatiana forse anche con troppa durezza. Ma ancora si faceva delle illusioni su un viaggio straordinario. Illusioni, perch in ultima analisi tutto dipende dai carabinieri e dalla Questura. Da Ustica a Milano dovevo fare il viaggio straordinario per ordine del Tribunale Speciale; rimasi in viaggio 20 giorni, e pernottai in 10 carceri. Da Milano a Roma il viaggio fu straordinario per la durata, ma rimasi 16 ore coi ferri nel vagone cellulare per mancanza di carabinieri invece che in terza, come aveva ordinato il Tribunale, ci fecero viaggiare in cellulare, di notte, ci che  proibito dal regolamento. Per il viaggio da Roma a Turi avevo un certificato del medico: al momento della partenza il certificato spar e dovetti stare in viaggio 12 giorni, col fuoco di S. Antonio addosso. Eppoi non voglio viaggiare n mutare. Sei avvertito. - Scrivi a Tatiana che in una sua lettera del primo settembre accenna a notizie sui bambini che avrei ricevuto e che invece non ho ricevuto per nulla, forse una lettera si  perduta. - Scrivile anche che tra i libri romani ci deve essere un libro intitolato: Gino Piastra - "La truffa garibaldina in Francia (1), che vorrei avere per ricostruire una conversazione amichevole avuta col giudice istruttore di Milano.
Mandami notizie un po' dettagliate sulla salute della mamma che non mi ha pi scritto. Teresina non mi ha scritto ancora. - Tra i miei libri di Ghilarza ce n' uno Goethe, "ber allen Gipfeln" (in tedesco, rilegato) che vorrei avere. - Saluta e bacia tutti di casa. Abbraccia tanto la mamma e falle tanti auguri. Vi abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: G. PIASTRA, "Memorie di un illuso: La truffa rivoluzionaria e quella neo-garibaldina", Apuania, Genova 1925.


127.
24 settembre 1928.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue lettere del 15 e del 17 settembre. Sono rimasto un po' in ansia, perch dal 3 settembre non ricevevo tue notizie e non sapevo darmene ragione: tu mi avevi accennato prima alle tue non buone condizioni di salute e temevo non potessi neanche scrivermi.
Vedo che la mia ultima lettera, un poco... tragica, non ti ha molto impressionato. Tuttavia devi tenerne conto strettamente. A quanto pare, non sei disposta a far ci; perch tanta ostinazione? Per esempio, mi annunzi che mi manderai dei soldi. E' inutile che li mandi. Ci che mi manda Carlo mi  pi che sufficiente. Qui si pu spendere pochissimo: d'altronde non saprei neppure cosa comprare, perch le cose in vendita sono in quantit limitata. Non ti ho mai descritto la mia esistenza, che non  molto brillante e non pu dar luogo a quadri di colore. Per ci che riguarda la parte materiale, mi sono gi adattato. Il vitto consiste in ci: 300 grammi di pane, 700 grammi di latte, circa 200 grammi di pasta al burro e 2 uova crude. Questo sarebbe un vitto d'infermeria, che mi viene dato perch non posso mangiare carne, n la minestra col pomodoro. Io compro ogni giorno in pi 50 grammi di zucchero e 50 grammi di burro e da qualche tempo 1 chilo di uva. Pare che 1 chilo d'uva si possa comprare ogni giorno per tutta la stagione: io mangio l'uva e mangio pochissimo pane, un 120 grammi al giorno, parte col latte e parte col burro la sera. Digerisco male anche questo cibo, che pure  tanto leggero. Tutta la quistione  nel dormire. Dormo troppo poco e sento sempre una spossatezza generale. Il Sedobrol mi ha fatto bene, ma  finito presto. Tutto il male dipende dagli acidi urici, a quanto ha diagnosticato il medico di Roma che mi ha visitato prima della partenza. Tu credi che si possa fare una cura generale contro l'uricemia? Io penso di riprendere, ai primi freddi, le iniezioni di Bioplastina, che nel passato mi hanno fatto abbastanza bene.
Tu non mi hai scritto nulla sulla pratica fatta al Ministero perch mi sia concesso di poter scrivere in cella. Neanche Carlo mi ha scritto nulla. Cosa avete fatto in concreto? Io pensavo che fatta di fuori, dalla famiglia, la pratica sarebbe stata pi spedita. Adesso, non sapendo nulla da parte vostra, esito a iniziare io la pratica, per evitare sovrapposizioni, che urtano la mentalit burocratica.
Cos non mi hai scritto nulla a proposito delle pubblicazioni periodiche che dovrei ricevere dalla Libreria Sperling. Sono partito da Roma da due mesi e mezzo: il cambiamento d'indirizzo avrebbe dovuto essere fatto subito. Perch non  stato fatto? Dove vengono inviate le riviste dopo la tua partenza da Roma? E perch non arrivano a Turi? Ti prego di mettere in chiaro questa faccenda che mi sta a cuore pi di tutto, e di disporre perch io riceva regolarmente le pubblicazioni alle quali sono abbonato. Una grande confusione  intanto avvenuta: numeri saltati eccetera eccetera. Pensare che a Milano il servizio funzionava benissimo ed io potevo avere le riviste subito appena uscite, nonostante il doppio controllo del Tribunale Speciale e del Carcere. Ti prego proprio di occuparti e di definire questa quistione prima di ogni altra. Per me  essenziale. Fammi sapere notizie della tua salute. Non preoccuparti troppo della mia, che continuer ad essere su per gi come per il passato. L'importante  che non abbia pi a viaggiare e ad avere quindi ragioni extra per stancarmi. Scrivimi spesso, o almeno con regolarit. Ogni novit m'induce a pensare a eventi straordinari, a malattie eccetera. E io non posso scriverti che una volta al mese. Non ho ricevuto i pacchi da Roma, ancora. Secondo me, hai fatto male a non spedirli tu stessa. Speriamo bene. Anche da Carlo non ho ricevuto lettere da un pezzo. Basta. Attendo tue lettere. Ti abbraccio.
ANTONIO.


128.
8 ottobre 1928.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua lettera del 23 settembre (assicurata), quella del 24, la lettera della mamma del 25 e la tua cartolina del 2 ottobre. Ti ringrazio delle 200 lire e delle notizie che tu e la mamma mi mandate sulla vita del paese. (A proposito: ho ricevuto l'atlantino, il catalogo del Nuraghe e le sigarette). Devi sempre mandarmi notizie di Ghilarza: esse sono molto interessanti e significative. Mi pare che se ne possa trarre questa conclusione. Mentre prima, in Sardegna, c'era una delinquenza di carattere prevalentemente occasionale e passionale, legata in modo indubbio ai costumi arretrati e a punti di vista popolari che se erano barbarici conservavano tuttavia un qualche tratto di generosit e di grandezza, ora invece si va sviluppando una delinquenza tecnicamente organizzata, professionale, che segue piani prestabiliti, e prestabiliti da gruppi di mandanti che talvolta sono ricchi, che hanno una certa posizione sociale e che sono spinti a delinquere da una perversione morale che non ha niente di simile con quella del classico banditismo sardo. E' un segno dei tempi dei pi caratteristici e significativi. Cos  significativo il diffondersi dei suicidi. -
Hai fatto male a comandare il libro di Goethe alla Libreria Sperling. Non credo che si riesca a trovare con la semplice indicazione del titolo, perch si tratta di una delle tantissime antologie goethiane stampate in Germania, il cui titolo  preso dal primo verso di una brevissima poesia. Io credo che sia veramente nella scansia di casa, perch ricordo di averlo visto nel 1924. D'altronde ti prego di non comandare mai libri per me alla Sperling, perch si sta formando una confusione incredibile. - Invece dovresti acquistarmi a Cagliari qualche numero della rivista Mediterranea (1); la vedo spesso citata in altre pubblicazioni, per articoli di storia sarda, talvolta molto interessanti, ma non so dove sia stampata: credo a Cagliari. In ogni modo a Cagliari deve essere facile trovarla. - Nella cartolina mi scrivi di non ricevere lettere da Tatiana. Tatiana mi scrive di aver scritto a te e alla mamma e di non aver ricevuto risposta. Ci deve essere stato qualche disguido. Non so, perci, se sai che Tatiana si  trasferita a Milano, dove abita in via Plinio 34. Oggi stesso ho ricevuto una sua raccomandata, contenente le fotografie dei bambini e una lettera di Giulia che d notizie buone. I bambini sono graziosi e stanno bene.
Sono contento che la salute della mamma e tua e di Grazietta sia migliorata. Alla mamma vorrei osservare che mi pare che ci mette troppo piacere nello scrivermi che Edmea fa dei rimproveri alla sua mamma perch si  sposata. Che non c'entri per nulla la suggestione di ci che sente dire intorno a s? La situazione per voi  difficile e imbarazzante, lo comprendo, specialmente ora che la bambina  cresciuta. Ma non vi pare che sia male di mettere, o di contribuire a mettere una figlioletta contro la sua mamma? E credete che quando Edmea sar cresciuta e potr veramente capire e giudicare, non potr serbarvi rancore di averle instillato o di non avere cercato di impedire che nascessero in lei dei sentimenti cos morbosi. A me pare che la sua mamma abbia fatto benissimo a sposarsi. Per quanto mi consta  una brava donna che ha sempre lavorato e che  stata trattata molto male da Nannaro, non perch non abbia voluto sposarla, s'intende, ma per altre cose molto brutte. Credete che un giorno Edmea non possa venire a sapere molte cose e sentire di aver oggi falsificato i suoi sentimenti? Scrivo queste cose perch io stesso ho sofferto da bambino per aver mal giudicato e alcune di queste sofferenze hanno lasciato una cicatrice nella mia coscienza.
Informami della pratica che hai fatto o devi ancora fare per farmi ottenere la possibilit di scrivere. Non devi limitarti a scrivere all'avvocato Niccolai; devi fare la pratica tu stesso, a nome della famiglia, presso il ministero. Io credevo che tu avresti fatto prima di me. Se avessi saputo, avrei fatto io stesso la pratica direttamente, attraverso la trafila carceraria. Pazienza. - Scrivimi pi spesso che puoi. La mia salute  sempre la stessa. Abbracci affettuosi a tutti.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Mensile di cultura e di problemi isolani, pubblicato a Cagliari dal 1927 al 1935 sotto la direzione di Antonio Putzolu e Dionigi Scano.


129.
20 ottobre 1928.

Carissima Tania,
mi hai messo in punizione per quella mia lettera alquanto scellerata? In un mese mi hai scritto solo due volte: il 5 e il 6 ottobre (1). Sono stato molto contento, veramente felice, per le fotografie dei bambini e di Giulia e anche per la tua. Ma perch e come mai sei diventata cos cattiva? Come hai potuto scrivermi e pensare che ricevere una tua fotografia possa non farmi piacere e che io possa rimandartela indietro? Il mondo  davvero grande e terribile e specialmente per chi  in carcere, sempre pi incomprensibile. Mi scrivi un volta al mese e ancora mi scrivi in modo cos cattivo! E' vero che da due anni ti ho dato un'infinit di noie e di fastidi e poi ho anche osato rimproverarti, ma tu mi pari, nonostante tutto, almeno un po' ingenua se non capisci che la mia situazione mi impone anche di queste necessit. Ci che mi dispiace pi di tutto  che in questi due anni io ho perduta quasi tutta la mia sensibilit e che la persuasione di non essere capito, nei limiti in cui sono obbligato a scrivere, mi caccia sempre pi in basso in uno stato di indifferenza passiva e beata, da cui non riesco a svincolarmi. Cos, per esempio, nonostante che questo fosse sempre il mio pensiero assillante e quasi ossessionante, non avevo pi scritto per domandare le fotografie dei bambini. Il non riceverle mi faceva soffrire crudelmente, ma non riuscivo pi a scrivere in proposito e mi abbandonavo alla deriva dei miei sentimenti, senza tentare neppure di uscirne con un colpo brusco. Vorrei spiegare a Giulia e a te lo stato d'animo generale in cui mi trovo dopo due anni di carcere, ma forse  ancora presto. Mi pare di potere, per ora, fissare solo questo punto: che mi sento un po' come un sopravvissuto, in tutti i significati. Per capire meglio, bisognerebbe che ricorressi a un paragone un po' complesso: dicono che il mare sia sempre immobile oltre i trenta metri di profondit, ebbene io sono affondato almeno fino a venti metri, cio sono immerso in quello strato che si muove solo quando si scatenano bufere di una certa entit, molto al di sopra del normale. Ma sento di affondare sempre pi, e lucidamente vedo il momento in cui giunger, per linee impercettibili, al livello dell'immobilit assoluta, dove non si faranno sentire neanche le burrasche pi formidabili, da dove non sar neanche pi possibile vedere i movimenti degli strati superiori, sia pure come una mera mareggiata di ricami di spume. E, quel che  peggio, mi pare di essere gi caduto in uno stato di trance, che deve essere proprio dei vecchi carcerati, i quali non ragionano pi per nessi reali, ma per intuizioni di carattere magico o spiritico. Quando sono giunte le fotografie, sono sceso per firmare il registro delle raccomandate assolutamente sicuro che si trattava delle fotografie. Nessun elemento anteriore poteva avermi suggerito questo pensiero, anzi, l'avermi tu scritto che mi avresti mandato dei soldi, poteva semplicemente suggerirmi che si trattava del loro arrivo. Ancora. Prima che mi arrivassero le cose che mi hai mandato da Roma (la valigia e il pacco dei libri), ho pensato nitidamente che mi avresti mandato una determinata cassettina di legno. Essa non aveva niente di caratteristico, non me ne ricordavo neanche pi, o almeno niente poteva indurmi a pensarci. E la cassettina c'era davvero. Questo episodio mi ha colpito e mi colpisce anche oggi pi che non quello delle fotografie.
Basta. Forse in un'altra lettera, cercher di spiegarmi meglio. Del resto, non credere (e neanche Giulia creda) che io sia del tutto incitrullito. Forse il dormire poco mi ha un po' stordito e mi porta a questi stati d'animo.
Dunque ho ricevuto le cose che mi hai mandato da Roma e ti ringrazio. Ora ricevo anche direttamente dalla Libreria le riviste in abbonamento. Non so perch non ricevo la Critica Fascista alla quale ero stato abbonato a Milano e che ricevetti fino a tutto febbraio: la Libreria mi scrisse a Roma nel giugno che avrebbe provveduto, ma non ho visto nessuna conseguenza di questo provvedere.
Se non ti dispiace scrivi a Carlo, dicendogli che ho ricevuto la sua lettera e che pu farmi fare in casa delle calze molto robuste, perch le scarpe carcerarie mi hanno rovinato il corredo (2).
Per il resto non ho bisogno. Cara Tania, non essere cattiva, scrivimi pi spesso e scrivi a Giulia per esprimerle tutta la mia gioia per aver visto la sua fotografia e quella dei bambini. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Nella lettera del 6 ottobre 1928, Tatiana dava notizia del suo primo incontro con Sraffa, avvenuto a Milano Ho visto Piero,  venuto a trovarmi alla libreria. Mi prega di salutarti tanto, tanto,  rimasto scontento anche lui della irregolarit della spedizione dei libri. Mi propose di cambiare libreria, poi siamo rimasti d'accordo di non farne niente. Ha fatto una lista di libri da spedirti. Vuole che ti spedisca l'Emporium o qualche altra rivista d'arte. Ti scriver ("Antigone e il prigioniero", citato, pagine 206-207).
Nota 2: Confronta Tatiana a cario Gramsci, 27 ottobre 1928, in "Lettere ai familiari", citato, pagine 204-205.


130.
3 novembre 1928.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue due lettere e le due lettere di Giulia. La prossima volta scriver una lettera intiera per Giulia. Ho scritto perch Carlo ti mandi le notizie che domandi sulla pratica. Non so cosa farai n in che forma. In ogni modo avverti il personaggio che deve raccomandare la mia pratica (mia perch mi interessa, ma non fatta da me, ma dalla famiglia) che dica che io sono disposto a far costruire a mie spese il tavolino occorrente, in modo che l'amministrazione del carcere non abbia spese.
Non preoccuparti del denaro. Ho molto, circa 1000 lire, a libretto; sono dunque assicurato per un pezzo contro tutti gli imprevisti.
Mandami pure il libro quadrilingue, di cui mi scrivi; mi sar molto utile.
Mi dispiace la tua grande fatica per il tuo lavoro. Io non voglio aumentarla, domandandoti di scrivermi spesso delle lunghe lettere. A me basta che mi scriva "regolarmente" anche delle semplici cartoline illustrate. Lo stare a lungo senza notizie mi rende nervoso e preoccupato.
Da Roma ho ricevuto una cassetta di libri, non un semplice pacco: mi ero male espresso. Non ho ancora potuto averli, perch ne ho altri in lettura e pi di un certo numero non posso averne in cella. Non so quali siano i libri nuovi che mi dici essere stati mandati da Milano: forse i libri della Slavia (1)? Li ho ricevuti. A proposito: appena escono fammi mandare il quinto e il primo volume di Guerra e pace. E i miei libri che avevo lasciati all'avvocato Ariis? Non ne ho saputo nulla finora. Vorrei essere informato, non perch mi servano subito: anzi sarebbe bene ritardarne l'invio, - ma perch sappia cosa pensarne. Carissima Tania, ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Casa editrice di Torino, diretta da Alfredo Polledro, che tra il 1926 e il 1938 contribu largamente alla diffusione in Italia di opere di letteratura russa e slava (confronta anche la lettera 153). Era pubblicata dalla Slavia l'edizione di "Guerra e pace" in sei volumi citata pi avanti.


131.
5 novembre 1928.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua assicurata del 24 ottobre, le sigarette, il libro di Goethe. Sono molto contento delle notizie sulla tua migliorata salute. Le mie condizioni sono sempre le stesse. La cura che Carlo mi suggerisce posso anche farla direttamente nel carcere, domandando che siano acquistate a mie spese le medicine occorrenti; credo che sia meglio far cos, dopo aver domandato il parere del sanitario. Si risparmiano alcune spese di posta. Tatiana mi scrive che vuol sapere da Carlo la data precisa in cui  stata presentata la pratica che avete fatto per ottenere che mi sia concesso di scrivere e il nome della persona alla quale la pratica  stata rimessa. Scrivetele subito, perch dice che potr farla appoggiare molto autorevolmente. Mezzo foglio di questa lettera lo scrivo per Tatiana: glielo invierai a Milano (via Plinio 34) con le notizie che domanda. Ti ho gi inviato l'altra volta le notizie sui bambini, che sono buone. Scrivi tu a Tatiana perch ti mandi le fotografie ultime: penso che se parte pu mandarti quelle che ha ricevuto per suo conto. Le altre notizie che mi scrivono riguardano essenzialmente episodi parziali delle vita dei bambini. Come si vogliono bene l'un l'altro, eccetera. D a Carlo, che, se mi manda ancora delle sigarette, unisca un po' di nasalina, mettendola in un recipiente di legno (una tabacchiera, per esempio), perch in carcere gli oggetti di metallo sono proibiti. Ho preso dei raffreddori molto forti. Qui tira molto vento e io voglio dormire con la finestra un po' aperta; siccome mi alzo qualche volta e spesso la notte fa molto freddo,  facile prendere dei raffreddori. Scrivimi pi spesso, per assicurarmi della tua salute e di quella degli altri di casa. Ringrazia Carlo di quanto fa per me. Abbracci a tutti e a te pi teneramente.
ANTONIO.


132.
19 novembre 1928.

Carissima Giulia,
sono stato molto cattivo con te. Le giustificazioni, in verit, non sono molto fondate. Dopo la partenza da Milano, mi sono stancato enormemente. Tutte le mie condizioni di vita si sono aggravate. Ho sentito di pi il carcere. Ora sto un po' meglio. Lo stesso fatto che  avvenuta una certa stabilizzazione, che la vita si svolge secondo certe regole, ha normalizzato in un certo senso anche il corso dei miei pensieri. - Sono stato molto felice nel ricevere la tua fotografia e quella dei bambini. Quando si forma troppa distanza di tempo tra le impressioni visive, l'intervallo si riempie di brutti pensieri; specialmente per Giuliano, non sapevo che pensare, non avevo nessuna immagine che mi sorreggesse la memoria. Ora sono proprio contento. In generale, da qualche mese, mi sento pi isolato e tagliato via da tutta la vita del mondo. Leggo molto, libri e riviste; molto, relativamente alla vita intellettuale che si pu condurre in una reclusione. Ma ho perduto molto del gusto della lettura. I libri e le riviste danno solo idee generali, abbozzi di correnti generali della vita del mondo (pi o meno ben riusciti), ma non possono dare l'impressione immediata, diretta, viva, della vita di Pietro, di Paolo, di Giovanni, di singole persone reali, senza capire i quali non si pu neanche capire ci che  universalizzato e generalizzato. Molti anni fa, nel 19 e 20, conoscevo un giovane operaio, molto ingenuo e molto simpatico. Ogni sabato sera, dopo l'uscita dal lavoro, veniva nel mio ufficio per essere dei primi a leggere la rivista che io compilavo (1). Egli mi diceva spesso: Non ho potuto dormire, oppresso dal pensiero: - cosa far il Giappone? - Proprio il Giappone lo ossessionava, perch nei giornali italiani del Giappone si parla solo quando muore il Mikado o un terremoto uccide almeno 10000 persone. Il Giappone gli sfuggiva; non riusciva perci ad avere un quadro sistematico delle forze del mondo, e perci gli pareva di non comprendere nulla di nulla. Io allora ridevo di un tale stato d'animo e burlavo il mio amico. Oggi lo capisco. Anch'io ho il mio Giappone:  la vita di Pietro, di Paolo e anche di Giulia, di Delio, di Giuliano. Mi manca proprio la sensazione molecolare: come potrei, anche sommariamente, percepire la vita del tutto complesso? Anche la mia vita propria si sente come intirizzita e paralizzata: come potrebbe essere diversamente, se mi manca la sensazione della tua vita e di quella dei bambini? Ancora: ho sempre la paura di essere soverchiato dalla routine carceraria. E' questa una macchina mostruosa che schiaccia e livella secondo una certa serie. Quando vedo agire e sento parlare uomini che sono da 5, 8, 10 anni in carcere, e osservo le deformazioni psichiche che essi hanno subito, davvero rabbrividisco, e sono dubbioso nella previsione su me stesso. Penso che anche gli altri hanno pensato (non tutti ma almeno qualcuno) di non lasciarsi soverchiare e invece, senza accorgersene neppure, tanto il processo  lento e molecolare, si trovano oggi cambiati e non lo sanno, non possono giudicarlo, perch essi sono completamente cambiati. Certo io resister. Ma, per esempio, mi accorgo che non so pi ridere di me stesso, come una volta, e questo  grave. Cara Giulia, ti interessano tutte queste chiacchiere? E ti danno un'idea della mia vita? Per, mi interesso anche di ci che avviene nel mondo, sai. In quest'ultimo tempo ho letto una certa quantit di libri sull'attivit cattolica. Ecco un nuovo Giappone: - attraverso quali fasi passer il radicalismo francese per scindersi e dare vita a un partito cattolico francese? Questo problema non mi lascia dormire come avveniva per quel mio giovane amico. E anche altri naturalmente. Ti  piaciuto il tagliacarte? Sai che mi  costato quasi un mese di lavoro e mezzi i polpastrelli consumati? - Cara, scrivimi un po' diffusamente di te e dei bimbi. Dovresti mandarmi le vostre fotografie almeno ogni sei mesi, in modo che io possa seguire il loro sviluppo e vedere il tuo sorriso pi spesso. Ti abbraccio teneramente, cara.
ANTONIO.

- Postilla per Tania - Ma come sei cattiva, Tania. Da quanto tempo non ricevo tue notizie? Non importa che tu scriva delle lunghe lettere, basta anche una cartolina illustrata. Sai che anch'io sento sempre pi la forza d'inerzia che mi spinge a non scrivere? E devo lottare per vincerla. Ma vincer sempre? Qui c' della gente che non scrive da mesi e da anni. Anch'io far la stessa fine, certamente, se non trovo corrispondenti attivi. Cara Tania, ti abbraccio, sperando che non ti senta male.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: L'Ordine Nuovo settimanale, del quale Gramsci era segretario di redazione.


133.
3 dicembre 1928.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto, nello scorso mese, scarsissime notizie da voi tutti: - una lettera della mamma dell'8 novembre e una tua dell'11, poi pi nulla (ho ricevuto naturalmente, le calze, le sigarette e pi tardi la nasalina e la rinoleina). Perch mi lasciate tanto tempo senza informazioni, specialmente in un periodo di malattia della mamma? Capisco che non si scrivano delle lunghe lettere: pu mancare la voglia o il materiale che si ritiene interessante; ma basterebbe scrivere pi spesso qualche cartolina con poche righe di notizie essenziali!
Ti prego di scrivere a Tatiana per riferirle queste cosette che mi domanda pressantemente: - ho depositato al libretto 930 lire, che per alla fine del mese si ridurranno a circa 700 lire, perch oltre alle spese ordinarie dovr pagare una cassa che mi sono fatto costruire e che non so quanto coster, ma immagino pi di 50 lire. Il mese scorso ho speso esattamente 120 lire. Quando giunsi a Turi avevo 650 lire. A Roma non fu depositato niente per me. Ecco il consuntivo essenziale. Per ci che riguarda il preventivo: penso che sia bene avere a libretto un fondo stabile di almeno 700 lire, per ogni evenienza straordinaria, come sarebbe per esempio una malattia, per la quale dovessi andare all'ospedale, un viaggio in traduzione, eccetera. Poste cos le cose, Tatiana pu essere tranquilla e non preoccuparsi delle mie finanze. Ti dico che mi dispiacerebbe se mi mandasse dei soldi, perch so come si sacrifica e finisce di rimetterci la salute. Perci cerca di convincerla anche tu e di assicurarla. Dille che se mi occorresse qualche cosa, io certamente mi rivolger a lei, ma che per ora non ho proprio bisogno di nulla.
Cos non deve preoccuparsi di fare pratiche per far aumentare la somma che  concesso spendere giornalmente. Non ne vale la pena, perch non c' nulla da comprare. Turi  un piccolo centro agricolo e non brilla certo per un mercato ricco; inoltre la stragrande maggioranza dei reclusi credo che non possa spendere nulla, per mancanza di mezzi, per cui il campionario delle cose in vendita  limitatissimo. Questo in linea di fatto. In linea di principio poi: non bisogna mai domandare pi di una cosa, se non si vuole passare per scocciatori professionali, e non essere presi sul serio per nulla. Ora  in corso la pratica per lo scrivere. Questa pratica basta.
Tatiana mi ha disilluso; credevo fosse pi sobria nell'immaginazione e pi pratica. Vedo invece che si fa dei romanzi, come quello che sia possibile che la reclusione venga trasformata, per ragioni di salute, in confino: possibile in via ordinaria, gi si intende, cio in virt delle leggi e regolamenti scritti. Ci sarebbe possibile solo per via di una misura personale di grazia, che sarebbe concessa, gi s'intende, solo dietro domanda motivata per cambiamento di opinioni e riconoscimento eccetera eccetera. Tatiana non pensa a tutto ci:  di una ingenuit candida che mi spaventa qualche volta, perch io non ho nessuna intenzione n di inginocchiarmi dinanzi a chicchessia, n di mutare di una linea la mia condotta. Io sono abbastanza stoico per prospettarmi con la massima tranquillit tutte le conseguenze delle premesse suddette. Lo sapevo da un pezzo cosa poteva succedermi. La realt mi ha confermato nella mia risoluzione, nonch scuotermi per nulla. Dato tutto ci, occorre che Tatiana sappia che di simili romanzi non bisogna neanche parlare, perch il solo parlarne pu far pensare che si tratti di approcci che io posso aver suggerito. Questa sola idea mi irrita. Fa il piacere di scrivere tu queste cose a Tatiana, perch se le scrivo io, temo di trascendere e di offendere la sua sensibilit. - Scrivile inoltre che a Milano io ho lasciato le pantofole invernali e le sopracalze: davvero mi servirebbero, perch incomincia a far freddo.
Vorrei poi che tu mi mandassi il siero Casali come mi hai scritto una volta. Mi sento pi debole con l'avvicinarsi del freddo. Inoltre dovresti mandarmi dell'Ovomaltina in modo che la cura ricostituente sia pi completa. Regolati per la quantit, in modo da organizzare una cura completa - Dovresti poi mandarmi delle solette di feltro da mettere nelle scarpe, per evitare di rovinare le calze e anche per avere pi caldo. Mandandomi le sigarette, puoi mandarmi tutto.
Carissimo Carlo, scrivimi pi spesso; perch non mi scrivi sull'attivit delle latterie sociali, in cui sei occupato (1)? Mi interesserebbe molto.
Abbraccia la mamma molto affettuosamente. Baci a tutti. Cordialmente. ANTONIO.
(Per tua norma, in caso di smarrimento, in novembre non ho ricevuto denari da te).


Note.

Nota 1: Confronta Ia lettera 146. Carlo Gramsci era all'epoca ispettore delle latterie sociali in Sardegna.


134.
17 dicembre 1928.

Carissima Tania,
questo mese sei stata veramente brava: mi hai scritto quattro lettere! Ti ringrazio proprio di cuore. Ora cercher di rispondere a tutte le quistioni che mi hai accennato, con un certo ordine.
1 - Penso che farai molto bene ad andare dai tuoi. Tua madre, specialmente, ne sar tutta consolata e felice. Ma penso anche che faresti male ad andare d'inverno. Secondo me, dovresti andare di maggio. Per varie ragioni, tutte valide. La tua salute. Penso che sarebbe spiacevole per te e per tutti, se appena giunta, dovessi ammalarti ed essere costretta a giacere in un ospedale. Poi d'inverno, la vita  tutta rannicchiata in se stessa e se non si ha un grande appartamento, l'aggiunta di una persona finisce con l'angustiare e diminuire la gioia di vederti. Accenno solamente. - 2 - A molte quistioni della tua lettera del 25 novembre non rispondo oggi perch ho incaricato Carlo di scrivertene 15 giorni fa: spero che l'abbia fatto. - 3 - Per i libri che sono ancora in casa dell'avvocato. Puoi farmeli spedire e liberarlo dalla noia. Mi sono fatto costruire una cassa molto capace e cos posso tenere i libri bene raccolti nel magazzino del carcere. Vorrei sapere se i miei libri di Milano sono tutti a posto, oppure quali sono andati dispersi. Ti scrivo questo, perch con molta sorpresa e alquanto disappunto, ho trovato nel carcere di Roma un detenuto il quale aveva la mia grammatica tedesca: la signora Pina aveva creduto bene regalarla. I libri che avevo a Milano mi servono ancora quasi tutti, perch alcuni non ero ancora giunto a leggerli e altri vorrei rileggere e studiare. Cos vorrei sapere se a Roma esistono ancora miei libri o se quelli che non hanno trovato posto nella cassetta sono andati dispersi. Dal carcere di Roma, poi, ho mandato fuori il primo volume delle "Memorie" di Salandra, che non ho trovato nella cassetta. Puoi informarmi di tutto ci?; intanto fammi spedire dall'avvocato i libri a lui consegnati dal carcere di Milano. - 4 - Ti mando una lista dei volumi che puoi farmi spedire: - a) Hegel "Introduzione alla storia della filosofia", a cura di F. Momigliano (edizioni Laterza, Bari) - b) Guido De Ruggero "Sommario di storia della filosofia" (Laterza, Bari) - c) A. Gerbi - "La politica del settecento" (Laterza, Bari) - d) A. C. Jemolo - "Il Giansenismo in Italia" (Laterza, Bari) - e) Ben. Croce - "La poesia di Dante" (Laterza, Bari) - f) Ben. Croce - "Poesia e non poesia" (Laterza, Bari) - Inoltre -: "L'Almanacco letterario per il 1929" (ed. Unitas - Milano) Il Calendario-Atlante De Agostini per il 1929 - e un libro di Vincenzo Morello sul decimo Canto dell'Inferno di Dante pubblicato dal Mondadori e di cui non so il titolo esatto (1). - 5 - Avverti la Libreria che non ho ricevuto il numero 38 (11 settembre) della Rassegna settimanale della Stampa Estera e il numero di settembre della Critica di Benedetto Croce. Forse sono stati inviati a Roma e sono andati smarriti. Vorrei proprio averli.
Carissima Tania, cos ho sbrigato le cose pratiche. Vorrei poterti scrivere su tante altre cose, chiacchierare con te, come tu scrivi. Ma ancora non sono psicologicamente maturo, o almeno non in tutte le mezze ore in cui ogni due luned sono chiamato per scrivere, ne ho la voglia. Tu mi provochi, molto amabilmente, ma io non mi lascio trascinare neanche, come dire?, dalla vanit paterna. Forse, quando sar pi rimesso e avr meno mal di capo, ritrover la buona voglia che avevo a Milano. Ma allora, le cose erano molto diverse: scrivevo 2 lettere ogni settimana e le scrivevo nella mia cella, avendo a disposizione 4-5 ore di tempo. A Roma e qui le cose sono cambiate, anche tecnicamente, perch si scrive in un locale comune, su dei banchi da scuola e bisogna fare il pi in fretta che  possibile. Scrivo molto velocemente e sono portato a scrivere solo di cose molto concrete.
Scrivimi pi a lungo sulla tua salute. Sai che 5 mesi fa, quando ti vidi a Roma, eri ischeletrita. Anche per questo tuo padre ha ragione quando ti fa delle saggie prediche a proposito del tuo viaggio. Devi rimetterti bene, prima di deciderti ad affrontare una lunga fatica. La volta prossima, scriver per Giulia. Alla mamma scriver domani, poich si ha una lettera straordinaria per Natale. Carissima, ti abbraccio teneramente con tanti auguri.
ANTONIO.

- Mi sono ricordato che avevo deciso di scriverti per farmi mandare una grammatica inglese. Vorrei quella di Pietro Bardi, edizione Laterza, Bari, che ho gi studiato un po' all'universit, dove ho seguito anche il corso di letteratura e lingua inglese. - Non mandarmi, per ora, nessun dizionario. Te lo domander io stesso a suo tempo, quando avr rivisto la grammatica e mi sar nuovamente orientato. Non ho capito bene quanto mi hai scritto di Fabrizio (2). Devi ricordare che io non so nulla. Per esempio non ho neanche saputo quale sorte abbia avuto Tulli, il mio compagno di cella a Milano.


Note.

Nota 1: V. MORELLO, "Dante, Farinata, Cavalcanti", Mondadori, Milano 1927 (confronta anche la lettera 161).
Nota 2: Fabrizio Maffi.


135.
31 dicembre 1928.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto un mucchio di cose: i medicinali, le 200 lire, eccetera. Ti ringrazio di cuore. Il medico mi ha detto che il Siero Casali mi far certamente bene. Pare sia la cura pi appropriata. Per Natale  venuta a Turi Tatiana; si  trattenuta abbastanza per avere alcuni colloqui. Mi  dispiaciuto che proprio nei giorni di Natale mi sia sentito poco bene. Ho avuto un attacco di uricemia, con grandi dolori alle reni, alle viscere e alla vescica, che per  gi in via di dileguarsi. Cos temo che Tatiana abbia avuto una impressione falsa della mia condizione generale di salute. In realt questo  un male doloroso solo quando si fa acuto; ci che pu avvenire di raro, purch si stia attenti a escludere dall'alimentazione ogni cibo irritante o riscaldante. D'ora innanzi star ancora pi attento che per il passato e spero di evitare ogni altra occasione. La visita di Tatiana, a parte questo contrattempo, mi ha fatto molto piacere, come puoi immaginare (1).
Ho ricevuto la lettera di mamma del 24, col biglietto e la figurina di Edmea. Sono contento che la mamma stia meglio e vada rimettendosi. Bacia tanto Edmea da parte mia, con qualche leggero pizzicotto nelle parti grasse, e ringraziala delle sue espressioni molto gentili e molto ben dette. Per mi pare che ella, se compone abbastanza bene e sa mettere in frasi spontanee e vive i suoi sentimenti, commette un numero di strafalcioni d'ortografia troppo grande anche per una scolara che  appena in terza. Dev'essere poco attenta e sempre piena di fretta: penso che anche nel parlare, qualche volta rassomigli a un mulinello e si mangi la met delle parole, inghiottendo l'r con particolare gusto. Bisogna stare attenti a farle fare i compiti con diligenza e con molta disciplina. Nelle scuole sarde di villaggio avviene che una bambina, o un bambino, che in casa  stato abituato a parlare l'italiano (anche se poco e male), per questo solo fatto si trova ad essere superiore ai suoi condiscepoli, che conoscono solo il sardo e quindi imparano a leggere e a scrivere, a parlare, a comporre in un lingua completamente nuova. I primi sembra che siano pi intelligenti e vispi, mentre qualche volta non , e perci in famiglia e a scuola, si trascura di abituarli al lavoro metodico e disciplinato, pensando che con l'intelligenza supereranno tutte le difficolt eccetera. Ora l'ortografia  proprio il ponte dell'asino di questa intelligenza. Se Mea non studia bene e non si corregge di questa deficienza, cosa si potr pensare? Si potr pensare che: si tratti di una di quelle tante bambine che hanno i nastrini ai capelli, le vestine bene stirate eccetera e poi hanno le mutandine sporche. Diglielo con un certo garbo, per non farle troppo dispiacere. La sua figurina non mi piace per nulla: non c' nessuna spontaneit e nessun gusto. Eppure sarebbe tanto bene che imparasse un po' di disegno.
Caro Carlo, non devi preoccuparti troppo dei denari che mi mandi. Non devi fare sciocchezze inutili. Sai che io sono molto positivo e pratico in queste cose. Ho adesso al libretto 950 lire, depurate di ogni gravame (la cassa l'ho gi pagata). Ci significa che bisogni urgenti non posso averne e che tu non devi stare in pensiero se per qualche mese non ti  comodo mandarmi neanche un soldo. Ti pare? Tanti auguri a tutti per il nuovo anno. Baci affettuosi.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Tatiana era rientrata a Milano, dove dal settembre era impiegata presso la Delegazione commerciale sovietica, il 30 dicembre 1928 (confronta la sua cartolina postale a Gramsci, in "Antigone e il prigioniero", citato, pagina 207). Ai, primi di gennaio 1929 probabilmente tramite Sraffa, trasmise alcune note sui colloqui di Turi al centro estero del P.c.d.'I. (confronta P. SRAFFA, "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 209-211). Altre notizie sulle condizioni di Gramsci, che da ben 3 mesi non vedeva pi alcuno dei suoi cari, si trovano nella lettera a Carlo del 29 gennaio 1929 (Lettere ai familiari, citato, pagine 205-207).


1929.


136.
14 gennaio 1929.

Carissima Tania,
ho ricevuto una tua cartolina postale dopo il tuo arrivo a Milano (1) e un pacco di libri che tu hai indicato alla Libreria secondo la mia lettera anteriore al Natale. Ti ringrazio tanto di essere venuta fino a Turi: sono stato molto contento di vederti, come puoi immaginare. Solo avevo paura che un viaggio cos lungo ti potesse stancare troppo e magari ti facesse star male. A Milano ho passato dei bruttissimi giorni quando ti sei ammalata dopo il viaggio da Roma per visitarmi. - La mia salute si  alquanto rimessa. Non ho pi avuto forti dolori alle reni e alle viscere. Continuo la cura del siero Casali e per indicazione del medico prendo anche il Valero-Fosfer Wassermann: dopo finite le tre bottiglie del Casali far le iniezioni di Bioplastina e prender i Glicerofosfati che tu mi hai lasciato. Ho ricevuto anche la borsa per l'acqua calda, ma la adoperer solo se mi ritornano i dolori forti. Ma a Turi l'inverno  abbastanza mite (in questi giorni c' un sole primaverile) e spero di non aver ricadute. Nel vitto ho escluso sistematicamente ogni cosa che pu irritare lo stomaco: invece dei 200 grammi di vino che avevo prima, mi danno ora 300 grammi di latte: ho cos un litro di latte al giorno che bevo al mattino e al pomeriggio. Cos prendo la pasta con la sola ricotta, invece che col pecorino troppo piccante (ma tra poco potr avere del formaggio non fermentato). Tra breve potr anche avere il necessario per scrivere in cella e cos sar soddisfatta la mia pi grande aspirazione di carcerato. - I libri che ho gi ricevuto e che sono indicati nella mia lettera del dicembre sono: "L'Almanacco Letterario Unitas" e "La Politica del 700" di Antonello Gerbi. Non darli perci pi in lista. Aggiungi invece un opuscolo: "Storia e Antistoria" di Adriano Tilgher (Bibliotheca Editrice, Rieti). Da Giulia non hai pi ricevuto notizie? Le scrivo poche linee, in attesa che risponda alla mia ultima lettera. Non ho notizie da casa. La mamma sta male. Potresti mandarle le fotografie di Delio e Giuliano? La renderesti felice. Tu riuscirai ad averle di nuovo, io credo. Cara Tania, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta Ia lettera precedente, nota 1.


137.
14 gennaio 1929.

Carissima Giulia,
attendo ancora la tua risposta alla mia ultima lettera. Quando avremo ripreso una conversazione regolare (se pure a lunghi intervalli), ti scriver tante cose sulla mia vita, sulle mie impressioni eccetera eccetera. Intanto tu devi informarmi sul come Delio interpreta il Meccano. Questo mi interessa molto, perch non ho mai saputo decidere, se il Meccano, togliendo al bambino il suo proprio spirito inventivo, sia il giocattolo moderno che pi si pu raccomandare. Cosa ne pensi tu e cosa ne pensa tuo padre? In generale io penso che la cultura moderna (tipo americano), della quale il meccano  l'espressione, renda l'uomo un po' secco, macchinale, burocratico, e crei una mentalit astratta (in un senso diverso da quello che per astratto s'intendeva nel secolo scorso). C' stata l'astrattezza determinata da una intossicazione metafisica, e c' l'astrattezza determinata da una intossicazione matematica. Come deve essere interessante osservare le reazioni di questi principi pedagogici nel cervello di un piccolo bambino, che poi  nostro e al quale siamo legati da ben altro sentimento che non sia il semplice interesse scientifico. Carissima, scrivimi a lungo. Ti abbraccio forte, forte.
ANTONIO.


138.
28 gennaio 1929.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera e quella di Grazietta; ho ricevuto anche il pacchetto delle sigarette. Ringrazia tanto Grazietta per le notizie che mi manda sui bambini di Teresina e su Edmea: io sono sicuro che anche Delio e Giuliano le vorrebbero molto bene se potessero conoscerla. I bambini si affezionano subito a chi vuol loro bene e prende sul serio i loro piccoli affari e anche i loro capricci. E che sono i loro capricci se non la loro volont e il loro sentimento che cercano di affermarsi e di svilupparsi in contrasto con la volont e i sentimenti dei grandi? E se questi non lo comprendono e ricorrono troppo spesso alle percosse e alle intimidazioni autoritarie, ottengono solo di rendere ipocriti i bambini e di amareggiarli senza ragione.
Cara mamma, io credo che tu debba proprio seguire il consiglio del medico: devi allontanarti per qualche tempo da Ghilarza: solo cos ti rimetterai. Io stesso volevo darti questo consiglio. Perch non vai a Macomer con Carlo? Magari a Boroneddu con Antioga Putzolu, se vive ancora. Tatiana ti ha scritto sul suo viaggio a Turi? Ti ha mandato le fotografie dei bambini? Ti prego di inviarle la pagina che scrivo per lei (1).
D a Carlo che gli sar molto grato se riesce a procurarmi la seguente pubblicazione: Raffaele Ciasca, "Momenti della colonizzazione in Sardegna nel secolo diciottesimo". Essa non  in vendita. E' stata pubblicata negli Annali della Facolt di lettere della R. Universit di Cagliari, dove il Ciasca insegna storia moderna, e tirata in estratto. Carlo pu procurarsela attraverso i suoi amici; qualcheduno conoscer l'autore personalmente. Pu procurarsela anche attraverso la redazione della Mediterranea se vi conosce qualcuno. D anche a Carlo che ho ottenuto di poter scrivere in cella e che lo ringrazio per le pratiche che ha fatto. Bacia tutti affettuosamente. A te tanti auguri e tutta la mia tenerezza.
ANTONIO.

Ringrazia Teresina per la sua cartolina.


Note.

Nota 1: Confronta Ia lettera seguente.


139.
29 gennaio 1929.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 13 e poi la lettera di Giulia. Hai visto che storia Giulia racconta a Delio, provocandone la monelleria? Eppoi, se  vero che io mi sono sdraiato sulla neve e mi sono messo a fumare, non  vero che passassero dei contadini (chiss quanti!) e mi guardassero con maraviglia. Non pass proprio nessuno, e a ridere era solo Giulia. I contadini, invero, non si maravigliano di nulla e tanto meno di un uomo che fuma, dopo il crepuscolo, sdraiato sulla neve in aperta campagna, mentre una signorina (questa espressione farebbe troppo arrabbiare Giulia), ora seria, ora ridente, lo sta a guardare. Cara Tania, ti devo fare alcune raccomandazioni: 1 - di non mandarmi e non farmi mandare dalla Libreria, dei libri nuovi. Ora che potr scrivere, mi far un piano di studio e io stesso domander i libri che mi abbisognano. Per ora non ne ho bisogno. Mi dispiace che si spenda per dei libri quasi inutili o superflui, mentre poi avr bisogno di libri pi sostanziosi! 2 - Dirai alla Libreria che non ho ricevuto n la Rassegna settimanale della Stampa Estera, n il Marzocco dal primo gennaio. Non sar stato rinnovato a tempo l'abbonamento. Solo per l'esattezza, ti avverto che Critica Fascista non  stata soppressa almeno fino al 15 dicembre 1928: ne ho visto il sommario a questa data. Se l'abbonamento era stato pagato ai primi del 28, come la Libreria mi scrisse al carcere di Milano, bisogner domandare i numeri dal febbraio in poi: io ricevetti infatti solo i due numeri del gennaio 1928. Del resto di questa rivista posso farne a meno. 3 - Scrivi al signor Antonio Pescarzoli (1), redattore della Fiera Letteraria Piazza San Carlo 2, Milano, un biglietto su per gi cos concepito: Antonio Gramsci, recluso nella Casa di Pena di Turi di Bari, la prega di volergli inviare i cataloghi delle principali Case Editrici italiane e francesi. Il Gramsci  abbonato alla Fiera Letteraria, per il tramite della Libreria Sperling e Kupfer. Le spese di posta le saranno rimborsate. Ringraziamenti, eccetera. Se passi per Piazza San Carlo, vedi di parlare direttamente col Pescarzoli, che  molto gentile. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Antonio Pescarzoli (1886-1978), era stato detenuto a San Vittore e confinato per un anno a Lipari. Aveva conosciuto Gramsci alla fine di gennaio 1927 nel carcere di transito del Carmine a Napoli.


140.
9 febbraio 1929.

Carissima Tania,
hai ricevuto il mezzo foglio che ti ho scritto 15 giorni fa nella lettera alla mamma? Io ho ricevuto le tue lettere del 4 e del 5 febbraio (con la lettera di Giulia). Qui ha fatto 4 o 5 giorni di gran freddo, con una nevicata eccezionale, ma  stata una parentesi. Il tempo si  rimesso e il sole  nuovamente primaverile. La famosa borsa per l'acqua calda mi  stata utilissima: mi ha aiutato a superare brillantemente la situazione, senza troppo gravi disturbi. Proprio oggi ho ricevuto i 5 numeri del Marzocco che non mi erano giunti settimana per settimana. Forse tu hai gi avvertito la Libreria che alcune riviste dal primo dell'anno non mi arrivano pi, come ti ho scritto, e perci il servizio riprende: non ho ancora ricevuto invece la Rassegna settimanale della Stampa Estera. Cos non ho ricevuto il numero del 20 gennaio della Fiera Letteraria che mi interessa di avere (gli altri numero li ho avuti). Ti ripeto ancora di avvertire che non mi mandino pi dei nuovi libri. Ora che posso scrivere in cella, prender delle note dei libri che mi servono e ogni tanto le invier alla Libreria. Adesso che posso prendere degli appunti di quaderno, voglio leggere secondo un piano e approfondire determinati argomenti e non pi divorare i libri. Penso che solo eccezionalmente, per qualche bel libro di attualit, di cui io non posso conoscere l'esistenza, si pu fare a meno del mio avviso. D'altronde la Libreria, che non ha certo uno schedario dei libri gi inviati, mi ha gi due volte spedito dei doppioni. Sai? Scrivo gi in cella. Per adesso faccio solo delle traduzioni, per rifarmi la mano: intanto metto ordine nei miei pensieri. - Mi sono sempre dimenticato di domandarti una notizia che mi interessa molto: potrai informartene presso l'avvocato. Il Giudice Istruttore militare ha avuto delle noie per le dichiarazioni fatte da me e da Terracini al Tribunale Speciale? Se ne  lamentato con l'avvocato? Ci che egli mi aveva detto era troppo importante per la mia difesa perch io potessi essere tenuto alla discrezione: d'altronde egli non mi parl da solo a solo, ma in presenza del cancelliere, con abbondanza di particolari, in modo che io credetti di essere autorizzato a servirmi delle sue affermazioni. Tuttavia, se avesse avuto delle noie, mi dispiacerebbe, perch in lui non c'era accanimento contro di me (1). Cara Tania, scrivimi pi spesso: ti sei dimenticata delle cartoline? Ti abbraccio.
ANTONIO.

Ho ricevuto anche la tua lettera dell'8.


Note.

Nota 1: L'episodio a cui allude Gramsci non risulta, come  ovvio, agli atti del processo. Se ne trova tuttavia conferma anche attraverso una testimonianza di Umberto Terracini: In un incontro a San Vittore con Macis, questi non gli nascose la penosa situazione in cui si stava dibattendo: era obbligato a portare a termine un'istruttoria che egli stesso riteneva senza fondamento e senza prove concrete. E per giustificarsi gli fece leggere una lettera del Ministro dell'interno con la quale gli ordinava la conclusione dell'istruttoria con il rinvio a giudizio degli imputati. Terracini si annot il numero di protocollo e la data della lettera che poi cit al dibattimento ("Il processone", a cura di D. Zucro, Editori Riuniti, Roma 1961, pagina 130). Nella relazione sulla sua seconda visita a Gramsci nel carcere di Turi, Tatiana riferir inoltre: Il giudice istruttore Macis gli disse che essi potevano anche essere assolti prima dell'attentato di Milano [del 18 aprile 1928] l'istruttoria era stata fatta in modo da potere portare alla detenzione, dopo si  rifatta l'istruttoria per la reclusione. Macis ha mostrato i documenti in merito all'ordine ricevuto a Terracini e questo ne ha parlato al processo (P. SRAFFA, "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 221). La convinzione di Gramsci circa un presunto atteggiamento conciliante da parte del giudice istruttore  confermata nella lettera 357.


141.
9 febbraio 1929.

Carissima Giulia,
avevo pensato di scrivere una lettera particolare, proprio personale, per Delio. Ma Tania mi scrive che egli si trova in casa di Anna e poi la tua brillante narrazione sulle conseguenze dell'avergli raccontato la mia fumata sulla neve, mi fa esitare. Voglio prima avere il tuo consiglio. Mi pare che Delio sia molto reattivo, come era gi a Roma e a Trafoi e non vorrei impressionare troppo la sua sensibilit. Perci preferisco attendere il tuo parere.
La mia impressione su Tania  abbastanza buona. Quando la vidi a Milano l'ultima volta, ma specialmente a Roma, 7 mesi fa circa, era molto debole. Invece nel dicembre mi parve rimessa in parte e pi forte. Io non avrei voluto che ella facesse un cos lungo viaggio per avere qualche mezz'ora di colloquio: ma  venuta all'improvviso, e poi, naturalmente, ne sono stato molto felice. Adesso dovrei farti un grande elogio di Tatiana, e della sua grande bont. Ma non lo faccio, perch qualche volta esagera e finisce per operare come se mi giudicasse completamente sprovvisto di senso pratico, assolutamente incapace di vivere senza un istitutore o una bambinaia. Qualche volta mi ha persino fatto arrabbiare, ma pi spesso mi ha fatto ridere, sebbene da qualche tempo io rida poco e non abbia voglia di scherzare come una volta. Credo che questo sia il pi notevole mutamento avvenuto in me. Insomma ho concluso che Tatiana  il migliore esemplare di tutta la famiglia Schucht, che pure il famoso Diogott (1) mi affermava essere una famiglia modello (non te l'avevo mai detto, ma adesso te lo dico per farti arrabbiare!); la sola che rassomigli veramente alla tua mamma.
Cara,  proprio vero ci che scrivi: anch'io vorrei scriverti tante cose, ma non riesco a vincermi, a superare una specie di ritegno. Credo che dipenda dalla nostra formazione mentale moderna, che non ha ancora trovato dei mezzi di espressione adeguati e propri. Io sono sempre un po' scettico e scanzonato e mi pare che se esprimessi tutto ci che vorrei, non potrei superare un certo convenzionalismo e un certo melodrammaticismo che  quasi incorporato nel linguaggio tradizionale. Lo stesso studio professionale che ho fatto delle forme tecniche del linguaggio mi ossessiona, ripresentandomi ogni espressione in forme fossilizzate e ossificate che mi destano ripugnanza. Tuttavia sono convinto che tra noi non si spezzer mai il contatto intimo. Ti abbraccio forte forte.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Vladimir Degott, rappresentante della sezione esteri del Comintern. In Italia nel 1920, aveva avuto occasione di incontrare Gramsci, del cui lavoro nell'ambito del movimento consiliare torinese avrebbe parlato a Lenin. Nel 1923 pubblic a Mosca, presso la casa editrice statale, un opuscolo di memorie sulla sua attivit di militante comunista all'estero tra il 1918 e il 192, dal titolo "V sbodonom podpolje" (In libert nella clandestinit), dove sono contenuti alcuni ricordi su Gramsci. Questi frequent il Degott anche nel periodo di permanenza in Unione Sovietica (confronta "Lettere 1908-1926", citato, pagina 107).


142.
24 febbraio 1929.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 12, dopo circa un mese di silenzio da parte tua e degli altri di casa. Sono molto contento per il tuo migliorato stato di salute e spero che la prossima primavera ti liberi completamente da ogni malessere. Brava! mi hai scritto molto a lungo e ti ringrazio per le notizie che mi hai mandato e che mi interessano in sommo grado. Bisogna che tu e anche gli altri che mi scrivono qualche volta, come Carlo e Grazietta, vi ricordiate sempre che io sono quasi completamente immerso nel buio, circa quanto succede e si svolge nel mondo. Quando leggo le riviste, devo fare una grande fatica di immaginazione per cercare di ricostruire un qualsiasi panorama di vita. Devo fare come fanno i naturalisti: da un dente o da un ossicino della coda, trovato in una caverna preistorica, cercano di ricostruire un animale scomparso, che magari era pi grande di una balena. Perci mi piacciono specialmente le notizie prese dal vivo dell'esistenza di un paese che conosco e di cui posso valutare l'estensione e le ripercussioni. Per esempio, Carlo dovrebbe scrivermi qualche cosa sulle attuali latterie sociali, per le quali lavora. Io immagino che il loro sviluppo debba procedere tra grandi difficolt. Qualche volta mi domando come mai i vecchi accaparratori di latte non sono ancora riusciti ad avere la testa dell'onorevole Pili (1), che mi pare si sia illuso troppo sull'efficienza delle forze da contrapporre all'organizzazione finanziaria dei bagarini che avevano prima il monopolio dei pascoli e dei caseifici. Se Carlo mi mandasse qualche pubblicazione sull'efficienza creditizia e commerciale della Federazione delle latterie fasciste, mi farebbe un vero regalo. E se  possibile anche sulla concorrenza che alla Federazione fanno i vecchi caseifici di speculazione.
Cos vorrei sapere quali feste e solennit si sono svolte a Ghilarza per la recente riconciliazione tra il Vaticano e lo Stato: chi ha parlato, se hanno parlato, eccetera.
La mia salute si  notevolmente rimessa: le cure di ricostituenti che ho fatto, mi hanno giovato enormemente. Qui il tempo, relativamente,  stato meno scellerato che altrove: ha nevicato e piovuto, ma ci sono sempre state delle parentesi di sole primaverile. In conclusione, nonostante l'attacco di acidi urici che ho avuto alla fine dell'anno scorso, ho passato l'inverno molto meglio che a Milano; non parliamo poi dell'inverno '26-'27, perch l'ho attraversato viaggiando, vestito da estate, nei cellulari che erano stati tutta la notte coperti di neve,  da allora che la mia salute ha avuto un colpo forte. Ho ricevuto le sigarette. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Spedisci, per favore, a Tatiana il mezzo foglio che scrivo per lei.


Note.

Nota 1: Paolo Pili, gi esponente del Partito sardo d'Azione, aveva aderito al Partito nazionale fascista e fondato nel 1923 il fascio di Cagliari. In seguito si occup dell'organizzazione della federazione delle cooperative casearie e delle latterie sociali. Per l'interesse di Gramsci all'attivit politica del Pili e ai suoi rapporti con i pastori e i grandi produttori caseari dell'isola, si veda il questionario allegato alla sua lettera a Emilio Lussu del 12 luglio 1926, in "Lettere 1908-1926", citato, pagine 442-443. Confronta inoltre la lettera 146.


143.
24 febbraio 1929.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto le tue tre cartoline (anche quella con gli scarabocchi di Delio), poi ho ricevuto i libri che avevo al carcere di Milano e ho constatato che il tuo bauletto inglese ha fatto miracoli, perch, imperterrito, ha superato il viaggio a piccola velocit, con ruzzoloni connessi, senza subire nessun danno o sfregio permanente; inoltre ho ricevuto le due paia di calze rammendate che ti avevo lasciato a Roma e le "Memorie" di Salandra (1). Ringrazia l'avvocato per il disturbo che gli ho arrecato coi libri, sebbene il baule fosse un po' riempito come di patate: non ho potuto ancora fare una identificazione precisa, ma mi pare che alcuni libri manchino; non fa nulla! Mi ha molto divertito la storia della conferenza di Innocenzo Cappa (2). Questo tipo  un po' il prezzemolo di tutte le salse intellettuali milanesi; e ancora, l'immagine  troppo favorevole a lui, perch il prezzemolo nella salsa compie una funzione utile e congrua, mentre il Cappa sta al mondo della cultura come il tarlo sta all'arte dell'abbigliamento. Una volta era il piagnone della democrazia lombarda; l'avevano anzi battezzato meglio: siccome Cavallotti era stato chiamato il bardo della democrazia, il Cappa ne fu chiamato il bardotto e bardotto  il mulo nato dall'incrocio di un'asina e un cavallo. Una figura intellettualmente nulla e moralmente discutibile.
Qui il tempo pare rimesso; pare che si senta finalmente l'odore della primavera. Ci mi fa ricordare che si avvicina l'epoca delle zanzare, che l'anno scorso mi hanno tormentato assai. Desidererei perci avere un pezzo di velo di zanzariera, per essere in grado di riparare la faccia e le braccia appena se ne presenti la necessit. Non molto grande, naturalmente, perch altrimenti forse non sarebbe neanche permesso; penso della superficie di un metro e mezzo quadrato. Poich ci sono, ti espongo qualche altro desiderio: avere qualche matassina di lana per rammendare le calze. Ho studiato i rammendi delle due paia ricevute e mi pare che non oltrepassino la mia perizia. Bisognerebbe anche disporre di un ago d'osso, capace per la lana. Inoltre desidererei avere anche qualche fava americana per il tabacco, perch le altre hanno gi perduto il profumo. Mi sono sempre dimenticato di scriverti di non mandarmi l'apparecchio per il meta, perch io ne possiedo gi uno tutto d'alluminio; non ho mai domandato di averlo in cella, perch ho saputo che ad altri  stato rifiutato; d'altronde non mi serve molto. L'ho tenuto perch sono persuaso che col tempo lo permetteranno in tutte le case di pena, giacch in parecchie  gi entrato e viene provveduto dalla stessa amministrazione. Cara, ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Mandami anche, se puoi, i semi di qualche bel fiore.


Note.

Nota 1: Si riferisce al libro di A. SALANDRA, "La neutralit italiana (1914). Ricordi e pensieri", Mondadori, Milano 1928. Gramsci giudicher le memorie di Salandra 'inconcepibili' in quella forma pacchiana ("Quaderni del carcere", citato, pagina 393).
Nota 2: La conferenza sul tema Dopo il centenario di Tolstoj, tenuta a Milano in una scuola femminile,  definita da Tatiana, nella sua cartolina del 20 febbraio, un disastro. Di Innocenzo Cappa (1875-1954), deputato repubblicano e senatore, professionista di conferenze, sempre pronto ad aprire i suoi rubinetti oratori, Gramsci si era occupato nel luglio 1916 sull'Avanti! (confronta "La commemorazione ufficiosa di C. Battisti" e "Sgherri dell'Austria", in "Cronache torinesi", citato, pagine 461 e 472-473).


144.
11 marzo 1929.

Carissima Tatiana,
bisogna proprio che ti ringrazi cordialmente per la tua frequenza nello scrivere: quando ricevo della corrispondenza provo una vera gioia, un po' fanciullesca persino. Oggi stesso ho ricevuto la tua cartolina di 200 lire; avevo pochi giorni fa ricevuto 200 lire da Carlo e cos alla fine del mese avr ancora a libretto 1150 lire, una somma rispettabile, come vedi. Nella cartolina di oggi scrivi di lettere di Giulia e di libri, che avrei dovuto ricevere. Di Giulia ho ricevuto l'ultima lettera il 2 marzo, speditami da te il 28 febbraio: accenni a quella? Altre non ne ho ricevuto. Quindici giorni fa ti scrissi mezza lettera, che forse ti  stata spedita in ritardo da Carlo, dove, tra l'altro ti domandavo alcune cose: m'ero dimenticato per di pregarti di mandarmi anche qualche scatola di Ovomaltina, giacch sto per ultimare quella speditami da Carlo qualche mese fa. I libri spediti dall'avvocato li ho ricevuti. Ne mancano alcuni: certamente mancano i seguenti, come ho controllato: Benedetto Croce, "Storia della storiografia italiana nel secolo diciannovesimo"; Guglielmo Ferrero, "Le due verit"; "La terza Roma"; Alessandro Zvas, "Histoire de la Troisime Republique"; Upton Sinclair, "Le ptrole"; Enrico Ferri, "Mussolini, uomo di Stato". Un volume di uno come Bucard sull'Intelligence Service inglese con prefazione di Stphane Lauzanne (non ricordo il titolo) (1). Questi libri devono essere in casa della signora Pina e desidererei averli, specialmente quello di Croce: pensa che questo l'ho gi comprato tre volte e sempre mi  stato rapinato. Ora basta. Costa 40 lire: ho speso 120 lire e dovrei ancora spenderne 40 (cio 160 lire) per avere un libro che mi  indispensabile: mi pare una esagerazione troppo esagerata. Ti prego perci di ricercarli e di tenermi informato: ho proprio l'impressione che siano stati scelti e trattenuti a bella posta e ci mi esaspera. Mi pare che lasciar passare sarebbe una sciocchezza, e non bisogna avere troppi riguardi contro certe indelicatezze: questa gente sa bene che sono in carcere e che i sacrifizi che i miei fanno per me non devono essere sfruttati da terzi. Credi: sono proprio esasperato. Dillo, anche, se  necessario, al signor Tullo, o faglielo capire. L'ho visto a Milano, mentre ero a colloquio insieme a suo fratello (2), e mi ha fatto un'impressione spiacevole, proprio di un collotorto. Mi  dispiaciuto assai, dopo averli visti, che tu abbia dovuto far conoscenza con quella gente. Basta. Il 19  l'onomastico di mia madre: puoi mandarle un telegramma coi miei auguri? Sar una sorpresa gradita per lei. Carissima Tania, ti scrivo sempre per darti fastidi e incarichi che ti fanno stancare. Voglimi bene lo stesso.
ANTONIO.

Non ho ancora ricevuto la Rassegna settimanale della Stampa Estera dal primo dell'anno. Ma vedr di aspettare ancora un po'. Ti abbraccio.


Note.

Nota 1: R. BOUCARD, "Les dessous des archives secrtes. (D'un espionnage  l'autre)", Les Editions de France, Parigi 1929.
Nota 2: Enrico Tulli.


145.
11 marzo 1929.

Carissima Giulia,
ho ricevuto la tua lettera del 21 febbraio, alla quale non potrei rispondere in altro modo che facendoti una carezza. Per... dopo averti accarezzato, vorrei aggiungere qualche cosa. Ci che mi scrivi, io gi lo sapevo, perch lo immaginavo. Capisci? Il tuo Giappone io sapevo che esisteva alle tali e tali longitudini e latitudini, eccetera. Ci che mi sfugge,  come il Giappone si sviluppi, attraverso quali concrete forme di vita la sua esistenza si svolga. So troppo poco della tua vita e della vita dei bambini, e la mia fantasia, senza alimento, gioca nel vuoto. Forse  un'ossessione determinata dalla vita del carcere, ma, insomma, la sento e non voglio nascondertela. Dalla fotografia mi sembra che tu sia stata male; tu stessa hai accennato che devi fare delle cure e che l'astenerti da certi medicinali ti nuoce. Ma pi di queste cose fuggevoli e vaghe io non so, e ci qualche volta mi ossessiona veramente. - Mi sono sempre dimenticato di scriverti che qualche mese fa  morto il maestro Domenico Alaleona (1), il tuo professore al conservatorio. E' morto proprio male, nel peggiore momento della sua vita. Da un giornale letterario ho appreso questi particolari. Dopo la soppressione del Mondo, di cui l'Alaleona era redattore ordinario, egli pass, fresco fresco, al Lavoro d'Italia, recentemente soppresso anch'esso, e con altri ex redattori del Mondo divenne un pezzo grosso del Sindacato degli artisti e scrittori fascisti; prima che morisse scoppi uno scandaletto, poich venne pubblicato che il Lavoro d'Italia aveva pagato 150000 lire un romanzaccio d'appendice, scritto in cooperativa da 10 di questi scrittori, in maggioranza democratici fino al novembre 1926 e divenuti fascisti dopo le leggi eccezionali. I vecchi fascisti fecero un'offensiva in piena regola contro questi ultimi venuti e il governo sciolse l'organizzazione degli artisti, licenziando l'Alaleona dal posticino che si era procurato. Una sua opera breve, in un atto, mi pare, aveva fatto mezzo fiasco poco prima. - Cara, spero che ti deciderai a darmi maggiori particolare sulla tua salute. Come  stato il freddo da voi e come l'avete sopportato? Io adesso sto abbastanza bene e dormo qualche mezz'ora di pi. Poi mi sono ingolfato in traduzioni dal tedesco e questo lavoro mi calma i nervi e mi fa stare pi tranquillo. Leggo meno, ma lavoro di pi. Pare che ci sia qualche altra tua lettera in viaggio per me, a quanto accenna Tatiana: se mi darai particolari, ti scriver pi a lungo la prossima volta. Ti abbraccio forte forte.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Domenico Alaleona (1881-1928), compositore e critico, dal 1912 titolare della cattedra di estetica e storia della musica al Conservatorio romano di Santa Cecilia (confronta anche la lettera di Gramsci dell'aprile 1924 a Giulia da Vienna, in "Lettere 1908-1926", citato, pagina 325).


146.
22 marzo 1929.

Carissimo Carlo,
ti ringrazio della tua lettera sulle Latterie Cooperative. Mi pare per che io possa rimanere della mia opinione sulle cause che hanno portato alle disgrazie di Pili. Naturalmente io non sapevo prima, e non so adesso, i particolari sullo svolgimento concreto degli avvenimenti e sulla forma specifica che essi hanno assunto.
Quando c' un contrasto profondo di interessi materiali, nessuno dei contendenti proclama di lottare per un interesse materiale: cerca delle bandiere il pi possibilmente disinteressate, dei principi astratti sulla civilt, sul popolo, sull'avvenire della storia, eccetera eccetera.
Cos immagino sar avvenuto fra Pili e Putzolu (1), se tra loro c' stata una polemica pubblica. Il fatto  che io, [che] non potevo seguire in nessun modo questi avvenimenti, all'ingrosso li ho indovinati, perch mi basavo su ci che rappresentava Pili e sulle ripercussioni che la sua attivit avrebbe avuto, e sulla colossale forza che gli si opponeva, che certamente non poteva rimanere inerte a contemplare la sua progressiva rovina.
Mi pare che la sconfitta di Pili sia la sconfitta decisiva del P.S.d.'A., che Pili cercava di acclimatare nelle nuove forme politiche attualmente dominanti: cosa di cui io non ho mai dubitato.
Non ti posso scrivere niente sulle mie opinioni personali a proposito della Conciliazione. In generale, la mia opinione l'avevo espressa nel discorso che ho fatto alla Camera nel 1925 (2), quando  iniziata l'azione politica che doveva sfociare nell'avvenimento odierno. E' una cosa complessa, che investe una visione generale della storia italiana dal '48 in poi. Mi pare, in breve, che i due punti importanti sono questi: aver messo fine alla scissione morale che esisteva nel seno della classe dirigente. Questa scissione aveva perduto molto della sua acuit dopo la formazione del partito popolare, tuttavia esisteva. Forse era solo un cadavere da seppellire: ma bisogna pur seppellire i cadaveri perch non infettino l'ambiente. Secondo, aver permesso al governo italiano di entrare in concorrenza con gli altri governi, specialmente con quello francese, per utilizzare ai suoi fini l'importanza della Chiesa nel mondo, specialmente coloniale o semicoloniale. Per il resto occorrerebbe scrivere un libro.
NINO.


Note.

Nota 1: Antonio Putzolu proveniva dalle file del Partito sardo d'Azione, che aveva lasciato nel 1923, dopo la scissione dell'ala guidata da Paolo Pili.
Nota 2: Confronta "Origini e scopi della legge sulle associazioni segrete", in A. GRAMSCI, "La costruzione del Partito comunista", citato, pagine 75-85. Sul suo discorso del 16 maggio 1925, l'unico pronunciato da Gramsci alla Camera, si veda la lettera a Giulia del 25 maggio, in "Lettere 1908-1926", citato, pagine 420-421.


147.
25 marzo 1929.

Carissima Tania,
ti invio una lista dei libri che dovrebbero essere a Roma, se la memoria non mi tradisce per qualche d'uno. Naturalmente ci non vuol dire che essi debbano essermi spediti immediatamente. Tutt'altro. Per adesso ho molto da leggere. Ma si tratta di libri, che avevo comprato coll'intenzione di fare determinate ricerche, che rientrano perci in un quadro culturale, e che mi serviranno in avvenire. Ecco la lista di quelli che ricordo (talvolta il titolo  solo approssimativo): 1) "L'Europa politica nel secolo diciannovesimo". E' un grosso volume in ottavo, stampato a Brescia a cura di quella Camera di Commercio nel 1926. E' una raccolta di conferenze. Questo libro sarei lieto di averlo subito. 2) Benedetto Croce - "Elementi di Politica" - 3) B. Croce - "Breviario di Estetica" - 4) B. Croce - "Hegel" (di questo non sono sicuro se ci sia: forse l'avevo dato in lettura a qualcuno) - 5) Gaetano Salvemini - "Mazzini" (di Salvemini ci deve essere qualche altro libro) - 6) Roberto Michels - "Il Partito Politico. Le tendenze oligarchiche della democrazia moderna" Ediz. ital. del 1924 della Utet di Torino. C' anche l'edizione francese di prima della guerra (1) - 7) Raffaele Ciasca - "Origini del Programma dell'Unit Nazionale". (Questi libri mandarli per i primi). - 8) Un volume francese sulle finanze italiane negli anni dopo il 1890. Non ricordo n il titolo n l'autore - 9) Janroy. Della signorina Janroy ho gi ricevuto un volume sulla storia della lingua italiana: ma ne avevo anche un secondo volume sullo stesso argomento (2) - 10) Maurice Pernot - "L'exprience italienne" - 11) Maurice Pernot: "La politique du Vatican" - Ed. Colin (3). 12) Werner Sombart - "Il capitalismo moderno" - Ed. Vallecchi - 13) Diambrini-Palazzi - "La filosofia di Antonio Labriola" - 14) Di Antonio Labriola ci deve essere l'edizione postuma delle sue lezioni all'Universit di Roma, forse intitolata Da un secolo all'altro (4) - e un volume su Socrate curato da B. Croce. - 15) Marx - "Storia delle dottrine Economiche: 1. Dall'origine della teoria del valore ad Adamo Smith - 2. Davide Ricardo - 3. Da Ricardo all'economia volgare" - 8 volumetti - Ed. Costes. - 16) Un numero unico della Rassegna Italiana dedicato ai primi 25 anni di regno di Vittorio Emanuele Terzo (5) - 17) don Ernesto Vercesi "Storia del movimento cattolico in Italia" - Ed. La Voce - 18) Maurice Muret - Titolo francese press'a poco: "La decadenza delle razze bianche" (6) - 19) De Rossi - "Il Partito Popolare dalla fondazione al 1920" - 20) "Congresso dell'Unione Nazionale" (7) - 21) Jacques Maritain - "Difesa di Carlo Maurras" - 22) Libri sull'attivit dell'ambasciatore Georges Louis - Devono essere tre o quattro volumetti (8) - 23) Paolo Cambon - "La diplomazia" (9) - 24) Mathiez - I due primi volumetti della "Rivoluzione Francese" nei Manuali Colin - 25) Rapporto sull'attivit della Commissione dei 18 per lo Stato Corporativo - Ediz. dello Stato per il Parlamento - 26) Rodolfo Mondolfo - "Il materialismo storico di F. Engels" - Ed. Formiggini - 27) Levy - "Introduzione alla scienza delle finanze" (in francese) (10). Questi ricordo che c'erano. I primi 7 vorrei averli al pi presto. Gli altri molto dopo. Ho ricevuto finalmente La rassegna settimanale. La libreria mi ha mandato ancora qualche libro. Come ti ho gi scritto parecchie volte,  bene che libri non mi siano pi mandati, se prima io stesso non li richiedo. Per molte ragioni, 1 - Perch ho gi da leggere per un pezzo; 2 - e pi importante. Perch solo se li domando io, i libri rientrano nel piano intellettuale che io stesso voglio costruire. Ho deciso di occuparmi prevalentemente e di prendere note su questi tre argomenti: - 1) La storia italiana nel secolo diciannovesimo, con speciale riguardo della formazione e dello sviluppo dei gruppi intellettuali, - 2) La teoria della storia e della storiografia; 3) L'americanismo e il fordismo. Di Ford ho i due volumi usciti in francese: La mia vita, Oggi e domani e qualche volume: Sigfried e Lucien Romier (11). Vorrei avere, se sono stati tradotti in francese alcuni romanzi di Sinclair Lewis, specialmente "Elmer Gantry". Sulla teoria della storia vorrei avere un volume francese uscito recentemente: Boukharine - "Thorie du matrialisme historique", Editions Sociales - Rue Valette 3, Paris (Ve) (12) e le "Oeuvres philosophiques" di Marx, pubblicate dall'ed. Alfred Costes - Paris: Tome Ie: "Contribution  la critique de la Philosophie du droit de Hegel" - Tome deux: "Critique de la critique critique", contro Bruno Bauer e consorti. - I libri pi importanti di Benedetto Croce in proposito li ho gi. Ho visto che  uscito recentemente un volume di Enrico Ruta: "Politica e ideologia", ma non ho visto citato l'editore: forse  Laterza di Bari (13). Sul primo argomento ho gi qualcosa. Mi ricordo che a Roma devo avere sul risorgimento anche un volume di Piero Gobetti: "La rivoluzione liberale" (14), e un volume di Giuseppe Prezzolini: "La Cultura Italiana". - Cos ho finito. -
Ho ricevuto una cartolina della signora Malvina Sanna, Corso Indipendenza 23, la quale mi domanda dei consigli per suo marito (15) a proposito dei libri di filosofia. Scrivile che io non posso risponderle direttamente, che sto abbastanza bene, eccetera eccetera, che saluto molto cordialmente suo marito, eccetera. Trascrivile poi questo pezzo: Il miglior manuale di Psicologia  quello di William James, tradotto in italiano e pubblicato dalla Libreria Milanese (16): deve costare molto, perch prima della guerra costava 24 lire. Non esiste un trattato di Logica, all'infuori dei soliti manuali scolastici per i Licei. Mi pare che Sanna parta troppo da criteri scolastici e si illuda di trovare in libri di questo genere pi di quello che essi realmente possono dare. La psicologia, per esempio, si  quasi completamente staccata dalla filosofia, per diventare una scienza naturale, come la biologia e la fisiologia: anzi per studiare a fondo la psicologia moderna, bisogna avere molte conoscenze specialmente di fisiologia. Cos la logica formale, astratta non trova oggi molti cultori, eccetto che nei seminari dove si studia a fondo Aristotele e San Tomaso. La dialettica, d'altronde, cio la forma del pensiero storicamente concreto, non  stata ancora manualizzata. Secondo me, Sanna dovrebbe far cos, per migliorare la sua cultura filosofica: 1) studiare un buon manuale di Storia della Filosofia, per esempio, il "Sommario di Storia della Filosofia" di Guido De Ruggero (Bari, Laterza, Lire 18) e leggere alcuni dei classici della filosofia, sia pure in estratti, come quelli pubblicati dallo stesso editore Laterza di Bari nella "Piccola Biblioteca Filosofica" dove sono apparsi volumetti di passi scelti di Aristotele, Bacone, Cartesio, Hegel, Kant, eccetera, commentati. Per mettersi al corrente con la dialettica dovrebbe leggere, seppure molto faticoso, qualche grosso volume di Hegel. L'"Enciclopedia" tradotta mirabilmente dal Croce, costa oggi molto, per: circa cento lire. Un buon libro su Hegel  anche quello del Croce (17), purch si ricordi, che in esso Hegel e la filosofia hegeliana fanno un passo avanti e due indietro: viene superata la metafisica, ma si ritorna indietro nella quistione dei rapporti tra il pensiero e la realt naturale e storica. In ogni caso questa mi pare la via da seguire: niente manuali nuovi (il Fiorentino basta), e invece lettura e critica personale dei grandi filosofi moderni. Mi pare che basti cos.
La collezione di dizionari  quella Toussaint-Langescheidt. Il tedesco italiano e italiano tedesco io lo avevo a Roma. Vorrei quello inglese-italiano o inglese-francese, non il viceversa, per ora. Quello russo-italiano, che voleva Giulia, nel 25 era ancora in preparazione: forse oggi  gi uscito. Carissima, ti abbraccio affettuosamente. ANTONIO.

Vorrei avere i discorsi del Capo del Governo del 1927 e 1928, che vengono pubblicati dalla Casa editrice Alpes di Milano, e appena esce l'"Annuario Statistico Italiano 1929", pubblicato dall'Istituto Centrale di Statistica dello Stato.


Note.

Nota 1: R. MICHELS, "Les Partis politiques. Essai sur les tendences oligarchiques des dmocraties", Flammarion, Parigi 1919. Questa edizione del volume  conservata nel Fondo Gramsci, mentre quella italiana  possibile fosse andata smarrita (confronta la lettera 166).
Nota 2: T. LABANDE-JEANROY, "La question de la langue en Italie de Baretti  Manzoni", Librairie H. Champion, Parigi 1925; e "La question de la langue en Italie. L'unit linguistique dans les thories et les faits", Librairie Istra, Strasburgo-Parigi 1925.
Nota 3: M. PERNOT, "Le Saint-Sige, l'glise catholique et la politique mondiale", Armand Colin, Parigi 1924.
Nota 4: A. LABRIOLA, "Saggi intorno alla concezione materialistica della storia. 4: Da un secolo all'altro. Considerazioni retrospettive e presagi", Cappelli, Bologna 1925.
Nota 5: La Rassegna italiana, anno ottavo, 91, 1925.
Nota 6: M. MURET, "Le crpuscule des nations blanches", Payot, Parigi 1925.
Nota 7: Primo Congresso dell'Unione Nazionale, Roma, giugno 1925. "Per una nuova democrazia. Relazioni e discorsi al Primo Congresso dell'Unione Nazionale", Soc. Italiana di Edizioni, Roma 1925.
Nota 8: G. LOUIS, "Les carnets", tomo 1: 1908-1912; tomo 2: 1912-1917, Rieder, Parigi 1926.
Nota 9: JULES CAMBON, "Le diplomate", Hachette, Parigi 1926.
Nota 10: R. G. LEVY, "Initiation financire", Hachette, Parigi 1921.
Nota 11: Rispettivamente: H. FORD, "Aujourd'hui et demain", citato; e "Ma vie et mon oeuvre", Payot, Parigi 1926; A. SIEGFRIED, "Les Etats-Unis d'aujourd'hui", Colin, Parigi 1928; L. ROMIER, "Qui sera le Matre, Europe ou Amrique?", Hachette, Parigi 1927.
Nota 12: Il manuale di Bucharin sul materialismo storico sar sottoposto da Gramsci a una critica dettagliata (confronta in particolare il quaderno 2, 2. "Osservazioni e note critiche su un tentativo di Saggio popolare di sociologia", in "Quaderni del carcere", citato, pagine 1396 e seguenti). Pubblicato per la prima volta a Mosca nel 1921, col titolo "Teorija istoritcheskogo materializma. Populjarnyj utchebnik marksistskoj sociologii", il libro era gi noto a Gramsci dall'epoca del suo soggiorno in Unione Sovietica e, in una lettera da Vienna del gennaio 1924 al comitato esecutivo del P.c.d.'I., ne aveva proposto la traduzione italiana nell'ambito delle iniziative editoriali del partito (confronta "Lettere 1908-1926, citato, pagina 191). Ampi brani del manuale erano stati inoltre utilizzati da Gramsci nelle due dispense per la scuola interna di partito compilate nel 1925 (confronta A. GRAMSCI "Il rivoluzionano qualificato", a cura di C. Morgia, Delotti Editore, Roma 1988, pagine 59 e seguenti). La copia dell'edizione francese del volume richiesta in questa lettera non  conservata fra i libri del carcere, ma  certo che Gramsci l'abbia ricevuta a Turi.
Nota 13: I due volumi di "Politica e ideologia" (1: "Il carattere dei popoli, lo Stato"; 2: "La missione dei popoli, la Patria") erano stati pubblicati dalle Edizioni Corbaccio, Milano 1929.
Nota 14: "La rivoluzione liberale, saggio sulla lotta politica in Italia", Cappelli, Bologna 1924, il cui primo capitolo  dedicato a "L'eredit del Risorgimento".
Nota 15: Antonio Sanna (1879-1973), socialista di Oristano, si trasfer nel 1911 a Milano, dove fu consigliere comunale e assessore. Esponente della frazione terzinternazionalista, entr poi nel P.c.d.'I. e prese parte al congresso di Lione. Arrestato nel maggio 1927, era stato condannato il 22 ottobre 1928 a dodici anni di carcere da scontare a Civitavecchia. Per la sua conoscenza con Gramsci e questo breve scambio epistolare tramite la moglie Malvina (confronta anche la lettera seguente), si veda "Gramsci vivo nelle testimonianze dei suoi contemporanei", citato, pagine 177-180.
Nota 16: "Principi di psicologia", Societ Editrice Libraria, Milano 1905.
Nota 17: "Saggio sullo Hegel, seguito da altri scritti di storia della filosofia", Laterza, Bari 1927.


148.
22 aprile 1929.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue cartoline del 13 e del 19 aprile. Aspetter con pazienza le notizie di casa. Credo che anche tu ti sia accorta, in quei pochi momenti che ci siamo visti (1), quanto io sia divenuto paziente. Lo ero anche prima, ma solo in virt di un grande sforzo su me stesso: era una certa qualit diplomatica, necessaria per entrare in rapporto con gli imbecilli e con la gente noiosa, della quale purtroppo non si pu fare a meno. Ora, invece, non mi costa nessuna fatica:  diventata un'abitudine,  l'espressione necessaria della routine carceraria, ed  anche un elemento di autodifesa istintiva. Qualche volta per questa pazienza diventa una specie di apatia e di indifferenza, che non riesco a superare: credo che ti sia accorta anche di questo e che un po' ti abbia addolorato. Non  una novit neanche questo, sai? Tua madre se n'era accorta fin dal 1925 e Giulia me lo rifer. La verit  che fin da quegli anni io, per dirla con una immagine di Kipling, ero come una capra che ha perduto un occhio e gira in circolo, sempre sulla stessa ampiezza di raggio. Ma veniamo a qualcosa di pi allegro.
La rosa ha preso una terribile insolazione: tutte le foglie e le parti pi tenere sono bruciate e carbonizzate, ha un aspetto desolato e triste, ma caccia fuori nuovamente le gemme. Non  morta, almeno finora. La catastrofe solare era inevitabile, perch potei coprirla solo con della carta, che il vento portava via; sarebbe stato necessario avere un bel mazzo di paglia, che  cattiva conduttrice del calore e nello stesso tempo ripara dai raggi diretti. In ogni modo la prognosi  favorevole, a eccezione di complicazioni straordinarie. I semi hanno tardato molto a sortire in pianticelle: tutta una serie si intestardisce a fare la vita podpolie (2). Certo erano semi vecchi e in parte tarlati. Quelli usciti alla luce del mondo, si sviluppano lentamente, e sono irriconoscibili. Io penso che il giardiniere, quando ti ha detto che una parte dei semi erano bellissimi, voleva dire che erano utili da mangiare; infatti alcune pianticelle rassomigliano stranamente al prezzemolo e alle cipolline pi che a fiori. A me ogni giorno viene la tentazione di tirarle un po' per aiutarle a crescere, ma rimango incerto tra le due concezioni del mondo e dell'educazione: se essere roussoiano e lasciar fare la natura che non sbaglia mai ed  fondamentalmente buona o se essere volontarista e sforzare la natura introducendo nell'evoluzione la mano esperta dell'uomo e il principio d'autorit. Finora l'incertezza non  finita e nel capo mi tenzonano le due ideologie. Le sei piantine di cicoria si sono subito sentite a casa loro e non hanno avuto paura del sole: gi cacciano fuori il fusto che dar i semi per le messi future. Le dalie e il bamb dormono sotterra e non hanno ancora dato segno di vita. Le dalie specialmente credo siano veramente spacciate. - Poich siamo su questo argomento, voglio pregarti di mandarmi ancora quattro qualit di semi: 1) - di carote, ma della qualit detta "pastinaca", che  un piacevole ricordo della mia prima fanciullezza: a Sassari ne vengono di quelle che pesano mezzo chilo e prima della guerra costavano un soldo, facendo una certa concorrenza alla liquerizia; - 2) di piselli; - 3) di spinacci; - 4) di sedani. Su un quarto di metro quadrato voglio mettere quattro o cinque semi per qualit e vedere come vengono. Li puoi trovare da Ingegnoli, che ha negozio in piazza del Duomo e in via Buenos Ayres; cos ti farai dare anche il catalogo, dove  indicato il mese pi propizio per la semina.
Ho ricevuto un altro biglietto dalla signora Malvina Sanna (Corso Indipendenza 23). Trasmettile queste linee:
Comprendo le difficolt finanziarie per procurarsi i libri da me indicati precedentemente. Anch'io l'avevo fatto notare; ma il mio incarico era quello di rispondere a domande precise. Rispondo oggi a una domanda che, anche se non rivoltami, era implicita, e perch capisco che risponde a un bisogno generale di chi  carcerato: 'come fare a non perdere il tempo in carcere e a studiare qualcosa in qualche modo?' - Mi pare che prima di tutto sia necessario spogliarsi dell'abito mentale 'scolastico', e non porsi in testa di fare dei corsi regolari e approfonditi: ci  impossibile anche per chi si trova nelle migliori condizioni. Tra gli studi pi proficui  certo quello delle lingue moderne: basta una grammatica, che si pu trovare anche nelle bancarelle dei libri usati per pochissimi soldi, e qualche libro (anch'esso magari usato) della lingua scelta per lo studio. Non si pu imparare la pronunzia parlata  vero, ma si sapr leggere e questo  gi un risultato ragguardevole. - Inoltre: molti carcerati sottovalutano la biblioteca del carcere. Certo le biblioteche carcerarie, in generale, sono sconnesse: i libri sono stati raccolti a caso, per donazione di patronati che ricevono fondi di magazzino dagli editori, o per libri lasciati da liberati. Abbondano di libri di devozione e di romanzi di terz'ordine. Tuttavia io credo che un carcerato politico deve cavar sangue anche da una rapa. Tutto consiste nel dare un fine alle proprie letture e nel saper prendere appunti (se si ha il permesso di scrivere). Faccio due esempi: - a Milano io ho letto una certa quantit di libri di tutti i generi, specialmente romanzi popolari, finch il direttore non mi ha concesso di andare io stesso in biblioteca a scegliere tra i libri non ancora passati in lettura o fra quelli che per un particolare sapore politico o morale, non erano dati in lettura a tutti. Ebbene, ho trovato che anche Sue, Montpin, Ponson du Terrail eccetera erano abbastanza se letti da questo punto di vista: 'perch questa letteratura  sempre la pi letta e la pi stampata? quali bisogni soddisfa? a quali aspirazioni risponde? quali sentimenti e punti di vista sono rappresentati in questi libracci, per piacere tanto?' Eugenio Sue perch  diverso da Montpin? e Victor Hugo non appartiene anche lui a questa serie di scrittori per gli argomenti che tratta? E "Scampolo" o l'"Aigrette" o la "Volata" di Dario Niccodemi (3) non sono forse la filiazione diretta di questo basso romanticismo del 48 ? eccetera eccetera eccetera. Il secondo esempio  questo: - uno storico tedesco, Gruithausen (4), ha pubblicato recentemente un grosso volume in cui studia i legami tra il cattolicismo francese e la borghesia nei due secoli prima dell'89. Egli ha studiato tutta la letteratura di devozione di questi due secoli: raccolte di prediche, catechismi delle diverse diocesi eccetera eccetera e ha messo insieme un magnifico volume. - Mi pare che sia sufficiente per provare che si pu trar sangue anche dalle rape perch in questo caso rape non esistono. Ogni libro, specialmente se di storia, pu essere utile da leggere. In ogni libercolo si pu trovar qualcosa che pu servire... specialmente quando si  nella nostra condizione e il tempo non pu essere valutato col metro normale.
Cara Tatiana, ho scritto anche troppo e ti costringer a fare un esercizio di calligrafia. - A proposito: ricordati di disporre perch non mi siano pi mandati dei libri, finch io non avvertir. Caso mai, se vengono fuori libri che ritieni mi possano essere utili, falli mettere da parte per spedirli quando io li domander. Carissima, spero davvero che il viaggio non ti abbia stancato troppo. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO (5).


Note.

Nota 1: Per la sua seconda visita a Gramsci, Tatiana si trattenne a Turi dal 18 marzo al 12 aprile 1929. Nella dettagliata relazione su questo incontro scrive: In totale ho visto Antonio 7 volte; il 18, 21, 25, 28, 30 marzo e il 3 e il 7 aprile. I colloqui avranno avuto la durata media di mezza ora, e meno che una sola volta, ebbero luogo in piedi sotto una tettoia, nel cortile, in presenza di una guardia (P. SRAFFA, "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 214).
Nota 2: In russo sotterranea.
Nota 3: Gli stessi esempi ritornano nei "Quaderni", citato, pagine 2120-22. "Scampolo" e "La volata" di Niccodemi erano stati recensiti da Gramsci nella rubrica Teatri dell'Avanti! il 6 febbraio 1916 e il 24 aprile 1919 (confronta "Cronache torinesi", citato, pagina 754; "Il nostro Marx", citato, pagine 690-691).
Nota 4: Groethuysen.
Nota 5: Seguono quattro righe cancellate, con una nota di mano di Gramsci: Ho cancellato io.


149.
6 maggio 1929.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue due lettere e le due lettere di Giulia; non ho invece ricevuto la lunghissima annunziata imminente il 30 aprile. Tra quindici giorni scriver tutta la lettera per Giulia e per Delio; cos non potr ribattere i rimproveri che, immagino, mi scriverai. D'altronde non devi mai prendere in senso assoluto ci che ti scrivo: certo io sono molto cambiato, ma pu darsi che si tratti solo di un fenomeno provvisorio, legato alla vita eccezionale del carcere. Penso che abbia[no] contribuito molto a ci, i fatti che mi sono successi nel carcere di Milano e che ho riferito al Tribunale Speciale in contraddittorio col vice-questore De Sanctis (1). La diffidenza si  mutata in un abito di apatia e di indifferentismo, che forse  una forma istintiva di autodifesa. A proposito dei 500 franchi che devi ancora pagare, io credo che vi converrebbe liberarvi completamente dell'aggravio, liquidando l'ipoteca con la terra stessa, cio vendendola e intascando il residuo, se ce n'. Tutta questa storia, quando l'ho saputa, mi ha fatto alquanto ridere e mi ha provato la mancanza di senso pratico in tutti voi: credo che ci sia qualcuno che vi ha sfruttato, godendosi la terra e raccogliendone i frutti. Non sarei maravigliato se, al momento in cui avrete pagato l'ultimo centesimo dell'ipoteca, faceste la scoperta che la terra non vi appartiene pi, in virt di qualche articolo del Codice civile svizzero riguardante l'incuria dei proprietari e il possesso continuato da parte di terzi, senza che il proprietario abbia fatto nel frattempo atti di podest. Che ci possano un giorno vivere i bambini, mi pare un'idea affettuosa suggerita dai ricordi del passato. Quanto ai disegni di Vittorio, non fidartene, per carit! Io ne ho conosciuto qualcuno, e ho dovuto sudare quattro camicie perch a Vittorio non succedesse qualche brutto scherzo. Io penso, in conclusione, che tu devi scrivere a tuo padre tutta la verit: la cifra di ci che hai speso, facendogli ricordare o sapere che nello stesso tempo egli spendeva la stessa somma, e quanto rimane ancora da pagare. In realt tu non sai nulla di nulla di ci che il vostro fiduciario o amico ha fatto per conto vostro, e scommetto che tra tutti non avete neanche pi il titolo di propriet. - A proposito di quanto ho scritto su Vittorio, non devi pensare che io non lo stimi e non gli voglia bene: egli  appunto originale e ricchissimo di fantasia, e i suoi progetti se ne risentono moltissimo; non so dove  nato, ma mi piacerebbe sapere se  nato in Provenza (2).
Attendo con ansia le babouches beduine; mi pare che devano andare bene perch le ho viste ad Ustica durante un ricevimento presso i beduini che erano l confinati. A proposito, sai che uno di questi beduini, un certo Haussiet, veniva quasi ogni giorno a trovarmi per vedere la fotografia di Delio; egli aveva lasciato un bambino a Bengasi e si maravigliava che una fotografia potesse essere cos espressiva, dolente che la sua religione proibisse di riprodurre la figura umana. Gli dissi che Kemal adesso permetteva di fotografarsi e allora disse che la moglie era troppo stupida per sapere cos'era la fotografia e che l'avrebbe ripudiata. Gli dissi che Kemal proibiva la poligamia e allora si afflisse, perch nonostante tutto, per lui Kemal era come il papa del maomettanesimo. - Cara Tania, ti abbraccio teneramente, e attendo la tua lunga lettera.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta la lettera 140 e nota 1.
Nota 2: Vitja (Vittorio), fratello minore di Tatiana, era nato a Ginevra, prima tappa dell'esilio della famiglia Schucht, che si trasferir poi a Montpellier e pi tardi a Roma. La questione del terreno ipotecato in Svizzera  trattata da Tatiana anche in una lettera ai genitori del 4 marzo 1929 (confronta "Lettere ai familiari", citato, pagine 45-47).


150.
20 maggio 1929.

Cara Giulia,
chi ti ha detto che io possa scrivere di pi? Purtroppo non  vero. Posso scrivere solo due volte al mese e solo per Pasqua e Natale dispongo di una lettera straordinaria. Ti ricordi ci che ti diceva Bianco (1), nel 23, quando partii? Bianco aveva ragione dal punto di vista della sua esperienza; avevo sempre avuto una invincibile avversione all'epistolografia. Da quando sono in carcere ho scritto almeno il doppio di lettere che nel periodo antecedente: devo aver scritto almeno 200 lettere, un vero orrore! - Cos non  esatto che io non sia calmo. Sono invece pi che calmo, sono apatico e passivo. E non me ne maraviglio e neanche faccio uno sforzo qualsiasi per uscire dal marasma. D'altronde, forse questo  una forza e non uno stato di marasma. Ci sono stati dei lunghi periodi in cui mi sentivo molto isolato, tagliato fuori da ogni vita che non fosse la mia propria; soffrivo terribilmente; un ritardo di corrispondenza, l'assenza di risposte congrue a ci che avevo domandato, mi provocavano stati di irritazione che mi stancavano molto. Poi il tempo  passato e si  sempre pi allontanata la prospettiva del periodo anteriore, tutto ci che di accidentale, di transitorio esisteva nella zona dei sentimenti e della volont  andato via via scomparendo e sono rimasti solo i motivi essenziali e permanenti della vita. E' naturale che ci avvenisse, ti pare? Per qualche tempo non si pu evitare che il passato e le immagini del passato siano dominanti, ma, in fondo, questo guardare sempre al passato finisce con l'essere incomodo e inutile. Io credo di aver superato la crisi che si produce in tutti, nei primi anni di carcere, e che spesso determina una netta rottura col passato, in senso radicale. A dire il vero, questa crisi l'ho sentita e vista negli altri, pi che in me stesso, mi ha fatto sorridere e questo era gi un superamento. Io non avrei mai creduto che tanta gente avesse una cos grande paura della morte; ebbene  proprio in questa paura che consiste la causa di tutti i fenomeni psicologici carcerari. In Italia dicono che uno diventa vecchio quando incomincia a pensare alla morte; mi pare una osservazione molto assennata. In carcere questa svolta psicologica si verifica appena il carcerato sente di essere preso nella morsa e di non poterle pi sfuggire: avviene un cambiamento rapido e radicale, tanto pi forte quanto pi fino a quel punto si era presa poco sul serio la propria vita di idee e di convinzioni. Io ne ho visto abbrutirsi in modo incredibile. E mi ha servito, come ai ragazzi spartani serviva il vedere la depravazione degli iloti. - Cos adesso sono assolutamente calmo e non mi fa stare in ansia neanche la mancanza di notizie prolungata, sebbene sappia che ci potrebbe essere evitato con un po' di buona volont... anche da parte tua. Poi Tania provvede a darmi tutte le notizie che riceve lei. Mi ha trasmesso, per esempio, le caratteristiche dei bambini fissate da tuo padre, che mi hanno interessato molto, per molti giorni. E altre notizie, commentate da lei con molta grazia. Bada che non voglio farti dei rimproveri! Ho riletto in questi giorni le tue lettere da un anno in qua e ci mi ha fatto sentire nuovamente la tua tenerezza. Sai che quando ti scrivo, qualche volta mi pare di essere troppo secco e arcigno, in confronto a te che cos naturalmente mi scrivi. Mi pare di essere come quando qualche volta ti ho fatto piangere, specialmente la prima volta, ti ricordi?, quando fui proprio cattivo per partito preso (2). Vorrei sapere cosa ti ha scritto Tania del suo viaggio a Turi. Perch mi pare che Tania concepisca la mia vita in modo troppo idillico e arcadico, tanto che mi tormenta non poco. Non riesce a persuadersi che io debbo stare entro certi limiti e che non deve mandarmi nulla che io non abbia domandato, perch non ho a mia disposizione un magazzino particolare. Adesso mi annunzia alcune cose, assolutamente inutili e che non potr mai utilizzare, invece di attenersi strettamente a ci che io le ho raccomandato.
Ti mando due fotografie: la grande riproduce i due figli di mia sorella Teresina: Franco e Maria, l'altra mia madre con in braccio la stessa bambina un po' pi grandicella. Mio padre sostiene che la bambina rassomiglia a Giuliano; io non sono in grado di giudicare. Certo il maschietto non rassomiglia a nessuno della mia famiglia:  il ritratto del padre, che  un sardo autentico, mentre noi siamo solo met sardi: la bambina invece ha pi l'aria di famiglia. Qual  il tuo giudizio? - Ho finito di leggere in questi giorni una storia della Russia del professore Platonof, dell'ex Universit di Pietroburgo, un grosso volume di circa 1000 pagine (3). Mi pare una vera truffa editoriale. Chi era questo professore Platonof? Mi pare che la storiografia del passato fosse molto bassa, se questo professore Platonof ne era uno dei corifei, come vedo scritto dal professore Lo Gatto nei suoi lavori sulla cultura russa. Sull'origine delle citt e del commercio russo al tempo dei Normanni ho letto una ventina di pagine dello storico belga Pirenne (4), che valgono tutta la zuppa di cavoli del Platonof. Il volume arriva solo fino al 1905 con due pagine supplementari fino all'abdicazione del granduca Michele e con in nota la data della morte di Nicola Secondo, ma ha il titolo di "Storia dalle origini fino ai 1918": una doppia truffa come vedi. - Cara Giulia, scrivimi sui commenti di Delio all'epistola che gli scrivo; ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta la lettera 31, nota 4.
Nota 2: Gramsci allude a un episodio accaduto a Mosca nel 1923, agli esordi del suo rapporto con Giulia. Scrisse a caldo: Le ho fatto del male, troppo brutalmente. Sono stato un bruto, veramente (confronta "Lettere 1908-1926", citato, pagina 113). E il 6 ottobre 1924, da Roma: Sai, penso sempre a una notte famosa che abbiamo passato insieme a Sieriebriani Bor. [...] Tu rimanesti nella mia stanza, [...] dovevamo dormire e c'era un letto solo e allora io ti feci piangere, cinicamente. Ti feci piangere proprio apposta, perch ero molto cattivo; ti volevo molto bene e ti avrei voluto baciare gli occhi, ma non credevo che tu potessi volermi bene e allora ti volevo far del male, perch ero molto cattivo. Ti ricordi? Ti coricasti nel mio letto e nessuno dei due dorm, ma al mattino tu ti levasti piano piano per non svegliarmi e io ti lasciai fare, tutto lasciai fare fino al momento in cui stavi aprendo l'uscio delicatamente: e allora ti feci arrabbiare, ma avrei voluto stringerti forte forte a me (ivi, pagine 390-391).
Nota 3: S. PLATONOF, "Histoire de la Russie des origines  1918", Payot, Parigi 1929.
Nota 4: H. PIRENNE, "Les villes du Moyen Age. Essai d'histoire conomique et sociale", M. Lamertin, Bruxelles 1927.


151.
20 maggio 1929.

Caro Delio,
ho saputo che vai a scuola, che sei alto ben 1 metro e 8 centimetri e che pesi 18 chili. Cos penso che tu sei gi molto grande e che tra poco tempo mi scriverai delle lettere. In attesa di ci, puoi gi oggi fare scrivere alla mamma, sotto la tua dettatura, delle lettere, come facevi scrivere a me, a Roma, i pimp per la nonna. Cos mi dirai se a scuola ti piacciono gli altri bambini e cosa impari e come ti piace giocare. So che costruisci aeroplani e treni e partecipi attivamente all'industrializzazione del paese, ma poi questi aeroplani volano davvero e questi treni corrono? Se ci fossi io, almeno metterei la sigaretta nella ciminiera, in modo che si vedesse un po' di fumo! Poi mi devi scrivere qualche cosa di Giuliano. Che te ne pare? Ti aiuta nei tuoi lavori? E' anch'egli un costruttore, oppure  ancora troppo piccolo, per meritarsi questa qualifica? Insomma io voglio sapere un mucchio di cose e poich tu sei cos grande, e, mi hanno detto, anche un po' chiacchierino, cos sono sicuro che mi scriverai, con la mano della mamma, per adesso, una lettera lunga lunga, con tutte queste notizie e altre ancora. E io ti dar notizie di una rosa che ho piantato e di una lucertola (*) che voglio educare. Bacia Giuliano per conto mio e anche la mamma e tutti quanti di casa e la mamma bacer te a sua volta per conto mio.
Toi papa.

- Ho pensato che tu forse non conosci le lucertole: si tratta di una specie di coccodrilli che rimangono sempre piccini.


152.
1 giugno 1929.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la lettera della mamma del 24 maggio. Io non so cosa debbo scriverti e come debbo scriverti e ci mi dispiace molto. Se dovessi esporre un giudizio obbiettivo e fare delle previsioni, secondo il mio punto di vista, dovrei concludere che arriveremo tra non molto a non scriverci pi. Se io mi accorgo, o anche sospetto, che tra noi non c' pi franchezza, certo io non scriver pi. Cosa vuol dire che non mi scrivi per vergogna? Cosa c'entra la vergogna tra noi e in queste cose? Veramente mi pare che tu abbia la mentalit di un grande di Spagna decaduto; cosa che mi dispiace, perch le ultime volte che ti ho visto e parlato, avevo avuto di te un'impressione ben diversa. Mi era parso che ti fossi liberato da queste preoccupazioni meschine, da questa psicologia da piccolo borghese di villaggio sardo, secondo la quale non bisogna che tia Tana sappia che a mezzogiorno abbiamo mangiato pane e cipolle. Certo esagero, ma spero che tu non ti offenderai e capirai ci che io voglio dire. Voglio dire che tu non hai nessuna obbligazione d'onore verso di me, ma che solo hai promesso di aiutarmi nei limiti del tuo possibile, da fratello a fratello. Non lo puoi fare? Ti trovi in imbarazzo? Me lo devi dire apertamente e francamente. Altrimenti  meglio troncare immediatamente la quistione e non parlare pi di soldi e di nessun'altra cosa che costi quattrini. Caro Carlo, io sono un uomo indipendentissimo e voglio rimanere tale. Non voglio essere d'aggravio a nessuno. Non voglio che nessuno dica che gli tocca pagare le conseguenze dei miei sbagli o delle mie azioni. Quando tu a Roma mi hai detto che potevi fare qualcosa per me, io ho riflettuto: ma mi parevi cos sicuro di te stesso e cos franco che ho finito per acconsentire. Forse ho fatto male, ma mi dispiacerebbe di convincermi di aver fatto male. Insomma, alcune espressioni della lettera della mamma mi hanno colpito spiacevolmente. Mi hai scritto per esempio caso mai hai "liquidato" i soldi che avevi nel libretto, scrivere che si aggiuster in qualche modo. Ma insomma, cosa pensate di me? Che vi faccia far debiti? E' straordinario. Tutto per non voler dire le cose apertamente e francamente. E io te l'avevo pure scritto, al principio dell'anno, di non preoccuparti di queste cose. Solo che se allora avrei avuto il coraggio di scriverti per domandare qualcosa, adesso questo coraggio non l'avr pi: non potr pi scriverti in modo aperto. Del resto, come hai pensato che potessi aver "liquidato" i soldi del libretto? Dalle cifre che io ti scrissi potevi capire che soldi devo averne ancora e che non c' nessuna urgenza di arrangiarsi in qualche modo: ho ancora al primo giugno 1O79 lire e 7 centesimi, cio tanto quanto basta, spendendo ci che spendo usualmente, per 7 od 8 mesi. Caro Carlo, tutta questa storia mi ha dato un gran dispiacere: mi ha fatto sentire che sono in carcere pi che le chiavi degli agenti di custodia e le sbarre della finestra. E' meglio che non ne parli pi. Cos come mi dispiace che Tatiana vi abbia telegrafato di mandarmi qualche cosa per lo Statuto (1). Con ogni probabilit il pacco, se lo mandate, far il viaggio di ritorno intatto. E invece neanche tu hai creduto opportuno di darmi maggiori particolari sulla questione del consiglio di famiglia. Che cosa ? Quali obblighi porta con s? La legge impone alla famiglia di essere del consiglio o di costituirlo? Hai pensato a tutto questo? In ogni modo mi pare che avreste potuto scrivermi qualcosa di pi dettagliato.
Caro Carlo, non devi n offenderti n provar dispiacere per tutto ci che ti ho scritto pi su. Devi solo convincerti che  necessario, se vogliamo rimanere amici, che tu mi scriva apertamente e sinceramente in ogni occasione. Altrimenti io non sapr pi a chi scrivere, se Tatiana partir, come deve partire tra breve. E' meglio che decida e mi faccia sapere, che non puoi pi mandarmi neanche un soldo: io non ci penser pi e mi adatter. E tra di noi non ci sar pi il pericolo che si frappongano delle ombre. Io preferisco cos.
Puoi spiegarmi cosa significano le parole sibilline dell'onorevole Putzolu nell'articolo "Plebiscito" pubblicato nella Mediterranea di marzo? Cosa ha detto nel Congresso provinciale il Melchiorri a proposito dell'autonomia della Sardegna? E cosa vuol dire il Putzolu con la frase che la Sardegna si prepara a far da s, se sar necessario? E qual  la pi nobile ed elevata significazione della parola autonomia? Tutto questo mi interessa enormemente.
La settimana ventura far la domanda per avere l'autorizzazione di spedirti la cassetta dei libri: la mander a piccola velocit al tuo indirizzo, quindi tarder un po' ad arrivare.
Cordialmente.
ANTONIO.

Non so cosa avevi di cos importante da scrivere a Tatiana per spedirle cinque lettere raccomandate, alle quali non ti avrebbe risposto. Devi pensare che qualche volta anche le lettere raccomandate non arrivano e devi ricordare che non bisogna fare delle bambinate con Tatiana. Ma son sicuro che tu non hai fatto ci!


Note.

Nota 1: Confronta anche la lettera di Tatiana a Carlo del 27 maggio 1929, in "Lettere ai familiari", citato, pagine 207-208.


153.
3 giugno 1929.

Carissima Tania,
ho qui davanti due tue lettere e cinque cartoline (l'ultima del 23 maggio) alle quali dovrei rispondere in ordine, diligentemente. Ma non lo far. Hai ricevuto la lettera spedita da casa e l'altra per Giulia? La prima deve esserti arrivata con molto ritardo, come mi scrive mia madre.
Il cambiamento di stagione, col caldo notevole che gi si fa sentire, mi ha depresso e mi sto instupidendo. Sento addosso una stanchezza enorme e una certa debolezza generale, nonostante che continui a prendere i ricostituenti; ma credo che non durer a lungo. Non  una cosa nuova e perci non mi preoccupa. Mi annoia perch mi fa perdere il gusto del leggere e mi ottunde la memoria e la sensibilit generale.
Sabato ho ricevuto il tuo pacco, che in via eccezionale mi  stato consegnato. Ti ringrazio. Ma io credevo che dentro ci fosse la lana per le calze eccetera, invece sono rimasto deluso e preoccupato. Davvero. E ti raccomando di non lasciarti prendere la mano dalla fantasia e dall'astratta concezione dell'utile, del necessario, ma di tenerti alla concretezza del carcerario, cio di quello che io ti ho richiesto. Dalle tue cartoline appare a questo proposito la trama di un romanzo con propositi, pentimenti, dilemmi laceranti, velleit, desideri, eccetera. Non sarebbe meglio essere pi sobri e risoluti? Ti pare? E' vero che il tuo modo di fare mi diverte, ma questo non  una giustificazione (per te almeno). Mi diverte perch mi convince che tu sei la meno pratica delle persone, nonostante tutte le pretese che hai spesso sfoggiato verso di me. Io sono stato invece sempre l'uomo pi pratico di questo mondo: tante cose non le facevo solo perch me ne infischiavo allegramente, cio apparivo non pratico perch lo ero troppo, fino all'esagerazione. E non ero compreso! Una cosa veramente tragica.
Adesso credo sia possibile fare un bilancio floreale consuntivo abbastanza esatto. Tutti i semi sono falliti eccettuato uno, che non so cosa sia, ma che probabilmente  un fiore e non un'erbaccia. La cicoria  tutta in fiore e dar molta semenza per le prossime stagioni. La canna ha gi cacciato fuori una foglia larga come la mano e ne sta preparando un'altra: pare che attecchisca bene. Le dalie sono ancora in incubazione e non se ne sa niente; pertanto si pu presumere che un giorno o l'altro vogliano nascere, perch io ignoro la loro stagione. La rosa sta incominciando a buttare, dopo che sembrava ridotta in desolati stecchi. Ma riuscir a vincere i prossimi caldi estivi? Mi pare troppo meschina e mal ridotta per essere da tanto. E' vero che la rosa non , in fondo, che un pruno selvatico, e quindi molto vitale... Vedremo. Ti avrei voluto mandare un fiore di cicoria, ma poi ho pensato che esso  buono, tutt'al pi, per incominciare uno stornello. Nella cartolina del 14 maggio trovo che vorresti un nuovo elenco dei libri che ti avevo domandato quando eri qui. Mi pare di avere ricevuto tutto. Se manca qualcosa, non importa: se  importante me ne ricorder. Non mandarmi nessuna traduzione che non sia della Slavia anche se si presenta sotto veste autorevole. - Della Slavia ho ricevuto tutto il pubblicato, eccettuati i primi volumi esauriti, e gli ultimissimi [eccetto] "Anna Karenina" che non ho ancora ricevuto. Ho visto che hanno ristampato "Il villaggio di Stepancikovo" di Dostoievski, che puoi farmi mandare. Vorrei avere anche questi altri libri: - Henri de Man, "Il superamento del Marxismo", Bari, Laterza (uscito in questi giorni) (1); Ferdinando d'Amato, "Gentile" e Francesco Flora, "Croce" - due volumetti stampati a Milano dalle Edizioni Athena, collezione Pensatori d'oggi, e la "Storia delle religioni" di Adolfo Omodeo, un volumetto stampato dall'editrice Principato di Messina in una collezione scolastica. - Per i libri di Roma occorre aspettare ancora, perch non ho posto: per domani far la domandina ( un termine carcerario) per essere autorizzato a spedire a casa una cassetta di libri.
Cara Tania, fammi sapere qualcosa di te. Come stai, adesso? Ti sei rimessa bene? Ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Per la critica di quest'opera di De Man, definito da Gramsci un esemplare pedantesco della burocrazia laburista belga, si veda in particolare la nota "Sorel, Proudhon, De Man" del quaderno 2 ("Quaderni del carcere", citato, pagine 1494-1505).


154.
3 giugno 1929.

Carissima Giulia,
ti saluto, insieme con Delio e Giuliano. E poich spesso ci sono tanti ritardi prima che le mie lettere ti giungano sar necessario che gi da oggi mandi gli auguri per i prossimi cinque anni di Delio. In ogni modo, l'incarico degli auguri te lo do: tanti, tanti. Ricordi? Gi cinque anni. E adesso Delio  gi grande. Chiss che impressione ti fa vederlo crescere. Io lo ricordo nell'aprile '25, quando aveva la coqueluche, e mi sembrava cos infelice! Quando lo rividi nel '26 mi sembr un altro, assolutamente diverso. Adesso, stando ai limiti legali della mia condanna, lo dovrei rivedere quando avr 23 anni e, con la fretta dei giovani, quando avr gi moglie e figli. Sar ancora pi diverso dall'aprile '25. Scherzo. Ma penso che avr figli, perch se la citt vuol difendersi dall'invasione della campagna e non perdere la sua egemonia storica, le nuove generazioni dovranno mutare i loro punti di vista sulla prolificit, specialmente da voi. Se la citt cresce per immigrazione e non per la sua stessa forza genetica, potr compiere la sua funzione dirigente o non sar sommersa, con tutte le sue esperienze accumulate, dalla conigliera contadina? Penso che la generazione di Delio dovr porsi questo problema e che su questa base dovr nascere una nuova etica sessuale pi elevata dell'attuale. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


155.
17 giugno 1929.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua assicurata del 4 con le 150 lire. Credo che ti debba essere alquanto stizzito con me per la precedente lettera, poich non mi hai ancora risposto. Ci ho ripensato su e pare anche a me di avere esagerato molto. Ci dipende dal fatto che la vita improduttiva del carcere, che ti costringe a diventare parassita di qualcuno, rende anche suscettibili e irritabili in sommo grado. Avrei dovuto pensare che era la mamma che scriveva e che pertanto a molte espressioni, che potevano sembrare pungenti, bisognava passar sopra, per la certa mancanza di intenzione. Perci, ti prego, di queste faccende scrivimi solo tu, non incaricare la mamma, e scrivimi con la massima franchezza. La mamma la conosci anche tu: se deve scrivermi che tu non hai soldi e perci non mi hai mandato nulla (e io non avevo nessun bisogno, perch ero provvisto, oltre la scorta di 700 lire, di altre 400 lire) incomincia con lo scrivere che in tutta la Sardegna la miseria  grande, che le imposte sono aumentate, che il raccolto fallir, che il podest impone di rifare la facciata alle case e i marciapiedi alle strade. Insomma mi pareva che scrivesse una lettera che dovesse essere letta dall'agente delle imposte. La colpa  mia, perch avrei dovuto ricordare come pensa la mamma, ma tuttavia mi  sembrato che un tal modo di scrivere significasse che io sono diventato come un estraneo, come uno al quale si deve una rendita e poich non la si pu pagare, si incomincia a girare intorno, ricordando che la chioccia ha schiacciato i pulcini, che la cavalla del rettore di Zuri ha partorito un polledrino con le corna, ci che vuol dire che il finimondo si avvicina e bisogna pensare alla salvezza della propria anima piuttosto che ai soldi, eccetera. Insomma mi sono sentito colpito da questo senso di distacco e di estraneit. Ora sorrido e penso al tempo in cui ogni giorno litigavo con la mamma che voleva convincermi che un po' d'orzo nel caff rinfresca: ma io non voglio rinfrescarmi, voglio bere del caff!. E' sempre lo stesso modo di vedere. - Immagino poi come si sar stizzita perch la direzione ha respinto il pacco. Mi  dispiaciuto solo per questo, perch  capitato proprio in questa occasione. Ho avuto per il pacco di Tatiana, che era arrivato prima, e un po' di cioccolato l'ho mangiato lo stesso. Puoi ringraziare Teresina: ho mangiato il cioccolato di Tatiana come fosse stato il suo e spero che l'affetto sia stato lo stesso. Avevo preparato una cassetta di libri da spedire per ferrovia, ma il tronco Turi-Bari non accetta colli oltre Bari; perci dovr fare tanti pacchi postali. Ti mando la lista per il controllo:
1) Ben. Croce - "Teoria e Storia della Storiografia".
2) G. Mortara - "Prospettive Economiche" 19Z7.
3) id id id 1928.
4) Rabelais - "Gargantua e Pantagruele" - 5 vol.
5) Col. Lawrence - "La rvolte dans le dsert".
6) Broccardi, Gentile eccetera - "G. Mameli e i suoi tempi".
7) C. Marchesi - "Il letto di Procuste".
8) Zeromsky - "Tutto e Nulla".
9) S. Aleramo - "Amo, dunque sono".
10) I. Bunin - "Il villaggio".
11) Delemain - "Pourquoi les oiseaux chantent".
12) Dostoievsky - "La voce sotterranea".
13) G. Conrad - un romanzo.
14) Lettere di Mad. d'Epinay all'ab. Galiani.
15) L. Tolstoi - "Resurrezione" - 2 vol.
16) R. Kipling, "Les plus belles histoires du monde".
17) L. Tolstoi - "La tempesta di neve".
18) Pirandello - "L'esclusa".
19) Maupassant - "Novelle" - 4 vol.
20) Cecof - "Novelle" - due volumetti.
21) Giannini - "Storia della Polonia".
22) Panait Istrati - "Domnitza de Snagu".
23) Pedrazzi - "La Sardegna".
24) G. Piastra, "Figure e figuri della Superba".
25) Mac Carthy - "Villon".
26) A. Londres - "De Paris  Buenos Ayres".
27) Dorgls, "Partir..."
28) Meeserel - "Die Sonne".
29) "Almanacco Letterario 1927".
30) "Al. id 1929.
31) Panait Istrati - "Mes dparts".
Questi primi 31 numeri devi conservarli per conto mio senza darli a nessuno o imprestarli. Non devono uscire di casa: io devo poterci contare in qualsiasi momento.
32) L. Einaudi - "Corso di Scienza delle finanze".
Ne puoi fare ci che vuoi, perch ne ho un secondo esemplare.
33) Petrocchi - "Dizionario della lingua italiana".
34) Orlandi - "Il giov. filologo".
Questi due li regalo a Mea, con l'augurio che impari bene l'ortografia.
I pacchi ti arriveranno, penso, solo il mese venturo. Ti prego di scrivermi e di darmi notizie sul consiglio di famiglia e sull'assetto nuovo amministrativo della Sardegna. Abbraccia affettuosamente tutti di casa, specialmente la mamma.
- Cordialmente.
ANTONIO.


156.
1 luglio 1929.

Carissima Tania,
ho ricevuto le famose sopracalze beduine, col resto: vanno benissimo, sembrano proprio inventate apposta per il mio bisogno. Per il resto non posso scriverti un giudizio di utilit, perch ancora non mi serve e ho lasciato tutto in magazzino. In questo ultimo mese mi  passato il malessere che avevo precedentemente, ma mi  rimasta addosso una grande svogliatezza: gli altri carcerati mi dicono che questo  il sintomo pi vistoso del carcere, che nei pi resistenti incomincia ad operare nel terzo anno, determinando appunto questa atonia psichica. Al terzo anno, la massa di stimoli latenti che ognuno porta con s dalla libert e dalla vita attiva, comincia ad estinguersi e rimane quel barlume di volont che si esaurisce nelle fantasticherie dei piani grandiosi mai realizzati: il carcerato si sdraia supino nella branda e passa il tempo a sputare contro il soffitto, sognando cose irrealizzabili. Questo io non lo far certamente, perch non sputo quasi mai e anche perch il soffitto  troppo alto!
A proposito: sai, la rosa si  completamente ravvivata (scrivo a proposito perch l'osservazione della rosa ha forse in questo tempo sostituito gli sputi contro il soffitto!). Dal 3 giugno al 15, di colpo, ha cominciato a metter occhi e poi foglie, finch si  completamente rifatta verde: adesso ha dei rametti lunghi gi 15 centimetri. Ha provato anche a dare un bocciolino piccolo piccolo che per a un certo punto  illanguidito ed ora sta ingiallendo. In ogni modo la pianta  attecchita e l'anno venturo dar certamente i fiori. Non  neanche escluso che qualche rosellina timida timida la conduca a compimento quest'anno stesso. Ci mi fa piacere, perch da un anno in qua i fenomeni cosmici mi interessano (forse il letto, come dicono al mio paese,  posto secondo la direzione buona dei fluidi terrestri e quando riposo le cellule dell'organismo roteano all'unisono con tutto l'universo). Ho aspettato con grande ansia il solstizio d'estate e ora che la terra si inchina (veramente si raddrizza dopo l'inchino) verso il sole, sono pi contento (la quistione  legata col lume che portano la sera ed ecco trovato il fluido terrestre!); il ciclo delle stagioni, legato ai solstizii e agli equinozii, lo sento come carne della mia carne; la rosa  viva e fiorir certamente, perch il caldo prepara il gelo e sotto la neve palpitano gi le prime violette, eccetera eccetera; insomma il tempo mi appare come una cosa corpulenta, da quando lo spazio non esiste pi per me. Cara Tania, finisco di divagare e ti abbraccio.
ANTONIO.


157.
[1 luglio 1929] (1).

Cara Giulia,
puoi dire a Delio che la notizia che mi ha mandato mi ha interessato moltissimo, perch importante e oltremodo seria. Tuttavia io spero che qualcuno, con un po' di gomma, abbia riparato il malestro fatto da Giuliano e che pertanto il cappello non sia gi diventato carta straccia. Ti ricordi come a Roma Delio credesse che io potevo accomodare tutte le cose rotte? Certo adesso se ne  dimenticato. E lui, ha la tendenza ad aggiustare? Questa, secondo me, sarebbe un indizio... di costruttivit, di carattere positivo, pi che il gioco del meccano. Tu sbagli se credi che io da piccolo avessi tendenze... letterarie e filosofiche, come hai scritto. Ero invece un intrepido pioniere e non uscivo di casa senza avere in tasca dei chicchi di grano e dei fiammiferi avvolti in pezzettini di tela cerata, per il caso che potessi essere sbattuto in un'isola deserta e abbandonato ai miei soli mezzi. Ero poi un costruttore ardito di barche e di carretti e conoscevo a menadito tutta la nomenclatura marinaresca: il mio pi grande successo fu quando un tolaio del paese mi domand il modello in carta di una superba goletta a due ponti, per riprodurla in latta. Ero anzi ossessionato da queste cose, perch a 7 anni avevo letto "Robinson" e l'"Isola Misteriosa". Credo anzi che una vita infantile come quella di 30 anni fa oggi sia impossibile: oggi, i bambini, quando nascono, hanno gi 80 anni, come il Lao-Ts cinese (2). La radio e l'aeroplano hanno distrutto per sempre il Robinsonismo, che  stato il modo di fantasticare di tante generazioni. L'invenzione stessa del Meccano indica come il bambino si intellettualizzi rapidamente; il suo eroe non pu essere Robinson, ma il poliziotto o il ladro scienziato, almeno nell'Occidente. Quindi il tuo giudizio pu essere precisamente capovolto e solo allora sar esatto. Ti pare?
Mi hai scritto il peso di Giuliano, ma non la statura. Tatiana mi comunic che Delio, quando pesava 18 chili, era alto 1 metro e 8 centimetri. Queste notizie mi interessano molto, perch mi danno delle impressioni concrete: ma tu me ne mandi troppo poche. Spero che Tatiana, continuando ad essere molto pi brava di te, mi mander, quando sar da voi, tante tante notizie di tutte le specie, dei bambini e anche di te. Sai che ti porter una macchina fotografica? Io mi sono ricordato di avertene promessa una nel 26 e mi sono raccomandato a Tatiana. Per la tua mamma non essendoci adesso le castagne (nel 25 tua mamma rimase male perch non le avevo portato le castagne) dir a Tatiana di fare una collezione di sigarette dei diversi paesi da portarle a nome mio; le gradir? Son sicuro di s. Cara, ti abbraccio coi bambini.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: La data non  di mano di Gramsci.
Nota 2: La leggenda di Lao-tse era stata ricordata da Gramsci gi nell'articolo "Vecchiezze", sull'Avanti! del 13 luglio 19I6 (confronta "Cronache torinesi", citato pagine 432-433), ed era legata a un aneddoto della vita universitaria, descritto "In Cultura e lotta di classe", Il Grido del Popolo, 25 maggio 1918 (confronta "Il nostro Marx", citato, pagine 50-51 e la lettera 350). La metafora del vecchio-fanciullo cinese verr ripresa anche in una lettera a Giulia del marzo 1924 (!Lettere 1908-1926", citato, pagina 277) e in alcune note dei "Quaderni".


158.
14 luglio 1929.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto dalla Libreria una lettera, con una distinta delle spese dell'anno, dagli abbonamenti delle riviste ad oggi, penso, e l'annunzio, secondo gli usi commerciali, che a mese data, cio il 30 luglio (la lettera  del 30 giugno) sar spiccata tratta a mio nome. Si tratta di un errore, spiacevole, ma intanto io non so se far a tempo ad avvertire con una lettera straordinaria che domander alla direzione quando verr il turno. Non so neanche se tu sei ancora a Milano e se, in caso affermativo, sei a letto per l'enterocolite. In ogni caso, non levarti mica per questo. Rivolgiti a qualcuno e fa fare la commissione. Meglio di tutti sarebbe Piero, se  a Milano, perch molto conosciuto alla Libreria. Anzi  proprio Piero che quando ero ad Ustica mi indic la Libreria e ancora me la raccomand a Milano quando gli fu concesso il colloquio dal giudice istruttore (1). Fa avvertire che errori di questo genere non devono pi avvenire. - Ho pensato a Piero anche per queste altre ragioni: vorrei che lo vedessi in ogni modo per domandargli se da suo zio, che  il primo Presidente della Cassazione (2), pu sapere se  stato ricevuto e che fine ha fatto il ricorso di revisione del nostro processo, che Terracini, per conto di tutti, aveva inoltrato alla Cassazione proprio un anno fa. La legge speciale d la facolt di ricorso per revisione, ma non indica l'istanza; in mancanza di indicazione noi lo abbiamo rivolto alla Cassazione come suprema istanza giudiziaria. Il ricorso era basato su questi fatti: 1) che una parte dei coimputati (Grieco, Molinelli, eccetera), ritenuti membri del Comitato Centrale, cio massimi responsabili come io, Terracini, Roveda, Scoccimarro, sono stati condannati solo alla detenzione, con un massimo di 17 anni per Grieco contumace. 2) che gli imputati Masieri eccetera di Firenze sono stati assolti dal reato di insurrezione e condannati quindi solo alla detenzione, mentre noi siamo stati condannati come mandanti del reato per cui il Masieri  stato assolto (3). Tutto ci dallo stesso Tribunale in momenti diversi. Su questi dati Piero pu far ricordare i fatti a suo zio e avere una risposta precisa. Potrebbe domandargli anche le prospettive probabili sul mantenimento o meno del Tribunale Speciale. - Forse lo stesso Piero potrebbe procurare gli atti parlamentari (senato e camera) con il resoconto stenografico delle discussioni sul concordato (ho visto che suo zio ha pronunziato un discorso al Senato)? Vorrei leggerli per completare la mia erudizione in proposito. Se Piero non ha tempo, potresti tu scrivere un bigliettino al senatore Bastianelli? Alla segreteria del Senato pu trovare anche gli atti della Camera. - Sai che i tuoi progetti di viaggi in Calabria, in Sardegna eccetera mi hanno riempito di un immenso stupore? Sei meravigliosa, veramente! Ci credo dipenda dal fatto che hai una terribile paura di salire in treno e ti consoli coi progetti fiabeschi. - Ti scrivo senza essere sicuro della tua salute. Spero ricevere presto tue notizie. Ti abbraccio affettuosamente. ANTONIO.

Il rosaio ha pi di quaranta boccioli e li sostiene molto bene. Diventer molto bello anche se la specie  comune.


Note.

Nota 1: Sraffa aveva visitato Gramsci a San Vittore nell'agosto 1927, prima della sua partenza per Cambridge. Era riuscito a ottenere l'autorizzazione al colloquio presentandosi come un compagno di scuola.
Nota 2: Mariano D'Amelio (1871-1943), magistrato e senatore del Regno, zio materno di Sraffa. Risponder Tatiana: Ho visto Piero diretto a Rapallo dalla mamma. Far tutte le cose di cui lo hai incaricato ("Antigone e il prigioniero", citato, pagina 39). Nei primi mesi del 1933, Gramsci ricorrer poi agli uffici di D'Amelio per sondare presso il Tribunale speciale le possibilit di accoglimento di una richiesta di libert condizionale. Si veda al riguardo la lettera di Angelo Sraffa al figlio Piero datata 29 maggio 1933 in P. SPRIANO, "Gramsci in carcere e il partito", Editori Riuniti, Roma 1977, pagine 151-152.
Nota 3: Si riferisce al processo celebrato dinanzi al Tribunale speciale il 31 gennaio 1928, contro un gruppo di comunisti accusati di aver preso parte a Firenze, il 12 ottobre 1924, a una riunione segreta con scopi di sovversione (confronta anche la lettera 211). Serafino Masieri, falegname fiorentino, sar uno del membri del collettivo di detenuti che, nelle ore d'aria, si riuniva attorno a Gramsci nel cortile del reclusorio di Turi.


159.
30 luglio 1929.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto ieri la lettera di Giulia. Spero che anche le fotografie non si siano perdute e che potrai mandarmele presto. Dovrei rispondere a tante tue quistioni mentre avrei voglia solo di chiacchierare con te del pi e del meno; mi ha molto divertito il tuo sfogo irruento e appassionato contro le affittacamere. Tuttavia cercher di rispondere a qualche quistione. - 1) Credo che tu non debba incoraggiare, ma scoraggiare il desiderio di Vittorio di venire in Italia. Il posto di assistente di farmacia  pochissimo rimunerato e d'altronde c' molta disoccupazione in questo ramo; ho conosciuto dei liberi docenti di chimica che andavano a far cartine per 600 lire al mese. Con la nuova legge sulle farmacie la situazione deve essere ancora peggiorata. - Ad un'altra occupazione stabile all'estero (cio lontano dalla famiglia e dal proprio ambiente, dove  sempre possibile trovare qualche risorsa in caso di crisi) si oppone il carattere di Vittorio che, secondo me,  troppo fanciullesco e fantastico. In pochi anni io l'ho conosciuto come funzionario del Ministero degli Esteri (traduzioni), come sensale d'affari, come giornalista, come attore drammatico in tourne a Samarcanda e dintorni. Ha istinti troppo vagabondi. E' un carattere che conosco perch l'ho studiato in alcuni miei fratelli, specialmente in mio fratello maggiore: l'Italia  l'ultimo paese da consigliare a simili tipi, a meno che non vivano di rendita, perch l'esuberanza di popolazione e la disoccupazione cronica in interi rami d'attivit (ma specialmente nelle attivit medie tecnico-intellettuali), determinata dal fatto che l'Italia ha quadri sufficienti per un paese di grande sviluppo industriale, mentre  solo mediocremente sviluppato - portano l'autorit statale a fissare ognuno rigidamente al suo posto. Quella certa popolarit che il sistema corporativo gode fra gli strati medi intellettuali  appunto dovuto alla precariet dei posti e alla anelasticit della situazione: ognuno vorrebbe essere garantito per legge contro la concorrenza sfrenata. Chi perde il posto pu rimanere disoccupato mesi e mesi, senza scorte. Ti cito un esempio. Una ditta elettrotecnica band un concorso per 25 ingegneri, da assumersi per tre anni in prova con 300 lire al mese; si presentarono in pi di 200. Vittorio si troverebbe in un ambiente premuto da 20 atmosfere e non tarderebbe a pentirsi. Ancora una ragione: si pu fare una graduatoria della conoscenza dell'italiano nella tua famiglia: il primo posto spetta a Eugenia che scrive molto bene con uno stile italiano moderno, il secondo a Giulia che ha uno stile quasi classico, costruisce il periodo alla perfezione, ma commette degli errori che si fanno notare; il terzo a te, che in questo ultimo tempo hai migliorato molto, ma si capisce che la tua lingua non  l'italiano ( il francese, secondo me, neanche il russo); Vittorio, sebbene abbia studiato in Italia, ha dimenticato molto. Nel 22 mi scrisse alcuni articoli che non potevano neanche essere corretti; era tutto da rifare, come ortografia, morfologia e sintassi. La quistione  importante e perci mi sono dilungato, senza nascondere nulla del mio pensiero. - Cara Tania non posso pi chiacchierare. La scatoletta l'avevo presa subito con me; ma dimenticai di scrivertene. E' graziosa ma  una tabacchiera; diciamo una graziosa tabacchiera. Non mi sono deciso a metterci il sale, perch temo che se vado nel cortile con tale saliera, tutti gli altri mi domanderanno da annusare. Il rosaio ha gi pi di 20 roselline sbocciate, che mi piacciono assai. Per ora non ho bisogno di nulla; forse puoi portarmi qualche pezzo di sapone e un po' di ovomaltina. - Non credere che io sia brontolone o di cattivo umore eccetera. Talvolta scrivo in certo modo un po' per canzonatura, ma ti voglio molto bene. Ti abbraccio.
ANTONIO.


160.
30 luglio 1929.

Cara Julca,
ho ricevuto la tua lettera del 7. Le fotografie non mi sono ancora giunte; spero ci sar anche la tua. Naturalmente voglio vedere anche te, almeno una volta all'anno, per avere una impressione un po' pi viva: altrimenti cosa potr pensare? Che sei molto cambiata fisicamente, che sei indebolita, che hai tanti capelli bianchi, eccetera eccetera. Eppoi bisogna che ti faccia in anticipo gli auguri per la tua festa: forse la prossima lettera giungerebbe ancora in tempo, ma non ne sono sicuro. Se mi arriva la tua fotografia, vuol dire che ripeter gli auguri. Si capisce, vorrei vederti in gruppo coi bambini, come nella fotografia dell'anno scorso, perch nel gruppo c' gi qualcosa di movimentato, di drammatico, si colgono dei rapporti, che possono essere prolungati, immaginati in altri quadretti, in episodi di vita concreta, quando non c' l'obiettivo del fotografo spianato. - D'altronde io credo di conoscerti abbastanza, per immaginare altri quadretti, ma non posso immaginare abbastanza le azioni e reazioni dei bambini nei rapporti con te, e intendo le azioni e reazioni vive volta a volta, e non gi i sentimenti e le disposizioni generali: le fotografie mi dicono poco e i miei ricordi di bambino non mi aiutano, perch li penso troppo particolari e immagino che sia tutto diverso ora, in un mondo sentimentale nuovo e con due generazioni di differenza (si potrebbe dire anche pi, perch tra un bambino allevato in un villaggio sardo e un bambino allevato in una grande citt moderna, gi per questo solo fatto, c' la differenza di due generazioni almeno). Sai qualche volta vorrei scriverti su te, sulla tua forza, che  superiore cento volte a ci che tu pensi, ma ho sempre esitato, perch mi pare di essere... un negriero che palpa una bestia da lavoro. L'ho proprio scritto, cos come ho pensato tante volte. D'altronde se l'ho pensato, tanto vale anche scriverlo. Non dovrei pensarlo; ma sar perch ancora in me sopravvivono, allo stato di sentimenti repressi, molte concezioni passate, superate criticamente, ma non ancora cancellate del tutto. Certo molte volte mi ossessiona il pensiero che a te sono toccati i pesi pi duri della nostra unione, pi duri obbiettivamente, sia pure, ma questa  una distinzione e allora non posso pensare alla tua forza, che ho ammirato tante volte, anche senza dirtelo, ma sono invece portato a pensare alle tue debolezze, alle tue possibili stanchezze, con un grande struggimento di tenerezza, che potrebbe esprimersi in una carezza, ma difficilmente in parole. Eppoi, sono ancora molto invidioso, perch anch'io non posso godere la prima freschezza delle impressioni sulla vita dei bambini, e aiutarti a guidarli e a educarli. Io ricordo molte piccole cose della vita romana di Delio e anche dei principii dai quali tu e Genia partivate nel trattare con lui e ci ripenso e cerco di svolgerli e di adattarli a nuove situazioni. Sempre arrivo alla conclusione che in voi ha lasciato grande impressione Ginevra e l'ambiente saturato di Rousseau e del dottor Fulpius (1), che doveva essere tipicamente svizzero, ginevrino e roussoiano. Ma mi sono allontanato troppo (forse ti scriver un'altra volta su questo argomento, se ti interessa) e magari ti ho stuzzicato con Rousseau che un'altra volta (ricordi?) ti fece tanto arrabbiare (2).
Cara, ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Di Charles Fulpius, Gramsci aveva in carcere un "Cours de morale sociale base sur l'volution", pubblicato a Ginevra nel 1905.
Nota 2: Allusione a una lettera del 6 ottobre 1924, nella quale Gramsci, alle osservazioni di Giulia a proposito delle leggi soviettiste che difendono il diritto del bambino alle cure della societ nel suo insieme oltre che del padre, della madre eccetera, replicava: Sai che ci mi pare del Rousseau, pi che del Lenin? L'arrabbiatura cos te la infliggo lo stesso... ("Lettere 1908-1926", citato, pagina 390).


161.
26 agosto 1929.

Cara Tatiana,
ho ricevuto la fotografia dei bambini e sono stato molto contento, come puoi immaginare. Sono stato anche molto soddisfatto perch mi sono persuaso coi miei occhi che essi hanno un corpo e delle gambe: da tre anni non vedevo che solo delle teste e mi era cominciato a nascere il dubbio che essi fossero diventati dei cherubini senza le alette agli orecchi. Insomma ho avuto una impressione di vita pi viva. Naturalmente non condivido del tutto i tuoi apprezzamenti entusiastici. Io credo pi realisticamente che la loro attitudine sia determinata dalla loro posizione dinanzi alla macchina fotografica; Delio  nella posizione di chi deve fare una corve noiosa ma necessaria e che si prende sul serio; Giuliano spalanca gli occhi dinanzi a quel coso misterioso, senza essere persuaso che non ci sia qualche sorpresa un po' incerta: potrebbe saltar fuori un gatto arrabbiato o magari un bellissimo pavone. Perch altrimenti gli avrebbero detto di guardare in quella direzione e di non muoversi? Hai ragione di dire che rassomiglia in modo straordinario a tua madre e non solo negli occhi ma in tutto il rilievo superiore della faccia e della testa.
Sai? Ti scrivo malvolentieri perch non sono sicuro che la lettera ti arrivi prima della tua partenza (1). E poi sono nuovamente un po' sconquassato. Ha piovuto molto e la temperatura si  raffreddata: ci mi fa star male. Mi vengono i dolori alle reni e le nevralgie e lo stomaco rifiuta il cibo. Ma  una cosa normale per me e perci non mi preoccupa troppo. Per mangio un chilo d'uva al giorno, quando la vendono, quindi non posso morir di fame: l'uva la mangio volentieri ed  di ottima qualit. - Avevo gi letto un articolo dell'editore Formiggini a proposito delle cattive traduzioni e delle proposte fatte per ovviare questa epidemia. Uno scrittore avendo addirittura proposto di rendere responsabili penalmente gli editori per gli spropositi stampati da loro, il Formiggini rispondeva minacciando di chiudere bottega perch anche il pi scrupoloso editore non pu evitare di stampar strafalcioni e con molto spirito vedeva gi una guardia di P. S. presentarsi a lui e dirgli: Si levasse e venisse con mia in Questura. Dovesse rispondere di oltraggio alla lingua italiana! (i siciliani parlano un po' cos e molte guardie sono siciliane) (2). La quistione  complessa e non sar risolta. I traduttori sono pagati male e traducono peggio. Nel 1921 mi sono rivolto alla rappresentanza italiana della Societ degli autori francesi per avere il permesso di pubblicare in appendice un romanzo (3). Per 1000 lire ottenni il permesso e la traduzione fatta da un tale che era avvocato. L'ufficio si presentava cos bene e l'avvocato-traduttore sembrava essere un uomo del mestiere e cos mandai la copia in tipografia perch si stampasse il materiale di 10 appendici da tener sempre pronte. Per la notte prima dell'inizio della pubblicazione volli, per scrupolo, controllare e mi feci portare le bozze di stampa. Dopo poche righe feci un salto: trovai che su una montagna c'era un gran bastimento. Non si trattava del monte Ararat e quindi dell'arca di No, ma di una montagna svizzera e di un grande albergo. La traduzione era tutta cos: Morceau de roi era tradotto pezzettino di re, goujat! pesciolino! e cos via, in modo ancor pi umoristico. Alla mia protesta, l'ufficio abbuon 300 lire per rifare la traduzione e indennizzare la composizione perduta, ma il bello fu che quando l'avvocato-traduttore ebbe in mano le 700 lire residue che doveva consegnare al principale, se ne scapp a Vienna con una ragazza. Finora almeno le traduzioni dei classici erano almeno fatte con cura e scrupolo, se non sempre con eleganza. Adesso anche in questo campo avvengono cose strabilianti. Per una collezione quasi nazionale (lo Stato ha dato un sussidio di 100000 lire) di classici greci e latini, la traduzione della Germania di Tacito  stata affidata a... Marinetti (4), che d'altronde  laureato in lettere alla Sorbona. Ho letto in una rivista un registro della pacchianerie scritte da Marinetti, la cui traduzione  stata molto lodata dai... giornalisti. Exigere plagas (esaminare le ferite)  tradotto: esigere le piaghe e mi pare che basti: uno studente del liceo si accorgerebbe che  una bestialit insensata.
Cara Tatiana, chiss se potrai avere la lettera prima della tua partenza. A Roma vorrei che prendessi dei miei libri due o tre volumi: - la raccolta di conferenze sull'"Europa politica nel secolo diciannovesimo" stampato dalla Camera di Commercio di Brescia e il volume di Michels sul "Partito politico e le tendenze oligarchiche della democrazia moderna" che possiedo nella traduzione francese di prima della guerra e nella nuova edizione italiana del 1924 molto aumentata e arricchita.
Ti avevo molto tempo fa pregato di procurarmi un volumetto di Vincenzo Morello (Rastignac) sul decimo canto dell'Inferno di Dante, stampato dall'editore Mondadori qualche anno fa (27 0 28): puoi ricordartene adesso? Su questo canto di Dante ho fatto una piccola scoperta che credo interessante e che verrebbe a correggere in parte una tesi troppa assoluta di B. Croce sulla "Divina Commedia". Non ti espongo l'argomento perch occuperebbe troppo spazio. Credo che la conferenza del Morello sia l'ultima cronologicamente sul decimo canto e perci pu essere per me utile, per vedere se qualcun altro ha gi fatto le mie osservazioni; ci credo poco, perch nel decimo canto tutti sono affascinati dalla figura di Farinata e si fermano solo ad esaminare e a sublimare questa e il Morello, che non  uno studioso, ma un retore, si sar indubbiamente tenuto alla tradizione, ma tuttavia vorrei leggerla. Poi scriver la mia nota dantesca e magari te la invier in omaggio, scritta in bellissima calligrafia. Dico per ridere, perch per scrivere una nota di questo genere, dovrei rivedere una certa quantit di materiale (per esempio, la riproduzione delle pitture pompeiane) che si trova solo nelle grandi biblioteche. Dovrei cio raccogliere gli elementi storici che provano come, per tradizione, dall'arte classica al medioevo, i pittori rifiutassero di riprodurre il dolore nelle sue forme pi elementari e profonde (dolore materno): nelle pitture pompeiane, Medea che sgozza i figli avuti da Giasone  rappresentata con la faccia coperta da un velo, perch il pittore ritiene sovrumano e inumano dare un'espressione al suo viso. - Per scriver degli appunti e magari far la stesura preparatoria di una futura nota. Vedi quanti pasticci ti ho scritto? Tutto perch non sono sicuro che la lettera ti arrivi a tempo e non rimanga invece giacente per qualche settimana sul tuo tavolino ad aspettare il tuo ritorno. Altrimenti avrei scritto, come al solito, anche la parte per Giulia; vuol dire che la prossima volta scriver tutte quattro le pagine per lei. - Ancora: - vedi se puoi procurarti il "Catalogo generale del materiale scolastico e sussidi didattici" della Casa Editrice G. B. Paravia, che ha una succursale anche a Milano e a Roma. E ancora: - ti ricorderai questa volta delle fave americane? Credo che bisogni andare in una grande farmacia che abbia possibilmente anche un laboratorio, per trovarle. (Tutto nell'ipotesi che la lettera ti raggiunga!). - Carissima, ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Era intenzione di Tatiana partire per Roma e proseguire quindi per Turi. Come risulta inoltre da varie lettere ai genitori dello stesso periodo, non pare avesse abbandonato il progetto, una volta rientrata nuovamente a Milano, di raggiungerli a Mosca (confronta "Lettere ai familiari", citato, pagine 56-59). Tuttavia malgrado le insistenze dei suoi, fin dal giugno confidava a Gramsci di non riuscire a risolversi a lasciare l'Italia (confronta "Antigone e il prigioniero", citato, pagine 38-39).
Nota 2: "Il pensiero di Fernando Palazzi", Il Torchio, settimanale fascista di battaglia e di critica, numero 1, 10 gennaio 1929, A. F. FORMIGGINI, "Traduzioni" L'Italia che scrive, 2 febbraio 1929, pagina 36.
Nota 3: Sull'Ordine Nuovo quotidiano, il cui primo numero usc il primo gennaio 1921.
Nota 4: TACITO, "Germania", trad. di F. T. Marinetti Istituto Editoriale Italiano Milano 1928. La Collezione romana alla quale allude Gramsci era diretta da Ettore Romagnoli.


162.
9 settembre 1929.

Carissima mamma,
mi dispiace tanto che ti senta cos debole. Ma perch non mi scrivi qualche notizia pi particolare: cosa ti dice il medico, se fai qualche cura eccetera? Io non riesco pi a immaginare come si svolge ora la vostra vita. Penso che tu non potrai pi essere attiva come una volta e gi questo fatto deve aver trasformato tutto l'ambiente. Della casa si occuper specialmente Grazietta, non  vero? Ma le avrai lasciato poi tutta l'autorit? Fate il pane in casa? Allora immagino che sarai sempre tu a compiere le operazioni pi essenziali, perch non ti vorrai fidare di nessuno. E anche nel preparare da mangiare, vorrai vedere a destra e a sinistra, non  vero? Ma come passi il tempo, se non ti occupi pi tanto della casa? E con chi chiacchieri un po'? La signora Edvige va ancora a trovarvi? Oppure avete relazioni con Giulia e Lia, se abitano ancora a Ghilarza?
Non devi maravigliarti se Nannaro scrive di non stare troppo bene. Io ho saputo che sta abbastanza bene invece. Se scrive cos, lo fa per giustificare in qualche modo il suo lungo silenzio e non per altro. Quindi non devi impensierirti. Adesso devi pensare solo a non affaticarti, a riposare e a stare tranquilla. Hai lavorato anche troppo nella tua vita e ti sei sacrificata come poche donne (e anche pochi uomini). Non devi prenderti a cuore di ci che adesso avviene all'uno o all'altro. Abbiamo tutti il lume della ragione e ognuno si  costruito la sua esistenza secondo i suoi gusti: bene o male? che importa purch si viva con tutte le forze? Ti immagini, per esempio, che io, nonostante che da ragazzo fossi abbastanza tranquillo e posato, potessi aver finito la mia vita in un paese, come il vecchio signor Tapella, del quale mi sono ricordato l'ultima volta che ti scrissi? Era impossibile e certamente a quest'ora, se non avessi vissuto come ho vissuto, mi sarei tirato una revolverata. Ero apparentemente calmo e tranquillo, ma ero intimamente appassionato e pieno di grandi aspirazioni; disinteressate del resto, perch non sono mai stato ambizioso. E non posso lamentarmi di non aver fatto nulla; qualche cosa ho fatto e continuo a fare anche oggi, proprio perch sto in prigione, indirettamente, per le reazioni sentimentali che certamente desta ancora in pi d'uno il fatto che mi abbiano cacciato in prigione e mi ci tengano. Cos  la vita e per gustarla bisogna calcolare l'attivo e non solo il negativo, e all'attivo calcolare tutto, anche i sottoprodotti, per cos dire. Questo ti dico, perch tu ti convinca che io sono infelice fino ad un certo punto. Siccome non ho mai calcolato molto il valore dell'esistenza, ogni piccola cosa mi pare gi molto importante, mi pare qualche cosa che riesco a rubare al destino.
Ma perch gli altri non mi scrivono qualche volta, in modo da darmi qualche elemento e qualche appiglio per scrivere e divagarmi?
Cara mamma, ti auguro di stare meglio e di rimetterti. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


162.
23 settembre 1929.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 18 settembre. Mi pare che la tua mano sia stata pi forte nello scrivere delle volte precedenti e poi mi hai scritto pi a lungo, senza che in fine si scorga un qualche segno di stanchezza; ci mi ha fatto molto piacere, perch temevo che ti fossero ritornate le febbri malariche. Ti ringrazio delle notizie che mi mandi.
Come ti ho scritto altre volte, tutto mi interessa della vita reale, specialmente se questo tutto pu servirmi a ricostruire e ad immaginare la vostra vita di ogni giorno, che, per quanto possa essere eguale e monotona,  sempre pi varia e immensamente pi movimentata della mia. Chiss come saranno invecchiate Giulia e Lia. Giulia deve essere pi che mai scarrabudada (1); d'altronde mi pare che si avvicini ai sessant'anni, se non li ha passati. Lia invece deve avere ancora delle pretese giovanili e forse penser ancora a trovar marito; ma immagino che abbia un paio di baffetti piuttosto pronunziati. Perch non fate in modo che i frati della Terrasanta scendano da lei quando vengono per la cerca? Non mi hai mai scritto nulla di zio Achille (2);  ancora al servizio di zio Luigi? Zio Achille era per me il pi simpatico di tutta la famiglia, anche di zio Serafino che pure era molto simpatico. Vorrei sapere cosa fa ora. Sai cosa dovresti fare? Nelle tue lettere dovresti passarmi in rivista tutti quelli che io conoscevo e darmi loro notizie, specialmente di quelli che in questi ultimi anni sono riusciti a cambiare la loro posizione, in meglio o in peggio. Vorrei riuscire a comprendere se Ghilarza, con la nuova situazione amministrativa che le  stata fatta e con la vicinanza del bacino del Tirso, ha la tendenza a diventare una citt; se c' un maggior commercio, qualche industria, se una parte della popolazione, dalle tradizionali occupazioni rurali  passata ad occupazioni di altro genere, se c' uno sviluppo edilizio, o se invece  solo aumentato il numero delle persone che vivono di rendita. Perch mi capisca, dir che secondo me, Oristano non  una citt e non lo diventer mai;  solo un grande centro rurale (grande relativamente), dove abitano i proprietari di terra o delle peschiere del territorio vicino e dove esiste un certo mercato di manufatti per i campagnoli che vi portano le loro merci agricole. Un centro di commercianti e di proprietari fannulloni, di usurai, cio, non  ancora una citt, perch non c' produzione propria di nulla che sia importante. Ghilarza tende a diventare come Oristano o l'energia elettrica del Tirso d la base a qualche industria sia pure iniziale? Queste cose mi interessano e se tu me ne scrivi qualche cosa, sar molto contento. Sai che la noia  il mio peggiore nemico, nonostante che legga o scriva tutto il giorno; una noia particolare, che non  quella che viene dal non far nulla (perch qualche cosa faccio) ma viene dal non aver contatto col mondo reale. Non so se tu hai letto molte vite di santi e di eremiti; questi appunto erano tormentati da questa noia particolare che essi chiamavano il diavolo meridiano perch proprio verso il mezzogiorno, nella solitudine, erano presi dalla smania di cambiare, di ritornare nel mondo, di vedere della gente; essi credevano che fosse il diavolo a tentarli ed era semplicemente la noia, la terribile noia che viene dalla solitudine e dal vedere sempre le stesse cose e dal fare sempre gli stessi atti.
In questi giorni spero di avere il colloquio con Tatiana che deve essere in viaggio verso Turi. Cos potr finalmente spedire a Carlo la cassetta e anche qualche altro pacco di libri oltre la cassetta, col vocabolario per Mea. Ho ricevuto le sigarette e ringrazio cordialmente. Saluti e baci a tutti di casa, a te, carissima mamma, un affettuoso abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Svanita, in sardo.
Nota 2: Achille Delogu, fratello di Serafino.


164.
21 ottobre 1929.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera dell'8 ottobre. Tatiana non  ancora venuta a trovarmi; si  fermata qualche tempo a Roma per sbrigare alcuni suoi affari personali. Non so nulla del pacco di cui fai cenno; ad ogni modo hai fatto bene a non spedirlo, perch sarebbe stato respinto. Tatiana si mette in testa delle cose, per cui non ho mai cessato di rimproverarla; ma ella  incorreggibile e qualche volta mette me nell'imbarazzo di fronte alla direzione del carcere. I pacchi di generi alimentari si possono solo mandare per Natale, per Pasqua e per lo Statuto, altrimenti vengono respinti. Ma siccome Tatiana ha saputo che in qualche carcere permettono eccezionalmente qualche pacco extra, cos di tanto in tanto le viene l'estro di una iniziativa sperimentale. In ogni modo tu sei avvertita e non devi dar retta ai suoi suggerimenti e specialmente non devi pensare che io c'entri in qualche modo; sai che non sono mai stato goloso. Quando ero al carcere di Milano Tatiana non aveva nessun freno alle sue iniziative; qualche giorno mi port in ore diverse tre, quattro specialit che vedeva nelle vetrine per caso: - un etto di pasticcio di fegato d'oca alle 11, mezzo kilo di [...] (1) alle 2, mozzarella o panna montata alle 5; e le guardie della porta che avevano finito di conoscerla, cedevano alle sue istanze e mi consegnavano i pacchetti. Era per un giudiziario e molte cose si potevano fare: il direttore finiva di sorridere all'offensiva di tutte le donne dei carcerati che pregavano, insistevano e davano continuamente noia. Ma il vizio  rimasto in Tatiana ed ella di tanto in tanto ricasca.
Il vocabolario per Mea certamente lo spedir. Spero che potr attenderlo ancora qualche tempo. Appena viene Tatiana le far consegnare tutti i libri da spedirvi e il dizionario lo far mandare per pacco postale in modo che giunga presto. Forse per non servir molto bene a Mea e qualcheduno dovr spiegargliene bene il meccanismo, per la pronunzia, per gli accenti e per le parole antiche e moderne: per lei andrebbe meglio per ora un dizionario enciclopedico tipo Melzi con le figurine che indicano le cose, pi che un dizionario letterario come quello che io mander che d solo le parole usate nel toscano letterario.
La fotografia dei bambini mi ha molto interessato, sebbene sia orribile. La piccola figlia di Teresina rassomiglia molto specialmente a Grazietta, ha un'aria di famiglia pi di Mea e di Franco. In ogni modo mutano molto di fisionomia da una fotografia all'altra: sono per sempre molto vispi e graziosi. Ho ricevuto recentemente una fotografia di Delio e Giuliano, riuscita cos e cos; la seconda copia si  perduta per via e non posso fartela mandare. Forse tra breve me ne manderanno una nuova, presa dopo le vacanze e la campagna e te ne far spedire una copia. Stanno tutti bene.
E perch non devi mandare l'atto di nascita a Nannaro? Certo devi mandarlo. Spero che lui sia tanto saggio da farne un buon uso e da non esporsi a rischi inutili. Sebbene legalmente egli non abbia nessuna ragione di temere. Ma la legalit c'entra fino un certo punto in queste cose. Salutalo a nome mio quando gli scrivi.
Ma come mai vi fanno pagare il focatico? Questa tassa  stata abolita per legge, perch inglobata nella complementare, gi da qualche anno. Si vede che i podest, premuti dai bisogni del bilancio, non guardano molto per il sottile e fanno pagare due volte, cos che diversi stati [...] (2), la stessa imposta. Non mi hai scritto cosa fa Egidio Mass [...] (3), e chi  la maestra di Mea? E' forse la Tamponi? Saluti e baci a tutti; un abbraccio affettuoso a te.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Parola illeggibile.
Nota 2: Alcune parole illeggibili.
Nota 3: Le ultime lettere del nome sono illeggibili.


165.
4 novembre 1929.

Cara Tatiana,
finalmente  ritornato il turno della tua lettera, dopo due mesi. Mi sono riletto le cartoline da te inviatemi nel frattempo, ma non sono riuscito a ridestare i sentimenti frenetici che sentivo di volta in volta che esse arrivavano. Sto diventando un vero fakiro; tra breve sar capace di inghiottire le spade e di passeggiare a piedi nudi sulle lame Gillett. Tu forse farai la faccia stranita a questo esordio un po' melodrammatico, e a me dispiace molto di doverti rimproverare ma bisogna che lo faccia, necessariamente, per non essere costretto un'altra volta a darti qualche dispiacere molto grosso, come sarebbe, per esempio, quello di interrompere ogni corrispondenza e ogni altra forma di rapporti. - Io ti ho avvertito pi volte di non prendere nessuna iniziativa che riguardasse la mia posizione in particolare, e nessuna iniziativa che mi riguardi, in generale, senza un mio preventivo consenso. Non so perch tu ti sei sempre ostinata a non voler prendere sul serio questa mia raccomandazione, a non darle alcun valore. Devi aver creduto che si trattasse di non so quale specie di ubbia o di puntiglio infantile. Ma in verit, se ci avessi riflettuto un po', a quali conclusioni saresti dovuta giungere? Mi pare semplice. Basta pensare a quest'ordine di cose: - Che cosa sai tu, di preciso, di concreto, sulla mia vita quotidiana? Nulla o quasi nulla. Come fai a sapere quali conseguenze potranno avere per me, concretamente le tue iniziative, anche quelle che tu ritieni le pi banali e di nessuna importanza? Tu non puoi sapere nulla, assolutamente nulla. Tutto il concatenarsi di cause ed effetti nella vita carceraria,  fondamentalmente diverso da quello della vita comune, perch nell'azione e reazione dei sentimenti e delle opere manca l'elemento fondamentale della libert, sia pure relativa, della vita comune. Non  giusto che in tali condizioni, sia io solo, a poter decidere se una cosa va fatta o no, io solo, perch io solo sono in carcere, sono privato della libert, sono quello su cui possono ricadere le conseguenze di ogni iniziativa, peggiorando le mie condizioni di vita quotidiana? Anche ammettendo che si trattasse di un puro puntiglio (e io ti assicuro che non  il caso), ebbene, anche se ti trattasse di una fanciullaggine, dovrebbe essere rispettata, perch i nervi diventano cos sensibili in questa condizione che averne un certo riguardo non  poi una esagerazione. - Il fatto che mi ha irritato fino alla frenesia (proprio fino alla frenesia)  la pratica che hai fatto con l'avvocato Niccolai a proposito del Consiglio di revisione. Perch non domandarmi prima qualcosa? Sappi intanto che tutta la briga che ti sei data sar completamente inutile, perch io personalmente non inoltrer nessun ricorso e se l'avvocato mi scriver, probabilmente non gli risponder neppure. Il ricorso  stato fatto, legalmente, ai termini di legge, poich la legge lo consentiva, nel giugno 1928 (1). L'avvocato Niccolai  stato incaricato di patrocinarlo e si  impegnato a farlo. Quello che  stato fatto  sufficiente, data l'importanza della quistione, che si riduce, in realt, al puro esercizio di un diritto formale, senza altra conseguenza prevedibile che non sia gi contenuta nell'esercizio stesso di questo diritto formale, cio di una pura protesta. Ogni tua ingerenza non fa che gettare un'ombra di equivoco su questa mia e degli altri, ma specialmente mia, posizione cristallina. Perch non vuoi capire che tu sei incapace, radicalmente incapace, di tener conto del mio onore e della mia dignit in queste quistioni, perch non puoi capirne nulla di nulla? Bada che non voglio offenderti, in nessun modo, e non voglio neanche mettere in dubbio la tua sensibilit in tali quistioni, quando si presentano nella forma comune dei rapporti normali tra uomo e uomo: voglio solo constatare la obbiettiva impossibilit per te, estranea, a rivivere l'atmosfera di ferro e di fuoco attraverso la quale sono passato io negli anni scorsi. Ma voglio tuttavia persuaderti che si tratta di una cosa enormemente importante per me, sulla quale non voglio che si eserciti nessuna ingerenza e a causa di cui sono deciso a risoluzioni recise, come quella di rompere ogni rapporto. Ti prego di considerare molto seriamente ci che ti scrivo, perch ho riflettuto molto e sono stato qualche notte senza dormire, assillato come ero dalle tue cartoline alle quali non potevo ancora rispondere. Tu mi avevi gi dato un dispiacere molto forte, quando mi accennasti a quella certa proposta da te fatta a Giulia parecchio tempo fa; ho fatto molto male allora a non darti un'impressione pi recisa di disapprovazione. Mi lasciavo intenerire dalle tue premure per me e mi dispiaceva di addolorarti. Ma ora mi sono fakirizzato anche da questo punto di vista e ho paura addirittura di facchinizzarmi e di finire nelle male parole. Ma credo che tu d'ora in avanti sarai molto cauta, poich sono sicuro che mi vuoi bene e ti dispiace di avermi cos profondamente ferito e addolorato. Non addolorarti troppo tu per ci che ti ho scritto; rompi ogni pratica con l'avvocato Niccolai, e se vuoi riferiscigli la parte di questa lettera che lo riguarda. Non mandarmi nulla, n libri n altro, che io non ti abbia domandato; attieniti in modo rigorosissimo a questa norma, senza eccezioni di nessuna sorta, n di tempo, n di luogo, n di occasione speciale. - Mi dispiace di essere stato nella necessit di occupare tutta la lettera con questa quistione. Spero che questa volta ti curerai sul serio e non farai pi tante cose strampalate a danno della tua salute. Cara Tatiana, credi che solo perch ti voglio molto bene e mi dispiacerebbe molto troncare ogni rapporto con te, sono stato cos schietto e reciso. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta la lettera 158. Dietro consiglio dell'avvocato Niccolaj, il quale l'aveva informata che l'esposto presentato da Terracini alla Cassazione dopo la sentenza del processo di Roma era stato respinto, Tatiana aveva avviato una nuova pratica sulla base di un progetto di legge presentato il 23 settembre 1929, relativo alla revisione delle cause del Tribunale speciale.


166.
18 novembre 1929.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto la tua cartolina del 16 e sono stato molto contento di avere tue notizie dopo circa 15 giorni che non mi avevi scritto. Cara Tatiana, credo che Carlo ti abbia assicurato a voce del mio vero stato d'animo e che sia riuscito a cancellare l'impressione che ti aveva fatto la mia ultima lettera: io volevo solo creare in te una convinzione, non darti un dispiacere, ma forse era impossibile ottenere un risultato senza determinare anche quest'altro effetto. Ti sono molto grato di tutto ci che mi hai mandato, seppure devo fare l'osservazione che hai speso troppi quattrini; adesso non devi pi pensare che mi manchi qualcosa: sono provvisto per almeno cinque o sei anni e abbondantemente. Ho ricevuto anche i bulbi, ma non li ho ancora interrati, perch il freddo invernale credo li gelerebbe; li pianter ai principii della primavera e spero che germoglieranno a differenza delle dalie che sono tutte fallite. Ho ricevuto anche i libri, ma ti prego di non inviarmene pi fino a mio avviso, perch sono al completo, nonostante che Carlo ne abbia portato via seco un certo mucchio. Dei libri che ti avevo indicato manca l'edizione italiana di quello del professore Michels sui "Partiti politici e le tendenze oligarchiche della democrazia moderna", che io avevo. Se  andato perduto nei traslochi, pazienza, ma se si trova ancora, mettilo da parte e caso mai me lo porterai tu al tuo primo nuovo viaggio:  un grosso volume edito dalla Unione Tipografica Editrice Torinese nel 1924. Se non sono andati dispersi metti da parte anche i volumi del Metodo Berlitz per il tedesco (2 volumetti) e per il russo (1 vol.) e se puoi il tuo esemplare dell'"Oblomov" di Gonciarov nel testo russo (una volta lo vidi sul tuo tavolino). Adesso traduco solo dal tedesco, per non affaticarmi troppo la memoria e non disperdere l'attenzione, ma l'anno venturo, quando avr esaurito il programma di tedesco che mi sono fissato, riprender a fondo il russo: l'"Oblomov" mi pare adatto perch ne ho tradotto qualche brano in una antologia per le scuole commerciali italiane e inoltre perch avendo la traduzione integrale del Lo Gatto (1), potr controllare il mio lavoro personale. Se la tua edizione  anteriore alla guerra, come mi pare di ricordare, e si pu leggere la data della stampa, credo non ci sar difficolt a farlo passare.
Proprio oggi sono arrivati nella posta due fasci di atti parlamentari delle discussioni al Senato. Non ho ancora potuto esaminarli perch dovevano ancora andare al visto. In ogni modo la loro mole mi ha spaventato. Io ti avevo scritto per avere solo quei fogli che contengono la discussione sul patto del Laterano. Se per caso hai dato ordine alla Libreria di spedirmi sempre gli atti parlamentari, per piacere, ritiralo subito, perch non saprei proprio che farmene nelle attuali condizioni. Se puoi ritira anche gli ordini per le discussioni dinanzi alla Camera dei Deputati: ho letto che questa parte deve essere pubblicata in volume con prefazione dell'onorevole Federzoni, cio in una forma pi comoda e pi maneggevole.
Ho visto che Giulia non ha ancora scritto, dopo tanto tempo. Ci mi addolora. Non pu trattarsi solo di mancanza di tempo. A me non ha scritto da circa quattro mesi e nel frattempo io le ho scritto due volte senza avere risposta. Ci mi mette in un certo disagio, che mi  difficile superare. Non sarei pi capace di scriverle, senza prima aver ricevuto qualche sua notizia diretta. Penso che qualche sua lettera sia andata perduta. E' possibile. E' possibile anche che lei si maravigli che io non le scriva, se ha scritto e le sue lettere si sono perdute. Allo stato dei fatti da me controllabili, io ho scritto due volte senza aver risposta e mi trovo imbarazzato a scrivere una terza volta. Sai, adesso mi sto abituando all'idea che, poich sono in carcere, posso aver diritto a qualche riguardo. Ci ho pensato molto a questo sentimento, dopo averti scritto l'ultima lettera. Un po' ho riso di me stesso perch mi sono ricordato di una commedia del cinquecento in cui appaiono come personaggi alcuni lanzichenecchi ubbriachi che su per gi fanno questo ragionamento: Nui lanzi essere molto fortunati; noi rubare, bastonare italiani, violentare italiane, poi dire che essere ubbriachi (2). Tuttavia ho pensato che la mia non  solo una pretesa da lanzo ubbriaco e che l'essere in prigione non  proprio simile all'essere ubbriachi. Non che crei dei diritti speciali verso quelli che ci vogliono bene, ma, per esempio, spiega e giustifica che io non scriva a Giulia se persistentemente non ricevo da lei lettere. Io non ho suscettibilit meschine, ma qualche volta penso che se non mi si scrive, ci pu dipendere anche dal fatto che non si ha pi piacere di ricevere mie lettere e notizie: onde il disagio di cui parlavo prima. Cara Tatiana, scrivo queste cose un po' per ridere, ma anche con un po' di malinconia. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Quando parti per Milano avvertimi subito. Se io sono in sospeso, perch non so dove tu sia nel giorno in cui posso scrivere la corrispondenza, finisco che non scrivo pi e lascio perdere il turno. Sai che l'ultima volta per ben quattro mesi filati mi hai scritto ogni quattro o cinque giorni che eri sul punto di prendere il treno eccetera eccetera; come volevi che io prendessi sul serio queste velleit e non pensassi che si trattava di una fiaba? Se avvenisse uno di questi inconvenienti, ricordati che verso la met del mese entrante sar bene ricordare alla Libreria di rinnovare a tempo gli abbonamenti alle riviste, se no capiter come al principio di quest'anno. Cara, ti abbraccio ancora.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: I. A. GONCIAROV, "Oblomov", Slavia, Torino 1928, 2 volumi (nel Fondo Gramsci  conservato soltanto il secondo). Saggi di traduzione di brani dell'"Oblomov", insieme a quelli di altre opere tutti ricavati dalla "Antologia russa" di Rachele Gutman-Polledro e Alfredo Polledro, sono nel quaderno 9 (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagine 2397-2398).
Nota 2: La stessa immagine, tratta dalla commedia "La Spagnola" di Andrea Calmo (1510-1571), era stata ripresa da Gramsci nell'articolo "Il lanzo ubriaco", Avanti!, 18 febbraio 1920 (confronta ora "L'Ordine Nuovo", citato, pagine 420-424).


167.
2 dicembre 1929.

Carissimo Carlo,
come mai non mi hai scritto neppure una cartolina illustrata dopo la tua partenza da Turi? Cos sono da circa un mese senza notizie della mamma e di Teresina. Sai cosa dovresti fare? Procurarti una di quelle collezioni di cartoline sui costumi della Sardegna come quelle che mi avevi mandato a Roma nel '25 e poi spedirmele una alla volta, scrivendole tu stesso o facendole scrivere a volta a volta da uno di casa. Che impressione ha avuto la mamma dal tuo viaggio? Chiss che storie avrai raccontato! I libri che devi rispedire alla libreria, spiegando in una lettera che mi sono stati inviati in doppio esemplare per errore, sono i seguenti.
1) Ettore Lo Gatto, "Storia della Letteratura russa", secondo volume;
2) Mthode Toussaint-Langenscheidt, "Dictionnaire Anglais-Franais".
3) Ognev, "Le Journal de Kostia Riabzev".
Aggiungerai nella lettera che in cambio di questi tre volumi possono inviarmi:
1) Ettore Lo Gatto, "Storia della Letteratura russa", volume terzo (certamente per sbaglio mi hanno inviato una doppia copia del secondo volume invece di mandarmi il terzo).
2) G. Salvioli, "Il capitalismo antico", Ed. Laterza Bari.
3) C. Avarna di Gualtieri, "Ruggero Settimo nel Risorgimento italiano", Ed. Laterza Bari.
Confeziona il pacco con cura perch i libri non arrivino rovinati, perch allora la libreria avrebbe il diritto di non accettarli indietro. Scrivi per mio incarico, perch non avvengano confusioni, press'a poco cos: Mio fratello Antonio detenuto nella Casa Penale di T. di B. mi incarica di rispedirvi indietro i seguenti libri che per sbaglio gli furono inviati in doppia copia - lista c.s. -. Vi prega, in cambio, di volergli spedire i seguenti eccetera.
Poich ci sei ti prego anche di spedire una cartolina con risposta al seguente indirizzo: signor Antonio Pescarzoli, redattore dell'Italia Letteraria, via della Mercede 39, Roma, del seguente tenore: Mio fratello Antonio Gramsci, detenuto nella Casa Penale di Turi di Bari, abbonato all'Italia Letteraria per il tramite della Libreria Sperling e Kupfer di Milano, le sarebbe molto grato se ella volesse spedirgli i cataloghi per il 1930 delle pi importanti case editrici italiane e francesi. Appena ella avr voluto darmi riscontro di aver ricevuto questa cartolina, le spedir qualche lira di francobolli per la spedizione dei cataloghi. Mio fratello non sa se questo servizio rientri nel suo incarico di bibliofilo dell'Italia Letteraria e perci mi incarica di domandarle scusa del disturbo e di ringraziarla. Saluti eccetera. Credo che questo signor Pescarzoli risponder accettando: allora puoi mandargli un cinque o sei lire di francobolli da 10 centesimi.
Scrivi anche a Tatiana salutandola e dicendole che non le ho potuto scrivere questa volta perch il turno spettava a te; dille che sar contento se mander a Giulia anche la mia ultima lettera.
Caro Carlo, non ho pi voglia di scrivere. Qui il tempo  molto variabile e umido e ci mi produce un certo malessere accompagnato da forte emicrania. Scrivimi presto mandandomi notizie di tutti e abbraccia tutti di casa.
ANTONIO.


168.
16 dicembre 1929.

Carissima Tatiana,
questo mese mi hai scritto pochino pochino: una cartolina il 28 novembre e un bigliettino il 29 insieme con la lettera di Giulia. Sai, per, anch'io ho, adesso, pochissima voglia di scrivere. Mi pare che tutti i legami col mondo esterno si vadano a uno a uno rompendo. Quando ero al carcere di Milano due lettere alla settimana non mi bastavano mai: avevo la mania di chiacchierare per iscritto. Ricordi come scrivevo fitto fitto? Si pu dire che allora tutti i miei pensieri, durante la settimana, erano concentrati per il luned: cosa potr scrivere? in che modo dovr scrivere questo o quest'altro perch la lettera non sia trattenuta? Ora non so pi cosa scrivere, come incominciare. Mi sto completamente imbozzolando. La mia attenzione  rivolta a quello che leggo e traduco. Mi pare, quando rifletto su me stesso, di essere ricaduto nello stato di ossessione in cui mi trovavo negli anni dell'Universit quando mi concentravo su una quistione ed essa mi assorbiva in tal modo che non badavo pi a nulla e correvo talvolta il pericolo di andare sotto il tranvai.
Mi dici di scrivere a Giulia tante cosette, dei particolari della mia vita. Ma il fatto  che nella mia vita non ci sono n cosette n particolari, non ci sono chiaroscuri. Ed  bene che sia cos. Quando la vita in carcere  movimentata, il segno  brutto assai. L'unico campo che non sia come quel quadro che rappresentava un nero al buio  quello cerebrale. Ma ci sono dei limiti, sostanziali e formali. Formali, perch sono in carcere e ho dei limiti regolamentari. Sostanziali perch ci che spesso mi interessa, ha un valore molto relativo. In questo momento mi interessa la quistione se la lingua dei Niam Niam, che chiamano se stessi popolo dei Sandeh, mentre il nome di Niam Niam  attribuito loro dai vicini Dinka, appartenga o no alla branca sudanese occidentale, anche se il territorio dove  parlata  posto nel Sudan orientale, tra il ventiduesimo e il ventottesimo grado di longitudine Est. Quindi se la classificazione delle lingue sia da fare meglio secondo la distribuzione geografica o secondo il processo storico di filiazione (1). Eccetera eccetera. - Questa  anche la ragione per cui neanche questa volta scrivo a Giulia. Non so proprio cosa scrivere. E non voglio scrivere una lettera di convenienza, come si dice. Devo ancora riflettere su alcuni problemi e senza averli risolti, non riesco a scrivere. (Non so neanche se riuscir a risolverli). Il problema fondamentale  questo: devo pensare a Giulia e trattare con lei secondo gli schemi della banale psicologia che ordinariamente si attribuisce al mondo muliebre? Ci mi ripugnerebbe in sommo grado. Eppure... Come ti pare che debba essere interpretata la sua lettera dove dice che dopo la mia lettera del 30 luglio si  sentita pi vicina a me, per  rimasta quattro mesi senza scrivermi proprio dopo quella lettera. Io finora non sono riuscito a trovare la sintesi superiore di questa contraddizione e non so se riuscir a trovarla. Perci mi astengo. Tu scrivi che non sai deciderti a mandare a Giulia la mia ultima lettera, perch potrebbe farle male. E' certo che le far del male, ma non credo che questa sia una buona ragione. Sono anzi sicuro che ella stessa preferisca conoscere esattamente il mio stato d'animo. Credi che io sia allegro, di scrivere queste cose? Ma sono giunto al punto in cui mi trovavo come ho gi detto, quando ero all'Universit: allora non scrivevo mai lettere. Quando io mi trovo dinanzi a una quistione che non posso risolvere e mi convinco che realmente non posso risolverla, io l'abbandono e non ci penso pi. Lo faccio, per un rispetto a me stesso e pi per un rispetto agli altri: io stimo troppo Giulia per considerarla come una borghesuccia sentimentale, che so io? come la protagonista di Eugenio Oneghin (2), per esempio. Ti pare, cara Tatiana? D'altronde, manda questa lettera a Giulia:  sempre diretta a lei, anche se indirettamente. Carissima Tatiana, vedi quanti dispiaceri ti sto dando in questi ultimi tempi? Ne sono proprio addolorato, credimi. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Si tratta di uno dei temi esaminati nel libro di F. N. FINCK, "Die Sprachstmme des Erdkrezses" (confronta la lettera 58 e nota 4). Nota 2: Tatiana Larina, protagonista del romanzo di Puskin.


169.
19 dicembre 1929.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la lettera del 4 dicembre della mamma e la tua del 13. Ti ringrazio per la sollecitudine con cui hai eseguito le mie commissioni. Tra gli oggetti di vestiario che avevo a Roma non ti fu consegnato anche un soprabito? Mi pare che fosse ancora passabile, se anche non pi di primo pelo. Voglio parlare di un soprabito da inverno, perch un altro, di gabardine, era ormai diventato uno straccio. Ma forse l'hai ricevuto e ti sei dimenticato di scrivermene. Delle due paia di scarpe non ricordo pi: credo per che debbano essere molto malandate e ormai inservibili. - Naturalmente ti prego di non mettere pi in testa a mamm che possa fare un viaggio fino a Turi: solo il pensiero di una simile eventualit mi spaventa. Mi pare che ella gi abusi troppo della sua fibra eccezionale lavorando cos accanitamente alla sua et: avrebbe ormai diritto alla pensione, se esistessero pensioni per le madri di famiglia. Penso che il primo contatto col carcere abbia fatto persino una gravissima impressione a te: immagina quale impressione farebbe a lei. Non si tratta tanto del lungo viaggio, con tutti i suoi disagi, per una donna anziana che non ha mai fatto pi di 40 chilometri in ferrovia e non ha attraversato il mare (forse il viaggio in s la divertirebbe): si tratta di un tale viaggio fatto per visitare un figlio in carcere. Mi pare che occorra evitarlo a tutti i costi. - Che cosa le hai poi raccontato? Spero che non abbia esagerato in nessun senso: del resto tu stesso hai visto che io non sono n abbattuto, n scoraggiato, n depresso. Il mio stato d'animo  tale che se anche fossi condannato a morte, continuerei a essere tranquillo e anche la sera prima dell'esecuzione magari studierei una lezione di lingua cinese. La tua lettera e ci che mi scrivi di Nannaro mi hanno interessato molto, ma anche maravigliato. Voi due avete fatto la guerra: specialmente Nannaro ha fatto la guerra in condizioni eccezionali, da minatore, sotto terra, sentendo attraverso il diaframma che separava la sua galleria dalla galleria austriaca il lavoro del nemico per affrettare lo scoppio della mina propria e mandarlo per aria. Mi pare che in tali condizioni, prolungate per anni, con tali esperienze psicologiche, l'uomo dovrebbe aver raggiunto il grado massimo di serenit stoica, e aver acquistato una tale convinzione profonda che l'uomo ha in se stesso la sorgente delle proprie forze morali, che tutto dipende da lui, dalla sua energia, dalla sua volont, dalla ferrea coerenza dei fini che si propone e dei mezzi che esplica per attuarli - da non disperare mai pi e non cadere pi in quegli stati d'animo volgari e banali che si chiamano pessimismo e ottimismo. Il mio stato d'animo sintetizza questi due sentimenti e li supera: sono pessimista con l'intelligenza, ma ottimista per la volont (1). Penso, in ogni circostanza, alla ipotesi peggiore, per mettere in movimento tutte le riserve di volont ed essere in grado di abbattere l'ostacolo. Non mi sono fatto mai illusioni e non ho avuto mai delusioni. Mi sono specialmente sempre armato di una pazienza illimitata, non passiva, inerte, ma animata di perseveranza. - Certo oggi c' una crisi morale molto grave, ma ce ne sono state nel passato di molto pi gravi e c' una differenza tra oggi e il passato. [...] (2). Perci sono anche un po' indulgente e ti prego di essere anche tu indulgente con Nannaro, che, ho visto io stesso, sa anche essere forte. Solo quando  isolato, perde la testa e si accascia. Forse gli scriver la prossima volta.
Caro Carlo, ti ho fatto un sermone in piena regola. Intanto dimenticavo di raccomandarti di fare tanti complimenti e tanti auguri a Teresina e anche a Paolo naturalmente, per la loro nuova figlioletta. Poi devo fare gli auguri generali per il Natale e per tutte le altre feste che succederanno. Io far il natale alla meglio, un po' come il famoso signor Chiu, di cui ci parlava la mamma quando eravamo bambini. Abbraccia tutti affettuosamente e specialmente la mamma.
tuo ANTONIO.


Note.

Nota 1: Questa nota formula, fatta propria da Gramsci nei "Quaderni" e in altri scritti precarcerari, era stata menzionata nell'editoriale "Discorso agli anarchici", apparso sull'Ordine Nuovo del 3-10 aprile 1920: La concezione socialista del processo rivoluzionario  caratterizzata da due note fondamentali che Romain Rolland ha riassunto nel suo motto d'ordine: 'pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volont' (confronta "L'Ordine Nuovo", citato, pagina 490). In quel periodo, Rolland aveva parlato di pessimismo dell'intelligenza e ottimismo della volont in una recensione a "Le sacrifice d'Abraham" di Raymond Lefebvre, pubblicata su L'Humanit del 19 marzo 1920. (Ci che pi mi piace in Lefebvre  questa intima fusione - che per me fa il vero uomo - di pessimismo dell'intelligenza che penetra ogni illusione, e ottimismo della volont).
Nota 2: Sei righe cancellate dalla censura.


170.
30 dicembre 1929.

Cara Giulia,
non mi sono ricordato di domandare a Tatiana con la quale ho avuto un colloquio qualche giorno fa (1), se ti aveva trasmesso le mie due ultime lettere a lei. Penso di s, perch avevo domandato che lo facesse; perch volevo che tu fossi informata d'un mio stato d'animo, che si  attenuato, ma non  ancora completamente sparito, anche a costo di procurarti qualche dispiacere.
Ho letto con molto interesse la lettera in cui mi hai dato una impressione del grado di sviluppo di Delio. Le osservazioni che far devono essere naturalmente giudicate tenendo presente alcuni criteri limitativi: 1) che io ignoro quasi tutto dello sviluppo dei bambini proprio nel periodo in cui lo sviluppo offre il quadro pi caratteristico della loro formazione intellettuale e morale, dopo i due anni quando si impadroniscono con una certa precisione dei linguaggio, incominciano a formare nessi logici oltre che immagini e rappresentazioni; 2) che il giudizio migliore dell'indirizzo educativo dei bambini  e pu essere solo di chi li conosce da vicino e pu seguirli in tutto il processo di sviluppo, purch non si lasci acciecare dai sentimenti e non perda con ci ogni criterio, abbandonandosi alla pura contemplazione estetica del bambino, che viene implicitamente degradato alla funzione di un'opera d'arte.
Dunque, tenendo conto di questi due criteri, che poi sono uno solo in due coordinate, mi pare che lo stato di sviluppo intellettuale di Delio, come risulta da ci che mi scrivi sia molto arretrato per la sua et, sia troppo infantile. Quando aveva due anni, a Roma, egli suonava il pianoforte, cio aveva compreso la diversa gradazione locale delle tonalit sulla tastiera, dalla voce degli animali: il pulcino a destra, e l'orso a sinistra, con gli intermedi di svariati altri animali. Per l'et di due anni non ancora compiuti questo procedimento era compatibile e normale; ma a cinque anni e qualche mese, lo stesso procedimento applicato all'orientamento, sia pure di uno spazio enormemente maggiore (non quanto pu sembrare, perch le quattro pareti della stanza limitano e concretano questo spazio),  molto arretrato e infantile.
Io ricordo con molta precisione che a meno di cinque anni, e senza essere mai uscito da un villaggio, cio avendo delle estensioni un concetto molto ristretto, sapevo con la stecca trovare il paese dove abitavo, avevo l'impressione di cosa sia un'isola e trovavo le citt principali d'Italia in una grande carta murale; cio avevo un concetto della prospettiva, di uno spazio complesso e non solo di linee astratte di direzione, di un sistema di misure raccordate, e dell'orientamento secondo la posizione dei punti di questi raccordi, alto-basso, destra-sinistra, come valori spaziali assoluti, all'infuori della posizione occasionale delle mie braccia. Non credo di essere stato eccezionalmente precoce, tutt'altro. In generale ho osservato come i grandi dimentichino facilmente le loro impressioni infantili, che a una certa et svaniscono in un complesso di sentimenti o di rimpianti o di comicit o altro di deformante. Cos si dimentica che il bambino si sviluppa intellettualmente in modo molto rapido, assorbendo fin dai primi giorni dalla nascita una quantit straordinaria di immagini che sono ancora ricordate dopo i primi anni e che guidano il bambino in quel primo periodo di giudizi pi riflessivi, possibili dopo l'apprendimento del linguaggio. Naturalmente io non posso dare [che] giudizi e impressioni generali, per l'assenza di dati specifici e numerosi; ignoro quasi tutto, per non dire tutto, perch le impressioni che mi hai comunicato non hanno nessun legame tra di loro, non mostrano uno sviluppo. Ma dal complesso di questi dati ho avuto l'impressione che la concezione tua e di altri della tua famiglia sia troppo metafisica, cio presupponga che nel bambino sia in potenza tutto l'uomo e che occorra aiutarlo a sviluppare ci che gi contiene di latente, senza coercizioni, lasciando fare alle forze spontanee della natura o che so io. Io invece penso che l'uomo  tutta una formazione storica ottenuta con la coercizione (intesa non solo nel senso brutale e di violenza esterna) e solo questo penso: che altrimenti si cadrebbe in una forma di trascendenza o di immanenza. Ci che si crede forza latente non , per lo pi, che il complesso informe e indistinto delle immagini e delle sensazioni dei primi giorni, dei primi mesi, dei primi anni di vita, immagini e sensazioni che non sempre sono le migliori che si vuole immaginare. Questo modo di concepire l'educazione come sgomitolamento di un filo preesistente ha avuto la sua importanza quando si contrapponeva alla scuola gesuitica, cio quando negava una filosofia ancora peggiore, ma oggi  altrettanto superato. Rinunziare a formare il bambino significa solo permettere che la sua personalit si sviluppi accogliendo caoticamente dall'ambiente generale tutti i motivi di vita. E' strano ed interessante che la psicoanalisi di Freud stia creando, specialmente in Germania (a quanto mi appare dalle riviste che leggo) tendenze simili a quelle esistenti in Francia nel Settecento: si sta formando un nuovo tipo di buon selvaggio corrotto dalla societ, cio dalla storia. Ne nasce una nuova forma di disordine intellettuale molto interessante (2).
A tutte queste cose mi ha fatto pensare la tua lettera. Pu darsi, anzi  molto probabile, che qualche mio apprezzamento sia esagerato e addirittura ingiusto. Ricostituire da un ossicino un megaterio o un mastodonte era proprio di Cuvier, ma pu avvenire che con un pezzo di coda di topo si ricostruisca invece un serpente di mare. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Tatiana era arrivata a Turi il 26 dicembre. Caduta nuovamente ammalata, sarebbe rimasta fino a marzo inoltrato senza poter incontrare Gramsci. Il 2 gennaio 1930 gli scrive: Rimango a Turi in attesa di un altro colloquio. Intanto tu ti abituerai all'idea che ti sto vicino, che respiriamo la stessa aria [...]. Voglio sperare che in questi giorni tu non ti sei preso nessuna pena per me. Ma la verit  che non sapevo scriverti in attesa di vederti ancora e di parlarti con maggiore affiatamento della prima volta, allorch i pensieri non si presentavano nemmeno, mentre il cuore era commosso ("Antigone e il prigioniero", citato, pagina 47).
Nota 2: Nel paragrafo "Freud" del primo quaderno Gramsci annota: La diffusione della psicologia freudiana pare che dia come risultato la nascita di una letteratura tipo 700; al 'selvaggio', in una forma moderna, si sostituisce il tipo freudiano. La lotta contro l'ordine giuridico viene fatta attraverso l'analisi psicologica freudiana ("Quaderni del carcere", citato, pagina 26).
Nota 3: Una postilla su "L'ossicino di Cuvier"  anche nel primo quaderno (ivi, pagina 22). Sul senso che l'allusione al metodo di Cuvier pu rivestire nella comprensione del metodo filologico seguito da Gramsci nelle note del carcere, si  soffermato J. Buttigieg nella sezione "Gramsci's Method" della sua introduzione a A. GRAMSCI, "Prison Notebooks", Columbia University Press, New York-Oxford, 1992, volume 1, pagine 42-64.



1930.


171.
13 gennaio 1930.

Carissima Tania,
ho ricevuto con qualche giorno di ritardo la tua lettera del 5, perch essa  stata tassata, certamente per errore. Tu l'hai spedita da Turi, indubbiamente, e quindi l'affrancatura di 25 centesimi era giusta. Occorrer fare un ricorso. In ogni modo ti avverto che se in questo caso l'ufficiale postale ha avuto torto, in altri casi egli ha avuto ragione: tu riempi troppo le cartoline dalla parte dell'indirizzo, e invece non bisogna scrivere mai sopra la dicitura Cartolina postale e forse neanche sopra lo stemma dello Stato. La cartolina viene tassata di 40 centesimi e ritarda qualche volta tre giorni per via delle pratiche occorrenti.
Ti ringrazio delle notizie sulla famiglia che mi hai mandato. Quanto al mio stato d'animo, penso che tu non l'abbia perfettamente capito. Per ti dir che  difficile capire queste cose, perfettamente, a chiunque, perch troppi elementi concorrono a formarle, e molti di essi  quasi impossibile immaginarli; tanto meno  quindi possibile immaginare il complesso in cui si combinano. In questi giorni, proprio, ho letto un libro, "Dal 1848 al 1861", nel quale sono raccolte lettere, scritti, documenti riguardanti Silvio Spaventa, un patriotta abbruzzese, deputato al Parlamento napoletano del '48, arrestato dopo il fallimento del moto nazionale, condannato all'ergastolo e liberato nel 1859 per le pressioni della Francia e dell'Inghilterra; in seguito ministro del Regno e una delle personalit pi spiccate del partito liberale di destra fino al 1876. Mi  sembrato che in molte sue lettere, col linguaggio del tempo, cio alquanto romantico e sentimentale, egli esprima perfettamente degli stati d'animo simili a quelli che io spesso attraverso. Per esempio, in una lettera del 17 luglio 1853 al padre egli scrive: Di voi gi non ho nuove da due mesi; da quattro e forse pi delle sorelle; e da qualche tempo di Bertrando (suo fratello). Credete voi che in un uomo come me, che mi pregio di avere un cuore affettuoso e giovanissimo, questa privazione non debba tornarmi oltre ogni modo dolorosissima? Io non penso che sia ora amato meno di quello che sono stato sempre dalla mia famiglia ma la sventura suol fare due effetti, che spesso lasci spegnere ogni affetto verso gli sventurati e non meno spesso spegne negli sventurati ogni affetto verso di tutti. Io non temo il primo di questi due effetti in voi, quanto il secondo in me; dappoich, sequestrato come sono qui da ogni commercio umano ed amorevole, il tedio grande, la prigionia lunga, il sospetto di essere dimenticato da ognuno mi amareggiano e isteriliscono lentamente il cuore (1). Come dicevo, a parte il linguaggio corrispondente alla temperie sentimentale dell'epoca, lo stato d'animo appare con molto rilievo. E, ci che mi conforta, lo Spaventa non fu certo un carattere debole, un piagnucolone come altri. Egli fu dei pochi (una sessantina) che dei pi che seicento condannati nel '48 non volle mai fare domande di grazie al re di Napoli; n si diede alla devozione, anzi, come scrive spesso, si and sempre pi persuadendo che la filosofia di Hegel era l'unico sistema e l'unica concezione del mondo razionali e degni del pensiero d'allora.
Sai, poi, quale sar l'effetto pratico di questa concordanza trovata tra i miei stati d'animo e quelli di un detenuto politico del '48? Che ormai essi mi sembreranno un po' comici, buffamente anacronistici. Sono passate tre generazioni e del cammino avanti se n' fatto, in tutti i campi. Ci che era possibile per i nonni, non  possibile per i nipoti (non dico dei nostri nonni, perch mio nonno, non te l'ho mai detto, era proprio colonnello della gendarmeria borbonica (2) e probabilmente fu tra quelli che arrestarono lo Spaventa antiborbonico e fautore di Carlo Alberto); obbiettivamente, s'intende, ch soggettivamente, cio individuo per individuo, le cose possono cambiare.
Cara Tania, ieri era il tuo onomastico; credevo di poterti fare gli auguri a voce, invece te li posso scrivere solo un giorno dopo e tu li leggerai solo fra qualche giorno. Spero che ti sarai rimessa e che potrai uscire di casa, se il tempo continua come oggi. Sai come mi dispiace che i tuoi viaggi a Turi, per qualche mezz'ora di colloquio, ti affatichino tanto e ti facciano addirittura ammalare. Io sono persuaso che tu ti trascuri troppo: mi ricordo che Genia era press'a poco come te quando la conobbi al sanatorio e in seguito, quando entrammo in una certa confidenza, dovevo minacciarla di bastonate per farla mangiare: aveva nascosto al medico centinaia di uova che avrebbe dovuto mangiare e che invece nascondeva e cos via. Tua mamma rise molto quando seppe la storia delle mie intimidazioni, ma mi dette ragione. Anche tu avresti bisogno che ti si tirassero i capelli, sia pure con un certo garbo: mi pare che abbia perduto il gusto di vivere per te e che viva solo per gli altri. Non  poi un errore? E vivendo anche per te, rafforzando la tua salute, non vivrai anche meglio per gli altri, se cos ti piace e se questo  il solo gusto di vivere tuo? Io ho molta tenerezza per te e vorrei vederti sempre forte e sana; anche questo mi d amarezza, il saperti qui a Turi, cos, malaticcia, debole, solo per darmi un po' di conforto e rompere il mio isolamento. Basta. Questa lettera doveva essere per mia madre. Ti prego di scriverle tu, perch non si allarmi non ricevendo mie notizie. Cara, ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: S. SPAVENTA, "Dal 1848 al 1861. Lettere, scritti, documenti", pubblicati da B. Croce, Laterza, Bari 1923, pagina 134.
Nota 2: Dopo l'unificazione d'Italia, il nonno Gennaro Gramsci era stato inquadrato nell'arma dei carabinieri col grado di colonnello.


172.
27 gennaio 1930.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue lettere e le tue cartoline. Ma non sono ancora riuscito a farmi un'idea delle tue condizioni di salute; mi dai cos poche notizie di te! Perci non sono contento e neppure tranquillo.
Ho letto e riletto la tua lunga lettera (1). Volevo persuadermi di aver torto. Ma non ci sono riuscito. Ci ho messo tutta la buona volont. Del resto non fa nulla. Queste quistioni le avevo esaminate da tanto tempo, riesaminate, analizzate, pesate, ripesate, pensato alle possibili conseguenze di ogni mio atteggiamento e di ogni mia parola; se mi sono deciso a scrivere  perch ho pensato che non farlo sarebbe stato ancora peggio. Tu credi che io sia stato troppo duro:  possibile. Bisogna vedere se ci non sia necessario; qualche volta una buona strappata  proprio ci che ci vuole per ridare energia a chi ha perduto o sta per perdere la volont. Del resto io non sono stato duro a disegno, per fini pedagogici. Adesso ci rifletto su e ne cavo anche questa conseguenza. E poich  questa l'ultima volta in cui voglio trattenermi su questo argomento, permetti che ti faccia osservare che anche tu sei stata molto ingiusta con me. Hai posto la quistione in un modo veramente crudele e ingiustificato con me. Io non pensavo neppure a fare un qualsiasi paragone tra il dolore di chi  posto in graticola e il dolore dei parenti che sono costretti a guardarlo mentre si contorce. Ma posta la quistione e fatto il paragone, mi pare inumano sostenere che  maggiore il dolore dei parenti ed  spiegabile che essi, assorti in questo dolore, non pensino a dare qualche goccia d'acqua al graticolato. Questo, cara Tatiana,  puro estetismo morale e credo che solo la fretta di scrivere, ti abbia fatto uscire dalla penna una tale enormit. Come l'altra che io ho maggiori conforti di Giulia, perch mi scrive mia madre, o mio fratello o tu. Non credere che io mi sia offeso o addolorato per queste enormit. E non credere neanche che io drammatizzi le cose. Non le drammatizzavo neanche prima. Io ho un'ampia riserva di forze morali autonome, indipendenti dall'ambiente esterno; ma pu essere Giulia per me ambiente esterno? Non si tratta dunque del fatto che io abbia bisogno di conforti, consolazioni eccetera; tutto ci mi farebbe un effetto orripilante. E' proprio il contrario che io vorrei: poter dare un po' di forza a Giulia, che deve lottare contro tante difficolt ed ha avuto tutti i pesi schiaccianti della nostra unione. Ma sono stato sempre pi posto nella condizione di non saper nulla, di essere completamente isolato dalla sua vita; perci ho paura per me, di diventare sempre pi distaccato dal suo mondo, e di non comprenderne pi nulla, di non sentirne pi nulla. Basta. Come ho detto,  questa l'ultima volta che parler di tale quistione: altrimenti si former un tale intrico di malintesi che ci vorrebbe un lunghissimo, circostanziato memoriale per dipanarlo: e io posso scrivere troppo poco. - Cara Tania, sta allegra e rimettiti bene in salute: questo  pi importante di tutto: e sta sempre persuasa che io non mi parto mai dalla mia serenit, anche se ho qualche piccolo scatto. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Spedisci a mia madre la sua parte di lettera (2). La reticella del filtro mi  stata buttata via a Milano: io facevo il caff lo stesso; ci vuole un po' pi di tempo e di caff.


Note.

Nota 1: Confronta Appendice 2, numero 8.
Nota 2: Questa parte della lettera  andata smarrita.


173.
10 febbraio 1930.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue cartoline del 6 e dell'8 febbraio, dopo un certo intervallo dalla tua lettera del 29 gennaio. Sono sempre in ansia perch non m'informi con precisione delle tue condizioni di salute; ogni volta scrivi a presto e intanto  passato un mese e mezzo da quando sei giunta e ti senti male. Io penso che il clima variabilissimo di Turi non si confaccia molto al tuo temperamento e non sia molto propizio per una cura. Mi pare che tu ricada troppo spesso in istati di abulia e di irresolutezza e poi cerchi di spiegare, sofisticamente, questa abulia con ragioni stiracchiate, con scoperte mirabolanti. Devi curarti bene, questo  fuori discussione, prima di ripartire, ma non devi adagiarti nello stato in cui ti trovi presentemente. E' assurdo pensare che a Turi si stia bene; per un carcerato forse  giusto, ma non per chi pu scegliere oltre il dilemma di essere arrostito o di essere scorticato. Quindi energia, energia, risolutezza, decisione.
Ti prego di scrivere una cartolina alla libreria, per avvertire che ho ricevuto una parte delle riviste, per le quali ho reclamato nel gennaio scorso (il 23 o il 24), mi mancano solo: "L'Italia che scrive" di Formiggini (1) del dicembre 1929 e "I problemi del lavoro" (2) del gennaio 1929. Vorrei avere questi numeri per completare le raccolte. Poich scrivi, avverti anche che mi spediscano la nuova edizione della "Cultura italiana" di Giuseppe Prezzolini, stampata dalla Casa Editrice Corbaccio (3). Per i miei libri che si trovano ancora a Roma non so cosa dirti. Per ora non mi occorrono, devo prima mandare a casa una buona parte di quelli che ho gi qui. Poi non ricordo che vagamente i loro titoli; sono passati pi di tre anni e ancora una parte  andata certamente dispersa. Qualcosa ricordo, per esempio, i libri economici di Graziadei, ma ci sono ancora? Valentino a Roma mi disse d'averne presi parecchi ma non ricordava di tutti. Penso che potrai fare una lista e mandarmela: io indicher quelli che possono essermi mandati col tempo e quali sono da mandare al macero o da portare al Campo di Fiori.
A proposito della tua ultima lettera voglio solo fare un'errata-corrige indispensabile. Quando accennai all'"Oneghin" di Puskin non mi passava neppure per la testa ci che invece tu hai creduto di capire e che mi ha molto meravigliato e fatto ridere (4). Avevo semplicemente dinanzi alla fantasia una bellissima caricatura del pittore Dess, nella quale Lloyd George, vestito alla Tatiana Larina, intinge la penna nel calamaio, fa la boccuccia a cuore, mentre sulla carta  scritta una frase di Puskin che pi non ricordo con esattezza, ma che in generale risponde a quello che io volevo dire. Perci mi pare che la tua fantasia si sia un po' abbandonata senza controllo e mi abbia attribuito delle banalit che mi hanno fatto solo ridere. Meglio cos, non  vero? Tu non devi offenderti se ti scrivo che mi hai fatto ridere; non credo che possa avere delle tali suscettibilit nei miei riguardi e in un simile caso.
Dunque, diventa pi energica; fa anche una cura della volont, non lasciarti illanguidire dai venti del mezzogiorno. I bulbi sono gi germinati da un pezzo; gi un giacinto mostra le colorazione del futuro fiore. Purch qualche gelata non distrugga tutto. Anche la rosa ha gettato le nuove gemme;  pi selvatica che mai, sembra un pruno pi che una rosa, ma anche il vigore vegetale del pruno  interessante.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Il primo numero della rivista, ottimo ed utilissimo strumento di cultura, era stato segnalato da Gramsci ai lettori del Grido del Popolo il 6 aprile 1918, nell'articolo L'Italia che scrive (confronta 2La citt futura", citato, pagine 805-806).
Nota 2: Organo dell'A. N. S. - Problemi del lavoro, fondata nel 1927 da Rinaldo Rigola.
Nota 3: Del volume di Prezzolini, pi volte menzionato nei "Quaderni", Gramsci aveva in carcere anche la precedente edizione pubblicata da La Voce nel 1923.
Nota 4: Confronta la lettera 168. Il 29 gennaio Tatiana aveva scritto: La tua lettera mi ha resa contenta, dato che per quanto breve, essa  improntata a tutto un complesso di sentimenti, ma ci che  di buon augurio,  che avendo pure scritte tante cose sbalorditive, come pure il tuo intimo sentimento verso Giulia, tu hai completamente abbandonato il tuo precedente modo di vedere e non vi pu pi essere questione di domandarsi se Giulia si trovi o meno nella condizione di Tatiana di Pouchkine ("Antigone e il prigioniero", citato, pagine 211-212).


174.
10 febbraio 1930.

Carissima Giulia,
mi sono ricordato, nel ripensare diverse cose degli anni passati, come tu una volta abbia detto che la Libreria di Stato non solo ricompensa i traduttori di libri stranieri, come  ovvio, ma ricompensa anche chi suggerisce libri da tradurre, nel caso che il suggerimento sia accolto. Cos mi  venuto in mente di suggerire a te qualcuno di questi libri, con le indicazioni che mi  possibile avere, date le condizioni in cui mi trovo, cio necessariamente mutile e approssimative; mi sar cos pi facile avere argomenti da trattare nelle mie lettere, poich mi ripugna scrivere le solite vacuit e la mia esistenza non offre molti spunti ameni e comunque interessanti; e ti offrir, incidentalmente, qualche osservazione sulle correnti della vita intellettuale italiana in ci che vi  di pi profondo e pi solido.
E' uscita l'anno scorso una nuova edizione di un libro che apparteneva ormai alla cultura europea: "Il capitalismo antico. Storia dell'economia romana", pagine 204 in sedicesimo, Editore Laterza, Bari. La prima edizione usc nel 1906, in francese, tradotta dal manoscritto italiano, ed ebbe un grande successo; fu tradotta subito in tedesco da Carlo Kautsky e credo anche in russo e in altre lingue (1). Il libro era rivolto contro la tendenza creata da Mommsen, di trovare capitalistica ogni economia monetaria (rimprovero rivolto da Marx al Mommsen e che il Salvioli svolge e dimostra criticamente), tendenza che oggi ha assunto proporzioni morbose per opera del professor Rostovtzev, uno storico russo che insegna in Inghilterra, e in Italia per opera del professor Barbagallo, un discepolo di Guglielmo Ferrero. Il Salvioli era uno studioso molto serio ( morto l'anno scorso, durante una lezione all'Universit di Napoli), che accettava le teorie del materialismo storico, nella forma che esse hanno assunto in Italia attraverso la revisione di Benedetto Croce, cio come canone pratico di ricerca storica e non come concezione del mondo totalitaria. L'attuale edizione italiana rinnova completamente la precedente, aggiornandola dal punto di vista erudito, e sfrondandola di quegli elementi polemici che erano propri del 1906:  un libro nuovo, insomma. Il testo italiano  molto difficile letterariamente, perch l'autore mor prima di perfezionarlo: domanda un traduttore che conosca molto bene l'italiano e che perci sia in grado di comprendere anche le storture sintattiche e i periodi un po' raffazzonati. Un altro libro recente  quello di Francesco Ercole, attuale deputato al Parlamento: "Dal Comune al Principato", saggi sulla storia del diritto pubblico del Rinascimento italiano, editore Vallecchi, Firenze 1929, pagine 381. E' composto di quattro studi, variamente interessanti dal punto di vista della cultura non italiana. Certamente interessante anche fuori d'Italia  il primo, "La lotta delle classi alla fine del Medioevo", che potrebbe diventare un ottimo libretto a s o un articolo di grande rivista. Contiene qualche evidente ingenuit storica, come il compiacimento che a Firenze sia fallito il movimento dei Ciompi, permettendo cos la fioritura culturale del Rinascimento, ma contiene informazioni di grande interesse e ignorate generalmente (i documenti d'archivio ne furono pubblicati durante la guerra in rassegne di edizioni quasi clandestine per i non iniziati) su alcuni tentativi avvenuti a Firenze tra il 1340-50 per organizzare gli operai delle manifatture, esclusi dalle corporazioni artigiane, con contraccolpi politici originali, eccetera.
Anche l'Ercole appartiene alla stessa tendenza storiografica del Salvioli, alla cosiddetta scuola economico-giuridica, che ha rinnovato in parte la dottrina storica e tradizionalmente accademica e retorica, o nel miglior caso, puramente erudita e filologica.
Non so se queste indicazioni ti possono servire a qualche cosa e se tu hai la voglia e la possibilit di sfruttarle; in ogni modo esse mi hanno offerto lo spunto per scriverti qualche cosa di diverso dal bel tempo e dalle condizioni del mio sistema nervoso: sono le sole cose che mi interessano e che mi aiutano a passare il tempo alla bell'e meglio. Perch non mi scrivi anche dello sviluppo intellettuale di Giuliano oltre che di Delio? Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: La prima edizione del libro era apparsa a Parigi nel 1906 presso Giard e Brire, col titolo "Le capitalisme dans le monde antique. Etudes sur l'histoire de l'conomie romaine", nella traduzione di Alfred Bonnet, fondatore insieme a Dville, Lafargue e Sorel del Devenir social, periodico di cui Salvioli era stato collaboratore. L'edizione tedesca, "Der Kapitalismus im Altertum. Studien ber die rmische Wirtschaftsgeschichte", Dietz, Stoccarda 1912, era stata tradotta da Karl Kautsky jr., con prefazione di Karl Kautsky.
Nota 2: Sulla cos detta quistione del capitalismo antico, si veda la nota del quaderno 16 "Il capitalismo antico e una disputa tra moderni", in "Quaderni del carcere", citato, pagine 1848-49.


175.
24 febbraio 1930.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 16. Mi pare che tu sia ricascata nelle fantasticherie dell'anno scorso, quando facevi progetti su progetti di viaggi su e gi per l'Italia. Io credo che tu debba deciderti una volta per tutte di ritornare a Milano, di non stancarti pi oltre e di trovarti nelle migliori condizioni fisiche per raggiungere i tuoi. Se continuerai nel vecchio sistema di non avere determinazioni ben prese e razionalmente preparate, ho timore che anche quest'anno trascorrer come quello scorso e tu ti ritroverai a fare progetti e castelli in aria. Scusa se sono un po' burbero, ma la tua lettera mi ha dato proprio l'impressione che tu sia in uno stato di marasma intellettuale. Come fai anche ad interessarti degli avvisi di giornale? L'avviso del Corriere, secondo me, non  da prendersi sul serio in nessun modo; in Italia il tradurre e il compilare recensioni non  stato mai un'occupazione vantaggiosa, ed  un affare che riguarda studenti che vogliono racimolare qualche lira supplementare o impiegati statali che vogliono arrotondare il loro stipendio o vedere il loro nome stampato in un pezzo di carta. Proprio non capisco perch ti interessino queste cose: puoi riprendere il tuo impiego milanese, ti pare? e abbandonare ogni idea di stabilirti a Bari o a Taranto o che so io (1). Davvero, devi essere pi giudiziosa e ragionevole. Io penso che questo debba essere il tuo ultimo viaggio a Turi. Non  stato molto fortunato; pazienza. Ma credi che non sia meglio anche per me saperti in un luogo migliore di questo? pi a tuo agio, senza tante meschinit, in condizioni di curarti pi razionalmente? Questo mi pare il pi importante di tutto. Anche per me, credi. Sono assalito da maggiori preoccupazioni ed ansie quando sei a Turi che quando sei a Milano. Qui mi pare che debba essere una prigione anche per chi non  in prigione, e in un certo senso non pu non essere cos.
Hai ricevuto i libri che ho domandato ti fossero fatti recapitare? Ho pensato che non avevi nulla da leggere dopo tanto tempo e che ti potevano aiutare a passare il tempo. Puoi spedirli a mio fratello, o buttarli via, dopo averli letti; o portarteli con te (il libro del Croce  molto interessante e potresti portarlo a Giulia: pu darsi che qualche volta si interessi della filosofia di Hegel e della revisione che ne ha fatto il Croce). In ogni caso essi non mi servono pi. ("Il Cemento" di Gladkov (2) l'ho gi avuto; vedi perci di non mandarmi libri che io non ti abbia domandato). Invece scrivi alla Libreria che mi mandino le "Prospettive economiche per il 1930" del professore Giorgio Mortara che sono uscite in questi giorni e ricorda che avevo domandato di abbonarmi alla rivista La Nuova Italia (presso la S. E. Nuova Italia - Perugia-Venezia) che sostituisce una rivista morta l'anno scorso (3): non ho ricevuto ancora nulla e perci credo opportuno ricordare. Carissima Tatiana, spero davvero di vederti tra breve completamente ristabilita e ridiventata energica e piena di volont. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Spedisci a mio fratello la parte che lo riguarda. - Ho ricevuto ieri due cartoline molto censurate, dopo che avevo gi scritto la lettera. Poich mi dispiace vedere cancellature, ti avverto di non scrivere che notizie famigliari assolutamente chiare. Pazienza. Ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Scriveva Tatiana il 16 febbraio: Sai che all'universit di Bari ci sono attualmente vari professori conosciuti da me a Roma, quindi avrei in questa citt vari appoggi se volessi fermarmi l per vivere a te vicino. Tu penserai giustamente che mi  servito ben poco starti vicinissimo a Turi adesso, e di vedere trascorrere circa due mesi senza vedermi,  vero, ma non conta l'eccezione, se conducessi una vita normale in un ambiente a te vicino, ti verrei a trovare immancabilmente ogni mese senza subire nessun strapazzo, sarebbe veramente l'ideale. Oltre a Bari, cio vicino, c' Taranto, che  a quanto pare una cittadina assai pi bella, sotto molti aspetti, di Bari. Nella stessa lettera Tatiana chiedeva inoltre consiglio su un avviso pubblicato dal Corriere della Sera, che ricercava studiosi disposti compilare recensioni: italiano, lingue estere (confronta "Antigone e il prigioniero", citato, pagine 214-216).
Nota 2: F. V. GLADKOV, "Cemente", Editions Sociales Internationales, Parigi 1929.
Nota 3: Leonardo, la rivista diretta da Luigi Russo, uscita dal 1925 al 1929.


176.
24 febbraio 1930.

Carissimo Carlo,
ho lasciato passare le due lettere senza ricordarmi di scrivere a proposito di un affare che, in una certa misura, mi interessa intellettualmente e forse anche moralmente. Volevo gi scriverti, cio, di rivolgerti al Tribunale Speciale per la difesa dello Stato (alla Cancelleria) e domandare copia in carta libera, per fini di ricorso per revisione, della sentenza pronunciata contro di me il 4 giugno 1928. Non c' da spendere altro che l'importo per i diritti di scritturazione e di cancelleria che non deve essere molto alto. Ti dir ci che intendo fare, poich gi conosci la mia opinione a proposito del risultato che pu avere la pratica. Innanzi tutto voglio leggere la sentenza. Io credevo prima che le sentenze del Tribunale Speciale, data la sua procedura abbreviata, consistessero nel semplice dispositivo: ho visto invece che esse sono diffuse e vi si riassumono gli elementi processuali cercando di coordinarli. Poich sar cos anche nel caso mio, il motivo formale della revisione sar dato con pi evidenza dalle affermazioni di considerando della sentenza. Ti mander questi elementi, con la sentenza stessa, e tu li sottoporrai a un avvocato che abbia un po' di buona volont perch giudichi e nel caso stenda il ricorso nei termini di legge (1). Io non volevo avere nessun rapporto con l'avvocato Niccolai, perci mi sono alquanto arrabbiato quando Tatiana, senza avvertirmi preventivamente, si rivolse a lui. L'avvocato Niccolai, dopo la sentenza, come fanno tutti gli avvocati, ci consigli, insidiosamente, di ricorrere e Terracini si rivolse alla Cassazione, in assenza di ogni altra istanza indicata allora dalla legge del novembre 1926, che dava facolt di ricorso ma non diceva a chi bisognava ricorrere: dunque Niccolai avrebbe dovuto mettersi in rapporto col Terracini che era il suo cliente e questo era il suo dovere. Io non avevo che farci e non potevo entrare in rapporto con lui. Ma egli, che era cos persuaso della giustificabilit del ricorso nel 1928, non lo era pi nel 1929, quando l'istanza era stata costituita e il ricorso diventava effettivamente possibile. Poi ci sono altre ragioni che non star a dire.
Non potendo sapere nulla di ci che gli altri coaccusati abbiano potuto decidere, ora mi ritengo sciolto da ogni subordinazione alle loro precedenti iniziative e perci desidero studiare la sentenza e vedere se  legittima la pratica di revisione. In generale io ritengo che, nella mia situazione, ogni ricorso alla legalit sia opportuno e doveroso, senza farmi delle illusioni, ma per avere la coscienza di aver fatto, da parte mia, tutto ci che mi era legalmente possibile per dimostrare di essere stato colpito senza base legale. Ricopiami anche gli articoli del codice di procedura penale militare a proposito della revisione, in modo che io possa avere il quadro esatto delle possibilit esistenti. Scrivimi ci che farai e quando lo farai e non avere esitazioni nell'informarmi della situazione dei tuoi affari. Forse per la domanda (che per deve essere fatta da me) per avere copia della sentenza puoi metterti d'accordo con Tatiana, se ella si trover a Roma; cos la tua pratica potr farla sbrigare prima.
Ti abbraccio con tutti di casa con tanti auguri per i bambini di Teresina che mamma mi scrisse essere stati male.
Affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Il D. R. 1759 del 3 ottobre 1929, relativo alla revisione delle cause del Tribunale speciale (confronta la lettera 165 nota 1), era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 ottobre 1929.


177.
10 marzo 1930.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 26 febbraio e due cartoline, del 3 e del 7 marzo. Scrivi che hai provato grande dispiacere per la mia ultima lettera, perch io considero sotto un aspetto sfavorevole tutto ci che ti riguarda, e perch ho accennato a un marasma intellettuale (1). Capisco che ti dispiaccia e dispiace anche a me di doverti scrivere qualche volta tali cose e di dover adoperare espressioni cos energiche; ma lo credo indispensabile e voglio sempre essere sincero. Sai che mi fa proprio rabbia quando tu mi esponi dei piani cervellottici di viaggi a destra e a sinistra? L'anno scorso quando mi scrivesti che volevi andare in Sardegna, in Calabria e non so dove ancora, io subito mi persuasi che non saresti venuta neanche a Turi e infatti ebbi ragione. Adesso che nuovamente ricaschi in queste fantasmagorie di Bari, Taranto, eccetera io mi persuado che stai poco bene, che sei molto debole e che sei poco consapevole delle tue condizioni, cio non dedichi tutte le tue energie a ristabilirti, a rafforzarti fisicamente come dovresti. In verit niente mi irrita pi del velleitarismo che soppianta la volont concreta; mi irrita nelle persone che mi sono indifferenti sentimentalmente e che giudico inutili; mi addolora nelle persone che non mi sono indifferenti e che non voglio e non posso giudicare utilitariamente, ma che vorrei stimolare e risvegliare. Ho conosciuto, specialmente all'Universit, parecchi tipi di velleitari e ne ho seguito il processo tragicomico di esistenza: si pu dire che ho dei modelli nella memoria, ben profilati e delineati, che mi fanno stizzire quando si ripresentano all'attenzione per qualche concatenazione di ricordi, s, mi fanno stizzire ancora; ed ecco perch quando nelle tue manifestazioni psicologiche colgo un motivo che richiama un tratto di quei modelli esemplari, mi agito stizzosamente e divento persino cattivo con te. Ma credi che  il mio affetto che mi sollecita a rimproverarti proprio come un bambino, perch c' veramente del puerile in questi stati d'animo. Bisogna, secondo me, essere sempre molto pratici e concreti, non sognare a occhi aperti, porsi dei fini discreti, raggiungibili e pensarli con tutte le condizioni che solo li fanno realizzare; bisogna quindi avere una perfetta coscienza dei propri limiti, se pur si vuole allargarli e approfondirli. Tutto ci mi pare cos ovvio e banale che quasi mi pare di farti un predicozzo da parroco di villaggio. E poi non bisogna mai avere troppo zelo; tu sei troppo zelante con me e mi pare che ottenga l'effetto precisamente opposto di quello che vorresti. In molte cose sei di una ingenuit trascendentale. Quando io ti consiglio di ritornare a Milano e di non fantasticare su Bari e Taranto, credi che so quel che mi dico e che ti dico una cosa estremamente ragionevole e assennata. Quando qualche mia osservazione ti dispiace (o dovrebbe obbiettivamente dispiacerti) non pensare mai che io ti voglia far dispiacere; pensa piuttosto che nei propositi che mi hai espresso c' qualcosa che dispiace a me in modo profondissimo e che non potr mai approvare e regolati secondo questa impressione che sar sempre giusta.
Ho ricevuto i cinque volumetti Berlitz. Perch mai li hai fatti spedire? Adesso ti spiegher uno di questi meccanismi psicologici accennati sopra, sebbene in questo caso la quistione sia trascurabile relativamente, si tratta solo di aver speso male qualche decina di lire. Ti avevo scritto se tra i miei libri di Roma avevi trovato i manuali Berlitz per il tedesco e per il russo. Rispondi che non li hai trovati, ma che hai gi scritto alla libreria perch mi siano mandati (hai scritto cio senza prima domandarmi se li desideravo in questo caso. Ora i manuali Berlitz costano circa 25 lire il volumetto, cio hai speso 125 lire circa: ne valeva la pena? Assolutamente no. Io sono molto pi avanti dei manuali Berlitz in tutt'e tre le lingue; a parte la speciale compilazione del materiale che  poi elementarissimo). Se avessi potuto avere i miei, per i quali la spesa era gi fatta, tanto meglio; ma spendere di nuovo per averli, ci era completamente inutile, era un lusso. Ecco un caso in cui, sia pure trascurabile il contenuto, io mi irrito e trovo che il troppo zelo nuoce. Ti sei penetrata del mio modo di pensare? Non bisogna fare cose inutili, che spesso diventano dannose.
Cara, non dispiacerti di queste cose che ti dico. Non ho capito nella tua cartolina del 7 l'osservazione che fai sui fioretti di San Francesco. Credo che essi possano molto interessare secondo il punto di vista da cui il lettore si colloca e anche secondo l'estensione delle conoscenze sulla storia della cultura del tempo. Artisticamente sono bellissimi, freschi, immediati; essi esprimono una fede sincera e un amore infinito per Francesco, che era ritenuto da molti una nuova incarnazione di dio, una riapparizione del Cristo. Perci essi sono pi popolari nei paesi protestanti che nei paesi cattolici. Storicamente essi provano che organismo potente fosse la Chiesa cattolica e sia ancora rimasta. Francesco si pose come iniziatore di un nuovo cristianesimo, di una nuova religione, sollevando enorme entusiasmo come nei primi secoli del cristianesimo. La Chiesa non lo perseguit ufficialmente, perch ci avrebbe anticipato di due secoli la riforma, ma lo immunizz, disgreg i suoi discepoli e ridusse la nuova religione a un semplice ordine monastico ai suoi servizi. Se leggi i fioretti per fartene una guida di vita, non ne capisci nulla. Prima della guerra  successo che Luigi Luzzatti pubblicasse nel Corriere della Sera un fioretto ritenuto da lui inedito accompagnandolo da una lunga confutazione economico-sociale, cosa da far smascellare dalle risa (2). Ma oggi nessuno pu pensare una cosa simile: neppure i frati francescani, la cui regola  completamente trasformata anche nella lettera e che del resto tra gli ordini religiosi sono decaduti in confronto ai gesuiti, ai domenicani e agli agostiniani, cio agli elementi religiosi che sono specializzati nella politica e nella cultura Francesco fu una cometa nel firmamento cattolico, il fermento di sviluppo invece rimase in Domenico (che diede il Savonarola) e specialmente in Agostino dal cui ordine  uscita la riforma prima e il giansenismo pi tardi. San Francesco non fece della speculazione teologica, cerc di realizzare praticamente i principii del Vangelo, il suo movimento fu popolare finch visse il ricordo del fondatore, ma gi in fra Salimbene da Parma, vissuto una generazione dopo i francescani sono dipinti come dei gaudenti. E non parliamo della letteratura in volgare: Boccaccio  l per mostrare come l'ordine fosse scaduto nella stima pubblica; tutti i frati del Boccaccio sono francescani.
Carissima, ti ho addirittura fatto una lezioncina di storia della religione. Ma forse cos gusterai meglio i fioretti. Spero davvero di vederti ristabilita e specialmente pi forte di volont. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Il 26 febbraio, Tatiana scriveva tra l'altro: Spero che esageri allorch parli di marasma intellettuale, per il tuo giudizio non deve certo confortarmi, mentre io patisco precisamente del male di svalutare me stessa e come osservasti giustamente non ho affatto amore per la mia vita, da ci tutti gli assurdi della mia esistenza ("Antigone e il prigioniero", citato, pagina 216).
Nota 2: Dell'infortunio di Luigi Luzzatti, che con "La scoperta di un nuovo Fioretto di San Francesco" (Corriere della Sera 6 aprile 1915) ristamp, dando per inedito, uno dei pi conosciuti fioretti di San Francesco, e che egli stesso aveva gi stampato, Gramsci si era occupato nell'articolo "Inviti al risparmio", Avanti!, 21 settembre 1916 (confronta "Cronache torinesi", citato, pagine 554-555). L'episodio  ricordato anche nei "Quaderni", citato, pagine 2328-2329.


178.
24 marzo 1930.

Carissima Tatiana
sono stato anch'io molto felice di vederti (1). Felicit relativa, perch vorrei poter fare qualche cosa per indurti efficacemente a curarti e a migliorare la tua salute generale e questo mi  impossibile; le prediche per lettera non servono a nulla, lo comprendo benissimo. Bisognerebbe starti vicino e impiegare mezzi persuasivi come si fa coi bambini (e tu sai che io i sistemi educativi li intendo efficaci con un pizzico di coercizione anche fisica). In ogni modo sono stato contento e realmente pensavo che tu fossi ridotta molto peggio di quello che ti ho trovato. Adesso devi scrivermi almeno ogni due giorni e farmi sapere quando partirai con esattezza. Non c' peggior cosa che stare nell'incertezza. E poi devi ricordarti di mandarmi l'indirizzo di Roma e poi di Milano. Ricordati che io devo scrivere ogni due luned e che se non ho l'indirizzo perdo il turno e una settimana, oltre alla preoccupazione che non mi lascerebbe tranquillo. Come vedi scrivo solamente a te. Ti prego anzi di non domandarmi neanche di scrivere a Giulia, perch mi pare che allora non scriverei neanche pi a te. Non credere che sia arrabbiato; lo ero quattro mesi fa e mi sono sfogato nelle lettere che allora ti ho scritto. Adesso sono diventato indifferente. Mi pare impossibile anche a me di essermi ridotto cos e mi dispiace, ma  successo ed io sono il meno responsabile, dato che si possa parlare di responsabilit in queste cose. Sono stato in crisi pi di un anno (molto pi) e ho avuto momenti brutti, adesso, come avviene, sono diventato insensibile e non voglio pi guastarmi il sangue e avere delle settimane di maldicapo. Ti prego di non accennare neppure a queste cose, quando mi scriverai. Mandami notizie, se ne ricevi, ma non esortarmi, n farmi delle prediche. Cara Tatiana, tu in questi anni mi hai aiutato enormemente a sopportare il carcere, mi hai aiutato ad abituarmi alla vita che faccio, e ti sono molto grato. Se una cosa qualche volta mi amareggia  il pensare che forse non avr pi occasione di dimostrarti quanto ti voglio bene e ti sono grato. Tuttavia in queste faccende non desidero che tu ti immischii; te ne prego proprio di cuore. Ogni tuo accenno mi fa molto male. Oramai sono abituato; lascia correre, non attizzare. Penso che tu vorrai mandarmi sempre notizie dei bambini, quando le avrai e quando li vedrai. Mi basta. Ti raccomando l'affare dell'avvocato; non trascurarlo. Esso ha per me specialmente un'importanza psicologica, ma ha un'importanza maggiore di quanto tu possa immaginare. - Ho lasciato nella lettera a mia madre un po' di spazio perch tu possa scriverle che mi hai visto e che sto abbastanza bene. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Scrivi alla libreria che desidererei avere i numeri 6068-6069 della "Reclams Universal-Bibliothek, Lohnarbeit und Kapital" di Marx.


Note.

Nota 1: Il colloquio fra Gramsci e Tatiana aveva avuto luogo il 21 marzo.
Nota 2: Si tratta del volumetto antologico K. MARX, "Lohnarbeit und Kapital Zur Judenfrage und andere Schriften aus der Frhzeit", zweite Auflage, Verlag von Ph. Reclam, Lipsia s.d., tradotto quasi per intero da Gramsci nella prima parte del quaderno 7.


179.
30 marzo 1930.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 10 maggio. Ti ringrazio per le notizie che mi hai mandato. Non ricordo pi Michele Enida [...] (1), ma ricordo benissimo il figlio di zia Annamaria Pitzurra che deve essere stato mio compagno di scuola alle elementari e col quale certamente sono stato molto amico da bambino. Mi dispiace della sua morte. Dovresti informarti bene prima di cambiare i denari che Nannaro manda per la sua bambina. A me pare che un lira belga valga circa 2 lire e 60 centesimi italiani; ma non sono sicuro. In ogni caso scrivi a Nannaro stesso. Ricordo che una volta ti ho mandato uno scudo svizzero per fare un cucchiaino a Mea e tu mi scrivesti che con 5 lire non si poteva avere un cucchiaino d'argento mentre lo scudo svizzero allora valeva circa 30 lire, cio appunto da comprare un cucchiaino a sufficienza. Tu non hai pratica con queste variazioni di valore delle monete e puoi farti imbrogliare da qualche lestofante. Saluti a tutti. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: L'ultimo nome  illeggibile.


180.
7 aprile 1930.

Carissima Tania,
ho ricevuto ci che mi hai fatto pervenire. Ho saputo che la penna stilografica ti  stata rimandata; mi sembrava di averti io stesso scritto che le penne stilografiche non si possono avere in nessun caso, ma si vede che poi me ne sono dimenticato. D'altronde tu potevi esserne persuasa per il fatto che ti avevo mandato la mia, con l'orologio e la medaglietta, tutte cose considerate oggetti di valore e che non si possono tenere neppure al magazzino. Anche il famoso sacco credo che non mi potr servire proprio a nulla; a dire il vero non riesco neppure a immaginare a cosa possa servire in generale; forse per andare a caccia di porcospini? Chiss a cosa pensavi quando l'hai fatto confezionare! Certo per pensavi a farmi qualcosa di utile e di comodo e perci ti ringrazio anche per questo sacco, oltre che per tutto il resto che mi sar utilissimo.
Ti sarei grato se mi manderai una lista completa dei libri che ti ho spedito fuori: nel ricostruirla per conto mio ne ho dimenticato qualcuno, perch il conto non mi torna. Vorrei averla perch poi non mi capiti di cercarli inutilmente in mezzo agli altri.
Il "Diavolo a Pontelungo"  abbastanza storico nel senso che realmente accaduti sono l'esperimento della Baronata e l'episodio di Bologna del 1874. Come in tutti i romanzi storici di questo mondo, la cornice generale  storica, non i singoli personaggi e i singoli avvenimenti, uno per uno. Ci che rende interessante questo romanzo, a parte le notevoli qualit artistiche,  la quasi assenza di acredine settaria dell'autore. Nella letteratura italiana, a parte il romanzo storico del Manzoni, c' una tradizione essenzialmente settaria in questa specie di produzione, che risale al periodo tra il '48 e il '60; da una parte sta il capostipite Guerrazzi, dall'altra il gesuita padre Bresciani. Per il Bresciani tutti i patriotti erano canaglie, vigliacchi, assassini, eccetera, mentre i difensori del trono e dell'altare, come allora si diceva, erano tutti angeletti scesi in terra a miracol mostrare. Per il Guerrazzi, si capisce, le parti si invertivano; i papalini erano tutti sacchi di nerissimo carbone, mentre i sostenitori dell'unit e indipendenza nazionali erano tutti purissimi eroi da leggenda. La tradizione si  conservata fino a pochissimo tempo fa, nelle due schiere tradizionali, per la letteratura d'appendice pubblicata a dispense; nella letteratura cos detta artistica e colta, la parte gesuitica ha avuto il monopolio. Il Bacchelli nel "Diavolo a Pontelungo" si dimostra indipendente o quasi; il suo umorismo raramente diventa di partito preso,  nelle cose stesse, pi che in un partito preso estraartistico dello scrittore.
Sulla figlia di Costa e della Kulisciof (1) c' uno speciale romanzo, la "Gironda" di Virgilio Brocchi, che non so se tu abbia letto. Vale molto poco,  dolciastro, tutto latte e miele, sul tipo dei romanzi di Georges Ohnet. Narra appunto le vicende per le quali Andreina Costa sposa il figlio dell'industriale cattolico Gavazzi e il succedersi dei contatti tra i due ambienti cattolico e materialista e come gli attriti vengono smussati: "omnia vicit amor". Virgilio Brocchi  il nostro Ohnet nazionale.
Il libro del d'Herbigny su Soloviov  molto antiquato sebbene solo ora tradotto in italiano (2). Il d'Herbigny per  un monsignore gesuita di grande capacit; adesso sta a capo della sezione orientale della Curia pontificia, che lavora per il ritorno dell'unit tra cattolici e ortodossi. - Anche il libro su "L'Action Franaise et le Vatican"  ormai antiquato:  solo il primo volume di una serie che forse continua ancora, perch il Daudet e il Maurras sono instancabili nel servire in diverse salse le stesse cose: ma appunto per ci questo volume, come esposizione di principi, pu essere ancora interessante. Non so se tu sei riuscita ad afferrare tutta l'importanza storica che il conflitto tra il Vaticano e i monarchici francesi ha per la Francia: esso corrisponde, entro certi limiti, alla riconciliazione italiana. E' la forma francese di una conciliazione profonda tra Stato e Chiesa: i cattolici francesi, come massa organizzata nell'Azione Cattolica francese, si scindono dalla minoranza monarchica, cessano cio di essere la riserva popolare potenziale per un colpo di stato legittimista e tendono invece a formare un vasto partito di governo repubblicano cattolico, che vorrebbe assorbire e assorbir certamente una notevole parte dell'attuale partito radicale (Herriot e C.i). E' stato tipico nel '26, durante la crisi parlamentare francese, mentre l'Action Franaise preannunziava il colpo di forza e pubblicava i nomi dei futuri ministri che dovevano costituire il governo provvisorio che avrebbe richiamato il pretendente Giovanni Quarto d'Orlans, il capo dei cattolici accettava di entrare a far parte di un governo di coalizione repubblicana. La livida rabbia di Daudet e Maurras contro il cardinal Gasparri e il nunzio pontificio a Parigi  proprio dovuta alla coscienza acquistata di essere ormai diminuiti politicamente del 90 per cento a dir poco.
Carissima, mi sono sempre dimenticato di scriverti perch mi mandassi alcuni medicinali: le nevralgie che mi sono ritornate me lo fanno ricordare oggi. Vorrei un po' di aspirina Bayer e un po' di cachets del dottor Faivre contro l'emicrania. Per dormire non mandarmi nulla, perch mi sono stabilizzato; dormo poco,  vero (3 o 4 ore per notte) ma non mi succede pi di stare 4 o 5 notti senza dormire, di seguito, il che  gi un gran progresso.
Ho ricevuto qualche giorno fa una breve lettera di Carlo che mi scrive di pregarti perch risponda a una sua lettera. Il poveretto  molto triste per la sua disoccupazione ed  preoccupato, perch, non avendomi mandato dei soldi da qualche mese, pensa che io sia sprovvisto, scrivigli che ho ancora dei soldi e ne avr per alcuni mesi ancora (3). D'altronde potr scrivergli io stesso fra giorni, perch ci sar la lettera straordinaria di Pasqua. Carissima, sono contento perch fai, come dici, la cura delle uova. Questo mi pare fondamentale per te; io sono convinto, per esperienza, che una parte notevole del tuo malessere  determinato dallo scarso nutrimento. Devi cercare di aumentare almeno di dieci chili e ridiventare com'eri quando frequentavi l'Universit, com'eri come appari in una fotografia che ricordo, presa nella clinica dell'Universit, mi pare. Devi proprio fare cos. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Andreanna Costa, nata nel 1881 dall'unione di Andrea Costa e Anna Kuliscioff.
Nota 2: M. D'HERBIGNY, "L'avvenire religioso russo nel pensiero di Vladimiro Soloviev (1835-1900)", Morcelliana, Brescia 1929.
Nota 3: Il 10 aprile Tatiana scriver a Carlo: Ieri sera ho ricevuto il tuo telegramma, e ieri pure una lettera da Antonio, egli mi dice che tu gli hai scritto di essere disoccupato e sei poco tranquillo riguardo al soccorso ("Lettere ai familiari", citato, pagina 213). In precedenza, il 26 febbraio, dopo aver ricordato a Carlo che neppure io mi trovo occupata lo ammoniva affinch Gramsci non si accorgesse del cambiamento nella nostra reciproca situazione, voglio sperare che sar per tutti e due una cosa passeggera, ma intanto mettiamoci d'accordo per non fare mancare nulla a Nino (ivi pagina 211). Tatiana, che a causa della malattia che l'aveva trattenuta a Roma aveva perduto il posto alla delegazione commerciale sovietica di Milano, si era rivolta per un aiuto a Sraffa, segnalandogli anche che Carlo era alla ricerca di un nuovo impiego. Il 26 aprile scriver ancora a quest'ultimo, riferendo di avere ricevuto una lettera dal nostro amico, egli mi assicura che si sta occupando per potere trovarti una sistemazione (ivi, pagina 215).


181.
14 aprile 1930.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto le tue due lettere. Mi dispiace che tu sia cos abbattuto e che ancora non abbia ripreso la tua forza. Non devi preoccuparti di me. E non devi, come scrivi, avere soggezione. Questa tua espressione mi ha un po' fatto ridere, verso me stesso, per. In qualche mia lettera sono stato sentenzioso e pieno di assennatissimo giudizio nei tuoi riguardi, in modo alquanto buffo. Sono riuscito persino a impressionarti, a quanto pare, come un vecchio frate predicatore. Sar perch tu sei il minore dei fratelli e rimane sempre nella memoria il ricordo di quando, nel gioco del tempo, tu eri ancora piccolo mentre io credevo di essere gi una persona matura. In verit, ti ricordo sempre quando eri piccolino e ti sedevi sul limitare insieme a Teresina, tenendola per mano, come quella volta che Brisi vi fece spaventare tutt'e due e si ricorse persino agli scorgioli del parroco. Io non riuscivo allora a capire perch i bambini fossero cos stupidi da aver paura di simili sciocchezze e ti mettevo alla prova per vedere se indovinavo le tue reazioni. Ricordo che una volta ritornavamo da Abbasanta per la strada di Santa Lucia: era verso l'una o le due e il sole era molto forte. Io ti dicevo che bisognava scappare perch sarebbero venuti i sassolini, e saltavo un muro di cinta: tu rimanevi in mezzo alla strada a strillare come un matto. Naturalmente io ero crudele senza saperlo e senza volerlo. Pensavo tra me:  cos matto e stupido, come tutti i bambini, che la parola sassolini usata da me con atteggiamento di paura, lo deve far spaventare. Proviamo. Proprio cos. Caro Carlo, non preoccuparti se qualche volta ti scrivo ancora come se tu avessi quattro anni ed io dieci: sono sciocchezze senza conseguenza.
Non aver fretta per ci che riguarda la sentenza del Tribunale Speciale. Non c' fretta. Intanto tu hai diritto di mandarla, n c' bisogno di una mia domanda diretta. Penso che, come in tutti gli uffici, appena Tatiana si presenter, riuscir a farla copiare: la burocrazia non ha mai fretta e questa  la sua forza. Il pacco col siero Casali l'avevo ricevuto: mi pareva di avertelo scritto. Fatti forza, dunque, anche per la mamma. Ti abbraccio.
ANTONIO.


182.
14 aprile 1930.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 7. Mi dispiace che tu debba essere sempre preoccupata per qualche cosa o per qualcuno. Mah! la vita delle mamme deve essere sempre stata cos! Ti pare? Quasi quasi mi verrebbe la voglia di fare anche a te una predica sulla pazienza, ci che sarebbe buffo. Mi viene in testa, proprio in questo momento che sto pensando che neanche la fede religiosa ti pu dare la tranquillit, che quest'anno mi sono dimenticato di farti gli auguri per San Giuseppe: non me ne ero dimenticato mai, negli anni scorsi, mi pare, e adesso proprio mi dispiace che quest'anno mi sia passato di mente. Si vede che sto invecchiando rapidamente e che la testa non funziona pi molto bene. Scusami e accogli gli auguri, anche se in ritardo di un mese, insieme con quelli per la Pasqua.
I bambini sono stati tutti e due malati delle solite malattie infantili: rosolia e tosse canina. Ora stanno meglio e si stanno ristabilendo. Ti rinnovo gli auguri per tutti e ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


183.
21 aprile 1930.

Carissima Tania,
nel pomeriggio di Pasqua ho ricevuto il tuo pacco e ho potuto cos ancora mangiare qualcosa: la famosa colomba che aveva intrigato molto, perch si credeva trattarsi di una colomba cotta e la si cercava invano nell'involto. Io ho pensato che tu avevi battezzato colomba, alla milanese, la ciambella con le uova, che non so come chiamino a Turi e che propriamente non pu essere chiamata colomba, perch questa a Milano ha realmente lo stampo generale di un volatile con le ali distese e qualcosa nel becco a imitazione dell'ulivo, mi pare. In ogni modo, colomba o altro esemplare della fauna meridionale, il biscotto era abbastanza buono e serv a festeggiare la giornata: ed io ti ringrazio di tutto cuore. Come hai passato queste giornate? Sei stata bene e hai potuto uscire ad ammirare il popolo in festa? Lo spero. Per me il tempo  passato come sempre, n bene, n male, salva l'emozione che provo sempre quando ricevo qualcosa di fuori, emozione piacevole e confortante propria dell'uomo animale socievole, quando sente concretamente di appartenere ad una comunit volontaria oltre a quella cui  costretto a sottostare come numero di una serie. Carissima, queste giornate umide e nebbiose mi hanno alquanto snervato; non ho proprio voglia di scrivere. Mi preme per ricordarti tre cose:
1) Mio fratello mi ha scritto di aver gi ricevuto la sentenza del Tribunale Speciale; ecco dunque che anche tu non dovrai pi preoccupartene.
2) Mi hai scritto che vuoi mandarmi dei preparati per iniezioni. Ti prego di non farlo e di non cercare di discutere in argomento. Sono deciso di non fare in carcere iniezioni ricostituenti e nessuno mi smuover. Se ricever qualcosa, lo far respingere e non ti accenner pi nemmeno alla cosa.
3) Scrivi una cartolina alla Libreria, avvertendo che non ho ricevuto il numero 12 del 25 marzo scorso dalla Rassegna della Stampa Estera, mentre proprio oggi sono arrivati i numero 13 e 14 successivi. Non so se si  perduto un piego raccomandato o se il fascicolo  stato smarrito in altro modo; in ogni modo vorrei che me lo procurassero e inviassero.
Carissima, ti ringrazio nuovamente e ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Se hai voglia scrivi a mia madre che ho ricevuto quanto mi ha mandato e che ho gustato assai il pane sardo, quantunque fosse ormai cos duro da far sanguinare le gengive: per non aveva sofferto niente per il sapore.


184.
5 maggio 1930.

Carissima Tania,
ti devo fare, prima di tutto, i miei complimenti: mi pare d'averti trovato assai rimessa di salute, relativamente alle volte precedenti. Spero che questi complimenti, per, non ti facciano di nuovo trascurare le tue condizioni generali di vita; dovresti, per qualche mese almeno, mangiare tre uova al giorno oltre i pasti ordinari e cercare di ristabilirti completamente. Ti prego di scrivere a mio fratello, includendo nella lettera quanto segue: 1) Ho ricevuto la sua raccomandata di fine aprile con le 150 lire; al primo maggio, calcolate anche queste 150 lire, avevo disponibili 400 lire circa. - 2) Ho ricevuto la copia della sentenza del Tribunale speciale e l'estratto di articoli del Codice Penale Militare; questo estratto non mi serve a nulla. Carlo ha equivocato, evidentemente. Avevo domandato copia degli articoli o dell'articolo del Codice di "Procedura" penale militare che si riferiscono o si riferisce alla "revisione". Io non sono stato condannato in base al Codice Penale Militare, ma in base al diritto penale ordinario secondo la procedura militare in tempo di guerra; la procedura solo  quella militare, non gli articoli di reato. D'altra parte non c' da perderci su il tempo e la pazienza, perch la quistione m'interessa mediocremente. - 3) La legge speciale la possiedo gi. - 4) Non desidero pi nessun catalogo; lasci perdere. - 5) Ho ricevuto proprio oggi il volume della Biblioteca Antiquaria Hoepli (1); ringrazio, ma avverto di non spedirmi pi libri di questo genere, che non mi servono a nulla in carcere; mi fanno solo rimpiangere di non aver seguito gli impulsi degli anni giovanili e di non essere diventato un pacifico topo di biblioteca che si nutre di vecchia carta stampata e produce dissertazioni sull'uso dell'imperfetto in Sicco Polenton. Nel novembre dell'anno scorso avevo detto a Carlo di mandarmi un paio di maglie leggere da estate; mi domanda se per caso tu non hai gi pensato a provvedermi. Queste magliette mi sono necessarie, perch anche d'estate non posso fare a meno di avere qualcosa sulla pelle che mi preservi dai raffreddori e le tre che avevo sono andate in pezzi. Decidi tu sul da fare o scrivi qualcosa a Carlo.
Cara Tatiana, ho ricevuto le tue due lettere dopo il colloquio. Vedrai che sapr regolarmi bene. Ho capito benissimo ci che devo fare. Non mi sar difficile. D'altra parte mi accorgo sempre pi che la mia lingua sta diventando completamente incomprensibile: dunque bisogna ricorrere al dizionario, dove c' un'ampia provvista di fossili di conoscenza universale: e poi ho fatto il giornalista per 15 anni e conosco i primi rudimenti del mestiere. Ti prego di prendere atto della mia buona volont e di non insistere pi oltre su questi tasti. D'altra parte sono meno rinfichisecchito di quanto io stesso voglio credere di essere. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: R. BERTIERI, "Editori e stampatori italiani del Quattrocento", Libreria Antiquaria Hoepli, Milano 1929.


185.
5 maggio 1930.

Carissima Giulia,
in un recente colloquio Tatiana mi ha fatto un quadro discretamente buio del tuo stato d'animo e delle tue condizioni di salute (1). In una lettera precedente mi aveva informato delle malattie che hanno colpito tanto Delio che Giuliano. Mi  sembrato per che la stessa Tatiana sia scarsamente informata e solo per via indiretta e non so che giudizio farmi. Mi sembra spaventosamente lontano il tempo in cui mi assicuravi che non mi avresti mai tenuto nascosto niente riguardo alla salute tua e allo sviluppo dei bambini. Si vede che hai cambiato d'opinione e qualche ragione ci deve essere per questo cambiamento, sebbene io non riesca a immaginarla. Penso che veramente devi stare molto male, devi essere molto stanca. Ma perch non farmi sapere qualche cosa, perch fare aumentare il senso dell'impotenza che gi mi viene da tutte le limitazioni di volont e di libert a cui sono stato condannato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato? Se Tatiana non fosse stata in Italia e non mi avesse informato di quando in quando, non so cosa avrei dovuto fare; forse avrei ricorso al consolato. Io penso che tu devi fare un grande sforzo su te stessa e informarmi con molta sincerit e franchezza delle tue condizioni e di quelle dei bambini, senza nascondermi proprio nulla; io sono ridotto in tali condizioni che preferisco ricevere cattive notizie al non ricevere notizie affatto, ci che mi fa pensare alle cose peggiori.
Aspetto. Ti abbraccio.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Si veda al riguardo anche la lettera di Tatiana del 4 maggio 1930, in Appendice 2, numero 9.


186.
19 maggio 1930.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto tue lettere e cartoline. Mi ha fatto nuovamente sorridere la curiosa concezione che tu hai della mia situazione carceraria. Non so se tu hai letto le opere di Hegel, che ha scritto il delinquente aver "diritto" alla sua pena (1). Su per gi tu immagini me come uno che insistentemente rivendica il diritto di soffrire, di essere martirizzato, di non essere defraudato neanche di un minuto secondo e di una sfumatura della sua pena. Io sarei un nuovo Gandhy, che vuole testimoniare dinanzi ai superi e agli inferi i tormenti del popolo indiano, un nuovo Geremia o Elia o non so chi altro profeta d'Israello che andava in piazza a mangiare cose immonde per offrirsi in olocausto al dio della vendetta, eccetera eccetera. Non so come ti sei fatta questa concezione, che  molto ingenua nei tuoi rapporti personali e abbastanza ingiusta nei tuoi rapporti verso di me, ingiusta e inconsiderata. Ti ho detto che io sono eminentemente pratico; io penso che non capisci ci che io voglia dire con questa espressione, perch non fai nessuno sforzo per metterti nelle mie condizioni (probabilmente quindi io ti dovr apparire come un commediante o che so io). La mia praticit consiste in questo: nel sapere che a battere la testa contro il muro  la testa a rompersi e non il muro. Molto elementare, come vedi, eppure molto difficile a capire per chi non ha mai dovuto pensare di poter sbattere la testa contro il muro, ma ha sentito dire che basta dire: apriti Sesamo! perch il muro si apra. Il tuo atteggiamento  inconsapevolmente crudele; tu vedi uno legato (veramente non lo vedi legato e non sai rappresentarti il legame) che non vuol muoversi perch non pu muoversi. Tu pensi che non si muove perch non vuole (non vedi che, per aver voluto muoversi, i legami gli hanno gi rotto le carni) e allora gi a sollecitarlo con delle punte di fuoco. Cosa ottieni? Lo fai contorcere e ai legami che gi lo dissanguano aggiungi le bruciature. - Questo quadro orripilante da romanzo d'appendice sull'Inquisizione di Spagna penso bene che non ti persuader e che tu continuerai, e siccome i bottoni di fuoco sono anch'essi puramente metaforici, avverr che io continuer a seguire la mia pratica, di non sfondare le muraglie a colpi di testa (che mi duole gi abbastanza per sopportare simili sports) e di mettere da parte quei problemi per risolvere i quali mancano gli elementi indispensabili. Questa  la mia forza, la mia sola forza e proprio questa tu mi vorresti togliere. D'altronde  una forza che non si pu dare ad altri, purtroppo; la si pu perdere, non la si pu regalare n trasmettere. Tu, penso, non hai riflettuto abbastanza al caso mio e non sai scomporlo nei suoi elementi. Io sono sottoposto a vari regimi carcerari: c' il regime carcerario costituito dalle quattro mura, dalla grata, dalla bocca di lupo, eccetera eccetera; - era gi stato da me preventivato e come probabilit subordinata, perch la probabilit primaria dal 1921 al novembre 1926, non era il carcere, ma il perdere la vita. Quello che da me non era stato preventivato era l'altro carcere, che si  aggiunto al primo ed  costituito dall'essere tagliato fuori non solo dalla vita sociale, ma anche dalla vita familiare eccetera eccetera.
Potevo preventivare i colpi degli avversari che combattevo, non potevo preventivare che dei colpi mi sarebbero arrivati anche da altre parti, da dove meno potevo sospettarli (colpi metaforici, s'intende, ma anche il codice divide i reati in atti e omissioni; cio anche le omissioni sono colpe o colpi). Ecco tutto. Ma ci sei tu, dirai tu. E' vero, tu sei molto buona e ti voglio molto bene. Ma queste non sono cose in cui valga la sostituzione di persona e poi, ancora, la cosa  molto, molto complicata e difficile a spiegarsi completamente (anche per la quistione delle muraglie non metaforiche). Io, a dire il vero, non sono molto sentimentale e non sono le quistioni sentimentali che mi tormentano. Non che sia insensibile (non voglio posare da cinico o da blas); piuttosto anche le quistioni sentimentali mi si presentano, le vivo, in combinazione con altri elementi (ideologici, filosofici, politici, eccetera) cos che non saprei dire fin dove arriva il sentimento e dove incomincia invece uno degli altri elementi, non saprei dire forse neppure di quale di tutti questi elementi precisamente si tratti, tanto essi sono unificati in un tutto inscindibile e di una vita unica. Forse questa  una forza; forse  anche una debolezza, perch porta ad analizzare gli altri allo stesso modo e quindi forse a trarre conclusioni errate. Ma non continuo, perch sto scrivendo una dissertazione e a quanto pare  meglio non scrivere nulla che scrivere delle dissertazioni.
Carissima Tatiana, non preoccuparti tanto delle magliette; quelle che ho mi possono fare aspettare quelle che mi manderai. Non mandarmi il "termos" oppure, mandamelo solo dopo aver avuto alla direzione la certezza che mi sar consegnato; per averlo in magazzino,  meglio non averlo. La signora Pina (2) abita proprio in via Montebello 7, non credo che debba venire per ora, anzi lo escludo. Ti mander fuori un altro po' di libri e due camicie sbrindellate. - Scrivi a mia madre salutandola da parte mia e assicurandola che sto abbastanza bene. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: La lesione che tocca al delinquente non  soltanto giusta in s [...] ma  anche un diritto, posto nel delinquente stesso (G.W.F. HEGEL, "Lineamenti di filosofia del diritto", Laterza, Bari 1971, pagina 97).
Nota 2: La moglie di Enrico Tulli, che era a sua volta stato assegnato al reclusorio di Turi alla fine di aprile 1930.


187.
24 maggio 1930.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera dell'11 e una cartolina di Teresina. Sono stato molto spiacente per la disgrazia capitata a Mario, anche per te, che non riesci mai ad avere una vita tranquilla. Spero che le notizie che avrai ricevuto nel frattempo siano state sempre migliori e che Mario, con la sua robustezza, riesca a superare rapidamente la crisi e a rimettersi in buono stato. Mandagli i miei migliori auguri. Non c' bisogno ti raccomandi di tenermi informato di tutte le notizie che hai gi ricevuto e che riceverai.
Carlo non mi ha ancora scritto e quindi non so nulla del suo nuovo impiego e della sua partenza da Ghilarza; anche su questi argomenti ti prego di essere meno avara di notizie e di non pensare che io possa gi sapere perch Carlo mi ha scritto. Sono pi di quattro mesi che non ricevo lettere di Carlo, con mio grande dispiacere, perch mi sembrava di essermi spiegato con lui abbastanza chiaramente.
Cos non mi hai risposto a proposito del dizionario che avevo destinato a Edmea. Perch? Te ne ho chiesto notizia tre o quattro volte. Sai cosa ho pensato? Che Carlo, stanco di doversi tirare dietro tutti quei libri ingombranti, li abbia buttati via per istrada. Non sarebbe poi un gran disastro, ma vorrei saperne qualche cosa, per regolarmi in avvenire. Insomma, mi pare che se Mea ha ricevuto il dizionario, dovrebbe scrivermi qualche cosa anche lei, tanto pi che adesso deve essere gi avanti nello studio e deve saper scrivere benino e anche disegnare con un certo garbo.
Carissima mamma, voglio lasciare un po' di posto perch Tatiana aggiunga lei qualche linea. Ti abbraccio affettuosamente con tanti auguri per tutti.
ANTONIO.


188.
30 maggio 1930.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua assicurata del 28 con le 100 lire e ti ringrazio cordialmente. L'estratto del Codice militare che mi hai mandato tempo fa non mi serve per la semplice ragione che io non sono stato condannato in base ad articoli di Codice penale militare, ma del Codice penale Zanardelli con procedura militare. Cio l'istruttoria e tutto il procedimento giudiziario  stato condotto secondo la procedura militare in tempo di guerra e quindi anche il ricorso di revisione deve essere fatto nei casi e con le modalit di questa procedura. Non mi serve quindi un estratto del Codice penale militare ma del Codice di procedura penale militare e precisamente gli articoli o l'articolo in cui si fissano appunto i casi in cui  concesso ricorso di revisione e le modalit di redazione. In realt questo estratto non mi  indispensabile. Se ne avessi avuto voglia, avrei gi potuto compilare senz'altro (come far) una memoria per l'avvocato in cui fosse contenuta una elencazione dei motivi che secondo me giustificano la revisione. L'avvocato poi avrebbe potuto fare una cernita, [...] (1) gli elementi che legalmente non sono validi e utilizzando quelli contemplati dalla procedura militare. Far cos senz'altro appena mi sar passata l'emicrania che mi tormenta da pi di un mese. Come ti ha scritto Tatiana, credo, puoi disinteressarti dei cataloghi e di Pescarzoli (2). Ho ricevuto il libro sugli "Stampatori del 400". Se in questo ultimo tempo non ti ho scritto direttamente, ma ho incaricato Tatiana di trasmetterti le mie informazioni, avrai capito che l'ho fatto solo per poter scrivere di pi a Tatiana che si trova sempre a Turi a fare una vita cenobitica, isolata da tutto il mondo, senza distrazioni e interessi che la occupino. Dillo anche alla mamma. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Parola illeggibile.
Nota 2: Antonio Pescarzoli (confronta la lettera 139).


189.
2 giugno 1930.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto le magliette che mi hai mandato e ti ringrazio. Non ho altra biancheria sciupata da mandarti oltre le due camicie che hai ricevute; anche queste si sono strappate proprio in queste ultime settimane; erano molto ragnate, ma senza sbrindelli, come tu stessa puoi assicurarti osservandole. Non aspettare perci nulla; le tue virt di rammendatrice non avranno un oggetto per manifestarsi, per questa volta almeno. Ho ricevuto anche le tue due lettere del 24 e del 31 maggio. Tu sbagli di molto se credi che io debba compatirti perch ti sei decisa a non nascondermi nulla, o quando scrivi che la tua sincerit ti costringe ad essere crudele nel non nascondermi la verit. Mi pare invece che tu sia stata molto pi crudele ad attendere tre anni per scrivermi certe notizie. Ma non ti rimprovero: ho rinunziato a capire qualche cosa, poich mi sono convinto che, per una ragione o per l'altra, non riuscir mai ad avere elementi sufficienti per capire qualche cosa. Le cartoline di tuo pap, che mi trascrivi, mi hanno appunto persuaso di ci (1).
Carissima, voglio scriverti di una quistione che ti far arrabbiare o ti far ridere. Sfogliando il piccolo Larousse mi  ritornato alla memoria un problema abbastanza curioso. Da bambino io ero un infaticabile cacciatore di lucertole e di serpi, che davo da mangiare a un bellissimo falco che avevo addomesticato. Durante queste caccie nelle campagne del mio paese (Ghilarza), mi capit tre o quattro volte di trovare un animale molto simile al serpe comune (biscia), solo che aveva quattro zampette, due vicino alla testa e due molto lontane dalle prime, vicino alla coda (se si pu chiamare cos): l'animale era lungo 60-70 centimetri, molto grosso in confronto della lunghezza, la sua grossezza corrisponde a quella di una biscia di 1 metro e 20 o un metro e 50. Le gambette non gli sono molto utili, perch scappava strisciando molto lentamente. Al mio paese questo rettile si chiama "scurzone", che vorrebbe dire scorciato ("curzu" vuol dire corto) e il nome si riferisce certamente al fatto che sembra una biscia scorciata (bada che c' anche l'orbettino, che alla poca lunghezza unisce la proporzionata sottigliezza del corpo). A Santu Lussurgiu dove ho fatto le tre ultime classi del ginnasio, domandai al professore di Storia Naturale (che veramente era un vecchio ingegnere del luogo) come si chiamasse in italiano lo scurzone. Egli rise e mi disse che era un animale immaginario, l'aspide o il basilisco, e che non conosceva nessun animale come quello che io descrivevo. I ragazzi di Santu Lussurgiu spiegarono che nel loro paese scurzone era appunto il basilisco, e che l'animale da me descritto si chiamava "coloru" ("coluber" latino), mentre la biscia si chiamava "colora" al femminile, ma il professore disse che erano tutte superstizioni da contadini e che biscie con le zampe non ne esistono. Tu sai come faccia rabbia a un ragazzo sentirsi dar torto quando invece sa di aver ragione o addirittura essere preso in giro come superstizioso in una quistione di cose reali; penso che a questa reazione contro l'autorit messa a servizio dell'ignoranza sicura di se stessa  dovuto se ancora mi ricordo l'episodio. Al mio paese poi non avevo mai sentito parlare delle qualit malefiche del basilisco-scurzone, che per in altri paesi era temuto e circondato di leggende. - Ora appunto nel Larousse ho visto nella tavola dei rettili un sauriano, il "seps", che  appunto una biscia con quattro zampette (il Larousse dice che abita la Spagna e la Francia meridionale,  della famiglia degli "scincids" il cui rappresentante tipico  lo "scinque" (forse il ramarro?) La figura del "seps" non corrisponde molto allo scurzone del mio paese: il "seps"  una biscia regolare, sottile, lunga, proporzionata, e le zampette sono attaccate al corpo armonicamente; lo scurzone invece  un animale repellente: la sua testa  molto grossa, non piccola come quella delle biscie; la coda  molto conica; le due zampette d'avanti sono troppo vicine alla testa, e sono poi troppo lontane dalle zampe di dietro; le zampe sono bianchiccie, malsane come quelle del proteo e danno l'impressione della mostruosit, dell'anormalit. Tutto l'animale, che abita in luoghi umidi (io l'ho sempre visto dopo aver rotolato grossi sassi) fa un'impressione sgraziata, non come la lucertola e la biscia, che a parte la repulsione generica dell'uomo per i rettili, sono in fondo eleganti e graziose. Vorrei ora sapere dalla tua sapienza di storia naturale, se questo animale ha un nome italiano e se  noto che in Sardegna esiste questa specie che deve essere della stessa famiglia del "seps" francese. E' possibile che la leggenda del basilisco abbia impedito di ricercare l'animale in Sardegna; il professore di Santu Lussurgiu non era uno stupido, tutt'altro, ed era anche molto studioso, faceva collezioni mineralogiche eccetera, eppure non credeva che esistesse lo scurzone come realt molto pedestre, senza alito avvelenato e occhi incendiari. Certo questo animale non  molto comune: io l'ho visto non pi di una mezza dozzina di volte e sempre sotto dei massi, mentre biscie ne ho viste a migliaia senza bisogno di muovere sassi.
Cara Tatiana, non arrabbiarti troppo di queste mie divagazioni. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Nella sua lettera del 24 maggio, Tatiana aveva trascritto due cartoline speditele in quel mese da Apollon Schucht, il quale informava che Giulia  partita per il sanatorio, per passarvi un mese e forse pi, per fare una cura, e spiegava come i prolungati silenzi della figlia fossero dovuti al fatto che oltre ad essere esausta molto,  anche malata. Osservava inoltre: se Giulia non scrive vuol dire che essa prova difficolt a farlo, vuol dire che essa non pu scrivere e in generale,  difficile dire perch una persona non ha fatto una data cosa. Perch non ha voluto, o non ha potuto, per negligenza o per mancanza di forze. In una lettera successiva, datata 6 giugno, riferendosi alla rinuncia a capire qualche cosa da parte di Gramsci Tatiana gli scriver: Caro, sono addoloratissima, ma non posso ora fornirti altri elementi, posso anche dirti che avendo ricevuto la lettera tua a Giulia dopo che pap mi aveva gi scritto sull'argomento, pap credendo che la tua lettera fosse una risposta alla sua a me, scrive: 'si vede che n tu, n Antonio non mi avete capito, non ho detto che Giulia non scrive perch  ammalata ho detto che non lo fa che raramente perch le riesce assai penoso di farlo nelle condizioni in cui si  costretti di compierlo'. Riguardo poi alla tua preghiera perch Giulia ti comunichi i suoi pensieri e non nasconda nulla di ci che le accade, soggiunge: 'Come  possibile!'. Si vede che pap non ha voluto lasciarci una impressione esagerata sulle condizioni di salute ("Antigone e il prigioniero", citato, pagine 223-225).


190.
16 giugno 1930.

Carissima Tatiana,
ho avuto poco fa il colloquio con mio fratello e ci ha determinato un corso a zig-zag dei miei pensieri. E' stata davvero una novit straordinaria, alla quale non ero neanche minimamente preparato: non avrei creduto possibile di rivedere mio fratello a Turi (1). Sono stato molto contento, anche perch con Gennaro sono stato molto pi amico che col resto della famiglia. Intanto per non so cosa scrivere a te. Mi accontenter di qualche cosettina. Da Gennaro ho saputo che mangi veramente poco: egli ne  rimasto colpito e spontaneamente me ne ha accennato (non c' stata malizia alcuna da parte mia e non l'ho neanche interrogato in proposito: quindi il suo giudizio ha molta importanza: - tu mangi cos pochino, che dai subito nell'occhio e ci  molto grave). Bisogna cambiare e curarsi, per avere il diritto di far le prediche a me.
Una cosa che mi ha fatto molto ridere nell'ultima tua cartolina  la tua affermazione di sapere che io ci tengo a che mi si facciano gli auguri per il mio onomastico. Non so chi ti abbia rivelato questo segreto che tenevo accuratamente nascosto nelle pi intime latebre del pi profondo subcosciente; tanto nascosto e tanto segreto che dall'et di sei anni non sapevo neppure pi di custodire (solo fino ai sei anni ho ricevuto dei regali per il mio onomastico). Ho paura che tu scoprirai chiss quale altra mia piaga nascosta: forse quella di farmi frate trappista o di inscrivermi alla Compagnia di Ges. (Un solo segreto desiderio io ti voglio rivelare, che mi ha sempre tormentato, che non sono mai riuscito a soddisfare e che forse, ahim, non soddisfer mai: quello di mangiare una frittura mista di rognoni e di cervello di "babirussa" e di rinoceronte!) Cara Tatiana, in ogni modo ti ringrazio degli auguri, con la semplice avvertenza che il Sant'Antonio che mi protegge non  quello di giugno, ma quello di gennaio, accompagnato dalla specie europea del "babirussa" (2). (Purtroppo il babirussa abita solo nelle isole della Sonda e quindi  molto difficile da procurare, specialmente sotto la forma di cervello e rognoni freschi).
Vorrei che mi facessi inviare dalla Libreria due libricini: 1) Benedetto Croce - "Alessandro Manzoni" - Laterza editore, Bari - 2) Albert Mathiez - "La Rvolution Franaise", Tome 3. "La Terreur" - Collection Armand Colin - presso lo stesso editore, Parigi (avverti che desidero solo questo terzo volumetto, perch i primi due li ho gi).
Carissima Tatiana, ti ringrazio tanto delle notizie che mi hai ancora mandato. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Avvertimi con esattezza della tua partenza da Turi.


Note.

Nota 1: Secondo la rievocazione di Luigi Longo, Gennaro Gramsci, che si trovava a Parigi, venne inviato dal centro estero del partito a visitare - utilizzando la parentela - il fratello Antonio a Turi, allo scopo di avere notizie dirette sulle sue condizioni di salute e per informarlo, sia pure sommariamente, della lotta politica in corso nel partito. [...] Ricordo benissimo quella visita, perch anche io partecipai alla sua preparazione ("Gramsci vivo nelle testimonianze dei suoi contemporanei", citato, pagina 76). In particolare, nei mesi precedenti, il dibattito sulla svolta impressa da Stalin al Comintern, in vista di una presunta imminente caduta del fascismo e di uno sbocco rivoluzionario socialista in Europa, aveva suscitato negli organismi dirigenti del P.c.d.'I. forti contrasti culminati nell'espulsione di tre membri dell'Ufficio politico dissidenti, Alfonso Leonetti, Pietro Tresso e Paolo Ravazzoli. Ancora Longo asserisce che Gennaro, di ritorno da Turi, ci disse che Antonio non aveva voluto dirgli nulla a proposito delle comunicazioni politiche fattegli (ibid.). Intervistato dopo trentacinque anni sul primo colloquio in carcere Gennaro avrebbe tuttavia dato una diversa versione dei fatti. Di ritorno a Parigi, dichiar Andai a trovare Togliatti, e gli dissi 'Nino  completamente allinealo con voi'. In realt, pare che Gramsci lo avesse invece informato del proprio accordo coi tre, di non condividere la loro espulsione, n la nuova linea dell'Internazionale accolta da Togliatti. Gennaro, temendo per che l'accusa di opportunismo investisse anche il fratello, ne avrebbe tenuta nascosta la reale posizione, giacch altrimenti neanche Nino si sarebbe salvato dalla messa al bando (confronta G. FIORI, "Vita di Antonio Gramsci", citato, pagina 292). Per un esame dei punti controversi della vicenda, anche sulla base di altri elementi documentari, si veda P. SPRIANO, "Gramsci in carcere e il partito", citato, pagine 46-51; e, dello stesso Fiori, la successiva ricerca "Gramsci Togliatti Stalin", citato, pagine 36-41.
Nota 2: Confronta la lettera 26.


191.
30 giugno 1930.

Carissima mamma,
da pi di un mese non ricevo tue notizie. Come mai n lettere n cartoline? Carlo si  fatto vivo solo con le... sigarette, che per non possono sostituire una lettera.
Sei stata contenta per la visita di Nannaro? Immagino la tua felicit e quella di Edmea. E' vero che Nannaro si  conservato meravigliosamente giovane? Io ne sono rimasto stupito: mi sembrava di rivederlo tale e quale come nove anni fa.
Le mie notizie te le avr date abbondanti il fratello maggiore, che d'altra parte aveva visto anche Mario e ti avr cos potuto rassicurare anche sulle sue condizioni. Niente di nuovo.
Scrivimi al pi presto a lungo e descrivimi le tue impressioni sulle tante novit che tu hai avuto. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


192.
14 luglio 1930.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto tutte le tue lettere, le lettere di Giulia e la fotografia. Non mi hai, per, dato notizie del tuo viaggio. Ti sei fermata a Bari? Hai consultato l'oculista e che cosa ti ha detto? Tutte queste informazioni mi interessano molto (1): vorrei sperare, davvero, che ti decida a curare seriamente la tua salute, ma ci credo poco; avresti bisogno di un vero e proprio aguzzino che ti costringesse a nutrirti in modo soddisfacente, anche con l'uso di mezzi coercitivi e di vie di fatto (tiratine di capelli, eccetera) - ma non vedo come ci possa avvenire: forse io solo sarei capace di esercitare in modo efficiente questa professione, combinando in giusta misura la spietatezza fredda e la persuasione affettuosa. Dovresti proprio impegnarti solennemente con me (con prestazione della parola d'onore) di prendere ogni mattino tre tuorli d'uovo sbattuti nello zucchero col caff caldo e in ogni lettera assicurarmi d'aver rispettato l'impegno. Lo vuoi fare? Sembra una cosa da ridere, eppure credo che sarebbe forse una cosa molto seria
In questi ultimi giorni c' stata una piccola novit reale. Mi  stato comunicato il condono di un anno, quattro mesi e cinque giorni di pena: la pena complessiva  cos ridotta a 19 anni sani e il giorno della scarcerazione dal 25 maggio 1947,  stato portato al 20 gennaio 1946. Nell'avviso si accennava a una declaratoria del Tribunale Speciale del maggio 1930 in dipendenza del decreto del primo o 2 gennaio che si riferisce alla misura presa in occasione del matrimonio del principe ereditario. Come vedi si tratta di una novit vera e propria, perch ormai era radicata la persuasione che il decreto del gennaio non si applicasse ai condannati del Tribunale Speciale: invece si  avuto il condono ed io, come molti altri, non ho avuto un anno, ma bens un anno, quattro mesi e cinque giorni. Come si spiega tutto ci? Io lo spiego cos: nelle condanne inflitte per supposti reati commessi prima della legge speciale e quindi giudicati col vecchio codice Zanardelli, i capi di imputazione sono parecchi: io avevo sei capi di imputazione che portavano complessivamente 31 anni e 8 mesi tra reclusione e detenzione, ridotti per il cumulo giuridico a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni. Penso che il tribunale ha applicato il decreto del condono di un anno, a tre o quattro e forse cinque capi di imputazione, rifacendo quindi il calcolo del cumulo giuridico in modo che si ebbe la detrazione dei 16 mesi e 5 giorni. - Ti ho scritto tutto ci perch sono molto curioso di sapere se la mia ipotesi  giusta e a quali capi d'imputazione  stato applicato il condono. Vuoi informarti? Appena ti sei rimessa, potresti recarti forse alla cancelleria del Tribunale e domandare questi schiarimenti: non so se ci sia altro mezzo. Forse potresti domandarlo a Piero.
Ti prego di farmi mandare dalla libreria questo libro: P. Louis Rivire, "L'aprs-guerre: dix ans d'histoire (1919-1929)" Parigi, editore Ch. Lavauzelle et Cie - Informami proprio se decidi di prendere i tre tuorli al caff quotidiani (devono proprio essere tre, perch capiter spesso che in tutto il giorno non mangerai altro). Te lo far dire anche da Gennaro che forse ai primi dell'altra settimana andr a Roma. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Tatiana era a Roma dal 6 luglio. Del suo viaggio da Turi, riferir a Gramsci il 2 settembre 1930: A proposito della mia partenza, in una tua mi hai chiesto se mi ero fermata a Bari, non ti ho scritto ancora nulla in merito. No, non mi sono fermata, bench mi sentissi male e nell'albergo dove mi sono fermata nel pomeriggio per aspettare il treno della sera, mi consigliavano di fermarmi, cos stavo male. Ma ho fatto bene di partire lo stesso cosa avrei fatto all'albergo malata una decina di giorni,  vero che il viaggio  stato disastroso, ma insomma ero in treno e questo mi portava avanti ("Antigone e il prigioniero", citato, pagina 226).


193.
14 luglio 1930.

Carissima Giulia,
un piccolo calcolo di contabilit... epistolare, come introduzione: - in questa prima quindicina di luglio ho ricevuto quattro tue lettere, una datata del 24 dicembre 29, una del 5 febbraio 30 e due recentissime, del giugno; anteriormente avevo ricevuto una lettera nel dicembre 29 datata del 15 novembre e prima ancora una lettera del giugno. Ci significa che dal luglio 29 al luglio 30, un anno, avevo solo ricevuto una tua lettera. Queste pure constatazioni di fatto sono alla base di tutta una superstruttura psicologica che mi guarder bene dal descrivere: certo questo anno non  passato senza lasciare parecchie traccie su di me. Ho spesso ricordato in questo tempo uno strano tipo che ho conosciuto in tempo di guerra, non privo di un certo talentaccio perch ha finito con l'inventare un cavallino meccanico che muoveva le gambe e camminava come un cavallo vivo: egli voleva seriamente che io mi sottoponessi in sua compagnia a questo esercizio destinato a renderci invulnerabili: spararsi addosso metodicamente, centimetro per centimetro di pelle, dei colpi di pistola, caricando la pistola gradatamente da dosi minime alle dosi normali. Io mi guardai bene dall'accettare e quindi non ho potuto fisicamente immunizzare la pelle; ma ho acquistato la persuasione in questi ultimi mesi di aver immunizzato la pelle dir cos, morale, o sentimentale o psicologica; sono stato un po' ossessionato,  vero, ma poi sono caduto in uno stato di completa ottusit e insensibilit, che ancora dura un po'. Sono contento di aver ricevuto le tue quattro lettere e le fotografie, tuttavia esse mi hanno lasciato l'impressione che hai attraversato una crisi grave e che non l'hai superata ancora: anche la fotografia mi ha lasciato questa impressione. Tu hai ricordato la piccola fotografia in cui ti trovavo una espressione guerresca, ebbene, questa mi richiama la fotografia con l'espressione dolce e mite con in pi qualcosa di nuovo, non so se doloroso o rassegnato. Questo mi impressiona. Forse,  vero, basterebbe poco per far cambiare tutto questo, ma questo poco  incredibilmente difficile e moltissimo: basterebbe una carezza sulla fronte. Eppure io sono convinto e nonostante le impressioni che ho avuto, ho rafforzato questa convinzione, che tu ignori te stessa e le riserve di energia che hai in te e che le tue crisi di debolezza e di depressione sono dovute proprio a questo. Perci penso che devi scrivermi di pi: non solo per me (naturalmente anch'io sarei molto contento, ti pare?) ma anche per te. Mi pare che tu ti affligga perch scrivi poco e per questa afflizione scriva ancor meno e cos via, tormentandoti in scala crescente. Dovresti scrivermi di pi e con maggiore ardire. Ci che scrivi dei bambini  interessante e caratteristico (scegli molto bene i tratti che mi possono piacere) ma non mi d l'idea di uno sviluppo, di un arricchimento progressivo della loro piccola vita di uomini in formazione, della formazione in loro di una embrionale concezione del mondo. Il mio accenno alla carta geografica aveva solo questo significato e non era affatto pedantesco, sebbene io creda che coi bambini, finch la personalit sia giunta a un certo grado di sviluppo, un po' di pedanteria sia necessaria e indispensabile. Di solito avviene, almeno nei nostri paesi, che la pedanteria viene invece esercitata pi tardi, proprio quando  dannosa, dai 12 ai 16 anni, salvo a non curarsene, ma allora si hanno i ragazzi fuori legge. Ti ho scritto un po' arruffatamente, sotto l'impressione delle tue tante lettere ultime. Devi proprio sentire come se io ti abbracciassi stretta stretta insieme con Delio e Giuliano e sorridendo ti accarezzassi la fronte.
ANTONIO.


194.
28 luglio 1930.
Carissima Tania,
non ho potuto fare a Gennaro la commissione di cui mi scrivesti, perch la tua cartolina mi fu consegnata dopo il colloquio (1). A questo proposito; sar bene tener presente il giorno in cui io potr scriverti; d'ora innanzi dovr limitarmi sempre a una lettera al mese e tu dovrai badare a scrivermi le cose che domandano risposta in modo che io non debba rimandare la risposta d'un mese. Gennaro vuole che qualche volta scriva anche a lui e potr farlo solo dedicandogli mezzo foglio della lettera che scrivo a casa.
Sono contento dei tuoi proponimenti di nutrirti in modo conveniente:  la base di tutta la tua condizione di salute. Devi proprio impegnarti a fare ci che ti ho raccomandato, senza cavillare sulle uova che sono pesanti e che so io. Tu cerchi sempre l'ottimo e naturalmente finisci col non far niente:  una forma tipica di abulia quella che consiste nel manifestare fermissimi propositi che poi non trovano mai l'ottimo in cui realizzarsi. - E' molto increscioso che non abbia potuto approfittare del viaggio di Piero per farti accompagnare (2), ma temo che dovrai lasciar passare anche qualche altra buona occasione, se non ti rimetterai in condizione di poter viaggiare senza pericolo. Non so perch ti preoccupi delle dogane, dei visti eccetera. Tutto ci  un'inezia, perch basta che tu abbia con te un sacco o una valigetta con gli oggetti necessari per il viaggio stesso: i bagagli si fanno impiombare alla frontiera di partenza e viaggiano con te fino alla frontiera d'arrivo senza altro disturbo che di consegnare lo scontrino a un trger alle stazioni capolinea per il trasbordo da un treno all'altro: alla dogana presenti solo, cos, ci che hai con te personalmente, che non domanda gran lavoro, perch i doganieri possono solo domandare di vedere se non ci siano gioielli. Ti scrivo questo per convincerti che la sola difficolt  la tua salute e null'altro: tutto dipende dalla tua buona volont e dalla tua perseveranza; ma se non incomincerai una buona volta, non sarai mai pronta n disposta. Hai capito? Niente cavilli, niente cause o difficolt estranee eccetera eccetera. Tu stessa sei l'alfa e l'omega della tua vita e della tua libert di movimento. - Carissima, devi proprio esser brava e non farmi stare sempre col rimorso che per causa mia non puoi fare ci che pi ti piacerebbe. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Spedisci a mia madre la parte che le spetta.


Note.

Nota 1: Dopo una visita ai parenti in Sardegna (confronta la lettera 191) Gennaro era tornato in luglio a Turi per un secondo colloquio col fratello. Il 2 agosto Tatiana scriver a Ghilarza: Ho ricevuto anche una lettera da Gennaro, mi  molto rincresciuto che non sia passato per Roma nel ritorno da Turi avevo dimenticato di dirglielo, ma ho spedito la sera stessa una cartolina a Nino con la preghiera di dire a Gennaro di ripassare per Roma. Nino mi scrive che non ha potuto fare a Gennaro la mia commissione perch la mia cartolina gli  stata consegnata dopo il colloquio ("Lettere ai familiari", citato, pagina 220).
Nota 2: Sempre in vista di un suo eventuale rientro a Mosca, di volta in volta rinviato, Tatiana aveva pensato di poter intraprendere il viaggio in compagnia di Sraffa, in procinto di partire per un viaggio di studio in Unione Sovietica. Lo aveva incontrato a Roma quel giorno in cui ero ritornata. Il 22 luglio scriveva ai suoi: Comunicatemi subito l'indirizzo della dacia perch all'inizio di agosto partir un compagno che vorr vedervi. [.. ] Sarebbe opportuno che potessi avere anche l'indirizzo della Casa di cura dove andr Julia, in quanto probabilmente la vorranno senz'altro vedere e portarle anche i regali per voi, per i bambini e per gli adulti ("Lettere ai familiari", citato, pagine 80-81). E il 26 luglio, a Gramsci: Piero mi prega di dirti che trasmetter i tuoi saluti pi cari, giunger proprio per la festa di Delio. Si preoccupava della lingua che dovr usare ed  rimasto profondamente consolato quando gli dissi che Giulia sa l'italiano meglio di me (confronta P. SRAFFA," Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 8).


195.
28 luglio 1930.

Carissima mamma,
le due piccole fotografie che mi ha portato Nannaro mi sono molto piaciute: anche se tecnicamente non ben riuscite, riescono a dare una impressione abbastanza immediata della tua fisionomia e della tua espressione. Mi pare che, nonostante i tuoi anni e tutto il resto, tu ti sei mantenuta assai giovane e forte: devi avere pochi capelli bianchi e la tua espressione  molto vivace anche se un po', come dire?... matronale. Scommetto che potrai ancora vedere i pronipoti e vederli gi grandetti; proprio vogliamo fare una grande fotografia, un giorno avvenire, dove saremo tutte le generazioni e tu nel mezzo a mettere ordine. Mea  molto cresciuta, ma  sempre ancora molto... "spabaiada" (1). Nannaro, da ci che gli avete scritto, aveva creduto che sua figlia fosse chiss quale mostro di sapienza e di genialit. Da ci dipende che  passato all'estremo opposto e ha dimenticato che la bambina ha ancora solo 9 o 10 anni. Per un po' di ragione ce l'ha, specialmente quando osserva che noi a quell'et eravamo pi maturi e pi sviluppati intellettualmente. Questo colpisce anche me. Mi pare che Mea sia troppo puerile per la sua et, anche per la sua et, che non abbia altre ambizioni che quella di fare belle figure apparenti e che non abbia vita interiore, che non abbia bisogni sentimentali che non siano piuttosto animaleschi (vanit, eccetera). Forse voi l'avete viziata troppo e non l'avete costretta a disciplinarsi. E' vero che anch'io o Nannaro o gli altri, non siamo stati costretti a disciplinarci, ma l'abbiamo fatto da noi stessi. Io ricordo che all'et di Mea sarei morto di vergogna se avessi fatto tanti errori di ortografia; ti ricordi quanto leggevo fino a tarda ora e a quanti sotterfugi ricorrevo per procurarmi dei libri. E anche Teresina era cos, sebbene fosse anch'essa una bambina come Mea e fosse certamente anche pi graziosa fisicamente. Vorrei sapere cosa ha letto Mea finora: mi pare, da ci che scrive, che non deve leggere altro che i libri di scuola. Insomma, dovete cercare di abituarla a lavorare con disciplina e a restringere un po' la sua vita mondana: meno successi di vanit e pi seriet di sostanza. Fammi scrivere da Mea e dille che mi racconti la sua vita, eccetera. Baci a tutti. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Goffa, in sardo.


196.
11 agosto 1930.

Carissima Tatiana,
mi scrivi che hai parlato gi della domanda che ho deciso di fare da un pezzo, ma che poi ho dovuto rimandare e che in quest'ultimo tempo non ho avuto voglia di scrivere perch abbrutito letteralmente dal non dormire e dal caldo; vuol dire che far un grande sforzo in questi giorni e la scriver (1). Ancora non ho riacquistato l'equilibrio sebbene da qualche notte dorma un po': mi viene una specie di afasia psichica, che si manifesta con l'impossibilit di concentrare l'attenzione, con la difficolt di connettere dei concetti e fino con la difficolt di trovare le parole materiali e di ricordare da un attimo all'altro le cose pi comuni. Non  una cosa grave: conosco di che si tratta perch gi altre volte ho avuto di queste crisi anche in forma peggiore.
Da mio fratello Gennaro ho ricevuto una lettera da Namur, mentre era ancora in viaggio, il 22 luglio, poi pi nulla. Mi pare difficile che non mi abbia scritto qualche altra volta e dubito che ci sia stata qualche dispersione. Tu hai il suo indirizzo e puoi scrivergli? Dovresti avvertirlo del fatto e aggiungere che la sua lettera da Namur era abbondantemente censurata, perch sappia regolarsi.
Mi dispiace che sia andata ad abitare dal vecchio Isacco (2):  un ambiente troppo depresso e deprimente. Spero che non perderai quel poco di forza di volont che parevi aver riacquistato e che continuerai la cura intensiva delle uova. Sai che mi ha fatto ridere un tuo accenno al fatto che hai sempre fame? Ne parli come se si trattasse di una malattia e non di un segno di sanit. E' un punto di vista che i napoletani hanno spiritosamente incarnato nella figura di monsignor Perrelli e delle cure che egli aveva dei suoi cavalli per guarirli dalla malattia della fame. Ma almeno monsignor Perrelli voleva guarire i suoi cavalli e non applic a se stesso il regime dell'astinenza (3)! Tu invece pare non abbia ancora imparato che mangiando non si ha pi fame: davvero  strabiliante un tal modo di procedere verso se stessi. Dovrei estendere il tuo menu quotidiano e oltre ai tre tuorli d'uovo importi qualche cosa altro di fisso: ma ci sarebbe esagerato davvero e poi non saprei cosa consigliarti, perch non so come hai organizzato la tua vita, se mangi a casa, se sei a dozzina eccetera. Informami, ti prego. Voglio almeno esercitare su di te tutta la pressione morale possibile, perch mi pare di essere responsabile verso tua madre delle tue condizioni di salute. - Sai che  stata pubblicata la continuazione delle avventure di padre Brown? Il libro  uscito presso la casa editrice Alpes di Milano e si intitola "La saggezza di padre Brown"; ti informo perch il primo volume, mi pare, ti era piaciuto molto e se nel primo il padre Brown era ingenuo (4) mentre nel secondo  saggio chiss quali progressi avr fatto la sua capacit di induzione e di introspezione psicologica. Cara Tania, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta la lettera 198.
Nota 2: Confronta la lettera 14, nota 2.
Nota 3: La filosofia applicata nel governo dei cavalli da Filippo Perelli (1707-1789), il prelato napoletano protagonista di vari aneddoti umoristici,  ricordata anche nel "Quaderni".
Nota 4: Si riferisce a "L'innocenza di padre Brown", Alpes, Milano 1924. Gramsci aveva in carcere entrambi i volumi di Gilbert Keith Chesterton, sul quale si veda anche la lettera 201.


197.
11 agosto 1930.

Carissima Giulia,
non ho proprio voglia di scriverti una lettera, ma ti voglio solo salutare. Tania mi ha scritto che ti sei gi recata nella casa di riposo; spero che ti rafforzerai e che ti rimetterai rapidamente in grado di riprendere la tua attivit. Scrivimi che significato esatto assume o pu assumere per i bambini la registrazione che essi hanno un anno di pi di et. Io non so quale forma voi diate a questa ricorrenza e quale forza stimolante ed energetica praticamente se ne possa ritrarre. Realmente non so nulla di tutto il sistema di educazione, e ci mi interesserebbe moltissimo. Tania mi ha scritto che l'amico Piero avrebbe portato dei regali per Delio: dimmene qualche cosa. Ti ricordi quella palla di celluloide mezzo riempita d'acqua e coi cigni galleggianti che Delio aveva a Roma? Essa era un regalo di Piero, ma ricordo che Delio s'interessava specialmente a volerla aprire, cio a distruggerla come giocattolo, ci che dimostra che non era molto rispondente al fine. Scrivimi del tuo riposo e di tante altre cose. Ti abbraccio.
ANTONIO.


198.
25 agosto 1930.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua assicurata con le 250 lire e poco fa ho ricevuto la tua lettera del 23: qualche giorno fa ho ricevuto una lettera di Mamma e di Mea. Come ho scritto a Tatiana ho ricevuto da Nannaro una lettera da Namur del 22 luglio e poi pi nulla: vorrei solo che tu lo informassi del fatto per il caso in cui egli abbia scritto e la lettera sia andata dispersa. Per ci che riguarda Mea, mi pare che tu non abbia ragione. Poich la quistione  importante e pu decidere di tutto l'avvenire della ragazza, ti esprimo ancora qualche mia osservazione. Io ho tenuto conto dell'ambiente in cui essa vive, naturalmente, ma l'ambiente non giustifica nulla: mi pare che tutta la nostra vita sia una lotta per adattarci all'ambiente ma anche e specialmente per dominarlo e non lasciarcene schiacciare. L'ambiente di Mea siete prima di tutto voi di cost, poi i suoi amici, la scuola, e poi tutto il paese coi suoi Cozzoncu, con le sue zie Tane e Zuanna Culemantigu, eccetera eccetera. Da quali sezioni di quest'ambiente Mea ricever gli impulsi per le sue abitudini, i suoi modi di pensare, i suoi giudizi morali? Se voi rinunziate ad intervenire ed a guidarla, usando dell'autorit che viene dall'affetto e dalla convivenza famigliare facendo pressione su di lei, in modo affettuoso ed amorevole ma tuttavia rigido e fermo inflessibilmente, avverr senza alcun dubbio che la formazione spirituale di Mea sar il risultato meccanico dell'influsso casuale di tutti gli stimoli di quest'ambiente: cio all'educazione di Mea contribuir zia Tana come Cozzoncu, ziu Salomone e tiu Juanni Bobbai eccetera, (cito questi nomi come simboli, perch immagino che se questi tipi sono morti, ne esisteranno altri di equivalenti). Un errore che si fa di solito nel tirar su i ragazzi mi pare sia questo (tu puoi pensare a te stesso e poi giudicare se ho ragione): non si distingue che nella vita dei ragazzi ci sono due fasi molto distinte, prima e dopo la pubert. Prima della pubert la personalit del ragazzo non si  ancora formata ed  pi facile guidare la sua vita e fargli acquistare determinate abitudini di ordine, di disciplina, di lavoro: dopo la pubert la personalit si forma in modo impetuoso e ogni intervento estraneo diventa odioso, tirannico, insopportabile. Ora avviene appunto che i genitori sentono la responsabilit dei figli proprio in questo secondo periodo, quando  tardi: allora naturalmente entra in iscena il bastone e la violenza, che poi danno ben pochi frutti. Perch non occuparsi del ragazzo nel primo periodo, invece? Sembra poco, ma l'abitudine di star seduti a tavolino 5-8 ore al giorno  una cosa importante, che si pu far acquistare con le buone fino ai 14 anni, ma in seguito non si pu pi. Per le donne mi pare sia lo stesso, e forse peggio, perch la pubert  una crisi molto pi grave e complessa che negli uomini: con la vita moderna e la relativa libert delle ragazze, la quistione  ancora aggravata. Io ho l'impressione che le generazioni anziane hanno rinunziato a educare le generazioni giovani e che queste commettono lo stesso errore, il clamoroso fallimento delle vecchie generazioni si riproduce tale e quale nella generazione che adesso sembra dominare. Pensa un po' a ci che ho scritto e rifletti se non sia necessario educare gli educatori (1).
Per ci che riguarda le domande da fare per i libri di Trotzky, forse  meglio davvero che faccia tu la pratica. Ecco come dovr porsi la quistione. Vorrei mi si concedesse la lettura: 1) dei libri di Trotzky scritti dopo la sua espulsione dalla Russia, cio della sua autobiografia tradotta anche in italiano e stampata dalla Casa editrice Mondadori e di questi altri due: "La rvolution dfigure" e "Vers le capitalisme ou vers le socialisme" (2), (questi due li possiedo gi ma ci vuole un'autorizzazione perch mi siano consegnati). 2) il libro del Flp Miller - "Il volto del bolscevismo" - tradotto in italiano con prefazione di Curzio Malaparte, attuale direttore della Stampa di Torino e noto fascista della prima ora. 3) questi libri che possiedo gi e che per ragioni da me insindacabili non mi saranno concessi senza autorizzazione: 1) Mino Maccari - "Il trastullo di Strapaese" ( un canzoniere fascista: il Maccari era il capo dei fascisti di Colle Valdelsa ed ora  redattore capo della Stampa) - Giuseppe Prezzolini - "Mi pare" ( una raccolta di articoli sulla moda, sulle librerie, eccetera): il libro  stato stampato a Firenze da Arturo Marpicati, attuale segretario e cancelliere dell'Accademia d'Italia; il Prezzolini  il direttore della Sezione italiana dell'Istituto di Cooperazione intellettuale e suo superiore immediato  proprio l'onorevole Rocco, Ministro della Giustizia - 3) Maurice Muret - "Le crpuscule des nations blanches" (Il Muret  uno scrittore svizzero molto amico dell'Italia: compila molte rubriche di letteratura italiana in giornali e riviste francesi e svizzere: il libro tratta della quistione coloniale) - 4) Petronio Arbitro - "Satyricon" ( uno dei capolavori della letteratura latina: ho fatto un corso di due anni di universit su questo libro e lo ricordo a memoria in gran parte ancora: contiene delle oscenit come tutti i libri latini e greci, ma io non faccio collezioni di libri osceni) - 5) Krassnoff - "Dall'aquila imperiale alla bandiera rossa" ( un romanzo dell'ex generale dei cosacchi Krassnoff, ora emigrato zarista a Berlino:  stampato dall'editore Salani coi romanzi di Carolina Invernizio) - 6) Heinrich Mann - "Le sujet" ( un romanzo tedesco del tempo di Guglielmo Secondo) - 7) Jack London - "Le memorie di un bevitore" (non lo conosco ma dev'essere un romanzo di avventure di marinai e di minatori dell'Alaska) - 8) Oscar Wilde - "Il fantasma di Canterville" eccetera (sono tre novelle umoristiche contro lo spiritismo e le storie inglesi sui fantasmi). Scrivimi ci che farai. Abbraccia tutti di casa. Cordialmente.
ANTONIO. (3)


Note.

Nota 1: Evidente allusione alla terza "Tesi su Feuerbach" di Marx: La dottrina materialistica che gli uomini sono il prodotto dell'ambiente e dell'educazione e che pertanto i cambiamenti degli uomini sono il prodotto di altro ambiente e di una mutata educazione, dimentica che appunto l'ambiente  modificato dagli uomini e che l'educatore stesso deve essere educato. Il testo marxiano  qui citato nella traduzione di Gramsci (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagina 2356).
Nota 2: Si tratta rispettivamente di L.D. TROCKIJ, "La mia vita. Tentativo di autobiografia", Mondadori, Milano 1930; "La Rvolution dfigure", Rieder, Parigi 1929; "Vers le capitalisme ou vers le socialisme", Editions La lutte des classes Parigi 1928.
Nota 3: Questa lettera venne trattenuta dal direttore della casa penale di Turi e trasmessa poi il 28 agosto 1930, su richiesta di Gramsci in base al regolamento carcerario, al Ministero della giustizia, che conferm il divieto alla lettura dei libri indicati. Il 30 settembre Gramsci fece allora inoltrare una istanza a Mussolini, che non  tuttavia conservata nel relativo fascicolo dell'Archivio centrale dello stato. La minuta dell'istanza, che fu infine accolta (confronta la lettera 209),  trascritta nel quaderno 2 e pubblicata qui in Appendice 1, numero 4. Per il tentativo di ottenere un appoggio alla domanda di autorizzazione a leggere Trozky, che se il capo la dovesse ricevere personalmente dovrebbe dare esito favorevole, si veda la lettera di Tatiana del 16 agosto 1930, in "Lettere ai familiari", citato, pagine 222-223.


199.
22 settembre 1930.

Carissima mamma,
ho ricevuto a suo tempo l'assicurata di Carlo con duecento lire. Non sto male e non ho avuto nessuna malattia, l'assenza di lettere  stata determinata da altre cause. Non ho ricevuto la lettera di Nannaro che Carlo mi ha annunziato. Spero veramente, come mi scrive Carlo, che riesca finalmente a farti curare in modo energico: sai, penso sempre che tu ti fidi troppo della tua robustezza passata, quando non avevi quasi mai delle malattie, e che perci non sei troppo assidua nel seguire i consigli dei medici e ti trascuri. Carlo e Grazietta dovrebbero costringerti a curarti e non lasciarti stancare, anche a costo di legarti alla sedia. Ma Grazietta non dev'essere molto energica e anche Carlo si lascer commuovere e cos tu continuerai forse a stare dinanzi ai fornelli e poi magari uscire nel cortile anche se sei riscaldata eccetera. Ah! Peppina Marcias, ci vorrebbe un figlio come me vicino per farti fare le cure a dovere e non lasciarti correre a destra e a mancina come un furetto. Carissima mamma, scrivimi o fammi scrivere sulla tua salute. Baci a tutti di casa e a te tanti abbracci affettuosi.
ANTONIO.


200.
22 settembre 1930.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto il tuo pacco e le lettere di Giulia e la fotografia del tuo babbo. Le sopracalze vanno su per gi bene come misura (sono forse un po' troppo grandi), ma non sono molto utili, si consumano dal primo giorno. Se vuoi mandarmene di panno, come scrivi, ti raccomando di badare al colore: devono essere bianche o almeno il bianco deve dominare, altrimenti non sono permesse. Delle medicine ho incominciato a prendere l'Uroclasio e il Benzofosfan: mi pare che l'Uroclasio mi abbia gi giovato un po' per la "gengivite espulsiva" (questo  il nome della malattia e non gengivite esplosiva come ti dissi una volta): sebbene tutti i denti continuino a muovere e non ne combacino ormai che due soli (uno superiore e l'altro inferiore, canini); in modo che non posso masticare nulla, tuttavia almeno non mi fanno male e le gengive non bruciano tanto: nessun beneficio invece ho ancora riscontrato per il mal di capo, ma la cura deve ancora essere lunga, secondo le istruzioni. Gli altri medicinali li tengo da parte per ora: non voglio riempirmi lo stomaco di cose tanto disparate e di alcuni, in verit, ignoro lo scopo perch mancano le istruzioni. - Il Benzofosfan l'ho quasi terminato. La fotografia del tuo babbo non mi pare che sia ben riuscita: non d la vera espressione caratteristica e pi personale. E' vero che non ha pi la barba intera e ci cambia un po' la fisionomia generale che mi era rimasta impressa, ma mi pare tuttavia che manchi molto altro. Forse si  accorciato la barba perch Delio quando era in culla, nel 1925, gliela strappava con grande vigore: sai, che stavo a lungo a guardare la scena: tuo padre si chinava sul bambino per farlo giocare e lui si afferrava alla sua barba per drizzarsi, mentre tuo padre rideva di cuore, sebbene dovesse sentire abbastanza dolore. - Mi  stata consegnata ieri la traduzione di Pusckin: da un pezzo non avevo letto corbellerie cos stupide:  un vero caso di teratologia letteraria; non  riuscita neanche a divertirmi tanto la stupidaggine  monotona. Per mi sar utile lo stesso per capire meglio l'originale. - Ti prego di scrivere alla libreria avvertendo che non ho ricevuto il fascicolo di agosto della rivista Gerarchia e che desidero averlo. Cos desidero avere anche i due volumi dei "Racconti autobiografici" di Leone Tolstoi, recentemente pubblicati dalla Slavia (1). Dovresti tu, se hai tempo, passare dalla Libreria del Littorio che deve essere in una via centrale e farmi mandare un fascicolo di saggio della rivista Bibliografia fascista: forse bisogna comprarlo e farlo spedire, pagando le spese di posta; forse anche qualche altra libreria ti far il servizio.
Carissima Tatiana, non devi essere preoccupata e specialmente non devi pensare di potermi avere scontentato: per pensare cos, dovresti anche pensare non solo che io sia un bel scellerato egoista, ma addirittura un tanghero. Sto abbastanza bene. La volta prossima vedr di scrivere tutta la lettera a Giulia. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Forse sarebbe bene che mi mandassi un po' di carta e buste per le lettere, perch mi pare che la scorta sia finita o stia per finire.


Note.

Nota 1: I due volumi di L. TOLSTOJ, "Racconti autobiografici", Slavia, Torino 1930, non sono conservati tra i libri del carcere, ma  certo che Gramsci li avrebbe in seguilo ricevuti. Nel paragrafo "La realt del mondo esterno" del quaderno 1,  infatti trascritto un brano dei primo volume, intitolato "Infanzia, adolescenza". Nello stesso quaderno si trova inoltre un commento del punto di vista giovanile di Tolstoj, infervorato per la concezione soggettivistica della realt (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagine 1413-14 e 1483-84).


201.
6 ottobre 1930.

Carissima Tania,
sono stato contento della venuta di Carlo. Egli mi ha detto che ti sei rimessa abbastanza, ma vorrei avere pi precise notizie sulle tue condizioni di salute. Ti ringrazio per tutto ci che mi hai mandato. Non mi sono stati ancora consegnati i due libri: la Bibliografia fascista e le novelline di Chesterton che legger volentieri per due ragioni. Primo perch immagino che siano interessanti almeno quanto la prima serie e secondo perch cercher di ricostruire l'impressione che dovettero fare su di te. Ti confesso che questo sar il mio diletto maggiore. Ricordo esattamente il tuo stato d'animo nel leggere la prima serie: tu avevi una felice disposizione a ricevere le impressioni pi immediate e meno complicate dai sedimenti culturali. Non eri neanche riuscita ad accorgerti che il Chesterton ha scritto una delicatissima caricatura delle novelle poliziesche pi che delle novelle poliziesche propriamente dette. Il padre Brown  un cattolico che prende in giro il modo di pensare meccanico dei protestanti e il libro  fondamentalmente un'apologia della Chiesa Romana contro la Chiesa Anglicana. Sherlock Holmes  il poliziotto protestante che trova il bandolo di una matassa criminale partendo dall'esterno, basandosi sulla scienza, sul metodo sperimentale, sull'induzione (1). Padre Brown  il prete cattolico, che attraverso le raffinate esperienze psicologiche date dalla confessione e dal lavorio di casistica morale dei padri, pur senza trascurare la scienza e l'esperienza, ma basandosi specialmente sulla deduzione e sull'introspezione, batte Sherlock Holmes in pieno, lo fa apparire un ragazzetto pretenzioso, ne mostra l'angustia e la meschinit. D'altra parte Chesterton  grande artista, mentre Conan Doyle era un mediocre scrittore, anche se fatto baronetto per meriti letterari; perci in Chesterton c' un distacco stilistico tra il contenuto, l'intrigo poliziesco e la forma, quindi una sottile ironia verso la materia trattata che rende pi gustosi i racconti. Ti pare? Ricordo che tu leggevi queste novelle come se fossero state cronache di fatti veri e ti immedesimavi fino ad esprimere una schietta ammirazione per padre Brown e per il suo acume maraviglioso, in modo cos ingenuo che mi divertiva straordinariamente. Non devi per offenderti, perch in questo divertimento c'era una punta di invidia per questa tua capacit di fresco e schietto impressionismo, per cos dire. A dirti la verit, non ho molta voglia di scrivere: ho il cervello svaporato. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Una analoga interpretazione dei caratteri dei personaggi di Chesterton e Conan Doyle  nel paragrafo "Romanzi polizieschi" del quaderno 21 (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagina 2130).


202.
6 ottobre 1930.

Carissima Giulia,
ho ricevuto due tue lettere: una del 16 agosto e l'altra successiva, credo del settembre. Avrei voluto scriverti a lungo, ma non mi  possibile, perch non riesco, in certi momenti, a connettere i ricordi e le impressioni provate nel leggere le tue lettere. Purtroppo, per, posso scrivere solo in giorni e ore determinate non da me e che talvolta coincidono con momenti di depressione nervosa. Mi ha fatto molto piacere ci che mi scrivi: che avendo riletto mie lettere del 28 e 29, hai rilevato la identit dei nostri pensieri. Vorrei per sapere in quali circostanze e intorno a quale oggetto questa identit  stata da te specialmente rilevata. Nella nostra corrispondenza manca appunto una corrispondenza effettiva e concreta: non siamo mai riusciti a intavolare un dialogo: le nostre lettere sono una serie di monologhi che non sempre riescono ad accordarsi neanche nelle linee generali; se a questo si aggiunge l'elemento tempo, che fa dimenticare ci che si  scritto precedentemente, l'impressione del puro monologo si rafforza. Non ti pare? Ricordo una novellina popolare scandinava: - tre giganti abitano nella Scandinavia lontani uno dall'altro come le grandi montagne. Dopo migliaia d'anni di silenzio, il primo gigante grida agli altri due: - Sento muggire un armento di vacche! - Dopo trecento anni il secondo gigante interviene: Ho sentito anch'io il mugghio! e dopo altri 300 anni il terzo gigante intima: Se continuate a far chiasso cos, io me ne vado! - Beh! non ho proprio voglia di scrivere, c' un vento di scirocco che d l'impressione di essere ubbriachi. Cara, ti abbraccio teneramente coi nostri bambini.
ANTONIO.


203.
20 ottobre 1930.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto le fotografie e tutti i tuoi commenti e le tue osservazioni non sono valse a farle diventare migliori; esse sono pessime e mi pare che mettano tutto in falsa luce (1). Credo che ci che scrivi sulle condizioni di salute di Giulia non sia esatto e che anzi sia pericoloso o almeno inopportuno porre cos la quistione; mi pare che le conversazioni con la signorina Nilde abbiano contribuito a fuorviarti. E' evidente che Giulia soffre di esaurimento nervoso e di anemia cerebrale che tendono a diventar cronici perch ella non vuole o non sa curarsi. Giulia sta mettendosi, insensibilmente, nelle stesse condizioni in cui si era messa Genia nel 1919, cio non vuole persuadersi che un determinato ritmo di lavoro  possibile solo con certe compensazioni integrative dell'organismo e con un certo metodo di vita e che in ogni caso ci che era almeno spiegabile nel 1919 non  che assurdo romanticismo nel 1930. L'aspetto grave della quistione mi pare consistere nel fatto che essa mi appare irrisolvibile: cosa infatti possiamo fare, io e tu? Delle prediche, degli avvertimenti generici, che saranno infruttuosi. Secondo me, in condizioni di tal genere, l'unico rimedio consiste in un giusto contemperamento dei mezzi persuasivi coi mezzi coercitivi, ma  appunto qui il punto: chi pu esercitare questa coercizione necessaria? In ogni caso credo che il tuo modo di vedere sia errato e che se tu vuoi intervenire, devi abbandonarlo. Dico ci seriamente, perch conosco molto bene lo stato delle cose, per averle osservate attentamente. Io scriver una lunga lettera a Giulia, che, per forza, dovr assumere la forma della dissertazione, anche se questa forma  odiosa: non vedo cosa potrei fare d'altro. D'altronde non si tratta di un fenomeno individuale; purtroppo  diffuso e tende a diffondersi sempre pi, come si vede dalle pubblicazioni scientifiche fatte in rapporto ai nuovi sistemi di lavoro introdotti dall'America. Non so se tu segui questa letteratura. E' interessante anche dal punto di vista psicologico e sono interessanti le misure prese dagli stessi industriali americani come Ford, per esempio. Ford ha un corpo di ispettori che controllano la vita privata dei dipendenti e impongono loro il regime di vita: controllano anche i cibi, il letto, la cubatura delle stanze, le ore di riposo e anche faccende pi intime; chi non si piega, viene licenziato e non ha i 6 dollari di salario giornaliero minimo. Ford da 6 dollari al minimo, ma vuole gente che sappia lavorare e sia sempre in condizioni di lavorare, che cio sappia coordinare il lavoro col regime di vita (2). Noi europei siamo ancora troppo bohmiens, crediamo di poter fare un certo lavoro e vivere come ci piace, da bohmiens: naturalmente il macchinismo ci stritola e intendo macchinismo in senso generale, come organizzazione scientifica anche del lavoro di concetto. Siamo troppo romantici in modo assurdo e per non voler essere piccolo borghesi, cadiamo nella forma pi tipica di piccolo borghesismo che  appunto la bohme. Ho gi cominciato a dissertare anche con te. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Tatiana aveva inviato a Gramsci, in una lettera del 13 ottobre 1930, varie fotografie della famiglia, portate con s da Sraffa al ritorno dall'Unione Sovietica. Sulle condizioni di salute di Giulia riferite dall'amico, confronta la lettera del 22 ottobre in Appendice 2, numero 10.
Nota 2: Su questo tema si veda il paragrafo "Gli alti salari" del quaderno 22 su "Americanismo e fordismo" (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagine 2171-2175).


204.
20 ottobre 1930.

Carissimo Carlo,
mi  sembrato capire, da una lettera di Tatiana, che da Milano sei rientrato in Sardegna. Perch non mi hai scritto qualcosa? Ho ricevuto un piccolo biglietto di mamma in tutto questo tempo: si capisce che ella  ancora molto debole. Mi domanda notizie dei bambini e di Giulia: credo che tu stesso hai dato queste notizie. Non mi ha scritto due righe; falle scrivere qualche lettera pi lunga. Le mie condizioni sono sempre le stesse. Saluti e baci a tutti di casa; un abbraccio affettuoso per la mamma. Cordialmente.
ANTONIO.


205.
4 novembre 1930.

Carissima Tatiana,
sono contento di aver saputo, dalla tua ultima lettera, che sei d'accordo con me per ci che riguarda le condizioni di salute di Giulia. E' sempre meglio, in queste quistioni, che dall'esterno si faccia una pressione morale identica; data la scarsa efficacia che in tali cose pu avere la pressione morale, che essa almeno sia omogenea e concorde per non essere completamente inutile! Ti maravigli che a Roma io non sia stato un tuo alleato per ottenere da Giulia un metodo di vita materialmente meno spossante per riguardo alle necessit di lavoro (1). E' giusta la tua maraviglia e dovrei giustificarmi. Ma ci non  possibile oggi: la mia giustificazione apparirebbe forse grottesca o almeno comica o forse ancora semplicemente romanzesca.
Le mie condizioni di salute sono sempre le stesse e il mio sforzo maggiore  rivolto a mantenere almeno la stabilizzazione attuale. Tutto il problema  l'insonnia, che non essendo determinata che parzialmente da cause organiche, e in buona parte da cause esterne, meccaniche, inerenti pi o meno alla vita carceraria, non pu essere vinta con mezzi terapeutici, ma solo palliata. Ho fatto una statistica per il mese di ottobre: solo due notti ho dormito 5 ore, per 9 notti intiere non ho dormito affatto, le altre notti ho dormito meno di 5 ore, in misura variabile, che da una media generale di poco pi di due ore per notte. Io stesso mi maraviglio talvolta di avere ancora tanta resistenza e di non avere un collasso generale. Prendo regolarmente il Benzofosfan (che  quasi finito) e l'Uroclasio e la sera il Sedobrol. Li prendo, ripeto, per cercare di mantenere almeno il livello attuale delle mie condizioni fisiche.
Mi sono sempre dimenticato di scrivere che tra i libri consegnati a Carlo c'era un esemplare intatto dei "Discorsi" pronunziati dal Capo del Governo nel 1929: questo esemplare, per errore, mi era stato spedito in doppia copia e sarebbe bene rispedirlo alla Libreria, domandando un altro volume, in compenso, dello stesso prezzo. Non so se questi libri sono gi in Sardegna o sono ancora a Roma: ti prego di far tu la spedizione se sono ancora a Roma o di avvertire Carlo (che non mi ha ancora scritto dopo il suo viaggio a Turi) se sono in Sardegna. Ti avevo anche scritto di avvertire la Libreria che non avevo ricevuto il numero di agosto della rivista Gerarchia e tu mi hai fatto sapere di averlo fatto. Bisogner che insista perch oltre al mese di agosto mi manca ora anche quello di settembre e di ottobre; inoltre da oltre un mese non ricevo l'Italia letteraria (l'ultimo numero ricevuto  del 21 settembre). Ti prego di mandare una cartolina raccomandata, in modo da essere certi che la ricevano. Non ho letto il libro di Ford sugli ebrei (2), ma conosco il suo punto di vista dagli altri suoi libri fondamentali: la lotta contro gli ebrei  l'aspetto pi tagliente della sua lotta contro la plutocrazia che ha cercato a pi riprese di impadronirsi del suo sistema industriale con la pressione finanziaria e anche attraverso l'azione dei sindacati operai. Chiss quale maggiore odio nutrir Ford ora, dopo le due crisi della Borsa di New York che hanno posto un freno alla costruzione degli automobili! Tutto l'ottimismo della sua visione industriale  stato distrutto d'un colpo e sar difficile farlo rinascere. Cara, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Si riferisce al periodo tra l'autunno del 1925 e l'estate del 1926, quando Giulia soggiorn a Roma e lavor come impiegata all'ambasciata sovietica.
Nota 2: ENRICO FORD, "L'ebreo internazionale", Sonzogno, Milano 1928. Si tratta di una raccolta di articoli pubblicati sul Deaborn Independent nel 1920.


206.
4 novembre 1930.

Carissima Giulia,
ignoro se ti trovi ancora a Soci (1) e se questa lettera deve esserti rispedita o se sei gi rientrata dal riposo. Perci non ti propino ancora una lunga lettera alla moda del dottor Grillo (2) che avevo gi pensato in tutta la sua struttura da dissertazione accademica. Sar per una prossima volta. Intanto ti avverto che tutto  scoperto, che non esistono pi misteri per me, che cio sono stato minutamente informato delle tue vere condizioni di salute. Era, a dire il vero, ci che in Italia si chiama il mistero delle cose palesi, nel senso che io avevo compreso che tu stavi abbastanza male o per lo meno attraversavi una crisi psichica che doveva avere una base fisiologica; sarei stato un ben meschino letterato se non avessi compreso questo leggendo le tue lettere, che, dopo la prima lettura, che dir disinteressata, in cui solo l'affetto per te mi guida sono rilette, dir cos, da critico letterario e psicanalitico. Per me l'espressione letteraria (linguistica)  un rapporto di forma e contenuto: l'analisi mi dimostra o mi aiuta a capire se tra forma e contenuto c' adesione completa o se esistono screpolature, mascherature eccetera. Si pu anche sbagliare, se specialmente si vuole troppo dedurre, ma se si ha del criterio si pu capire parecchio, per lo meno lo stato d'animo generale. Ti scrivo tutto ci per avvertirti che ormai mi puoi e mi devi scrivere con estrema franchezza. Ho ricevuto alcune fotografie dei nostri bambini, molto mal riuscite tecnicamente, ma interessantissime per me lo stesso. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Confronta la lettera di Tatiana del 22 ottobre 1930, in Appendice 2, numero 10.
Nota 2: Angelo Grillo, l'abate e letterato del sedicesimo secolo che fond la celebre Accademia degli Umoristi.


207.
17 novembre 1930.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto la cartolina del 10 novembre e la lettera del 13. Cercher di rispondere in ordine alle tue quistioni. 1) Per adesso non devi mandarmi dei libri. Quelli che hai tienili da parte e aspetta che io ti avverta di spedirli. Voglio prima sgomberare tutte le vecchie riviste che da 4 anni ho accumulato: prima di spedirle le rivedo per prendere delle note sugli argomenti che pi mi interessano e naturalmente ci mi toglie una buona parte della giornata perch le note di erudizione sono accompagnate da richiami, da commenti eccetera. Mi sono fissato su tre o quattro argomenti principali, uno dei quali  quello della funzione cosmopolita che hanno avuto gli intellettuali italiani fino al Settecento, che poi si scinde in tante sezioni: il Rinascimento e Machiavelli, eccetera. Se avessi la possibilit di consultare il materiale necessario, credo che ci sarebbe da fare un libro veramente interessante e che ancora non esiste; dico libro, per dire solo l'introduzione a un certo numero di lavori monografici, perch la quistione si presenta diversamente nelle diverse epoche e secondo me bisognerebbe risalire ai tempi dell'Impero Romano. Intanto scrivo delle note, anche perch la lettura del relativamente poco che ho mi fa ricordare le vecchie letture del passato. D'altronde la cosa non  nuova completamente per me, perch dieci anni fa scrissi un saggio sulla quistione della lingua secondo il Manzoni (1) e ci domand una certa ricerca sull'organizzazione della cultura italiana, fin da quando la lingua scritta (il cos detto medio latino, cio il latino scritto dal 400 dopo Cristo al 1300) si stacc completamente dalla lingua parlata dal popolo, che, cessata la centralizzazione romana, si franse in infiniti dialetti. A questo medio latino successe il volgare, che fu nuovamente sommerso dal latino umanistico, dando luogo a una lingua dotta, volgare per il lessico, ma non per la fonologia e tanto meno per la sintassi che fu riprodotta dal latino: cos continu ad esistere una doppia lingua, quella popolare, o dialettale, e quella dotta, ossia la lingua degli intellettuali e delle classi colte. Lo stesso Manzoni, nel rifare i "Promessi Sposi" e nelle sue trattazioni sulla lingua italiana tenne, in realt, conto di un solo aspetto della lingua, il lessico, e non della sintassi che poi  l'essenziale parte di ogni lingua, tanto vero che l'inglese sebbene abbia pi del 60 per cento di parole latine o neolatine  lingua germanica, mentre il rumeno sebbene abbia pi del 60 per cento di parole slave  lingua neolatina, eccetera. Come vedi l'argomento mi interessa tanto, che mi sono lasciato prendere la mano. - 2) Per le riviste: la Bibliografia fascista non mi  tanto utile perch le riviste bibliografiche che ricevo sono compilate dagli stessi scrittori e i libri recensiti sono gli stessi. Mi parli di una rivista inglese: sarebbe bene mandarmene un numero di saggio attraverso la Libreria. Potresti farmi mandare anche un numero di saggio del supplemento settimanale del Manchester Guardian e del Times, che ho visto al carcere di Roma: credo per che la prosa letteraria di queste riviste sia troppo difficile ancora per me. E inoltre non ho molta voglia di studiare le lingue. - 3) Non ho capito ci che mi hai scritto a proposito di una giacca di cui mi avrebbe parlato Carlo, [...] (2). Da ci che ricordo di quanto mi disse Carlo, si tratterebbe di una maglia o sottoveste di lana per l'inverno. Tu la chiami giacca e in carcere  permessa solo la giacca regolamentare. Avevo gi detto a Carlo che ho maglie a sufficienza per parecchi anni e non solo maglie semplici: ho quattro pullover, se non cinque e due non li ho ancora neanche toccati. A che scopo mandarmi ancora oggetti dello stesso genere anche se di forma migliore? o semplicemente diversa? Per farli mangiare dalle tignole [...] (3). - Hai scritto troppo in fretta alla Libreria per il rinnovo degli abbonamenti alle riviste: troppo zelo, perch in due mesi hanno tutto il tempo di dimenticarsi anche l'avvertimento. Il Secolo Illustrato lo ricevo regolarmente. L'Emporium non lo voglio assolutamente: ho gi pantoffole a sufficienza. Non arrabbiarti. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Ho ricevuto il Sedobrol e le sovracalze. Ti ringrazio.
Manda l'altro mezzo foglio a mia sorella Teresina Gramsci-Paulesu.


Note.

Nota 1: E' probabile che Gramsci alluda a un lavoro avviato intorno al 1918 a Torino, in vista di un'annunciata edizione di 2Scritti su la lingua italiana" di Manzoni che avrebbe dovuto curare, su suggerimento di Gustavo Balsamo-Crivelli, per la Collezione dei classici italiani della Utet. Il volume rimase allo stato di progetto, ma per un'eco delle ricerche svolte in quel periodo si veda l'articolo "La lingua unica e l'Esperanto", apparso sul Grido del Popolo del 16 febbraio 1918 ("La citt futura", citato, pagine 668-673).
Nota 2: Alcune parole censurate.
Nota 3: Alcune parole censurate.


208.
17 novembre 1930.

Carissima Teresina,
ho ricevuto la tua lettera dell'11 con la fotografia dei tuoi bambini. Essi sono molto simpatici e graziosi e sono anche robusti e sani, mi pare. Sono veramente meravigliato di come si  irrobustito Franco; mi hai mandato qualche tempo fa una sua fotografia dove appariva magro e gracilino: adesso appare chiaramente forte, svelto e vivacissimo. Ne sono proprio contento e ti sarei grato se volessi mandare una copia della stessa fotografia a Tatiana che la mander a Giulia: le ho mandato io qualche esemplare delle altre fotografie (che erano tecnicamente molto mal riuscite) e mi scrisse che Delio e Giuliano se ne interessarono molto e fecero tante domande.
Sono stato molto preoccupato perch da oltre un mese non ricevo notizie di mamma: Carlo non mi ha pi scritto dopo il suo viaggio a Turi (o almeno io non ho ricevuto le sue lettere); Nannaro poi, nonostante tutte le sue promesse, non mi ha mai scritto (nel suo caso, per,  probabile che le lettere non siano giunte). Dovresti proprio deciderti a scrivermi qualche volta di pi e a darmi specialmente molte notizie dei tuoi bambini. Ci mi interessa assai. L'accenno da te fatto a Franco, che scrive lunghe lettere a suo modo che vi divertono, mi piace: vuol dire che ha fantasia, che ha qualche cosa da dire e che si sforza di dare un'espressione a ci che turbina in testa. Chi sa se rassomiglier a noi due: ti ricordi come eravamo fanatici per leggere e per scrivere? Mi pare che anche tu, sui dieci anni, non avendo pi libri nuovi, ti sei letta tutti i Codici. Invece Mim non mi pare molto fantastica: ha l'espressione stupita di chi ha troppo da fare per ammirare il mondo perch gli resti il tempo di arzigogolare per conto suo. La piccola mi pare sia pi di tutto contenta di trovarsi protetta dai due maggiori e di poter quindi fidarsi indifferentemente della macchina fotografica e del suo apparato da "moro cabbanu" (1): mi pare persino che abbia una certa aria di sfida con la testa inchinata sulle ventitre. Mi sono sbagliato? Naturalmente una fotografia irrigidisce un movimento di vita molto irrequieto ed  possibile interpretare male un solo atteggiamento anche se molto drammatico come nella fotografia dei tuoi bambini.
Scrivimi anche sulla mamma e delle sue reali condizioni di salute. Vinci la svogliatezza, non lasciarti sopraffare dall'ambiente monotono dell'ufficio (2) e dei suoi frequentatori e dalle loro chiacchiere melense e stucchevoli. Devi diventare vivace come una volta (non nel senso fisico, che vivace in tal senso non lo sei mai stata, mi pare, ma nel senso intellettuale) per poter guidare bene i bambini fuori della scuola e non lasciarli abbandonati a se stessi, come troppo spesso avviene specialmente nelle famiglie cos dette per bene. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Mantello nero, in sardo.
Nota 2: L'ufficio postale di Ghilarza, dove Teresina era impiegata.


209.
1 dicembre 1930.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto il pacco coi medicinali e con le altre cosette che mi hai mandato. Le sovracalze vanno benissimo, ma ho paura che le scarpe finiranno con l'aver ragione anche di esse; in ogni modo non consumer pi un paio di calze alla settimana. Credo che sia inutile che mi mandi ancora dei ricostituenti tipo Benzofosfan o dei calmanti come l'ultimo che mi hai mandato: ho la persuasione che non mi giovino a nulla. Ti scriver io, quando qualche cosa mi occorrer, ci che potrai mandarmi.
Carlo non mi ha ancora scritto dopo il suo viaggio a Turi non so perch, sebbene lo immagini. Per adesso non ho bisogno di denari: ho 870 lire che mi basteranno per parecchi mesi. Da qualche mese non  permesso pi di ricevere sigarette; si pu invece ricevere tabacco sciolto. Avevo ricordato a Carlo che quando ero al carcere di Roma ricevetti o da lui o da te un pacchetto di tabacco turco, molto buono, nel senso che era simile al tabacco macedonia italiano d'una volta, quando ancora non lo mescolavano con tabacchi americani: costava, ricordo, 4,20 al pacchetto e ora deve costare non molto di pi, perch l'aumento dei tabacchi esteri  stato molto leggero. Se hai voglia di occupartene te, potresti vedere di ritrovarlo, mandamene poco, per, perch in caso di errore non ci sia una perdita rilevante; posso fumare solo tabacco leggero del tipo macedonia.
Sarei contento se tu riuscissi a trovare in qualche libreria di Roma il fascicolo di ottobre della rivista La Nuova Italia diretta dal professor Luigi Russo e potessi spedirla a Giulia. Vi  pubblicata una lettera in cui si parla del cortese contradditorio, avvenuto al Congresso internazionale dei filosofi tenuto recentemente a Oxford, tra Benedetto Croce e Lunaciarski a proposito della quistione se esista o possa esistere una dottrina estetica del materialismo storico. La lettera  forse dello stesso Croce o per lo meno di un suo discepolo ed  curiosa (1).
Pare che il Croce abbia risposto a una dissertazione del Lunaciarski prendendo un certo tono paterno, un po' di protezione e un po' di comicit scherzosa, con gran divertimento del Congresso. Dalla lettera appare anche che il Lunaciarski avrebbe ignorato che il Croce si  molto occupato del materialismo storico, ha scritto molto in proposito e in ogni caso  eruditissimo di tutta questa materia, ci che mi pare strano, perch le opere di Croce sono tradotte in russo e Lunaciarski conosce l'italiano molto correttamente.
Da questa lettera appare anche che la posizione del Croce verso il materialismo storico  completamente mutata, da quella che era fino a qualche anno fa. Adesso il Croce sostiene, niente di meno, che il materialismo storico segna un ritorno al vecchio teologismo... medioevale, alla filosofia prekantiana e precartesiana. Cosa strabiliante e da far dubitare che anch'egli, nonostante la sua olimpica serenit, cominci a sonnecchiare troppo spesso, pi spesso di quanto succedeva ad Omero. Non so se scriver qualche memoria speciale su questo argomento: sarebbe molto interessante e credo che non sarebbe difficile rispondergli, attingendo nelle sue stesse opere gli argomenti necessari e sufficienti. Io credo che il Croce abbia ricorso a una gherminella polemica molto trasparente e che il suo giudizio, pi che un giudizio storico-filosofico, sia niente altro che un atto di volont, abbia cio un fine pratico. Che molti cos detti teorici del materialismo storico siano caduti in una posizione filosofica simile a quella del teologismo medioevale e abbiano fatto della struttura economica una specie di dio ignoto  forse dimostrabile; ma cosa significherebbe? Sarebbe come se si volesse giudicare la religione del papa e dei gesuiti e si parlasse delle superstizioni dei contadini bergamaschi. La posizione del Croce verso il materialismo storico mi pare simile a quella degli uomini del Rinascimento verso la Riforma luterana: dove entra Lutero, sparisce la civilt diceva Erasmo (2), eppure gli storici e lo stesso Croce riconoscono oggi che Lutero e la Riforma sono stati l'inizio di tutta la filosofia e la civilt moderna, compresa la filosofia del Croce. L'uomo del Rinascimento non comprendeva che un grande movimento di rinnovazione morale e intellettuale, in quanto si incarnava nelle vaste masse popolari, come avvenne per il Luteranismo, assumesse immediatamente forme rozze e anche superstiziose e che ci era inevitabile per il fatto stesso che il popolo tedesco, e non una piccola aristocrazia di grandi intellettuali, era il protagonista e il portabandiera della Riforma. - Se Giulia potesse farlo, dovrebbe informarmi se la polemica Croce-Lunaciarski dar luogo a manifestazioni intellettuali di qualche importanza. - Come ricordi, qualche tempo fa, feci un'istanza al Capo del Governo per avere il permesso di leggere determinati libri che mi erano stati trattenuti e oltre a questi, due altri che ancora non avevo e che domandavo di poter comprare e cio: Flp Miller - "Il volto del bolscevismo" - con prefazione di Curzio Malaparte - Casa editrice Bompiani - Milano - e Leone Trotzky - "La mia vita": ed. Mondadori - Milano (non son sicuro se il libro di Trotzky abbia questo titolo o un titolo simile). La risposta  giunta ed  stata favorevole perci ti prego di scrivere alla libreria e di farmeli spedire (3). Desidererei avere anche questi altri libri: 1) Benedetto Croce - "Eternit e storicit della filosofia" - Biblioteca Editrice - Rieti - 2) Henri De Man - "La gioia nel lavoro" - Ed. Laterza - Bari - 3) Biagio Riguzzi - "Sindacalismo e riformismo nel Parmense" - Ed. Laterza - Bari. - A proposito dell'istanza al Capo del Governo, sar forse bene che tu avverta Carlo di non fare altre sollecitazioni, nel caso che ne avesse l'intenzione (4); mi pare che le cose sono andate abbastanza bene.
Carissima, devo consegnare la lettera. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Le cancellature delle linee - ultime della pagina precedente e prima di questa pagina - le ho fatte io. Se scrivi a Carlo digli che mi dispiace che egli da tanto tempo non mi scriva e non mi mandi notizie sulla salute di mamma.
Ti devo fare i migliori complimenti per la confezione delle sovracalze: hai fatto un bellissimo lavoro e che ti deve avere affaticato molto perch la stoffa  molto robusta e deve essere stata difficile da cucire. Ti ringrazio proprio di cuore.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Si tratta di una nota non firmata, pubblicata nella rubrica "Commenti e schermaglie" della Nuova Italia del 20 ottobre 1930, pagine 43I-432, sotto il titolo "Il Congresso di Oxford". Insieme a notizie sul settimo Congresso internazionale di filosofia tenuto a Oxford dal primo al 5 settembre 1930, la nota riporta un brano della lettera di uno degli intervenuti intorno alla replica di Croce a Anatolij Lunatcharskij, nella sezione di estetica. Per l'attribuzione a Croce di questa lettera, confronta R. PERTICI, "Benedetto Croce collaboratore segreto della Nuova Italia di Luigi Russo (con L'Estetica marxistica e altre schermaglie"), Belfagor, numero 2, 1981, pagine 187-206.
Nota 2: La frase ubicumque regnat lutheranismus, ibi literarum est interitus  citata in un brano della "Storia dell'et barocca in Italia" di Benedetto Croce (Laterza, Bari 1929, pagina 8), trascritto da Gramsci negli "Appunti di filosofia. Materialismo e idealismo. 1" del quaderno 4. E' inoltre ripresa a memoria, nella forma dove entra Lutero, cessa la cultura, nel paragrafo del quaderno 7 "Benedetto Croce e il materialismo storico. A proposito del discorso del Croce nella sezione di Estetica del Congresso filosofico di Oxford", dove vengono sviluppati gli argomenti riassunti in questa lettera (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagine 423 e 851-854). Lo stesso testo verr pi tardi rielaborato e rifuso in una nota del quaderno 10 su "La filosofia di Benedetto Croce. 2" (ivi, pagine 1291 e seguenti).
Nota 3: Confronta la lettera 198 e nota 3.
Nota 4: Tatiana avvertir Carlo in una lettera a Ghilarza del 12 dicembre 1930 (confronta "Lettere ai familiari", citato, pagine 228-229).


210.
15 dicembre 1930.
Carissima mamm,
non so spiegarmi cosa succede. Carlo non mi ha scritto da pi di tre mesi. Il tuo ultimo biglietto l'ho ricevuto circa due mesi fa. Ho ricevuto, un mese e mezzo circa fa una lettera di Teresina, alla quale ho risposto, senza avere pi riscontro (ho scritto a Teresina quattro settimane fa, giusto giusto). Veramente non so spiegarmi questo silenzio sistematico: perch non interromperlo almeno con qualche cartolina illustrata? Tatiana mi scrive di aver ricevuto una lettera di Carlo, che si scusa di non scrivere pi spesso adducendo il suo grande lavoro. Mi pare una giustificazione insufficiente; pu spiegare il perch non si scrivono delle lunghe lettere ma non si spiega il silenzio assoluto; una cartolina illustrata pu essere scritta in un istante.
Io ho pensato che Carlo possa avere avuto delle seccature per causa mia e che non voglia o non sappia spiegarmi un suo stato d'animo di sconcerto o di esitazione. Lo pregherei perci di rassicurarmi o di farmi rassicurare, magari facendo scrivere una lettera da Mea. Cos vorrei essere informato un po' pi spesso sulle tue condizioni di salute. Ti sei rinforzata? Se non hai la forza di scrivere fa' scrivere delle cartoline da qualcuno e poi mettici solo la tua firma; per me sar sufficiente. Carissima mamma, ecco il quinto natale che passo in privazione di liber e il quarto che passo in carcere. Veramente la condizione di coatto in cui passai il natale del 26 ad Ustica era ancora una specie di paradiso della libert personale in confronto alla condizione di carcerato. Ma non credere che la mia serenit sia venuta meno. Sono invecchiato di quattro anni, ho molti capelli bianchi, ho perduto i denti, non rido pi di gusto come una volta, ma credo di essere diventato pi saggio e di avere arricchito la mia esperienza degli uomini e delle cose. Del resto non ho perduto il gusto della vita; tutto mi interessa ancora e sono sicuro che se anche non posso pi zaccurrare sa fae arrostia (1), tuttavia non proverei dispiacere a vedere e sentire gli altri a zaccurrare. Dunque non sono diventato vecchio, ti pare? Si diventa vecchi quando si incomincia a temere la morte e quando si prova dispiacere a vedere gli altri fare ci che noi non possiamo pi fare. In questo senso sono sicuro che neanche tu sei diventata vecchia nonostante la tua et. Sono sicuro che sei decisa a vivere a lungo, per poterci rivedere tutti insieme e per poter conoscere tutti i tuoi nipotini: finch si vuol vivere, finch si sente il gusto della vita e si vuole raggiungere ancora qualche scopo, si resiste a tutti gli acciacchi e a tutte le malattie. Devi persuaderti per che occorre anche risparmiare un po' le proprie forze e non intestarsi a fare dei grandi sforzi come quando si era di primo pelo. Ora mi pare appunto che Teresina, nella sua lettera mi abbia accennato, con un po' di malizia, che tu pretendi di fare troppo e che non vuoi rinunziare alla tua supremazia nei lavori di casa. Devi invece rinunziare e riposarti. Carissima mamma, ti auguro tante cose per le feste, di essere allegra e tranquilla. Tanti auguri e saluti a tutti di casa. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Sgranocchiare le fave arrostite, in sardo.


211.
15 dicembre 1930.

Carissima Tatiana,
s, s, il libro dello Zangwill (1) l'ho ricevuto da parecchio tempo e mi sono sempre dimenticato di dartene conferma. E' un libro molto interessante, ma lo conoscevo gi; tuttavia l'ho riletto volentieri. - Le riviste Pgaso e Les Nouvelles Littraires le ho sempre ricevute regolarmente e infatti mi interessano: puoi confermare l'abbonamento presso la Libreria, ma penso che tu abbia genericamente confermato tutti gli abbonamenti gi in corso e quindi non  necessaria la conferma specificata; ti pare? - In quanto alla domanda di revisione poich  gi stata fatta da un condannato, non occorre che io la faccia. Gli elementi individuali sono utili per l'appello, non per la revisione, in cui si domanda solo, come giustificazione, la prova di difetti di forma, oppure di contrasto con altre sentenze dello stesso Tribunale eccetera, cio elementi di carattere tecnicogiuridico che solo un avvocato pu identificare. Io non so quale avvocato Umberto (2) abbia incaricato di trattare il suo ricorso, nel caso che esso venga accolto; a dire il vero non so neanche quale sia la procedura dei ricorsi di revisione, se si tratti di una deliberazione in camera di consiglio o se all'avvocato sia permesso di svolgere i motivi del ricorso dinanzi al consiglio investito del giudizio. In ogni caso, dato il nostro processo, che  stato squisitamente politico, anche il ricorso sar accolto o rigettato per motivi politici e non per motivi giuridici formali e quindi  sufficiente la domanda di un singolo. Si tratta solo di vedere se nel ricorso tutti i motivi giuridici sono stati esposti da Umberto e di ci dubito, per il fatto che al processo gli avvocati, dal punto di vista professionale, furono di una insufficienza stupefacente (dico insufficienza per non adoperare parole pi grosse). Essi non ci informarono di un fatto essenziale, che cio, in un altro processo precedente al nostro, quello del gruppo fiorentino Serafino Masieri e C., vi era stata assoluzione per il reato di incitamento alla guerra civile (3). Nel nostro processo appariva invece che il Masieri aveva commesso il reato e noi fummo condannati a 15 anni di reclusione come mandanti, mandanti di un reato del quale il mandatario era stato assolto! Ma anche questa  una bazzecola, perch, come ti ho detto, il processo era politico, ossia, come disse il procuratore militare e come ripete la sentenza, noi fummo condannati per mero pericolo, perch avremmo potuto commettere tutti i reati contemplati nel codice: che li avessimo o no commessi era cosa secondaria. Dunque lascia perdere la quistione del ricorso; l'importante era che esso fosse fatto, che cio fosse acquisito agli atti del Tribunale Speciale che noi avevamo esperito tutte le istanze concesse dalla legge per protestare contro la condanna; credo che nessuno scontasse una qualsiasi speranza di effettiva revisione, io almeno non ci ho mai pensato e tanto meno ci penso oggi. - Cara Tatiana, non voglio ancora scrivere a Giulia; voglio prima ricevere una sua lettera e avere direttamente da lei notizie sulla sua salute. Del resto penso che tu continui a mandarle tutte le mie lettere, anche quelle che sono scritte a te personalmente. Se le invii anche questa, legger di questo mio desiderio, che risponde a una vera esigenza psicologica che non riesco a superare. Sar perch tutta la mia formazione intellettuale  stata di ordine polemico; anche il pensare disinteressatamente mi  difficile, cio lo studio per lo studio. Solo qualche volta, ma di rado, mi capita di dimenticarmi in un determinato ordine di riflessioni, e di trovare per dir cos, nelle cose in s l'interesse per dedicarmi alla loro analisi. Ordinariamente mi  necessario pormi da un punto di vista dialogico o dialettico, altrimenti non sento nessuno stimolo intellettuale. Come ti ho detto una volta, non mi piace tirar sassi nel buio; voglio sentire un interlocutore o un avversario in concreto; anche nei rapporti familiari voglio fare dei dialoghi. Altrimenti mi sembrerebbe di scrivere un romanzo in forma epistolare, che so io, di fare della cattiva letteratura. - Certo mi interesserebbe sapere ci che Delio pensa del suo viaggio, quali impressioni ne ha ricevuto eccetera. Ma non mi sento pi di chiedere a Giulia che spinga Delio a narrarmi qualche cosa. L'ho fatto una volta; ho scritto una lettera a Delio, forse ricordi, ma tutto  caduto nel nulla. Non so pensare perch  stato nascosto a Delio che io sono in prigione, senza riflettere appunto che egli avrebbe potuto saperlo indirettamente, cio nella forma pi spiacevole per un bambino, che incomincia a dubitare della veridicit dei suoi educatori e incomincia a pensare per conto proprio e a far vita da s. Almeno cos avveniva a me quando ero bambino: lo ricordo perfettamente. Questo elemento della vita di Delio non mi spinge a scrivergli direttamente: penso che ogni indirizzo educativo, anche il peggiore,  sempre migliore delle interferenze tra due sistemi contrastanti. Sapendo la grande sensibilit nervosa di Delio e ignorando quasi tutto della sua vita reale e del suo sviluppo intellettuale (non so neppure se ha cominciato a imparare a leggere e a scrivere) esito a prendere delle iniziative nei suoi confronti, nel dubbio appunto di determinare delle interferenze di stimoli sentimentali contradditori che ritengo sarebbero dannosi. Cosa te ne pare? Perci bisognerebbe stimolare Giulia a scrivermi con un maggiore spirito di sistema o magari a suggerirmi ci che devo scrivere, e bisognerebbe convincerla che non  n giusto n utile, in ultima analisi, tener nascosto ai bambini che io sono in carcere:  possibile che la prima notizia determini in loro reazioni sgradevoli, ma il modo di informarli deve essere scelto con criterio. Io penso che sia bene trattare i bambini come esseri gi ragionevoli e coi quali si parla seriamente anche delle cose pi serie; ci fa in loro una impressione molto profonda, rafforza il carattere, ma specialmente evita che la formazione del bambino sia lasciata al caso delle impressioni dell'ambiente e alla meccanicit degli incontri fortuiti. E' proprio strano che i grandi dimentichino di essere stati bambini e non tengano conto delle loro proprie esperienze; io, per conto mio, ricordo come mi offendesse e mi inducesse a rinchiudermi in me stesso e a fare vita a parte ogni scoperta di sotterfugio usato per nascondermi anche le cose che potevano addolorarmi; ero diventato, verso i dieci anni, un vero tormento per mia madre, e mi ero talmente infanatichito per la franchezza e la verit nei rapporti reciproci da fare delle scenate e provocare scandali. - Ho ricevuto i due pacchetti di tabacco, che  buono, ma  troppo forte. Ti ringrazio, ma sar meglio rinunziare. - Vorrei che tu vedessi se nella rivista Educazione fascista di dicembre  stato pubblicato il recente discorso del senatore Giovanni Gentile all'Istituto di Cultura fascista (4): questa rivista puoi trovarla alla Libreria del Littorio e forse il commesso ti sapr dire se il discorso  stato pubblicato in altra rivista (forse nella Bibliografia fascista che  pure diretta dal Gentile). In ogni modo ti sarei grato se mi facessi avere un numero di saggio dell'Educazione fascista per vedere come ora  compilata e se vale la pena di abbonarsi: il numero di dicembre, contenendo l'indice dell'annata,  indicato come saggio. Carissima, ti auguro le buone feste e ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.

Nota 1: I. ZANGWILL, "Giuseppe il sognatore", Edizioni Delta, Milano 1929.
Nota 2: Terracini.
Nota 3: Confronta la lettera 158.
Nota 4: Si riferisce al discorso "La formazione politica della coscienza nazionale", tenuto il 5 dicembre e pubblicato nella Educazione fascista, 8, dicembre 2930, pagine 675-686.


212.
29 dicembre 1930.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto le sei fotografie, che mi sono piaciute moltissimo. Mi pare non ci sia bisogno di ingrandirle, perch sono molto chiare ed evidenti anche nei particolari. Non ti pare? A meno che tu non voglia averne delle copie per te; in tal caso scrivimi ed io te le rimander indietro. Ma sar bene, in altra occasione, ritardare la spedizione per me; credi che mi sono del tutto disabituato dalla fretta, ho imparato ad attendere e ad aver pazienza. Le fotografie sono tutte significative ed interessanti; i bambini sono simpatici e graziosi generalmente e le nianie (1) paiono serie. Hai osservato come Delio si stacca fisionomicamente dagli altri? Si vede subito che  di altra razza; negli altri bambini, pur attraverso le caratteristiche personali (ed  anzi notevole come queste caratteristiche siano spiccate), si nota una certa rassomiglianza generale nella struttura della testa e della faccia che li distingue da Delio. -
Ho ricevuto dalla Libreria i libri che avevo comandato per il tuo tramite. Non ho invece pi ricevuto Gerarchia da sei mesi e non so spiegarmi perch. Non diranno anche questa volta che ha sospeso le pubblicazioni, come fecero nel 28 per Critica Fascista: ti ricordi? Ti prego perci di insistere nel reclamo; mi mancano gli esemplari da agosto in poi, cio il secondo semestre del 30. - Delle pubblicazioni inglesi mi basta il supplemento settimanale del Times; quello del Manchester Guardian  troppo specializzato per l'industria del cotone e affini e d'altronde la lettura dell'inglese mi resta troppo faticosa ancora, perci il supplemento del Times mi basta.
Non mi hai pi informato sulle tue condizioni di salute. Mi informi che l'ultima lettera l'hai scritta a letto, ma non aggiungi altro particolare. Cos non mi hai pi detto nulla del tuo regime di vita. Eppure dovresti proporti di rinforzarti al massimo se quest'anno vuoi positivamente fare il viaggio per rivedere la famiglia. Credi che  necessario; devi farti una dieta ricostituente e osservarla scrupolosamente. Altrimenti con che diritto puoi fare dei rimproveri o dare dei consigli a Giulia e a Genia? Anche tu rassomigli loro nel curare poco il tuo nutrimento, sebbene la tua forma di romanticismo sia diversa dalla loro. Carissima, non ho voglia di scrivere pi a lungo; sono mezzo istupidito. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Manda l'altra met del foglio, ma a mia sorella Grazietta, non a Teresina come l'ultima volta.


Note.

Nota 1: Bambinaie, in russo.


213.
29 dicembre 1930.

Carissima Grazietta,
ho ricevuto la tua lettera col biglietto di Mea. Il giorno di Natale ho ricevuto il pacco. Di' alla mamma che tutto era in ordine e che nulla si  guastato; anche il pane era veramente ancora fresco e l'ho mangiato con molto gusto: si sentiva il sapore del grano duro sardo molto buono. Cos ho mangiato con gusto sa panischedda (1); credo che non ne avevo mangiato pi da 15 o 16 anni. Le notizie sulle condizioni di salute della mamma mi hanno dato molto dispiacere, sono sicuro che avrete molta pazienza con lei: se ci pensi bene, ella si meriterebbe ben altro che della pazienza, perch ha lavorato per noi tutta la vita, sacrificandosi in modo inaudito; se fosse stata un'altra donna, chiss che fine disastrosa avremmo fatto tutti fin da bambini; forse nessuno di noi oggi sarebbe vivo. Non ti pare? - Avevo visto la fotografia di padre Soggiu in due giornali illustrati, ma non l'avevo riconosciuto, anzi non avevo neanche pensato che si potesse trattare di lui, sebbene sotto una fotografia fosse scritto che era nato a Norbello. L'ho riguardato dopo la tua lettera e anche sotto la gran barba francescana ho ritrovato i lineamenti dei suoi fratelli, specialmente del fratello Gino. E non era neanche invecchiato, tutt'altro; eppure si era fatto frate almeno 25 anni fa e dopo aver preso la laurea. Era veramente un bravo uomo e sar stato un bravissimo frate, non ne dubito. Cos i Ghilarzesi avranno un altro martire paesano, dopo Palmerio, anzi a miglior diritto, perch Palmerio aveva solo il merito d'aver fatto un viaggio a Gerusalemme. Per penso che se a Ghilarza arrivasse dalla Cina un frate buddista e predicasse per far abbandonare la religione di Cristo per quella di Budda, i Ghilarzesi certamente lo ammazzerebbero come i Cinesi hanno fatto con padre Soggiu (2). Spero davvero che Carlo si decider a scrivermi; le crisi di nervi non giustificano un silenzio cos lungo. Vorrei anche sapere se Nannaro vi ha scritto di avermi mai scritto. Dopo la sua partenza da Turi ho ricevuto un suo telegramma dalla Svizzera e una sua lettera da Namur, in viaggio per il suo luogo di residenza, che non so dove sia. Vorrei sapere se mi ha mai scritto in seguito e se le sue lettere sono andate perdute. - Ringrazia Mea del suo biglietto, mi ha fatto piacere che mi abbia scritto, ma mi ha fatto dispiacere che scriva ancora come una scolaretta di terza elementare (e deve essere in quinta, se non sbaglio). E' una vera vergogna; perch la nostra famiglia nelle scuole di Ghilarza aveva una certa fama; questa Mea deve proprio essere nata a Pirri (3), e la sua culla deve essere sempre stata assordata dalle ranocchie degli stagni che l'hanno fatta diventare cervello di ranocchia anche lei: sa gridare, ma non sa pensare e riflettere. Tirale un po' le orecchie da parte mia e dille che deve scrivermi ancora di tanto in tanto per farmi vedere che ha migliorato nell'ortografia. Cara Grazietta, scrivimi anche tu qualche volta. Ti abbraccio affettuosamente con la mamma e con tutti di casa (compresa la donna di servizio, se permette).
ANTONIO.


Note.

Nota 1: Dolce sardo.
Nota 2: Giovanni Soggiu (1883-1930), sacerdote di Norbello, paese nei dintorni di Ghilarza conoscente della famiglia Gramsci. Missionario in Cina, era stato assassinato il 12 novembre da una banda di briganti.
Nota 3: Cittadina in prossimit di Cagliari, ora sobborgo del capoluogo, sorge su uno stagno.

Antonio Gramsci.
LETTERE DAL CARCERE.
Volume secondo.
1931-1937.



A cura di Antonio A. Santucci.
Copyright 1996 Sellerio editore, Palermo.
Quest'opera  stata realizzata con il contributo dell'Istituto Gramsci Siciliano.



INDICE.

Lettere dal carcere.
Volume secondo. 1931-1937.

1931.
1932.
1933.
1934.
1935.
1936.
1937.

Appendice 1.
Appendice 2.

Indice delle lettere dei due volumi.



1931.

214.
13 gennaio 1931.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto la tua lunga lettera del 28 dicembre scorso, tre cartoline e una recente lettera con l'indicazione delle riviste inglesi. Non so se riuscir a scriverti tutto ci che vorrei, perch voglio scrivere anche a Giulia; cercher di scriverti almeno le cose che mi stanno pi a cuore. Ci che mi hai scritto il 28 dicembre pi che dispiacermi mi ha stupefatto. Ti ringrazio di avermi scritto francamente, forse l'hai fatto troppo tardi, e le conseguenze dei malintesi (se si tratta solo di malintesi) sono forse irrimediabili perch essi hanno avuto il tempo di stratificarsi e cristallizzarsi. Ho molto paura che la vittima maggiore di queste conseguenze non sar tanto io (che in questi quattro anni e mezzo ho subito un processo di incartapecorimento della sensibilit affettiva) quanto Giulia (1). Tu accenni, in una cartolina, che queste cose devo convenire di averle gi riconosciute. Ti sei sbagliata. Avevo solo osservato una grande freddezza da parte di Genia e i suoi ingenui sforzi per impedire che Delio mi si affezionasse (ricordo ancora benissimo che solo per il tuo intervento Delio non mi chiam pi diadia (2) come mi aveva chiamato per qualche giorno), ma mi spiegavo ci con una forma morbosa di attaccamento al bambino, che mi preoccupava come avevo osservato che preoccupava tuo padre. Nel '25, quando andai a Mosca e Delio aveva sette mesi e soffriva di coqueluche, si tratt di regalare alla dottoressa una riproduzione dei puttini della Danae di Correggio. Io firmai come padre, e Genia scrisse il suo nome con quello di Giulia e, a fianco di una graffa, scrisse le mamme: tuo padre era molto malcontento e non voleva che Delio chiamasse mamma anche Genia. Diceva continuamente: Delio ha una sola mamma, una sola mamma, una sola mamma. Mi fece pi impressione il suo comportamento a Roma. Avevo letto da poco un dramma successo a Genova in una famiglia sarda: una donna ammalata di cancro, si era avvelenata e aveva avvelenato un suo nipotino di cinque anni, lasciando scritto che voleva portarsi con s in paradiso il nipotino, perch neanche in paradiso avrebbe potuto stare senza di lui. Questa forma morbosa di affetto che pu giungere fino al crimine mi aveva fatto molto riflettere, ma appunto perci evitavo di affrontare la quistione: d'altronde avevo molta stima di Genia, l'avevo conosciuta quando non poteva muoversi dal letto, sapevo quanto aveva sofferto e comprendevo che, ancora nell'impossibilit fisica di essere operosamente attiva, Delio era diventato per lei come un figlio reale, cio l'unico e il maggiore legame con la vita e col mondo. Ecco tutto ci che avevo osservato. Cos non poteva non stupefarmi ci che hai scritto. Mi pare si tratti di un caso molto grave di disarmonia morale e di irresponsabilit. E' un principio etico universalmente riconosciuto che non si danno colpi proibiti ai caduti pena la squalifica: tutti i regolamenti sportivi registrano questo principio: solo i negri selvaggi non vogliono riconoscerlo.
Ti ho detto che Giulia pu essere la maggior vittima di questa irresponsabilit. Veramente Giulia  gi la maggior vittima di questo sistema di rapporti familiari che rassomiglia a un giuoco di cache-cache e mi pare sia una derivazione diretta del bizantinismo e dell'antico domostroi (3). Nei rapporti reciproci di gruppo familiare ognuno si arroga il diritto della censura per gli altri, ognuno pensa di essere la testa forte che deve decidere ci che l'altro pu sapere o non sapere eccetera. Tutto ci si maschera come altruismo e disinteressata tenerezza, ed  arroganza, pretto egocentrismo, sopraffazione dell'altrui personalit umana. Cerco di essere calmo e prudente nelle mie espressioni, ma non posso non chiamare pane il pane. Forse il mio torto  di non aver protestato, anche con te, pi energicamente nel passato, procurandomi dei lunghi mesi di disperazione esasperata e forse e specialmente contribuendo a procurare molto dolore a Giulia.
Cara Tatiana, non addolorarti tu adesso, e cerchiamo insieme di fare tutto il possibile per mettere un po' d'ordine nel disordine morale e sentimentale esistente per aiutare Giulia a uscire dalla sua situazione.
Ricevo in questo momento la tua lettera del 9 gennaio. Ho sempre ricevuto regolarmente la Critica Fascista dopo quell'intoppo. Si tratta dunque di confermare gli abbonamenti gi in corso; non l'avevi ancora fatto? Da quindici giorni non ricevo pi riviste, sebbene dovrebbero ancora essermi spedite quelle dell'anno scorso. Per quelle inglesi, avevi scritto che avrei ricevuto ancora i numeri di saggio delle quattro indicate da Piero (4); perci attendo. Ti scriver pi a lungo la prossima volta. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Nella lettera del 28 dicembre 1930, Tatiana spiegava gran parte delle reticenze e degli equivoci sorti nella comunicazione fra Gramsci, Giulia e i figli, con la morbosit della sorella Eugenia e la sua inclinazione ad assumere un ruolo dominante in seno alla famiglia Schucht, soprattutto riguardo all'educazione di Delio e Giuliano. Notava del resto che da parte di Eugenia era antica la prevenzione che tu non debba avere nessun affetto per i tuoi figli, che anche prima non te ne sei mai occupato. Provavo sempre un grande disagio, a Roma, nel confronto tuo, ricordava Tatiana, anche a Trafoi  stato lo stesso. L'atmosfera che vi regnava era sempre cos pesante che so di averci passato dei giorni pessimi [...] E la conclusione di tutto ci  che Giulia deve essere doppiamente aiutata nella sua condizione di malata e di addolorata nel senso che sai (confronta "Antigone e il prigioniero", citato, pagine 229-232).
Nota 2: Zio, in russo.
Nota 3: "Domostroj": trattato anonimo russo del sedicesimo secolo sull'amministrazione domestica e la vita familiare, citato da Gramsci come modello di tradizioni e costumi arcaici (confronta anche la lettera seguente). Per la traduzione italiana si veda "Domostroj ovvero La felicit domestica", Sellerio, Palermo 1988.
Nota 4: Confronta la lettera 216.


215.
13 gennaio 1931.

Carissima Giulia,
recentemente Tania mi ha trasmesso cinque fotografie in cui Delio appare in gruppo con altri bambini e una fotografia del 1929 dove Delio  seduto su un muricciolo di Soci, mentre mangia un grappolo d'uva. Sono le fotografie pi interessanti che ho ricevuto in questi quattro anni e mezzo dopo il distacco da te e dai nostri figliolini. C' movimento e spontaneit. Posso cogliere le diverse espressioni e i vari atteggiamenti di Delio estrinsecati in un piccolo giro di tempo, quindi cogliere meglio la sua individualit nascente. Mi pare che la sua personcina spicchi di pi e con maggior naturalezza appunto perch in gruppo; ognuno ha un tratto caratteristico, ognuno ha una personalit, eppure il gruppo  omogeneo, forma massa, riflettendosi nei singoli e illuminandoli meglio. Delio  cresciuto, si  sviluppato armonicamente (si vede bene dove  ritratto nudo in riva al mare); mi pare che si esageri quando mi si scrive che  troppo serio. Dalla fotografia presa mentre si trova nel refettorio appare invece come sia normalmente bambino: basta confrontarlo con la ragazzina che gli siede a sinistra, nella quale c' una espressione di curiosit un po' ingenua, ma solo apparente: mi pare che la furberia predomini e che l'ingenuit sia piuttosto voluta, da piccola attrice graziosa. Ricordi ci che dicevi a Roma quando Delio prendeva il bagno? Abbiamo proprio un bel figlio! - Certo i ricordi di Roma e ancora rinforzati da quando vidi Delio nel 25, anche se ammalato, mi aiutano molto a ricostruirlo meglio dalle attuali fotografie; ci  pi difficile per Giuliano, sebbene indirettamente Delio mi aiuti. Carissima Julka,  da un pezzo che non ricevo tue lettere. Adesso ho il timore che le mie lettere non ti arrivino e che anche le tue subiscano dei disguidi (1).
In questi ultimissimi tempi sono stato informato, credo, in modo definitivo, sulle tue condizioni di salute. Mi pare che questo modo di fare finisca col rendere i rapporti reciproci convenzionali, bizantini, senza spontaneit e non si riflette che i sentimenti suscitati da queste cinture di filo spinato nei rapporti reciproci diventano esasperati e morbosi. Non ci eravamo promesso di essere sempre franchi e veritieri nell'informarci reciprocamente su noi stessi: ricordi? Perch non abbiamo mantenuto la parola? Perch non rompiamo assolutamente con questi modi di condotta che sentono di vita feudale, di domostroi, di legislazione inglese del 700? (secondo questa legislazione il marito nascondeva alla moglie la vita dei figli e i tribunali sanzionavano che tra madre e figlio non esisteva parentela!). Naturalmente io sono molto felice quando ricevo una tua lettera: essa riempie molto del mio inutile tempo e interrompe il mio isolamento dalla vita e dal mondo. Ma credo necessario che tu scriva anche per te stessa, perch mi pare che anche tu debba essere isolata e un po' tagliata dalla vita e che scrivendomi possa sentir meno questa intima solitudine. Quando il 19 novembre 1926 mi fu comunicata l'ordinanza della polizia che mi assegnava 5 anni di deportazione in Colonia, il comandante del carcere mi comunic che io ero stato assegnato alla Somalia (2); agli altri miei colleghi fu comunicata come destinazione la Cirenaica e l'Eritrea. Mi persuasi, conoscendo come si viaggia per i luoghi di pena, che forse non sarei neanche arrivato vivo (quasi due mesi di viaggio con le catene, col passaggio dell'Equatore) e che in ogni modo non avrei vissuto a lungo. Mi concessero di scrivere, ma per circa 12 ore fui in dubbio: non era meglio non scrivere a nessuno e sparire come un sasso nell'oceano? Poi mi decisi a scriverti, molto brevemente, e se ricordi in quelle poche parole, nonostante tutto, traspare un po' della mia convinzione d'allora (3). Scrissi a casa e una mia sorella, quando ero a Ustica, perch il 26 a Napoli ci fu comunicato ufficialmente che non si andava pi in Africa, mi scrisse che la mia lettera le era sembrata un testamento (4). Ora rido di ci, tuttavia  stata una svolta morale nella mia vita, perch mi ero abituato all'idea di dover fra breve morire.
Dopo ci cosa pu pi colpirmi a fondo? Ti abbraccio forte forte.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Era anche opinione di Togliatti che la corrispondenza di Giulia, gi assai poco frequente, potesse in pi essere soggetta a ritardi di ordine burocratico. Il 27 agosto 1930, all'epoca del soggiorno di Sraffa in Unione Sovietica, aveva infatti scritto a Giuseppe Berti, rappresentante del comitato centrale del P.c.d.'I. presso il Comintern: Da alcune sue lettere [di Gramsci] risulta che egli deve essere un poco demoralizzato per cose della sua famiglia che non abbiamo capito bene in che consistano. Forse Piero stesso vedendo la moglie di A[ntonio] potrebbe chiarire le cose e dissipare gli equivoci. Mi pare incredibile che vi sia attorno ad A. della gente che fa tanti pasticci. Dalla lettera di Piero del 5-8 risulta che la moglie per scrivergli manda le lettere a un ufficio che poi deve trasmettere le lettere. Questo ufficio si  tenuto le lettere per sei mesi! Non si potrebbe insegnare a questa benedetta donna che lungo i muri delle case delle citt moderne (e anche nei villaggi) si trovano delle cassette rettangolari con una fessura in alto nella quale introducendo le lettere si  sicuri che esse vanno a destinazione con discreta rapidit e di solito senza ritardi? (confronta P. SPRIANO, "Gramsci in carcere e il partito", citato, pagina 49). Per un episodio di ritardo incomprensibile nella consegna a Gramsci di una lettera della moglie, si veda la lettera 228 e nota 1.
Nota 2: Confronta le lettere 8 e 27.
Nota 3: Confronta la lettera 2.
Nota 4: Confronta la lettera 3.


216.
26 gennaio 1926 (1).

Carissima Tania,
avrei voluto scrivere a Giulia tutta questa lettera, ma ho ricevuto finalmente una lettera di Carlo, alla quale dovevo rispondere e inoltre non mi sento di scrivere a Giulia come vorrei perch ho molto mal di capo. La prossima lettera sar dunque tutta per Giulia; ti prego perci di non propormi, in questi quindici giorni, delle quistioni alle quali occorra rispondere subito. Cerco ora di eliminare tutte quelle che mi hai posto in queste passate settimane. 1) L'ultima mia lettera a te, se non l'hai finora spedita, crederei opportuno non fosse comunicata a Giulia. Devi avere un po' di discernimento e di poteri discrezionali e non devi passare da un estremo all'opposto. Quella lettera non riguarda i miei rapporti con Giulia e l'addolorerebbe troppo venire a conoscere (in forma frammentaria e allusiva) cose che molto probabilmente ignora: bisognerebbe poi scrivere un volume per spiegargliele e ancora! Certe cose, credo, non si possono mai spiegare per iscritto, mentre dieci minuti di conversazione le liquiderebbe. Non ti pare? - 2) Ho ricevuto pochi minuti fa il tuo vaglia di 250 lire. Ti ringrazio. Leggi l'ultima parte della lettera a Carlo che interessa anche te per questa terribile storia di soccorsi, che ha tanto demoralizzato il povero Carlo. - 3) Anche la storia delle riviste inglesi  diventata troppo lunga: avresti potuto decidere senz'altro secondo il consiglio di Piero. Dunque: accetto che al supplemento del Times si sostituisca il supplemento del Manchester Guardian (cio il Manchester Guardian Weekly) che costa solo 13 scellini e non 25 come il Times, come accetterei che alla Tribuna Illustrata si sostituisse la Domenica del Corriere (bada che si tratta di un esempio e che non desidero n la T.I. n la D. del C.) poich, su per gi, Londra sta a Roma come Manchester a Milano e la differenza appare anche nelle pubblicazioni settimanali: quei di Londra sono troppo piene di sposalizi e nascite di Lords e di Ladies e al confronto preferisco ancora quattro pagine sulla coltivazione del cotone nell'alto Egitto. Col Guardian Weekly va bene il Labour Monthly e la quistione sia finita. - 4) Ho ricevuto il numero di dicembre della Gerarchia, ma non i precedenti, da luglio a novembre, che non mi erano stati spediti e che desidererei avere. - 5) Sono assolutamente contrario a un tuo viaggio a Turi. Tu esageri certamente sulle tue condizioni di salute. Pesare 50 kili  troppo poco e non dovresti porre limiti di peso al tuo ristabilirti. Spero che non crederai sul serio che sia il t che ti abbia fatto ingrassare di 5 chili. La storiella delle mercantesse moscovite, grasse per il t,  da ridere: vivevano come oche nella stia e ci avr contribuito pi del t alla loro leggendaria pinguedine. Penso che non disprezzavano le buone bistecche, il burro, eccetera e che forse bevevano molto t solo per poter meglio digerire gli abbondanti pasti, cos come le mercantesse italiane bevono molti caff e spesso corretti col rhum e il cognac. Mi pare che il tuo temperamento non sia incline alla pinguedine; quanto pesavi quando eri all'Universit secondo la fotografia che mi mostrasti? Non eri certo grassa, ma dovevi pesare quasi 60 chili. Se vuoi andare dai tuoi ed essere in grado di sostenere il lungo viaggio con tutte le fatiche che comporta e che non sono poche, devi avere una buona riserva di energia fisica su cui contare. A Turi la stagione  pessima: nebbia e umidit come a Milano, con piogge frequenti. Dicono che  una stagione eccezionale. Il pensiero che tu possa venire, ammalarti e star qui sei mesi chiusa in casa come l'anno scorso, mi fa rabbrividire. Non devi assolutamente esporti a un tal rischio; per poterlo fare dovresti pesare almeno 70 chili ed essere guarita dalla malattia del fegato. - Ti ringrazio dei tuoi auguri, forse vuoi rimproverarmi che mi sia dimenticato che il 12 gennaio era santa Tatiana? Me ne sono veramente dimenticato e cos anche delle mie cos dette feste, che solo tu ricordi con molta diligenza ogni anno. Ti assicuro che per il mio onomastico il carcere non mi ha passato del giambone; anche il podest e i maggiorenti del paese si sono dimenticati di venire a farmi gli auguri. Credo che tu ancora concepisca il carcere come un collegio per orfanelle nobili sotto il patronato delle Regine madri. Ma un po' di ottimismo non fa mai male,  vero? Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Scrivi a Carlo che mi hai mandato il vaglia; cos si persuader che non sto morendo di fame.

Note.
Nota 1: Si legga 1931.


217.
26 gennaio 1931.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua lettera del 17 e il giorno prima avevo ricevuto una cartolina di Teresina. Avevo gi capito perch da qualche mese non mi scrivevi. Ma perch prendertela cos a cuore? Intanto sapevi che non mi potevano mancare dei mezzi e infatti alla fine del mese avr ancora 600 lire cio quanto mi pu bastare largamente fino a luglio, ma che potrebbe bastarmi anche tutto l'anno senza privazioni di niente di essenziale. E poi mi pare che, in ogni caso, il rimedio migliore non sia quello di non scrivermi. Io sono rimasto per qualche tempo nella convinzione che ti fossi stabilito a Milano (1) e perci non capivo certi accenni di Tatiana a una tua presenza a Roma in un certo momento, solo per caso, da una lettera di Grazietta, mi pare, ho saputo che eri rientrato a Ghilarza. Per un certo tempo ci fu tutto un mistero, per me, e questo mi preoccupava. Perch? Perch temevo che a Milano, per il solo nome di Gramsci la polizia ti avesse fatto qualche scherzo poco allegro, nonostante tutti i tuoi documenti e le tue opinioni e le informazioni della questura di Cagliari. So quello che dico e ho visto e sentito sulla mia pelle l'accanimento che questa polizia milanese ha spiegato contro di me e so che il Tribunale Speciale  intervenuto per farli smettere e il giudice istruttore insistette perch sporgessi una querela nelle sue mani. Ecco perch ero preoccupato.
Ti ringrazio delle notizie che mi mandi. Mi dispiace tanto sentire che la mamma  ancora tanto debole: Teresina mi aveva scritto che da due giorni si era alquanto rimessa, ma nella tua lettera non c' accenno a questo miglioramento. Capisco che si sia tanto affezionata a te, che le sei stato vicino pi degli altri figli e che ti preferisca, per aiutarla, alla stessa Grazietta, che non deve essere di umore sempre uguale.
Ti ho spesso scritto d'informarmi se Nannaro, dopo la sua lettera da Namur, mi aveva scritto qualche altra volta; io non ho pi ricevuto un rigo, sebbene mi avesse fatto tante promesse durante il colloquio. Poich da qualche lettera di casa appare che egli scrive di tanto in tanto, ti prego di scrivergli da parte mia, ponendogli la quistione: poche parole di spiegazione mi basteranno.
A proposito del soccorso, per cui ti sei tanto amareggiato, date le tue condizioni di incertezza di lavoro, bisogna che ti faccia osservare che col luglio venturo entrer in vigore il nuovo codice penale e quindi anche un nuovo regolamento carcerario, che probabilmente muter notevolmente la situazione dei condannati. E' stabilito il principio che l'amministrazione statale potr risarcire delle spese sostenute per l'alimentazione e per altre necessit inerenti al mantenimento dei carcerati, col sequestro o meglio con la confisca dei beni eccetera eccetera. Ma fino a che punto si andr nella specificazione di beni? E sar ancora concesso di spendere per il sopravitto e di ricevere dalle famiglie delle somme o queste non potranno essere confiscate almeno in parte? Certe allusioni fatte in Senato, specialmente dal senatore Garofalo nel 1929, per cui non si dovrebbe cercare di attenuare il carattere afflittivo del carcere (anche se la tesi di Garofalo, che si riferiva specialmente alla segregazione cellulare, sia stata respinta dal governo) potrebbero indicare la possibilit di misure restrittive. Io non ci credo, per ora, ma il solo dubbio mi spinge ad avvertirti di non avere preoccupazioni per parecchi mesi ancora (oltre a non averne mai troppe, in generale): niente mi dispiacerebbe di pi che la confisca anche di pochi denari dovuti ai sacrifizi che tu devi fare per il tuo affetto per me.
Carissimo Carlo, abbraccia teneramente la mamma per parte mia e falle tante carezze. Cordialmente tuo.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Grazie all'interessamento di Sraffa, Carlo aveva ottenuto un impiego alla Snia Viscosa. Stava appunto in quei giorni iniziando il nuovo lavoro, dopo alcuni rinvii dovuti alle pratiche di assunzione.


218.
9 febbraio 1931.

Carissima Giulia,
ho ricevuto la tua lettera del 9 gennaio che incomincia cos: Quando penso di scrivere - ogni giorno - penso a ci che mi fa tacere, penso che la mia debolezza  nuova per te.... - E anche io penso che ci sia stato un certo equivoco finora tra noi, proprio su questa tua presente debolezza e sulla presunta tua forza anteriore e di questo equivoco voglio prendermi almeno la maggior parte di responsabilit, che realmente mi spetta. Una volta ti ho scritto (forse ricordi) che io ero persuaso che tu sia sempre stata molto pi forte di quanto tu stessa non pensassi, ma che mi repugnava quasi di insistere troppo su questo motivo perch mi sembrava di essere come un negriero, dato che a te sono toccati i pesi pi gravi della nostra unione. Penso ancora cos, ma ci non significava allora, n significa oggi tanto meno, che mi fossi fatto di te un figurino di donna forte convenzionale e astratto: sapevo che eri anche debole, che anzi eri talvolta molto debole, che eri insomma una donna viva, che eri Iulca. Ma ho molto pensato a tutte queste cose, da che sono in carcere e pi da qualche tempo a questa parte. (Quando non si possono fare prospettive per l'avvenire, si rimugina continuamente il passato, lo si analizza, si finisce col vederlo meglio in tutti i suoi rapporti e si pensa specialmente a tutte le sciocchezze commesse, ai propri atti di debolezza, a ci che sarebbe stato meglio fare o non fare e sarebbe stato doveroso fare o non fare). Cos mi sono persuaso che, a proposito della tua debolezza e forza, io ho commesso molte sciocchezze (cos mi sembrano ora) e le ho commesse per troppa tenerezza per te, che era sventataggine da parte mia e che, in realt, io che mi credevo abbastanza forte, ero tutt'altro che forte, ero, anzi, indubbiamente, pi debole di te. Cos si  creato questo equivoco, che ha avuto conseguenze molto gravi, se tu non mi hai scritto, mentre avresti voluto scrivere, per non turbare il figurino che credevi mi fossi formato della tua forza. Le esemplificazioni che dovrei dare di queste mie affermazioni, hanno un contenuto che mi appare adesso cos ingenuo che a stento riesco io stesso a rappresentarmi le condizioni in cui mi trovavo quando sentivo e operavo cos ingenuamente; perci non mi sento in grado di scriverne di proposito. Del resto servirebbe a poco. Mi pare sia pi importante stabilire ora tra noi rapporti normali, ottenere che tu non abbia a sentire dei freni inibitori nello scrivermi, che non abbia a sentire quasi repugnanza ad apparire diversa da quella che immagini io creda tu sia. Ti ho detto che io sono persuaso tu sia molto pi forte di quanto tu stessa creda: anche la tua ultima lettera mi conferma in questa persuasione. Pur nello stato di depressione in cui ti trovi, di grave squilibrio psicofisico, hai conservato una forza di volont, un grande controllo di te stessa, e allora ci significa che lo squilibrio psicologico  molto meno grande di quanto potrebbe apparire e si limita, in realt, a un aggravamento relativo di condizioni che nella tua personalit credo siano permanenti o almeno io le ho notate come permanenti in quanto collegate con un ambiente sociale che permanentemente domanda una tensione di volont estremamente forte. Mi pare insomma che presentemente tu sia ossessionata dal sentimento delle tue responsabilit, che ti fa apparire le tue forze inadeguate ai doveri che vuoi compiere, ti disvia la volont e ti esaurisce fisicamente, ponendo tutta la tua vita attiva in un circolo vizioso in cui realmente (se pure parzialmente) le forze bruciano senza risultato, perch disordinatamente applicate. Ma mi pare che, nonostante tutto, tu abbia conservato le forze sufficienti e la volont sufficiente per superare da te stessa questa difficolt in cui ti trovi. Un intervento esterno (esterno solo in un certo senso) ti faciliterebbe il compito: per esempio, se Tatiana andasse a convivere con te e tu ti persuadessi concretamente che le tue responsabilit sono diminuite di fatto e perci io insisto presso Tatiana perch si decida a partire, come insisto presso di lei perch si metta in condizioni di poter giungere presso di te in condizioni di salute tali che le permettano subito di essere attiva: mi pare che altrimenti tutta la situazione sarebbe peggiorata invece che migliorata. Ma insisto nell'affermare la mia persuasione che tu sottovaluti la tua stessa forza reale, e che sei in grado di superare l'attuale crisi da te stessa. Hai sopravalutato la tua forza nel passato ed io scioccamente ti ho lasciato fare (dico adesso scioccamente, perch allora non credevo di essere sciocco); ora la deprezzi, perch non sai adeguare concretamente la tua volont al fine da raggiungere e non sai graduare i tuoi fini e perch sei un po' ossessionata. Cara, sento benissimo quanto tutto ci che ti scrivo sia inadeguato e freddo. Sento la mia impotenza a fare qualsiasi cosa di reale ed efficace per darti un aiuto; mi dibatto tra il sentimento di una immensa tenerezza per te che mi appari come una debolezza da consolare immediatamente con una carezza fisica e il sentimento che  necessario da parte mia un grande sforzo di volont per persuaderti da lontano, con parole fredde e slavate, che tuttavia tu sei anche forte e puoi e devi superare la crisi. E poi mi ossessiona il pensiero del passato. Tu ricordi la nascita di Delio e la carrozzella (ma come hai dimenticato che nell'aprile del 1925 lo abbiamo insieme condotto a spasso in quella carrozzella in un giardino vicino alla Tverskaia-Yamskaia?) e Bianco e i dodici rubli che hai preso in prestito. E perch hai cos tenacemente rifiutato l'aiuto che ti avevo mandato attraverso Bianco? E perch io non sono riuscito a impormi a te e a far riconoscere il mio diritto di aiutarti (1)? Penso che allora avevo riscosso 8200 lire d'indennit giornalistica e che le versai interamente per il nuovo giornale (2). Perch ho potuto permettere che tu facessi dei debiti di 12 rubli mentre io versavo 8200 lire al giornale, mentre avrei, senza nessuna difficolt e pur facendo tutto il mio dovere, potuto versare solo il 50 per cento? Tutto questo mi esaspera ora contro me stesso d'allora e mi fa vedere quanto i nostri rapporti fossero d'una incongruit e di un romanticismo scelleratissimo. E' vero che tu allora non mi accennasti a questi dodici rubli, anzi mi prendesti in giro per le mie pretese di aiutarti, ma sento ora che avrei dovuto trovare il modo di importi anche ci che non volevi. - Del resto hai ragione che nel nostro mondo, mio e tuo, ogni debolezza  dolorosa e ogni forza un aiuto. Penso che la nostra pi grande disgrazia  stata quella di essere stati insieme troppo poco, e sempre in condizioni generali anormali, staccate dalla vita reale e concreta di tutti i giorni. Dobbiamo ora, nelle condizioni di forza maggiore in cui ci troviamo, rimediare a queste manchevolezze del passato, in modo da mantenere alla nostra unione tutta la sua saldezza morale e salvare dalla crisi ci che di bello c' pure stato nel nostro passato e che vive nei bambini nostri. Ti pare? Io voglio aiutarti, nelle mie condizioni, a superare la tua attuale depressione, ma bisogna anche che tu un po' mi aiuti e mi insegni il modo migliore di aiutarti efficacemente, indirizzando la tua volont, strappando tutte le ragnatele di false rappresentazioni del passato che possono incepparla, aiutandomi a conoscere sempre meglio i due bambini e a partecipare alla loro vita, alla loro formazione, alla affermazione della loro personalit, in modo che la mia paternit diventi pi concreta e sia sempre attuale e cos diventi una paternit vivente e non solo un fatto del passato sempre pi lontano. Aiutandomi cos anche a conoscere meglio la Iulca di oggi che  Iulca + Delio + Giuliano, somma in cui il pi non indica solo un fatto quantitativo, ma soprattutto una nuova persona qualitativa. Cara, ti abbraccio stretta stretta e aspetto che mi scriva a lungo.
ANTONIO.


Cara Tatiana,
aggiungo una piccola postilla per te, per salutarti e poi: 1) per pregarti di non mandarmi ricostituenti, perch non ho preso ancora quelli che gi mi hai mandato - 2) per pregarti di non fare il viaggio a Turi: se Carlo ha tempo di venire, bene; ma credo che anch'egli potrebbe astenersene e risparmiare i denari per un'altra volta - 3) ti prego di scrivere alla libreria domandando come mai non abbia ricevuto nessuna rivista del nuovo anno: come avevo previsto, i nuovi abbonamenti hanno dovuto subire un ritardo per dimenticanza o altro. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Riferimenti alle resistenze opposte da Giulia, e dalla famiglia Schucht, ad accettare aiuti economici durante la permanenza di Gramsci a Roma, si trovano gi nella corrispondenza di quegli anni. In una lettera alla moglie del settembre 1924, scriveva: Credo che Bianco ti abbia tormentato un po' per conto mio. Ma perch poi non hai voluto accettare i denari che egli aveva l'incarico di consegnarti? Non credo che in ci sia nulla che contravvenga ai principi e alle nostre forme di vita: per me sarebbe stato un gran piacere se tu avessi accettato. E successivamente, con Bianco, lamentava: Non dipende da me compiere i miei doveri verso il bambino. Non posso far altro che mandare dei denari, che vengono rifiutati ("Lettere 1908-1926", citato, pagine 385 e 387). Nei suoi ricordi di quell'epoca Vincenzo Bianco riferisce che a Mosca, dopo la nascita di Delio, parlai con altri compagni italiani che lavoravano con me e decidemmo di comprare una carrozzina [...]. Quella volta Julia accett [...]. Ma, pi avanti, Antonio mi scrisse di indagare se fosse il caso di darle anche un aiuto in denaro, se ne avesse avuto bisogno [...]. Perci offrii i soldi a Julia; ma incontrai una dura resistenza e, mi dispiace dirlo, anche incomprensione. Sapevo quale dolore tutto questo avrebbe provocato in Gramsci, ma avevo comunque il dovere di farglielo sapere (confronta "Gramsci vivo nelle testimonianze dei suoi contemporanei", citato, pagine 35-36).
Nota 2: Con ogni probabilit l'Unit, che aveva iniziato le pubblicazioni il 12 febbraio 1924. L'impostazione, gli orientamenti politici e il nome del nuovo quotidiano comunista erano stati proposti da Gramsci al comitato esecutivo del partito il 12 settembre 1923 (confronta "Lettere 1908-1926", citato, pagine 129-131).


219.
23 febbraio 1931.

Carissima Tatiana,
non so in che tono hai scritto alla Libreria per informare (secondo la mia avvertenza di 15 giorni fa) che fino a quel giorno non avevo ancora ricevuto le riviste; spero per che non avrai scritto in tono irritato e sdegnato, come apparirebbe da una tua cartolina (1). A me pare che il servizio non sia fatto male, anche se di tanto in tanto succede qualche incidente e che non sia il caso di pensar male dei tedeschi, che poi non c'entrano nulla, perch il direttore della Libreria  un italiano e i proprietari sono svizzeri italianizzati. Tu forse non sai che in un certo periodo della storia culturale italiana, il commercio librario  stato un quasi monopolio di intraprenditori svizzeri, che hanno reso grandi servizi specialmente a Milano e a Torino: esempio classico  il vecchissimo Hoepli che ha volgarizzato le scienze e le arti coi suoi diffusissimi manuali - Pochi giorni dopo averti scritto l'accenno, ho ricevuto tutto l'arretrato puntualmente; ti sarei grato perci se volessi ancora scrivere al direttore della Libreria per avvertirlo e ringraziarlo, e fargli magari dimenticare qualche tua espressione vivace precedente. Puoi tutt'al pi ricordargli che io sono in carcere e che pertanto tutte le pubblicazioni che mi giungono, prima di essermi consegnate, devono essere controllate, timbrate e firmate dal Direttore della Casa di Pena; sarebbe perci desiderabile che non giungessero insieme decine e decine di pezzi per non costringere a una soverchia perdita di pazienza. Mi pare che proprio due anni fa giunsero in una volta 78 pezzi, ci che domand 78 timbrate e 78 firme, un vero tour de force, come vedi. Siccome ho visto che sono gi uscite le "Prospettive Economiche" del professore Giorgio Mortara, vorrei che ricordassi che mi siano spedite; cos desidererei avere anche la novit del senatore Benedetto Croce "Etica e Politica", pubblicata dal Laterza di Bari, e il Calendario Atlante De Agostini per il 1931. - Ho ricevuto a suo tempo la "Vita di Dante" del professore Umberto Cosmo che Piero riteneva dovesse interessarmi. Devo dire che ne ho tratto meno soddisfazione di quanto credessi, per varie ragioni, ma specialmente perch ho avuto l'impressione che la personalit scientifica e morale del Cosmo abbia subto un certo processo di sfacimento. Deve essere diventato terribilmente religioso nel senso positivo della parola, cio deve aver subto (certo in modo sincero e non snobistico e carrieristico) la crisi che si verifica, pare, in molti intellettuali universitari dopo la creazione dell'Universit del Sacro Cuore, crisi che raddoppierebbe e triplicherebbe se venissero aperte altre Universit cattoliche, con molte altre cattedre per i neo-convertiti dall'idealismo crociano e gentiliano. La prima volta che ti capita domanda a Piero informazioni (2). Io ricordo ancora, in primo anno di Universit, una accanita discussione tra il Cosmo, che sostituiva Arturo Graf nell'insegnamento della Letteratura Italiana, e uno studente del Canton Ticino, Pietro Gerosa, fanatico rosminiano e agostiniano a proposito del giudizio dato dal De Sanctis su Cesare Cant. Il Gerosa era incrollabile nel sostenere che il giudizio negativo del De Sanctis era dovuto a settarismo politico e religioso, perch il Cant era cattolicissimo e repubblicano-federalista (neoguelfo) mentre il De Sanctis era hegeliano e monarchico-unitario ( vero per che il Cant fu nominato senatore del Regno, ci che dimostra che il suo repubblicanismo federalista era per lo meno superficiale) e il povero professore Cosmo invano cerc di persuaderlo che il De Sanctis era uno scienziato imparziale e oggettivo. Per il Gerosa, che aveva tempra da inquisitore, anche il Cosmo era un diabolico hegeliano, intinto della stessa pece infernale del De Sanctis e non esitava a sostenerlo apertamente con ampie citazioni del Rosmini e di Sant'Agostino. Un anno fa circa ho visto che il Cosmo e il Gerosa hanno compilato insieme una antologia di scrittori latini cristiani dei primi secoli (3), ci che mi ha fatto ritenere che Hegel abbia capitolato dinanzi a Sant'Agostino, attraverso Dante e specialmente San Francesco, di cui il Cosmo  sempre stato un grande studioso. Tuttavia quando vidi il Cosmo, l'ultima volta, nel maggio 1922 (egli era allora segretario o consigliere all'Ambasciata italiana di Berlino) (4), egli ancora insistette perch io scrivessi uno studio sul Machiavelli e il machiavellismo; era una sua idea fissa, fin dal 1917, che io dovessi scrivere uno studio sul Machiavelli, e me lo ricordava a ogni occasione, sebbene Machiavelli non vada molto d'accordo con San Francesco e Sant'Agostino. D'altronde serbo del Cosmo un ricordo pieno di affetto e direi di venerazione, se questa parola non avesse un significato che non si adegua ai miei sentimenti; era e credo sia tuttora di una grande sincerit e dirittura morale con molte striature di quella ingenuit nativa che  propria dei grandi eruditi e studiosi. Ricorder sempre il nostro incontro del 22 nell'androne maestoso dell'Ambasciata italiana a Berlino. Nel novembre 1920 avevo scritto contro il Cosmo un articolo violentissimo e crudele come si riesce a scriverne solo in certi momenti critici della lotta politica (5); seppi che egli si mise a piangere come un bambino e stette chiuso in casa per alcuni giorni. I nostri rapporti personalmente cordiali di maestro ed ex allievo si ruppero. Quando nel 22 il solenne guardiaportone dell'Ambasciata si degn di telefonare al Cosmo, nel suo gabinetto diplomatico, che un certo Gramsci desiderava essere ricevuto, rimase sbalordito, nel suo animo protocollare, quando il Cosmo scese di corsa le scale e mi si precipit addosso inondandomi di lacrime e di barba, e dicendo a ogni momento: Tu capisci perch! Tu capisci perch!. Era in preda a una commozione che mi sbalord, ma mi fece capire quanto dolore gli avessi procurato nel 1920 e come egli intendesse l'amicizia per i suoi allievi di scuola. Vedi quanti ricordi mi ha fatto nascere questa "Vita di Dante" e l'accenno di Piero (che, del resto, mi fu presentato la prima volta proprio dal professore Cosmo). E' vero che ora per me il passato ha una grande importanza, come unica cosa certa nella mia vita, a differenza del presente e dell'avvenire che sono fuori della mia volont e non mi appartengono. - Cara, vorrei che tu mi dessi delle informazioni e delle spiegazioni chiare su questo argomento: - nell'attuale momento dell'arte chirurgica, si pu fare l'operazione per estirpare il colon discendente? oppure, cosa si pu fare per rimediare a una tale infermit? L'operazione  facile o difficile? Si pu fare anche se il paziente  molto malandato di salute, se cio egli soffre di tubercolosi (ghiandolare) e di sifilide ereditaria di grado leggero e di eruzioni cutanee permanenti dovute al guasto di tutto l'apparato digerente? Ti prego di informarti bene e di rispondermi in modo molto perspicuo perch io possa comprendere ed essere, a mia volta, in grado di spiegare perspicuamente. - Il tempo qui continua a essere pessimo: piove abbondantemente notte e giorno e quando non piove infuria un vento violentissimo. Proprio ti prego di non pensare neanche a metterti in viaggio e di essere meno staticamente ottimista sulle tue condizioni di salute. Devi essere ottimista, certo, ma dinamicamente, cio essere certa che ti rafforzerai e potrai permanentemente conservare le tue forze, se per lotterai sempre contro te stessa e la tua passivit, se non crederai che ormai tutto  fatto eccetera eccetera. - Non ho pi ricevuto lettere da casa: Carlo non ha risposto alla mia ultima n alcuno mi ha mandato notizie sulla mamma e sulle sue condizioni di salute. Vuoi tu scrivere un biglietto in questo senso a mia madre coi miei saluti e l'assicurazione che io sto bene? Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Veramente  una cosa indegna che questa Ditta non abbia maggiore premura nell'adempiere alle ordinazioni, aveva scritto Tatiana il 16 febbraio (confronta "Nuove lettere di Antonio Gramsci", citato, pagina 89).
Nota 2: Da questa sollecitazione di Gramsci, Sraffa verr indotto a riprendere i contatti con Umberto Cosmo, del quale era stato allievo dal 1913 al 1915 al liceo Massimo D'Azeglio di Torino. Il professore Cosmo - scriver il 12 aprile 1931 - io non lo vedo da due o tre anni, e non so niente di recente. Cercher di aver notizie, e poi ve le mander (P. SRAFFA, "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 11).
Nota 3: In realt, Cosmo e Gerosa avevano collaborato per l'edizione di un'antologia intitolata "Da Dante al Pontano. Saggi di prosa e di poesia umanistica", Sei, Torino 1927.
Nota 4: Questo incontro e la interessante conversazione con Cosmo sono ricordati anche in una lettera da Vienna a Zino Zini, datata 2 aprile 1924 (confronta "Lettere 1908-1926", citato, pagina 314). Gramsci era transitato per Berlino alla fine di maggio 1922, diretto a Mosca come delegato alla seconda conferenza dell'esecutivo allargato del Comintern.
Nota 5: Si riferisce a "Franche parole ad un borghese", apparso sull'Avanti! del 5 novembre 1920 (confronta "L'Ordine Nuovo", citato, pagine 758-761).


220.
9 marzo 1931.

Carissima mamma,
una decina di giorni fa ho ricevuto poche righe di Carlo che mi informavano di un miglioramento nelle tue condizioni di salute, ma in modo molto generico e affrettato. Poich Carlo scrive di voler venire a Turi, avr pi diffuse notizie a voce. Ma penso che se ho sempre avuto scarse notizie quando Carlo era a Ghilarza, adesso che Carlo verr in continente, non avr neanche quelle poche lettere e quelle scarse notizie. Devi proprio costringere Grazietta a scrivermi almeno una volta al mese, altrimenti sar io costretto a rivolgermi al Podest o a qualche altra autorit del Comune. Dico per ridere: prego io Grazietta di volermi scrivere qualche volta o di indurre Mea a scrivere lei. Spero che le previsioni di Carlo in un tuo rapido ristabilimento si siano avverate. Ti abbraccio affettuosamente con tutti di casa.
ANTONIO.


221.
9 marzo 1931.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto ieri la tua lettera, che mi ha un po' rassicurato. Ero circa da venti giorni senza notizie e ci mi angosciava un po'. Non so giudicare con esattezza, dalla tua descrizione (per la mia assoluta incompetenza), l'entit del tuo male: capisco solo che deve essere stato molto doloroso (1). Mi pare per che ci che scrivi conferma la mia convinzione che devi avere ancora molta cura della tua salute e non abbandonarti a un ottimismo facilone e superficiale.
Non  esatto che io abbia perduto fiducia nei medicamenti, come tu scrivi. Sarebbe una fanciullaggine. Mi sono accorto che nelle condizioni generali in cui mi trovo, i medicamenti (ricostituenti) non solo sono di effetto nullo, ma mi procurano un incremento di disturbi. Seguo una dieta molto rigida, ma tuttavia i disturbi viscerali aumentano e diventano sempre pi dolorosi. Quando giunsi a Turi soffrivo specialmente di stomaco, cio ero soggetto a vomiti frequenti, eccetera mentre invece non soffrivo agli intestini. Da circa un anno, i disturbi di stomaco sono quasi completamente passati, ma sono sopraggiunte le complicazioni intestinali. Secondo me esse sono strettamente collegate con l'insonnia; osservo che se mi risveglio d'improvviso, dopo mezz'ora vengono i dolori viscerali acuti, cio mi pare che il risveglio interrompa la digestione e quindi provochi i disturbi. Se per qualche notte dormo un po' tranquillo, queste complicazioni si attenuano. Ho smesso di prendere il Benzofosfan perch ho sperimentato che portava a nuove complicazioni, eccetera. Non credere che non mi sia dato da fare per assicurarmi la possibilit di un sonno pi tranquillo, ma non sono riuscito a ottenere nulla. Adesso ho la gastrite cronica (o gastrite significa solo fenomeno dello stomaco? e bisogna usare qualche altro termine?) e ogni innovazione mi fa esitare: preferisco non far nulla, piuttosto. Non sono fatalista: io credo che l'ossigeno possa ravvivare i polmoni, ma sono persuaso che inalare l'ossigeno a uno che ha la cassa toracica serrata in un busto di ferro serva a ben poco e possa nuocere piuttosto che giovare.
Aspetto tue notizie ancora pi favorevoli. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Tatiana soffriva di un'infezione causata da un ascesso dentario (confronta "Antigone e il prigioniero", citato, pagina 81).


222.
20 marzo 1931.

Carissima Giulia,
Tania mi ha trasmesso due fotografie dei bimbi, tutta una serie di rilievi molto interessanti sulla loro vita e il loro carattere fatti dalla nonna e qualche informazione sulle tue condizioni di salute. Mi ha trasmesso anche un pimp di Delio, con un apparato critico ermeneutico.
Io non sono riuscito a interpretare nulla per conto mio. Vorrei scrivere una lettera direttamente ai bimbi, ma non so come fare. Scrivere solo per ringraziarli della loro grande lettera mi pare troppo poco. Ci dovrebbe essere tra me e loro un intermediario di buona volont e questo potresti essere tu sola, ma non mi pare che tu ti senta in grado di farlo; te ne ho scritto parecchie volte, inutilmente, perch non vi hai neppure accennato. Spero che tra breve sii in condizioni tali da potermi scrivere. Ti abbraccio teneramente con Delio e Giuliano.
ANTONIO.


223.
23 marzo 1931.

Carissima Tatiana,
ti ringrazio di aver pensato di spedire il telegramma a mia madre per il suo onomastico. Io, gi per la seconda volta, me ne ero dimenticato e ci pensai solo dopo il 19 marzo. La mamma sar molto contenta di ricevere gli auguri a mio nome.
Mi pare che la mia precedente lettera ti abbia fatto molto fantasticare su tutte le possibili malattie viscerali che potrebbero affliggermi. Meno male che io ancora non mi sono lasciato conquistare dalla mentalit carceraria, altrimenti non mi sarei pi levato dal letto e mi sarei persuaso di avere realmente tutti i malanni da te enumerati. Spero che tu nella tua vita non abbia pi ad avere corrispondenza con carcerati; li faresti suicidare per paura delle malattie e delle sofferenze per misteriosi malanni non riconosciuti dalla proterva cattiva volont dei sanitari. Questa realmente  la mentalit comune dei carcerati: essi leggono con molta attenzione tutti gli articoli che trattano di malattie e si fanno arrivare trattati e Medici di se stessi o Cure d'urgenza e finiscono con lo scoprire di avere 300 o 400 malattie almeno, di cui sentono in se stessi i sintomi. C' della gente cos curiosa (anche tra i politici) che ingoiano tutte le cartine o i medicamenti rifiutati dai loro compagni di cella, persuasi che quelle medicine non possono che far loro bene perch certamente essi soffrono delle malattie che quelle medicine allevieranno e cureranno. Queste fissazioni giungono ad assurdi pittoreschi e maravigliosi; ho conosciuto un politico che si era fatto arrivare un trattato di Ostetricia e non certo per sadismo, ma perch, egli diceva, in una occasione della sua vita, aveva dovuto assistere d'urgenza una partoriente e da quando si trovava in carcere era ossessionato dal senso di responsabilit sentito allora e perci riteneva doveroso farsi una cultura in proposito. - Dunque io non credo di avere nessuna delle malattie da te enumerate, ma solamente una forma di atonia viscerale che diventa dolorosa quando non dormo e quando il tempo  umido: quando posso mutare i cibi, infatti, essa passa completamente e cos si attenua quando dormo o fa tempo secco. - Non metterti in testa di mandarmi il gioddu o qualcosa di simile perch non saprei che farmene. Se poi tu credi che sia facile preparare il gioddu, che veramente al mio paese chiamano mezzoradu (cio latte migliorato: gioddu  parola sassarese che capiscono solo in un angolo molto piccolo della Sardegna) ti sbagli di grosso: tanto  difficile che nel continente lo preparano solo degli specialisti bulgari e lo chiamano infatti Yogurt o latte bulgaro; quello che vendono a Roma  addirittura repugnante in confronto di quello che preparano i pastori sardi. Ti assicuro che nelle mie condizioni non c' niente n di allarmante n di grave, tutt'altro: da una decina di giorni non ho pi avuto dolori e si  attenuato anche il mal di capo.
Invece Carlo mi ha informato che tu non hai per nulla messo un ordine nella tua vita materiale: che mangi quando ti capita e talvolta te ne dimentichi eccetera. Questa mi pare una cattiva azione da parte tua, poich ti eri impegnata a regolare la tua alimentazione in modo da costituire una riserva di forze fisiche che ti permettesse di far il viaggio fino a Mosca. Io avevo creduto alle tue promesse e adesso mi dispiace di averti creduto; vuol dire che sono stato ingenuo, ingenuo come uno dei primi poeti italiani che ha scritto:

Molte sono le femmine che hanno dura la testa
Ma l'uomo con parabole le dimina e ammonesta. (1)

Altro che parole: ci vorrebbe qualche bellissimo kurbasc (2) come diceva sempre un beduino confinato a Ustica quando mi parlava dei suoi rapporti con le mogli e le donne della sua kabila.
Non so se puoi uscire di casa per fare delle commissioni. Desidererei che ti recassi presso la Anonima Romana Editrice via Virgilio 16 (ho controllato una pubblicazione pi recente e ora si chiama Anonima Romana Editoriale ed  in via Alessandro Farnese 2) e informarti se  possibile avere i numero 4 (aprile) e 10. 11. 12 (ottobre, novembre, dicembre) del Leonardo (anno 1927) rivista che allora si pubblicava per conto della Fondazione Leonardo, in seguito fusasi con l'Istituto di Cultura Fascista. Vorrei anche sapere se esiste una collezione completa di questo stesso Leonardo dell'anno 1926 e quanto costa. - Io avevo a Roma tutti i numeri della rivista fino all'ottobre 1928. Tu mi hai mandato la collezione completa del 25, ma solo il primo fascicolo del 26. Dell'annata 27 ad Ustica mi hanno perduto i quattro numeri che mi mancano. Le annate successive le ho complete. Vorrei completare la collezione perch essa costituisce il repertorio di cultura generale meglio fatto di questi ultimi anni. Ha pubblicato, per esempio, tutta una serie di rassegne sulle attivit scientifiche nei primi 25 anni del secolo, scritte da specialisti, che sono molto utili e anzi indispensabili. Ti prego per di non rivolgerti alla Libreria per questa ricerca: se si pu ottenere qualche cosa, lo si pu fare personalmente, non per corrispondenza. Se ti  pi comodo (io non ricordo l'ubicazione delle vie) potresti rivolgerti al tipografo Riccardo Garroni, via Francesco De Sanctis 9, che ha stampato queste riviste e che forse ne conserva in magazzino le rese. Se riuscirai a trovarmi queste riviste te ne sar molto grato. Per non devi affaticarti e fare delle camminate se non quando sarai in grado di farlo. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Ti ringrazio per ci che mi ha portato Carlo: immagino che tu avrai molto contribuito nella scelta eccetera.

Note.
Nota 1: Sono i versi 31-32 del "Contrasto" di Cielo d'Alcamo.
Nota 2: Nerbo.


224.
28 marzo 1931.

Carissima mamma,
ho ricevuto la lettera di Grazietta del 23 marzo e sono contento che le notizie sulla tua salute siano abbastanza buone; anche Carlo mi disse che avevi riacquistato un po' di forza. Mi dispiace di sapere che altri sono ammalati, Grazietta e i figli di Teresina: spero che sia cosa da poco, dipendente dal tempo bizzarro e variabile di quest'anno.
Carlo mi ha finora spedito solo una cartolina illustrata il 16 di marzo; se ti scrive comunicami le sue impressioni sulla sua nuova vita. Perch la signorina Mea non mi ha pi scritto neanche un bigliettino? Eppure so che Nannaro le ha raccomandato di scrivermi spesso. Carlo mi ha accennato che siete molto preoccupati per la continuazione dei suoi studi e sono persuaso che la quistione  realmente difficile. Che Mea possa andare con Carlo a Milano mi pare risoluzione da pensarci su molte volte. Voi vi fate delle curiose illusioni su Mea: la credete un portento o gi di l. Per andare a Milano con Carlo mancano a Mea alcune delle qualit fondamentali: 1) Non ha forza di volont, cio non sa disciplinarsi da s, ci che porta a una conseguenza che mi ha colpito nelle sue lettere, cio all'assenza di amor proprio e di un punto d'onore: devi capirmi bene - probabilmente avr l'amor proprio femminile, il desiderio di fare bella figura apparentemente e superficialmente; le manca invece in misura preoccupante l'amor proprio e il punto d'onore intellettuali e la seriet morale, cio la volont di essere veramente brava e non solo di apparire, di sapere e non solo di apparire di sapere. Questa  stata anche l'impressione di Nannaro, che anzi aveva delle opinioni catastrofiche su sua figlia ed era troppo pessimista. 2) Con la sua quinta elementare Mea, in una scuola di Milano, potrebbe tutto al pi, stare in terza elementare: in generale un ragazzo di citt, per il solo fatto di aver vissuto in citt,  almeno un anno avanti a un ragazzo di villaggio (non parliamo poi di un villaggio sardo); nel caso di Mea il fatto  aggravato dalla sua trascuratezza, mentre ci che oggi a Ghilarza la fa credere intelligente, a Milano farebbe ridere alle sue spalle, la renderebbe ridicola nella scuola. Ella si troverebbe, in grandissima parte, lasciata alle sue iniziative e alla sua buona volont, e tra la sua indolenza e lo scacco che avrebbero subito quelle che ella crede qualit, si avvilirebbe e finirebbe col non far pi nulla del tutto. - Scrivo queste osservazioni per vostra norma: naturalmente potrei sbagliarmi e perci sarei contento se Grazietta e Teresina mi scrivessero la loro opinione in proposito e correggessero il mio modo di vedere. - Carissima mamma, ti auguro di cuore di passare una buona Pasqua, rassegnata ma tranquilla. Sento dai siciliani ripetere sempre un proverbio: non sempre ride la moglie del diavolo; speriamo che sia cos e che tu possa vedere delle Pasque migliori. Auguri e baci a tutti. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Ti prego di mandare a Carlo, raccomandato, il mezzo foglio a lui dedicato.


225.
28 marzo 1931.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto appena una tua cartolina illustrata del 16 marzo, mentre aspettavo una tua lettera. Per le ragioni che ti ho detto a voce durante il colloquio, vorrei che, almeno in questi primi mesi della tua residenza a Milano, mi scrivessi un po' spesso sulla tua vita e su come te la passi. Avvertimi anche se hai passato alla Libreria la commissione dei tre libri che avevo incaricato Tatiana di trasmettere. Ti ricordo i titoli perch non ci sia errore: - 1) Calendario-atlante De Agostini per il 1931. - 2) G. Mortara, "Prospettive economiche per il 1931" - Editrice l'Universit Bocconi - Milano. - 3) Benedetto Croce, "Etica e Politica" - Bari, Laterza, 1931. - Tatiana mi ha scritto tutta disillusa per non aver ricevuto da te notizie sul colloquio eccetera; ti prego di scriverle a lungo, ma credo che tu l'abbia gi fatto. Cordialmente.
ANTONIO.

Se passi dalla Libreria ti prego di avvertire cortesemente il direttore (che mi pare si chiami Mannosi) che abbastanza spesso sono saltati dei numeri di riviste, specialmente dell'Italia letteraria e del Marzocco. Cos  stato saltato il numero 2 (del 13 marzo) del Manchester Guardian Weekly che pregherei di procurarmi perch voglio farne la collezione. Prega questo signore di essere un po' paziente per le mie richieste, ricordandogli che sono in carcere e perci, per esempio, un numero del Marzocco o dell'Italia letteraria che conteneva articoli in continuazione e che non ricevo, diventa una piccola tragedia. Tragedia da carcerato, va bene, ma per cui eccetera. eccetera. Saluti.


30 marzo.

Ancora un piccolo incidente di cui ti prego di avvertire il direttore della Libreria. Proprio oggi, in una rivista giunta nel plico, era scivolato un foglietto, che non ho naturalmente potuto vedere, ma che mi  sembrato, cos all'ingrosso, come appartenente a uno dei block-notes in cui i commessi prendono appunto delle commissioni dei clienti. La cosa  molto spiacevole per me e ti raccomando di pregare il direttore perch avverta l'incaricato dei plichi perch fatti simili non si ripetano. E' vero che nulla mi viene consegnato senza che prima abbia subito la pi accurata verifica, cosa per cui incidenti simili hanno un valore relativo. Tuttavia, io, come la moglie di Cesare, non voglio neppure essere sospettato. Ho tenuto finora, in quattro anni e mezzo, un contegno il pi corretto possibile, e solo ci mi ha evitato, se non dei guai grossi, almeno dei dispiaceri che potevano essere abbastanza noiosi. L'ultimo di questi dispiaceri potevo averlo proprio a Turi nel novembre 1928 e fu evitato appunto solo perch la Direzione della Casa di Pena pot, in tutta coscienza, dimostrare che io ero tassativamente estraneo a un episodio successo poco prima nel Carcere di Bari; il commissario di polizia venuto da Bari per interrogarmi e tradurmi a Bari rinunzi anche all'interrogatorio formale. Caro Carlo, ti prego di spiegare bene la quistione al direttore della Libreria, perch non si indispettisca per questa seccatura extra-commerciale. Ma si tratta per me di cosa molto importante, tanto importante, che per mantenere rigidamente la mia condotta di assoluta correttezza nell'uniformarmi alle necessit del carcere, mi sono urtato con altri detenuti e ho rotto dei rapporti personali. Saluti.
ANTONIO.


226.
7 aprile 1931.

Carissima Tatiana,
devo rispondere a una serie di quistioni che mi hai posto: - 1) ho ricevuto il tuo pacco alla vigilia di Pasqua e ti ringrazio tanto per il tuo affetto premuroso. Adesso ho un mucchio di cose che mi basteranno per alcuni mesi. - 2) Carlo mi ha scritto una cartolina il 16 marzo e poi pi nulla. - 3) Ho ricevuto il discorso del senatore Gentile; era proprio pubblicato nel fascicolo di dicembre dell'Educazione Fascista (1). - 4) I numeri del Leonardo che ti ho incaricato di ricercare sono proprio del 1927 e mi sono stati perduti proprio ad Ustica dove la rivista continu ad arrivare dopo la mia partenza, col permesso della Direzione della Colonia, e fu consegnata ai miei amici rimasti, che mi avevano promesso di mandarmi tutti i numeri alla fine dell'anno. Cos il tuo scrupolo-indovinello  eliminato. - 5) Vorrei sapere quale edizione del "Principe" di Machiavelli hai letto o stai leggendo. Io ne ho qui due esemplari, ma ambedue sono ormai antiquati per la pubblicazione dell'edizione critica fatta qualche anno fa dal professore Mario Casella che ha corretto molte scorrettezze ed errori delle stampe tradizionali (2). - 6) Non mi fa maraviglia che le conferenze del professor Bodrero sulla filosofia greca ti abbiano interessato poco. Egli  professore di storia della filosofia in non so ora quale Universit (un tempo era a Padova), ma non  n un filosofo n uno storico:  un erudito filologo capace di far discorsi di tipo umanistico-retorico. Recentemente ho letto un suo articolo sull'"Odissea" di Omero (3) che ha fatto vacillare anche questa persuasione dell'essere il Bodrero un buon filologo, poich egli scopriva che l'aver fatto la guerra  un tratto che abilita a comprendere l'"Odissea"; io dubito che un Senegalese, per aver fatto la guerra, possa comprendere meglio Omero. D'altronde, il Bodrero dimentica che Ulisse, secondo la leggenda, fu un renitente alla leva e una specie di autolesionista, poich, dinanzi alla commissione militare andata ad Itaca per prelevarlo, si finse pazzo (non autolesionista, correggo, ma simulatore per essere riformato). - 7) Nella quistione del gioddu non si tratta di patriottismo sardesco n di campanilismo. Infatti tutti i pastori primitivi preparano il latte in questo modo. Si tratta del fatto che il gioddu o yoghurt non si pu spedire n mantenere a lungo senza che si guasti, caseificandosi. E c' anche un'altra ragione importantissima: pare che sia necessaria una certa dose di sporcizia nel pastore e nell'ambiente perch il gioddu riesca genuino. Questo elemento non si pu fissare matematicamente ed  un peccato, perch le dame pastorelle altrimenti cercherebbero, come snob, di essere sporchette. E ancora: la sporcizia necessaria deve essere autentica sporcizia, di quella genuina naturale spontanea, di quella che fa puzzare il pastore proprio come il caprone. Come vedi la quistione  complessa ed  meglio che tu rinunzi a far l'Amarillidi e la Cloe in un quadretto arcadico.
Cara Tania, la tua lettera mi ha molto interessato e mi ha fatto piacere. Hai fatto molto bene a non rifarla. Perch poi? Se ti appassioni, vuol dire che c' in te molta vitalit e molto ardore. Alcune tue considerazioni veramente non le ho ben capite, come questa: Forse si dovrebbe vivere sempre al di fuori del proprio io per poter gustare la vita con la maggior intensit?, perch non so immaginare come si possa vivere fuori del proprio io, dato che esista un io identificabile una volta per sempre e non si tratti della propria personalit in continuo movimento, cosa per cui si  continuamente fuori del proprio io e continuamente dentro. Per me la quistione si  molto semplificata e sono diventato, nella mia altissima saggezza, molto indulgente. A parte lo scherzo, ho pensato molto alle quistioni alle quali accenni e che ti appassionano e ho finito col convincermi che la colpa di molte cose  proprio mia. Dico colpa, perch non so trovare altra parola. Forse  vero che esiste una forma di egoismo in cui si cade inconsciamente. Non mi pare si tratti delle forme solite di egoismo. Per esempio non mi pare si tratti dell'egoismo pi comune, quello che consiste nel far servire gli altri da strumento per il proprio benessere e la propria felicit; in questo senso non mi pare di essere stato mai egoista perch credo di aver dato, in tutta la mia vita, almeno quanto ho ricevuto. Ma c' una quistione: il dare e l'avere sono in pareggio come contabilit generale, ma sono in pareggio come singole partite individuali? Quando si  legata la propria vita ad un fine e si concentra in questo tutta la somma delle proprie energie e tutta la volont, non  immancabile che alcune o molte o sia pure una sola delle partite individuali rimanga scoperta? Non sempre ci si pensa e perci ad un certo punto si paga. Si scopre magari che si pu sembrare egoisti proprio a quelli cui meno si era pensato di poterlo sembrare. E si scopre l'origine dell'errore che  la debolezza, la debolezza di non avere saputo osare di restare soli, di non crearsi legami, affezioni, rapporti eccetera. Giunti a questo punto  certo che solo l'indulgenza pu dare la tranquillit o una certa tranquillit che non sia la completa apatia e indifferenza e lasci qualche spiraglio per il futuro. Davvero: spesso io risalgo a tutto il corso della mia vita e mi pare di essere proprio come Renzo Tramaglino alla fine dei "Promessi Sposi", cio di poter fare un inventario e poter dire: ho imparato a non fare questo, a non fare quest'altro eccetera (sebbene questa somma di apprendimenti mi giovi assai poco). Sono rimasto senza scrivere a mia madre qualche anno (almeno due anni di seguito) (4) e ho imparato che  doloroso non ricevere lettere (ma probabilmente se fossi libero ricadrei in questi stessi mancamenti o non li giudicherei tali o non ci rifletterei addirittura) e cos via. Insomma: sono gi vecchio del carcere di 4 anni e 5 mesi e spero tra qualche altro anno di essere completamente imbalsamato: mi spiegher tutto, di ogni fatto trover che non poteva non succedere, mi spiegher e trover che le mie spiegazioni sono assolutamente incontrovertibili. Finir col persuadermi che il meglio di tutto sarebbe non pensare pi, non ricevere di fuori nessun incitamento a pensare e quindi non scrivere pi a nessuno e mettere da parte le lettere ricevute senza leggerle eccetera eccetera. Ma forse non avverr nulla di tutto questo e avr solo ottenuto di farti imbronciare e stare di malumore per qualche tempo, ci che significher che tu sei fuori del tuo io e che il mio io, ospite sgradevole, ne ha preso il posto.
Carissima Tatiana, non arrabbiarti se ti prendo un po' in giro scherzosamente. Ti voglio molto bene e ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 211, nota 4.
Nota 2: Del "Principe" Gramsci aveva in carcere una edizione annotata da Federico Chabod (Utet, Torino 1924) e il testo compreso in "Le pi belle pagine di Machiavelli" (Treves, Milano 1925). In seguito, nei "Quaderni", utilizzer anche l'edizione a cura di Luigi Russo: "Il Principe", Le Monnier, Firenze 1931 (confronta la lettera 304). Quella di Mario Casella era stata pubblicata, insieme ad altre opere, nel 1929 presso la Libreria del Littorio di Roma.
Nota 3: E. BODRERO, "Itaca Italia", Gerarchia, numero 6, giugno 1930, pagine 452-465.
Nota 4: Nel 1916, da Torino, Gramsci aveva scritto alla sorella Grazietta: Ho vissuto, per un paio d'anni, fuori dal mondo; un po' nel sogno. Ho lasciato che si troncassero uno a uno tutti i fili che mi univano al mondo e agli uomini. Ho vissuto tutto per il cervello e niente per il cuore ("Lettere 1908-1926", citato, pagina 84).


227.
20 marzo (1) 1931.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto le due fotografie e il manoscritto di Delio. Non ne ho capito proprio nulla e mi pare inesplicabile che egli incominci a scrivere dalla destra alla sinistra e non dalla sinistra alla destra; sono contento che scriva con le mani,  gi qualche cosa. Se gli fosse saltato in testa di incominciare a scrivere coi piedi sarebbe stato molto peggio, certamente. Poich gli Arabi, i Turchi che non hanno accettato le riforme di Kemal, i Persiani, e forse anche altri popoli, scrivono da destra a sinistra, la cosa non mi pare molto seria e pericolosa; quando Delio imparer il Persiano, il Turco e l'Arabo, l'aver imparato a scrivere da destra a sinistra gli sar molto utile. Una cosa sola mi colpisce; che ci sia stata troppa poca logica nel sistema. Perch, da bambino pi piccolo, averlo costretto ad abituarsi a vestire come gli altri? Perch non avere lasciato libera la sua personalit anche nel modo di abbigliarsi e averlo tirato su secondo un conformismo meccanico? Sarebbe stato meglio lasciargli intorno gli oggetti d'uso e poi aspettare che egli scegliesse spontaneamente: i calzoncini in testa, le scarpe nelle mani, i guanti nei piedi eccetera; o meglio ancora, bisognava mettergli vicino abiti da maschietto e da femminuccia e lasciargli libert di scelta. Non ti pare? - Le due fotografie mi sono piaciute, specialmente perch danno due momenti molto espressivi della fisionomia di Giuliano; l'effetto che fa l'espressione di Delio, che era debole e malaticcio,  corretta dalle fotografie successive prese a Soci. - Formato 4 per 6 in fotografia credo significhi semplicemente 4 centimetri per 6 centimetri, almeno in Italia e dove  usato il sistema metrico decimale. - Ho letto "Michal, cane da circo", di Jack London; mi pare che artisticamente sia insignificante:  un libro di propaganda della societ non so se contro la vivisezione o per la protezione degli animali; avevo a Roma "Jerry delle isole", che era molto bello, mi pare di ricordare. In ogni caso, le due storie di cani del London migliori sono "Zanna bianca" e "Il richiamo della foresta", dato il successo di queste storie, il London ha poi scritto troppo sui cani, senza freschezza e senza spontaneit. - Il riso tostato non mi serve a nulla; ne ho fatto cuocere un po' il giorno di Pasqua e fino a Natale non avr occasione di adoperarlo, se pure potr ancora adoperarlo. - Carlo non mi ha ancora scritto; anche da Ghilarza non mi hanno pi scritto; in questi ultimi 20 giorni ho ricevuto solo le tue lettere. - Ho letto qualche cosa sulla psicanalisi, articoli di rivista specialmente; a Roma mi aveva imprestato da leggere qualcosa Rambelinsky (2) sull'argomento. Legger volentieri il libro del Freud che Piero ti ha indicato: puoi richiederlo (3). E' possibile che Giulia si avvantaggi di una cura psicanalitica, se la sua malattia ha origini puramente nervose. Io poi credo che pi della psicanalisi conti il medico curante; il vecchio Lombroso, sulla base della psichiatria tradizionale, otteneva risultati sorprendenti che io credo erano dovuti pi alla sua capacit di medico che alla teoria scientifica (astratta). Il suo prestigio scientifico era tale, che molti ammalati, dopo la prima visita e senza aver iniziato cura alcuna, si sentivano gi molto meglio, riacquistavano fiducia in se stessi e finivano rapidamente col ristabilirsi. E' possibile che la psicanalisi sia pi concreta della vecchia psichiatria o almeno costringa i medici a studiare pi concretamente i singoli ammalati, cio a vedere l'ammalato e non la malattia; per il resto Freud ha fatto come Lombroso, cio ha voluto fare una filosofia generale di alcuni criteri empirici di osservazione, ma ci importa poco. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Si legga aprile.
Nota 2: Amico della famiglia Schucht.
Nota 3: Il 15 aprile, Tatiana aveva ricopiato per Gramsci un lungo brano di una lettera inviatale tre giorni prima da Sraffa che, tra l'altro, scriveva: Sono molto contento che Giulia tenti la cura della psicanalisi: appena la vidi ebbi l'idea che il suo era proprio uno dei casi in cui poteva essere utile, ma non la suggerii perch pensavo che, dato che viene presentata dai suoi sostenitori come una filosofia universale, in Russia la respingessero in blocco. Ma, nonostante che alla prima impressione sembri solo un miscuglio di ciarlataneria e d'ingenuit c' certo un nocciolo di verit in fondo, e in alcuni casi ho visto che delle cure psicoanalitiche hanno avuto dei successi impressionanti. Non so se Nino si sia mai interessato di psicanalisi - ma, in caso negativo, certo se ne interesser adesso. Potreste chiedergli se desidera qualche libro: e in tal caso potreste ordinare alla libreria: Freud, "Introduction  la Psychanalyse", ediz. Payot, Paris. (C' anche una traduzione italiana, ma  pessima e costa il doppio di quella francese) ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 11). L'opera di Freud non  tuttavia stata ritrovata fra i libri del carcere, n  citata negli accenni alla psicanalisi presenti in diverse note dei Quaderni.


228.
4 maggio 1931.

Carissima Tania,
ho ricevuto la collezione della rivista Leonardo. Sono molto contento di averla avuta e ti ringrazio cordialmente delle fatiche che avrai sopportato per procurarla. Non so spiegarmi la ragione per cui hai mandato un telegramma alla Direzione del carcere domandando informazioni sulla mia salute. Ho pensato che sia circolata qualche voce sul conto mio, come  avvenuto altre volte; se fosse stato cos, tu dovresti ormai essere avvertita e non credere a simili fonti leggendarie. Credo di averti avvisato altre volte che non bisogna credere nulla a ci che raccontano le famiglie dei carcerati o che, in ogni caso, ha origine carceraria. Tu non immagini neppure quali strane deformazioni e ridicolose esagerazioni subiscono le cose pi semplici e ovvie; il ricordo del tempo di guerra d appena una pallida idea di questo processo di creazione fantastica e di deduzioni romanzesche e puerili. Nel caso mio, niente di reale pu aver determinato delle amplificazioni, perch non sono stato male, anzi, da qualche settimana, dormo abbastanza e quindi mi sento meglio del solito. Sono stato preoccupato perch tu non mi scrivevi e non ti nascondo che, quando ho saputo del tuo telegramma, mi sono un po' incollerito; perch non scrivere a me, anche una cartolina illustrata, invece di mandare questo telegramma? - Ho ricevuto la: tua cartolina del 30 aprile e la lettera di Giulia col tuo biglietto (1); la lettera di Giulia  molto graziosa, ti pare? mi  piaciuto molto l'aneddoto della lingua delia, ma di tali: lettere bisognerebbe riceverne almeno una ogni quindici giorni. Mi  piaciuta molto anche la tua cartolina. Veramente, mi piace molto come scrive Giulia e come scrivi tu qualche volta; mi piace forse perch  proprio l'opposto del mio modo di scrivere. Voi avete una grande spontaneit, che si sente come tale anche nella forma immediata. Prima di venire in carcere io scrivevo pochissimo e se si eccettuano le lettere che ho scritto a Giulia in quel tempo credo di non aver scritto mai pi di tre lettere all'anno. Da quando sono in carcere, l'abitudine di controllare ogni parola che dico con chiunque e la ripugnanza che mi ossessiona per la pubblicit delle lettere, si riflette anche nello scrivere a voi;  una cosa invincibile, che spesso falsifica tutto il tono di ci che scrivo. - Cara Tania, ho rotto gli occhiali e non ne ho di ricambio. Poich non ho rotto i cristalli, ma la montatura, ho rimediato alla bella meglio, legando e accomodando i due pezzi, ma le lenti non sono pi a fuoco e mi danno fastidio alla vista. Ti sar gratissimo se vorrai mandarmene degli altri: devono essere in simil-tartaruga (cio in celluloide), la misura  3 diottrie. Ti prego di mandarmi degli occhiali di poco prezzo; essi sono transitorii, nel senso che per avere gli occhiali proprio adatti, dovrei farmi misurare esattamente il grado di miopia. In realt li porto pi che altro per avere meno mal di testa, sebbene sia persuaso che molta parte della miopia  dovuta proprio al mal di testa, con azione reciproca. Carlo non mi ha ancora scritto; se hai il suo indirizzo scrivigli che il suo modo di fare mi ha molto addolorato; non scrive neanche alla mamma, quantunque sappia le sue condizioni di salute. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Spedisci la sua parte a mia sorella Teresina.

Note.
Nota 1: Scriver Tatiana a Giulia il 14 maggio: Dalla lettera di A. che allego potrai vedere che una tua lettera di molto tempo fa gli era stata inviata soltanto di recente. C' stato evidentemente, nell'estate dell'anno scorso, un ritardo incomprensibile, ma tutto  bene ci che finisce bene, non  vero? Ad ogni modo ho ritenuto necessario far pervenire la lettera ad A. ed essa gli ha procurato un enorme piacere. Che cosa sia accaduto l'avevo scritto io stessa in una cartolina che viene appunto citata da A., ma esattamente non ricordo ("Lettere ai familiari", citato, pagina 105; ma confronta anche la lettera 215 e nota 1).


229.
4 maggio 1931.


Carissima Teresina,
ho ricevuto la tua lettera del 28 aprile. Credo che tu e Grazietta vi siete completamente sbagliate sul significato delle osservazioni da me fatte a proposito di Mea. In primo luogo, io ho conosciuto Mea solo nel '24, quando aveva pochi anni e non sono certo in grado di giudicare le sue qualit e la saldezza di queste qualit. In secondo luogo e in generale, io evito sempre di valutare chiunque fondandomi su ci che si suole chiamare intelligenza, bont naturale, prontezza di spirito, eccetera, perch so che tali valutazioni hanno ben scarsa portata e sono ingannevoli. Pi di tutte queste cose mi pare importante la forza di volont, l'amore per la disciplina e per il lavoro, la costanza nei propositi, e in questo giudizio tengo conto, pi che del bambino, di quelli che lo guidano e che hanno il dovere di fargli acquistare tali abitudini, senza mortificare la sua spontaneit. L'opinione che mi sono formata, dalle parole di Nannaro e di Carlo,  appunto questa: che in Mea voi tutti trascurate di sollecitare l'acquisizione di queste qualit solide e fondamentali per il suo avvenire, non pensando che pi tardi il compito sar pi difficile e forse impossibile. Mi pare che dimentichiate che oggi nel nostro paese all'attivit femminile sono fatte condizioni molto sfavorevoli fin dalle prime scuole, come per esempio l'esclusione delle giovinette da molte borse di studio eccetera per cui  necessario nella concorrenza che le donne abbiano qualit superiori a quelle domandate ai maschi e una maggior dose di tenacia e di perseveranza. E' evidente che le mie osservazioni erano rivolte non a Mea, ma a chi la educa e la dirige; in questo caso pi che mai mi pare che sia l'educatore che deve essere educato (1). Ho letto con interesse la lettera ad Ali Camun (2) che mi hai inviato; mi ha fatto piacere constatare che non ci sono errori d'ortografia. Per il resto non mi pare gran cosa:  una raccolta di luoghi comuni, e non ho trovato nulla di originale e di fresco: non ho trovato neanche nulla di infantile, di ingenuo all'infuori dell'assenza di logica e dell'abbondanza di contraddizioni. Che sia gloriosa la storia di una regione che ha sempre appartenuto a molti dominatori e che non ha mai avuto una storia propria, non lo diceva neanche il maestro cavalier Pietro Sotgiu (3), quando ci faceva cantare: Fulminar la superba Aragona, - t'han veduto le attonite genti, - rinnovar gli obliati portenti - del romano e del greco valor. A noi, ricordo, non riusciva di immaginare queste genti attonite per l'eroismo del marchese di Zuri (4): piuttosto piaceva Pasquale Tolu e anche Derosas che sentivamo pi sardi anche della grande Eleonora (5). Immagino che Ali Camun penser poco ai vecchi Faraoni e ammirer di pi qualche brigante moderno, che ha sterminato i soldati inglesi che opprimevano il suo paese.
Cara Teresina, ti auguro la miglior salute per i tuoi bambini: mandami altre notizie sull'incidente capitato a pap, che spero non abbia avuto una scossa psicologica troppo forte. Abbraccio tutti di casa, specialmente la mamma.
ANTONIO.

Carlo non ha ancora scritto da Milano.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 198, nota 1.
Nota 2: Personaggio di fantasia creato da Edmea.
Nota 3: Maestro di Gramsci a Ghilarza, nella quarta classe elementare. I versi patriottici che seguono sono del poeta sardo dell'Ottocento Pietro Mossa.
Nota 4: Feudatario che combatt contro gli Aragonesi. Zuri  un piccolo paese a breve distanza da Ghilarza.
Nota 5: Giovanni (non Pasquale) Tolu e Francesco Derosas erano celebri briganti. Come  noto, anche Eleonora d'Arborea aveva combattuto la dinastia aragonese.


230.
18 maggio 1931.

Carissima Tania,
ho ricevuto gli occhiali; essi vanno benissimo. Ti ringrazio della tua premura. Continuo per ad essere persuaso che sarebbe stato sufficiente spendere molto meno. Gli occhiali di cui ho rotto la montatura mi costarono 48 lire; furono comprati nel dicembre 1926 al carcere di Palermo, quando viaggiavo in traduzione per Ustica. Poich la ditta Vigan garantisce la montatura fino a 3 anni, appare che questi Occhiali da 48 lire hanno fatto un discreto servizio; n essi sono da buttar via, perch le lenti sono intatte e forse sar sufficiente per restaurarli una applicazione di metallo all'inforcatura. Ricevo in questo momento la tua lettera del 15 maggio e la lettera di Giulia. Avrei desiderato che tu mi avessi scritto le tue impressioni sulla lettera di Giulia. A me  ancora difficile orientarmi. Un nucleo positivo mi pare possa essere identificato: che cio Giulia abbia acquistato una certa fiducia in se stessa e nelle sue proprie forze, ma questa fiducia non sar di carattere puramente intellettuale e razionale, cio poco profonda? Mi pare che il carattere intellettualistico del suo stato d'animo sia troppo evidente, che cio il momento analitico non sia diventato ancora forza vitale, impulso volitivo. Ci che rassicura un po'  che Giulia, come la maggioranza dei russi contemporanei, ha una grande fede nella scienza, e intendo una fede di carattere quasi religioso, ci che noi occidentali abbiamo avuto alla fine del secolo scorso e poi abbiamo perduto attraverso la critica della filosofia pi moderna e specialmente attraverso il disastro della democrazia politica. Anche la scienza  stata sottoposta a critica ed  stata limitata. Non avrei mai creduto che a Turi si potesse trovare qualcuno che potesse dire qualcosa di intelligente, come pare sia capitato a te. Del resto sar poi stato cos intelligente, ci che ti  stato detto? Mi pare che non sia difficile trovare formule splendide di vita, difficile  per vivere. Ho letto recentemente che nell'Europa moderna solo qualche italiano e qualche spagnuolo hanno ancora conservato il gusto della vita:  anche possibile, sebbene si tratti di affermazioni generiche che difficilmente potrebbero essere provate. Qualche volta si tratta di equivoci abbastanza comici. Una volta ebbi una discussione curiosa con Clara Zetkin che appunto ammirava gli italiani per il loro gusto di vivere e credeva di trovarne una sottile prova nel fatto che gli italiani dicono: felice notte e non notte tranquilla come i russi o buona notte come i tedeschi eccetera. Che i tedeschi, i russi e anche i francesi non pensino a notti felici  possibile, ma gli italiani parlano anche di viaggio felice e di affari felicemente riusciti, ci che diminuisce il valore sintomatico di felice; d'altronde i napoletani di una donna bella dicono che  buona, senza malizia certamente, perch bella  proprio un pi antico bonula. Insomma mi pare che le formule di vita, sia espresse a parola, sia che risultino dai costumi di un popolo, hanno un solo valore: di servire di incitamento o di giustificazione per chi ha solo delle velleit, per fare diventare volont concreta queste velleit: la vita reale non pu essere mai determinata da suggerimenti ambientali o da formule, ma nasce da radici interiori. - Nel caso di Giulia  giusto il suggerimento di sgomitolarsi, cio di cercare in se stessa le sue forze e le sue ragioni di vita, cio di non essere timida e non lasciarsi sopraffare e specialmente di non porre alla propria vita fini irrealizzabili o troppo difficili. E mi pare che questo suggerimento sia giusto anche per... te, che qualche volta pensi si debba o si possa uscire dal proprio io per realizzare la vita. - Mi domandi se devi proprio scrivere a Carlo come ti ho detto: mi pare di non averti detto niente di spaventevole. Carlo da quando  stato a Turi non mi ha ancora scritto (solo una cartolina illustrata il 16 marzo, n so il suo indirizzo); ci mi dispiace molto, perch credo di indovinare le ragioni del suo mutismo, che dovrebbero offendermi, se non sapessi chi  Carlo. Ti abbraccio.
ANTONIO.


231.
18 maggio 1931.

Carissima Giulia,
ho ricevuto la tua lettera dell'8 maggio. Qualche giorno fa ho anche ricevuto una tua lettera del luglio 1930, dove parli della lingua delia (non so se ricordi ancora). La tua lettera ultima mi ha reso molto felice. Certamente si capisce subito, leggendola, che sei molto cambiata, che sei pi forte e pi ordinata. Molte tue lettere precedenti sentivano lo sforzo, c'era in esse qualcosa di imbarazzato (ma forse questa non  la parola esatta), e poi (devo dirlo, anche se ti far ridere) formicolavano di errori e di storture di lingua italiana, ci che dimostrava una certa torbidezza nella concezione e ideazione e una notevole debolezza della memoria. Questa lettera invece  proprio limpida e senza... neanche un errore. In questo caso, dunque,  soddisfatto non solo il mio senso... grammaticale, ma anche il mio senso antonio. Penso davvero che non ti maraviglierai se ti... rivelo che le tue lettere sono da me considerate anche da un punto di vista grammaticale; in ogni caso ci significa che anche la grammatica  una frazione della vita. Devo dire per che ci mi avviene specialmente da qualche anno, da quando cio cerco di estrarre dalle tue poche lettere tutto il succo che  possibile, analizzandole da ogni punto di vista: esse erano molto brevi, e in gran parte si ripetevano. Mi dava l'impressione che scrivermi ti costasse un grande sforzo e che forse sarebbe stato meglio che io ti proponessi di non scrivermi pi, per evitarti una pena faticosa (le notizie sulla tua salute mi sono state date col contagocce e credo che ancora oggi io non so esattamente quanto tu sia stata male e tanto meno le diagnosi fatte dai medici; dalla tua lettera appare che si  parlato persino di epilessia, ci che  sorprendente e dimostra solo, secondo me, un eccesso di sottigliezza scientifica). Mi pare che questa tua lettera inizi un nuovo periodo nei nostri rapporti e di ci sono molto felice, perch bisogna che ti confessi che avevo gi cominciato a raggomitolarmi per conto mio e stavo diventando pi irsuto di un porcospino. Ora sarai tu che dovrai aiutarmi a ritornare a galla un pochino. Ma forse ci avverr automaticamente. E' certo che da qualche tempo mi sentivo molto depresso, a forza di rimuginare tanti piccoli episodi del passato. Perch non  poi vero che tu sola fossi passiva. Ricordo, per esempio, che una volta ci fu una quasi scenata della terribile signora Ciccone (1), come diceva Delio, che io avevo previsto. Tu dicesti allora che, avendola prevista, avrei dovuto impormi a te e che una tale imposizione ti avrebbe fatto piacere o qualcosa di simile; insomma volevi dire che non era giusto che qualche volta (quando sapevo di aver ragione) io non ti facessi sentire la mia volont. Ricordo che questo tuo parlare mi fece molta impressione (eravamo per negli ultimi giorni della tua permanenza a Roma) e mi fece riflettere. Ci significava giustamente che il cos detto rispetto della personalit altrui talvolta diventa una forma di estetismo per cos dire, cio l'altro diventa un oggetto talvolta, proprio quando si crede che pi si abbia rispetto per la sua soggettivit. In conclusione: il mondo  grande e terribile e complicato, e noi stiamo diventando di una saggezza che diventer proverbiale. Almeno io credo di essere ormai diventato pi saggio di Lao-tse, che quando nacque, aveva gi il sapere e la compostezza di un uomo di 80 anni; credo di aver dimenticato completamente a tirar sassi e ad acchiappar lucertole. Delio e Giuliano sanno poi tirare i sassi lontano, farli zufolare, farli rimbalzare quattro e cinque volte nell'acqua? Mi dispiace di non aver potuto insegnar loro tutte queste abilit e altre ancora. Credo che da questo punto di vista essi siano stati tirati su un po' troppo da femminucce. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Si riferisce alla proprietaria dell'appartamento ammobiliato di via Trapani, a Roma, dove Giulia aveva abitato con Delio, Tatiana ed Eugenia dall'autunno del 1925 all'estate del 1926.


232.
1 giugno 1931.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto la tua raccomandata del 28 maggio. Questa volta la missiva di Delio ha un carattere realmente conclusivo. I caratteri sono abbastanza fermi e personali; la forma asseverativa e aforistica del messaggio mi pare anche molto importante se il messaggio  stato realmente pensato da lui spontaneamente e originalmente e non  il ricordo di una frase udita e imparata a memoria. Avrebbe importanza anche in questo caso, perch anche lo scegliere ci che  degno di ricordo e di essere ripetuto ha importanza alla sua et, ma un po' meno, ti pare? D'altronde a sei anni e mezzo (o sette tra breve), si pu veramente concepire che tra la vita che sorge e l'altra vita c' una grande differenza, dico, si pu concepirlo originalmente e spontaneamente? Perci anche se Delio avesse ripetuto una frase sentita e ne avesse istintivamente afferrato una parte del significato, sarebbe molto interessante. I capelli mi pare diano gi ragione alla mia tesi, che tanto faceva indispettire Giulia (o Genia), che cio il biondo con l'et sarebbe diventato sempre pi castagno-bruno; sono gi diventati molto meno biondi di cinque anni fa, con questo in pi, che in me, per esempio, e anche nei miei fratelli e sorelle, dal biondo chiassoso si passava al fulvo rame e poi al castagno, mentre in Delio non c' nulla di fulvo mediterraneo si vede che l'influsso di Giulia ha modificato l'evoluzione; con tappe originali. Non ti pare che il colore attuale si avvicini al colore dei tuoi capelli? Per non ne sono certo. Non ho ben capito ci che hai scritto a proposito delle mie lettere. E' possibile che non sempre il loro contenuto corrisponda a ci che tu ti attenderesti in relazione alle lettere tue. Non sempre rileggo le tue lettere quando scrivo, e non sempre mi piace rispondere con puntualit protocollare, esaurendo cio tutti gli oggetti. Devo scrivere in fretta, in un'ora e mezzo, dalla mezza alle due, e non sempre ho voglia di scrivere proprio in quel momento. Per da qualche tempo tu mi scrivi molto meno di prima, se ti decidessi a scrivere le quattro o cinque che sarebbero necessarie per rispondere a ognuna delle mie sarebbe una bella cosa per me. Anche da casa non mi hanno pi scritto da un mese almeno. La mamma non pu scrivere e le mie sorelle hanno molto da fare; del resto conosco la loro vita per averla condivisa per abbastanza tempo e immagino come si svolgeranno le cose. Ogni giorno la mamma si lamenter perch nessuno mi scrive e quindi neanch'io scrivo: tutti prometteranno di scrivere il... giorno dopo, ma ognuno penser che lo far l'altro e cos le cose andranno avanti per un pezzo. E' una vita abbastanza curiosa, un po' alla cinese, e mi ricordo perfettamente che cos facevo anch'io. Puoi tu scrivere un biglietto alla mamma, inviandole le mie notizie e i miei saluti? Sar molto contenta. Le puoi scrivere che sto abbastanza bene come al solito e che desidero loro notizie e notizie di Carlo. Carissima, ti abbraccio.
ANTONIO.


233.
1 giugno 1931.

Carissima Giulia,
Tania mi ha trasmesso l'epistola di Delio (adopero la parola pi letteraria) con la dichiarazione del suo amore per i racconti di Puskin e per quelli che si riferiscono alla vita giovanile. Mi  piaciuta molto e vorrei sapere se questa espressione l'ha pensata Delio spontaneamente o se si tratta di una reminescenza letteraria. Vedo anche con una certa sorpresa che adesso tu non ti spaventi delle tendenze letterarie di Delio; mi pare che una volta eri persuasa che le sue tendenze fossero piuttosto da... ingegnere che da poeta, mentre ora prevedi che egli legger Dante addirittura con amore. Io spero che ci non avverr mai, pur essendo molto contento che a Delio piaccia Puskin e tutto ci che si riferisce alla vita creativa che sbozzola le sue prime forme. D'altronde, chi legge Dante con amore? I professori rimminchioniti che si fanno delle religioni di un qualche poeta o scrittore e ne celebrano degli strani riti filologici. Io penso che una persona intelligente e moderna deve leggere i classici in generale con un certo distacco, cio solo per i loro valori estetici, mentre l'amore implica adesione al contenuto ideologico della poesia; si ama il proprio poeta, si ammira l'artista in generale. L'ammirazione estetica pu essere accompagnata da un certo disprezzo civile, come nel caso di Marx per Goethe (1). Dunque sono contento che Delio ami le opere di fantasia e fantastichi anche per conto proprio; non credo che perci egli non possa diventare lo stesso un grande ingegnere costruttore di grattacieli o di centrali elettriche, anzi. Puoi domandare a Delio, da parte mia, quale dei racconti di Puskin ami di pi; io veramente ne conosco solo due: "Il galletto d'oro" e "Il pescatore". Conosco poi la storia della catinella col cuscino che salta come un ranocchio, il lenzuolo che vola via, la candela che va balzelloni a nascondersi sotto la stufa eccetera, ma non  di Puskin. Te ne ricordi? Sai che ne ricordo ancora a memoria delle decine di versi? Vorrei raccontare a Delio una novella del mio paese che mi pare interessante. Te la riassumo e tu gliela svolgerai, a lui e a Giuliano. - Un bambino dorme. C' un bricco di latte pronto per il suo risveglio. Un topo si beve il latte. Il bambino, non avendo il latte, strilla e la mamma strilla. Il topo disperato si batte la testa contro i I muro, ma si accorge che non serve a nulla e corre dalla capra per avere del latte. La capra gli dar il latte se avr l'erba da mangiare. Il topo va dalla campagna per l'erba e la campagna arida vuole acqua. Il topo va dalla fontana. La fontana  stata rovinata dalla guerra e l'acqua si disperde: vuole il mastro muratore che la riatti. Il topo va dal mastro muratore: vuole le pietre. Il topo va dalla montagna e avviene un sublime dialogo tra il topo e la montagna che  stata disboscata dagli speculatori e mostra dappertutto le sue ossa senza terra. Il topo racconta tutta la storia e promette che il bambino cresciuto ripianter pini, quercie, castagni, eccetera. Cos la montagna d le pietre eccetera e il bimbo ha tanto latte che si lava anche col latte. Cresce, pianta gli alberi, tutto muta; spariscono le ossa della montagna sotto nuovo humus, la precipitazione atmosferica ridiventa regolare perch gli alberi trattengono i vapori e impediscono ai torrenti di devastare la pianura eccetera. Insomma il topo concepisce una vera e propria piatilietca (2). E' una novella propria di un paese rovinato dal disboscamento. Carissima Giulia, devi proprio raccontare questa novella e poi comunicarmi le impressioni dei bimbi. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: E' possibile che Gramsci alluda al brano "ber Goethe", contenuto nell'antologia marxiana tradotta nel quaderno 7 (confronta la lettera 178, nota 2). Nel libro tuttavia il testo  attribuito erroneamente a Marx, giacch  parte di un paragrafo dell'articolo polemico di Engels, "Deutscher Sozialismus in Versen und Prosa", Deutsche Brsseler Zeitung, 21 novembre-9 dicembre 1847 (traduzione italiana in K. MARX - F. ENGELS, "Scritti sull'arte", Laterza, Roma-Bari 1976, pagine 113-140; il passo in questione  alle pagine 117-119.)
Nota 2: Piano quinquennale, in russo.


234.
15 giugno 1931.

Carissima mamma,
ho ricevuto la lettera che mi hai scritto con la mano di Teresina. Mi pare che devi spesso scrivermi cos; io ho sentito nella lettera tutto il tuo spirito e il tuo modo di ragionare; era proprio una tua lettera e non una lettera di Teresina. Sai cosa mi  tornato alla memoria? Proprio mi  riapparso chiaramente il ricordo quando ero in prima o in seconda elementare e tu mi correggevi i compiti: ricordo perfettamente che non riuscivo mai a ricordare che uccello si scrive con due c e questo errore tu me lo hai corretto almeno dieci volte. Dunque se ci hai aiutato a imparare a scrivere (e prima ci avevi insegnato molte poesie a memoria; io ricordo ancora "Rataplan" e l'altra Lungo i clivi della Loira - che qual nastro inargentato - corre via per cento miglia - un bel suolo avventurato (1))  giusto che uno di noi ti serva da mano per scrivere quando non sei abbastanza forte. Scommetto che il ricordo di "Rataplan" e della canzone della Loira ti faranno sorridere. Eppure ricordo anche quanto ammirassi (dovevo avere quattro o cinque anni) la tua abilit nell'imitare sul tavolo il rullo del tamburo quando declamavi "Rataplan". Del resto tu non puoi immaginare quante cose io ricordo in cui tu appari sempre come una forza benefica e piena di tenerezza per noi. Se ci pensi bene tutte le quistioni dell'anima e dell'immortalit dell'anima e del paradiso e dell'inferno non sono poi in fondo che un modo di vedere questo semplice fatto: che ogni nostra azione si trasmette negli altri secondo il suo valore, di bene e di male, passa di padre in figlio, da una generazione all'altra in un movimento perpetuo. Poich tutti i ricordi che noi abbiamo di te sono di bont e di forza e tu hai dato le tue forze per tirarci su, ci significa che tu sei gi da allora, nell'unico paradiso reale che esista, che per una madre penso sia il cuore dei propri figli. Vedi cosa ti ho scritto? Del resto non devi pensare che io voglia offendere le tue opinioni religiose e poi penso che tu sei d'accordo con me pi di quanto non pare. Di' a Teresina che aspetto l'altra lettera che mi ha promesso. Ti abbraccio teneramente con tutti di casa.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Si tratta rispettivamente della poesia "Il vecchio sergente" (confronta la lettera 103, nota 1) e del poemetto di Arnaldo Fusinato "Le due madri".


235.
15 giugno 1931.

Carissima Tatiana,
non ho saputo finora nulla del pacco che mi hai annunziato nelle tue ultime lettere. Sono possibili diverse spiegazioni: 1) il pacco  andato smarrito; 2) il pacco  giunto ma pu essere stato respinto al mittente. Questa seconda spiegazione non deve maravigliarti e sembrarti impossibile. E' vero che molto tempo fa ti era stato detto che si potevano inviare pacchi per i giorni di Pasqua, Statuto, Natale e questa possibilit teoricamente credo che esista ancora, ma il passaggio dalla potenza all'atto  concessione discrezionale, cio che pu essere anche ritirato in ogni momento. Del resto se il pacco  stato respinto, quando riceverai questa lettera dovrebbe gi esserti stato riconsegnato; se non hai ricevuto nulla, sar bene che sporga un reclamo all'ufficio postale, perch vorrebbe dire che c' stato smarrimento. - Mi hai anche scritto che avevi intenzione di spedirmi l'"Oblomov" - testo originale e traduzione - il testo originale dell'"Infanzia" e "Adolescenza" di Tolstoi e il "Principe" del Machiavelli nell'edizione Casella; - devi sospendere ogni spedizione di tali libri e di qualsiasi altro, perch ora si possono ricevere libri solo se inviati direttamente dalle Librerie. I testi originali di Gonciarov e Tolstoi (con la traduzione dell'"Oblomov"; la traduzione del Tolstoi la posseggo) devi per conservarli; se sar il caso, tra qualche tempo, ti indicher io ci che potrai fare in proposito. - I tuoi accenni al vecchio Isacco mi hanno fatto ricordare che da qualche tempo volevo farti una domanda che all'atto dello scrivere mi  finora sempre sfuggita dalla memoria. Un paio di mesi fa mi  stata data la notizia che la signorina Lydia (1) si sarebbe suicidata nel Tevere molto tempo fa. E' proprio vero? Se fosse vero si comprende che il vecchio Isacco abbia finito di perdere la testa e sarebbe da compiangere. La notizia mi era sembrata da accogliere con ogni cauzione (come tutte le notizie che circolano in carcere) perch ricordavo come la Lydia fosse una giovinetta seria e studiosa e anche molto modesta. - Cara Tatiana, io non ti ho mai detto che il marito di Margherita (2) avesse mai avuto una qualsiasi ragione di esserne geloso: ti ho detto solamente che era geloso e che questo fatto mi pareva un tratto che diminuiva la sua forza di carattere e le sue capacit di lavorare, niente altro. A me non  mai constato che avesse ragione di essere geloso, dato che ci siano ragioni di essere gelosi (le ragioni di tal genere sarebbero poi ragioni di separarsi, non di essere gelosi). Ecco un fatto che dimostra come siano vane tutte le caratteristiche unitarie della popolazione di un paese: i Sardi, che passano per essere meridionali, non sono gelosi come si dice dei Siciliani o dei Calabresi. I reati di sangue per gelosia sono rarissimi, mentre sono frequenti i reati contro i seduttori delle ragazze; i contadini si dividono pacificamente se non vanno d'accordo o la moglie infedele  solamente cacciata di casa: spesso avviene che e il marito e la moglie divisi di fatto si accoppiino di nuovo con altra donna e altro uomo dello stesso villaggio. E' vero che in molti paesi della Sardegna esisteva prima della guerra (adesso non so pi) l'unione di prova, cio la coppia si sposava solo dopo aver avuto un figlio; in caso di infecondit ognuno ridiventava libero (ci era tollerato dalla Chiesa). Vedi che differenza nel campo sessuale che pure ha tanta importanza nelle caratteristiche delle cos dette anime nazionali? Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Figlia di Isaac Schreider.
Nota 2: Giacomo Bernolfo.


236.
29 giugno 1931.

Carissima mamma,
ho ricevuto una lettera di Grazietta che mi d notizie dell'esito brillante degli esami dati da Mea a Cagliari. Sono molto contento e faccio tanti complimenti a Mea. Spero che Mea mi scriver ella stessa per descrivermi minutamente questi esami e per dirmi le sue impressioni su Cagliari. Io sono da tanto tempo fuori circolazione, che non so nemmeno quale carattere e quale scopo abbiano questi esami di ammissione che si dnno prima della licenza elementare. Immagino che siano esami di Stato per l'ammissione alle scuole medie, istituiti con lo scopo precipuo di far pagare delle forti tasse e quindi rendere pi difficile ai ragazzi poveri di avviarsi agli studi. Vorrei fare a Mea un qualche piccolo regalo e vedr di farlo; possiedo una scatola di pastelli e dei quadernetti di carta da disegno che Tatiana mi ha mandato qualche anno fa pensando che in carcere coltivino le attitudini artistiche dei galeotti, la prima volta che spedir dei libri metter nel collo questi oggetti e cos Mea si ricorder di me. (Non mi hai mai scritto se il collo di libri che ho consegnato a Carlo nel mese di marzo scorso e che Carlo doveva spedire per ferrovia,  giunto a destinazione). Teresina non ha ancora scritto la lettera che mi aveva annunziato.
Ho ricevuto notizie abbastanza recenti da Giulia e dai piccini. Anche Delio ha cercato di scrivere una lettera (non lo hanno mai indotto a imparare a scrivere, ma hanno lasciato che egli imparasse per conto suo, spinto dal suo solo desiderio; pare che cos abbiano voluto anche i medici perch il bambino  nervoso e non si vuole appassionarlo troppo precocemente al lavoro intellettuale). Stanno abbastanza bene; in questi giorni devono essere partiti da Mosca per andare qualche tempo in campagna.
Fammi sapere spesso tue notizie. Spero davvero, come scrive Grazietta, che adesso tu stia meglio. Ti abbraccio affettuosamente con tutti.
ANTONIO.


237.
29 giugno 1931.

Carissima Tatiana,
in questi 15 giorni mi hai scritto solo una cartolina. Troppo poco, troppo poco! Bisogna che protesti molto energicamente, perch altrimenti la cosa diventer abitudinaria o avverr ancor peggio, cio tu non mi scriverai neanche pi ogni quindici giorni. Perci la pura protesta non  sufficiente e se ancora tu mi scriverai cos poco, io per rappresaglia ti scriver ancor meno:  questa la sola rappresaglia che purtroppo mi rimane possibile.
Il pacco  giunto e qualche cosa mi  stata anche gi consegnata. Ho saputo che il pacco era giunto due giorni dopo che avevo scritto la lettera; cercai di riaverla per aggiungervi una nota ma non mi fu concesso. Ti ringrazio di cuore. C' stata qualche difficolt, perch il giorno dello Statuto non  una festa famosa come Natale o Pasqua; del resto devi ricordare che io sono stato condannato proprio il luned successivo all'ottantesimo anniversario dello Statuto:  una coincidenza degna di ricordo, data la mia qualit di deputato al Parlamento Nazionale arrestato nell'integrit delle mie funzioni.
Ho ricevuto gi da un pezzo i 3 volumi delle "Oeuvres philosophiques" di Marx che sono tradotte in modo scelleratissimo. Delle "Oeuvres politiques" ho ricevuto solo due volumi che non so a quali numeri d'ordine corrispondano perch non li ho in cella in questo momento: uno  dedicato a lord Palmerston e deve essere intitolato proprio "Palmerston", l'altro non ha un titolo unico (deve essere proprio l'ottavo tomo delle opere politiche) e contiene tre brevi serie di scritti: una sull'esercito inglese durante la guerra di Crimea, una sul generale Espartero e la politica spagnola nei primi anni del decennio 1850-1860 e una sulla presa di Kars durante la guerra di Crimea. Con queste indicazioni Piero pu vedere quali volumi mi mancano. Dell'epistolario non ho ricevuto nessun tomo (in questa collezione Costes) (1). Puoi scrivere a Piero che faccio rapidi progressi nella lettura dell'inglese; mi riesce molto pi facile del tedesco. Leggo abbastanza rapidamente, sebbene il dizionarietto che ho sia insufficiente e manchi di molti termini tecnici o pi legati all'uso corrente. L'estratto dell'Economist sul piano quinquennale l'ho letto in due o tre giorni e credo non mi sia sfuggita neanche un'espressione (2).
Accenni alla possibilit di un tuo viaggio a Turi. Io te lo sconsiglio. Scrivi che non ti pare nemmeno giusto di aver lasciato passare tanto tempo senza vedermi. Credo che la giustizia non entra per nulla nella quistione. E non pensare neanche che io pensi di essere dimenticato eccetera. Se vuoi farmi un vero piacere non devi venire (non perch io non sia contento di vederti, si capisce).
Attendo tutte le lettere arretrate che avevi promesso di scrivere nel numero di 4-5 ogni 15 giorni. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Nella cartolina postale citata da Gramsci all'inizio della lettera, datata 22 giugno 1931, Tatiana riferiva: A proposito Piero mi scrive perch mi ricordi di chiederti quali volumi delle opere di Marx hai ricevuto per farti spedire dalla libreria gli altri. Sono usciti 8 vol[umi] delle "Oeuvres politiques" e 3 delle "Oeuvres philosophiques". Egli crede che tu abbia ricevuto il primo volume delle lettere di Engels, riceverai gli altri man mano che escono (confronta P. SRAFFA, "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 15-16). Per la richiesta di lettura delle opere di Marx ed Engels edite da Costes, presentata nella istanza spedita da Gramsci a Mussolini in ottobre, si veda Appendice 1, numero 5.
Nota 2: Si riferisce a un supplemento anonimo dell'Economist, in data 1 novembre 1930, menzionato anche nei "Quaderni del carcere", citato, pagina 893. Ne era autore Michail S. Farbman, per vari anni corrispondente a Mosca di giornali occidentali, tra cui l'Observer e il Manchester Guardian. Notizie sul Farbman saranno trasmesse a Gramsci da Tatiana il 26 luglio attraverso la trascrizione del relativo brano di una lettera di Sraffa dell'11 luglio 1931 (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 14-15).


238.
13 luglio 1931.

Carissima Tatiana,
ti faccio tanti auguri per l'operazione che devi subire in questi giorni (1). Spero che al momento in cui ti giunger questa mia lettera tutto sia finito felicemente; potresti mandarmi un telegramma? Devo dirti che non ho ancora capito bene il disturbo da cui sei stata afflitta. Me ne hai accennato parecchie volte, ma sempre in modo vago e fuggevole; la tua attenzione era attratta pi dal modo di comportarsi dei medici verso la tua malattia che dalla malattia stessa, mentre a me premeva pi conoscere esattamente le tue condizioni di salute che l'atteggiamento dei medici verso le tue diagnosi. Spero che non avrai preso sul serio e non ti sarai afflitta per la minaccia scherzosa che ti avevo fatto di non scrivere pi se non avessi ricevuto 4-5 tue lettere ogni quindici giorni. Si trattava di un modo di far pressione sulla tua volont per indurti a scrivermi pi spesso: se avessi saputo che soffrivi di emicranie e di altri disturbi per la malattia, non avrei ricorso a questo espediente. Sai la novit? D'ora in avanti potr scrivere ogni settimana invece che ogni 15 giorni (2). Veramente non so come potr utilizzare questa maggiore possibilit; quanto pi passa il tempo tanto pi ho meno volont di scrivere. Mi pare che ogni giorno si spezzi un nuovo filo dei miei legami col mondo del passato e che sia sempre pi difficile riannodare tanti fili strappati. Credo che il mio carattere personale, cio l'insieme dei modi in cui ero abituato a reagire e a entrare in rapporto col mondo ambiente, sia molto cambiato, tanto che io stesso, per aver subito il processo lentamente, non riesco a rendermene conto in misura esatta. Del resto questo stesso processo l'ho subito gi due o tre volte nel periodo precarcerario. - In ogni caso tutto questo importa poco; rimane l'acquisizione positiva del poter scrivere ogni luned che  molto importante. Accanto a questa positivit c' stata una negativit. I soldi del libretto esistenti al 30 giugno sono stati bloccati in questo modo: il 20 per 100  stato accantonato e non pu essere speso in modo alcuno; il restante 80 per cento pu essere speso solo per comprare generi alimentari. Non si pu spendere nulla di questa somma per tabacco o altre cosette che potrebbero essere necessarie; credo che solo per via dello stato di forza maggiore si pu spendere per affrancare le lettere. Per queste spese non alimentari occorre ricevere nuovi soldi dalla famiglia. Al 30 giugno io possedevo Lire 368,93; di esse Lire 73,78 sono state accantonate come massa che dovrebbe essere la base di formazione di una somma di 500 lire da avere disponibili al momento del termine della condanna; sono rimaste Lire 295,15 per le spese in generi alimentari. Da parecchi giorni non posso fumare e questa brusca interruzione di una abitudine radicata come una seconda natura mi d una certa agitazione nervosa. Appena sarai nelle condizioni di poterlo fare, ti prego perci di essere tanto buona da spedirmi una piccola somma, non pi di 50 lire, che mi permetta di tentare di smettere di fumare con un processo un po' pi graduato. Da qualche mese mi ero realmente proposto di cercare di disintossicare il mio organismo dal fumo e avevo raggiunto un certo successo. Credo che nel mese di giugno ero gi arrivato a ridurre il fumo a un terzo da quello che consumavo ancora nei primi mesi del mio arrivo a Turi e a un quinto da quello che consumavo in libert. - Come vedi, non ti lascio tranquilla con le mie esigenze da carcerato nemmeno mentre ti trovi in clinica per subire un atto operatorio. Gli  che voglio credere, come mi hai scritto, che si tratta di una cosa noiosa ma non grave. Carissima Tatiana, attendo con ansia le prossime notizie tue; sar proprio bene che mi informi con un telegramma o con una cartolina espresso.
Ti abbraccio teneramente e ti faccio tante carezze per le noie dolorose dell'atto operatorio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: A seguito di un'infezione (confronta la lettera 221, nota 1), Tatiana era stata ricoverata il 12 luglio in clinica, dove rimarr fino al 24 del mese, per un intervento chirurgico al mascellare.
Nota 2: Confronta la lettera 241, nota 1.


239.
20 luglio 1931.

Carissima Tatiana,
come vedi, inizio la corrispondenza settimanale e non pi quindicinale, ma non ho nessunissima voglia di scrivere. Del resto, ci dipende anche da ragioni fisiologiche; il caldo  atroce certi giorni, dormo poco, sono dominato da una grande svogliatezza; anche il leggere non mi attrae. Come dicono in Sardegna, giro nella cella come una mosca che non sa dove morire. - Penso che fino a sabato, o forse anche a domenica, hai dovuto restare in clinica, perch non ho ricevuto ancora tue notizie. Spero che tutto sia andato bene e che ti sia liberata dal tuo malessere. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


240.
20 luglio 1931.

Carissima Teresina,
non ho ancora ricevuto risposta a due mie lettere alla mamma. Questa volta il vostro silenzio mi impressiona. Dalle ultime lettere ricevute appariva che negli ultimi tempi le condizioni di salute della mamma erano troppo oscillanti. Fate molto male a lasciarmi cos in ansia per tanto tempo. Mi rivolgo a te e ti prego proprio di cuore di volermi sinceramente informare di tutto, anche con poche parole. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


241.
27 luglio 1931.

Carissima Tatiana,
da un accenno contenuto nella tua cartolina del 21 luglio ho potuto capire che l'atto operatorio da te subito  stato molto pi complesso e doloroso di quanto tu non mi avessi fatto credere. Sono tanto pi contento che tutto sia andato bene. Che il tuo comportamento sia stato ottimo dinanzi alla sofferenza, lo credo senza fatica; sono persino portato a credere che talora tu abbia una specie di gusto sportivo nel dimostrarti forte anche quando la dimostrazione potrebbe essere evitata. Ho ricevuto il tuo vaglia e ti ringrazio di gran cuore. Puoi scrivere a Piero che leggo sistematicamente le due pubblicazioni inglesi che ricevo e che spero di fare dei progressi molto rapidi nell'apprendimento della lingua. E vero che da qualche mese soffro molto di smemoratezza. Non ho pi avuto da un pezzo delle forti emicranie come nel passato (emicranie che chiamerei assolute), ma in contraccambio mi risento di pi, relativamente, di uno stato permanente che pu essere indicato riassuntivamente come uno svaporamento di cervello; stanchezza diffusa, sbalordimento, incapacit di concentrare l'attenzione, rilassatezza della memoria eccetera. Sar bene che non mi spediscano pi delle nuove riviste, come  stato fatto in questi ultimi tempi. Di una sola desidererei continuare la lettura: si tratta della rassegna di bibliografia di sociologia pubblicata dalla casa editrice Marcel Rivire intitolata La Critique Sociale di cui ho ricevuto il primo numero del marzo 1931 e che esce solo sei volte all'anno. Non  molto ben fatta ed  anzi un segno di decadenza che una casa editrice giustamente accreditata come quella del Rivire pubblichi uno zibaldone cos disordinato e senza indirizzo scientifico serio; tuttavia, per avere una rivista bibliografica francese, e dato che  poco ingombrante e non molto costosa, desidero averla. Puoi scriverlo a Piero. Desidererei anche avere il recente fascicolo della Rivista di diritto penitenziario che pubblica il nuovo Regolamento carcerario. Questa rivista esce a Roma ed  stampata alle Mantellate; il fascicolo costa solo 8 lire. Se tu puoi uscire e desideri spedirmelo direttamente, puoi trovare o procurarti il fascicolo presso qualche libreria di scienze giuridiche (non credo che si possa trovare presso qualunque libreria). Se lo commissioni da Sperling e Kupfer ricordati di precisare che si tratta del fascicolo che contiene il nuovo Regolamento carcerario (1). - Carissima, ti dar ancora qualche fastidio, per il momento in cui potrai muoverti e girare per Roma: - 1) sar bene spedirmi un po' di carta e buste per la corrispondenza; credo che il deposito sia quasi esaurito. - 2) desidererei che tu mi spedissi una decina di scatole di fiammiferi svedesi e una decina di buste di cartine per sigarette. - Ho atteso una tua lunga lettera, secondo promessa fatta; fino a questo momento (una e un quarto p. m. del 27 luglio) non l'ho ricevuta. Devi scrivermi a lungo davvero, descrivendomi per benino le tue condizioni di salute, senza menare il can per l'aia a proposito dei medici o di altre cose accessorie; voglio notizie positive, concrete e non considerazioni personali. Ricordati che sono stato direttore di giornale quotidiano e quindi ho una certa competenza in materia. Quando un reporter invece di portare notizie, divaga prolissamente, ci significa che ha perduto il tempo al caff invece di lavorare a informarsi; nel caso tuo, che non sei un reporter, significa che si vuol nascondere qualche cosa. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Gi Sraffa si era premurato di avvertire: E' stato pubblicato il nuovo Regolamento carcerario (come Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale numero 147 del 27 giugno 1931): ne ho fatta mandare una copia a Nino; e anche voi dovreste procurarvelo, e leggerlo attentamente, per sapere con precisione quali sono i vostri diritti. Lo troverete dal libraio, ma se avete difficolt, scrivetemelo e ve ne spedir una copia. Vi raccomando specialmente gli art[icoli] dal 96 al 105 che riguardano i colloqui e la corrispondenza. Mi pare che vi sia un piccolo miglioramento per Nino, che adesso (articolo 104) pu scrivere "una" volta alla settimana e (articolo 101) pu avere "due" colloqui al mese ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 14).


242.
27 luglio 1931.

Carissima Giulia,
fra qualche giorno Delio compir i 7 anni e alla fine del mese Giuliano compir 5 anni. Per Delio la data  importante, perch comunemente i 7 anni sono considerati una tappa importante nello sviluppo di una personalit. La Chiesa Cattolica, che indubbiamente  l'organismo mondiale che possiede la maggiore accumulazione di esperienze organizzative e propagandistiche, ha fissato ai 7 anni l'entrata solenne nella comunit religiosa con la prima comunione, e presuppone nel fanciullo la prima responsabilit; per la scelta di una ideologia che dovrebbe imprimere un ricordo indelebile per tutta la vita. Non so se tu darai a questa festa di Delio un carattere particolare, che lasci nella sua memoria una traccia pi profonda e duratura delle altre ricorrenze annuali. Se Giuliano non avesse solo 5 anni e se non fosse impossibile, almeno entro certi limiti, distinguere tra Delio e Giuliano, crederei che questo sarebbe il momento di spiegare a Delio che io sono in carcere e il perch io sono in carcere (1). Credo che una tale spiegazione, unita al fatto che ormai lo si considera capace di un certo senso di responsabilit, farebbe in lui una grande impressione e segnerebbe indubbiamente una data nel suo sviluppo. Non so esattamente come tu pensi in proposito. Qualche volta mi pare che su questo argomento la pensiamo identicamente; altre volte mi pare che nella tua coscienza ci sia un certo dissidio non ancora composto: tu, cio (a quanto mi pare talvolta), comprendi bene intellettualmente, teoricamente, di essere un elemento dello Stato e di avere il dovere, come tale, di rappresentare ed esercitare il potere di coercizione, in determinate sfere, per modificare molecolarmente la societ e specialmente per rendere la generazione nascente preparata alla nuova vita (di compiere cio in determinate sfere quell'azione che lo Stato compie in modo concentrato su tutta l'area sociale) - e lo sforzo molecolare non pu teoricamente essere distinto dallo sforzo concentrato e universalizzato; - ma mi pare che praticamente non riesci a liberarti da certi abiti tradizionali che tengono legati alle concezioni spontaneiste e libertarie nello spiegare il sorgere e lo svilupparsi dei nuovi tipi di umanit che siano capaci di rappresentare le diverse fasi del processo storico. Cos almeno mi pare, ma posso anche sbagliarmi. In ogni modo voglio che tu mi senta vicino a te e ai nostri bambini nei giorni in cui si ricorda loro che sono cresciuti di un anno, che sono sempre meno bambini e sempre pi uomini. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Il 29 agosto 1931, informando Sraffa di aver ricevuto una lettera di Giulia per Gramsci Tatiana riferir: Essa preferisce non farlo, per ora, scrive che il bambino  molto nervoso,  sensibilissimo, essa assicura Nino che il ragazzo imparer meglio a conoscere il padre sapendolo libero che non con le catene. Non  che non voglia dare un dolore al bambino, ma lo vorrebbe pi armonicamente sviluppato per essere messo a conoscenza di questa condizione del padre ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 31).


243.
3 luglio (1) 1931.

Carissima Tatiana,
a me pare che tu abbia drammatizzato la mia espressione sui fili strappati e perci voglio precisare meglio il mio attuale stato d'animo. Io ho la impressione, che si va sempre pi radicando e acquistando la forza di una convinzione, che il mondo delle mie relazioni affettive si sia ormai abituato all'idea che io sono in carcere. Ci non avviene senza reciproca; anch'io mi sono abituato all'idea che gli altri si sono abituati eccetera e ci appunto costituisce il mio stato d'animo. Ti ho scritto che nel passato ci mi  avvenuto qualche altra volta (sebbene non con riferimento al carcere, naturalmente) ed  vero. Ma nel passato queste rotture di fili quasi mi riempivano di orgoglio, tanto che non solo non cercavo di evitarle, ma le promuovevo volontariamente. In realt allora si trattava di fatti progressivi necessari per la formazione della mia personalit e la conquista della mia indipendenza; ci appunto non poteva avvenire senza rompere una certa quantit di fili, poich si trattava di mutare completamente il terreno su cui sviluppare la mia vita ulteriore. Oggi non  cos, oggi si tratta di cose pi vitali; non essendoci da parte mia mutamento di terreno culturale, si tratta di sentirmi isolato nello stesso terreno che di per se stesso dovrebbe suscitare legami affettivi. Non credere che il sentimento di essere personalmente isolato mi getti nella disperazione o in qualunque altro stato d'animo da tragedia. Di fatto io non ho mai sentito bisogno di un apporto esteriore di forze morali per vivere fortemente la mia vita anche nelle peggiori condizioni; tanto meno oggi, quando io sento che le mie forze volitive hanno acquistato un pi alto grado di concretezza e di validit. Ma mentre nel passato, come ho detto, mi sentivo quasi orgoglioso di trovarmi isolato, ora invece sento tutta la meschinit, l'aridit, la grettezza di una vita che sia esclusivamente volont. Questo  il mio attuale stato d'animo. - Mi pare che tu non abbia ricevuto, o abbia ricevuto con gran ritardo, una mia lettera di qualche settimana fa; si trattava di poche righe per te e di poche righe per mia sorella Teresina. Sai che non mi scrivono da casa da parecchio e non mi mandano notizie sulla salute della mamma? Sono molto preoccupato al riguardo. - Ho dato una prima scorsa all'articolo del principe Mirschi sulla teoria della storia e della storiografia e mi pare che si tratti di un saggio molto interessante e pregevole (2). Del Mirschi avevo letto qualche mese fa un saggio su Dostoievschi pubblicato in un numero unico della Cultura dedicato al Dostoievschi stesso (3). Anche questo saggio era molto acuto ed  sorprendente che il Mirschi si sia con tanta intelligenza e penetrazione impadronito di una parte almeno del nucleo centrale del materialismo storico. Mi pare che la sua posizione scientifica sia tanto pi degna di nota e di studio, in quanto egli si dimostra libero da certi pregiudizi e incrostazioni culturali che si erano venuti parassitariamente infiltrando nel campo degli studi di teoria della storia in conseguenza della grande popolarit goduta dal positivismo alla fine del secolo scorso e agli inizi dell'attuale. - Ho gi ricevuto le "Prospettive Economiche" del Mortara; mi pare che il volume di quest'anno rappresenti una svolta nell'indirizzo finora dato dall'autore al suo annuario. La crisi economica con le sue incognite paurose deve aver contribuito a fissare il nuovo atteggiamento del Mortara; in ogni modo  scientificamente scandaloso un cambiamento cos radicale da un anno all'altro. - Si pu dire che ormai non ho pi un vero programma di studi e di lavoro e naturalmente ci doveva avvenire (4). Io mi ero proposto di riflettere su una certa serie di quistioni, ma doveva avvenire che a un certo punto queste riflessioni avrebbero dovuto passare alla fase di una documentazione e quindi ad una fase di lavoro e di elaborazione che domanda grandi biblioteche. Ci non vuol dire che perda completamente il tempo, ma, ecco, non ho pi delle grandi curiosit in determinate direzioni generali, almeno per ora. Ti voglio dare un esempio: uno degli argomenti che pi mi ha interessato in questi ultimi anni  stato quello di fissare alcuni aspetti caratteristici nella storia degli intellettuali italiani. Questo interesse nacque da una parte dal desiderio di approfondire il concetto di Stato e dall'altra parte di rendermi conto di alcuni aspetti dello sviluppo storico del popolo italiano. Pur restringendo alle linee essenziali la ricerca, essa rimane tuttavia formidabile. Bisogna necessariamente risalire all'Impero Romano e alla prima concentrazione di intellettuali cosmopoliti (imperiali) che esso determin: studiare quindi la formazione dell'organizzazione chiericale cristiano-papale che d all'eredit del cosmopolitismo intellettuale imperiale una forma castale europea eccetera eccetera. Solo cos, secondo me, si spiega che solo dopo il 700, cio dopo l'inizio delle prime lotte tra Stato e Chiesa col giurisdizionalismo, si possa parlare di intellettuali italiani nazionali: fino allora, gli intellettuali italiani erano cosmopoliti, esercitarono una funzione universalistica (o per la Chiesa, o per l'Impero) anazionale, contribuirono a organizzare altri Stati nazionali come tecnici e specialisti, offrirono personale dirigente a tutta l'Europa, e non si concentrarono come categoria nazionale come gruppo specializzato di classi nazionali. Come vedi questo argomento potrebbe dar luogo a tutta una serie di saggi, ma per ci  necessaria tutta una ricerca erudita. Cos avviene per altre ricerche. Bisogna anche tener conto che l'abito di severa disciplina filologica, acquistato durante gli studi universitari, mi ha dato un'eccessiva, forse, provvista di scrupoli metodici. Da tutto ci viene una difficolt a indicare libri troppo specializzati. Del resto ti indico due volumi che desidero leggere: 1. "Un trentennio di lotte politiche (1894-1922)" del prof. De Viti De Marco, Collezione meridionale editrice, Roma; 2. Lucien Laurat, "L'Accumulation du capital d'aprs R. Luxembourg", Paris, Rivire. Ci che scrivi a proposito del nuovo regolamento carcerario e della possibilit di fare delle traduzioni in carcere  progetto senza base; io non voglio impegnarmi a fare dei lavori continuativi, perch non sempre sono in grado di lavorare; del resto nelle case speciali l'obbligo di lavoro non credo neanche possa sussistere. Carissima, ho cercato di scriverti il pi a lungo che mi  stato possibile. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Si legga agosto
Nota 2: Nella lettera dell'11 luglio, Sraffa scriveva: Spero che Nino riceva regolarmente il "Labour Monthly": gli articoli sono di qualit molto diseguale, ma le Note del Mese, scritte dal direttore, sono sempre ottime, nel fascicolo di luglio vi  un articolo del principe Mirsky sul materialismo storico, che ha un certo interesse di curiosit, poich l'autore, un emigrato che abita a Londra, e che  stato ufficiale nell'esercito di Wrangel, solo da un paio d'anni s'interessa a questi problemi ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 14). Il titolo dell'articolo di Dmitrij Petrovitch Mirskij (1890-1937), era "Bourgeois History and Historical Materialism", ed era apparso nel fascicolo di luglio 1931 del Labour Monthly. A Magazine of International Labour, diretto dal comunista di origine indiana Rajani Palme Dutt, col quale Sraffa era entrato in contatto nel 1921, in occasione del suo primo soggiorno in Gran Bretagna, accettando l'incarico di corrispondente italiano della rivista. Del Mirskij, Gramsci si occupa anche nei "Quaderni", tuttavia non in riferimento a "Bourgeois History and Historical Materialism", come era erroneamente parso in un primo momento (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagina 2817), ma al successivo articolo "The philosophical Discussion in the C.P.S.U. in 1930-31", pubblicato sul numero di ottobre 1931 del Labour Monthly. Entrambi questi testi sono ora pubblicati, con traduzione italiana a fronte, in appendice a N. DE DOMENICO, "Una fonte trascurata dei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci": il Labour Monthly del 1931, Atti della Accademia peloritana dei Pericolanti, volume 67, 1991, pagine 35-36.
Nota 3: D. P. MIRSKIJ, "Il posto di Dostojevskij nella letteratura russa", La Cultura, numero 2, febbraio 1931, pagine 100-115.
Nota 4: Gramsci risponde qui a Tatiana che, dietro suggerimento di Sraffa, il 26 luglio chiedeva notizie dell'attuale tuo programma di studi e di lavoro (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 15 e 17).


244.
10 agosto 1931.

Carissima Tatiana,
ieri ho ricevuto le buste e la carta che mi hai spedito, con le altre cosette. La settimana ventura, dopo che sar stata registrata, timbrata eccetera potr scrivere nella tua carta. D'altronde oggi ho pochissima voglia di scrivere e realmente sono un po' indisposto. Luned venturo ti descriver per filo e per segno tutti i sintomi di questa indisposizione, dopo che avr avuto pi tempo di osservarmi. Il caldo mi fa molto soffrire. Dormo pochissimo. Credi che possa riprendere per qualche tempo il Sedobrol? E' da circa sei mesi che non ne prendo, mi pare. E' vero che potrei farlo acquistare qui direttamente, ma ho osservato che non sempre i medicinali che si acquistano qui sono molto freschi ed il Sedobrol si deteriora facilmente. Di una altra cosa avrei bisogno: di avere un termometro per la temperatura. Spesso ho l'impressione di avere la temperatura o un po' pi alta o un po' pi bassa del normale. Qui la temperatura si pu far prendere dall'infermiere, ma ci sono due elementi speciali nel caso mio: 1. ho l'impressione di avere la temperatura bassa nelle prime ore del mattino e naturalmente qui la temperatura vengono a prenderla al pomeriggio; 2. sarebbe bene avere un termometro preciso e rapido nel muoversi, i termometri ufficiali qui sono molto ordinari (ne ho rotto uno e me lo hanno fatto pagare 8 lire, qualche mese f) e per giungere alla misura esatta impiegano 7-8 minuti, ci che fa dubitare che siano molto precisi. Carlo non mi ha scritto dal mese di marzo, cio da quando  stato a Turi. Anche da Ghilarza non mi scrivono da un pezzo; non hanno risposto a 3 mie lettere. Tu sei il mio solo corrispondente da qualche mese, ma ho paura che se continui a fare esperimenti dietetici come quelli che mi descrivi nella tua lettera del 6 agosto, farai la fine del cavallo di monsignor Perrelli. Ma che ti salta in testa di inventare tante bizzarrie? Se tu stessa scrivi di mangiar poco, ci significa che mangi quasi nulla. Da questo punto di vista, io mangio tutto ci che mi passa il carcere; ho meno appetito, ma mangio lo stesso tutta la razione. - In una cartolina del 2 agosto accenni ad alcuni documenti che riguardano il mio processo (i ricorsi di Umberto) che l'avvocato (quale avvocato?) pensa sarebbe utile io vedessi. Perch l'avvocato, questo avvocato x, non mi spedisce egli stesso questi documenti? Penso sia il modo pi semplice di fare le cose.
Ti abbraccio.
ANTONIO.


245.
17 agosto 1931.

Carissima Tatiana,
ti ho accennato, la volta scorsa, a una certa indisposizione che mi tormentava. Te la voglio oggi descrivere il pi oggettivamente che mi sar possibile e con tutti quei particolari che mi sembrano essenziali. Incominci cos: all'una del mattino del 3 agosto, proprio 15 giorni fa, ebbi uno sbocco di sangue, all'improvviso. Non si tratt di una vera e propria emorragia continuata, di un flusso irresistibile come ho sentito descrivere da altri: sentivo un gorgoglio nel respirare come quando si ha del catarro, seguiva un colpo di tosse e la bocca si riempiva di sangue. La tosse non era violenta e neppure forte: proprio la tosse che viene quando si ha qualcosa di estraneo in gola, a colpi isolati, senza accessi continuati e senza orgasmo. Ci dur fino alle quattro circa e in questo frattempo caccia fuori 250-300 grammi di sangue. In seguito non mi vennero pi boccate di sangue, ma ad intervalli del catarro con grumi di sangue. Il medico, dottor Cisternini, mi ordin il cloruro di calcio con adrenalina al millesimo e disse che avrebbe sorvegliato il decorso del male. Il mercoled, 5 agosto, il medico mi auscult ed escluse che si trattasse di affezione ai bronchi; emise l'ipotesi che la febbre, che intanto si era manifestata, potesse essere di origine intestinale. Il catarro con grumi sanguigni (non molto abbondante n frequente) mi  durato fino a qualche giorno fa: da qualche giorno i grumi sono completamente spariti; anche se talvolta mi  venuto qualche accesso di tosse relativamente forte, non ho sputato neanche catarro; si trattava quindi di tosse nervosa accidentale. Ho avuto un sintomo che mi pare renda attendibile l'origine intestinale della febbre: verso il 5 o 6 agosto ho avuto un'espulsione nella pelle: l'avambraccio sinistro era completamente coperto di puntini rossi, cos, ma meno, il collo e il petto verso sinistra, niente nel braccio destro. La febbre: ha un decorso irregolare e saltuario. Alle sei del mattino la temperatura  di 36.5 - 36.4 (un mattino 36.1), cresce fino a 37.4 verso le 11 mezza, ritorna a 36.7 verso le due del pomeriggio e risale a 37.4 verso le 6-7. La temperatura non  mai salita oltre i 37.4. Da due sere la febbre continua anche nella prima notte, fino a mezzanotte, e non mi lascia dormire: ho misurato la temperatura ieri sera alle 11, era 37.4. Mi addormentai un po' dopo mezzanotte e stamane alla 6 la temperatura era 36.4. Prima dello sbocco di sangue, avevo sofferto in modo eccezionale per il caldo della stagione e avevo avuto sudate eccezionali, specialmente di notte. Le grandi sudate notturne sono durate fino a 5-6 giorni fa, poi erano cessate: hanno ripreso, ma meno intensamente, nelle due sere che ho avuto la febbre della prima notte. Credo di averti dato tutte le informazioni essenziali. Devo aggiungere che non mi sono indebolito in misura notevole e non ho subito nessun contraccolpo psichico. Finch sputai i grumi sanguigni, avevo sempre l'impressione nauseosa del dolciastro in bocca e mi pareva che ogni volta che tossivo dovesse ripetersi il sangue della prima volta; ma oggi (cio da quando sono cessati gli sputi grumosi) anche questa impressione  sparita e perci non credo che fosse puramente psichica. Ora tu potrai darmi tutti i consigli che riterrai opportuno. Come vedi, non c' niente di preoccupante, quantunque, come dice il medico, occorra sorvegliare.
Ho letto con molto interesse la lettera del prof. Cosmo che mi hai ricopiato (1). L'impressione  molto complessa. Mi dispiacerebbe molto se il prof. Cosmo avesse potuto anche lontanamente sospettare che io abbia potuto neanche pensare un giudizio su di lui che ponesse in dubbio la sua rettitudine, la dignit del suo carattere, il suo senso del dovere. Nelle ultime pagine della "Vita di Dante" pare che lo scrittore sia egli stesso un cattolico fervidamente credente. Avevo messo accanto questa impressione al fatto che il Cosmo insieme col Gerosa ha compilato un'antologia di scrittori latini dei primi secoli della Chiesa per una casa editrice cattolica e avevo pensato che il Cosmo si fosse convertito (2). Non avevo certo pensato che una tale conversione potesse avere niente di opportunistico e tanto meno di venale, come purtroppo  avvenuto per molti grandi intellettuali; lo stesso cattolicismo fervente del Gerosa, come ben ricordo, aveva piuttosto venature giansenistiche che venature gesuitiche. Tuttavia il fatto mi era dispiaciuto. Quando ero allievo del Cosmo in molte cose non ero d'accordo con lui, naturalmente, sebbene allora non avessi precisato la mia posizione e a parte l'affetto che mi legava a lui. Ma mi pareva che tanto io come il Cosmo come molti altri intellettuali del tempo (si pu dire nei primi 15 anni del secolo) ci trovassimo in un terreno comune che era questo: partecipavamo in tutto o in parte al movimento di riforma morale e intellettuale promosso in Italia da Benedetto Croce, il cui primo punto era questo, che l'uomo moderno pu e deve vivere senza religione, e s'intende senza religione rivelata o positiva o mitologica o come altrimenti si vuol dire. Questo punto mi pare anche oggi il maggiore contributo alla cultura mondiale che abbiano dato gli intellettuali moderni italiani, mi pare una conquista civile che non deve essere perduta e perci mi spiacque quel tono un po' apologetico e mi entr quel dubbio. Adesso mi spiacerebbe se il vecchio professore avesse egli sentito un dolore per causa mia, anche perch dalla sua lettera appare che egli  stato gravemente ammalato. Nonostante tutto, io spero di poterlo ancora rivedere e potere impegnare con lui qualcheduna di quelle lunghe discussioni che facevamo talvolta negli anni di guerra passeggiando di notte per le vie di Torino.
Carissima, ho ricevuto il regolamento carcerario e far la pratica per poter leggere uno o pi giornali politici, se e come sar concesso. Se concedono un solo giornale, mi pare che la scelta non possa non cadere sul Corriere della Sera. Se concederanno pi giornali, sceglier La Stampa e un giornale sindacale, Il Lavoro di Genova o il Lavoro Fascista di Roma oltre il Corriere. Adesso non so come i giornali siano redatti e quali siano le caratteristiche peculiari di ognuno. Immagino che i giornali romani siano sempre i peggio fatti come nel passato. - Ho ricevuto le fotografie di Anna pochi momenti fa. Mi pare che stia molto meglio di quando io la vidi l'ultima volta, nel settembre od ottobre 1923; era allora molto magra, mi pare di ricordare. - Non devi credere che io mi privi di qualche cosa che potrei comprare al sopravitto; la realt  che manca la merce da comprare. Frutta quest'anno ne hanno venduto poche volte e ogni volta l'ho comprata; il formaggio fresco da molto tempo non lo vendono pi. Il bettolino ha solo generi che io non posso mangiare proprio per i disturbi gastrici; il medico mi ha detto che non posso mangiare neanche il prosciutto. In modo tassativo mi attengo alle prescrizioni del medico, ma pur mangiando solo riso al burro, latte e uova non riesco tuttavia ad avere gli intestini a posto. - Ho ricevuto lettere da Ghilarza; sono stati tutti ammalati di febbri malariche. Come hai potuto pensare che io mi riferissi a mia madre scrivendo che molti si erano abituati all'idea che io sono in carcere? Mia madre non pu scrivermi di sua mano e penso che ci le dia un grande dispiacere. Una nipotina mi scrive che  disperata perch Carlo non scrive neanche a lei; bisognerebbe proprio fare una lavata di capo a Carlo e indurlo a mutare metodo. Ti abbraccio teneramente.
Antonio

Note.
Nota 1: Si veda la lettera di Tatiana del 13 agosto 1931, in Appendice 2, numero 11. Il testo di Umberto Cosmo copiato per Gramsci, le era stato trasmesso Sraffa l'11 agosto (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 18-20).
Nota 2: Confronta la lettera 219 e nota 2.


246.
24 agosto 1931.

Carissima mamma,
ho ricevuto le lettere di Mea, di Franco e di Teresina, con le informazioni sulla salute di tutti. Ma perch lasciarmi tanto tempo senza notizie? Anche con la febbre di malaria qualche riga si pu scrivere e io mi accontenter di qualche cartolina illustrata. Sto diventando vecchio anch'io, capisci? e quindi nervoso, pi irritabile e pi impaziente. Io faccio questo ragionamento: non si scrive a un carcerato o per indifferenza o per mancanza di immaginazione. Nel caso tuo e degli altri di casa non penso neanche si possa trattare di indifferenza. Penso piuttosto che si tratti di mancanza di immaginazione: non riuscite a rappresentarvi esattamente quale possa essere la vita del carcere e quale importanza essenziale abbia la corrispondenza, come riempia le giornate e dia ancora un certo sapore alla vita. Io non parlo mai dell'aspetto negativo della mia vita, prima di tutto perch non voglio essere compianto: ero un combattente che non ha avuto fortuna nella lotta immediata, e i combattenti non possono e non devono essere compianti, quando essi hanno lottato non perch costretti, ma perch cos hanno essi stessi voluto consapevolmente. Ma ci non vuol dire che l'aspetto negativo della mia vita carceraria non esista e non sia molto pesante e non possa almeno non essere aggravato dalle persone care. Del resto questo discorso non  rivolto a te, quanto a Teresina, a Grazietta, a Mea, che appunto potrebbe scrivermi almeno qualche cartolina.
Ho gustato molto la lettera di Franco e ho apprezzato i suoi cavallini, automobili, biciclette, eccetera: naturalmente, appena ci mi sar possibile, far anche a lui un regalo per mostrargli che gli voglio bene e che sono sicuro che egli  un bravo e gentile ragazzino, anche se, come penso, qualche volta faccia delle monellerie. Spedir a Mea la scatola dei pastelli, appena mi sar possibile, ma non bisogna che Mea aspetti qualcosa di grandioso. Teresina non mi ha risposto a una domanda che le avevo fatto: se  arrivato il collo di libri e riviste che Carlo ha spedito da Turi il marzo scorso. Occorre che io sappia se questi libri e riviste vi danno fastidio, perch ne ho ancora decine e decine di chilogrammi da spedire, perch se devono andare dispersi tanto vale che, in parte almeno, li regali alla biblioteca del carcere. Naturalmente io penso che, in ogni modo, anche se danno incomodo nella ristrettezza di spazio di cui soffrite, essi potranno essere utili quando i bambini cresceranno; preparare loro una biblioteca familiare mi pare cosa importante. Teresina specialmente dovrebbe ricordare come si divoravano i libri nella nostra fanciullezza e come si soffrisse di non averne abbastanza a disposizione.
Ma come spieghi che la malaria infierisca tanto nel centro del paese? O si tratta solamente di voi? Io penso che gli attuali reggitori del Comune dovrebbero fare le fogne cos come i loro predecessori hanno fatto l'acquedotto: acquedotto senza fogne non pu non significare malaria diffusa dove la malaria era gi allo stato sporadico. Insomma, prima le donne ghilarzesi erano brutte e ventrute per l'acqua cattiva, adesso saranno ancora pi brutte per la malaria; gli uomini faranno la cura intensiva del vino, immagino. Tanti abbracci affettuosi.
ANTONIO.


247.
24 agosto 1931.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto i medicinali, il vaglia di 250 lire, le fotografie, il termometro, eccetera. Le fotografie che mi hai spedito erano tra le mie cose, eccetto quella della tua mamma. Mi ha fatto molto piacere riavere la fotografia dove Giulia si trova in gruppo, perch essa  dello stesso anno in cui ci siamo conosciuti: la fotografia  del luglio '22 e noi ci siamo conosciuti in settembre; il gruppo  costituito dal comitato per l'educazione artistica di Ivanovo e Giulia vi rappresentava la musica, ella era allora insegnante nel Liceo Musicale di Ivanovo, una cittadina tessile di 100000 abitanti che anche negli anni della carestia aveva conservato il Liceo Musicale e possiede inoltre un Museo molto originale e in alcune sezioni veramente interessante. Figurati che, con grande dispiacere di Giulia, possiede anche alcune mummie egiziane tra molto altro bric--brac; ma interessante  certo l'insieme di oggetti orientali, fra cui la sciabola tempestata di gemme e il vestito di cerimonia dell'ultimo Khan di Khiva, sconfitto nel '20 da Frunze (1) che era stato operaio tessile a Ivanovo e aveva spedito al Museo una parte delle spoglie di guerra. - Non so se hai ancora ricevuto la mia precedente lettera (vedo che talvolta, come mi scrivi, le lettere giungono con grande ritardo) in cui ti descrivevo la malattia che mi ha colpito. In questi ultimi giorni la febbre  calata; ieri sera la temperatura era 36.9 e in tutta la giornata non fu mai superiore, avantieri il massimo fu 37.2. I grumi di sangue non sono riapparsi; catarro non ne ho avuto n sanguigno n d'altra specie. Per due notti, qualche giorno fa, ho per avuto una gravezza molto pronunziata ai polmoni che non mi ha lasciato dormire e un certo dolore alle spalle che continua ancora un po' attenuato. Mi sono io stesso sottoposto a una dieta, gli intestini funzionano meglio e quindi la febbre  caduta. Voglio appunto raggiungere questo scopo: di isolare il fenomeno bronco-polmonare, se esista, dalle complicazioni intestinali che, dando la febbre, complicano le cose. La quistione che io per non so risolvere  questa: ammesso, per ipotesi, che avessi avuto l'inizio di una affezione bronco-polmonare, la febbre prodotta da ci non determina essa stessa dei disturbi intestinali (dato che io soffrivo gi da questo lato)? E allora che significato pu avere la caduta della febbre? Ha un valore? Gi prima soffrii di acuti disturbi intestinali senza perci avere febbre (almeno in modo sensibile). Insomma, quale causa e quale origine pu avere avuto l'emorragia di 3 settimane fa? eccetera. Sar bene che tu mia dia delle informazioni e dei consigli perch possa e sappia regolarmi. - Naturalmente sar molto contento di avere qualche tua fotografia recente. Pensi che la Khalav (2), nonostante il suo potere ricostituente, non riscaldi troppo le viscere? Eppoi c' in essa una certa quantit di farina di nocciole che non mi pare consigliabile. A che scopo servono le pastiglie di malto che mi hai inviato? Saranno ricostituenti anch'esse? Credo che non sia utile prendere tanti pasticci. - Sai che ho ricevuto dalla libreria una edizione dei "Due Usseri" di Tolstoi, col testo russo e la traduzione francese a lato; il testo  provvisto di tutti i segni diacritici per la pronunzia esatta e l'accentuazione. Quando avr fatto maggiori progressi in inglese riprender a studiare il russo, almeno per non dimenticare ci che ho gi imparato. Le sopracalze non le ho ancora adoperate perch sto usando quelle precedenti: ho l'impressione, per, dopo averle viste, che esse si faranno consumare subito da questa qualit indiavolata di scarpe; invece le sopracalze precedenti resistono eroicamente. - Carissima, ti abbraccio teneramente.
Antonio

Note.
Nota 1: Michail Vasil'evitch Frunze (1885-1925), comandante delle forze bolsceviche durante la guerra civile in Ucraina e in Crimea.
Nota 2: Dolce a base di semi di sesamo tritati con miele o altro sciroppo.


248.
31 agosto 1931.

Carissima Tatiana,
l'ultima tua lettera che ho ricevuto (del 28 agosto) (1) domanda una risposta troppo lunga perch possa essere contenuta in due facciate. Perci lascer per la prossima volta alcuni argomenti e cercher di esaurirne oggi alcuni: - 1. Il ritardo con cui ricevi le mie lettere da qualche tempo a questa parte. Intanto devi essere avvertita che da parecchio tempo io ho spedito le lettere solo al tuo indirizzo e cos continuer a fare per semplificare il controllo del regolare funzionamento della posta, e tutte le lettere sono state da me sempre consegnate il luned. Mi hai scritto di aver ricevuto la lettera del 20 luglio insieme con quella del 3 agosto e di averle ricevute ambedue il 13 o 14 agosto, cio rispettivamente dopo 25 e dopo 10 giorni. Per la lettera del 3 agosto posso dire questo: che avendo per caso incontrato la guardia incaricata il 6 agosto e avendole domandato se la lettera era partita, mi assicur che era gi partita. Credo utile che tu conservi le buste delle rispettive lettere e mi comunichi ogni volta la data di partenza del bollo di Turi: la cosa  pi importante per me di quanto tu possa immaginare e se tu mi darai l'informazione che ti domando mi permetterai di controllare certe induzioni che sto facendo a proposito della mia corrispondenza. - 2. Tu scrivi che io ho accennato al fatto che il mondo delle mie relazioni si sia ormai abituato all'idea che io sono in carcere nella lettera scritta il 3 agosto, cio immediatamente dopo che mi sono sentito male. Ci mi dispiace assai, perch pare che le due cose sia[no] collegate. In realt io avevo fatto l'accenno 15 giorni prima, almeno, e il 3 agosto rispondevo a una tua lettera di risposta appunto a quella mia affermazione. Quindi tra i due fatti non ci fu nessun collegamento. Ci significa che hai preso la quistione un po' alla leggera mentre essa  per me della massima importanza. Mi rincresce che tu abbia ricorso a questa gherminella avvocatesca, ci che potrebbe indurmi a non accennare pi a certi miei stati d'animo. - 3. "La mia indisposizione". La febbre non  pi salita a pi di 37,2 e solo per un periodo della giornata pi breve, cio circa dalle 4 alle 7 del pomeriggio. Da quando ho cominciato a prendere il Sedobrol dormo un po' di pi, sebbene mi senta istupidito per tutta la giornata. In generale sto molto meglio. Non ho pi avuto i forti dolori al petto che mi hanno fatto soffrire fino a 8 giorni fa; non ho pi avuto sputi sanguigni e neanche forti sudori. E' vero anche che il tempo si  rinfrescato. La cura me la sono combinata da me stesso e cio ho deciso di non mangiare pane per nulla eccetera: mangio 3 uova al burro e 2 litri di latte [...] (2). Quindici giorni fa ho fatto la domandina per avere un pollastro in brodo e quattro o cinque giorni dopo l'ho avuto; domani lo domander ancora e cos ogni quindici giorni; domander anche di avere un kg di uva al giorno per fare la cura dell'uva e allora ridurr il latte che io non ho mai digerito molto bene. Cos spero di cacciare definitivamente la febbre e di ristabilire le funzioni intestinali. Prendo la Forgenina. Di Sedobrol ne prendo 3 cachets ogni sera (ne potrei prendere 5 ma preferisco tenermi a 3, visto che opera e tuttavia mi istupidisce). Cos la quistione  finita. - 4. "Libri e riviste". Proprio oggi  arrivato il libro inglese sulla "Scienza al bivio" (3). Vorrei avere il libro di Sir James Jeans "L'Universo intorno a noi" pubblicato recentemente da Laterza di Bari. Il Jeans era citato nell'articolo del Mirski. Anche il Treves ha pubblicato o sta per pubblicare un libro di fisica di uno scrittore inglese molto noto (non ho presente il nome, mi pare sia l'Eddigton) tradotto dal figlio del Gentile (4): il Jeans  un fisico puro, l'Eddigton invece accetta l'idealismo nella scienza. Sugli abbonamenti alle riviste ho scritto in una precedente lettera: ho scritto che avrei desiderato essere abbonato alla Critique Sociale pubbl. dall'ed. Rivire e stop. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Il testo di questa lettera, di cui per  andato smarrito l'ultimo foglio,  pubblicato in "Antigone e il prigioniero", citato, pagine 235-237.
Nota 2: Una riga e mezza censurate.
Nota 3: Si tratta del volume "Science at Cross Roads", Kniga, Londra 1931, che raccoglie i contributi dei delegati sovietici al Secondo Congresso internazionale di storia della scienza e della tecnologia tenuto a Londra dal 29 giugno al 3 luglio 1931. Nelle note del carcere, in particolare nel quaderno secondo, Gramsci fa riferimento a varie riprese alla memoria "Theory and practice from standpoint of dialectical Materialism", presentata al congresso da Bucharin, che guidava la delegazione sovietica (traduzione italiana "Teoria e prassi dal punto di vista del materialismo dialettico", in N. BUCHARIN, A.F. JOFFE, M. RUBISTEIN, B.M. ZAVADOVSKIJ, E. COLMAN, N.I. VAVILOV, V.F. MITKEVITCH, B. HESSEN, "Scienza al bivio", De Donato, Bari 1977, pagine 43-65). La spedizione di questo libro, preannunziata da Tatiana nella sua lettera del 28 agosto, era stata suggerita da Sraffa (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 23).
Nota 4: Di A.S. Eddington Gramsci ebbe a Turi il volume, in traduzione francese, "La nature du monde physique", Payot, Parigi 1929. Giovanni Gentile figlio aveva invece tradotto un altro libro di J. JEANS, "The misterious Universe", pubblicato poi da Treves-Tumminelli nel 1932.


249.
31 agosto 1931.

Carissima Giulia,
una delle cose che pi mi hanno interessato nella tua lettera dell'8-13 agosto  la notizia che Delio e Giuliano si occupano di acchiappare le rane. Qualche giorno fa ho visto citato in un articolo di rivista un giudizio di lady Astor sul modo come in Russia sono trattati i bambini (lady Astor accompagn G. B. Shaw e lord Lothian nella loro recente escursione) (1): a quanto pare dall'articolo, la sola critica che lady Astor muove al trattamento fatto ai bambini  questa: che i russi sono talmente ansiosi di tener puliti i bambini, che non lasciano loro neanche il tempo di insudiciarsi. Come vedi, questa illustre signora  spiritosa e epigrammatica, ma pi spiritoso  certamente lo scrittore dell'articolo, che alza disperatamente al cielo le sue braccia liberali ed esclama: Cosa mai sar di questi bambini quando essi saranno cresciuti abbastanza perch diventi impossibile costringerli a fare il bagno. Pare che egli pensi che una volta diventata impossibile la coercizione, i ragazzi non faranno altro che tuffarsi programmaticamente nel fango come reazione individuale-liberale all'autoritarismo di cui sono attualmente vittime. In ogni modo mi piace che Delio e Giuliano abbiano qualche opportunit di insudiciarsi acchiappando le rane. Vorrei sapere se si tratta o no di rane commestibili, ci che darebbe alla loro attivit di cacciatori un carattere pratico e utilitario da non disprezzarsi. Non so se tu vorrai prestarti perch probabilmente avrai contro le rane le stesse aristocratiche prevenzioni di lady Astor (gli inglesi chiamano sprezzantemente i francesi mangiatori di rane), ma dovresti insegnare ai bambini a distinguere le rane commestibili dalle altre: quelle commestibili hanno il ventre completamente bianco, mentre le altre hanno il ventre rossastro. Si possono prendere mettendo nella lenza invece dell'amo un pezzo di cencio rosso che esse addentano: bisogna avere un brocchetto e metterle dentro dopo avere tagliato loro con le forbici la testa e le zampe. Dopo averle scuoiate, si possono preparare in due modi: per fare del brodo squisito, e in questo caso dopo averle bollite a lungo coi soliti condimenti si passano allo staccio in modo che tutto passi nel brodo eccetto le ossa: oppure si friggono e si mangiano dorate e croccanti. In un caso e nell'altro sono un cibo molto saporito ma specialmente molto nutriente e di facile digestione. Penso che Delio e Giuliano potrebbero fin dall'attuale loro tenera et entrare nella storia della cultura russa introducendo questo nuovo alimento nel costume popolare e facendo cos realizzare parecchi milioni di rubli di nuova ricchezza umana togliendola al monopolio dei corvi, delle cornacchie e delle serpi. - Ci che mi scrivi della tua salute mi interessa molto, ma non so se continui ancora la cura psicanalitica. Poich Freud osserva che i familiari sono uno degli ostacoli pi gravi alla cura col trattamento della psicanalisi, io non ho mai voluto insistere sull'argomento e non ci insister neanche ora. Del resto tu stessa hai ricordato come spesso io mi riferissi ad alcuni principii della psicanalisi nell'insistere perch tu ti sforzassi di sgomitolare la tua vera personalit. Io ero convinto che tu soffrissi di ci che gli psicanalisti credo chiamino complesso di inferiorit che porta alla sistematica repressione dei propri impulsi volitivi, cio della propria personalit, e all'accettazione supina di una funzione subalterna nel decidere anche quando si ha la certezza di avere ragione, salvo di tanto in tanto ad avere degli scoppi di irritazione furiosa anche per cose trascurabili. Nell'ottobre 1922 quando fui a Ivanovo, un mattino, avendo trovato la porta aperta, entrai in casa vostra senza che nessuno se ne accorgesse e cos potei sentire, senza che tu lo sapessi, uno di questi scoppi furiosi. Te ne parlai in seguito, osservando che la caratteristica del tuo carattere come mite e dolce avrebbe dovuto essere corretta alquanto perch talvolta diventavi un po' galletto.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Nancy Astor (1879-1964), prima donna eletta alla Camera dei comuni, si occupava per il partito conservatore britannico di problemi della donna e dell'infanzia. Aveva compiuto un viaggio in Unione Sovietica, insieme a Shaw e a lord Philip Lothian, nel luglio 1931.


250.
7 settembre 1931.

Carissima Tatiana,
ho saputo da Carlo (1) che tu gli hai scritto una lettera sulla mia indisposizione in cui dimostravi di essere molto impressionata; anche il dottor Cisternini mi ha detto di aver ricevuto una lettera in cui ti mostrarvi impressionatissima. Questo mi ha fatto dispiacere, perch mi pare che non c'era una ragione di essere impressionata. Devi sapere che io sono morto una volta e poi sono resuscitato, ci che dimostra che ho sempre avuto la pelle dura. Da bambino, a 4 anni, ho avuto delle emorragie per tre giorni di seguito, che mi avevano completamente dissanguato, accompagnate da convulsioni. Il medico mi aveva dato per morto e mia madre ha conservato fino al 1914 circa la piccola bara e il vestitino speciale che dovevano servire per seppellirmi; una zia sosteneva che ero resuscitato quando lei mi unse i piedini con l'olio di una lampada dedicata a una madonna e perci quando mi rifiutavo di compiere gli atti religiosi mi rimproverava aspramente ricordando che alla madonna dovevo la vita, cosa che mi impressionava poco, a dir la verit. Da allora in poi, quantunque non sia mai stato molto forte, non ho per pi avuto nessun grave malore, all'infuori degli esaurimenti nervosi e delle dispepsie. Non mi sono arrabbiato per la tua lettera arciscientifica perch essa mi ha semplicemente fatto sorridere e mi ha fatto ricordare una novella francese che non ti racconto perch tu davvero non ti arrabbi. Io ho sempre rispettato i medici e la medicina sebbene rispetti di pi i veterinari che guariscono animali che non parlano e non possono descrivere i sintomi del loro male; ci li costringe ad essere molto accurati (gli animali costano denari, mentre gli uomini non costano nulla, mentre una parte degli uomini sono valori negativi) mentre i medici non sempre riflettono che la lingua serve agli uomini anche per dire bugie o per lo meno per esprimere impressioni fallaci.
Dunque, mi sono rimesso abbastanza (a proposito, non sono rimasto a letto mai neppure mezz'ora pi del solito e sono sempre andato al passeggio): la media della febbre  diminuita e pi di rado giunge a 37.2. Certo  legata (almeno empiricamente, non so se scientificamente) alla digestione. Per esempio, da qualche giorno, al mattino mangio 2 o 3 etti di uva; ebbene se appena levato ho la temperatura di 36.2, dopo mangiato l'uva la temperatura sale subito a 36.9. La mia impressione  che sto molto meglio e che mi rimetter ben presto. Vorrei rispondere qualche cosa alla tua lettera del 28 agosto, in cui accenni qualcosa al mio lavoro sugli intellettuali italiani. Si capisce che hai parlato con Piero, perch certe cose pu solo avertele dette lui (2). Ma la situazione era diversa. In dieci anni di giornalismo io ho scritto tante righe da poter costituire 15 o 20 volumi di 400 pagine, ma essi erano scritti alla giornata e dovevano, secondo me, morire dopo la giornata. Mi sono sempre rifiutato di fare delle raccolte sia pure ristrette. Il prof. Cosmo voleva nel '18 che gli permettessi di fare una cernita di certi corsivi che scrivevo quotidianamente in un giornale di Torino (3); egli li avrebbe pubblicati con una prefazione molto benevola e molto onorevole per me, ma io non volli permettere. Nel novembre del '20 mi lasciai persuadere da Giuseppe Prezzolini a lasciar pubblicare dalla sua casa editrice una raccolta di articoli che in realt erano stati scritti su un piano organico, ma nel gennaio del '21 preferii pagare le spese di una parte della composizione gi fatta e ritirai il manoscritto (4). Ancora nel '24 l'on. Franco Ciarlantini mi propose di scrivere un libro sul movimento dell'Ordine Nuovo che egli avrebbe pubblicato in una sua collezione dove erano gi usciti libri di Mac Donald, di Gomperz eccetera (5); egli si impegnava a non mutare neanche una virgola e a non appiccicare al mio libro nessuna prefazione o postilla polemica. Avere pubblicato un libro da una casa editrice fascista in queste condizioni era molto allettante, pure rifiutai: forse, penso adesso, avrei fatto meglio ad accettare. Per Piero la quistione era diversa: ogni suo scritto di scienza economica era molto apprezzato e iniziava lunghe discussioni nelle riviste specializzate. Ho letto in un articolo del senatore Einaudi che Piero sta preparando una edizione critica dell'economista inglese David Ricardo; l'Einaudi loda molto l'iniziativa e anch'io sono molto contento. Spero di essere capace di leggere correntemente l'inglese quando questa edizione sar pubblicata e di poter leggere Ricardo nel testo originale (6). Lo studio che ho fatto sugli intellettuali  molto vasto come disegno e in realt non credo che esistano in Italia libri su questo argomento. Esiste certo molto materiale erudito ma disperso in un numero infinito di riviste e archivi storici locali. D'altronde io estendo molto la nozione di intellettuale e non mi limito alla nozione corrente che si riferisce ai grandi intellettuali. Questo studio porta anche a certe determinazioni del concetto di Stato che di solito  inteso come Societ politica (o dittatura, o apparato coercitivo per conformare la massa popolare secondo il tipo di produzione e l'economia di un momento dato) e non come un equilibrio della Societ politica con la Societ civile (o egemonia di un gruppo sociale sull'intiera societ nazionale esercitata attraverso le organizzazioni cos dette private, come la Chiesa, i sindacati, le scuole eccetera) e appunto nella societ civile specialmente operano gli intellettuali (Ben. Croce, per es.,  una specie di papa laico ed  uno strumento efficacissimo di egemonia anche se volta per volta possa trovarsi in contrasto con questo o quel governo eccetera). Da questa concezione della funzione degli intellettuali, secondo me, viene illuminata la ragione o una delle ragioni della caduta dei Comuni medioevali, cio del governo di una classe economica che non seppe crearsi la propria categoria di intellettuali e quindi esercitare un'egemonia oltre che una dittatura; gli intellettuali italiani non avevano un carattere popolare-nazionale ma cosmopolita sul modello della Chiesa e a Leonardo era indifferente vendere al duca Valentino i disegni delle fortificazioni di Firenze. I Comuni furono dunque uno Stato sindacalista, che non riusc a superare questa fase e a diventare Stato integrale come indicava invano il Machiavelli che attraverso l'organizzazione dell'esercito voleva organizzare l'egemonia della citt sulla campagna, e perci si pu chiamare il primo giacobino italiano (il secondo  stato Carlo Cattaneo ma con troppe chimere in testa). Cos ne deriva che il Rinascimento deve essere considerato un movimento reazionario e repressivo in confronto dello sviluppo dei Comuni eccetera. Ti faccio questi accenni per farti persuasa che ogni periodo della storia svoltasi in Italia, dall'Impero romano al Risorgimento, deve essere guardato da questo punto di vista monografico. Del resto, se avr voglia e me lo permetteranno le superiori autorit, far un prospetto della materia che dovr essere di non meno di 50 pagine e te lo invier; perch, naturalmente, sarei lieto di avere dei libri che mi aiutassero nel lavoro e mi eccitassero a pensare. Cos pure in una delle prossime lettere ti riassumer la materia di un saggio sul canto decimo dell'"Inferno" dantesco perch trasmetta il prospetto al prof. Cosmo il quale, come specialista in danteria, mi sapr dire se ho fatto una falsa scoperta o se realmente meriti la pena di compilarne un contributo, una briccica da aggiungere ai milioni e milioni di tali note che sono state gi scritte. Non credere che io non continui a studiare, o che mi avvilisca perch a un certo punto non posso condurre pi avanti le mie ricerche. Non ho ancora perduto una certa capacit inventiva nel senso che ogni cosa importante che leggo mi eccita a pensare. Come potrei costruire un articolo su questo argomento? Immagino un cappello e una coda piccanti e una serie di argomenti irresistibili, secondo me, come tanti pugni in un occhio e cos mi diverto da me stesso. Naturalmente non scrivo tali diavolerie: mi limito a scrivere di argomenti filologici e filosofici, di quelli per cui Heine scrisse: erano tanto noiosi che mi addormentai ma la noia fu tanta che mi costrinse a risvegliarmi. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Carlo Gramsci aveva visitato il fratello a Turi in agosto.
Nota 2: Gran parte della lettera di Tatiana del 28 agosto non era infatti che la trascrizione fedele, e pressoch integrale, di quella inviatale da Sraffa il giorno 23 precedente. In questa si legge tra l'altro: Riguardo ai suoi studi, ed all'abbandono del programma che si era fatto: certo, per fare una storia "perfetta" degli intellettuali bisogna risalire all'Impero romano, e poi si deve avere a propria disposizione una grande biblioteca: ma perch non farla imperfetta, per il momento, salvo poi perfezionarla, quando avr la libert ed accesso alle biblioteche? Una volta Nino rimproverava sempre a me che l'eccesso di scrupoli scientifici mi impedisse di scrivere qualunque cosa: io di questa malattia non sono mai guarito, ma  possibile che dieci anni di giornalismo a lui non l'abbiano curato? ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 23).
Nota 3: L'Avanti!, nella cui rubrica di cronache torinesi Sotto la Mole Gramsci pubblic numerosi trafiletti, con particolare regolarit tra il 1916 e il 1918 (confronta ora A. GRAMSCI, "Sotto la Mole. 1916-1920", Einaudi, Torino 1960).
Nota 4: Si trattava, con ogni probabilit, di una scelta di articoli per L'Ordine Nuovo settimanale. Un incontro di Gramsci con Prezzolini, da questi ricordato come una delle mie esperienze pi curiose: quella di parlare agli operai della Fiat, presentato da Gramsci [...] uno degli uomini pi notevoli d'Italia, ebbe luogo in occasione di una conferenza del febbraio 1921 alla Casa del popolo di Torino (confronta "L'Italiano inutile", Longanesi, Milano 1954, pagine 188 seguenti.)
Nota 5: La collana diretta da Franco Ciarlantini  la Biblioteca di cultura politica, pubblicata dalla casa editrice milanese Alpes a partire dal 1924. Il Gomperz  in realt il leader laburista americano Samuel Gompers (1850-1924), sul quale si vedano gli articoli "Samuele Gompers", pubblicato da Gramsci sul Grido del Popolo del 25 maggio 1918 e ripreso dall'Avanti! del 5 giugno 1918; e "Un uomo di carattere", Avanti!, 14 ottobre 1918 ("Il nostro Marx", citato, pagine 56-59 e 327-329).
Nota 6: L'edizione degli scritti di Ricardo era data per imminente da Luigi Einaudi (confronta "Per una nuova collana di economisti", La Riforma sociale, numero 7-8, luglio-agosto 1931, pagine 394-399). Del resto, a tenerlo informato del progetto era lo stesso Sraffa, che in una lettera a Tatiana del 2 ottobre 1931 continuer a mostrarsi ottimista circa i tempi necessari alla pubblicazione: Quando scrivete a Nino ditegli che mi ha fatto molto piacere quel che dice della edizione delle opere di Ricardo che sto preparando: spero che uscir fra un anno e mezzo o due, e gliene mander certo una copia ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 36). I primi quattro volumi di "The Works and Correspondence of David Ricardo" usciranno per soltanto nel 1951, per la Cambridge University Press. Una ricostruzione delle fasi di raccolta, controllo dei materiali e preparazione per la stampa dell'opera  nel capitolo "L'edizione di Ricardo e Produzione di merci a mezzo di merci: ricerche di lunga durata" di J.P. POTIER, Piero Sraffa, citato, pagine 81-93.


251.
13 settembre 1931.

Carissima mamma,
ho ricevuto una lettera di Teresina e una di Grazietta con alcune righe scritte da te. Ti ringrazio, ma se lo scrivere ti costa tanta fatica, detta a Grazietta o a Mea o a Teresina la lettera e poi scrivi sotto solo la tua firma. Cos potrai scrivermi pi spesso. Risponder in ordine alle due lettere. A Teresina: per i miei libri io avevo detto a Carlo di non darli a leggere a estranei, ma di farli leggere a quei di casa che vogliono farlo. Questo  il mio principio: non voglio che i miei libri servano a fare passare il tempo a della gente che indirettamente sono responsabili del mio incarceramento. A Teresina mander in regalo personalmente uno dei pi bei romanzi di Leone Tolstoi, "Guerra e Pace", in cui c' la protagonista, Natascia, che  molto simpatica. Ringrazio Franco della sua buona volont di farsi aviatore quando sar grande per venire a rapirmi e portarmi a mamma. E' possibile che quando io uscir di carcere, tra quattordici anni, ci sia veramente in Italia la possibilit di viaggiare in aeroplano come oggi in automobile, per cui la promessa di Franco pu essere pi realistica di quanto pare: allora egli avr vent'anni e a vent'anni si pu essere un pilota molto bravo. Mi dispiace che Mimma si sia offesa del mio non promettere regali; potevate promettere voi stessi e farla contenta, anche perch  brutto che nascano sentimenti di invidia e di gelosia tra bambini. Quindi prometto un regalo anche a lei e vedrete che manterr la parola appena mi sar possibile. Bisogna che abbiano pazienza e voi dovete spiegare ai bambini che essere in carcere significa appunto non poter fare tutto quello che si vuole o proprio quando si vuole. Credo che essi pensino che mi trovi in una specie di luogo come la torre di Ghilarza; dite loro che invece ho una cella molto grande, forse pi grande di ognuna delle stanze di casa, solamente non posso uscire. Immagina, cara mamma, e mi pare che non te l'ho mai scritto, che ho un letto di ferro, con rete metallica, un materasso e un cuscino di crine e un materasso e un cuscino di lana e ho anche un comodino. Non  di prima qualit, ma insomma per me  utile.
Le cose che mi ha scritto Grazietta mi hanno molto interessato. Se la malaria d facilmente luogo alla tubercolosi, significa che la popolazione  denutrita. Vorrei che Grazietta mi informasse di ci che mangia in una settimana: una famiglia di "zorronaderis", di "massaios" a "meitade" (1) di piccoli proprietari che lavorano essi stessi la loro terra, di pastori con pecore che gli occupano tutto il tempo e di artigiani (un calzolaio o un fabbro). Se vivesse zia Maria Culcartigu, si potrebbe sapere presto, ma con un po' di pazienza si potr sapere (domande: in una settimana quante volte mangiano carne e quanto? oppure non ne mangiano? con che fanno la minestra, quanto olio o grasso ci mettono, quanti legumi, pasta eccetera? quanto grano macinano o quanti chili di pane comprano? Quanto caff o surrogato, quanto zucchero? quanto latte per i bambini eccetera).
Carissima mamma, abbraccio tutti e tu abbiti un abbraccio affettuoso.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Giornalieri, mezzadri, in sardo.


252.
13 settembre 1931.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto il pacchetto dei medicinali e ti ringrazio. Non so a che mi servano le sigarette e la polvere d'Abissinia contro l'asma. Accessi d'asma non ne ho mai avuti, neanche in quest'ultima circostanza: posso avere di tanto in tanto un po' d'affanno e certo non posso correre o stare troppo tempo inchinato per scopare eccetera, ma non mi pare necessario perci prendere qualcosa di speciale. D'altronde faccio le inalazioni di trementina, che mi fanno tossire ma non provocano nessun genere di espettorazione; in realt non ho espettorazione, ho invece una insolitamente abbondante salivazione. Non so come ti maravigli perch non sono stato neanche un giorno a letto. Vuol dire che non hai creduto alle mie lettere. In realt ho sofferto un po' di debolezza, ma non molto sensibile; non c' paragone con la debolezza che mi colp dopo l'attacco di acidi urici del dicembre '28; allora per quasi tre mesi non potevo camminare e passavo le ore del passeggio sempre seduto o passeggiavo un po' al braccio di un altro carcerato; cos mi sento pi debole ad ogni inizio di primavera. In questa settimana sono ancora migliorato perch il Sedobrol mi fa dormire un po'. Ho per sempre un po' di febbre: al mattino misuro 36.1 o 2. Dopo mangiato un po' d'uva la temperatura sale a 36.9 e dopo preso mezzo litro di latte sale [a] 37.2. Qualche giorno che ho mangiato l'uva e ho mangiato qualche biscotto e della marmellata la temperatura  salita a 37.6, cio di 1 grado e mezzo dal mattino. La temperatura decresce dopo l'ultimo pasto che faccio ora alle 5 e talvolta si abbassa a 36.6 o al massimo 36.9. Prender i fermenti lattici con tanto pi piacere in quanto il libretto spiega che si tratta di Joghurt o di Gioddu e non accenna al pane (ossia al lievito di birra) per prepararlo. Il pane, o lievito di birra, d al latte una fermentazione putrida e non antiputrida e tutta la tua raccomandazione per fare coagulare il latte non  altro che superstizione ed empirismo da donnicciola e non Scienza! - In una tua cartolina, quella dove mi parli delle tue visite al cinematografo e specie della film "Due Mondi" certe tue affermazioni mi hanno fatto strabiliare (1). Come puoi credere che esistano questi due Mondi? Questo  un modo di pensare degno dei Centoneri, o del Klu-klux-klan americano o delle croci uncinate tedesche. E come puoi dirlo proprio tu che hai avuto l'esempio vivente in casa:  mai esistita una frattura di questo genere tra tuo padre e tua madre o non sono ancora essi strettamente uniti? (2) La film  certamente di origine austriaca (3), dell'antisemitismo del dopo-guerra. A Vienna abitavo presso una vecchia piccolo-borghese superstiziosa, che prima di assumermi a inquilino mi domand se ero ebreo o cattolico romano; (4) essa vivacchiava con l'affitto di due camere speculando sul fatto che nel '18, nel breve periodo sovietico, fu emanata una legge che nel pagamento ai proprietari di casa non riconosceva l'inflazione; pagavo 3 milioni e mezzo di corone al mese (cio 350 lire) mentre la dozzinante pagava al massimo 1000 delle stesse corone al padrone di casa; quando partii, un segretario d'ambasciata la cui moglie doveva rimanere a Vienna per una scarlattina del figlio, mi preg di assicurare la mia stanza alla moglie e al pomeriggio io ne parlai e la signora assent. Al mattino presto, la signora bussa alla mia porta e dice: Ieri mi sono dimenticata di domandare se la nuova inquilina  ebrea, perch non affitto agli ebrei. La nuova inquilina era appunto un'ebrea ucraina. Come fare? Ne parlai a un francese che mi spieg che esisteva una sola soluzione: dire alla dozzinante che non potevo decentemente domandare alla nuova inquilina se era ebrea, ma che sapevo che era una segretaria di ambasciata, perch tanto le piccole borghesi odiano gli ebrei quanto strisciano dinanzi alla diplomazia. E infatti fu cos: la signora mi sent e mi rispose: Se  diplomatica certo le do la stanza perch ai diplomatici non si pu domandare se sono ebrei o no. Ora tu vorresti sostenere di avere lo stesso mondo con questa viennese? Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Inizia qui un vivace scambio di vedute fra Gramsci e Tatiana, che si protrarr per due mesi (confronta le lettere 254, 256, 257, 261). Pi tardi, Gramsci torner ancora sull'argomento l'8 febbraio 1932, dopo un intervento di Sraffa (confronta la lettera 284). All'origine della discussione  il commento di Tatiana alla trama del film "Due mondi", che narra le invalicabili difficolt della storia d'amore, nata durante la prima guerra mondiale, fra una ragazza ebrea polacca e un tenente austriaco al quale aveva salvato la vita. Si vuole fare intendere - scrive Tatiana il 9 settembre - che l'unione  impossibile dato che essi appartengono a due mondi diversi. Che cosa ne pensi? Penso realmente per che il mondo di ciascuno  diverso da quello dell'altro, sono due razze diverse,  vero. Che ne dici? (P. SRAFFA, "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 44).
Nota 2: Gramsci allude all'origine ebraica di Lula Schucht, la cui madre apparteneva a una famiglia israelita.
Nota 3: Autore di "Due mondi" era il regista tedesco Ewald Andreas Dupont, trasferitosi poi a Hollywood, che nel 1924 aveva girato il pi noto "Das alte Gesetz" o "Baruch", altro film ambientato in una comunit ebraica.
Nota 4: A Vienna Gramsci aveva dapprima abitato al numero 236 di Schnbrunner Strasse, presso una "compagna" regolarmente iscritta al Comintern, moglie del segretario generale del partito comunista austriaco Joseph Frey (confronta "Lettere 1908-1926", citato, pagina 143). Nel febbraio 1924 aveva traslocato in Florianigasse n. 5, come pensionante di un'anziana vedova cristiano-sociale, descritta con vivace ironia a Giulia il 15 marzo di quell'anno (ivi, pagina 277). E' a lei che Gramsci si riferisce in questa lettera.


253.
20 settembre 1931.

Carissima Tatiana,
ti scriver brevemente sulle cose personali, perch oggi voglio cercare di compilare lo schema sul canto decimo da inviare, per averne dei consigli dal mio vecchio professore d'Universit (1); se non lo faccio oggi non lo far pi. Le mie condizioni di salute si stabilizzano: la febbre non , in questa settimana, salita a pi di 37.2 ma c' stata gi un'intera giornata in cui non ha oltrepassato 36,9: in generale la temperatura segna questa curva parabolica: 36,2 al mattino; 36,9 alle 11; 37,2 alle 14; 36,9 alle 16; 36,8 e anche 36,7 alle 18. Il massimo  sempre verso le 2. E' curioso che mentre diminuisce la media della temperatura, mi ritorna il mal di capo che era completamente sparito quando la temperatura era pi alta. Non credere che abbia mai abusato del Sedobrol: ho cominciato da un cachet, e da due sono passato a tre (sempre una sola volta al giorno, verso le 7 e mezzo del pom.) per ridiscendere a due. L'avvertenza dice che in una volta sola si possono prendere due-tre cachets e cinque nell'intera giornata. D'altronde fra qualche giorno cesser di prenderlo del tutto (me ne rimarranno 60 cachets) perch l'effetto dopo un mese e mezzo di cura mi dura anche due tre mesi. Ho ricevuto le fotografie ma non te ne scrissi, perch non mi piacque quella di Delio e Giuliano e l'altra  scolorita troppo, sebbene si capisca che deve essere stata molto bella. Sai cosa dovresti fare? Dovresti fare l'ingrandimento della tua figura nel gruppo di studenti universitari di medicina: mi pare che la tua figura fosse abbastanza isolata nel gruppo da poterla ritrarre indipendentemente. Ti prego di scrivere a Carlo che ho ricevuto la sua lettera e che gli risponder la volta prossima: i due libri che vuol comprare per i suoi studi, anche se mal tradotti, sono utili. Cercher di riassumerti adesso il famigerato schema. Cavalcante e Farinata. - 1. Il De Sanctis nel suo Saggio su Farinata (2) nota l'asprezza che caratterizza il decimo canto dell'"Inferno" dantesco per il fatto che Farinata dopo essere stato rappresentato eroicamente nella prima parte dell'episodio, diventa nell'ultima parte un pedagogo, cio, per dirla con termini crociani, Farinata da poesia diventa struttura (3). Il decimo canto tradizionalmente  il canto di Farinata, perci l'asprezza notata dal De Sanctis  sempre parsa plausibile. Io sostengo che nel decimo canto sono rappresentati due drammi, quello di Farinata e quello di Cavalcante e non il solo dramma di Farinata. - 2. E' strano che l'ermeneutica dantesca, pur cos minuziosa e bizantina, non abbia mai notato che Cavalcante  il vero punito tra gli epicurei delle arche infuocate, dico il punito con punizione immediata e personale, e che a tale punizione Farinata partecipa strettamente, ma anche in questo caso avendo il cielo in gran dispitto (4). La legge del contrappasso in Cavalcante e in Farinata  questa: per avere voluto vedere nel futuro essi (teoricamente) sono privati della conoscenza delle cose terrene per un tempo determinato, cio essi vivono in un cono d'ombra dal centro del quale vedono nel passato oltre un certo limite e vedono nel futuro oltre un altrettanto limite. Quando Dante si avvicina a loro, la posizione di Cavalcante e di Farinata  questa: essi vedono nel passato Guido vivo, ma lo vedono morto nel futuro. Ma nel momento dato Guido  morto o vivo? Si capisce la differenza tra Cavalcante e Farinata. Farinata sentendo parlar fiorentino ridiventa l'uomo di parte, l'eroe ghibellino; Cavalcante invece non pensa che a Guido e al sentir parlare fiorentino si solleva per sapere se Guido  vivo o morto in quel momento (essi possono essere informati dai nuovi giunti). Il dramma diretto di Cavalcante  rapidissimo, ma di una intensit indicibile. Egli subito domanda di Guido e spera che egli sia con Dante, ma quando da parte del poeta, non informato esattamente della pena, sente ebbe, il verbo al passato, dopo un grido straziante supin ricadde e pi non parve fuora. - 3. Nella prima parte dell'episodio il disdegno di Guido divenne il centro delle ricerche di tutti i fabbricanti di ipotesi e di contributi, cos nella seconda parte la previsione di Farinata sull'esilio di Dante assorb l'attenzione. A me pare che l'importanza della seconda parte consiste specialmente nel fatto che essa illumina il dramma di Cavalcante, d tutti gli elementi essenziali perch il lettore lo riviva. Sarebbe perci una poesia dell'ineffabile, dell'inespresso? Non credo. Dante non rinunzia a rappresentare il dramma direttamente, perch questo  appunto il suo modo di rappresentarlo. Si tratta di un modo d'espressione e penso che i modi d'espressione possono mutare nel tempo cos come muta la lingua propriamente detta (solo il Bertoni crede di essere crociano rimettendo fuori la vecchia teoria delle parole belle e delle parole brutte come una novit linguistica dedotta dalla Estetica crociana).
Ricordo che nel 1912 seguendo il corso del professor Toesca (5) di Storia dell'Arte conobbi la riproduzione del quadro pompeiano in cui Medea assiste all'uccisione dei figli avuti da Giasone; assiste con gli occhi bendati e mi pare di ricordare che il Toesca dicesse che questo era un modo di esprimersi degli antichi e che il Lessing nel "Laocoonte" (cito a memoria da quelle lezioni) non riteneva ci un artifizio da impotenti ma anzi il modo migliore di dare l'impressione dell'infinito dolore di un genitore, che rappresentato materialmente si sarebbe cristallizzato in una smorfia. La stessa espressione di Ugolino: Poscia pi che il dolor pot il digiuno (6) appartiene a questo linguaggio e il popolo lo ha capito come un velo gettato sul padre che divora il figlio. Niente di comune tra questi modi di espressione di Dante e qualcheduno del Manzoni. Quando Renzo pensa a Lucia dopo aver varcato il confine veneto, il Manzoni scrive: Non ci proveremo a dire ci che sentisse: il lettore conosce le circostanze: se lo figuri. Ma il Manzoni aveva gi dichiarato che per riprodurre la nostra riverita specie, di amore al mondo ce n'era pi che a sufficienza perch se ne dovesse parlare anche nei libri. Il Manzoni realmente rinunziava a rappresentare l'amore per motivi pratici e ideologici. Del resto che il trattato di Farinata sia strettamente legato al dramma di Cavalcante lo dice lo stesso Dante quando conclude Or direte dunque a quel caduto, che il suo nato  coi vivi ancor congiunto (anche con la figlia di Farinata, che per, tutto preso dalle lotte di parte, non ha dato segno di turbamento per la notizia detratta dall'ebbe, che Guido era morto; Cavalcante era il pi punito e per lui l'ebbe significava la fine dell'agonia del dubbio se Guido in quel momento fosse vivo o morto). - 4. Mi pare che questa interpretazione leda in modo vitale la tesi del Croce su la poesia e la struttura della "Divina Commedia". Senza la struttura non ci sarebbe la poesia e quindi anche la struttura ha un valor di poesia.
La quistione  legata a quest'altra: che importanza artistica hanno le didascalie nelle opere per il teatro? Le ultime innovazioni portate all'arte dello spettacolo con processo di dare sempre maggiore importanza al direttore dello spettacolo, pongono la quistione in modo sempre pi aspro. L'autore del dramma lotta con gli attori e col direttore dello spettacolo attraverso le didascalie, che gli permettono di caratterizzare meglio i personaggi: l'autore vuole che la sua divisione sia rispettata e che l'interpretazione del dramma da parte degli attori e del direttore (che sono traduttori da un'arte in un'altra e insieme critici) sia aderente alla sua visione. Nel "Don Giovanni" di G. B. Shaw, l'autore d in appendice anche un manualetto scritto da John Tanner, il protagonista, per precisare meglio la figura del protagonista e ottenere dall'attore pi fedelt alla sua immagine (7). Opera di teatro senza didascalie  pi lirica che rappresentazione di persone vive in un urto drammatico; la didascalia ha in parte incorporato i vecchi monologhi eccetera. Se nel teatro l'opera d'arte risulta dalla collaborazione dello scrittore e degli attori unificati esteticamente dal direttore dello spettacolo, la didascalia ha nel processo creativo un'importanza essenziale, in quanto limita l'arbitrio dell'attore e del direttore. Tutta la struttura della "Divina Commedia" ha questa altissima funzione e se  giusto per la distinzione, occorre essere molto cauti volta per volta. (Ho scritto di getto, avendo presso di me solo il Dantino hoepliano). Posseggo i saggi del De Sanctis e il "Dante" del Croce. Ho letto nel Leonardo del '28 una parte dello studio di Luigi Russo pubblicato nella rivista del Barbi e che accenna (nella parte letta) alla tesi di Croce (8). Possiedo il numero della Critica con la risposta del Croce (9). Ma questo materiale non lo vedo da molto tempo, cio da prima che concepissi il nucleo principale di questo schema, perch in fondo a una cassa tenuta nel magazzino. Il professor Cosmo potrebbe dirmi se si tratta di una nuova scoperta dell'ombrello, o se nello schema c' qualche spunto che potrebbe essere svolto in una noticina, per passare il tempo (10).
Ho ricevuto or ora la tua lunga lettera del 19 settembre. Credo che avresti dovuto capire da tempo che quando non tratto certe cose o non ti rispondo a tono  perch voglio io proprio far cos e non voglio impiantare delle quistioni. Tu sei sempre dell'opinione che il carcere sia una specie di pensionato per orfanelle, invece  proprio un carcere e nulla di pi. Tutto ci che il medico mi ha detto e prescritto io accuratamente te lo ho riferito. Anche nel '28 - '29 hai saputo del mio malessere perch eri qui per il colloquio nel dicembre proprio quando io stavo male. In ogni caso sii certa che io tengo conto dei tuoi consigli e se ti scrivo sulla Scienza eccetera lo faccio per farti arrabbiare a vuoto giacch tu non vuoi persuaderti che ci che scrivo lo voglio scrivere per non scrivere altro.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 293 e nota 1.
Nota 2: "Il Farinata di Dante", in F. DE SANCTIS, "Saggi critici", Treves, Milano 1924, volume secondo, pagine 202-226.
Nota 3: Si riferisce a B. CROCE, "La poesia di Dante", Laterza, Bari 1922 (confronta in particolare il secondo capitolo, "La struttura della Commedia e la poesia", pagine 53-71). Come il precedente di De Sanctis, anche questo libro  conservato nel Fondo Gramsci.
Nota 4: E' possibile ipotizzare un "lapsus calami": nel noto verso dantesco non legge infatti il cielo ma l'inferno in gran dispitto (Inferno, Decimo, 36).
Nota 5: Pietro Toesca (1877-1962), storico dell'arte medievale e moderna, docente all'universit di Torino dal 1907 al 1914.
Nota 6: Inferno, Trentatreesimo, 75.
Nota 7: G.B. SHAW, "Man and Superman", atto terzo, scena seconda ("Don Juan in Hell"). Il manuale attribuito al protagonista John Tanner  intitolato "The Revolutionist's Handbook and Pocket Companion".
Nota 8: L. RUSSO, "Critica dantesca", Leonardo, numero 12, 20 dicembre 1927, pagine 305-311.
Nota 9: La Critica, numero 2, 20 marzo 1928, pagine 122-125.
Nota 10: Si vedano le note raccolte nel quaderno 4 sotto il titolo "Il canto decimo dell'Inferno", stese con ogni probabilit tra la fine del 1931 e i primi mesi del 1932 ("Quaderni del carcere", citato, pagine 516-530). In questo testo, i cui primi due paragrafi precedono presumibilmente di pochi giorni la data della lettera a Tatiana, vengono ripresi e sviluppati gli argomenti e le tesi qui esposti.


254.
28 settembre 1931.

Carissima Tatiana,
ho ricevuto questa settimana due lettere, ambedue scritte da te il 23 settembre. Nella lettera da me scritta luned scorso rispondevo, un po' seccamente, a una tua lettera molto lunga (10 pagine) che mi era stata consegnata proprio all'ultimo momento; spero che non te la sia presa a male. Mi dispiace di dovere qualche volta litigare con te. Ma bisogna anche dire che tu, nonostante che io sia in carcere da quasi 5 anni, sei rimasta ancora d'un candore e d'una ingenuit sorprendenti. Non hai ancora capito che quando io non insisto su un determinato argomento o sorvolo  perch credo di dover far cos dopo le mie esperienze carcerarie. Potrei scrivere un volume sui medici che ho conosciuto in carcere: a Milano, il capo sanitario, sebbene mi avesse dovuto visitare per ordine del Capo del governo, non mi ordin nulla, e d'altronde non mi fece fare alcune prove che avrebbero dimostrato che avevo degli attacchi uricemici che mi facevano vomitare il cibo appena dopo ingerito; mi trov solo deperito e mi concesse, su mia domanda, di essere posto, durante il passeggio, in un cortiletto dove ci fosse il sole. La sola visita seria fu quella fattami da un medico console della Milizia per ordine del Tribunale speciale e dopo la quale fui mandato a Turi e non a Portolongone; dur un'ora, fu minuziosissima e da ci che il medico mi disse, senza domandarmi nulla, compresi che aveva capito la malattia di cui soffrivo. Durante i transiti mi capitarono dei medici molto allegri: uno non volle darmi neanche la garza per fasciarmi la ferita dell'erpes Zosti, per la ragione che al fronte i soldati erano rimasti anche 6 giorni senza poter avere le ferite fasciate. In realt avviene in carcere ci che avviene nelle caserme; c' troppa simulazione da parte dei carcerati per avere cibi speciali perch i medici non divengano scettici per mentalit permanente, e c' reciprocamente troppo scetticismo da parte di una parte dei carcerati che comprendono come i medici debbano diventare scettici per forza eccetera eccetera. Ricevo in questo momento una tua cartolina, dove mi riparli del mugolio: ricordo di aver ricevuto nel passato da te del mugolio (e l'ho ancora) e di essermi domandato cosa diavolo potesse essere. Esternamente non ha indicazioni sufficienti, oppure io non mi sono mai curato di osservarlo. Ho tenuto per lungo tempo una fialetta di Aspirina ma siccome non era Bayer e non poteva adoperare il nome Aspirina, io non sapevo cos'era, fino a quando per caso ho letto in una istruzione Bayer che anche l'altra fiala sconosciuta era aspirina. Mi dispiace che non mi abbia ancora scritto il tuo punto di vista sugli ebrei e sui due mondi e mi dispiace che ti sia entrata in testa questa ubbia, tanto pi che in Italia da parecchio non esiste pi antisemitismo; gli ebrei possono diventare ministri (e anche presid. del consiglio come Luzzatti) e generali nell'esercito: i matrimoni tra ebrei e cristiani sono molto numerosi specialmente nelle grandi citt e non solo nelle classi popolari ma anche tra signorine dell'aristocrazia e intellettuali ebrei. In che cosa un ebreo italiano (eccettuata una piccola minoranza di rabbini e di vecchie barbe tradizionaliste) si differenzia da un altro italiano della stessa classe? Si differenzia molto di pi da un ebreo polacco o galiziano della stessa classe. Un po' di antisemitismo politico c' stato contro Toeplitz, direttore della Banca Commerciale, e nel 19 fu fondata a Milano la Rivista di Milano tanto antisemita quanto poco diffusa. Io penso al proverbio italiano (o francese): grattate il russo e troverete il cosacco; e molti cosacchi credevano come articolo di fede che gli ebrei avessero la coda. - Le notizie sulla mia salute le potrai leggere nel foglio dedicato a Carlo. Quanto allo schema dantesco credo che ti interesser ben poco, tanto pi che  molto schematico e forse tu non comprenderai alcune allusioni a libri di eruditi. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

(che tu sia stata a Turi nel Natale del '28 non  affatto un'affermazione gratuita, e che tu sapessi che fui molto debole in seguito risulta dai molti ricostituenti che mi hai spedito).


255.
28 settembre 1931.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua lettera del 12 settembre. Non devi maravigliarti se non ti ho risposto la settimana scorsa, come avrei potuto; devo distribuire lo spazio tra i diversi miei corrispondenti. - I due libri che mi hai indicato sono ambedue degni di essere comprati, li conosco e posso indicarti le loro deficienze interne ed esterne. La "Storia di Roma" credo sia quella scritta non solo dallo Hartmann, ma anche dal Kromayer. E buona, quantunque sia antiquata e tradotta coi piedi (almeno la prima edizione) (1). Un'altra deficienza grave  che inizia la storia da quando esistono documenti e quindi tace completamente sui primi secoli detti leggendari. La storiografia pi moderna non  cos rigorosa e bigotta a proposito dei documenti materiali: del resto gi Goethe aveva scritto che bisognava insegnare tutta la storia di Roma, anche la leggendaria, perch gli uomini che avevano inventato quelle leggende erano degni di essere conosciuti anche nelle leggende inventate (2). Ma la verit  che molte leggende si sono dimostrate, pi modernamente, non essere affatto leggende o avere almeno un certo nucleo di verit, per le nuove scoperte archeologiche o per i ritrovamenti di documenti epigrafici eccetera. Il libro di Wells  anch'esso molto male tradotto nonostante la seriet della Casa Laterza. E' interessante perch tende a spezzare l'abitudine invalsa di pensare che sia esistita storia solo in Europa specialmente nei tempi antichi; il Wells parla della storia antica della Cina, dell'India e di quella medioevale dei Mongoli con lo stesso tono con cui parla della storia europea. Dimostra che dal punto di vista mondiale l'Europa non deve essere pi una provincia che si crede depositaria di tutta la civilt mondiale. Altra novit introdotta dal Wells, che mi  meno simpatica,  la storia della terra prima dell'apparizione dell'uomo; cos come deformata  la storia della Chiesa Cattolica e della sua influenza nello sviluppo della civilt: si sente che il Wells  antipapista anglicano e non storico spregiudicato (3).
In quest'ultima settimana mi sono rimesso quasi del tutto; la temperatura  normalizzata. Per quasi tutta la settimana non ho mai passato il 36.6-7. Un giorno solo, ho voluto provare a mangiare del pane e la temperatura  subito risalita a 37.6. Certo non riesco a combinare una dieta che mi tolga la fame e non sia nociva alla digestione. L'uva qualche giorno non si ha e allora resto con un po' d'appetito. D'altronde, non voglio mangiare ancora ci che mi provoca disturbi intestinali, non mi lascia dormire e quindi mi stanca pi che se mangio poco. La mia impressione generale  che sto rimettendomi definitivamente.
Nell'apprendimento delle lingue che intendi incominciare, ti consiglio di non perderti troppo nelle grammatiche, ma di leggere, leggere, sfogliando pi il dizionario che la grammatica. La grammatica, secondo me, deve accompagnare la traduzione e non precederla. Molti iniziano lo studio dalle grammatiche e non ne cavano pi i piedi per quanto logorino la memoria. Devo finire. Ti abbraccio. Scrivi a casa.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: L.M. HARTMANN e G. KROMAYER, "Storia romana", Vallecchi, Firenze 1922.
Nota 2: Questa osservazione  contenuta nei "Goethes Gesprche mit Eckermann", opera utilizzata da Gramsci per i suoi esercizi di traduzione dal tedesco (confronta la lettera 37, nota 1).
Nota 3: Per analoghe valutazioni sul libro di H.G. WELLS, "Breve storia del mondo", Laterza, Bari 1930, confronta "Quaderni del carcere", citato, pagine 573-574 e 1723.


256.
5 ottobre 1931.

Carissima Tania,
non mi  piaciuta la fotografia di Delio e Giuliano per la stessa ragione per cui ti ho pregato di farmi avere la tua fotografia da studentessa. Mi pare che sia chiaro: una sola fotografia d un'immagine fissata una volta per sempre. Una serie di fotografie permette di ricostruire, in certi limiti, una personalit in isviluppo, cio la reale personalit. La fotografia dei bambini non si inserisce con le precedenti, oltre ad essere tecnicamente infelice, cio  mal riuscita in due modi: come arte, cio come scelta dell'atteggiamento che rispecchi meglio, nel momento dato, la personalit, e come tecnica materiale. Con questo non voglio dire che non sia giusto e doveroso di lodare e incoraggiare Volia, tutt'altro. Capisco che specialmente per i bambini occorre un fotografo specialista: ma il fatto non muta e la mia impressione rimane. - Le attenuazioni che hai portato alla quistione che ti sei posta dei cos detti due mondi non muta l'erroneit fondamentale del tuo punto di vista e non toglie nessun valore alla mia affermazione che si tratta di una ideologia che appartiene sia pure marginalmente a quella dei Centoneri eccetera. Capisco benissimo che tu non parteciperesti a un pogrom, tuttavia perch un pogrom possa avvenire  necessario che sia molto diffusa l'ideologia dei due mondi impenetrabili, delle razze eccetera (1). Questo forma quell'atmosfera imponderabile che i Centoneri sfruttano facendo trovare un bambino dissanguato e accusando gli ebrei di averlo assassinato per il sacrificio rituale. Lo scoppio della guerra mondiale ha dimostrato come le classi e i gruppi dirigenti sappiano sfruttare queste ideologie apparentemente innocue per determinare le ondate di opinione pubblica. La cosa mi pare cos sorprendente nel caso tuo, che mi parrebbe di non volerti bene se non cercassi di liberarti completamente da ogni preoccupazione della quistione stessa. - Cosa vuoi dire con l'espressione due mondi? Che si tratta come di due terre che non possono avvicinarsi ed entrare in comunicazione tra loro? Se non vuoi dire questo, e si tratta di una espressione metaforica e relativa, essa ha poco significato, perch metaforicamente i mondi sono innumerevoli fino a quello che si esprime nel proverbio contadino: Moglie e buoi dei paesi tuoi. A quante societ appartiene ogni individuo? E ognuno di noi non fa continui sforzi per unificare la propria concezione del mondo, in cui continuano a sussistere frantumi eterogenei di mondi culturali fossilizzati? E non esiste un processo storico generale che tende a unificare continuamente tutto il genere umano? Noi due, scrivendoci, non scopriamo continuamente motivi di attrito e nello stesso tempo non troviamo o riusciamo a metterci d'accordo su certe quistioni? E ogni gruppo o partito, o setta, o religione, non tende a creare un proprio conformismo (non inteso in senso gregario e passivo)? - Ci che importa nella nostra quistione  che gli ebrei sono stati liberati dal ghetto solo dal 48 e sono rimasti nel ghetto o in ogni modo segregati dalla societ europea per quasi due millenni e non per loro volont ma per imposizione esterna. Dal 48 in poi il processo di assimilazione nei paesi occidentali  stato cos rapido e profondo, da far pensare che solo la segregazione imposta ha impedito la loro completa assimilazione nei vari paesi se fino alla Riv. francese la religione cristiana non fosse stata la cultura statale unica che domandava appunto la segregazione degli ebrei religiosamente irriducibili (allora; ora non pi perch dall'ebraismo passano al deismo puro e semplice o all'ateismo). In Ogni caso,  da notare che molti caratteri che passano per essere dovuti alla razza, sono invece dovuti alla vita del ghetto imposta in forme diverse nei vari paesi, per cui un ebreo inglese non ha quasi nulla di comune con un ebreo di Galizia. Gandhy oggi pare che rappresenti l'ideologia ind; ma gli ind hanno ridotto allo stato di paria i Dravida che prima abitavano l'India, sono stati un popolo bellicoso e solo dopo l'invasione mongola e la conquista inglese, hanno potuto esprimere un uomo come Gandhy. Gli ebrei non hanno uno stato territoriale, un'unit di lingua, di cultura, di vita economica da due millenni; come si potrebbe trovare un'aggressivit eccetera in loro? Ma anche gli arabi sono semiti, fratelli carnali degli ebrei e hanno avuto il loro periodo di aggressivit e di tentativo di impero mondiale. In quanto poi gli ebrei sono banchieri e detentori di capitale finanziario, come si fa a dire che essi non partecipino all'aggressivit degli stati imperialisti?
Ricevo in questo momento la tua lettera del 2 ottobre e mi accorgo di aver fatto male a continuare questa discussione, che si potrebbe solo fare in una conversazione in cui e il tono della voce e la possibilit di correggere e chiarire immediatamente ci che si  detto impediscono malintesi e asprezze. D'altronde non voglio non scriverti questa settimana e perci ti mando la lettera cos com'. Voglio chiarire per un piccolo fatto. Pare che tu sia convinta che nel 28-29 io abbia avuto chiss quali mali e te li abbia nascosti. La crisi la ho avuta verso i giorni di Natale del 28 e proprio il giorno di Natale e ancora per altre due volte in seguito ho avuto il colloquio con te. Non sono stato a letto. Ho avuto uno strascico di debolezza per cui al passeggio preferivo star seduto e camminare solo 15-20 minuti perch mi stancavo a camminare. E' possibile che non ti abbia scritto questi particolari, perch non davo loro nessuna importanza o perch tu eri informata dai colloqui avuti. Naturalmente ci capiter anche altre volte, perch non voglio trasformare le mie lettere in bollettini medici (!) pieni di strafalcioni e di corbellerie. Quando non scrivo nulla sulla salute, vuol dire che tutto  normale nell'ambito carcerario. Certamente non studier patologia generale o altra scienza medica. So questo: che non esistono malattie ma malati e che nel singolo malato tutti gli organi sono solidali nel caso che uno sia ammalato. Mi basta per capire che il medico deve essere una specie di artista, cio che nell'arte sua ha molta importanza qualcosa di simile all'intuizione, oltre alla conoscenza scientifica. Ogni lettura parziale non serve quindi a nulla, se pure non diventa pericolosa come i manuali popolari sul Medico per tutti e le Cure in caso di urgenza.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Credo che tu possa abbonarmi al Corriere della Sera dal 1 ottobre al 31 dicembre, da ricevere direttamente a Turi, naturalmente. Dovr fare ancora domani la domandina e se non mi fosse accordata perch non ritenuto meritevole, l'abbonamento potrai sempre farlo mutare per te.

Note.
Nota 1: Nella Sua lettera dell'1 ottobre, Tatiana aveva riaffermato: Penso che realmente esista un abisso tra le due razze (confronta P. SRAFFA, "Lettere a Tanta per Gramsci", citato, pagina 44).


257.
12 ottobre 1931.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina del 10 ottobre, che non ha attenuato per nulla l'effetto determinato dalla tua lettera del 2. Essa non era aspra, ma offensiva per me. Cosa poteva significare che io gioco con te a mosca cieca e che cerco di incantonarti? Dovrei rispondere con parole dure, ma mi pare sia meglio di evitare per l'avvenire ogni ripetizione di questi incidenti spiacevoli, per non dir peggio. Cos non  che imbelle telum sine ictu, per adoperare una espressione pomposa, un tuo accenno precedente alla mia qualit di ex-giornalista. Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perch la menzogna entra nella qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie profonde convinzioni per fare piacere a dei padroni o manutengoli. Scrivi che ti ha fatto dispiacere avere io scritto che tu abbia attenuato la tua concezione sugli ebrei. Hai ragione nel senso che tu non hai attenuato nulla perch in questa tua concezione c' un po' di tutto, ma ogni cosa in una diversa lettera. C'era in principio un punto di vista che conduceva diritto all'antisemitismo, poi una concezione da nazionalista ebreo e da sionista e infine dei punti di vista che sarebbero stati condivisi dai vecchi rabbini che si opposero alla distruzione dei ghetti, prevedendo che il venir meno di quelle comunit a territorio segregato avrebbe finito collo snaturare la razza e coll'allentare i vincoli religiosi che la mantenevano come una personalit. Certo ho fatto male a discutere; sarebbe stato meglio scherzarci su e contrapporre la teoria della flemma britannica, della furia francese, della fedelt germanica, della grandezza spagnola, dello spirito di combinazione italiano e infine del fascino slavo, tutte cose che sono utilissime per scrivere romanzi d'appendice o film popolari. Ovvero ti avrei potuto porre la quistione di sapere chi  il vero ebreo o l'ebreo in generale e anche l'uomo in generale che non credo si trovi in nessun museo antropologico o sociologico. E anche cosa significhi oggi per gli ebrei la loro concezione di dio come dio degli eserciti e tutto il linguaggio della Bibbia sul popolo eletto e la missione del popolo ebreo che rassomiglia al linguaggio di Guglielmone prima della guerra. Marx ha scritto che la quistione ebrea non esiste pi da quando i cristiani sono diventati tutti ebrei assimilando ci che  stata l'essenza dell'ebraismo, la speculazione, ossia che la risoluzione della quistione ebrea si avr quando tutta l'Europa sar liberata dalla speculazione ossia dall'ebraismo in genere (1). Mi pare l'unico modo di porre la quistione generale, a parte il riconoscimento del diritto per le comunit ebraiche dell'autonomia culturale (della lingua, della scuola eccetera) e anche dell'autonomia nazionale nel caso che una qualche comunit ebraica riuscisse in un modo o nell'altro, ad abitare un territorio definito. Tutto il resto mi pare misticismo di cattiva lega, buono per i piccoli intellettuali ebrei del sionismo, come la quistione della razza intesa in altro senso che non sia quello puramente antropologico; gi al tempo di Cristo gli ebrei non parlavano pi la loro lingua, che si era ridotta a lingua liturgica, e parlavano l'aramaico. Una razza che ha dimenticato la sua lingua antica significa gi che ha perduto la maggior parte dell'eredit del passato, della primitiva concezione del mondo e che ha assorbito la cultura (con la lingua) di un popolo conquistatore; cosa significa dunque pi razza in questo caso? Si tratta evidentemente di una comunit nuova, moderna, che ha ricevuto l'impronta passiva o addirittura negativa del ghetto e nel quadro di questa nuova situazione sociale ha rifatto una nuova natura. - E' strano che tu non ti serva dello storicismo per la quistione generale e poi vorresti da me una spiegazione storicistica del fatto che alcuni gruppi cosacchi credevano che gli ebrei avessero la coda. Si trattava di una barzelletta, raccontatami da un ebreo, commissario politico di una divisione d'assalto dei cosacchi di Oremburg durante la guerra russo-polacca del 1920. Questi cosacchi non avevano ebrei nel loro territorio e li concepivano secondo la propaganda ufficiale e clericale come esseri mostruosi che avevano ammazzato dio. Essi non volevano credere che il commissario politico fosse ebreo: Tu sei dei nostri, - gli dicevano, - non sei un ebreo, sei pieno di cicatrici delle ferite toccate dalle lance polacche, combatti insieme a noi; gli ebrei  un'altra cosa. Anche in Sardegna l'ebreo  concepito in vari modi: c' l'espressione arbeu che significa un mostro di bruttezza e di cattiveria, leggendario; c' il giudeo che ha ammazzato Ges Cristo, ma ancora c' il buono e il cattivo giudeo, perch il pietoso Niccodemo ha aiutato Maria a discendere il figlio dalla croce. Ma per il sardo i giudei non son legati al tempo attuale; se gli dicono che un tale  giudeo, domanda se  come Niccodemo, ma in generale crede che voglia dire un cristiano cattivo come quelli che vollero la morte di Cristo. E c' ancora il termine marranu dall'espressione marrano che in Ispagna si dava agli ebrei che avevano finto di convertirsi e in sardo ha espressione genericamente ingiuriosa. Al contrario dei cosacchi i sardi che non sono stati propagandati, non distinguono gli ebrei dagli altri uomini. - Cos ho liquidato, per conto mio, la quistione, n mi lascer pi indurre a iniziarne delle altre. La quistione delle razze fuori dell'antropologia e degli studi preistorici non mi interessa. (Cos  senza valore il tuo accenno all'importanza dei sepolcri per ci che riguarda le civilt; ci  vero solo per i tempi pi antichi, per i quali i sepolcri sono il solo monumento non distrutto dal tempo e perch dentro i sepolcri accanto al defunto venivano messi gli oggetti della vita quotidiana. In ogni caso questi sepolcri ci danno un aspetto molto limitato dei tempi in cui furono costruiti: della storia del costume o di una parte dei riti religiosi. E ancora essi si riferiscono alle classi alte e ricche e spesso ai dominatori stranieri del paese, e non al popolo). Io stesso non ho nessuna razza: mio padre  di origine albanese recente (la famiglia scapp dall'Epiro dopo o durante le guerre del 1821 e si italianizz rapidamente); mia nonna era una Gonzalez e discendeva da qualche famiglia italo-spagnola dell'Italia meridionale (come ne rimasero tante dopo la cessazione del dominio spagnolo); mia madre  sarda per il padre e per la madre e la Sardegna fu unita al Piemonte solo nel 1847 dopo essere stata un feudo personale e un patrimonio dei principi piemontesi, che la ebbero in cambio della Sicilia che era troppo lontana e meno difendibile. Tuttavia la mia cultura  italiana fondamentalmente e questo  il mio mondo: non mi sono mai accorto di essere dilaniato tra due mondi, sebbene ci sia stato scritto nel Giornale d'Italia del marzo 1920, dove in un articolo di due colonne si spiegava la mia attivit politica a Torino, tra l'altro, con l'essere io sardo e non piemontese o siciliano eccetera (2). L'essere io oriundo albanese non fu messo in gioco perch anche Crispi era albanese, educato in un collegio albanese e che parlava l'albanese. D'altronde in Italia queste quistioni non sono mai state poste e nessuno in Liguria si spaventa se un marinaio si porta al paese una moglie negra. Non vanno a toccarla col dito insalivato per vedere se il nero va via n credono che le lenzuola rimarranno tinte di nero.
Hai scritto che volevi mandarmi dei medicinali. Ti prego di non mandarmi per pi Mugolio n polvere d'Abissinia. Credo che l'unica cosa utile veramente siano i fermenti lattici che ho quasi finito; ne ho ancora per quattro giorni. Ti prego veramente di far cos. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Cos mi aveva fatto bene l'Uricedina Stroschein di cui mi avevi mandato due saggi tanto tempo fa e che ho preso recentemente: essa regolava abbastanza bene le funzioni intestinali.

Note.
Nota 1: Il riferimento  allo scritto "Zur Judenfrage", compreso nella raccolta di testi marxiani tradotti da Gramsci nel quaderno 7 (confronta la lettera 278 e nota 2).
Nota 2: Questo riferimento non  stato rintracciato nelle corrispondenze su "I Consigli di fabbrica" pubblicate da O. FELICE sul Giornale d'Italia nel marzo 1920.


258.
19 ottobre 1931.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 14 e sono stato molto contento nel sapere che ti sei rinforzata e che andrai almeno per un giorno alla festa di San Serafino. Come mi piaceva, da ragazzo, la valle del Tirso sotto San Serafino! Stavo ore e ore seduto su una roccia ad ammirare quella specie di lago che il fiume formava proprio sotto la chiesa, per il nesserzu (1) costruito pi a valle, a vedere le gallinelle che uscivano dai canneti tutto intorno a nuotare verso il centro, e i salti dei pesci che cacciavano le zanzare. Forse adesso  tutto cambiato, se hanno incominciato a costruire la chiusa progettata per raccogliere le acque del Flumineddu. Mi ricordo ancora come una volta vidi un grosso serpe entrare nell'acqua e uscirne poco dopo con una grossa anguilla in bocca e come ammazzai il serpe e gli portai via l'anguilla, che poi dovetti buttare via perch non sapevo come fare a portarla al muristene (2), si era irrigidita come un bastone e mi faceva puzzare le mani troppo.
Come ti  potuto venire in testa che io stessi male e che te lo nascondessi? Certo non posso ballare su una gamba sola, ma qualche volta io stesso mi maraviglio di essere tanto resistente. Adesso non ho pi denti per masticare e perci devo mangiare solo certe cose e non certe altre. Mi dispiace specialmente perch tra breve metteranno in vendita della carne di agnello e non la potr mangiare, mentre mi piace tanto.
Non ricordo Maria Porcu; eppure devo averla conosciuta se  vissuta novantasette anni. Scrivimi qualche volta della famiglia di zia Margherita: come sono finiti Giovannino, Igino, Natalina e l'altro di cui non ricordo adesso il nome (3)? I figli di Giovannino devono essere gi grandetti. E Nennetta Cuba? eccetera eccetera. Mi dovresti una volta passare in rassegna tutte le mie vecchie conoscenze. Ti ricordi il figlio maggiore del macellaio Tanielle su re (3)? Una volta, per caso, lo incontrai in un caff di Milano: era stato messo fuori dal giornale di Farinacci (4) a Cremona (non so veramente cosa potesse fare in un giornale, perch aveva la stessa aria stupida e melensa di quando era ragazzo) e mi parl molto umilmente domandando che gli trovassi un posto nel giornale del mio partito. Mi sembr ridotto molto male anche finanziariamente e mi fece ridere con la sua domanda da incosciente. - Aspetto la lettera che Teresina mi promette. Abbracci a tutti, specialmente ai bambini e a te cara mamma, il pi teneramente possibile.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Pescaia, in sardo.
Nota 2: Piccola casa rustica adiacente a una chiesa campestre. Il muristene di San Serafino, di propriet della zia di Gramsci Grazia Delogu, venne ereditato alla sua morte dai nipoti (confronta M. PAULESU QUERCIOLI, "Le donne di Casa Gramsci", citato, pagine 44-45).
Nota 3: Margherita Oppo era la sorella di Grazia Delogu. Giovannino, Igino, Natalina (e Francesco) suoi figli.
Nota 4: Cremona nuova, poi Il Regime fascista.


259.
19 ottobre 1931.

Carissima Tania,
ho cominciato a ricevere il Corriere della Sera e ti ringrazio. Cos la volta scorsa mi sono dimenticato di ringraziarti per il vaglia che mi hai spedito qualche tempo fa. Anche a Turi  incominciato un po' di freddo, ma finora esso mi ha giovato. La temperatura  ritornata quasi normalissima: solo verso mezzogiorno ancora, qualche volta, oltrepasso i 37, ma sempre meno. Nella sera, che dicono  l'ora delle temperature malsane, misuro 36.6 e qualche volta anche 36.5. Mi sono fatto modificare il vitto e spero che mi giovi; nel passato il vitto era stato anch'esso indicato dal medico, e mi giov per molti mesi, ma si vede che di tanto in tanto occorre cambiare per vincere l'atonia dell'intestino oltre che l'acidit che si rinnova ogni tanto. Come ti ho scritto la volta scorsa, e a quest'ora avrai ricevuto la lettera, ho deciso di limitare la cura ai fermenti lattici e all'Uricedina Stroschein. Ai bronchi non ho pi avuto nulla dall'agosto in poi e credo che bisogna mettere un po' a posto la digestione per non soffrir pi neanche di altri mali. La volta prossima vorrei scrivere a Giulia tutta la lettera possibilmente: se sar necessario, scriver per te una breve nota. Perci non pormi delle quistioni complicate. - Ho visto molto lodato dal De Ruggero nella Critica del Croce il libro di Salvador de Madariaga: "Anglais, Franis, Espagnols, ed. della Nouvelle Revue Franaise (1). Il Madariaga  un funzionario spagnolo alla Societ delle Nazioni e per qualche tempo ha insegnato in una Universit inglese. Perci pare che sia specialmente competente per fissare i tratti differenziali dei tre popoli, senza cadere nei pregiudizi soliti in queste opere. Perch non lo leggi e poi me lo spedisci? Mi faresti un piacere. Non che il giudizio dei De Ruggero sia una buona ragione, perch anche il De Ruggero tende a concepire l'umanit come gruppi nazionali di intellettuali; tuttavia anche da questo punto di vista (quando sia criticamente conosciuto) il libro pu essere interessante, specialmente per i francesi e gl'inglesi. Non tanto per gli spagnoli, perch il Madariaga  spagnolo anche se spagnolo intelligente e il Vico in una sua degnit (o assioma) della "Scienza Nuova" scrive che la boria delle nazioni  uno dei pi gravi ostacoli per scrivere la storia (2). Al tempo di Crispi, un pubblicista francese (mi pare si chiamasse Ballet) scrisse un libro "L'Italie qu'on voit et l'ltalie qu'on ne voit pas" (3). Questo titolo potrebbe darsi a ogni libro sui caratteri nazionali, e ci che si vede di solito sono gli intellettuali e ci che non si vede sono specialmente i contadini che pure, come la maggioranza della popolazione, sono essi proprio la nazione, anche se contano poco nella direzione dello Stato e se sono trascurati dagli intellettuali (a parte l'interesse che desta qualche tratto pittoresco). Cos avvengono poi i fenomeni delle grandi paure come quella del 1789-90 in Francia, quando i contadini si sollevano: essi operano come forze misteriose, sconosciute, come forze elementari della natura e destano il panico dei terremoti o dei cicloni. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: La Critica, numero 3, 20 marzo 1929, pagine 199-202.
Nota 2: Il riferimento  alla prima sezione del primo libro dei "Principi di scienza nuova" (confronta G. VICO, "Opere", a cura di F. Nicolini, Ricciardi, Milano-Napoli 1953, pagina 404).
Nota 3: A. BRACHET, "L'Italie qu'on voit et l'Italie qu'on ne voit pas", Marpon et Flammarion, Parigi 1882.


260.
26 ottobre 1931.

Carissima Tania,
oggi non ti potr scrivere molto a lungo. Mi sono levato da letto con la febbre e ancora mi dura; ha fatto (e continua) un paio di giorni di scirocco che ha reso tutto fradicio. Ma spero di scriverti ci che  indispensabile. Mi sono proprio persuaso che tutto questo malessere dipende da disturbi intestinali diventati cronici e che se non riesco a vincerli o ad attenuarli, a nulla mi gioveranno ricostituenti o altre cose del genere. Ci che mi fa passare completamente la febbre  il non mangiar nulla, ma questa non  una cura che possa durare a lungo. Qualsiasi cibo, dopo pochi giorni, riproduce le stesse manifestazioni di quelli precedenti. Ci sono poi delle complicazioni di altro genere, determinate dal mio organismo:  certo che i dolori agli organi della respirazione sono determinati dalla pressione degli organi della digestione che si gonfiano qualsiasi cosa mangi, il latte anzi  proprio il cibo che pi produce gonfiore. Penso che occorre isolare, per lo meno, questo fenomeno e perci mi ero fissato sull'Uricedina che, pur a piccolissime dosi, mi rimetteva a posto la digestione. Certo le acidit dimostrano, mi pare, che nei disturbi hanno una parte gli acidi urici e l'Uricedina  proprio adatta a questo scopo. Contiene il 42 per cento di solfato di sodio. Ho preso delle purghe di 30 grammi di solfato di sodio, ordinate dal medico, e non mi hanno giovato che per 12 ore, con in pi la debolezza che la purga determina. Un cucchiaino di Uricedina presa alle 4 del pomeriggio mi assicurava una normale digestione notturna e quindi un certo benessere. D'altronde io credo che le purghe rovinano i carcerati che ne abusano troppo spesso, e finora le avevo sempre evitate sistematicamente. Credevo di avere un giovamento dalla cura dell'uva ma: 1. l'uva non poteva aversi tutti i giorni e 2. essa non  da tavola ma da vino, si pu lavare solo approssimativamente, per mangiarne mezzo chilo ci vuole un giorno di lavoro se si buttano via la buccia e i vinaccioli e un giorno, essendo un po' acerba o per altra ragione, mi diede 38,5 di febbre. Cos mi sono deciso a non affaticarmi pi con tanti ingredienti che mi lasciano peggio di prima e a raccomandarti di inviarmi l'Uricedina: penso che combattendo con essa l'uricemia, con la dieta che ho adesso, potr per lo meno isolare questa causa, sia essa la principale o solo una subordinata.
La tua ultima cartolina del 23 ottobre mi ha fatto un po' sorridere. Mi dai troppe volte ragione e ci mi ha fatto pensare che tu mi creda stizzito oltre misura, o addirittura adirato e incollerito contro di te. Siccome per vedo che tu dici di non ricordare di avermi scritto qualcosa di spiacevole, voglio riportare un brano della tua lettera del 2 ottobre: ... debbo ripeterti che l'aggiunta fatta alla tua ultima per significare che l'aver ricordato che nel '28 a Natale sono stata a Turi non fosse un'affermazione gratuita eccetera, mi sento portata a dichiararti che per mio conto considero questa notizia come una gherminella avvocatesca (ma come una notizia pu essere una gherminella? sar vera o falsa, non ti pare?) e mi maraviglia solo che sei ritornato sull'argomento allorch avresti dovuto capire quanto in fondo sia "seccante il tono di poca sincerit" che si debba usare talvolta trattandosi di determinati argomenti, quindi se ti rimproveravo di avermi taciuto le tue vere condizioni puoi pure essere certo che "indipendentemente da tutto ci che mi potresti scrivere in proposito", rimarr sempre dello stesso sentimento in questo argomento. Ora vediamo: ti secca il tono di poca sincerit. Cosa vuol dire? La prima lettera che ti scrissi appena giunto a Milano nel 1927 (1) era stata trattenuta dal giudice istruttore perch "troppo sincera": il giudice per mi disse che non sarebbe stata passata agli atti, ma trattenuta in via personale da lui. Ci in febbraio: nel settembre successivo l'avvocato militare Tei domand al giudice istruttore che la lettera fosse invece messa agli atti contro di me e infatti essa si trova nel mio fascicolo personale del processo, con lo scambio di lettere tra giudice e avv. milit. Avrebbe dovuto aggravare la mia situazione. Sono stato sincero e non hai ricevuto la lettera. Tu sei stata sempre sincera con me, io credo. Ma io ho parecchie tue lettere mezzo cancellate dalla censura carceraria. La tua sincerit non mi  giovata a nulla, perch ci che tu scrivevi mi  rimasto sconosciuto. Cosa vuol dire allora sincerit e cosa vuol dire che tu ti secchi? Anch'io da 5 anni mi secco di essere in carcere, forse pi di quanto tu ti sia seccata per questo tipo di poca sincerit. Ma, cara Tania, cosa vorrebbe dire che tu non puoi mutare i tuoi sentimenti su un argomento, qualunque cosa io possa scriverti, se non questo che non c' pi da scrivere nulla, che cio sarebbe meglio interrompere ogni forma di corrispondenza? Mi pare che siamo gi abbastanza tormentati da fastidi di ogni genere perch ce ne aggiungiamo degli altri reciprocamente. Ti ho voluto solo documentare il fatto. Del resto io non sono n stizzito n adirato e credo benissimo che tu non volevi offendermi.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 20.


261.
2 novembre 1931.

Carissima Tania,
ho ricevuto fino a questo momento solo la tua cartolina del 27 ottobre, nella quale mi parli della tua visita al dott. Biocca (1). Lo scirocco  caduto e io mi sono un po' rimesso, cio non ho avuto da quattro o cinque giorni i disturbi dei dieci o quindici giorni precedenti, sebbene mi senta sempre un po' debole. Sono sempre persuaso che l'Uricidina mi far bene; ho per incominciato a riprendere anche le goccie di Uroclasio, di cui avevo ancora un'ampollina. Non so se tu hai avuto occasione di confrontare i due preparati dal punto di vista della loro composizione: mi pare risulti proprio che essi si riferiscono a diverse manifestazioni uricemiche, per quanto io possa giudicare. L'Uricedina mi pare specialmente dedicata alle manifestazioni viscerali, l'Uroclasio alle manifestazioni muscolari e nervose. La mia esperienza  questa: ho preso dell'Uroclasio che mi ha certamente giovato per il mal di testa e per le gengive (mi ha fatto passare completamente l'infiammazione delle gengive anche se i denti, gi scossi nell'alveolo, hanno continuato a smuoversi e a cadere - ci che non poteva non avvenire per le stesse scosse meccaniche che sopportavano per il mangiare) ma non mi ha giovato che forse come palliativo per i disturbi viscerali. Mentre  certo che la poca quantit di Uricedina che ho preso mi tonificava immediatamente la digestione. Mi sono sempre dimenticato di scriverti a proposito dei ricorsi fatti da Umberto per la revisione del processo, che ho ricevuto a suo tempo e che ho studiato (2). I motivi di ricorso che mi risultavano, ho visto che erano a conoscenza anche di Umberto e che sono stati da lui esposti. Un altro motivo per, che pure risultava ad Umberto perch io stesso glielo avevo suggerito dopo la condanna, non  stato da lui svolto esattamente n in tutta la sua portata. Forse potrei io svolgere questo motivo, se sar possibile attraverso l'avvocato (ma quale avvocato si occupa della quistione?) avere i dati esatti per l'esposizione, da allegare al ricorso. Ecco di che si tratta. - Uno dei capi di accusa pi importanti contro i supposti membri del Comitato Centrale del Partito Comunista, e cio l'accusa di tentativi di insurrezione armata nel corso dell'anno 1926 e come conseguenza delle deliberazioni del Congresso di Lione,  stato un opuscolo intitolato "Regolamento universale della guerra civile". Umberto giustamente ricorda che tale scritto era stato pubblicato integralmente nella rivista Politica diretta dallo stesso ministro di Grazia e Giustizia e dall'Accademico Francesco Coppola e afferma che l'opuscolo incriminato non  che una ristampa letterale di quella pubblicazione (3). A me, che non ho mai visto l'opuscolo, non consta che si tratti di una ristampa di tal genere; ci che ha poca importanza, del resto, in confronto della verit esatta e documentabile. Lo scritto "Regolamento universale della guerra civile"  stato pubblicato, prima che dalla rivista italiana Politica, dalla francese Revue de Paris alla fine del '25 o ai primi del '26. Ma la Revue de Paris non fece solo questa pubblicazione: nel 1926, non ricordo in che numero, pubblic un articolo editoriale (o firmato da stellette, o anonimo) intitolato "La guerre civile et le bolchvisme" (nella copertina il titolo  "La guerre et le bolchvisme", ricordo esattamente) in cui riassume la quistione in questo modo: - "Lo scritto Regolamento universale" eccetera  un semplice articolo di rivista, della rivista Il pensiero militare (Voiennii Mysl) senza nessun carattere ufficiale e di obbligatoriet per i Partiti Comunisti. Anzi, l'articolo fu aspramente criticato da tutta una serie di scrittori militari russi, che ne mostrarono il carattere pedantesco, astratto, accademico eccetera eccetera. La seconda pubblicazione della Revue de Paris che appunto riassume questa discussione, prova precisamente che nessun Partito Comunista, e tanto meno quello italiano, poteva divulgare questo scritto, facendo del suo contenuto un obbligo da osservare dai suoi inscritti. L'opuscolo italiano pertanto non pu essere considerato come un documento di Partito, la cui responsabilit debba ricadere sui membri del Comitato Centrale, che io penso dovevano conoscere la quistione e non prendere sul serio uno scritto di quel genere, ma come una pubblicazione di elementi irresponsabili, che l'avevano fatta per conto loro. Per ci che riguarda me personalmente, esiste uno stampato, un numero del Bollettino del Partito Comunista uscito nei primi mesi del 1926, nella cui seconda parte  riassunto, - assai male, a dire il vero - un mio discorso alla Commissione Politica del Congresso di Lione in cui io, a nome del Comitato Centrale uscente, e come direttiva che doveva essere approvata dal Congresso (come lo fu), affermavo perentoriamente che in Italia non c'era una situazione tale, che il lavoro da fare era quello di organizzazione politica e non di tentativi insurrezionali (4). Questo Bollettino non fu contestato al processo, ma penso deve trovarsi nell'incartamento processuale. - Penso che tu puoi mostrare questi elementi all'avvocato che si  occupato del ricorso e domandargli un parere. Naturalmente anche un possibile mio ricorso lascer le cose immutate, ma tuttavia sar utile forse che rimanga agli atti. I riferimenti della Revue de Paris sono facili da trovare in qualche biblioteca che sia abbonata. - Del resto l'avvocato potrebbe servirsi di questi elementi per portare avanti i ricorsi dello stesso Umberto, dato che forse  meglio che sia uno solo a condurre questa azione per la revisione (5). - Non ho scritto a Giulia per un accenno contenuto in una tua cartolina, in cui scrivi che pensi che io le scriver sulle mie condizioni di salute. Tu le hai gi scritto qualche cosa in proposito? Sono rimasto in dubbio e non so come fare (6). - Se la quistione degli ebrei ti interessa e vuoi approfondirla scientificamente ti indico due recenti scritti che ho trovato citati in una rivista: sono due rapporti al recente Congresso internazionale per gli studi sulla popolazione tenuto a Roma, e pubblicati in fascicoli separati, uno del prof. Livio Livi che riguarda l'intera massa degli ebrei e l'altro del prof. R. Bachi che riguarda gli ebrei italiani (7). Ambedue mi paiono, dal riassunto, molto interessanti e istruttivi. In Italia, secondo il Bachi, solo a Roma si conserva un nucleo ebraico compatto relativamente; nel resto dell'Italia il fenomeno di dispersione e di assorbimento da parte dell'ambiente generale  in progressivo sviluppo. Cos su scala mondiale, il nucleo ebraico consistente  quello dell'Europa Orientale; intorno a questo nucleo formano un alone le altre comunit ebraiche che si lasciano assorbire dall'ambiente eccetera A Roma, dove il ghetto  durato fino al '70 e dove l'esistenza del Vaticano ha continuato una tradizione di esclusione e nell'Europa agricola orientale, dove la segregazione ebraica, anche senza ghetti, continua di fatto.
Aspetto qualche tua lunga lettera. Tu non mi informi mai della tua salute. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.

Nota 1: Il medico qui nominato aveva espresso un'ipotesi diagnostica circa l'influsso non benefico del clima marino sulle condizioni di salute di Gramsci (si veda anche la lettera di Tatiana a Sraffa del 4 dicembre 1931, in "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 40). Il parere del dottor Biocca avrebbe contribuito a suggerire a Tatiana l'idea di un trasferimento del cognato a Soriano del Cimino (confronta la lettera 265).
Nota 2: Umberto Terracini aveva presentato nel marzo 1931 il secondo ricorso avverso la sentenza del giugno 1928 (confronta "Il processone", citato, pagine 264-269);
Nota 3: "Testo del regolamento bolscevico per la guerra civile", Politica, maggio-giugno 1925, pagine 355-375
Nota 4: Confronta ora "Il congresso di Lione", in A. GRAMSCI, "La costruzione del Partito comunista", citato, pagine 481-488.
Nota 5: Informato da Tatiana, nella sua risposta del 27 dicembre anche Sraffa concorder che il ricorso  meglio che, come per il passato, lo faccia Umberto; e penso io a trasmettere a questi gli elementi forniti da Nino. Nella stessa lettera, Sraffa informer inoltre di aver svolto una ricerca e verificato gli articoli della Revue de Paris; essi sono firmati con tre asterischi. Il primo, intitolato "Le rglement de la guerre civ[ile] univ[erselle]"  stato pubblicato nel numero del 15 aprile 1925, pagine 800-838. Il secondo intitolato "La prparation bol[cheviste] de la guerre civ[ile] nel numero del 16 maggio 1926, pagine 241-268 ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 41). Tatiana riferir queste notizie a Gramsci il 31 dicembre 1931.
Nota 6: Scriver Tatiana il 14 novembre: [...] mi chiedi se ho informato Giulia delle condizioni della tua salute. No, non l'ho fatto. E' del resto gi parecchio tempo che scrivo pochissimo a casa. E' naturale che non ho spedito neanche le tue lettere a me. Se fossero pi frequenti le vostre lettere, anche le mie [quelle indirizzate a me] sarebbero interessantissime per permettere a Giulia di seguire e sentire la tua vita. Altrimenti mi pare che potrebbero parere quelle di un estraneo, n pi, n meno. Se pensi diversamente, non far altro che spedirle tutte in blocco. Ma Giulia non sa di te che ci che le hai scritto tu. Potresti invece ogni volta scrivere a lei ("Antigone e il prigioniero", citato, pagina 94).
Nota 7: Il congresso internazionale per gli studi sulla popolazione si era tenuto a Roma dal 7 al 10 settembre 1931, ma non  stata individuata la rivista alla quale Gramsci allude. Le relazioni di Livio Livi ("Spunti di demografia ebraica") e di Riccardo Bachi ("La demografia degli Ebrei italiani negli ultimi cento anni") saranno ristampate negli Atti del congresso pubblicati nel 1934.


262.
9 novembre 1931.

Carissima Tania,
ti scrivo proprio nel quinto anniversario del mio incarceramento. Cinque anni  pure un bel gruppetto di anni e inoltre si tratta di cinque anni dell'et pi produttiva e pi importante nella vita di un uomo. D'altronde ormai sono trascorsi e non ho nessuna voglia di fare un bilancio dei profitti e perdite n di lagrimare amaramente su tanta parte dell'esistenza andata al diavolo. Mi pare tuttavia che essi coincidano largamente con un periodo determinato della mia vita fisiologica, cio siano stati necessari per ridurre l'organismo alle condizioni carcerarie. Il malessere che sento da tre mesi a questa parte  certo l'inizio di un periodo in cui la vita carceraria si far sentire pi duramente, come un qualche cosa di sempre attuale, che opera permanentemente per distruggere le forze. - Credo che il pacco di medicinali che mi scrivi di aver spedito sia gi arrivato e che tra qualche giorno potr averne il contenuto. Poich si  rinnovato lo scirocco, ho nuovamente avuto delle manifestazioni acute di sofferenza e quindi aspetto di avere a disposizione le medicine che almeno mi diano un sollievo. Mi ero dimenticato di scriverti pregandoti di mandarmi ancora delle cartine per sigarette. Forse ti fa maraviglia che io consumi tante cartine, mentre ti ho scritto che ho ridotto di molto il consumo del tabacco; non c' contraddizione tra i due fatti, anzi essi sono strettamente dipendenti uno dall'altro. Ho imparato che riducendo le cartine, cio ritagliandole in altezza e in larghezza, si possono fare tante piccole sigarette (tre invece di una) e quindi si pu fumare tre volte un pochino, ma quanto  sufficiente per togliere il bisogno, invece di una sola volta con la stessa quantit di tabacco fresco. I carcerati fumano tre volte la stessa sigaretta (la fumano a sezioni) e poi utilizzano nuovamente le mozze; questa pratica mi  disgustosa e preferisco la mia soluzione che per domanda molte cartine, pi di quelle che si possono acquistare col tabacco e coi fiammiferi. Per i fiammiferi vale la pratica carceraria di scindere, con un ago, ogni fiammifero in due parti, raddoppiandoli. In realt dal luglio ad oggi non solo mi sono abituato a fumare solo il 40 per cento del tabacco che fumavo prima (immediatamente prima, perch avevo gi fatto altre precedenti riduzioni) ma mi pare di avere la possibilit di ulteriori riduzioni. Credo che riuscir a fumare molto poco, se non addirittura a smettere completamente fra qualche altro tempo. E' vero per che il fumare poco  legato anche al grado di intensit di lavoro intellettuale; leggo poco e penso meno, cio non faccio che pochi sforzi intellettuali e perci posso fumar poco. Non riesco a concentrare l'attenzione su un argomento; mi sento spappolato intellettualmente cos come lo sono fisicamente. Credo che questa condizione di cose durer tutto l'inverno, per lo meno, cio che in questo periodo il mio sforzo sar appena sufficiente per non peggiorare, non per riprendermi. - Nell'ultima tua cartolina non mi accenni neppure alle tue condizioni di salute: non mi hai scritto se ti sei levata dal letto dopo l'angina. Spero di s. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


263.
16 novembre 1931.

Carissima Tania,
solo poche ore fa ho ricevuto la tua cartolina del 12. Poich non ricevevo tue notizie da pi di 10 giorni, credevo che il tuo male continuasse e che non potessi scrivermi. - Ho ricevuti i medicinali e ho gi ricevuto un notevole giovamento dall'Uricedina, nonostante che lo scirocco continuasse a rendere insopportabile le giornate e le nottate. Mi sono passati i gonfiori del ventre che provocavano complicazioni agli organi respiratorii e al cuore. Tuttavia ho visto che l'Uricedina che mi hai mandato questa volta  cambiata da quella di una volta: la composizione  diversa. In questa mancano le sostanze estrattive ed  aumentata la percentuale del Solfato di Sodio e del Bicarbonato di Sodio. Tuttavia mi ha giovato e abbastanza rapidamente; dopo due giorni l'effetto era sensibile di gi. Non so perch mi hai mandato certi medicinali che non mi servono affatto, per es. una scatoletta di non so che contro la stitichezza. Cos non mi serve, e spero non mi servir neanche nei prossimi tempi, il liquore contro la tosse bronchiale: in realt non ho mai avuto tosse e neanche catarro, eccetto che per pochi giorni dopo il 3 agosto. Il mugolio non l'ho pi preso neanche; avevo fatto le inalazioni di trementina solo come precauzione, ma le abbandonai perch mi forzavano meccanicamente la tosse, senza provocare espettorazioni. Spero che l'Uricedina mi faccia passare il catarro intestinale e quindi mi permetta di mangiare un po' di pi. Appena avrai ricevuto il rapporto sulle condizioni di vita dei nostri cari, spero che mi informerai estesamente. - Non ti ho scritto le altre volte che nel mese di ottobre ho inoltrato una istanza a S. E. il Capo del Governo domandando mi sia concesso di poter continuare a leggere le riviste che attualmente ricevo. Ho dovuto fare l'istanza perch col nuovo regolamento il Ministero ha fissato una tabella delle riviste politiche alle quali i detenuti possono abbonarsi e in essa solo una parte delle riviste che ricevo  elencata. Nell'istanza ho domandato anche di poter avere in lettura una certa quantit di libri che mi sono arrivati ma che sono stati trattenuti (1). Ti informo, nel caso ti fosse possibile di fare appoggiare l'istanza. Spero di ricevere una risposta favorevole. In caso contrario, tutte le mie abitudini intellettuali saranno bruscamente interrotte e le mie condizioni saranno notevolmente aggravate da questa interruzione, come puoi immaginare. N la lettura del giornale pu essere un compenso. Davvero non credevo che il Corriere della Sera fosse cos decaduto tecnicamente e intellettualmente; ci che colpisce  l'assenza di continuit nelle notizie, per cui in un giorno si accenna ad avvenimenti che precedentemente non sono stati registrati eccetera. Col primo dell'anno vedr di abbonarmi ad un altro giornale, per es. alla Tribuna, per vedere se pu trovarsi una maggiore organicit e coerenza. Cosa mi puoi suggerire? Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: L'originale di questa istanza non  conservato nel fascicolo intestato a Gramsci presso l'Archivio centrale dello stato. Per la bozza del testo, trascritto nel quaderno 2, confronta Appendice 1, numero 5. Sulla risposta all'istanza si vedano poi le lettere 271 e
281.


264.
16 novembre 1931.

Cara Teresina,
ti ringrazio di avermi scritto. Non ricevevo notizie da pi di un mese. Attendo la lettera della mamma che mi annunzi. Se zio Zaccaria verr a trovarmi, lo vedr volentieri, ma credo che non verr. Da quanto tempo non lo vedo? Non me ne ricordo pi. Ho di lui dei ricordi molto vaghi, di quando egli era molto giovane ed io un ragazzo: credo che ora debba molto rassomigliare a zio Achille, forse un po' pi ingentilito e lisciato dalla vita di citt, non so per se altrettanto simpatico (1). - Ma chi adesso pu fare il pane in casa? La mamma no, tu neppure perch avrai molto lavoro d'ufficio; Grazietta non potr bastare a tutto; non riesco pi a immaginare come sia concretamente la vostra vita. - La frase: Una nave che esce dal porto, ballando con passo scozzese -  lo stesso che prendere un morto e pagarlo alla fine del mese - non  un indovinello, ma una bizzarria senza significato che serve per prendere in giro quei tipi che affastellano parole senza senso credendo di dire chiss quali cose profonde e di misterioso significato. Cos avveniva a molti tipi di villaggio (ti ricordi il signor Camedda?) che per fare sfoggio di cultura, raccattavano dai romanzi popolari delle grandi frasi e poi le facevano entrare a dritta e a traversa nella conversazione per far stupire i contadini. Allo stesso modo le beghine ripetono il latino delle preghiere contenute nella Filotea: ti ricordi che zia Grazia credeva fosse esistita una donna Bisodia molto pia, tanto che il suo nome veniva sempre ripetuto nel Pater noster? Era il dona nobis hodie che lei, come molte altre, leggeva donna Bisodia e impersonava in una dama del tempo passato, quando tutti andavano in Chiesa e c'era ancora un po' di religione in questo mondo. Si potrebbe scrivere una novella su questa donna Bisodia immaginaria che era portata a modello: quante volte zia Grazia avr detto a Grazietta, a Emma e anche a te forse: Ah, tu non sei certo come donna Bisodia! quando non volevate andare a confessarvi per l'obbligo pasquale. Adesso tu potrai raccontare ai tuoi bambini questa storia: non dimenticare poi la storia della mendicante di Mogoro, della musca maghedda e dei cavalli bianchi e neri che abbiamo aspettato tanto tempo (2). Cara Teresina, ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Zaccaria Delogu e il fratello Achille erano cugini di primo grado di Pepina Marcias. E' possibile che Gramsci avesse incontrato per l'ultima volta gli zii a Pisa nel 1911, durante una sosta del viaggio di trasferimento a Torino (confronta "Lettere 1908-1926", citato, pagine 44-45).
Nota 2: Confronta la lettera 39 e nota 3.


265.
23 novembre 1931.

Carissima Tania,
ho ricevuto due tue lettere; la terza, con quella di Giulia,  arrivata, ma non mi  stata ancora consegnata. Scriver a Giulia la settimana ventura, necessariamente. Ti ringrazio del tuo interessamento per trovarmi un ambiente climatico pi confacente, ma ti prego di non fare nessuna pratica in proposito, perch mi rovineresti completamente. Conosco le diverse condizioni dei diversi stabilimenti penali e sono quindi in condizione di giudicare. Credo che, nel complesso, starei dovunque peggio che a Turi. Una delle cose pi importanti per me  di poter rimanere isolato in una cella; la vita in compagnia mi uccide, esaltando il sistema nervoso fino alle convulsioni. Sono stato in compagnia nei transiti e poi una quindicina di giorni appena giunto a Turi e conosco ci che mi capita: intanto non riesco a chiudere occhio per tutta la notte, perch o l'uno o l'altro coi suoi movimenti mi tiene in uno stato permanente di irritazione nervosa che peggiora di giorno in giorno fino alle convulsioni. Essere stato isolato da tre anni, aver potuto crearmi delle abitudini, senza dover venire a compromessi con coabitatori, ha certamente impedito che le mie condizioni fisiche tracollassero gi precedentemente. Inoltre lo stare isolato  una condizione per aver da scrivere e quindi per poter studiare con un certo metodo. A Soriano non ci sono che camerate di almeno 10 persone, ma che possono giungere anche a 30; per me sarebbe come stare sempre in una fiera. D'altronde Soriano  ancora pi ventoso di Turi, senza contare che gli inverni vi sono molto rigidi e che si sta persino 15-20 giorni senza andare al passeggio, passeggio che normalmente  cortissimo, un terzo di quello che si pu avere qui. Credi che io non faccio altro che calcoli puramente utilitari e che finora non mi  nata la volont del suicidio; perci se si potesse trattare di un qualsiasi miglioramento, sia pure relativo e nel complesso, io medesimo ti pregherei di fare qualcosa (1). - Non so cosa vuoi dire con le rose della Palestina; se intendi dire che vuoi spedirmi delle piante da coltivare, non farne nulla. Da parecchi mesi non si pu, nei cortili, coltivare nulla; tutto  stato strappato, la vecchia rosa canina  morta e seccata da un pezzo e cos gli altri fiori. Cos non  necessario che ti preoccupi delle babouches tripoline; quelle che mi avevi mandato qualche tempo fa, non potei adoperarle a lungo perch troppo rigide, mi schiacciavano le dita dei piedi. Sono state invece ottime le sovracalze di stoffa che mi hai fatto avere tempo fa, non le ultime, quelle fatte con una specie di traliccio, ma le precedenti, che mi durano ancora.
L'Uricedina mi ha giovato realmente, anche se finora non mi sono passate completamente le manifestazioni del malessere alle viscere. Mi ha fatto cessare il gonfiore del ventre e quindi le difficolt agli organi respiratorii. Mi hai domandato cosa sentissi con esattezza: non si tratta n di stitichezza n del suo contrario, ma di uno stato generale in cui si manifestavano ambedue, se cos pu essere. Mi pare che si potrebbe dire che l'intestino era caduto in istato di atonia completa, senza movimenti peristaltici; il ventre si gonfiava in modo rilevante e si induriva, ma senza brontolii. Di notte e al mattino, sentivo forti dolori improvvisi oppure uno stato di dolore continuato, anche se non molto acuto. Ti posso dire che da quando ho iniziato a prendere l'Uricedina ho dovuto restringere la cintura di almeno 10 centimetri e ancora una volta dovr restringerla: mi sembrava di essere idropico, sebbene non fosse questo il caso. (Appena incominciato il male, avevo dovuto farmi allargare la cintura dei calzoni, eccetera). Credo che l'effetto peggiore me lo facesse il latte; d'altronde il latte non pu che essere il mio cibo principale. Adesso aspetto gli effetti della continuazione della cura; finora ho preso solo una scatola e mezzo delle 4 che mi hai mandato. - Non ho ricevuto lettere da Carlo da un pezzo; vedr se mi scriver come ti ha annunziato. Questo mese non ho ricevuto il numero della rivista Pgaso che di solito giungeva sempre nei primi giorni del mese; ma forse si tratta di un ritardo generale, perch tutte le riviste da qualche tempo giungono con molto ritardo. Se hai voglia, puoi avvertire la Libreria, pregando nello stesso tempo che mi spediscano queste pubblicazioni: - 1. Luigi Russo, "Prolegomeni a Machiavelli", Ed. Le Monnier, Lire 5.00; - 2. Federico Chabod, "Dal Principe di Niccol Machiavelli", Albrighi-Segati, Milano, L 4.00; - 3. Giuseppe Toffanin, "Che cosa  stato l'Umanismo?", Ed. Sansoni, Firenze (2). Hai letto Heine in tedesco? o in una traduzione? Ti ringrazio per della tua buona volont di volermene spedire qualche volume non ho voglia di leggere Heine, in questo momento.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Malgrado il netto rifiuto di Gramsci ad accogliere la eventualit di lasciare Turi, Tatiana confider a Sraffa il 4 dicembre 1931: Ci che Nino scrive di Soriano non  convincente (ma non gli ho risposto nulla in merito), perch anzi tutto  chiaro che se dovesse essere trasferito non lo vorremmo che alla condizione che egli dovesse avere gli stessi cos detti privilegi che ha attualmente [...]. Lo stare solo, certo, dopo ci che scrive Nino, non pu non essere considerato una condizione inderogabile. Inoltre, riguardo alle condizioni climatiche da preferire per Nino, intendeva consultare un prof[essore] bravo di Roma, un celebre diagnostico, il professore Arcangeli. Sraffa esprimer il suo parere il 13 dicembre: Quanto a Soriano, mi pare che la risposta di Nino sia definitiva: non ne vuole sapere, e non si pu forzarvelo. Voi dite che se vi andasse "lo stare solo sarebbe una condizione inderogabile": ma  chiaro che, si voglia o non si voglia, non si pu ottenere nessuna garanzia che questa condizione sarebbe realizzata. Ma come dite giustamente, si tratta prima di tutto di stabilire se il clima marino sia veramente dannoso alla salute di Nino: e se lo , e glielo si pu dimostrare, egli stesso si convincerebbe che pu valer la pena di correre il rischio di peggiorare, sotto altri riguardi, le sue condizioni di vita. Sono quindi molto desideroso di sentire l'opinione che chiedete al professore Arcangeli ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 38 e 40).
Nota 2: Tutti e tre i volumi indicati sono conservati nel Fondo Gramsci.


266.
30 novembre 1931.

Carissima Tania,
ho ricevuto pochi minuti fa il pacchetto di medicinali da te speditomi. Non ricordo se luned ti ho scritto di aver ricevuto il vaglia di 150 lire; in ogni modo te lo scrivo ora con tutti i ringraziamenti. Ti voglio ora descrivere la nuova fase del mio stato di salute; naturalmente te la descrivo secondo le mie impressioni e la mia logica empirica, lasciando a te di distrigare gli elementi oggettivi utili per una ricostruzione scientifica. Una settimana fa, esattamente, e cio luned nel pomeriggio, la temperatura  caduta, come media, in modo notevole. Prima la temperatura saliva sempre fino a 37 dopo i pasti e pi precisamente dopo che avevo ingerito il latte (prendo del latte due volte al giorno, al mattino, verso le nove e al pomeriggio verso le 5 mezza; a mezzogiorno mangio un po' di pasta al burro e questa  la mia alimentazione quotidiana); da luned nel pomeriggio la temperatura  caduta al disotto di 36.4 come media e difficilmente raggiunge il massimo di 36.5 in qualche momento della giornata. Per luned stesso ebbi nuovamente un po' di sangue dalle vie respiratorie, che aument il marted mattino, ma non in forma di emorragia, bens di grumi di catarro o tutto sanguigno o fortemente striato. Gi per da ieri, pur continuando il catarro in modo noioso, non  pi apparso del sangue. Mi pare notevole il fatto che sia apparso del sangue proprio mentre cadeva ogni temperatura e che anzi i due fatti abbiano cos coinciso. Ricordo benissimo che la domenica precedente misurai 37 verso le 11 mezza e di nuovo 37 verso le 5 mezza; il luned ebbi lo sputo sanguigno dopo un colpo leggero di tosse, misurai la temperatura che era di 36.2. Mi pare che questo insieme di cose sia rassicurante, perch non so se si possa dedurre (a me pare di s) che la temperatura alta era dovuta essenzialmente ai disturbi intestinali e che le perdite di sangue perci dovrebbero avere un'origine traumatica (si pu dire?) e non organica. Ho preso sinora solo due mezze scatole di Uricedina, con le due scatole intere giuntemi oggi, ne ho a disposizione ancora 6 mezze scatole, cio due mezze scatole pi della cura indicata nelle istruzione in tedesco ( curioso osservare, come sintomo di una certa disorganizzazione tedesca, che nelle istruzioni in lingua italiana, si indica in 4 e mezzo scatole il quantitativo di una cura, mentre nelle istruzioni in lingua tedesca il quantitativo  di 6 e mezzo scatole). Devo aggiungere un altro sintomo: da quando  caduta la temperatura mi  passato il mal di capo e in generale mi sento meglio, quantunque sia un po' debole. Non so se capirai qualcosa di ci che ti ho scritto, spero di s. - Questa settimana non ho ricevuto tue notizie; come stai? Il pacchetto che ho ricevuto oggi mi fa credere che sei uscita di casa. Con le cartine che mi hai mandato sono provvisto per sei mesi almeno, se non di pi: ho diminuito ancora la quantit di tabacco che fumo (veramente in questi giorni scorsi ho evitato completamente di fumare) e credo di poter continuare, sebbene senta un certo nervosismo. Hai gi scritto alla libreria? Il fascicolo di Pgaso di novembre deve essere proprio andato smarrito, perch mentre le altre riviste arretrate sono giunte, Pgaso non  giunto; richiedilo, per favore. Mi interessa perch deve contenere degli scritti sulla riforma scolastica Gentile (1). Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Nel fascicolo di Pgaso indicato (numero 11, novembre 1931) non figurano interventi sulla riforma Gentile.


267.
30 novembre 1931.

Carissima Iulca,
ho ricevuto la tua lettera del 13 novembre. Avevo risposto alla tua precedente lettera del 13 agosto, ma la mia risposta  andata smarrita. Avrei potuto scriverti altre volte (dal primo luglio posso scrivere una lettera alla settimana invece che ogni 15 giorni) ma bisogna che ti dica la verit: mi riesce sempre pi difficile scriverti, sempre pi difficile e anche pi penoso. Se dovessi io stesso rileggere le mie lettere dopo qualche settimana, mi pare che ne proverei un certo disgusto, perch mi apparirebbero astratte, fuori del tempo e dello spazio, come il risultato di mezz'ora di sforzo puramente intellettuale e nervoso, di sforzo che mi pare obbligato, di ordine burocratico, direi. Dalla tua ultima lettera mi pare che anche tu senti che c' qualcosa che non va in questa nostra corrispondenza senza continuit, a pezzi e bocconi, a salti di mesi e mesi. Il peggio  che io non riesco a trovare il modo di mutare il corso delle cose. Negli intervalli lunghi del tuo silenzio rifletto a questa situazione che si  andata formando, cos diversa da ci che io pensavo cinque anni fa, dopo il mio arresto. Credevo che sarebbe stata ancora possibile una certa comunanza nella nostra vita, che tu mi avresti aiutato a non perdere completamente il contatto con la vita del mondo; per lo meno con la tua vita e con quella dei bambini. Mi pare invece, e lo dico anche se devo farti provare un forte dispiacere, che tu hai contribuito ad aggravare il mio isolamento, facendomelo sentire pi amaramente. Tu insisti spesso, nelle tue lettere, che noi siamo pi fortemente uniti, pi forti, ma appunto ci mi pare sempre pi che non sia vero e che tu stessa ne dubiti e lotti col tuo dubbio nel momento stesso che ripeti questa affermazione. Mi pare che nel corso di questi cinque anni noi siamo sempre pi diventati dei fantasmi, degli esseri irreali l'uno per l'altro. Come dei fantasmi possono essere pi uniti e pi forti? Una volta, molto tempo fa, mi  stato scritto che la tua borsetta era piena di lettere tue a me, incominciate e non terminate: questo fatto mi ha colpito pi di ogni altra cosa, perch il significato di esso non  dilettevole. Voleva dire che tu non riesci a scrivermi, che c' qualcosa che si frappone e ti impedisce di comunicare con me. In realt non so niente di te: non so neanche se hai ripreso la tua attivit di lavoro. Le tue lettere sono estremamente vaghe. Non riesco a immaginare nulla della tua vita. Tante volte ho cercato di iniziare un dialogo con te: ti ho posto delle quistioni, ti ho indicato ci che sarebbe per me di sommo interesse. Non sono riuscito a ottenere nessun risultato e appunto sono entrato in questo stato d'animo per cui lo scriverti mi  difficile e penoso. Questa lettera  un nuovo tentativo che faccio per riannodare le nostre vite; mi pare che ci sia ancora il modo e il tempo. Certo che non ho dimenticato la Iulca di un tempo; ma non riesco a farla rivivere nella Giulia di oggi; non riesco neppure a immaginarla la Giulia di oggi, concretamente, in modo vivente. Vorrei poterti scuotere fortemente, violentemente, anche a costo di essere ingiusto e cattivo con te, pi ancora di quanto vorrei. Vorrei farti sentire la mia ansia e il mio dolore (1).
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Una minuta di questa lettera, solo parzialmente utilizzata nella stesura del testo spedito a Giulia, era stata scritta da Gramsci nel quaderno B. Il brano che segue ne  la parte conclusiva: Mi pare che se dovessi ora uscire di carcere, non saprei pi orientarmi nel vasto mondo, non saprei pi inserirmi in nessuna corrente sentimentale, ma continuerei a vivere col solo cervello e con la sola volont, vedendo negli (in tutti gli) uomini (anche: in quelli che dovrebbero essermi vicini) non degli esseri viventi ma dei problemi da risolvere. Io non voglio pretendere che la ragione di questo mio imbozzolamento sia da ricercare solo fuori di me, il fatto  che da me stesso non so superare questa condizione che in un solo modo, rifugiandomi nel puro dominio dell'intelletto astratto, facendo cio del mio isolamento la esclusiva forma della mia esistenza. Non ho voluto pi oltre tenerti celato questo aspetto della mia vita ("Quaderni del carcere", citato, pagine 2436-37).


268.
7 dicembre 1931.

Carissima Tania,
ho ricevuto poco fa la tua cartolina del 4; ho ricevuto anche un avviso di una tassata che viene da Roma, non so se cartolina o lettera e penso che sia un altro scritto da parte tua. Mi dispiace di non averlo potuto avere subito. Non rispondo minutamente alla tua lettera del 30 novembre, in cui poni tutte le quistioni analitiche per avere un quadro generale delle mie condizioni di salute. Non ho voglia di farlo in questo momento; se sar necessario lo far ulteriormente. Per il momento mi sento molto meglio, molto pi forte. Non ho affanno eccetera. Un altro cambiamento  avvenuto nella temperatura: ti avevo scritto che quasi di colpo la media della temperatura era discesa a 36.4; ora  risalita nuovamente a 36.8 e giunge in certe ore a 37.2. Continuo a prendere l'Uricedina, un cucchiaino al giorno, come  indicato nelle istruzioni, ma non posso pi prendere i Sali di Hunt perch li ho consumati. Forse  vero che il maggior beneficio l'ho risentito quando prendevo un cucchiaino di Uricedina al mattino e un cucchiaino di Sali di Hunt nel pomeriggio; allora appunto la temperatura cadde sotto i 36.6. Credi utile prendere ancora questi sali, finch non ci sia un miglioramento stabilizzato? Puoi mandarmene allora un altro po'. E' vero che  stato utile che tu mi avessi mandato diversi medicinali, perch cos ho trovato quelli che mi hanno giovato; ma una volta raggiunto l'effetto, mi pare che sia inutile continuare nel provando e riprovando. Mandami anche qualche ago da cucire dei pi robusti che si possono trovare, perch di quei medi comuni ne ho a sufficienza, e mandami un po' di carta e buste, perch credo che tra qualche settimana le buste almeno siano per finire. - Sar contento se mi scriverai sui nuovi metodi di educazione a cui accenni nella cartolina, perch bambini che giocano con uccellini vivi, con palline, o che portano gli oggetti preferiti a letto, credo ce ne siano sempre stati. Tutto sta a vedere se si  mutato il rapporto tra i bambini e le cose, cio se si riesce a suscitare nei bambini un nuovo modo di concepire la natura e la vita. Mi pare molto interessante che anche nella scuola inferiore si sia introdotta l'istituzione delle brigate d'assalto. Anche in questo campo per bisognerebbe avere molti particolari oltre che sul metodo anche e specialmente sulle disponibilit in materiale didattico: un pericolo che mi pare si affacci subito  quello di creare precocemente un artificiale orientamento professionale. E poi: anche i metodi pi affascinanti diventano inerti se manca il personale capace di vivificarli in ogni momento della vita scolastica ed extrascolastica, e tu sai che proprio i migliori tipi di scuola sono falliti per le deficienze degli insegnanti.
Devo finire perch  trascorsa l'ora per la scritturazione. Ti abbraccio.
ANTONIO.


269.
7 dicembre 1931.

Cara Iulca,
pochi giorni dopo che io avevo scritto l'ultima mia lettera per te, Tania mi invi la traduzione di una tua lettera a lei. Sulle prime, al leggere questa tua lettera, quasi mi rincrebbe di averti scritto nel modo che ti scrissi. Ma ripensandoci meglio, conclusi che anzi avevo tanto pi avuto ragione a scriverti come ti avevo scritto. Perch infatti non informare anche me delle tue condizioni di salute? E del resto queste condizioni possono n spiegare n tanto meno giustificare che tu scriva tanto poco e che le tue lettere a me siano cos vaghe e astratte? Del resto, ci che scrivi della tua professoressa pu esser interpretato estensivamente: se ella si rallegra quando tu le riferisci che hai avuto momenti di collera, di sfogo manifestati in parole aspre si pu dedurre che sia utile provocare in te questi momenti, tormentandoti senza requie. La personalit e la volont sono prodotti dialettici, di una lotta interiore che pu e deve essere esteriorizzata quando internamente l'antagonista  soffocato per un processo morboso; l'importante sarebbe che quel tormentare non sia un astratto tormentare, ma un concreto pungolo della coscienza mosso e vibrato razionalmente. Il motivo razionale mi pare debba essere questo: noi siamo uniti da vincoli non solo di affetto ma di solidariet. Qual volta a volta, possono essere i pi forti e reattivi? L'affetto  un sentimento spontaneo che non crea obblighi perch  fuori della sfera della moralit. Pu essere suscitato irrazionalmente e potrebbe essere, per esempio, se da parte mia, ti scrivessi lettere infiammate. Potrei scriverle, naturalmente, in tutta sincerit, ma non voglio; le mie lettere sono pubbliche, non riservate a noi due e la coscienza di ci mi obbliga ferreamente a limitare l'esplosione dei miei sentimenti in quanto si esprimono in parole scritte in queste lettere. Ci sono dunque i vincoli di solidariet su cui si pu e quindi si deve far leva, mi pare ora che io non avrei mai dovuto smettere di tormentarti i questo senso. Avrei dovuto porti spesso dinanzi a un tuo dovere oggettivo, e dico oggettivo appunto perch dipendente solo dai vincoli di solidariet. Voglio fare l'esempio della chiesa e della religione. Per la chiesa la credenza in dio dovrebbe essere per ogni uomo la fonte della massima consolazione e la base incrollabile della vita morale, mi pare che la chiesa non si fidi troppo di questa incrollabilit e della saldezza di questa consolazione rasserenante, perch spinge i fedeli creare istituzioni umane che con mezzi umani vengano in soccorso degli afflitti e impediscano loro di dubitare e di scuotersi nella loro fede. Pare dunque che la chiesa stessa implicitamente intenda che dio non  altro che una metafora per indicare l'insieme degli uomini organizzati per il mutuo aiuto. Ma se la chiesa, organismo spiritualista per eccellenza, ricorre ai mezzi umani per tener desta la fede nel forze soprannaturali, cosa si dovrebbe dire di organismi laici, realistici per eccellenza, che non facessero ricorso ai mezzi umani per sostenersi? E infatti non succede: succede che singoli appartenenti a questi organismi trascurino i loro doveri in proposito, nonostante, talvolta, che essi formalmente appartengano a istituzioni specializzate per aiutare gli afflitti, scusandosi, farisaicamente, col pensiero che l'afflitto deve essere tanto forte da sostenere con mezzi propri le sue forze morali. Ma anche se ci avviene, e avviene certamente, il dovere  compiuto da una parte sola e un richiamo all'altra parte  necessario. Naturalmente io vorrei farti passare un momento di collera e cos farti lodare dalla tua dottoressa. Cara Iulca, ti abbraccio forte.
ANTONIO.


270.
10 dicembre 1931.

Carissima mamma,
ho atteso invano la tua lunga lettera promessami da Teresina. Spero che essa non sia mancata perch la tua salute non ti permette neppure di dettare. Preferisco pensare che ti sia venuta meno la collaborazione di una amanuense di buona volont. Ho ricevuto solo in tutto questo tempo una cartolina illustrata firmata da Teresina e dai suoi bimbi. Ma chi  "Diddi" (1)? A quale nome cristiano corrisponde? Immagino come si debba sbizzarrire la fantasia di Teresina nell'inventare vezzeggiativi per i suoi bambini: questo Diddi potrebbe essere il nome di uno spirito folletto o di una zana. Teresina dovrebbe scrivermi una specie di dizionario con, da una parte, i nomi nella forma pedestre in cui si trovano nel calendario e dall'altra i derivativi fantastici da lei inventati; mi sar utile perch ormai non mi so pi raccappezzare tra cos lussureggiante fioritura poetica.
Carissima mamma, questa lettera dovrebbe essere dedicata agli auguri per il Natale e quindi bisogna che questi benedetti auguri pur te li faccia. Vorrei sapere notizie precise sulla tua salute e auguro che esse siano le migliori possibili. Carlo scrive? Dopo il suo viaggio a Turi mi ha scritto una sola volta. Ha scritto a Tatiana e le ha annunziato che avrebbe scritto anche a me, ma non ne ha fatto nulla Pare che non abiti pi a Milano, ma in un paese della provincia. E Nannaro vi scrive? Dopo tante promesse che mi aveva fatto, non mi ha mai scritto neanche un rigo. Tuttavia tiro innanzi sempre allo stesso modo, pi sereno che mai, anche se invecchio in carcere. Ti abbraccio teneramente con tutti di casa.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Nomignolo familiare di Luisa Paulesu, nata nel 1929 (confronta la lettera 169).


271.
14 dicembre 1931.

Carissima Tania,
solo gioved ricevetti la tua lettera del 3 dicembre che era giunta tassata non so per quale ragione ma probabilmente per eccesso di peso. Le tue fotografie, nell'insieme, mi sono piaciute moltissimo; avrei per voluto averne qualcuna di recentissima, come mi avevi promesso, perch gi da circa un anno e mezzo non ci vediamo e avrei voluto avere una impressione delle tue attuali condizioni di salute. Non credere per che in ci sia una sollecitazione implicita a che tu per Natale venga a Turi, come scrivi che ti ha proposto Carlo. Credo che faresti male a fare questo viaggio lungo e disagiato e cos, se  possibile, sarebbe bene che tu dissuadessi Carlo. Naturalmente io sarei contentissimo di vederti, come puoi immaginare, ma non mi pare saggio di fare tante spese e sottoporsi a tante fatiche per qualche mezz'ora di colloquio. Qualche volta questi colloqui lasciano pi strascico di amarezze di ci che non sia la breve felicit di vedersi. - Spero che a quest'ora avrai ricevuto le altre mie lettere; ti ho scritto ogni settimana puntualmente e ho scritto anche a Giulia. Forse le mie lettere a Giulia non ti saranno piaciute; non sono piaciute neanche a me, ma mi pare che fosse divenuto necessario scrivere quel che ho scritto, che corrisponde perfettamente alla verit (alla verit dei miei sentimenti, del mio stato d'animo). Tu mi scrivi, per esempio, perch non mi rivolga ai bambini eccetera. La verit  che sono proprio incapace psicologicamente di mettermi in relazione con loro perch concretamente conosco nulla della loro vita e del loro sviluppo. Certo conosco meglio i figli di Teresina, che mi hanno scritto parecchie volte e sui quali Teresina mi informa abbastanza perch io, conoscendo il quadro generale della loro vita per esperienza diretta, possa corrispondere. Immagino invece che per Delio e Giuliano io debbo essere come una specie di Olandese volante, che per ragioni imperscrutabili non posso occuparmi di loro e partecipare alla loro vita: come potrebbe scrivere l'Olandese volante? e poi mi ripugna il mestiere di fantasma. - Cara Tania, ci sono alcune commissioni che ti prego di fare con molta esattezza e precisione. E' giunta la risposta all'istanza da me fatta al Capo del Governo a proposito delle riviste e di una serie di libri (1). La risposta non  completa. Dice che "per ora" posso leggere le riviste italiane a cui sono gi abbonato pi due - L'Educazione Fascista e La Cultura - a cui non sono abbonato ma che aveva messo in lista perch di tanto in tanto ne ricevevo qualche numero, possibilit che volevo conservare. Per le riviste estere e per i libri la risposta non ha accenni; quel "per ora" farebbe supporre un supplemento di risposta in proposito, che potr essere favorevole ma potr anche non esserlo. In questa condizione bisogna avvertire la libreria: 1. che bisogna rinnovare l'abbonamento solo per le riviste italiane gi in corso; 2. che non bisogna mandare, neanche per saggio, dei numeri di riviste n italiane e tanto meno straniere, che tanto non mi sarebbero consegnate; 3. che, almeno provvisoriamente,  meglio non mandarmi neanche libri non italiani. Ricorda, se non l'hai ancora fatto, che non ho ricevuto il fascicolo di Pgaso dello scorso novembre, e fammi mandare i fascicoli di novembre e dicembre dell'Educazione Fascista dove  pubblicato il resoconto del Congresso degli Istituti fascisti di cultura (2) che desidero leggere. Manda, per piacere, la lettera raccomandata. Se le riviste straniere mi saranno concesse ci sar tempo a fare l'abbonamento: nel dubbio  meglio astenersi. Ti mando il modulo del servizio dei conti correnti postali del Corriere della Sera per rinnovare l'abbonamento che scade il 31 dicembre: lo puoi rinnovare per tre mesi o per sei mesi, non pi di sei mesi per. - Cara Tania, ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Puoi mandare a Giulia anche questa parte della lettera oltre alla sua parte.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 263 e nota 1.
Nota 2: Gli atti del secondo Congresso degli istituti fascisti di cultura (Roma, 21-23 novembre 1931) sono pubblicati in Educazione fascista, numero 12, 20 dicembre 1931.


272.
14 novembre (1) [1931].

Carissima Iulca,
ho ricevuto il tuo biglietto del 21 novembre. Tania mi ha anche comunicato la tua lettera a lei e cos il tuo biglietto  stato vivificato, ha perduto della sua astrattezza e vaghezza. In una tua precedente lettera mi accennavi che volevi incominciare a studiare e che avevi domandato il parere della dottoressa che non era stato sfavorevole. Permetti che, con una certa pedanteria, ti faccia una proposta pratica, ti presenti, per cos dire, alcune mie rivendicazioni (credo che nel caso di un carcerato si possa parlare di rivendicazioni in confronto delle persone libere, perch la condizione del carcerato storicamente si ricollega alla schiavit del periodo classico; in Italia galera e ergastolo che si adoperano per carcere indicano questa filiazione in modo evidente). Poich intendi studiare, posso intendere parecchie cose: che vuoi approfondire un qualche tema specializzato o che vuoi acquistare l'abito scientifico, cio studiare per impadronirti della metodologia generale e della scienza epistemologica (senti che parole pedanti). Perch non potresti allora studiare proprio alcune cose che interessano anche me e quindi diventare la mia corrispondente per alcune materie che interessano ambedue perch sono il riflesso della attuale vita intellettuale di Delio e Giuliano? Insomma desidererei (forma generale della prima rivendicazione) essere informato sistematicamente del quadro scientifico in cui si svolge la scuola o le scuole che frequentano Giuliano e Delio, per essere in grado di comprendere e valutare i magri accenni che tu talvolta me ne fai. La quistione scolastica mi interessa moltissimo e interessa molto anche te, perch scrivi che il 60 per cento delle vostre conversazioni si aggira sulla scuola dei bimbi. Esporre in forma ordinata e coerente le tue impressioni in proposito  studio: ti rimetter in condizione di riacquistare, dopo la malattia, la padronanza della tua volont scientifica e delle tue facolt di analisi e di critica. Dovresti naturalmente fare un vero lavoro, e non solo scrivere delle lettere: cio fare un'inchiesta, prendere degli appunti, organizzare il materiale raccolto ed esporre i risultati con ordine e coerenza. Io ne sarei molto felice, di una felicit da pedante,  vero, ma non perci disprezzabile. Mi interessa molto, per esempio, sapere come  stato inserito nella scuola primaria il principio delle brigate d'assalto e gli angoletti specializzati? e quale scopo pedagogico si propone di raggiungere. Pu nascere il dubbio che ci acceleri artificialmente l'orientamento professionale e falsifichi le inclinazioni dei fanciulli, facendo perdere di vista lo scopo della scuola unica di condurre i fanciulli ad uno sviluppo armonico di tutte le attivit, fino a quando la personalit formata metta in rilievo le inclinazioni pi profonde e permanenti perch nate ad un livello pi alto di sviluppo di tutte le forze vitali eccetera eccetera. Potrei per esempio comunicare a Delio le mie esperienze infantili sugli esseri viventi: o gli sembreranno favole l'aver visto le lepri a danzare (o a saltare, ma il popolo ci vede la danza) sotto la luna, o la famiglia del riccio (riccio, riccia e ricciolini) andare a far provviste di mele al chiaro della luna autunnale? Cosa significa l'angoletto degli esseri viventi? Ho letto che il 70 per cento dei bambini delle grandi citt americane non sanno cosa sia una mucca e che c' chi porta in giro delle mucche in gabbia come una volta gli orsi e le scimmie in Italia: avranno l'angoletto con la mucca nelle scuole americane?
Cara Iulca, ti abbraccio forte forte coi bambini.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Si legga dicembre.


273.
21 dicembre 1931.

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 16, scritta, mi pare con una certa malizia, da Teresina. Credo che ridevate tutte e due quanto Teresina scriveva che ti piace coccolarti, che ti piacciono le cose buone, che hai appetito solo quando c' del buono da mangiare, eccetera. Adesso che al mattino prendi il caff e latte invece del caff nero, vorrei sapere se nel caff ci metti l'orzo che  rinfrescante. Inoltre Teresina non mi ha fatto sapere a che nome positivo corrisponde Diddi, una volta mi pare che la sua bambina ultima si chiamava Isa. Io non ne capisco per nulla tra tanti vezzeggiativi: sarebbe pi semplice Cunegonda, Restituta, Ermengarda, eccetera e per i maschi Baldassare, Napoleone, Nabucodonosor.
Aspetto i vostri regali di Natale e ringrazio anticipatamente i bambini che, scrivi hanno partecipato alla scelta degli oggetti. Ti abbraccio con tutti di casa.
ANTONIO.


274.
21 dicembre 1931.

Carissima Tania,
ho ricevuto recentemente i due pacchettini: uno con la carta, le buste, i pennini e l'inchiostro, l'altro con il sale di Hunt, il filo, gli aghi eccetera. Pennini e inchiostro ne avevo ancora a disposizione per parecchio tempo. Parrebbe da quanto hai scritto nella tua cartolina del 14 (il solo scritto tuo che ho ricevuto negli ultimi 10 giorni) che una mia lettera non ti fosse arrivata: infatti a suo tempo ti scrissi che le rose di Gerico erano giunte, ma che da parecchi mesi ogni seminagione e coltivazione erano state proibite, e che l'aiola era stata distrutta. Forse avevi letto in fretta la lettera, o ti eri dimenticata di questo cenno, perch mi pare che tu non abbia mai accennato a mie lettere smarrite.- Gli sputi sanguigni mi sono passati dopo qualche giorno e cos anche il catarro; non  stato nulla di grave. In questi giorni ha fatto molto freddo, con neve abbondante, ma non ho sofferto in modo notevole. Mi pare anzi di aver sopportato il tempo meglio di altri anni e anche meglio di qualche mese fa, quando tuttavia la temperatura era pi mite. Il medico mi aveva ordinato cloruro di calcio con adrenalina, come l'altra volta; io presi anche, a cucchiaini, circa la met della bottiglietta di Sirolina che tu mi avevi mandato. La temperatura del corpo raggiunge qualche volta i 37 gradi e li supera di qualche linea, ma in generale  sui 36.8. Credo che dovrebbe essere pi bassa, cio non oltre i 36.4, ma l'anormalit  dovuta ai disturbi intestinali che continuano, quantunque in forma attenuata. - Mi ha scritto mia madre, raccomandandomi di ringraziarti perch hai contribuito alla confezione del pacco che dovrebbe arrivarmi per Natale: sai che mamm ogni volta che mi scrive di te ti chiama santa creatura? Penso che, nonostante tutto, ci non deve dispiacerti, a prescindere dal linguaggio religioso, perch mia madre  proprio una brava mamma; e del resto, tu meriti tutto il suo affetto come hai tutto il mio. Qualche volta forse ti sembrer che io sia poco affettuoso con te, e che anzi mi compiaccia di essere stizzoso e agro: ti prego di credere che si tratta di un modo esteriore dei miei rapporti con i familiari, dovuto a tutta una abitudine del passato; si pu dire che dai 13 anni in poi io ho vissuto isolato, mentre ero portato molto alla socievolezza e alla tenerezza; per sembrare forte, pi forte di ci che non fosse compatibile le con la mia et, mi feci un abito esterno di freddezza eccetera di cui non sono poi mai riuscito a liberarmi e forse neanche ad attenuare. - Non ho ricevuto il fascicolo di settembre-ottobre della Riforma sociale: vuoi scrivere alla Libreria pregando di procurarmelo? - Ti ricordi della signora Malvina Sanna, (1) alla quale, da parte mia, scrivesti due volte nel '29 e nel '30? Mi ha scritto una cartolina postale che per non mi  stata consegnata e che perci non so cosa contenesse. Se ricordi il suo indirizzo (deve essere Corso Indipendenza, Milano, ma non so il numero) scrivile due righe ricordandole che questa volta il suo scritto, a differenza delle altre volte, non mi  stato consegnato, e che pertanto non posso rispondere a quanto ha scritto nemmeno per tuo mezzo. Forse a suo marito permettono di scrivere e di ricevere lettere anche da parenti lontani; a me questo non  permesso. E' possibile che abbia scritto anche altre volte e che ritenga che io non risponda per cattiva volont; ci mi dispiacerebbe molto. Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 147.


275.
28 dicembre 1931.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 23 dicembre, dove mi riferisci della tua corrispondenza con Carlo a proposito del vostro viaggio a Turi.
Credo che tu abbia fatto male a insistere con Carlo per indurlo al viaggio: sarebbe troppo lungo e anche un po' difficile e imbarazzante spiegarti tutti i perch di questa affermazione. Cos  assurdo che tu venga a Turi proprio in questa brutta stagione. Se questa lettera ti giunge in tempo, ti prego proprio di cuore di interrompere ogni preparativo, di scrivere a Carlo per fargli smettere il proposito e di attendere un'altra occasione in cui il viaggio si possa fare con pi agio.
Hai fatto bene a rifare l'abbonamento al Corriere della Sera. Della Gazzetta del Popolo  inutile occuparsi; abbonarsi a due giornali credo non si possa, o almeno credo sarebbe necessario fare una pratica presso il Ministero, cosa che non voglio fare, avendo ancora una pratica in pendenza. Del resto mi sono persuaso che abbonarsi a due giornali sarebbe perfettamente ozioso. Pu darsi che la Gazzetta del Popolo sia migliorata, tutto  relativo: deve essere migliorata specialmente per ci che riguarda la collaborazione letteraria e di variet; ma dal punto di vista dell'attrezzatura giornalistica (servizi, informazioni eccetera) non  certo superiore al Corriere, i cui difetti devono essere una malattia organica di tutto il giornalismo attuale. La nessuna organicit nelle informazioni, il parlare di avvenimenti riferendosi ad antecedenti che non sono stati dati, come se il lettore dovesse conoscerli (cio il supporre che il lettore legga parecchi giornali o legga i giornali stranieri), il non commentare fatti di importanza primaria come la trasformazione della Banca Commerciale o la creazione del Credito Mobiliare, limitandosi a riprodurre i commenti e le informazioni dei giornali stranieri, non possono essere deficienze del solo Corriere. Allora a che gioverebbe avere un altro giornale che sarebbe solo una copia peggiorata e scorretta del Corriere? Solo per leggere qualche articolo di terza pagina? Non varrebbe la pena.
Mi dispiace di non poter scrivere a mia madre. Essa mi aveva annunziato che per la vigilia di Natale avrei ricevuto un pacco per ferrovia, ma il pacco non  giunto neppure oggi, sebbene siamo gi al 28. Ti dico che avevo gi pensato che non sarebbe giunto a tempo, quando lessi che ci si erano messi d'impegno e volevano fare le cose in grande e avevano addirittura fissato che sarebbe giunto per la vigilia di Natale. Dovresti davvero conoscere come sono quei di casa mia: fanno sempre un mucchio di progetti, di ipotesi, di grandi preparativi e poi dimenticano qualche cosa di essenziale che fa fallire tutti i progetti ben costruiti. Ci anche nelle piccole cose; se ne parla a lungo tanto tempo prima, in idea tutto viene analizzato, pesato, discusso come si trattasse di affari di Stato, si domandano dei pareri, si consultano orari, cataloghi eccetera. Quando io ero ragazzo mi divertivo a canzonare questo modo di fare e di operare e facevo arrabbiare tutti: finivo col litigare con tutti. Ti potrei raccontare delle storie molto amene. Mio padre e i miei fratelli credevano di avere grandi capacit commerciali, per gli affari; facevano sempre dei gran castelli in aria e criticavano la mancanza di spirito di iniziativa degli altri Sardi. Naturalmente non ne riusciva mai bene una delle loro iniziative e la colpa era sempre degli altri, come se questi altri non fossero esistiti anche prima e non avessero dovuto essere presi in considerazione prima di incominciare. Tuttavia mi dispiace di non poter scrivere di aver ricevuto il pacco per il giorno di Natale; se avessi saputo cosa c'era, avrei scritto di aver ricevuto e di aver molto gustato questo e quello, sicuro di renderli felicissimi, perch mi sarei rappresentato il quadro. Chiss la mamma come sar disillusa quando sapr che il suo piano non  riuscito. Tanto pi che ti aveva pregato di rinunziare e di lasciar fare a lei per questa volta.
Carissima Tania, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.



1932.

276.
4 gennaio 1932.

Carissima mamma,
il tuo pacco natalizio  giunto solo per capo d'anno, ma l'importante  che sia giunto in buono stato e senza che nulla del contenuto sia andato a male. A dir il vero, io credevo sarebbe giunto anche pi tardi, date le tempeste che hanno infuriato sul Tirreno e che devono aver ritardato la navigazione tra la Sardegna e il continente; e poi mi pare che tu e gli altri abbiate avuto soverchia fiducia nei treni che ora vanno in orario pensando che un collo spedito il 19, sarebbe arrivato a Turi il 24; ci sono voluti sette giorni in pi. Ringrazio dunque tutti quelli che hanno collaborato alla confezione del pacco, dai pi anziani fino a Diddi, i cui regalucci sono stati molto graditi e che metter ogni sera sotto il cuscino per poter giocare quando non avr sonno e non sapr come passare le lunghe notti. Non mi sono accorto che il pane non fosse ben lievitato, ci che ha fatto disperare Teresina; mi  sembrato che fosse ottimo anche se duro come il macigno: dunque sono dispostissimo a credere che Teresina sia diventata una massaia perfetta, quantunque da ragazza non mi pare di ricordare che ne avesse molta tendenza. Chiss se ha imparato a cucinare il fric e i fricand! ho mangiato finora solo qualcosettina, perch soffro di viscere e devo essere molto regolato e prudente, ma piano pian consumer tutto. Mi ha fatto maraviglia che alla Tanca Regia (1) maturino i mandarini; chi coltiva la Tanca Regia? Gli ex combattenti? E i mandarini sono abbastanza buoni, a mio gusto. Tatiana mi ha scritto che forse in questi giorni verr a Turi insieme con Carlo. Io non sono contento che Carlo spenda tanti quattrini per un viaggio cos lungo:  stato qui in agosto e mi pare un'esagerazione fare un altro viaggio in gennaio. Se verranno, spedir all'indirizzo di Teresina un collo di libri; vi sar anche la scatola coi dodici pastelli che avevo promesso a Mea e che non ero riuscito mai a spedire. Spero che sar contenta anche se si tratta di una cosettina da poco. Carissima mamma, ti faccio gi da oggi gli auguri per la tua festa; le lettere arrivano sempre in ritardo e forse solo scrivendoti oggi far a tempo a farti ricevere gli auguri per il 19. Spero che ti sia rimessa in salute e che vada sempre meglio per l'avvenire. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Ti prego di spedire a Tatiana l'altra met del foglio.

Note.
Nota 1: Vasto appezzamento di terreno sulla via tra Abbasanta e Santu Lussurgiu, antico allevamento di cavalli sardi all'epoca degli Aragonesi. Trasformata in territorio di pascolo, e venduta pi tardi all'Istituto Fondi Rustici, negli anni venti la Tanca era stata adibita a sperimentazioni agricole. La zona, verdeggiante e ricca di frutteti, era diventata meta di gite e passeggiate anche per la famiglia Gramsci.


277.
4 gennaio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 31 dicembre. Non mi accenni al tuo proposito di venire a Turi; spero che, seguendo il mio consiglio, rimanderai a un'altra volta e sia riuscita a distogliere Carlo. Nel dubbio che tu possa metterti in viaggio e che questa lettera non ti trovi a Roma, ti scrivo poche righe per dirti qualche cosa sulla quistione posta da Piero (1).
Credo che non si possa parlare di una trascrizione scientifica dei nomi russi in italiano. Scientifico in questo caso significherebbe una sola cosa: conformarsi alle regole, con le sue lettere e con tutti i segni diacritici connessi, stabilite dall'Archivio Glottologico Italiano per riprodurre i suoni delle diverse lingue e dialetti in modo uniforme tanto per gli scienziati italiani che per quelli degli altri paesi. Ma si tratta di un tale apparato, e cos difficile per i profani, che una tale soluzione complicherebbe enormemente le cose. Si tratta dunque di trovare una trascrizione convenzionale che sia la pi comprensibile per il maggior numero di lettori. Nel passato il Corriere della Sera aveva un suo modo di trascrizione, che, data la diffusione del giornale, avrebbe potuto diventare popolare; ma oggi anche nel Corriere non c' nessun metodo e quindi il riferimento non vale. Se l'iniziativa fosse una grande iniziativa e con caratteri di continuit, si potrebbe domandare all'editore di stabilire una regola di trascrizione e di imporla. Altrimenti mi pare che il meglio sia adattarsi al modo di trascrizione della Slavia che ha il beneficio di essere il pi diffuso e conosciuto, anche se molto imperfetto (l'imperfezione maggiore  quella di adoperare lettere latine con altro suono da quello tradizionale). Se si volesse introdurre una nuova convenzione bisognerebbe tener conto della nota di Bruno Migliorini pubblicata nel numero speciale della Cultura dedicato a Dostoievski nel 1931 (2). La difficolt maggiore consiste nel fatto che l'alfabeto italiano  troppo povero di segni e che nell'ortografia italiana per lo stesso fenomeno si usano mezzi diversi. Il segno "h" che serve per il "chi", "che" non serve invece per il "gni", "gne" eccetera e non serve per il "sci", "sce" a differenza del portoghese che scrive "nh" e dell'inglese che scrive "sh". Cos  del suono "j" francese; per riprodurre in ortografia italiana il suono j che esiste in sardo meridionale si  adoperato il "x", ma con l'effetto che tutti pronunziano "cs" il j (come Simaxis, che viene pronunziato Simacsis e non Simajis). D'altronde la Slavia e altre case fanno un tale abuso di j italiane per trascrivere le "i" russe che fissare l'uso mi pare impossibile. L'importante mi pare, dato che bisogna ricorrere a una convenzionalit, di prendere quella che ha gi una tradizione e quindi una diffusione e un uso conosciuto.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Il 27 dicembre Sraffa aveva indirizzato la seguente richiesta a Tatiana che, scrivendo il 31 dicembre a Gramsci, l'aveva trascritta pressoch letteralmente: Vorrei sottoporre a Nino un quesito, propostomi da un amico che fa delle traduzioni dal russo in italiano. Come pensa egli che si dovrebbero trascrivere i nomi propri russi in italiano? Bisogna adottare un metodo "scientifico" cio uniforme, per esempio usare per il suono "sci", anche davanti a consonante, la forma "sh" ? oppure adottare un metodo "popolare", cio volta per volta seguire quella forma che letta all'italiana d il suono pi vicino al russo - per esempio scrivere "stci" per la lettera russa (un carattere cirillico), e "sci" per la lettera russa (un carattere cirillico). Si tratta di una traduzione popolare, ma il mio amico  filologo e propende per la forma scientifica, mentre il suo editore insiste per quella popolare. Che cosa ne pensa Nino? ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 42).
Nota 2: B.M., "Come si scrive...?", La Cultura, numero 2, febbraio 1931, pagine 193-195. Questo fascicolo della rivista  menzionato varie volte nei "Quaderni", citato, pagine 780, 1685, 1882, 2133.


278.
11 gennaio 1932.

Carissima Tania,
luned scorso ho inviato la lettera direttamente a mia madre. Dovevo informarla dell'arrivo del pacco e inoltre non ero sicuro che tu, nei giorni in cui essa avrebbe dovuto giungere, ti fossi trovata a Roma, poich le tue ultime lettere potevano lasciar prevedere che invece potevi trovarti a Turi o in viaggio. In questo frattempo ho ricevuto da te: una cartolina del 29 dicembre, una lettera del 31 e una lettera del 5 gennaio. Poich mi scrivi che ti sono rincresciute alcune mie osservazioni o espressioni, cercher di spiegarmi meglio e di giustificarmi, sebbene credo che tu non abbia pensato che io volessi procurarti qualsiasi dispiacere. Cos non c'era irritazione alcuna da parte mia, o desiderio di pungerti, quando osservai, a proposito delle cos dette rose di Gerico, che forse avevi dimenticato una mia precedente lettera o l'avevi letta affrettatamente. Ci capita anche a me. Siccome devo scrivere a giorno fisso ed entro un orario fisso, anche se proprio in quel momento non ne ho voglia o mi sento indisposto, mi capita di dimenticare, proprio allora che occorrerebbe ricordare, delle cose che prima avevo pensato di scrivere eccetera. Anzi ti prego sempre di tener conto di questo fatto: che appunto scrivo a orario fisso e talvolta devo accelerare la scrittura a rotta di collo per finire in tempo; tutto ci determina uno speciale stato di nervosismo che si riflette nelle lettere e nella loro forma frettolosa e incoerente. Cos a proposito delle ultime sopracalze che mi hai mandato. In realt io le ho appena viste e non le ho neppure prese in mano quando arrivarono. Devi tener presente che in cella si pu tenere pochissima roba, il puro necessario. Quando giunge qualche pacco o pacchetto, si  chiamati per assistere all'apertura e per controllare che tutto sia in ordine. Si porta via qualche cosa con s, se si dimostra di averne bisogno immediatamente; la regola  che si riporta il vecchio e si prende il nuovo. Perci mi capita qualche volta di scoprire nel magazzino degli oggetti che mi ero dimenticato di possedere eccetera (certo devo avere del cioccolato di un anno fa almeno, perch ne mangio pochissimo e mi dimentico di riprenderne dopo aver consumato la razione ricevuta, eccetera). Avendo dunque appena visto le sopracalze ti scrissi che mi sembravano di traliccio; perch? Le sopracalze servono non solo per proteggere le calze dall'attrito con le scarpe, ma anche per proteggere la pelle dall'umidit, poich le scarpe, anche se nuove, sono mal confezionate e l'acqua filtra dalla suola e dalle cuciture. Ecco allora che io mi ricordavo (mi era rimasto impresso) solo del fatto che questo nuovo tipo di sopracalze, se erano buone contro l'attrito non lo erano contro l'umidit, per il tessuto largo, non compatto, che io espressi con la parola traliccio. Le precedenti sopracalze invece riunivano le due qualit e perci ti scrissi di preferirle. Forse avrei dovuto spiegarti gi allora tutti questi particolari: un'altra volta cercher di essere pi diligente e motiver accuratamente tutte le mie affermazioni; dovr essere lungo perch non conosco i titoli merceologici, e perci dovr ricorrere a perifrasi eccetera - L'ultima tua lettera, quella del 5,  quasi completamente dedicata alla quistione del viaggio di Carlo. Tu scrivi Non so spiegarmi da che cosa tu abbia potuto pensare che io avessi insistito presso Carlo per indurlo a fare il viaggio a Turi. Niente di simile! eccetera. La mia osservazione, anche in questo caso, non aveva nessuna intenzione di rimprovero e non meritava nessuna reazione e giustificazione da parte tua: essa era collegata a questa informazione contenuta nella tua lettera del 23 dicembre e che ti trascrivo: ho ricevuto stasera una lettera da Carlo, in cui egli scrive che dato che il doppio stipendio, che deve prendere all'occasione delle feste, non lo potr avere prima del 31, egli potrebbe farti la visita verso il 9 o il 10 gennaio, perch non pu assentarsi proprio i primi giorni del mese, dato che non ci sar chi potrebbe supplirlo. Io gli ho risposto che potrei prestargli i denari necessari per il viaggio eccetera, affinch egli possa approfittare dell'occasione della licenza per le feste natalizie e del capo d'anno per partire e non essere costretto a chiedere una licenza estra. Mi riferivo a questo fatto e credo che si potesse parlare di un tuo insistere o sollecitare per il viaggio di Carlo, perch la tua offerta di un prestito pu bene dirsi un insistere o sollecitare. Il tuo Niente di simile!  troppo veemente e ingiustificato. - Mi riferisci le impressioni di Carlo dopo il suo viaggio a Turi nell'agosto scorso; non voglio discutere le impressioni e le illazioni relative. In ogni modo ci sono stati dei fatti nuovi. Quando Carlo venne a trovarmi, gli parlai molto francamente sul suo modo di comportarsi nella corrispondenza con me. Gli dissi che quando non si risponde alle mie lettere, io posso anche essere autorizzato a pensare che in realt, sotto le apparenze, convenzionali talvolta, dell'affetto e della cortesia, si nasconda la sostanza, pi o meno esplicita e anche pi o meno consapevole, della volont di trovare un modo per rompere una relazione che pu essere (ed  senz'altro) un peso. Perci, alle sue proteste eccetera, risposi che se ancora, dopo questa franca chiarificazione, egli avesse interrotto senza una ragione la sua corrispondenza, io ne avrei tratto le necessarie conseguenze. Ci che appunto ho fatto. Quando tu scrivi: Che egli non ti scriva non significa nulla in un determinato senso, poich non conoscevi questo episodio, sottolinei senza saperlo un determinato senso. Del resto non voglio insistere su questo argomento. Solo ti prego cordialmente di non fare nessun atto che possa sollecitare Carlo a venire a Turi, anzi di fare tutto il contrario, di fargli sapere che un tale viaggio lo ritengo inutile e fuori luogo.
Ho esaurito questi argomenti pi o meno litigiosi e non ho pi voglia di scrivere.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Anche questa volta stavo per dimenticare qualcosa. Tempo fa, ti pregai di mandarmi qualche informazione sulle operazioni per il colon discendente e sui progressi fatti dalla chirurgia in proposito. Allora tu eri ammalata e mi dimenticai di ripresentarti la domanda quando saresti stata in grado di rispondermi. Ti ripeto alcune circostanze: l'ammalato che vorrebbe sottoporsi all'operazione  in uno stato abbastanza grave. Ha avuto le scrofole, l'intestino gli ha procurato una psoriasi che in certe circostanze ricopre di espulsioni e di croste due terzi della pelle del corpo ed ha una sifilide ereditaria sia pure non grave. Tuttavia  molto volontario ed ha una vitalit notevole.


279.
18 gennaio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina del 9 e la lettera del 12. Avrai ricevuto a quest'ora la mia lettera di luned scorso e anche quella del 4 che Teresina mi ha scritto di averti inviato subito. - Sono contento che abbia cambiato di casa, se ci ti pu rendere meno affliggente la piccola vita quotidiana. Il vecchio Isacco era gi qualche anno fa un uomo completamente demoralizzato, un vero cadavere vivente, ma senza che ne avesse coscienza, anzi, con delle pretese e delle vanit che facevano pi stomachevole il tanfo cadaverico: penso che dopo la morte della signorina Lidia debba essere diventato ancor pi insopportabile, ancor pi mort qui saisit le vif (1). Ti ricordi di ci che ti dissi nel '24, poco dopo che ci eravamo conosciuti? Una volta Genia mi raccont che tu avevi creduto si fosse trattato di una mia invenzione non molto spiritosa invero; ma non era per nulla una invenzione, era la verit, forse attenuata e addolcita, se ben ricordo. Perch poi avrei dovuto inventare una cosa cos turpe? Del resto, dopo aver appena parlato con lui, ebbi subito l'impressione del carattere dell'uomo, che non era da prendere sul serio e da considerare come alcunch di consistente. Devo dire anche che per un po' di tempo l'impressione avuta dal padre si estese meccanicamente sul figlio, e fu ingiustizia come ebbi occasione di accorgermi quasi subito. Credo che Valentino tra breve debba ritornare a casa: forse ricorderai che egli ha una certa quantit di miei libri che mi dispiacerebbe di perdere, anche perch non so esattamente di quali libri si tratti, sebbene egli me ne abbia parlato a Roma. Te ne potrai occupare a suo tempo? - In tutto questo tempo non ho avuto nessun malessere acuto o semiacuto. Anzi, relativamente, mi pare di vivere abbastanza bene. E' vero che sono sempre svogliato, ora molto nervoso, ora invece in preda allo snervamento e all'apatia; ma credo che questo stato di semiebetimento sia una forma di difesa dell'organismo psicofisico contro il logorio permanente che si subisce in carcere a causa di tutte le piccole cose e i piccoli fastidi. Si finisce per diventare micromani (e forse io lo sono gi diventato pi di quanto io stesso creda) a sentirsi limare continuamente i nervi da tante piccolezze e piccoli pensieri e piccole preoccupazioni. D'altronde vedi ci che avviene: - Prometeo in lotta con tutti gli dei dell'Olimpo ci appare un tragico titano; Gulliver legato dai lillipuziani ci fa ridere. Se Prometeo invece di avere il fegato quotidianamente divorato dall'aquila, fosse stato rosicchiato dalle formiche, avrebbe fatto ridere anche lui. Giove non  stato molto intelligente al tempo suo: la tecnica per disfarsi degli avversari non si era ancora molto sviluppata. Un novelliere moderno (non mi ricordo, ma mi pare sia Guelfo Civinini) immagina che un marito, per rovinare un bellimbusto di cui la moglie incomincia a infiammarsi, lo rinchiuda per una notte in una capanna abbandonata, infestata di pulci affamate: si immagina il bocchino della signora allo spettacolo dello spasimante crivellato di poco simpatiche punture pulcesche! - Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Ho letto, nel giornale, delle truffe commesse da usciti del carcere ai danni delle famiglie di persone ancora carcerate. Non ricordo di averti mai avvertito in proposito e non credo inutile farlo, conoscendo il tuo buon cuore e l'inclinazione tua a non sospettare dell'altrui scelleratezza.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 196. Da via Como, dove abitava presso Isaac Schreider, Tatiana si era trasferita al numero 62 di via Federico Cesi, presso una famiglia francese.


280.
18 gennaio 1932.

Carissima Teresina,
ho ricevuto la tua lettera del 14, con la lettera di Franco, i suoi disegni a colori e la letterina di Diddi e Mima. Ringrazio tutti i tuoi bambini e non so proprio immaginare che cosa possa fare per dimostrare il mio affetto per loro. Ci penser e vedr di inventare qualche cosa che venga da me per loro, perch altrimenti non ci sarebbe gusto e non avrebbe nessun significato. Forse far cos. Ho tradotto dal tedesco, per esercizio, una serie di novelline popolari (1) proprio come quelle che ci piacevano tanto quando eravamo bambini, e che anzi in parte rassomigliano loro, perch l'origine e la stessa. Sono un po' all'antica, alla paesana, ma la vita moderna, con la radio, l'aeroplano, il cine parlato, Carnera eccetera non  ancora penetrata abbastanza a Ghilarza perch il gusto dei bambini d'ora sia molto diverso dal nostro d'allora. Vedr di ricopiarle in un quaderno e di spedirtele se mi sar permesso, come un mio contributo allo sviluppo della fantasia dei piccoli. Forse il lettore dovr metterci un pizzico di ironia e di compatimento nel presentarle agli ascoltatori, come omaggio alla modernit. Ma questa come si presenta? Ci saranno i capelli alla garonne immagino, e si canter su Valencia e sulle mantiglie delle donne madrilene, ma ancora sussisteranno tipi all'antica come tia Alene e Corroncu e le novelline avranno ancora un ambiente adatto. Del resto, non so se ricordi: io dicevo sempre, da bambino, che avrei desiderato di vedere tia Alene in bicicletta, ci che dimostra che ci divertivamo a mettere in contrasto i trogloditi con la modernit relativa d'allora; ci pur essendo gi pi oltre del nostro ambiente, questo non cessava d'esserci simpatico e di destare sensazioni piacevoli in noi. - Mandami ancora delle notizie della mamma che abbraccerai tanto insieme con tutti di casa.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Le novelle dei fratelli Grimm (confronta la lettera 37, nota 1).


281.
25 gennaio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina del 20 gennaio. Ti ringrazio per gli auguri che mi hai fatto per l'onomastico prima e ora per il compleanno: questo anno non ti sono giunti i miei auguri per il 12 gennaio (1) perch inviai a casa la lettera scritta verso i primi giorni dell'anno e perch la lettera successiva non sarebbe giunta pi in tempo; avrei potuto accennartene lo stesso, ma in verit me ne sono dimenticato all'ultimo momento, all'atto di scrivere.
Non credo che la libreria abbia tenuto conto degli avvertimenti che ti avevo pregato di comunicarle. Ho visto che sono giunte ancora alcune riviste estere del nuovo anno, mentre avevo scritto di disdire l'abbonamento. La risposta del Ministero non  ancora giunta e mi pare che ormai ci sia da sperar poco in un accoglimento dell'istanza (2). E' avvenuto anche questo fatto nuovo: mi sono giunti direttamente dall'amministrazione della rivista i primi due numeri della Critica Fascista, ci che fa credere che la libreria abbia, quest'anno, rinnovato gli abbonamenti dando il mio indirizzo direttamente e non seguendo le modalit degli anni precedenti. E' stata forse dimenticata a ragione per cui queste modalit erano state stabilite; nei primi tempi, quando ero ancora a Milano, gli abbonamenti diretti, per una ragione o per l'altra, non funzionavano, nel senso che andava perduto o disperso circa il 30 per cento del materiale. In seguito a questi inconvenienti fu ritenuto migliore di centralizzare gli arrivi nella libreria che poi mi spediva le riviste in pieghi raccomandati; certo il servizio costava di pi, ma il materiale giungeva. Ci era meglio anche per il fatto che io non posso scrivere alle diverse amministrazioni per reclamare i fascicoli perduti eccetera. Ti prego di scrivere al direttore della Libreria domandando chiarimenti e spiegando questi motivi. - Cos non ho ricevuto il fascicolo ottobre-novembre 1931 della Riforma Sociale che ti avevo pregato di domandare perch non giunto a suo tempo. Poich scrivi, domanda anche che mi siano spediti i seguenti libri: 1. "Almanacco letterario" Bompiani per il 1932; 2. R. Morandi - "Storia della grande industria in Italia" - Ed. Laterza - Bari; 3. B. Croce - "La Rivoluzione del 1848. - Il compimento del moto liberale-nazionale e la crisi del 1870" - Laterza, Bari; 4. B. Croce - "Punti di orientamento della filosofia moderna: Antistoricismo" - Laterza - Bari; 5. Harold J. Laski - "La libert nello Stato moderno" - Laterza, Bari; 6. Emilio Zanella - "Dalla barbarie alla civilt nel Polesine" - Ediz. dei Problemi del Lavoro, Milano; 7. Silvio Benco - "Il Piccolo di Trieste" - Ed. Treves-Treccani-Tumminelli. - Ti prego di scrivere questa lettera con molta chiarezza. Ti riepilogo i punti: - 1. Ricordare che devono essere disdetti gli abbonamenti alle riviste estere. - 2. Avvertire che non mi siano mandati libri in lingua non italiana, a meno che io stesso non li abbia domandati. - 3. Domandare chiarimenti sulle modalit degli abbonamenti per quest'anno, pregando che si continui come negli anni passati, unico modo, dato il funzionamento del servizio postale, di ricevere realmente le riviste e di non essere abbonati che di nome. - 4. Insistere per il fascicolo della Riforma Sociale dell'ottobre-novembre 1931. - 5. Mandare la lista dei nuovi libri domandati. Per ci che riguarda il servizio postale puoi ricordare il fatto che le riviste bibliografiche tedesche che la Libreria mi inviava fuori piego, con la posta ordinaria, mi arrivavano saltuariamente, nella proporzione forse del 30 per cento se non meno. Sai che questo affare delle riviste mi sta molto a cuore. In questo ultimo tempo le mie possibilit di lettura sono sempre pi andate restringendosi; ho sempre paura che per una disorganizzazione qualunque anche ci che mi resta disponibile vada in malora e la mia vita si immeschinisca ancora di pi. - Nella tua cartolina a un certo punta scrivi: Potevo io, in realt, dopo la tua penultima, mettermi senz'altro in viaggio per Turi? Certo per me ed anche per te naturalmente avrei dovuto farlo, ma in tal caso partire sola, senza aver risolto la quistione con Carlo, non seppi farlo, perch credevo che Carlo avrebbe reagito in qualche modo, e sono rimasta! Non capisco per quale associazione di idee tu abbia scritto cos; pare che tu ti scusi di non essere partita per Turi dopo la mia penultima lettera. Hai fatto benissimo a non partire ed io stesso ci ti raccomandavo. Probabilmente in questa penultima lettera io accennavo al fatto che ti sospettai in viaggio mentre scrivevo, ma ci perch tu mi avevi scritto quasi perentoriamente che saresti assolutamente venuta eccetera e io non ero sicuro che la lettera ti avrebbe trovato a Roma; ma in questo caso, che poi fu il caso reale, ti raccomandavo di non farne nulla e di non insistere presso Carlo. Qualche volta, nelle tue lettere, tu ti abbandoni al flusso di pensieri che non si sono fissati ancora nella tua coscienza (almeno mentre scrivi) e ci d una certa nebulosit alle tue lettere. Sarebbe bene scrivere le cose gi ben fissate dallo stato vaporoso e non fissarle (in ogni caso) senza prima averle discusse con me, quando mi riguardano da vicino. Tu non hai ancora capito bene quale sia la reale psicologia di un carcerato. Ci che pi fa soffrire  lo stato di incertezza, l'indeterminazione di ci che deve avvenire da parte delle persone che non sono gli agenti di custodia, perch si aggiunge (ma con una ben diversa portata) allo stato di incertezza e di indeterminazione che  propria dell'essere carcerati. Ci si abitua dopo molta sofferenza e dopo molti sforzi di inibizione a essere un oggetto senza volont e senza soggettivit nei confronti della macchina amministrativa che in ogni momento ti pu spedire a destra e a mancina, farti cambiare abitudini radicate eccetera eccetera; se a questa macchina e ai suoi sussulti irrazionali si aggiunge anche l'attivit irrazionale e caotica dei propri familiari, il carcerato si sente addirittura schiacciato e stritolato. Non bisogna mai fare progetti e promesse vaghe e nebulose, non bisogna limare i nervi, altrimenti avviene anche a me, che pure sono molto paziente e capace di ogni inibizione, di irrigidirmi nell'affermazione della mia propria volont e di farla contare anche se non ne vale la pena, per dimostrare a me stesso di essere ancora vivo. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Compleanno di Tatiana.
Nota 2: Confronta la lettera 263 e nota 1.


282.
1 febbraio 1932.

Carissima mamma,
ho ricevuto la lettera di Grazietta del 15 gennaio. Le notizie che mi manda non sono troppo abbondanti e precise, ma almeno mi assicurano che nelle condizioni generali della tua salute non c' nessuna novit spiacevole. Non so come sia organizzata la scuola di avviamento a Ghilarza e quali siano esattamente le materie di studio per tutto il corso. Ho letto nel Corriere della Sera la discussione svoltasi in parlamento a proposito di questo tipo di scuola (1), ma gli argomenti trattati erano troppo generici e vaghi per farsi delle idee precise. La sola cosa importante che se ne poteva ricavare era che la scuola d'avviamento non  fine a se stessa, ma lascia la possibilit di una ulteriore carriera scolastica; quindi anche per Mea l'ultima parola non  detta e questi anni non saranno completamente perduti. Ci che mi pare essenziale nel caso suo, e che deve servire a voi tutti nella condotta da seguire nei suoi confronti,  la necessit di farle sentire che dipende da lei e dalla sua volont se sapr impiegare questo tempo per studiare per conto suo, oltre che i programmi della scuola, per essere in grado, se le condizioni mutano, di fare un balzo in avanti e intraprendere una carriera scolastica pi brillante. Tutto sta che ella abbia della buona volont e dell'ambizione, nel senso nobile della parola. Del resto, non croller il mondo se ella finir la sua vita a Ghilarza, facendo la calza, per non aver voluto tentare di riuscire a fare qualcosa di meglio e di pi brillante. Non so se ella  iscritta fra le giovani italiane. Penso di s, quantunque non me ne avete mai scritto, e immagino che per queste cose di parata ella abbia dell'ambizione. Cos seguir la sorte delle altre giovani italiane, quella di diventare delle buone madri di famiglia, come si dice, dato che trovino l'imbecille che le sposi, ci che non  sicuro, perch gli imbecilli vogliono come mogli delle galline, ma galline con contorno di terre al sole e di risparmi alla posta.
Ringrazia il figlio di zia Maria Domenica del suo ricordo e dei suoi saluti.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Gramsci aveva avuto notizia della discussione dai resoconti del Corriere della Sera del 26 novembre 1931. Sull'argomento si veda anche la nota "Passato e presente. La scuola professionale", in "Quaderni del carcere", citato, pagine 825-826.


283.
1 febbraio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 28 gennaio. Ti ringrazio delle informazioni sull'operazione chirurgica; esse mi sono state sufficienti ed erano conformi allo scopo per cui servivano. Non so se hai gi scritto la lettera alla Libreria, di cui ti ho pregato nella mia ultima. Se non hai ancora scritto, tieni conto di una variazione, questa: che ho ricevuto l'"Almanacco letterario" Bompiani e che pertanto esso deve essere tolto dalla lista dei libri. Gli altri punti sono ancora d'attualit.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


284.
8 febbraio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua raccomandata del 2, con le lettere di Giulia. Risponder a Giulia luned prossimo. Spero di ricevere nel frattempo la traduzione della lettera di Delio; a questo proposito vorrei avvertirti di mettere, tra parentesi, il nome russo degli uccellini e dei pesciolini di cui egli parla, perch non avvenga per le mie lettere ci che  avvenuto per la lettera di Delio, che cio Giulia non sappia ritradurre i termini italiani. Non  escluso anche che si tratti di variet locali con nome intraducibile in altre lingue; perci non scervellarti troppo coi dizionari e accontentati, quando la trovi, dell'indicazione generica di specie; l'importante  di non confondere gli ordini di grandezza, parlare, cio, di uno scricciolo come se fosse un'aquila e viceversa. Sono ansioso di leggere la lettera di Delio: riuscir a intavolare una corrispondenza seguita, a introdurmi tra gli interessi concreti e vivi della sua esistenza?
Ho letto con interesse il brano di Piero sulla nostra un po' sconnessa e poco amabile discussione sui cos detti Due Mondi (1) (mi fa ricordare l'Eroe dei Due Mondi e avvicinamenti simili del periodo romantico ottocentesco: anche la Rivista dei Due Mondi fu fondata nel 1830!). Poich risulta che gli hai mostrato le mie lettere e quindi lo hai informato dei termini generali della nostra controversia, ti sar grato se mi comunicherai la sua opinione in proposito. Non credo che egli sia d'accordo n coi vecchi rabbini n coi giovani sionisti, ma sembrerebbe che accetti l'esistenza, almeno in certi limiti, dei famosi Due Mondi. Le sue osservazioni, quantunque obbiettivamente interessanti, non mi paiono esatte completamente. Non credo che sia giustificata l'illazione che ci sia evidentemente la tendenza a fare di nuovo degli ebrei una comunit isolata; questa tendenza pare sia piuttosto quella soggettiva dei vecchi rabbini e dei giovani sionisti. Obbiettivamente gli ebrei, in seguito al concordato, vengono a trovarsi nelle condizioni dei protestanti, ma esiste o esister una categoria sociale che si trover in una condizione ben triste, a paragone degli ebrei e dei protestanti, e sar (o  gi) quella dei preti spretati e dei frati sfratati, i quali perci saranno esclusi dagli impieghi statali, cio saranno degradati come cittadini: che sia stato possibile istituire giuridicamente una tale categoria di paria civili, mi pare ben pi importante che non la situazione giuridica degli ebrei e dei protestanti, ai quali sono date delle prerogative giuridiche tutt'altro che degradanti, nello spirito della legge. Io non escludo che una tendenza antisemita possa ancora nascere; non vedo che esista oggi. Gli indizi in contrario possono essere spiegati con altre ragioni e d'altronde sono equilibrati da altri fatti non meno significativi. Ma il fatto che secondo me  importante  questo: che una parte degli ebrei approva determinate misure contro altri ebrei. Il prof. Levi-Civita (2) dell'Universit di Roma ha avuto dei dispiaceri perch non frequentava le solennit religiose ufficiali, ma i dispiaceri gli sono stati procurati dal rettore Del Vecchio (3), anch'egli ebreo: si trattava dunque non di quistione di razza, ma di quistione politica: un membro della classe dominante deve rendere omaggio al cattolicismo instrumentum regni, non importa quale fede egli abbia. Cos non  conclusivo l'indizio preso dall'Accademia o dal Parlamento: ne sono fuori e ne rimarranno fuori scienziati di fama mondiale non ebrei. La posizione assunta da Teodoro Mayer (4) nel Credito Mobiliare mi pare sia anch'essa significativa. Io credo che in molti casi non sia l'ebraismo che conti, ma l'ebraismo-massoneria, cio il fatto che la massoneria era certamente un'istituzione in cui erano molti ebrei. Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 252 e nota 1. Il 27 dicembre 1931, Sraffa aveva scritto a Tatiana: Quanto alla questione dei "Due Mondi", senza risollevarla in vostro nome, potreste dirgli che io ho letto la sua lettera; e che quel che lui dice sugli ebrei in Italia, non  pi interamente esatto al giorno d'oggi. Da una parte, dopo il Concordato essi hanno ricevuto certi vantaggi, come comunit religiose, sotto forma di un certo riconoscimento giuridico delle Universit Israelitiche, con poteri d'imporre contributi agli aderenti, eccetera; tutti i vecchi rabbini e giovani sionisti ne son molto soddisfatti. D'altra parte essi sono esclusi, di fatto se non di diritto da certi uffici; cos  notorio che gli ebrei non entrano nell'Accademia d'Italia (alcuni, fascisti, con nomi di fama internazionale, ne sono stati esclusi) e sono stati esclusi dalla Camera dei Deputati, dove l'unico ebreo  l'Olivetti, segret[ario] della Conf[ederazione] dell'Industria, e credo che da molti anni non ne vengano nominati senatori: si dice per che prossimamente un'eccezione verr fatta per il Morpurgo, delle Assicurazioni generali, per motivi speciali. - L'una e l'altra tendenza, per quanto apparentemente opposte, sono evidentemente dirette a fare di nuovo degli ebrei una comunit isolata ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 41-42). Questo brano era stato trascritto integralmente da Tatiana nella sua lettera a Gramsci del 2 febbraio 1932.
Nota 2: Tullio Levi-Civita (1873-1941), docente di matematica.
Nota 3: Giorgio Del Vecchio (1878-1970), filosofo del diritto.
Nota 4: Teodoro Mayer (1860-1942), senatore e ministro di origine ebraica, dal novembre 1931 presidente dell'Istituto Mobiliare Italiano.


285.
15 febbraio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto una tua cartolina del 12, ma non ho invece ricevuto l'altra cartolina alla quale accenni. Non scrivo neanche questa settimana a Giulia, per parecchie ragioni: perch mi sento poco bene e non riesco a concentrare come vorrei il corso dei miei pensieri e perch non riesco a trovare l'atteggiamento pi opportuno e pi proficuo nei confronti della sua posizione e del suo stato psicologico. Tutto ci mi pare terribilmente difficile e complicato; cerco il bandolo della matassa, ma non so trovarlo e non sono sicuro di trovarlo. Voglio un po' discorrere con te di queste cose, perch cerchi di aiutarmi. E' vero che dovrei scriverti un intero volume per raccogliere tutti gli elementi (ricavati, per, solo dalle mie impressioni e dalle mie esperienze che non possono essere che parziali), necessari ma si far ci che si potr. La mia impressione centrale  questa: che il sintomo pi grave delle condizioni di squilibrio psichico di Giulia non sono i fatti, molto vaghi, ai quali ella si riferisce e che sarebbero la ragione per la cura psicanalitica, quanto il fatto che ella sia ricorsa a questa cura e abbia tanta fiducia in essa. Non ho certo vaste e precise conoscenze sulla psicanalisi, ma da quel poco che ho studiato mi pare di poter concludere almeno su alcuni punti che possono essere ritenuti saldamente acquisiti dalla teoria psicanalitica, dopo averla sfrondata di tutti gli elementi fantasmagorici e anche stregoneschi (1). Il punto pi importante mi pare questo: che la cura psicanalitica possa essere giovevole solo per quella parte di elementi sociali che la letteratura romantica chiamava umiliati e offesi e che sono molto pi numerosi e vari di quanto non appaiano tradizionalmente. Cio di quelle persone che prese nei ferrei contrasti della vita moderna (per parlare solo di attualit, ma ogni tempo ha avuto una modernit in opposizione a un passato) non riescono con mezzi proprii a farsi una ragione dei contrasti stessi e quindi a superarli raggiungendo una nuova serenit e tranquillit morale, cio un equilibrio tra gli impulsi della volont e le mete da raggiungere. La situazione diventa drammatica in determinati momenti storici e in determinati ambienti, quando cio l'ambiente  surriscaldato fino a una tensione estrema, quando vengono scatenate forze collettive gigantesche che premono sui singoli individui fino allo spasimo per ottenerne il massimo rendimento di impulso volitivo per la creazione. Queste situazioni diventano disastrose per i temperamenti molto sensibili e affinati, mentre sono necessarie e indispensabili per gli elementi sociali arretrati, per esempio i contadini, i cui nervi robusti possono tendersi e vibrare a un pi alto diapason senza logorarsi. Forse ti ho raccontato qualche volta lo stupore provato al Sanatorio di Serebriani Bor, dove conobbi Genia e Giulia, allo spettacolo di ammalati che giungevano in condizioni di estremo deperimento e che dopo 3-4 mesi di un nutrimento mediocre, ma superiore al livello normale della loro esistenza, e di riposo, aumentavano di 16-18 chili di peso, rifiorivano, ridiventavano capaci di una nuova alta tensione vitale. Ma queste persone non avevano in s neanche un briciolo di fanatismo romantico, o almeno di una certa specie di fanatismo romantico: erano moralmente sani ed equilibrati, non si creavano problemi insolubili per poi disperarsi di non poterli risolvere e quindi disperare di se stessi e delle proprie forze, credersi inetti, abulici, senza personalit, insomma sputarsi addosso come si dice in Italia. Giulia appunto, mi pare, soffre di problemi insolubili, irreali, combatte contro fantasmi suscitati dalla sua fantasia disordinata e febbrile, e siccome, come  naturale, non pu risolvere da s ci che non ha soluzione possibile per nessuno, ha bisogno di appoggiarsi ad una autorit esterna, ad uno stregone o a un medico psicanalitico. Io credo, dunque, che una persona di cultura (nel senso tedesco di questa parola), un elemento attivo della societ, come  certamente Giulia e non solo per ragioni ufficiali, perch nella sua borsetta ha una tessera che la suppone socialmente attiva (2), debba essere e sia il solo e migliore medico psicanalitico di se stesso. Cosa significa, per esempio, ci che ella scrive, che cio deve studiare eccetera. Ognuno deve, sempre, studiare e migliorare se stesso teoricamente e professionalmente, come esplicatore di una attivit produttiva; perch credere che questo sia un problema personale, un indice della propria inferiorit? Ognuno elabora e sgomitola ogni giorno la propria personalit e il proprio carattere, lotta con istinti, impulsi, tendenze deteriori e antisociali e si conforma a un sempre superiore livello di vita collettivo. Non c' in ci nulla di eccezionale, di individualmente tragico. Ognuno impara dai suoi prossimi e affini, cede e acquista, perde e guadagna, dimentica e accumula nozioni, tratti e abitudini. Giulia scrive che oggi non si difenderebbe pi contro un mio possibile influsso intellettuale e morale e perci si sente pi unita. Ma io non credo che anche nel passato si sia difesa nella misura e nel modo drammatico che ella crede. E, d'altronde, forse che io non mi sono difeso dal suo influsso e nello stesso tempo non ho acquistato e modificato me stesso a contatto con la sua personalit? Io non ho mai teorizzato e non mi sono angustiato di questo processo in me stesso, ma non perci il processo non si  verificato a mio vantaggio. - Cara Tania, ho finito di divagare. In ogni modo credo di averti dato qualche elemento per scrivermi e aiutarmi a trovare un bandolo. Se ti pare opportuno, puoi mandare questa lettera a Giulia; forse pu essere una prima risposta, in questa forma indiretta. Ho ricevuto poco fa la tua lettera del 12, con la traduzione della lettera di Delio. Risponder luned prossimo. La lettera mi piace.
Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Nel quaderno 9  annotato un promemoria con l'intestazione Punti della lettera a Giulia (questa del 15 febbraio 1932), dove Gramsci fissa le proprie vedute sulla teoria psicanalitica nei termini seguenti: Non credo al fondamento scientifico della psicanalisi, o per lo meno credo che occorra restringere molto la sua sfera reale. I successi della psicanalisi mi paiono dovuti all'autorit prestigiosa di personalit eminenti su pazienti demoralizzati, ai quali si impone una calma morale con spiegazioni soggettive del medico che vengono accolte dal paziente come vere e che gli danno la sicurezza di se stesso. La psicanalisi ha dato una forma attuale al diavolo, l'ha chiamato "inconscio" o subconscio ("Quaderni del carcere", citato, pagine 2399-2400).
Nota 2: Giulia era iscritta al partito comunista dell'Unione Sovietica.


286.
22 febbraio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue due lettere del 12 e del 16 febbraio. Rispondo anche a Delio, come vedi. Forse mi sono dilungato troppo: occorrer che mi faccia uno stile per scrivergli in modo da non stancarlo. Poich la Critica Fascista che ho continuato a ricevere direttamente da Roma non  stata spedita per conto della Libreria, occorrer che la faccia respingere. Infatti, ho ricevuto anche l'esemplare dalla Libreria con le altre riviste. Chiss come  avvenuta questa spedizione: forse qualche redattore della Critica Fascista fa parte della Segreteria del Capo del Governo e avendo visto la mia istanza, ha pensato di farmi mandare la rivista, dato che domandavo di poter fare l'abbonamento. - Ci che mi scrivi sul mio schema per il canto di Farinata, mi ha fatto ricordare che infatti posso averne parlato con qualcuno negli anni passati (1). Ricordo ora che la prima volta pensai a quella interpretazione leggendo il ponderoso lavoro di Isidoro Del Lungo sulla "Cronaca fiorentina" di Dino Compagni (2), dove il Del Lungo per la prima volta fiss la data della morte di Guido Cavalcanti. Pi recentemente e da altro punto di vista, ripensai a quello spunto, leggendo il libro del Croce sulla "Poesia di Dante", dove l'episodio di Cavalcante  accennato in modo da far capire che non si tiene conto del contrappunto di Farinata. Ricordo anche che il Calosso ha scritto uno studio sul canto decimo dell'"Inferno", pubblicato nel Giornale dantesco (3), ma non ricordo pi il suo contenuto; mi pare per di poter escludere che vi si accennasse allo spunto da me accennato. Mi accorgo per di aver dimenticato parecchie cose, che la tua lettera mi ha richiamato alla memoria. Del resto la cosa ha ben poca importanza, perch non ho mai pensato di diventare un dantista e di fare delle grandi scoperte ermeneutiche in questo campo. Per ci mi serve come controllo,  evidente che non devo troppo fidarmi della memoria, nella quale si sono manifestate tante lacune. Per ci che riguarda le noterelle che ho scritto sugli intellettuali italiani, non so proprio da che parte incominciare: esse sono sparse in una serie di quaderni, mescolate con altre note varie e dovrei prima raccoglierle tutte insieme per ordinarle (4). Questo lavoro mi pesa molto, perch ho troppo spesso delle emicranie che non mi permettono la concentrazione necessaria: anche praticamente la cosa  molto faticosa per il modo e le restrizioni in cui occorre lavorare. Se puoi, mandami dei quaderni, ma non come quelli che mi hai mandato qualche tempo fa, che sono incomodi e troppo grandi dovresti scegliere dei quaderni di formato normale, come quelli scolastici, e di non molte pagine, al massimo 40-50, in modo che necessariamente non si trasformino in zibaldoni miscellanei sempre pi farraginosi. Vorrei avere questi piccoli quaderni appunto per riordinare queste note, dividendole per argomento e cos sistemandole; ci mi far passare il tempo e mi sar utile personalmente per raggiungere un certo ordine intellettuale. - In quest'ultimo tempo ho avuto forti dolori viscerali, ma non si  manifestato pi alcun gonfiore n ho avuto sbalzi di temperatura. Qui ha nevicato molto (40 cm.) e ha fatto molto freddo, ma, nonostante tutto, me la sono cavata abbastanza bene come sofferenze. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Nella lettera del 16 febbraio, Tatiana riferiva di un colloquio avuto da Sraffa con un amico piemontese il quale, intorno all'interpretazione del canto decimo dell'"Inferno" proposta da Gramsci, asseriva di aver sentito qualche cosa di simile una volta, non si ricorda se da Nino stesso, o da Gobetti o da un certo Calosso, credo un suo compagno di scuola ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 42).
Nota 2: I. DEL LUNGO, "Dino Compagni e la sua Cronica", volumi 1-3, Le Monnier, Firenze 1879-87.
Nota 3: U. CALOSSO, "Guido Cavalcanti nel Decimo Canto dell'Inferno", Il Giornale dantesco, volume 23, 1915, pagine 236-252. Umberto Calosso (1895-1959), non era stato compagno di scuola di Gramsci, che lo aveva conosciuto in quanto redattore dell'Ordine Nuovo quotidiano.
Nota 4: Anche in questo caso il suggerimento era partito da Sraffa, che scriveva a Tatiana: Infine, dovreste dirgli che, adesso che ha mandato lo schema del suo lavoro su Farinata, dovrebbe mettercisi e scrivere lo schema (non meno di 50 pagine!) della sua storia degli intellettuali italiani. E se 50 pagine sono troppe, cominci a mandarci una prima puntata di 10 pagine ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 43).


287.
22 febbraio 1932.

Caro Delio,
mi  piaciuto il tuo angoletto vivente coi fringuelli e i pesciolini. Se i fringuelli scappano talvolta dalla gabbietta, non bisogna afferrarli per le ali o per le gambe, che sono delicate e possono rompersi o slogarsi; occorre prenderli a pugno pieno per tutto il corpo, senza stringere. Io da ragazzo ho allevato molti uccelli e anche altri animali: falchi, barbagianni, cuculi, gazze, cornacchie, cardellini, canarini, fringuelli, allodole eccetera; ho allevato una serpicina, una donnola, dei ricci, delle tartarughe. Ecco come ho visto i ricci fare la raccolta delle mele. Una sera d'autunno quando era gi buio, ma splendeva luminosa la luna, sono andato con un altro ragazzo, mio amico, in un campo pieno di alberi da frutto, specialmente di meli. Ci siamo nascosti in un cespuglio, contro vento. Ecco, a un tratto, sbucano i ricci, cinque, due pi grossi e tre piccolini. In fila indiana. Si sono avviati verso i meli, hanno girellato tra l'erba e poi si sono messi al lavoro: aiutandosi coi musetti e con le gambette, facevano ruzzolare le mele, che il vento aveva staccato dagli alberi, e le raccoglievano insieme in uno spiazzetto, ben bene vicine una all'altra. Ma le mele giacenti per terra si vede che non bastavano; il riccio pi grande, col muso per aria, si guard attorno, scelse un albero molto curvo e si arrampic, seguito da sua moglie. Si posarono su un ramo carico e incominciarono a dondolarsi, ritmicamente; i loro movimenti si comunicarono al ramo, che oscill sempre pi spesso, con scosse brusche, e molte altre mele caddero per terra. Radunate anche queste vicino alle altre, tutti i ricci, grandi e piccoli, si arrotolarono, con gli aculei irti, e si sdraiarono sui frutti, che rimanevano infilzati: c'era chi aveva poche mele infilzate (i riccetti), ma il padre e la madre erano riusciti a infilzare sette o otto mele per ciascuno. Mentre stavano ritornando alla loro tana, noi uscimmo dal nascondiglio, prendemmo i ricci in un sacchetto e ce li portammo a casa. Io ebbi il padre e due riccetti e li tenni molti mesi, liberi, nel cortile; essi davano la caccia a tutti gli animaletti, blatte, maggiolini eccetera e mangiavano frutta e foglie d'insalata. Le foglie fresche piacevano loro molto e cos li potei addomesticare un poco; non si appallottolavano pi quando vedevano la gente. Avevano molta paura dei cani. Io mi divertivo a portare nel cortile delle biscie vive per vedere come i ricci le cacciavano. Appena il riccio si accorgeva della biscia, saltava lesto lesto sulle quattro gambette e caricava con molto coraggio. La biscia sollevava la testa con la lingua fuori e fischiava; il riccio dava un leggero squittio, teneva la biscia con le gambette davanti, le mordeva la nuca e poi se la mangiava pezzo a pezzo. Questi ricci un giorno sparirono: certo qualcuno se li era presi per mangiarli. - Tataniska (1) ha comprato una bella teiera grande, di porcellana bianca e ci ha collocato la bambola; ella adesso porta al collo la sciarpetta calda, perch fa molto freddo: anche in Italia ha nevicato molto. Devi piuttosto scriverle che mangi un po' di pi, perch a me non vuole dare retta. Io credo che i tuoi fringuelli mangiano pi di Tataniska. Ho piacere che le cartoline ti siano piaciute. Ti scriver un'altra volta sul ballo delle lepri e su altri animali; ti voglio raccontare altre cose che ho visto e sentito da ragazzo: la storia del polledrino, della volpe e del cavallo che aveva la coda solo nei giorni di festa, la storia del passero e del "kulak" (2), del "kulak" e dell'asinello, dell'uccello tessitore e dell'orso, eccetera. Mi pare che tu conosci la storia di Kim; conosci anche le Novelle della Giungla e specialmente quella della foca bianca e di Rikki-Tikki-Tawi? E Giuliano  anche lui un "udarnik"? (3) Per quale attivit? Ti bacio, pap. Bacia per parte mia Giuliano e mamma Julca.

Note.
Nota 1: Diminutivo di Tatiana, in russo.
Nota 2: Contadino ricco, in russo.
Nota 3: Lavoratore scelto, in russo.


288.
29 febbraio 1932.

Carissima mamma,
in una lettera dell'11 Teresina mi annunziava una lettera di Grazietta e forse anche una di Mea, ma non ho ricevuto nulla. Penso che anche in Sardegna il cattivo tempo deve avere imperversato, togliendo la volont di scrivere. Qui ha nevicato molto, pi che nel '28-'29 che sembrava gi eccezionale. Ringrazia Teresina delle notizie che mi ha mandato. Vorrei sentire davvero le lunghe chiacchierate di zia Delogu e immagino che debba essere inesauribile nelle sue storielle di giovent. Ha ancora continuato nella sua selezione di pomidori giganteschi e senza semi; chiss quanto le sar costato dover abbandonare le sue fatiche di Urumare! Dirai anche a Teresina che ringrazio lei e i suoi bambini per l'intenzione che hanno avuto di inviarmi le violette di Chenale e i bulbi di ciclamino selvatico, ma non posso ricevere i loro doni; ci andrebbe contro il regolamento che vuole sia mantenuto il carattere afflittivo della pena carceraria. Dunque bisogna che sia afflitto e perci niente violette e niente ciclamini, nessun diavoletto della natura deve stuzzicarmi le nari con effluvi e gli occhi con i colori dei fiori.
Ti abbraccio teneramente con tutti. Saluta zia Delogu quando viene a trovarti.
ANTONIO.


289.
29 febbraio 1932.

Carissima Tania,
ho letto attentamente la tua lunga lettera del 23 e sono disposto a convenire che tu puoi avere ragione. Riconosco senz'altro che gli elementi di giudizio a mia disposizione sono talmente scarsi che la probabilit di costruire edifizi in cui la fantasia possa predominare  veramente grande. Del resto ti avevo lasciato arbitra di inviare o no la mia lettera, cio gi nello scrivere quella mia lettera tenevo conto di queste limitazioni (1). Ti voglio anche dire che da qualche mese a questa parte si sono verificate nel mio stato d'animo modificazioni radicali; alcuni ordini di cose non hanno pi la virt di tenermi in condizioni di ansia e di nervosismo: la mia sensibilit si  attutita o io sono divenuto pi paziente, indulgente o indifferente. Scrivi: Tu sai che Giulia  stata dispensata dalla quotidiana fatica in un ufficio, eccetera; in verit  la prima volta che vengo a saperlo, nonostante che spesse volte abbia domandato informazioni in proposito. Sono proprio queste notizie concrete, positive, empiriche, che mi sono sempre mancate da cinque anni a questa parte e mi hanno lasciato, per la loro assenza, in un'atmosfera ondeggiante e fallace di nebbiosit, di generalit inconsistenti e metafisiche. Le ho domandate spesso, non le ho ricevute e non le domander pi perch sono tediose e io stesso sono diventato tedioso a me stesso. Ti voglio ora informare delle mie condizioni di salute, che sono fondamentalmente buone. Soffro sempre di disturbi viscerali, ma non credo si tratti di cose gravi. Poich non ho pi del Sale di Hunt che giova molto per questi disturbi, ti sarei grato se, avendone, me ne puoi ancora inviare. Sarebbe bene se i disturbi cessassero, perch sono molto noiosi e fastidiosi e mi impediscono di organizzare la vita fisica nel modo pi opportuno alle mie condizioni generali. Mangio secondo una dieta pi rigorosa, ma non mi giova affatto per evitare i malesseri, che si manifestano di notte specialmente (ma talvolta anche durante la giornata) con sfitte agli intestini e dolori prolungati; se nel pomeriggio ho preso i Sali questi disturbi non si verificano o sono attenuati. Ho ancora in magazzino la maggior parte del contenuto del pacco ricevuto per Natale e anche molte delle cose che tu mi avevi mandato precedentemente: debbo evitare di mangiare oltre una piccolissima quantit. Perci ti prego per Pasqua di non inviarmi nulla: sarebbe proprio un gettar via i denari. Se vuoi, puoi inviarmi direttamente i denari che spenderesti in acquisti. Adesso spendo poco, relativamente, ma voglio cercare di spendere anche meno, di arrivare addirittura a non aver bisogno di spendere nulla o quasi. Ma purtroppo devo tenere un certo gradualismo per abituarmi senza troppe scosse. Ho ridotto le mie spese, da qualche mese, a un terzo di ci che spendevo precedentemente, ma per un errore di addizione nel libretto, mi sono trovato ad avere meno di quanto credevo, cio ad avere sbagliato il ritmo delle restrizioni. Certo riconquister il tempo nel prossimo futuro e mi metter a posto definitivamente.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Nella lettera del 23 febbraio 1932 (confronta "Antigone e il prigioniero", citato, pagine 238-242), dopo avere avvertito Gramsci di non aver spedito a Giulia la sua del 15 febbraio, Tatiana affermava di non stupirsi che il concetto che ti sei formato sulla situazione psichica e patologica di Giulia sia assolutamente erroneo. E proseguiva dicendosi convinta che la malattia di Giulia  stata, disgraziatamente per tutti e due, male intesa, [tu] ti sei formato un'idea completamente sbagliata della condizione di lei, e da ci deriva, naturalmente, l'immenso imbarazzo in cui dici di trovarti, dovendo rispondere alle sue lettere [...] Giulia non soffre affatto di "problemi insolubili" [...] non appartiene alla categoria degli "umiliati e offesi", lo riconosci bene anche tu quando dichiari che Giulia  un "elemento attivo della societ e non solo per ragioni ufficiali", per tu le vuoi attribuire una psiche affetta da morbosit dovuta a delle considerazioni intime che assolutamente non hanno a che vedere con la mentalit, la psiche di Giulia.


290.
7 marzo 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la cartolina del 3 marzo. Da essa pare che tu abbia scritto precedentemente, ma non  sicuro. Tu dici: Ti ho gi scritto a proposito della autorizzazione che vorresti avere per la lettura delle riviste estere, eccetera. Di proposito non me ne hai scritto in quest'ultimo tempo; ricordo solo un accenno, ma molto fuggevole e vago. Si tratterebbe allora di una qualche tua lettera o cartolina ultima che  andata smarrita? Tu speri che la quistione sar risolta favorevolmente, io invece ci spero poco. In ogni modo, se la decisione fosse favorevole, ti prego di attendere mie istruzioni prima di scrivere alla libreria per dare ordinazioni. Qualche tempo fa ti inviai una lista di libri da ordinare; tra l'altro c'era anche il reclamo per il fascicolo settembre-ottobre della Riforma Sociale, andato smarrito. Non mi hai accennato finora a questo affare: hai scritto? o non hai potuto scrivere per una ragione qualsiasi? Ti prego di informarmi in ogni caso, perch sappia come regolarmi. Ti avrei voluto gi scrivere di fare iniziare l'abbonamento anche alla rivista La Cultura (Soc. editrice La Cultura, via Cappellini, 14, Milano), per la quale ho l'autorizzazione, ma non te ne ho scritto finora, appunto perch non avevo avuto riscontro alle ordinazioni cui ho accennato. Se si tratta solo di una tua dimenticanza, puoi scrivere ora.
Voglio precisare meglio una mia affermazione a proposito della psicanalisi, che non  stata da me spiegata sufficientemente perch ha determinato un equivoco, come appare dalla tua lettera del 23 febbraio (1). Io non ho detto "sia accertato" che la cura psicanalitica non si adatti che ai casi di elementi cos detti umiliati e offesi; non so nulla in proposito e non so se qualcuno abbia finora posto la quistione in questi termini. Si tratta di alcune mie riflessioni personali, non controllate sulla critica pi attendibile e scientificamente concepita della psicanalisi, che io ho presentato per spiegarti il mio atteggiamento verso la malattia di Giulia: questo atteggiamento non  poi cos pessimistico come ti  sembrato e specialmente non  basato su fenomeni di ordine cos primitivo e cos basso come ti ha indotto a credere l'espressione umiliati e offesi che ho adoperato per brevit e solo come riferimento generico. Ecco il mio punto di vista: - io credo che tutto ci che di reale e di concreto si possa salvare dall'chaffaudage psicanalitico si possa e debba restringere a questo, all'osservazione delle devastazioni che determina in molte coscienze la contraddizione tra ci che appare doveroso in modo categorico e le tendenze reali fondate sulla sedimentazione di vecchie abitudini e vecchi modi di pensare. Questa contraddizione si presenta in una molteplicit innumerevole di manifestazioni, fino ad assumere un carattere strettamente singolare in ogni individuo dato. In ogni momento della storia, non solo l'ideale morale, ma il tipo di cittadino fissato dal diritto pubblico  superiore alla media degli uomini viventi in un determinato Stato. Questo distacco diviene molto pi pronunziato nei momenti di crisi, come  questo del dopoguerra, sia perch il livello di moralit si abbassi, sia perch pi in alto si ponga la meta da raggiungere e che viene espressa in una nuova legge e in una nuova moralit. Nell'un caso e nell'altro la coercizione statale sugli individui aumenta, aumenta la pressione e il controllo di una parte sul tutto e del tutto su ogni suo componente molecolare. Molti risolvono la quistione facilmente: superano la contraddizione con lo scetticismo volgare. Altri si attengono esteriormente alla lettera delle leggi. Ma per molti la quistione non si risolve che in modo catastrofico, poich determina scatenamenti morbosi di passionalit repressa, che la necessaria ipocrisia sociale (cio l'attenersi alla fredda lettera della legge) non fa che approfondire e intorbidare. - Questo  il nucleo centrale delle mie riflessioni, che intendo io stesso quanto sia astratto e impreciso se preso cos alla lettera: si tratta per solo di uno schema, di un indirizzo generale, e se capito cos mi pare abbastanza chiaro e perspicuo. Come ho detto, nei singoli individui e nei vari strati culturali, occorre distinguere gradazioni molto complesse e numerose. Ci che nei romanzi di Dostoievsky  indicato col termine di umiliati e offesi  la gradazione pi bassa, il rapporto proprio di una societ in cui la pressione statale e sociale  delle pi meccaniche ed esteriori, in cui il contrasto tra diritto statale e diritto naturale (per usare questa espressione equivoca)  dei pi profondi per l'assenza di una mediazione come quella che nell'occidente  stata offerta dagli intellettuali alle dipendenze dello Stato; Dostoievsky certo non mediava il diritto statale, ma egli stesso ne era umiliato e offeso. - Da questo punto di vista devi comprendere ci che io intendo dire quando ho accennato a falsi problemi, eccetera. Io penso che senza cadere nello scetticismo volgare o nell'adagiarsi in una comoda ipocrisia, nel senso che dice l'adagio che I'ipocrisia  un omaggio reso alla virt, si pu trovare una serenit anche nello scatenarsi delle pi assurde contraddizioni e sotto la pressione della pi implacabile necessit, se si riesce a pensare storicamente, dialetticamente, e a identificare con sobriet intellettuale il proprio compito o un proprio compito ben definito e limitato. In questo senso, per questo ordine di malattie psichiche, si pu e quindi si deve essere medici di se stessi. - Non so se sono riuscito a farmi capire. Per me la cosa  chiarissima. Sarebbe necessaria una esposizione pi minuta e analitica, lo comprendo, per comunicare questa chiarezza, ma ci mi  impossibile volta per volta, dato il poco tempo disponibile per scrivere e il poco spazio. In ogni caso devi avere l'avvertenza di non interpretare troppo alla lettera. - Un'altra avvertenza ti voglio fare a proposito del concetto di scienza in questo ordine di fatti psichici ed  che mi pare molto difficile accettare, in questo riguardo, il concetto troppo rigido delle scienze naturali e sperimentali. Bisognerebbe, perci, dare molta importanza al cos detto atavismo, alla mneme come memoria della materia organica eccetera. Io credo che si attribuisca all'atavismo e alla mneme moltissimo che  meramente storico e acquisito gi nella vita sociale, che, occorre ricordare, incomincia subito appena si viene alla luce dal grembo materno, appena si aprono gli occhi e i sensi cominciano a percepire. Chi potr mai indicare dove incomincia nella coscienza o subcoscienza il lavorio psichico delle prime percezioni dell'uomo-bambino, gi organizzato per ricordare ci che vede e sente? E come allora distinguere e precisare ci che si attribuisce all'atavismo e alla mneme? - Carissima, non devi credere che io mi sia sentito o mi senta molto male: in realt me la sono cavata abbastanza bene quest'inverno, non ho avuto, per esempio, nessun dolore alle reni, che negli inverni precedenti mi avevano fatto molto soffrire. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera precedente e nota 1.


291.
14 marzo 1932.

Carissima mamma,
ho ricevuto la lettera di Grazietta del 3 marzo. Ti avevo gi scritto qualche tempo fa, per il tramite di Tatiana: non ricordo esattamente quando, ma non mi pare sia da troppo tempo. Non vorrei che questa mia lettera sia andata smarrita.
Le mie condizioni sono sempre le stesse. L'inverno  stato qui molto freddo, ha nevicato molto, ma io l'ho trascorso abbastanza bene. Ho ricevuto recentemente notizie di Giulia e dei bambini e anche in questo settore non vi sono novit molto importanti. Non sempre ho scritto di Giulia e dei bambini perch una volta Teresina mi scrisse che ricevevate notizie in proposito da Tatiana. Comprendo che Grazietta ha molto da fare e quindi non sempre pu scrivermi, per credo che con un pochino di buona volont potr scrivermi un po' pi spesso. Vorrei conoscere con esattezza il programma scolastico della classe che frequenta Mea; se poi  possibile, e credo si potr avere ricorrendo a qualche insegnante maschio o femmina, vorrei avere la copia del programma per i tre anni della scuola d'avviamento. Di' a Franco che mi scriva del suo meccano e delle costruzioni che riesce a fare. Sono persuaso che diventer un gran matematico e ingegnere. Speriamo che questo tempaccio, veramente eccezionale, sia passato del tutto e che tu riesca a riacquistare un po' di forze. Ti abbraccio teneramente con tutti di casa.
ANTONIO.


292.
14 marzo 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina del 5, il vaglia di 400 lire e il pacchetto dei Sali di Hunt e dell'Uricedina. Ti ringrazio di cuore. Di Uricedina ne avevo ancora parecchio (due scatole grandi) e per adesso non ne prendo. Ho ricominciato a prendere i Sali e mi hanno giovato immediatamente: i dolori viscerali sono cessati e cos in parte, altri disturbi noiosi. Sembra, dalla tua cartolina, che tu abbia creduto io mi trovassi senza soldi: non era cos e il mio consiglio era proprio connesso a tutto un indirizzo che ho intrapreso. Non  vero che io abbia sempre speso poco (a me pare anzi d'aver speso molto), perch non c'era da comprare nel bettolino del carcere. Ci sarebbe da comprare, ma si tratta appunto di generi che non posso mangiare. E le cose che non posso mangiare vanno aumentando. Negli anni scorsi compravo sempre, due volte alla settimana, della carne d'agnello arrosto; dall'anno scorso non posso pi comprarla perch ho perduto gli ultimi denti che mi permettevano una masticazione sia pure sommaria e paziente. Dopo essere stato male nel mese di agosto essendomi molto indebolito per il digiuno forzato, provai a comprare qualche volta delle galline. Le facevo lessare e facevo tritare la polpa nella macchinetta per preparare le polpette; ma non riuscivo a digerire neppure il brodo e perci dovetti smettere dopo due o tre tentativi fatti a distanza perch fossero pi conclusivi. Per curiosit ho fatto, sui vecchi libretti della spesa, il conto del denaro speso e le medie annuali e mensili. Te le voglio riportare: nel 1928 (sono giunto a Turi il 17 luglio '28) ho speso 784 lire, cio 144 lire al mese; nel 1929 L. 1552, cio 130 lire al mese; nel 1930 L. 1498, cio 125 lire al mese nel 1931 L. 1418, cio 118 al mese; nei primi due mesi di quest'anno ho speso 121 lire cio 60,50 al mese. Avrei voluto fare altri calcoli, ma mi  stato impossibile, perch non  facile distinguere i vari generi di spesa, poich essi non sono segnati partitamente, ma in blocco. Il calcolo mi ha mostrato che, nello scriverti la lettera alla quale hai risposto con la tua cartolina, io partivo da impressioni mnemoniche alquanto false ed esagerate, perch credevo di aver speso di meno di ci che era realmente.
Se ti capita di scrivere a Piero, digli da parte mia che avrei desiderio di sapere se esistono pubblicazioni sulle opinioni economiche e di politica economica del Machiavelli e se gli  possibile di procurarmi, senza suo fastidio, la memoria pubblicata sull'argomento, qualche anno fa, dal prof. Gino Arias negli Annali d'Economia dell'Universit Bocconi (1). Si pu dire che il Machiavelli sia stato un mercantilista, se non nel senso che egli abbia pensato consapevolmente da mercantilista, nel senso almeno che il suo pensiero politico Corrispondeva al mercantilismo, cio egli diceva in linguaggio politico ci che i mercantilisti dicevano in termini di politica economica? O non si potrebbe addirittura sostenere che nel linguaggio politico del Machiavelli (specialmente nell'"Arte militare") spunti il primo germe di una concezione fisiocratica dello Stato e che perci (e non nel senso esteriore del Ferrari e magari del Foscolo) egli possa ritenersi un precursore dei giacobini francesi (2)?
Mi sono dimenticato la volta scorsa di scriverti per ricordarti di rinnovare l'abbonamento al Corriere della Sera che scade il 31 marzo. Potrei farlo io stesso, ma date le pratiche necessarie, arriverei troppo tardi.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: G. ARIAS, "Il pensiero economico di Niccol Machiavelli", Annali di Economia, volume 4, Universit Bocconi, Milano 1928.
Nota 2: La questione ritorna in termini analoghi nel quaderno 9: [...]  da domandarsi se il Machiavelli abbia avuto teorie economiche: si tratter di vedere se il linguaggio essenzialmente politico del Machiavelli pu tradursi in termini economici e a quale sistema economico possa ridursi. Vedere se il Machiavelli che viveva nel periodo mercantilista abbia politicamente preceduto i tempi e anticipato qualche esigenza che ha poi trovato espressione nei fisiocratici ("Quaderni del carcere", citato, pagina 1575). Per la risposta di Sraffa al quesito posto da Gramsci si veda la lettera 303.


293.
21 marzo 1932.

Carissima Tania,
ho davanti a me quattro tuoi scritti: la lettera del 9 marzo, la cartolina del 13, le lettere del 14 e del 18. Un vero record, con mia grande gioia, sebbene mi dispiaccia che la mia gioia sia, in questo caso, legata a una tua fatica. Cercher di rispondere con ordine, per non dimenticare nulla di essenziale. - Ho letto le osservazioni del prof. Cosmo a proposito del Canto dell'"Inferno dantesco" (1). Lo ringrazio dei suggerimenti e delle indicazioni bibliografiche. Non credo per che valga la pena di acquistare i fascicoli di rivista che egli indica: a quale scopo? Se volessi scrivere un saggio per la pubblicazione, questi scritti, non sarebbero sufficienti (o almeno non mi sembrerebbero sufficienti, determinando uno stato d'animo di raffrenamento e di insoddisfazione); e per scrivere qualcosa per conto mio, per passare il tempo, non val la pena di disturbare cos solenni monumenti come gli Studi danteschi di Michele Barbi, che, magari poi, a leggere, non danno nessuno spunto necessario o indirettamente utile. La letteratura dantesca  cos pletorica e prolissa, che l'unica giustificazione a scrivere qualcosa in proposito mi pare sia quella di dire qualcosa di veramente nuovo, con la maggiore precisione e col minimo di parole possibili. Lo stesso prof. Cosmo mi pare soffra un po' della malattia professionale dei dantisti: se i suoi suggerimenti fossero seguiti alla lettera, bisognerebbe scrivere un volume intero. Sono soddisfatto di sapere che la interpretazione del Canto che ho abbozzato sia relativamente nuova e degna di trattazione; per la mia umanit da carcerato questo  sufficiente per farmi distillare qualche pagina di appunti che a priori non mi sembrino una superfetazione. - Ho letto anche con interesse ben giustificato le ultime note sulla quistione dei due mondi ovverossia del leone di Caprera (2). Posta la quistione come risulta da esse, cio nei suoi giusti limiti e sterilizzata da ogni bacillo di romanticismo razzista e di sionismo pi o meno confuso, la cosa  degna di attenzione. E i dati offertimi sono interessanti, perch a me ignoti del tutto. Ci che mi importava fissare  che in Italia da un pezzo non esiste un antisemitismo popolare (che  l'antisemitismo classico, quello che ha provocato e provoca tragedie e ha un'importanza nella storia della civilt) e che gli ebrei in nessun senso rappresentino una speciale cultura, abbiano una qualche missione storica particolare nel mondo moderno, siano, di per s, un fermento di sviluppo nel processo storico. Questa  stata l'origine del nostro dibattito e occorre ricordarlo, perch ora si parla di altre cose. I casi particolari di ebrei italiani relativamente sacrificati in confronto ai cristiani non mi pare possano costituire una quistione di rilievo. Casi analoghi si potrebbero citare per altre differenziazioni storico-sociali: per esempio, nel settembre 1920  stata pubblicata una circolare segreta dell'Associazione degli industriali metallurgici piemontesi con cui, durante la guerra, si disponeva che nelle fabbriche non fossero assunti operai nati sotto Firenze, cio dell'Italia meridionale e centrale (3). Per non mi pare che possa paragonarsi l'ebraismo-massoneria col fatto che in Polonia gli ebrei sono commercianti o usurai o non contadini (4). In Georgia erano usurai gli armeni e gli armeni erano gli ebrei della Georgia. A Napoli, quando spira aria di sommossa, la polizia piantona gli uffici popolari di pegno, perch contro di essi si rivolge la furia del popolino: se questi uffici fossero tenuti da ebrei e non da fedeli di San Gennaro, a Napoli ci sarebbe antisemitismo, come c' in una parte del Casalese, della Lomellina, e dell'Alessandrino, dove gli ebrei sono mercanti di terra e appaiono sempre quando in una famiglia succede una disgrazia e occorre vendere o svendere. Ma anche qui, dove nessuno  interessato ad aizzare, questi sentimenti non oltrepassano limiti modesti. - Nella tua lettera del 14 mi fai tutta una serie di domande, alle quali non ho voglia di rispondere distesamente. Basta dire che nel mio stato d'animo non c' nulla di drammatico o di iperteso. Tutt'altro. Quindi non devi avere nessuna preoccupazione. - Ho ricevuto i quaderni: i migliori sono quei due piccoli (per numero di pagine) che hai mandato nel secondo piego, quello raccomandato. I block-notes non possono essere utilizzati. - Non so dirti per quanto tempo mi basti una scatola di Sali di Hunt perch non ho mai tenuto conto di questo particolare: credo per che basti un mese circa, dato che non tutti i giorni li prendo. Mi hanno fatto molto bene. La mia dieta  molto semplice: prendo 500 g. di latte al mattino e 700 alla sera come cena, con 250 g. di pane diviso nelle due volte. A mezzogiorno mangio un 80 g. di pasta al burro e formaggio, oppure due uova al burro. La razione  qualcosa di pi, ma non riesco a consumarla tutta. Mangio poi di tanto in tanto qualche altra cosa (un po' di marmellata, di miele, di Ovomaltina, che ho ricevuto nei pacchi postali). Negli anni scorsi mangiavo di pi: consumavo tutta la razione e qualche volta avevo ancora appetito. Per non mi sento per nulla pi debole: del resto si invecchia e si ha meno bisogno di mangiare. - Ho ricevuto il pacco di Pasqua e ti ringrazio. Certo manger tutto ci che mi hai mandato, anche se lentamente. Hai fatto bene a non mandarmi del cioccolato, che non posso digerire, n cacao che  come il cioccolato. Ma perch mi hai spedito i dolciumi sardi che erano destinati a te? Devi aver diffidato, eh!, d la verit! Sono pesantissimi, infatti. Sai che non ho mandato gli auguri a mia madre n per il suo onomastico n per Pasqua. Quest'anno non ho nessun calendario e quindi non ho potuto vedere a tempo che il giorno di S. Giuseppe avanzava a gran passi; inoltre quest'anno non c' pi la lettera straordinaria per Pasqua e cos mi sono trovato completamente a terra. Vedr di scusarmi la volta prossima. - A Giulia scriver una delle prossime volte; forse  meglio attendere che ella stessa scriva ancora o che Delio risponda. Ti faccio tanti auguri e ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Nella tua cartolina del 13 scrivi, a proposito di ci che ti ho scritto sulla psicanalisi: non saprei perch tu credi Giulia malata in quel tale modo. Io non so nulla di ci!. Naturalmente neanche io so nulla di preciso, ma questa  la mia impressione, che si  formata per tutto un cumulo di piccoli fatti e di ricordi del passato, ognuno dei quali, preso a s, sembrerebbe un'inezia. Credo poi che a te fosse impossibile notare certe cose, perch ti manca completamente l'esperienza dell'ambiente dato. La cosa  poi molto pi complessa di quanto appaia dal mio schema semplificatore e molto generico. In ogni caso puoi capire perch io abbia dato tanta importanza agli accenni di Giulia agli studi da fare, e alla ricerca di una personalit che ella crede di non essersi creata prima. Cara, ti abbraccio.
A.

Ho mangiato gi due dei tuoi aranci che sono straordinariamente gustosi e profumati.

Note.
Nota 1: Si riferisce alla lettera inviata il 29 dicembre 1931 da Umberto Cosmo a Piero Sraffa, riprodotta in Appendice 2, numero 11. Questi l'aveva trasmessa a Tatiana l'1 marzo 1932: Vi accludo la risposta del professore alle domande di Nino: (non l'ho mandata prima perch non ero sicuro dell'indirizzo). Siccome Nino dice che pu ricevere lettere solo dai parenti, bisogner che voi la ricopiate: quindi vi prego di rimandarmi l'originale ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 50). Gran parte della lettera  trascritta nella nota "Il canto decimo dell'Inferno", con la seguente postilla di Gramsci: Ci sarebbe da osservare molte cose su queste note del professore Cosmo ("Quaderni del carcere", citato, pagine 527-529).
Nota 2: Riprendendo probabilmente il commento ironico di Gramsci sui "Due mondi": mi fa ricordare l'Eroe dei Due Mondi (confronta la lettera 284), Sraffa aveva proposto di chiamare questa nostra conversazione [...] il 'Leone di Caprera' ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 52).
Nota 3: Si vedano in particolare gli articoli "I documenti segreti della FIAT" e "L'organizzazione capitalista", Avanti!, 6 e 7 settembre 1920 (per il secondo confronta "L'Ordine Nuovo", citato, pagine 673-675). L'episodio  ricordato anche nella nota "Un documento dell'Amma per la quistione Nord-Sud", in "Quaderni", citato, pagina 64.
Nota 4: Nella sua lettera dell'1 marzo, la cui lunga parte dedicata ai problemi dell'antisemitismo in Italia era stata trascritta da Tatiana per Gramsci il 18 marzo, Sraffa osservava: Nino non vorr dire che, per esempio in Polonia, il fatto che gli ebrei sono commercianti, o usurai, o non-contadini,  'un'altra ragione' dell'ostilit contro gli ebrei, come se 'la vera ragione' fosse nelle differenze teologiche od antropologiche ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 52).


294.
28 marzo 1932.

Carissima Tania,
come vedi ho risposto a Giulia, ma  avvenuto che mi sono lasciato prendere la mano e forse non sono riuscito, anche per lo spazio, a scrivere come avrei voluto e tutto quello che avrei voluto. La cartolina del tuo pap mi ha molto interessato: rappresenta una vita concreta, reale, che si pu vedere fisicamente, direi. Ti assicuro che da qualche settimana la mia salute va abbastanza bene; riesco a dormire tutte le notti, senza interruzione, in modo soddisfacente e digerisco molto meglio: i dolori alle viscere mi sono completamente passati. Non devi metterti in testa, adesso, di mandarmi ricostituenti e altri pasticci del genere, perch non ne ho proprio bisogno e non devi fare tanti castelli in aria sulla mia alimentazione. - Ho visto dalle riviste che il Ministero degli Affari Esteri ha annunziato una grande pubblicazione su "L'opera del Genio italiano all'estero" di cui  uscito il programma con l'elenco della materia che sar svolta (1). Credi che ti sar possibile procurarti questo programma e inviarmelo? Esso non  in vendita, ma credo sia possibile averlo attraverso qualche senatore o deputato. Mi faresti un gran piacere a ricercarlo, senza per perderci la testa se domanda molto fastidio. L'argomento  connesso con la storia degli intellettuali italiani, che mi interessa e intorno a cui sto scrivendo note e osservazioni a mano a mano che le mie lettere o le mie riflessioni me ne danno lo spunto. Cara, devo finire in fretta perch l'ora  trascorsa.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Il piano della pubblicazione  riassunto da Gramsci nella nota "Carattere cosmopolita degli intellettuali italiani", in "Quaderni del carcere", citato, pagine 1148-49. Le notizie erano tratte dal Marzocco, numero 10, 6 marzo 1932.


295.
28 marzo 1932.

Cara Iulca,
ho ricevuto a suo tempo la tua lettera del gennaio e qualche giorno fa quella del 16 marzo. Non ti ho scritto prima, perch, come ho gi accennato altra volta sento un certo imbarazzo, un certo ritegno nel cercare di mettermi in comunicazione con te. A suscitare questo stato d'animo sono stati vari elementi;  possibile che uno dei pi importanti sia la speciale psicologia che nasce durante una lunga carcerazione e un lungo isolamento da ogni forma di societ congeniale al proprio temperamento, ma  certo che anche due altri elementi predominano: 1. il timore di nuocerti, interferendo maldestramente nel tuo metodo di cura; 2. la coscienza che io stesso ho di essere, in questi anni, diventato pi libresco, di assumere talvolta un tono predicatorio e da maestro elementare, che fa ridere me stesso di me stesso con la conseguenza spiacevole che tale autocritica mi pare trascinarmi a dire delle sciocchezze. Ci significa che mi accorgo di un certo marasma e mi sento raffrenato. Del resto, dalle tue lettere appare che alcune mie osservazioni sono andate oltre il segno e hanno avuto troppo successo, cio un effetto deleterio. Tu insisti troppo nel ricordare le mie osservazioni a proposito della tua personalit non ancora sviluppata, della necessit per te di dipanare il tuo vero essere eccetera. Certo tu hai preso alla lettera le mie osservazioni e non le hai collocate nella loro sfera appropriata. Un elemento che certo ti  fuggito  come io spesso abbia insistito per indurti a dedicare una parte del tuo tempo alla musica (credo che ti abbia impressionato male il fatto che una volta io o sia andato via o abbia fatto mostra in qualche modo di non poter sopportare la musica: e certo quella certa volta io soffrivo realmente, ma ero in condizioni nervose deplorevoli e la musica mi limava i nervi in modo da farmi venire le convulsioni). Io ho sempre creduto che la tua personalit si  in gran parte sviluppata intorno all'attivit artistica e che abbia subito come un'amputazione, per l'indirizzo meramente pratico e di interessi immediati che tu hai dato alla tua vita. Direi che nella tua vita c' stato un errore metafisico, con conseguenze di disarmonie e squilibri psico-fisici. Una volta io ho sostenuto, con un certo tuo scandalo, che gli scienziati, nella loro attivit, sono disinteressati. Tu hai ribattuto molto brevemente, che essi sono sempre interessati. Naturalmente io parlavo in termini italiani e nella cultura italiana avevo presente le teorie filosofiche del prof. Loria, che ha interpretato il termine e la nozione di interesse in un certo senso deteriore che nelle "Tesi su Feuerbach"  qualificato come schmutzig jdisch, sordidamente giudaico (1). Ebbene, mi pare che tu abbia indirizzato la tua vita in questo senso sordidamente giudaico, senza esserne intimamente convinta, come non potevi essere e giustamente. Per me appunto la tua personalit aveva bisogno di uscire da questa fase primordiale, di dipanarsi, di sgomitolare molti elementi della tua precedente esistenza di artista disinteressata (che non vuol dire campata nelle nuvole, evidentemente), ossia interessata nel senso non immediato e meccanico della parola. Non voglio lasciarmi andare a una predica libresca. Cara, spero che ti sentirai sempre pi di essere e poter essere libera con me di manifestare tutti i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti. Da molto tempo non ricevo una tua fotografia: credo che mi sar molto utile (oltre che cara) per giudicare delle tue condizioni fisiche; dovresti anche scrivermi il tuo peso. Cos per Delio e Giuliano dovresti inviarmi delle fotografie migliori delle ultime ricevute, con i dati della statura e del peso. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

N.B. Spero che non farai equivoco sull'espressione sordidamente giudaico che ho impiegato pi sopra. Osservo questo perch ho avuto recentemente con Tania una discussione epistolare sul sionismo e non vorrei esser creduto antisemita per queste parole. Ma l'autore di esse non era ebreo?

Note.
Nota 1: Si riferisce alla prima tesi di Marx: [...] nell'"Essenza del Cristianesimo" egli [Feuerbach] considera solo il modo di procedere teoretico come quello schiettamente umano, mentre la praxis  concepita e stabilita solo nella sua raffigurazione sordidamente giudaica. Il testo marxiano  qui citato nella traduzione di Gramsci (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagina 2355).


296.
4 aprile 1932.

Carissima mamma,
ho ricevuto la lettera di Mea e mi ha molto divertito la storia del signor Sias (1) che interpreta con l'aiuto di vari dizionari le lettere delle galline. Bisogna consigliargli di fare la fotografia dell'uovo, di ingrandirla e di spedire l'ingrandimento al prof. Taramelli (2) presso il Museo di Cagliari. Pu darsi infatti che la lingua impiegata dalla gallina per scrivere la sua missiva sia il punico, se la gallina discende dalle galline del tempo dei cartaginesi e che riveli il posto dove  nascosto qualche tesoro in monete del tempo antigoriu (3) e chiss perci quanto preziose. Le notizie che Mea mi ha mandato sulla scuola d'avviamento sono troppo scarse. Vorrei sapere di pi: qualche cosa sui libri di testo, sui componimenti d'italiano, sul contenuto del programma sugli orari eccetera. Aspetto la lettera di Franco, che spero mi voglia informare dei suoi lavori d'ingegneria col meccano.
La mia vita  sempre uguale e ugualmente noiosa. Vorrei che facessi cercare tra i libri della famosa scansia, se c' un opuscolo intitolato "La questione meridionale" (4).
Ti abbraccio teneramente con tutti.
Antonio

Note.
Nota 1: Come Ali Camun, il signor Sias  un personaggio di fantasia inventato da Edmea.
Nota 2: Antonio Taramelli (1868-1939), archeologo e direttore del Museo nazionale di Cagliari.
Nota 3: Antico, in sardo.
Nota 4: G. FORTUNATO, "La questione meridionale e la riforma tributaria", La Voce, Roma 1920.


297.
4 aprile 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto ieri la tua lettera del 31 marzo; credevo, questa settimana, di non ricevere tuoi scritti e supponevo ti sentissi poco bene. Ho ricevuto i medicinali che mi hai spedito e che, devo dirlo, non mi saranno molto utili. Tu hai colto al balzo un accenno contenuto in una mia passata lettera e subito hai pensato di inviarmi quei sei o sette pacchetti di fiocchi d'avena, pastine glutinate eccetera. Come vuoi che possa utilizzarle? E in tanta quantit? Mi basteranno per sette od otto anni, almeno, cio avranno tutto il tempo di avariarsi, poich, s e no, potr farne preparare un pochettino ogni quindici o venti giorni. Anche il Somatose non lo prender per ora, non ne ho proprio bisogno; ma  possibile che mi sia utile quando incomincer il caldo e l'appetito diminuir ancora. Invece mi sar utile quell'estratto peptonizzato preparato dalla Societ per il latte condensato lombardo: ho provato a metterne una punta di cucchiaio nella pasta e l'ha di molto migliorata. - Non desidero avere tabacco n macedonia n d'altro genere: sono riuscito, come ti ho scritto altra volta, a diminuire il consumo notevolmente; mi sono stabilizzato su un pacchetto di tabacco macedonia ogni 5 giorni, ma dopo aver consolidato questa quota, cercher di diminuire ancora progressivamente. Cos non mi serve a nulla il caff senza caffeina: non posso utilizzarlo. Si pu avere qualche volta dell'acqua calda, ma buona solo per farsi i pediluvii, non potabile, perch  servita a riscaldare delle grosse caldaie a bagnomaria, e non certamente in ebollizione, ma solo a 60-70 gradi. Tu, come ti ho scritto altre volte, ti lasci andare a fare dei castelli in aria troppo facilmente. - Mi dispiace e mi addolora molto che Giacomo (1) sia morto; la nostra amicizia era molto pi grande e intensa di quanto tu non abbia potuto avere occasione di accorgerti, anche perch Giacomo era esteriormente poco espansivo e di poche parole. Era un uomo raro, ti assicuro, sebbene negli ultimi anni fosse molto cambiato e deperito incredibilmente. Quando lo conobbi, nel dopoguerra, era di forza erculea (era un sergente di artiglieria da montagna e portava a spalla dei pezzi di cannone di peso rilevante) e di un coraggio temerario sebbene senza rodomontate. E tuttavia era di una sensibilit sentimentale incredibile, che giungeva fino ad accenni melodrammatici, che per erano sinceri, non di posa. Sapeva a memoria una grande quantit di versi, ma tutti di quella letteratura romantica deteriore che piace tanto al popolo (sul tipo dei libretti d'opera, che sono scritti per lo pi in uno stile barocco curiosissimo e con sdolcinature patetiche disgustanti, ma che pure piacciono in modo sorprendente) e gli piaceva recitarli, sebbene diventasse rosso come un bambino sorpreso in fallo, ogni volta che io mi infilavo nel pubblico per ascoltarlo. Questo ricordo  il tratto pi vivo del suo carattere che mi ritorna insistente: quest'uomo gigantesco che declama con passione sincera dei versi di cattivo gusto ma che esprimono passioni elementari robuste e impetuose e che si interrompe e arrossisce quando  ascoltato da un intellettuale anche se amico.
Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Giacomo Bernolfo.


298.
11 aprile 1932.

Carissima Tania,
questa settimana ho ricevuto solo una tua cartolina (del 6). Certo hai ricevuto anche la mia lettera di otto giorni fa e quindi hai visto che ho ricevuto a suo tempo i tuoi medicinali. Spero che terrai conto delle osservazioni che ho fatto. Che il regime di vitto che io seguo non sia troppo felice  possibile, ma  il migliore che posso seguire (da qualche giorno ho cambiato la pasta col riso e mi pare migliorato). Una minestrina al giorno, secondo i tuoi consigli, sarebbe una buona cosa, ma poich non si pu fare,  inutile pensarci; tutt'al pi, come ti ho scritto, potr procurarmela ogni quindici giorni, perch ogni volta ci vuole una pratica ufficiale. Tuttavia, come ti ho anche gi scritto impiego l'estratto peptonizzato che  utile anche col riso.
Forse a quest'ora hai gi potuto vedere Valentino Come ti ho scritto tempo fa, devi ricordargli dei miei libri che si trovano in sue mani (1). Sarei molto contento se questi libri potessi farli pervenire a Giulia. Devi scrivermi quanti volumi sono perch abbia un'idea della mole. Tra di essi c' un volume di Rodolfo Mondolfo stampato nel 1912 in una collezione filosofica del Formiggini? Se c', dovresti trattenerlo e spedirmelo (2). Avevo a Roma anche un volume del prof. Francesco Ercole sul Machiavelli (3), che non avevo ancora letto: se anche esso era stato preso da Valentino e ti viene consegnato spediscimelo. Vedrai ancora Piero? Dovresti parlare a lui dell'ordinazione fatta alla Libreria e di cui non ho ancora saputo nulla, perch passando da Milano possa occuparsene (4). Cos dovresti dirgli se pu farmi procurare un libro di Nino Daniele su "D'Annunzio politico" stampato a S. Paolo del Brasile qualche anno fa da un editore italiano (Tissi, mi pare). Il libro  stato molto lodato dai giornali e dalle riviste e deve essere molto interessante perch il Daniele fu per molti anni (fino a quando l'organizzazione dei legionari fiumani visse di vita indipendente) fiduciario del D'Annunzio per il Piemonte e consigliere politico del D'Annunzio stesso a Fiume prima e a Gardone in seguito (5).
Carissima Tania, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta le lettere 173 e 279.
Nota 2: Il volume di Mondolfo, "Il materialismo storico in Federico Engels" (confronta a che la lettera 147), venne poi ricevuto da Gramsci ed  conservato fra i libri del carcere.
Nota 3: Confronta la lettera 10 e nota 2.
Nota 4: Nei precedenti giorni di aprile Sraffa si trovava a Roma e aveva incontrato varie volte Tatiana. Ripartir per Milano intorno alla met del mese. In una cartolina postale del 17 aprile 1932, Tatiana scriver a Gramsci Ho visto Piero, e abbiamo anche parlato delle ordinazioni gi fatte da rinnovare e di qualche altra ordinazione da farsi, che egli stesso avrebbe comandato passando da Milano (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 59-60).
Nota 5: Il libro di N. DANIELE, "D'Annunzio politico (Rievocazioni e rivelazioni con un supplemento)", San Paolo 1928,  conservato nel Fondo Gramsci e citato nei "Quaderni". Gramsci aveva incontrato Daniele nell'agosto 1920 (confronta "Un eroe", Avanti!, 28 agosto 1920, ora in "L'Ordine Nuovo", citato, pagine 641-642). Sul rapporto fra i due si veda inoltre S. CAPRIOGLIO, "Un mancato incontro Gramsci-D'Annunzio a Gardone nell'aprile 1921 (Con una testimonianza di Palmiro Togliatti)", Rivista storica del socialismo, fascicolo 15-16, gennaio-agosto 1962, pagine 263-273.


299.
11 aprile 1932.

Cara Iulca,
voglio ancora aggiungere qualche osservazione alla mia precedente lettera, che forse ti  sembrata un po' sconnessa e non molto conclusiva. Immagino che ci possa accadere, perch questa impressione le mie lettere fanno a me stesso appena le ho scritte. Devo scrivere a orario fisso, in un giorno determinato: l'ossessione di non fare a tempo a scrivere tutto ci che vorrei, produce il risultato che finisco per scrivere ellitticamente, per accenni, innestando i pensieri che germinano al momento della scritturazione nell'abbozzo della lettera pensato prima di mettermi a scrivere, ottenendo cos per risultato un pot-pourri, almeno a mia impressione. - Ci che ti volevo scrivere  questo: che le tue preoccupazioni mi sembrano ingiustificate per tutta una serie di aspetti della quistione che ti poni e che specialmente ingiustificata, perch male interpretata,  la mia testimonianza in proposito. Nel valutare te stessa e il tuo contributo alla vita, tu non tieni conto che a un certo punto hai dato alla tua personalit un indirizzo nuovo, abbandonando l'attivit artistica per una attivit pi immediatamente pratica. Inoltre mi pare che tu abbia sempre dato al concetto e al fatto dell'utilit e della praticit un contenuto troppo angusto e meschino (errore teorico che ho definito con l'espressione di sordidamente ebraico), ricavandone la conseguenza ossessionante di essere troppo poco utile, di essere incapace ad essere utile come erroneamente pensi si dovrebbe essere. Io mi sono fatto l'impressione che in ci sia il germe della tua malattia, di un complesso di inferiorit che logora la tua sensibilit affinata dagli avvenimenti di questi ultimi sei anni ma che era gi acuta in modo eccezionale gi prima. D'altronde adesso credo di essere anch'io, almeno in parte, responsabile di queste tue condizioni, perch nel passato, inconsapevolmente, mi divertivo a stuzzicarti e a provocarti, credendo di ottenere cos di meglio conoscerti. Ho incominciato nel 1922, poco dopo che ci eravamo conosciuti e ti ho fatto piangere, in un modo cos stupido che solo adesso ne sento tutto il rimorso, perch solo ora capisco che non si trattava di una cosa superficiale, ma che per te aveva una maggiore importanza di quanto io pensassi: e non ho avuto il coraggio di asciugarti le lacrime come pure mi sentivo spinto a fare, perch ti volevo bene ed  vero che certe cattiverie si fanno a chi si vuol bene (1). Carissima, ti stringo forte forte.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 150 e nota 2.


300.
18 aprile 1932.

Carissima Tania,
ti ringrazio di avermi trascritto la lettera in cui Giulia ti ha dato pi particolari informazioni sulle condizioni di salute di Delio - Il Somatose lo prender, come ti ho gi scritto: non  necessario che tu me lo esalti troppo a lungo, perch sono gi convinto, almeno quanto basta perch lo prenda. - Quando avr letto il libro del Croce sar molto contento di esserti utile, scrivendoti qualche nota critica in proposito, non una recensione compiuta, come tu desideri, perch sarebbe difficile da buttar gi cos all'impronto. Del resto ho gi letto i capitoli introduttivi del libro, perch gi apparsi in opuscolo indipendente qualche mese fa, e posso gi da oggi incominciare a fissarti alcuni punti che ti potranno essere utili, per fare delle ricerche, e informarti meglio, se vuoi dare al tuo lavoro una certa organicit e qualche ampiezza (1). La prima quistione da porre potrebbe, a mio parere, esser questa: quali sono gli interessi culturali oggi predominanti nell'attivit letteraria e filosofica del Croce, se essi sono di carattere immediato, e di portata pi generale e rispondenti a esigenze pi profonde che non siano quelle nate dalle passioni del momento. La risposta non  dubbia; l'attivit del Croce ha origini lontane e precisamente dal tempo della guerra. Per comprendere i suoi ultimi lavori occorre rivedere i suoi scritti sulla guerra, raccolti in due volumi ("Pagine sulla guerra" - seconda ediz. accresciuta). Non ho questi due volumi, ma ho letto questi scritti a mano a mano che furono pubblicati (2). Il loro contenuto essenziale pu essere brevemente riassunto cos: lotta contro l'impostazione data alla guerra sotto l'influenza della propaganda francese e massonica, per la quale la guerra divenne una guerra di civilt, una guerra tipo Crociate con lo scatenamento di passioni popolari a carattere di fanatismo religioso. Dopo la guerra viene la pace, cio al conflitto deve succedere una ricollaborazione dei popoli non solo, ma ai raggruppamenti bellici succederanno raggruppamenti di pace e non  detto che i due coincidano; ma come sarebbe possibile questa ricollaborazione generale e particolare, se un criterio immediato di politica utilitaria diventa principio universale e categorico? Occorre quindi che gli intellettuali resistano a queste forme irrazionali di propaganda e, pur non indebolendo il loro paese in guerra, resistano alla demagogia e salvino il futuro. Il Croce vede sempre nel momento della pace il momento della guerra e nel momento della guerra quello della pace e rivolge la sua operosit a impedire che sia distrutta ogni possibilit di mediazione e di compromesso tra i due momenti. Praticamente la posizione del Croce ha permesso agli intellettuali italiani di riannodare i rapporti con gli intellettuali tedeschi, cosa che non  stata e non  facile per i francesi e i tedeschi, quindi l'attivit crociana  stata utile allo Stato italiano nel dopoguerra quando i motivi pi profondi della storia nazionale hanno portato alla cessazione dell'alleanza militare franco-italiana e a uno spostamento della politica contro la Francia per il riavvicinamento alla Germania. Cos il Croce, che non si  mai occupato di politica militante nel senso dei partiti,  diventato ministro dell'Istruzione Pubblica nel governo Giolitti del 1920-21. - Ma  finita la guerra? Ed  finito l'errore di innalzare indebitamente criteri particolari di politica immediata a principii generali, di dilatare le ideologie fino a filosofie e religioni? No, certamente; quindi la lotta intellettuale e morale continua, gli interessi permangono ancora vivaci ed attuali e non bisogna abbandonare il campo. - La seconda quistione  quella della posizione occupata dal Croce nel campo della cultura mondiale. Il Croce gi prima della guerra occupava un posto molto alto nella stima dei gruppi intellettuali di tutti i paesi. Ci che  interessante  che, nonostante l'opinione comune, la sua fama era maggiore nei paesi anglosassoni che in quelli tedeschi: le edizioni dei suoi libri, tradotti in inglese, sono numerosissime, pi che in tedesco e pi che in italiano. Il Croce, come appare dai suoi scritti, ha un alto concetto di questa sua posizione di leader della cultura mondiale e delle responsabilit e dei doveri che essa porta con s. E' evidente che i suoi scritti presuppongono un pubblico mondiale di lite. - Occorre ricordare che negli ultimi anni del secolo scorso gli scritti crociani di teoria della storia hanno dato le armi intellettuali ai due massimi movimenti di revisionismo del tempo, di Edoardo Bernstein in Germania e del Sorel in Francia. Il Bernstein ha scritto egli stesso di essere stato indotto a rielaborare tutto il suo pensiero filosofico ed economico dopo aver letto i saggi del Croce (3). L'intimo legame del Sorel col Croce era noto, ma quanto fosse profondo e tenace  apparso specialmente dalla pubblicazione delle lettere del Sorel, il quale si mostra spesso intellettualmente subordinato al Croce in modo sorprendente. - Ma il Croce ha portato ancora pi oltre la sua attivit revisionistica e ci specialmente durante la guerra e specialmente dopo il 1917. La nuova serie di saggi sulla teoria della storia incomincia dopo il 1910 con la memoria "Cronache, storie e false storie" e giunge fino agli ultimi capitoli della "Storia della storiografia italiana nel secolo diciannovesimo", ai saggi sulla scienza politica e alle ultime manifestazioni letterarie, tra le quali la "Storia dell'Europa", come appare almeno dai capitoli che ho letto. Mi pare che il Croce tiene pi di tutto a questa sua posizione di leader del revisionismo e che in ci egli intenda essere il meglio della sua attuale attivit. In una breve lettera scritta al prof. Corrado Barbagallo e pubblicata nella Nuova Rivista Storica del 1928 o '29 (non ricordo con esattezza) egli esplicitamente dice che tutta l'elaborazione della sua teoria della storia come storia etico-politica (e cio tutta o quasi la sua attivit di pensatore di circa 20 anni)  rivolta ad approfondire il suo revisionismo di quaranta anni fa (4). - Carissima Tania, se cenni simili a questo ti possono essere utili per il tuo lavoro, scrivimelo e cercher di fissarne qualche altro.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Il 12 aprile Tatiana aveva scritto a Gramsci: Tu riceverai tra poco un libro di Croce - "La Storia d'Europa" -, dovresti farne una recensione perch a me interessa molto e le tue osservazioni potranno essermi molto utili per un mio lavoro. In realt Tatiana non attendeva ad alcun lavoro su Croce: si trattava di uno stratagemma ispirato da Sraffa, allo scopo di incoraggiare e stimolare gli interessi intellettuali dell'amico. In una lettera del 21 aprile, Sraffa torner cos sull'argomento: Scrivendo a Nino dovreste insistere perch vi dia per lettera una specie di recensione del libro di Croce, e perch almeno due pagine della sua lettera settimanale le consideri dedicate non a notizie personali, ma a un riassunto dei suoi pensieri e dei suoi lavori (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 58-59). L'opuscolo a cui allude Gramsci, B. CROCE "Capitoli introduttivi di una Storia dell'Europa nel secolo decimonono", Memoria letta all'Accademia di scienze morali e politiche della Societ Reale di Napoli, Napoli 1931,  conservato fra i libri del carcere.
Nota 2: Le "Pagine sulla guerra", Laterza, Bari 1928, raccolgono scritti crociani apparsi in precedenza sulla Critica, altre riviste e vari quotidiani. Gli argomenti svolti da Gramsci nel seguito della lettera sono ripresi nel quaderno 10, "La filosofia di Benedetto Croce", in particolare nei primi quattro paragrafi della prima parte (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagine 1211-17).
Nota 3: Il riferimento  alla lettera di Giorgio Sorel al Croce in data 9 settembre 1899 [...]: 'Bernstein vient de m'crire qu'il a indiqu dans la "Neue Zeit" n. 46 qu'il avait t inspir, en une certaine mesure, par vos travaux'  (ivi, pagina 1213, ma per la fonte di Gramsci confronta "Lettere di Georges Sorel a B. Croce", La Critica, numero 5, 20 settembre 19Z7, pagina 311).
Nota 4: Confronta "Intorno alla storia etico-politica", Nuova Rivista Storica, fascicolo 5-6, settembre-dicembre 1928, pagine 626-629; e "Intorno alla storia etico-politica: discussione seconda", ivi, fascicolo 1, gennaio-febbraio 1929, pagine 130-133.


301.
25 aprile 1932.

Carissima mamma,
non ricevo notizie da un mese giusto; la lettera di Mea e di Grazietta  partita da Ghilarza appunto il 24 marzo. Voglio sperare che, come dice il proverbio, nessuna notizia, buona notizia o almeno avvenimenti senza importanza. Qualche giorno fa ho ricevuto una cartolina di Teresina coi baci di Diddi. A Teresina dirai che ho finalmente mangiato la selvaggina sott'olio che mi aveva mandato nel pacco di Natale e che l'ho trovata squisita; la confezione era perfetta e la carne ben macerata nell'olio, era diventata come il burro, tanto che potei mangiarla senza inconvenienti, sebbene non abbia pi dei denti servibili. Bisogna anche dire che si trattava di uccelli scelti, veramente eccezionali per grossezza e grassezza; immagino che siano stati cacciati da Paolo e quindi estendo anche a lui i miei complimenti e ringraziamenti. Anche nella mia esistenza non c' stata novit alcuna e come, del resto, potrebbero essercene? Sempre la stessa vita lo stesso rosario di "ave maria" dei giorni che si succedono uguali e ugualmente noiosi.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


302.
25 aprile 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue cartoline del 17 e del 22 aprile. Ho anche ricevuto qualche libro, come mi avevi annunziato. Come mai ti  venuta la tosse? Qui il tempo continua ad essere molto variabile; forse  stato cos anche a Roma, e tu avrai avuto poca cura della tua salute. Sono contento che la mia lettera a Delio sia giunta; vedremo se risponder e se sar possibile, pur con tante peripezie, di annodare una corrispondenza. - Non so ancora se le note che ti ho scritto sul Croce ti abbiano interessato e se sono conformi alle necessit del tuo lavoro: credo che me lo dirai e cos io potr regolarmi meglio. Del resto tieni conto che si tratta di accenni e di spunti che andrebbero svolti e completati. Ti scrivo un paragrafo anche questa volta; tu poi riordinerai secondo che ti parr pi opportuno. - Una quistione molto interessante mi pare quella che si riferisce alle ragioni della grande fortuna che ha avuto l'opera di Croce, ci che non avviene di solito ai filosofi durante la loro vita e specialmente non si verifica troppo spesso fuori della cerchia accademica. Una delle ragioni mi pare da ricercare nello stile. E' stato detto che il Croce  il pi grande prosatore italiano dopo il Manzoni (1). L'affermazione mi pare vera, con questo avvertimento: che la prosa di Croce non deriva da quella del Manzoni, quanto invece dai grandi scrittori di prosa scientifica e specialmente dal Galilei. La novit del Croce, come stile,  nel campo della prosa scientifica, nella sua capacit di esprimere con grande semplicit e con grande nerbo insieme, una materia che di solito, negli altri scrittori, si presenta in forma farraginosa, oscura, stiracchiata, prolissa. Lo stile letterario esprime uno stile adeguato nella vita morale, un atteggiamento che si pu chiamare goethiano di serenit, compostezza, sicurezza imperturbabile. Mentre tanta gente perde la testa e brancola tra sentimenti apocalittici di panico intellettuale, Croce diventa un punto di riferimento per attingere forza interiore per la sua incrollabile certezza che il male metafisicamente non pu prevalere e che la storia  razionalit. Bisogna tener conto inoltre che a molti il pensiero di Croce non si presenta come un sistema filosofico massiccio e di difficile assimilazione come tale. Mi pare che la pi grande qualit di Croce sia sempre stata questa: di far circolare non pedantescamente la sua concezione del mondo in tutta una serie di brevi scritti nei quali la filosofia si presenta immediatamente e viene assorbita come buon senso e senso comune. Cos le soluzioni di tante quistioni finiscono col circolare divenute anonime, penetrano nei giornali, nella vita di ogni giorno e si ha una grande quantit di crociani che non sanno di esserlo e che magari non sanno neppure che Croce esista. Cos negli scrittori cattolici  penetrata una certa somma di elementi idealistici da cui essi oggi cercano di liberarsi senza per riuscirci, nel tentativo di presentare il tomismo come una concezione sufficiente a se stessa e sufficiente alle esigenze intellettuali del mondo moderno (2).
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Come chiarisce nei "Quaderni del carcere", citato, pagina 1215, Gramsci ha qui presente il giudizio di Benjamin Crmieux, secondo il quale depuis Manzoni, Benedetto Croce est le plus grand prosateur de la littrature italienne (confronta "Panorama de la littrature italienne contemporaine", Kra, Parigi 1928, pagina 190).
Nota 2: Sul medesimo tema confronta anche "Quaderni", citato, pagina 1216.


303.
2 maggio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto tre lettere, del 23, del 25 e del 27 aprile. Ho letto e riletto la lettera di tuo pap (1) e le tue lunghe considerazioni, che in generale sono esatte, a mio parere. Certamente esistono altri elementi della quistione che a te necessariamente sfuggono e che forse sono quelli predominanti e decisivi nel determinare lo stato di confusione e di dolorosa impotenza in cui un po' tutti si dibattono. Ma la difficolt maggiore consiste nel fatto che non si sa da che parte incominciare per reagire energicamente alla situazione e bonificarla. Tu parli di energia, ancora energia, sempre energia. Ma a Roma, pensandoci ora, anche applicando tutta la tua energia, cosa avresti potuto ottenere (2)? Ti saresti urtata non in qualcosa di solido e ben piantato che si pu rovesciare nettamente, ma in uno stato di cose, per dir cos gelatinoso, che non resiste ma si riforma continuamente ed  invincibile. Una volta mi hai rimproverato di non avere a Roma posto a te la quistione e di non aver cercato, per cos dire, di fare un'alleanza fra noi due per unire le forze. Forse hai avuto ragione e questo avrebbe dovuto essere il mio dovere. Ma allora a tante cose non davo la stessa importanza che do ora e poi avveniva come a chi  in mezzo a un bosco, che appunto vede i singoli alberi e non vede l'insieme. Molte cose mi apparivano piuttosto come tratti pittoreschi, interessanti esteticamente, non come sintomi di uno stato malaticcio. Vedi che sono molto franco con te, e ti do gli elementi per giudicarmi in modo anche severo. Credo di avere delle attenuanti, tuttavia, e la pi importante secondo me,  quella che ho sempre vissuto isolato, fuori della famiglia e anzi ho sempre avuto una certa insofferenza alla vita famigliare. Cos mi ero convinto di essere un ipercritico, di vedere la pagliucola nell'occhio del vicino e non la trave nel mio occhio e che quindi fosse necessario da parte mia di non intervenire ma di lasciare che ognuno svolga la sua vita indipendente. Ora non so cosa fare e da che parte incominciare. Ti sono grato per ci che mi hai scritto, perch almeno posso orientarmi concretamente, ci che finora non era possibile. Per lo meno d'ora innanzi non tirer sassi nel buio, ci che forse  accaduto in questi ultimi tempi. Non so se ti mander mai lo schema che ti avevo promesso sugli intellettuali italiani. Il punto di vista da cui osservo la quistione muta talvolta: forse  ancora presto per riassumere e sintetizzare. Si tratta di materia ancora allo stato fluido, che dovr subire una elaborazione ulteriore. Non metterti in testa di ricopiare il programma per la pubblicazione sugli italiani all'estero: non mi pare che ne valga la pena, tanto pi che il Marzocco ne ha dato un riassunto assai preciso (3). Se puoi averne un esemplare, bene; altrimenti, pazienza. Cos non ho bisogno, certo, delle opere di William Petty per la quistione su le idee economiche del Machiavelli. Il richiamo  interessante, ma basta il richiamo. (4) Piuttosto, tra qualche tempo, domander le opere complete del Machiavelli stesso, che, ti ricordi forse, avevo domandato quando ero ancora a Milano, ma la pubblicazione non era ancora avvenuta. Ti posso ancora fissare qualche punto di orientamento per un lavoro sul libro del Croce (che non ho ancora letto nel volume); anche se queste note sono un po' scucite, penso che ti potranno essere utili lo stesso. Penserai poi tu a organizzarle per conto tuo, ai fini del tuo lavoro. Ho gi accennato alla grande importanza che il Croce assegna alla sua attivit teorica di revisionista e come, per sua stessa ammissione esplicita, tutto il suo lavorio di pensatore in questi ultimi venti anni sia stato guidato dal fine di completare la revisione fino a farla diventare liquidazione. Come revisionista egli ha contribuito a suscitare la corrente della storia economica-giuridica (che, in forma attenuata,  ancora oggi rappresentata specialmente dall'accademico Gioachino Volpe); oggi ha dato forma letteraria a quella storia che egli chiama etico-politica, di cui la "Storia d'Europa" dovrebbe essere e diventare il paradigma. In che consiste l'innovazione portata dal Croce, ha essa quel significato che egli le attribuisce e specialmente ha quel valore liquidatore che egli pretende? Si pu dire concretamente che il Croce, nell'attivit storico-politica, fa battere l'accento unicamente su quel momento che in politica si chiama dell'egemonia, del consenso, della direzione culturale, per distinguerlo dal momento della forza, della costrizione, dell'intervento legislativo e statale o poliziesco. In verit non si capisce perch il Croce creda alla capacit di questa sua impostazione della teoria della storia di liquidare definitivamente ogni filosofia della praxis. E' avvenuto proprio che nello stesso periodo in cui il Croce elaborava questa sua sedicente clava, la filosofia della praxis, nei suoi pi grandi teorici moderni, veniva elaborata nello stesso senso e il momento dell'egemonia o della direzione culturale era appunto sistematicamente rivalutato in opposizione alle concezioni meccanicistiche e fatalistiche dell'economismo. E' stato anzi possibile affermare che il tratto essenziale della pi moderna filosofia della praxis consiste appunto nel concetto storico-politico di egemonia (5). Mi pare perci che il Croce non sia "up to date" con le ricerche e con la bibliografia dei suoi studi preferiti o abbia perduto la sua capacit di orientamento critico. A quanto pare le sue informazioni si basano specialmente su un famigerato libro di un giornalista viennese, il Flp-Miller (6). Questo punto dovrebbe essere svolto estesamente e analiticamente, ma allora sarebbe necessario un saggio molto lungo. Per ci che ti pu interessare, mi pare che bastano questi accenni, che non mi sarebbe agevole svolgere diffusamente.
Cara, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Il 23 aprile 1932, Tatiana aveva trascritto una lettera ricevuta da Apollon Schucht, il quale la informava diffusamente dello stato di salute di Giulia, che permaneva precario, sconsigliandole di seguitare a trasmettere a Gramsci ogni notizia al riguardo. Tatiana valutava un grandissimo errore erigere una sorta di barriera protettiva nella relazione di Giulia col marito lontano. Analogo il parere di Sraffa, che il 30 aprile scriveva: Mi ha molto interessato la lettera di vostro padre, che contiene proprio quei dettagli concreti sulla vita e sulla salute di Giulia e Delio, che a Nino son tanto necessari. E' un grande errore credere che a un carcerato bisogna evitare i dolori e le inquietudini, nascondendo loro le notizie spiacevoli: facendo ci si collabora, involontariamente, coi carcerieri: il compito di questi  di staccare i prigionieri dalla vita comune, di privarli dei piaceri come dei dolori che li legano al mondo, e cos ridurli all'insensibilit e infine all'abbrutimento [...]. Quello che mi addolora nella lettera di vostro padre,  il vedere che anche egli s'interpone per evitare inquietudini a Giulia e a Nino. Evidentemente, con questa duplice censura, carceraria e famigliare,  impossibile che essi si possano mettere in comunicazione. Sraffa sosteneva inoltre la opportunit di una visita di Giulia al marito, in compagnia di Delio, questione della quale investir Togliatti il 4 maggio, suggerendogli di mandare direttamente a Giulia (senza passare per la famiglia) una pressante richiesta (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 61-62 e 224).
Nota 2: Confronta la lettera 214 e nota 1.
Nota 3: Confronta la lettera 294, nota 1.
Nota 4: Come richiesto da Gramsci (confronta la lettera 192), Tatiana aveva consultato Sraffa, il quale aveva risposto il 21 aprile: Sul pensiero economico di Machiavelli non so nulla proprio: quel poco che ho imparato leggendo l'articolo di Arias indicato da Nino mi pare che confermi quello che Nino dice. Mi sembra che vi sia una grande analogia con un economista inglese del 1600, William Petty, che Marx chiama 'il fondatore dell'economia classica'. Le sue opere in inglese sono introvabili: ma, se Nino la desidera, forse si pu ancora trovare in libreria la traduzione francese delle sue opere complete ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 58-59). L'opinione di Sraffa era stata trasmessa il 27 aprile da Tatiana a Gramsci, che la trascriver nei "Quaderni del carcere", citato, pagina 1039.
Nota 5: Sul concetto crociano di storia etico-politica come ipostasi arbitraria e meccanica del momento dell'egemonia, e sulla filosofia della praxis che non esclude la storia etico-politica, ma  affermazione del momento dell'egemonia [...], "valorizzazione" del fatto culturale, dell'attivit culturale, di un fronte culturale come necessario accanto a quelli meramente economici e meramente politici, confronta "Quaderni", citato, pagine 1222-24.
Nota 6: Si riferisce a "Il volto del bolscevismo" (confronta le lettere 198 e 209), che Gramsci ebbe in carcere ma non  conservato nel Fondo Gramsci. Sulla importanza data al libro del Flp-Miller da Croce, che ne aveva recensito sulla Critica, numero 5, 20 settembre 1926, pagine 289-291, l'edizione originale ("Geist und Gesicht des Bolschevismus. Darstellung und Kritik des kulturellen Lebens in Sowiet-Russland", Amalthea Verlag, Vienna 1926), confronta "Quaderni", citato, pagine 1240-41.


304.
9 maggio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto una tua cartolina del 30 aprile e una lettera del 6 maggio. Il fascicolo della Riforma Sociale del settembre-ottobre 1931 non l'ho ricevuto e cos non ho ricevuto nessuno dei libri allora ordinati. Successivamente mi sono giunti quattro volumi: l'edizione del "Principe" di Machiavelli curata da Luigi Russo, l'"Autobiografia" di Gandhi con pref. del senatore Gentile (1), la "Storia d'Europa" del senatore Croce, e un volumetto di storia locale genovese di Mario Bettinotti (2), ma di essi finora mi  stato consegnato solo il "Principe". Il libro di Benco e la "Storia del Piccolo" di Trieste edito da Treves-Treccani-Tuminelli - di Emilio Zanella: "Dalla barbarie alla civilt nel Polesine", edito dai Problemi del Lavoro (3). Di altri libri avverti che non mandino assolutamente nulla. D'ora in avanti bisogna attenersi assolutamente a questa norma; che se ho bisogno di qualche libro, lo indicher io stesso. In quest'ultimo tempo i libri speditimi non mi sono stati consegnati, per ognuno dovrei fare un'istanza al Ministero, cosa assurda oltre che tediosa. Ti pare? Ti avevo scritto di fare l'abbonamento alla Cultura, per la quale avevo gi ottenuto il permesso; non so se  stato fatto. Adesso ho visto che viene pubblicata in 4 fascicoli all'anno e che il primo fascicolo del 1932  gi uscito. Da casa non ricevo notizie da oltre un mese e mezzo: ho ricevuto quindici giorni fa una cartolina di Teresina coi soli saluti. Poich non ho ancora letto la "Storia d'Europa" non posso darti nessuno spunto sul suo reale contenuto (4). Posso per ancora scriverti qualche osservazione che non  esteriore che in apparenza, come vedrai. Ti ho gi scritto che tutto il lavoro storiografico del Croce negli ultimi 20 anni  stato rivolto a elaborare un teoria della storia come storia etico-politica in contrapposizione alla storia economico-giuridica che rappresentava la teoria derivata dal materialismo storico dopo il processo revisionistico che esso aveva subito per opera del Croce stesso. Ma la storia del Croce  poi etico-politica? Mi pare che la storia del Croce non possa essere chiamata che storia speculativa o filosofica e non etico-politica e in questo suo carattere e non nell'essere etico-politica  la sua opposizione al materialismo storico. Una storia etico-politica non  esclusa dal materialismo storico, in quanto essa  la storia del momento egemonico, mentre  esclusa la storia speculativa come ogni filosofia speculativa. Nella sua elaborazione filosofica il Croce dice di aver voluto liberare il pensiero moderno da ogni traccia di trascendenza, di teologia, e quindi di metafisica in senso tradizionale; seguendo questa linea egli  giunto fino a negare la filosofia come sistema, appunto perch nell'idea di sistema  un residuo teologale. Ma la sua filosofia  una filosofia speculativa e in quanto tale continua in pieno la trascendenza e la teologia con un linguaggio storicistico. Il Croce  cos immerso nel suo metodo e nel suo linguaggio speculativo che non pu giudicare che secondo essi; quando egli scrive che nella filosofia della praxis la struttura  come un dio ascoso, ci sarebbe vero se la filosofia della praxis fosse una filosofia speculativa e non uno storicismo assoluto, liberato davvero e non solo a parole, da ogni residuo trascendentale e teologico (5). - Legata a questo punto  un'altra osservazione che pi da vicino riguarda la concezione e la composizione della "Storia d'Europa". Pu pensarsi una storia unitaria dell'Europa che si inizi dal 1815, cio dalla Restaurazione? Se una storia d'Europa pu essere scritta come formazione di un blocco storico, essa non pu escludere la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, che del blocco storico europeo sono la premessa economico-giuridica, momento della forza e della lotta. Il Croce assume il momento seguente, quello in cui le forze scatenate precedentemente si sono equilibrate, catartizzate per cos dire, fa di questo momento un fatto a s e costruisce il suo paradigma storico. Lo stesso aveva fatto con la "Storia d'Italia": incominciando dal 1870 essa trascurava il momento della lotta, il momento economico, per essere apologetica del momento puro etico-politico, come se questo fosse caduto dal cielo. Il Croce naturalmente con tutte le accortezze e le scaltrezze del linguaggio critico moderno, ha fatto nascere una nuova forma di storia retorica; la forma attuale di essa  appunto la Storia speculativa. Ci si vede meglio ancora se si esamina il concetto storico che  al centro del libro di Croce, cio il concetto di libert; il Croce, in contraddizione con se stesso, confonde libert come principio filosofico o concetto speculativo e libert come ideologia ossia strumento pratico di governo, elemento di unit morale egemonica. Se tutta la storia  storia della libert, ossia dello spirito che crea se stesso (e in questo linguaggio libert  uguale a spirito, spirito  uguale a storia e storia  uguale a libert), perch la storia europea del secolo diciannovesimo sarebbe essa sola storia della libert? Non sar dunque storia della libert in senso filosofico, ma dell'autocoscienza di questa libert e della diffusione di questa autocoscienza sotto forma di una religione negli strati intellettuali e di una superstizione negli strati popolari che si sentono uniti a quegli intellettuali, che sentono di partecipare a un blocco politico di cui quegli intellettuali sono i portabandiera e i sacerdoti. Si tratta dunque di una ideologia, cio di uno strumento pratico di governo, e occorrer studiare il nesso pratico su cui si fonda La libert come concetto storico  la dialettica stessa della storia e non ha rappresentanti pratici distinti e individuati. La storia era libert anche nelle satrapie orientali, tanto vero che anche allora c'era movimento storico e quelle satrapie sono crollate. Insomma mi pare che le parole mutano, le parole sono magari dette bene, ma le cose non sono neanche scalfite (6). - Mi pare che la Critica fascista in un articolo, seppure non esplicitamente, abbia scritto la critica giusta osservando che tra vent'anni il Croce, vedendo il presente in prospettiva, potr trovare la sua giustificazione storica come processo di libert (7). Del resto, se ricordi il primo punto che ti ho scritto, cio le osservazioni sull'atteggiamento del Croce durante la guerra, comprenderai meglio il suo punto di vista: come sacerdote della moderna religione storicistica, il Croce vive la tesi e l'antitesi del processo storico e insiste nell'una o nell'altra per ragioni pratiche perch nel presente vede l'avvenire e di esso si preoccupa quanto del presente. A ognuno la sua parte: ai sacerdoti quella di salvaguardare il domani. In fondo c' una bella dose di cinismo morale in questa concezione etico-politica;  la forma attuale del machiavellismo. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: "Mahatma Gandhi. Autobiografia", Treves, Milano [1921]. Il libro  conservato nel Fondo Gramsci.
Nota 2: M. BETTINOTTI, "Vent'anni di movimento operaio genovese: Pietro Chiesa, Giuseppe Canepa, Lodovico Calda", Edizioni dell'A.N.S.-Problemi del Lavoro, Milano 1932. Anche questo volume  conservato nel Fondo Gramsci.
Nota 3: Di questi due libri gi richiesti da Gramsci (confronta Ia lettera 281), Sraffa aveva dimenticato i titoli e ne aveva domandato nuovamente l'indicazione (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 62).
Nota 4: Tatiana verr poi a sapere, in occasione della sua visita a Turi del gennaio 1933, che Gramsci ebbe difficolt ad ottenere in lettura il volume di Croce. Ne scriver a Sraffa l'11 febbraio 1933: Tra le altre cose che mi vengono in mente, di ci che mi disse Nino al colloquio, c' il fatto che il libro di Croce, l'Europa, non gli  stato concesso per una parola della mia lettera che accennava al mio desiderio di avere una recensione di questo libro hanno subito creduto che effettivamente si stampassero a Mosca degli articoli di Nino. Conseguentemente vi sono state perquisizioni, che in verit non hanno dato nessun risultato, ma intanto sei delle mie lettere sono state inviate al Ministero. Nino  spiacente che si debba mettersi nelle condizioni di essere sospettati ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 238). Per sollecitare la consegna della "Storia d'Europa" ed altri libri trattenuti dalla direzione del carcere, Gramsci preparer anche una bozza di istanza al Capo del governo, datata presumibilmente agosto 1932, che non risulta per spedita (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagina 2402.
Nota 5: L'argomento  sviluppato analiticamente nei "Quaderni", citato, pagine 1225-26.
Nota 6: Sul concetto crociano di libert in riferimento alla "Storia d'Europa" confronta "Quaderni", citato, pagine 1229-32.
Nota 7: Confronta U. D'ANDREA, "La storia e la libert", Critica fascista, numero 9, maggio 1932, pagine 166-169.


305.
16 maggio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue lettere del 7 (1) e del 12 e la cartolina del 13. Qualche ora fa ho avuto il colloquio con Carlo e sono stato ben contento di vederlo. Penso che adesso dovrai rimandare la tua venuta di qualche tempo (2). Ti confesso che non ho molta voglia di scrivere. Sono molto nervoso, come succede sempre quando qualche novit interrompe la monotonia della fastidiosa vita quotidiana. Ti voglio solo dire che la mia espressione tirare sassi nel buio di qualche lettera fa non avrebbe dovuto addolorarti; significava solo che se avessi potuto avere prima certe informazioni, nelle mie lettere a Giulia avrei adoperato diverse espressioni eccetera. Invece per un certo tempo c' stato come un gioco di mosca cieca. Del resto ci coincide con le tue osservazioni a proposito dell'atteggiamento reciproco di quei di casa nostra. Non ti pare che essi giochino tra loro a mosca cieca, e si comportino reciprocamente come chi tira sassi nel buio? Una volta io dissi queste cose a Giulia, la quale si spavent realmente all'idea che si dovesse dare a Genia la notizia della morte di Nadine (3); mi disse che Genia poteva morirne, e ne era convinta fino alle lacrime. A me parve invece che Genia fosse convinta che Nadine era morta (qualche cosa in proposito mi deve avere accennato nel 1922) e perci mi maravigli molto ci che accadde a Roma. Non riuscivo a comprendere come non si comprendesse che la mancanza prolungata di notizie deve necessariamente provocare dei sospetti, a meno che non si creda all'assoluta insensibilit dell'altra parte (ci che non si crede, perch anzi si esagera morbosamente la sensibilit stessa) e che si ottiene solo di creare una catena interminabile di tragici equivoci. Ma io sono un sardo senza complicazioni psicologiche e mi costa una certa fatica comprendere le complicazioni degli altri. Forse dovrei dire che ero un sardo senza complicazioni, perch forse ora non lo sono pi; una certa dose di complicazione deve avere turbato anche la mia psicologia, perch ogni tanto tu reagisci in modo che mi maraviglia e mi sorprende.
Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: In questa lettera, Tatiana aveva trascritto quella di Sraffa del 2 maggio 1932, nella quale ritornava la questione di Farinata. L'amico piemontese (confronta la lettera 286 e nota 1), identificato poi in Palmiro Togliatti, aveva svolto delle ricerche e, come riferiva Sraffa, aveva trovato che della cosa si parla in un numero di un giornale torinese uscito nel 1918, sotto il titolo "Sotto la Mole": l'articolo scritto da Nino  intitolato "Il cieco Tiresia" [...]: alla fine si espone la teoria di Antonio a proposito del canto di Farinata e Cavalcante nel modo su per gi come  esposto in una sua recente lettera, ma in non pi di dieci righe a stampa. Il ricordo divertir certo Nino ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 64). Il richiamo a questo articolo dimenticato (confronta "La citt futura", citato, pagine 833-834)  annotato nei "Quaderni del carcere", citato, pagina 527.
Nota 2: Tatiana avrebbe voluto accompagnarsi con Carlo nel suo viaggio a Turi, fra il 14 e il 17 maggio. Tuttavia riferir a Sraffa il 20 maggio 1932: Mi spiace di aver dovuto rimandare ancora il viaggio perch risultava chiaro dalla lettera di Carlo a me, che egli voleva andare solo ed aveva le sue ragioni per desiderarlo. Ebbene adesso che ci  stato, fra non molto ci andr anch'io, ecco tutto (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 68).
Nota 3: Nadine era la maggiore delle sorelle Schucht. Sposata a un avvocato di Tiflis, si era trasferita in Georgia nel 1913 e aveva finito per perdere i contatti con la famiglia d'origine, che era rimasta a lungo all'oscuro della sua morte, avvenuta nel 1919.


306.
23 maggio 1932.

Carissima mamma,
ho ricevuto la lettera di Grazietta del 13 maggio. Carlo mi ha detto luned scorso che le tue condizioni di salute sono un po' migliorate. Da Carlo avrai ricevuto certamente le sue impressioni sul nostro colloquio, poich mi aveva promesso che ti avrebbe scritto subito. Dirai a Mea che finalmente ricever i famosi pastelli promessi da quasi un anno. Carlo li ha presi con s e ha promesso di spedirli subito. Cos anche Teresina ricever "Guerra e Pace" di Tolstoi che le avevo promesso. Carlo ha preso con s il collo di libri che avevo preparato e mi ha promesso di spedirlo, dopo di averli letti lui, immagino. La difficolt per la spedizione di questi colli consiste nel fatto che alla stazione di Turi non ricevono spedizioni ferroviarie per la Sardegna: bisogna che qualcuno li porti fino a Bari per inoltrarli di l. Ecco perch non ho potuto finora mantenere la promessa fatta a Mea a suo tempo.
Ho letto la notizia mandatami da Grazietta, della morte di Giampiero Sanna (1). Ma Titino cosa fa e dove abita? Penso che in questo tempo si sar completamente istupidito: era sulla buona strada da quando era a Torino. Allora pareva che fosse affetto da una grave malattia, una forma epilettoide. Almeno avveniva che ogni volta che gli dicevo che doveva ripartire per Ghilarza, date le sue condizioni economiche e poich io non potevo indefinitamente dargli da mangiare, si rovesciava per terra con la schiuma alla bocca in preda a convulsioni. Qualche volta mi nacque il dubbio che simulasse per indurmi a compassione, ma al dubbio contrastava l'osservazione che per simulare occorre una certa dose di intelligenza e di forza di volont e non mi pareva che Titino avesse n l'una n l'altra. Pu darsi che si sia ripreso e che si sia applicato a lavorare, perch era molto buono d'indole e allora per me si sarebbe fatto fare a pezzi mi scortava per la strada, veniva a svegliarmi con grande puntualit e credeva cos di fare delle grandi cose. Per il suo grande daffare io avevo sempre l'impressione che gli avrebbero rotto la testa da un momento all'altro.
Carissima mamma, fa' in modo che mi scrivano un po' pi spesso.
Ti abbraccio teneramente con tutti di casa.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Sindaco di Ghirlaza, padre di Titino.


307.
23 maggio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina del 17 e la lettera del 19. Le notizie che ti ha dato Carlo sulle mie condizioni di salute sono poco chiare; non ho avuto attacchi gravi di acidi urici, sebbene certamente la continuazione del catarro intestinale sar connessa a soverchia acidit. Da qualche tempo invece soffrivo d'insonnia se cos si pu dire; pi esattamente non dormo non perch non abbia sonno, ma perch il sonno  interrotto da cause esterne, e ci mi ha prodotto una condizione di grande stanchezza ed esaurimento, che apparivano anche esteriormente se Carlo se ne  accorto (1). La quistione  complessa e te ne potr parlare se verrai a colloquio. Sulla data della tua venuta io non ho particolari desideri; devi scegliere tu il momento che ti  conveniente da ogni punto di vista. Ho letto con grande interesse la lettera del tuo pap:  molto attraente e piena di osservazioni: stimolanti alla meditazione. Per ci che tu dici che io potrei scrivergli, non sono del tuo parere. Mi sarebbe difficile spiegarti esaurientemente il perch; certe cose mi dispiace scriverle in una lettera carceraria. Non mi hai detto il tuo parere sulle note che ti ho scritto a proposito del Croce; nel complesso ti sono state utili? In ogni modo devi tener presente che esse non possono essere complete e non potevano toccare alcuni punti che pure sarebbe necessario trattare; e che anche cos come sono, hanno subito una mutilazione volontaria. Ho ricevuto finalmente i libri ordinati tanto tempo fa. Non ho per ricevuto il numero della Riforma Sociale del settembre-ottobre 1931; cos mi  mancato il numero di aprile 1932 dei Problemi del Lavoro, che mi farai il piacere di richiedere (non ho neppure ricevuto il primo fascicolo dell'anno della Cultura). Se ti capita di scrivere a Piero riferiscigli che in un brano di un capitolo del recente libro di Silvio D'Amico "Certezze", nel capitolo dedicato allo Spielberg si parla di una domanda di grazia inviata da Federico Confalonieri all'Imperatore d'Austria che sarebbe appunto conservata nel Museo italiano dello Spielberg stesso. Il D'Amico non ristampa questa supplica, ma ne d accenni esteriori come dello scritto di un uomo ridotto al massimo grado di avvilimento e di abbiezione. Piero forse sa se questo scritto del Confalonieri  stato gi stampato in qualche pubblicazione sul Confalonieri (2). A me pare di non averne mai inteso accennare. Carissima, puoi ancora inviarmi dei Sali di Hunt? Non posso pi fare a meno di prenderli e ho quasi esaurito la scorta. Ho provato a interrompere l'uso, ma subito si sono riprodotti i disturbi.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Nella sua lettera del 20 maggio a Sraffa, Tatiana aveva ricopiato le notizie ricevute da Carlo dopo la visita al fratello: Ho trovato Nino non bene come altre volte: un po' magro e con uno sguardo meno vivace. In complesso per va benino. Il dottor Cisternino mi ha detto che ogni tanto ha degli attacchi uricemici, per non ha pi sputi sanguigni [...]. Quando gli ho fatto rilevare che non lo trovavo troppo bene mi disse che  tormentato di nuovo dall'insonnia (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 68-69). Per le cause esterne dell'insonnia accennate da Gramsci, si veda l'istanza presentata l'1 settembre 1932 al direttore del carcere Vincenzo Azzariti, in Appendice 1, numero 6.
Nota 2: Il testo fu pubblicato dieci anni dopo in "Tre suppliche inedite di Federico Confalonieri", a cura di Renzo U. Montini, Rassegna storica del Risorgimento, numero 1, gennaio-febbraio 1942, pagine 83-90. Al libro di S. D'AMICO, "Certezze", Treves-Treccani-Tumminelli, Milano-Roma 1932, allora in corso di pubblicazione, e all'anticipazione "Sulle orme di un martirio. Visita alla prigione di Silvio Pellico", Il Resto del Carlino, 16 marzo 1932,  anche dedicata la nota "Confalonieri", in "Quaderni del carcere", citato, pagine 996-97. Nell'allusione di Gramsci a un uomo ridotto al massimo grado di avvilimento e di abbiezione, Paolo Spriano ha inteso scorgere una tipica cifra per far sapere a Sraffa che egli non intende assolutamente percorrere o lasciare intraprendere quella strada [...]. Da noi interpellato nel 1967, il professore Sraffa ci conferm che quello era proprio il modo escogitato per mettere in guardia da qualsiasi iniziativa lesiva della propria dignit che egli non avrebbe mai accettata come del resto dice ripetutamente a voce a Tatiana. Sarebbe un suicidio morale ed egli non intende suicidarsi ("Gramsci in carcere e il partito", citato, pagina 64).


308.
30 maggio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto una tua cartolina del 25 e il vaglia del 28. Ti ringrazio di cuore, ma ti assicuro che non c'era nessuna urgenza. Come ti ho scritto qualche mese fa, le spese che faccio sono relativamente piccole e oltre che non  possibile comprare qualcosa di appetibile, in realt  meglio che non oltrepassi una dieta rigorosa per non stare peggio. Ogni variazione e ogni tentativo di aumentare la quantit del cibo ingerito mi procurano disturbi tali che ormai preferisco evitare anche i tentativi. Del resto ci per ora non  preoccupante, n mi sento pi debole del solito. Non devi credere che sia diventato fatalista, n che mi sia abbandonato al filo della corrente come un chien crev; tutt'altro, arzigogolo di continuo in cerca di soluzioni pi razionali, ma il campo della scelta  ben ristretto e si restringe sempre pi dopo ogni tentativo che si dimostra inutile. Ma parliamo di cose pi interessanti intorno alle quali mi sia possibile di sfogare un po' la mia mania di infilare quattro chiacchiere. Ti voglio riferire una serie di osservazioni, perch, se del caso, le riscriva a Piero domandandogli qualche indicazione bibliografica che mi permetta di allargare il campo delle meditazioni e di orientarmi meglio. Vorrei sapere se esiste una qualche pubblicazione speciale, anche in lingua inglese, sul metodo di ricerca nelle scienze economiche proprio del Ricardo e sulle innovazioni che Ricardo ha introdotto nella critica metodologica. Penso che specialmente intorno al centenario della sua morte, dieci anni fa, sia uscita una ricca letteratura in proposito e che ci sia una qualche probabilit di trovare ci che precisamente fa al caso mio. Il corso delle mie riflessioni  questo: si pu dire che Ricardo abbia avuto un significato nella storia della filosofia oltre che nella storia della scienza economica, dove  certo di primo ordine? E si pu dire che Ricardo abbia contribuito a indirizzare i primi teorici della filosofia della praxis al loro superamento della filosofia hegeliana e alla costruzione del loro nuovo storicismo, depurato di ogni traccia di logica speculativa? A me pare che si potrebbe tentare di dimostrare questo assunto e che varrebbe la pena di farlo. Prendo lo spunto dai due concetti, fondamentali per la scienza economica, di mercato determinato e di legge di tendenza che mi pare siano dovuti al Ricardo e ragiono cos: non  forse da questi due concetti che si  preso motivo per ridurre la concezione immanentistica della storia, - espressa con linguaggio idealistico e speculativo dalla filosofia classica tedesca, - in una immanenza realistica immediatamente storica, in cui la legge di causalit delle scienze naturali  stata depurata del suo meccanicismo e si  sinteticamente identificata col ragionamento dialettico dell'hegelismo (1)? - Forse tutto questo nesso di pensieri appare ancora un po' torbido, ma mi importa appunto che sia compreso nel suo insieme, sia pure approssimativamente, per quanto basta per sapere se il problema  stato intravisto e studiato da qualche studioso di Ricardo. Occorre ricordare come lo stesso Hegel abbia, in altri casi, visto questi nessi necessari tra diverse attivit scientifiche, e anche tra attivit scientifiche e attivit pratiche. Cos, nelle "Lezioni di storia della filosofia", egli ha trovato un nesso tra la Rivoluzione francese e la filosofia di Kant, di Fichte e di Schelling, e ha detto che solo due popoli, i tedeschi e i francesi, per opposti che siano tra loro, anzi appunto perch opposti, hanno preso parte alla grande epoca della storia universale della fine del secolo diciottesimo e dei primi del secolo diciannovesimo, poich il nuovo principio in Germania ha fatto irruzione come "spirito e concetto" mentre in Francia si  esplicato come "realt effettuale" (2). Dalla "Sacra Famiglia" si vede come questo nesso posto da Hegel tra l'attivit politica francese e quella filosofica tedesca sia stato fatto proprio dai teorici della filosofia della praxi (3). Si tratta di vedere come e in che misura all'ulteriore sviluppo della nuova teoria abbia contribuito l'economia classica inglese, nella forma metodologica elaborata dal Ricardo. Che l'economia classica inglese abbia contribuito allo sviluppo della nuova filosofia  comunemente ammesso, ma si pensa di solito alla teoria ricardiana del valore. A me pare che si debba vedere pi oltre e identificare un apporto che direi sintetico, cio che riguarda l'intuizione del mondo e il modo di pensare e non solo analitico, riguardante una dottrina particolare, sia pure fondamentale. Piero, nel suo lavoro per l'edizione critica delle opere del Ricardo, potrebbe raccogliere un materiale prezioso in proposito. In ogni modo, veda se esiste una qualche pubblicazione che tratti questi argomenti o mi sia di aiuto nelle mie condizioni carcerarie, mentre cio non posso fare ricerche sistematiche di biblioteca (4). - Carissima Tania, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Su questi temi si veda in particolare la nota "Introduzione allo studio della filosofia. Immanenza speculativa e immanenza storicistica o realistica", nella seconda parte del quaderno 10, "La filosofia di Benedetto Croce" (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagine 1246-48).
Nota 2: Come risulta dai "Quaderni", citato, pagine 1066 e 1471, la fonte delle hegeliane "Vorlesungen ber die Geschichte der Philosophie"  indiretta: Gramsci cita infatti dal libro di B. CROCE, "Conversazioni critiche", serie 2, Laterza, Bari 1918, pagine 292-294.
Nota 3: Il riferimento a questo passo della "Sacra famiglia" ricorre varie volte nei "Quaderni", ed  tratto da K. MARX, "Oeuvres philosophiques", volume 2, Costes, Parigi 1927, pagina 67 (traduzione italiana in K. MARX - F. ENGELS, "Opere", volume 4, Editori Riuniti, Roma 1972, pagina 41).
Nota 4: Ricevuta copia di questa lettera, Sraffa invier a Tatiana il 21 giugno 1932 le proprie considerazioni su Ricardo: Alla principale osservazione, riguardante il significato del Ricardo nella storia della filosofia, bisogna che ci pensi - e per comprenderla bene bisogna che io studi pi che gli scritti di Ricardo, quelli dei primi teorici della filosofia della praxis. Vorrei per avere qualche spiegazione sui due concetti di 'mercato determinato' e di 'legge di tendenza', che Nino chiama fondamentali e che, mettendoli fra virgolette, sembra attribuire loro un significato tecnico: confesso che non capisco bene a che cosa si riferiscano, e quanto al secondo, io ero abituato a considerarlo piuttosto come una delle caratteristiche dell'economia volgare. Ad ogni modo  molto difficile apprezzare l'importanza filosofica, se vi , di Ricardo, perch egli stesso, al contrario dei filosofi della praxis, non si ripiegava mai a considerare storicamente il suo proprio pensiero ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 74). Tatiana trascriver l'opinione di Sraffa nella sua lettera a Gramsci del 5 luglio, ma la discussione su Ricardo non avr seguito. E' probabile che ci fosse dovuto non tanto alla divergenza di vedute fra Gramsci e l'amico economista, quanto alla sopraggiunta necessit di impostare su basi diverse il loro dialogo epistolare, in considerazione dell'accresciuta sorveglianza da parte della censura e in generale dell'inasprimento del regime carcerario. Della mutata situazione, che traspare gi dalla lettera seguente, Sraffa aveva avuto subito sentore, infatti il 21 giugno avvertiva Tatiana: Mentre sto scrivendo mi giunge la vostra del 14, con acclusa quella di Nino del 6. Qualche cosa evidentemente sta succedendo (ivi, pagina 73).


309.
6 giugno 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 30 maggio. Ho avuto anche i campioni raccomandati coi medicinali. Ho gi preso la Sedosine, ma devo dire che non mi produce nessun effetto rilevante. Ho preso qualche volta il Somatose, ma ancora non regolarmente: in realt non so come fare, perch il cibo che ricevo non si presta a essere mescolato con tale preparato. Cercher di ingoiarlo semplicemente sciolto nell'acqua fredda, ma non sono sicuro che in tal modo sia efficace:  forse necessario immetterlo in liquidi caldi? Ti assicuro che non ho nessuno scrupolo a chiamare le cose per il loro nome: le chiamo come so e posso. Il catarro intestinale non so chiamarlo in altro modo che cos. Cos  giusto che non sia insonnia organica ci che non mi lascia dormire; credo che il non aver dormito, anche se si chiama insonnia, non sia da curarsi sempre come insonnia. Mi pare che  meglio non fare quistioni di parola; l'importante  capire e mi pare che tu abbia capito di che si tratta. - Ti prego anche per questo trimestre che incomincia col primo luglio di fare l'abbonamento al Corriere della Sera. Questa volta per ti prego di inviare 17 lire invece di 14,50 e di specificare che si desidera anche il numero del luned. Leggendo meglio il prospetto degli abbonamenti che mi hanno inviato in vista della scadenza trimestrale, ho visto che si pu fare l'abbonamento anche per il numero del luned, ci che dalla testata del giornale non appariva. Ti spedisco il modulo del bollettino di contocorrente, col quale da Roma si pu spedire la somma senza spese di porto (1)!
Cercher di rispondere alle altre quistioni che mi poni a proposito del Croce, quantunque non ne capisco bene l'importanza e forse credo di avere gi risposto ad esse nei cenni precedenti. Rileggi il punto in cui ho accennato all'atteggiamento mantenuto dal Croce durante la guerra e vedi se implicitamente non si contenga la risposta a una parte delle tue domande attuali. La rottura col Gentile  avvenuta nel 1912, ed  il Gentile che si  staccato dal Croce, che ha cercato di rendersene filosoficamente indipendente. Non credo che il Croce abbia mutato orientamento da quel tempo in poi, sebbene abbia definito meglio le sue dottrine; un mutamento pi notevole  quello avvenuto dal 900 al 910. La cos detta religione della libert non  una trovata di questi anni,  il riassunto in una formula drastica del suo pensiero di tutti i tempi, dal momento in cui abbandon il cattolicismo, come egli stesso scrive nella sua autobiografia intellettuale ("Contributo alla critica di me stesso"). N in questo il Gentile mi pare in disaccordo col Croce. Credo che tu dia una interpretazione inesatta della formula religione della libert poich le presti un contenuto mistico (cos potrebbe credersi dal fatto che tu accenni a un rifugiarsi in questa religione e quindi a una specie di fuga dal mondo eccetera) (2). Niente di questo. Religione della libert significa semplicemente fede nella civilt moderna, che non ha bisogno di trascendenze e rivelazioni ma contiene in se stessa la propria razionalit e la propria origine. E' quindi una formula antimistica e, se vuoi, antireligiosa. Per il Croce ogni concezione del mondo, ogni filosofia, in quanto diventa una norma di vita, una morale,  religione. Le religioni nel senso confessionale sono anch'esse religioni ma mitologiche, quindi in un certo senso inferiori, primitive, quasi corrispondenti a una fanciullezza storica del genere umano. Le origini di tale dottrina sono gi in Hegel e nel Vico e sono patrimonio comune di tutta la filosofia idealistica italiana, sia del Croce che del Gentile. Su questa dottrina  fondata la riforma scolastica gentiliana per ci che riguarda l'insegnamento religioso nelle scuole, che anche il Gentile voleva limitato alle sole elementari (fanciullezza vera e propria) e che in ogni caso, neanche il Governo ha voluto che fosse introdotta nell'insegnamento superiore. Cos io credo che tu forse esageri la posizione del Croce nel momento presente, ritenendolo pi isolato di quanto sia. Non bisogna lasciarsi ingannare dall'effervescenza polemica di scrittori pi o meno dilettanti e irresponsabili. Una bella parte delle sue attuali concezioni il Croce l'ha esposta nella rivista Politica (3) diretta dal Coppola e dal ministro Rocco e non solo il Coppola, io credo, ma molti altri sono persuasi dell'utilit della posizione presa dal Croce, che crea la situazione in cui  possibile l'educazione reale alla vita statale dei nuovi gruppi dirigenti affiorati nel dopoguerra. Se studi tutta la storia italiana dal 1815 in poi, vedi che un piccolo gruppo dirigente  riuscito metodicamente ad assorbire nel suo circolo tutto il personale politico che i movimenti di massa, di origine sovversiva, esprimevano. Dal '60 al '76 il Partito d'Azione, mazziniano e garibaldino, fu assorbito dalla Monarchia, lasciando un residuo insignificante che continu a vivere come Partito Repubblicano ma aveva pi un significato folcloristico; che storico-politico. Il fenomeno fu detto del trasformismo ma non si trattava di un fenomeno isolato; era un processo organico che sostituiva, nella formazione della classe dirigente, ci che in Francia era avvenuto nella Rivoluzione e con Napoleone, e in Inghilterra con Cromwell. Infatti, anche dopo il 1876 il processo continua, molecolarmente. Assume una portata imponente nel dopoguerra, quando pare che il gruppo dirigente tradizionale non sia in grado di assimilare e digerire le nuove forze espresse dagli avvenimenti. Ma questo gruppo dirigente  pi malin e capace di quanto si poteva pensare: l'assorbimento  difficile e gravoso, ma avviene nonostante tutto, per molte vie e con metodi diversi. L'attivit del Croce  una di queste vie e di questi metodi; il suo insegnamento produce forse la maggior quantit di succhi gastrici atti all'opera di digestione. Collocata in una prospettiva storica, della storia italiana, naturalmente, l'operosit del Croce appare come la pi potente macchina per conformare le forze nuove ai suoi interessi vitali (non solo immediati, ma anche futuri) che il gruppo dominante oggi possieda e che io credo apprezzi giustamente, nonostante qualche superficiale apparenza. Quando si gettano in fusione corpi diversi da cui si vuole ottenere una lega l'effervescenza superficiale indica appunto che la lega si sta formando e non viceversa. Del resto, in questi fatti umani la concordia si presenta sempre come discorso, come una lotta e una zuffa e non come un abbracciamento da palcoscenico. Ma  sempre concordia e della pi intima e fattiva. Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Le ultime quattro frasi (da Ti prego...) sono sbarrate a penna. Alla fine della lettera si legge la seguente postilla di Gramsci: Ho cancellato io la parte che riguarda il giornale. Sospendi l'abbonamento, cio non rinnovarlo per nulla. Per la revoca del permesso di lettura dei quotidiani ai detenuti di Turi confronta la lettera 313 e nota 1.
Nota 2: Gramsci risponde qui alla richiesta formulata da Sraffa il 16 maggio 1932, e trasmessa poi da Tatiana nella sua lettera del 30 maggio, di tracciare con precisione lo sviluppo della posizione del Croce rispetto alla concezione materialistica della storia e di spiegare le ragioni della pi recente fase, di assoluta e completa opposizione, quale appare dalla sua "Storia d'Italia" e "Storia d'Europa". Come si ricollega questo ultimo cambiamento con il cambiamento generale del Croce dopo la sua rottura col Gentile? Sarebbe esatto dire che egli  costretto a rifugiarsi nella "religione della libert" e simili fantasie per nascondersi il fatto che a lui e ai suoi amici  venuto a mancare il terreno sotto i piedi, senza speranza di ritrovarlo? E se ci  esatto, come si pu porlo in termini concreti? ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 66).
Nota 3: Croce collabor a Politica con tre "Postille politiche" apparse il 19 gennaio, 24 aprile e 24 novembre 1919. In seguito le prime due erano state raccolte in "Pagine sulla guerra", Laterza, Bari 1928, pagine 250-255, 218-229, 263-270, 287-290, rispettivamente sotto i titoli "Sopravvivenze ideologiche", "La guerra italiana, l'esercito e il socialismo", "Disegni di riforma nazionale", "La vittoria"; la terza in "Etica e politica", Laterza, Bari 1931, pagine 165-169, 169-173, sotto i titoli "L'onest politica" e "La nausea per la politica". La collaborazione di Croce alla rivista di Francesco Coppola  ricordata numerose volte nei "Quaderni".


310.
13 giugno 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto questa settimana solo una tua cartolina del 4. Ho ricevuto anche il tuo pacco e ti ringrazio di quanto mi hai mandato. Pu darsi che la frutta che mi hai mandato mi giovi, ma ci conto poco. Nel passato, realmente il mangiare della frutta secca mi faceva bene; per qualche giorno digerivo regolarmente, eccetera. Ma da qualche tempo anche questi palliativi hanno perduto ogni loro efficacia.
- Anche questa volta ti voglio dare qualche incombenza fastidiosa. Ti prego di scrivere a mio nome, cio indicando il mio indirizzo perch mi mandino il catalogo generale delle loro pubblicazioni a queste case editrici (basta mandare una cartolina, oppure passando dall'editore Formiggini puoi acquistare un certo numero di cedole librarie stampate che si spediscono, credo, con soli 10 cent. di affrancatura): La Nuova Italia, Editrice, via Fiesolana 38, Firenze. Licinio Cappelli editore, Bologna. Vallecchi Editore, Firenze. Editori Zanichelli, Bologna. Fratelli Bocca, editori, Torino.
Cos ti sar molto grato se in qualche libreria di Roma (forse sar pi facile alla Libreria del Littorio, o da Loescher) acquisterai i fascicoli della rivista Il Selvaggio (diretta da Mino Maccari), in cui sono stampate delle Lettere aperte di Camillo Pellizzi allo stesso Maccari. Nel fascicolo di maggio  stata certamente pubblicata una di queste lettere aperte, ma credo che due altre siano state stampate in fascicoli precedenti (1). Questi numeri di rivista se riesci a rintracciarli tienili presso di te: ti scriver poi se e quando potrai inviarmeli, poich Il Selvaggio non  compreso nella lista delle riviste di cui mi  stata concessa la lettura e sar necessario fare una pratica speciale. Ma conviene acquistare ora questi numeri, perch quanto pi diventeranno arretrati e tanto pi sar difficile rintracciarli.
Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Ricevo in questo momento la tua lettera dell'8, dove mi descrivi le peregrinazioni per cercare un appartamento. Ma se non stai tanto bene perch ti affatichi in queste ricerche che devono essere snervanti?

Note.
Nota 1: Gramsci aveva presente la lettera aperta di Camillo Pellizzi a Mino Maccari pubblicata in Il Selvaggio, numero 3, 1 maggio 1932, col titolo "Postilla alla lettera: il Fascismo come libert". Ne era venuto a conoscenza da un commento di Corrado Pavolini, "Credere in poche cose", apparso nella Rassegna della stampa dell'Italia letteraria, numero 22, 29 maggio 1932 (confronta "Quaderni del carcere!, citato, pagine 1251-53). Le precedenti lettere di Pellizzi erano state pubblicate nel periodico di Maccari il 30 ottobre 1931 (numero 17, "Lettera con varii ragionamenti"); 31 dicembre 1931 (numero 21, "Seconda lettera sopra gli stessi argomenti della prima"); 31 marzo 1932 (numero 1, "Terza lettera").


311.
13 giugno 1932.

Carissimo Carlo,
ho ricevuto la tua raccomandata del 3, col vaglia di 100 lire. Ti ringrazio di cuore. Se ora sei meno oberato di lavoro e ne hai la voglia (e nell'ipotesi che non abbia gi provveduto diversamente) ti prego di inviare a Tatiana questi libri che erano nel pacco che hai preso con te: 1) Andr Maurois, "La vie de Disraeli"; 2) Ferdinando Martini, "Confessioni e ricordi"; 3) Thornton Wilder, "Il ponte di San Louis Rey"; 4) Giuseppe Prezzolini, "Codice della vita italiana". Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


312.
19 giugno 1932.

Carissima mamma,
ho ricevuto le due lettere di Grazietta e di Mea del 16 e faccio tanti complimenti a Franco e Mea per l'esito brillante dei loro esami. Attendo la lettera di Franco con molta ansia; spero che mi voglia spiegare come gli piaccia studiare dopo il primo anno di scuola ora compiuto. Il primo esame  una cosa molto importante nella vita; ora si pu dire che Franco  entrato nella societ degli uomini,  diventato un cittadino, perch ha cercato di far vedere ci che vale per la sua et ad altri uomini e questi lo hanno giudicato ed hanno affermato che va bene. E' una cosa molto pi importante della prima comunione, mi pare. Cos spero che anche Mea mi dar altre spiegazioni. Non so se Carlo le ha gi inviato i pastelli; in ogni modo lo solleciti e li faccia spedire subito. Ringrazio Grazietta delle notizie che mi ha mandato; mi aveva gi scritto della morte di Emilio e Patrizio Carta, non per di Angelico. Me ne dispiace, specialmente per la loro madre che ricordo molto bene come una bravissima donna. Ricordo molto bene anche le Spada, Conca e fresa, sebbene non ne sapessi pi nulla da chiss quanti anni. Per me le cose vanno sempre allo stesso modo.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


313.
19 giugno 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina del 13 e la lettera del 15. L'abbonamento al Corriere non l'ho sospeso di mia iniziativa:  stata sospesa la concessione di leggere i giornali quotidiani, ecco tutto (1). Avrei potuto scrivere all'amministrazione del giornale e fare mutare l'indirizzo, al tuo nome. Ma siccome occorreva mandare un vaglia da una lira e perci sarebbe occorso fare delle pratiche di almeno 10 giorni, avresti ricevuto 7 o 8 numeri; non valeva la pena. Ho ricevuto il pacchetto dei medicinali; l'estratto Bovis si  versato per met, perch si era rotto il recipiente. Se  vero che le vitamine sono necessarie all'organismo e che alcuni malesseri sono dovuti all'assenza di vitamine nel consueto nutrimento (e certamente  vero) credo che questo estratto possa giovarmi. Del resto da qualche giorno sto meglio, perch posso dormire qualche ora in pi del solito.
E' possibile che il numero della Riforma Sociale sia stato rispedito; io per non l'ho ricevuto. Mi pare che anche qualche altra rivista non sia giunta. Controller coi prossimi numeri, quando potr vedere se qualcosa manca e non si tratta solo di ritardi. Per ci che riguarda la Corrispondenza Marx-Engels (2) ti avevo gi scritto da un pezzo di non fare spedire questo genere di letteratura. Come ti avevo scritto, alla istanza fatta al Capo del Governo nel novembre dell'anno scorso in proposito, non  stata data risposta ancora e credo che, in ogni caso, occorra rifarla (3). Ma non ne ho voglia. Occorrer fare istanze per poter leggere libri molto pi ortodossi e conformisti che quelli di quel tipo. Credo che siano finite le buste, se non la carta da lettere. Ti sarei grato se mi porterai una borsa di gomma per tenere il tabacco riparato dagli effetti dello scirocco e dell'aridit: la borsa che mi hai mandato nel 1928  andata gi in pezzi. Cos mi potrai portare un po' di Sirolina Roche contro le malattie dei bronchi: ho l'impressione da quando  incominciato il caldo, che mi ritorni il catarro e qualche dolore alle vie respiratorie. La Sirolina mi aveva fatto bene l'anno scorso. Credo di non aver bisogno particolare di biancheria, eccetto che di calze. Veramente non so nemmeno io quello che ho disponibile. Un giorno dovr fare un inventario dei capi in buone condizioni. Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 309. Dopo il suo viaggio a Turi, Tatiana riferir a Sraffa Nino disse che hanno soppresso il giornale quotidiano perch hanno scoperto il fatto che si comunicasse a mezzo degli avvisi economici come in tempo di guerra, per lo spionaggio ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 239).
Nota 2: Il 15 giugno Tatiana era tornata a domandare a Gramsci, per conto di Sraffa, se desiderasse ricevere il volume 4 della traduzione francese della "Correspondance Marx-Engels" (ivi, pagina 69).
Nota 3: Confronta la lettera 263 e nota 1.


314.
27 giugno 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina del 20 e la raccomandata con le lettere di Giulia e di Delio. Per non so cosa scrivertene. Le mie riflessioni sono anodine e poi la persuasione dell'impossibilit di intervenire attivamente nel processo psichico della malattia di Giulia mi toglie ogni volont e iniziativa. Ho l'impressione che Giulia non voglia dire (o non possa dire, appunto a causa del suo male) qualcosa, che ci sia in lei un certo ordine di giudizi e di sentimenti che si sente raffrenata dall'analizzare e dal comunicare, ma che appunto solo la conoscenza di essi potrebbe aiutare a comprendere il suo stato e a intervenire per superarlo. Pare che Giulia si senta in colpa, per aver pensato in un certo modo nel passato, e che questo sia ora una sorgente di rimorsi che la tiene abbattuta e prostrata. Scrive in modo allusivo, ma genericamente. N credo che sia utile cercare di interpretare, in questo ordine di sentimenti; un errore grossolano (e niente  pi facile che errare) potrebbe farle credere che l'interpretazione delle sue allusioni sia a sua volta un rimprovero per colpe che le si sono attribuite, e destare quindi nuovi rimorsi e nuovi raffrenamenti: aggravare il male e non aiutare a superarlo. Del resto io sono ancora persuaso che nel male di Giulia entri come causa, diventata cronica, la poca preoccupazione della vita fisica; alimentazione non adeguata riposo male organizzato, sforzi di lavoro eccessivi per l'energia di cui si dispone, e tutto ci inutilmente, non per necessit, per forza maggiore, ma per mancanza di metodo e per uno spirito di sacrifizio inteso irrazionalmente e puerilmente. Ora, cosa si pu fare, come si pu intervenire? Io non lo vedo, non riesco a vederlo. Se tu potrai aiutarmi, te ne sar molto riconoscente. Le lettere di Delio sono interessanti,  vero? Ma che significato hanno i versi sull'acqua primaverile coi quali chiude la lettera a me? (cio: a che fine li ha trascritti, perch voleva che io li conoscessi?) Ti pare che sia da spedirgli l'edizione illustrata italiana del "Pinocchio"? Una edizione illustrata dal pittore Attilio Musini (1) esiste (edita dal Bemporad di Firenze), ma, se ben ricordo, le illustrazioni non sono ben riuscite, o almeno a me piacevano poco. Mi ero formato, da ragazzo, una mia immagine di Pinocchio, e vederne poi una materializzazione che era diversa da quella della mia fantasia, mi indisponeva e mi rivoltava. Perci mi pare che sia stato bene che a Firenze non abbiano lasciato fare il monumento a Pinocchio; per i ragazzi fiorentini avrebbe significato l'imposizione, dall'esterno, di un'immagine standard, che avrebbe impedito ogni fantasticheria arbitraria. Ma non  in questo arbitrio della fantasia il maggior piacere dei bambini nel leggere i libri come "Pinocchio"? Ho ricevuto il fascicolo arretrato della Riforma Sociale e quello dei Problemi del Lavoro. Cos ho ricevuto il fascicolo secondo (aprile-giugno) della Cultura, ma non avevo ricevuto il fascicolo primo (gennaio-marzo): ti prego perci di richiederlo, ringraziando per gli altri due. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Il cognome esatto  Mussino.


315.
27 giugno 1932.

Carissima Iulca,
ho ricevuto i tuoi foglietti, datati da mesi e giorni diversi. Le tue lettere mi hanno fatto ricordare una novellina di uno scrittore francese poco noto, Lucien Jean, credo, che era un piccolo impiegato in una amministrazione municipale di Parigi. La novella si intitolava "Un uomo in un fosso" (1). Cerco di ricordarmela. - Un uomo aveva fortemente vissuto, una sera: forse aveva bevuto troppo, forse la vista continua di belle donne lo aveva un po' allucinato. Uscito dal ritrovo, dopo aver camminato un po' a zig-zag per la strada, cadde in un fosso. Era molto buio, il corpo gli si incastr tra rupi e cespugli; era un po' spaventato e non si mosse, per timore di precipitare ancora pi in fondo. I cespugli si ricomposero su di lui, i lumaconi gli strisciarono inargentandolo (forse un rospo gli si pos sul cuore, per sentirne il palpito, e in realt perch lo considerava ancor vivo). Passarono le ore; si avvicin il mattino e i primi bagliori dell'alba, incominci a passar gente. L'uomo si mise a gridare aiuto. Si avvicin un signore occhialuto, era uno scienziato che ritornava a casa, dopo aver lavorato nel suo gabinetto sperimentale. Che c'? domand. Vorrei uscire dal fosso, rispose l'uomo. Ah, ah! vorresti uscire dal fosso! E che ne sai tu della volont, del libero arbitrio, del servo arbitrio! Vorresti, vorresti! Sempre cos l'ignoranza. Tu sai una cosa sola: che stavi in piedi per le leggi della statica, e sei caduto per le leggi della cinematica. Che ignoranza, che ignoranza! E si allontan scrollando la testa tutto sdegnato. Si sent altri passi. Nuove invocazioni dell'uomo. Si avvicina un contadino, che portava al guinzaglio un maiale da vendere, e fumava la pipa: Ah! ah! sei caduto nel fosso, eh! Ti sei ubbriacato, ti sei divertito e sei caduto nel fosso. E perch non sei andato a dormire, come ho fatto io? E si allontan, col passo ritmato dal grugnito del maiale. E poi pass un artista, che gemette perch l'uomo voleva uscire dal fosso: era cos bello, tutto argentato dai lumaconi, con un nembo di erbe e fiori selvatici sotto il capo, era cos patetico! E pass un ministro di dio, che si mise a imprecare contro la depravazione della citt che si divertiva o dormiva mentre un fratello era caduto nel fosso, si esalt e corse via per fare una terribile predica alla prossima messa. Cos l'uomo rimaneva nel fosso, finch non si guard intorno, vide con esattezza dove era caduto, si divincol, si inarc, fece leva con le braccia e le gambe, si rizz in piedi, e usc dal fosso con le sole sue forze. - Non so se ti ho dato il gusto della novella, e se essa sia molto appropriata. Ma almeno in parte credo di s: tu stessa mi scrivi che non dai ragione a nessuno dei due medici che hai consultato recentemente, e che se finora lasciavi decidere agli altri ora vuoi essere pi forte. Non credo che ci sia neanche un po' di disperazione in questi sentimenti: credo che siano molto assennati. Occorre bruciare tutto il passato, e ricostruire tutta una vita nuova: non bisogna lasciarci schiacciare dalla vita vissuta finora, o almeno bisogna conservarne solo ci che fu costruttivo e anche bello. Bisogna uscire dal fosso e buttar via il rospo dal cuore. Cara Iulca, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: La novella di Lucien Jean, pseudonimo di Lucien Dieudonn (1870-1908), era stata pubblicata col titolo "Un uomo nel fosso" sull'Ordine Nuovo del 6-13 dicembre 1919. Il testo era preceduto da un corsivo non firmato: "Presentazione di uno scrittore proletario".


316.
4 luglio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera con la recente lettera di Giulia. Oggi non ho voglia di scrivere a lungo. Tuttavia ti voglio dire che questa lettera di Giulia mi ha fatto una impressione molto buona e che mi pare che ella si trovi in condizioni psichiche molto migliori di quanto poteva apparire dagli scritti precedenti. Non so se tale sia stata anche la tua impressione. Voglio risponderle con molta ponderazione. Speriamo che finalmente sia giunta a una svolta della sua malattia e che rapidamente si metta in grado di riprendersi.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


317.
12 luglio 1932.

Carissima Tania,
questa settimana non ho potuto leggere nessun tuo scritto. Una tua lettera raccomandata  certamente giunta, perch  stata aperta in mia presenza per vedere se vi fossero contenuti dei valori, ma non mi  stata ancora consegnata. Carissima, parecchie volte ti ho scritto che spesso tu non ti rendi conto perfettamente di quali siano le mie condizioni di esistenza e che dimentichi che cosa  un carcerato. Cos altre volte ti ho scritto che il troppo zelo  nocivo invece di essere giovevole. Forse avrei dovuto insistere un po' di pi, ma talvolta mi faceva cader le braccia il vedere come tu non riuscissi a comprendere le mie insistenze. Credo utile perci di insistere ancora una volta avvertendoti: 1. Che nelle tue lettere  bene che tu non mi parli di altro che delle cose familiari, nella forma pi chiara e perspicua che  possibile. Naturalmente devi pensare che chiarezza deve essere intesa non solo per te, ma per chiunque altro pu leggere la lettera, senza conoscere i fatti a cui ti riferisci; chiaro significa appunto che non presenti niente che possa apparire non tale. 2. Che non puoi spedirmi niente, altro che oggetti di biancheria. Non che io desideri avere degli oggetti di biancheria. E' un avvertimento generale: non posso ricevere da fuori nulla, n generi alimentari, n tabacco o cartine, n medicinali qualsiasi altro oggetto. - Carissima, ho un fortissimo mal di testa e provo una certa difficolt a scrivere. La settimana ventura, quando avr letto la tua lettera e la lettera di Giulia, ti scriver pi a lungo e scriver a Giulia. Ti prego, appena avrai ricevuto questa lettera, di mandarmi una cartolina illustrata, coi semplici saluti. Tieni conto dei suaccennati avvertimenti e nello scrivermi esagera magari nel senso della semplicit e della scarsezza delle notizie piuttosto che nel senso contrario per evitare ogni forma di contrattempo e di ritardo (1).
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: La serie di avvertimenti trasmessa da Gramsci confermava i precedenti segnali delle nuove limitazioni imposte ai detenuti. Il 29 luglio Tatiana scriver a Sraffa: Avrete forse gi saputo che si sono verificati incidenti in qualche posto che hanno portato a delle misure restrittive straordinarie. Anche Nino vi fa un accenno. Ho saputo da un'altra parte che ci saranno di quelli che verranno deferiti al Tr[ibunale] Sp[eciale], si  scoperta della corrispondenza a mezzo di libri e riviste. E il 2 agosto Sraffa esorter Tatiana a partire prima possibile per la prevista visita a Turi, specialmente adesso che la corrispondenza, le letture e i pochi contatti col mondo gli sono stati ancora pi ridotti ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 79-81)


318.
18 luglio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la lettera raccomandata del 3 luglio e la cartolina del 15. S, realmente, da circa un mese non sto molto bene. Verso la met di giugno ho avuto qualche giorno di febbre abbastanza alta (sono giunto a 38.7) che ha continuato per qualche tempo, sebbene a un grado inferiore (37.7 e poi 37.3 per qualche giorno). L'unico rimedio per far cessare la febbre  la dieta rigorosa, ma il mangiar poco indebolisce i nervi e sopravviene una depressione generale che schiaccia ogni volont e iniziativa. Sono stato per molti giorni al regime di solo latte, ma ogni forma di cibo mi  diventata repellente e risento i conati di vomito come qualche anno fa. In ogni modo sono diventato incapace di qualsiasi forma di concentrazione intellettuale, anche di quella minima necessaria per scrivere una lettera. Vorrei scrivere a lungo a Giulia, ma non riesco a seguire un ragionamento connesso e coerente. Carissima, ti abbraccio.
ANTONIO.


319.
18 luglio 1932.

Carissima Iulca,
ho avuto due tue lettere, del 24 giugno e del 3 luglio. Sono stato un po' male in questi ultimi tempi (da un anno a questa parte ci mi capita un po' pi spesso di prima) e non ho la disposizione per scriverti un po' a lungo. Per voglio dirti che le tue ultime lettere mi hanno dato un po' di felicit: mi pare proprio che tu sia diventata definitivamente pi forte e pi sicura di te stessa. Sono anche contento che non abbia pi la fissazione della cura psicanalitica, che, per quel poco che posso giudicare allo stato delle mie conoscenze, mi pare troppo imbevuta di ciarlataneria e tale, se il medico curante non riesce in poco tempo a vincere la resistenza del soggetto e a strapparlo con la sua autorit alla depressione, - da aggravare le malattie nervose invece di guarirle, suggerendo all'ammalato motivi di nuove inquietudini e di raddoppiato marasma psichico. Cara, penso che la mamma con la sua espressione di farti diventare un elefante, si sia dimostrata il medico pi sicuro e pi affidante. Sono felice di ci che mi scrivi di Giuliano e delle sue domande sul conto mio, ma questo mi fa ripensare a ci che altra volta ti ho scritto, che per i bambini io devo essere uno strano pap che se ne sta sempre lontano e non si occupa mai di loro, a differenza di ci che fanno gli altri. Penso che nonostante tutto, ci deve gettare un certo velo di ombra nel loro animo, specialmente di Giuliano, se egli  un po' timido e rinchiuso come tu lo descrivi. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


320.
25 luglio 1932.

Carissima mamma,
ho ricevuto la lettera di Grazietta del 15 luglio. Carlo non scrive pi neanche a me, nonostante le molte promesse fatte durante l'ultima sua visita. In queste ultime settimane sono stato un po' indisposto, ma spero di rimettermi tra breve.
Attendo ancora la lettera di Franco e di Teresina.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


321.
25 luglio 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina postale del 19 e l'illustrata del 22. Sono stato ancora male, coi soliti disturbi. Il sanitario mi ha consigliato di fare qualche giorno di dieta assoluta, bevendo solo delle limonate. Mi ha giovato. Del resto non potevo pi mangiar nulla; anche il semplice latte negli ultimi giorni mi dava dei conati di vomito. Queste diete mi hanno indebolito meno di quanto si poteva pensare; in ogni caso non ho pi le forti emicranie, ma solo il vuoto e un certo sbalordimento. E' una vera fortuna che non si siano avuti qui ancora dei calori intollerabili come quelli degli anni scorsi. Ti auguro che anche il tuo malessere sia di poco conto. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


322.
1 agosto 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue lettere del 26 e 28 luglio con la lettera di Giulia e le fotografie. Le fotografie, nonostante le deficienze che tu hai notato, mi sono piaciute lo stesso. Mi pare che Giulia, se si vede che ha sofferto molto, tuttavia non sia in condizioni fisiche tali da non potersi rimettere abbastanza rapidamente, purch abbia cura di se stessa. Ho letto con grande interesse la lettera della mamma e mi pare che confermi il giudizio comune che le nonne sanno scrivere sui bambini meglio delle loro mamme.
In questi ultimi giorni mi sono un po' rimesso. Per lo meno ho cambiato di malessere e mi sento pi leggero. Non in questo momento che scrivo, per. E' incominciato anche qui un gran caldo: ogni piccolo sforzo che faccio, mi inonda di un bagno di sudore spiacevole e debilitante. La dieta che ho dovuto fare non era liquida come hai capito, ma idrica, cio non ho mangiato proprio nulla, ma solo bevuto qualche limonata per circa tre giorni, in due riprese. Posso invece bere pochissimo latte; altro che tre litri! Se bevo, nella giornata, pi di un litro di latte, mi sento molto male e non riesco a digerire. Tuttavia, nel complesso, ho migliorato la funzione digestiva. Devo per mangiare poco, se non voglio che immediatamente sopravvengano dei dolori viscerali, e ci mi lascia debole, specialmente con il caldo e la mancanza di riposo per la difficolt del dormire. E' un complesso abbominevole e si vede che la mia provvista di pazienza e di resistenza era molto grande se mi ha permesso di cavarmela finora. Purch duri ancora per un pezzo. Ma in qualche modo me la caver e non voglio rattristarti oltre misura. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


323.
1 agosto 1932.

Carissima Iulca,
ho ricevuto la tua lettera del 15 luglio. Ti ringrazio per il tuo scrivere frequente. Ho ricevuto le fotografie dei bambini e tua ed esse mi aiutano ad immaginare un po' pi concretamente la vostra vita e a fantasticare meno. La tua ultima lettera mi ha dato anche una prova che le tue condizioni di salute sono migliorate; ho voluto rileggerla proprio come un referto... medico e ho constatato che non c' neanche un errore di ortografia e di lingua in generale. Ci vuol dire che il tuo italiano  ancora solido e che il tuo processo di ideazione  ridiventato limpido e chiaro, senza dubbi, pentimenti, irrisolutezze, come non appariva essere precedentemente, almeno qualche volta. Ricordi ancora quando ti ho raccontato la storiella dei rospi che si posano sul cuore degli addormentati in campagna? Sono appunto circa 10 anni: quante fanfaluche ti ho raccontato in qual mese trascorso in sanatorio! Nello scrivere la novellina dell'uomo nel fosso (1) mi  tornato alla memoria improvvisamente, e mi sono ricordato che allora ti era rimasto impresso con un accompagnamento di sensazioni comiche. Anche ci che scrivi di Delio e Giuliano e delle loro inclinazioni, mi ha fatto ricordare che qualche anno fa credevi che Delio avesse molta inclinazione per l'ingegneria costruttiva mentre pare che oggi questa sia l'inclinazione di Giuliano e Delio invece sia piuttosto portato alla letteratura e alla costruzione... poetica. Ti dico, in verit, che non credo a queste inclinazioni generiche cos precoci e che ho poca fiducia nella tua capacit di osservare le loro tendenze verso un orientamento professionale. Credo che in ognuno di essi sussistano tutte le tendenze, come in tutti i bambini, sia verso la pratica che verso la teoria o la fantasia e che anzi sarebbe giusto guidarli in questo senso, ad un contemperamento armonioso di tutte le facolt intellettuali e pratiche, che avranno modo di specializzarsi a suo tempo, sulla base di una personalit vigorosamente formata in modo totalitario e integrale. L'uomo moderno dovrebbe essere una sintesi di quelli che vengono... ipostatizzati come caratteri nazionali: l'ingegnere americano, il filosofo tedesco, il politico francese, ricreando, per dir cos, l'uomo italiano del Rinascimento, il tipo moderno di Leonardo da Vinci divenuto uomo-massa o uomo collettivo pur mantenendo la sua forte personalit e originalit individuale. Una cosa da nulla, come vedi. Tu volevi chiamare Leo Delio (2); come mai non abbiamo pensato a chiamarlo Leonardo? Pensi che il sistema educativo Dalton (3) possa produrre dei Leonardi, sia pure come sintesi collettiva? Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 315.
Nota 2:In effetti il nome di Delio non era stato scelto subito. Ancora il 5 settembre 1924, a quasi un mese dalla nascita del bambino, Gramsci informava la madre: Si chiama Lev, che in italiano significa Leone (confronta "Lettere 1908-1926", citato, pagina 379).
Nota 3: Una critica del sistema Dalton, considerato da Gramsci una inefficace estensione alle scuole medie del metodo di studio seguito nelle Universit italiane,  svolta nella nota "Quistioni scolastiche" in "Quaderni del carcere", citato, pagine 1183-85.


324.
9 agosto 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua del 4 agosto con le lettere di Giulia. Adesso mi pare proprio si possa positivamente affermare che Giulia  uscita fuor del pelago alla riva (1) e che incomincia per lei una vita nuova. Non attendo da te delle diagnosi a distanza e per corrispondenza sui miei mali. Nello scriverti mi sfogo un po', ed  tutto qui; non devi darti troppo pensiero di queste mie geremiadi. Mi dispiace anzi quando tu credi poter dare dei consigli che poi  impossibile seguire, ma che a te sembrano plausibili e fattibili. Ci mi fa sempre pensare che tu non hai ancora una opinione chiara di ci che sia la vita in carcere e le sue condizioni effettive e dopo cinque anni e mezzo non  questa una vita allegra. Il tuo consiglio ancora ripetuto di prendere le minestrine, per esempio, pu essere esilarante o viceversa, secondo i temperamenti. Eppure tu sai che questo  uno spunto delle caricature umoristiche sulla professione sanitaria: quante volte non si son viste vignette su medici che raccomandano a dei pezzenti una cura di montagna, con vini generosi, polli eccetera eccetera. Questo spunto  sempre di una comicit irresistibile. Non sempre per la comicit  irresistibile per i pazienti. Invece la cura delle limonate  fattibile, igienica, di poco costo, non d nessun disturbo e, bisogna dirlo,  anche efficace. Ed  di venerabile et. Conosci la novella del Boccaccio sul modo seguito dal brigante Ghino del Tacco (2) per ottenere la guarigione dell'abate di Cluny e rendergli superflua una cura delle acque? Ecco dunque che gi al tempo di Ghino del Tacco questa cura era benissimo conosciuta e a quanto pare in ogni uomo, anche in quello ridotto alla pi squallida indigenza, c' sempre appiattato un abate di Cluny. - Mi pare che l'accenno di Giulia al tuo sentimento di solitudine non sia difficile da spiegare con l'insieme del brano (3). Giulia crede che tu rimanga a Roma e non ti decida a raggiungere i tuoi genitori perch non sai deciderti a troncare i rapporti di relativa vicinanza con me. Non so se abbia ragione e se questa sia la ragione sola o anche quella prevalente che ti trattiene. Se cos fosse, dovresti prendere una decisione e partire senz'altro. Niente mi dispiacerebbe di pi della convinzione che la tua vita possa in qualche modo essere intralciata per causa mia.
Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: "La Divina commedia", Inferno, primo, 23.
Nota 2: "Decameron", 10, 2.
Nota 3: Della difficolt a risolversi a intraprendere un viaggio a Mosca e della propria condizione esistenziale, Tatiana aveva scritto in luglio alla madre nei termini seguenti Comprendo benissimo che non  bello ci che faccio, non posso neppure scusare il mio comportamento, ma lo posso spiegare col fatto che vivendo cos tanto tempo da sola  come se in me non esistesse il bisogno di far partecipi gli altri della mia vita delle mie emozioni. Il riserbo  un tratto caratteristico delle esistenze solitarie ("Lettere ai familiari", citato, pagine 122-123).


325.
9 agosto 1932.

Carissima Iulca,
mi congratulo vivamente per la levit e la vivacit delle tue ultime lettere, specialmente di quella pi recente (del 27 luglio). Si capisce che fai dei progressi giganteschi, di settimana in settimana, verso condizioni generali fisiche e psichiche di piena sanit e di superiore equilibrio. Mi interessano i tuoi programmi di nuova attivit, anche se generici e vaghi. Tuttavia non vedo come io possa aiutarti e che cosa tu possa aspettare da me. Non so, oggi, se davvero io sia mai stato pi forte di te; che lo sia in questo momento, poi, ne dubito fortemente e forse farei bene a negarlo senz'altro. Intanto credo di essere terribilmente invecchiato. Da quattro anni non mi vedo nello specchio e pertanto non saprei dire quali cambiamenti effettivi siano avvenuti nei tratti della fisionomia. Certo per abbastanza grandi devono essere anche i cambiamenti esterni se devo giudicare da quelli interni. Devo essere mezzo demolito. Perci non contare su di me, non aspettare n molto n poco. Forse sono diventato vecchio pi di quanto io stesso possa pensare. Da quattro anni passo le intere giornate solo solo (tre ore al giorno di compagnia) e non posso sapere fino a che punto si sono sviluppate l'irascibilit impulsiva, l'ipercritica, l'insoddisfazione di tutto e di tutti, che mi pare siano i tratti pi caratteristici della vecchiaia precoce. D'altronde sono gi sufficientemente anziano anche per l'et: 41 anno e mezzo. Tuttavia mi far piacere essere informato di ci che ti proponi di fare e che realmente farai. Ma per carit, non proporti come problema il sapere se sia meglio scrivere molto senza molta attenzione allo stile, alla sua perfezione, o scrivere poco ma cercare la perfezione nello stile. Questi problemi hanno trastullato e trastullano ancora molta gente oziosa, ma non credo che il tuo modello debba essere il De Amicis dell'"Idioma gentile" (1) o qualche famoso arciconsolo dell'Accademia della Crusca. A meno che, davvero, tu non sia terribilmente invecchiata, pi di me e di quanto io credo di me. Mi pare che abbia preso troppo sul serio e alla lettera il mio giudizio che tu scrivi con uno stile quasi classico italiano. Voglio darti una piccola delusione: io intendevo dire che nel tuo modo di scrivere c' una certa complessit sintattica e organicit massiccia del periodo che non si trova nel modo con cui gli stranieri scrivono l'italiano, che  spesso saltellante, a piccoli membretti eccetera. Spero che non vorrai davvero imitare i classici o imitare un umanista calabrese, un certo Diego Vitrioli (2), che per dire a un contadino di accorciargli le staffe cos si esprimeva: Appropinquati, villico; accorciami questi perpendicoli sostentacoli, che per troppo equitare, si fer prolissi. Ecco dove pu condurre la ricerca del poco ma buono o del molto ma mediocre nelle quistioni di stile e anche in altre quistioni. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Di E. DE AMICIS, "L'idioma gentile", Gramsci ebbe in carcere l'edizione Treves, Milano 1905.
Nota 2: Diego Vitrioli (1818-1898), erudito classicista, bibliotecario a Reggio Calabria.


326.
15 agosto 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 9 agosto con la lettera di Giulia. E' certo consolante che ella scriva con tanta assiduit. Molte cose sono per mutate in questi ultimi tempi e io non so davvero se riuscir pi ad essere il corrispondente che ella desidera o sembra desiderare. E non gi solamente per le condizioni di salute. In questi ultimi giorni mi sono rimesso notevolmente dai disturbi intestinali e non ho pi quei malesseri che mi tormentavano fino a una diecina di giorni fa. Ma tutto l'insieme mi produce uno stato di disinteresse profondo per tutte quelle cose che prima mi attiravano e mi seducevano. Sono sempre sbalordito, incapace di concentrare l'attenzione su un soggetto e la memoria si  svaporata e non funziona che a scatti. E ho sempre paura di stancarmi troppo, di entrare in quello stato quando il cervello, eccitato volontariamente per uno sforzo di energia, sembra che funzioni per proprio conto come una macchina impazzita che nessuno pi riesce a guidare e indirizzare. E poi mi pare che Giulia si sia formata anche lei una concezione falsa del mio modo di vivere. Come pu credere che dopo cinque anni e otto mesi di galera, io possa essere in grado, sia pure superficialmente, di dare indicazioni su libri italiani e francesi. Io non ci tengo per nulla ad essere compianto e ad affliggere nessuno. Ma anche mi dispiace che si abbiano delle idee cos false sulla mia vita, che il carcere sia immaginato in modo cos idillico ed arcadico. Una delle fonti di giudizio per la formazione di una tale immagine allo sciroppo di rose mi pare che devi essere tu, che hai dimostrato di essere provvista di un ottimismo inesauribile e invincibile, tanto che talvolta mi incuti veramente paura, perch non so mai quali catastrofi saranno provocate dal tuo zelo. Ma credo che possa esserci qualche altra fonte ancora, forse pi superficialmente ottimista e tendenziosa. Pazienza. Del resto non devi preoccuparti: vorrei anzi che non ti preoccupassi affatto e che non ti ponessi mai in testa di fare questa o quella cosa. Tante volte ti ho detto di non prendere nessuna iniziativa che mi riguarda, senza avermene parlato e avere avuto il mio consenso (1). E di non credere che questo io ti dica per voler fare dei complimenti sciocchi: lo dico proprio per egoismo. Sar contento di tutto quello che vorrai fare per le feste di Delio e Giuliano: al libro di esperimenti per Delio avevo pensato anch'io, una volta: l'editore Hoepli ha una raccolta di questo genere, dovuta a un certo Ghersi, dedicata ai ragazzi, che ha avuto parecchie ristampe, ma io non la conosco. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Non risulta che l'esortazione di Gramsci abbia un preciso riferimento, sebbene in realt, proprio in quel periodo, Tatiana fosse orientata ad avviare a sua insaputa un tentativo di trasferimento in altro sito, che dovrebbe essere una casa di salute. Ne aveva scritto a Sraffa il 29 luglio, poich le ultime notizie di Nino sono abbastanza cattive per metterci in apprensione. La sua salute ha ancora peggiorato, ne sono proprio disperata, potete ben immaginarlo. Avvertiva d'altronde che era intenzionata lasciare Gramsci all'oscuro di ogni passo (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 80).


327.
15 agosto 1932.

Carissima Iulca,
ti ho gi scritto precedentemente spiegandoti come io non possa esserti di nessun aiuto nell'attivit che ti proponi di svolgere nel prossimo avvenire. La tua lettera del 2 agosto mi persuade di aver avuto ragione. Come vuoi che io sia in grado di indicarti quali libri italiani contemporanei e caratteristici di questo tempo tu possa leggere. Io sono completamente tagliato fuori da ogni attualit e attualit significa gi quasi sei anni dacch sono in carcere. In questi ultimi anni (almeno quattro anni) non ho letto nessun libro di poesia italiano (e anche non italiano); gli ultimi libri che ho letto, pi di quattro anni fa, di carattere artistico, sono due romanzi: uno di Sibilla Aleramo, "Amo, dunque sono!", e l'altro di Riccardo Bacchelli, "Il diavolo al Pontelungo". Il mio bagaglio, come vedi,  molto leggero e magro. Sono, su per gi, nelle tue condizioni, se non peggiori. Le mie letture sono molto circoscritte e quasi sempre degli stessi libri. Leggo un certo numero di riviste e in esse sono contenute novelle e anche qualche romanzo; ma in Italia le riviste non seguono da vicino il movimento intellettuale del paese, non offrono per nulla un quadro o il quadro sempre in movimento della vita. Hanno quasi sempre un carattere piuttosto archeologico, e non solo per la letteratura. Articoli su Giacomo Puccini, su Enrico Panzacchi, sul Savonarola, sul Machiavelli, su Virgilio eccetera. Del resto in alcune riviste leggo delle recriminazioni sul distacco dell'arte dalla vita, sulla letteratura che non rispecchia l'attualit della vita nazionale, sull'esaurirsi dei giovani in ricerche formali di stile, di metrica, di linguaggio, recriminazioni che possono avere un interesse in se stesse, ma dimostrano un certo deserto ambiente. Del resto, come anche ho scritto a Tania, appare dalla tua lettera e anche dalle precedenti che tu ti sei formata o hanno formato in te, con informazioni inesatte, un concetto troppo idillico e di maniera della mia vita, che  vuota, terribilmente e squallidamente vuota di ogni contenuto interessante, di ogni stimolo cerebrale, di ogni soddisfazione che faccia la vita degna di essere vissuta. Vivo appena, e male, l'esistenza animale e vegetativa. Non voglio rattristarti, ma non voglio neanche che tu abbia idee oleografiche e malvacee sul mio modo di passare il tempo. Del resto mi sono abituato. E sopporto. E ho pazienza, se non certo rassegnazione. Ma il dubbio che gli altri pensino la realt affatto diversa da quella che  e mi immaginino immerso in qualsivoglia attivit utile e interessante, mi irrita in sommo grado e un po' mi rivolta. Mi fa sentire pi duramente quanto sia isolato e staccato dalla vita.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


328.
22 agosto 1932.

Carissima mamma,
da parecchio tempo nessuno mi scrive e cos manco di tue notizie. Tatiana mi ha trasmesso qualche settimana fa alcune fotografie dei bambini di Teresina che mi sono piaciute molto. E' vero che Mimma rassomiglia molto a Emma quando era piccola. Del resto  meraviglioso come questi bambini hanno i lineamenti di famiglia (anche Delio e Giuliano hanno molto marcati questi lineamenti); pare di vedere facce gi viste tante volte che affiorano al ricordo di tanti anni di lontananza. Diddi mi pare che rassomigli tanto a Teresina come era quando abitavamo ancora a Sorgono e andavamo all'asilo delle monache; non  per ricciuta e bionda come era Teresina. L'ultima fotografia di Delio che ho ricevuto mi ha dato l'impressione di rivedere Mario quando aveva otto anni; cos Giuliano ha un faccino che nei lineamenti generali mi ricorda Nannaro e specialmente zio Alfredo (1), che a dire il vero, non mi  stato mai molto simpatico sebbene rassomigli tanto a quei di casa (a differenza di zio Cesare che sembrava di altra famiglia). Ma forse sono impressioni superficiali dovute alla suggestione pi che ad altro. Ma perch non avete lasciato nel gruppo dei bambini l'altra figura che era ritratta? Doveva trattarsi di Paolo, credo. Attendo tue notizie. Stimola Teresina e Grazietta a scrivermi. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Alfredo e Cesare, nominato pi avanti, erano fratelli del padre di Gramsci.


329.
22 agosto 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto due tue rapide cartoline del 14 e del 17. Spero davvero che la tua malattia sia di poca gravit e che riesca a curarti rapidamente e senza troppo fastidio. Qui ha incominciato a fare un caldo molto gravoso e seccante; del resto le cose procedono col solito tran-tran. Attendo la lunga lettera che mi annunzi.
Ti abbraccio.
ANTONIO.


330.
29 agosto 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 24 con la lettera di Giulia. Ho riflettuto molto a ci che hai scritto a proposito della possibilit che mi faccia fare una visita esauriente da un medico di fiducia (1). Mi pare che le tue considerazioni siano giuste in linea generale, e che il progetto sia da prendere in considerazione. Ecco il mio punto di vista - Sono giunto a un punto tale che le mie forze di resistenza stanno per crollare completamente, non so con quali conseguenze. In questi giorni mi sento cos male come non sono mai stato; da pi di otto giorni non dormo pi di tre quarti d'ora per notte e intere notti non chiudo occhio. E' certissimo che se l'insonnia forzata non determina essa alcuni mali specifici, li aggrava per talmente e li accompagna con tali malesseri concomitanti, che il complesso dell'esistenza diventa insopportabile e qualunque via d'uscita, anche la pi pericolosa e accidentata diventa preferibile alla continuazione dello stato presente. Tuttavia, prima di entrare nella via da te proposta, voglio ancora fare un tentativo presso il signor direttore del carcere (2) e se necessario presso il signor giudice di sorveglianza, per vedere se sia possibile ottenere che siano rimosse le condizioni che determinano l'attuale stato di cose. Ci non  per nulla impossibile e lo preferirei per evitare le spese notevoli che la visita di un medico di fiducia porta con s. D'altronde anche un tal medico non potrebbe non giungere alla conclusione che le mie condizioni disastrose sono in tanta parte dovute alla mancanza di sonno, che la quistione si presenterebbe in questi termini e in essi occorrerebbe risolverla almeno inizialmente. Si tratta di rimandare, nella peggiore delle ipotesi, la realizzazione della tua proposta per il mese di settembre. Alla fine di settembre dovr per forza giungere a una conclusione, se non voglio diventare pazzo o entrare in una fase che io stesso non so immaginare tanto sono stremato. Credi che non ne posso proprio pi e mi spaventa il fatto che sto perdendo il controllo dei miei impulsi e degli istinti elementari del temperamento. La tua proposta perci  da essere considerata: tu puoi perfezionarla, fissandone i dettagli e facendo magari i passi necessari per vedere quanto si spender e chi pu essere il medico da scegliere, perch credo che nell'istanza in cui si domander l'autorizzazione della visita occorrer farne il nome con tutte le generalit. Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Il 24 agosto Tatiana aveva scritto tra l'altro: Ecco ci che ti propongo: devi darmi la possibilit di tranquillizzare Giulia sulle tue condizioni di salute. Per poterlo fare bisogna che si possa avere un'assicurazione da parte di qualche autorit medica. Dovresti quindi darci l'assicurazione di chiedere una visita superiore, da qualche medico di tua fiducia ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 84).
Nota 2: Confronta Appendice 1, numero 6.


331.
29 agosto 1932.

Carissima Iulca,
ho ricevuto la tua lettera del 14. Oggi non mi sento di scriverti molto. Leggo sempre con grande interesse i tuoi scritti ed essi mi danno qualche ora di serenit e di contentezza. Penso che tu, nei giorni della loro festa, avrai detto tante cose anche a mio nome, a Delio e a Giuliano. Tu puoi fare ci meglio di me stesso, perch puoi parlare loro secondo l'immagine che essi si sono fatti di me. Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


332.
5 settembre 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 26 agosto, che per  quasi tutta occupata dalla trascrizione della lettera di Giulia a te. Non mi hai scritto nulla della tua malattia e delle cure che dovevi fare. Io ho ripreso a fare la cura del Sedobrol e spero che finir col calmarmi l'esaltazione nervosa in cui ero venuto a trovarmi. Essa era diventata cos acuta che ogni piccola cosa finiva con darmi delle vere strappate dolorosissime. La lettera che Giulia ti ha scritto mi  piaciuta molto; credo che ormai si possa essere rassicurati sul conto delle sue condizioni di salute. Vorrei sapere se tu intendi inviarle dei libri, perch di qualcheduno ti potrei indicare il titolo, secondo i criteri che ho indicati nella mia lettera odierna a lei. Per esempio, ella dovrebbe avere a sua disposizione tutta una serie di vocaboli specializzati, a mio modo di vedere. Un dizionario che non dovrebbe mancarle  quello del Rezasco che  intitolato su per gi "Dizionario (o Vocabolario) della lingua italiana storico-amministrativa" (1) che  indispensabile per leggere la letteratura storico-politica italiana, per i riferimenti che vi si trovano di termini giuridici, politici, amministrativi, degli ordinamenti militari eccetera. Ma questo dizionario  esaurito e si trova solo nei negozi di antiquaria e deve costare parecchio. Puoi informarti da qualche antiquario romano, ma non devi fidarti del prezzo che ti diranno: i prezzi d'antiquaria sono molto elastici e occorre confrontarne parecchi prima di comprare. Il meglio sarebbe ricorrere a uno specialista di fiducia che sia in grado di studiare i cataloghi delle principali ditte.
Potresti invece mandarle, se vuoi, la "Storia della Letteratura Italiana" di Francesco De Sanctis, che  realmente una storia della civilt italiana (esiste una edizione economica Treves, in due volumi, che deve costare 8 lire); ma la "Storia" del De Sanctis ha un valore a s, non pu servire come manuale, mentre un manuale molto accurato, preciso e di grande valore  la "Storia della Letteratura Italiana" di Vittorio Rossi (in 3 volumetti stampati dall'editore Vallardi). Io leggo pochissimo: dimentico da un momento all'altro. E' strano che mentre ricordo con molti particolari avvenimenti passati, non ricordo le cose del giorno prima e anche di qualche ora prima. Tuttavia legger con molto interesse i "Colloqui con Mussolini" del Ludwig e il libro del prefetto Mori sulla Mafia (2). Un libro che leggerei con molto interesse  anche quello del prof. Adolfo Pagani dell'Osservatorio di Economia Agraria per l'Emilia, intitolato "I braccianti della Valle Padana", edito dall'Istituto Nazionale di Economia Agraria, e l'Annuario della Banca Commerciale sul Movimento economico italiano, che gli anni scorsi ho sempre ricevuto. Carissima Tania, informami della tua salute. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: G. REZASCO, "Dizionario del linguaggio italiano storico ed amministrativo", Le Monnier, Firenze 1881 (confronta anche la lettera 342 e "Quaderni del carcere", citato, pagine 1030 e 1834).
Nota 2: Gramsci ricever poi in tempi diversi sia i "Colloqui con Mussolini" di EMIL LUDWIG che il libro di CESARE MORI, "Con la mafia ai ferri corti", entrambi pubblicati nel 1932 da Mondadori (confronta le lettere 344 e 391, nelle quali si segnala l'arrivo anche dei due volumi indicati pi avanti).


333.
5 settembre 1932.

Carissima Iulca,
riprendo la tua lettera del 14 agosto. Ci che scrivi di Leonardo da Vinci non mi pare n giusto n esatto; probabilmente di Leonardo tu hai avuto occasione di vedere molto poco come artista e di conoscere ancor meno come scrittore e come scienziato. Ma  certamente inesatto il giudizio che mi attribuisci, secondo il quale avere dell'amore per uno scrittore od un altro artista non  lo stesso che avere per lui della stima. Non ho potuto mai scrivere una simile... banalit! me ne avrebbe tenuto lontano, se non altro, il ricordo di un certo numero di lavori teatrali ispirati dal filisteismo universale, in cui questi temi dell'amore senza stima e della stima senz'amore hanno trovato tutta una serie di applicazioni alla vita coniugale. Forse io ho distinto il godimento estetico e il giudizio positivo di bellezza artistica, cio lo stato d'animo di entusiasmo per l'opera d'arte come tale, dall'entusiasmo morale, cio dalla compartecipazione al mondo ideologico dell'artista, distinzione che mi pare criticamente giusta e necessaria. Posso ammirare esteticamente "Guerra e Pace" di Tolstoi e non condividere la sostanza ideologica del libro; se i due fatti coincidessero Tolstoi sarebbe il vademecum, le livre de chevet. Cos si pu dire per Shakespeare, per Goethe e anche per Dante. Non sarebbe esatto dire lo stesso per il Leopardi, nonostante il suo pessimismo. Nel Leopardi si trova, in forma estremamente drammatica, la crisi di transizione verso l'uomo moderno; l'abbandono critico delle vecchie concezioni trascendentali senza che ancora si sia trovato un ubi consistam morale e intellettuale nuovo, che dia la stessa certezza di ci che si  abbandonato. Per ci che riguarda la prossima ripresa della tua attivit, i consigli che ti posso dare sono molto scarsi e generici. Mi pare tuttavia che possano essere di una qualche utilit, se ti decidi a seguirli. A me pare che non si tratti di leggere questo o quel libro, quanto di avere un indirizzo e pertanto di proporsi dei fini determinati. I fini che tu potresti e dovresti proporti, per utilizzare una parte non indifferente della tua attivit passata, sarebbero secondo me questi: di diventare una traduttrice dall'italiano sempre pi qualificata. Ecco cosa io intendo per traduttrice qualificata: non solo la capacit elementare e primitiva di tradurre la prosa della corrispondenza commerciale o di altre manifestazioni letterarie che si possono riassumere nel tipo di prosa giornalistica, ma la capacit di tradurre qualsiasi autore, sia letterato, o politico, o storico o filosofo, dalle origini ad oggi, e quindi l'apprendimento dei linguaggi specializzati e scientifici e dei significati delle parole tecniche secondo i diversi tempi. E ancora non basta: un traduttore qualificato dovrebbe essere in grado non solo di tradurre letteralmente, ma di tradurre i termini, anche concettuali, di una determinata cultura nazionale nei termini di un'altra cultura nazionale, cio un tale traduttore dovrebbe conoscere criticamente due civilt ed essere in grado di far conoscere l'una all'altra servendosi del linguaggio storicamente determinato di quella civilt alla quale fornisce il materiale d'informazione. Non so se mi sono spiegato con abbastanza chiarezza. Credo per che un tale lavoro meriterebbe di essere fatto, anzi meriterebbe di impegnarvi tutte le proprie forze. Aggiungo che sarei molto felice se tu ti dedicassi ad esso in modo sistematico e continuo, in modo da raggiungere il massimo di qualifica, la specializzazione. Carissima Iulca, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


334.
12 settembre 1932.

Carissima mamma,
ho ricevuto una lettera di Grazietta del 24 agosto con le notizie sul raccolto e sulla casa nuova dove  andata ad abitare Teresina. Ricordo benissimo il cortile, dove giocavo con Luciano e la vasca dove facevo manovrare le mie grandi flotte di carta, di canna, di ferula e di sughero, distruggendole poi a colpi di "schizzaloru" (1). Ricordi quanta fosse la mia abilit nel riprodurre dalle illustrazioni i grandi vascelli a vela e come conoscessi tutto il linguaggio marinaresco? Parlavo sempre di brigantini, sciabecchi, tre alberi, "schooners", di bastingaggi e di vele di pappafico, conoscevo tutte le fasi delle battaglie navali del Corsaro Rosso e dei Tigrotti di Mompracem, eccetera. Mi dispiaceva solo che Luciano possedesse una semplice robusta barchetta di latta pesante che in quattro movimenti affondava e speronava i miei pi elaborati galeoni con tutta la complicata attrezzatura di ponti e di vele. Tuttavia ero molto orgoglioso della mia capacit costruttiva, e quando il tolaio che aveva la bottega nell'angolo dove incominciavano le case basse verso la chiesa, mi preg di fargli un modello di grande veliero da riprodurre in latta in serie, fui proprio orgoglioso di collaborare come ingegnere a tanta industria.
Carissima mamma, mi sono sempre dimenticato di domandarti informazioni del figlio del geometra Porcelli, Giacomino, che da ragazzetto si era tanto affezionato a me e al mio falco e voleva sempre stare in mia compagnia. C' un Giacomo Porcelli, cattolico molto battagliero, che scrive dei libri ed articoli sulla letteratura francese,  lo stesso (2)? Certo i suoi zii lo sapranno. Ma chi sopravvive di tutta la famiglia Corrias?
Fammi scrivere un po' pi spesso. Perch Teresina non mi ha ancora spedito la lettera tante volte promessa?
Ti abbraccio affettuosamente e tutti di casa.
ANTONIO.

Un bacio speciale a Franco che nella lettera di Grazietta ha aggiunto i suoi saluti.

Note.
Nota 1: Cerbottana, in sardo.
Nota 2: Giacomo Porcelli, pubblicista cattolico e autore di un libro intitolato "La letteratura italiana nella critica francese durante la Monarchia di Luglio (1830-1848)" (Vallecchi, Firenze 1926), era in effetti il Giacomino che in giovent aveva frequentato a Ghilarza i fratelli Gramsci.


335.
12 settembre 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto due tue cartoline e due lettere, dell'8 e del 10. Quest'ultima specialmente, te lo confesso, mi ha molto indispettito. Quando si tratta di medici e di medicine tu ti sfreni in progetti e fantasticherie, mentre io ti ho raccomandato tante volte di essere sobria e di non abbondare nello zelo. Quando ero al ginnasio (un piccolo ginnasio comunale a Santu Lussurgiu, in cui tre sedicenti professori sbrigavano con molta faccia tosta, tutto l'insegnamento delle 5 classi) abitavo in casa di una contadina (pagavo 5 lire mensili per l'alloggio, la biancheria del letto e la cucinatura della molto frugale mensa) che aveva una vecchia madre un po' scema, ma non pazza, che appunto era la mia cuoca e governante, la quale ogni mattina, quando mi rivedeva, mi domandava chi ero e come mai avevo dormito in casa loro eccetera. Ma questa  un'altra storia. Ci che mi interessa ora  che la figlia voleva sbarazzarsi della madre, voleva che il Municipio la inviasse a sue spese nel Manicomio provinciale e perci la trattava in modo cos aspro e scellerato da vedere di costringerla a commettere qualche grave eccesso per aver modo di affermarne la pericolosit. La vecchia sempre diceva alla figlia che le parlava col voi secondo il costume: Dammi del tu, e trattami bene! Non so veramente se l'aneddoto possa riferirsi a te; in ogni modo anch'io sono costretto a dirti di essere meno premurosa con me, perch questo  il modo migliore di mostrarmi il tuo affetto, a cui tengo molto. Insomma devi fare "alla lettera" solo ci che io ti scrivo e non condirlo di intingoli di tua invenzione, che talvolta possono fare andare di traverso il boccone, non fantasticarci su, fare ipotesi incongrue eccetera. Del resto sto un po' meglio e spero di andar migliorando sempre pi e questa, ti pare?  la sola cosa importante in tutta la faccenda.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


336.
19 settembre 1932.

Carissima Tania,
appena ho letto la tua cartolina del 16, sono entrato in un accesso furioso di atrabile. Nel primo momento ho pensato di non scriverti pi, poi di scriverti, incominciando Signorina Schucht!, poi Signorina Tatiana! eccetera. Ma ci volevano ancora tre giorni fino a questo momento, e cos mi sono purgato, e la bile mi  passata e mi sono finalmente messo a ridere e ho pensato che la colpa di tutto era solamente mia, e mi sono ricordato di tutte le storie scritte per dimostrare che le donne non mantengono mai la parola data e che io ero stato gi scottato pi di una volta e tante volte ti avevo scritto per avvertirti e rimproverarti, sempre inutilmente eccetera eccetera. Questa volta per l'hai fatta pi grossa delle altre volte, e se realmente hai fatto come accennavi nella lettera del 10 settembre non c' dubbio che mi hai messo in un imbarazzo serio, pi serio di ci che tu puoi pensare nel tuo, dir cos, dilettantismo irresponsabile. Ora voglio ricordarti se ho ragione di essere preoccupato del tuo modo di operare e di prendere per il futuro certi provvedimenti. Nella lettera tua del 24 agosto scrivi: devi essere assolutamente tranquillo quanto alle mie presunte iniziative a tua insaputa e che potrebbero riguardarti, aver qualche attinenza alle tue condizioni... una delle ragioni che mi hanno sempre trattenuto di non fare nulla di simile  proprio la rinuncia totale da parte mia a qualsiasi iniziativa personale, a qualunque azione... a cui rinunziavo a priori per non infrangere l'ostacolo del tuo divieto di intraprendere nulla senza il tuo consenso. Dopo avermi poi esposto il disegno della possibile visita medica di fiducia riprendi: ...  superfluo che insista oltre per assicurarti che non far nessun passo, n prender nessuna misura, n cercher di avere qualche informazione che solo nel caso che tu mi darai il tuo beneplacito e lo far nel modo che vorrai. Baster poi che tu mi dica di non farne niente almeno per ora e non te ne scriver nemmeno pi, finch tu stesso non vorrai tornare sull'argomento. Ti pare abbastanza preciso quanto scrivevi? Anche troppo, mi pare oggi perch in Italia si dice che siccome due negazioni affermano e immaginarsi tre o quattro negazioni, non bisogna fidarsi di chi insiste troppo. L'8 settembre riaccenni alla quistione a proposito del ribasso per la Fiera del Levante e dici: Per prima di estendere la richiesta attendo la tua lettera ultima, cio attendevi un mio beneplacet che certamente non venne; anzi io fui molto chiaro in proposito tanto che tu nella lettera del 10 settembre scrivi esattamente: Per non devi avere presente massimamente la quistione economica, della spesa ferroviaria, questa considerazione deve essere l'ultima nella serie di quelle considerazioni che puoi fare per voler rimandare o meno la visita pi a tardi. Continui a parlare a vanvera di non so quale richiesta per l'autorizzazione alla rimozione delle attuali condizioni di sorveglianza da allegare all'istanza, senza capire, permetti che te lo dica, quello che dici, sebbene tu aggiunga se lo credi opportuno e vuoi che sia fatto. In ogni modo, fino al 10, nonostante molte oziosit inutili e quindi dannose, molto verbalismo che irrita quanto pi si pensa che tu non ti rendi conto di lanciare sassi nel buio e puoi spaccare delle teste che non se lo aspettano, fino al 10 ti mantieni nel terreno del preciso impegno di non far nulla senza il mio permesso, se io non lo credo opportuno e per il merito e per il momento. Il 16 settembre, cos, bruscamente e dandomi la notizia quasi "en passant", scrivi che hai fatto l'istanza (1). Cosa  successo dal 10 al 16 perch ti ritenessi autorizzata a mancare cos brutalmente ai tuoi impegni, senza sapere quale era la mia situazione e cosa io avessi fatto per conto mio, secondo che chiaramente ti scrissi nella risposta alla tua lettera del 24 agosto? E' proprio stupefacente, per non impiegare termini pi appropriati sebbene pi drastici. E quale pu essere il mio atteggiamento dopo una tale scottatura se non quello di non accennarti pi nulla che possa mettere in effervescenza il tuo cervello e farti entrare in frenesia di attivismo a tutti i costi? Non sono incollerito, te lo assicuro, e il mio affetto per te non  diminuito di nulla. Ma ho finito per capire che sei realmente pericolosa con le tue premure, e che devo controllarmi in ogni parola. L'idea che io sia come una palla di football che dei piedi anonimi possono lanciare da una parte all'altra d'Italia come  avvenuto nel passato, che da quattro anni e quattro mesi io sia il numero di matricola 7047 che non pu avere volont propria e non gode dei diritti del cittadino (per pochi che siano) non ti  ancora entrato in testa e perci non ti preoccupi di dare, al caso, il tuo colpo di piede alla palla e di ricordarmi che anche per te sono un numero di matricola. Naturalmente, sono costretto a prendere le mie precauzioni. Del resto ti abbraccio col solito affetto.
ANTONIO.

Ti prego almeno di informarmi minutamente di ci che hai fatto, dell'esito che avr la tua pratica se non  possibile interromperla decentemente e dell'indirizzo del prof. Arcangeli dato che, interrotta la pratica, dovessi io ulteriormente farne una per conto mio quando lo ritenessi opportuno.

Note.
Nota 1: Per ci che riguarda la visita del medico di fiducia, ho inoltrato un'istanza a nome mio e anche a nome di Giulia e per suo incarico, perch sia autorizzata la visita a Turi del prof. Umberto Arcangeli, che ha gi dato il suo consenso di recarsi a Turi per tale scopo ("Antigone e il prigioniero", citato, pagina 246). Per l'istanza confronta la lettera 340 e nota 1.


337.
27 settembre 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina del 21. Tu scrivi che facendomi certe domande non avevi altra intenzione che di venire a conoscenza della mia volont, niente altro. Non lo metto in dubbio, ma non  una giustificazione. Io scrivo le mie lettere dopo molte riflessioni, e se non voglio dirti la mia volont prima di un certo momento? Dovresti credere che posso avere delle ragioni per far cos. D'ora in avanti queste ragioni si sono moltiplicate, solo perch io ti ho accennato a ci che forse avrei voluto si facesse che tu hai senza altro fatto senza avvertirmi non solo, ma dopo aver promesso ripetute volte che non avresti mosso un passo senza il mio preventivo consenso. Ti ringrazio dei numeri del Selvaggio che hai procurato. [...] (1). Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Tre righe e mezza censurate.


338.
27 settembre 1932.

Carissima Iulca,
Tania sostiene che esiste una legge cosmica, che si verifica con la ferrea necessit di una legge siderale e per la quale tu scrivi con una certa abbondanza e frequenza quando i bambini sono lontani da te, mentre cessi di scrivere del tutto quando i bambini sono a te vicini. Io non voglio ancora credere alla scoperta di una tale legge da parte di Tania, la quale, come troppo spesso fanno gli scienziati, raddoppia il fatto e chiama il doppio legge siderale. Non posso credere che tu possa essere paragonata, anche parzialmente, come "foemina scribens", a un pezzo di materia inerte e senza coscienza e volont, che ubbidisca alle sole leggi naturali, che tu debba appartenere alla natura inanimata, eccetera. Pure comincio a dubitare. Vedremo. Fammi scrivere da Delio e da Giuliano le loro impressioni sulle vacanze. Anch'io riprender a scrivere e parler della famosa danza delle lepri. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


339.
3 ottobre 1932.

Cara Tatiana,
ho ricevuto la tua cartolina del 29 settembre. Non mi ha soddisfatto per nulla. Fino a qualche tempo fa, attendere lettere e corrispondenza era la mia pi grande felicit. In tutti questi anni tu sei stata la mia corrispondente pi assidua e diligente: ero sempre sicuro che ogni settimana almeno una tua cartolina non sarebbe mancata. Ora invece ho quasi paura di ricevere tue corrispondenze. Qualche mese fa, e precisamente nella prima quindicina di luglio, ti ho scritto una serie di lettere molto brevi e ti ho raccomandato di non trattare nelle tue lettere che di cose famigliari. Certo tu non hai riflettuto al fatto e non sei stata capace di trarne nessuna conseguenza per il tuo comportamento. Ripensando in questi giorni alle cose passate, mi sono persuaso che quando Giulia mi scriveva due o tre lettere all'anno, sempre uguali, stereotipate e in cui si sentiva l'imbarazzo e lo sforzo, ci non era dovuto che parzialmente alla sua malattia; era dovuto certamente a una proposta che le avevi fatto nei miei riguardi, che era disonorevole per me e che ella aveva tutte le ragioni per credere dovuta alla mia iniziativa (1). Come spiegare altrimenti certe sue espressioni sibilline recenti, in cui ella scrive che ha riconosciuto di essere stata ingiusta nelle sue opinioni al mio riguardo? Cara Tatiana, io ti voglio molto bene e so che tu in questi anni mi hai aiutato come nessun altro a superare le crisi periodiche che il carcere, aggravando la mia nevrastenia abituale, mi ha fatto attraversare. Ma devo dirti che il tuo atteggiamento verso la vita di tutti questi anni, aspra e dura,  l'atteggiamento che si pu ricavare dalla lettura della Biblioteca rosa di Madame de Sgur; sei d'un ottimismo sbalorditivo, le tue ipotesi sono sempre quelle che ti farebbero piacere si avverassero, hai conservato una ingenuit e una freschezza di sentimenti che sono incantevoli e inteneriscono; hanno intenerito anche me, negli anni che ci siamo spesso intrattenuti insieme a discorrere e a discutere, nonostante che avessi sempre creduto, per le esperienze fin da bambino, di essere immunizzato da tali debolezze. Tuttavia, nonostante tutto questo, nonostante che la mia tenerezza per te sia immutata, devo pregarti di modificare completamente i nostri rapporti, dato che tu voglia continuarli in queste condizioni. Tu non devi pi interessarti in nessun modo della mia vita in carcere e devi conseguentemente modificare, se non vuoi interrompere del tutto, la tua corrispondenza in questo senso. Ti prego di non discutere questo mio desiderio, perch sarei costretto a respingere le tue lettere o cartoline E ti prego anche di non averti a male di quanto ti ho scritto. Se un giorno potremo rivederci in condizioni di uguaglianza, cio essendo io libero, credo che forse ti farei piangere; ma l'ipotesi non credo sia molto probabile. Io so gi ci che tu potresti obbiettarmi;  perfettamente inutile che tu mi registri il catalogo delle tue buone intenzioni; come dice il proverbio italiano la strada dell'inferno  lastricata di buone intenzioni. Del resto non devi credere che io abbia intenzione di suicidarmi o di abbandonarmi, come un cane morto, al filo della corrente. Mi dirigo da me da molto tempo e mi dirigevo da me gi da bambino. Ho incominciato a lavorare da quando avevo 11 anni, guadagnando ben 9 lire al mese (ci che del resto significava un chilo di pane al giorno) per 10 ore di lavoro al giorno compresa la mattina della domenica e me la passavo a smuovere registri che pesavano pi di me e molte notti piangevo di nascosto perch mi doleva tutto il corpo. Ho conosciuto quasi sempre solo l'aspetto pi brutale della vita e me la sono sempre cavata, bene o male. Neanche mia madre conosce tutta la mia vita e le traversie che ho passato: a lei ricordo qualche volta quella piccola parte che in prospettiva sembra ora piena di lietezza e di spensieratezza. Adesso le addolciscono la vecchiaia perch le fanno dimenticare le traversie ben pi gravi e le amarezze ben pi profonde che ella ha subito nello stesso tempo. Se ella sapesse che io conosco tutto quello che conosco e che quegli avvenimenti mi hanno lasciato delle cicatrici, le avvelenerei questi anni di vita in cui  bene che dimentichi e che vedendo la vita lieta dei nipotini che ha intorno confonda le prospettive e pensi realmente che le due epoche della sua vita sono la stessa e una. Cara Tatiana, ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Si pu forse ipotizzare che alludendo a una proposta disonorevole Gramsci esprima il sospetto di un disegno per coinvolgere Giulia, come moglie del detenuto sofferente, in un qualche tentativo di richiesta di grazia o di clemenza. Il 12 ottobre Tatiana risponder al riguardo: [...] sappi che non ho mai fatto nessuna proposta a Giulia: quindi ella non pu avere avuto assolutamente delle idee speciali sul conto della tua iniziativa o consapevolezza, quindi anche le tue supposizioni sono assurde ("Antigone e il prigioniero", citato, pagina 246). Occorre poi ricordare, bench anche in questo caso un nesso con l'allusione di Gramsci sarebbe congetturale, che in quel periodo era in corso una trattativa volta ad ottenere con la mediazione della Segreteria di stato della Santa Sede, la sua liberazione in cambio di quella di tre sacerdoti prigionieri in Russia. Sulla vicenda, nel cui ambito era avvenuto il viaggio a Turi e il mancato incontro con Gramsci di monsignor Giuseppe Pizzardo, confronta G. FIORI, "Gramsci Togliatti Stalin", citato, pagine 57-58; e M. PISTILLO, "Gramsci come Moro?", citato, pagine 88-90.


340.
10 ottobre 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 7 con la copia dell'istanza da te fatta al Capo del Governo (1). Non voglio farti nessuna osservazione su di essa. Se l'istanza verr accolta e il prof. Arcangeli potr venire a visitarmi, spiegher a lui esattamente come stanno le cose. A quest'ora avrai certamente ricevuto la mia lettera di luned scorso. Sebbene l'ira mi sia sbollita, ti prego di persuaderti che essa  stata scritta molto sul serio, sebbene con molto rincrescimento e dolore. Mi dispiace anche perch d'ora in avanti sar costretto a controllare talmente ci che ti scrivo, che non sapr pi cosa dirti. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Il testo dell'istanza era stato preparato da Sraffa e da questi consegnato a Tatiana durante un loro incontro a Roma in settembre (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 82). Il 15 dello stesso mese il documento venne inoltrato a Mussolini, a nome di Tatiana e per incarico della propria sorella Giulia che si trova ammalata a Mosca, suo paese d'origine. In esso si segnalavano le disperate condizioni di salute in cui versa Antonio Gramsci [...] detenuto nella Casa penale speciale di Turi, per sentenza del Tribunale Speciale, e veniva richiesta l'autorizzazione d'urgenza a una visita per parte di un medico di fiducia della famiglia, che si designa nella persona del professore Umberto Arcangeli, residente a Roma, il quale si  dichiarato disposto a recarsi a Turi per lo scopo (ivi, pagina 84). Convinto della necessit dell'iniziativa, Sraffa ne guid con estrema attenzione le varie fasi. In particolare, viste le iniziali reazioni negative di Gramsci, insistette pi volte con Tatiana (senza successo) affinch si recasse tempestivamente a Turi per un colloquio chiarificatore. Inoltre, nel dubbio che qualche ostacolo burocratico potesse bloccare la consegna dell'istanza nelle proprie mani del capo del governo, riteneva utile sollecitare un intervento ufficiale dell'ambasciatore sovietico presso il ministero, almeno per richiamare l'attenzione sulla pratica (ivi, pagina 89).


341.
10 ottobre 1932.

Carissimo Delio,
ho saputo che sei stato al mare e che hai visto delle cose bellissime. Vorrei che tu mi scrivessi una lettera per descrivermi queste bellezze. E poi, hai conosciuto qualche nuovo essere vivente? Vicino al mare c' tutto un brulichio di esseri: granchiolini, meduse, stelle marine eccetera. Molto tempo fa ti avevo promesso di scriverti alcune storie sugli animali che ho conosciuto io da bambino, ma poi non ho potuto. Adesso prover a raccontartene qualcuna: - 1. Per esempio, la storia della volpe e del polledrino. Pare che la volpe sappia quando deve nascere un polledrino, e sta all'agguato. E la cavallina sa che la volpe  in agguato. Perci, appena il polledrino nasce, la madre si mette a correre in circolo intorno al piccolo che non pu muoversi e scappare se qualche animale selvatico lo assale. Eppure si vedono qualche volta, per le strade della Sardegna, dei cavalli senza coda e senza orecchie. Perch? Perch appena nati, la volpe, in un modo o in un altro,  riuscita ad avvicinarsi e ha mangiato loro la coda e le orecchie ancora molli molli. Quando io ero bambino uno di questi cavalli serviva a un vecchio venditore di olio, di candele, e di petrolio, che andava di villaggio in villaggio a vendere la sua merce (non c'era allora cooperative n altri modi di distribuire la merce), ma di domenica, perch i monelli non gli dessero la baia, il venditore metteva al suo cavallo coda finta e orecchie finte. - 2. Ora ti racconter come ho visto la volpe la prima volta. Coi mie fratellini andai un giorno in un campo di una zia dove erano due grandissime querce e qualche albero da frutta; dovevamo fare la raccolta delle ghiande per dare da mangiare a un maialino. Il campo non era lontano dal paese, ma tuttavia tutto era deserto intorno e si doveva scendere in una valle. Appena entrati nel campo ecco che, sotto un albero, era tranquillamente seduta una grossa volpe, con la bella coda eretta come una bandiera. Non si spavent per nulla; ci mostr i denti, ma sembrava che ridesse, non che minacciasse. Noi bambini eravamo in collera che la volpe non avesse paura di noi; proprio non aveva paura. Le tirammo dei sassi, ma essa si scostava appena e poi ricominciava a guardarci beffarda e sorniona. Ci mettevamo dei bastoni alla spalla e facevamo tutti insieme: bum! come fosse una fucilata, ma la volpe ci mostrava i denti senza scomodarsi troppo. D'un tratto si sent una fucilata sul serio, sparata da qualcuno nei dintorni. Solo allora la volpe dette un balzo e scapp rapidamente. Mi pare di vederla ancora, tutta gialla, correre come un lampo su un muretto, sempre con la coda eretta e sparire in un macchione. Carissimo Delio, raccontami ora dei tuoi viaggi e delle novit che hai visto. Ti bacio insieme con Giuliano e a mamma Julca.
ANTONIO.


342.
17 ottobre 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua raccomandata dell'11 con la lettera di Giulia e le tre fotografie; ho ricevuto anche la tua cartolina della stessa data. C' una grande differenza tra la lettera e la cartolina. Ma forse, in fondo, sei tu che hai ragione. Certo  che ho attraversato alcune settimane di una vera frenesia nevrastenica, di una ossessione continua e spasmodica che non mi ha lasciato un momento di quiete. N mi  ancora passato, n credo sia per passarmi troppo presto e facilmente. Mi ha per abbattuto, mi ha tolto ogni volont di reagire e di resistere, e, in un certo senso, mi ha calmato, spezzando un altro po' delle forze che mi rimangono. Ti domando scusa delle sciocchezze che ti ho scritto. Credo che non mi capiter pi un fatto della stessa specie. Del resto, come tu scrivi nella cartolina, non ci sar pi occasione a simili attriti.
Anche a me sono piaciute le fotografie ultime. Mi pare che finalmente si possa avere una idea concreta della personalit di Giuliano. Il dizionario amministrativo che hai acquistato non  quello da me indicato: credo anche che tra i due ci sia molta differenza sia di valore che di contenuto. Il dizionario dell'Astengo (1)  un semplice repertorio di quistioni amministrative moderne riflettenti l'organizzazione statale italiana di prima della guerra, utile per i burocratici, per gli studenti universitari eccetera. Il dizionario da me indicato  del Rezasco, ed  quasi un classico; riguarda la lingua italiana nel suo svolgimento. E' necessario a chi voglia leggere gli scrittori di storia, di cronache, di scienza politica e comprendere i documenti storico-giuridico-ammmistrativi della storia italiana nelle sue varie fasi e nell'uso locale. Non credo si trovi facilmente sulle bancherelle di libri usati e deve avere un valore abbastanza elevato. Gli altri due libri erano la "Storia della Letteratura" italiana di Francesco De Sanctis, e quella di Vittorio Rossi. L'opera del De Sanctis  ormai di dominio pubblico; l'edizione critica  stata pubblicata dal Laterza di Bari e costa molto ma l'edizione dei Treves di Milano con note di Paolo Arcari  buonissima e costa poco. L'opera del Rossi  un manuale scolastico (in tre volumetti, edita dal Vallardi di Milano) che  ottimo e si pu trovare forse facilmente anche di seconda mano, nelle bancarelle, ma occorre stare accorti di non acquistare una edizione troppo vecchia.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: C. ASTENGO, E. BEDENDO, C. CHIARO, "Dizionario amministrativo. Repertorio generale di giurisprudenza amministrativa", Tip. del Corriere de Comuni, Roma 1885-1910.


343.
17 ottobre 1932.

Carissima Grazietta,
la cartolina di Mea del 9 ha un po' calmato l'impressione che mi aveva fatto la tua lettera del 7. Intanto per non ho avuto pi notizie. Ti prego di volermi mandare una cartolina ogni due o tre giorni. Sebbene Carlo mi avesse scritto qualche tempo fa per avvertirmi del suo viaggio a Ghilarza e mi avesse messo in guardia contro il tuo pessimismo e allarmismo esagerati, la tua lettera mi ha fatto l'impressione che si tratti di cosa molto seria e molto pericolosa. Cara Grazietta, tu sai che io non sono mai stato molto espansivo con nessuno. Vorrei perci che tu non ti ingannassi n sui miei sentimenti n sulla forza di essi. L'idea che la mamma pu essere moribonda mentre io non posso saperne nulla di preciso e non posso pi rivederla, mi ossessiona e mi perseguita in ogni momento, notte e giorno. La ricordo nei suoi momenti di maggiore energia e forza, rivedo nitidamente tanti quadri della nostra vita famigliare di un tempo, e non riesco a persuadermi che possa essere ridotta come tu scrivi e che ella stessa senta di stare per lasciarci. Non so neppure se tu potrai farle sentire quanto io le ho voluto bene sempre e come una delle maggiori amarezze della mia vita, e che ha avuto tanta efficacia nel formare il mio carattere, sia proprio stato il vedere come la sua esistenza non avesse mai requie, come la sua vita fosse priva di soddisfazioni e di pace duratura. Scrivimi subito. Ti abbraccio fraternamente.
ANTONIO.


344.
24 ottobre 1932.

Carissima Tania,
ti sar molto grato se vorrai scrivere a mia sorella Grazietta, che ho ricevuto la sua lettera del 19 in cui mi rassicura sulle condizioni di salute di mia madre. (1) Il 7 mi aveva scritto per comunicarmi che la mamma era moribonda, che gi le aveva fatto le ultime raccomandazioni e che non c'era pi nessuna speranza. Ora mi scrive che la mamma si  rimessa e che il medico ha detto che potr vivere ancora parecchi anni, data la sua forza eccezionale; che mangia con appetito. La povera Grazietta  tutta spiacente di avermi dato un tale allarme, ma si capisce che anche essa deve essere molto gi per le fatiche sopportate in questi ultimi tempi. Vorrei ancora, se non ti dispiace, che avvertissi la libreria che non ho ricevuto il fascicolo di settembre dei Problemi del Lavoro cos come non ho ricevuto i "Colloqui con Mussolini" del Ludwig e il volume della Banca Commerciale. Ho invece ricevuto il volume del prefetto Mori sulla Mafia e il volume sui "Braccianti della Val Padana". Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Tatiana scriver a Ghilarza il 14 novembre, trasmettendo la lettera precedente di Gramsci a Grazietta (confronta "Lettere ai familiari", citato, pagina 241)


345.
24 ottobre 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue lettere del 5 e del 12 ottobre, con la letterina di Julik e le tre fotografie, che mi sono piaciute molto. Mi pare che sia la prima volta che riesco a rendermi conto della persona fisica di Giuliano, quantunque le fotografie non siano tecnicamente soddisfacenti. E Giuliano mi pare sia un bambino assai bello anche oggettivamente: ci appare, a mio gusto, specialmente dove egli  ritratto in gruppo, vicino a te, che invece sei venuta molto male. Sono contento che egli abbia voluto scrivermi; non so cosa rispondergli, per ci che riguarda la mia fotografia. Forse tu hai una mia fotografia? E' vero che da allora sono molto cambiato, e mi sembra sia ingannare il bambino dargli una fotografia di dieci anni fa. Adesso ho molti capelli bianchi e la mancanza dei denti deve aver molto modificato i miei lineamenti (non posso giudicare esattamente, perch da 4 anni e mezzo non mi sono visto nello specchio e proprio in questi anni mi devo essere molto modificato). Mi ha interessato ci che hai scritto di Delio scolaro, della sua seriet interiore che non  disgiunta da un certo amore per l'allegria. Sento con molto pungente rammarico l'essere stato privato della partecipazione allo sviluppo della personalit e della vita dei due bambini; eppure io diventavo subito amico dei bambini e riuscivo a interessarli. Ricordo sempre una nipotina della mia padrona di casa a Roma; aveva 4 anni e aveva un nome molto difficile, preso dall'onomastica turca. Non riusciva ad aprir la porta della mia camera, dove si avvicinava di soppiatto perch la nonna le aveva detto che non bisognava disturbarmi, perch scrivevo sempre. Bussava piano piano, timidamente e quando io domandavo: Chi ? rispondeva: Stlivi? vuoi giocare?, poi entrava, offriva la guancia da baciare, e voleva le facessi gli uccellini o dei quadri bizzarri ottenuti da gocce di inchiostro lanciate a caso sulla carta. Carissima, ti abbraccio forte.
ANTONIO.


346.

Caro Julik,
ho ricevuto la tua lettera e la cartolina illustrata coi gattini. Mi maraviglio che tu e Delca non abbiate ancora pensato a fare un abat-jour per la lampadina elettrica. Con cinquanta centimetri di filo d'ottone o di ferro sottile e con qualche pezzo di stoffa a colori o anche con della carta oleata, si pu fare un abat-jour comodissimo, in modo che la luce non stanchi troppo gli occhi. L'abat-jour pu essere completo, perch tutta la luce sia attutita, o parziale e mobile in modo da dirigere l'ombra dove si crede pi opportuno. Ho ricevuto anche alcune tue fotografie, e vorrei sapere che esercizi sai fare sulla spalliera svedese (cos almeno si chiama in italiano), dove sei arrampicato insieme coi tuoi amici. Ti bacia il tuo babbo. (1)

Note.
Nota 1: Questa lettera a Giuliano  scritta sullo stesso foglio della precedente a Giulia.


347.
31 ottobre 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto due tue cartoline del 23 e del 26. Ti ringrazio delle tue parole affettuose. Per ci che riguarda la mia salute, spero di migliorare e di rimettermi un po', sebbene ancora mi senta debole e anche adesso che scrivo mi tremi un po' la mano. Ho dovuto prendere un leggero sonnifero, il Sedormit Roche, che ha interrotto una serie di notti completamente insonni che mi avevano ridotto in condizioni disastrose. Puoi giudicare da queste cifre: quando ero in libert pesavo 55 kg., quando sono giunto a Turi pesavo 50 kg. ed ero gi molto mal messo perch da un mese soffrivo del fuoco di S. Antonio che mi aveva aperto in tutto il fianco una piaga larga due dita, senza che nei dodici giorni di viaggio potessi medicarmi e neanche fasciarmi. Qui ero migliorato e 8 mesi fa circa pesavo nuovamente 55 kg. Ripesatomi qualche giorno fa pesavo 50 kg. ma vestito e colle scarpe, s che si pu dire che ho calato in 6-7 mesi circa 7 kg. Ho incominciato a fare da giorni delle punture di Valero-Fosfer Wassermann consigliatomi dal medico e spero che mi facciano bene. Ma in questi ultimi mesi ha dovuto fare molte spese per medicinali: nel mese di ottobre 86 lire, in settembre pi di 60 eccetera, sicch tutti i miei piani finanziari sono saltati per aria. Spero che tu vorrai aiutarmi come nel passato e ti ringrazio delle tue recenti profferte. In questi giorni corrono molte voci, talvolta strampalate, su prossimi provvedimenti governativi di indulto o di amnistia, per i condannati politici. Qualcheduno dice addirittura che per i condannati per fatti successi prima della formazione del Tribunale Speciale la amnistia sarebbe completa, sicch io potrei pensare d'andare in libert (o meglio al confino) tra qualche settimana a massimo (1). Ma se ti devo dire la verit, queste notizie mi lasciano piuttosto scettico, e indifferente. Ci sarebbe da scrivere un capitolo molto interessante sul come si deformano le notizie in carcere attraverso il filtro dei desideri personali. In questo caso credo che ci sia qualcosa di vero, che cio un provvedimento di indulto sia politicamente giustificato e utile al governo, ma sulla misura ho i miei dubbi (1). E' vero che quando ti giunger questa mia lettera, le cose saranno forse gi decise e pubblicate, ma voglio scriverti perch non ti faccia tu stessa troppe illusioni; ho osservato che sono i famigliari che montano la testa ai carcerati, facendo credere di avere fonti di informazione ultrasicure e autentiche al 100 per 100; ti devo ringraziare di non aver mai partecipato a questa frenesia. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Si riferisce ai provvedimenti di amnistia e di condono, estesi ai prigionieri politici, in occasione del decimo anniversario della marcia su Roma. Per la conseguente riduzione della pena di cui fruir Gramsci, confronta la lettera 363.


348.
31 ottobre 1932.

Carissima Grazietta,
ho ricevuto la tua lettera del 19 con le notizie rassicuranti sulla salute di mamm. Comprendo il tuo stato d'animo quando mi hai scritto la lettera precedente e non c' niente da scusare. Certo sono rimasto atterrito dalle tue prime notizie, tanto pi che mi sentivo poco bene io stesso ed ero portato a vedere tutto catastroficamente. Sono tanto pi lieto oggi per le notizie buone rassicuranti. Devi tenerti sana anche tu, perch dovrai lavorare molto; perci ti prego di curarti e di averti attenzione. Va bene che anche noi siamo una branca dei Corrias e quindi un po' corriazzos (1), ma mi pare che siamo un po' degenerati; eppoi la nostra generazione ha attraversato tempi molto duri, e noi specialmente. Saremmo capaci di fare ci che ha fatto la mamma trentacinque anni fa? Di porsi lei sola, povera donna, contro una terribile bufera e di salvare sette figli (2)? Certo la sua vita  stata esemplare per noi e ci ha mostrato quanto valga la pertinacia per superare difficolt che sembravano insuperabili anche a uomini di grande fibra. Ti abbraccio fraternamente, con tutti e specialmente colla mamma.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 22 nota 2.
Nota 2: Gramsci allude alle gravi difficolt familiari seguite all'arresto del padre nel 1898. Processato nell'ottobre 1900 e condannato a cinque anni e otto mesi, Francesco Gramsci era rimasto in carcere a Gaeta fino alla primavera del 1904.


349.
6 novembre 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto due tue lettere e una cartolina, con la lettera di Giulia. Non ho ricevuto la fotografia che annunciasti il 29 scorso e che in quel giorno non potesti mandare per mancanza di busta adeguata.
Ho letto con molto piacere le lettere di Giulia, che mi pare provino definitivamente che ella ha superato la crisi e debba combattere solo con quelle difficolt ovvie che in ogni convalescenza occorre superare per riadattarsi alla vita attiva comune. Carissima Tania, non riesco a scriverti con tranquillit, perch nonostante tutto, sono un po' turbato dalle vaghe notizie che ancora turbinano. La quistione non  piccola per me. Sono proprio trascorsi sei anni dal mio arresto (8 novembre). Dovrei ancora fare 13 anni di carcere. 13 anni sono un periodo di tempo cos indeterminato che equivalgono, nelle mie condizioni di salute, all'ergastolo. E realmente io ho accolto la condanna come se essa fosse, con la maggiore probabilit, una condanna a morire in prigione. A questa idea, in verit, mi ero adattato psicologicamente. Ora, se i 13 anni venissero commutati in un periodo di tempo tale da permettere una certa dose di prevedibilit, tutte le prospettive passate dovrebbero esser mutate, riadattate, e tutto un nuovo corso di pensieri dovrebbe prendere il posto di quello passato. Forse ci ti spiega molti miei atteggiamenti passati e anche alcune mie intemperanze; realmente io mi mettevo sempre implicitamente dal punto di vista di uno che si considera come un morto in vacanza. E neanche ora, a dire il vero, riesco a non considerarmi tale, sebbene ci sia qualche probabilit che le vacanze siano allungate. Ci non vuol dire che sia ossessionato da idee lugubri o che ne sia mai stato ossessionato. Tutt'altro. N vuol dire neanche che mi sia mai abbandonato al filo della corrente come un cane morto. Il mio temperamento  stato sempre vivace e il mio motto  sempre stato: pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volont. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


350.
6 novembre 1932.

Carissima Julca,
ho ricevuto la tua lettera del 22 scorso. Non mi pare che debba preoccuparti delle piccole difficolt che incontri a riadattarti alla vita comune di lavoro attivo. Mi pare che ci sia ovvio. Sai che in italiano c' un proverbio che dice che il peggior passo  quello dell'uscio. Come incominciare? Come incominciare? Ma cos' il principio? Quando frequentavo il primo anno dell'Universit, era professore di storia della filosofia un vecchione mummificato delle vecchie generazioni che non conoscevano neanche i fiammiferi, un certo Pasquale D'Ercole, pugliese di Spinazzola. Il suo vanto era quello di aver appartenuto alla vecchia generazione degli hegeliani del Risorgimento e di essere sempre rimasto hegeliano anche nei tempi del positivismo e del naturalismo, per cui guardava con un certo disprezzo le nuove correnti hegeliane che in Italia si erano andate formando intorno al 1900. Risolveva tutto col dizionario, verbalmente, e ci chiamava dialettica. Insegnava da 50 anni a Torino e il suo corso avrebbe dovuto trattare dell'Ente evolutivo finale, ma ancora nessuno sapeva cosa fosse questo Ente evolutivo finale perch avveniva cos: in ogni nuovo anno scolastico il D'Ercole faceva una prolusione, annunziando il tema, professando il suo hegelismo e facendo un breve excursus sul concetto di principio: Aristotele ha detto questo, Platone quest'altro, eccetera fino ad Hegel. Poi esponeva il suo punto di vista che era molto semplice: Il principio, signori miei,  niente altro che il principio, l'idea di principio. Secondo il concetto hegeliano della filosofia che si identifica colla storia della filosofia, annunziava quindi, prima di parlare dell'Ente evolutivo finale, di voler fare una piccola trattazione di storia e incominciava dal pi antico filosofo, naturalmente cinese, cio Lao-Tse, e tutto l'anno scolastico era dedicato a questo argomento. Ogni anno, siccome una parte degli studenti mutava, il D'Ercole ricominciava col principio e con Lao-Tse e cos per 50 anni. Mor nel 1913 e fra le sue carte fu trovato un manoscritto col titolo L'Ente evolutivo finale, che fu stampato negli Atti dell'Accademia delle Scienze e stampato a parte in estratto (1). Neanche un romanzo di Victor Marguerite ebbe tanto successo: tutti i vecchi allievi dell'Universit volevano sapere cosa fosse questo Ente evolutivo finale annunziato per 50 anni e sempre rimasto incognito e l'opuscolo and a ruba. Ora io penso che tu non ti romperai il cervello per sapere cos' il principio e nemmeno l'Ente evolutivo finale, l'alfa e l'omega della tua nuova esistenza, che  nuova solo per metafora, ma  in realt la continuazione di tutto un passato di lavoro.
Mi sono piaciute le notizie sui bambini, specialmente quella che talvolta si prendono a pugni; non credo che si facciano male e perci non mi maraviglia. Ti abbraccio teneramente coi due boxeurs.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Il ricordo di Gramsci  impreciso. Pasquale D'Ercole mor infatti nel 1917, mentre il suo scritto "L'ente evolutivo finale come tentamento di una nuova concezione ed orientazione del pensiero filosofico uscente dall'hegelianesimo" era stato pubblicato nel 1910 (Rivista di filosofia, numero 2). L'aneddoto  ripreso anche nei "Quaderni del carcere", citato, pagina 790.


351.
9 novembre 1932.

Carissima Tania,
avevo gi scritto domenica una lettera per te con la parte per Giulia, ma ho pregato di poter rifare la lettera perch essa era troppo influenzata da un telegramma inviatomi da Carlo che rendeva credibili le voci strampalate che circolavano tra i carcerati. Oggi ho potuto avere comunicazione del decreto di amnistia e indulto e mi pare che la lettera precedente, quantunque non troppo ottimista oggettivamente, non possa rispecchiare una reale valutazione delle cose. Carlo mi aveva telegrafato cos: Appreso concessione amnistia ti sono vicino pregoti telegrafarmi necessit mia presenza o altro. Come vedi, avrei dovuto credere di essere sul punto di essere liberato; ti scrissi quasi convinto che ci sarebbe stata almeno una tale diminuzione di pena da permettere di considerare il futuro meno oscuramente. Dopo aver letto il decreto non so pi cosa pensare. Le quistioni sono cos complesse che solo il Tribunale Speciale pu decidere con conoscenza di causa se io debba avere un qualsiasi indulto, anche minimo. In ogni caso, anche nel pi favorevole, non mi pare che le mie prospettive per l'avvenire possano mutare di molto. Non ho risposto a Carlo per telegramma e non gli risponder. Prego te di scrivergli, rimproverandolo; sono quasi convinto che egli abbia telegrafato anche alla mamma, dandole una forte scossa e una delusione troppo acerba. Io non ho nessuna voglia di scrivergli. Non che sia in collera con lui per il telegramma, ma perch non so da che parte prenderlo. Mi aveva fatto delle promesse, mi aveva assicurato di prendere con me un atteggiamento diverso da quello che aveva seguito fino all'ultimo colloquio (1), ma poi non ha mantenuto nulla,  ricaduto in uno strano modo di procedere che mi irrita in sommo grado. Credo che il suo telegramma sia appunto una manifestazione di questa sua bizzarra condotta a strappi e a sbalzi che  la meno indicata per i rapporti con un carcerato di poca salute che ha sempre i nervi scoperti a vivo e deve gi lottare ogni momento per non lasciarsi schiacciare dalla realt immediata perch possa avere riserve per i casi non necessari.
Carissima, dopo il 2 non ho pi ricevuto tue notizie. Devi a quest'ora aver ricevuto la mia scorsa lettera in cui ti pregavo di mandarmi qualche soldo, perch alla fine del mese mi trover con pochissime lire e ho sempre paura di dover comprare nuove medicine. Avevo dimenticato di scriverti che ti sarei grato se potessi mandarmi qualche paio di calze di lana e qualcuna di quelle sopracalze che una volta ti ho molto lodato per la loro robustezza. Le calze, ti prego, debbono essere molto resistenti anche se rozze e grossolane: devono proprio essere calze da contadino. Oggi non ho proprio voglia di riscrivere la lettera per Giulia. Sono snervato molto. In queste ultime settimane c' stato un accumularsi di fatti tutti tali da rovinarmi la salute; la lettera di Grazietta, l'attrito con te che mi ha molto scosso (pi di quanto tu forse possa immaginare) (2) e tutti questi garbugli di Carlo, che incontrandosi con altre circostanze, mi hanno realmente fatto credere per sette od otto ore, che potevo essere liberato. Fra qualche giorno ne rider, ma ancora non sono completamente padrone dei miei nervi.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Nel precedente mese di settembre, Carlo aveva trascorso un periodo di ferie a Ghilarza e, di ritorno a Milano, aveva visitato il fratello a Turi.
Nota 2: Risponder Tatiana il 14 novembre [...] non voglio pi sentir parlare di attrito o astio fra di noi. Per conto mio, non ho provato neppure per un attimo il senso di attrito, come tu dici. Sono stata molto addolorata dell'effetto della notizia di aver chiesto la visita superiore. Il resto non mi importa assolutamente, cio non me la sono mai presa male, in nessun momento per nessuna tua uscita provocata sempre da qualche cosa, quindi giustificata in tanto in quanto sentivi in quel dato modo (confronta "Antigone e il prigioniero", citato, pagina 129).


352.
14 novembre 1932.

Carissima Tania,
proprio stamane ho ricevuto il tuo vaglia dell'11 e ti ringrazio di tutto cuore. Ero preoccupato perch la tua ultima cartolina era del 2; inoltre nella lettera precedente scrivevi che mi avresti mandato una fotografia che non giunse. Ancora: in tutti questi giorni non ricevetti posta da nessuno. Non ho neanche pi ricevuto le riviste dalla Libreria (forse Carlo, nella sua sciocchezza, pu aver avvertito di non fare pi spedizioni, ritenendomi gi libero). Ero quindi molto preoccupato e ci ha rinforzato in me un certo modo di pensare e mi ha fatto decidere a scrivertene. Non devi fermarti all'apparenza strana di ci che ti scriver e non devi credermi matto o leggero, o irresponsabile. Cercher di giustificare il mio punto di vista, per quanto mi  possibile, ma devi partire dal concetto che ho altri argomenti oltre quelli che ti esporr, argomenti che, per ragioni di varie specie, non posso scriverti per lettera e forse non ti direi neanche a voce. E' difficile incominciare, ma prover. Ecco. Ho saputo qualche tempo fa che parecchie donne, che avevano il marito in carcere, condannato a pene alte, si sono ritenute sciolte da ogni vincolo morale e hanno cercato di costruirsi una vita nuova. Il fatto  avvenuto (a quanto si riferisce) per iniziativa unilaterale. Pu essere giudicato diversamente, da diversi punti di vista. Pu essere biasimato, pu essere spiegato e anche giustificato. Personalmente, dopo averci pensato su, io ho finito con lo spiegarlo e anche col giustificarlo. Ma se ci avvenisse per accordo bilaterale, non sarebbe ancor pi giustificato? Naturalmente non voglio dire che sia una cosa semplice, che si possa fare senza dolore e senza contrasti profondamente laceranti. Ma, anche in queste condizioni, si pu fare, se ci si persuade che si debba fare. In fondo, si rabbrividisce quando si pensa che in India le mogli dovevano morire quando moriva il marito, e non si pensa che il fatto si verifica, in forme meno immediatamente violente, anche nella nostra civilt. Perch un essere vivo deve rimanere legato a un morto o quasi? Mi pare che quelli della generazione che si  consolidata moralmente prima della guerra, pensino con una vecchia mentalit in queste faccende, e che la generazione nuova, pi rapida nelle sue decisioni e meno ingombrata da sentimenti di una data specie, abbia ragione. Come dico, la cosa non  semplice, occorre uno strappo violento, una lacerazione dolorosa, occorre prevedere, dopo la decisione, un certo periodo di rimorsi, di pentimenti, una oscillazione, ma in fondo si pu prevedere che ci pu essere superato e che si pu creare una vita nuova. Espongo a te la quistione, credi, con molta persuasione, perch tu la comunichi a Giulia, oppure mi consigli di comunicargliela io direttamente. E' una cosa molto, molto seria; ci ho pensato da molto tempo, forse dal primo giorno che sono stato arrestato, in forme diverse, scherzosamente prima, poi con maggiore seriet e approfondimenti. Ho anche pensato che ci poteva sembrare un gesto molto romantico. Ho anche pensato che ci poteva anche sembrare una furberia, una specie di ricatto sentimentale (come dire? ti offro questo, apposta perch tu sia schiacciato dalla mia magnanimit e sii costretto a rifiutare) - ho pensato infine che il modo migliore dovrebbe esser quello di mettere senz'altro in esecuzione unilateralmente la cosa, troncando ogni rapporto, creando unilateralmente un fatto compiuto. Quest'ultimo caso mi ha molto tormentato, ma non sono stato e non sar mai capace di affrontarlo. Cos, risolto il rapporto, Giulia avrebbe un doppio gravame, perch perderebbe ogni stima per me (ci che non sarebbe senza conseguenze sulla stima che ella deve avere per se stessa) senza che fosse evitato il dolore. Il dolore non pu essere evitato, ma pu essere circoscritto e possono essere circoscritte altre conseguenze di carattere morale e intellettuale. E' necessario che l'iniziativa parta da me, questo  sicuro; che non se ne nasconda la conseguenza necessaria, per affrontarla con tutte le forze del proprio essere. Io penso, che Giulia, pur non essendo pi una giovinetta, possa ancora crearsi liberamente una nuova fase di vita. In ogni modo, pu, violentemente, sia pure, dare un nuovo indirizzo alla sua esistenza. E tutta una serie di quistioni coordinate verrebbero risolte. Io rientrerei nel mio guscio sardo. Non voglio dire che non soffrirei. Ma ogni giorno che passa mi rende sempre pi insensibile e adattabile. Potrei sopportare. Mi abituerei. Ho gi acquistato in molta parte la carcerite e in questi ultimi giorni mi sono accorto di essere, da questo punto di vista, pi avanzato di quanto pensavo. D'altronde non ho ancora perduto abbastanza di sensibilit per non essere ancora in grado di comprendere certe cose. Forse fra un anno sar completamente cambiato, non avr pi neanche la capacit di sentire quello che ancora oggi sento, sar caduto nell'egoismo pi grossolano e animalesco. Tu devi essere, in questo caso, di una grande forza d'animo e devi essere assolutamente imparziale. Devi pensare a ci che ti ho scritto con molta freddezza, pensando all'avvenire di Giulia e alla sua vita. Non so come deciderai di fare. Ti avverto che non scriver a Giulia prima di aver ricevuto una tua risposta. So di darti una responsabilit gravosa, ma sono sicuro che tu puoi sostenerla. Puoi scrivere a Giulia direttamente, o comunicarle questa mia lettera integralmente o in parte.
ANTONIO.


353.
21 novembre 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto questa settimana tre cartoline e una lettera; ho ricevuto, a suo tempo, la tua raccomandata del 29 ottobre con la lettera di Giulia. Pochi minuti fa mi  stato comunicato l'arrivo del campione senza valori da te inviato, contenente le due sopracalze e la borsa per il tabacco. Attendo la lettera che mi annunzi, in cui intendi rispondere alla mia precedente (1); gli accenni che fai per, non mi soddisfano per nulla. Non capisco cosa significhi che il mio sentire  inadeguato alle circostanze. Intanto non si tratta di sentire, nel senso immediato della parola, ma di qualcosa che tiene conto di una larga prospettiva e in cui  difficile scindere il sentimento dalla ragione. E' un sentire, certo, ma le premesse al sentimento non sono impulsi emozionali o passioni istintive, ma una lunga meditazione fatta con tutta calma e freddezza. Ma  meglio attendere la tua lettera. Forse sar bene che tu, senza fretta per, ti informi presso la cancelleria del Tribunale Speciale per sapere se e come il decreto di amnistia e indulto sia stato o sar applicato nel mio caso. Come ti ho gi scritto, la semplice lettura del decreto non  sufficiente per comprendere l'applicazione effettiva. I casi possono essere parecchi. Nella ipotesi pi favorevole, secondo i miei calcoli, che possono essere per sbagliati, io potrei beneficiare di otto anni, cio la pena da fare sarebbe ridotta a 5 anni e due mesi (da oggi). Infatti io sono stato condannato con sei capi d'imputazione, a sei pene che cumulate hanno dato un totale di 20 anni, 4 mesi e 5 giorni, oltre la multa (che non calcolo per semplificare, ma che conterebbe perch non condonata in nessun modo); di queste sei pene, quattro dovrebbero cadere, o per amnistia o per indulto, completamente, perch inferiori a tre anni. Rimangono una condanna a 15 anni di reclusione e una a 10 anni di detenzione: dai 15, 5 anni di indulto, con rimanenza di 10; dai 10 di detenzione, 3 anni di indulto pi un anno per il precedente indulto, rimanenza 6; nel cumulo la detenzione viene ridotta a un terzo per equipararla alla reclusione, e poich della seconda condanna si applica solo la met, si avrebbe la riduzione a un anno, cio a un totale di 11 anni di reclusione, di cui ho gi scontato 6 anni meno due mesi. Non son sicuro per che il calcolo sia esatto, perch mi intendo poco di queste quistioni. Se questa ipotesi fosse reale, la mia condizione giuridica sarebbe abbastanza mutata, perch, astrattamente almeno, chi deve scontare solo un terzo della pena, pu essere (astrattamente) liberato condizionalmente. Forse ti sar possibile ottenere queste informazioni oggettivamente cio, a puro titolo informativo. Ti prego di non aggiungerci niente di tuo e di non fare castelli in aria o proposte di nessun genere. Quando ti scrissi la scorsa lettera, questi calcoli li avevo gi fatti e tuttavia non mi hanno impressionato per nulla. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: In una cartolina postale datata 19 novembre Tatiana aveva scritto: Ieri sera ho ricevuto la tua lettera del 14. Naturalmente ti risponder per lettera... (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 99).


354.
21 novembre 1932.

Carissima Grazietta,
ho ricevuto la tua lettera del 12, con le tue impressioni sulle notizie che si sono diffuse a proposito del decreto di amnistia. Non posso valutare la necessit che avete avuto di far credere alla mamma che io sarei stato liberato, con tutte le complicazioni di dover inventare i miei viaggi eccetera. Informami bene di tutto questo, perch possa regolarmi. Ti dico la verit: queste forme di inganno, anche agli ammalati, mi ripugnano, perch credo che alla fine dei conti, produrranno o possono produrre dei guai peggiori di quelli che si erano voluti evitare inizialmente. In ogni modo, ti prego di scrivermi molto chiaramente e per disteso. Non sono in grado di informarti quali conseguenze esatte avr nei miei riguardi il decreto; pu darsi che le mie condizioni rimangano immutate e pu darsi che la pena da scontare sia ridotta a 5 anni e 2 mesi. Ma anche se dovesse essere cos, non mi pare che il cambiamento sia grande; 13 anni o 5 anni per me sono la stessa cosa, perch si tratta sempre di un periodo di tempo nel quale non si pu fare nessun calcolo. Ti abbraccio con tutti di casa e specialmente la mamma.
ANTONIO.


355.
28 novembre 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue lettere del 21 e del 23. Attendo con una certa impazienza le tue osservazioni e la tua risoluzione a proposito della mia lettera del 14: forse fai bene a pensarci su con molta ponderazione, perch io conto molto sul tuo aiuto per persuadere Giulia ad accettare il mio punto di vista (1). Ho ricevuto gli effetti di lana che mi hai spedito e ti ringrazio molto. Ma perch anche questa volta non ti sei attenuta a quanto io ti avevo scritto? La maglia che mi hai mandato non mi  affatto necessaria, da questo lato sono fornito per molti anni. Ho ancora un pullover nuovissimo, che non ho mai toccato e che magari sar rovinato dalle tarme; la nuova maglia a giacchetta andr a raggiungerlo. Anche le mutande e la camiciola non erano urgenti. Sarebbe stato meglio qualche paio di calze in pi, e di meno costo. Vedo che nonostante tutto, non sono riuscito e certo non riuscir mai a persuaderti di fare solo come io ti scrivo. Le tue opinioni al mio riguardo non cambieranno e non riuscirai mai a comprendere cosa sia la vita del carcere e le sue necessit. Del resto  una curiosa pretesa la mia, non  vero? Forse  meglio che tu non comprenda e non riesca a immaginare. Ho letto con attenzione il brano che hai riportato nella tua lettera del 21 a proposito del decreto di amnistia e indulto. Il mio caso  simile giuridicamente (a prescindere dalla gravit della pena che era pi alta nel mio caso), ma mi pare che in quel brano l'ipotesi sia posta come ultrafavorevole, perch, secondo il mio calcolo l'interessato dovrebbe ancora scontare 2 anni e due mesi e non 17 mesi, cos come io dovrei ancora scontare 5 anni e 2 mesi circa. Infatti nel mio caso il decreto  pi favorevole perch io dovrei avere 5 anni di indulto per i 15 anni di reclusione, mentre l'altro solo 3 anni su 10 anni. Ma, come ti scrissi, questi calcoli sono ipotetici, perch il Tribunale Speciale ha metodi suoi propri nel calcolare il cumulo giuridico. Non so se gi hai potuto informarti in proposito. La cosa  interessante, perch, come gi ti scrissi, quando si  gi arrivati al punto che non rimanga pi di un terzo della pena da scontare e questo non sia superiore ai 5 anni, secondo il nuovo Codice si pu astrattamente ottenere la liberazione condizionale. Se i miei calcoli sono esatti e altre condizioni si verificano che ancora mi sono ignote (la quistione del confino, di cui si parla appunto nel brano da te riportato) tra qualche mese mi troverei appunto nelle condizioni domandate dal Codice. Se cos fosse, ti pregherei di fare un viaggio a Turi per esporti un mio progetto. Certo non te lo scriverei, perch quando ti scrivo qualche cosa per lettera, tu fai di tua iniziativa dei passi che invece di giovarmi mi nuociono e peggiorano le mie condizioni (contro la tua volont, certo, ma questo ha praticamente poca importanza, perch contano i risultati reali e non le intenzioni da cui si  mossi).
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Tatiana induger ancora per qualche tempo a rispondere. Il 21 novembre aveva tuttavia mandato una copia della lettera di Gramsci a Sraffa, il quale il 27 commentava: Lo stato d'animo di Nino  molto preoccupante: la sua ultima lettera  impressionante nella sua assurdit. Dovreste rispondergli che assolutamente rifiutate d'inviarla a Giulia, che ne sarebbe offesa: perch la lettera implica quasi che Giulia sia legata a Nino da un 'contratto', cos che ne pu essere sciolta col consenso della 'controparte'! E' evidente che in realt il legame  di altra natura, ed  affatto indipendente dalla presenza od assenza del 'consenso' di Nino. D'altra parte, dovreste inviare la lettera a Giulia (senza dirlo a Nino) come documento di un malato, che essa deve considerare seriamente: e forse la indurr a rendersi conto di quanto sia urgente e necessaria una sua visita a Nino il pi presto possibile ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 98).


356.
28 novembre 1932.

Carissima Iulca,
ho ricevuto le tue lettere del 22 ottobre e del 15 novembre. Quindici giorni fa (o forse anche prima) avevo risposto a quella del 22 ottobre, ma poi fui costretto a mutare tutta l'impostazione della lettera e perci dovetti tralasciare. Ti avevo scritto tutta una variazione sul cominciare o ricominciare, perch mi era sembrato che tu ti trovassi esitante, disorientata in questo momento della tua esistenza. Ma di questo argomento dovr occuparmi fra qualche tempo, quando mi sar messo d'accordo con Tania che mi ha fatto un po' di ostruzionismo e mi lascia in sospeso. Ho letto con interesse le tue osservazioni sullo specchio e su Iulik che ama guardarsi, ma il mio interesse fu cagionato da ci che il tuo ragionamento  ingenuamente e candidamente donnesco. Proprio la quintessenza della femminilit. Perch vedere nello specchio solo un mezzo di narcisismo  solo proprio delle donne. Io ho sempre avuto uno specchio; e come avrei altrimenti potuto farmi la barba? Le tue osservazioni sono sbagliate da cima a fondo e indicano un modo di ragionare arretrato, anacronistico e... terribilmente pericoloso. Col tuo stesso stato d'animo negativo e puramente reattivo a certe degenerazioni psicologiche, l'operaio rompe la macchina, l'impiegato raffazzona le sue pratiche eccetera. Mi pare che non ci sia niente di male (anzi) se Iulik non vuole le calze bucate. Perch lasciare i buchi nelle calze, se  possibile fare il rammendo? Mi pare che tu confonda i mezzi con il fine, non sappia conformare i mezzi ai fini, cio non sappia quali siano i tuoi fini pratici, immediati, disposti in catena in modo da passare da un anello all'altro progressivamente. C'e sempre un fondo ginevrino nel tuo animo e questo fondo  la causa di una parte cospicua del tuo disagio psichico, e quindi anche dei tuoi dolori fisici. C' qualcosa di contradditorio nel tuo intimo, una lacerazione, che non riesci a rimarginare, tra teoria e pratica, tra cosciente e istintivo. Lo credi? Ma non  poi troppo grave e del resto, proprio per questo sei... Iulca e non Mascia o Valia. Avrei dovuto io aiutarti a conoscerti meglio, a superare queste contraddizioni. Mah! Ci penso spesso a tutto ci che avrei potuto e dovuto fare e non ho fatto. Forse  vero che sono stato troppo egoista e ho vissuto pi di sensazioni estetiche che non di obblighi morali. Forse sono stato troppo italiano nel senso intellettuale della parola e perci ho avuto tante simpatie per... Leonardo e per il Rinascimento. Credo adesso di essermi... riformato, di aver conciliato nel mio animo Rinascimento e Riforma, per impiegare questi due termini che mi pare simboleggino bene ogni movimento in grande delle civilt. Ma quante sciocchezze ti scrivo! Mi sono piaciute le notizie su Iulik e su Delio. Quanta variet tra i due! Eppure credo che essi finiranno con l'integrarsi, sviluppandosi insieme, educandosi reciprocamente... sotto la tua guida. Ma tu dai loro un indirizzo? Come partecipi alla loro formazione? Quante cose vorrei sapere che forse non sapr mai! Ti abbraccio.
ANTONIO.

Carissimi Delca e Iulik, vi abbraccia e bacia tanto tanto il vostro babbo.


357.
5 dicembre 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina del 30 novembre e la lettera del 2. Mi dispiace molto che tu sia stata ammalata e che ancora non ti sei rimessa. Ma perch non me ne hai accennato? Mi duole pensare che, non sapendo del tuo male, possa aver contribuito (come certamente  avvenuto) a renderti pi nervosa e preoccupata, ad aggravare quindi il male stesso. Penso che mi affermi la verit dicendo che stai gi meglio, perci ti scrivo certe cose. In ogni modo devi proprio convincerti che nascondermi certi fatti  peggio che annunciarli subito; nascono delle complicazioni che aumentano il dispiacere e lasciano una traccia permanente di dubbio angoscioso che altre cose siano ancora ignote e nuovi dispiaceri incombano sulla testa. Cara Tania ti prego con tutto il cuore di non voler discutere, analizzare, cercare di confutare la mia lettera del 14 novembre. Mi sembrerebbe di essere vivisezionato come una cavia. Capisco benissimo che tu potresti rispondere ad ogni punto di essa, come quattro e quattro fa otto. Ma ti prego di credere che anche io so le quattro operazioni e la tavola pitagorica. Non si tratta quindi della maggiore o minore facilit a trovare delle controargomentazioni ai miei argomenti. Non si tratta neppure di ci, che io abbia bisogno di espressioni affettuose, di essere consolato, di essere accarezzato. Queste cose sono belle e buone, ma nel caso specifico sono fuori luogo e apparirebbero (devo dirlo francamente) convenzionali come un complimento d'obbligo. Ti prego perci di non entrare in discussione. Una cosa sola devi rispondermi: sei disposta a renderti tu interprete presso Giulia di ci che ti ho scritto, o lo ritieni impossibile? Un s o un no, ecco ci che desidero sapere (1). Ogni contorno di discussione mi dispiacerebbe immensamente. Si tratta di un'operazione chirurgica, in un certo senso di una decapitazione,  giustificata solo se eseguita con un taglio netto, deciso; altrimenti diventerebbe un supplizio cinese. Avrei desiderato che tu mi avessi risposto subito; non l'hai potuto fare. Pazienza. Ora per non devi girare il coltello nella piaga.
Permetti che ti dica una verit dolorosa. Spesso chi vuole consolare, essere affettuoso eccetera  in realt il pi feroce dei tormentatori. Anche nell'affetto bisogna essere soprattutto intelligenti. Tra breve saremo nel 1933; una nuova fase della mia vita carceraria  gi incominciata. Ebbene bisogna che ti parli proprio francamente. Poich io non metto neanche in dubbio il tuo affetto per me ( questa una premessa sempre presente al mio spirito, anche quando non vi accenno e mi pare sia inutile accennarlo, come sarebbe ricordare sempre che la mamma o Giulia mi vogliono bene) e ormai penso che la mia lettera del 14 nov. rimarr per ora senza conseguenze decisive, ti voglio dire che proprio il tuo atteggiamento deve mutare in alcuni punti. Credi che non voglio fare recriminazioni (che sarebbero stolte), ma ti voglio fare ricordare un episodio di qualche anno fa che forse hai dimenticato e al quale mi pare allora non hai riflettuto abbastanza per trarne norma di condotta. Ricordi che nel 1928, quando ero nel giudiziario di Milano, ricevetti una lettera di un amico che era all'estero (2). Ricordi che ti parlai di questa lettera molto strana e ti riferii che il giudice istruttore, dopo avermela consegnata, aggiunse testualmente: onorevole Gramsci, lei ha degli amici che certamente desiderano che lei rimanga un pezzo in galera. Tu stessa mi riferisti un altro giudizio dato su questa stessa lettera, giudizio che culminava nell'aggettivo criminale. Ebbene, questa lettera era estremamente affettuosa verso di me, pareva scritta per la sollecitudine impaziente di consolarmi, di incoraggiarmi eccetera. Eppure sia il giudizio del giudice istruttore che l'altro da te riferito, oggettivamente erano esatti. Dunque si pu commettere un atto criminale volendo fare del bene, dunque qualcheduno volendoti fare del bene pu invece aver ribadito le tue catene? Pare di s, a giudizio del giudice istruttore del Tribunale Militare Territoriale di Milano, giudizio che, come ti consta, ha coinciso con quello di un altro che era agli antipodi. E giustamente, perch, leggendomi alcuni brani della lettera, il giudice mi fece osservare che essa poteva essere (a parte il resto) anche immediatamente catastrofica per me e tale non era solo perch non si voleva infierire, perch si preferiva lasciare correre. Si tratt di un atto scellerato, o di una leggerezza irresponsabile? E' difficile dirlo. Pu darsi l'uno e l'altro caso insieme; pu darsi che chi scrisse fosse solo irresponsabilmente stupido e qualche altro, meno stupido, lo abbia indotto a scrivere. Ma  inutile rompersi il capo su tali quistioni. Rimane il fatto obiettivo che ha il suo significato (3).
Cara Tania ti ho gi detto che  incominciata una terza fase della mia vita di carcerato. La prima fase  andata dal mio arresto all'arrivo di quella lettera famigerata: fino a quel momento esistevano delle probabilit (certo solo delle probabilit, ma cosa si pu domandare di pi) a una svolta della vita diversa da quella che invece poi si verific; quelle probabilit furono distrutte e poteva ancora capitare di peggio. La seconda fase va da quel momento ai primi del novembre scorso. Esistevano ancora delle possibilit (non pi probabilit, solo possibilit, ma anche le possibilit non sono preziose e non bisogna cercare di ghermirle?) e anche esse furono perdute, ti assicuro, non per colpa mia, ma perch non si volle dare ascolto a ci che io avevo indicato a tempo opportuno. Questo lo devo a Carlo e alla sua scempiaggine fatua (non mi riferisco al telegramma, che  una sciocchezza secondaria). Ma tu perch non sei venuta a Turi nel 1932, come avevi promesso dai primi di gennaio? Se non avessi promesso e io non avessi contato sulla promessa, ti avrei scritto di venire. Ti ho detto che non voglio recriminare. Voglio solo che il passato serva almeno di ammaestramento per questo terzo periodo, perch non si ripetano gli errori, le manchevolezze del passato. Questa terza fase che incomincia e la pi dura e la pi difficile da superare. Perci, ti prego, non fare nulla senza il mio consenso, non ascoltare nessun consiglio che mi riguardi, fa solamente e letteralmente ci che io ti potr indicare. Questa convinzione ti ho voluto infondere con questa mia lunga tiritera che non bastano le intenzioni buone e affettuose, ma che occorre molto altro prima di prendere una decisione che non riguardi solo se stessi: occorre prima di tutto il consenso esplicito dell'interessato su cui ricadranno le conseguenze disastrose che non sempre si sa prevedere. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Per la risposta di Tatiana, datata 11 dicembre 1932, si veda Appendice 2, numero 13.
Nota 2: Confronta la lettera 109 e Appendice 2, numero 7.
Nota 3: Della convinzione che la lettera di Ruggero Grieco avesse contribuito ad aggravare la propria posizione giudiziaria, Gramsci parler diffusamente con Tatiana durante la sua permanenza a Turi nel gennaio 1933 (confronta anche la lettera 376). Nell'ampia relazione sui colloqui avuti col cognato, spedita a Sraffa l'11 febbraio, Tatiana riferir tra l'altro: Nino afferma che si avrebbe voluto evitare il processo stesso e che inoltre nell'incontro di Litvinoff con Grandi a Berlino si doveva trattare la quistione della sua liberazione, allorch arriv la 'lettera famigerata' ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 228). Sul primo punto, che allude a un presunta volont conciliante da parte del giudice Macis, compromesso dall'arrivo della lettera di Grieco, diverso parere esprimer pi tardi Sraffa, che scriver a Tatiana il 18 settembre 1937: Per me che l'ho letta a mente fredda,  chiaro che si  trattato di una leggerezza dello scrivente ma che non c'era sotto n 'cattiveria' n tanto meno un piano diabolico. Fui confermato in questa mia opinione dal fatto che Nino disse di esser stato messo sulla strada del sospetto dal giudice istruttore e si sa bene che l'insinuare sospetti del genere fa parte dell'abbici del mestiere di giudice istruttore (ivi, pagine 187-188). Del resto, per essere riuscito in istruttoria a presentare e fatti e persone in un tutto organico, da cui chiara emerge l'attivit delittuosa del partito comunista ne 1926, a Enrico Macis venne riconosciuto il particolare encomio della Procura generale il 5 dicembre 1928 (confronta G. FIORI, "Gramsci Togliatti Stalin", citato, pagina 13). Non risulta poi che in un incontro a Berlino fra il vice commissario sovietico agli affari esteri Maksim Litvinov e Dino Grandi, sottosegretario agli esteri, fosse stata posta la questione della scarcerazione di Gramsci (confronta in particolare P. SPRIANO, "Gramsci in carcere e il partito", citato, pagina 75). Nel settembre 1927, in vista del processo Terracini-Gramsci, era stata avviata da Mosca una trattativa per uno scambio con i preti cattolici arrestati da noi, a cui era stata interessata la Nunziatura apostolica a Berlino. Gramsci forse ne era al corrente tramite don Luigi Vigan, il sacerdote che prestava assistenza religiosa a San Vittore. La trattativa si era per in breve arenata a causa della netta opposizione del governo fascista: l'ultimo degli scarni documenti al riguardo porta la data del 2 gennaio 1928 (confronta "L'ultima ricerca di Paolo Spriano", Editrice l'Unit, Roma 1988, pagine 15-25). La lettera di Grieco  datata 28 febbraio.


358.
12 dicembre 1932.

Carissima Tania,
in questi ultimi dieci giorni non ho ricevuto nessuno tuo scritto. L'ultima tua lettera ricevuta era del 2 e la ricevetti prima dello scorso luned. Non so perch manco di tue notizie: pu darsi si tratti di un ritardo postale, ma pu anche darsi che tu non abbia potuto scrivere per ragioni di salute e ci mi preoccupa e mi dispiace assai. Carissima, ti prego proprio di cuore di scrivermi almeno una volta per settimana, anche una semplice cartolina illustrata. E' vero che spesso mi scrivi anche pi di una volta, ma ci che pi importa, nelle mie condizioni psichiche e anche fisiche,  specialmente la regolarit. Mi consigli di scrivere io stesso a Giulia per darle notizie del recente decreto di indulto e amnistia. Avrei gi seguito volentieri il tuo consiglio, ma cosa potrei scriverle di preciso e determinato? Come ti ho gi accennato altre volte, io, non so nulla in proposito. Posso fare delle ipotesi molto vaghe e di carattere puramente arbitrario, che vanno ai due estremi opposti: 1. il decreto pu non concernermi neppure, cio la mia situazione giuridica pu darsi sia rimasta immutata (ipotesi estrema pi pessimista); 2. per il decreto, pu darsi che la mia pena sia ridotta a 5 anni (ipotesi estrema pi ottimista) con determinate modificazioni generali della situazione giuridica stessa in rapporto a ci che il nuovo Codice stabilisce a proposito della liberazione condizionale. Tra questi estremi sono possibili ipotesi intermedie. Come vedi, personalmente brancolo nel buio. Di solito, quando viene concessa amnistia e indulto, dopo un certo tempo, si comunica ufficialmente all'interessato le variazioni che ne sono conseguite nella sua posizione, cio la nuova data ufficiale e legale della sua liberazione. Questa comunicazione pu tardare anche di quattro o cinque mesi. Ma l'assenza di una comunicazione ufficiale non significa di per s che l'amnistia o l'indulto non debbano essere legalmente applicati, pu trattarsi di una dimenticanza, di un disguido eccetera. Ecco perch talvolta l'interessato deve fare istanza domandando l'applicazione. Come vedi la quistione  complessa. Nel mio caso, potrei ancora rimanere qualche mese all'oscuro di ci che mi riguarda. Perci ti scrissi una volta, qualche settimana fa, di volere, senza fretta, recarti alla Cancelleria del Tribunale Speciale per avere informazioni. Naturalmente in queste cose l'opera del legale non ha importanza alcuna. Pu darsi che il cancelliere stesso non sappia nulla nel caso concreto personale dei singoli condannati, perch  ovvio pensare che il Tribunale proceda allo spoglio delle pratiche in ordine di urgenza e lasci per ultime le pratiche di quei condannati ai quali, anche se l'indulto  applicabile, rimane ancora una lunga pena da scontare. Ma il cancelliere  almeno probabile sappia se in questi casi il decreto sar applicato o no, dato che condannati nella stessa condizione generale, ma con meno quantit di pena, possono avere gi usufruito del beneficio ed essere stati liberati. Credo di essermi spiegato: nel mio caso personale importa sapere, in mancanza di altre precisazioni, se addirittura ho o no diritto al beneficio. La misura del beneficio stesso, per ora e per qualche tempo, pu essere non fissata. In assenza di questa preliminare informazione, non potrei decentemente neppure fare istanza di applicazione. Non credere che io voglia sollecitarti a uscire di casa e a strapazzarti per avere queste informazioni. Ti ho gi scritto che non c' fretta. Le settimane e anche i mesi in queste cose non contano (almeno non contano per me, purtroppo!). Ci che conta  l'esattezza, la precisione, la certezza della notizia. I si dice, i pare eccetera, non hanno importanza, o hanno solo una importanza negativa, debilitante, di logoramento. E' questa una norma di condotta di cui vorrei infonderti il massimo di convincimento: niente fretta, niente impulsivit; niente sentimentalismi emotivi. Per ogni iniziativa, prima della risoluzione, occorre aver fissato tutti i fattori positivi di successo e aver eliminato tutti i fattori negativi o di insuccesso. In certe condizioni il fattore tempo, guadagno di tempo eccetera, in quanto impedisce di avere una visione realistica di questi dati fondamentali,  causa precipua di insuccesso. Il senso comune ha sintetizzato questa esperienza nel proverbio popolare: la gatta frettolosa fa i gattini ciechi. - E' stato comunicato che per le feste di Natale si pu ricevere un pacco dalla famiglia. Penso che tu avrai pensato di mandarmi qualche cosa. A mio giudizio, potresti fare a meno di mandarmi il pacco e di riservare i soldi per altri bisogni. Se proprio vuoi che io riceva qualche cosa da te per Natale, data la possibilit concessa, ti prego di essere molto parca e limitata. Se proprio vuoi, mandami pochissima roba, e molto semplice. Se vuoi sapere i miei desideri, eccoli: un po' di panettone e, se  possibile, qualche vasetto di quell'estratto concentrato di brodo vegetale che una volta mi mandasti. Ti prego di credere che non voglio fare complimenti; non digerisco quasi nulla e non posso masticare nulla. Forse puoi aggiungere una piccola bottiglia di qualche amaro stomatico. Non saprei dire neppur io: Ferro-China o qualcosa del genere. Ma ti voglio assicurare che se anche non mi mandi nulla, ma solo i tuoi saluti, io sar contento lo stesso, o forse anche pi. Ti sar grato se vorrai scrivere alla Libreria che non ho ricevuto i fascicoli del mese di ottobre delle due riviste: Leonardo e La Nuova Italia. Carissima, spesse volte, dopo aver scritto sia a te che a Giulia, e ripensando a ci che ho scritto e specialmente al modo e al tono del mio scrivere, penso che vi debbo annoiare molto con le mie arie da pedagogo pedante. Come vedi, me ne accorgo anch'io di questo tono. Ma non posso scrivere in modo diverso. Ogni mia lettera, credi,  il risultato di una serie complessa di sforzi di volont e di atti di autocontrollo che non possono non comporsi in una forma che a me stesso pare ridicola. Tante volte sento un grande dispetto per quanto ho scritto e per il modo con cui l'ho scritto. Devo aver pazienza. Abbi pazienza anche tu e voglimi bene lo stesso. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


359.
13 dicembre 1932.

Carissima Grazietta,
ho ricevuto la tua lettera del 9 e ti ringrazio delle notizie che mi dai. Scrivo a te ma puoi dire alla mamma che ho scritto a lei in occasione delle feste di Natale per farle tanti auguri di nuova salute e di felicit. Fai molto bene a preoccuparti specialmente della sua tranquillit d'animo. Puoi assicurarla che io sono sempre forte e sereno e affronto tutte le avversit con animo sicuro e tranquillo. Le dirai che anche lei deve essere forte come sempre  stata nel passato e che cos sicuramente ci rivedremo tutti insieme figli e nipoti e lei potr davvero dire di non essersi sacrificata invano, di aver speso la vita utilmente dando esempio costante di energia e di costanza irremovibile anche nei peggiori momenti. Proprio devi tanto incoraggiarla in mio nome e farle sentire come se io le fossi vicino e cos Nannaro e Carlo e Mario. Carissima Grazietta, fai bene a scrivermi sempre qualche cosa sulla tua vita e su quella degli altri di casa. Sono veramente contento che Franco sia un fanciullo tanto distinto e promettente. Perch non mi hai scritto nulla di Mea?
Devi scusarmi se non sempre ti scrivo a lungo. Non so proprio cosa dire, perch la mia vita  sempre uguale e monotona e non mi succede mai nulla, come puoi immaginare. Prima almeno fantasticavo, creavo nel cervello novelle e romanzi, creavo personaggi immaginari con una loro vita, con loro avventure, con drammi fantastici eccetera eccetera. Ti ricordi come da bambini ricordavo tante storie e ne inventavo per conto mio? Ma adesso si vede che ho perduto questa capacit e perci, se non mi succede nulla nella vita reale, non mi succede neanche nulla nella vita della fantasia. E cos non so cosa scriverti. Anche a te e agli altri di casa tanti auguri per le feste. Ti abbraccio.
ANTONIO.


360.
19 dicembre 1932.

Carissima Tania,
ti ringrazio tanto della tua fotografia, che mi  piaciuta molto anche se un po' confusa e ondeggiante. Sono stato molto felice di leggere la bella lettera della tua mamma e ti ringrazio di aver pensato a comunicarmela: essa rischiara molti lati della vita dei nostri cari che dagli scritti di Giulia rimangono completamente in ombra. Poche osservazioni su alcuni punti della tua lettera che mi riguardano (1). Non credo che tu non possa fare a meno di offenderti e anche addolorarti profondamente per ci che ti ho scritto a proposito dei tuoi annunzi di venire a Turi nel 1932, annunzi che mi hanno fatto, giustificatamente, astenere dallo scriverti io, pregandoti di venire. Il mio modo di operare e (se non quello di sentire) quello almeno di esprimere i miei sentimenti, deve essere razionale e anzi razionalizzato; deve escludere anche le cose inutili e non solo quelle che io ritenga (dopo aver ponderato) positivamente dannose. Le cose inutili possono contenere una dannosit latente che mi pu sfuggire e cerco perci di evitarle. L'esperienza di sei anni mi ha mostrato che solo per aver operato cos, ho potuto resistere e durare fino ad oggi. Tu capisci che  diverso il contraccolpo di un male inevitabile, fuori della propria volont e controllo e quello di un male che noi stessi abbiamo contribuito a suscitare od aggravare per la nostra insipienza, trascuratezza, avventatezza eccetera. Parlo del contraccolpo psicologico, s'intende, che spesso in carcere  pi disastroso di quello materiale e fisiologico. Le tue promesse rendevano inutile una mia insistenza. D'altronde devi ricordare ancora che proprio nel gennaio 1932, quando non venisti dopo le prime promesse, io mi lamentai con te, pregandoti di evitare di far promesse che non eri sicura di mantenere, ma di annunziare i fatti quando essi erano decisi e gi in via di esecuzione. Ti assicuro di non voler recriminare sul passato, ma devi capire che quando, dopo queste spiegazioni, mi annunziasti nuovamente di voler venire, ritenni inutile ogni richiamo che poteva spingerti a credere a una urgenza immediata e a partire anche se non eri in condizioni di salute propizie. Nell'attesa trascorse il tempo utile e il tuo viaggio poteva rimandarsi senza rimpianto, perch ormai privo del significato che io gli davo. Ora ti prego di non agitarti per queste cose; ormai il passato  passato e occorre sempre pensare all'avvenire. Quando avr le notizie che tu mi manderai e avr potuto orientarmi ulteriormente, ti scriver io stesso. In ogni modo sar, nell'ipotesi favorevole, fra qualche mese; non c' nessuna premura e il viaggio devi cercare di farlo nelle condizioni migliori per la tua salute.
Ti voglio ora domandare un consiglio medico. Ho avuto una ripresa di insonnia organica; sono stato cinque notti di seguito senza chiudere occhio. Ti ho gi scritto di aver preso un prodotto Roche, leggermente ipnotico, il Sedormit, che ha avuto scarsi risultati. Credo proprio di non poter pi evitare l'uso di un qualche sonnifero e ti domando quale pu essere meno dannoso all'organismo, ma sia tale da permettermi di fare una cura ricostituente che rinforzi l'organismo stesso. Ho gi fatto 42 punture di Valero-Fosfer Wassermann, ma l'insonnia mi indebolisce e rende quasi sterile la cura. Tuttavia un certo giovamento l'ho avuto, tanto vero che, nonostante l'insonnia prolungata, posso scrivere con una certa facilit; sono stordito e debole, ma non come sono stato altre volte e ho poca emicrania. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta Appendice 2, numero 13.


361.
19 dicembre 1932.

Carissima Iulca,
ho ricevuto la tua lettera del 2. Da quanto mi scrive Tania, pare che tu invece non abbia ricevuto alcune mie lettere (una, per esempio, diretta a Delio). Non mi dispiace troppo, a dire il vero, che avvenga qualche dispersione; ma, purtroppo, esse non possono che avvenire casualmente, non certo intelligentemente. Voglio dire che dopo aver scritto alcune lettere ne provo io stesso dispetto, tanto mi accorgo di aver assunto un tono pedantesco, che deve essere per te comico spesse volte. Ci dipende da molte circostanze legate alle mie condizioni di vita, ad alcuni avvenimenti dei passati anni e anche al fatto che nelle tue lettere ci sono pochi spunti che provochino una risposta. Sei troppo astratta e generica, mentre io avrei bisogno di maggiore concretezza. Ho perduto molta capacit d'immaginazione, ho perduto la maggior parte dei contatti col flusso della vita reale; i miei ricordi, sebbene vivaci, sono ormai vecchi di sei anni, ma quanto non sar mutato in questi sei anni? Non posso che essere anacronistico in tutto; e allora, come avviene sempre, mi rifugio nella pedanteria e nel fare predicatorio, perch voglio pur dire qualche cosa e fingere di aiutarti, non potendoti effettivamente aiutare a superare la fase attuale della tua esistenza, che mi pare quella di un convalescente che fa mille progetti di attivit e non sa da dove incominciare. Ci mi fa credere che anche in te c' qualcosa di anacronistico, che anche per te sia pure in forma molto diversa dalla mia,  avvenuto che per qualche anno sei rimasta ai margini del flusso di vita e non sai come immergerti di nuovo (o credi di non sapere, mentre forse non ti accorgi di aver gi da un pezzo ricominciato a lavorare). Una volta ti consigliai di riprendere la musica, come io ricomincerei i miei studi di filologia. Poich lo studio della musica  stato il punto di partenza delle tue esperienze, pensavo che ritornando ad esso avresti rivissuto il passato, con una maggiore coscienza critica, e avresti ripreso le tappe della tua esistenza, non per ripeterle meccanicamente, ma per ripercorrerle intensamente e collaudare l'anello spezzato della catena (dato che ci sia un anello spezzato). Non so se tu hai capito in questo senso il mio consiglio, o vi hai visto solo un consiglio rivolto a dare un riempitivo qualunque a quello che tu chiami lo stato d'inerzia in cui ti trovi da troppo tempo. Spesse volte avviene che ritornando alle proprie esperienze passate, con tutto l'arricchimento posteriore, si facciano delle scoperte interessanti, ci si accorga di aver leggermente deviato dalla linea che avrebbe permesso una maggior esplicazione delle proprie forze e quindi un contributo maggiore nel collaborare allo sviluppo delle forze storiche vitali; ma la leggera deviazione iniziale  diventata sempre maggiore e ha mortificato la propria personalit e rettificarla potrebbe significare una ripresa pi normale, pi fruttuosa, pi ricca di valori. Come vedi anche queste sono osservazioni astratte, generiche necessariamente. Del resto informami esattamente del tuo nuovo tentativo di cura. Sono contento che i bambini quest'autunno siano rimasti immuni da malattie stagionali, e sono anche contento... che tu abbia scritto con la mia penna (ma bada che  necessario riempirla con l'inchiostro fluido delle stilografiche e non con quello comune che fa deposito e intasa i canalicoli di defluenza). Ti abbraccio, cara, coi nostri bimbi.
ANTONIO.


362.
26 dicembre 1932.

Carissima Tania,
ho ricevuto il pacco natalizio da Ghilarza e il tuo pacchetto con le calze di lana. Ho visto che nel pacco di mamma  intervenuta a tempo la tua iniziativa, perch esso era proprio confezionato di mio gusto (1). Ti prego di scrivere tu a Teresina, avvisando che il pacco  giunto a tempo, che tutto era in buonissimo stato e di mio massimo gradimento e che ringrazio di cuore; io scriver la settimana ventura per conto mio. Ringrazio anche te del tuo ricordo e della tua cura. Le calze vanno bene perch sono di lana, ma perch un gusto cos fantastico e... dispendioso? Carissima, non adirarti per la mia pedanteria, ma ti prego di essere pi pratica e terra terra. Capisco che essere pratici  un termine generico e vago; per una donna la praticit  diversa che per un uomo, in carcere  diversa che in libert eccetera e in realt ogni individuo ha la sua praticit, cio rende le sue condizioni di vita pi conformi al pi facile svolgimento della sua attivit principale e del fine che pi gli sta a cuore. Nel caso delle calze per un carcerato, per, esistono delle condizioni generali che ormai avresti dovuto apprendere; esse si rompono facilmente nel piede per la grossolanit delle scarpe, e perci non devono essere lunghe al ginocchio, ma invece piuttosto basse alla caviglia, in modo da poterle buttar via, senza buttar via mezzo metro di gambale. Si possono avere dei gambali indipendenti dalle calze, non ti pare? Ogni tuo paio di calze corrisponde per materiale a tre paia utili. Qualche volta io stesso ho staccato il pedalino dal gambale, ma ho fatto dei pasticci, ho disfatto male le maglie, ho rovinato la lana eccetera. Tu hai delle idee molto curiose; io credo che tu sei sempre persuasa che: 1. faccio dei complimenti; 2. che manco di praticit. Ti assicuro che sbagli completamente; non faccio complimenti, sebbene mi dispiaccia di far fare spese gravose e inutili; sono praticissimo, ma certo di una mia particolare praticit personale, che  buona per me e non per altri. Credo di essere pratico appunto perch capisco che oltre certi limiti la praticit  affare personale.
Ho ricevuto due tue cartoline e una tua lettera, e in tutte e tre, a pezzi e bocconi, mi parli dell'applicazione nei miei riguardi del decreto di amnistia e indulto. Non sono riuscito a distinguere quanto, nelle tue spiegazioni,  ufficiale, cio corrisponde a informazioni certe avute alla cancelleria del Tribunale Speciale, e quanto  tua ipotesi o tua polemica contro le mie ipotesi. Mi pare che sia ufficiale e certo: 1. che ho beneficiato del decreto; 2. che la pena complessiva  ridotta a 12 anni e 4 mesi, cio che devo ancora scontare (da oggi, 26 dicembre 1932) 6 anni, 4 mesi e 25 giorni, ma se sono certo del primo punto categoricamente, non altrettanto certo sono del secondo perch le tue espressioni non sono categoriche. Mi pare, poi, che i tuoi calcoli per spiegare la riduzione non siano ufficiali e certi, ma ipotesi tue o di qualche tuo conoscente. Bisogner dunque che attenda il comunicato ufficiale per farmi un'opinione ragionevole. In ogni modo, dato che debba ancora scontare 6 anni, 4 mesi e 25 giorni,  escluso che possa godere del diritto (astratto) alla libert condizionale, perch occorre non dover scontare pi di 5 anni. Sar nelle condizioni volute dalla legge solo fra un anno, 4 mesi e 25 giorni. Ci  pacifico. Quando nelle lettere scorse ti esponevo la mia ipotesi, insistevo nel dire che essa era la pi favorevole e che altre se ne potevano fare, poich mi mancavano molti elementi nel calcolo e perch, ragione principale, il metodo seguito dal Tribunale Speciale nel calcolare i cumuli  pi elastico (e pu essere pi benevolo) degli altri Tribunali. Nel caso mio, se una Corte d'assise avesse calcolato il cumulo secondo la lettera del Codice Zanardelli, la condanna invece di 20 anni e 4 mesi sarebbe stata di qualche anno in pi. Certo il Tribunale Speciale non fa ci a caso e senza uno scopo ben preciso (o almeno faceva, nel primo periodo della sua esistenza, quando giudicava in base al vecchio Codice). (Ti avverto che possiedo il nuovo Codice, e che pertanto non devi farmene mandare un nuovo esemplare). Mi domandi se desidero un certo libro di Calvin Hoover (2); non importano i miei desideri. Non farlo mandare. Non ho invece ricevuto il volume "Movimento economico italiano" della Banca Commerciale (del 1932) che ho domandato parecchie volte. Forse  anche gi uscito l'"Almanacco Letterario" dell'editore Bompiani che ho sempre ricevuto gli scorsi anni verso questo tempo. Vorrei anche avere un calendarietto per il 1933, ma non fare come l'anno scorso (cio quest'anno 1932), quando mi hai mandato un notes-calendario che  calcolato come un quaderno:  possibile avere un calendario-cartoncino, il pi semplice possibile, di un solo foglio-cartoncino, senza spazi bianchi? Ecco tutto.
Forse ti  stata comunicata la risposta alla tua istanza per la visita del prof. Arcangeli. Non me ne hai accennato, ma non vorrei che, annunziandomi una tua venuta a Turi, intendessi venire insieme con l'Arcangeli. Ti prego di seguire tassativamente le mie indicazioni. Non desidero assolutamente che il prof. Arcangeli venga a visitarmi in questo tempo. Desidero prima parlare con te. Spero che non ti sia impegnata con l'Arcangeli prima di avvertirmi. Ti prego di non cercare in nessun modo di forzare la mia volont con fatti compiuti. Bada che sono deciso a tutto, anche a rifiutare di farmi visitare e anche a non andare al colloquio con te, se tu credessi di farmi deflettere. Non sono pi in grado di sopportare una crisi come quella del settembre scorso. Cara Tatiana, io ti sono molto grato per tutto quello che hai fatto e continui a fare per me. Ma ci sono dei casi in cui spezzerei tutto, anche a costo di rovinarmi definitivamente. Ti prego di essere molto cauta in queste cose. Mi sono rimesso un po', ma sono ancora costretto a tirare innanzi col bromuro e con una infinita pazienza. Che ha un limite fisiologico oltre che psicologico.
Dopo aver parlato con te, e non c' fretta, dato che l'ipotesi da me fatta astrattamente non si  verificata, si potr anche pensare a una visita medica che io anzi ritengo utile, ma a suo tempo. Dunque, non annunziarmi vagamente un tuo arrivo. Quando ti sarai rimessa e la stagione sar pi propizia, verrai senz'altro e non dovrai annunziarmi propositi vaghi, che mi tengono eccitato e nervoso, ma una data precisa. Ti prego di non ripetere ci che  avvenuto nel 1932, per un anno intero. Spero che ti persuaderai che per me si tratta di cose molto serie. Se veramente, come sono persuaso, vuoi essermi utile e non giocare a fare della beneficienza da consolatrix afflictorum, devi fare solo ci che io ti indico e non di pi, per qualsiasi ragione. Ti prego di rassicurarmi subito a questo proposito (cio della visita del prof. Arcangeli) e di disimpegnarti in ogni modo se, per disgraziato caso, ti fossi gi impegnata senza avvertirmi. Credi che sono persuaso di avere ragione.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Si veda la lettera di Tatiana a Peppina Marcias del 17 dicembre 1932 in "Lettere ai familiari", citato, pagina 242.
Nota 2: La richiesta era partita da Sraffa il 27 novembre 1932: Chiedete a Nino se desidera ricevere il libro di Calvin Hoover, (un economista americano) su "La Vie conomique de la Russie Sovitique":  un libro molto anti-sovietico, ma pieno di statistiche e dati di fatto ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 98).



1933.

363.
2 gennaio 1933.

Carissima Tania
ho ricevuto poco fa la tua lettera e la cartolina degli ultimi giorni dell'anno. Ti ringrazio degli auguri e li ricambio, aggiungendo quelli per la tua festa del 12 gennaio; mi sono ricordato a tempo che Santa Tatiana  il 12 gennaio. Sono contento delle tue assicurazioni a proposito del prof. Arcangeli. E' possibile che io abbia addosso un po' di spirito di persecuzione, ma la tua canzonatura non mi pare molto giusta, perch ho sofferto molto e mi  rimasto un nervosismo che non riesco a vincere. Ti ho scritto in quel modo perch mi  stato comunicato che la tua istanza  stata accolta favorevolmente, cio  stato concesso che il prof. Arcangeli venga a visitarmi. Poich la stessa comunicazione deve esserti stata fatta da qualche tempo (cos almeno ho pensato, dato che l'istanza era tua) e tu non me ne hai mai accennato, mi  venuta una certa smania e il dubbio che tu volessi farmi una sorpresa che sarebbe stata molto sgradita. - Non ti ho mai scritto di fissare a me una data per una tua venuta a Turi; solo ti ho scritto di non accennare vagamente alla possibilit, ma di parlarmene solo quando ti sarai decisa concretamente (1) -. Cos non mi pare abbia tu ragione a proposito delle tue informazioni sul decreto d'amnistia e indulto. Me ne hai scritto a pezzi e bocconi, a tre riprese. La prima volta hai detto di essere stata presso il Trib. Speciale, ma scrivevi in modo curioso; dicevi che la mia ipotesi pi favorevole si era verificata anzi ti dicevi orgogliosa che io mi fossi mostrato tanto intelligente, mentre la realt era ben diversa, poich invece di 5 anni (mia ipotesi pi favorevole) mi rimaneva da fare 6 anni e 4 mesi. La seconda volta, seguendo un tuo ordine di idee che mi era ignoto, facesti degli accenni incomprensibili di per se stessi. Finalmente una terza volta mi esponesti una analisi dettagliata, che per non era presentata come obbiettiva, ma come polemica alle mie precedenti lettere. In conclusione non ne ho capito nulla, eccetto che la condanna  stata ridotta a 12 anni e 4 mesi e cio che devo ancora scontare 6 anni, 4 mesi e 17 giorni. Capisco che ci non dimostra da parte mia quella intelligenza di cui ti sentivi orgogliosa, ma tuttavia  la nuda e cruda verit, a mia grande vergogna e disdoro. Riflettendo a queste tue lettere e al modo molto artistico e originale con cui dai le informazioni, ho finito con l'ammirare lo stile burocratico, nella sua sobria secchezza e nel suo formalismo pedantesco: - Oggetto: tale - Si comunica che eccetera eccetera 1., 2., 3., eccetera. Ti assicuro che non ho aspettato la mezzanotte del 31 dicembre per aver l'impressione di entrare nell'anno nuovo. L'anno vecchio non era precisamente pieno di ricordi piacevoli per me;  stato l'anno pi brutto che ho passato in carcere. N l'anno nuovo si presentava con prospettive allettanti. Se l'anno 32  stato brutto mi pare che il 33 debba essere peggiore. Sono logorato e nello stesso tempo le gravezze vanno aumentando; il rapporto tra le forze disponibili e lo sforzo da sostenere  ancora peggiorato. Tuttavia non sono demoralizzato, anzi la mia volont trae alimento proprio dal realismo con cui analizzo gli elementi della mia esistenza e resistenza.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

A proposito del prof. Arcangeli voglio che tu ti persuada che io non escludo (anzi) una sua visita, ma che solo desidero scegliere io il momento pi opportuno e utile. Perci informami esattamente della risposta data alla tua istanza.

Note.
Nota 1: Risponder Tatiana il 7 gennaio: [...] a proposito della data della mia visita, che ti avevo pregato di non dover fissare, non vedo che la cosa sia tanto strana, cio non so come comprendere perch metti fra virgolette la data 'a me', s, a te, certamente vorrei che la mia visita non solo ti sia gradita, ma che anzi tutto essa non ti faccia diventare, probabilmente, pi nervoso di quello che sei ("Antigone e il prigioniero", citato, pagina 248). E il 9 annunzier di aver deciso di venirti a visitare in questa settimana [...]. Ti immagini bene quanto sono ansiosa di rivederti dopo tanto tempo. Viaggio gioved e verr al colloquio venerd. Ti assicuro che vengo sola e che non parler col professore Arcangeli finch non mi dirai di farlo ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 106).


364.
2 gennaio 1933.

Carissima Teresina,
ho ricevuto la tua lettera del 23 dicembre. Il pacco di Natale, come gi credo vi abbia informato Tatiana,  giunto in tempo e in perfetto ordine. Ho trovato tutto molto buono e fresco. Una volta tanto ho riprovato un po' di gusto a mangiare qualche boccone. Soffro molto agli intestini, in parte perch non posso masticare neanche il pane, in parte per altre ragioni connesse al regime carcerario; sono costretto a mangiare con lo stesso gusto che si prova inghiottendo i medicinali disgustosi. Il pacco mi ha ridato un po' del gusto di mangiare qualcosa di gradito e saporoso. Assicura perci mamm (1) che ho molto gustato tutto e che ne sono stato molto contento. Mi dispiace che ti sei rivolta a Carlo per quell'estratto vegetale che avevo accennato a Tatiana. Ti voglio informare che Carlo si  comportato e sta comportandosi con me in modo molto bizzarro e curioso, che mi dispiace assai. Credevo che dopo il colloquio dei primi mesi dell'anno scorso, che ricorderai, ci fossimo spiegati a sufficienza e fossimo d'accordo. Ma io non riesco a capire il suo modo di pensare e di operare. Ai primi di novembre, dopo che non mi scriveva dal giugno, mi arriva un telegramma in cui mi annunzia che sono stato amnistiato e che andr in libert fra giorni. Mi domanda se deve venire a Turi per abbracciarmi libero e altre sciocchezze del genere, che per sul momento mi fecero una certa impressione dato che non avevo nessuna notizia e potevo credere che egli fosse una persona seria e responsabile. D'altronde in quei giorni ero molto depresso e indebolito, ricorderai che poco prima Grazietta mi aveva scritto una lettera catastrofica: sulle condizioni di mamm. Dopo questo telegramma sorprendente, Carlo non ha ritenuto necessario scrivermi per cercare di darmi qualche spiegazione. Ti prego di non rivolgerti a lui per ci che mi riguarda e di non domandargli nulla per me. Io gli avevo domandato, solo di scrivermi qualche volta, di mantenersi in contatto epistolare con me, magari di scrivermi solo qualche cartolina illustrata. Mi ha fatto tante promesse in questo senso, ha affermato di capire perfettamente perch io gli domandavo questo. Poi non ne ha fatto nulla, non solo, ma in preda all'isterismo sciocco per non aver mantenuto la promessa fatta, mi ha mandato quello stupido telegramma. E' megli o che non si occupi pi di me e che almeno mi lasci tranquillo. Mi dispiace di averti dovuto scrivere queste cose, ma desidero che Carlo non creda che io mi sono rivolto a lui attraverso la tua persona e la tua richiesta. Ti assicuro che sono veramente disgustato e offeso del modo di operare di Carlo e che mi pesa enormemente di non potergli restituire i soldi che nel passato egli mi ha inviato. Scusa questo sfogo. Abbraccia tanto per me tutti di casa, coi tuoi bambini.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Peppina Marcias era morta il 30 dicembre 1932. In considerazione del grave momento di crisi che stava attraversando, venne tuttavia deciso di non darne notizia a Gramsci, il quale scriver alla madre ancora nel 1934 (confronta la lettera 426). Su una sorta di presentimento del lutto che lo aveva colpito, si veda per anche la lettera 453.


365.
9 gennaio 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina del 2 e il vaglia del 3. Ti ringrazio di tutto cuore. Spero anch'io, questo mese, di spendere meno per medicine perch mi sento un po' meglio. Nel mese di dicembre le spese da me fatte sono state esattamente di L. 122,05 cos composte: per medicine L. 60,70, quasi la met; per la posta L. 8,80; per generi di consumo L. 52,55 di cui 15,08 per tabacco, 1 lira per fiammiferi, e 0,88 per cartine; per vitto ho speso esattamente L. 37,47. Come vedi sono gi riuscito a limitare molto il consumo del tabacco propriamente detto; credo che se si considera la quantit del tabacco ne consumo oggi solo un quindicesimo di quanto ne consumavo in libert e se si considera la spesa, spendo oggi da un decimo a un undicesimo di ci che spendevo allora. E' ancora troppo, secondo me, ma credi che  molto difficile estirpare completamente un'abitudine cos inveterata e radicata. Le mie condizioni di salute sono un po' migliorate, sebbene abbia l'impressione di essere ancora un po' diminuito di peso. Di fatto sono riuscito ancora a diminuire il gonfiore del ventre, e quindi a digerire un po' meglio, ma posso mangiare poco e i disturbi non sono spariti del tutto. Dormo qualche ora ogni notte, ma non pi di 3 ore e mezzo e purch prenda le compresse di Sedormit Roche; non sono perci mai riposato e molto spesso mi pare di essere come sospeso per aria, senza equilibrio fisico, nelle condizioni che si ha quando viene la vertigine e il capogiro o quando si  ubriachi. Tuttavia mi sento meglio e ho molto meno mal di capo. Soffro di pi il freddo e, cosa notevole, ho avuto dei geloni alle orecchie, mentre nel passato non ho mai sofferto di geloni, neanche da bambino, a differenza dei miei fratelli che, ricordo bene, in certi giorni avevano i piedi e le mani scorticati a sangue. Ecco le notizie pi complete sulla mia salute. - Come avrai capito dalla precedente lettera, la tua istanza del 15 settembre ha fatto regolarmente la sua strada. Essa  stata esaminata molto per tempo, poich gi nel mese di ottobre io ero stato visitato dal sanitario del carcere che doveva dare il suo parere (cos almeno credo), ed ultimamente la pratica ha avuto un termine, perch mi  stato comunicato che l'istanza era stata accolta favorevolmente. Poich la comunicazione mi  stata fatta con un certo ritardo, io pensavo che tu fossi stata gi informata, poich l'istanza era mossa da te. Quindi quella certa preoccupazione. In ogni modo tutto ci ti avrebbe dovuto dimostrare che la tua fretta inconsiderata non serviva a nulla, ma aveva il solo risultato di mettere me nell'imbarazzo e in una falsa posizione.
A proposito di quanto mi hai scritto sull'applicazione nei miei riguardi del decreto di amnistia, ti sarei grato se volessi, presso qualche competente, procurarti alcune informazioni che mi sarebbero utili nel caso che la declaratoria del Tribunale Speciale coincida davvero con quanto mi hai scritto (o io ho capito dal tuo scritto). Ti riassumo la quistione cos come io l'ho capita dai tuoi scritti. - 1. Sarebbe stata applicata l'amnistia a quattro pene minori di tre anni. 2. Dedotte queste pene minori, sarebbero rimaste in piedi due pene, una a 15 anni di reclusione e una a 10 anni di detenzione. 3. Fatto il conguaglio della detenzione alla reclusione, la pena totale sarebbe risultata di 18 anni e 4 mesi. 4. Da questo totale sarebbe stato detratto un anno per l'indulto del 1930 e 5 anni per l'indulto recente e cos si avrebbe l'attuale cifra di 12 anni e 4 mesi. - Se ho capito esattamente e se le tue informazioni sono esatte, avrei da osservare qualche cosa, e su questo qualche cosa appunto vorrei il parere di un competente. Appare che i computi e le applicazioni dei decreti sono stati fatti secondo le norme del nuovo Codice. Ma io sono stato condannato col vecchio Codice e credo sia norma osservata che in questi casi si applica la legge pi favorevole all'interessato. Nel mio caso, mi pare che dovrebbero applicarsi, nel computo delle pene restate in piedi, dopo l'applicazione dell'amnistia, le norme del vecchio Codice sul cumulo giuridico, e cos mi consta che abbiano fatto i tribunali ordinari e le Corti d'Appello. Applicando queste norme  vero che invece di 1 anno, godrei solo di 4 mesi per il precedente indulto, ma ci sarebbe compensato abbondantemente dalle norme del cumulo, poich (se non sbaglio) la pena complessiva, dopo la caduta dei reati minori per la amnistia, sarebbe di 16 anni e 8 mesi (15 anni pi la met della seconda pena) di cui, dopo la detrazione di 4 mesi per l'indulto del 1930 e di 5 anni per l'indulto recente, rimarrebbero da scontare 11 anni e 4 mesi e non 12 e 4 mesi. Se questo mi ragionamento  esatto, come credo, rimarrebbe la quistione dei poteri eccezionali del Tribunale Speciale, che per non credo possano arrivare fino a derogare dal principio generale che si deve applicare la legge pi favorevole, e rimarrebbe la quistione che alle decisioni del Tribunale Speciale non c' appello altro che per ricorso di revisione. Ma nelle quistioni di applicazioni di amnistie e indulti vige lo stesso principio del non appello? O il Consiglio di revisione funziona anche per tali quistioni? - Credo che da ci che ho scritto risultino chiaramente le informazioni che desidero avere. Nel computo fatto da Tribunale Speciale, le norme del nuovo Codice mi hanno avvantaggiato di 8 mesi per l'applicazione dell'indulto del 1930, ma le norme del vecchio Codice risultano in definitiva pi favorevoli per il meccanismo del cumulo giuridico, e quindi avrei il diritto di domandare che tali norme mi siano applicate, anche se ci deve portare all'applicazione di solo 4 mesi per l'indulto del 1930 (perch non credo che si possa domandare che siano applicati tutti e due in quanto volta a volta sian pi favorevoli). Ti prego di essere esatta nelle risposte che potrai mandarmi e di distinguere la parte polemica dalla parte oggettiva. Io so di intendermi poco di queste sottigliezze procedurali e son disposto ad ammettere di aver sbagliato: non importa perci cercare di convincermi che ho sbagliato, se ho sbagliato, con lunghi ragionamenti. Vorrei avere nozioni precise e categoriche, in quanto sono possibili in tale materia, e consigli di competenti su ci che si pu fare, dato che ci sia qualcosa da fare (1).
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Dopo aver consultato un competente e studiato con lui i codici vecchio e nuovo, Sraffa compiler un memoriale per sciogliere gli interrogativi sull'applicazione del decreto di amnistia esposti da Gramsci in questa lettera e in quella successiva del 22 gennaio (confronta la lettera 369). Il memoriale verr spedito a Tatiana il 7 febbraio 1933 e da questa ricopiato e inviato a Gramsci insieme alla trascrizione dattiloscritta di alcuni articolo del nuovo codice e di leggi precedenti (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 109-111).


366.
16 gennaio 1933.

Carissima Iulca,
da un pezzo non ricevo tue lettere (l'ultima era datata del 2 dicembre). Avant'ieri ho avuto un colloquio con Tania, che  venuta a visitarmi (1); non ci vedevamo da due anni e mezzo. Come puoi immaginare, ci mi ha fatto molto contento e ha rotto la terribile monotonia della mia vita. - Nei giorni scorsi ho letto per caso alcuni estratti di un Diario giovanile di Cesare Lombroso (2) e vi ho trovato qualche spunto che si connette a ci che tu hai osservato a proposito di Giuliano e del suo guardarsi allo specchio. Scrive il Lombroso: Mi ricordo benissimo dell'epoca in cui vidi me stesso nello specchio e mi accorsi "della mia presenza": mi dest la pi viva curiosit. Ero tra i 4 e i 6 anni. Il Lombroso distingue nella sua vita giovanile l'epoca in cui si accorse del suo esistere come persona fisica e quella in cui si accorse della sua persona psichica (a 16 anni) e mi pare che la distinzione sia giusta e che abbia la sua importanza. Non credi che anche per Giuliano si tratti di un fatto analogo? che egli, cio, abbia cominciato in modo pi concreto a pensare alla sua esistenza, alla sua personalit e che ci lo spinga a guardarsi di tanto in tanto nello specchio, quasi per assicurarsi di essere lo stesso o per vedere se in qualcosa ha cambiato? Hai mai osservato come i grandi non riescano pi a ricordarsi del loro essere stati bambini e quindi difficilmente comprendano il modo di pensare e le reazioni che avvengono nella psiche dei bambini con cui devono trattare? Perci non sempre riescono a rendersi conto di determinati atteggiamenti dei piccoli. Ci forse  ancora reso pi complicato dalla differenza dei sessi; cio una mamma comprende meno bene i maschietti e viceversa. Scrivimi qualche cosa a questo proposito; ci mi interessa molto. - Tania mi ha detto che sarebbe bene che io ti scriva qualche cosa delle modificazioni avvenute nella mia posizione giuridico-carceraria dopo il decreto di amnistia e indulto del novembre scorso. Ecco di che si tratta. Prima di questo decreto io avevo da scontare ancora 13 anni di carcere (a partire dal 19 di questo mese); dopo il decreto questo tempo  notevolmente diminuito. Non ho ancora avuto nessuna comunicazione ufficiale in proposito; pare per che il termine sia ridotto a 6 anni e 4 mesi, sebbene la mia opinione sia che esso, ai termini della legge con la quale sono stato condannato, debba essere ridotto a 5 anni e 4 mesi. In ogni modo la cosa che pu essere interessante  questa: che quando si viene a trovarsi in queste condizioni generali (pi precisamente, quando, oltre alle altre condizioni, si ha da scontare non pi di 5 anni) si pu domandare (si ha il diritto astratto di domandare) la liberazione condizionale (cio una condizione di libert vigilata dalla polizia). Non so se tutto questo possa interessarti molto. Io penso cos: che siccome una persona normale non pu fare progetti e prospettive oltre i 3 anni, ogni termine di tempo che superi i 3 anni praticamente equivale all'infinito. Ma forse esagero e i 6 anni di carcere gi scontati: hanno contribuito a immeschinirmi, a limitarmi gli orizzonti. In ogni modo i fatti obbiettivi sono cos come ho scritto. Pu anche darsi che essi finiscano con l'essere pi importanti di quanto io possa pensare, poich nell'avvenire si pu pensare che le probabilit favorevoli e quelle sfavorevoli si equilibrino. Carissima Iulca, ti abbraccio forte forte.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Tatiana era partita il 12 per Turi, dove si tratterr fino al 24 gennaio.
Nota 2: Si tratta di "Osservazioni sul mondo esterno e sull'io. Diario giovanile. 1854-57." Lombroso aveva pubblicato in origine questo scritto nell'Archivio di antropologia criminale, psichiatria e medicina legale, ma non  stato individuato quale sia qui la fonte di Gramsci.


367.

Carissimi Delio e Giuliano, non mi avete pi scritto, perch?, da tanto tempo. Non so pi nulla degli esseri viventi di Delio, del suo fringuello, dei pesciolini. E poi: Delio ha ricevuto il libro di Pinocchio. Gli sono piaciute le illustrazioni? Corrispondono esse all'imagine che egli si era fatto del burattino? E a Giuliano piace la storia di Pinocchio? Quali sono ora i centri del vostro interesse sia a scuola che in casa? Scrivetemi tante cose, tutt'e due. Vi abbraccio tanto e vi faccio tante carezze (1).
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Queste righe indirizzate ai figli sono scritte insieme alla lettera precedente.


368.
22 gennaio 1933.

Carissima Teresina (1),
ho ricevuto la tua cartolina del 15; qualche giorno dopo ho ricevuto una lettera di Carlo, al quale pare tu abbia scritto, informandolo del mio stato d'animo verso di lui. Carlo mi scrive una lettera puerile; desidera e aspetta che io gli risponda. Dopo averci riflettuto ho deciso di non rispondergli. Mi dispiace moltissimo, ma credo sia meglio e per me e per lui. Ti prego di scrivergli tu, se vuoi ricopiagli i brani di questa lettera che lo riguardano. Cara Teresina, sono ormai da 6 anni in carcere. Questo tempo non  passato senza lasciare profonde traccie nel mio organismo, senza logorarmi i nervi e il cervello. Non ho nessun rancore verso Carlo, ma il solo pensare al suo atteggiamento mi d una grande irritazione nervosa, che non riesco a padroneggiare. Tante volte ho cercato di spiegarmi con lui, di creare un piano di sentimenti e di rapporti fraterni in cui fosse possibile intendersi. Quando  venuto a Turi l'anno scorso (e la sua venuta era perfettamente inutile, un buttar via i denari senza scopo) credevo che finalmente, in modo definitivo, ci si fosse messi d'accordo. Invece non era stato niente del tutto. Anche nella sua ultima lettera mi parla del suo disagio morale, e questo  ci che mi irrita in modo incredibile, proprio fino a darmi le convulsioni. Sembra che egli creda di avere non so che obblighi verso di me e che io non debba altro che pensare a questi suoi obblighi. Ora, io so benissimo che egli lavora per vivere e che non pu fare pi di quello che gli permettono le sue condizioni. Una volta, parecchi anni fa, gli scrissi che sapevo bene che le sue condizioni non sono quelle di un grande di Spagna. Ma lo spagnolismo  attaccato al suo carattere come la muffa al pantano. Non sa fare a meno di pensare nei termini della bella figura e cos via. E va bene. Se ne stia coi suoi modi di pensare. E' meglio che non si interessi pi dei fatti miei. Non sentir pi imbarazzi e disagi ed io non mi irriter pi di tanta fanciullesca presunzione e fatuit, che finisce con l'offendermi.
Credo che tu possa tenere per te queste cose: ti pare? Non credere che abbia dei rimproveri da fare a Carlo. C' da rimproverargli solo di essere sciocco. Ho visto Tatiana due volte e ne sono stato molto felice. Spero che i tuoi bambini stiano meglio e che tu non sia troppo preoccupata. Non mi hai accennato neppure alla salute della mamma; vorr dire che ella sta abbastanza bene, date le sue condizioni generali. Ti abbraccio affettuosamente con tutti di casa.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Dei testi manoscritti di questa lettera e della seguente, anch'essa del 22 gennaio 1933, sono state rinvenute soltanto le copie fatte da Tania.


369.
22 gennaio 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto parecchie tue cartoline in questi giorni e la lunga lettera in cui mi trascrivi la lettera di Genia su Delio. Desideri che ti scriva la mia opinione in proposito. E' difficile da scrivere. La mia impressione  poco piacevole, te lo confesso. Essa  attenuata solo dalla sicurezza che non si tratta certamente di Delio, ma di Genia, perch mi pare assurdo che un bambino di poco pi di otto anni sia cos artificiosamente e bizantinescamente e falsamente e morbosamente bambino e bambineggiante. Una sola cosa appare verosimile e d rammarico: che questa atmosfera falsa, dolciastra, artificiosa possa influire sinistramente sull'educazione di Delio e mortificare la sua vitalit e la sua energia di carattere. Questa  francamente la mia opinione. Non so se ti possa apparire troppo aspra. Mi dispiace poi immensamente il pensare che non c' in mio potere nessun mezzo idoneo per impedire che le cose continuino cos.
Come ti ho accennato nel colloquio desidererei avere il testo di alcuni articoli del vecchio codice, a norma del quale sono stato condannato e che mi serviranno nel caso in cui, dopo aver avuto comunicazione della applicazione nei miei riguardi del decreto di amnistia e indulto, credessi utile di fare qualche reclamo di revisione. Gli articoli che riguardano il cumulo giuridico sono il 68, 69 e 75 del codice penale (Zanardelli), cos come sono citati nella sentenza. Ma, ti dico la verit, non sono proprio certo della esattezza delle tue informazioni. Mi  venuto il dubbio che dopo l'applicazione dell'amnistia, sia rimasta in piedi qualche altra pena oltre le due principali (poich sono amnistiabili di tre anni quei reati la cui pena massima non sia superiore ai cinque anni,  possibile che ci sia avvenuto e che a te nell'ansia sia sfuggito, per cui i calcoli non possono tornare). Perci vorrei conoscere il testo esatto di questi articoli del vecchio Codice e di altre leggi passate, a norma dei quali queste pene sono state applicate: articoli 79, 135 Cod. penale in relazione all'articolo 118 e 120 dello stesso Codice (reato di eccitamento continuato all'insurrezione e al mutamento violento della costituzione e delle forme di governo), art. 247 Cod. pen. e 1. della legge 19 luglio 1894 n. 315, art. 2. della legge precedentemente citata, art. 9 delle legge 24 dicembre 1925 n. 2263 (1).
Carissima, riprendo a scrivere subito dopo averti abbracciata al colloquio. Ti ringrazio tanto di essere venuta e di tutta la bont che hai mostrato per me. Non volermi male se qualche momento mi sono mostrato nervoso e irascibile; faccio grandi sforzi per padroneggiare i miei nervi, ma non sempre vi riesco, con mio grande dispiacere. Il rammarico me ne dura poi a lungo. Tuttavia ti prego ancora una volta di non mandarmi nulla che io non ti abbia espressamente domandato e di rimanere persuasa che io faccio tutto ci che mi  possibile fare per combattere le forze distruttive del mio organismo. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 365, nota 1.


370.
30 gennaio 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue cartoline da Bari e da Napoli. A quest'ora spero che ti sarai gi riposata del viaggio e che avrai ripreso la tua vita normale. Mi ha molto interessato, in una tua cartolina del 24, la raccomandazione che mi fai di essere di buon umore come ricetta all'enterocolite. Mi pare una raccomandazione molto utile, ma di difficile applicazione, almeno come programma prestabilito. Forse  necessario un intero trattato sul buon umore, che magari si potrebbe estrarre dal "Candido" di Voltaire opportunamente sistematizzato per tutti i casi spiacevoli della vita. E' un vero peccato che le opere di Voltaire non siano permesse in carcere (almeno cos credo) e specialmente  spiacevole che tutta la vita si debba trascorrere entro quattro strette mura, senza tutti gli svaghi che stimolano il buon umore. Del resto, hai ragione. Tutto sta nel paragonare la propria vita a qualche forma ancora peggiore e consolarsi con la relativit delle umane fortune. Quando avevo 8 o 9 anni ho avuto una esperienza che mi  ritornata chiaramente alla memoria leggendo il tuo consiglio. Conoscevo una famiglia di un villaggio vicino al mio, padre, madre e figlioli: erano piccoli proprietari ed esercivano una osteria. Gente energica, specialmente la donna. Sapevo (avevo sentito dire) che oltre ai figli noti e conosciuti, questa donna aveva un altro figlio che non si vedeva mai, del quale si parlava con sospiri come di una gran disgrazia per la madre, un idiota, un mostro, o gi di l. Ricordo che mia madre accennava spesso a questa donna come ad una martire che tanti sacrifizi faceva per questo suo figlio e tanti dolori sopportava. Una domenica mattina, verso le 10, io fui inviato da questa donna; dovevo consegnarle certi lavori di uncinetto e riscuotere dei denari. La trovai che chiudeva l'uscio di casa, vestita di festa per recarsi alla messa solenne: aveva una sporta sotto il braccio. Al vedermi esit un poco, poi si decise. Mi disse di accompagnarla a un certo luogo e che al ritorno avrebbe preso in consegna i lavori e mi avrebbe consegnato i denari. Mi condusse fuori del paese, in un orticello ingombro di rottami e di calcinacci; in un angolo c'era una costruzione ad uso porcile, alta un metro e venti, senza finestre o sportelli, con solo una robusta porta d'ingresso. Apr la porta e subito si sent un mugolio bestiale; c'era dentro il suo figlio, un giovane di diciotto anni, di complessione molto robusta, che non poteva stare in piedi e perci stava sempre seduto e saltellava sul sedere verso la porta, per quanto glielo consentiva una catena che lo stringeva alla cintola ed era assicurata a un anello infisso al muro. Era pieno di sozzura, solo gli occhi rosseggiavano come quelli di un animale notturno. La madre gli rovesci in un truogolo di pietra il contenuto della sporta, del mangime misto di tutti gli avanzi di casa e riemp d'acqua un altro truogolo, poi chiuse e andammo via. Non dissi niente a mia madre di ci che avevo visto, tanto ero rimasto impressionato e tanto ero persuaso che nessuno mi avrebbe creduto. Neanche quando sentii parlare ancora dei dolori di quella povera madre intervenni per correggere l'impressione e parlare della disgrazia di quel povero relitto umano capitato con una madre simile. D'altronde, cosa poteva fare quella donna? Come vedi,  possibile fare dei paragoni concreti e consolarsi alla maniera di Candido.
Non mi hai pi accennato al sonnifero che avevi promesso; io stesso mi dimenticai di ricordartelo all'ultimo colloquio. Scrivimene, perch almeno possa fare la domanda per acquistarlo.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


371.
30 gennaio 1933.

Carissima Iulca,
ho ricevuto una tua lettera abbastanza lunga. Che Giuliano abbia proposto di mandarmi il suo primo dentino di latte perduto mi ha fatto molto piacere: mi pare che questo tratto mostri in modo concreto come egli senta un reale legame tra me e lui. Forse avresti fatto bene a mandarmi davvero ii dentino, in modo che questa impressione si fosse ancor pi rinvigorita nel suo animo. Le notizie che mi mandi sui bambini mi interessano enormemente. Non so se le mie osservazioni sono sempre adeguate; forse no, perch, nonostante tutto, il mio giudizio non pu non essere unilaterale. Tania mi ha trascritta una tua lettera a lei. Mi pare che tu, scrivendo a me, eviti di dirmi molte cose, forse per il timore di contristarmi, date le mie condizioni di carcerato. Credo che tu debba persuaderti che puoi avere con me tutta la franchezza possibile e non nascondermi nulla; perch non dovrebbe esserci tra noi il massimo di confidenza su tutto? Credi che non sia peggio il non sapere, il dubitare che si nasconde qualche cosa e quindi il non essere mai sicuro che il mio atteggiamento sia giusto? Cara Iulca, devi proprio scrivermi di te e delle tue condizioni di salute con tutta la precisione possibile, senza esitare per timore di abbattermi. Ci che mi abbatterebbe solo potrebbe essere il sapere che tu non lotti per migliorare, per riacquistare le forze, e a ci non credo. Sebbene l'avvenire sia ancora oscuro, non perci bisogna rilassarsi. Io ho attraversato molti brutti momenti, mi sono sentito tante volte fisicamente debole e quasi stremato, per non ho mai ceduto alla debolezza fisica e per quanto  possibile dire in queste cose, non credo che ceder neanche d'ora in avanti. Eppure posso aiutarmi ben poco. Quanto pi mi accorgo di dover attraversare brutti momenti, di essere debole, veder aggravarsi le difficolt, tanto pi mi irrigidisco nella tensione di tutte le mie forze volitive. Qualche volta riepilogo questi anni passati, penso al passato e mi pare che se sei anni fa mi fossi prospettato di dover attraversare ci che ho attraversato, non l'avrei creduto possibile, avrei giudicato di dovermi spezzare ad ogni momento. Proprio sei anni fa, sono passato, indovina? da Ravisindoli, in Abruzzo (1), che tu qualche volta hai ricordato per esserci stata in villeggiatura, d'estate. Ci sono passato chiuso in un vagone di metallo che era stato tutta la notte sotto la neve e io non avevo n soprabito, n maglia di lana e non potevo neanche muovermi perch bisognava stare seduti per la mancanza di spazio. Tremavo tutto come per la febbre, battevo i denti, e mi pareva di non essere in grado di finire il viaggio perch il cuore sarebbe gelato. Eppure sono trascorsi sei anni da allora e sono riuscito a cacciarmi di dosso quel freddo da ghiacciaia e se qualche volta mi tornano quei brividi (che un po' mi sono rimasti nelle ossa) mi metto a ridere ricordando quel che allora pensavo e mi paiono fanciullaggini. Insomma, la tua lettera a Tania mi  sembrata troppo malinconica e tetra. Penso che anche tu sei molto pi forte di quanto tu stessa non pensi e che devi perci ancora irrigidirti e tenderti tutta per superare la crisi che hai attraversato, in modo decisivo. Cara, vorrei aiutarti, ma spesso penso che nel passato, per non sapere esattamente come tu stavi, posso invece aver contribuito a farti ancora disperare. Scrivimi spesso; fa forza su te stessa e scrivimi pi spesso. Fa scrivere anche Delio e Giuliano. Su Delio ho letto una lettera di Genia a Tania, che in verit, mi  piaciuta poco. Dopo aver letto questa lettera, ci che tu scrivi a proposito della maestra di Delio, e dei suoi errori di valutazione, non mi pare molto convincente. Mi pare che Delio viva in una atmosfera ideologica un po' morbida e bizantina, che non lo aiuta a essere energico, ma piuttosto lo snerva e debilita. Voglio ancora scrivere a Delio qualche storia di animali viventi, ma ho paura di ripetere cose gi scritte, perch adesso dimentico le cose molto facilmente. Ti abbraccio forte forte, cara.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Durante la traduzione dal confino di Ustica a Milano. E' possibile che Gramsci confonda nel ricordo la cittadina di Rivisoldoli e quella di Ovindoli, dove la famiglia Schucht villeggiava in estate durante il soggiorno in Italia.


372.
6 febbraio 1933.

Carissima Tania,
proprio questa mattina mi  stata comunicata la declaratoria del Tribunale Speciale. Dal documento ho finalmente tratto la convinzione che realmente sono state amnistiate le quattro condanne minori e la multa; sono rimaste valide le due prime condanne e le cos dette pene accessorie (interdizione dei pubblici uffici e libert vigilata per tre anni). Non appare come sia stato computato l'indulto per il matrimonio del principe ereditario; ad esso si fa solo un accenno generico. Date queste informazioni ufficiali mi pare possibile fare il ricorso e mi propongo di farlo appena avr gli elementi giuridici di riferimento che ti ho chiesto in una precedente lettera e dei quali abbiamo anche parlato al colloquio: solo che adesso non ho pi bisogno della trascrizione di tutti quegli articoli che allora ti chiesi, ma solo di quelli riguardanti il cumulo giuridico, cos come era stabilito nel vecchio Codice Zanardelli e cio gli articoli 68-69 e 75. Carissima, sono mezzo abbrutito o forse completamente abbrutito per il non poter dormire e riposare la notte: in certi momenti mi pare di diventar pazzo. Perci sono poco sicuro di me stesso e mi nascono dei dubbi, delle incertezze, degli svanimenti di memoria e di volont. Ti scrivo questo per domandarti se non ritieni opportuno, per maggior sicurezza, di domandare il parere di un avvocato e di inviarmelo perch me ne possa servire nell'istanza di ricorso. Sai quanto mi dispiace di dare dei soldi agli avvocati e di farti spendere: devi anche tener conto che non tutti gli avvocati sono pratici di queste faccende. La cosa migliore sarebbe di poter parlare con qualche giudice di Corte d'Appello, dato che questa magistratura  spesso chiamata a risolvere tali quistioni: se attraverso i tuoi amici tu potessi avere la possibilit di una presentazione sarebbe cosa bellissima. Ti ho scritto gi quale  il modo in cui secondo me bisogna porre la quistione e tu nel colloquio mi dicesti che la mia esposizione era chiarissima. In essa io per ragionavo partendo dal principio giuridico che si deve applicare la legge pi favorevole. Ora mi pare che il ricorso a questo principio giuridico sia cosa solo secondaria e subordinata. Il punto fondamentale mi pare che il calcolo delle pene (dopo sottratte quelle amnistiate) deve essere fatto secondo la legge in base alla quale  stata inflitta la condanna; il modo di calcolare le pene concorrenti  un elemento essenziale della legge e della sentenza, da cui non si pu derogare. Il nuovo Codice non conosce il cumulo giuridico, ma solo la somma aritmetica delle pene concorrenti; l'applicazione di questo modo di calcolare potrebbe, in certi casi, avere la conseguenza che, dopo un'amnistia, la pena totale sarebbe aumentata invece che diminuita, cosa assurda evidentemente. Come ti ho anche riferito a voce, mi consta che le Corti d'Appello (ho visto una declaratoria della Corte d'Appello di Firenze) recentemente hanno appunto applicato le norme del cumulo giuridico del Codice Zanardelli per i condannati secondo questo Codice, dopo aver detratto le amnistie e gli indulti concessi col recente decreto. Ti prego, cara, di essere sollecita nel rispondermi su quanto ti domando (sollecita per non significa che debba aver fretta e trascurare qualche cosa).
Ho ricevuto due tue cartoline, una del 27 e l'altra del 30. Nella prima promettevi di trascrivermi una lettera di Giulia a te, ma non ho visto nulla ancora, (perch prometti? non ti pare che sia meglio non promettere del tutto e fare quando e appena si pu? la promessa desta un attesa che rimane inappagata e d un tormento). Nella seconda cartolina mi fai alcune domande. 1. Il "Quadro Nose" (ma si scrive cos? i nomi dei medicinali  bene scriverli con molta chiarezza, in modo che si possa scriverli all'occorrenza senza dar luogo ad equivoci) non l'ho avuto e non so quando e se potr averlo. Appena ricevuta la tua cartolina mi sono informato (ho consegnato la cartolina stessa alla guardia d'infermeria perch la mostrasse al farmacista); prima mi  stato risposto che non era ancora giunto, sabato poi mi  stato detto che a Bari non l'hanno; non so se verr fatto arrivare da qualche altro posto e quando potr giungere. Ecco un esempio di ci che ho cercato di farti comprendere al colloquio, ma che mi pare tu non abbia compreso bene. Io contavo su questo preparato per interrompere almeno la nuova crisi di nevrastenia che attraverso e poter avere un po' di riposo. Invece chiss quanto dovr aspettare e ti assicuro che mi indebolisco in modo crescente, con un ritmo giornaliero. 2. Per le altre domande che mi fai, mi riferisco a ci che ti ho detto nelle righe precedenti. Lascia perdere tutte le cose senza importanza e fa come ti pare. Tanto pi che il mio parere in certi casi non conta nulla. Io non so cosa ti  stato detto in Direzione e se hai avuto l'autorizzazione di inviarmi l'Uroclasio e l'estratto vegetale. Da una tua precedente cartolina appare che tu dai importanza ai fattori psichici per il decorso di certe malattie e io non voglio contraddire, sebbene creda che questi fattori hanno importanza secondaria. Ma tu stessa non potrai negare che tali fattori sono positivi e negativi e che  molto difficile da stabilire quando uno stimolo debba essere giovevole e non viceversa. Ebbene tutti questi fatti: che ci che  importante non si pu avere, mentre per le cose secondarie, per cui tutto dovrebbe essere gi deciso, si fanno tante quistioni, per finire poi magari col non aver nulla, sono tanti elementi psichici deprimenti; per me stanno diventando addirittura ossessionanti. Cos ti ripeto che non ho bisogno di panciere di lana: la panciera mi darebbe solo fastidio durante la notte e so io se ho bisogno di avere altri fastidi oltre quelli che ho gi. Non posso tenere addosso niente che in qualsiasi modo ostacoli la circolazione del sangue; ho dovuto togliere i legacci delle scarpe perch mi facevano gonfiare le vene del dorso del piede; non posso tenere le bretelle eccetera. Carissima, ti prego proprio di non scrivermi pi tutte queste cose inutili. Esse mi irritano; non riesco pi a essere paziente:  una cosa fisica che non riesco a dominare e per dominarmi devo fare uno sforzo che mi spossa in modo incredibile. Tu forse non hai mai fatto una esperienza psicologica che  questa: si soffre, per esempio, 100, di cui 99  prodotto da cause di forza maggiore (chiamo forza maggiore quelle cause che non dipendono da noi o dai nostri cari) e 1 da nostri cari. Ebbene quell'1 per cento finisce esso solo coll'ossessionare, col presentarsi sempre come la causa unica o maggiore. Forse avrai visto come degli ammalati, per essere stati spostati con un gesto brusco da uno della famiglia mentre stanno a letto, danno a quel gesto brusco un'importanza eccessiva, ed entrano in furore eccetera. Ebbene, come vedi, io so ancora ragionare su me stesso e darmi una ragione delle cose; ci non impedisce che in certi momenti anch'io entri in furore e mi dimentichi di questi elementi critici. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


373.
13 febbraio 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto due tue lettere e il Quadro Nox. Avrei voluto dedicare tutta questa mia lettera a rispondere alla tua del 3, poich essa mi ha fatto molto pensare e mi ha convinto che devo essere con te molto pi franco (o forse  meglio dire molto pi preciso) di quanto sia stato forse finora, ma la tua del 10 per la sua concretezza mi pare domandi una immediata risposta. Ci che mi hai scritto a proposito della mia posizione giuridica e la proposta dell'istanza da fare al Tribunale Speciale mi ha molto interessato, come puoi immaginare. Ti far ancora alcune osservazioni che sottoporrai all'avv. Piero e a quelli che scrivi possono occuparsi della mia quistione, con queste riserve. Sa bene che non mi intendo di queste cose e posso facilmente cadere in errore; le osservazioni che faccio non derivano da sapienza giuridica, ma da analogie con fatti venuti a mia conoscenza o da giudizi espressi da uomini che io credevo competenti. Ho visto per che realmente esisteva un mistero del cumulo giuridico perch anche da avvocati rotti alla procedura ho sentito dare giudizi disparati. Se mi avessi comunicato gli articoli del Codice Zanardelli che riguardano questo mistero e che io non ricordo, ogni mio dubbio sarebbe sparito; ma non ho capito come neanche questa volta - nonostante che da qualche settimana tu mi abbia scritto di aver trascritto il testo - abbia creduto opportuno di copiarmeli e cos metter fine alla quistione. Sai? Mi viene in testa un aneddoto e voglio riferirtelo perch  divertente (non devi per offenderti). Molti anni fa fu promulgata la legge sui camposanti (che obbligava i Municipi a tenere i cimiteri a non meno di 500 metri dall'abitato) e il Ministero dell'Interno invi una circolare a tutti i Sindaci, domandando a che distanza dall'abitato del Comune fosse il cimitero. Il Sindaco di Maracalagonis, che si  reso celebre anche per altri fatti, rispose che il cimitero era lontano dall'abitato un tiro di schioppo. Replica del Ministero che domanda maggiore precisione, e nuova risposta: il cimitero  lontano un tiro di sasso lanciato da mano maestra. Il Ministero replica ancora e ottiene una nuova risposta: due voli di pernici in et matura e cos via. Cos mi pare questa quistione del cumulo giuridico secondo il Codice Zanardelli. Come ripeto, io non sono un competente ma faccio osservare che nel Codice Zanardelli, a differenza del nuovo Codice, quando c'era concorso di pena nella stessa condanna (e non solo nella stessa condanna) cumulo indicava un modo di calcolo per cui la pena totale era sempre inferiore alla somma delle diverse pene (ci s'intende dopo la omogeneizzazione delle pene stesse). Nel caso mio particolare le sei pene della condanna sommavano a 18 anni e 8 mesi di reclusione e 12 anni e 10 mesi di detenzione; ridotta la detenzione in reclusione (i 12 anni e 10 mesi diventano 4 anni, 3 mesi e 10 giorni) la somma sarebbe stata di 23 anni, 1 mese e 10 giorni, mentre invece, per il cumulo, fu di 20 anni, 4 mesi e 5 giorni. Come questo sia avvenuto, io non so, ma  avvenuto ci che mi fa credere che realmente esistesse una legge del cumulo;  possibile che nel caso specifico mio questa legge non fosse applicabile, non lo escludo, ma dalla tua lettera non appare. Come ti ho scritto altre volte, ho letto una declaratoria della Corte d'Appello di Firenze; si trattava di un detenuto che con sentenze diverse aveva avuto due condanne, una alla reclusione comune e una alla reclusione militare. Nella declaratoria la pena totale, dopo l'applicazione dell'indulto, era cos calcolata: 1. riduzione della reclusione militare a reclusione comune, cio diminuzione di un quinto della reclusione militare, 2. passaggio al cumulo per cui la reclusione militare ridotta di un quinto era ancora divisa per met (per esempio 10 anni di reclusione comune e 5 anni di reclusione militare danno un cumulo di 12 anni). Questo esempio, tanto pi espressivo in quanto si tratta di due condanne diverse, mi fa credere che l'avv. Piero non abbia approfondito sufficientemente il mistero. Un altro punto che nella tua lettera mi fa credere che io sono stato male inteso  questo: io ho parlato di credere che nel caso mio sia stata applicata la norma del nuovo Codice per il computo dell'indulto per le nozze del principe ereditario in quanto altrimenti la pena da scontare ancora sarebbe maggiore, poich essendo in quel decreto d'indulto escluso l'articolo 252 dal beneficio, con l'applicazione delle norme del vecchio Codice avrei beneficiato solo di 4 mesi (1 anno di detenzione diviso 3) e non un anno, cio invece di 12 anni e 4 mesi avrei ancora da scontare 13 anni e due mesi. - Ma vedo che la quistione si imbroglia sempre pi. Mi pare che, per avere una persuasione, sia necessario che io abbia dinanzi il testo degli articoli 68, 69 e 75 del Codice Zanardelli. Dopo aver letto questi articoli ed essermi persuaso che in questo terreno non ho da fare nessuna istanza di revisione dell'applicazione del decreto di amnistia, si potr parlare di mettere in esecuzione la proposta che tu mi fai a nome dell'avvocato. In linea generale sono d'accordo e do la mia autorizzazione perch la pratica sia fatta. Mi pare anche che sia meglio che la pratica sia fatta direttamente dall'avvocato e non da me; tanto meglio se sar possibile allegarvi un parere per la verit di un professore di diritto penale (1). Non so per cosa significhi autorizzazione cio non so se sia necessaria un autorizzazione legale ossia una , procura. Carissima, ti confesso che tutte queste pratiche non mi ispirano molta fiducia, cio che non credo si possa ottenere qualche cosa di positivo. Perch allora acconsento ad esse? E' ci che avrei voluto scriverti pi ampiamente come risposta alla tua lettera del 3, la quale, lo riconosco,  oggettivamente molto giusta per tanti aspetti. E' vero: sono da qualche tempo, circa da un anno e mezzo, entrato in una fase della mia vita che, senza esagerazioni, posso definire catastrofica. Non riesco pi a reagire al male fisico e sento che le forze mi vengono sempre pi a mancare. D'altronde non voglio abbandonarmi alla corrente, cio non voglio trascurare nulla che sia pure astrattamente possa offrire una possibilit di porre un termine a questo soffrire. Mi pare che se trascurassi qualche cosa, ci, in un certo senso, equivarrebbe a un suicidio. Sono diventato pieno di contraddizioni,  vero, ma non fino al punto da non comprendere queste cose elementari. Non credere che esageri e non credere specialmente che le mie condizioni siano dovute a cause psichiche. Certo i riflessi psichici esistono e in qualche momento mi pare di diventar pazzo, ma le cause sono essenzialmente fisiche, perch le forze sono stremate. Ti dico, questo perch capisco che ho bisogno anche della tua indulgenza: certe volte devo farti incollerire coi miei modi e le mie pretese. E te lo dico perch voglio che abbia l'impressione netta della gravit delle mie condizioni e ci ti induca, per quanto sta in te, a non trascurare nulla di quanto abbiamo discorso durante il colloquio. Dalla tua lettera appare che hai avuto la possibilit di vedere subito l'avvocato Piero: ci mi ha reso molto contento (2). Cara Tania, certe volte divento proprio come un bambino; mi verrebbe da piangere, tanto mi sento stremato e ho paura che mi venga il delirio. Non credevo che il fisico potesse avere cos il sopravvento sulle forze morali, oppure avevo troppo presunto delle mie forze. Del resto ci non deve impressionarti oltre misura: e non posso pi oltre nascondere questo stato di cose. Ti assicuro che ci che ancora mi d un po' di forza  il pensiero che ho delle responsabilit verso Iulca e verso i bambini; altrimenti non lotterei neppure, tanto il vivere mi  diventato gravoso e odioso.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Ho riletto la lettera e mi sono accorto della puerilit della mia insistenza sul calcolo del cumulo. Sebbene, per mia soddisfazione, ti preghi ancora di trasmettermi il testo degli articoli relativi,  evidente che da questo lato non c' niente da fare. Perci autorizza pure l'avvocato a fare la pratica proposta appena lo ritiene opportuno, dato che basti questa forma di autorizzazione. E ringrazialo tanto da parte mia. Cos non ti ho ringraziato per il "Quadro Nox". Carissima, ti prego proprio di essere indulgente con me.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Il memoriale preparato da Sraffa (confronta la lettera 365, nota 1) si concludeva con la duplice proposta di copiarlo e mandarlo come propria istanza [di Gramsci] al Tribunale Speciale, aggiungendovi un cappello, oppure di far presentare l'istanza a mezzo di avvocato: in questo caso Piero desidera una tua esplicita autorizzazione. Penserebbe, in tal caso, di farla presentare all'avvocato Castellett, un civilista di Roma: e forse, se possibile farvi allegare un 'parere per la verit' di un professore di diritto penale ("Lettere a Tania per Gramsci, citato, pagine 110-111).
Nota 2: In realt Tatiana non aveva invece potuto incontrare Sraffa, il quale era partito per Londra il 18 gennaio e il 23 la informer che non  pi possibile che ci vediamo per due o tre mesi (ivi, pagina 106).


374.
20 febbraio 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto il tuo biglietto del 12 con la copia degli articoli del Codice che ti avevo domandato. Cos ho potuto leggere i testi e mi sono fatto un'idea chiara delle cose. Dirai che ci avrei potuto fare da un pezzo, che cio da un pezzo avrei potuto avere questa copia. E non avresti torto. Ma, a dirti il vero, questa copia la domandai da un pezzo, parecchi anni fa. Mi fu spedita la copia degli articoli del ... Codice Militare e perci lasciai cadere la cosa. Debbo darti una disillusione quanto agli effetti del Quadro Nox; ha servito come sedativo, ma come sonnifero non ha avuto nessun effetto. Debbo dire che il Sedormid Roche le prime volte mi ha fatto veramente dormire sebbene poi l'effetto sia andato svanendo fino ad essere quasi inerte. Il Quadro Nox invece non ha avuto effetto neppure la prima notte, altro che come sedativo, il che, a dire il vero,  qualcosa di per s. - Permetti che ti dica come ci che mi scrivi nel poscritto del tuo biglietto a proposito della lettera di Giulia sia poco chiaro e anche un po' imbarazzato. Di questa lettera mi hai parlato in una cartolina del 27 gennaio e in termini molto chiari: Ho ricevuto stasera una piccola lettera di Giulia, un foglietto solo, te la trascriver domani. Mi pare difficile che potessi riferirti alla lettera trasmessami a Turi. Ma non importa. Mi sto persuadendo che non capisco pi nulla e che  inutile che mi rompa il capo ad arzigogolare. - Credo che avrai ricevuto la lettera in cui ho risposto a proposito del memoriale da inviare al Tribunale Speciale. Forse a quest'ora la pratica sar gi fatta. E' forse bene che ti spieghi il mio atteggiamento a proposito di iniziative di questo genere, perch la domanda dell'avv. Piero sul desiderio di avere una mia esplicita autorizzazione mi fa credere che qualche spiegazione non  forse inutile. Io credo che sia necessaria la mia autorizzazione quando si tratta di iniziative le cui conseguenze non possono essere conosciute da chi non conosce il meccanismo (reale) della vita carceraria e inoltre quando si tratta di iniziative che presuppongono atteggiamenti di carattere politico-morale. Non sono tanto meschino da voler controfirmare ogni piccola cosa. In questo caso, per esempio,  evidente che la mia autorizzazione  sottintesa per tutti quegli atti che possono essere necessari e che sono domandati dalla legge. Ti pare chiaro? Ti ho scritto che il Quadro Nox non ha avuto altra efficacia sul mio organismo che quella di un buon sedativo. Ho domandato al dottor Resta se poteva essere indicato un preparato apposito Roche il Sonnifen e mi ha detto che  un buon preparato. Solo che non  in vendita nella farmacia di Turi. Credi di potermene mandare almeno un campione? Il 90 per cento del mio malessere viene dal non dormire; anche il dottore Resta  di questo parere. Egli mi ha detto che sia i disturbi cardiaci che i disturbi intestinali sono di origine nervosa, legati alla mancanza di riposo. Credo che sia vero, perch quando per una ragione o per l'altra riesco a dormire,  vero che digerisco meglio e non sento tante palpitazioni al cuore o altri disturbi. D'altronde il dottore esclude che abbia una malattia organica al cuore o ai polmoni che anch'essi certe notti mi dolgono. - Mi dispiace che anche questa volta non ti ho scritto che per lamentarmi e gemere e inoltre per domandarti delle medicine, cio per spendere in cose odiose. A questo proposito ti prego di scrivermi se quando sei stata qui mi hai lasciato dei denari alla posta. Non ti ho ringraziato perch non ero sicuro. D'altronde in queste cose occorre essere precisi per evitare equivoci o ritardi. Qualche anno fa (cio quando fosti qui insieme con mio fratello Gennaro) successe uno di questi equivoci che mi pare ci volle due mesi per correggere.
Carissima Tania, ti abbraccio teneramente e ti prego di essere indulgente per le mie seccaggini. Che io sia seccante e noioso me ne accorgo, ma dopo il fatto, e non riesco ad evitare di esserlo di nuovo.
ANTONIO.


375.
20 febbraio 1933.

Carissima Teresina,
ho ricevuto la tua lunga lettera del 6 e devi permettermi di dire che tu hai enormemente drammatizzato la mia quistione con Carlo. Ti assicuro che io non nutro nessun rancore per Carlo e che non  neanche da dire che tra noi esista un dissidio. Perci io non ho niente da perdonargli, n ho da attendere spiegazioni da lui o io da dargliene. Non devi neanche credere che il telegramma che egli mi ha spedito ai primi di novembre mi abbia incollerito oltre misura e in modo permanente. La quistione  diversa; pu essere pi grave e pi leggera a seconda dei punti di vista. Per dirla in breve la quistione  questa: non vedo come sia possibile che tra me e Carlo ci siano dei rapporti permanenti e continuati, ecco tutto. Non escludo che la causa di ci sia io stesso, ma siccome non si tratta di ricerca di cause passate, ma di cercare di organizzare una vita possibile al presente e nell'avvenire, la quistione delle cause mi importa poco. Dico questo per mostrarti come io sia calmo e tranquillo e come nel mio modo di pensare e nelle mie decisioni non abbiano influsso sentimenti inferiori come sarebbero il rancore, la collera, l'ira eccetera. D'altronde non mi piace neppure essere ipocrita, cio dire delle cose che non sento. Preferisco tacere e lasciar perdere. So anche che il carcere, per le condizioni di vita che crea, inasprisce e rende impazienti. E' vero. Non ti ho finora scritto che da qualche tempo le mie condizioni di salute sono scosse. Quasi un anno e mezzo fa (precisamente il 3 agosto 1931) ho avuto una crisi un po' forte, e dopo non sono riuscito pi a rimettermi in carreggiata. Mentre prima il tempo mi passava con una certa facilit, anzi mi pareva a me stesso che passasse senza che me ne accorgessi, da allora tutto  cambiato: sento le settimane le ore e i minuti e tutto mi grava e mi pesa come se qualcuno mi limasse i nervi. Questo lo scrivo per te, per spiegarti la mia vita. Sono come un meccanismo guasto: cause futili producono effetti sproporzionati, e magari cause che sembrerebbero gravi non producono nessun effetto. Sono diventato insensibile per tutta una serie di cause e invece mi pare di essere scorticato vivo per le piccole cose. Se dovessi dire quale sia l'ideale che vagheggio sarebbe questo: di non aver rapporti con nessuno, di essere dimenticato da tutti e dimenticare tutto e fare la vita di una bestia nel suo covile. Ma forse se cos avvenisse non sarei neppure soddisfatto. - Cara Teresina, ti ringrazio delle cose gentili che mi scrivi nella tua lettera. In ogni caso ti prego di non preoccuparti di tutte queste cose che ti scrivo. Penso che la cosa migliore sia di dare tempo al tempo; nonostante tutto, il tempo passa. Carlo mi ha scritto due cartoline illustrate in questo frattempo. Non credere che io voglia proibirgli di scrivermi. Non credo per che, almeno per ora, io gli risponder. D'altronde non so neppure dove stia adesso. Quando da Milano si  trasferito a Cesano Maderno non me lo fece sapere. Adesso mi scrive da Milano. Non so se sia ritornato ad abitare a Milano. Abbraccia tutti di casa per me. Fraternamente
ANTONIO.


376.
27 febbraio 1933.

Carissima Tania,
credo sia inutile, dopo quello che ti ho detto a voce (1), ripeterti le solite tiritere sui miei malanni fisici. Credo che, nelle condizioni in cui si svolge il nostro dialogo, ogni prolungamento di esso, invece di apportare elementi di chiarezza, apporterebbe solo elementi di confusione. Voglio invece discorrerti un po' della mia situazione morale, per dir cos, cio della somma di sentimenti che mi occupano normalmente e di quelli specialmente che tra gli altri predominano e danno il tono generale. Credo di potere assicurare che, almeno finora, l'elemento psichico non determina quello fisico e neppure viceversa; per  vero che in determinate condizioni fisiche, determinati sentimenti si fanno pi imperiosi e talvolta diventano ossessionanti. Si pu perci dire che quando il corso dei pensieri assume una certa direzione, o si intensifica in quella direzione, ci corrisponde a una determinata situazione fisica e ne indica un aggravamento. Nel mi caso particolare,  certo che in tutti questi anni ho sempre pensato a certi fatti (nel caso specifico alla serie di fatti che possono simbolicamente riassumersi nella famosa lettera di cui mi parl il giudice istruttore a Milano e sulla quale anche recentemente ti intrattenni) (2), ma  anche certo che in questi ultimi mesi questi pensieri si sono venuti, dir cos, intensificando, forse perch diminuiva in me la fiducia di potere personalmente chiarirli, di potere occuparmene filologicamente, risalire alle fonti e venire a una spiegazione plausibile di essi. Quello che oggi ti voglio dire  questo: che a questa serie di fatti collego le manifestazioni dei miei rapporti con Iulca. Cio che a questa serie di preoccupazioni erano collegate certe lettere che ti scrissi molto tempo fa e che forse non hai dimenticato, fino all'ultima che tu talvolta chiami famigerata e che non  molto lontana nel tempo. In ogni modo anche oggi sono persuaso che nei miei rapporti con Iulca c'e un certo equivoco, un doppio fondo, una ambiguit che impedisce di veder chiaro e di essere completamente franchi: la mia impressione e di essere tenuto da parte, di rappresentare, per cos dire, una pratica burocratica da emarginare e nulla pi. Guarda che io per il primo sono persuaso di aver commesso degli errori, ma l'impressione  che non si tratti di questi errori, ma di altro che mi sfugge e non riesco a identificare con precisione. D'altronde, come puoi pensare, sebbene viva in carcere, isolato da ogni fonte di comunicazione, diretta e indiretta, non devi pensare che non mi arrivino ugualmente elementi di giudizio e di riflessione. Arrivano disorganicamente, saltuariamente, a lunghi intervalli, come non pu non accadere, dai discorsi ingenui di quelli che sento parlare o faccio parlare e che di tanto in tanto portano l'eco di altri ambienti, di altre voci, di altri giudizi eccetera. Non ho ancora perduto tutte le qualit di critica filologica: so sceverare, distinguere, smorzare le esagerazioni volute, integrare eccetera. Qualche errore nel complesso ci deve essere, sono pronto ad ammetterlo, ma non decisivo, non tale da dare una diversa direzione al corso dei pensieri. Inoltre altre cose non credo opportuno scrivertele. Conosci il mio modo di pensare: ci che  scritto, acquista un valore morale e pratico che trascende di molto il solo fatto di essere scritto, che pure  una cosa puramente materiale... La conclusione, per dirla riassuntivamente,  questa: io sono stato condannato il 4 giugno 1928 dal Tribunale Speciale, cio da un collegio di uomini determinato, che si potrebbero nominalmente indicare con indirizzo e professione nella vita civile. Ma questo  un errore. Chi mi ha condannato  un organismo molto pi vasto, di cui il Tribunale Speciale non  stato che l'indicazione esterna e materiale che ha compilato l'atto legale di condanna. Devo dire che tra questi condannatori c' stata anche Iulca, credo, anzi sono fermamente persuaso, inconsciamente, e c' una serie di altre persone meno inconscie. Questa  almeno la mia persuasione, ormai ferreamente ancorata perch l'unica che spieghi una serie di fatti successivi e congruenti tra loro. Non so se ho fatto bene a scriverti queste cose, ci ho pensato molte volte, ho esitato, poi mi sono persuaso per il s. Non credere neanche che il mio affetto per Iulca sia diminuito. Da ci che posso giudicare io esso mi pare piuttosto aumentato, in un certo senso almeno. Conosco per esperienza l'ambiente in cui vive, la sua sensibilit e il modo come pu essere avvenuto in lei un mutamento. Ho creduto di doverti scrivere perch mi pare di essere giunto a uno svolto decisivo nella mia vita, in cui occorre, senza pi dilazioni, prendere una decisione. Questa decisione  presa. La linea di condotta che ti ho indicato negli ultimi colloqui e nelle ultime lettere,  solo una parte condizionale di queste decisioni. Certe volte ho pensato che tutta la mia vita fosse un grande (grande per me) errore, un dirizzone. Mi persuade ancora che ci non  perfettamente vero l'atteggiamento tuo e specialmente quello dell'avvocato (3). (Non offenderti se metto l'avvocato prima di te; ci sono le ragioni plausibili e che non sono offensive per te e tu stessa le puoi capire). Ma questo non  sufficiente. - Riepilogando: voglio persuaderti che le mie condizioni psichiche, se sono collegate alle condizioni fisiche, non ne sono per la causa e l'origine. Ne sono tutto al pi il sintomo esterno, o la forma: per cui anche se, per ipotesi, esse sparissero, non perci sparirebbero i mali fisici: cambierebbe la forma, ecco tutto, il che non mi pare gran cosa. Presi a s, i mali psichici sono abbastanza gravi (nel senso che la mia forza di volont riesce sempre meno a dominarli e a controllarli) e questo aggravamento  un sintomo di stanchezza fisica, cio appunto, di indebolimento della volont nel senso fisico della parola: sento anche un disgregamento delle forze intellettuali in s e di ci devi aver avuto tu stessa l'impressione in alcune mie lettere. Da tutto l'insieme sento che sto attraversando la fase pi critica della mia esistenza e che tale fase non pu durare a lungo senza determinare, fisicamente e psichicamente, risultati e complicazioni da cui non si pu tornare pi indietro perch decisive. Questo che ti scrivo  riservato per te e per l'avvocato che si occupa dei miei affari. Non vorrei che fosse riservato per Iulca, ma ti dir: con lei non credo bastino le affermazioni formali, come quelle che finora ho fatto. Occorrerebbe trattare il merito della quistione in forma ampia e ci non si pu fare (almeno io non so farlo) per lettera. E ancora le parole non basterebbero da sole; dovrebbero essere accompagnate da fatti. Credi che ci mi preoccupa. Ho l'impressione che Iulca un po' soffra del mio stesso male, che almeno una parte del suo malessere derivi dalle stesse cause da cui deriva il mio malessere psichico. Non so se a te sia possibile intervenire in qualche modo. Vedo la cosa molto difficile, perch conosco certe condizioni e certi precedenti che a te sfuggono necessariamente e senza la conoscenza dei quali, d'altronde, mi pare che ogni intervento debba apparire superficiale e convenzionale. Pensa che a tali cose penso da quattro o cinque anni e che pertanto le ho analizzate in ogni minimo aspetto e in tutte le combinazioni possibili. Non c' conclusione a quanto ti ho scritto. Praticamente mi pare che la conclusione sia la solita: proseguire con fermezza nelle linee fissate, senza fare cose inutili o superflue, in modo che tutto ci che  possibile realizzare con la nostra volont sia realizzato esattamente; il resto, in quanto non pu entrare nel conto, non deve preoccupare. Ringrazia l'avvocato di quanto ha fatto per me e vorr ancora fare. Con lui parlare di gratitudine mi pare ozioso. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Tatiana si trovava nuovamente a Turi: era partita il 23 febbraio, il 25 da Bari aveva avvertito Gramsci della sua imminente visita, e il giorno seguente era stata al colloquio. Rientrer a Roma il 25 marzo.
Nota 2: Confronta Appendice 11, numero 7.
Nota 3: Sraffa.


377.
6 marzo 1933.

Carissima Tania,
ho ancora vivo il ricordo (ci non sempre mi capita pi in questi ultimi tempi) di un paragone che ti ho fatto nel colloquio di domenica per spiegarti ci che avviene in me. Voglio riprenderlo per trarne alcune conclusioni pratiche che mi interessano. Ti ho detto su per gi cos: immagina un naufragio e che un certo numero di persone si rifugino in una scialuppa per salvarsi senza sapere dove, quando e dopo quali peripezie effettivamente si salveranno. Prima del naufragio, come  naturale, nessuno dei futuri naufraghi pensava di diventare... naufrago e quindi tanto meno pensava di essere condotto a commettere gli atti che dei naufraghi, in certe condizioni, possono commettere, per esempio, l'atto di diventare... antropofaghi. Ognuno di costoro, se interrogato a freddo su cosa avrebbe fatto nell'alternativa di morire o di diventare cannibale, avrebbe risposto, con la massima buona fede, che, data l'alternativa, avrebbe scelto certamente di morire. Avviene il naufragio, il rifugio nella scialuppa eccetera. Dopo qualche giorno, essendo mancati i viveri, l'idea del cannibalismo si presenta in una luce diversa, finch a un certo punto, di quelle persone date, un certo numero diviene davvero cannibale. Ma in realt si tratta delle stesse persone? Tra i due momenti, quello in cui l'alternativa si presentava come una pura ipotesi teorica e quella in cui l'alternativa si presenta in tutta la forza dell'immediata necessit,  avvenuto un processo di trasformazione molecolare per quanto rapido, nel quale le persone di prima non sono pi le persone di poi e non si pu dire, altro che dal punto di vista dello stato civile e della legge (che sono, d'altronde, punti di vista rispettabili e che hanno la loro importanza) che si tratti delle stesse persone (1). Ebbene, come ti ho detto, un simile mutamento sta avvenendo in me (cannibalismo a parte). Il pi grave  che in questi casi la personalit si sdoppia: una parte osserva il processo, l'altra parte lo subisce, ma la parte osservatrice (finch questa parte esiste significa che c' un autocontrollo e la possibilit di riprendersi) sente la precariet della propria posizione, cio prevede che giunger un punto in cui la sua funzione sparir, cio non ci sar pi autocontrollo, ma l'intera personalit sar inghiottita da un nuovo individuo con impulsi, iniziative, modi di pensare diversi da quelli precedenti. Ebbene, io mi trovo in questa situazione. Non so cosa potr rimanere di me dopo la fine del processo di mutazione che sento in via di sviluppo. La conclusione pratica  questa: occorre che per un certo tempo io non scriva a nessuno, neppure a te, oltre le nude e crude notizie sui fatti dell'esistenza. Questo tempo lo si pu fissare all'ingrosso nel periodo che  necessario perch si svolga la pratica dell'avvocato di cui abbiamo tanto parlato (2). Se la pratica si svolge favorevolmente, tanto meglio, ci sar, entro certi limiti, un passato da dimenticare (dato che certe cose possano essere dimenticate, cio non lascino tracce permanenti). Se la pratica si svolger sfavorevolmente, si vedr ci che c' da fare. Nel frattempo, nessuna parola che in qualche modo turbi o complichi la difficile successione delle ore. - Ho ricevuto una lettera di Grazietta; non ho voglia di risponderle. Scrivile tu, ti prego, descrivendole, nel modo che ti parr migliore, il tuo viaggio a Turi. - Voglio ancora dirti qualche cosa, a proposito di alcuni tuoi accenni, nel colloquio di domenica, alla mia precedente lettera (3). Non devi credere, in nessun modo, che io abbia (anche a torto) pensato di fare dei rimproveri a Iulca. Nel mio atteggiamento verso Iulca non c' stato mai altro che tenerezza, e questa tenerezza  forse venuta aumentando in questi ultimi tempi, non certo diminuendo (e dico forse perch non so se essa poteva aumentare). Mi dispiace persino che una tale quistione possa essere posta e discussa. Cos hai avuto torto di interpretare in malo modo un accenno di una mia lettera (credo sia la lettera che da Roma ti  stata rispedita a Turi): non ho mai pensato che tu potessi avermi voluto dirmi delle bugie e infatti avevo usato la parola imbarazzo che in italiano non solo non ha rapporto con la bugia, ma neppure con la reticenza. Veramente avevo pensato che tu, dopo avermi annunziato una lettera di Iulca, avessi cercato di farmi dimenticare l'accenno, perch nella lettera erano contenute notizie che potevano dispiacermi fortemente, nel momento dato (4). Niente di pi. Anche per queste ragioni preferisco per qualche tempo di non scrivere altro che le nude notizie, senza commenti, valutazioni eccetera. Poi vedremo. Forse  bene ti dica ci che ho pensato: se l'avvocato, dopo che gli avrai parlato, riterr opportuno che io sia visitato dal medico, secondo il permesso avuto dal Ministero, d il mio consenso preventivo: cio lascio che la quistione sia risolta dall'avvocato, secondo il criterio di maggiore utilit che egli riterr da applicare. Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

PS. Mi hai detto, nel colloquio di domenica, che solo in questi ultimi giorni ti  stato comunicato ufficialmente a casa che dal Ministero era stata concessa la visita di un medico di fiducia. Dato che l'avvocato lo ritenga utile e che la visita sia decisa, permetti che ti dia alcuni consigli: 1. Avere il permesso scritto per il medico, in modo che non sorgano all'ultimo momento delle difficolt burocratiche, 2. Se  nel costume e nelle abitudini, fare in modo che in questo permesso sia specificato che il medico pu interrogarmi ed io posso rispondere (e parlargli) di tutte le quistioni che riteniamo necessarie del caso. Cio il medico non deve solo venire per un consulto personale, per indicarmi un metodo di cura personale, ma essere messo in grado ufficialmente di fare dei rapporti alle autorit superiori sull'andamento generale delle cose in quanto influiscono o possono influire sulla condizione di salute dei carcerati. Questo punto mi pare fondamentale. Tu capisci che prendere una medicina e fare una cura quando continuano a sussistere le condizioni che determinano la malattia  una burletta vuol dire spendere inutilmente i soldi. Il mio malessere dipende proprio da ci e da ci dipende l'inefficacia dei medicamenti. Forse  troppo tardi formalmente per mutare le cose o per ottenere che il mutamento delle cose determini un mutamento nelle condizioni di salute. In ogni modo, solo questo punto rende la possibile visita di un medico comprensibile e razionale. Perci, decidendomi a una iniziativa, non posso staccare la decisione dalla condizione che rende l'iniziativa razionale e utile. Affettuosamente
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Lo stesso esempio del cannibalismo, come modello di processo nelle catastrofi del carattere, si trova nelle "Note autobiografiche" del quaderno 15 (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagine 1762-1764).
Nota 2: Il 5 marzo, terminato il secondo colloquio con Gramsci, Tatiana aveva spedito una lettera a Sraffa (l'avvocato) nella quale, dopo aver riferito l'opinione del prigioniero circa il momento pi favorevole per sottoporsi alla visita medica del professor Arcangeli, scriveva: Suppongo senz'altro che il suo desiderio  che si possa fare, dopo aver preparato il terreno, attraverso il presidente della cassazione, una richiesta di cambio fatta dal governo nostro dei sovieti a mezzo del "Vaticano" sempre, al governo nazionale [.. ] Mi disse pure oggi che, in relazione con l'amnistia la sua situazione viene cambiata, egli non pu pi dire che si trova ad essere oggetto di violenza, e quindi in santa pace aspettare il termine dell'espiazione della sua pena. Data la situazione formatasi in conseguenza dell'amnistia egli deve necessariamente reagire, naturalmente in modo adeguato per ottenere lo scopo ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 243).
Nota 3: Scrivendo di nuovo a Sraffa il 9 marzo, Tatiana ribadir le sue perplessit suscitatele dalla lettera di Gramsci del 27 febbraio, definendola un capolavoro di lingua esopica (ivi, pagina 117).
Nota 4: Confronta la lettera 374. Il 12 marzo Tatiana replicher: [...] devi essere certo che non prendo in malo modo nessuna cosa che tu mi scrivi, specialmente se si tratta di qualche considerazione tua sul mio conto che ti riguarda. Cos non mi sono affatto offesa anche se potevo pensare che mi rimproverassi di dire qualche bugia, ma  importante che tu sappia che  cosa non mi piace, perci non la faccio ("Antigone e il prigioniero", citato, pagina 153).


378.
14 marzo 1933.

Carissima Tania,
ti scrivo solo poche parole. Proprio marted scorso, di primo mattino, mentre mi levavo dal letto, caddi a terra senza pi riuscire a levarmi con mezzi miei. Sono sempre stato a letto tutti questi giorni con molta debolezza. Il primo giorno sono stato con un certo stato di allucinazione, se cos si pu dire, e non riuscivo a connettere idee con idee e idee con parole appropriate. Sono ancora debole, ma meno di quel giorno. Ti prego di venire al colloquio appena ti sar concesso dopo questa mia lettera perch vorrei parlarti di un progetto di cui ho accennato al dottor Cisternino che non l'ha trovato di impossibile realizzazione, sebbene difficile. Voglio parlare con te di ci, anche perch ho la testa confusa e tu potrai aiutarmi a connetterne le parti con esattezza (1). Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Credo di ricordare che il dottor Cisternino ha qualificato di anemia cerebrale e di debolezza cerebrale la mia crisi.

Note.
Nota 1: Tatiana ricever questa lettera il 18 marzo e scriver a Sraffa lo stesso giorno: [...] l'ho veduto a colloquio. Sta veramente malissimo. Hanno dovuto portarlo a braccio al colloquio. Mi ha detto di telegrafare immediatamente a Arcangeli per la visita, ci che ho fatto, ed ho avuto una risposta positiva del professore. [...] Nino vuole che io rimanga naturalmente, in questi giorni qui, e che appena il professore Arcangeli avr fatta la sua relazione e possibilmente o eventualmente fatto la sua proposta per un trasferimento in una casa di salute dovr provvedere a fare pervenire al capo del governo l'istanza, con la massima sollecitudine, possibilmente attraverso il medico della presidenza e farla trasmettere a mano. Nino  cambiato in una maniera spaventosa, perci vede la massima urgenza di troncare nettamente, al pi presto, la sua vita in carcere, pensa che sia l'unico mezzo di salvezza per lui ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 246). Dopo la visita medica, effettuata il 20 marzo, Arcangeli certificher: Io sottoscritto attesto che Antonio Gramsci, detenuto a Turi,  sofferente di male di Pott; egli ha delle lesioni tubercolari al lobo superiore del polmone destro, che hanno provocato due emottisi, delle quali una in quantit notevole seguita da forte febbre durata parecchi giorni; egli  attaccato d'arterio-sclerosi con ipertensione delle arterie. Egli ha avuto svenimenti con perdita della conoscenza e parafasia che hanno durato parecchi giorni. Dal mese di ottobre 1932 egli  diminuito di sette chili; egli soffre d'insonnia e non  pi in grado di scrivere come nel passato. Gramsci non potr lungamente sopravvivere nelle condizioni attuali; io considero come necessario il suo trasferimento in un ospedale civile o in una clinica a meno che non sia possibile accordargli la libert condizionale. In fede di ci: Umberto Arcangeli. Il testo della dichiarazione, trasmesso da Tatiana a Sraffa e da questi al partito, dar impulso nell'emigrazione antifascista a una massiccia campagna per la liberazione di Gramsci e verr anche pubblicato sull'Humanit dell'8 maggio 1933, con conseguenze tutt'altro che favorevoli sul positivo esito delle pratiche per la libert condizionale (confronta P. SPRIANO, "Gramsci in carcere e il partito", citato, pagine 71-74; ma si veda anche la lettera 396, nota 1).


379.
21 marzo 1932 (1).

Carissima Tania,
credevo che ti avrei potuto vedere prima di scrivere questa lettera e che avrei potuto dirti a voce alcune cosettine. Ti informo un po' dettagliatamente del decorso del mio malessere e delle previsioni che io faccio, in base all'esperienza del passato, che per non coincide perfettamente con quella del presente. Ho sofferto di esaurimenti nervosi almeno 4 volte prima dell'attuale: la prima volta nel 1911-12, la seconda nel 1916-17, la terza nel 1922-23, la quarta nel '27. Non avevo per mai avuto deliqui o altre forme patologiche come quelle attuali. Attualmente, queste manifestazioni sono completamente scomparse (esse furono forti nei primi cinque giorni, poi andarono attenuandosi un po' per giorno, finch dopo una decina di giorni erano sparite). Mi rimane ancora la debolezza che si manifesta in questo modo: la temperatura cade e risale da 35.8 a 36.9 a 37 senza ragioni apparenti per me. Di notte ho due accessi di freddo (io li chiamo di febbre alla rovescia), uno verso le 9, l'altro verso le 4 del mattino; la temperatura cade, come ti ho detto (una volta anche a 35,6) e il corpo  percorso da guizzi, da tic improvvisi in parti del corpo le pi varie ma specialmente nelle gambe e sulle braccia, da stiramenti, da raggricciamenti; mi pare di essere elettrizzato, per cos dire e ogni movimento brusco o inaspettato provoca un susseguirsi rapido di guizzi e di tuffi al sangue (il cuore va in gola, come si dice). Le gambe per riacquistano rapidamente una certa stabilit. Gi cammino da solo, senza bisogno di appoggiarmi a un braccio altrui, almeno nella mia stanza. - Come ti ho scritto, ho avuto nei primi giorni alcune manifestazioni patologiche curiose che in parte ricordo e in parte mi furono descritte da chi era presente. Per es., parlai lungamente in una lingua che non era compresa e che certo  il dialetto sardo, perch ancora fino a qualche giorno fa mi accorsi che inconsciamente mescolavo all'italiano parole e frasi in sardo. Le finestre e le pareti della stanza apparivano agli occhi come popolati di figure, specialmente di faccie, senza per nulla di spaventevole, anzi, nelle pose pi diverse, sorridenti eccetera. Invece sembrava di tanto in tanto che si formassero nell'aria delle masse compatte ma fluide che si accumulavano e poi si precipitavano su di me, facendomi arretrare con un tonfo nervoso nel letto. Cos la retina manteneva le immagini passate a lungo ed esse si soprapponevano alle pi recenti eccetera. Anche all'udito ebbi delle allucinazioni. Se chiudevo gli occhi per riposare, sentivo delle voci chiare che domandavano: Ci sei? Dormi? eccetera o altre parole staccate. Nel passato la manifestazione pi grave fu quella della temperatura bassa, della debolezza, cio le pi comuni e generali delle anemie cerebrali. - Carissima, non ho pi voglia di scrivere. Ho forse gi scritto troppo a lungo e ci mi ha stancato. Tuttavia, sono contento di averti scritto cos, perch mi pareva che non ne sarei stato capace per un pezzo. Carissima Tania, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Si legga 1933.


380.
27 marzo 1933.

Carissima Tania,
spero che tu abbia fatto un buon viaggio e non ti sia affaticata troppo. Ti raccomando di riposarti per benino e di tener molta cura della tua salute. Per ci che mi riguarda non ci sono molte novit: sono uscito al passeggio una volta ma mi ha stancato molto e mi ha determinato un ritorno di accessi nervosi (tic, guizzi impulsivi eccetera). La temperatura non  ancora mutata nei massimi e nei minimi, per il cuore  meglio regolato e non ho pi avuto colpi al cranio. Aspetto tue notizie. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


381.
27 marzo 1933.
Carissima Iulca,
non ho ricevuto tue lettere, n notizie dei bambini da un pezzo. In questo frattempo io ti ho scritto parecchie volte. Credo che neanche Tania abbia ricevuto notizie e lettere. Ti prego di scrivermi e di rassicurarmi. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


382.
3 aprile 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto una tua lettera del 27 marzo e una cartolina del 30. Sono molto lieto che il viaggio non ti abbia stancato. Le mie condizioni di salute sono le stesse, con oscillazioni continue. Sono sempre molto debole. L'unico dato obbiettivo che ti posso dare  quello della temperatura. La notte scorsa mi sono sentito un po' peggio del solito e perci ho voluto fare delle rilevazioni. Sentivo, verso le due del mattino, una certa insufficienza cardiaca, con oppressione (non palpitazioni, n sfitte, ma come se il cuore fosse stretto da una mano) e ondate di freddo; la temperatura era di 35.6. Verso le 6 del mattino la temperatura era di 36.3. Non mi sono levato che alle 11 e mezzo, perch mi sentivo debole e avevo un certo tremito alle braccia e mani e alle gambe. Dopo mezz'ora che ero in piedi la temperatura si elev a 37.2. Come ti ho gi scritto, questi sintomi sono uguali a quelli che si manifestavano nel 1922, solo che allora il male si verific nell'estate, e perci nell'ora in cui la temperatura si elevava, avevo dei veri bagni di sudore che mi indebolivano maggiormente, ci che adesso non avviene. E' vero per che allora avevo 10 anni di meno e una riserva di energie nervose che ormai  stata consumata o quasi, perci avevo degli scatti quasi feroci (e non  una semplice metafora, perch ricordo che alcune molto gentili persone che venivano ad assistermi e a farmi compagnia mi dissero pi tardi che avevano avuto paura, sapendomi sardo, che io talvolta volessi accoltellare qualcuno!!!), oggi invece mi pare di essere diventato una marmellata. - Ho ricevuto una lettera di Carlo; ti sar grato se vorrai scrivergli una cartolina per dirgli che ho ricevuto il suo biglietto e che non deve certo proporsi di venire a Turi. La lettera di Iulca non mi pare che si riferisca alle mie lettere; non capisco come tu abbia fatto questa deduzione. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


Ti prego di scrivere alla libreria perch mi spedisca il recente volumetto del prof. Michele Barbi: "Dante - Vita. Opere. Fortuna", editore G. C. Sansoni, Firenze 1933 (1). Non so resistere alla tentazione di avere questo lavoro, anche se non sar in grado, ancora per qualche mese, di studiarlo.

Note.
Nota 1: Il libro  conservato nel Fondo Gramsci.


383.
3 aprile 1933.

Carissima Teresina,
ho ricevuto la tua lettera del 26 marzo. Prima che mi dimentichi occorre che ti avverta di fare tanti auguri da parte mia a mamm per le feste di Pasqua (1). Quest'anno mi sono dimenticato di farle gli auguri per il suo onomastico e ci mi dispiace molto. Non credere che io abbia neanche per un momento perduto un briciolo della mia serenit, come tu dici. Tutto al pi, quando mi sento fisicamente debole, perdo la voglia di occuparmi di qualsiasi cosa che sia estranea alla mia preziosa persona fisica; avviene come quando si deve fare un grande sforzo per sollevare un certo peso, che si stringono le labbra e non si parla per concentrarsi tutto nella fatica immediata. Tutti pi o meno, per un tempo pi o meno lungo, si sono trovati in condizioni simili o si troveranno. Mi pare che devi spiegare questo concetto a Mea perch non perda il coraggio e continui a studiare in tutti i modi; potr perdere qualche anno, per dannata ipotesi, come tempo materiale in una certa carriera scolastica, ma non li perder del tutto se migliorer ogni giorno la sua cultura, la sua preparazione generale, se allargher l'orizzonte delle sue cognizioni e dei suoi interessi intellettuali. A dire il vero, io non riesco pi a ricostituire quale sia ora il suo studio scolastico, perch da tanto tempo nessuno mi ha scritto su questo argomento. Ti abbraccio con tutti di casa. Abbraccio tanto la mamma.
ANTONIO.

Ho ricevuto un biglietto da Carlo.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 364, nota 1.


384.
10 aprile 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 4, col biglietto di Delio e la cartolina illustrata. - Non hai fatto male, mi pare, a scrivere che le mie condizioni di salute erano migliorate (dato che il telegramma di Genia si riferisse a me e non a te stessa). Non  esatto che nella mia lettera di quindici giorni fa ti abbia scritto che le condizioni erano peggiorate; almeno non volevo scrivere cos. Volevo dire che le condizioni erano (e sono ancora) oscillanti, con degli alti e dei bassi; cio non  esclusa secondo me, una ricaduta, ma in realt questa non c' stata. Cosa vorrebbe dire condizioni peggiorate? Peggiorate in confronto a quale momento? Alla crisi del 7 marzo, no certamente, perch non so cosa significherebbe peggiorare in questo senso. In realt le allucinazioni sono completamente passate e anche  diminuita la contrazione o rattrazione degli arti, specialmente delle gambe e dei piedi. Le mani sono ancora sempre indolorite e non posso fare sforzi o sostenere pesi anche piccoli. Se cerco, per prova, di fare un piccolo sforzo, perdo nuovamente il controllo del movimento: le mani e le braccia, cio, scattano per conto proprio impulsivamente e bruscamente e le dita scricchiolano e si deformano per stiramenti morbosi dei tendini. Penso che tali condizioni dureranno ancora a lungo; nel 1922-23 durarono circa 8 mesi e mi potevo curare nel modo migliore; anche allora non ebbi le contrazioni agli arti n le complicazioni cardiache come ora. E' vero che la letterina di Delio dimostra molta sicurezza nel tracciare le lettere e nell'ideazione, che  semplice e rettilinea: mi pare ci sia un solo sbaglio (ha dimenticato una i in primula). Ti dico cos perch nel 1916 feci ripetizione d'italiano a un ragazzo di terza ginnasiale e non riuscii mai a ottenere che scrivesse con semplicit dei piccoli bozzetti di poche linee come quello scritto da Delio. Come ti sei ricordata del volume su Hegel da mandare a Julca? Mi pare che te ne parlai nel 1930 (1); allora aveva un significato perch si stava svolgendo nella stampa una polemica sulla dialettica, ma oggi che significato potrebbe avere? A Giulia sembrer una stranezza.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

E' stato comunicato che per l'occasione delle feste di Pasqua si pu ricevere dalla famiglia generi alimentari. Non mi fu possibile scriverti luned scorso questo avviso, perch al momento della comunicazione, la lettera era gi partita.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 175 (il libro  il "Saggio sullo Hegel" di Croce.)


385.
10 aprile 1933.

Carissimo Delio,
ho ricevuto la tua lettera del 28 marzo con le notizie sui pesciolini, la rosa, la primula, gli orsi e i leoni. Ma che leoni hai visto? Leoni africani o del Turkestan? Avevano la criniera o il pelo del collo liscio? E gli orsi erano come quelli che avevi visto a Roma? - Non hai scritto se hai ricevuto il libro di Pinocchio e se le avventure dell'illustre burattino sono piaciute a Giuliano. Mi piacerebbe e credo piacerebbe anche a te di leggere la storia della foca bianca, della mangusta Rikki-Tikki-Tawi e del bambino Mowgli allevato dai lupi; nel 1922 alla Libreria di Stato (1) ne preparavano una bellissima edizione con disegni originali, che ebbi occasione di vedere mentre gli operai litografi li trasportavano sulla pietra. Domanda alla mamma o a Genia se questa edizione si pu ancora trovare: altrimenti ti mander il libro in italiano o in francese. Ti bacio con Giuliano.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: La libreria e casa editrice di stato, a Mosca.


386.
10 aprile 1933.

Carissima Iulca,
Tania mi scrive di averti mandato a mio nome un volume sulla filosofia di Hegel criticato da un moderno filosofo italiano e vorrebbe sapere se il libro ti  giunto. Avevo incaricato Tania di spedirti questo volume (che avevo in doppio esemplare) qualche anno fa, e precisamente quando nella stampa si svolse una polemica filosofica sul valore e sul significato della dialettica (1). Mi sembrava allora che avrebbe potuto interessarti l'impostazione che del problema aveva fatto il filosofo italiano, specialmente lo svolgimento che egli ha dato alla quistione dei distinti in relazione agli opposti. Non so se ci ti interessa ancora e neanche se hai ricevuto il libro che, pare, Tania deve averti mandato recentemente.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 384 e nota 1.


387.
17 aprile 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto una tua lettera dell'8 e una cartolina del 12. Ieri ho ricevuto il tuo pacco pasquale; tutto era in buonissimo stato e di mio gradimento, come tu scrivi. Ti ringrazio di cuore. Il proprietario del negozio ha confezionato il collo secondo la tua ordinazione, non mancava nulla di ci che hai annunziato nella cartolina.
Non so se ti sei ricordata di scrivere alla Libreria, secondo quanto ti dissi al colloquio. In ogni modo non ho ricevuto neanche il secondo fascicolo della Critica di B. Croce, uscita il 20 marzo. Forse si sono dimenticati di rinnovare l'abbonamento o  avvenuto qualche altro disguido. In definitiva, della Critica devo ricevere i fascicoli del 20 gennaio e del 20 marzo. Ho continuato a ricevere due esemplari della Critica Fascista, uno dalla libreria e uno direttamente dall'Amministrazione del periodico, che ha spiccato una tratta di 33 lire a mio nome presso l'Ufficio Postale di Turi. Ho respinto la tratta, perch non intendo pagare due volte l'abbonamento, ma occorre avvertire l'amministrazione della Critica Fascista (Via del Gambero n. 37, Roma) che, essendo gi abbonato al periodico attraverso la Libreria Sperling e Kupfer di Milano, ne ricevo due esemplari e non  giusto che paghi due quote: pertanto devono interrompere la spedizione di un esemplare e precisamente di quello inviato direttamente al mio indirizzo al Penitenziario di Turi. Ti prego di inviare una cartolina in questo senso in via del Gambero. Puoi scrivere cos: Antonio Gramsci, detenuto nel Pen. di Turi di Bari, avverte questa spett.e Ammin. eccetera con la filastrocca suddetta. Speriamo che sia sufficiente.
Se scriverai alla Libreria per la Critica di B. Croce, ti prego di farmi spedire questi due volumetti: 1. Giovanni Gentile, "Saggi Critici", serie seconda, editore Vallecchi, Firenze; 2. Giovanni Papini, "Il sacco dell'orco", presso lo stesso editore Vallecchi di Firenze (1).
Le mie condizioni sono un po' migliorate, ma basta ben poco per farmi ancora star male. Da un giorno all'altro per un nonnulla ricado in grave prostrazione eccetera. Del resto, non c' nessuna novit. Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Soltanto il primo dei due volumi  conservato nel Fondo Gramsci.


388.
23 aprile 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto le tue lettere del 15 e del 19. Le notizie sul ricorso al Tribunale Speciale mi hanno molto soddisfatto: mi pare chiaro che la pratica  condotta con molta seriet e capacit e ci appunto mi soddisfa. Tu sai come sia stata deficiente, per non dire negativa e catastrofica, l'opera dell'avvocato al processo; mi pare perci necessario che tu ringrazi di tutto cuore l'avv. Castelletti (1) da parte mia. L'esito sar quel che sar: esso dipende dal Tribunale speciale. Ci che mi pare doveva essere fatto, cio di condurre la pratica col massimo di rigore giuridico e di seriet professionale,  stato fatto secondo ogni pi ampia aspettativa, poich il Tribunale ha dovuto comportarsi come si  comportato.
Il 18 sono stato effettivamente visitato e lungamente interrogato dall'ispettore sanitario, come accenni nella tua lettera (2). Ti voglio informare di questa visita, perch tu sia al corrente di tutti gli elementi in qualche modo utili per aiutarmi a superare le attuali condizioni di salute. Di ci che l'ispettore ha detto e che mi pare da rilevarsi per un indirizzo di cura  specialmente notevole l'affermazione che avrei potuto essere curato della gengivite espulsiva in modo da non perdere tanti denti (negli ultimi cinque anni ho perduto circa 15 denti) non solo, ma da rinsaldare le gengive e permettere la protesi. Adesso mi rimangono 11 denti e tutti oscillanti; pare che sia possibile almeno salvare questi, rinsaldarli e farne la base per una protesi dentaria. Ricordi che il prof. Arcangeli accenn ad un dubbio di lesioni all'apice destro (o qualche cosa si simile; devi tenere conto che le mie espressioni possono non essere esatte tecnicamente). L'ispettore ha detto di non credere a un'apicite, ma solo ad una difficolt di respiro, pur con l'avvertenza che occorre essere molto cauti (ma io non so cosa possa significare per me l'essere cauto). Per l'arteriosclerosi a 42 anni non sono riuscito a capire alcunch di positivo. Mi  parso che l'ispettore si preoccupasse di accertare che tali condizioni debbono essere spiegate con elementi della mia vita biologica anteriore all'incarceramento e alle sofferenze della vita carceraria non alleviate mai da nessuna cura organica. Ha accennato a ci: che io avrei sofferto da bambino il morbo di Pott, e non riesco a comprendere da quale fonte sia scaturito questo morbo di Pott, di cui ho sentito parlare per la prima volta. A me consta positivamente che le mie malattie infantili furono dovute a una caduta, tenuta nascosta ai miei genitori dalla donna di servizio. Poich a questo episodio si leg un elemento alquanto romanzesco, la donna di servizio era stata sedotta dal medico condotto il quale scapp dal paese per paura delle vendette familiari; la donna si serv del malessere determinato dalla mia caduta per indurre mia madre a lasciarmi condurre presso il medico eccetera e cos mi fece fare un lungo e disastroso viaggio (la sua gravidanza non era ancora venuta in luce e mia madre non dubitava dell'intrigo) e poich a questo episodio del 1911 io fui costretto a ripensare, posso dare notizie esatte. Nel 1911 ad Oristano in casa di mio zio (3) conobbi il dottor Cominacini, che mi aveva curato allora (da bambino) e aveva cercato di impedire le conseguenze della catastrofe. Mi dispiace toccare questo motivo, ma tanto mio zio che il Cominacini mi dissero con abbastanza franchezza (o brutalit che sia) che la causa delle mie disgrazie era stata la trascuratezza e l'apatia di mio padre e che curato a tempo avrei potuto essere salvato. In ogni caso sebbene io non sia stato mai troppo forte e non si possa dire che la mia vita sia mai stata molto facile, la verit  che dopo i sei anni non ho mai avuto nessuna malattia di nessun genere, altro che esaurimenti nervosi per eccesso di lavoro (dopo i 20 anni) e ora i mali che soffro da quando sono in carcere. Ma questo dovrebbe essere cosa secondaria in confronto alla questione attuale: come essere liberato dal male odierno, come spezzare il circolo vizioso per cui il passato (per me recente e recentissimo) pesa sul presente e il presente peggiora il passato. L'ispettore mi aveva detto che avrebbe lasciato delle indicazioni per una cura completa e organica di tutto il complesso morboso, ma mi  stato detto che niente di ci ha lasciato (pu darsi che invii tali istruzioni pi tardi). Pertanto la questione per me rimane in tutta la sua acutezza di qualche mese fa, con le condizioni generali peggiorate, con nuovi elementi di sofferenza e con la normale aspettativa di potere ricadere nello stato di deliquio e di allucinazioni superato nel mese di marzo con le iniezioni di caffeina e canfora.
Credo che sia necessario che io ti scriva queste cose, perch forse la sola cosa da fare  di avere dal prof. Arcangeli l'indicazione di una cura completa e organica e di farla trasmettere al carcere per il tramite del Ministero, in modo che ne sia assicurata l'applicazione.
Carissima, in ogni modo ti ringrazio di tutto ci che hai fatto per me con tanto affetto e tanta abnegazione. Credo che tu sia persuasa che non ho ricorso al tuo aiuto alla leggera. E' possibile che nel mio male non ci sia niente di catastrofico (io non posso giudicare che sul grado della mia sofferenza); come ti ho detto molto tempo fa, anche in una goccia d'acqua che cade sulla testa non c' nulla di catastrofico, e tuttavia una delle pi raffinate torture pare sia appunto quella dello stillicidio, alla quale, pare, non si resiste oltre quattro giorni. Certo la prova migliore del fatto che si  stati veramente ammalati  quella di morire: ci soddisfa tutte le esigenze scientifiche e amministrative. Ma non mi pare da accettare senz'altro a occhi chiusi. Come vedi il mio spirito  abbastanza alto, sebbene non riesce a farmi cessare gli sbalzi di temperatura, l'insonnia e i balzi del cuore. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: L'avvocato Saverio Castellet, collaboratore del professore Angelo Sraffa, padre di Pietro.
Nota 2: Scriveva Tatiana il !9 aprile: Si  anche presentata domanda, in base al certificato rilasciato dal professore Arcangeli, per il tuo trasferimento in una casa di salute. Il Ministero ha disposto che venga a Turi per visitarti un ispettore sanitario, e dopo aver ricevuto la sua relazione prenderanno una decisione ("Lettere a Tania per Gramsci, citato, pagina 122). L'ispettore era il dottore Filippo Saporito (confronta la lettera 401), che il 21 aprile 1933 stese una lunga relazione, pubblicata ora in appendice a C. CASUCCI, "Il carteggio di Antonio Gramsci conservato nel Casellario politico centrale", Rassegna degli Archivi di Stato, settembre-dicembre 1965, pagine 442-445.
Nota 3: Serafino Delodu.


389.
30 aprile 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 29. Sono stato anch'io molto lieto di aver visto che tu stai meglio di qualche tempo fa, nonostante le fatiche che hai fatto in questi ultimi mesi. (1) Attribuisco anch'io quel certo miglioramento che ho risentito al fatto che mi nutro meglio non solo, ma anche che assimilo meglio il nutrimento. Purch duri! Purtroppo il caldo, che tra breve sopraggiunger, non permetter che duri e non permetter altre combinazioni che invece finora sono state possibili. E d'altronde non sono riuscito a vincere l'insonnia che  la causa massima di ogni disturbo. - Hai ragione a proposito del pacco: non si trattava di marmellata, ma di frutta sciroppata e perci potr mangiarla senza nausee. - Mi avevi domandato tempo fa il cognome di mia sorella Teresina da maritata:  Paulesu, ma basta Gramsci perch la lettera giunga. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Tatiana era tornata il 25 aprile a Turi, dove si stabilir per gli interi mesi di maggio e di giugno.


390.
30 aprile 1933.

Carissima Teresina,
ho ricevuto due cartoline con gli auguri tuoi, di Grazietta e di tutti i bambini. Non mi avete pi mandato notizie di mamm e non ho visto il suo ricordo nelle cartoline. Ti prego di scrivermi in proposito o di pregare Grazietta che mi scriva.
Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


391.
8 maggio 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto una tua lettera del 6 e alcune cartoline. Cercher di rispondere a tutte le quistioni che accenni.
1. Credo che non valga la pena di mandarti gli indumenti di lana che dovr smettere per il cambiamento di stagione. Non si tratta di gran cosa e ti assicuro che  possibile farli lavare accuratamente (almeno una volta tanto) anche qui dentro. Ho ricevuto gli indumenti che mi hai mandato e il resto. Ti ringrazio. Credo che tutto vada bene. Ti sei sbagliata se hai creduto che io non indossi la camicia. E' vero che da qualche tempo indosso le camicie del governo che vanno benissimo, dato che non devono toccare la pelle. Non adopero invece le mutande che mi irriterebbero la pelle.
2. Ho ricevuto a suo tempo i "Colloqui" del Ludwig e li ho gi letti. Non posso studiare come nel passato (sebbene anche allora fosse uno studio molto relativo), tuttavia non riesco a non fare completamente nulla. Credo anzi che il non fare nulla mi nuocerebbe allo spirito secondo la terminologia in voga. Ti indico alcuni libri che desidero leggere: 1. Luigi Einaudi, "La condotta economica e gli effetti sociali della guerra italiana", Bari, Laterza; 2. Nello Rosselli, "Carlo Pisacane e il risorgimento italiano", Torino, Bocca ed.; 3. Alberto Cappa, "Cavour", Bari, Laterza; 4. Adolfo Omodeo, "Ges il Nazareno" ed. La Nuova Italia, Firenze (1). - Ti sar grato se manderai una cartolina alla Casa Ed. G. C. Sansoni, Viale Mazzini 26, Firenze, domandando che mi sia inviato il catalogo. - Mi sono dimenticato di dirti finora che del thermos  stata perduta una piccola vite, potrai procurarne una? L'assenza di questa vite fa s che il latte penetri nell'involucro ed  da supporre che finir col provocare un deposito di materia in decomposizione, male odorante. Per una curiosit: quanto costa ora un thermos? (Credo non sia difficile procurarsi la vite, perch una certa quantit di apparecchi andr sfasciata, e sar possibile utilizzare i rottami.
Mi dispiace sapere che stai a Turi ad annoiarti. D'altronde, perch non hai pensato a Roma a farti rilasciare un permesso per avere qualche colloquio in pi del regolamentare (2)? Nei casi di malattia, ci non  impossibile, tutt'altro. Certo avrei avuto molto piacere di rivederti, anche perch la mia memoria funziona a sbalzi, a onde. Molto spesso mi pare che non sar pi capace a far nulla di utile nella vita. - Le tue letture mi interessano e sarei contento di leggere "Elmer Gantry" di Sinclair Lewis, sebbene non sia disposto a credere che si tratti di un gran libro. Mi pare di ricordare che il Lewis fa un quadro, in questo libro, della decomposizione morale delle sette protestanti degli Stati Uniti. Ma questi libri americani mi paiono, in generale, meccanici, stereotipati, di un verismo di maniera, un verismo da reporters di giornali a grande tiratura. Il difetto maggiore del Lewis e del gruppo di scrittori a cui egli appartiene, mi pare consista in ci: che manca in loro un forte interesse etico-politico o nazionale-popolare (3). Upton Sinclair  ancora pi in basso:  un mediocre sacrestano della cultura. Recentemente ho letto un suo articolo sull'Orlando Furioso, incredibilmente cretino: egli sembra persuaso che l'Ariosto sia una specie di Giorgio Ohnet del poema cavalleresco e cos mostra di essere egli stesso della levatura intellettuale dell'Ohnet. Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


Note.
Nota 1: Di questi volumi soltanto il primo non  conservato nel Fondo Gramsci.
Nota 2: E' probabile che Tatiana avesse seguito il parere di Sraffa, il quale sconsigliava di chiedere colloqui supplementari, perch a far troppo si possono anche guastare le cose (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 120-121).
Nota 3: Alcune valutazioni critiche dell'opera di Sinclair Lewis, di cui Gramsci aveva presente in particolare il popolare "Babbitt", si trovano nei paragrafi "Americanismo" del quaderno 5 e "Americanismo. Ancora Babbitt" del quaderno 6 (confronta "Quaderni del carcere, citato, pagine 633-635 e 723).


392.
16 maggio 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto la lettera di Giulia e alcune tue lettere e cartoline. Non mi sento in grado di rispondere a Giulia e non vedo, dato il mi modo di comprendere e di concepire la mia situazione, quando sar in grado di farlo. La lettera di Giulia  l'espressione di uno stato d'animo assurdamente ottimistico, stato d'animo che appare anche in alcune espressioni delle tue lettere e che io sono ben lungi dal condividere Non solo, ma ogni mia collaborazione a mantenerlo mi sembrerebbe criminale. Devo dirti che la nostra conversazione ultima mi ha rafforzato in questa convinzione. Nel grado in cui ci mi e possibile nelle condizioni di atonia fisica e morale in cui mi trovo, sono stato esasperato nell'apprendere da te che ancora una volta le mie indicazioni per la trattazione degli affari che riguardano la mia stessa esistenza fisiologica sono state, in modo stolto e capriccioso, trascurate e disprezzate, senza una ragione plausibile o di qualsiasi genere. Sono profondamente persuaso che tu in altra forma, ma con leggerezza corrispondente, hai ripetuto la stessa catena di pasticci che si  verificata nel 1927-28 e per la quale il giudice istruttore ebbe ragione di dirmi che pareva proprio i miei amici collaborassero a mantenermi il pi a lungo possibile in carcere. Queste mie affermazioni ti daranno dispiacere, ma mi  impossibile non dirle. Quando, nel gennaio scorso, ti parlai al colloquio, ti pregai con tutta la forza di cui ero capace, di attenerti scrupolosamente alle mie indicazioni. Dopo ci che era avvenuto nel settembre precedente mi pareva impossibile che tu mancassi alle tue assicurazioni. Ti dissi che mi sentivo stremato (e il 7 marzo mi pare abbia confermato l'esattezza di questa mia impressione) e che non avevo l'energia per lunghe discussioni. Ci che mi esaspera  il vedere come la mia vita sia diventata un giocattolo di decisioni impulsive e irragionevoli e con quale facilit tu ti sia assunta la responsabilit di determinare in me la persuasione che se i fatti non si svolgeranno secondo una certa linea ci potr essere avvenuto perch le mie indicazioni non sono state seguite. Quando poi leggo in una tua cartolina che il mio lavoro avr sempre un valore eccezionale (1), a parte la convenzionalit dell'affermazione, non posso trattenermi dal pensare all'ironia implicita in essa, quando vedo che i miei consigli, che sono il risultato di una elaborazione accurata e compiuta col massimo di esperienza personale, sono semplicemente disprezzati per iniziative cervellotiche, che non tengono neanche conto delle ripercussioni che esse avranno su di me, molto facili da immaginare dopo ci che era successo in settembre. In queste condizioni non vedo cosa potr scrivere a Giulia, quale atteggiamento potr assumere nei suoi riguardi per consolarla e rafforzare gli elementi di ripresa nella vita attiva che ella segnala. Dopo il colloquio del gennaio mi era veramente parso che qualche piccolo spiraglio si potesse schiudere sul mio avvenire e sebbene questo stato d'animo non abbia potuto evitare nel marzo un crollo delle mie forze fisiche, tuttavia non  da escludere che senza di esse il crollo non potesse essere pi grave. Tu non hai capito che realmente io sono stremato, che dopo pi di due anni di logorio lento ma implacabile, che continua, tutte le mie riserve sono esaurite e che a una persona schiacciata da un peso insopportabile non bisogna mettere ancora addosso neanche un fuscello, per cos dire. D'altronde l'eccesso stesso del male, stroncando ogni reattivit, ha provocato un genere di calma che  quella delle sostanze gelatinose. [...]. (Ho cancellato una proposizione, che quantunque non creda nel mio intimo esagerata, tuttavia preferisco non metterti sotto gli occhi). - Ti prego di non rispondere a questa mia lettera con affermazioni generiche sul tipo del valore eccezionale del mio lavoro che sono irritanti o su speranze generiche sulla mia salute. Non rispondere affatto, perch non c' risposta possibile. Cosa fatta capo ha, e ogni commento  oziosit che rende pi odioso ci che  successo. Ci che  avvenuto mi persuade che sono diventato inetto a qualsiasi cosa, anche a vivere. Bisogner trarne le conclusioni e mettersi l'anima in pace, come si dice, poich ogni mia iniziativa per reagire alla situazione viene annientata dall'incapacit di esecuzione di quelli che dicono di volermi aiutare. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Ho riletto dopo averci ancora riflettuto, quanto  scritto sopra, per controllare ulteriormente le mie convinzioni e vedere se potevo correggerle o modificarle in qualche modo. Ma non mi  stato possibile. Per quanto abbia cercato di distillarmi il cervello non sono riuscito a trovare un qualche motivo che potesse deviare il corso dei miei pensieri. Del resto non pensare che io sia eccitato; quasi quasi desidererei di esserlo, perch ci sarebbe una prova di un contrasto interno, di un dubbio, e quindi di un residuo di ottimismo ragionevole. Ho anche riletto la lettera di Giulia, ma ci ha solo aumentato mia amarezza. Ti prego di non volermi scrivere di questi argomenti. Lascia passare un po' di tempo e lasciami dimenticare. Sar la cosa migliore. Neanche devi credere che sia troppo in collera con te; mi sono ormai abituato a pensare che di tutto ci che mi succede devo ricercare la causa in me stesso e nella mia inettitudine [...] (2) a vivere come ho gi scritto. Forse sono giunto troppo tardi a questa forma di saggezza. Ma meglio tardi che mai, non ti pare?
ANTONIO.

Note.
Nota 1: L'11 maggio Tatiana aveva scritto: Ho ricevuto la tua ultima lettera e ti voglio dire che sono certissima non solo che potrai fare cose utili nella vita, ma che ci che sar il frutto del tuo lavoro avr sempre un valore eccezionale (confronta "Antigone e il prigioniero", citato, pagina 155).
Nota 2: Alcune parole cancellate da Gramsci.


393.
22 maggio 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto due tue lettere e in quella del 17 la traduzione del bigliettino di Delio. L'originale e il disegnino non mi sono stati consegnati per ora. - Non so se sia il caso di mandare a Delio il libro della Beecher Stowe. Ne avr sentito parlare genericamente come di un gran libro e non nego che alle vecchie generazioni tale possa ancora apparire, poich il ricordo della lettura si mescola necessariamente al ricordo di un mondo di sentimenti che un tempo furono vivi e operanti, ma oggi mi pare siano ben morti perch diventati anacronistici. Io stesso non sono mai riuscito a gustare da ragazzo questo polpettone rugiadoso e di una sentimentalit da quacqueri della "Capanna dello zio Tom"; ho provato a leggerlo parecchie volte, ma sempre senza interesse vivo, e oggi non mi ricordo niente del suo intreccio, ricordo solo che mi annoiava mortalmente. Non so se tu pensi allo stesso modo. Sarei contento invece se Delio potesse leggere i due "Libri della Jungla" di Rudyard Kipling, in cui sono contenute le novelle alle quali egli accenna: quella della foca bianca, che riesce a salvare dalla distruzione il popolo delle foche, quella di Rikki-Tikki-Tawi, la giovane mangusta che lotta vittoriosamente contro i serpenti di un giardino indiano, e la serie delle novelle di Mowgli, il bambino allevato dai lupi. In queste novelle circola una energia morale e volitiva che  agli antipodi di quella dello zio Tom e ci mi pare sia il caso di far gustare a Delio, come a ogni altro bambino del quale si voglia irrobustire il carattere ed esaltare le forze vitali. Di queste novelle esistono quattro o cinque edizioni in italiano; una dell'editore Sonzogno costa poco (credo 4 lire al volume e i volumi sono due), ma la traduzione  fatta dal francese. Un'edizione migliore, fatta direttamente dall'inglese,  quella dell'editore Corticelli di Milano. Ma migliore di tutte  l'edizione francese edita dal Mercure de France (naturalmente la migliore edizione sarebbe il testo inglese, ma in casa nessuno potrebbe tradurlo a Delio). - In queste ultime settimane sono andato nuovamente indebolendomi, fino al punto che devo stare a letto per evitare la febbre e il capogiro. E' vero che a letto la temperatura si abbassa, fino sotto i 36, ma lo stare levato porta la temperatura a 37.5 con complicazioni spiacevoli di estrema debolezza di forti emicranie e di capogiri. A letto posso stare con gli occhi chiusi e non vedere le pareti che mi girano intorno.
Ti abbraccio.
ANTONIO.


394.
29 maggio 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto finora tre tue cartoline; penso che qualche altra deve essere ancora negli uffici e che forse mi sar consegnata oggi. Avevo molta ansia di vederti e di parlarti e pensa quanto sono stato spiacente nel sapere il tuo malessere (1). Ho pensato che forse anch'io avevo contribuito, dandoti dei dispiaceri, a determinare una minore resistenza del tuo organismo ai mali. Bisogna che ti spieghi quale  l'attuale mio stato d'animo e come si formano i miei atteggiamenti immediati. E' vero che il corso dei miei pensieri non fluisce pi normalmente sotto il freno di punti di riferimento critici, si forma invece per ingorghi emozionali che per giorni e giorni mi tengono in uno stato come di ossessione psichica da cui non riesco a liberarmi in nessun modo; i tentativi anzi, in questo senso, (poich si vede che non ho ancora perduto completamente l'equilibrio) aumentano l'ossessione fino alla frenesia. Avviene come se una mano inesperta tenta di frenare una emorragia; con i suoi atti incomposti e malsicuri accresce l'emorragia stessa. Ci mi scoraggia sempre pi. Significa che ho perduto ogni reattivit in senso razionale e che mi avvicino a una fase in cui le corbellerie saranno il contenuto dei miei atti (a dire il vero non sono persuaso che una tale fase non sia gi cominciata). - Mi ha sconvolto, nella lettera di Giulia, quel senso di ottimismo che vi circola e che culmina nella conclusione. Scrivere a Giulia mi era gi prima molto difficile; oggi mi  diventato quasi impossibile. Mi ripugna fare con lei delle commedie e fingere di avere delle convinzioni che non ho assolutamente. Perci ti avevo tanto espressamente con tutto il cuore pregato di non immischiare Giulia nei tentativi da fare per cercare di alleviare le mia situazione, di non comunicarglieli neppure. Tu non hai capito che questa condotta era un modo di difendere Giulia, di preservarla, nelle sue condizioni di salute, da ogni stato di orgasmo e da ogni forte delusione. Era un cosa molto importante anche per me, perch non rendeva difficile la mia corrispondenza con lei, mentre oggi essa  diventata quasi impossibile. La condotta di preoccuparsi solo del momento immediato e non dell'avvenire, di suscitare sentimenti di ottimismo passeggero ed effimero senza pensare che essi dovranno o potranno (con la pi grande possibilit) essere distrutti dalla ferrea realt, mi pare repugnante  estremamente pericolosa. Non solo, ma mi pare che essa corrisponda in chi l'attua, a una tal quale faciloneria che  gi un sintomo di volont disordinata e caotica, per cui, non prospettandosi le reali difficolt di una iniziativa, non se ne tiene conto, non si fa nulla per rimuoverle e quindi si manda tutto in malora. La bont disarmata, incauta, inesperta e senza accorgimento non  neppure bont,  ingenuit stolta e provoca solo disastri. Fino a qualche tempo fa io ero, per per cos dire, pessimista con l'intelligenza e ottimista con la volont. Cio, sebbene vedessi lucidamente tutte le condizioni sfavorevoli fortemente sfavorevoli a ogni miglioramento nella mia situazione (tanto generale, per ci che riguarda la mia posizione giuridica, come particolare, per ci che riguarda la mia salute fisica immediata) tuttavia pensavo che con uno sforzo razionalmente condotto, condotto con pazienza e accortezza, senza trascurare nulla nell'organizzare i pochi elementi favorevoli e nel cercare di immunizzare i moltissimi elementi sfavorevoli, fosse stato possibile di ottenere un qualche risultato apprezzabile, di ottenere per lo meno di poter vivere fisicamente, di arrestare il terribile consumo di energie vitali che progressivamente mi sta prostrando. Oggi non penso pi cos. Ci non vuol dire che abbia deciso di arrendermi, per cos dire. Ma significa che non vedo pi nessuna uscita concreta e non posso pi contare su nessuna riserva di forze da esplicare. Lo schema che mi si presenta agli occhi  questo: immagina che io sia partito da una posizione 100, con 100 di forze e 100 di pesi da sopportare. C' una prima crisi: dalla posizione 100 si crolla a 70, con 70 di forza e sempre 100 di pesi. C' una reazione; si risale ma non pi fino a 100, fino a 90 solamente con 90 di forze. Cos si procede di crisi in crisi, con reazioni che diventano sempre pi difficili, perch il peso da sopportare aumenta, in senso assoluto e relativo e le forze distrutte non si ricostituiscono pi. Oggi credo, con una gran fatica, di essere risalito a una posizione 60 (dopo il 7 marzo), e forse sono troppo ottimista, ma sono persuaso che la prossima volta, e non credo debba essere molto lontana, (perch l'estate mi ha sempre prostrato anche se non accompagnato da altre condizioni sfavorevoli) il crollo sar tale che non riuscir pi a evitare di rimanere permanentemente invalido (d'altronde gi oggi non ho pi riacquistato l'uso facile delle mani). Credi pure che tutte le parole generiche non possono mutare n la condizione di fatto n la mia convinzione: queste parole generiche le so pensare io stesso, dirmele io stesso, e per due anni le ho pensate e me le sono dette. Non so pi se oltre le parole generiche, ci sia la possibilit di fatti concreti. Non vedo pi che ci sia gran che da fare, ormai. Ci che poteva essere fatto  stato fatto, ma non bene e non con l'accortezza e la precisione che erano necessarie. Questa  la mia convinzione. Come far a scrivere a Giulia? Cosa le potr scrivere? Credi che ci ho pensato molto e non sono riuscito a trovare una via. Questo pi di tutto mi dispiace, che si sia creata questa situazione in cui la corrispondenza diventa cos difficile e assurda, mentre era una delle poche cose che ancora tenessero a contatto con la vita. - Ho ricevuto il memoriale (2) e l'ho letto con molto interesse, sebbene non abbia molta tendenza ad afferrare i ragionamenti dei giuristi. Non posso dare nessuna indicazione in proposito di carattere giuridico n di altro genere. Posso ricordare solo che nel discorso al Senato sulla legge del Tribunale Speciale, il ministro Rocco escluse tassativamente ogni potere retroattivo della legge stessa e perci pare strana l'obbiezione del Procuratore generale. Mi pare anche di ricordare che il Rocco o nel discorso sul codice o nella relazione al Re abbia egli stesso sostenuto che uno dei pregi della nuova compilazione consisteva nel fatto che aveva introdotto con l'art. 305 una figura di reato che non esisteva nel codice del 1889 (si tratta certamente della relazione generale) apprestando cos una nuova arma di difesa della personalit dello Stato (il brano corrispondente  forse a p. 98 dell'edizione del Codice dovuta alla Libreria dello Stato).- Ho ricevuto il testo del biglietto di Delio e il disegno che non mi pare dimostri molte attitudini. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Tatiana soffriva di otite (confronta la lettera seguente) ed era stata costretta a rinunciare al colloquio previsto per il 26 maggio.
Nota 2: Si riferisce probabilmente al secondo o al terzo dei memoriali presentati al Tribunale speciale.


395.
5 maggio (1) 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto tre tue cartoline. Mi dispiace che i disturbi all'orecchio non ti siano ancora passati e temo che essi ti inducano a trattenerti ancora a Turi. Mi pare che ti sia trattenuta anche troppo e non so proprio comprendere perch non abbia preso una decisione gi da parecchio tempo. La tua indecisione finisce col comunicarsi anche a me, lasciandomi in uno stato vaporoso di attesa nebulosa, di dubbi, di incertezza. Mi pare che sia tempo di porre fine a tale condizione. Ti prego di essere veramente energica, come hai detto l'ultima volta che ci siamo parlati e di fare in modo che si giunga a una conclusione. La mia vita  una tale tortura che qualsiasi mutamento  preferibile a questo quotidiano logorio senza prospettive. Ho ricevuto gli effetti di biancheria che mi hai inviato, ma li ho appena contati al momento della registrazione. Credi davvero che mi interessi tanto di calze e di mutande? Mi pare che tutto ci neppure mi riguardi e in realt non so vedere in che cosa mi riguardi: tutto ci che mi scrivi in proposito mi  parso una canzonatura. Ti prego davvero, appena credi di essere in condizioni di viaggiare, di deciderti a rientrare a Roma e di volermi subito informare della decisione che a quest'ora sar stata presa o che potr essere sollecitata. Cos potr anch'io decidermi prima di perdere ogni controllo fisico su me stesso. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Carissima, ti prego proprio di cuore di essere pi energica e di porre un termine, in qualsiasi modo, a questo periodo che mi pare una semplice perdita di tempo. Sono diventato completamente ottuso e non so dirti altro. Credo che tu non ti renda conto della mia situazione con esattezza; altrimenti non saresti rimasta tanto tempo in questo paese, dove tu stessa finirai col logorarti fisicamente. Ti assicuro che a me ormai interessa solo di finirla e di essere messo in grado di prendere una mia decisione.
Ti abbraccio
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Si legga giugno.


396.
11 giugno 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto stamane una tua cartolina. Sono lieto delle tue migliorate condizioni di salute. Mi pare che l'avvocato abbia ragione di desiderare che lo si avverta di ogni iniziativa che si deve o si vuole prendere. Del resto io non ti ho mai consigliato, se ben ricordi, niente che debba intralciare l'attivit dell'avvocato (1). So bene che  sempre dannoso modificare una linea di condotta mentre essa  in via di svolgimento. La mia opinione anzi  ancora pi recisa. Penso che una linea di condotta, per cattiva che sia,  sempre migliore dell'imbroglio che risulterebbe se si volesse interromperla per iniziarne una nuova, anche se questa razionalmente sembra migliore in s. Poich la situazione  compromessa, non pu infatti pi essere migliore in s. Il mio consiglio si riferiva al tempo o ritmo se ben ricordi. Del resto da una tua altra cartolina mi  sembrato di capire che tu mi hai esposto molto sommariamente ci che si sta facendo e che pertanto mi sfuggono elementi forse essenziali. Ti raccomando anzi di ringraziare l'avvocato per tutto ci che ha fatto finora per me. Cos devi specialmente congratularti con lui per l'impostazione data alla quistione che egli ha prospettato al Tribunale Speciale. La quistione avr la fine che avr: mi pare in ogni modo che sia stato un buon successo l'aver ottenuto che si discuta e si prenda in considerazione. Ti prego di scrivere a Teresina, dicendole che tempo fa ho ricevuto una sua lettera con una fotografia; poich mi annunziava altre fotografie ho aspettato di risponderle e cos  passato il tempo. Attender ancora sue notizie e risponder tutto in una volta. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Nota 1: Il 7 giugno Tatiana aveva scritto a Gramsci: Se anche fossi tornata a Roma non avrei saputo intraprendere niente di positivo in nessun modo. Il signor avvocato mi ha raccomandato di non fare nulla senza avvertirlo prima, anzi senza esserci messi d'accordo, perch evidentemente potrebbe capitare di fare dei passi contrari; a suo tempo ho scritto all'avvocato quali erano i tuoi desideri, e debbo regolarmente ricevere una risposta. Il Ministero poi doveva rispondere allo zio che naturalmente avrebbe scritto immediatamente all'avvocato ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 124), Lo zio dell'avvocato (Sraffa),  Mariano D'Amelio (confronta la lettera 158 e nota 2), impegnato all'epoca a sondare la disponibilit del Tribunale speciale ad accogliere la domanda di libert condizionale. Da una lettera del 29 maggio 1933 di Angelo Sraffa al figlio Piero, si ha tuttavia notizia che i buoni uffici del senatore D'Amelio avevano trovato un ostacolo imprevisto nella campagna internazionale per la liberazione di Gramsci. Si attendeva infatti da parte del presidente del tribunale una risposta quasi sicuramente favorevole. Se non che... patatrac... all'ultima ora viene la notizia che l'"Humanit" ha pubblicato la relazione di Arcangeli, con furore del capo della polizia e di tutti quanti, pertanto quel poveretto di Gramsci non vedr pi disposto col favore che si sperava fino a venerd (confronta P. SPRIANO, "Gramsci in carcere e il partito", citato, pagine 151-152).


397.
11 giugno 1933.

Carissimo Delio,
riceverai un nuovo esemplare di Pinocchio. Cos riceverai il libro in cui sono contenute le novelle della Foca bianca, di Rikki-Tikki-Tawi e di Mowgli. Non capisco perch tu voglia leggere "La capanna dello zio Tom" che ormai  un libro senza interesse, noioso e inutile. Esso era un libro interessante per i bambini di novanta anni fa, quando tutti avevano le tasche piene di lacrime e di sospiri. Oggi credo che i bambini sono un po' cambiati e che sia meglio leggere la storia della Foca bianca. Per se tu proprio lo desideri ti mander anche la "Capanna dello zio Tom" e tu stesso ti convincerai che si tratta di un libro scritto per commuovere i bottegai americani del Nord di tanti anni fa e che a te interessa poco. Ti bacio forte forte.
ANTONIO.


398.
18 giugno 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina del 16. Non so se sia proprio vero che le tue condizioni sono migliorate in pochi giorni. Quando ti vidi all'ultimo colloquio mi sembr che avessi perduto tutto il buon aspetto che avevi appena giunta a Turi. - Non so cosa hai scritto all'avvocato, perch non ricordo neppur io ci che ti dissi qualche giorno fa. Sto subendo un nuovo processo di deperimento come quello che fin con la crisi del 7 marzo. Ma ora mi tormenta in pi un continuo mal di capo acutissimo. Carissima, credo che sia proprio giunto il momento che io prenda una decisione energica. Questo continuo lamentarmi ha stuccato anche me in modo incredibile. Poich pare ormai accertato che non si pu fare nulla, il meglio sar di lasciare andare tutto per la sua china. Proprio oggi sono due mesi che sono stato visitato dall'ispettore sanitario (1). Quanto rumore per nulla! Ossia non per nulla, ma per peggiorare le cose, perch mentre prima c'era la prospettiva di poter fare qualche cosa, ora anche questa prospettiva non c' pi e io non ho pi forze. Credo che questa sar l'ultima volta che ti scriver di tali argomenti e poich non sapr che scriverti, sar bene che per qualche settimana non ti scriva del tutto. Poi vedremo. Ti prego proprio di rientrare a Roma appena potrai viaggiare. Se avrai bisogno di riposo potrai recarti in qualche paese del Lazio, dove avrai un ambiente migliore di qui. Credi che il vederti cos deperita e sofferente aumenta il mio scoraggiamento e la mia depressione. Puoi dire all'avvocato che lo ringrazio di quanto ha fatto per me e che sono persuaso che egli ha fatto tutto il fattibile nella linea che egli ha creduto la migliore. Ma ormai  necessario trarre la conclusione che tanto tempo passato aspettando  esso stesso una conclusione chiara. Spero che prima che tu parta potr vederti ancora una volta, sebbene ormai non so cosa dirti. Avrai almeno avuto la possibilit di mutare la strana opinione che una volta avevi e che purtroppo ha pesato tanto su tutti gli ultimi avvenimenti: che cio io non facessi nulla per evitare di star male, che fossi abulico, che non volessi domandare eccetera. Ci mi ha molto amareggiato nel passato, perch ce n' voluta perch si distruggesse in te (e non so se ancora sia completamente distrutta) la concezione idilliaca e arcadica che ti eri formata dello stato delle cose. Come hai visto, non voler vedere le difficolt e gli ostacoli,  proprio ci che ha impedito di superare le difficolt e rimuovere gli ostacoli, non solo, ma probabilmente ha contribuito ad aggravare le difficolt e a creare nuovi ostacoli. Forse sarebbe stato bene se tu avessi acconsentito subito a ci che ti scrissi, mi pare nel novembre scorso (2); io sono ritornato a quello stesso stato d'animo, che del resto non mi ha mai completamente abbandonato. Giulia avrebbe subito un dolore, ma il tempo avrebbe gi cominciato a guarire la piaga. Invece siamo nuovamente al punto di partenza. E io non ho pi la forza che allora ancora avevo. Carissima,  meglio che smetta di scrivere, invece di seguire tutti i calabroni che mi ronzano nel cervello. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 388 e nota 2.
Nota 2: Confronta la lettera 352.


399.
2 luglio 1933.

Carissima Tania,
ricevo in questo momento la tua cartolina di ieri. Ho avuto le 200 lire e i due tubetti di Elastina. A proposito della tua cartolina devo dirti che non voglio pi essere una cavia per fare esperimenti di nuovi preparati. Non so se tutto questo ti diverta; io sono giunto al limite estremo della pazienza. Non so, e non mi pare, se tu ti sei accorta che molte cose sono cambiate in me radicalmente. Devo confessare il mio torto di aver lasciato che le cose si trascinassero cos a lungo. Spero, tra breve, di essere maturo a sufficienza per porre un termine a tutte queste tiritere sconclusionate e senza senso comune. Ti prego di ricordare ci che ti dissi a gennaio quando venisti a colloquio e di rileggere, se ancora le hai a portata di mano, le lettere che ti scrissi dopo di allora. Cos ti persuaderai che non si tratta di un colpo di testa, ma della fase terminale di un lungo processo, fase necessaria, che solo una incredibile cecit ti ha impedito di prevedere e di apprezzare convenientemente. Sono immensamente stanco. Mi sento distaccato da tutto e da tutti. Ieri al colloquio ne ho avuto la riprova. Devo dirti che il colloquio mi pesava come un supplizio e che no; vedevo l'ora che finisse. Voglio dirti la verit con tutta franchezza e brutalit, se la parola  pi adatta. Non ho niente da dirti e da dire a nessuno. Sono svuotato. L'ultimo tentativo di vita, l'ultimo sussulto di vita l'ho avuto in gennaio. Non hai capito. O non mi sono fatto capire, nelle condizioni in cui devo muovermi e parlare. Non c' ora pi nulla da fare. Credi pure, se qualche altra volta ti capiter nella vita di avere esperienze come quella che hai avuto con me, che il tempo  la cosa pi importante: esso  un semplice pseudonimo della vita stessa. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Forse  bene che rilegga la mia lettera del settembre 1932 (1), perch da allora  cominciato questo periodo. Potrai convincerti che da parte mia tutto  stato fatto per darti un concetto esatto delle mie condizioni sia fisiche che psichiche. Se hai creduto che si trattasse di letteratura, hai avuto torto. Del resto io sono sempre stato abituato a pagare di persona, anche quando, per mia inettitudine, non sono riuscito a farmi capire o a farmi prendere sul serio abbastanza perch le mie indicazioni fossero seguite. Proprio per questo sono in carcere da sette anni e ho sacrificato la mia esistenza.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 336.


400.
2 luglio 1933.

Carissima Teresina,
ho ricevuto ci che mi hai mandato e ti ringrazio della buona intenzione. Non maravigliarti se scrivo poco, anche per l'avvenire. Vedr di scrivere di tanto in tanto. Sono sempre molto stanco e non so cosa scrivere.
Ti abbraccio con tutti di casa.
ANTONIO.


401.
6 luglio 1933.

Carissima Tania,
ho domandato di poterti scrivere questa lettera straordinaria. Credo che a quest'ora avrai gi ricevuto la lettera da me scritta domenica e sarai rimasta addolorata. Sono diventato mezzo pazzo e non sono sicuro di non diventarlo completamente tra breve. Ti supplico di seguire scrupolosamente quanto ora ti scriver. Sar forse il solo mezzo perch appunto non diventi pazzo del tutto. 1. Vedi se ti concedono un colloquio, appena ricevuta questa lettera. Poich ti devo pregare di partire immediatamente per Roma, e siccome consentono sempre un colloquio di saluto,  probabile che sia possibile parlarci a viva voce. 2. Se il colloquio non ti viene concesso, ti prego di partire immediatamente per Roma, senza aspettare per nessuna ragione e senza lasciarti distogliere o deviare da frivolezze o cose secondarie. Devi fare una pratica d'urgenza perch io sia trasferito nel pi breve tempo possibile dal carcere di Turi nell'infermeria di un altro carcere dove ci siano specialisti che possano sottopormi a un esame sufficiente per stabilire da quale complesso di mali sia affetto e possano farmi la radioscopia del polmone che risolva i dubbi sia del prof. Arcangeli sia dell'ispettore carcerario dott. Saporito. Ti prego di credere che non posso pi resistere. Il dolore al cervelletto e alla scatola cranica mi fanno uscire da me stesso. Cos  aggravata e si aggrava progressivamente la difficolt nell'uso delle mani, ci che non pu essere semplicemente dovuto all'arteriosclerosi. - E' venuto oggi a visitarmi un ispettore dell'amministrazione carceraria, il quale mi ha dato la pi ampia assicurazione che d'ora innanzi sar curato e che le condizioni disastrose d'igiene nervosa in cui mi sono ammalato e aggravato verranno rimosse. Non ho nessuna ragione per dubitare che si abbia tutta la buona intenzione di aiutarmi. Ma credo, per una esperienza di due anni, che ci sia insufficiente, prima che un esame serio stabilisca con esattezza ci che mi fa soffrire in un modo cos torturante e ormai insopportabile e che indicazioni precise su una cura siano date da medici competenti e coscienziosi. Se non fosse venuto l'ispettore avrei fatto la domandina per inviare io stesso un'istanza al Capo del Governo, poich tu hai lasciato passare ben 4 mesi senza deciderti a fare ci che io subito ti avevo detto di fare, e cos hai contribuito a prolungare questo periodo di atroce agonia in cui ho vissuto finora. L'ispettore mi ha assicurato che il Ministero vuole interessarsi del mio caso: spero cos che una cosa tanto semplice, come quella di essere inviato in una infermeria carceraria organizzata modernamente non sia difficile da ottenere. E' una cosa che succede spesso. Non posso darti indicazioni, perch ignoro: ho sentito parlar delle infermerie di Roma e di Civitavecchia, ma mi interessa poco il luogo. Mi interessa di essere tolto da questo inferno in cui muoio lentamente. Se ti domandano se il trasferimento da Turi deve esser definitivo o meno, credo non debba rispondere tassativamente. L'importante  di essere subito allontanato, visitato seriamente e metodicamente, messo in grado di superare l'anemia cerebrale con un po' riposo. Poi decideranno, anche in base al certificato dei medici, dove mandarmi. Credo di averti spiegato ci che devi fare. Ti prego di farlo subito, senza titubanze o esitazioni o mezze misure. - Ti dar qualche spiegazione per la lettera precedente. Ero in un continuo stato d'animo di aspettazione per la tua partenza da Turi; se appena giunta, mi avessi avvertito che saresti rimasta tanto tempo, io avrei preso le mie decisioni subito e non avrei lasciato passare tanto tempo inutilmente. Ma ci che mi ha esasperato  stato il tuo accenno al prof. Fumarola e ai sonniferi: ti avevo spiegato di che si trattava, mi avevi persino detto di essere stata stupida a non capire, e poi mi ritorni parlare di Quadro Nox e di altri preparati che non mi giovano a nulla se non forse ad aggravare il mio male rendendo pi brusco e sconcertante il risveglio sforzato. Ho ricevuto ieri la tua cartolina dove riporti ci che ti ha scritto l'avvocato (1); ma a che si riferisce? Del resto non mi importa se il Tribunale Speciale mi possa o no diminuire di qualche anno la pena. Tu mi fai l'impressione di uno che assiste ad un annegamento e invece di trarre dall'acqua il pericolante, si preoccupa prima di acquistargli un nuovo corredo e magari di trovargli un'altra professione in cui non corra il rischio di cadere in acqua. E intanto l'altro affoga. Del resto ti prego, appena ricevuta questa lettera, e non ti accordano il colloquio, di telegrafarmi se sei disposta a fare quanto ti ho scritto e immediatamente. Se non sei disposta, lo far io stesso appena mi sar possibile date le formalit d'uso. Se non fossi caduto nello stato di ebetudine in cui mi sono trovato nei mesi scorsi avrei fatto da me alla bella meglio e sarebbe stato meglio. E' una lezione per l'avvenire. E pensare che io stesso ho scritto a Giulia l'apologo dell'uomo caduto nel fosso! Aspetto una tua risposta. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: In una cartolina postale del 5 luglio Tatiana riferiva per conto di Sraffa: Nino carissimo, ricevo due righe dall'avvocato, ecco ci che mi scrive 'Scriva al professor Gramsci che la sua decisione mi  stata comunicata ma che ritengo necessario di proseguire le pratiche intraprese, perch anche se la soluzione ritarda, ci non vuole affatto dire che sar sfavorevole': quindi l'avvocato continua le pratiche ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 124-125).


402.
10 luglio 1933.

Carissima Tania,
mi  sembrato che una delle conseguenze degli avvenimenti di questi ultimi mesi sia stata quella di farti diminuire la fiducia in te stessa e di tenerti sotto l'incubo di commettere errori. Perci voglio scriverti alcune osservazioni e darti qualche indicazione che ti mostri almeno l'indirizzo generale da seguire. 1. Nel fare la pratica (scritta o a voce) per il mio trasferimento in una infermeria dove possa essere sottoposto a un esame razionale e sistematico, devi fare notare che questa pratica ha solo un carattere immediato e di urgenza, dato il fatto che per quattro mesi nulla si  fatto per curarmi (oltre alla quistione del dubbio sull'apicite al polmone destro e dei fenomeni morbosi alle mani). Quindi la pratica iniziata nel marzo, sulla base del certificato del prof. Arcangeli, deve intendersi ancora in piedi e sempre d'attualit. - 2. Non devi metterti in testa che per scrivere a S. E. il Capo del Governo occorrano chiss quali attitudini letterarie o giuridiche. Mi pare che sia sufficiente esporre con semplicit ci che ti consta basandoti, per le richieste, sul certificato del prof Arcangeli. Puoi riferire sull'istanza gi fatta alla Direzione generale e sulla necessit di una soluzione pi rapida. Su questo, del resto, puoi avere consigli dall'avvocato (1). Se si risolvesse la quistione pi urgente del mio invio ad una infermeria dove si possa riposare e quindi impedire che il male si aggravi e si complichi e dove si sia curati, l'altra pratica potrebbe anche attendere un po', se l'avvocato crede che l'attendere ancora non sia nocivo. Io sono sempre persuaso, come ti ho detto riferendoti le parole del giudice istruttore e dell'avvocato militare, che tutto ci che mi riguarda di una certa importanza, non sar mai deciso senza la risoluzione del Capo del Governo. Perci ritengo indispensabile la pratica. Se, come mi hai detto, ti  possibile avere un'udienza ed essere accompagnata da persona amica a te ed autorevole, lo riterrei molto utile (2). In ogni modo dovresti cercare che un tuo memoriale preceda l'udienza. Se tu esporrai per iscritto i fatti che ti constano in modo perspicuo e convincente, non  escluso che il Capo del Governo decida di prendere dei provvedimenti, e tu potresti dire che io potrei fare una memoria circostanziata. La verit  che mi esaspera l'idea di aver subito una minorazione permanente come l'arteriosclerosi alla mia et e che ci debba passar liscio. Poich  possibile dimostrare che le condizioni in cui ci  avvenuto sono contemplate dal regolamento generale carcerario e sanzionate e poich innumerevoli volte i Direttori della Casa Penale di Turi hanno dato disposizioni perch tali condizioni fossero rimosse, non  difficile identificare amministrativamente i responsabili. Carissima, credo che tu farai volentieri quanto ti scrivo, perci ti d tanto lavoro. Ti prego inoltre di credere che se le mie sofferenze non fossero diventate insopportabili e torturanti, avrei avuto pazienza come ne ho avuta tanto in questi anni. - Nel caso che il mio trasferimento fosse deciso nei modi che ti ho scritto l'altro giorno, si porranno alcune quistioni che sar bene esaminare fin d'ora. Ho qui presso di me una certa quantit di libri e riviste. Una parte ha valore secondario e potrebbe essere buttata via senza grandi rimpianti. Ma una parte considerevole ha un certo valore e mi dispiacerebbe buttarla ai cani. D'altronde non posso tirarmi dietro tutto questo bagaglio. Sar possibile mandarla a te a piccola velocit? Oppure come dovr fare? Se il trasferimento fosse deciso, puoi informarti di come la Direzione Generale risolve questi problemi? Io potrei fare una scelta dei libri di studio da portare con me e il resto vorrei mandarlo a te perch lo custodisca. Ma sar possibile farlo? Nel caso fa osservare che, relativamente, si tratta di una quantit considerevole e che costerebbe troppo far fare a dei libri dei viaggi e controviaggi. - Ti voglio ancora ricordare e raccomandare le due lettere da scriversi di cui ti avevo parlato fin dal gennaio (3). Non capisco perch l'avvocato, che non aveva respinto l'idea, abbia poi tanto ritardato. Io credo che, proprio in questo periodo, l'iniziativa da me suggerita avrebbe avuto possibilit di riuscire. A meno che io non sia diventato completamente imbecille (ci che per potrebbe anche essere). Per concludere ti ripeto ci che ti ho detto a voce: non si pu domandare a nessuno di riuscire tassativamente in una impresa difficile, ma si pu domandargli di fare tutto ci che  necessario per riuscire e rimproverarlo se appunto non ha fatto ci che era necessario e logico fare. Forse a quest'ora ti sarai persuasa (nel senso che ne avrai capito le ragioni) che io avevo molta ragione nel settembre dell'anno scorso quando mi sono tanto incollerito perch tu non ti eri attenuta alla lettera delle mie indicazioni. Da allora infatti la mia situazione  diventata catastrofica. Ma speriamo che tutto ci sia diventato davvero cosa passata.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Ti ricordo che ho la temperatura sempre anormale; superiore ai 37, fino a 37,5.


Note.
Nota 1: Il 9 luglio Tatiana aveva scritto a Sraffa: Ho trovato Nino fermamente deciso nel suo proposito di essere trasferito da Turi, in un altro carcere ove ci sia una infermeria coi sistemi di cura moderni. Ho sentito dire che tale  l'infermeria del carcere di Civitavecchia, ove vengono inviati i detenuti che debbono stare sotto osservazione, o subire qualche esame speciale. Nino desidera che io faccia, con la massima sollecitudine, richiesta del trasferimento per un luogo come Civitavecchia. Egli dice che la pratica la posso compilare io stessa dato che si tratta di un caso molto comune e che il provvedimento potr forse essere preso d'ufficio, al Ministero competente. Allegate a una sua lettera del 16 seguente, Sraffa le invier poi le minute di due istanze, da presentare in successione a Giovanni Novelli, direttore generale degli istituti di pena, e a Mussolini (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 127-130).
Nota 2: Sraffa consiglier a Tatiana il 18 luglio di lasciar cadere tale ipotesi, in quanto riteneva non vi fosse nessuna speranza che possiate ottenere un'udienza dal Capo del Governo (ivi, pagina 131).
Nota 3: Un riferimento a questo progetto di Gramsci  nella relazione dell'11 febbraio 1933 inviata da Tatiana a Sraffa dopo il viaggio a Turi. Parallelamente alle pratiche per la concessione della libert condizionale, il detenuto chiedeva venisse esperito quello che Tatiana definisce il tentativo grande, ovvero quello che dovrebbe dargli maggiore possibilit, cio la sua liberazione dietro la richiesta del governo nostro al governo nazionale. 'E' evidente, disse, che queste cose si devono fare da governo a governo e non da partito a governo'. Nino espresse il desiderio che voi cercaste di procurarvi l'indirizzo di Kergenzeff o di Makar [diplomatici russi conosciuti da Gramsci] per fare fare loro i passi necessari ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 236-237). Anche questa iniziativa, nel cui ambito Giulia present un'istanza alle autorit sovietiche, si protrasse per svariati mesi ma venne lasciata cadere (si vedano, per una ricostruzione complessiva G. FIORI, "Gramsci Togliatti Stalin", citato, pagine 69-74, e alcuni documenti relativi in "L'ultima ricerca di Paolo Spriano", citato, pagine 26-31).


403.
17 luglio 1933.

Carissima Tania,
dopo la tua cartolina dell'11 non ho ricevuto altre tue notizie. Spero che il viaggio non ti abbia troppo affaticato (1); l'ultima volta che ti ho visto mi  sembrato che tu fossi meno bene della penultima volta. Io non so cosa scriverti. Mi era parso fino a due giorni fa di sentire un qualche beneficio dall'Elastina e dal fatto che di notte, se non dormo ancora, almeno sono meno agitato. Ma tutto  precario: ieri e oggi mi pare di avere degli spilli nelle mani e se voglio scrivere devo fare della calligrafia a disegno, poich sono pieno di scatti improvvisi e automaticamente impulsivi. Eppure mi pare che dovrei stare meglio. Mi  stato consegnato il biglietto di Giuliano, ma esso  stato scritto da Giulia; solo l'intestazione  del bambino. Carissima, ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Tatiana era rientrata a Roma il 12 o il 13 luglio.


404.
24 luglio 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 20 corr. con la lettera di Giulia. Non mi sento ancora in grado di scrivere a Giulia, non so da dove incominciare e cosa dirle. Dalla sua lettera pare che ella sia informata della mia malattia. Le hai scritto tu e come? Credo di poterti dire nonostante abbia visto come siano precarie queste constatazioni, di stare un po' meglio. Il cambiamento di cella e quindi di alcune delle condizioni esteriori della mia esistenza, mi ha giovato nel senso che ora posso almeno dormire, o almeno non ci sono le condizioni che mi impedivano il sonno anche quando ero assonnato e mi risvegliavano bruscamente mettendomi in agitazione e in orgasmo. Non dormo regolarmente ancora, ma potrei dormire; in ogni caso, anche quando non dormo, non sono molto agitato. Credo che ci sia da accontentarsi; dato che l'organismo sconquassato non pu certo riabituarsi alla normalit subito e inoltre ora la sopraggiunta pressione arteriosa deve produrre di per s una certa insonnia. Naturalmente per dormire un po' devo prendere dei calmanti; cos ho ripreso a consumare quelli che avevo prima del marzo, anche il Quadro Nox, al quale tu davi tanta importanza e che ora mi  realmente utile. Ecco dunque che il parere del prof. Fumarolo non era campato in aria e anche la tua coscienza scientifica pu tranquillizzarsi. Tra giorni inizier una cura ricostituente di iniezioni a base di stricnina e fosforo. Il nuovo medico che mi ha visitato mi assicura che mi giover molto. Egli mi ha detto che alla base del mio malessere  un esaurimento nervoso e che le altre manifestazioni sono di carattere funzionale e non organico. A quanto pare occorre curare anche la mia psiche. Tutto questo, per quanto io possa giudicare,  verosimile. Non so se l'arteriosclerosi possa esser detta una manifestazione funzionale e non organica; in ogni modo sia per effetto dell'Elastina, sia per il fatto che per quattro o cinque notti ho dormito un po' mi pare di sentire meno la pressione e certamente sono diminuiti (attenuati) la palpitazione e il dolore al cuore; solo le mani mi dolgono continuamente e non posso sostenere nessun peso e stringere con una qualche energia. Per ci che riguarda la psiche non posso dire molto di preciso:  certo che per molti mesi sono vissuto senza alcuna prospettiva, dato che non ero curato e non vedevo una qualsiasi via d'uscita dal logorio fisico che mi consumava. Non posso dire che questo stato d'animo sia cessato, che cio mi sia persuaso di non essere pi in condizioni di estrema precariet, tuttavia mi pare di poter dire che questo stato d'animo non  ossessionante come nel passato. D'altronde esso non pu cessare con uno sforzo di volont; intanto dovrei essere in grado di fare questo sforzo, o di sforzarmi di sforzarmi, o di sforzarmi di sforzarmi di sforzarmi eccetera. A parole  semplice, nei fatti ogni sforzo conseguente diventa subito un'ossessione e un orgasmo. Adesso che sto meglio, quelli che stavano con me quando mi trovavo nel punto critico della malattia mi hanno detto che nei momenti di vaneggiamento c'era una certa lucidit nei miei sproloqui (che poi erano intramezzati da lunghe tirate in dialetto sardo). La lucidit consisteva in questo: che ero persuaso di morire e cercavo di dimostrare l'inutilit della religione e la sua inanit ed ero preoccupato che approfittando della mia debolezza il prete mi facesse fare o mi facesse delle cerimonie che mi ripugnavano e da cui non sapevo come difendermi. Pare che per una intera notte ho parlato dell'immortalit dell'anima in un senso realistico e storicistico, cio come una necessaria sopravvivenza delle nostre azioni utili e necessarie e come un incorporarsi di esse, all'infuori della nostra volont, al processo storico universale eccetera. Ad ascoltarmi era un operaio di Grosseto che cascava dal sonno e che credo abbia creduto che io impazzissi, secondo l'opinione anche della guardia carceraria di servizio. Tuttavia ricordava i punti principali del mio sproloquio, punti che io ripetevo continuamente. Carissima, come vedi, il fatto stesso che ti ho scritto queste cose dimostra che un po' meglio mi sento. Forse non ti dispiacer di mandarmi un po' di Quadro Nox che qui non si trova. Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


405.
[luglio 1933].

Carissima Iulca,
ho riletto pi volte la tua lettera. Mi pare che da molti anni non leggessi pi le tue lettere e che abbia ricominciato da questa. Ho molto studiato la fotografia di Iulik. Mi piace molto la posa del nostro ragazzo, ma mi pare che egli abbia tanto cambiato dall'immagine che mi ero fatta di lui. Aspetto la fotografia che mi prometti. Non so cosa scriverti, dopo aver letto la tua lettera; forse non c' nulla da scrivere da parte mia o troppo, ma sbriciolato, polverizzato in un caos di impressioni e di ricordi.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


406.
1 agosto 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua lettera del 25 e la cartolina del 28. Ho ricevuto anche la lettera di Giulia. - Ieri ho fatto la prima iniezione di un preparato Clin composto di Glicerofosfato di soda, di Cacodilato di Soda e di Solfato di stricnina; far una iniezione ogni tre giorni per vedere come sopporto la stricnina. Spero che mi faccia bene, sebbene non sia propenso a farmi delle illusioni. Penso che le iniezioni potranno giovare per l'esaurimento nervoso, ma che rimarr sempre l'ipertensione arteriosa a lasciarmi poco tranquillo. Non mi hai accennato se hai fatto la pratica presso il Capo del Governo, che secondo me  la pi importante ed essenziale. Quella presso il Ministero ha perduto, per ora, della sua urgenza:  certo che le condizioni in cui mi trovo ora sono molto migliori di quelle in cui mi trovavo quando ti parlai l'ultima volta e potrebbero ancora migliorare senza grandi difficolt. Oggi, se dormo poco, la causa , in massima parte, da ricercare nelle mie condizioni fisiologiche e non pi tanto in cause esteriori e meccaniche. Cercher di scrivere a Giulia, anche se brevemente. Carissima, ti sarei molto grato se mi potessi spedire un po' di danaro. Adesso spendo molto e se mi trovassi dinanzi a un bisogno straordinario, mi troverei senza soldi. Questo mese ho speso 141 lire e me ne rimangono 144; forse  una sciocchezza, perch certo ne ho a sufficienza per tutto il mese, e si tratta di una delle tante fissazioni! - Ho riletto pochi giorni fa "La capanna dello zio Tom" e mi ha fatto una impressione migliore di quanto non fossero i ricordi della lettura passata. Ho trovato, pur in mezzo a tanta convenzionalit e artificio propagandistico, dei tratti abbastanza robusti. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


407.
1 agosto 1933.

Carissima Iulca,
devo rispondere a tre tue lettere. Ho anche ricevuto tre fotografie di Giuliano. Non mi sento in grado di scriverti a lungo e in modo conseguente. Qualche punto delle tue lettere riguarda argomenti accennati molto tempo fa, e che ora non ricordo pi con esattezza. Ho la memoria molto indebolita. Ti scrivo poche righe per riprendere la nostra corrispondenza che desidererei fosse pi coordinata. - Sono contento davvero che Delio sia andato al campeggio coi suoi condiscepoli; credo che acquister un'indipendenza intellettuale e si liberer da molte tendenze morbose, femminili in senso deteriore. Cos mi ha interessato ci che mi hai scritto a proposito di Giuliano e del suo modo di riprodurre le impressioni ricevute osservando i fiori della campagna. Ma non ti pare che sia un po' precipitato trarre da questi piccoli fatti conclusioni tanto perentorie sulle sue inclinazioni? Si pu gi parlare di orientamenti mentali in un ragazzo ancora ai primi passi del suo sviluppo? Mi pare che ci sia molto meccanicismo scolastico in questo modo di considerare e molta, come dire? falsa scienza e pedanteria. Per  molto interessante che la maestra faccia questi rilievi e li coordini; tutto sta che i dati non siano troppo scarsi e sconnessi e pertanto non inducano a premere artificialmente su motivi educativi non bene fondati e superficiali. Carissima, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


408.
8 agosto 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto la tua cartolina del 5, i medicinali e i denari. Ti ringrazio di tutto con grande affetto. Le iniezioni che hai spedito vanno bene e saranno utilizzate. Per ci che scrivi su questo preparato, non so cosa dire. Il medico, mi pare, conta specialmente sull'effetto che dovrebbe avere sull'organismo la stricnina anche per ci che riguarda l'ipertensione arteriosa. Per questo, dopo aver consumato le compresse di Elastina ho gi preso un flacone di Angioxil sciroppo. In generale, mi pare che il medico abbia ragione (per quanto io possa giudicare) e che sia possibile che l'ipertensione sia dovuta non ad arteriosclerosi, ma a qualche altra causa, connessa con la stanchezza per la lunga insonnia e per l'esaurimento. Ci che d'altronde non  rassicurante per me, poich nonostante tutto, riposo molto poco (non pi di due ore in media per notte) e ci solo con l'aiuto dei sonniferi. Anche l'alterazione di temperatura non  superata, avantieri avevo ancora 37.2 e tutta la notte sono stato molto agitato (quando non riposo si ripete in forma violenta l'ipertensione e gli scatti automatici delle membra). Tuttavia, come media generale, mi pare di essere un po' meglio, perch un certo riposo lo godo. - Carissima, vorrei sapere se hai spedito o se spedirai a Delio le "Novelle della Jungla" di Rudyard Kipling e la "Capanna dello zio Tom". Di quest'ultima non saprei indicare una edizione: quella da me riletta nelle scorse settimane era tradotta dal francese in modo molto triviale e pedestre. - Mi sono sempre dimenticato di avvertire la Libreria che non ho ricevuto il fascicolo di maggio dei Problemi del Lavoro. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


409.
8 agosto 1933.

Carissima Iulca,
dovrei scrivere a Delio per rispondere a un suo biglietto di qualche tempo fa. Ma non ho voglia di farlo. Puoi dirgli tu stessa che gli saranno spediti due libri: le Novelle della giungla, dove sono comprese le novelle della Foca Bianca e di Rikki-Tikki-Tawi e "La Capanna dello zio Tom". Sarei contento di sapere come sia venuto in testa a Delio di leggere questo ultimo libro e se, quando egli lo avr, qualcuno glielo spiegher storicisticamente, collocando i sentimenti e la religiosit di cui il libro  impregnato nel tempo e nello spazio. Questo lavoro mi pare molto difficile da fare con un ragazzo (da fare seriamente, s'intende, e non con le solite generalit e luoghi comuni). Tanto pi che tu stessa mi pare che non sei molto adatta a ci; me ne convince ci che accenni di "Guerra e Pace" di Tolstoi e della "Cena" di Leonardo. Non sono in condizione di scrivere coerentemente e conseguentemente ci che penso in proposito. In generale, per, mi pare che tu ti metta (e non solo in questo argomento) nella posizione del subalterno e non del dirigente, cio di chi non  in grado di criticare storicamente le ideologie, dominandole, spiegandole e giustificandole come una necessit storica del passato, ma di chi, messo a contatto con un determinato mondo di sentimenti, se ne sente attratto o respinto rimanendo per sempre nella sfera del sentimento e della passione immediata. Ecco perch forse non senti pi l'attrazione di un tempo per la musica. A me pare che debba avvenire in noi una catarsi, come dicevano i greci, per cui i sentimenti si rivivono artisticamente come bellezza, e non pi come passione condivisa e ancora operante.  forse una cosa da spiegare pi a lungo, ma mi pare che tu debba capire anche da questi pochi accenni.
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.


410.
23 agosto 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto la cartolina che mi hai spedito da Bari il 19. Spero che il viaggio per Roma non ti abbia stancato troppo (1). Ti ricordo alcun cose: 1) di farmi spedire dalla libreria le "Prospettive economiche per il 1933" del prof. Giorgio Mortara e il volume della Banca Commerciale "Movimento economico italiano", che deve essere gi stato pubblicato (2). 2) Sarei molto lieto di potere avere il rapporto tenuto qualche mese fa dal governatore della Banca d'Italia Azzolini, che quest'anno  particolarmente importante. 3) Vorrei avere questo volumetto: Santino Caramella, "Il senso comune. Teoria e Pratica", Laterza, Bari (3). Carissima non so cosa scriverti d'altro. Spero di riabituarmi a esprimere qualche idea, ma ancora non sono in grado di farlo. Hai ricevuto notizie da Giulia? Appena spedisci a Delio le "Novelle" di Kipling avvertimi, che cercher di scrivergli qualche linea. Penso che sia meglio che tu non spedisca a Giulia i volumi di cui mi hai accennato; credo si tratti di un'antologia di scritti del Croce compilata dal prof. Floriano del Secolo, ad uso delle scuole, che mi pare completamente fallita. Non capisco perch tu l'abbia acquistata, credendo che io te l'avessi indicata. Io ti avevo indicato due opere: "La storia della letteratura italiana" di Francesco De Sanctis (ediz. Treves con note di Paolo Arcari) e la "Storia della letteratura italiana" di Vittorio Rossi (ediz. Vallardi). Si vede che leggi molto sbadatamente e dimentichi con grande facilit, perci sarebbe bene che ti compilassi un promemoria. Che tu abbia bisogno di un promemoria me ne sono accorto pi di una volta!
Ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Ma anche questi libri sar inutile spedirli, se Giulia li avesse desiderati ne avrebbe scritto qualche cosa, ti pare? Del resto essi rientrano in un piano di lavoro per conoscere la storia della cultura italiana ed essere quindi pi qualificati come traduttori delle cose presenti. Secondo me oltre al linguaggio nel senso strettamente tecnico della parola, ogni paese ha un suo linguaggio di civilt che occorre conoscere per conoscere il primo. Ma questo studio domanda vivacit di interessi intellettuali e questa vivacit domanda condizioni di salute che Giulia non pu ancora avere. Insistere pu essere dannoso, perch porta a riflettere sulla propria debolezza e a credersi incapaci di ogni forma di lavoro.

Note.
Nota 1: Tatiana aveva fatto ancora un viaggio a Turi dal 12 al 19 agosto in compagnia di Carlo. Grazie a un permesso speciale ottenuto da questi, ai due erano stati concessi quattro colloqui con Gramsci.
Nota 2: Come informer Sraffa il 9 settembre, la Banca Commerciale aveva sospeso questa pubblicazione (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 133).
Nota 3: Il libro  conservato nel Fondo Gramsci e citato brevemente nel quaderno 15 (confronta "Quaderni del carcere", citato, pagina 1829).


411.
28 agosto 1933.

Carissima Tania,
dopo la cartolina da Bari del 19 non ho pi ricevuto nessun tuo scritto. Da Carlo ho ricevuto una cartolina illustrata da Roma con la data del 23; mi annunziava il suo viaggio a Milano nella stessa notte e che mi avrebbe riferito non so che il domani o il post-domani (1). Non so spiegare il tuo silenzio. Credo che avresti fatto bene a informarmi almeno del tuo arrivo a Roma. Immagino che tu e Carlo abbiate avuto qualche grave delusione. Dalle poche volte che vi ho visto ho capito che avevate fatto molti castelli in aria, molti voli poetici (per dirla con una espressione che ti deve essere cara, data la tua avversione per il terra terra). E' proprio da un anno (se ci pensi) che hai voluto abbandonarti agli alti voli. Poich io sono uno spirito poco poetico, terra terra, non ho paura di disillusioni; pi che stare in carcere a me non pu capitare. Non sono esposto ai pericoli delle altezze e delle immensit. Attendo tue notizie.
ANTONIO.

Aggiungo che mi ha molto sorpreso il fatto che non mi hai spedito, il Sonnifen Roche, poich in queste cose tu sei di una precisione e diligenza eccezionali. A parte gli scherzi, proprio in queste notti ho perduto quel poco di sonno che ero andato faticosamente conquistando, per le numerose onoranze notturne al santo locale. Davvero sono sorpreso di questa tua assenza di notizie. Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Si veda anche la lettera 415. Nel corso degli ultimi incontri, Gramsci aveva informato la cognata e il fratello di alcune variazioni nei propri progetti immediati. Tatiana ne scrisse a Sraffa il 27 agosto, comunicandogli che Gramsci non intendeva pi assolutamente muoversi da Turi, ora che sono state adottate nei suoi riguardi misure che hanno migliorato notevolmente le sue condizioni esteriori di esistenza. [...] Prima di questi cambiamenti egli sarebbe andato volentieri anche a casa del diavolo, ora era diverso ed egli  certo che ora, dovunque possa andare, si trover, con ogni probabilit, peggio che non a Turi. Secondo Gramsci occorreva quindi abbandonare le pratiche per il trasferimento nell'infermeria di un altro reclusorio e mirare ad ottenere la destinazione in un ospedale o casa di cura civile. Al ritorno, di passaggio a Roma, Carlo si era perci recato al ministero per prospettare le intenzioni del detenuto e d'accordo con Tatiana aveva inviato un'istanza a Mussolini (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 133).


412.
3 settembre 1933.

Carissima Tania,
ho ricevuto in questi sei giorni tre cartoline e una lettera da te. Da Carlo non ho ricevuto neanche una linea, ci che non mi maraviglia affatto. Quando me lo sono visto comparire dinanzi, ho pensato che ancora una volta (sar questa l'ultima certamente) tu avevi mutato di parere dopo essere partita da Turi il 10 luglio scorso e avevi deciso di fare qualche cosa di diverso da ci che ti eri impegnata a fare con me. Sono contento di una sola cosa: che tutta la sarabanda di sciocchezze iniziata un anno fa,  finita,  liquidata. Sono andato a ricercare le tue vecchie lettere: ho trovato proprio quella del 24 agosto 1932 nella quale mi proponesti di far venire un medico di fiducia per visitarmi. Te ne trascrivo qualche brano: E' superfluo che insista oltre per assicurarti che non far nessun passo, n prender nessuna misura, non cercher di avere qualche informazione che solo nel caso che tu mi darai il tuo beneplacito e lo far nel modo che vorrai. In questo anno nulla  stato fatto come io avevo indicato, tutto  stato manipolato, pasticciato, imbrogliato, arruffato secondo capricci del momento. Te lo scrivo perch non ti maravigli d'ora in avanti se ci sar in me qualche cosa o molto di cambiato. Il male non  che si sia fatto un buco nell'acqua. Questo poteva e doveva essere previsto. Se ricordi, anche nel colloquio che ebbi con te nel marzo scorso, dopo che ebbi il deliquio, quantunque fossi sconnesso nel corpo e nel cervello, tuttavia ti pregai di seguire alla lettera le mie istruzioni, appunto perch nel caso probabile che non si ottenesse nulla, non mi rimanesse il dubbio che le cose fossero andate male perch si fosse fatto diversamente da ci e dal come io ritenevo necessario fare. Tu non hai tenuto conto di questo avvertimento. Non credere che ora io incolpi te. Ti dico la verit, ci mi sarebbe meno gravoso. Il fatto  che tu mi hai fatto completamente perdere la fiducia in me stesso, che era la mia pi grande forza negli anni passati. Ora so che non posso pi contare su nessuno, qualunque cosa mi capiti, e ogni cosa mi fa venire la tetraggine, perch le mie forze proprio sono logorate. - Ti prego di non trascrivermi pi le lettere che la tua mamma ti scrive e neanche quelle che Giulia scrive a te; mi fanno troppa impressione. In realt non so pi come comportarmi e quale indirizzo dare a me stesso. Tutte le impressioni dall'esterno o mi esaltano o mi deprimono, sempre dolorosamente. Credevo di avere una certa personalit, un certo accentramento della volont e dei sentimenti. In questo anno tutto si  disgregato; tu fino all'altro giorno mi hai, coi fatti (perch delle parole me ne infischio), mostrato che niente di ci che io voglio o giudico saggio vale la pena di essere preso sul serio. Ne devo trarre le conseguenze. Non voglio discutere ci che avete fatto con Carlo dopo essere andati via da Turi e che ho conosciuto dalla tua cartolina del primo settembre; dico solo che c' da trasecolare. E' vero che tu stessa confessi di essere sbadata: ma che si possa far passare come mio desiderio tutto il contrario di ci che si era detto insieme supera ogni potere di sorprendersi (1). - Ti voglio scrivere una cosa che ti far dispiacere e che io stesso nel passato non avrei scritto per altre ragioni (oltre quella di non dispiacerti). L'ispettore Saporito, quando venne a visitarmi, mi disse (e non so da quale fonte potesse ricavare questa sua affermazione) che nel mio malessere, oltre alle ragioni fisiche, avevano specialmente influito motivi psichici, tra i quali l'impressione di essere stato abbandonato dai miei (non materialmente, ma per certi aspetti della vita interiore che in un intellettuale hanno gran peso). Sapeva anche che nel '31 e nel '32 non avevo avuto colloqui eccetera. Credo che l'affermazione non sia esatta, perch io sono sempre stato abituato a essere distaccato da tutti, pure devo dire che una certa percentuale di vero debba essere riconosciuta (mettiamo dal 10 al 20 per cento) in un certo senso io sono sempre stato molto volitivo, e il fatto che una mia volont riconosciuta giusta non sia seguita per motivi secondari, per sbadataggine, eccetera mi esaspera in modo indicibile. - Ma ora tutto ci che c'era da dire  detto. Un anno di esperienza  passato, che ha lasciato traccie non solo metaforiche su di me. Ti ho scritto cos, ho creduto di doverti scrivere, perch non so con esattezza ci che star per fare. In ogni modo non maravigliarti se qualche settimana non scriver.
Ti abbraccio.
ANTONIO.

Ti prego di avvertire la Libreria che non ricevo pi riviste da un mese; dovrei ricevere riviste ancora del mese di luglio (per es. l'Educazione Fascista) e in ogni modo non ho ricevuto nessuna pubblicazione del mese di agosto. Pu darsi che qualche piego sia andato smarrito.

Note.
Nota 1: Scriver Tatiana a Sraffa l'11 settembre: In realt non so comprendere che cosa egli abbia frainteso nella mia cartolina 'famigerata' [non rinvenuta]. Gli dicevo che avevamo presentato un'istanza conforme al suo desiderio [...] non so capacitarmi della disperazione sua, e di come abbia inteso che ci che si fece sia precisamente il contrario di quello che egli desiderasse, non solo ma il contrario di quello che si era stabilito insieme (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 135; e la lettera precedente, nota 1).


413.
17 settembre 1933.

Carissima Grazietta,
da molto tempo non ho ricevuto notizie di mamma e di tutti voi. L'ultima volta ho scritto a Teresina poche linee, avvisandola che forse per qualche tempo non avrei scritto perch ero molto stanco e malandato e lo scrivere a quelli che mi vogliono bene e che amo mi scombussola. Ma ci non voleva dire che anche da parte vostra non dovevate scrivermi e mandarmi notizie di mamma. Come tante volte ho scritto, se non hai tempo (e cos Teresina), puoi almeno scrivermi qualche cartolina illustrata con poche parole: non mi pare che ci debba costare molta fatica e far perdere molto tempo. Le mie condizioni sono sempre le stesse su per gi. Attendo da te e da Teresina qualche riga.
Ti abbraccio fraternamente con tutti di casa.
ANTONIO.


414.
25 settembre 1933.

Cara Tatiana,
ti prego di trasmettere a Carlo la parte che lo riguarda. Desidero che riceva la mia lettera dalle tue mani e che tu ne prenda visione (1). Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Si tratta della lettera seguente, che per Tatiana prefer trattenere. Le scriver infatti Sraffa il 26 ottobre 1933: Debbo riconoscere che avete avuto perfettamente ragione a non comunicare la terribile lettera di Nino a Carlo ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 145).


415.
25 settembre 1933.

Caro fratello Carlo,
con la data del timbro postale di Roma - 23 agosto - ho ricevuto circa un mese fa una tua cartolina illustrata con queste precise parole: Stanotte rientro a Milano. Ti riferir domani o dopodomani. Ti abbraccio Carlo. Avanti ieri ho ricevuto una tua lettera da Cesano con la data del 17 settembre in cui non c' nessun riferimento a ci che pare dovevi riferirmi il domani o il dopodomani del 23 agosto, ma contiene invece una delle vaghe e gemebonde tue descrizioni dei tuoi misteriosi e drammatici patemi d'animo. Ti voglio scrivere per diversi motivi: 1. per dirti che non credo che le balordaggini che mi scrivi siano cose da prendersi sul serio, ma che invece nascondono una buona dose di ipocrisia ingenua e provinciale; 2. per dirti che della tua venuta a Turi e del tuo intervento nelle cose che mi riguardano io non sapevo nulla; che la tua venuta e il tuo intervento mi sono dispiaciuti enormemente, perch comprendo che tu non sei capace che di fare delle insulsaggini; 3. per dirti di non immischiarti pi nelle cose mie; chiunque ti solleciti e ti inviti, o ti preghi, o ti supplichi, fosse anche la mamma. Voglio infine darti un consiglio da fratello, che ti conosce a fondo e (a modo suo) ti vuol bene. Non impegnarti mai a fare qualche cosa solo per fare bella figura o per evitare di fare brutta figura dinanzi a chiunque. Prendi impegni solo per le cose che sei capace di fare e che sei deciso di fare realmente e basta. Vedrai che in tal modo non avrai pi patemi d'animo, crisi spirituali, soggezioni eccetera. Quando ti impegni a fare qualcosa che o non sei capace di fare o sei deciso a non fare, in realt rimandi la brutta figura, con qualcosa di pi: che corri il pericolo di apparire un uomo spregevole, giudizio che sarebbe troppo grave per te e che io non credo che tu meriti, perch meriti solo della compassione. Persuaditi che questo  un consiglio da vero fratello e che se lo osserverai, finirai con l'essermene grato. Ti abbraccio.
ANTONIO.

P.S. E' inutile che ti aggiunga che ti esimo da ogni ulteriore spiegazione, giustificazione, descrizione dei tuoi drammi interiori eccetera. Sono certo che non mi scriverai pi e mi lascerai tranquillo.


416.
1 ottobre 1933.

Cara Tatiana,
ho ricevuto il tuo vaglia del 22 settembre e ti ringrazio. Mi dispiace che tu sei stata male, come mi informi nel tagliando del vaglia. In questa settimana ho ricevuto anche due tue lettere (del 16 e del 22), ma devo dirti che tutte le quistioni cui accenni non mi interessano pi (1).
Qualche giorno fa mi sono stati consegnati due pezzi di carta uno scritto da Giuliano, l'altro scritto da Giulia e firmato dal bambino; poich tu in una lettera mi accenni a due lettere di Giuliano a me, penso che le abbia spedite tu. Mi dispiace che, come facevi precedentemente per le lettere di Delio, tu non abbia aggiunto la traduzione, che mi sarebbe stata consegnata subito e mi avrebbe permesso di comprendere con esattezza ci che Giuliano mi scrive. Ci mi avrebbe molto interessato perch  la prima volta che il bambino mi scrive.
Ti sar molto grato se mi vorrai spedire un po' di Quadro Nox anche di Sonnifen Roche che sto per consumare: se stai veramente bene e puoi camminare per la citt, credo che sia possibile che io riceva questi medicamenti in tempo per non interromperne l'impiego, senza di cui non posso dormire nemmeno quelle poche ore di sonno che oggi mi  possibile godere, per cos dire. Come sai questi preparati non si trovano a Turi e averli per via di ufficio domanderebbe chiss quanto tempo. Mi dispiace di darti queste noie.
Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: In quelle due lettere Tatiana informava Gramsci dell'imminenza e poi dell'avvenuto suo incontro a Roma con Sraffa, dal quale aveva avuto notizia di un intervento previsto per la fine di settembre del senatore D'Amelio presso il presidente del Tribunale speciale, allo scopo di accelerare la pratica per la libert condizionale (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 137).


417.
1 ottobre 1933.

Carissima Giulia,
ho ricevuto due missive di Julik e mi dispiace di non poter rispondere direttamente a lui, perch non sono sicuro di aver capito in tutti i particolari e con esattezza ci che egli mi ha scritto. Da quasi tre anni, per varie ragioni, non ho pi letto un rigo in lingua russa e molto ho dimenticato di ci che sapevo (che non era poi molto). Sono stato molto felice tuttavia che Julik abbia pensato a scrivermi direttamente e credo che ci sia avvenuto spontaneamente, perch non mi pare che n lui n Delio siano molto incitati a fare cos. Mi pare di aver capito che nella cartolina illustrata Julik mi informi che  ritornato a casa (dalla colonia). Nella letterina certo mi informa sulla nascita di nuovi dentini nella sua bocca, di un cane Nero e di una gatta Pascia e pare che voglia sapere qualcosa di me, ma non sono sicuro dei particolari. In ogni modo, poich io, in queste condizioni, non posso scrivergli direttamente, fagli tante carezze da parte mia e assicuralo che ogni cosa che lo riguarda mi sta molto a cuore (nella colonia  aumentato o diminuito di 600 grammi?), digli che ho molto apprezzato una fotografia in cui egli mi pare corra come capofila della sua brigata e ho ammirato il suo portamento disciplinato e corretto da vero capofila. Si capisce che sta per avere i denti da uomo grande e non  pi un bambino analfabeta. Veramente devi dirgli che sono fiero di lui, se ci non urta i tuoi principi pedagogici.
Poich tutto ci che si riceve in carcere scritto in lingua straniera deve andare al ministero per una traduzione di controllo, ti prego, ogni volta che i bambini vogliono scrivermi, di aggiungere, a parte, in altro foglietto, la traduzione letterale che mi permetter di comprendere il testo quando mi sar consegnato e intanto mi sar consegnata la lettera pi rapidamente. Naturalmente vorrei sapere tante cose anche di te, ma pare che questo mio desiderio non possa mai essere soddisfatto.
Ti abbraccio.
ANTONIO.


418.
13 ottobre 1933.

Cara Tatiana,
ho ricevuto i medicinali e le tue due lettere del 6 e del 12. In questa ultima mi annunzi che il Ministero avrebbe accettato l'istanza presentata da Carlo qualche tempo fa eccetera (1). Non ho ricevuto ancora nessun avviso ufficiale del fatto e non capisco cosa ci possa significare esattamente, perch Carlo non mi ha mai informato di ci che egli ha fatto. D'altronde, siccome da un anno a questa parte, sia da parte di Carlo che da parte tua, sono stato, parecchie volte, preso in giro (se vuoi, oggettivamente o inconsapevolmente) cos posso anche pensare che Carlo abbia capito male la comunicazione ricevuta. In ogni modo, non posso darti nessuna disposizione, anche nel caso che il fatto che mi annunzi sia vero. Posso dirti solo che il medico che era a Turi e che mi ha tenuto in osservazione in questi ultimi mesi,  partito da una quindicina di giorni e trovasi proprio a Roma. Ritengo, nel caso che la notizia sia vera, che tanto Carlo che tu dovete intrigarvi il meno che sia possibile nelle quistioni pratiche, perch avete la speciale qualit di intorbidare ci che  chiaro e di arruffare le cose pi semplici e rettilinee.
Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Scriveva Tatiana: Caro Nino, il Ministero ha accettato la nostra domanda per il tuo ricovero in una casa di salute. Il Ministero ha prescelto una 'Casa di cura' e si  rivolto a Carlo per avere la sua autorizzazione per effettuare il provvedimento ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 141-142).


419.
24 ottobre 1933.

Cara Tatiana,
la tua ultima lettera da me ricevuta  datata del 12, ma ha il timbro postale dell'11 ottobre. Ho per ricevuto avant'ieri una lettera di Carlo del 19 e da essa ho potuto ricavare i termini essenziali per la quistione che mi riguarda. Carlo mi scrive (dice lui) un'ora dopo essere stato alla Questura di Milano per fare la dichiarazione di accettazione delle condizioni in cui la sua istanza  stata accettata, ma aggiunge di non aver trovato in ufficio il funzionario incaricato della pratica e dice che all'indomani (cio il 20) doveva ripresentarsi per definire la faccenda. Devo ritenere che ci sia stato ormai fatto e ho ritenuto il 22 (quando ricevetti la lettera di Carlo) che l'accettazione da parte di Carlo fosse gi fatta. Ti scrivo questo perch l'ammontare della retta giornaliera da pagare, mi ha, nella situazione attuale, molto fatto pensare e reso indeciso (1). Cinque mesi fa (faccio il calcolo del tempo che  passato dalla presentazione dell'istanza alla sua definizione e penso che, se essa fosse stata fatta quando io te lo indicai, nel marzo, da cinque mesi avrebbe potuto essere definita) passare una ventina di giorni in una casa di cura avrebbe avuto un'importanza che oggi, dopo cinque mesi di logoramento, non pu pi avere: ecco perch sono stato indeciso e ho anche pensato di rifiutare. Tuttavia ho superato questa indecisione e ho pensato che pu essere non inutile fare questa prova e intanto fissare ci che dovr fare in avvenire. Non so se Carlo abbia dovuto prendere impegni anche per ci che riguarda i termini di tempo. Spero di no. Credo quindi che una ventina di giorni (o meno, se sar possibile) siano sufficienti non per essere curato, ma almeno per essere sottoposto a una osservazione un po' accurata e sapere come potr curarmi in un carcere o almeno come potr tirare innanzi meno dolorosamente. Questa  attualmente la mia opinione, in cui ho cercato di accordare diverse esigenze e spesso in contrasto tra loro: mi pare che l'esigenza pi incoercibile sia quella finanziaria e ad essa ho cercato di riferirmi per trovare l'equilibrio pi utile e soddisfacente (2).
Ti vorrei parlare del fatto che da quindici giorni tu non mi scrivi. Penso che la mia risposta alla tua del 12 (o 11 ) sia stata la cagione di questo tuo silenzio. Sono certo di averti addolorata. Ci che pi di tutto mi dispiace oggi, come mi ha prodotto tanto dolore in questi ultimi anni,  il fatto che la mia situazione di carcerato non mi ha permesso n per lettera n in conversazione nei colloqui, di venire con te a una chiarificazione esauriente. Probabilmente ci non sar possibile neanche in avvenire, poich del mio futuro ormai mi sono formato un giudizio chiaro e netto. Specialmente in questi mesi ho spesso pensato che tu mettevi una particolare cattiva volont nel non comprendere quale fosse la mia esatta posizione, nel non comprendere la necessit di seguire alla lettera le mie indicazioni, di non fare nulla senza prima avvertirmene, di rinunziare piuttosto a fare ci che io avevo indicato, se inattuabile, ma non di mutare i termini dell'indicazione. Ho anche pensato che tu non prendevi sul serio ci che io ti dicevo, che non leggevi le mie lettere n ascoltavi, o ascoltavi distrattamente, per convenzionale cortesia, ci che ti dicevo a voce nei colloqui. Te lo scrivo per dirti che oggi non lo penso pi. Mi sono definitivamente persuaso (definitivamente, perch anche prima ondeggiavo tra il suesposto stato d'animo e altri modi di pensare) che ci sono ordini di idee, di apprezzamenti che sono assolutamente fuori della tua sfera intellettuale e morale. Ti ho detto una volta che mancavi di fantasia: credo che sia vero anche oggi, ma penso che il giudizio andrebbe approfondito. Ti voglio raccontare un aneddoto. Nel 1916 la lavandaia che serviva la famiglia dove ero a pensione e che era anche lavandaia di un vicino monastero di clarisse o altri monache di clausura, raccont un giorno come nel convento fosse successo un dramma che pareva incredibile. Una suora anziana passeggiava in un cortiletto interno con altre, tutte a capo chino secondo la regola dell'ordine. Per caso proprio in quel momento, nella visuale dello stretto cortile incassato nell'alto fabbricato, si sente il rombo di un motore e apparve a bassa quota un aeroplano gigantesco. La monaca dimentic per un istante la regola dell'ordine, lev gli occhi al cielo, vide l'aeroplano e mor poco dopo di rottura d'aneurisma. Credette a un mostro dell'Apocalisse o chiss a che. Non sapeva che ci fosse la guerra, non sapeva che si potesse volare, eccetera. Anche quella monaca mancava di fantasia. Mi pare che tu sia come quella monaca, non per l'ordine dei fatti tecnici e scientifici, ma per altri ordini di fatti, di modi di apprezzare e di intuire, eccetera. Mi pare che questi venti anni, dalla guerra in poi, con tutti i mutamenti che nel periodo di essi sono avvenuti nei rapporti tra gli uomini e specialmente nel modo di giudicare del valore della vita fisica dei singoli individui, sono passati senza che tu ne sia stata impressionata: sei ancora una buona e gentile signorina come se ne conoscevano nel 1912-13-14. Mi sono tante volte domandato come ci potesse avvenire, ma il fatto mi pare innegabile. Perci penso che sia bene che anch'io rifletta prima di darti un incarico. Ti affatichi, ti stremi anzi qualche volta (credi che io ho sempre apprezzato giustamente tutto ci che hai fatto per me) ma il risultato  negativo o quasi perch tu non riesci a comprendere il significato in cui occorre operare. Spesso mi sono sentito pieno di collera appunto per questo: perch commisuravo il tuo sforzo al risultato e mi pareva assurdo di affaticarsi per distruggere invece che per creare. Non so che impressione ti far questa mia lettera. Da un pezzo non scrivevo cos a lungo. E in verit non so pi come scriverti. Mi vengono dei pasticci. D'altronde sento che incomincia una nuova fase della mia vita carceraria, forse la peggiore di tutte le altre precedenti perch non potr contare che su me stesso e sulle mie poche forze. Fra due settimane saranno compiuti sette anni dacch ho perduto la libert. Non sono pochi sette anni. Ti abbraccio
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Come Tatiana aveva comunicato anche a Sraffa, per la casa di cura che si trova pare nei dintorni di Roma [...] la retta giornaliera  di 120 lire. Il 14 ottobre, da Cambridge, Sraffa suggeriva di superare ogni indugio: Nelle condizioni in cui si trova Nino, non bisogna perdere un minuto. E' troppo evidente che qualunque sia la casa di cura sar meglio del luogo in cui si trova attualmente. Sarebbe una terribile crudelt prolungare anche di un solo giorno il suo tormento. E' quindi necessario che Carlo accetti subito la concessione e s'impegni al pagamento ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 142-143).
Nota 2: Si veda anche l'istanza inviata da Gramsci a Giovanni Novelli il 3 novembre 1933, in Appendice 1, numero 7.


420.
29 ottobre 1933.

Cara Tatiana,
ho ricevuto la tua lettera del 24. Non so se hai gi ricevuto la mia lettera del 23. Ti avevo precedentemente scritto il 13 e dalla tua pare che non abbia ricevuto questa lettera. E' probabile che ci sia stato un qualche disguido postale o altro incidente. Carlo mi ha ancora scritto il 25 per informarmi che il 20 si era recato in Questura e aveva rilasciato la dichiarazione d'accettazione. Mi maraviglia che tu abbia potuto supporre che io abbia scritto a Carlo, dopo la lettera a lui che ti ho trasmesso e che penso tu non abbia trasmesso (1). Si vede che ancora tu non riesci a dare importanza a queste cose. Non cercher di convincerti, perch sono persuaso che sia inutile. Puoi anche strappare la mia lettera a Carlo; ci non muter, per, la mia convinzione e il mio atteggiamento. - A proposito di quanto mi scrivi, ti assicuro che non ho bisogno n di denaro, n di biancheria, n di oggetti di vestiario per il viaggio, a meno che esso non sia ritardato di troppo: ho ancora al libretto per la fine del mese circa 750 lire. - Credo che a quest'ora l'avvocato e quindi anche tu, sarete informati della risposta negativa data dal Tribunale Speciale al ricorso fatto a proposito dell'applicazione del decreto di amnistia e indulto di un anno fa. Io non ho ancora avuto una comunicazione ufficiale del rigetto del ricorso, ma ne ho avuto solo un accenno breve. Non conosco ancora le motivazioni del rigetto e non so se l'avvocato intenda continuare la pratica. Ti voglio solo avvertire che non sono contrario a una possibile continuazione, perch credo che la legge lo consenta. Solo per il merito delle sentenze del Tribunale Speciale non  consentito l'appello, ma in questo caso non si tratta di sentenza, ma di declaratoria o di ordinanza e in questo caso credo si possa ricorrere fino alla Cassazione. La sola obbiezione che si possa fare  quella finanziaria: cio, sono favorevole a interporre appello fino alla Cassazione per l'applicazione del decreto di amnistia, purch non costi troppo. Tu e l'avvocato potete decidere secondo questa linea di condotta molto ampia. D'altronde, la cosa non credo sia urgente ed  probabile che ci si possa parlare a colloquio nel frattempo. Se per ci fosse un termine legale per l'appello, autorizzo l'avvocato a interporlo, se lo ritiene possibile (2). - Non credere che la notizia di questo rigetto mi abbia in qualsiasi modo agitato: me lo aspettavo come la cosa pi probabile. Come ti ho spiegato tante volte, sebbene sempre invano, ci che mi fa male non  l'azione negativa dei rappresentanti del potere statale, ma solo l'azione incoerente, senza connessione, poco seria di coloro che mi sono o dovrebbero essermi cari. Una promessa non mantenuta, un impegno preso alla leggera e altrettanto alla leggera non osservato, l'incomprensione, la leggerezza, ci mi irrita all'estremo, o almeno mi irritava fino a qualche tempo fa. Oggi molte cose sono cambiate in me e se fisicamente sono ridotto un cencio, forse moralmente sono pi forte di quanto non potessi pensare, perch mi sono abituato a non far calcolo che su me stesso e a prevedere con abbastanza freddezza di potermi trovare isolato e distaccato da tutti.
Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 414, nota 1.
Nota 2: Alla data di questa lettera, la notizia del rigetto del ricorso presentato dall'avvocato Castellett contro l'applicazione del decreto di amnistia e indulto, non aveva ancora raggiunto Tatiana e Sraffa, il quale le consiglier il 9 novembre: Sarebbe bene che scriveste subito a Nino che la decisione non  stata notificata n a voi n all'avvocato; che quindi questi non  in condizione di esprimere un'opinione definitiva, salvo che per affermare che in ogni caso le spese sarebbero minime o nulle; che se per quello che l'avv[ocato] ha appreso dalla lettera di Nino fosse confermato, egli dubita fortemente che vi sia possibilit di ricorso in Cassazione. E' importante che voi vinciate il vostro ritegno e diciate chiaramente a Nino come stanno le cose, in modo che non si faccia illusioni. L'importanza sta in questo (e questo, naturalmente,  inutile che glielo comunichiate), che quando egli si render conto che non vi  se non una minima speranza di risultato per la via giudiziaria, sar meno contrario di quello che ora non sia ad un prolungato soggiorno all'ospedale. In realt, se la notizia avuta da Nino  esatta, l'unica speranza che rimane  che egli possa restare in ospedale fino alla primavera, quando potr fare domanda di libert condizionale ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 147).


421.
5 novembre 1933.

Cara Tatiana,
questa settimana non ho ricevuto tue notizie (l'ultima tua  del 24 ottobre). Poich in quest'ultima lettera scrivi di non aver ricevuto miei scritti, ti avverto che ti ho scritto il 13, il 23 e il 31 ottobre; se non hai ricevuto qualcuna di queste lettere, avvertimi perch possa farne fare ricerca.
Mi  stata comunicata l'ordinanza del Tribunale Speciale, in data 13 ottobre, con la quale si rigettano le istanze presentate dall'avv. Castellett. La lettura del documento ha determinato in me due ordini di considerazioni. La pi importante mi pare questa: che il Tribunale non ha neanche sfiorato l'argomento impostato dall'avvocato, ci che significa che non ha mai avuto neanche la minima intenzione di prendere sul serio la quistione. Le argomentazioni dell'ordinanza sono estranee al punto posto in discussione e non mi pare sia difficile rispondere. Ma ne vale la pena? Informami di ci che ne pensa l'avvocato. Ti abbraccio.
ANTONIO.


422.
12 novembre 1933 (1).

Cara Tatiana,
ho ricevuto la tua del 5 (con acclusa la lettera di Giulia) (2) e un'altra tua dell'8, con le informazioni sulla mia pratica. Vedo che non riesci ancora ad evitare di montarti la testa a vuoto. Non capisco perch devi troppo impressionarti nel vedermi in una casa di cura (3). Tutto ci mi fa solo pensare che tu non saprai evitare di fare delle sciocchezze o per lo meno delle cose inutili che talvolta sono pi dannose delle sciocchezze e delle malvagit appositamente fatte. Del resto io sono ancora nella Casa di Pena di Turi di Bari.
Voglio avvertirti che da un mese non ricevo riviste: le ultime ricevute erano tutte del settembre o con la data del 1 ottobre. L'Educazione Fascista non la ricevo dal mese di giugno; nel settembre non ho ricevuto i Problemi del Lavoro. Non so se tu, cos facile a impressionarti e a vedere tutto facile e bello e fatto, hai fatto interrompere l'invio delle riviste. Perci ti avverto.
E' possibile che non sia concesso l'appello contro l'ordinanza del Tribunale Speciale; io stesso non ho mai detto che l'appello fosse possibile in modo sicuro. Se  possibile, si faccia: ecco tutto. Non ho nessuna intenzione di scrivere memorie in proposito, perch non ho nessuna preparazione giuridica. Giudico l'ordinanza da un punto di vista storico-giuridico (qualche nozione in proposito avevo dovuto apprendere per la mia cultura generale) non tecnico-giuridico. Cos mi pare assurdo il fatto che nell'ordinanza si faccia osservare che l'art. 134 del Codice 1889 non fa riferimento all'art. 252: per il codice 1889 gli art. 134 e 252 si riferiscono a due ordini di fatti completamente diversi e senza legame tra loro. Il 134 a fatti strettamente politici, di ordine costituzionale; il 252 a fatti contro l'ordine pubblico nel senso strettamente poliziesco. La Commissione parlamentare che esamin il Codice Zanardelli, nelle sue discussioni e nella sua relazione pose bene in chiaro che l'art. 252 era rivolto a reprimere le sommosse localistiche, specialmente comuni nell'Italia Meridionale e che erano una continuazione attenuata del cos detto brigantaggio che infier nel mezzogiorno tra il 1860 e il 1870; dopo il '70 continuarono gli assalti ai Municipi, le lotte armate tra Comune e Comune per diritti di pascolo eccetera. Che si potesse mettere in rapporto il 134 col 252 era proprio ci che i legislatori non volevano espressamente, cio essi non volevano che le sommosse meridionali apparissero come un fatto politico, ci che allora avrebbe significato che continuavano a esistere fautori del Borbone e che l'unit territoriale dello Stato era ancora precaria. Nella sua relazione al Re sul Codice vigente il ministro Rocco, pur non entrando in questi particolari storici, mettei appunto in luce come presentemente le condizioni di fatto e di diritto siano mutate, come il Codice Zanardelli fosse diventato insufficiente eccetera, e perci l'elaborazione degli articoli 304 e 305 di cui solo il 304 ha riscontro nel 134 del vecchio Codice. Il 305  nuovo di zecca, crea un nuovo stato di diritto, eccetera e quindi nel mio caso il codice vigente legge pi favorevole anche se ci pu sembrare paradossale. Nel caso di appello  la Relazione Rocco che mi pare debba essere posta a base del ricorso. Del resto il compilatore dell'ordinanza dimostra molta trascuratezza non in questo solo argomento. Anche il reato previsto dal 304  punibile in s e per s (altrimenti perch e come sarebbe reato?) e non solo quello previsto dal 305; solo che si tratta di vedere se c' progressione di reato nell'insieme delle imputazioni fattemi col vecchio Codice in base al Codice vigente, se cio appunto, nel caso dato, il C. vig.  legge pi favorevole. La trascuratezza anche formale risulta poi da ci: che nel riepilogo della mia attuale posizione giuridica  dimenticato l'anno di condono per le nozze del principe ereditario. L'appello potr o non potr farsi: nel caso che esso sia impossibile, io intendo fare un ricorso dir cos amministrativo al Capo del Governo per mettere in luce appunto questa trascuratezza che dovrebbe essere inconcepibile con l'ordine vigente. In tal caso desidererei avere un estratto della Relazione Rocco dove si tratta della quistione degli articoli 304 e 305 in rapporto al 134 del vecchio Codice. All'avvocato non sar difficile far fare questo estratto (4).
Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Questa lettera e quella a Giovanni Novelli del 16 novembre 1933 (confronta Appendice 1, numero 8) sono le ultime di Gramsci spedite da Turi di Bari.
Nota 2: Si tratta probabilmente di una lettera datata 25 ottobre 1933 (confronta "Forse rimarrai lontana...", citato, pagine 26-27).
Nota 3: Aveva scritto Tatiana: Penso che ora per la prima volta che ci vedremo non sar a Turi, ma a Formia e forse sar troppo impressionata (confronta "Antigone e il prigioniero", citato, pagina 169). Come aveva comunicato Carlo, la destinazione scelta per Gramsci dal ministero era la clinica del dottor Giuseppe Cusumano a Formia.
Nota 4: Ricevuto da Tatiana il testo di questa lettera, il 20 novembre Sraffa le scriver di aver letto la sentenza che mi conferma nell'opinione che non c' possibilit di ricorso. Le ragioni giuridiche e storiche addotte da Nino mi sembrano molto fondate, ma evidentemente l'ostacolo in questo caso non  strettamente giuridico: tanto pi, perci, sarebbe opportuno che Nino facesse egli stesso l'istanza di cui parla nella sua ultima. L'avv[ocato] vi procurer la citazione che egli desidera ("Lettere a Tania per Gramsci, citato, pagina 152).


423.
20 novembre 1933.

Cara Tatiana,
ho ricevuto la tua cartolina del 17 nello stesso momento in cui mi veniva comunicato che sarei partito immediatamente per la casa penale di Civitavecchia. Ti scrivo gi, come vedi, dalla nuova residenza, dove sono giunto ieri sera: mi  stato impossibile comunicarti il fatto del viaggio per la rapidit con cui il provvedimento  stato messo in esecuzione.
Sono lieto che tu abbia ricevuto il mio telegramma del 17 (1). E' certissimo che io non ho mosso nessuna obiezione all'accettazione di essere trasferito nella clinica secondo la concessione del Capo del Governo. E' vero per che, non avendo avuto precisazioni n da parte tua n da parte di Carlo sulla possibile durata del mio ricovero in clinica e ritenendolo relativamente breve, ho, verso la fine di ottobre o ai primi di novembre, scritto un'istanza a S. E. Novelli, direttore generale delle case di pena, affinch "dopo trascorso il periodo di ricovero" nella clinica fossi destinato a una infermeria che non fosse quella di Turi (2). Non era possibile nessun malinteso o equivoco e non mi riesco a spiegare il provvedimento fulmineo del trasferimento a Civitavecchia. Ho pensato che sia meglio che la pratica sia continuata da te e da Carlo, perch ritengo che essa non debba essere lasciata cadere. Ogni mio intervento pu essere intempestivo. - Credo che tu vorrai venire a trovarmi a Civitavecchia, cos vicina a Roma. Penso che sar bene che passando al Ministero per tutta questa baraonda, ne approfitti per farti dare qualche permesso speciale per i colloqui e per qualsiasi altra cosa che tu creda opportuna. Pensa che Civitavecchia  tre o quattro volte pi grande di Turi e ci porta con s, automaticamente, cos ritengo, a maggiori complicazioni. Del resto mi affido al tuo buon senso. Come puoi pensare, sono mezzo demolito dal viaggio. Attendo tue notizie con ansia. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.

Se vieni, portami un po' di Quadro Nox perch non so quando sar trasmessa da Turi l'autorizzazione ministeriale con la quale, per me, non c'era limite nell'acquisto di specialit da parte dell'amministrazione. Sai che mi sono ricordato solo ora che tu, nel 1928, quando mi spedisti la valigia che ti fu consegnata al Giudiziario, non mandasti per la chiavetta? Era stata smarrita gi allora? O tu dimenticasti di mandarla? A tanta distanza di tempo queste domande ti faranno ridere, ma talvolta proprio queste cosette si ricordano, meglio di altre pi importanti.

Note.
Nota 1: Turi, 17, ore 10,50 - Spedito con espresso direzione generale carceri conferma accettazione ricovero clinica mai da me rifiutata stop fa intervenire urgenza avvocato presso le due direzioni insistendo trattarsi equivoco ingiustificato e inspiegabile Abbracci Antonio. Il testo del telegramma  trascritto da Tatiana in una lettera a Sraffa del 17 novembre (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 152). L'espresso direzione generale carceri  quello inviato da Gramsci a Giovanni Novelli il 16 novembre 1933, allo scopo di chiarire il malinteso di cui parla pi avanti (confronta Appendice 1, numero 8).
Nota 2: Confronta Appendice 1, numero 7.


424.
27 novembre 1933.

Cara Tatiana,
ho ricevuto il tuo telegramma del 24; da Turi mi  stata rispedita una tua lettera del 20. Non ho avuto, oltre a ci, nessuna altra notizia. Dal telegramma pare che tu sia informata che io mi trovo a Civitavecchia. Non so se hai ricevuto la mia lettera di una settimana fa. In generale non so nulla e non so come comportarmi: sono mezzo inebetito, o del tutto inebetito, come  forse pi esatto. Forse tu hai delle informazioni su ci che dovr accadermi nel prossimo futuro. Al carcere di Turi ho lasciato due casse, una pi grande e il bauletto inglese che tu avevi acquistato a Milano; inoltre ho lasciato tanto da confezionare due colli ferroviari, tra biancheria e libri. Non so cosa, fare di questa roba. Conviene farla spedire a Civitavecchia per poi farla ancora viaggiare? Le casse possono essere lasciate a Turi per qualche tempo; la cassa grande  piena di libri che non hanno per me nessun interesse urgente e che avrei spedito a casa, se ci fosse il permesso di farlo. Il bauletto invece contiene libri che ancora mi interessano per i miei studi (dato che sia ancora in grado di studiare) e mi pare contenga anche qualche effetto di biancheria. Credo che tu, se sai qualche cosa di ci che deve accadermi, puoi scrivere alla Direzione del Carcere di Turi dando delle indicazioni per la spedizione dei colli ferroviari e pregando che attendano per le casse. Assicura che le spese di assegno saranno rimborsate subito e ogni spesa che la Direzione del Carcere dovr fare (facchinaggio eccetera) sar indennizzata appena se ne conoscer l'ammontare. Carissima, ci che mi preoccupa  che non ho nessuna forza di volont e di decisione. Ti prego di non trascurare le cose mie e di non pensare che esse andranno avanti da s. Dalla lettera del 20 ho capito che l'avvocato non si  recato subito alla Direzione delle Carceri come io telegrafai il 17, altrimenti tu avresti saputo che gi il 19 non ero pi a Turi.
Per ora non so cosa altro scriverti. Mi stupisce non aver ricevuto nessuna tua comunicazione dopo il telegramma del 27. Ti abbraccio affettuosamente.
ANTONIO.


425.
4 dicembre 1933.

Cara Tatiana,
ti scrivo poche parole. Ti ringrazio di essere venuta al colloquio (1). Come ti ho detto a voce, ho ricevuto solo poca posta in questi giorni: l'ultima notizia ricevuta era del 25 novembre, poi pi nulla. Cos ero un po' turbato e ansioso. La tua visita ha messo termine, per lo meno, a questo mio stato di turbamento. Non ho ricevuto ancora le fotografie dei bambini, di cui mi hai parlato: spero che non siano andate perdute. - Cos sono in attesa di novit. Spero che non si facciano attendere troppo a lungo. Sono contento di sapere che tu non potrai tardare ad essere informata di ogni mutazione. Non ho scritto in questi ultimi tempi ad altri che a te e cos continuer a fare finch non sar sistemato (2). D'altronde prima di scrivere a Giulia dovr parlare con te. Ti raccomando di non trascurare di avvertire la direzione del Carcere di Turi di Bari appena sar possibile per sapere dove possono inviarmi i colli ferroviari. Sai che dal 1 ottobre non ho ricevuto pi riviste. A Turi era giunto un pacco proprio la sera in cui mi fu comunicato l'ordine di partenza per il mattino dopo: non lo feci neanche aprire poich mi fu mostrato alle 10 di sera mentre preparavo la valigia per partire dopo poche ore. Spero di ricevere tutte le riviste arretrate a suo tempo.
Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Tatiana aveva potuto visitare Gramsci il 3 dicembre. Ne scriver a Sraffa il 7: Debbo confessarvi che l'aspetto di Nino mi ha proprio spaventata. Non so se potr rendere l'idea delle condizioni fisiche in cui si trova se dico che sembra che sia ridotto proprio ai minimi termini come volume, non solo, ma che ha i movimenti di un individuo che potrebbe infrangersi se fa un movimento brusco. Per mettersi a sedere o alzarsi Nino pare usare tanta precauzione da mettere sgomento. Ha poi, sulla faccia, una espressione di grande ansia. Le mani gli scottavano,  ancora molto dimagrito ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 154).
Nota 2: Dall'infermeria dello Stabilimento carcerario di Civitavecchia, Gramsci sar trasferito e ricoverato in stato di detenzione alla clinica Cusumano: di Formia il 7 dicembre 1933.



1934.

426.
8 marzo 1934.

Carissima mamma (1),
l'anno scorso, per le gravi condizioni di salute in cui mi trovavo proprio di questi giorni, non mi fu possibile di inviarti gli auguri per il tuo onomastico. Non voglio che anche quest'anno trascorra senza ricordarti la mia grande tenerezza.
Tatiana ha tenuto informata Teresina delle mie nuove condizioni di vita, che pur non essendo delle migliori, non possono certo essere paragonate a quelle di un anno fa. Non ho scritto finora perch sono stato sempre un po' scombussolato e anche perch sapevo che Tatiana, che viene a visitarmi tutte le domeniche, vi teneva informate.
Non sono ancora ridiventato padrone delle mie forze fisiche e intellettuali; nell'ultimo tempo passato a Turi mi ero logorato in modo quasi catastrofico e la ripresa  molto lenta, con ricadute e oscillazioni. Del resto tu sai che io sono molto resistente, e che ho una certa riserva di energie e di pazienza che mi ha fatto superare finora i momenti talvolta assai bruschi che ho dovuto attraversare.
Ho poche informazioni delle tue condizioni di salute: Teresina scrive poco, cos Grazietta. Spero, d'ora in avanti, di scrivere regolarmente, anche se non troppo spesso. Ricevo notizie di Giulia e dei bambini e mi pare che le loro condizioni non siano cattive.
Carissima mamma, ti abbraccio con tutto il mio affetto insieme tutti a di casa.
ANTONIO.




Note.
Nota 1: Confronta la lettera 364, nota 1.



1935.

427.
8 aprile 1935.

Caro Delio,
ho ricevuto la tua lettera e ho avuto notizie della tua attivit di scolaro. Ti sono piaciute le novelle di Mowgli? La mia vita trascorre un po' monotona, ma in modo abbastanza soddisfacente per la salute. Mi dispiace molto di non poter essere vicino ai miei cari ragazzi e di non poterli aiutare nel loro lavoro per la scuola e per la vita. Ho letto nei giornali il risultato del campionato degli scacchi, ma io non so giocare: ho imparato un poco solo il gioco della dama. Ti bacio.
Tuo pap [in cirillico] (1) Gramsci.

Note.
Nota 1: Come in varie altre lettere degli ultimi anni ai figli, Gramsci usa il cirillico firmando pap o tuo pap.


428.
Formia, 22 luglio 1935.

Cara Tatiana,
dopo una conversazione avuta col dottor Cusumano, mi sono persuaso della utilit di una tua intervista personale col comm. Leto (1), che tu dovresti procurarti appena ti  possibile, in ogni modo prima di un tuo ritorno a Formia: mi pare ormai accertato che dal comm. Leto, per le sue funzioni al Ministero, dipenda la soluzione definitiva (e specialmente la maggiore o minore rapidit dell'esecuzione delle decisioni stabilite da S. E. il Capo del Governo) della pratica che mi riguarda (2). Ti riassumo i punti che dovrai tener presenti nella conversazione e le quistioni sulle quali sarebbe bene avere qualche chiarimento:
1. Occorre dire che io sono fermamente deciso ad andarmene via dalla clinica Cusumano e ci nel pi breve tempo possibile, anche se ci necessariamente dovr significare il mio trasferimento in Sardegna. Le condizioni del mio sistema nervoso (a parte il resto) stanno diventando acute e il ricordo di ci che, per cause simili (la mancanza di riposo), ho sofferto nell'ultimo periodo di vita carceraria, mi ossessiona e in certi momenti mi porta alla disperazione. Occorre far presente che un mio trasferimento in Sardegna (nel mio paese) non potrebbe risolvere la mia quistione, perch l'operazione che devo subire e gli altri mali da cui sono affetto, mi obbligherebbero a fare nuove pratiche e istanze. - Carissima, stamane mi sono deciso a scriverti perch mi sentivo pi scombussolato del solito. Ora ripiglio la lettera stando a letto. Ho avuto nuovamente un lungo brivido e la temperatura  salita a 39,4. In questo momento  38,4. All'esame delle urine non sono risultati cilindri ma un po' di albumina ed emazie. Il dottore dice che si tratta della reazione a un'iniezione endovenosa di calcio fatta stamane, ma mi pare una reazione troppo esagerata. Domani sar rifatto l'esame delle urine. - Non sono pi in grado di scriverti con la precisione che avrei voluto. Mi raccomando alla tua buona volont per l'intervista col comm. Leto, che mi pare adesso ancora pi indispensabile. Ti posso dire che mi pare utile spiegargli come  stata scelta la clinica di Fiesole e come si sia cercato di tener conto specialmente delle esigenze della polizia, perch io sono realista e non mi nascondo le difficolt n cerco giocare a moscacieca. D'altronde puoi ripetergli l'assicurazione fatta al comm. Valente che io non intendo dare fastidi o noie: il dovere professionale pu impedire al comm. Leto di credere senz'altro alle mie parole, ma in questo caso le mie parole coincidono coi miei interessi vitali. Puoi domandare se, tardando ancora una soluzione, sia possibile per me cambiare alloggio provvisoriamente a Formia stessa. Il malessere di oggi  dovuto, in gran parte almeno, al fatto che non ho dormito:  giunta la famiglia Cusumano e sulla mia testa  un continuo va e vieni, dalle 5 del mattino, a mezzanotte. Molte assicurazioni mi sono state fatte, ma la realt  che le mie condizioni sono morbose e ogni piccolo fruscio mi mette in orgasmo. Cara, non allarmarti e non metterti in orgasmo anche tu: fa tutte le cose bene e con precisione. Vedrai che se riuscir a cambiare ambiente e a riposare normalmente, senza bisogno di sonniferi, mi rimetter di molti mali e proprio di quelli che immediatamente sono pi tormentosi. Affettuosamente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Guido Leto, capo reparto presso la Direzione generale della Pubblica sicurezza, Divisione affari generali.
Nota 2: Il 12 luglio 1935, Gramsci era stato visitato a Formia dal professor Vittorio Puccinelli, che aveva confermato il permanere degli stati patologici gi diagnosticati in precedenza e certificato inoltre: per la parte chirurgica presenta una ernia ombelicale, che tende ad aumentare, e piorrea alveolare che ha causato gi la perdita di numerosi denti. Per tutti questi fatti io credo che il Prof. Gramsci debba continuare ad essere ricoverato in luogo di cura e che il clima pi adatto per il complesso delle sue infermit sia quello di campagna o di collina (confronta il documento in appendice a C. CASUCCI, "Il carteggio di Antonio Gramsci conservato nel Casellario politico centrale", citato, pagina 446). Il precedente 25 aprile, Gramsci aveva rivolto un'istanza a Mussolini in cui chiedeva il trasferimento dalla clinica Cusumano alla casa di cura Poggio Sereno di Fiesole, sollecitando poi la conclusione della pratica con una lettera del 19 giugno all'ispettore generale di Pubblica sicurezza a Formia Antonio Valenti (confronta Appendice 1, numero 13 e numero 14). Dopo la visita di Puccinelli, il 15 luglio rinnover l'istanza a Mussolini per il trasferimento a Fiesole (confronta Appendice 1, numero 15). Nel 1934, il 24 settembre, appellandosi all'articolo 176 del Codice penale, Gramsci aveva fatto richiesta di libert condizionale (confronta Appendice 1, numero 11). La domanda era stata accolta il 25 ottobre (si veda il decreto in C. CASUCCI, opera citata, pagina 446). Nello stesso ottobre, scrivendo a Valenti (confronta Appendice 1, numero 12), esprimeva ancora l'intenzione di rimanere almeno temporaneamente a Formia. Qui, fin dal suo arrivo da Turi, aveva tentato di riprendere lentamente a leggere e a studiare: il 24 dicembre 1933 si era infatti premurato di spedire a Roma l'istanza per ottenere il permesso di ricevere numerosi giornali e riviste (confronta Appendice 1, numero 10). Le precarie condizioni di salute non gli consentiranno tuttavia di lavorare se non a grande fatica. Tranne alcune rare note e osservazioni nuove, stese per lo pi ad integrazione dei quaderni iniziati a Turi, tutti quelli del periodo di Formia sono quaderni speciali nei quali vengono ripresi e raggruppati per materie appunti e testi degli anni 1929-1933. Presso la clinica Cusumano Gramsci riceveva settimanalmente le visite di Tatiana ed ebbe alcuni incontri con il fratello Carlo e, a partire dal gennaio 1935, con Sraffa (confronta "Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagine 171 e seguenti).


429.

Caro Julik, (1)
hai visto il mare, per la prima volta. Scrivimi qualche tua impressione. Hai bevuto molta acqua salata facendo i bagni? Hai imparato a nuotare? Hai preso dei pesciolini vivi o dei granchi? Io ho visto dei ragazzetti che prendevano dei pesciolini nel mare con un mattone bucato (ad aria); ne avevano riempito un secchiello.
Tuo pap [in cirillico] Gramsci.

Note.
Nota 1: La collocazione di questa lettera, senza data,  presuntiva.


430.
11 agosto 1935.

Cara Tatiana,
ho ricevuto la tua lettera che non mi ha soddisfatto per nulla. Si vede che appena ritornata a Roma, sei caduta di nuovo nel tuo stato di indecisione e di inerte aspettativa. Devi subito presentare la mia domanda, aggiungendo in calce l'elenco delle cliniche e pregare il comm. Leto che alla domanda sia data una risposta prima che sia possibile, perch io sono stremato. Adesso, col tuo fare e non fare, mi hai messo addosso l'ossessione che possa nascere qualche altro contrattempo. Ringrazia il professore della sua cortesia e assicuralo che, secondo me, questa, che ti indico,  la sola soluzione razionale. Se il comm. Leto ti d una qualche assicurazione, comunicamela subito perch mi possa preparare per la partenza (1). Affettuosamente, ma con un energico rimprovero
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Gramsci lascer Formia il 24 agosto 1935, accompagnato nel viaggio dal professor Puccinelli, per essere ricoverato nella clinica Quisisana di Roma.


431.
[25 novembre 1935].

Carissima (1),
ho ricevuto le tue due lettere. Sono pi tranquillo da quando ho ripreso a scriverti, anche se lo scrivere mi costa molta fatica e mi lascia per qualche ora (o per qualche giorno) in condizioni di eccitabilit poco piacevole. Tania mi ha riferito qualcosa di ci che hai scritto a lei e delle altre notizie ricevute. Mi ha raccontato, molto divertita, che Delio ha pensato di ungere con la vasellina un elefante, di cui aveva sentito, probabilmente, la pelle ruvida sotto le dita: a me non pare molto strano che un ragazzo pensi di ungere un elefante con la vasellina, sebbene non credo che da ragazzo potessero venirmi idee simili. Mi ha anche riferito che Julik vuol sapere tutto ci che si riferisce a me: penso che ci sia in relazione col fatto di aver visto un mio ritratto in un parco di cultura (2). Carissima, quando penso a tutte queste cose, e a ci, che la vostra vita, da tanti anni (quasi un quarto della mia esistenza e pi di un quarto della tua) si svolge cos staccata dalla mia, non mi sento molto allegro. Eppure occorre resistere, tener duro, cercare di acquistare forza. D'altronde, ci che  accaduto non era del tutto imprevedibile; tu che ricordi tante cose del passato, ricordi quando ti dicevo che andavo alla guerra? Non era forse molto serio da parte mia, ma era il vero e in realt cos io sentivo. E ti volevo molto, molto bene. Sii forte e fa di tutto per star meglio. Ti abbraccio teneramente coi nostri ragazzi.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Giulia. Come per le successive, anche la data di questa lettera  di altra mano.
Nota 2: Grandi fotografie di Gramsci ed altri militanti comunisti e antifascisti in carcere, erano state esposte nel parco Gor'kij di Mosca nel corso di una manifestazione a loro sostegno.


432.
[14 dicembre 1935].

Cara Iulca,
ho ricevuto la tua lettera e Tania mi ha riferito ci che le ha scritto Genia a proposito del tuo stato d'animo e delle tue condizioni di salute. Devi tener conto che io non sono in grado di scrivere come dovrei e vorrei ( gi molto che abbia conservato la coscienza abbastanza netta di ci che sono e di ci che vorrei essere). Non ho compreso bene ci che Tania mi ha riferito, ma credo di poter dire che il nostro stato d'animo si rassomiglia molto. Dunque: io credo che tu faresti una cosa magnifica venendo in Italia, da tutti i punti di vista (1). Per la tua salute, che forse si ristabilirebbe in modo definitivo e per me, che ho bisogno di sentirti vicina, di riannodare profondamente i vincoli che sempre ci hanno unito ma che da troppi anni sono diventati qualcosa di etereo e di astratto. Cara, io ti ho sempre aspettato, e tu sei stata sempre uno degli elementi essenziali della mia vita, anche quando non avevo nessuna tua notizia precisa o ricevevo da te lettere rare e senza sostanza vitale e anche quando io non ti scrivevo perch non sapevo cosa scriverti, come scriverti, perch mi pareva che tu non volessi darmi nessun punto di presa e di contatto. Credo che sia giunto il momento di porre termine a questa condizione di cose e ci pu esser fatto se tu vieni da me, perch io non posso muovermi. Sono certo molto logorato e mi pare difficile poter riprendere le mie forze di una volta: tuttavia credo che tu puoi fare molto per me e credo che anch'io posso fare qualcosa per te, non molto, ma qualcosa. Credo inoltre che bisogna fare tutto ci il pi presto possibile, cio che tu debba prendere una decisione energica subito, tenendo conto delle circostanze, ma senza lasciarti vincere dalle circostanze anche se esse non sono semplici. Cara, io metto in ci che ti scrivo tutta la mia tenerezza, anche se essa non appare dalle parole scritte. Del resto, tu ricordi che nel 1923 io non ero molto eloquente e tuttavia so che tu mi sentivi tutta la profondit dei miei sentimenti per te, che non sono cambiati per nulla, o certo si sona rafforzati e diventati pi sereni perch ci sono, assieme a noi, i due nostri ragazzi. Ti abbraccio forte
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Il viaggio in Italia di Giulia non ebbe luogo.



1936.

433.
[25 gennaio 1936].

Cara Iulca,
il tuo biglietto mi pone in una situazione terribilmente imbarazzante. Non sono ancora deciso se debba scrivere o no. Mi pare che il solo fatto che io ti scriva esercita una coercizione sulla tua volont e se da un lato mi ripugna profondamente di esercitare qualsiasi coercizione nei tuoi confronti, anche in questo senso che pare cos indiretto e innocente, d'altro lato penso (ragionando freddamente) se talvolta, anche in queste cose, la coercizione non sia necessaria e non abbia del buono. In verit io mi trovo in questa situazione da molti anni, forse dallo stesso 1926, subito dopo il mio arresto, da quando la mia esistenza  stata, bruscamente e con non poca brutalit, costretta in una direzione data da forze esterne e i limiti della mia libert sono stati ristretti alla vita interiore e la volont  diventata solo volont di resistere. Ma non voglio uscire troppo dalla quistione che presentemente ci interessa, e che interessa anche te pur se non ne accenni nel tuo biglietto: il tuo viaggio, cio un tuo viaggio in Italia, per un tempo che tu stessa potrai decidere quanto debba esser lungo o corto, che non ti impegna per nulla, che deve avere per scopo principale quello di cercare di farti riacquistare definitivamente le forze necessarie pei una vita normale di lavoro attivo. Io credo sia necessario che tu ti persuada, ragionevolmente, che questo viaggio  necessario per te, per i ragazzi (in quanto, allo stato attuale delle cose, il loro avvenire  legato essenzialmente a te e alla tua capacit di lavoro) e per altre cose ancora. Ma perch te ne persuada, occorre che il viaggio sia visto nei suoi veri termini, di cosa pratica, spoglia di ogni morbosit sentimentale, che ti lascer libera o forse ti liberer definitivamente da un sacco di pensieri, di preoccupazioni, di sentimenti repressi, e non so che altro bagaglio ossessionante: io sono un tuo amico, essenzialmente, e dopo dieci anni ho veramente bisogno di parlare con te da amico ad amico, con grande franchezza e spregiudicatezza. Da dieci anni sono tagliato dal mondo (che impressione terribile ho provato in treno, dopo sei anni che non vedevo che gli stessi tetti, le stesse muraglie, le stesse facce torve, nel vedere che durante questo tempo il vasto mondo aveva continuato ad esistere coi suoi prati, i suoi boschi, la gente comune, le frotte di ragazzi, certi alberi, certi orti (1), - ma specialmente che impressione ho avuto nel vedermi allo specchio dopo tanto tempo: sono ritornato subito vicino ai carabinieri)... Non pensare che voglia commuoverti: voglio dire che dopo tanto tempo, dopo tanti avvenimenti, che in gran parte mi sono sfuggiti forse nel loro significato pi reale, dopo tanti anni di vita meschina, compressa, fasciata di buio e di miserie grette, poter parlare con te da amico ad amico, mi sarebbe molto utile. N perci devi sentirti pesare addosso chiss quali responsabilit; io penso a semplici conversazioni quali normalmente si fanno tra amici. Ebbene, sono proprio persuaso che da ogni punto di vista un tuo viaggio avrebbe conseguenze ottime per entrambi. Io sono molto cambiato, cos mi pare, e anche tu non puoi essere rimasta la stessa. Non devi preoccuparti delle quistioni pratiche: penso che esse possono risolversi. Tu puoi viaggiare accompagnata: Tatiana pu venirti incontro, in modo che in ogni caso ti trovi fisicamente sicura anche se le forze ti venissero meno. Credi che stare lontana dai ragazzi e dal tuo ambiente per qualche mese (6, 8 mesi) sia una cosa tanto tragica da rinunziare perci ad altri benefizi che ti gioveranno ulteriormente? Io sono persuaso che i lati positivi dell'iniziativa siano pi numerosi di quelli negativi e adesso quasi mi maraviglio di non aver pensato prima a tutto ci (ma ero sempre come un baco nel suo bozzolo e non sono neanche ora riuscito a sgomitolarmi). Soprattutto vorrei che tu non ti mettessi troppo in agitazione, ma considerassi le cose in modo piano, concreto, pratico, senza sentimenti morbosi: e ancora che fossi proprio tu a decidere, pacatamente, senza lasciarti impressionare da nessuno, neanche da me. Tu credi che i ragazzi sarebbero scontenti di sapere che tu vieni a trovarmi, se sanno che io non posso muovermi per forza maggiore? - Il tuo biglietto incomincia con una frase che pare di D'Annunzio, ci non mi piace molto. Ci sono poi delle parole non compiute. Dovevi essere molto agitata. Io non so se una mia carezza potrebbe calmarti. Ti abbraccio.
ANTONIO.

La lettera  molto arruffata ma non voglio riscriverla.

Note.
Nota 1: Si riferisce alla traduzione dal carcere di Turi a quello di Civitavecchia, il 19 novembre 1933.


434.
[25 gennaio 1936?].

Carissimo Iulik,
ti faccio tanti auguri per l'andamento del tuo anno scolastico. Sarei molto contento se tu mi spiegassi in che consistono le difficolt che trovi nello studiare. Mi pare che se tu stesso riconosci di avere delle difficolt, queste non devono essere molto grandi e potrai superarle con la diligenza e la buona volont. Il tempo assegnato allo studio  sufficiente per te? Forse sei un po' disordinato, ti distrai, la memoria non funziona o tu non sai farla funzionare? Dormi bene? Quando giochi pensi a ci che hai studiato o quando studi pensi ai gioco? Oramai sei un ragazzo gi formato e puoi rispondere alle mie domande con esattezza. Alla tua et io ero molto disordinato, andavo molte ore a scorazzare nei campi, per studiavo anche molto bene perch avevo una memoria molto forte e pronta e non mi sfuggiva nulla di ci che era necessario per la scuola: per dirti tutta la verit debbo aggiungere che ero furbo e sapevo cavarmela anche nelle difficolt pur avendo studiato poco. Ma il sistema di scuola che io ho seguito era molto arretrato; inoltre la quasi totalit dei miei condiscepoli non sapeva parlare l'italiano che molto male e stentatamente e ci mi metteva in condizioni di superiorit, perch il maestro doveva tener conto della media degli allievi e il saper parlare correntemente l'italiano era gi una circostanza che facilitava molte cose (la scuola era in un paese rurale e la grande maggioranza degli allievi era di origine contadina). Carissimo, sono certo che mi scriverai senza interruzione e mi terrai al corrente della tua vita. Ti abbraccio.
Tuo pap [in cirillico].


435.
[1936].

Carissimo Delio,
ho ricevuto la tua lettera, ma non mi scrivi come va la tua salute, se ti senti forte, se puoi studiare bene, se ti stanchi facilmente. Vedo con piacere che la tua vita intellettuale  molto varia: i classici e poi i tre porcellini eccetera. Non crede re che lo dica per scherzo: credo davvero che questo sia una cosa bellissima, di interessarsi ai tre porcellini e poi di leggere una bellissima poesia di Puskin; mamma ti potr dire che anch'io sono stato cos, un pochino. Quando sar solennizzato il centenario di Puskin penso che tu ti interesserai molto a tutta la vita e l'opera di questo poeta, che non  molto conosciuto e apprezzato fuori dal dominio linguistico del russo. Non so se ci che ti scrivo  ancora troppo difficile per te e per la tua preparazione culturale: io vorrei sapere se in questa occasione del centenario qualche competente spiegher questo problema appunto - perch Puskin, nonostante la sua universalit poetica, non sia stato apprezzato fuori dalla Russia che da pochi intellettuali, a differenza di altri artisti russi che hanno rapidamente acquistato una grande popolarit in tutto il mondo. Senza stancarti, fatti dare dei suggerimenti e scrivimi. Ci mi interessa molto e anch'io ho pensato a quest'argomento. Caro Delio, io ho molta stima della tua intelligenza e perci ti pongo questo problema, ma non devi stancarti e poi... c' sempre tempo. Non  una quistione che si risolve con quattro chiacchiere, ti pare. Poi so che anche tu sei un grande ammiratore di Puskin. Carissimo figlio, ti abbraccio con grande tenerezza.
Pap [in cirillico]


436.
[16 giugno 1936].

Carissima Iulca,
non ti ho scritto la volta scorsa, perch, come gi ti ho accennato, lo scrivere mi  difficile sia a te che ai ragazzi. Devo fare un grandissimo sforzo e dopo scritto rimango per molto tempo scontento e disilluso. Una volta non era cos, anche il ricordo di questo tempo passato, in cui sentivo tanto piacere nel corrispondere con voi, mi sconforta e mi amareggia. Ho atteso la fotografia di Delio insieme con quella di Giuliano: e anche la tua. I ragazzi, in questa loro et, mutano cos rapidamente che da una fotografia all'altra sembrano altre persone: Giuliano mi pare cambiato completamente. E tu? Non so cosa pensare esattamente di ci che scrivi. Capisco tutte le difficolt che devi sormontare, prima per abituarti all'idea di venire e poi per deciderti praticamente all'ora x del giorno x a salire sul treno; eppure mi pare che ci sia qualcosa ancora che ti trattiene e che io non riesco ad afferrare. Leggo le tue lettere che mi paiono scritte da una persona forte e completamente padrona dei suoi mezzi: non devi abbandonarti all'inerzia e rimandare sempre. Ci mi fa molto male, perch anch'io devo prendere delle decisioni e sono rimasto irresoluto nell'attesa di un tuo atteggiamento, positivo o negativo ma certo. Non voglio scriverti di me; penso di essere a mezz'aria e quindi ogni giudizio non pu essere che falso. La mia vita non dipende da me; dipende dalle autorit di polizia in primo luogo e poi da tante altre circostanze. Voglio scriverti ora una serie di pensieri che mi veniva quando ero in carcere: cercavo di rispondere alla domanda chi mi ha condannato al carcere, cio a fare questa determinata vita in questo determinato modo. La risposta non era facile, perch, in realt, oltre alla forza principale che determina l'atto nel suo complesso, esistono tante altre forze che consciamente o inconsciamente partecipano alla determinazione concreta di una circostanza o di un'altra che vengono sentite talvolta con pi forza dell'atto principale. Insomma voglio dirti che la tua incertezza determina la mia incertezza e che devi essere forte e coraggiosa per darmi ogni aiuto possibile, cos come io vorrei fare per te e purtroppo non posso. Ti abbraccio
ANTONIO.


437.
[16 giugno 1936].

Caro Delio,
i tuoi bigliettini diventano sempre pi corti e stereotipati. Io credo che tu abbia abbastanza tempo per scrivere pi a lungo e in modo pi interessante; non c' nessun bisogno di scrivere all'ultimo momento, in fretta in fretta, prima di andare a spasso. Ti pare? Non credo neppure che ti possa far piacere che il tuo babbo ti giudichi dai tuoi bigliettini come uno stupidello che si interessa solo della sorte del suo pappagalluccio, e faccia sapere che sta leggendo un libro qualsiasi. Io credo che una delle cose pi difficili alla tua et  quella di star seduto dinanzi a un tavolino per mettere in ordine i propri pensieri (o per pensare addirittura) e per scriverli con un certo garbo; questo  un apprentissaggio talvolta pi difficile di quello di un operaio che vuole acquistare una qualifica professionale, e deve incominciare proprio alla tua et. Ti abbraccio forte.
Pap [in cirillico].


438.
[luglio 1936].

Cara Iulca,
il 10 agosto sar il compleanno di Delio e il 30 quello di Giuliano. Spedisco due orologetti per farne loro regalo. Sei contenta? E saranno contenti i ragazzi? Spero che non li romperanno subito o troppo in fretta. Ricordi l'orologio che ti portai a Roma, quasi dieci anni fa? Te lo avevo appena consegnato che Delio lo prese e lo butt a terra. Io avevo fatto un grande sforzo per trovare un orologio che non fosse di metallo prezioso e che per il prezzo desse la sicurezza di una certa distinzione e solidit: avevo speso 400 lire e me lo ero fatto comprare dal padrone di casa (1) che era un ottimo uomo e conosceva personalmente l'orologiaio (erano due tedeschi e non si sarebbero imbrogliati, n padrone di casa avrebbe imbrogliato me per il quale aveva un certo affetto). E appunto dal primo momento l'orologio and a male e divenne un giocherello per Delio. Non che ci mi sia dispiaciuto troppo: l'orologio era tuo e potevi farne quel che volevi, ma pensai che per far giocare un bambino non  necessario un orologio di 400 lire, basta uno di 5 lire e il bambino si diverte lo stesso. - Ti ringrazio delle notizie che mi mandi; che tu stai meglio e anche i ragazzi. Che tu stia meglio veramente non so se possa dedursi dalle lettere: Tania dice di s. Io non so cosa scriverti, come scriverti eccetera. Non so neanche cosa fare; mi pare che se rientro in Sardegna (2), tutto un ciclo della mia vita si chiuder forse definitivamente. Perch non mi scrivi qualcosa di certo e di preciso? Accenni che alla fine di luglio avrai il posto nel sanatorio, cos fuggevolmente. Ci che mi fa male  il fatto che la mia vita dipende, in forma burocratica, non solo e specialmente dalla parte cui non posso attendere nulla di buono, ma anche da quelli da cui qualcosa di bene attendo. D'altronde fa tu quello che vuoi. Ti abbraccio
ANTONIO.

E' vero che sono sempre malcontento e irritabile: la tua lettera dovrebbe almeno in parte acquetarmi. Non irritarti anche tu; non voglio farti del male in nessun modo. Vorrei sapere con molta precisione lo stato di salute di Delio.

Note.
Nota 1: Giorgio Passarge, presso la cui famiglia Gramsci aveva abitato a Roma (confronta la lettera 1 nota 1).
Nota 2: Per qualche tempo Gramsci accarezz l'idea di ritirarsi in Sardegna non appena estinta la pena (confronta anche la lettera 442). Nel 1937 i parenti provvidero anche ad affittare per lui una stanza a Santu Lussurgiu. Tuttavia nel marzo di quell'anno (Gramsci avrebbe dovuto riacquistare la libert il 20 aprile) nacque invece la decisione di espatriare in Unione Sovietica. E' a tale scopo che Sraffa rediger una minuta di domanda di espatrio (confronta Appendice 1, numero 16), dopo aver preso accordi con Gramsci nel corso di un colloquio del 25 marzo 1937 alla clinica Quisisana (confronta P. SPRIANO, "Gramsci in carcere e il partito", citato, pagine 93-94).


439.
[estate 1936].

Caro Delio,
ho saputo da mamma Iulka che la mia ultima lettera (o anche altre?) ti ha procurato un po' di dispiacere. Perch non me ne hai scritto nulla? Quando nelle mie lettere qualcosa ti dispiace,  bene che tu me lo faccia sapere e mi spieghi le tue ragioni. Tu mi sei molto caro e io non voglio procurarti nessun dolore: sono tanto lontano e non posso accarezzarti e aiutarti come vorrei a risolvere le quistioni che nascono nel tuo cervello. Devi ripetermi la quistione che una volta mi avevi posto riguardo a Cekhov e alla quale non ho risposto: io non me ne ricordo proprio per nulla. Se tu sostenevi che Cekhov  uno scrittore sociale avevi ragione, ma una ragione che non deve inorgoglirti perch gi Aristotele aveva detto che tutti gli uomini sono animali sociali. Credo che tu volevi dire di pi, che cio Cekhov esprimeva una determinata situazione sociale, esprimeva alcuni aspetti della vita del suo tempo, e li esprimeva in modo da dover essere considerato come uno scrittore progressivo. Ci io penso. Cekhov a suo modo, nelle forme date dalla sua cultura, ha contribuito a liquidare le classi medie, gli intellettuali, i piccoli-borghesi come portatori della storia russa e del suo avvenire: essi credevano, nella vita reale, di essere i protagonisti di chiss quali miracolose innovazioni e Cekhov li ha mostrati come erano, meschini, vesciche gonfie di gas putridi, fonte di comicit e di ridicolo. Cosa intendevi tu? Scrivimelo. Si capisce che non si pu dire tutto di Cekhov in poche parole. - Tu osservi che il giornale dei pionieri, nel passato, dedicava molto spazio a Tolstoi e poco o quasi nulla a Gorki. Adesso che Gorki  morto (1) e si sente il dolore della sua perdita, ci pu apparire una cosa non giusta. Ma bisogna giudicare con spirito critico in ogni momento e allora non bisogna dimenticare che Tolstoi  stato uno scrittore mondiale, uno dei pochi scrittori di ogni paese che ha raggiunto la maggiore perfezione nell'arte e ha suscitato e suscita torrenti di emozione da per tutto, anche in traduzioni pessime, anche in uomini e donne che sono abbrutiti dalla fatica e hanno una cultura elementare: Tolstoi  stato davvero un portatore di civilt e di bellezza e nel mondo contemporaneo ancora nessuno lo ha eguagliato: per trovargli compagnia occorre pensare a Omero, a Eschilo, a Dante, a Shakespeare, a Goethe, a Cervantes e altri pochissimi. - Sono contento della tua lettera, e pi contento che ti senti meglio, che ti arrampichi sui muri per vedere l'eclipsi, che farai i bagni, e delle passeggiate nel bosco, e che imparerai l'italiano. Anche l'irrobustirsi  fare qualcosa. Caro, ti abbraccio forte.
Pap [in cirillico]

Note.
Nota 1: Gor'kij era morto il 18 giugno 1936.


440.
[luglio 1936].

Carissimo Delio,
sono molto contento di sapere che nessuna delle mie lettere ti abbia procurato dispiacere (ho saputo che verso quel tempo tu sei stato poco bene, ma non so nulla di certo) e tu hai ragione quando pensi che non si pu essere offesi quando ci si dicono cose giuste col tono giusto. Adesso credo di comprendere perch non ti ho scritto nulla a proposito del disaccordo fra te e la maestra sull'opera di Cekhov: credo sia stato perch la quistione, cos come tu la ponevi, era la formulazione di un dogma sociologico, di poca importanza, di quelli che Engels diceva avevano piene le tasche certuni che credevano cos di esimersi dallo studiare la storia in concreto (1). Ma tu hai solo 12 anni, e non penso che abbia le tasche piene di dogmi scolastici; del resto hai tutto il tempo per svuotar le tasche e ammobiliare il cervello. Non voglio discutere con te perch ho un'orribile emicrania; penso solo che hai 12 anni e, quantunque da molto tempo non veda tue fotografie, ti immagino molto cresciuto e con l'aspetto serio, serio (dinanzi al fotografo!). Ti ho mandato un orologio. Sei contento? I tuoi ricordi non sono molto precisi, ma non importa. Sar difficile trovare una palla di celluloide col cigno dentro: io l'avevo portata da... Milano. Ti bacio forte.
Pap [in cirillico]

Note.
Nota 1: Il medesimo riferimento a Engels  nel paragrafo "Riduzione della filosofia della praxis a una sociologia" del quaderno 10: Questa riduzione ha rappresentato la cristallizzazione della tendenza deteriore gi criticata da Engels (nelle lettere a due studenti pubblicate nel 'Sozialistische Akademiker') e consistenti nel ridurre una concezione del mondo a un formulario meccanico che d l'impressione di avere tutta la storia in tasca ("Quaderni del carcere, citato, pagina 1428).


441.
[agosto 1936].

Caro Delio,
ti faccio tanti auguri per esserti gi rimesso dalla malattia. Non mi hai scritto se l'orologio ti  piaciuto. Spero che adesso mi scriverai pi a lungo e mi farai partecipe di ci che ti interessa. Ti bacio, tuo
Pap [in cirillico]


442.
[estate 1936].

Cara Giulia,
non so ci che puoi aver capito della mia espressione finire un ciclo della vita (1), ma mi pare che non hai capito con esattezza e che hai dato all'espressione un significato troppo tragico, che io non capisco con esattezza. E poi, non hai ragione quando dici che n la malattia n altri fatti possono dividere una vita umana in diversi cicli. Questo, per dirla con pedanteria,  evoluzionismo volgare e, sotto la sua apparenza di un razionale ottimismo,  una forma di fatalismo quietistico. Ci che io intendo quando penso che un mio ritiro in Sardegna (che pure sento sarebbe e potrebbe essere utile alla mia salute) sarebbe l'inizio di un nuovo ciclo della mia vita  l'espressione di una analisi ben ponderata, nelle condizioni date, della mia posizione che sarebbe di isolamento completo, di degradazione intellettuale pi accentuata dell'attuale, di annullamento o quasi di certe forme di attesa che in questi anni, se mi hanno tormentato, hanno anche dato un certo contenuto alla vita. Ma non credo che possa scrivere di questo argomento in modo da dartene un senso profondo. Del resto, e questo mi pare per ora il pi importante, non devi credere che questi miei sentimenti esprimano scoraggiamento e un qualsiasi pessimismo che dir storico. Ho sempre pensato che la mia sorte individuale era una subordinata; ci non vuol dire che anche la mia sorte individuale, come quella di ogni altro individuo, non mi preoccupi e anche non mi debba preoccupare. Essa preoccupa abbastanza l'altra parte perch io possa disinteressarmene, ti pare? Ma mi sento debole fisicamente, e la resistenza da svolgere mi pare troppo grande. Tu scrivi che ne discuteremo e io penso che quando tu vorrai venire non  impossibile che ci ti riesca molto difficile, molto pi difficile di ci che sarebbe stato qualche mese fa, anche se ti sentirai pi forte fisicamente come  certo e come appare anche oggi dalla tua lettera.
Vedi come sono bislacco: adesso che tu scrivi di poter venire con un senso di maggior sicurezza, io ti faccio delle difficolt.
Sono proprio contento che gli orologetti per i ragazzi ti siano piaciuti. Mi scriverai a suo tempo ci che risentiranno Delio e Giuliano? Hai ragione per ci che riguarda il... 31;  vergognoso da parte mia... ma ho qualche scusante (2). Vorrei scriverti molto sulla malattia di Delio, su Julik, ma certi argomenti che riguardano la nostra tenerezza per i figli mi riescono di una difficolt spaventevole a scriverne perch mi indeboliscono e mi turbano. Cara, non sono contento di questa mia lettera (e neanche delle altre precedenti), non voglio ricominciare. Spero che tu sia molto molto forte anche per me.
Ti abbraccio.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 438.
Nota 2: Gramsci allude forse alla sua lettera a Giulia del 30 novembre 1931 (confronta la lettera 267).


443.
[estate 1936].

Cara Giulia,
mi riesce sempre pi difficile scriverti, ma Tatiana insiste perch ti mandi almeno qualche linea e perch almeno ti domandi di dare notizie esatte sulle ragioni che hanno determinato l'invio di Julik a una scuola speciale. Ecco fatto. Veramente avevo scritto una lettera abbastanza lunga, ma l'ho interrotta, perch facevo disgusto a me stesso. Non sono sicuro se mander le lettere a Julik e a Delio. Oggi ha fatto molto sole e molto caldo, ma forse questo appunto mi disgusta. Manda davvero le notizie su Julik e non stranirti delle mie stranezze. Ti abbraccio.
ANTONIO.


444.
[5 novembre 1936].

Carissima Giulia,
mi scrivi che sei sicura che puoi parlarmi di tutto, non solo delle tue gioie ma anche dei tuoi dolori. Ma mi parli veramente di tutto? Mi pare che negli anni pi belli della nostra vita, e specialmente nel '23, abbiamo parlato spesso di queste cose: come cio, entro un determinato cerchio di persone che si vogliono bene, ognuno finisca col credere di essere il solo capace di sopportare con forza certi dolori e li nasconda agli altri, finch si forma una specie di commedia degli equivoci, se di commedia si pu parlare. Io sono sempre stato dell'opinione che la verit abbia in s la propria medicina e sia, in ogni caso, preferibile al silenzio prolungato che, tra l'altro,  anche offensivo e degradante, perch chi tace di un fatto che pu provocare dolore, pare che sia persuaso che l'altra parte non capisca che lo stesso silenzio ha un significato non solo, ma non possa pensare che il silenzio pu nascondere cose ancora pi gravi di quelle che si vogliono celare. Dunque verit, chiarezza, sincerit nei nostri rapporti.
Quello che scrivi di Delio mi interessa, ma... Io ho sempre pensato che, nella mia condizione, sia difficile scrivere a dei ragazzi che non conosco intimamente, di cui non ho seguito lo sviluppo intellettuale e morale, di cui non sono in grado di risentire la sensibilit e le reazioni. Talvolta li immagino come dei bambini, altre volte come dei grandi: d'altronde mi pare che i ragazzi amano e sono felici quando vengono considerati come degli eguali. Perci ho sempre pensato e te ne ho anche scritto, che contavo su una tua collaborazione, per tradurre non letteralmente, ma secondo la loro mentalit, i miei biglietti a loro, e per aiutarmi a comprendere loro intimamente. Sono anzi persuaso che senza questa tua collaborazione, una mia corrispondenza seguita con Delio e Giuliano sia impossibile o diventi un puzzle. - Scrivimi molto della tua salute e con franchezza. Ti abbraccio teneramente
ANTONIO.


445.
[24 novembre 1936]

Carissima Iulca,
per farti ridere, vorrei proprio scrivere una lettera tutta professorale, piena di pedanterie da cima a fondo, ma non so se mi riescir. Il pi delle volte sono pedante senza volerlo: mi sono fatto uno stile di circostanza, sotto la pressione degli avvenimenti, in questi dieci anni di molteplici censure. Ti voglio raccontare un piccolo episodio per farti ridere e per farti capire il mio stato d'animo. Una volta, quando Delio era piccolo, tu mi scrivesti una lettera molto graziosa, nella quale volevi mostrarmi come il piccolo si iniziava alla... geografia e all'orientamento: me lo descrivevi a letto, sdraiato da Nord a Sud, che parlava come in direzione della sua testa c'erano dei popoli che facevano trainare i loro carri dai cani, a sinistra c'era la Cina, a destra l'Austria, in direzione delle gambe la Crimea eccetera. Per aver questa tua lettera ho dovuto discutere pi di un'ora col direttore del carcere che sospettava chiss quali messaggi convenzionali! Ho dovuto discutere senza aver letto nulla ancora, si capisce, cercando di indovinare dalle domande che mi faceva, cosa tu avevi scritto e cosa volevi dire. Cos' questo Kitai, e cosa c'entra l'Austria? Cosa sono gli uomini che fanno trascinare i carri dai cani?. Ci volle un bello sforzo da parte mia per dare una spiegazione plausibile (non avevo ancora letto la lettera) e non so se sarei riuscito a spuntarla, se a un certo punto non avessi domandato bruscamente: Ma lei ha moglie? E non capisce come pu scrivere una mamma quando vuol scrivere di un figlio al padre lontano? Il fatto  che mi consegn subito la lettera; aveva moglie, ma non figli. Una sciocchezza, ma ha il suo significato: io sapevo che lui avrebbe letto le mie lettere con la stessa acrimoniosa e sospettosa pedanteria e ci mi costringeva a un modo di scrivere carcerario, da cui non so se riuscir mai a liberarmi dopo tanti anni i di compressione. Ti potrei raccontare altri episodi e altre cose, ma non voglio che, per farti ridere, ti rattristi invece con lo sciorinare le miserie del passato. La tua lettera mi ha rallegrato: mi pare che da un pezzo non scrivevi con tale lievit e con tale... assoluta mancanza di errori. Cara, fa lavorare il cervello e perci scrivimi pi a lungo sui [parola in cirillico] (1), senza obbiettivit. A proposito, mi pare che questo tuo aforisma sentenzioso: Fare un rapporto (!?) sulla vita dei ragazzi  disfare la loro vita! sia un grandioso sproposito, ma di quelli! Altro che l'Imalaia! Niente rapporti (io non sono un brigadiere) ma solo le tue impressioni soggettive. Cara, io sono cos isolato che le tue lettere sono come il pane per l'affamato (altro che pedanteria!): perch mi misuri cos le razioni? Eppoi, a dir la verit, credo che la pedanteria e il professorume siano tutti dalla tua parte: solo che tu non te ne accorgi, perch sono comodi. Un povero disgraziato come me ti domanda: scrivi su di te, sui figli estesamente eccetera e tu, dalla tua trincea rispondi: Ohib! Per me, scrivere sulla vita dei ragazzi sarebbe come disfarla! Altro che pedanteria; questa  della peggiore e della peggior specie. Tu lavora col cervello eppoi mi darai ragione. Cara Iulca, ti abbraccio teneramente.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Bambini in russo.


446.
[24 novembre 1936].

Caro Julik,
vedo con piacere, dalla tua lettera, che scrivi meglio; hai gi una scrittura da ragazzo grande. Perch ti  piaciuto il film su "I figli del capitano Grant?" Devi scrivermi un po' pi a lungo e descrivermi la tua vita, a cosa pensi, quali libri ti piacciono, eccetera - Sono contento che l'orologio ti piaccia; ma non aver tanto timore di portarlo, anche fuori; se  bene assicurato al polso non si pu perdere, a meno che quando sei fuori non ti abbandoni a esercizi violenti di boxe, o simili. Quali giochi preferisci?
Caro Julik, ti abbraccio.
Pap [in cirillico].


447.
[novembre 1936].

Carissimo Delio,
puoi scrivere su Puskin quando vuoi; anzi  meglio che ci pensi bene, in modo da darmi una prova conclusiva della tua capacit a pensare, a ragionare e a criticare (cio a discernere il vero dal falso, il certo dal possibile e dal verosimile). Non devi per diventare nervoso: io conosco la tua et, la tua preparazione e quindi sapr giudicare obbiettivamente (anche se ti voglio bene molto molto, e quindi essere obbiettivi sia piuttosto difficile). - I libri su Puskin e Gogol sar difficile trovarli; ma poi cosa ne faresti? Ormai sono invecchiati mentre ora c' tutta una letteratura fresca sui due scrittori, letteratura criticamente elaborata su scoperte fatte negli archivi aperti alla giovane e valorosa filologia sovietica. - Sono tanto felice che tu stia bene e che non ti stanchi nello studiare. Caro, ti abbraccio e ti incarico di abbracciare tanto la mamma per parte mia.
Pap [in cirillico]


448.
[dicembre 1936].

Cara Iulca,
le tue lettere mi producono sempre una grande emozione, ma... (questi maledetti ma...) mi lasciano un po' confuso e con pensieri che girano a vuoto. Tu sai che ho la mania della concretezza, che ammiro molto i... rapporti (daklad) quando sono ben fatti e le relazioni anche come quelle dei molto reverendi padri gesuiti sulla Cina che insegnano qualche cosa anco dopo qualche secolo. Cara, sono d'una pedanteria spaventosa: scrivi come vuoi, perch tu scrivi sempre bene, con grande spontaneit e mettendoci tutta te stessa. - N io voglio farti un... rapporto su Tania. Ella vive a modo suo, naturalmente, ci che talvolta mi d una terribile sardesca voglia di avere in mano un nodoso bastone; ma mi pare che ella abbia una vitalit prodigiosa e che stia bene. Talvolta litighiamo perch ella  disordinata nel mangiare, cio mangia poco e male, sebbene io abbia ragione di credere che ella  donna di buon appetito, quando tutto le  stato messo sotto il naso. Sebbene ella protesti e cerchi di attenuare  certo che a Formia le ho visto mangiare un pollo intero (bollito, dice lei, non arrosto), non enorme  vero, ma rispettabile, e ci come prima colazione (savtrak). Cos le ho visto mangiare delle porzioni considerevoli di agnello con patatine arrosto. Ora invece mi pare che si trascuri e ho l'impressione che abbia perduto di peso. Certo bastano poche settimane di nutrimento normale per cambiarla molto, per farla ringiovanire eccetera - Sai che tutto questo mi dispiace di scriverlo, perch rimbrotto sempre Tania e tutto ci non fa piacere (ieri anche mio fratello Carlo le ha dato una lavata di testa a questo proposito) e anzi mi produce spesso una grande irritazione. Su Tania stop.
Sono molto contento dei figli e delle loro due ultime lettere. Iulik  laconico, epigrafico. Non un aggettivo n un riempitivo: stile quasi telegrafico. Delio  molto diverso. E tu, cara, come sei? Non riesco a immaginarti bene, sebbene pensi sempre al passato. Mandami delle fotografie; sono poca cosa, ma aiutano. Quando ero a Ustica confinato, un beduino mi si era affezionato molto: era confinato anche lui; veniva a trovarmi, si sedeva, prendeva il caff, mi raccontava novelle del deserto e poi stava zitto per delle ore a guardarmi leggere o scrivere; invidiava le fotografie che io avevo e diceva che sua moglie era cos stupida che mai avrebbe pensato a mandargli la fotografia del figlio (non sapeva neanche che i mussulmani non possono ritrarre la sembianza umana e non era stupido). Tu non diventerai mica la moglie del beduino?
Cara, ti abbraccio con grande tenerezza.
ANTONIO.


449.
[dicembre 1936].

Caro Delio,
aspetto che tu risponda alla quistione su Puskin, senza fretta; devi ferrarti bene e fare del tuo meglio. Come va la scuola per te e per Iulik? Adesso che avete le annotazioni ogni mese, sar pi facile il controllo sull'andamento dei corsi. Ti ringrazio di avere abbracciato forte forte la mamma per parte mia: penso che devi farlo ogni giorno, ogni mattino. Io penso sempre a voi; cos immaginer ogni mattino: ecco che i miei figli e Giulia pensano a me in questo momento. Tu sei il fratello maggiore, ma devi dirlo anche a Iulik: cos ogni giorno avrete i cinque minuti del babbo. Cosa ne pensi?
Ti bacio.
Pap [in cirillico]


450.
[1936].

Cara Giulia,
dovrei forse rispondere a te, invece che a Delio, per spiegare ci che intendo per fantasia, perch la tua lettera  scritta con una sorprendente assenza di ci che io chiamerei fantasia concreta, mentre vi sono contenuti molti elementi di ci che chiamerei fantasia astratta e altri elementi che in verit non riesco a capire. Ma ho sempre paura, quando ti scrivo, di cadere nella pedanteria concreta e astratta, ci che significa che ho sempre l'impressione che non si riesca pi a comprenderci l'uno con l'altro, con la conseguenza che non si sa da che parte incominciare e si finisce col cessare di scrivere. Voglio darti qualche esempio:
1. Non ho scritto a proposito di Giuliano solo per l'insistenza di Tania. Abbiamo avuto con Tania una discussione sul tipo di scuola frequentata dal bambino e Tania era molto... pessimista. Io non ero pessimista sulle condizioni intellettuali di Giuliano, solo che il fatto stesso che si potesse accendere una discussione del genere mi amareggiava perch mi sarei aspettato una spiegazione da parte tua (senza bisogno di chiederla). Anche il chiedere informazioni in proposito mi dispiaceva, mi amareggiava, perch lo scrivere su queste cose mi si rappresentava come un esempio concreto della mia condizione generale: in realt io so quasi nulla dei ragazzi, del loro sviluppo intellettuale, della loro vita concreta. A ci si aggiunge che in ogni istante io rivivo tutto il passato e mentre discutevo con Tania ricordavo come di Giuliano io abbia sempre saputo cos poco, tanto che solo dalla traduzione di una lettera tua a Tania io abbia saputo nel 1928 che Giuliano... parlava, mentre Tania mi aveva scritto - un anno prima - che aveva saputo che Giuliano era tardivo nel parlare. Tu hai sempre i ragazzi in tua presenza, li osservi nel loro sviluppo e ti colpisce ci che di originale pu essere in loro. Per me le cose sono molto diverse; ci che a te sembra notevole a me pu parere insignificante, perch mi manca la nozione di ci che  pi sostanzialmente vitale ed espressivo in un essere che si sviluppa.
2. Cos non  esatto che io abbia detto che Delio non  concreto, per la semplice ragione che non so neanche cosa Delio sia. Sono anzi persuaso che egli, come tutti i ragazzi della sua et, sia molto concreto come tu dici, nella vita reale. Ci non significa che le letture e l'indirizzo scolastico datogli da qualche insegnante, non inducano, in certi casi, a fantasticare in modo che a me pare errato su ipotesi pseudo scientifiche; pare errato e da riprendere perch io credo che occorra sempre ricondurre gli scolari su una via che permetta lo sviluppo di una cultura solida e realistica, depurata da ogni elemento di ideologie rancide e stupide e permetta la formazione di una generazione che sappia costruire la sua vita e la vita collettiva in modo sobrio, con il massimo di economia negli sforzi e il massimo di rendimento. Naturalmente posso aver sbagliato per assenza di informazioni; ma, ritorno da capo, l'assenza d'informazioni su Delio  una delle condizioni dei miei rapporti con lui. Ho cercato di avere queste informazioni da lui stesso, trattandolo come una personalit compiuta e in ci non credo di aver sbagliato: credo che un ragazzo sia contento di essere trattato come una personalit completa, che come un eterno giocattolo per i grandi e che ci gli giovi di pi da ogni punto di vista.
Tania vorrebbe che ogni volta io ti scrivessi un trattato per indurti a scrivere di pi e con maggior precisione. Io credo che questo sia inutile e anche molto noioso. Certe cose o si fanno spontaneamente o non si fanno o non servono a nulla. Ti voglio solo spiegare ci che intendo, press'a poco, per fantasia concreta: l'attitudine a rivivere la vita degli altri, cos come  realmente determinata, coi suoi bisogni, sue esigenze, eccetera, non per rappresentarla artisticamente, ma per comprenderla ed entrare in contatto intimo: anche per non far del male. Le cose e le situazioni sono abbastanza crudeli obbiettivamente senza che si aggiunga qualcosa a questa loro crudelt. Non bisogna neanche pensare che gli altri siano insensibili o trascurati o dimentichi o che so io. Mi costa un grande sforzo scriverti queste cose, perch anche di te so poco e ho sempre timore di farti del male: almeno la tua sensibilit credo di averla conosciuta e di averla assimilata quasi come un istinto nei miei rapporti con te. Ci che non significa che non possa averti fatto del male senza volerlo. Ma non voglio cadere nel patetico.
Ti abbraccio.
ANTONIO.


451.
[1936].

Caro Giuliano,
hai letto solo mezza novella di Wells e gi vorresti giudicare tutta l'opera di questo scrittore, che ha scritto decine e decine di romanzi, raccolte di novelle, saggi storici eccetera? Mi pare un po' esagerato. E che novella hai poi letto? La pi bella o la pi brutta o quella che rappresenta la media delle possibilit dell'autore? Il pi grande scrittore dell'antica Grecia fu Omero e lo scrittore latino Orazio ha scritto che anche Omero qualche volta dormicchia (1). Certo Wells in confronto di Omero dormicchia almeno 360 giorni dell'anno, ma potrebbe darsi che negli altri 5 o 6 giorni (quando l'anno  bisestile) fosse sveglio del tutto e avesse scritto qualcosa di piacevole e di resistente alla critica. Anche tu spesso non sei molto ordinato: la tua lettera  scritta in fretta, con molte parole lasciate a met; eppure io credo che tu possa scrivere molto meglio, con pi ordine, con pi attenzione. Perci io non ti giudicher da questa lettera e non dir: ma guarda che asinello di figlio! Caro Iulik, non prendertela e scrivi sempre tutto quello che pensi, anche se affrettato; poi ci ripenserai meglio, correggerai i tuoi errori e rafforzerai i tuoi giudizi. Mi dispiace di non poter discutere con te a viva voce; non credere che io sia molto pedante, mi piacerebbe ridere e scherzare con te e con Delio e parlare di tante cose che interessavano molto anche me quando ero un ragazzo. Ti abbraccio teneramente.
Tuo pap [in cirillico]

Note.
Nota 1: "Ars poetica", 359.


452.
[1936].

Caro Delio,
avevo ricevuto la penna del pappagalletto e i fiorellini che mi sono piaciuti. Ma non riesco a immaginare come sia l'uccelletto e perch si strappi delle penne cos grosse; forse il caldo artificiale gli ha fatto male alla pelle, forse non ha nulla di grave e con la buona stagione gli passer ogni prurito. Forse bisogner dargli da mangiare qualcosa di molto fresco che sostituisca ci che i suoi congeneri mangiano nel paese di origine, perch ho letto che gli uccelletti tenuti in casa, con cibi non adatti, soffrono di avitaminosi, perdono le penne e hanno una specie di rogna (che non  contagiosa): ho io stesso visto un passero cos mal ridotto perch mangiava sempre mollica di cattivo pane, guarire con l'aggiunta al men di un po' di insalatina verde. Non mi ricordo pi in che senso ti ho parlato della fantasia; forse accennavo alla tendenza di fantasticare a vuoto, di costruire dei grattacieli su una testa di spillo eccetera. Caro, ti abbraccio tanto forte.
Pap [in cirillico]


453.
[1936].

Cara Julca,
dispiace anche a me quando non mi riesce a scriverti, come sempre vorrei, a lungo e minutamente, della mia vita, di te, dei ragazzi, per cercare di darti delle forze o almeno per evitare di farti rimuginare a vuoto e quindi essere causa di un tuo dispiacere.
In questi ultimi giorni, dopo che Tatiana mi ha consegnato le tue lettere del '33, ho sentito nuovamente, con forza, quanto grande sia la mia tenerezza per te e quanto grande sia sempre stata anche negli anni passati, quando non ti scrivevo, perch mi sentivo isolato e sconfortato. Tu hai creduto che io non sentissi, fin dal '32, che la mia povera mamma era morta? Il pi forte dolore l'ho sentito allora e veramente in modo violento, sebbene fossi in grave stato di prostrazione fisica. Come potevo immaginare che mia madre, viva, non mi scrivesse o facesse scrivere, e che da casa non mi accennassero pi a lei? Penso come la falsa piet non sia altro che stoltezza e nelle condizioni in cui si trova un carcerato diventi una vera e propria crudelt perch determina uno stato d'animo di diffidenza, di sospetto morboso che ti si nasconda chiss che cosa,... mah! Ho sofferto ora per te, nel leggere le tue lettere che mi erano state nascoste. Cara Julca, io conservo del tuo pap dei ricordi che me lo fanno sembrare sempre presente e penso con rimpianto che avremmo potuto conoscerci pi e meglio (1)... Ma questo rientra nella zona delle occasioni perdute da me non [so] se per mio difetto, perch dal '20 in poi ho in gran parte vissuto sotto l'incubo di ci che sarebbe successo in Italia e della enorme quantit di forza che avrei dovuto avere per fare fino in fondo ci che mi pareva giusto e necessario. Cara, potr parlarti mai di tante cose? Adesso sono diventato di una ipersensibilit morbosa e non potrei mai scrivere su certi argomenti. Forse non mi sono spiegato sufficientemente quando ti ho scritto dei ragazzi e del fatto che non riesco a comprendere la loro vita solo dalle loro lettere e dagli accenni che tu me ne fai. Non capisco neanche a che punto sia il loro sviluppo intellettuale. A te importa la loro sensibilit e la ricchezza dei loro sentimenti, ma tu sei la mamma e occorre sempre ricevere con cauzione le impressioni delle mamme e... naturalmente anche dei pap, quando vivono sempre a contatto dei loro figlioletti e si sentono commossi per ogni loro mossetta.
Non riesco a fare un paragone tra la loro cultura scolastica e quella dei paesi occidentali: non posso fare un paragone neanche pensando ai miei ricordi. Tuttavia: ho ricevuto una lettera di un mio nipotino che  pi giovane di Delio e che quest'anno entra nel ginnasio (2). Mi pare che non abbia la ricchezza di sentimenti e la larghezza di interessi e di visioni di Delio, ma che sia pi ordinato intellettualmente e che sappia ci che vuole (bisogna tenere conto che ha vissuto finora la vita meschina e angusta di un paese della Sardegna, non paragonabile a una citt mondiale dove confluiscono enormi correnti di cultura e di interessi e di sentimenti che raggiungono anche i venditori di sigarette della strada e come!). Giuliano mi pare moralmente pi pacato di Delio, intellettualmente meno turbolento, ma perci un po' indietro, anche per il suo temperamento.
Cara Julca, occorre che riversiamo nei nostri ragazzi tutto l'affetto che ci univa ai nostri cari e che li facciamo rivivere in loro in ci che di meglio e di pi bello ce ne rimane nella memoria. Ti abbraccio con tanta tenerezza.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Nel giugno 1933, ricevuta la notizia della morte del padre Apollon, Tatiana aveva ritenuto prudente non informarne Gramsci, gi tenuto all'oscuro della scomparsa della madre. In una lettera del 3 luglio a Sraffa, scriveva poi: Ha scritto Giulia a Nino e parla della fine del babbo. Vuole dire che sono costretta a trasmettergli questa lettera e questa notizia. Purch non vengano complicazioni a riguardo della sua mamma ("Lettere a Tania per Gramsci", citato, pagina 125). Evidentemente Tatiana aveva cambiato ancora idea e finito per trattenere le lettere di Giulia.
Nota 2: Si tratta della lettera di Franco Paulesu del 24 settembre 1936 (confronta "Nuove lettere di Antonio Gramsci", citato, pagine 102-103).


454.
[1936].

Caro Julik,
sono contento che stai bene e che studi bene, ma le tue lettere sono troppo brevi e io vorrei sapere a cosa pensi e come vivi: stai bene, ma come? Hai visto al cine i Figli del capitano Grant, ma non mi scrivi se il film ti  piaciuto e perch. Io ho letto il libro quando ero un ragazzo come te e mi  piaciuto molto, ricordo: l'ho riletto allora tante volte, con l'Atlante geografico davanti e cercavo altri libri che mi spiegassero i costumi dei paesi dove passava il trentaquattresimo parallelo sud (mi pare). Il dottor Paganel con le sue distrazioni mi faceva ridere clamorosamente da solo, tanto che venivano a vedere se ero diventato matto. Non mi piaceva solo lo sciovinismo antinglese del Verne (che forse non appare nel film che tu hai visto) e la caricatura dei libri di geografia inglesi. Quando ero ragazzo gli inglesi mi attraevano molto perch erano grandi marinai e avevano tante isole dove avrei voluto abitare. Scrivimi anche tu le tue impressioni, a lungo, cos vedr se veramente sei bravo nello scrivere: le tue lettere sono scritte bene, ma sono corte e non si pu giudicare tutto un anno da un solo giorno, ti pare? Caro Julik, ti bacia
il tuo pap.

Non aver paura di portare l'orologio al polso. Perch dovresti perderlo? L'orologio  per te, non per essere lasciato su un tavolino.



1937.

455.
[5 gennaio 1937].

Cara Iulca,
anche la mia memoria non  molta buona (nel senso che dimentico le cose recenti, mentre ricordo spesso minutamente le cose di dieci, quindici anni fa), tuttavia so di certo che molte volte ci che tu rispondi non risponde a ci che io avevo scritto. Ma ci non importa molto. L'importante  che tu scriva tutto ci che ti viene nella fantasia... spontaneamente, cio senza sforzo, lievemente. Io leggo parecchie volte le tue lettere; le prime volte come si leggono le lettere dei nostri pi cari, dir cos disinteressatamente, cio col solo interesse della mia tenerezza per te; poi le rileggo criticamente, per cercare di indovinare come tu stavi durante le giornate in cui hai potuto scrivere, eccetera; osservo anche la scrittura, la sicurezza maggiore o minore della mano eccetera. Insomma, dalle tue lettere cerco di estrarre tutte le indicazioni e significazioni possibili. Credi che questa sia pedanteria? Non credo: forse un po' di carcerite entra in tutto ci, ma non la vecchia tradizionale pedanteria che, d'altronde, oggi, mi sentirei di difendere aspramente contro certa faciloneria superficiale e bohme che ha procurato tanti guai e ancora ne procura e ne procurer. Oggi mi piace pi un "Manuale del caporale" che i "Refrattari" del Valls. Divago forse? - Del resto, tu mi scrivi benissimo dei ragazzi e le mie continue lamentele sono dovute al fatto che nessuna impressione, sia pur quella di te, di Iulca, che sento come parte di me stesso, pu sostituire l'impressione diretta: credi che anche tu non vedresti nei figli qualche altra cosa di nuovo o di diverso, se li vedessi insieme a me? Proprio obbiettivamente diversi. - Cara, io voglio che abbracci la mamma per conto mio con tanto affetto e con una infinit di auguri per la sua festa. Io credo che tu abbia sempre saputo che in me c'e difficolt grande, molto grande a esteriorizzare i sentimenti e ci pu spiegare molte cose ingrate. Nella letteratura italiana hanno scritto che se la Sardegna  un'isola, ogni sardo  un'isola nell'isola e ricordo un articolo molto comico di uno scrittore del Giornale d'Italia che nel 1920 cos cercava di spiegare le mie tendenze intellettuali e politiche (1). Ma forse un pochino di vero c', quanto basta per dare l'accento (veramente dare l'accento non  poco, ma non voglio mettermi ad analizzare: dir l'accento grammaticale e tu potrai divertirtene di cuore e ammirare la mia modestia grillesca). Cara, ti abbraccio con tutta la mia tenerezza.
ANTONIO.

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 257 e nota 2.


456.
[23 gennaio 1937].

Cara Iulca,
sai che non sono mai stato abituato a ricevere auguri e neanche a farne. A dir la verit mi sembrano tutte sciocchezze (o mi sembravano) convenzionali, ma per i ragazzi certo non  stata cosa convenzionale (e neanche per te, cara). Solo che mi  sembrato di comprendere che tutti voi abbiate creduto di dovermi far la festa il 12, mentre io sono nato il 22 (mi pare di aver capito l'origine dell'errore) e voglio proprio essere festeggiato come piace a me: in questo caso "voglio" assolutamente una bella fotografia dei figli e tua. Una fotografia fatta bene, da un buon fotografo e non un giocarello da dilettanti. Non capisco perch non mi mandi pi spesso vostre fotografie: per la spesa? non credo. Per quale altra ragione? Sono passati pi di dieci anni da che non ci vediamo; perch non vedersi pi spesso in questa forma? Per me la quistione  molto, molto diversa e tu lo comprendi, credo: 1. dovrei passare per la trafila della polizia e questo - 1. -  gi decisivo, per me. Cara Iulca, davvero, mandami delle belle fotografie di tutti, in gruppo e individualmente. Cara, ti abbraccio.
ANTONIO.

Abbraccio anche la tua mamma buona, se me lo permette.


457.
[23 gennaio 1937].

Caro Iulik,
disegna come vuoi, per ridere e per divertirti e non seriamente, come se facessi un compito che non ti piace. Vorrei per vedere qualcuno dei disegni che fai per la scuola! Questi disegni come li fai? Con seriet oppure come quelli che fai per ridere? - Mi pare davvero che alla scuola le cose ti vanno abbastanza bene; e la salute come va? Corri, giochi o ti diverti solo a scarabocchiare sulla carta figure non fatte seriamente? Ti ringrazio dei tuoi auguri. Oggi ho molto mal di testa e non posso scrivere a lungo.
Ti bacio.
Pap [in cirillico]

Con chi studi il violino?


458.

Evviva Julik!
ho ricevuto una tua fotografia e sono stato molto felice di vedere la tua personcina. Per devi essere molto cresciuto dall'altra fotografia che mi  stata spedita tempo fa, cresciuto cambiato; sei proprio un giovinetto ormai. Perch non mi scrivi pi? Aspetto una tua lettera lunga.
Ti abbraccio (1).
Tuo pap [in cirillico].

Note.
Nota 1: Tutte le lettere a Delio e a Giuliano, senza data, pubblicate di qui in avanti, erano allegate a lettere indirizzate da Gramsci a Giulia. Sebbene in qualche caso, sulla base del confronto del tipo di fogli di carta utilizzati, sia possibile ipotizzare il collegamento dei testi dedicati ai figli con quelli inviati alla madre, i margini di incertezza permangono. Si  preferito pertanto raccoglierli nella parte finale del volume, secondo l'ordine gi stabilito in precedenti edizioni.


459.

Caro Delio,
non ho letto molto di Wells, perch i suoi libri non mi piaccion gran che. Credo che se anche tu non lo leggi, non sar una gran perdita per la tua formazione intellettuale e morale. Anche il suo libro di storia universale (1) non mi  molto piaciuto, sebbene egli cerchi (e il ci rappresenta una certa novit, almeno nella letteratura storica dell'Europa occidentale) di allargare l'orizzonte storico tradizionale dando importanza, non solo ai greci, agli egiziani, ai romani eccetera, ma anche ai mongoli, ai cinesi, agli indiani eccetera. Come scrittore di fantasia mi pare che egli sia troppo meccanico e stopposo, come storico gli manca la disciplina intellettuale, l'ordine e la mentalit del metodo. Fammi sapere se ti piace questo mio modo di scriverti e se capisci tutto. - Non ti ho risposto alla lettera precedente. Mi  piaciuta la tua idea di vedere il mondo popolato di elefanti dritti sulle zampe posteriori, col cervello molto sviluppato: certo per stare in grande quantit sulla superficie del globo, chiss che enormi grattacieli avrebbero dovuto costruire. Ma il cervello senza mani a che avrebbe servito? Gli struzzi hanno la testa alta e libera, stanno solo su due piedi, ma il loro cervello non si  molto sviluppato per questo. Si vede che per l'uomo, nella sua evoluzione, si sono concentrate molte condizioni favorevoli nel senso di aiutarlo a diventare ci che era anche prima che si sviluppassero la volont definita verso un fine e l'intelligenza sufficiente per organizzare i mezzi necessari per raggiungere il fine stesso. La quantit diventa qualit per l'uomo e non per gli altri esseri viventi, a quanto pare. Scrivimi a lungo. Ti abbraccio.
Pap [in cirillico].

Note.
Nota 1: Confronta la lettera 255 e nota 3.


460.

Caro Iulik,
questa volta non ho ricevuto nessuna tua lettera. Mi dispiace. E' vero che io non ho risposto alla tua ultima, ma stavo poco bene. Sarei contento se tu mi scrivessi molto, anzi avevi promesso (mi pare) di scrivere qualche cosa ogni giorno di vacanza e poi mandarmi lo scritto insieme alle lettere di Delio, della mamma, di Genia. Si vede che sei un po' disordinato e che dimentichi ci che era per te un impegno. Puoi scrivermi di tutto e io ti risponder seriamente. Ormai sei un ragazzo gi grandetto e devi avere un certo senso di responsabilit. Che ne pensi? Scrivimi ci che fai nella scuola, se impari con facilit, ci che ti interessa. Ma se una cosa non ti interessa e tuttavia devi impararla, come fai? E quali giochi preferisci? Caro Iulik, ogni momento della tua vita interessa me. Ti abbraccio.
Pap [in cirillico].


461.

Caro Julik,
ho ricevuto la fotografia e il biglietto, ma le due cose non vanno d'accordo. Nella lettera ti lamenti, quasi piagnucoli come un bimbetto di cinque anni, mentre sei un ragazzo grande e forte e dovresti affrontare gli avvenimenti con coraggio e con calma tranquillit. Tu stesso mi hai scritto una volta che la scuola che frequenti serve per non perdere un anno di studio; e ti par poco? Poi bisogna vedere se i rimproveri che ti fanno non sono meritati. In ogni caso se bisogna fare una cosa, bisogna farla senza lamentarsi, senza guaire come i cagnolini da latte, in modo da trarne tutto il profitto. A me non piace che un ragazzone come te si lamenti, mentre nella fotografia pare che tu sia risoluto, tranquillo nella volont di raggiungere il tuo scopo; cos mi piaci molto e ti faccio tanti auguri. Ti abbraccio. [Parola in cirillico]. (1)
Pap [in cirillico]

E' Tania che mi fa scrivere mentre non sto bene e perci scrivo male; dammi zero in tutto.

Note.
Nota 1: Ti bacio, in russo.


462.

Caro Delio,
mi hai scritto quattro linee che sembrano estratte da una grammatica per stranieri: - il pappagallo sta bene! (fagli i miei pi vivi rallegramenti e auguri!); che tempo fa? Qui fa bel tempo! eccetera. E come stai? E cosa pensi di Pickwick? E i tuoi esami come si presentano? Senti un po' di tremarella o sei sicuro di te stesso? Da qualche tempo mi scrivi poco poco e di cose poco interessanti. Perch? Scrivi pi a lungo. Ti bacio
Pap [in cirillico].


463.

Caro Iulik,
ho ricevuto tue notizie dalle lettere di mamma e di nonna. Ma perch tu non scrivi qualche parola? Io sono molto contento quando ricevo una tua lettera e chiss quante cose tu potresti scrivere sulla scuola, sui tuoi compagni, sui tuoi insegnanti, sugli alberi che vedi, sui tuoi giochi eccetera. E poi... tu avevi promesso di scrivermi qualche cosa ogni giorno di vacanza. Bisogna sempre mantenere le promesse, anche se costa qualche sacrifizio e immagino che per te non deve essere un grande sacrifizio scrivere qualche cosa. Avevi promesso di mandare le lettere quando la mamma ti andava a far visita alla scuola... Caro abbraccio.
Pap [in cirillico].


464.

Carissimo Delio,
io non so se l'elefante pu (o poteva) evolversi fino a diventa sulla terra un essere capace, come l'uomo, di dominare le forze della natura e di servirsene per i suoi propri fini - in astratto. Concretamente l'elefante non ha avuto lo stesso sviluppo dell'uomo e certo non l'avr pi perch l'uomo si serve dell'elefante, mentre l'elefante non pu servirsi dell'uomo, neanche per mangiarselo. Ci che pensi della possibilit dell'elefante di adattare le sue zampe per il lavoro pratico non corrisponde alla realt: infatti l'elefante ha come elemento tecnico la proboscide e dal punto di vista elefantesco se ne serve a maraviglia per strappare alberi, per difendersi in certe circostanze eccetera. - Tu mi avevi scritto che ti piaceva la storia e cos siamo giunti alla proboscide dell'elefante. Io credo che per studiare la storia non bisogna troppo fantasticare su ci che sarebbe successo se... (se l'elefante si fosse drizzato sulle zampe posteriori per dare maggior sviluppo al cervello, se... se...; e se l'elefante fosse nato con le ruote? sarebbe stato un tranvai naturale! e se avesse avuto le ali? Immagina un'invasione di elefanti come quella delle cavallette!). E' gi molto difficile studiare la storia realmente svoltasi, perch di una gran parte di essa si  perduto ogni documento; come si pu perdere il tempo a stabilire ipotesi che non hanno fondamento? E poi nelle tue ipotesi c' troppo antropomorfismo. Perch l'elefante doveva evolversi come l'uomo? Chiss se qualche saggio vecchio elefante o qualche giovinetto ghiribizzoso elefantino, dal suo punto di vista, non fa delle ipotesi sul perch l'uomo non  diventato un proboscidato! Aspetto una tua lunga lettera su questo argomento. Qui non ha fatto molto freddo eppoi quest'anno io non soffro per il freddo come gli anni scorsi. Ci sono sempre dei fiori sbocciati. Non ho con me nessun uccelletto ma vedo sempre nel cortile due coppie di merli e i gatti che si appiattano per prenderli; ma i merli non pare se ne preoccupino e sono sempre allegri ed eleganti nelle loro mosse. Ti abbraccio.
Pap [in cirillico]


465.

Caro Delio,
questa volta non mi parli degli elefanti come portatori di una eventuale civilt. Gli elefanti ce li hai di sapone e in questo senso possono portare la civilt (o un aspetto di essa) nella sala da bagno: poveri elefanti! E' vero che mi parli di tante altre cose e io dovrei iniziare con te tutta una serie di polemiche. Ma non posso, perch soffro di mal di capo e non sempre riesco a concentrarmi anche per cose di poco conto. Io credo che la mamma e Genia e tutti gli altri di casa devono sempre essere in discussione con te su tutti gli argomenti dello scibile e del fattibile. Benissimo! Ma quali cose ti interessano di pi? Una volta mi hai scritto che ti interessava la storia, ma poi non sei stato capace di continuare la quistione e hai scantonato sugli elefanti; adesso mi pare che ti interessi alle scimmie come progenitori degli uomini. Ma anche in questo punto mi pare di poter dire che a te piace pi la fantasticheria che la storia, e che sarebbe pi opportuno studiare la storia reale, quella che si pu scrivere sulla base di documenti ben precisi e concreti. Il fantasticare su le ipotesi scientifiche era proprio degli uomini di 50 anni fa che vivevano in condizioni molto difficili di lotta ideologica. Oggi molte quistioni sono cadute nel nulla perch la vita ha superato e protagonista e antagonista e ha creato il costruttore. Purtroppo  difficile liberarsi dalle cose morte; ma tu, dacci un calcio nel mezzo e studia solo le cose concrete.
Ti abbraccio.
Pap [in cirillico]


466.

Caro Delio,
vedo che adesso ti interessi molto alle scimmie. La fotografia che mi mandi  ben riuscita: deve trattarsi di una scimmia pensatrice. Penser alle carrube che pu mangiare e alle altre cose che le passer come pasto la direzione dello Zoo. E il pappagallo? Ho parlato dell'insalatina, ma mi riferivo ai passeri. Cosa mangia il tuo uccelletto? Vegetali teneri come l'insalata oppure frutta secche e legumi come le fave, le noci, i ceci, le mandorle? Quando ero ragazzo abbiamo avuto in casa una cocorita che veniva dall'Abissinia; tutto il giorno rosicchiava fave e ceci (le mandorle e le noci ce le mangiavamo noi) ed era molto antipatica perch non sapeva far altro e non era bella per nulla: aveva un testone grosso come tutto il corpo e il suo colore era un grigio tendente al giallo. Spero che il tuo uccelletto sia molto pi bello e simpatico. - Scrivimi qualche cosa sulle tue letture. Ti faccio tanti complimenti per gli studi e per il distintivo che hai avuto. Ti abbraccio teneramente.
Tuo pap [in cirillico]


467.

Carissimo Giuliano,
vuoi che ti scriva di cose serie. Molto bene. Ma cosa sono le cose serie che vuoi leggere nelle mie lettere? Tu sei un ragazzo e anche le cose per i ragazzi sono molto serie, perch sono in rapporto con la sua et, con le sue esperienze, con le capacit che le esperienze e la riflessione su di esse gli hanno procurato. Del resto prometti di scrivermi qualche cosa ogni cinque giorni; sono molto contento se lo farai, dimostrandomi di aver cos molta forza di volont. Io ti risponder sempre (se potr) e molto seriamente. Caro, io ti conosco solo per le tue lettere e per le notizie che mi mandano di te i grandi: so che sei un bravo ragazzo, ma perch non mi hai scritto nulla sul tuo viaggio al mare; credi che non sia stata una cosa seria? Tutto ci che ti riguarda  per me molto serio e mi interessa molto; anche i tuoi giochi. Ti abbraccia
Tuo pap [in cirillico] ANTONIO.


468.

Carissimo Delio,
mi sento un po' stanco e non posso scriverti molto. Tu scrivimi sempre e di tutto ci che ti interessa nella scuola. Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua et, perch riguarda gli uomini viventi e tutto ci che riguarda gli uomini, quanti pi uomini  possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in societ e lavorano e lottano e migliorano se stessi, non pu non piacerti pi di ogni altra cosa. Ma  cos? Ti abbraccio.
ANTONIO.


469.

Ma questo figlietto Julik perch non mi scrive mai? Eppure avevi promesso di scrivere qualche cosa ogni giorno festivo e poi di mandare a suo tempo! Come mai un ragazzo che ha gi 10 anni non mantiene le sue promesse? Caro Julik, voglio sapere da te come stai e come ti piace la nuova vita. Ti abbraccio teneramente.
Pap [in cirillico]


470.
Caro Iulik,
cos ti sei liberato dal collettivo e vai al campo. Tornerai a scuola? Perch scrivere proprio all'ultimo momento, in attesa della macchina? Ti abbraccio tanto per la tua festa e ti mando un orologino, sperando che ti faccia riflettere al tempo e quindi... scrivere non all'ultimo momento.
Ti bacio.
Pap [in cirillico]


471.

Carissimo Iulik,
finalmente mi hai scritto qualche rigo. Ti faccio tanti complimenti per la tua festa: sei gi grande, pi di mezzo soldato. Ti  piaciuto l'orologio? Mi scriverai come ti ritrovi a scuola? Io sono un po' stanco e perci ho potuto scrivere poco sia a Delio che a te. Ti abbraccio.
Pap [in cirillico]


472.

Caro Iulik,
ho ricevuto con molto entusiasmo i tuoi nuovi disegni: si vede che sei allegro e quindi credo che tu sia in salute. Ma dimmi: sai fare altri disegni che non siano per burla? Cio sai disegnare seriamente per fare disegni da burla? Non mi hai scritto se in iscuola ti fanno imparare il disegno e se ti piace disegnare anche sul serio. Io da ragazzo disegnavo molto, ma i disegni erano piuttosto lavori di pazienza; nessuno mi aveva insegnato. Riproducevo, ingrandendole, le figure e i quadretti di un giornalino. Cercavo anche di riprodurre i colori fondamentali con un mio sistema non difficile, ma che domandava molta pazienza. Ricordo ancora un quadretto che mi cost almeno tre mesi di lavoro: un contadinello tutto vestito era caduto in un tino pieno d'uva, pronto per la pigiatura, e una contadinella tutta rotondella e grassottella lo guardava tra spaventata e divertita. Il quadretto apparteneva a una serie di avventure in cui il protagonista era un terribile caprone (Barbabucco) che, cozzando all'improvviso e a tradimento, faceva volar per aria i suoi nemici o i ragazzi che gli avevano dato la baia. Le conclusioni erano sempre allegre, come nel mio quadretto. Come mi divertivo a ingrandire il disegnino: misure col doppio decimetro e col compasso, prove, riprove colla matita, eccetera. I fratelli e le sorelle guardavano, ridevano, ma preferivano correre e gridare e mi lasciavano alle mie esercitazioni. Caro Iulik, ti bacio.
Pap [in cirillico]


473.

Caro Iulik,
i tuoi disegni mi sono piaciuti molto perch sono tuoi. Sono anche molto originali e credo che la natura non abbia mai inventato delle cose cos stupefacenti. Il quarto disegno  la rappresentazione di un animale straordinario; non pu essere uno scarafaggio, perch troppo grande e con solo quattro lunghe zampe in movimento come quelle dei grandi quadrupedi, ma non  neppure un cavallo perch non ha orecchie visibili (anche nel primo animale da te disegnato, non si vedono orecchie e cos anche uno degli uomini non ha orecchie); potrebbe essere un leone addomesticato e... trasparente; trasparente perch del cavalcatore si vedono tutt'e due le gambe. Mi piace anche il fatto che i tuoi uomini possono camminare sulla punta dei piedi nei posti pi difficili; sulla cima del ramo di un albero e sulla testa degli animali (forse perci l'animale ha perso le orecchie)... Caro Julik, ti dispiace che io mi diverta sui tuoi disegni? Essi mi piacciono davvero cos come sono; ma tu devi mandarmi non dei disegni fatti sul momento, ma di quelli che fai per la scuola. Ti bacio.
Pap [in cirillico]

Come vai a scuola? Riesci a studiare bene senza stancarti e senza diventare nervoso? E ti piace studiare?


474.

Caro Iulik,
come va il tuo cervellino? La tua lettera mi  piaciuta molto; il tuo modo di scrivere  pi fermo di prima, ci che mostra che tu stai diventando una persona grande. Mi domandi ci che mi interessa di pi. Devo rispondere che non esiste niente che mi interessi di pi, cio che molte cose mi interessano molto nello stesso tempo. Per esempio, per ci che ti riguarda, mi interessa che tu studi bene e con profitto, ma anche che tu sia forte e robusto e moralmente pieno di coraggio e di risolutezza; ecco quindi che mi interessa che tu riposi bene, mangi con appetito eccetera; tutto  collegato e intessuto strettamente e se un elemento del tutto viene a mancare o fa difetto, l'intiero si spappola. Perci mi  dispiaciuto che tu abbia scritto di non poter rispondere alla quistione se vai con risolutezza verso la tua meta, che in questo caso significa studiar bene, essere forte eccetera. Perch non puoi rispondere, se dipende da te il disciplinarti, il resistere agli impulsi negativi eccetera? Ti scrivo seriamente, perch vedo che tu ormai non sei pi un ragazzino, e anche perch tu stesso una volta mi hai scritto che vuoi essere trattato con seriet. A me pare che tu abbia molte forze latenti nel cervello; la tua espressione che non puoi rispondere alla domanda significa che rifletti e sei responsabile di ci che fai e scrivi. Eppoi, si vede anche dalla fotografia che ho ricevuto che c' molta energia in te. Evviva Iulik! Ti voglio molto bene.
Pap [in cirillico]


475.

Caro Iulik,
come stai nella nuova scuola? Cosa ti piace di pi, il vivere accanto al mare o il vivere vicino alle foreste, tra i grandi alberi? Se vuoi farmi un piacere, dovresti descrivermi una tua giornata, da quando ti levi dal letto fino a quando la sera ti riaddormenti. Cos io potr immaginare meglio la tua vita, vederti quasi in tutti i tuoi movimenti. Descrivimi anche l'ambiente, i tuoi compagni, i maestri, gli animali, tutto: scrivi un po' per volta, cos non ti stanchi e poi scrivi come se volessi farmi ridere, per divertirti anche tu. Caro, ti abbraccio.
Tuo pap [in cirillico]


476.

Carissimo Delio,
spero che quando riceverai questa mia lettera tu ti sia ben rimesso di salute e abbia acquistato almeno... cinque chili di peso. Ti faccio tanti auguri e ti raccomando di mangiare molto molto. Aspetto una tua lettera con molte notizie tutte belle per te, per mamma Iulca, per babula e per mammina. Ti abbraccio.
Pap [in cirillico].


477.

Caro Delio,
perch non mi parli del tuo pappagalletto? E' ancora vivo? Forse non ne parli pi perch io, una volta, ho osservato che ne parlavi sempre? Allegro Delio! Tatanicka vuole che io ti scriva che alla tua et avevo un cagnolino e che ero diventato mezzo matto per la contentezza di averlo. Vedi! E' vero che un cane (anche se piccolo, piccolo) da molte pi soddisfazioni di un pappagallo (ma tu forse credi il contrario), perch gioca con il padrone, si affeziona... Il mio si vede che era rimasto un cane-bambinello, perch, per mostrarmi il massimo del suo entusiasmo, si metteva sulla schiena e si faceva la pip addosso. Quante insaponature! Era proprio piccolo, tanto che non riusc per molto tempo a salire i gradini delle scale, aveva il pelo nero e lungo e sembrava un barbone in miniatura. Io lo avevo tosato come un leoncino, ma non era obbiettivamente bello, anzi era piuttosto brutto, brutto assai, adesso che ci penso. Ma come mi faceva divertire e come gli volevo bene! Il mio gioco favorito era questo: quando andavamo a passeggio in campagna, lo mettevo su un sasso sporgente e mi allontanavo senza che lui, che mi guardava e mugolava, osasse saltare. Io mi allontanavo a zig-zag, poi mi nascondevo in un fosso o in una cunetta. Il cane prima strillava, poi riusciva a trovare il modo di scendere e correva in caccia: questa mi divertiva, perch il poveretto, che allora, d'altronde, era ancora molto giovane, guardava latrando dietro tutte le pietre, si affacciava alle piccole (ma grandi per lui) fosse e impazziva perch io mi spostavo lestamente dopo averlo chiamato. Che feste, quando finalmente mi facevo ritrovare! E che abbondanza di pip! Caro, adesso mi scriverai del pappagalletto? Ti abbraccio.
Pap [in cirillico]


478.

Caro Delio,
questa volta non ho ricevuto nessun tuo biglietto. Dalla fotografia di Giuliano ho potuto vedere un angolo della tua stanza, con la gabbia del pappagallo. Peccato che non sia possibile discernere l'uccelletto. Spero che con l'insalatina fresca (che deve essere tritata minutamente) e la cascia di miglio esso guarisca bene e le penne ricrescano lunghe e lucide. Ti bacio.
Pap [in cirillico]



Appendice 1.


1.
Milano, 9 febbraio 1927.

Ill.mo Sig. Giudice Istruttore del Tribunale Militare Territoriale di Milano.

Prego la S.V. di autorizzarmi a leggere i seguenti giornali: Il Corriere della Sera, Il Secolo, Il Popolo d'Italia, La Stampa, Il Giornale d'Italia.
Ringraziamenti.
ANTONIO GRAMSCI.


2.
8 marzo 1927.

Signor Giudice Istruttore del Tribunale Militare Territoriale.

Il detenuto Antonio Gramsci domanda gli sia concessa la lettura delle seguenti pubblicazioni periodiche:
1) - Gerarchia, rivista mensile; 2) - Critica Fascista, rivista quindicinale; 39 - La Fiera Letteraria, rivista settimanale; 4) - La Riforma Sociale, rivista bimensile; 5) - La Nuova Antologia - Il Bollettino della stampa estera e il Bollettino delle riviste estere, pubblicati dall'Ufficio Stampa del Ministero degli Esteri.
Con ossequio.
ANTONIO GRAMSCI.


3.
27 marzo 1927.

Sig. Giudice Istruttore del Tribunale Militare Territoriale.

Il sottoscritto detenuto Antonio Gramsci di Francesco domanda di poter avere permanentemente nella sua cella la penna, l'inchiostro e un centinaio di fogli di carta per scrivere dei lavori di carattere letterario, la Direzione del Carcere, alla quale il sottoscritto si  rivolto, lo ha assicurato che tale permesso si pu avere solo dal sig. Giudice istruttore. Il sottoscritto si permette di ricordare che alla Segreteria del Carcere assicurano non essere giunto il parere favorevole per la lettura delle riviste che il sottoscritto aveva domandato. Ringraziamenti e ossequi
ANTONIO GRAMSCI.


4.
Istanza a S.E. il Capo del Governo spedita nel settembre 1930.

Ci che mi succede  abbastanza curioso e strano perch sia indotto a rivolgermi all'E.V. avendo inutilmente esperito le istanze intermedie. Nel giugno del 1928 il cappellano del Carcere Giudiziario di Roma mi confisc il volumetto di versi di Mino Maccari, noto scrittore fascista, "Il trastullo di Strapaese" (Ed. Vallecchi, Firenze). Protestai presso l'Avvocato Militare del Tribunale Speciale per la D.D.S. e il comm. Isgr durante una sua visita al carcere non solo mi fece consegnare il libro confiscato, ma avvert me ed altri dello stesso processo che si erano lamentati di simili confische, di protestare e ricorrere alle superiori autorit se nelle Case di Pena dove saremmo stati assegnati ci avessero rifiutati libri scientifici o classici, specificando che erano proibiti solo i libri di agitazione politica. Nella Casa penale di Turi di Bari dove attualmente sono recluso, mi  stato nuovamente sequestrato il libretto del Maccari, insieme a questi altri: Giuseppe Prezzolini, "Mi pare..." (una raccolta di articolucci di variet edita nel 1925 da Arturo Marpicati), Oscar Wilde, "Il fantasma dei Canterville" e altre due novelle umoristiche, H. Mann, "Le sujet", Ed. Kra (romanzo della Germania guglielmina), Petronio Arbitro, "Satyricon", J. London, "Le memorie di un bevitore", Krassnoff, "Dall'aquila imperiale alla bandiera rossa" ( un romanzo del generale dei cosacchi Krassnoff, emigrato zarista a Berlino, edito dal Salani di Firenze); Maurice Muret, "Le crpuscule des nations blanches, 1925". Si tratta di libri anodini e insignificanti,  vero, ma si tratta per me, che devo ancora scontare 15 anni di reclusione, di un'importante quistione di principio: sapere con esattezza quali libri possa leggere. Poich, secondo una comunicazione del Sig. Direttore del Carcere, anche il Ministro di Giustizia ritiene non si possano leggere n i versi di Mino Maccari n gli altri libri su elencati, mi rivolgo alla S.V. e la prego perch voglia disporre mi sia concesso di farlo. Nello stesso tempo la prego di voler compiacersi di farmi concedere la lettura del libro di Flop Miller, "Il volto del bolscevismo", con pref. di Curzio Malaparte pubblicato dalla Libreria d'Italia di Milano e l'"Autobiografia" di Leone Trotzky, pubblicata dall'editore Mondadori. Ringraziamenti e ossequi.


5.
Istanza a S.E. il Capo del Governo spedita alla fine di ottobre 1931.

Le recenti disposizioni ministeriali che regolano le possibilit concesse ai reclusi di abbonarsi a riviste periodiche mi inducono a rivolgermi all'E.V., che circa un anno fa ha voluto accogliere favorevolmente una mia istanza simile all'attuale. Con le nuove disposizioni  fissata una tabella delle riviste genericamente concesse e solo una parte di quelle a cui io sono abbonato da quattro anni e mezzo, per concessione del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato,  compresa in questa tabella; delle altre dovrei essere automaticamente privato. Le riviste che ho in lettura e che sono comprese nella tabella sono: 1) La Nuova Antologia, 2) Gerarchia, 3) Critica Fascista, 4) Pgaso, 5) Educazione Fascista, 6) Politica. Le riviste non comprese nella tabella sono: 1) L'Italia che Scrive del Formiggini, 2) Rassegna della Stampa Estera del Ministero degli Esteri, 3) La Nuova Italia, Firenze, 4) La Riforma Sociale, di Torino, 5) La Critica di B. Croce, 6) La Civilt Cattolica, 7) La Cultura, 8) La Nuova Rivista Storica, 9) Il Marzocco, 10) L'Italia Letteraria, 11) Nuovi Studi di Diritto, Economia e Politica, 12) Leonardo, 13) I problemi del lavoro, 14) Das Deutsche Buch, 15) Nimm und lies! (due rassegne bibliografiche tedesche), 16) Labour Monthly, pubblicazione mensile del Labour Research Department, 17) Manchester Guardian Weekly, 18) Le Nouvelles Littraires, del Larousse, 19) Nouvelle Revue Franaise dell'ed. Gallimard, 20) La Critique Sociale, dell'ed. Marcel Rivire. Ricordando come ella mi abbia fatto concedere l'anno scorso una serie di libri dello stesso genere, La prego di volersi compiacere di farmi concedere in lettura queste pubblicazioni: 1) Knickerbocker, "Il piano quinquennale sovietico", ediz. Bompiani, Milano, 2) "Le procs du Parti industriel de Moscou", resoconto abbreviato con prefazione del l'avv. Pierre Dominique, 3) Trotsky, "La rvolution dfigure. Vers le socialisme ou vers le capitalisme?", Ed. Rieder, 4) B. Grinko, "Le plan quinquennal", 5) Jakovliev, "Les exploitations collectives et l'essor de l'agriculture", 6) M.N. Pokrovsky, "Pages d'Histoire (Costantinople, Lamartine, Cavaignac et Nicolas 1, ecc.), 7) Panfrof, "La Communaut des Gueux", romanzo, 8) Le opere complete di Marx ed Engels, pubblicate dall'editore Costes di Parigi (una quindicina di volumi di queste opere mi sono gi state firmate a Milano dal Tribunale Speciale e a Roma per interposizione dell'avv. militare comm. Isgr), 9) Marx, "Lettres  Kugelmann" (1862-1874), con prefazione di N. Lenin (la prefazione  del 1907).


6.
1 settembre 1932.

Gentilissimo Direttore,
insisto ancora una volta presso la S.V. perch siano presi energici provvedimenti contro il malcostume dei rumori notturni e del modo fragoroso di aprire e chiudere le porte durante le visite. In queste ultime settimane il fenomeno  diventato cos grave da intaccare seriamente la salute. Le pare normale che in una casa penale per ammalati si sia costretti ad acquistare medicine speciali e a prendere dei narcotici per poter sfuggire alle conseguenze rovinose non di malattie organiche ma di malattie provocate dal fatto che la custodia non fa il servizio correttamente, cio a norma dei regolamenti?
Ella parecchie volte ha dato disposizioni in proposito e l'ultima volta che ci avvenne, circa due mesi fa, mi  parso che le sue disposizioni siano state particolarmente energiche. Non le pare sorprendente che esse siano state quasi trascurate e sabotate? Non pu trattarsi solamente di una grave deficienza o inettitudine nelle funzioni subalterne del comando. Si tratta specialmente di una concezione, che potrebbe chiamare borbonica del servizio e del regolamento;  opinione degli agenti e non solo di essi, purtroppo, ma anche di chi dovrebbe educarli professionalmente, che i regolamenti e le leggi sono obbligatori solo per i detenuti perch, come dicono troppo spesso siamo noi che facciamo il regolamento. Non credo di rivelare un segreto ricordando che in alcuni carceri l'osservanza del regolamento diventa oggetto di traffico tra agenti e detenuti, i quali si sottomettono al pagamento di pacchetti di tabacco, di saponette e di mezzi litri di vino per liberarsi da certe forme di inosservanza che diventano persecuzioni esasperanti (quando la soluzione non  trovata negli ammutinamenti o nelle violenze individuali per provocare inchieste). Non pare che l'intenzione dell'attuale Governo sia mai stata quella di ridurre a questa stregua i rapporti tra gli esecutori della legge e i sudditi. La circolare ai Prefetti emanata dal Capo del Governo ai primi del 1927 riguardava appunto questo oggetto e lo scioglimento della Questura di Milano fu dovuto anche al fatto dei traffici sospetti tra sorvegliati e ammoniti con gli agenti per sfuggire a misure arbitrarie e illegali.
Io ho fiducia, signor Direttore, che ella sia per intervenire in modo decisivo. La prego di voler far ci, anche perch lo sconquasso dei miei nervi in queste ultime settimane  stato tale che pi di una volta mi sono trovato a fantasticare progetti risolutivi, parecchie volte mi sono levato dal letto, dopo essere stato violentemente svegliato, tutto stordito e sconvolto, deciso a provocare un grosso scandalo e solo con grandi sforzi di volont ho calmato me stesso. Ma l'insonnia prolungata con l'esaltazione nervosa che produce, distrugge o finisce col distruggere ogni azione efficace dei centri inibitori ed io sono continuamente in preda al timore di essere portato a rovinarmi con qualche eccesso inconsulto.
Perci la prego ancora di intervenire e di voler mettere fine all'abuso. Con ossequio.
ANTONIO GRAMSCI M.a 7047.


7.
Turi di Bari, 3 novembre 1933.

Istanza del detenuto Antonio Gramsci, M.a 7047 della Casa Speciale Penale di Turi di Bari a S.E. Novelli, Direttore Generale delle Case di Correzione e di Pena, Roma.

Ho ricevuto dai miei famigliari l'annunzio che S.E. il Capo del Governo ha concesso che io sia ricoverato in una Casa di Cura privata e nello stesso tempo mi  stato comunicato l'ammontare della spesa giornaliera (L. 120) che la Casa scelta da questa Direzione ha fissato per il mio trattamento. La spesa  tale da escludere un mio soggiorno in questa Casa sufficientemente lungo da permettere una cura razionale e organica delle mie sofferenze (ipertensione sanguigna e anemia cerebrale), ma da permettere solo la possibilit di essere sottoposto ad una osservazione clinica tale da rendere possibile la indicazione (nei limiti dell'ambiente e della disciplina carceraria) di una cura relativa che finora non mi  stata concessa. Perci mi rivolgo a V.E. perch mi sia concesso:
1) di essere trasferito in un'altra Casa Penale, anche comune (cio non cosidetta speciale per minorati fisici), nella quale non esistano gli inconvenienti che in questa di Turi di Bari non solo non permettono di curarsi ma aggravano le malattie (o almeno quelle da cui sono affetto) rendono insopportabile la vita e fanno dell'esistenza una continua tortura.
So che V.E. ha cercato di ovviare a questi inconvenienti, ma l'intervento dell'Amministrazione si  concluso in questo risultato che pare un paradosso: per avere un sollievo (del resto insufficiente e dimostratosi solo temporaneo) ho dovuto accettare di essere installato in una cella di rigore, umida e fredda, che nella stagione fredda diventer sempre pi insopportabile.
2) Nella scelta della nuova Casa Penale prego sia tenuto conto degli inconvenienti che qui a Turi aggravano le condizioni del mio male, a che il servizio diurno e specialmente notturno di controllo e di sorveglianza sia fatto silenziosamente (come del resto impongono tassativamente i regolamenti generali) e quindi sia possibile dormire e non essere risvegliati ogni mezz'ora, nonostante l'uso di sonniferi; che cio per un ammalato di nervi e di ipertensione sanguigna non occorra stare, di giorno e di notte, come dentro una campana che suoni a martello e la vita non sia un succedersi di sussulti e di convulsioni, per cui alla esistenza sia preferibile il suicidio.
3) Io non conosco case di questo genere, eccetto il giudiziario di Milano, ma penso che l'Amministrazione conosca le case dove i regolamenti sono rispettati anche quando tutelano l'integrit fisica dei condannati. Ho sentito parlare dell'infermeria della Casa di Pena di Civitavecchia e di quella della Casa Penale di Firenze, ma non oso esprimere il desiderio, perch so di essere sospetto come terribilmente pericoloso, sebbene durante la mia carcerazione non abbia dato luogo neanche al minimo richiamo.
4) Poich ho bisogno di un regime d'infermeria (tra l'altro l'incuria dei sanitari in questi anni ha lasciato che io perdessi tutti i denti, e mi  impossibile masticare anche il semplice pane, oltre all'ipertensione arteriosa che periodicamente - ma molto spesso - mi impedisce di fare ogni sforzo fisico con le mani e mi obbliga di stare a letto perch i piedi non possono toccare la terra), prego di tenere conto che in una casa comune dovrei essere tenuto all'infermeria con un piantone - prego di tenere conto. So che questo non  impossibile perch  stato concesso a rapinatori, a stupratori della propria madre e delle figlie: se la mia condizione di politico estremamente pericoloso si opponesse, dichiaro che non protester anche se per ci dovessi essere costretto all'assoluto isolamento, a una nuova forma di segregazione cellulare.
D'altronde la concessione potrebbe essere transitoria, fino a quando i sanitari riconoscano che posso essere rimandato a una casa speciale perch le mani e i piedi hanno riacquistato le loro quasi normali funzionalit e posso dormire e riposare anche nel frastuono diurno e notturno che pare sia impossibile evitare nonostante la precedente riforma penitenziaria che ha assunto il nome del Direttore Spano e che appunto di queste trascurabili cosettine si era occupata.
5) Tuttavia, mi permetto di esprimere il desiderio che la Casa Penale sia quanto pi possibile vicino a Roma (io, sceglierei Civitavecchia, dove pare esista un'infermeria attrezzata modernamente), perch sono persuaso che questa Direzione non vuole che i condannati siano torturati fisicamente e immagino che vicino al centro amministrativo i regolamenti e le circolari siano osservate meglio che alla periferia. Cos come esprimo il desiderio che, facendosi attendere troppo il mio ricovero nella Casa di Pena concesso dal Capo del Governo, il provvedimento sia attivato di urgenza, poich sono giusti otto mesi dacch l'assenza di riposo e le cure sconclusionate mi hanno rovinato il sistema arterioso e reso la vita vegetativa impossibile. In ogni caso prego che, nel caso sia davvero inviato alla Casa di Pena, non mi si faccia ritornare alla Casa Speciale di Turi di Bari, ma senz'altro sia inviato nella nuova Casa, dove si possa non morire meno dolorosamente che in questa.
Con ossequio e coi ringraziamenti anticipati.
ANTONIO GRAMSCI, MATR. 7047.


8.
Turi di Bari, 16 novembre 1933.

A S.E. Novelli, Direttore Generale delle Case di Pena, Roma.

Da una lettera di mio fratello Carlo Gramsci in data 14 novembre vengo informato che una mia recente istanza a V.E.  stata interpretata in modo che certamente non corrisponde alla mia intenzione. Prego V.E. a voler correggere una tale interpretazione tendenziosa, sia che essa sia dovuta ai funzionari di questa On.le Direzione Generale delle Case di Pena, sia, come appare pi probabile che essa sia dovuta a funzionari della Direzione Generale della Pubblica Sicurezza. Io ho dichiarato di accettare, come ripeto anche ora, il provvedimento per il quale dovrei essere ricoverato in una Clinica privata e mi consta che tale Clinica  gi stata fissata. Solo per il periodo successivo all'esecuzione del provvedimento e cio solo per la ripresa della vita carceraria in senso stretto, dopo esaurito il tempo di ricovero nella Clinica privata, io pregavo V.E. di concedermi di continuare la pena nella infermeria di uno stabilimento penitenziario che non fosse quello di Turi di Bari. Cos stando le cose e poich la mia famiglia ha esaurito le pratiche dirette con la Clinica fissata da questa On. Direzione Generale, prego V.E. perch il provvedimento sia messo in esecuzione nel termine pi breve consentito dalle necessit di ufficio.
Con ossequio.
ANTONIO GRAMSCI, M.a 7047 della Casa Penale di Turi di Bari.


9.
Carceri di Civitavecchia, 20 novembre 1933.

Stabilimento Carcerario di Civitavecchia.

Il sottoscritto detenuto Antonio Gramsci M.a 6589 dichiara di voler mantenere la corrispondenza:
1) Coi genitori: Francesco e Giuseppina Gramsci abitanti a Ghilarza (Cagliari).
2) Coi fratelli e sorelle: Carlo, abitante a Cesano Maderno (Milano), Grazietta Gramsci e Teresa Paulesu-Gramsci abitanti a Ghilarza;
3) Con la cognata Tatiana Schucht abitante a Roma, Via Alpi 2 (presso Perilli) e per il suo tramite con la propria moglie Giulia Schucht abitante all'estero e coi propri figli Delio e Giuliano abitanti con la madre all'estero.
ANTONIO GRAMSCI.


10.
Clinica del Dott. Cusumano (Formia), 24 dicembre 1933.

Istanza del detenuto Antonio Gramsci a S.E. Giovanni Novelli, Direttore Generale delle Case di Pena, Roma.

Il detenuto politico Antonio Gramsci prega gli sia confermato il permesso, gi concessogli nell'ottobre 1931 da S.E. il Capo del Governo, di leggere le seguenti pubblicazioni periodiche:
1) La Nuova Antologia
2) La Nuova Rivista Storica
3) Politica (di S.E.F. Coppola)
4) La Critica Fascista
5) L'Italia Letteraria
6) La Critica
7) L'Educazione Fascista
8) I Problemi del Lavoro
9) La Cultura
10) Il Leonardo
11) La Nuova Italia
12) L'Italia che scrive
13) La Rassegna Settimanale della Stampa Estera pubblicata dall'Ufficio Stampa del Ministero degli Esteri
14) La Civilt Cattolica
15) Nuovi Studi di Economia, Diritto e Politica
16) La Riforma Sociale
17) Gerarchia
18) Il Secolo Illustrato pubblicazioni alle quali  abbonato per il tramite della Libreria Sperling e Kupfer di Milano.
Il detenuto sottoscritto prega inoltre:
1) che sia specificato, ad uso del Comando della Compagnia dei Reali Carabinieri di Formia, che  permesso leggere ai detenuti, senza bisogno di speciale autorizzazione, le pubblicazioni popolari di variet come La Domenica del Corriere, La Tribuna Illustrata, L'Illustrazione del Popolo, Il Mattino Illustrato
2) che gli sia concesso di aggiungere alla lista delle pubblicazioni autorizzate il nuovo settimanale letterario Il Quadrivio diretto da Telesio Interlandi (direttore del quotidiano Il Tevere) e stampato a Roma
3) e che infine gli sia concessa la lettura di un quotidiano politico (che potrebbe ogni giorno variare a discrezione del Comando dei R.R.C.C., in modo che sia escluso il sospetto di qualsiasi forma di corrispondenza clandestina a mezzo della pubblicit) e del quotidiano commerciale-finanziario Il Sole di Milano, la cui lettura  stata gi concessa a parecchi detenuti politici.
Con osservanza.
ANTONIO GRAMSCI.


11.
Formia, Clinica Cusumano, 24 settembre 1934.

Istanza del detenuto Antonio Gramsci, attualmente ricoverato e piantonato nella Clinica del dott. Cusumano di Formia, a S.E. Benito Mussolini, Capo del Governo, Roma.

Nel dicembre dell'anno scorso, Vostra Eccellenza mi concesse, date le condizioni catastrofiche della mia salute, di essere ricoverato in questa Clinica, sotto la custodia delI'Arma dei C.C.R.R. Le nuove condizioni di vita, per i caratteri del mio male, non hanno tuttavia permesso di ottenere i risultati sperati e il miglioramento precario, coll'inizio della stagione fredda, minaccia di essere annullato, mentre l'organismo, logorato dalle lunghe sofferenze, non  in grado di superare nuove crisi.
Poich mi trovo nelle condizioni giuridiche e disciplinari indicate dall'art. 176 del Codice Penale per essere ammesso alla liberazione condizionale, prego Vostra Eccellenza di voler intervenire affinch mi sia concessa una condizione di esistenza che mi consenta la possibilit di attenuare, se non di annullare del tutto, le forme pi acute del mio male, che da quattro anni ha demolito il mio sistema nervoso e ha reso l'esistere una continua tortura. Libert condizionale, confino di Polizia, trattamento da confinato; ci che la prego di volermi concedere  la fine delle condizioni di recluso in senso stretto, con le sue forme di piantonamento e di vigilanza diurna e notturna, di tutte le ore, che impedisce la tranquillit e il riposo, nel caso mio necessari per arrestare la demolizione progressiva e torturante dell'organismo fisico e psichico.
L'art. 191 del Regolamento carcerario in vigore esige che il condannato il quale presenta domanda di ammissione alla libert vigilata, indichi il Comune dove, nel caso di accettazione dell'istanza, intende stabilire la sua residenza. Date le condizioni speciali di questa mia istanza, la prego di volermi concedere, nel caso di accettazione, di consultare un sanitario, poich non posso fare a meno di risiedere in una clinica o accanto a una clinica specializzata.
Con ringraziamenti e ossequi.
ANTONIO GRAMSCI.


12.
[Formia], 14 ottobre 1934.

All'Illustrissimo Comm. dott. Antonino Valenti, Ispettore Generale di P.S., Formia.

La ringrazio della notizia che Ella mi ha portato circa l'accoglimento dell'istanza a S.E. il Capo del Governo per ottenere l'ammissione alla libert vigilata. Per il momento desidererei rimanere a Formia, e se in prosieguo, per consiglio di sanitari di mia fiducia che ancora non ho potuto consultare, dovessi scegliere altra residenza, mi affretter a farlo sapere. Sono d'avviso che il beneficio che sta per essermi concesso non  da attribuirsi a cause politiche e, per quanto mi riguarda, assicuro di non servirmi di questo provvedimento per fare della propaganda n in Italia n all'estero.
Con ossequio.
ANTONIO GRAMSCI.


13.
Formia, 25 aprile 1935.

A S.E. Benito Mussolini, Capo del Governo, Roma.

Prego V.E. di volermi accordare il trasferimento di residenza (nelle mie condizioni di sorvegliato in regime di libert condizionata) dalla Clinica del Dott. Cusumano di Formia alla Casa di Cura Poggio Sereno di Fiesole (Via Benedetto da Maiano 12-13), clinica specializzata per le malattie nervose.
Con ringraziamenti e ossequi.
ANTONIO GRAMSCI.


14.
Formia, 19 giugno 1935.

Ill.mo comm. Valenti,
mi rivolgo alla sua cortesia perch voglia sollecitare la conclusione della pratica per il mio trasferimento dalla Clinica del dottor Cusumano. Non si tratta solo di nervosismo da parte mia (sebbene le condizioni dei miei nervi siano molto cattive) ma di un'urgenza ragionata. Oltre all'attacco di gotta, che fu lasciato sopravvenire per le trascuratezze dei medici della Clinica, poich da pi di un mese avevo attirato la loro attenzione sui dolori muscolari e il gonfiore alle caviglie, sono venuto a sapere, dalla visita di un altro medico, che mi esamin con una certa attenzione, di essere affetto da una cos detta diastasi dei muscoli ombelicali, frase eufemistica per indicare una punta d'ernia, ed  noto come le ernie ombelicali siano molto pi pericolose di quelle inguinali. Questa notizia mi ha esasperato, perch da mesi e mesi ostinatamente, avevo attirato l'attenzione dei medici sul gonfiore anormale dell'addome e avevo sostenuto che l'alterazione permanente della temperatura era dovuta, almeno in parte, alle fermentazioni intestinali per l'alimentazione non adatta e soggetta a cauzione per la parte igienica (mosche e formiche nei cibi, impronte digitali nei piatti eccetera). Poich il caldo aumenta, e nonostante tutti i reclami, non riesco a ottenere un'alimentazione idonea, tanto che devo sottopormi a un mezzo digiuno, e poich ogni resto di fiducia nella capacit professionale e nella coscienza dei medici cos detti curanti  stato distrutto in me da queste ultime esperienze, le rinnovo la preghiera di usare di tutta la sua cortese sollecitudine per essere liberato da queste condizioni di vita, divenute impossibili fisicamente e moralmente ossessionanti.
Con ringraziamenti ed ossequi.
ANTONIO GRAMSCI.


15.
Formia, 15 luglio 1935.

Istanza del sorvegliato politico Antonio Gramsci a S.E. Benito Mussolini, Capo del Governo, Roma.

Nell'aprile scorso mi rivolsi con una istanza a V.E. perch volesse concedermi, per motivi di salute, il trasferimento di residenza dalla Clinica del dott. Cusumano in Formia, alla Clinica Poggio Sereno di Fiesole (Via Benedetto da Maiano n. 12-13) specializzata per le malattie nervose. Il 26 maggio seppi dall'Ispettore Generale di P.S. comm. Giovanni Valenti, che al trasferimento si opponevano non ragioni imprescindibili di servizio, ma solo motivi secondari (che d'altronde si presentavano per ogni residenza) i quali, dopo alcune spiegazioni da parte mia, potevano considerarsi superati.
Poich lo stato della mia salute si  aggravato e si  resa necessaria una operazione chirurgica di ernia ombelicale (manifestatasi in questo frattempo appunto in dipendenza delle condizioni di vita per cui nell'aprile avevo domandato il trasferimento) - ci che domanda un trattamento preventivo dietetico e generale - prego l'E.V. di voler cortesemente intervenire perch il mio trasferimento sia eseguito quanto  possibile sollecitamente.
Con ringraziamenti e ossequi.
ANTONIO GRAMSCI.


16.
[18 aprile 1937].
Il sottoscritto,  stato detenuto dal... sino al..., quando  stato liberato condizionalmente; la pena, in relazione alla sentenza del T.S. del..., viene ad essere totalmente estinta col 20 aprile corrente.
Nel periodo trascorso in carcere la sua salute venne peggiorando, a tal punto che si rese necessario ricoverarlo in ospedale dove si trova tuttora. Nonostante le cure le sue condizioni non sono migliorate, anzi  sopravvenuto... come da certificato medico qui unito.
Queste condizioni sono tali da impedirgli ogni proficuo lavoro, anche di ordine esclusivamente intellettuale, e da rendergli insopportabile qualsiasi convivenza se non con le persone di famiglia chiamate a prestargli assistenza. Ora la moglie del sottoscritto, che  russa di origine, si trova da molti anni con tutti i suoi a Mosca, anch'essa malata (come appare dal secondo certificato allegato) e perci nella impossibilit di raggiungerlo. E naturalmente  desiderio del sottoscritto di potersi riunire alla moglie, anche perch i parenti che ha in Italia hanno tutti per conto loro carichi e doveri di famiglia.
Per queste ragioni chiede che gli sia consentita l'autorizzazione necessaria per raggiungere la moglie e ottenere dall'affetto e dall'appoggio di questa qualche conforto morale all'infermit dalla quale il sottoscritto  afflitto, che non c' speranza possa alleviarsi e che  tale da renderlo di peso e di nessun aiuto a chi gli sta vicino.
Con osservanza.
[ANTONIO GRAMSCI].



Appendice 2.


1.
Ustica, 20 giugno 1927.

Caro Antonio,
tre mesi fa sono stato trasferito qui da Pantelleria. Gi saprai come questa colonia  molto cambiata non fosse altro perch  sei volte pi numerosa di quando tu eri qui. L'attivit educativa dei confinati  andata perci intensificandosi e allargandosi e un simile aumento quantitativo ha anche influito sulla sua qualit. I corsi sono numerosissimi e frequentati: si fa quel che si pu nella maniera migliore possibile.
Da un paio di mesi mi hanno tirato fuori dei ranghi e mi hanno incaricato particolarmente del corso di storia della filosofia e di quello di storia. La cosa, da parecchi punti di vista, non mi ha fatto piacere.
Tu sai ch'io sono meridionale e napoletano per giunta. A questo (ed a questo soltanto) io attribuisco una mia spiccata tendenza - passata, oso sperare - ad occuparmi di cose che non conosco a fondo con una certa parlantina e non senza sussiego. Questa tendenza mi ha dato per il passato alcuni dispiacerucci, sussistendone ancora vivo il ricordo frammisto ad un certo rimorso, mi hanno messo addosso un certo scrupolo che mi rende esitante e dubbioso dinanzi ad ogni questione che per poco si presenti come contraddittoria (che  quanto dire dinanzi ad ogni questione possibile). Immagina, dunque, con che animo ho cominciato a far scuola in materie in cui mi sento appena appena degno di essere io stesso scolaro. Ma se io non avessi accettato il peso di questo incarico sarebbe andato a finire sulle spalle del prof. Parri del Corriere della Sera o sul prof. Rosselli del Quarto Stato e per non dar loro questo incomodo ho dovuto accettare.
Per fortuna non sono solo. Il corso di storia della filosofia  preparato in collaborazione con Amadeo, con Mauro e con altri eccellenti amici. Procediamo cos normalmente: io od Amadeo facciamo una relazione su di un determinato argomento, ad esempio, Parmenide e la matematica dei pitagorici, indi si discute, indi poi io m'incarico di vergare il testo definitivo della lezione in forma di dispensa per iscritto. Finora abbiamo fatto sei dispense: tutta la filosofia naturalistica greca (i presocratici). Abbiamo trattato gli argomenti seguenti: 1) Delucidazioni preliminari sul metodo. 2) I Milesi. 3) I pitagorici. 4) Gli Eleati. 5) I dialettici. 6) Grandezza e decadenza della filosofia materialistica (Gli atomisti).
Se a te  permesso d'occuparti di filosofia io ti spedirei volentieri le sei dispense, che, naturalmente, sono semplici appunti fatti senza pretese. Tu, poi, dovresti restituirli. Pel primo argomento ci siamo serviti degli scritti di filosofia del prof. Antonio Labriola e di alcuni elementi della famosa polemica fatta contro le teorie del prof. Dhring. Naturalmente abbiamo fissato negli appunti soltanto quel tanto di elementi fondamentalissimi ch'erano necessari. Poi, diviso il corso in pi gruppi, in cinque o sei lezioni ci siamo soffermati spiegando. Oltre a questo abbiamo dato nel corso allo studio della dialettica il posto che meritava. Abbiamo perci fatto leva su Empedocle ed Eraclito (di cui abbiamo i frammenti e di cui Hegel ha potuto dire che non vi era parte della sua filosofia ch'egli non avesse incluso nella sua logica). Fonti del corso: i testi di storia del Fiorentino, del De Ruggiero, del Windelband, del Weber, e qualche raccolta di frammenti originali. La terza dispensa l'abbiamo scritta insieme con Amadeo, la quarta  del tutto fatica personale di Amadeo, le altre, dopo le opportune modificazioni collettive, sono state fatte da me.
Finito il periodo della filosofia naturalistica entriamo in un periodo che presenta particolari difficolt. E' il periodo in cui l'osservazione si sposta decisamente dal campo naturalistico e si concentra sui fatti dell'uomo come individuo e come convivente in una determinata societ. E' il periodo del rapido dissolvimento della polis, e la filosofia dell'epoca riflette tutta la complicata crisi della vita Ateniese.
Questo periodo lo cominceremo con un corso di storia greca (abbiamo E. Ciccotti e forse avremo Curtius) breve, s'intende e avremo, come bussola, il libro di Antonio Labriola su Socrate. Non  molto ma  parecchio e se non riusciremo a fare cosa decente sar per nostra ignoranza.
A questo punto hai ben capito che ti scrivo a scopo di avere in generale e in particolare consigli. Indicaci libri, materiali e dacci qualche idea geniale, che qui c' carestia. Gli allievi di filosofia son circa settanta. Fra essi c' il vecchio Sorgoni di Ancona, Bentivoglio di Molinella, Ciccotti Scozzese junior, Jora e poi tutti noi e ancora tanti altri.
Tutti studiamo assai volentieri. Del corso di storia in un'altra lettera.
Affettuosamente tuo.
BERTI.


2.
5 settembre 1927.

Carissimo, mi sembra di essere stata proprio una stupida o di non aver saputo dirti nulla e nemmeno averti chiesto nulla, e non posso fare a meno di piangere. Spero che vedendoti ancora sar meno emozionata e che anche tu saprai dirmi di che cosa hai bisogno, come stai veramente, che cosa dovrei portarti per farti mangiare qualche cosa con gusto. Immagino che tu non mangi pi affatto. Se ti portassi qualche cosa della salumeria o della frutta? Carissimo, temo che tu mi abbia trovato ancora pi stupida di quanto mi considero io. Sai, sono entrata l'ultima perch non hanno saputo chiamare il mio nome. Un abbraccio.
TANIA.


3.
5 settembre 1927.

Carissimo Antonio, come  stato breve il tempo del nostro colloquio, non abbiamo avuto il tempo di capire nemmeno quale  il nostro stato d'animo reciproco. Poi avrei avuto desiderio di abbracciarti teneramente e sono rimasta ben delusa non potendo neppure stringerti la mano. Spero per che la tua delusione non sia stata troppo grande, almeno vorrei che tu riuscissi a vincere questo sentimento. Dobbiamo cercare di godere nella misura massima della gioia di vederci. Ti debbo vedere a nome di Giulia e dei bambini, vorrei potere lasciarti anche l'illusione di vederli mentre mi vedi e sono bene addolorata di non averti potuto portare le loro notizie recenti. Puoi ben immaginarti quale  il mio stato d'animo in rapporto al fatto di non essere riuscita ad ottenere dai miei cari padroni di casa che mi fossero mandate le lettere di casa. Sai che quella gente me ne ha fatto di tutti i colori... Intanto fammi sapere se non hai pi un soldo in deposito, in quel caso far un piccolo deposito io, senza che questo mi dia fastidio, per scrivimi se hai avuto il denaro che ho depositato (L. 300), nel mese di giugno. Ti ho portato due belle pesche, spero che saranno anche buone, e il dizionario, non ho capito bene se desideri anche quello d'inglese, scrivimi in proposito. So che a Roma ne hai uno bellissimo. Ti abbraccio forte.
TANIA


4.
[1927].

Mio carissimo,
ricordi? Sono gi tanti anni che ci siamo conosciuti. Ci ho pensato ieri perch ho compiuto ieri trentun anni... Ci ho pensato con tanta dolcezza...
Caro, non ho scritto da tanto tempo e mi sembra che non riuscirei a scriverti senza dirti la verit che sono stata male... Mi sono curata due mesi interi in un sanatorio, dal quale sono uscita quindici giorni fa molto rinforzata e serena. Ho avuto un poco di esaurimento e di nervosismo, ma adesso sto bene e il medico, quando gli ho parlato prima di uscire dal sanatorio delle mie capacit di lavorare, mi ha detto: non lavorare pi di dieci ore! Cos sono soddisfatta.
Delio e il piccolo stanno bene. Giuliano ha due dentini, bianchi bianchi... il visetto  abbronzato dal sole, con degli occhi dolci dolci, quasi neri, con delle ciglia lunghissime...
Ti abbraccio, caro. Scrivimi.
GIULIA.


5.
[1927].

Antonio caro,
vorrei raccontarti la mia vita in questi mesi che ho trascorso in un sanatorio... Non perch era interessante ma perch ora mi sento liberata dal male che m'impediva prima qualsiasi attivit morale, che m'impediva di scriverti per spezzare il tuo isolamento...
Non era un male grave... Era solamente una grande depressione psichica... Ora sento le mie forze crescere... Ora ogni ricordo diventa un desiderio... Mi sembra di vedere i tuoi occhi che vorrei tanto tanto baciare...
GIULIA.


6.
26 dicembre 1927.

Caro,
ho lasciato passare di nuovo un lungo periodo di tempo senza scriverti... Un periodo angoscioso... Il piccolo  stato molto male e i medici lo hanno creduto pi male di quanto non era... Hanno supposto che avesse la difterite (crup). Dopo lo hanno negato: pare che abbia avuto il cos detto pseudocrup (esiste una parola simile?).
Tu non penserai che io voglia scusarmi di non averti scritto? In questi momenti sento pi fortemente la mancanza di un contatto continuo... Non so dire ci che mi sembra pi importante, ci che tiene la mia vita in sospeso... Eppure io non mi sento allontanata da te da questi anni di separazione... Mi sento sempre la tua bambina... Bench tu sia cambiato, bench io sia cambiata... Bench tu sei disorientato. Proprio sul serio? Non ti pare che basti passare la tua mano sulla mia fronte per sentirci proprio insieme? Abbiamo tanti legami. Ricordi? Dicesti una volta che era importante crearne molti, creati dalla vita stessa che ci rende cari, che ci rende sicuri, forti l'uno dell'altro.
Non mi arrabbier se mi mandi un trattato di lingua... lappone. Quest'anno ho pi libert... anche per studiare. Ho anche pi forze... Ricordi come dormivo, appena mi sentivo libera. Quest'estate quando sono entrata al sanatorio ho dormito, con degl'intervalli brevissimi, per tre giorni e tre notti di seguito... Ma dopo il sanatorio mi sento pi forte e pi attiva...
Delio  gi grande... e sempre piccolo... Distingue tutte le cose in cose vive e non vive, in cose nate e non nate... Giuliano  guarito, cresce... Ti abbraccio, caro...
GIULIA.


24 gennaio 1928.
[nota in margine alla lettera precedente]

Ho scritto questa tanto tempo fa... Ora sono pi calma. Ti abbraccio, caro
G.


7.
10 febbraio 1928.

Carissimo Antonio,
 da un pezzo che non ti ho scritto, ma sono certissimo che tu non avrai inveito mai contro il mio e nostro silenzio. Noi ti siamo stati vicini sempre, anche quando tu hai avuto ragioni per non sospettarlo, e abbiamo saputo notizie di te, e della tua salute. Anzi, ci si dice ora, che tu non stai bene; e vorremmo saperlo, per nostra tranquillit, ci di cui avresti bisogno, e che cosa noi possiamo fare per te. Tutto quello che ci  stato chiesto, per te, noi lo abbiamo fatto, sempre. Non ho visto Giulia, ma la vedr. Tutti, dovunque, parlano di te. Ti salutano.
Ora vorrei darti qualche notizia, ma temo di incorrere in una infrazione alle norme carcerarie. Scrivendo a Scoccimarro e ad Umberto ho detto loro qualche cosa, relativa alle ripercussioni della lotta interna del P.C.R. nei partiti europei. La situazione in Russia  solidissima, malgrado gli allarmi gettati da tutta la stampa, borghese e socialista. Le misure prese contro Troski ed altri sono state, certo, dolorose, ma non era possibile fare diversamente. La minaccia di guerra contro la U.R.S.S. non  agitata per far venire i vermi ai bambini, ma  una realt concreta, e - da qualche elemento pi visibile - concretissima. Si tratta di stabilire e prevedere se prima che si realizzi un blocco antirusso, si scatenino altri conflitti tra le potenze: insomma se si arriver al blocco antirusso prima che siano (temporaneamente) superati i grandi conflitti tra le potenze. In fondo le due prospettive sono una sola. E con tale prospettiva non si pu giocare alla opposizione! La situazione internazionale  grave: la stabilizzaz[ione] ha aperto e acuito numerose contraddizioni. La Germania sar fra non molto il paese pi forte d'Europa, e chieder (perch "lo potr" chiedere) di avere un esercito. Sar questo il compenso che la Germania chieder per entrare nel blocco antirusso? Ma che razza di compenso! In Francia la situazione si radicalizza, ma lentamente. L il prol[etariato] manca di una propria esperienza pol[itica] autonoma. Le antiche debolezze non sono state ancora superate. Il parlamentarismo far ancora delle stragi. Pi interessante  la sit[uazione] in Inghilterra: l'impero si discentra. Hai seguito il mov[imento] nelle Indie contro la Commissione reale per la riforma della costituzione? In Cina la rivol[uzione] ha subto un arresto: il Kuomintang si  sfasciato secondo la differenzazione delle classi. Prova interessante della verit che, nella nostra epoca, le rivoluz[ioni] nazionali non possono essere che proletarie,  nel fatto che lo spezzamento del Kuomintang non ha portato alla vittoria della borghesia cinese: infatti gli imperialisti stranieri sono tuttora in Cina e la borghesia cinese viene a patti con questi. So che leggi, dunque hai dei libri. Cosa leggi? Di cosa ti occupi particolarmente? La letteratura italiana del dopoguerra  una misera cosa, e la tenzone fra Strapaese e Stracitt  un segno caratteristico dei tempi magri. Io non ho molto tempo per occuparmi di letture letterarie: tu che hai la fortuna! di poter leggere puoi chiedermi quali libri desideresti e dirmi se posso mandartene.
Ho chiesto pi volte a Palmiro di assumersi il compito di curare la scelta e la pubblicazione di quei tuoi articoli antichi. E' vero che la ricerca degli scritti pubblicati su vari giornali , oggi, per noi meno facile di ieri; ma Palmiro non ha il coraggio di affrontare l'impresa. Cosa ne dici?
Abbiamo saputo che Amadeo fu tempo addietro arrestato; ma non abbiamo potuto conoscerne le cause. Se tu ne sai qualche cosa faccelo sapere. E scrivimi qualche volta qui: Hotel Lux, Camera 8.
Io ti abbraccio forte, e ti mando i miei auguri e saluti, e i saluti e gli auguri di tutti. A te ed a tutti arrivederci. Aff.
RUGGERO.

Cari saluti FANNY.


8.
Turi, 18 gennaio 1930.

[...] Caro, sono spiacente assai che tu ti debba amareggiare perch mi trovo a Turi indisposta, ti ho gi scritto che qui vengo curata benissimo ed  meglio che la tregua che mi porta, nel mio lavoro, la fatica del viaggio, sia concomitante con un soggiorno in un paese, piuttosto che in un letto d'ospedale, in citt, e poi ho almeno la grande soddisfazione di stare nel paese stesso ove ti trovi cos che viene davvero interrotto il tuo isolamento. Caro, non devi credere che io non abbia saputo capire il tuo stato d'animo, ma trattandosi veramente di una vera mostruosit nei confronti di Giulia, non ho creduto affatto opportuno di accennare nemmeno a questo tuo stato morboso, spiegabilissimo date le apparenze, ma non rispondente alla realt dei fatti perch i calcoli di tempo trascorso tra l'inizio di una tua lettera a Giulia ed una sua risposta saranno matematicamente esatti, ma non rispondenti al tempo realmente trascorso tra la tua missiva e la risposta. Vorrei che tu rileggessi quella tale sua lettera nella quale essa accenna al conforto che ha provato per avere da te ricevuto qualche rigo che ricordava i bambini, basta questo suo sentire per renderti chiaro lo stato d'animo suo. Se tu realmente sei staccato dal mondo, Giulia  stata violentemente e senza perdono staccata da te completamente. In confronto alla situazione tua, la sua situazione rispetto ai legami mantenuti,  infinitamente peggiore. Tu caro hai qui tua madre, tuo fratello, essa non ha proprio nessuno che le faccia giungere il sentimento reale della tua esistenza, del vostro intimo legame, perci un solo tuo accenno alle vostre creature era bastato per darle un profondo senso di conforto, la sensazione della realt del vostro legame, del vostro affetto. Vedi, in realt, nella peggiore delle ipotesi, non  escluso che essa possa pensare a ci che dice Spaventa sulla sterilizzazione del cuore degli sventurati. Eppure, sono certa di no, essa  troppo sensibile lei stessa per poterlo pensare. Forse, non ti sar mai venuta in mente l'idea che spiritualmente Giulia si trova senza discussione in una situazione di maggiore distacco da te che non tu da lei, solo in virt del fatto che noi possiamo comunicare con te mentre tu sei limitatissimo in questo senso. E' vero che sei tu che sei privo di un diritto, quello di corrispondere con i tuoi cari, per te sar una pena enorme, ma di conseguenza siamo noi, ossia la famiglia che  castigata nel modo pi crudele. Ecco perch avrei desiderato che ti fosse concesso di scrivere pi spesso. Pare che non ci sia un regolamento unico in questo senso, quindi la cosa avrebbe potuto mutare anche per te, ma pazienza!, come dicono qui, e tu sei senza dubbio in uno stato psicologico non buono allorch mi vuoi asserire che anche tu hai poca volont di scrivere, che non sai che cosa scrivere. Ma Antonio, io non discuto il fatto che questo tuo sentimento sia dovuto massimamente al fatto della scarsit delle notizie da parte nostra, ma  anche dovuto alla perdita dell'abitudine di esercitare una data funzione, con la mancanza di esercizio un organo si atrofizza, qui sar lo stesso fenomeno nel campo psichico. Vedi caro, ci sono i tuoi, ci siamo noi per comunicare con te, ma chi c' per comunicare con Giulia, chi c' per darle conforto? Essa ha solo i suoi figli che sono come la testimonianza del vostro affetto e del resto non ha che la possibilit di avere qualche rara notizia di te, qualche tuo rigo a lei rivolto, e qualche notizia sulle tue condizioni generali. E' troppo poco, in realt, perch la sua anima non debba essere in pena continua, sempre invasa dal sentimento di nostalgia, straziata dal distacco. Caro, mi rincresce di farti soffrire nel ricordarti ancora ci che sar l'origine della tua presente amarezza, ma  bene forse che una volta ti scriva senza scrupoli di farti male, e vuoi che te lo confessi, non ho ancora spedita la tua ultima lettera a me indirizzata, ma scritta indirettamente a Giulia. Capisco che anche certi sospetti possono offrire qualche lato compensatorio, in quanto che rendono evidente l'esistenza di speciali sentimenti, ma mi pareva che la tua impostazione della questione era tale da non permettere la somministrazione a Giulia del veleno sotto tale dose. Ho invece spedita la penultima tua a me, avendola prima fatta precedere da una mia, per cos dire, preparatoria. E mi pare che cos basta e avanza. Giulia si stacca troppo dal comune delle donne di psicologia femminile perch io abbia sentito il dovere di risparmiare un colpo che avrebbe potuto compromettere seriamente la sua vita. E se Giulia manca per essere troppo zitta  precisamente l'effetto del suo male psichico, che anzi essa ti ha palesato con troppa chiarezza nello scriverti che manca di volont, di fare ci che vorrebbe. Le sue forze fisiche sono poche, la lotta per l'esistenza difficile, e le sofferenze morali tante, ecco il quadro della situazione.
Caro, se tuttavia desideri che mandi la lettera in questione, me lo dirai, o me lo scriverai, dovresti scrivermi quando scrivi a mamma, forse vi lasci un po' di carta bianca che potrebbe essere riempita per dare notizie a Giulia di te pi spesso. Ti abbraccio teneramente.
TANIA.


9.
Turi, 4 maggio 1930.

Nino carissimo, sono contenta, perch sei rimasto convinto che noi abbiamo bisogno di avere parte alla tua vita, non solo, ma che vogliamo la prova tangibile del tuo affetto, nell'aiuto che ci darai per lottare contro la nostra stanchezza, la tristezza, le avversit. Tu che sei cos eccezionalmente forte, devi infondere in noi quella tua forza, quella tua resistenza. Perch devi sapere che, normalmente, il nostro valore morale non  disprezzabile, ma il colpo risentito per il tuo arresto ha compromesso temporaneamente la salute di Giulia, piano, piano, essa per, si  riavuta. Tu sai che ora essa lavora, si stanca molto,  vero, ma per adempiere il suo dovere verso i bambini, conforme al suo concetto, essa  pure capace di uno sforzo straordinario notevole. Ad esempio, l'altro anno la famiglia  rimasta lunghi mesi in campagna per tenere i ragazzi lontano dal loro coinquilino, nella casa di citt; pap tornava presso la famiglia solo il sabato, mentre Giulia giornalmente faceva il viaggio di andata e ritorno, si  strapazzata oltremodo. Ora, in casa nostra, come dagli altri, ogni tanto deve capitare qualche malattia. Ed ecco che, come quando Delio e Genia ebbero la scarlattina, Giulia non sa scrivere, e anche quella volta  stato pap che mi dette la notizia, i fatti sopra ricordati ti sono noti perfettamente, come  nota pure la morbosa sensibilit di Giulia, allorch essa soffriva tanto di nostalgia nel periodo che Delio era a Trafoi! Essa soffriva pure dell'attaccamento del bambino per Genia e viceversa. Eppoi, non te l'ho mai detto, essa temeva che il bambino potesse esserle rubato. Era lei che la sera metteva il catenaccio alla porta, chiudeva tutte le imposte e le persiane delle finestre che davano sul giardino, compresa quella della camera da bagno larga 25 centimetri. Essa temeva le gesta di malfattori che potessero portare via Delio vostro. Tu sai bene che altrimenti Giulia non si occupava punto delle faccende di casa, salvo ci che riguardava direttamente la vita del bambino, ora quella sua preoccupazione di chiudere ogni sera, mi dava un senso di profonda contrariet, perch in questa sua premura si rivelava non so che di morboso. Ora, dall'esperienza di questi fatti, di cui sono stata testimonio, posso figurarmi giorno per giorno, lo svolgersi della vita di Giulia, in rapporto con la schiacciante realt che ha colpito la vostra vita e per questo  giustissimo che tu ti debba rendere immune di fronte a tutte le cause debilitanti, per conservare integro te stesso, cos anche Giulia, per essere buona madre, dovr inibire i suoi sentimenti, altrimenti non resisterebbe alle prove della vita. Tu solo le puoi dare qualche consolazione, solo tu puoi moltiplicare le sue forze [...]. Hai esclamato cosa posso fare?. Ma puoi tutto, perch tutto da te si aspetta.
Ricordi quella sua lettera nella quale ti esprimeva tutta la sua riconoscenza perch avevi, nella tua a lei, accennato ai vostri bambini, pareva che tu avessi fatto una cosa straordinaria nel manifestare il tuo amore per essi. Non  forse da parte di Giulia l'espressione di una sensibilit morbosa? Ed  anche la prova pi schiacciante quanto lei ha sete di sentire il tuo cuore, ed  a te che essa si rivolge quando rivolge lo sguardo ai tuoi figli.
Ora, come per il fatto delle persiane, cos per la corrispondenza, Giulia  persuasa che  meglio che ti scriva il meno possibile. Col regime dell'economia, ti scriveva una volta al mese, e quelle volte che succedeva qualche incidente in casa passavano due mesi senza che ti scrivesse nulla. Non  ragionevole affatto, ma cos crede di fare lei, pensando di fare bene. Caro, ho terminato la carta, perci firmo questa mia, ti abbraccio.
TANIA.


10.
Roma, 22 ottobre 1930.

Nino carissimo, l'ultima lettera di pap del 2 e 3 corr. dice che il giorno 3 Giulia, Genia e Delio sono partiti per il Caucaso. Essi passeranno un mese in una casa di riposo a Soci, pare che Soci si trovi nel Caucaso settentrionale sul percorso della strada militare georgiana, luogo magnifico; penso che vi andranno per mare,  meno costoso e forse pi piacevole. Sono ben lieta di darti questa notizia, perch nella sua penultima, ossia del 26 del mese scorso, pap scriveva che Giulia era tornata a casa, non riprender subito il lavoro, aveva fatto la domanda per andare insieme con Genia e Delio, ma non ha avuto una risposta affermativa causa la mancanza di posti nel sanatorio. Si vede per che la famiglia  riuscita nel suo intento. Pap diceva che Giulia sarebbe felice di passare qualche tempo, in riposo, con Delio e Genia insieme, che questo gioverebbe molto per la sua convalescenza. Sono contentissima che siano riusciti a farli partire tutti e tre. A casa sono rimasti i nonni con Giuliano, bambino cos buono e ragionevole che il nonno riesce benissimo a provvedere a tutte le sue piccole necessit. Anche la nonna gli presta le sue cure, m'immagino che sar ben dolce per lui la compagnia dei nonni, figurati!... Eppoi, dal primo del mese egli  ritornato all'asilo d'infanzia e vi rimane tutto il giorno, dalle ore 9 alle ore sei di sera. Nel riprendere a frequentare l'asilo Giuliano  stato visitato dal medico scolastico che ha dichiarato che il bimbo non presenta pi alcun segno di rachitismo che aveva nel passato. Egli cresce molto bene,  diventato un ragazzo forte e sano. Anche Delio ha approfittato bene del soggiorno in campagna. Ora passo alle notizie trasmessemi da Carlo: la famiglia  stata visitata alla dacia, dove si trova. Tutti stavano bene in salute. Genia per  magrissima, per quanto dica che sta bene; la mamma la prima volta non volle vedere il nostro amico, perch la commuoveva troppo il pensiero che era giunto qualcuno che mi aveva visto recentemente, ma poi lo vide diverse volte e egli la trov assai bene di aspetto; Assia e anche Vittorio (che fu straordinariamente gentile con l'amico) e il padre stanno tutti bene. Hanno una gran voglia di rivedermi. Ha visto Giulia in sanatorio. D'aspetto l'ha trovata bene, e hanno detto che era ingrassata da quando era partita da casa. Quanto alla sua malattia, ecco ci che ne disse essa stessa: i sintomi principali sono delle amnesie per le quali, in certi attimi, non ricorda il significato delle parole. In alcuni casi ha perduto la conoscenza, ma questo  successo solo 6 o 7 volte negli ultimi anni. I medici non sono d'accordo sulla diagnosi: uno dice trattarsi di psicastenia, un altro di isterismo. Il medico che la cura attualmente pensa che non sia nessuna di queste malattie: ritiene per che queste amnesie siano connesse con la sua abituale incertezza, specialmente nel trovare le parole, acuita dalle prove attraverso cui  passata in questi anni. Come cura, le danno il Luminal in piccole dosi ogni giorno e le fanno delle doccie: prima le avevano fatto delle applicazioni elettriche alla tiroide, ma non furono continuate nel sanatorio in cui si trovava quando la visitarono. Una delle conseguenze di questo suo stato  che trova difficolt ad applicarsi ad un lavoro sostenuto e specialmente a scrivere. Disse particolarmente che una delle circostanze che pi la ostacola quando vuole scriverti  quella di dover nascondere il suo vero stato di salute e la conseguente impossibilit di poter scrivere sinceramente di quello che fa e pensa. L'amico credeva di averla indotta a scriverti essa stessa della sua salute, ma poi seppi che ti aveva scritto di nuovo come il solito. Egli ritiene perci necessario di informarti del vero stato delle cose: quando Giulia sapr che tu sei al corrente della sua malattia, potr scrivere pi liberamente e questo sar un sollievo anche per lei. Attualmente essa comincia spesso a scriverti una lettera, e poi non trova la forza per finirla, e talvolta quando la finisce, poi la rilegge e la straccia. La sua borsetta  sempre piena di queste lettere cominciate e abbandonate. L'amico ha visto i bambini diverse volte, durante l'agosto, alla casetta di campagna, poco fuori della citt, dove stava la famiglia. Non ha potuto sapere molto da loro per la mancanza di una lingua comune. Con Delio tuttavia, che ha trovato straordinariamente vivace e intelligente, ha fatto un po' di amicizia. Giuliano  pi tranquillo e meno espansivo. Fisicamente sono molto diversi fra di loro. Giuliano  certo pi robusto di costituzione, ma anche Delio, per quanto un poco magro,  stato tirato su bene e abituato a sopportare il freddo e a star molto all'aria. Non sanno che tu sei in carcere e quando Delio lo ha appreso da un altro bambino al giardino d'infanzia ne  rimasto molto impressionato: lo hanno poi persuaso che non era vero. Non riesce poi a conciliare quel che gli dicono del suo babbo con i francobolli con cui sono affrancate le tue lettere. L'amico ha fatto loro degli uccellini di carta, che tu gli avevi insegnato a fare e questi li hanno entusiasmati fino alla frenesia. Anche la macchina fotografica li ha appassionati, specialmente Delio. Delio si interessa a una quantit di questioni e vuole sapere di tutti se sono operai o no. [...] Ti abbraccio.
TANIA.


11.
13 agosto 1931.

Nino carissimo, le mie ultime lettere a te nonch la cartolina di ieri sera potranno averti fatto capire che in questi ultimi tempi mi sento alquanto nervosa, sar stato l'effetto del gran caldo, ma oramai mi sento anche meglio perch in questi ultimi due giorni fa molto meno caldo. Mi rincresce quando mi capita di sfogarmi, alquanto stupidamente, in verit, con te, che nell'iniziare la lettura di qualche mia missiva, penserai che possa essere interessante, invece di tratta di qualche insulsaggine che avr scritta in un momento di cattivo umore. Non dovresti farci caso. Caro, ti ho scritto che volevo rispondere lungamente alla tua ultima. Penso che lo stato d'animo tuo, riguardo alla presunta abitudine al pensiero che sei privo della libert, che avrebbero acquisito i tuoi cari,  un perfetto assurdo. Non hai il diritto di pensarlo nei riguardi di tua madre, sarebbe una mostruosit e non puoi neppure lontanamente pensarlo a proposito di Giulia, che se sta male,  precisamente perch non pu riuscire, non solo ad abituarsi, ma semplicemente a tranquillizzarsi, a riprendere il suo equilibrio. L'altro ieri ho ricevuto una lettera di pap che ti trascriver testualmente la prossima volta per farti capire nel modo pi assoluto che i genitori non possono mai abituarsi all'idea di una sofferenza della propria creatura. La lettera di pap riguarda me sola e il suo modo di considerare i suoi doveri di padre, eccetera. Egli mi ha mandato anche una sua fotografia, presa da Volia, col tuo apparecchio, pare che ora Volia si diletti di fotografia, spero che questo ci permetter di ricevere fra breve qualche altra fotografia dei bimbi presi in campagna. Oggi ti voglio trascrivere la lettera ricevuta dal tuo vecchio professore Cosmo: Hai ragione, avrei dovuto avvisarti da tempo di aver ricevuto la lettera. Ma sono ammalato e ora soltanto comincio a riprendermi. La diagnosi che mi ero fatta da me era gravissima e per fortuna il medico non l'ha confermata. Resta soltanto da vedere chi dei due aveva ragione. Cos, nella malinconia di quei giorni, la lettera suscitatrice di tanti ricordi, ha prodotto in me una grande commozione. Sono anch'io in quello stato d'animo e in quella et che non si vive se non di memorie. E tra le memorie pi care sono quelle degli anni che facevo lezione all'Universit e avevo tra gli scolari pi cari il Gramsci e il Gerosa. Due anime opposte, ma che pur si accordavano nel dare in letteratura al fatto religioso sociale politico pi importanza che all'estetico. Per l'uno aveva ragione il Cant, per l'altro il Settembrini, e io dovevo mostrare le deficienze di tutti e due i critici e fare valere le ragioni del De Sanctis. In quegli anni ho pensato il meglio delle cose mie, e la Vita di Dante  uscita appunto dalle lezioni che tenni allora, come ne uscir, se la vita mi basti e arrivi a tempo, che temo, ne uscir, mi auguro, il Paradiso. Ho anche le lezioni sul De Sanctis e la critica nella prima met del diciannovesimo secolo che mi piacerebbe pubblicare. Ma il lavoro di riordinamento  grave e certamente non arriver. Cos tante idee l buttate andranno perdute, ma se il libro uscisse, l'amico vedrebbe che il vecchio uomo non  mutato. Non mi sono legato mai a nessuna scuola, a nessuna chiesa, a nessun partito e sono restato, come sono, indipendente da tutti. Ho cercato mostrarlo con i fatti e la povert austera nella quale vivo ne dovrebbe fare testimonianza a tutti. Venuto quass in campagna, nella casetta dei vecchi di mia moglie, mi consolavo quando ero malato, mi consolavo pensando che quattro assi e quattro uomini che mi portassero sarebbero stati tutta la spesa per darmi onorata sepoltura. Io certamente non rivedr pi l'amico e quando egli ritorner all'aria libera dei campi, la breve zolla che mi coprir nel campo comune, non serber pi nemmeno il mio nome. Ma quando tu lo rivedrai vorrei gli dicessi che il vecchio maestro non  stato indegno di alcuno dei suoi scolari, per nobili ideali che essi abbiano professato e per sacrifizi che abbiano sostenuto. Vorrei gli dicessi che il filosofo del suo spirito fu Kant, e che del dovere egli si fece con il filosofo la propria religione. Studi e celebr Dante per la consonanza che gli pareva sentire con lui; studi e celebr San Francesco per l'amore che con lui port a tutti gli uomini e a tutte le cose. Non fece mai male ad alcuno e soprattutto cerc, se pot, di fare del bene a coloro che gli fecero, o cercarono di fargli, del male.
Potevo fare di pi ma spero che almeno la mia Vita di Dante faccia del bene alla giovent del mio paese, insegni ad amare le cose alte e a coltivare la dignit del carattere. Tu che sei fra quei giovani, ricorda l'affetto che io ho avuto per lui, per te, il bene che vi ho desiderato, la gioia che avrei nel saperlo attuato. Perdonate le mie deficienze, ricordate il meglio di me. E in questa speranza per te e per lui caramente ti saluto, 10-8-1931. Carissimo, ti abbraccio teneramente, aspetto una tua lunga lettera.
TANIA.


12.
Torino, 29 dicembre 1931
Mio carissimo - ho tardato qualche tempo a rispondere alla gradita tua perch volevo prima andare in biblioteca per poterti dare alcune indicazioni bibliografiche. E prima non potei andare. Mi pare che l'amico nostro abbia colpito giusto, e qualche cosa che si avvicinava alla sua interpretazione ho sempre insegnato anch'io. Accanto al dramma di Farinata c' anche il dramma di Cavalcante, e male hanno fatto i critici, e fanno, a lasciarlo nell'ombra. L'amico farebbe dunque opera ottima a lumeggiarlo. Ma per lumeggiarlo bisognerebbe discendere un po' pi nell'anima medievale. Ognuno dei due, Farinata e Cavalcante soffre il suo dramma. Ma il proprio dramma non tocca l'altro. Sono legati dalla parentela dei figli, ma sono di parte avversa. Perci non s'incontrano. E' la loro forza come dramatis personae;  il loro torto come uomini.
Pi difficile mi pare provare che l'interpretazione leda in modo vitale la tesi del Croce sulla poesia e la struttura della Commedia. Senza dubbio anche la struttura dell'opera ha valore di poesia. Con la sua tesi il Croce riduce la poesia della Commedia a pochi tratti e perde quasi tutta la suggestione che si sprigiona da essa. Cio perde quasi tutta la sua poesia. La virt della grande poesia  di suggerire pi che non dica, e suggerire sempre cose nuove. Di qui la sua eternit. Bisognerebbe dunque mettere bene in chiaro che tale virt di suggestione che promana dal dramma di Cavalcante promana dalla struttura dell'opera (la previsione dei dannati del futuro e l'ignoranza del presente -, il loro essere in quel determinato cono d'ombra, come dice assai felicemente l'amico -, l'essere nella stessa tomba i due sofferenti, l'essere legati da quelle determinate leggi costruttive, eccetera). Tutte parti della struttura che diventano fonti di poesia. Togliete queste e la poesia svanisce.
Per raggiungere pi sicuro l'effetto mi pare sarebbe bene riprovare la tesi con qualche altro esempio. Io scrivendo del Paradiso sono arrivato alla conclusione che dove la costruzione  debole  debole anche la poesia. Ma pi efficace sarebbe forse il cercare la riprova in qualche episodio plastico dell'Inferno o del Purgatorio.
Penso dunque che l'amico farebbe assai bene a svolgere con il rigore del suo raziocinio e la chiarezza della sua espressione la sua tesi. Il ravvicinamento con le didascalie dei drammi propriamente detti  arguto e pu illuminare.
Ti aggiungo qualche indicazione bibliografica pi facile. Lo studio del Russo si pu vedere completo in L. Russo, "Problemi di metodo critico", Bari Laterza 1929.
Nella Critica sarebbe bene vedere ci che scrisse l'Arangio Ruiz (Critica, 20, 340-57). L'articolo  dichiarato dal Barbi bellissimo.
Pretenzioso nella sua filosofica sicumera lo studio di Mario Botti ("Per lo studio della genesi della poesia dantesca. La seconda cantica: Poesia e struttura nel poema") Annali dell'istruzione media (una rivista) anno sesto, 1930, pagina 432-73.
Il Barbi se ne occupa, ma non dice nulla di nuovo, nell'ultimo fascicolo degli Studi danteschi, volume sedicesimo, pagina 47 e seguenti ("Poesia e struttura nella D.C., Per la genesi dell'inspirazione centrale nella D.C.").
Anche il Barbi in uno studio: "Con Dante e coi suoi interpreti" (volume quindicesimo degli Studi dant. citati) passa in rivista le ultime interpretazioni del canto di Farinata. E pure il Barbi pubblic un suo commento nel volume ottavo degli Studi danteschi.
Ti ho dato le pi facili indicazioni. Ogni volume degli Studi danteschi costa l. 16. Il libro del Russo l. 20.
Per dirti ora qualche cosa di me ti aggiunger che attendo a finire il mio Paradiso. E la vita di Dante spero si traduca ora in inglese. Ma sono piccole cose. Ognuno ha il suo dramma o della famiglia sua, anche se non lo soffra con l'intensit di Cavalcante, perch negli studi trova conforto. E vorrei dicessi all'amico che non passa giorno che non pensi a lui. Ricordo tutti i miei antichi scolari - tu sei fra i primi - e auguro loro ogni bene come lo desidererei ai miei figli. Con immutato affetto tuo vecchio maestro.
U. COSMO


13.
11 dicembre 1932.

Nino carissimo, ho ricevuto la tua lettera del 29 novembre, nonch quella del 5 corr. Quest'ultima  arrivata pi presto del solito, perci le ho avute a pochi giorni di distanza. Caro Nino, vedo dalla tua ultima che hai frainteso completamente la mia espressione che presso a poco diceva cos: Essendo sofferente e stanca, temo di non sapere usare - rispondendo alla tua del 14 u.s. - termini abbastanza affettuosi eccetera. Con ci non intendevo affatto voler accarezzarti, consolarti, od altro. Al contrario, dovendoti niente meno che strapazzare per ogni parola della tua famigerata lettera in quistione, avevo timore di essere troppo veemente, di colpirti troppo profondamente. Ma basta. E' bene che nemmeno tu, non vuoi pi sentirne discutere il contenuto. E, senz'altro, voglio risponderti alla esplicita domanda dell'ultima tua, ossia della tua richiesta del S o no?. E' inteso che tu hai gi capito che non si pu trattare che di un No, nel modo pi reciso. E non voglio corredare questo mio No che con un'altra frase della tua lettera del 5 corr. non bastano le intenzioni buone e affettuose, ma che occorre molto altro prima di prendere una decisione che non riguardi solo se stessi: occorre prima di tutto il consenso (e, nel caso specifico, io direi, l'aspirazione, il bisogno, la necessit, e simili impulsi) esplicito dell'interessato su cui ricadranno le conseguenze disastrose che non sempre si sa prevedere.
Caro, ho preso nota del tuo desiderio di trasmettermi, a voce, i tuoi desiderata e istruzioni, dopo che mi sar informata alla Cancelleria del Tr.[ibunale] Sp.[eciale]. E ben inteso che appena sar possibile avere le informazioni che desideri, quando verr a conoscerle, te le trasmetter. E pare certo che far un viaggio a Turi, come dici tu, e a questo proposito debbo dirti che non sta n in cielo n in terra il fatto che tu ti sei astenuto di richiedere una mia visita a Turi, allorch ce n'era necessit, o solo, pare, perch a suo tempo ti avevo promesso di venire. Non  affatto una buona ragione, ed anzi dovresti capire che mentre agisci in tal modo od anche solo senti in tale maniera, ci non pu fare a meno di offendermi e anche di addolorarmi profondamente.
Ti trasmetto con la presente una lettera di Giulia a te. Da ci che ella ha scritto sia a me che a te, si vede che due mie lettere non le sono giunte. Ma dato che le ho scritto sempre raccomandato, credo che le sar possibile rintracciare quelle lettere. Una di esse deve contenere la tua lettera a Delio con la relativa traduzione. Voglio comunicare a Giulia la data precisa della spedizione di queste lettere. Inoltre, ho la fortuna di avere una copia di quella lettera a Delio e quindi gliela voglio mandare. Ma non c' dubbio che essa non  giunta loro, altrimenti Giulia l'avrebbe scritto.
[TANIA].



Indice delle lettere dei due volumi.

1. A Clara Passarge, Roma 1926.
2. A Giulia Schucht, Roma 20 novembre 1926.
3. A Peppina Marcias, Roma 20 novembre 1926.
4. A Clara Passarge, Palermo 30 novembre 1926.
5. A Tatiana Schucht, Ustica 9 dicembre 1926.
6. A Piero Sraffa, Ustica 11 dicembre 1926.
7. A Piero Sraffa, Ustica 17 dicembre 1926.
8. A Tatiana Schucht, Ustica 19 dicembre 1926.
9. A Piero Sraffa, Ustica 21 dicembre 1926.
10. A Tatiana Schucht, Ustica 27 dicembre 1926.
11. A Tatiana Schucht, Ustica 29 dicembre 1926.
12. A Piero Sraffa, Ustica 2 gennaio 1927.
13. A Tatiana Schucht, Ustica 3 gennaio 1927.
14. A Tatiana Schucht, Ustica 7 gennaio 1927.
15. A Giulia Schucht, Ustica 8 gennaio 1927.
16. A Tatiana Schucht, Ustica 15 gennaio 1927.
17. A Giulia Schucht, Ustica 15 gennaio 1927.
18. A Tatiana Schucht, Ustica 19 gennaio 1927.
19. A Tatiana Schucht, Ustica 20 gennaio 1927.
20. A Giulia e Tatiana Schucht, Milano 12 febbraio 1927.
21. A Tatiana Schucht, Milano 19 febbraio 1927.
22. A Peppina Marcias, Milano 26 febbraio 1927.
23. A Tatiana Schucht, Milano 26 febbraio 1927.
24. A Tatiana Schucht, Milano 12 marzo 1927.
25. A Tatiana Schucht, Milano 19 marzo 1927.
26. A Tatiana Schucht, Milano 26 marzo 1927.
27. A Teresina Gramsci, Milano 26 marzo 1927.
28. A Tatiana Schucht, Milano 4 aprile 1927.
29. A Tatiana Schucht, Milano 11 aprile 1927.
30. A Tatiana Schucht, Milano 18 aprile 1927.
31. A Giulia Schucht, Milano 18 aprile 1927.
32. A Peppina Marcias, Milano 25 aprile 1927.
33. A Tatiana Schucht, Milano 25 aprile 1927.
34. A Tatiana Schucht, Milano 2 maggio 1927.
35. A Giulia Schucht, Milano 2 maggio 1927.
36. A Peppina Marcias, Milano 23 maggio 1927.
37. A Tatiana Schucht, Milano 23 maggio 1927.
38. A Peppina Marcias, Milano 6 giugno 1927.
39. A Peppina Marcias, Milano 27 giugno 1927.
40. A Giuseppe Berti, Milano 4 luglio 1927.
41. A Carlo Gramsci, Milano 11 luglio 1927.
42. A Tatiana Schucht, Milano 18 luglio 1927.
43. A Tatiana Schucht, Milano 25 luglio 1927.
44. A Peppina Marcias, Milano 1 agosto 1927.
45. A Tatiana Schucht, Milano 8 agosto 1927.
46. A Giuseppe Berti, Milano 8 agosto 1927.
47. A Peppina Marcias, Milano 22 agosto 1927.
48. A Tatiana Schucht, Milano 22 agosto 1927.
49. A Peppina Marcias, Milano 29 agosto 1927.
50. A Tatiana Schucht, Milano 29 agosto 1927.
51. A Giuseppe Berti, Milano 5 settembre 1927.
52. A Grazietta Gramsci, Milano 1927.
53. A Tatiana Schucht, Milano 12 settembre 1927.
54. A Carlo Gramsci, Milano 12 settembre 1927.
55. A Tatiana Schucht, Milano 19 settembre 1927.
56. A Tatiana Schucht, Milano 26 settembre 1927.
57. A Peppina Marcias, Milano 3 ottobre 1927.
58. A Tatiana Schucht, Milano 3 ottobre 1927.
59. A Tatiana Schucht, Milano 10 ottobre 1927.
60. A Tatiana Schucht, Milano 17 ottobre 1927.
61. A Peppina Marcias, Milano 24 ottobre 1927.
62. A Giuseppe Berti, Milano 31 ottobre 1927.
63. A Tatiana Schucht, Milano 31 ottobre 1927.
64. A Peppina Marcias, Milano 7 novembre 1927.
65. A Tatiana Schucht, Milano 7 novembre 1927.
66. A Giulia Schucht, Milano 7 novembre 1927.
67. A Tatiana Schucht, Milano 14 novembre 1927.
68. A Giulia Schucht, Milano 14 novembre 1927.
69. A Peppina Marcias, Milano 21 novembre 1927.
70. A Tatiana Schucht, Milano 21 novembre 1927.
71. A Giulia Schucht, Milano 21 novembre 1927.
72. A Tatiana Schucht, Milano 28 novembre 1927.
73. A Giulia Schucht, Milano 28 novembre 1927.
74. A Tatiana Schucht, Milano 5 dicembre 1927.
75. A Peppina Marcias, Milano 12 dicembre 1927.
76. A Tatiana Schucht, Milano 22 dicembre 1927.
77. A Tatiana Schucht, Milano 19 dicembre 1927.
78. A Peppina Marcias, Milano 19 dicembre 1927.
79. A Tatiana Schucht, Milano 26 dicembre 1927.
80. A Giuseppe Berti, Milano 26 dicembre 1927.
81. A Peppina Marcias, Milano 2 gennaio 1928.
82. A Tatiana Schucht, Milano 2 gennaio 1928.
83. A Peppina Marcias, Milano 9 gennaio 1928.
84. A Tatiana Schucht, Milano 9 gennaio 1928.
85. A Peppina Marcias, Milano 23 gennaio 1928.
86. A Tatiana Schucht, Milano 30 gennaio 1928.
87. A Giuseppe Berti, Milano 30 gennaio 1928.
88. A Peppina Marcias, Milano 6 febbraio 1928.
89. A Tatiana Schucht, Milano 6 febbraio 1928.
90. A Tatiana Schucht, Milano 13 febbraio 1928.
91. A Tatiana Schucht, Milano 20 febbraio 1928.
92. A Teresina Gramsci, Milano 20 febbraio 1928.
93. A Tatiana Schucht, Milano 27 febbraio 1928.
94. A Giulia Schucht, Milano 27 febbraio 1928.
95. A Peppina Marcias, Milano 5 marzo 1928.
96. A Tatiana Schucht, Milano 5 marzo 1928.
97. A Peppina Marcias, Milano 12 marzo 1928.
98. A Tatiana Schucht, Milano 12 marzo 1928.
99. A Tatiana Schucht, Milano 19 marzo 1928.
100. A Peppina Marcias, Milano 26 marzo 1928.
101. A Tatiana Schucht, Milano 26 marzo 1928.
102. A Tatiana Schucht, Milano 2 aprile 1928.
103. A Peppina Marcias, Milano 9 aprile 1928.
104. A Tatiana Schucht, Milano 9 aprile 1928.
105. A Tatiana Schucht, Milano 16 aprile 1928.
106. A Peppina Marcias, Milano 23 aprile 1928.
107. A Peppina Marcias, Milano 30 aprile 1928.
108. A Tatiana Schucht, Milano 30 aprile 1928.
109. A Giulia Schucht, Milano 30 aprile 1928.
110. A Virginio Borioni, Milano 7 maggio 1928.
111. A Tatiana Schucht, Milano 7 maggio 1928.
112. A Peppina Marcias, Milano 10 maggio 1928.
113. A Peppina Marcias, Roma 15 maggio 1928.
114. A Peppina Marcias, Roma 22 maggio 1928.
115. A Peppina Marcias, Roma 29 maggio 1928.
116. A Peppina Marcias, Roma 1 giugno 1928.
117. A Carlo Gramsci, Roma 19 giugno 1928.
118. A Tatiana Schucht, Roma 27 giugno 1928.
119. A Peppina Marcias, Roma 3 luglio 1928.
120. A Tatiana Schucht, Caserta 10 luglio 1928.
121. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 20 luglio 1928.
122. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 30 luglio 1928.
123. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 13 agosto 1928.
124. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 27 agosto 1928.
125. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 6 settembre 1928.
126. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 11 settembre 1928.
127. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 24 settembre 1928.
128. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 8 ottobre 1928.
129. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 20 ottobre 1928.
130. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 3 novembre 1928.
131. A Peppina Marcias, Turi di Bari 5 novembre 1928.
132. A Giulia Schucht, Turi di Bari 19 novembre 1928.
133. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 3 dicembre 1928.
134. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 17 dicembre 1928.
135. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 31 dicembre 1928.
136. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 14 gennaio 1929.
137. A Giulia Schucht, Turi di Bari 14 gennaio 1929.
138. A Peppina Marcias, Turi di Bari 28 gennaio 1929.
139. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 29 gennaio 1929.
140. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 9 febbraio 1929.
141. A Giulia Schucht, Turi di Bari 9 febbraio 1929.
142. A Peppina Marcias, Turi di Bari 24 febbraio 1929.
143. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 24 febbraio 1929.
144. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 11 marzo 1929.
145. A Giulia Schucht, Turi di Bari 11 marzo 1929.
146. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 22 marzo 1929.
147. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 25 marzo 1929.
148. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 22 aprile 1929.
149. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 6 maggio 1929.
150. A Giulia Schucht, Turi di Bari 20 maggio 1929.
151. A Delio Gramsci, Turi di Bari 20 maggio 1929.
152. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 1 giugno 1929.
153. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 3 giugno 1929.
154. A Giulia Schucht, Turi di Bari 3 giugno 1929.
155. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 17 giugno 1929.
156. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 1 luglio 1929.
157. A Giulia Schucht, Turi di Bari 1 luglio 1929.
158. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 14 luglio 1929.
159. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 30 luglio 1929.
160. A Giulia Schucht, Turi di Bari 30 luglio 1929.
161. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 26 agosto 1929.
162. A Peppina Marcias, Turi di Bari 9 settembre 1929.
163. A Peppina Marcias, Turi di Bari 23 settembre 1929.
164. A Peppina Marcias, Turi di Bari 21 ottobre 1929.
165. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 4 novembre 1929.
166. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 18 novembre 1929.
167. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 2 dicembre 1929.
168. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 16 dicembre 1929.
169. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 19 dicembre 1929.
170. A Giulia Schucht, Turi di Bari 30 dicembre 1929.
171. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 13 gennaio 1930.
172. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 27 gennaio 1930.
173. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 10 febbraio 1930.
174. A Giulia Schucht, Turi di Bari 10 febbraio 1930.
175. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 24 febbraio 1930.
176. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 24 febbraio 1930.
177. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 10 marzo 1930.
178. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 24 marzo 1930.
179. A Peppina Marcias, Turi di Bari 30 marzo 1930.
180. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 7 aprile 1930.
181. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 14 aprile 1930.
182. A Peppina Marcias, Turi di Bari 14 aprile 1930.
183. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 21 aprile 1930.
184. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 5 maggio 1930.
185. A Giulia Schucht, Turi di Bari 5 maggio 1930.
186. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 19 maggio 1930.
187. A Peppina Marcias, Turi di Bari 24 maggio 1930.
188. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 30 maggio 1930.
189. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 2 giugno 1930.
190. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 16 giugno 1930.
191. A Peppina Marcias, Turi di Bari 30 giugno 1930.
192. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 14 luglio 1930.
193. A Giulia Schucht, Turi di Bari 14 luglio 1930.
194. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 28 luglio 1930.
195. A Peppina Marcias, Turi di Bari 28 luglio 1930.
196. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 11 agosto 1930.
197. A Giulia Schucht, Turi di Bari 11 agosto 1930.
198. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 25 agosto 1930.
199. A Peppina Marcias, Turi di Bari 22 settembre 1930.
200. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 22 settembre 1930.
201. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 6 ottobre 1930.
202. A Giulia Schucht, Turi di Bari 6 ottobre 1930.
203. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 20 ottobre 1930.
204. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 20 ottobre 1930.
205. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 4 novembre 1930.
206. A Giulia Schucht, Turi di Bari 4 novembre 1930.
207. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 17 novembre 1930.
208. A Teresina Gramsci, Turi di Bari 17 novembre 1930.
209. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 1 dicembre 1930.
210. A Peppina Marcias, Turi di Bari 15 dicembre 1930.
211. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 15 dicembre 1930.
212. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 29 dicembre 1930.
213. A Grazietta Gramsci, Turi di Bari 29 dicembre 1930.
214. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 13 gennaio 1931.
215. A Giulia Schucht, Turi di Bari 13 gennaio 1931.
216. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 26 gennaio 1931.
217. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 26 gennaio 1931.
218. A Giulia Schucht, Turi di Bari 9 febbraio 1931.
219. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 23 febbraio 1931.
220. A Peppina Marcias, Turi di Bari 9 marzo 1931.
221. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 9 marzo 1931.
222. A Giulia Schucht, Turi di Bari 20 marzo 1931.
223. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 23 marzo 1931.
224. A Peppina Marcias, Turi di Bari 28 marzo 1931.
225. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 28 marzo 1931.
226. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 7 aprile 1931.
227. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 20 aprile 1931.
228. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 4 maggio 1931.
229. A Teresina Gramsci, Turi di Bari 4 maggio 1931.
230. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 18 maggio 1931.
231. A Giulia Schucht, Turi di Bari 18 maggio 1931.
232. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 1 giugno 1931.
233. A Giulia Schucht, Turi di Bari 1 giugno 1931.
234. A Peppina Marcias, Turi di Bari 15 giugno 1931.
235. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 15 giugno 1931.
236. A Peppina Marcias, Turi di Bari 29 giugno 1931.
237. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 29 giugno 1931.
238. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 13 luglio 1931.
239. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 20 luglio 1931.
240. A Teresina Gramsci, Turi di Bari 20 luglio 1931.
241. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 27 luglio 1931.
242. A Giulia Schucht, Turi di Bari 27 luglio 1931.
243. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 3 agosto 1931.
244. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 10 agosto 1931.
245. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 17 agosto 1931.
246. A Peppina Marcias, Turi di Bari 24 agosto 1931.
247. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 24 agosto 1931.
248. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 31 agosto 1931.
249. A Giulia Schucht, Turi di Bari 31 agosto 1931.
250. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 7 settembre 1931.
251. A Peppina Marcias, Turi di Bari 13 settembre 1931.
252. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 13 settembre 1931.
253. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 20 settembre 1931.
254. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 28 settembre 1931.
255. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 28 settembre 1931.
256. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 5 ottobre 1931.
257. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 12 ottobre 1931.
258. A Peppina Marcias, Turi di Bari 19 ottobre 1931.
259. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 19 ottobre 1931.
260. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 26 ottobre 1931.
261. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 2 novembre 1931.
262. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 9 novembre 1931.
263. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 16 novembre 1931.
264. A Teresina Gramsci, Turi di Bari 16 novembre 1931.
265. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 23 novembre 1931.
266. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 30 novembre 1931.
267. A Giulia Schucht, Turi di Bari 30 novembre 1931.
268. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 7 dicembre 1931.
269. A Giulia Schucht, Turi di Bari 7 dicembre 1931.
270. A Peppina Marcias, Turi di Bari 10 dicembre 1931.
271. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 14 dicembre 1931.
272. A Giulia Schucht, Turi di Bari 14 dicembre 1931.
273. A Peppina Marcias, Turi di Bari 21 dicembre 1931.
274. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 21 dicembre 1931.
275. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 28 dicembre 1931.
276. A Peppina Marcias, Turi di Bari 4 gennaio 1932.
277. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 4 gennaio 1932.
278. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 11 gennaio 1932.
279. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 18 gennaio 1932.
280. A Teresina Gramsci, Turi di Bari 18 gennaio 1932.
281. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 25 gennaio 1932.
282. A Peppina Marcias, Turi di Bari 1 febbraio 1932.
283. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 1 febbraio 1932.
284. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 8 febbraio 1932.
285. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 15 febbraio 1932.
286. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 22 febbraio 1932.
287. A Delio Gramsci, Turi di Bari 22 febbraio 1932.
288. A Peppina Marcias, Turi di Bari 29 febbraio 1932.
289. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 29 febbraio 1932.
290. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 7 marzo 1932.
291. A Peppina Marcias, Turi di Bari 14 marzo 1932.
292. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 14 marzo 1932.
293. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 21 marzo 1932.
294. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 28 marzo 1932.
295. A Giulia Schucht, Turi di Bari 28 marzo 1932.
296. A Peppina Marcias, Turi di Bari 4 aprile 1932.
297. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 4 aprile 1932.
298. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 11 aprile 1932.
299. A Giulia Schucht, Turi di Bari 11 aprile 1932.
300. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 18 aprile 1932.
301. A Peppina Marcias, Turi di Bari 25 aprile 1932.
302. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 25 aprile 1932.
303. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 2 maggio 1932.
304. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 9 maggio 1932.
305. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 16 maggio 1932.
306. A Peppina Marcias, Turi di Bari 23 maggio 1932.
307. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 23 maggio 1932.
308. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 30 maggio 1932.
309. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 6 giugno 1932.
310. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 13 giugno 1932.
311. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 13 giugno 1932.
312. A Peppina Marcias, Turi di Bari 19 giugno 1932.
313. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 19 giugno 1932.
314. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 27 giugno 1932.
315. A Giulia Schucht, Turi di Bari 27 giugno 1932.
316. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 4 luglio 1932.
317. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 12 luglio 1932.
318. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 18 luglio 1932.
319. A Giulia Schucht, Turi di Bari 18 luglio 1932.
320. A Peppina Marcias, Turi di Bari 25 luglio 1932.
321. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 25 luglio 1932.
322. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 1 agosto 1932.
323. A Giulia Schucht, Turi di Bari 1 agosto 1932.
324. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 9 agosto 1932.
325. A Giulia Schucht, Turi di Bari 9 agosto 1932.
326. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 15 agosto 1932.
327. A Giulia Schucht, Turi di Bari 15 agosto 1932.
328. A Peppina Marcias, Turi di Bari 22 agosto 1932.
329. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 22 agosto 1932.
330. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 29 agosto 1932.
331. A Giulia Schucht, Turi di Bari 29 agosto 1932.
332. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 5 settembre 1932.
333. A Giulia Schucht, Turi di Bari 5 settembre 1932.
334. A Peppina Marcias, Turi di Bari 12 settembre 1932.
335. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 12 settembre 1932.
336. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 19 settembre 1932.
337. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 27 settembre 1932.
338. A Giulia Schucht, Turi di Bari 27 settembre 1932.
339. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 3 ottobre 1932.
340. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 10 ottobre 1932.
341. A Delio Gramsci, Turi di Bari 10 ottobre 1932.
342. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 17 ottobre 1932.
343. A Grazietta Gramsci, Turi di Bari 17 ottobre 1932.
344. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 24 ottobre 1932.
345. A Giulia Schucht, Turi di Bari 24 ottobre 1932.
346. A Giuliano Gramsci, Turi di Bari 1932.
347. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 31 ottobre 1932.
348. A Grazietta Gramsci, Turi di Bari 31 ottobre 1932.
349. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 6 novembre 1932.
350. A Giulia Schucht, Turi di Bari 6 novembre 1932.
351. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 9 novembre 1932.
352. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 14 novembre 1932.
353. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 21 novembre 1932.
354. A Grazietta Gramsci, Turi di Bari 21 novembre 1932.
355. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 28 novembre 1932.
356. A Giulia Schucht, Turi di Bari 28 novembre 1932.
357. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 5 dicembre 1932.
358. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 12 dicembre 1932.
359. A Grazietta Gramsci, Turi di Bari 13 dicembre 1932.
360. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 19 dicembre 1932.
361. A Giulia Schucht, Turi di Bari 19 dicembre 1932.
362. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 26 dicembre 1932.
363. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 2 gennaio 1933.
364. A Teresina Gramsci, Turi di Bari 2 gennaio 1933.
365. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 9 gennaio 1933.
366. A Giulia Schucht, Turi di Bari 16 gennaio 1933.
367. A Delio e Giuliano Gramsci, Turi di Bari 1933.
368. A Teresina Gramsci, Turi di Bari 22 gennaio 1933.
369. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 22 gennaio 1933.
370. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 30 gennaio 1933.
371. A Giulia Schucht, Turi di Bari 30 gennaio 1933.
372. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 6 febbraio 1933.
373. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 13 febbraio 1933.
374. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 20 febbraio 1933.
375. A Teresina Gramsci, Turi di Bari 20 febbraio 1933.
376. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 27 febbraio 1933.
377. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 6 marzo 1933.
378. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 14 marzo 1933.
379. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 21 marzo 1933.
380. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 27 marzo 1933.
381. A Giulia Schucht, Turi di Bari 27 marzo 1933.
382. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 3 aprile 1933.
383. A Teresina Gramsci, Turi di Bari 3 aprile 1933.
384. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 10 aprile 1933.
385. A Delio Gramsci, Turi di Bari 10 aprile 1933.
386. A Giulia Schucht, Turi di Bari 10 aprile 1933.
387. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 17 aprile 1933.
388. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 23 aprile 1933.
389. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 30 aprile 1933.
390. A Teresina Gramsci, Turi di Bari 30 aprile 1933.
391. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 8 maggio 1933.
392. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 16 maggio 1933.
393. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 22 maggio 1933.
394. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 29 maggio 1933.
395. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 5 giugno 1933.
396. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 11 giugno 1933.
397. A Delio Gramsci, Turi di Bari 11 giugno 1933.
398. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 18 giugno 1933.
399. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 2 luglio 1933.
400. A Teresina Gramsci, Turi di Bari 2 luglio 1933.
401. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 6 luglio 1933.
402. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 10 luglio 1933.
403. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 17 luglio 1933.
404. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 24 luglio 1933.
405. A Giulia Schucht, Turi di Bari luglio 1933.
406. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 1 agosto 1933.
407. A Giulia Schucht, Turi di Bari 1 agosto 1933.
408. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 8 agosto 1933.
409. A Giulia Schucht, Turi di Bari 8 agosto 1933.
410. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 23 agosto 1933.
411. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 28 agosto 1933.
412. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 3 settembre 1933.
413. A Grazietta Gramsci, Turi di Bari 17 settembre.
414. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 25 settembre 1933.
415. A Carlo Gramsci, Turi di Bari 25 settembre 1933.
416. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 10 ottobre 1933.
417. A Giulia Schucht, Turi di Bari 1 ottobre 1933.
418. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 13 ottobre 1933.
419. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 24 ottobre 1933.
420. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 29 ottobre 1933.
421. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 5 novembre 1933.
422. A Tatiana Schucht, Turi di Bari 12 novembre 1933.
423. A Tatiana Schucht, Civitavecchia 20 novembre 1933.
424. A Tatiana Schucht, Civitavecchia 27 novembre 1933.
425. A Tatiana Schucht, Civitavecchia 4 dicembre 1933.
426. A Peppina Marcias, Formia 8 marzo 1934.
427. A Delio Gramsci, Formia 8 aprile 1935.
428. A Tatiana Schucht, Formia 22 luglio 1935.
429. A Giuliano Gramsci, Formia 1935.
430. A Tatiana Schucht, Formia 11 agosto 1935.
431. A Giulia Schucht, Roma 25 novembre 1935.
432. A Giulia Schucht, Roma 14 dicembre 1935.
433. A Giulia Schucht, Roma 25 gennaio 1936.
434. A Giuliano Gramsci, Roma 25 gennaio 1936.
435. A Delio Gramsci, Roma 1936.
436. A Giulia Schucht, Roma 16 giugno 1936.
437. A Delio Gramsci, Roma 16 giugno 1936.
438. A Giulia Schucht, Roma luglio 1936.
439. A Delio Gramsci, Roma estate 1936.
440. A Delio Gramsci, Roma luglio 1936.
441. A Delio Gramsci, Roma agosto 1936.
442. A Giulia Schucht, Roma estate 1936.
443. A Giulia Schucht, Roma estate 1936.
444. A Giulia Schucht, Roma 5 novembre 1936.
445. A Giulia Schucht, Roma 24 novembre 1936.
446. A Giuliano Gramsci, Roma 24 novembre 1936.
447. A Delio Gramsci, Roma novembre 1936.
448. A Giulia Schucht, Roma dicembre 1936.
449. A Delio Gramsci, Roma dicembre 1936.
450. A Giulia Schucht, Roma 1936.
451. A Giuliano Gramsci, Roma 1936.
452. A Delio Gramsci, Roma 1936.
453. A Giulia Schucht, Roma 1936.
454. A Giuliano Gramsci, Roma 1936.
455. A Giulia Schucht, Roma 5 gennaio 1937.
456. A Giulia Schucht, Roma 23 gennaio 1937.
458. A Giuliano Gramsci, Roma 23 gennaio 1937.
458. A Giuliano Gramsci.
459. A Delio Gramsci.
460. A Giuliano Gramsci.
461. A Giuliano Gramsci.
462. A Delio Gramsci.
463. A Giuliano Gramsci.
464. A Delio Gramsci.
465. A Delio Gramsci.
466. A Delio Gramsci.
467. A Giuliano Gramsci.
468. A Delio Gramsci.
469. A Giuliano Gramsci.
470. A Giuliano Gramsci.
471. A Giuliano Gramsci.
472. A Giuliano Gramsci.
473. A Giuliano Gramsci.
474. A Giuliano Gramsci.
475. A Giuliano Gramsci.
476. A Delio Gramsci.
477. A Delio Gramsci.
478. A Delio Gramsci.


Indice Appendice 1.

1. Al giudice Enrico Macis, Milano 19 febbraio 1927.
2. Al giudice Enrico Macis, Milano 8 marzo 1927.
3. Al giudice Enrico Macis, Milano 27 marzo 1927.
4. A Benito Mussolini, Turi di Bari settembre 1930.
5. A Benito Mussolini, Turi di Bari fine di ottobre 1931.
6. A Vincenzo Azzariti, Direttore del Carcere, Turi di Bari 1 settembre 1932.
7. A Giovanni Novelli, Direttore Generale delle Carceri, Turi di Bari 3 novembre 1933.
8. A Giovanni Novelli, Direttore Generale delle Carceri, Turi di Bari 16 novembre 1933.
9. Alla Direzione del Carcere di Civitavecchia, Civitavecchia 20 novembre 1933.
10. A Giovanni Novelli, Direttore Generale delle Carceri, Formia 24 dicembre 1933.
11. A Benito Mussolini, Formia 24 settembre 1934.
12. A Antonio Valenti, Ispettore Generale di P.S., Formia 14 ottobre 1934.
13. A Benito Mussolini, Formia 25 aprile 1935.
14. A Antonio Valenti, Ispettore Generale di P.S., Formia 19 giugno 1935.
15. A Benito Mussolini, Formia 15 luglio 1935.
16. Minuta di richiesta di espatrio, Roma 18 aprile 1937.

